Memoria di chi?

Si celebra con la pompa del caso il Giorno della Memoria.

Sono l’unico che trova questa ricorrenza stucchevole e ipocrita ben oltre il limite del sopportabile?

Va bene, il 27 gennaio del 1945 vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz ed emerse l’orrore dei campi di sterminio. Uno dei più grandi abominii della storia umana venne portato alla luce.

Insieme a centinaia di migliaia di ebrei di varia provenienza (ma principalmente tedeschi e dei paesi dell’est europeo) furono sterminati zingari, omosessuali, disabili, oppositori politici. La vera specialità della specie umana trovò il suo apogeo e la sua nemesi storica nel sistema di eliminazione spirituale e fisica messo su dai nazisti (con la complicità, almeno tacita, di un numero troppo grande di buoni cittadini, perché i tedeschi ancora oggi non se ne vergognino profondamente).

Ma è questa la memoria che si rievoca e si santifica nella giornata odierna?

In realtà, come spesso succede quando le cose sono gestite dall’Egemonia, questo è un giorno di perfetta costruzione ideologica. In nome di che cosa? Del diritto concesso allo stato di Israele (che non equivale affatto a dire “agli ebrei”) di fare i suoi porci comodi in Medio Oriente. Col beneplacito e in nome degli interessi degli Stati Uniti e dei loro complici. Gli ebrei israeliani da tempo hanno perduto lo status di vittime e hanno invece conquistato quello poco lusinghiero di carnefici. La prosopopea retorica con cui si insiste nel ricordo quasi compiaciuto della Shoah serve per giustificare qualsiasi azione un ebreo possa compiere da qui a quando esisterà questa Memoria che oggi si celebra.

O mi sbaglio io? Sono forse condizionato nel mio giudizio dalle notizie e dalle immagini delle centinaia di bambini palestinesi uccisi solo pochi giorni fa nella Striscia di Gaza? Forse. Ma anche questo è un evento ben degno di memoria.

L’umanità si è evoluta sulla base del principio di sopraffazione. Una specie debole, poco dotata fisicamente come la nostra, non aveva molte altre possibilità di sopravvivere, se non adottando strategie di aggressione violenta ed anche di eliminazione dei concorrenti (altre specie animali o altri gruppi umani). E’ più forte di noi. A dispetto di tutta la nostra “civilizzazione” e della nostra “cultura” (troppo enfatizzata come contraltare della “natura”, di cui invece è parte e funzione), non siamo mai stati né siamo adesso degli animali amabili e pacifici. La nostra storia è costellata di crimini tremendi, spesso accompagnati a momenti di alta civiltà, in un connubio moralmente riprovevole ma storicamente neutro di splendore e brutalità, massima espressione culturale e massima efferatezza. Tutte le epoche ne sono testimoni, fino ai giorni nostri.

La caratteristica aberrante dello sterminio organizzato dai nazisti non è tanto il fatto in sé, quanto la sua fredda linearità: problema, analisi, soluzione. Che il problema fosse frutto della paranoia e della follia più totale non conta più di tanto. Fa forse meno orrore lo sterminio sistematico delle popolazioni native americane nel corso di tre secoli di conquista europea? E la storia del colonialismo (portatore di civiltà!) non è forse scandita da atrocità, anche ben oltre il solco cronologico apparentemente tracciato dall’olocausto ebraico (quello che sarebbe dovuto essere il non plus ultra della bassezza umana)?

Ecco allora che celebrare la Giornata della Memoria dimenticando gran parte delle stragi e delle brutalità commesse dall’umanità non è esattamente un esercizio di redenzione e di autocritica costruttiva. E’ appunto solo una finzione ideologica.

Se ricordare deve servire a non ripetere, dobbiamo ricordare tutto. Non sentiamoci più buoni e partecipi delle sofferenze altrui solo a proposito delle vittime dei campi di sterminio nazisti (che, ripetiamolo, non erano solo ebrei), giusto una volta l’anno, ma cerchiamo di esercitare la nostra memoria a 360° . E magari per qualcosa commesso da noi, o da chi ci ha preceduto direttamente. Non da quei cattivoni dei tedeschi settant’anni fa. Ricordiamocene, quando ci viene in mente qualche pensiero poco carino su qualche straniero la cui presenza come vicino di casa sembra offenderci, o quando ci lasciamo andare a considerazioni xenofobe generalizzanti, di solito senza sapere di cosa stiamo parlando. Allora avrà senso ricordare e la Giornata della Memoria non sarà il vacuo esercizio retorico e ipocrita che è adesso.