Oggi, 30 giugno, c’è una commemorazione importante da fare, come sanno molti sardi.
La battaglia di Sanluri? Be’, sì, anche a me verrebbe in mente quella. Oggi cade il 601esimo anniversario di quella drammatica giornata bellica.
Ma no, la risposta evidentemente non è questa. Infatti in consiglio regionale (quella che pomposamente viene definita la massima assemblea rappresentativa del popolo sardo) c’è stata sì una commemorazione, ma non ha avuto a che fare con eventi storici più o meno distanti e significativi. In consiglio regionale oggi si è commemorata la figura del noto politico e gran maestro massone Armando Corona, detto Armandino.
Si dirà: essendoci coincidenza di date, si è data la precedenza alla più importante (!?). Certo, come no! Il ragionamento non regge manco per un secondo, dato che il gran maestro è morto in aprile, come attestano le sue biografie. Sarà allora la sua data di nascita? Boh, non lo so. E sinceramente non me ne importa un fico secco.
Diciamocelo chiaro: questa cosa è ridicola e anche abbastanza offensiva. È come se la classe dominante sarda (non per niente discendente in qualche modo dai conquistatori catalani) scegliesse deliberatamente di celebrare se stessa, usando a proprio piacimento le istituzioni che dovrebbero essere pubbliche e democratiche, ossia di tutti i cittadini. Un segnale esplicito di distanza di casta. Un po’ come se ci avessero detto: avete finito il pane? mangiatevi le brioches!
D’altra parte i legami della classe affaristica attualmente al potere con Corona e i suoi interessi non solo sono abbastanza notori, ma sono confermati chiaramente dalla presenza nella giunta regionale della stessa figlia del gran massone, in qualità di assessore agli Affari Generali. Anche lei portatrice di vasti interessi in ambito edilizio. Materia a cui la giunta regionale non mostra di essere del tutto aliena e tanto meno ostile.
Ma queste sono illazioni e malignità di uno che prova gusto a pensare male. Le pratiche di cooptazione nella casta dominante in Sardegna rispondono, come si sa, a meri meccanismi meritocratici, del tutto trasparenti e rispondenti agli interessi generali dei sardi. Come metterlo in dubbio?
E così, dimentichi della nostra storia, procediamo spensieratamente verso il baratro. Prossima fermata, svendita agli amici degli amici dei beni demaniali (grazie alla provvidenziale prima tranche del federalismo in salsa leghista). Segnatevela in agenda, questa, che ne riparleremo.