La transizione storica in corso spiegata dalla fantascienza

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Quando la finzione fantastica racconta il nostro mondo in modo più sintetico e diretto di tante analisi politiche.

Sia chiaro, le analisi politiche, le riflessioni teoriche e storiche sono indispensabili.

Di norma però non possiedono un’intrinseca capacità di colpire direttamente l’immaginario, la parte narrativa (quella predominante) della nostra psiche.

La finzione invece ha una potenza diversa sulla nostra mente e sui nostri sentimenti, perché il suo è un effetto molto meno mediato, o mediato in un altro modo.

In questo caso vorrei condividere un’idea che mi è venuta ragionando sui modelli politici, ad ampio spettro.

Oggi siamo in un’epoca post-“qualunque cosa” e non sembra che bastino i concetti e le cornici interpretative del passato, anche recente, a darci conto del mondo e a indicarci una strada per il futuro.

E tuttavia il passato continua ad essere molto presente, specie nelle sue componenti meno edificanti.

Parlare di fascismo, socialismo, liberalismo, di democrazia rappresentativa, di stato di diritto, di conflitto sociale suona vagamente astratto e distante alle nuove generazioni e a una parte consistente di quelle più attempate.

Non tanto perché quelle parole e quei concetti abbiano perso attinenza con la nostra realtà, quanto perché non sono più familiari al nostro immaginario collettivo e al nostro armamentario mentale.

Del resto, quando furono concepite il mondo era abbastanza diverso. Non tanto e non nei suoi tratti fondamentali, ma in parecchi aspetti sì.

A me sembra che la civiltà umana così come si è sviluppata negli ultimi tre secoli stia arrivando a un punto di rottura.

L’ho già detto e scritto: ci troviamo all’inizio di una crisi di transizione storica.

Le crisi di transizione storica di solito durano molto, più d’una vita umana, e spesso sono tutt’altro che indolori per una parte cospicua dell’umanità.

In particolare per la parte che le subisce senza capirle e senza avere strumenti adatti a reagire efficacemente.

È un momento che mi ricorda molto la crisi dell’Impero Galattico, immaginata da Isaac Asimov nel suo Ciclo delle Fondazioni.

In quel caso, un geniale scienziato e storico (e questa convergenza interdisciplinare così audace è per me fonte di godimento inestinguibile) riusciva a concepire un elaborato piano per ridurre drasticamente la durata della transizione storica prevista.

Non che le cose vadano sempre lisce, anche in quella vicenda, per quanto si tratti di finzione.

Il che forse rivela come per lo stesso autore (del resto scienziato a sua volta) fossero chiare le difficoltà che una prospettiva del genere implica.

Altra ambientazione fantastica analoga e ugualmente efficace è quella immaginata da Dan Simmons nel suo ciclo di Hyperion, con evidenti richiami al ciclo asimoviano summenzionato.

Anche in questo caso si tratta, oltre ad un’opera di notevole spessore narrativo, di una riflessione profonda e articolata sulla civiltà umana e sulle possibilità di reazione a una crisi sistemica, in termini evolutivi.

La letteratura fantastica offre molto materiale, ma resta pur sempre un medium di nicchia. Sia perché si tratta di generi letterari con un pubblico specifico, sia perché si tratta appunto di generi letterari ed è noto quanto poco si legga oggigiorno.

Proviamo dunque a rivolgerci alla fiction televisiva/cinematografica, certamente più accessibile a un pubblico differenziato e di più immediata fruizione.

Pensiamo alla saga di space fantasy nota come Star Wars (o Guerre Stellari).

Un ordinamento giuridico di dimensioni galattiche, fondato su principi grosso modo democratici, entra in crisi.

Il sistema di composizione dei diversi interessi e di decisione collettiva appare indebolito, inefficiente.

Nel suo stesso grembo cova una deriva di tipo autoritario e oscurantista, resa più forte appunto dall’indebolimento delle strutture politiche e da qualche forma di crisi economica e al contempo morale.

Ne emerge dunque l’Impero, basato sulla supremazia garantita dal dominio del “lato oscuro della Forza”, in un momento in cui i detentori del “lato luminoso della Forza” sono via via sempre più delegittimati e infine ridotti a pochi superstiti indeboliti, marginalizzati e isolati.

Dal punto di vista politico niente di particolarmente fantasioso. Un esito che il secolo passato ci ha reso familiare.

E che purtroppo riemerge come concreta possibilità di risoluzione prossima ventura della crisi di transizione storica che stiamo vivendo.

Il nostro problema è che non disponiamo di maestri jedi, fossero pure pochi e isolati.

E in ogni caso non si è ancora organizzata una Resistenza, come invece avviene nella galassia lontana lontana di Star Wars.

Per adesso, nella nostra realtà, la strada per il “lato oscuro della Forza” è spianata e chi ne farà uso, rebus sic stantibus, ha ottime possibilità di successo.

Il contraltare della saga di Star Wars, tra gli appassionati del genere, è da sempre l’universo finzionale di Star Trek.

Solitamente chi preferisce questa ambientazione fantastica lo fa sulla base di argomentazioni narrative e meta-narrative.

Star Trek rappresenta la fantascienza propriamente detta, o Science Fiction, rispetto allo Space Fantasy di Star Wars.

La diatriba tra appassionati tuttavia di norma non riguarda gli aspetti strettamente politici.

In Star Trek le vicende avvengono in un futuro in cui molte specie intelligenti della nostra galassia hanno raggiunto gradi di sviluppo tecnologico simili e insieme hanno acconsentito a convivere in modo pacifico dentro una Federazione.

Ogni specie intelligente mantiene le sue articolazioni interne, le sue usanze, la propria cultura e le proprie leggi, ma si riconosce in una sfera giuridica e politica più ampia, in cui sono garantiti e rappresentati diritti universali, solidarietà interstellare e condivisione di risorse e conoscenze.

Se Star Wars ci fa venire in mente la crisi del nostro mondo e un suo possibile esito drammatico, Star Trek ci offre l’esempio di una possibilità di soluzione democratica.

Star Trek rappresenta, con una certa approssimazione, una sorta di confederalismo democratico galattico.

Trattandosi di buona fiction, non mancano nemmeno in questo universo attriti, conflitti, pericoli e continue negoziazioni.

Di tanto in tanto si manifestano minacce globali e persino qualche pulsione egemonica fuori controllo.

Una sana dose di realismo, insomma.

In entrambi i casi, sia pure sotto la veste formale di una narrazione di fantasia, emergono i temi profondi che da tempi immemorabili interrogano la nostra specie.

Immagino che non tutti gli spettatori di Star Wars e di Star Trek colgano immediatamente questi aspetti. Non è nemmeno detto che li apprezzino.

Tuttavia ci sono.

La fiction fantascientifica e fantasy è un genere narrativo particolarmente fertile, quanto a esplorazione di tematiche archetipiche e di indole sociologica e storica.

È uno dei suoi aspetti più affascinanti.

Il servizio che la narrativa fantastica, nelle sue varie forme, comprese quelle veicolate dalla grande industria dell’intrattenimento, può rendere alla consapevolezza diffusa del nostro tempo non è di poco conto.

Dubito che basterà, ma è già qualcosa.

Lunga vita e prosperità. E che la forza sia con noi!

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