La risposta è nel vento

In Trentino e in Sud-Tirol i partiti autonomisti e di centrosinistra hanno largamente avuto la meglio sulla concorrenza berlusconide, leghista e nazionalista tirolese. Vorrà dire qualcosa?

Be’, magari che da quelle parti tutto si tollera tranne che qualcuno si ingerisca negli affari loro. Affari, in tutti i sensi possibili del termine.

Non so se sia una lezione che possa interessare noi sardi. Noi, al contrario di trentini e sudtirolesi,  dall’alto della nostra civiltà superiore, siamo aprioristicamente ben disposti verso qualsiasi iniziativa arrivi da fuori, sia pure senza che ci guadagnamo un bel nulla. D’altra parte, come dice il presidente della nostra Regione (quasi)Autonoma, il problema della Sardegna siamo noi sardi. Tanto vale appaltare a chiunque non lo sia (sardo, dico) lo sfruttamento sulle nostre risorse e il lucro che ne deriva. Il che è una manifestazione della stessa sindrome perversa che spinge dei lavoratori ad autorecludersi su un’isola carcere per rivendicare che un potere politico lontano, estraneo e indifferente, insieme a soggetti economici votati per loro stessa natura alla logica del capitale, continuino a garantire il loro e l’altrui avvelenamento salvando i loro posti di lavoro.

Questo, oltre alla discutibilità etica di frequentazioni con noti lestofanti, mi sembra uno degli aspetti più evidenti della torbida questione eolico. I profili penali li lasciamo volentieri alla magistratura (romana, in questo caso: da noi nessuno ha avuto modo di obiettare alcunché su certi giri di amicizie).

Trova dunque conferma l’impressione che ancora una volta la Sardegna non sia considerata altro che una colonia oltremarina, il cui controllo è necessario affidare a proconsoli fedeli e dal guinzaglio corto, proni ai comandi del padrone di turno. O dei suoi amici.

Visto quel che l’attuale presidente della Regione aveva combinato a Furtei (da presidente della Sardinia Gold Mining) e da assessore dell’ultima giunta Masala (subito prima della vittoria di Soru alle elezioni del 2004), non è che potessimo aspettarci gran che di meglio.

Certo, i sardi, oltre a non avere memoria di sé in generale, mancano anche di qualsiasi forma di istinto di sopravvivenza collettiva. Tuttavia in questi casi giocano un ruolo determinante anche i mass media, specialmente la televisione e i giornali a grande diffusione. Ruolo che in Sardegna è pesantemente contaminato da interessi di parte e reso radicalmente ostile alla libertà di informazione e al corretto funzionamento delle istituzioni democratiche. Una perfetta dimostrazione di cosa sia l’egemonia culturale di gramsciana memoria e di quanto sia pervasiva la penetrazione delle logiche di potere nell’animo delle sue stesse vittime.

Staremo a vedere se i sardi, chiamati di qui a poco per l’ennesima volta ad esprimere una propria scelta col voto, si mostreranno ancora passivi e partecipi della propria esecuzione, o daranno segni di resipiscenza.