In sordina

Benché nessuno ci abbia fatto molto caso, il 10 giugno u. s. si sono svolte delle celebrazioni istituzionali per il sessantesimo anniversario della prima seduta del Consiglio regionale sardo. Davanti al Consiglio regionale attuale, erede di quella prima assemblea della nuova regione “speciale” sarda, la sua presidentessa, Claudia Lombardo, e il presidente della giunta regionale, Ugo Cappellacci, hanno commemorato… ops, intendevo dire celebrato, la pluridecennale esistenza del massimo consesso rappresentativo isolano.

Il che, di questi tempi, fa addirittura sorridere amaro. Tuttavia, ben consci dell’importanza di recitare in modo convincente la parte che è stata assegnata loro in questa messinscena, i due promettenti virgulti della politica nostrana hanno sciorinato tutta la propria sapienza retorica nell’imbandire due orazioni che non facessero sbellicare gli stessi presenti nell’augusta aula.

Ci sono riusciti? Be’, in consiglio regionale nessuno si è alzato a spernacchiarli, come avrebbero meritato. Qualche reazione meno accondiscendente c’è stata, tuttavia. A volte un po’ alla cane che abbaia alla luna, a volte più seria e argomentata.

L’impressione è che i sardi stiano per perdere la loro atavica pazienza. Ma è appunto solo un’impressione, non so quanto foriera di mutamenti epocali.

Resta da constatare, con l’amarezza di cui sopra, la pochezza della classe politica sarda di fronte all’incombere di una realtà che avrebbe bisogno di ben altre forze morali e intellettuali.

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