Sardaragate*, cadute dal pero, affari opachi, stellette e assestamenti politici

Non morivo dalla voglia di parlarne. Mi sembra che ci siano parecchie cose che debbano ancora emergere dalla vicenda di Sardara. Però forse è utile chiarirne le proporzioni e i vari aspetti.

L’indignazione per la violazione delle norme anti-covid, ovviamente giustificata, è solo la superficie della faccenda e può essere anche usata come diversivo. Non farcciamoci fuorviare.

Ci sono diverse notizie, dentro questa notizia. Una è che alcune persone, cui fanno capo grandi responsabilità in diversi ambiti, si incontrano di nascosto, confidando non solo nell’impunità per la questione zona rossa, ma anche e prima di tutto sul segreto, per discutere di qualcosa. Un’altra notizia è la trasversalità politica dell’incontro: rappresentanti di forze nominalmente antagoniste hanno qualcosa da dirsi al riparo da sguardi indiscreti e dall’opinione pubblica.

Non sono rivelazioni clamorose. Su tale duplice aspetto inviterei a non far finta di essere sorpresi. Leggo in questi giorni e in queste stesse ore dichiarazioni di scandalo e di costernazione per una situazione in realtà ben nota, contro cui, tanto per dire, si costruì esplicitamente la candidatura di Michela Murgia per Sardegna Possibile nel 2014. Allora ci diedero dei qualunquisti e dei cripto-grillini. Anche qualcuno che oggi cade dal pero folgorato sulla via di Santa Maria Is Acuas.

Che la vera gestione politica della Sardegna funzioni in questo modo, fuori dalla rappresentazione scenica delle istituzioni e dalla fiction del confronto elettorale, dovremmo saperlo da un pezzo. La Sardegna non ha mai conosciuto davvero una democrazia compiuta, ma negli ultimi anni si sta sgretolando anche la facciata di cartapesta delle forme, quella che salvava le apparenze. La difesa del fortino oligarchico e la perpetuazione della condizione di soggezione dell’isola avvengono in modo sempre più sfacciato. O non vi ricordate come andò la riforma elettorale del 2013?

Su questo tema, fa un apprezzabile esercizio di parresia Marina Spinetti, su FB:

Leggo che le opposizioni hanno occupato l’aula, richiedendo al presidente Solinas di intervenire sui fatti di Sardara. Ne sono contenta, anche perché credo che la discussione prevista per oggi, cioè quella relativa al famigerato dl 107, non sia poi così disgiunta dai fatti di Sardara. Tutt’altro. Credo poi che l’aula debba riconquistare lo spazio decisionale che le compete, sottrattole troppo spesso dai classici “caminetti” conviviali, che, seppur non illegali, erano per me illeciti anche in tempi pre-Covid. La mia “antica” esperienza politica in una direzione regionale mi ha fatto conoscere due vergognose pratiche, purtroppo bipartisan e pressoché universalmente accettate, contro le quali spesso intervenni, pratiche che sembrano avere qualcosa a che fare con questa vicenda: 1) lo spostamento dei luoghi decisionali dai consessi democratici, di partito o istituzionali, ai caminetti conviviali di quelli che “contano”… 2) la presenza costante di “personaggi irrinunciabili”, che conservano ruoli di cosiddetto potere, economico o gestionale, con qualsiasi governo. Spero davvero di poter riconquistare un po’ di fiducia nella politica, assistendo stasera ad un dibattito reale e leale nell’unico contesto legittimo.

Temo che l’auspicio della professoressa Spinetti non sarà esaudito. Faccio anche notare il riferimento al disegno di legge 107, ossia, se non m’inganno, quello relativo all’infornata di nuove nomine volute dal presidente Solinas e dalla sua cerchia. Questa faccenda ha il suo peso, perché piazzare proprie persone in molti posti della ramificata amministrazione regionale costituisce sempre un vantaggio, a più livelli. Chiaro che, se li piazza Solinas, non li piazza qualcun altro. E da qui tutte le considerazioni conseguenti.

Se tanto mi dà tanto, questa partita è anche legata alle grandi manovre già in corso per le prossime elezioni regionali. Come sempre, chi sa e chi può si sta muovendo per tempo per farsi trovare ai nastri di partenza in posizione vantaggiosa. Il dubbio risiede nella particolare contingenza politica a livello italiano. Tutte le forze rappresentate in Consiglio regionale (tranne rarissime e solo apparenti eccezioni) a Roma sono pappa e ciccia a sostegno del governissimo Draghi. Stando così le cose, dev’essere complicato capire chi saranno gli amici e i nemici nel prossimo confronto elettorale sardo.

È una complicazione anche perché rischiano di saltare le consolidate regole informali sulle spartizioni post voto: 60% dei posti al vincitore, 40% al perdente e, se ci sono terzi incomodi, o li si tiene ai margini o li si coopta facilmente. Per altro, con l’inveterato trasformismo che caratterizza buona parte dei politici di mestiere nostrani, sapere chi andrà con chi fra tre anni è impossibile. Niente di strano, dunque, che si incontrino e ne discutano per bene, con congruo anticipo.

Altra notizia dentro la notizia è la presenza all’incontro conviviale di militari d’alto grado: niente meno che un alto ufficiale del glorioso 151esimo reggimento della Brigata Sassari! Meno sorprendente che ci fosse anche una rappresentanza universitaria, dato il legame ormai consolidato tra ateneo cagliaritano e stellette. Chissà perché poi dall’università non arriva mai mezza parola contro l’occupazione militare dell’isola. Anche questo un vero (finto) mistero sardo. L’industria della guerra ha un vasto indotto, che macina grandi finanziamenti, compresi quelli futuri del Recovery plan. Sarebbe strano che non se ne parlasse in Sardegna. Anche in questo caso, il più lontano possibile dagli occhi e dalle orecchie dei cittadini, chiaramente.

La stessa ipotizzata presenza, virtuale o reale non si sa, di Antonello Cabras, ossia di uno degli uomini più potenti della Sardegna, già solo per essere stata ventilata fa pensare che l’ordine del giorno della seduta segreta fosse di rilevanza assoluta. Potrebbe essere una falsa pista, chi lo sa? Su questo, spero che le indagini prima giornalistiche e poi della magistratura sappiano fare piena luce e diano conto alla cittadinanza.

En passant, accenno soltanto ai venti di guerra che spirano dalle parti dell’Ucraina e del Mar Nero e alla conseguente mobilitazione della NATO. Cosa c’entri la Sardegna con la NATO e cosa abbiano a che fare con la NATO alcuni dei presenti, veri o evocati, a quei tavoli, lo lascio ipotizzare a chi legge. Io non lo so e forse non voglio nemmeno saperlo.

Un altro aspetto, a cui inevitabilmente viene da pensare, è la dinamica con cui il pranzo segreto è stato scoperto. La Guardia di Finanza che interviene per caso suona poco credibile, come ricostruzione. Magari è la verità, ma non si può non pensare all’improbabilità di una coincidenza del genere. Se c’è stata una soffiata, potrebbe anche essere stata del tutto in buona fede, sia chiaro. Passo davanti a un noto ristorante, vedo un sacco di macchine parcheggiate fuori e intravvedo movimento all’interno attraverso le vetrate: cosa faccio? Ma sì, chiamo il 112. Oppure, qualcuno che era a conoscenza dell’appuntamento conviviale e intendeva a) interromperlo e/o b) mettere nei pasticci i partecipanti ha allertato chi di dovere. Sarebbe bello sapere anche questo.

Dico “anche” questo, perché naturalmente la prima cosa da conoscere sono i nomi di tutt* i/le partecipanti all’incontro. I 19 emersi alle cronache hanno tutta l’aria di essere pedine sacrificabili oppure soggetti intoccabili. E gli altri? Chi erano i lesti saltatori di balconi e di siepi, i fuoriclasse della fuga non-proprio-all’inglese che hanno fatto perdere le loro tracce con tanta premura?

Ha parlato l’ex assessore Cristiano Erriu, PD; quello che sul finire della scorsa legislatura aveva proposto una nuova legge urbanistica, sostanzialmente bipartisan (perché avevate votato Pigiaru per battere le destre, ricordiamolo). Ha confessato di essere presente alla rebota termale e ha chiesto scusa. È un evento notevole. Il fatto che un politico di questo calibro chieda scusa, dico. Quando mai i politici sardi chiedono scusa per qualcosa? O non sono stati loro, o, se sono stati loro, avevano comunque ragione, anche se avevano torto. È così che va, no? Invece Erriu ha chiesto scusa. Un gesto che deve essergli sembrato addirittura estremo, data la morale corrente tra queste persone. Eppure sarei propenso a non farmelo bastare. Oltre a sentir crescere in me la sensazione che proprio l’eccezionalità del gesto segnali una portata non ordinaria della vicenda. In ogni caso, sugli altri nomi, omertà totale. Tanta materia per vergognarsi sul serio e meritevole di spiegazioni esaurienti, scuse o non scuse.

In attesa di saperne di più – e questa volta nemmeno la timida e compiacente stampa isolana potrà esimersi – si può estrarre qualche morale da questa faccenda. La morale che estrarrei io, in parole povere, è che bisogna mandare tutto a gambe all’aria. Non possiamo più permetterci questo tipo di politica e questo tipo di gestione della cosa pubblica. Se non fosse già stato chiaro prima, il periodo della pandemia dovrebbe aver aperto gli occhi a tanti.

La necessità di creare un’alternativa politica robusta, popolare, socialmente rappresentativa e con le idee chiare alla palude asfissiante degli interessi opachi, delle complicità inconfessabili, della subalternità eretta a sistema e delle pulsioni oligarchiche è più che mai evidente. O si sta da quella parte, aspettando il proprio turno di sedersi al banchetto (o almeno di accomodarsi sotto il tavolo), o si sta dall’altra. C’è una faglia politica chiara tra quel mondo e una possibile alternativa democratica.

Democratica, perché di questo si tratta: di avviare un profondo processo di democratizzazione della Sardegna. Da lì dipende tutto. Il declino dell’isola è già conclamato, tardare a invertire l’inerzia a cosa servirebbe se non a confermarlo?

Non sto parlando di indignazione sui social e di invettive generiche e sterili contro “la politica”. Sto parlando di mobilitazione, organizzazione, pianificazione, candidature, occupazione degli spazi pubblici e dei ruoli decisionali. Sto parlando di una nuova alleanza dei corpi e di una battaglia politica senza quartiere, a tutti i livelli, in tutta l’isola, dal più piccolo comune sino alla Regione. I partiti oggi rappresentati nel Consiglio regionale sono uno per uno e tutti insieme, indistintamente, l’avversario da sconfiggere. Essi e ciò che rappresentano: lobby affaristiche, militarismo, nepotismo, mediocrità, dipendenza.

Da qui passa ogni discorso realmente democratico, compreso il processo di autodeterminazione. Che o sarà democratico, o non sarà. Così come, reciprocamente, la democrazia in Sardegna, per realizzarsi compiutamente, o sarà autodeterminata o non sarà.

Se la squallida e inquietante vicenda di Sardara servirà a dare ulteriori motivazioni e ad accelerare le scelte in questo senso, allora sarà servita almeno a qualcosa di buono.





*I diritti su “Sardaragate” spettano a Andria Pili, nota mente criminale in azione sui social.

5 Comments

  1. Sardegna Possibile e compagni indipendentisti vari che fine hanno fatto?

    La Murgia è rimasta indipendentista o è impegnata nella causa italiana dalle frequenze di ottoemezzo di Cairo Editore?

    1. Benvenuto. Il tuo commento è di così alto spessore e di così ampio respiro che mi sento in dovere di darti una risposta sincera.

      Gli indipendentisti non esistono, non sono mai esistiti, era tutta una messinscena per distrarre te e le altre brave persone sarde.

      LA Murgia fa quello per cui è pagata da Soros e Billgheit, ossia complotta ai tuoi danni con i potenti della terra e periodicamente si “fa” di adenocromo.

      Ma per fortuna possiamo contare su di te e su altri come te per risollevare le sorti della Sardegna, insieme agli eroici partecipanti alla rebota di Sardara, a PD, Lega, ex berlusconiani, riformatori, giorgioppidi e tutta la classe digerente al seguito. Grazie di esistere.

  2. Le do un umile consiglio: al suo posto non avrei perso nemmeno un secondo del suo tempo a darmi una risposta, nel suo affollato Blogg, e avrei immediatamente cestinato!
    Ne concludo che sa come buttare il suo indispensabile tempo per la causa

    1. Be’, sei venuto tu qui a commentare, in modo piuttosto maleducato e poco pertinente.
      Questo spazio ha delle regole di comportamento, che ti piaccia o no. Tu non le hai rispettate. Ti ho risposto nell’unico modo in cui potevo risponderti. Certo che è una modalità antipatica. È precisamente quello che volevo dimostrarti.
      Però puoi riprovare, se davvero hai qualche domanda da fare o persino un’obiezione un minimo articolata.

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