Ennesimo esempio

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Un po’ come tra la Sardegna e il mondo, si potrebbe dire. E invece no. Tra la Sardegna e il mondo c’è qualcos’altro. E non mi riferisco a “e il”, come cantava qualcuno. Tra la Sardegna e il mondo c’è di mezzo l’Italia.

È un dato strutturale, nelle attuali condizioni politiche e giuridiche, ma non è un fatto naturale e nemmeno inevitabile, da alcun punto di vista. È però un dato di fatto patogeno, generatore di problemi e di danni. Il che prescinde dalla situazione contingente dello stato italiano e anche dalla mediocrità dei pochi e deboli rappresentanti sardi in quella sede. Trattasi – come detto altre volte – di una forma di incompatibilità oggettiva, dovuta alla geografia prima di tutto, e poi alla storia e a tutte le conseguenze pratiche che esse hanno nella concretezza della vita degli esseri umani.

Un esempio lampante – forse da molti percepito come meno urgente, ma non per questo meno significativo – è quello che riguarda la sorte dei famosi Giganti di Mont’e Prama. Finito il restauro, c’è da trovare una degna sistemazione a un gruppo scultoreo tra i più rilevanti di tutta l’antichità. Di tutta l’antichità mediterranea ed europea, non solo sarda. Un vero patrimonio dell’umanità, un bene comune di primaria importanza.

Benché tutto faccia propendere tanto per il mantenimento dell’unitarietà del complesso statuario quanto per la sua collocazione nel contesto di provenienza (Cabras), la soluzione che si prospetta invece è la sua suddivisione. Una parte a Cagliari, una a Cabras e altre chissà, forse in giro per il mondo. Come segnalato bene da altri, si tratta di un errore di metodo con gravi risvolti culturali a cui aggiungerei anche dei risvolti politici non da poco.

Lasciamo stare la faccenda della gestione dei beni culturali in Italia. Sappiamo quanto sia scandalosa e degna di ogni possibile stigmatizzazione. Qui si tratta di constatare per l’ennesima volta come sia pressoché impossibile che i nostri interessi e persino la nostra apertura verso il mondo siano mediati dall’Italia. Il nostro patrimonio archeologico, di cui i Giganti sono il più recente e spettacolare simbolo, non trova collocazione e nemmeno la giusta valorizzazione se si continua a inquadrare tutto ciò che ci riguarda in termini “regionali”, tributari verso una sfera “nazionale” altra. È proprio un errore prospettico basilare, a monte di qualsiasi altra considerazione.

La Sardegna è espropriata della possibilità di decidere del proprio patrimonio culturale. Con l’aggravante della complicità della nostra classe politica e dirigente, composta per lo più da campioni di autocolonizzazione. Non c’è ragione alcuna, né riguardo alla fruizione, né riguardo alla valorizzazione, che possa giustificare lo smembramento e lo spostamento in diversi siti dei Giganti di Cabras. L’unica ragione pratica è la totale subalternità delle nostre agenzie culturali (università, soprintendenze archeologiche) e politiche (a tutti i livelli) a logiche di potere e di interesse che non hanno nulla a che fare con la conoscenza e la valorizzazione della nostra storia, né col suo corretto inserimento nella storia del mondo.

La sorte dei Giganti ci chiama in causa, ci costringe a valutarne bene tutti gli aspetti: culturali, politici, simbolici ed anche economici. Rifiutare la condizione di oggetto storico e riappropriarsi della propria soggettività politica collettiva passa anche dalla comprensione di queste dinamiche e di queste vicende. E tutto ciò ha a che fare anche con le nostre condizioni materiali di vita. Non rendercene conto è un peccato mortale che stiamo già pagando noi e che così facendo faremo pagare anche ai nostri figli.

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