Cronologia essenziale: gli avvenimenti. 1.Dal medioevo alla I Guerra Mondiale

IX secolo Gli Arabi conquistano la Sicilia: la Sardegna definitivamente isolata dall’impero bizantino. Nascono i quattro regni giudicali (Calari o Pluminos, Arborea, Logudoro o Torres, Gallura).

X-XIII secolo Civiltà giudicale.

1250-90 Uno dopo l’altro cadono e vengono smembrati i regni di Calari, Torres e Gallura. Pisa si impossessa del territorio di quest’ultimo e di una parte di quello di Calari, compresa la rocca di Castel di Castro (l’attuale Cagliari); il conte Ugolino della Gherardesca fonda Villa di Chiesa (Iglesias). Dei quattro regni sardi rimane integro e indipendente quello di Arborea.

1297 Papa Bonifacio VIII, per risolvere la contesa sulla Sicilia tra gli Angioini (suoi protetti) e la corona aragonese, concede la licentia invadendi su Sardegna e Corsica al re d’Aragona Giacomo II.

1302 Pisa conquista l’intera estensione dell’ex regno di Calari, che entra a far parte dei suoi territori d’oltremare insieme alla Gallura.

1324-26 I catalano-aragonesi, guidati dall’Infante Alfonso, conquistano la Sardegna pisana con l’aiuto di Ugone II re d’Arborea. Prima imposizione del mos italicus (legge feudale) sui territori conquistati.

1347-1355 Mentre in Europa divampa la Peste Nera, i Doria della Sardegna nord-occidentale insieme al regno di Arborea guidato da Mariano IV, muovono guerra contro il Regno di Sardegna aragonese. La pace che ne consegue lascia intatte le forze e le aspirazioni del regno arborense. Alghero, svuotata della popolazione sarda e genovese, viene ripopolata con famiglie catalane.

1365-1420 Guerra tra Arborea giudicale e Regno di Sardegna aragonese. Dopo la tregua sancita dalla pace del 1388 (estorta all’Arborea tramite incarcerazione di Brancaleone Doria, marito della reggente Eleonora), la guerra riprende nel 1391. A lungo il regno d’Arborea governa l’intera Isola (tranne le roccaforti di Castel di Calari e Alghero). Nel 1392 (o ’94), promulgazione della redazione aggiornata della Carta de Logu da parte della reggente Eleonora. Infine, (sconfitta di Sanluri, 1409; cessione della città di Oristano ai catalani da parte del podestà Leonardo Cubello, 1410), il sovrano arborense Guglielmo di Narbona vende titolo e territorio giudicali al re di Aragona e di Sardegna per 100’000 fiorini d’oro. L’Isola è stremata, impoverita, decimata dalla peste e dall’interminabile conflitto.

1421 Alfonso il Magnanimo d’Aragona convoca a Castel di Calari il parlamento del regno; il consesso è composto da tre bracci: militare (in rappresentanza dei feudatari), ecclesiastico, reale (in rappresentanza delle città regie, ossia non infeudate e sottoposte direttamente all’autorità regia).

1470-8 ribellione del marchese di Oristano Leonardo di Alagon contro il vicerè (suo lontano parente, aspirante al patrimonio e ai titoli ereditati da Leonardo). Rivolta anti-iberica. Sconfitta di Leonardo di Alagon.

1543 Ai sardi viene riconosciuta la parificazione giuridica con gli spagnoli.

XVI-XVII secolo Le guerre dell’impero spagnolo contro Francia, Turchi e Inghilterra coinvolgono in varia misura il territorio e le risorse umane e materiali della Sardegna. Recrudescenze della peste (famosa quella del 1652).

1668 scontro aperto tra aristocrazia sarda e vicerè per la questione del “donativo” (la tassa che la Sardegna deve versare alla corona, il cui ammontare viene stabilito ogni dieci anni dal parlamento). Entrano in gioco anche rivalità personali e familiari tra i principali esponenti della classe nobiliare isolana. In luglio, assassinio del vicere, marchese di Camarassa, nelle vie del Castello di Cagliari. I mandanti e gli esecutori vengono perseguiti, attirati in una trappola e uccisi, chi armi in pugno chi sul patibolo. Le masse popolari non hanno alcun ruolo negli avvenimenti.

1720 In seguito alla Guerra di Successione spagnola, la corona sarda passa ai duchi di Savoia: Vittorio Amedeo II è il XVII re di Sardegna. Giuramento di fedeltà alle antiche costituzioni e ai privilegi aristocratici davanti al parlamento. Si insedia il primo vicere piemontese (barone di Saint Rèmy).

1759 Col viceré Bogino inizia una stagione di razionalizzazione dell’amministrazione statale. Tentativo di imposizione della lingua italiana come unica lingua ufficiale al posto dello spagnolo. Reazione polemica degli intellettuali isolani che perorano la causa della lingua sarda.

1793 Tantativo di occupazione militare da parte della Francia. Mobilitazione di miliziani da parte dell’aristocrazia e del clero, nell’inerzia del governo piemontese. Il tentativo di sbarco viene respinto presso il Margine Rosso (Quartu S.E.).

1794-6 Il parlamento riunito ad oltranza invia “Cinque Richieste” alla corte di Torino (ripristino dei privilegi feudali, riserva delle cariche alla nobiltà sarda, ecc.). Risposta negativa del re, cacciata dei funzionari piemontesi (28 aprile). Le campagne si ribellano agli esattori fiscali. Scoppiano moti rivoluzionari. La reazione dell’aristocrazia (che chiede l’aiuto piemontese) e il mancato appoggio di gran parte del ceto popolare fanno fallire la rivoluzione.

1799-1814 A causa delle guerre napoleoniche, i Savoia costretti a riparare a Cagliari con tutta la corte.

1800-2 Ultimi tentativi rivoluzionari, soffocati sul nascere.

1820 Promulgazione dell’Editto delle “Chiudende”.

1827 Abrogazione della Carta de Logu ed entrata in vigore del nuovo Codice di Carlo Felice.

1838 Abolizione del feudalesimo. Il riscatto monetario dei feudi a favore dei feudatari viene fatto pagare alle comunità.

1847 Il re Carlo Alberto, su pressante richiesta delle borghesie cittadine, concede l’Unione Perfetta con gli stati della terraferma: abolizione delle istituzioni del regno (carica viceregia, parlamento, corte suprema).

1848 Concessione dello Statuto c.d. Albertino, prima costituzione del Regno di Sardegna.

1861 Proclamazione del Regno di Italia: lo stato sabaudo, dopo aver annesso le altre entità politiche della penisola, cambia denominazione e bandiera (che diventa il tricolore con lo stemma Savoia al centro).

1868 Scoppiano gli ennesimi tumulti contro l’abolizione degli usi civici comunitari (celebri i moti di Nuoro, detti “de su Connottu”).

1887 Lo stato italiano denuncia i trattati commerciali con la Francia (per questioni di protezionismo). Si chiude uno dei principali mercati di esportazione per la Sardegna. Crisi nel settore agroalimentare. Tensioni sociali.

1897 A. Niceforo pubblica il suo saggio La delinquenza in Sardegna dove teorizza, sulla base dei precetti fisiognomici del Lombroso, la naturale predisposizione dei Sardi al crimine.

1899 In primavera, visita sull’Isola dei reali (re Umberto I e consorte). Al principio dell’estate, spedizione militare nelle Zone Interne per sconfiggere il banditismo (la famigerata “Caccia Grossa” dell’omonimo romanzo di G. Bechi). Centinaia di arresti arbitrari (specie di donne e anziani, ma anche bambini), il cui esito prcessuale sarà alla fine di pochissime condanne.

1904 Mentre la Sardegna registra tassi di povertà e analfabetismo che la relegano all’ultimo posto tra le regioni del Regno d’Italia, la situazione dei lavoratori, specie quelli delle miniere, si fa sempre più pesante. Sciopero e manifestazione dei minatori a Buggerru e repressione militare (alcuni morti e molti feriti). In conseguenza dell’episodio, proclamato il primo scipero generale della storia d’Italia.

1906 Manifestazioni popolari in tutta l’isola e soprattutto a Cagliari contro la povertà e il caro-prezzi (specie del pane). Il motto dei manifestanti è: “Fuori i continentali!”.

1915 All’entrata in guerra del Regno d’Italia, iniziano gli arruolamenti nei reggimenti 151 e 152 che costituiranno la Brigata “Sassari”.

1919 Alla fine della guerra, a cui hanno partecipato circa 100’000 sardi su una popolazione di 870’000, i morti saranno circa il 13% del contingente, contro una media italiana del 10%. Si organizza il partito dei reduci che alle elezioni ottiene un clamoroso 23% dei voti. È guidato da Camillo Bellieni ed Emilio Lussu.