Socialismo o barbarie
Che si tratti di barbarie non c’è dubbio e ci siamo ben dentro. Non mi riferisco in particolare al “terrorismo” o ad altre emergenze occasionali, appositamente enfatizzate (se non create ad arte).
Che si tratti di barbarie non c’è dubbio e ci siamo ben dentro. Non mi riferisco in particolare al “terrorismo” o ad altre emergenze occasionali, appositamente enfatizzate (se non create ad arte).
La Sardegna possiede un patrimonio demo-antropologico (folklore, cultura popolare) di dimensioni eccezionali. È una cosa che sfugge all’attenzione e su cui ci si interroga troppo poco.
Il numero 37 della rivista “Mediterranea – Ricerche storiche”, dell’agosto 2016 (pagg. 353-374), ospita un saggio della professoressa Nicoletta Bazzano, docente associata di Storia moderna all’Università di Cagliari.
Populismi contro forze liberali e democratiche? Una rappresentazione di comodo dei conflitti sociali e politici in corso, dentro i quali si inserisce anche la questione dell’autodeterminazione della Sardegna.
La politica sarda a un bivio, tra conservazione brutale e innovazione necessaria.
Democrazia e analfabetismo si conciliano male. Ma forse il problema non è la post-verità, né le bufale di Internet, ma un deliberato disegno di indebolimento culturale.
La disciplina storica aspira alla massima correttezza scientifica, ma non può fare a meno di sconfinare nel territorio della politica. Bisogna vedere come lo fa.
Può un libro sulla Val si Susa (Piemonte) essere non solo interessante ma anche bello, e per giunta chiamare in causa la Sardegna? Direi proprio di sì. Leggere per credere.
Stefano Puddu Crespellani (grafico, artista, attivista politico a cavallo tra Sardegna e Catalogna) ragiona sulla situazione politica sarda e i suoi possibili sviluppi, con l’urgenza che il tema merita.
Ospito volentieri questo pezzo di Pier Franco Devias (Libe.r.u.) sul tema del rapporto tra democrazia, cultura e informazione, a partire dallo spunto offerto da una dichiarazione del leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo.