Post su transizione energetica in Sardegna, con i suoi annessi e connessi, ospitato su Giap

Oggi esce su Giap, il sito del collettivo WuMing, un mio pezzo sulle implicazioni concrete dell’intelligenza artificiale in relazione alla questione della transizione energetica e alle pratiche neo-coloniali con cui essa viene declinata, in particolare in Sardegna.

Non è facile far uscire dalla Sardegna informazioni e voci non mediate dai filtri pregiudiziali solitamente applicati a tutto ciò che riguarda l’isola al di là del Tirreno.

Tanto più è difficile quando si tratta di faccende a loro volta complesse, su cui gravano vagonate di narrazioni parziali, inquinate dalla propaganda, ovvero un certo pressapochismo giornalistico.

Sul tema della transizione energetica in Sardegna, ricordo, a mo’ di esempio, una puntata del programma Presa diretta – di solito apprezzabile – drammaticamente orientata, capziosa, a tesi. Immagino si possa ancora recuperare nel portale RAIplay.

Ma vale anche per articoli sui principali organi di informazione o in siti internet che si occupano del tema.

Sistematicamente, viene completamente omesso o al limite stigmatizzato lo sguardo “interno”, soprattutto l’azione e le ragioni della grande mobilitazione popolare in corso.

Il destino della Sardegna come “area di sacrificio” è interiorizzato come ovvio, “naturale”, dalla gran parte dell’opinione pubblica italiana e soprattutto dal ceto politico. Suona addirittura straniante che in Sardegna esista una qualche forma di contestazione, o addirittura di mobilitazione di massa, su questioni di “interesse nazionale”.

L’accusa di “sindrome NIMBY” è sempre lì pronta a scattare pavlovianamente. Oppure si ricorre ai radicati pregiudizi sull’arretratezza della popolazione sarda, sulla sua renitenza alla modernizzazione e, in definitiva, alla civilizzazione.

Per questo sono particolarmente grato ai WuMing per la loro disponibilità. Non è dovuta, non è scontata e non è banale.

Del resto, è nota la loro sensibilità verso gli sguardi “decentrati”, situati in qualche margine – geografico, culturale, sociale – dello stato italiano (e non solo). Diciamo che negli anni la loro attività intellettuale e autoriale li ha portati a occuparsi molto di “margini”, di prospettive “oblique”. A ciò si aggiunge una frequentazione della Sardegna duratura e spesso “profonda”.

Senza dilungarmi troppo, chiudo ringraziando anche Ivan Monni, direttore editoriale di S’Indipendente, per il suo lavoro di documentazione e testimonianza e, in questo caso specifico, per la consulenza. E, insieme a lui, tutta la redazione.

Buona lettura.

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