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	<title>democrazia Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>La guerra è iniziata ma non è quella che pensi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:55:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Crisi a Ceuta, avamposto coloniale spagnolo in Marocco. Esercitazioni militari estive in Sardegna. La terza guerra mondiale a pezzi, ma non si sa di chi contro chi. Un attacco neo-coloniale all&#8217;isola a tutto campo e quasi senza precedenti. E un dibattito pubblico inquinato da operazioni diversive e manipolazioni varie che ci fanno perdere la bussola....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La guerra è iniziata ma non è quella che pensi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/08/05/la-guerra-e-iniziata-ma-non-e-quella-che-pensi/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="335" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/immagine.jpg" alt="" class="wp-image-6372"/></figure>
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<h2 class="wp-block-heading"><em>Crisi a Ceuta, avamposto coloniale spagnolo in Marocco. Esercitazioni militari estive in Sardegna. La terza guerra mondiale a pezzi, ma non si sa di chi contro chi. Un attacco neo-coloniale all&#8217;isola a tutto campo e quasi senza precedenti. E un dibattito pubblico inquinato da operazioni diversive e manipolazioni varie che ci fanno perdere la bussola.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sarebbe dovuto bastare il caldo estremo di queste settimane a darci una bella svegliata sulle priorità vere del nostro tempo, invece niente da fare. Manco gli effetti concreti del cambiamento climatico accelerato convincono i più (e men che meno i &#8220;decisori&#8221;) a un sussulto di consapevolezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi pare che continui a sfuggirci il vero nucleo drammatico di questa fase storica, sia a livello generale, sia a livello locale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il processo principale in corso è l&#8217;espropriazione, a tratti esplicita e violenta, da parte delle élite globali e delle loro succursali locali della sfera dei diritti e delle libertà conquistata a caro prezzo soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale, nonché la messa a profitto di ogni possibile bene comune. Laddove tale conquista sia stata parziale o non si sia compiuta, esiste una forte spinta a impedire che succeda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è solo finito il secondo dopoguerra (e sarebbe ora che facessimo i conti con questa evidenza storica), ma sembra declinare la stessa età contemporanea occidentale, intesa come quel lungo percorso che dal Settecento illuminista ha condotto alla conquista della democrazia e dello stato di diritto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutte le destre, dai tradizionalisti oscurantisti ai fascisti più o meno espliciti, sono in campo attivamente per cancellare le conquiste politiche e sociali degli ultimi due secoli e mezzo, senza tuttavia mettere in discussione uno dei fondamenti storici della nostra contemporaneità, ossia l&#8217;economia capitalista (nelle sue varie declinazioni) e il dominio dell&#8217;estrazione di valore da *tutto*, compresa la biosfera e la stessa vita umana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La saldatura tra ideologie reazionarie, razziste, nazionaliste, violente e gli interessi dei padroni economici del mondo è sempre esistita, contenuta però dalle forti spinte ideali di natura emancipativa, caratteristiche della contemporaneità. Oggi si ripropone in termini estremamente palesi, senza più il velo retorico di cui si è dovuta ammantare soprattutto dove vigevano regimi democratici abbastanza solidi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiaramente, l&#8217;esempio fornito dall&#8217;amministrazione USA targata Donald Trump è un fattore rilevante. Il suo appoggio esplicito a tutte le destre europee va di pari passo con la sua inimicizia dichiarata per l&#8217;Europa, non tanto in quanto entità politica (l&#8217;UE), quanto piuttosto come simbolo di società aperta, democrazia, stato sociale, ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il suo favore vero il regime di Putin nella Federazione russa è del tutto coerente con questa impostazione. Il che manda al macero tutte le varie posizioni anti-occidentali e anti-NATO di molta sinistra europea con simpatie più o meno esplicite verso l&#8217;attuale regime russo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La NATO è ormai una sigla dietro cui non si capisce bene quali siano i rapporti di forza né la sua consistenza come alleanza strategica. Infatti, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, molti governi europei stanno lavorando per affrancarsi dalla &#8220;protezione&#8221; USA.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La protezione USA, fornita come barriera all&#8217;espansione sovietica durante la Guerra fredda, ha da tempo esaurito il suo ruolo dichiarato e si è palesata per quello che è: una &#8220;protezione&#8221; in senso mafioso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">D&#8217;altro canto, i governi europei e la stessa Commissione dell&#8217;UE si stanno mostrando troppo deboli e impreparati ad affrontare questa transizione storica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso tema del &#8220;riarmo europeo&#8221; è una sorta di diversivo o comunque una mistificazione dietro cui si cela la pulsione irrefrenabile delle nostre oligarchie a fare affari alla faccia di tutto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Com&#8217;è evidente, non c&#8217;è alcun piano di difesa comune, in UE, solo un giro di denaro a favore del comparto industrial-militare, in cui ogni singolo stato provvede per sé, a seconda degli interessi delle sue lobby dominanti e/o di proiezioni strategiche sostanzialmente isolazioniste e alla &#8220;campi io, crepino gli altri&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per giunta rimane in piedi il mio timore, espresso già anni fa, sul reale bersaglio del riarmo. Che non sarà, nella maggior parte dei casi, la risposta a una fantascientifica invasione russa (pericolo che vale per gli stati baltici e la Moldova, più difficilmente per Polonia e Finlandia, ma basta così), bensì molto più probabilmente il dissenso sociale e politico interno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il quale minaccia di diventare esplosivo se le varie crisi che si stanno accumulando non troveranno una risposta adeguata. Ed è improbabile che la trovino, se vogliamo essere realistici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sorte della Sardegna, in questo frangente storico, è drammatica. A tutti i problemi accumulati nei decenni, a cui la nostra politica podataria non ha mai saputo/voluto rimediare, si sommano ora le nuove dinamiche neo-imperialiste e neo-colonialiste assunte come ordinaria modalità di governo sia dallo stato italiano, sia dalle oligarchie globali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Definisco podataria la nostra politica, perché, proprio come gli amministratori dei feudi per conto dei baroni, nella vigenza del regime feudale, il nostro personale politico è selezionato fuori dall&#8217;isola per garantire equilibri che ci vedono come pedina sacrificabile e comunque variabile dipendente di movimenti economici, investimenti, piani strategici altrui.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un ceto di mediatori e intermediari, che prospera nella nostra condizione subalterna e dipendente. Per questo è, nel suo insieme, ostile a qualsiasi processo democratico reale e a qualsiasi movimento popolare emancipativo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questi giorni la nostra politica, giunta Todde in testa, ha dato l&#8217;ennesima dimostrazione di quale sia il suo vero compito, approvando la deroga che consente le esercitazioni belliche in periodo estivo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ricordiamo che Alessandra Todde ha dichiarato a suo tempo di voler &#8220;garantire gli investitori&#8221; e ha parlato di servitù militari compatibili con la protezione dell&#8217;ambiente e con i diritti delle popolazioni. Non la si può rimproverare di incoerenza, in questa circostanza. Caso mai sono le persone del ceto medio istruito sardo che hanno votato questa disgraziata maggioranza a doversi fare delle domande (e magari a doversi vergognare un po&#8217;).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella contestazione di questa ennesima dimostrazione di subalternità e dipendenza della nostra classe dirigente (o digerente che sia) dobbiamo stare attenti a non sbagliare obiettivo e a non perderci in astrazioni diversive.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi contesta il riarmo europeo in nome di una &#8220;pace&#8221; troppo sospetta di appoggio morale e ideale alle mire imperialiste russe, usa spesso la retorica tipica di un&#8217;epoca molto recente ma ormai tramontata. Slogan ripetuti un po&#8217; per abitudine, tipo il classico &#8220;a foras sa NATO&#8221; che però, temo, nascondono una mancanza di ragionamento e una perdita di contatto con le dinamiche reali del nostro tempo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La NATO in Sardegna non c&#8217;è da un pezzo. Non per magnanimità, ma per necessità strategiche. Non che la cosa mi dispiaccia. Ho passato decenni della mia vita a contestarne il ruolo e la presenza nell&#8217;isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma bisogna essere al passo coi tempi. La nostra controparte, ora più che mai, è lo stato italiano, che a sua volta è intermediario con diversi centri di potere e interesse sovranazionali o comunque esterni. La nostra politica serve appunto, come dicevo più sopra, a garantire che le decisioni prese a livello di stato centrale siano pienamente realizzate nell&#8217;isola. Con qualche blando attrito dovuto però solo all&#8217;appartenenza di schieramento (italiano).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Altro errore da non fare è affrontare le vertenze aperte ognuna per conto proprio, senza connetterle, senza riconoscere il processo più ampio che le racchiude tutte.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La crisi demografica, sociale e culturale che attanaglia la Sardegna di oggi è valutata come una grande opportunità da chi vede nell&#8217;isola solo un territorio adatto per le proprie mire. Uno dei compiti per cui è selezionata la nostra classe politica è di fare in modo che tale poli-crisi non si risolva mai, non trovi nemmeno un inizio di risoluzione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo la rappresentanza democratica in Sardegna è ormai ridotta a una sorta di finzione e la realtà concreta è un regime oligarchico arraffone e prepotente, fondato sul ricatto occupazionale, sulla cooptazione di larghe fette del ceto medio istruito e sul clientelismo più brutale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, ricapitolando: <br />&#8211; assalto speculativo in ambito energetico (non solo FER, ma anche metano e carbone); <br />&#8211; assalto speculativo turistico elitario (non solo Lu Fenosu/Cala Finanza: occhio alla propaganda virale a favore degli investimenti immobiliari in Sardegna, specie rivolta al pubblico USA); <br />&#8211; presenza ormai costante e imposta da un notevole apparato repressivo di militari israeliani e delle loro famiglie, mandati a &#8220;decomprimersi&#8221; nelle nostre località di vacanza; <br />&#8211; conclamata presenza mafiosa (ma direi di più camorrista e &#8216;ndranghetista) nell&#8217;isola, sostanzialmente promossa e protetta dallo stesso stato italiano (vedi trasferimento di detenuti in regime di 41bis e rassicurazioni istituzionali di assenza di rischio mafioso in Sardegna).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono solo alcuni dei fenomeni in corso, i più vistosi ma anche i più difficili da inquadrare in tutta la loro consistenza concreta e nelle loro interconnessioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia chiaro, non è che esiste un mega complotto globale che ha la Sardegna come obiettivo. È più, come succede spesso, una convergenza di vari interessi e di varie dinamiche sovralocali che trovano un punto di caduta in un contesto sociale e culturale debilitato. Una tipologia di neo-colonialismo abbastanza classica, solo, applicata all&#8217;interno di uno stato europeo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;onda nera montante, che potrebbe avere ulteriori esiti con le prossime tornate elettorali, specie in Francia e, negli USA, con un possibile colpo di mano di Trump e soci, avrà contraccolpi anche sulla Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il rischio non ci viene tanto dal riarmo europeo o dalla NATO in quanto tale &#8211; bersagli privilegiati di molta sinistra italiana e sardo-italiana, anche in salsa indipendentista &#8211; ma dalla combinazione di restringimento sostanziale degli spazi democratici (dunque della legittimità del dissenso), affarismo estrattivista senza freni inibitori, autoritarismo politico, ostilità feroce contro le minoranze, le porzioni della società ritenute eversive (della morale &#8220;tradizionale&#8221; così come dell&#8217;ordine costituito), le istanze autodeterminazioniste.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;internazionale nera che si sta muovendo su vari livelli e in tutti i contesti non lesinerà sui mezzi per contenere qualsiasi elemento ritenuto avverso, potendo contare sul sostegno di una grossa fetta dell&#8217;establishment economico internazionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le dichiarazioni relative a un preteso &#8220;pericolo comunista&#8221; o alla natura presuntamente eversiva dell&#8217;antifascismo non sono più uscite estemporanee di estremisti ai margini del discorso pubblico, ma temi in agenda dei gruppi dirigenti occidentali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, continuare a vedere nella Russia di Putin un contraltare dell&#8217;imperialismo USA e della tecnocrazia UE è un abbaglio pericoloso. USA e Russia sono funzionalmente e ideologicamente allineati nella loro avversione non tanto all&#8217;UE in quanto istituzione (anche a quello, ma in secondo piano), quanto soprattutto all&#8217;Europa come spazio politico, in cui vige ancora un antifascismo di fondo e gode di una certa ampia accettazione l&#8217;idea di democrazia come assemblaggio di diritti, garanzie sociali, legittimità del dissenso, tutela delle minoranze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riconoscere questo dato di fatto serve a comprendere meglio come sia stata deleteria l&#8217;indecisione dei governi europei nella crisi ucraina. Dapprima sottovalutata e relegata ad affari interni della sfera di influenza russa, viste le compromissioni di convenienza di molti di quei governi con la Russia (specie in materia di import di gas), ma in certi casi anche per simpatie ideologiche. Poi affidata alla speranza che ci pensassero gli USA. Un&#8217;UE dunque attendista e opportunista che ha completamente svalutato la sua postura internazionale proprio mentre la storia accelerava pericolosamente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La rinuncia a un ruolo decisivo e pacificatore, in termini responsabili e democratici, con la condizione dell&#8217;integrità dell&#8217;Ucraina e con la difesa del suo diritto ad aderire all&#8217;UE (ossia proprio ciò che il regime di Putin temeva e teme di più, altro che NATO!), è una colpa che gli attuali governi del Vecchio continente faticheranno ad espiare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le chiamate alle armi di questi ultimi anni (tipo quella recente di Nathalie Tocci sull&#8217;Economist) sono solo dispositivi retorici che servono a mascherare ancora una volta lauti affari e tentazioni autoritarie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La retorica anti-russa di certo establishment europeo non deve trarre in inganno. Se si presenterà la necessità di contrastare con forza (e con *la* forza) movimenti sociali troppo ampi e troppo incompatibili con l&#8217;ordine liberal-liberista e padronale vigente, le élite europee confidano di poter replicare il modello russo anche nei loro spazi politici. Che devono dunque restare i vetusti e anacronistici stati-nazione ereditati dai due secoli scorsi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quelli che piacciono tanto ai fascisti, ai nazionalisti e ai rossobruni di ogni latitudine e longitudine. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Guerrafondai (a scopo di lucro) e pacifisti (pro Putin, che ne finanzia molti del resto) tutti disposti a sacrificare il didietro altrui per i propri obiettivi esecrabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le orde nere reazionarie che aspirano a conquistare i governi europei e la tecnocrazia del Vecchio continente sono consonanti, se non alleate, contro ogni progresso democratico reale, contro ogni processo di autodeterminazione democratica e contro ogni possibile spinta confederalista solidale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo motivo tutti i movimenti autodeterminazionisti europei devono comprendere che la loro prospettiva strategica <strong>non può non essere europeista</strong> (in un senso diverso da quello usato dall&#8217;establishment conservatore che domina l&#8217;UE) e non può non contestare l&#8217;ordine delle cose esistente, anche sul versante dei diritti sociali (che non sono alternativi ai diritti individuali, spero non sia necessario spiegare perché), del contrasto alle pratiche climalteranti e dannose per la biosfera, delle politiche relative ai beni comuni. E naturalmente devono essere concordemente e solidarmente schierati sul versante <strong>anti-imperialista</strong>, <strong>anti-colonialista</strong> e <strong>antifascista</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, mi pare che svolgano un&#8217;opera meritoria organismi e entità associative e culturali come il <a href="https://centrostudidialogo.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Centro Studi Dialogo</a> (con la relativa rivista), il gruppo <a href="https://autonomieeambiente.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Autonomie e Ambiente</a>, partner in ambito italiano dell&#8217;<a href="https://efaparty.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >European Free Alliance</a> (che lavora a livello di istituzioni UE), le associazioni come <a href="https://assembleasarda.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ANS</a>, in giro per il continente, e altre realtà analoghe. Senza dimenticare le tante organizzazioni indipendentiste, più o meno rappresentative, nelle varie realtà territoriali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ecco, magari su queste andrebbe fatto un ragionamento specifico, perché le vedo ancora un po&#8217; in ritardo rispetto agli sviluppi storici in corso, ancorate a schemi interpretativi validi sino a qualche anno fa ma ormai poco utili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un momento di confusione e di grandi contraddizioni dispiegate fin dentro le nostre relazioni interpersonali. Tanto più in un territorio sottoposto a un crescente controllo di stampo coloniale come la Sardegna. Non sbagliare analisi e non sbagliare bersaglio delle lotte è decisivo. Così come comprendere che l&#8217;intera classe politica oggi al potere &#8211; maggioranza e opposizione, con le loro emanazioni locali, le loro sacche clientelari e i loro intellettuali organici &#8211; è un avversario oggettivo di qualsiasi prospettiva di emancipazione sociale e politica dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La discriminante democratica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 17:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto....</p>
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<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto. Esempio massimo di questo dissenso è la guerra in Ucraina. Le ragioni sono diverse, ma c&#8217;è un elemento che emerge come dirimente.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi critica in termini radicali l&#8217;ordinamento socio-politico attuale, sia sul piano dei valori e degli ideali, sia su quello degli obiettivi pratici e degli interessi da perseguire, lo fa sulla base di alcune evidenze storiche difficilmente contestabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il mondo si stesse avviando verso una concentrazione inaudita di ricchezza in mano a pochi soggetti e verso regimi politici sempre più autoritari, anche dentro le scatole formali delle democrazie di stampo occidentale, era una possibilità segnalata da molti sintomi sin da subito dopo il crollo del Muro di Berlino (e per certi versi anche da prima).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante la deriva rapace del tardo capitalismo e dei regimi politici che ne rappresentano gli interessi costituiti, in questi decenni non è emersa alcuna forza teorica, etica, organizzativa sufficientemente forte e diffusa da contrastare l&#8217;ondata anti-democratica generalizzata, nelle sua varie incarnazioni concrete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La riesumazione di Marx ha avuto parziale successo solo sul piano teorico, nell&#8217;analisi del funzionamento dei meccanismi economici, ma non ha fornito alcuna soluzione praticabile a livello sociale e politico. Il movimento no-global si è scontrato sia con la repressione a vario livello sia con le sue stesse contraddizioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo sviluppo del pensiero post e de-coloniale ha messo in luce le distanze epistemologiche e le diverse posture nella visione delle cose tra le porzioni di pianeta che si sono avvantaggiate dal colonialismo e dall&#8217;imperialismo e quelle che li hanno subiti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I discorsi emancipativi di stampo occidentale hanno fallito miseramente nel riconoscere voce in capitolo a popolazioni che cercavano e cercano una propria capacità di agire fuori dai canoni stabiliti dalla cultura europea e nord-americana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così è successo a più riprese che le organizzazioni e i movimenti di sinistra anti-globalizzazione, anti-capitalisti, pacifisti abbiano disconosciuto sistematicamente movimenti popolari di liberazione in contesti non europei solo perché non risultavano categorizzabili dentro i loro vecchi schemi interpretativi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati all&#8217;aberrazione di parteggiare per regimi terribili come quello siriano degli Assad o per quello nord-coreano, si sono etichettate come azioni eterodirette (di solito dalla CIA) rivolte popolari e movimenti di liberazione che nascevano da dinamiche locali e su richieste legittime di democrazia, solo perché ostili a qualche &#8220;nemico del mio nemico&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ostinazione ad applicare a fenomeni nuovi, in un contesto internazionale drammaticamente mutato, schemi interpretativi del passato, ha portato anche a non riuscire a comprendere movimenti popolari spuri, meticci, contraddittori ma vitali, come i &#8220;gilet gialli&#8221; francesi, o la mobilitazione italiana contro il &#8220;green pass&#8221;, o anche, in questi ultimi anni, la resistenza popolare contro la speculazione energetica in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è tanta difficoltà, nel progressismo borghese come nella militanza più radicale, a darsi conto di quel che succede partendo dai fatti, dalle relazioni tra soggetti reali, operanti nel contesto dato, piuttosto che elaborare risposte stereotipate, fondate su principi e dogmatiche largamente superate dagli eventi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina questo fenomeno ha toccato il suo culmine. Per restare in Sardegna, una parte consistente della militanza di sinistra e/o indipendentista ha sposato convintamente la causa della Federazione russa e del suo regime autoritario e oscurantista, sorvolando sulla sproporzione di forze e sulla circostanza oggettiva che la Russia ha attaccato uno stato sovrano per sottometterlo alla propria volontà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno stato sovrano che avrebbe commesso il peccato mortale di voler uscire dall&#8217;orbita dell&#8217;egemonia imperiale russa per votarsi all&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le argomentazioni usate per difendere questa posizione, aberrante sia sul piano politico sia su quello morale, sono del tutto fantasiose, basate su tesi artefatte, riprese il più delle volte pari pari dalla propaganda russa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio la questione del Donbas e le leggende sulla repressione dei russofoni (termine privo di senso, dato che tutta la popolazione ucraina era russofona, come quella sarda è italofona) fatti coincidere arbitrariamente con una presunta maggioranza di popolazione locale russofila (dato falsificato da tutte le evidenze disponibili).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oppure la natura &#8220;nazista&#8221; del governo ucraino, tesi basata sulla riscoperta a Kijv di simboli e personaggi del nazionalismo ucraino. Che, sì, fu alleato con i tedeschi nella seconda guerra mondiale, contro l&#8217;URSS, ma per ragioni storiche, non tanto ideologiche. Tant&#8217;è che la rappresentanza dell&#8217;estrema destra nel parlamento ucraino è risibile, al contrario degli aspiranti emuli di fascismo, nazismo, franchismo in molti paesi dell&#8217;UE.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati a negare apertamente l&#8217;esistenza di un popolo ucraino o se non altro del suo diritto ad essere indipendente. Il che, soprattutto da parte di indipendentisti, è paradossale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è poi l&#8217;argomento meschino della &#8220;convenienza&#8221;: all&#8217;Europa converrebbe abbandonare l&#8217;Ucraina al suo destino perché conviene di più avere buoni rapporti con la Russia, in termini utilitaristici (esattamente come avveniva fino al 2022, con la Germania in testa a questa relazione di favore).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inoltre c&#8217;è il solito feticcio della NATO ad aleggiare su tutta la faccenda. Se l&#8217;Ucraina vuole entrare nella NATO (cosa del tutto lontana dalle agende dei paesi coinvolti, in realtà) e nell&#8217;UE (accomunata, non si sa in base a cosa, alla NATO come entità malvagia da combattere) allora vuol dire che è *nostra* nemica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto questo non c&#8217;è la benché minima considerazione per la sorte della popolazione ucraina, in primis quella delle aree occupate dalle forze russe, sottoposte a un regime terribile in stile israeliano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa somiglianza tra gli imperialismi russo e israeliano è omessa o negata, onde non dover ridiscutere tutto l&#8217;impianto argomentativo filo-russo, a dispetto del fatto che i due regimi siano piuttosto complici e che usino metodi drammaticamente coincidenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Queste posizioni così diffuse e radicate in una militanza a cui in larga misura mi sento di appartenere, o con cui comunque condivido molte premesse e un certo orizzonte di valori, mi hanno sempre dato da pensare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A lungo mi sono interrogato, anche qui su SardegnaMondo, sulle ragioni di tale discrepanza, osservando con preoccupazione una certa deriva rosso-bruna di molto attivismo culturale e politico di sinistra e/o indipendentista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Spiegare tutto con dei cortocircuiti storici e teorici, scattati quasi pavlovianamente nel momento in cui è entrata in scena la Russia, a cui molto immaginario alternativo e radicale è legato sentimentalmente, non basta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A parte pochi esaltati, a nessuna persona con un minimo di consapevolezza politica salterebbe in mente di negare la natura autoritaria e reazionaria del regime putiniano. Di solito si afferma che nemmeno i regimi politici nostrani sono gran che, perdendo così di vista parecchie cosette molto concrete. Prevale la formula &#8220;io non sono putiniano/a, ma&#8230;&#8221;. Ed è su questo &#8220;ma&#8221; che vorrei fare luce.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché è evidente che nel mondo di oggi tutte le categorie analitiche che potevano avere senso nel corso della Guerra fredda sono ormai inservibili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si agita il feticcio della NATO, in Sardegna più che altrove, quando in Sardegna la NATO ha diradato la sua presenza e il suo impatto da un pezzo e in Europa si mette apertamente in discussione l&#8217;Alleanza atlantica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si mostra di credere ancora alla contrapposizione radicale tra USA e Russia, quando è sotto gli occhi anche della persona più distratta quanto vadano d&#8217;accordo, ideologicamente oltre che umanamente, Trump e Putin (e Netanyahu), con tutto ciò che rappresentano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispetto di evidenze ormai conclamate e documentate, si fa fatica anche ad ammettere che il regime di Putin è il primo finanziatore di tutte le forze di destra del Vecchio continente, apertamente fasciste o camuffate che siano. Tutte dichiaratamente anti-europee, in quanto nazionaliste e reazionarie. E solo perché anche la stessa UE è uno dei feticci da abbattere. (Vedere persone di sinistra difendere il regime ungherese di Orban, per dire, è stato davvero deprimente.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, se si discute in astratto di valori, orizzonti teorici, prospettive storiche, con moltissime persone di sinistra e/o indipendentiste che hanno tali posizioni (ai miei occhi, aberranti), la concordanza è notevole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dove sta dunque l&#8217;inghippo? Riflettendoci, mi pare che una risposta stia nell&#8217;elemento che dà il titolo a questo post: la discriminante democratica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In gran parte della militanza di sinistra (e in questo caso indipendentisti e non indipendentisti concordano), la critica agli esiti del dominio dell&#8217;economia capitalista e delle sue rappresentazioni politiche ha da sempre comportato una critica anche alla democrazia liberale, in quanto &#8220;borghese&#8221;, strumento di dominio &#8220;di classe&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto ciò che contrasta le democrazie liberali e le loro derive anti-popolari, nonché l&#8217;imperialismo occidentale e soprattutto quello USA, è benvenuto. Poco importa che sia un male ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La legittima critica alle nostre scalcagnate e sofferenti democrazie porta molta militanza a desiderare che esse siano distrutte. Chi si prefigge di farlo, di colpo diventa un amico, o un nemico-del-mio-nemico appunto, pertanto, in quanto tale, da sostenere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ho sentito e letto a più riprese persone che definirei senza problemi &#8220;compagne&#8221; auspicare una dissoluzione anche traumatica della democrazia di stampo europeo. Addirittura è diventato lecito preferire i fascismi a qualsiasi discorso democratico liberale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La dissoluzione dell&#8217;Unione Europea è esplicitamente desiderata da molti, sia pure a volte facendo molta confusione su cosa sia l&#8217;UE, chi ci sia dentro, cosa rappresenti. Ignorando insomma la dialettica interna ai vari stati e all&#8217;UE stessa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è anche tanta attenzione ossessivo-compulsiva per le questioni geo-politiche, come se davvero la geo-politica fosse una scienza (sociale o umana, quel che volete) e non una serie di paralogismi fondati su una visione del mondo umano davvero asfittica e monodimensionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ogni volta che un analista geo-politico azzecca una previsione, se ne fa un guru, diventa subito un oracolo da interrogare. Non si trae invece la conclusione più sana e conseguenziale, ossia che di solito non ci azzeccano nulla. E però quanto piace la geo-politica alla militanza di sinistra e/o indipendentista! Piace tanto più quanto meno si ha idea dei posti e delle popolazioni di cui si blatera.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In generale è come se in molta sinistra e in molto indipendentismo la democrazia non fosse più una condizione necessaria. Dato che la nostra democrazia fa schifo, meglio niente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Io su questo punto non sono affatto d&#8217;accordo. Sono in prima fila a criticare i nostri regimi politici, sempre più votati all&#8217;autoritarismo, sempre più anti-popolari (anche e soprattutto quando dominati da forze populiste), sempre più funzionali a dinamiche di dominio planetario da parte di ristrette élite super ricche e fuori controllo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma proprio per questo io vorrei PIÙ democrazia, non meno. Più diritti sociali e civili, più decentramento, più cura dei beni comuni, più intervento pubblico (che non vuol dire necessariamente statale) su fattori economici strutturali, più autodeterminazione dei popoli, più solidarismo internazionale, più organizzazioni sovralocali, democraticamente responsabili, che affrontino le crisi globali in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;UE fa schifo? Benissimo, trasformiamola in una vera confederazione democratica di popoli liberi, pacifici e collaborativi (e, sia chiaro, non in quella schifezza padronale e oligarchica chiamata Stati Uniti d&#8217;Europa).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi attacca l&#8217;UE invece, anche da sinistra, di solito non chiarisce quale sia il proprio obiettivo. A me sembra spesso che coincida pericolosamente con quello delle destre nazionaliste e oscurantiste: un ritorno agli stati-nazione di matrice otto-novecentesca, autoritari al proprio interno e tutti in competizione tra loro all&#8217;esterno. Una vera genialata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certe porcherie le lascerei ai fascisti, più o meno palesi, che infestano lo scenario europeo (ben sostenuti da Putin e Trump, come si sa). Gli stati nazione di matrice otto-novecentesca sono un relitto storico da abbandonare al più presto. Sono una zavorra che sta facendo affondare la nave. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, ribadisco, non può essere buttata al macero la democrazia come un regime corrotto e inservibile, senza avere un&#8217;alternativa *migliore*. Ma non credo che gli stessi propugnatori della dissoluzione dell&#8217;UE o della vittoria di Putin in Ucraina, quando sono in buona fede, abbiano le idee chiare su questo punto. E lasciamo stare quelli che non sono in buona fede o che sono banalmente dei fascisti, magari sotto mentite spoglie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio un appello: possiamo almeno chiarire quali siano gli obiettivi, l&#8217;orizzonte a cui si tende? Cosa si vuole? Dove si vorrebbe andare a parare? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La discriminante democratica per quanto mi riguarda è dirimente. Non sono disposto a rinunciare alla nostra faticosa e decadente democrazia, persino in un luogo dove non si è mai realizzata compiutamente come la Sardegna, se non per qualcosa di meglio. Non certo per un qualche grande repulisti caotico, auspicabile a parole, in astratto, ma secondo me molto poco piacevole quando ci sei dentro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vediamo di intenderci almeno sui punti fondamentali, altrimenti i nostri sono discorsi irresponsabili, ipocriti o come minimo mal fondati. Poi, se è il caso, si potrà procedere assieme, nel tentativo di cambiare in meglio il mondo.</p>
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		<title>La dipendenza e l&#8217;inerzia politica che non possiamo più permetterci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 13:56:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La dipendenza e l&#039;inerzia politica che non possiamo più permetterci' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="wp-block-heading"><em>L&#8217;annuncio di una tregua tra USA e Iran non rimuove le preoccupazioni per una fase storica conflittuale, che sembra condannare gran parte dell&#8217;umanità all&#8217;incertezza e alla paura. Affrontarla in una posizione di subalternità e dipendenza peggiora le aspettative.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ed è proprio questa, la condizione della Sardegna. Dipendente e subalterna, sottodimensionata quanto a produzione, esposta alle fluttuazioni di mercato e alla volontà dei grandi attori finanziari  e politici globali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La tregua stabilita dall&#8217;amministrazione Trump con la leadership iraniana, se da un lato sancisce la sconfitta degli USA in questa particolare circostanza, non rappresenta però una rassicurazione sufficiente su ciò che ci aspetta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che si tratti di una sconfitta USA non possono esserci dubbi. La quantità di condizioni poste dall&#8217;Iran che saranno accettate dalla controparte ne stabilirà la portata. Chiaramente, la propaganda trumpiana presenterà la faccenda in termini completamente diversi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, a Trump medesimo cosa può interessare di quello che pensano le opinioni pubbliche internazionali e persino quella del suo stesso paese? Il sospetto che dietro le sue altalenanti dichiarazioni e le sue incoerenti decisioni ci siano calcoli e sostanziosi interessi privati (soprattutto quanto a speculazioni spregiudicate sui mercati finanziari) non è così peregrino.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un aspetto dello scenario da non sottovalutare, ma chiaramente non è il solo. Anche una certa convenienza per la Russia putiniana non sembra del tutto estranea a certe scelte di Trump. Putin dopo tutto è un suo complice, un suo alter ego nient&#8217;affatto ostile. Ideologicamente si intendono bene e condividono l&#8217;avversione viscerale per l&#8217;Europa democratica, la sua società aperta, la sua laicità, la sua vocazione civile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;Europa rimane una delle vittime preferite dei vari regimi reazionari e autoritari che al momento cavalcano l&#8217;onda nera globale. Con tutti i suoi difetti (concentrati soprattutto nelle sue leadership), resta un fastidioso ostacolo nei disegni neo-imperiali e nelle ambizioni sfrenate degli attori finanziari. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le varie leadership si possono corrompere e/o ricattare, ma ormai il nucleo forte dell&#8217;Europa risiede nelle abitudini democratiche, nelle modalità di relazione e interrelazione acquisite dalle sue popolazioni, più che nelle sue procedure istituzionali e nell&#8217;architettura politica dell&#8217;UE.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo scenario, esistono differenze marcate tra territori e popoli. Certo, pur sempre dentro un quadro relativamente stabile e garantito, specie rispetto a larga parte della restante umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna fa parte dell&#8217;Europa più fragile e suscettibile di subire conseguenze drammatiche a seconda di quel che succede tutt&#8217;attorno. Priva di una classe dirigente quanto meno decente, vede addensarsi nubi nere al suo orizzonte, sia per le sue irrisolte carenze generali, ormai sclerotizzate (demografiche, socio-economiche, infrastrutturali, fiscali, culturali), sia per via della contingenza storica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prendiamo lo scossone al prezzo dei combustibili fossili e dei fertilizzanti causato dal conflitto in Iran. Un&#8217;evenienza che per altre aree europee è una minaccia per i consumi e alcuni aspetti dell&#8217;esistenza materiale della popolazione, per la Sardegna rischia di risultare disastrosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non solo infatti acquistiamo all&#8217;esterno una quota enorme dei beni che soddisfano il nostro fabbisogno alimentare, ma a questo va aggiunta la dipendenza da fertilizzanti e mangimi di importazione, così che la stessa produzione agro-alimentare interna viene messa a rischio. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso, inevitabilmente, vale per molti altri prodotti di largo consumo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è tanto la condizione insulare in sé a costituire un problema (come invece continuano a sostenere i nostri esponenti politici), bensì la sua gestione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna è un&#8217;isola grande, con vaste zone a vocazione agricola. Benché non particolarmente fertile in tutte le sue regioni interne, ce ne sarebbe abbastanza per sostenere una produzione agro-alimentare &#8211; e la relativa industria di trasformazione &#8211; molto maggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Possiede anche risorse non banali, ivi compresa la disponibilità di sole, vento, geotermia, infrastrutture idroelettriche che consentirebbero, con un approccio ben pianificato, non unicamente orientato al profitto privato, né agli interessi &#8220;nazionali&#8221; italiani, di avviare una vera e democratica transizione energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è tanto un discorso di autosufficienza &#8211; difficile da ottenere in ogni caso e non necessariamente auspicabile &#8211; ma prima di tutto di sicurezza. L&#8217;eventuale incremento delle esportazioni, oggi largamente condizionate dai prodotti di raffinazione petrolifera (vedi alla voce SARAS), sarebbe una conseguenza virtuosa in una situazione di relativa garanzia di sussistenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Siamo ben lontani da questa possibilità. La politica non sembra darsi troppo pensiero di tutto ciò. Le sole preoccupazioni espresse da esponenti del governo regionale, nella presente situazione, sono state quelle dell&#8217;assessore Cuccureddu, che ha visto nella penuria di carburanti e nelle difficoltà dei trasporti <a href="https://www.unionesarda.it/economia/guerra-razionamento-carburante-e-tagli-ai-voli-cuccureddu-rischio-catastrofe-per-il-turismo-duql6uuc" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >solo un problema per i turisti</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È comprensibile: per un martello, qualsiasi altra cosa è un chiodo. Il nostro personale politico, anche quando è relativamente più capace, ragiona sempre e solo in termini corporativi e settoriali. Quando non risponde direttamente a un qualche gruppo di interesse, a qualche loggia massonica e/o a qualche mandante esterno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi c&#8217;è il problema generale dell&#8217;ignoranza profonda e dell&#8217;incapacità di concepirsi come collettività umana portatrice di necessità e di aspettative proprie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c&#8217;è problema strutturale in Sardegna che non venga affrontato a testa in giù. Anziché partire dai bisogni concreti, dagli interessi generali, dai diritti di cittadinanza (astrattamente garantiti), il primo pensiero è sempre: se faccio questo, cosa ci guadagno (o cosa ci guadagna il gruppo o il soggetto a cui rispondo dele mie scelte)?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La soggezione allo stato italiano e a chi lo governa/controlla è una delle cause profonde di questa situazione, e a sua volta produce l&#8217;effetto politico della mediocrità e dell&#8217;inadeguatezza della nostra classe dirigente. Un circolo vizioso che, nella fase storica presente, comporta rischi molto più gravi rispetto alla norma, pure al limite del disastroso, degli scorsi settant&#8217;anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così, eccoci qui a consultare bollettini di guerra e notiziari più o meno attendibili per provare a orientarci sul futuro prossimo e meno prossimo, quasi mai capaci di valutare davvero gli eventi e le loro conseguenze, ma disinvolti nel commentarli a stretto giro (vale anche per me, sia chiaro).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ansia indotta dall&#8217;infodemia imperante non è un effetto casuale e non voluto, ma fa parte del gioco manipolatorio a cui si sta riducendo la sfera pubblica anche nei paesi democratici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I mercati finanziari reagiscono agli annunci dei leader internazionali in modo compulsivo, spesso a traino delle manovre speculative più spregiudicate attuate dalle combriccole ben informate. Lo stesso avviene più in piccolo, ma non meno attivamente, per i consumi quotidiani delle masse. Fino al prossimo annuncio, magari di segno contrario.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E nessuno, in Sardegna, soprattutto nei suoi gruppi dirigenti, che accenni anche solo a un qualche straccio di prospettiva strategica per sottrarci alle peggiori conseguenze di questa epoca conflittuale. La peggiore classe dirigente sarda dalla Perfetta Fusione, nel peggiore dei momenti storici dal 1943. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;unico motivo di vaga speranza è che tutto sommato l&#8217;isola di momenti bui ne ha conosciuto diversi, nei millenni di permanenza umana sul suo suolo. Anzi, spesso, dalle crisi apparentemente peggiori ne siamo usciti con soluzioni efficaci, soprattutto quando siamo stati lasciati in pace (alla faccia della &#8220;Sardegna abbandonata a se stessa!).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vero è che ci troviamo in una condizione inedita non solo per la Sardegna ma per l&#8217;intera umanità, con guai assortiti (climatici, ecologici, demografici) di dimensioni planetarie, che i meccanismi socio-economici in funzione, le attuali strutture politiche e i modelli di leadership dominanti sono evidentemente inadeguati a fronteggiare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A maggior ragione dovremmo rivedere categorie analitiche, cornici interpretative, prospettive ideali, posture pragmatiche. A partire dalla situazione locale, che, nel nostro caso, ha la peculiarità di essere alquanto &#8220;situata&#8221;, geograficamente peculiare. Tanto più esposta agli scossoni storici, quanto meno abbiamo consapevolezza della nostra posizione nel mondo e della nostra condizione reale.</p>
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		<title>Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 19:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maurizio Onnis, su S’Indipendente, sollecita una riflessione sulle opportunità che offre, sul piano politico, il momento conflittuale che stiamo vivendo. Alla base c’è un ragionamento di tipo storico che – sebbene molto semplificato, al limite del brutale – coglie un tratto vero della nostra lunga vicenda collettiva. È vero che nei momenti di maggiore crisi...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/01/11/transizione-storica-conflittuale-e-autodeterminazione-della-sardegna/">Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/01/11/transizione-storica-conflittuale-e-autodeterminazione-della-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 class="wp-block-heading"><em>Maurizio Onnis, <a href="https://www.sindipendente.com/2026/01/10/il-disordine-internazionale-come-risorsa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >su S’Indipendente</a>, sollecita una riflessione sulle opportunità che offre, sul piano politico, il momento conflittuale che stiamo vivendo. Alla base c’è un ragionamento di tipo storico che – sebbene molto semplificato, al limite del brutale – coglie un tratto vero della nostra lunga vicenda collettiva. </em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È vero che nei momenti di maggiore crisi la popolazione sarda ha sempre trovato in sé la forza e le motivazioni per reagire, spesso optando per un superamento proattivo delle sfide, assumendosi il peso della responsabilità di non cedere alla difficoltà delle circostanze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va detto che nei casi enumerati da Maurizio (che non esauriscono la casistica) esisteva una leadership consapevole o comunque in grado di cercare e magari trovare una via di superamento in avanti dei problemi. Leadership che invece in altri momenti, magari altrettanto delicati, è mancata, con la conseguenza che quelle occasioni sono andate perse. Anche nei frangenti in cui sono state fatte scelte coraggiose non sempre le cose sono andate bene. Ma – si dirà, e concordo con l’obiezione – sarebbe stato peggio non provarci nemmeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il momento storico sembra offrire le condizioni, almeno in potenza, per una accelerazione del processo di autodeterminazione in Sardegna (dando per scontato, per ora, il significato di “autodeterminazione” e il suo esito concreto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’ordine internazionale emerso dalla seconda guerra mondiale si è completamente disgregato. Era già condannato con la fine della guerra fredda, a mio avviso, e i tre decenni successivi non hanno fatto altro che martellare sui chiodi della bara del secondo dopoguerra. Pur con tutte le fasi e le contraddizioni del caso, fin dal 1989-91 era chiaro che il mondo stava correndo spedito verso un’altra epoca. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma i prodromi di questo mutamento erano già attivi da parecchio. Direi che la reazione, a tratti violenta, contro le aperture democratiche, sociali, decoloniali, promesse e in parte mantenute dalla breve &#8220;età dell’oro&#8221; (cit.) post secondo conflitto mondiale doveva già offrire spunti di riflessione robusti, a chi voleva interessarsi ai destini dell’umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All’allarme – scientificamente certificato – del Club di Roma e del <em>Rapporto sui limiti della crescita</em> (a partire dal 1972) i governi occidentali risposero con l’attacco generalizzato contro i movimenti popolari, democratici, radicali, anti-capitalisti sviluppatisi nel decennio precedente, riassorbendoli o soffocandoli, finendo per imporre l’ideologia neo-liberale e l’ordine socio-economico che essa giustifica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All’impegno politico diffuso, di massa, specie giovanile, si sostituirono l&#8217;eroina, il consumismo e l’edonismo egotico. Lo stesso crollo del regime sovietico fu più l’effetto della pressione consumistica occidentale, riversata su una situazione sclerotizzata e di per sé in via di putrefazione, che la conseguenza di un mutamento politico basato su forze sociali e politiche alternative.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, nonostante l’evidente vittoria delle classi ricche e del capitalismo più rapace, gli anni Novanta furono abbastanza movimentati da offrire possibilità di riflessione e anche di azione contro il nuovo ordine globale a trazione USA che sembrava ormai definitivamente garantito (la <a href="https://disf.org/libri/9788851178918" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >“fine della storia” di Francis Fukuyama</a>). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le guerre nell’ex Jugoslavia, il movimento zapatista in Messico, partito dal Chiapas, la nuova riflessione sul colonialismo dovuta tanto agli studi postcoloniali e decoloniali, quanto a eventi drammatici come il genocidio in Ruanda e altri analoghi, l’emersione e la crescita del movimento no-global: erano vicende e circostanze che smentivano l’assertività dell’egemonia ideologica occidentale, e in alcuni casi la contrastavano attivamente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche quelli potevano essere anni in cui provare ad affermare un percorso di progresso civile e sociale della Sardegna, in termini di uscita dalla dipendenza e dalla subalternità. La stessa crisi dei grandi partiti storici italiani, dovuta anch’essa alla fine della guerra fredda e agli scandali giudiziari da cui fu travolta tutta la politica italiana, era un’opportunità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In effetti, nonostante la rapida decadenza elettorale del PSdAz, uscito a pezzi dalla stagione del vento sardista (anche per proprie responsabilità), erano emerse forze nuove, di matrice indipendentista, con un seguito (sentimentale, più che elettorale) in via di espansione. La leadership di Angelo Caria, forte sul piano morale e concettuale, poteva garantire una crescita complessiva del movimento. La sua scomparsa precoce fu una perdita drammatica anche da questo punto di vista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il resto dello spettro politico sardo – tributario verso i gruppi di potere italiani &#8211; si riorganizzò in funzione del mantenimento del proprio status privilegiato dentro un quadro di relazioni tra Stato e Regione sempre meno democratico, sempre più apertamente coloniale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il clientelismo sistemico, i legami opachi tra comitati d’affari, clan familistici, trafficoni degli apparati statali e speculatori vari, divennero la cifra ordinaria della politica sarda. Il dibattito politico, al di là dei temi promossi dal mondo indipendentista, era ormai ridotto a chicchiericcio astratto e, nei fatti, a una competizione meramente elettoralistica tra apparati che a tutto erano interessati fuorché a gestire davvero, con strategie e obiettivi di ampio respiro, le sorti dell’isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così è andato avanti il gioco fino a oggi, garantito dalla chiusura oligarchica dei partiti dominanti (ormai meri apparati di potere), dalla sempre più accentuata pressione centralistica dello stato, da una debolezza ormai cronicizzata della politica esterna al Palazzo, in primis quella indipendentista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una debolezza questa che purtroppo ha effetti che vanno al di là delle sorti soggettive dei vari protagonisti di questo ambito di impegno civile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto ciò, non abbiamo mai avuto a disposizione un’intellettualità realmente organica ai processi emancipativi che emergevano dal tessuto sociale e culturale sardo, ma perlopiù esponenti di un ceto medio desideroso di integrarsi nell’organizzazione del sapere e nel circuito intellettuale italiani, come tali passivi o addirittura complici nel processo di costante minorizzazione economica, storica, sociale, linguistica dell’isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Arrivato il nuovo millennio, nei momenti in cui sembrava che qualcosa di consistente potesse coagularsi in termini realmente alternativi all’apparato di potere coloniale dominante, quasi mai se ne è fatto tesoro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stagione della giunta Soru si è conclusa rapidamente con la normalizzazione di quel tentativo di modernizzare la macchina regionale e portare avanti una stagione di riforme reali. In quel caso l’indipendentismo – pure in crescita – non ha saputo esprimere una direzione strategica consistente e si è perso in beghe personalistiche o ha dovuto subire la reazione forte degli apparati di sicurezza statali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/02/03/eredita-ignorate-manifesto-politico-di-sardegna-possibile-2014/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">campagna politica di Sardegna Possibile nel 2013-14</a> fu prima di tutto non compresa e in parte sabotata proprio dall’ambito indipendentista. Da lì in poi è stato solo disfacimento e abbandono, con residue manifestazioni di una vitalità calante, almeno a livello di attivismo e di proposta politica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi, certo, ci sono state le mobilitazioni tematiche, in particolare quella contro l’aggressione speculativa legata alla produzione di energia. Una mobilitazione iniziata, proprio in ambito indipendentista, già negli anni 2008-9 e in quelli a seguire (basta ascoltare qualche pezzo di Dr Drer e CRC posse di quel periodo per averne conferma). La sua esplosione a partire dal 2023 è dovuta al salto di qualità dell’aggressione coloniale e in parte anche alla stessa assenza dei micro-partiti indipendentisti, con le loro pretese egemoniche e le loro fisime retoriche, le loro fissazioni lessicali e la loro postura da avanguardie illuminate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riallargando lo sguardo, già dal 2001, con i fatti del G8 di Genova e l&#8217;11 settembre negli USA (e le sue conseguenze politiche), era diventata piuttosto chiara la direzione che stava prendendo l’umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le élite dominanti non solo non mollavano la presa assicuratasi con la sconfitta del socialismo e l’imposizione del capitalismo più rapace ed estrattivo, ma ormai cominciavano a uscire allo scoperto con crescente sicumera. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’onda nera, reazionaria, oscurantista, nazionalista, anti-emancipativa, spesso di chiara matrice fascista, che oggi imperversa in molte società umane, a diverse longitudini, è solo l’ennesimo effetto di una transizione di civiltà di cui osserviamo gli esiti superficiali, a livello di cronaca, ma non possiamo valutare compiutamente i movimenti profondi e tanto meno prevedere gli sviluppi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La deriva politica complessiva di questi anni, che va prendendo i connotati di un conflitto tra imperi (da qualcuno letto e persino auspicato come &#8220;multipolarismo&#8221;), si innesta in una crisi sistemica planetaria, a cominciare da quella climatica-ambientale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna ci si ritrova dentro con nessuna possibilità di avere una voce in capitolo e in una fase di particolare fragilità socio-economica, politica, demografica. Il che mi farebbe propendere per il dissenso, rispetto alla tesi di Maurizio Onnis. Purtroppo, come già successo in altre occasioni, non è detto che dalla crisi epocale emerga necessariamente una stagione o almeno un tentativo di emancipazione collettiva della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono grandi forze in gioco e molti apparati di potere politico e/o economico non accetteranno mai di buon grado che l’isola trovi una sua via per autodeterminarsi democraticamente, a cominciare dallo stato italiano e dalle sue élite dominanti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, il contesto europeo non è mai stato così fragile, dopo la seconda guerra mondiale. Nondimeno, è anche possibile che proprio questa fragilità e l’evidente incapacità delle leadership del Vecchio continente a superarla potrebbero riaprire la partita per le istanze autodeterminazioniste europee. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che ci sono, esistono e resistono. Possono anzi diventare un fermento per un rilancio del discorso europeista su nuove basi, diverse, se non opposte, alla costruzione fondamentalmente padronale, elitaria e anti-popolare quale si è rivelata l’UE. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">UE che, tuttavia, a dispetto di quanto sostengono i nazionalisti più o meno palesi e alcune frange della sinistra più confuse che compromesse, al momento rimane l’unico labile baluardo grosso modo funzionante sia contro l’aggressività dei nuovi imperialismi oscurantisti rappresentati dalla trimurti Trump-Putin-Netanyahu, sia verso i nuovi nazionalismi interni (spesso complici o se non altro affascinati dal malvagio trio). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, sia l&#8217;oligarchia affaristica europea sia l’onda nera montante costituiscono insieme una combo esiziale (ossia mortale) per qualsiasi prospettiva autodeterminazionista democratica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante questo, cedere a pulsioni nichiliste, propendere per il caos contro l’ordine attuale delle cose (già messo a dura prova, ma dall’alto e con intenti reazionari), non fa che agevolare i peggiori scenari che nelle dichiarazioni si vorrebbero scongiurare. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo deve diventare chiaro specialmente nell’ambito sfilacciato e disorientato dell’indipendentismo sardo. Che non coincide, occorre precisarlo, con le formazioni politiche che si dichiarano indipendentiste. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stragrande maggioranza delle persone indipendentiste sarde *non* milita in alcuna formazione, spesso non ha mai fatto attivismo, ha idee piuttosto vaghe su come funzioni la politica (dato che conosce solo quella marcia delle clientele e dei capibastone locali), non ha alcuna conoscenza storica né le idee chiare su cosa sia successo in Sardegna negli ultimi trent’anni (e nemmeno prima, se è per quello), ma ha in qualche modo maturato una propensione positiva verso l’idea (vaga) dell’indipendenza, come uscita dalla condizione subalterna e colonizzata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A tal proposito sarebbe necessario un grande lavoro di formazione e educazione politica e culturale di massa. Che poi è un po’ l’obiettivo di un’associazione come <a href="https://assembleasarda.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Assemblea Natzionale Sarda</a>. Altrimenti c’è il rischio che una possibile conquista di autodeterminazione si riveli una trasformazione solo di facciata della nostra condizione storica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo più su dicevo che va precisato il significato di “autodeterminazione”, il suo contenuto storico concreto, quale esito politico reale si intenda perseguire con essa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sulla necessaria riflessione in proposito pesa però il nodo, storicamente ingarbugliato, della distanza sociale e ideologica (in senso ampio) che da tempo esiste in Sardegna tra i ceti sociali istruiti, emancipati dal ristretto ambiente della comunità locale e dei suoi rituali di socializzazione e di scambio di informazioni, e appunto le ampie porzioni di popolazione poco istruite, limitate nei propri orizzonti, esposte al bombardamento mediatico italiano (anche sui social media). È una distanza spesso anche linguistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al di là delle eccezioni, che confermano la regola, è uno dei grandi problemi della Sardegna contemporanea. Ed è un ostacolo difficile da superare. Eppure bisogna farlo, affinché si formi una qualche leadership sia intellettuale sia pragmatica scevra da pulsioni egoistiche, arriviste, autoritarie, capace di orientare e dare forma alle istanze emancipative pure esistenti nella nostra collettività umana, ma troppo spesso frustrate dalla mancanza di voce, di parole, di strategia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che tali istanze esistano lo dimostra, se ce ne fosse davvero bisogno, l’enorme mobilitazione a proposito di speculazione energetica. Un fenomeno che meriterebbe attenzione e anche studio, ma che il nostro ceto intellettuale e il nostro ceto medio (semi)istruito guardano con sospetto o con aperta ostilità, preferendo stigmatizzarlo come eterodiretto, reazionario, arretrato, ecc. ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cosa che in occasioni analoghe è quasi sempre successa negli ultimi due secoli, con conseguenze molto gravi sul tessuto civile e politico dell’isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, anche in presenza di possibili circostanze oggettivamente favorevoli a una ripresa del percorso di autodeterminazione, rimangono in piedi problemi sia, per così dire, contingenti, sia strutturali. Vanno riconosciuti, ammessi e affrontati con lucidità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le conclusioni – provvisorie – che si possono trarre da questa disamina non possono essere né ottimiste né pessimiste. Nel senso che siamo nel bel mezzo di un momento storico complicato e dinamico, piuttosto aperto a diversi esiti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, le forze popolari spesso smentiscono le previsioni più pessimiste che le riguardano e sfuggono facilmente alle cornici interpretative che si applicano loro dall’esterno. Le stesse leadership emergono dal bisogno del momento, anche laddove non se ne intravvedeva la possibilità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È possibile che la Sardegna si trovi a dover fare i conti con la stringente necessità di autodeterminarsi, per forza di cose potremmo dire, senza esservi preparata. È una prospettiva che ho segnalato già diversi anni fa e si sta rivelando sempre meno improbabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una delle cose da fare è mantenere saldi alcuni principi di fondo, ossia il rifiuto di qualsiasi deriva autoritaria, razzista, reazionaria, anti-democratica. Occorre far rifulgere più che mai, in questi tempi oscuri, la fiaccola della libertà e dei diritti, della solidarietà e dell’empatia (anche verso il non-umano) contro ogni tentazione di sacrificarli sull’altare di tesi dogmatiche, di fedi ideologiche fuori tempo massimo, di fedeltà verso qualche capo carismatico, del populismo, degli istinti peggiori della nostra specie. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da un altro lato è indispensabile recuperare l’abitudine all’incontro fisico, l’alleanza dei corpi, la concretezza delle cose fatte insieme. E dobbiamo imparare o re-imparare a discutere senza delegittimare necessariamente chi ha un’idea anche solo vagamente diversa dalla nostra (a parte i fascisti e i razzisti, che si pongono di per sé stessi fuori da qualsiasi contesto democratico). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dobbiamo recuperare la dimensione viva, collettiva, ecosistemica, della lotta politica e del conflitto col potere costituito. Anche in termini di mobilitazione concreta, compresa la riappropriazione degli spazi fisici, con una presenza visibile e fattiva dentro le nostre comunità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E, ancora, bisogna recuperare una visione internazionalista solidale e competente. Bisogna allacciare relazioni forti e sistematiche con tutte le realtà autodeterminazioniste, democratiche, popolari almeno a livello di Europa e direi anche di sponda sud del Mediterraneo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo piano si dovrebbero proporre battaglie comuni non tanto negli scopi puntuali, ma nella loro impostazione di fondo, che deve essere necessariamente anti-egemonica, estranea al gioco delle parti tra diversi conservatorismi che dominano la scena. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio l’esempio ancora una volta della transizione energetica, su cui (apparentemente) si scontrano le due destre dominanti, quella padronale-affaristica e anti-popolare e quella reazionaria, oscurantista, populista e/o fascista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un terreno fertile su cui impostare una vasta campagna politica di ridisegno dei piani strategici europei. Si dovrebbe partire dai problemi reali di degrado ambientale e dalle loro cause, cercando soluzioni che tengano conto dalle necessità concrete delle comunità, superando e rompendo i confini dei vetusti e anti-storici stati attuali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Andrebbe tenuto conto delle caratteristiche geografiche, socio-economiche, demografiche dei luoghi reali, al di là degli interessi particolari dei ceti dominanti, per rivedere radicalmente il modello di produzione e distribuzione dell’energia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Occorrerebbe riformulare gli stessi paradigmi teorici e operativi della ricerca e della realizzazione tecnologica, in un’ottica meno competitiva e decisamente più collaborativa e progressiva, a distanza dai meccanismi di estrazione di valore e di speculazione finanziaria che oggi imperversano in ogni settore. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso discorso vale per molti altri beni comuni, come l’acqua, il suolo fertile, la produzione di cibo, la salubrità ambientale, i trasporti, la gestione dei flussi migratori. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questi temi, l’autodeterminazionismo europeo, nelle sue varie articolazioni, a prescindere dagli obiettivi specifici, potrebbe/dovrebbe avere qualcosa da dire. Nel suo insieme non costituirebbe una forza così piccola e ignorabile. Ma, certo, serve che le realtà locali facciano prima di tutto un grande sforzo di consapevolezza e poi di organizzazione, per potersi connettere al livello sovra-locale in modo attivo e costruttivo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detta così suona come un’utopia. Ma non sono sicuro che si tratti di una mera ipotesi speculativa. A noi, per quanto ci riguarda, spetta il compito di impostare il discorso e tradurlo in pratiche efficaci nel nostro contesto. Con la consapevolezza che tutto congiura a nostro sfavore. Non a sfavore dell’indipendentismo sardo o di questa o quella sua declinazione soggettiva, ma a sfavore della stessa sopravvivenza della collettività umana sarda come da otto millenni a questa parte è arrivata, bene o male, fin qui.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la politica in Sardegna</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2025/07/04/cose-la-politica-in-sardegna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 11:03:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non esistono studi storici e sociologici sulla politica in Sardegna, sul suo funzionamento nel tempo, sui suoi meccanismi, sul suo impatto nella realtà sarda. Di politica dunque si parla molto ma perlopiù sulla base di percezioni parziali, di fatti di cronaca sempre contingenti, di interessi di parte o di posizioni ideologiche. Ed è una notte...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Cos&#039;è la politica in Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/07/04/cose-la-politica-in-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="393" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-700x393.jpg" alt="" class="wp-image-6090" style="width:612px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-700x393.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-640x359.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-768x431.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-800x449.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine.jpg 1024w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h4 class="wp-block-heading"><em>Non esistono studi storici e sociologici sulla politica in Sardegna, sul suo funzionamento nel tempo, sui suoi meccanismi, sul suo impatto nella realtà sarda. Di politica dunque si parla molto ma perlopiù sulla base di percezioni parziali, di fatti di cronaca sempre contingenti, di interessi di parte o di posizioni ideologiche. Ed è una notte in cui tutte le vacche sono nere.</em></h4>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure non è un tema secondario. Sarebbe estremamente utile capire come si è sviluppata la politica in epoca contemporanea, almeno dal passaggio tra Sette e Ottocento in poi, fino a oggi. Non solo e non tanto nelle sue scelte di governo o legislative, nell&#8217;azione pubblica dei partiti e delle organizzazioni, ma anche al suo interno, nei meccanismi di selezione del personale, nelle tecniche di accaparramento del consenso, nei legami con i vari gruppi sociali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella produzione storiografica esistente si reperiscono spunti, indizi, elementi di ragionamento, ma occorrerebbero ricerche e studi specifici, a tappeto, spulciando documenti interni delle organizzazioni, comunicati e propaganda, testimonianze della militanza, rapporti di polizia e fonti d&#8217;archivio varie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non sarebbe nemmeno male riuscire a confrontare in modo serrato le posizioni teoriche e ideali con i risultati conseguiti o non conseguiti. Senza dimenticare la questione centrale della relazione tra la politica sarda e quella italiana, le sue dipendenze, i suoi compromessi e i suoi tradimenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quello che posso osservare, in generale, è che la politica, in Sardegna, è una sorta di corpo estraneo rispetto alla collettività umana che abita l&#8217;isola. Chi fa politica si sente un corpo separato, chi la subisce la percepisce allo stesso modo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c&#8217;è una compenetrazione organica, bidirezionale, dinamica tra società civile e società politica. C&#8217;è invece una sorta di sistema che sa molto di feudale, in cui contano i rapporti diretti e personali, le fedeltà, la capacità di catturare consenso in qualsiasi modo, la furbizia di non scontentare i più potenti e di sfruttare chi ha meno potere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per la cittadinanza comune la politica non è una funzione necessaria e consustanziale alla democrazia. In Sardegna non abbiamo mai maturato una vera democrazia, al di là delle forme e di qualche libertà concessa dall&#8217;alto e spesso alquanto astratta. Dunque non esiste nella nostra società civile, nel senso comune delle persone, alcun reale istinto democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Della politica si diffida e la si teme. Se proprio ci si deve avere a che fare, si cerca di ottenerne favori e vantaggi. Fenomeno che viene alimentato ad arte dalla politica stessa, per la propria sopravvivenza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi fa politica attiva in Sardegna, la fa per garantirsi vantaggi personali o familiari e per proteggersi da eventuali attenzioni della giustizia (come sosteneva già Francesco Pais Serra nella sua relazione al Governo del 1896). È un esercizio di conquista del potere e del suo mantenimento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Potere che può essere anche relativo, non troppo visibile. Un posto fisso per qualche legislatura in consiglio regionale è un obiettivo ottimale per la stragrande maggioranza del personale politico dei partiti più forti. C&#8217;è anche ci preferisce ruoli di sottogoverno, direzione o presidenza di qualche ente pubblico o para-pubblico, magari dove si maneggia qualche soldino. Le ambizioni non vanno molto oltre questo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Discorso in parte diverso per le componenti antagoniste, &#8220;anti-sistema&#8221;, autonome e per quelle indipendentiste. In quest&#8217;ultimo caso non senza distinguo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Esiste tanta politica, in Sardegna, fuori dal Palazzo, ed esistono e sono radicate e diffuse aspettative e propensioni ideali legittime e persino nobili, che però non trovano alcuna trasposizione concreta a livello elettorale, sia locale sia generale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le poche indagini demoscopiche disponibili (parlare di ricerche sociologiche e indagini conoscitive è troppo) segnalano che una fetta consistente e probabilmente maggioritaria della cittadinanza è favorevole a una forte autonomia o addirittura a una piena indipendenza della Sardegna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così come i processi di identificazione indagati sembrano indicare un senso di appartenenza magari confuso e non sempre risolto, ma molto diffuso e radicato. Il che del resto è riconosciuto pressoché universalmente anche dal senso comune, soprattutto delle persone non sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto questo, però, non si è mai tradotto, se non saltuariamente e a fatica, in termini propriamente politici. Fenomeno che ha facilitato l&#8217;emarginazione mediatica dell&#8217;indipendentismo per molti decenni e in larga misura ancora oggi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel dibattito pubblico, l&#8217;indipendentismo e i tentativi di costruire percorsi politici alternativi alle filiali sarde delle organizzazioni italiane sono sempre stati liquidati (mistificando la realtà) come i &#8220;partiti dello zerovirgola&#8221;, rimossi dallo scenario in virtù di un consenso giudicato minimale e marginale e come tale non rappresentativo di alcuna vera pulsione collettiva.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel confondere i risultati elettorali con la diffusione di idee e aspirazioni c&#8217;è della mala fede. Ma naturalmente c&#8217;è anche un elemento di verità: esiste una certa debolezza elettorale &#8211; ossia nella raccolta del consenso &#8211; delle organizzazioni indipendentiste e anti-sistema.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando da questo variegato ambito di militanza qualcuno ha scelto di accasarsi presso le forze politiche dominanti, in qualche caso ha ottenuto vantaggi per sé, ma 1) non ha mai cambiato di una virgola l&#8217;inerzia politica sarda e 2) ha procurato un danno oggettivo e a volte di notevoli proporzioni a tutto il movimento che pretendeva di rappresentare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche le forze che sono rimaste esenti da compromissioni e opportunismi, tuttavia, hanno accumulato negli anni errori e fraintendimenti, per di più reiterati. Lo si è visto in modo molto evidente in occasione della campagna elettorale del 2014. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ostilità di una parte cospicua dell&#8217;indipendentismo verso la candidatura di Michela Murgia, prima, durante e dopo la campagna, al di là delle cose che Sardegna Possibile avrebbe potuto fare meglio, attesta una radicale incomprensione del momento politico, delle priorità e dello stesso risultato conseguito (per approfondire, sia pure da un punto di vista non neutrale, rimando al <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/02/uscita-libro-nuovo-e-prime-presentazioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mio libro</a> in proposito).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una certa propensione ai principi astratti e alle parole, ai bei discorsi, ha sempre condizionato l&#8217;indipendentismo sardo. Che ha sempre preferito una malintesa coerenza, spesso solo lessicale, all&#8217;azione politica sul terreno, a contatto con tutte le contraddizioni e l&#8217;eterogeneità della realtà sociale e culturale isolana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ha avuto il suo peso anche una certa postura leninista, in base alla quale l&#8217;indipendentismo si è perlopiù visto come un&#8217;avanguardia illuminata che avrebbe dovuto guidare il popolo imbelle verso la libertà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa scelta dei temi e degli ambiti a cui dedicare le proprie attenzioni ha spesso tradito una certa lontananza teorica e pragmatica dai bisogni e dalle aspettative concrete delle nostre comunità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inoltre, ha avuto un peso notevole, nella rincorsa vana al consenso elettorale, il mancato radicamento locale, l&#8217;azione diretta e situata delle organizzazioni o dei gruppi informali prima di tutto nelle proprie comunità di appartenenza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi si segnala una vaga attenzione all&#8217;intersezionalità, diffusa nell&#8217;ambiente della militanza culturale di ispirazione indipendentista ma pochissimo praticata e ancor meno amata &#8211; per varie ragioni &#8211; dalle poche sigle strettamente politiche ancora operanti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutti problemi ed errori di cui si è già parlato (almeno qui), ma che non hanno mai costituito temi di seria analisi dentro le organizzazioni e nell&#8217;ambiente indipendentista in generale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va però precisato, secondo me, che la debolezza dell&#8217;indipendentismo e delle forze esterne al gioco truccato dei partiti coloniali (non dobbiamo vergognarci a definirli così) non dipende solo dai loro errori, ma anche appunto dalla forma che ha assunto nei decenni la politica nell&#8217;isola, dalle sue modalità, dalla percezione che ne ha la cittadinanza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E qui torniamo al discorso iniziale. In una collettività umana, formalmente organizzata in un ordinamento democratico, dove però di democrazia reale ce n&#8217;è stata sempre poca, è difficilissimo conquistare consenso ponendosi come alternativa virtuosa, sulla base di ipotetici buoni proponimenti, a un sistema che vive invece solo grazie al suo potere di ricatto, al clientelismo, alla relazione privilegiata con centri di potere e di interesse molto forti e tipicamente esterni all&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pochissime persone, anche politicizzate, in Sardegna associano alla politica capacità decisionali virtuose e orizzonti strategici seri. La separatezza tra politica e vita reale si fa sentire anche in chi la politica la fa, sia dal lato dell&#8217;ordine dominante sia da quello di chi vi si oppone. È difficile superarla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La distanza tra aspirazioni ideali e rassegnata accettazione dell&#8217;esistente è assunta come naturale, ordinaria, non superabile. Non c&#8217;è idea o principio che bastino a convincere un numero cospicuo di persone adulte e dotate di diritto di voto a spendersi per promuovere una candidatura politica che quei principi e quelle idee rispecchino e si impegnino a realizzare. Non ci crede pressoché nessuno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il disincanto è profondamente radicato. Non ci si aspetta nulla, dalla politica, se non quel poco che la politica sarda, nei decenni, ha dimostrato di poter dare: favori, elargizioni, pasticci più o meno grandi, cedimenti dolorosi e asservimenti di vario tipo a corposi interessi dello Stato centrale o di grosse entità private.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo trentennio abbondante post Guerra fredda abbiamo assistito a un declino costante, non omogeneo ma dall&#8217;andamento generale chiaro, di tutti gli aspetti della vita associata, a cominciare appunto da quello politico. Negli ultimi vent&#8217;anni, a parte il primo, illusorio biennio della giunta Soru, a ogni elezione abbiamo sentito la promessa, a parti invertite, di fare meglio dei predecessori da parte di chi di volta in volta ha prevalso; salvo poi, a conti fatti, constatare che si era trattato della &#8220;peggiore giunta regionale di sempre&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È successo con Cappellacci, è successo con Pigliaru, è successo con Solinas e oggi sta succedendo con Todde. La cosa sorprendente è che anche persone avvertite e non necessariamente compromesse col potere sono cascate più di una volta nella stessa trappola. Com&#8217;era il detto sull&#8217;asino sardo? Forse bisognerebbe aggiornarlo. In peggio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La lamentela secondo cui si va a votare &#8220;turandosi il naso&#8221;, in mancanza di alternative credibili, lascia il tempo che trova. E non va dimenticato che siamo in piena vigenza di una delle normative elettorali meno democratiche dell&#8217;intero mondo &#8220;occidentale&#8221;. Problema che la politica di Palazzo non ha alcuna intenzione di risolvere, al di là delle dichiarazioni retoriche e dei diversivi. Perché per essa, appunto, <em>non è un problema</em>.*</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, è molto difficile parlare di politica sarda fuori dalla cronaca e dai giochi di parte. Sia perché ci mancano studi e approfondimenti adeguati, in vari ambiti disciplinari (a parte i meritori lavori del politologo Carlo Pala e pochissimo altro), sia perché ormai l&#8217;idea stessa di politica radicata nella nostra collettività è così ristretta e desolante che alla maggior parte delle persone risulta indigesta la sola parola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La rimozione sistematica, dal dibattito intellettuale, dalla produzione culturale e dall&#8217;agenda istituzionale, del nodo decisivo della nostra subalternità e della dipendenza forzata dallo Stato italiano è al contempo una causa profonda dei nostri mali e un motivo di inquinamento della stessa politica.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">* Sono in corso due iniziative &#8211; dal basso, come si dice &#8211; per proporre al Consiglio regionale una riforma complessiva, in ottica proporzionalista, della normativa elettorale. Nonostante un consenso diffuso per queste iniziative, e a dispetto di una proposta di revisione &#8211; minimale, ma già migliorativa &#8211; avanzata da una componente della stessa maggioranza consiliare, la giunta Todde preferisce spendere denaro pubblico (si parla di 300mila euro) per chiedere una consulenza a esperti esterni circa una possibile riforma elettorale. Dilazionando la faccenda in un triennio, ossia fino a fine legislatura. Come si può definire, in linguaggio corrente, un&#8217;operazione del genere? Fate voi.</p>
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		<title>L&#8217;epoca delle crisi e il destino della Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 13:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Todde]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio regionale sardo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Die de sa Sardigna 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo si sta avviando verso un&#8217;epoca di conflitto generalizzato, in cui si impongono i peggiori istinti della nostra specie. La Vecchia Europa, orgogliosa e ottusa, rischia seriamente di subire una sorte catastrofica, in tale scenario. La nostra cara isola, colonia oltremarina dello stato italiano, arriva totalmente impreparata e priva di risorse a quest&#8217;appuntamento storico....</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="992" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-700x992.jpg" alt="" class="wp-image-6023" style="width:518px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-700x992.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-339x480.jpg 339w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-768x1088.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-1084x1536.jpg 1084w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-640x907.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-800x1134.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1.jpg 1445w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Il mondo si sta avviando verso un&#8217;epoca di conflitto generalizzato, in cui si impongono i peggiori istinti della nostra specie. La Vecchia Europa, orgogliosa e ottusa, rischia seriamente di subire una sorte catastrofica, in tale scenario. La nostra cara isola, colonia oltremarina dello stato italiano, arriva totalmente impreparata e priva di risorse a quest&#8217;appuntamento storico. </em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per capire il guaio in cui ci troviamo occorre esaminare due fattori decisivi: lo scenario internazionale e la qualità della politica sarda. Non sono gli unici elementi che entrano in gioco, naturalmente, ma hanno una rilevanza indubitabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dello scenario internazionale e europeo in particolare ho già scritto qualcosa. In sintesi, mi pare evidente che siamo già qualche passo dentro un periodo di conflitti su piccola, media e vasta scala e una deriva reazionaria generalizzata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quest&#8217;ultima è animata in Europa da due posizioni principali: <br /><br />&#8211; quella apertamente oscurantista e nazionalista, spalleggiata (e finanziata) dal regime putiniano, che dunque ne riceve a sua volta sostegno e spazio per la propria propaganda; una posizione vicina alle narrative e agli obiettivi di Trump e soci, ammiccante verso tutti i governi o le forze politiche di destra del mondo, ostile verso qualsiasi forma di tutela delle diversità e delle minoranze, ossessionata da miti suprematisti e da pulsioni autoritarie; in poche parole, un nuovo fascismo globale;<br /><br />&#8211; quella elitaria, oligarchica, anti-popolare, affarista, liberale per quanto riguarda i movimenti dei capitali e le possibilità di saccheggio e sfruttamento, a tratti per ciò che riguarda alcuni diritti di cittadinanza, ma pervicacemente nemica di ogni possibile alternativa politica e socio-culturale di stampo democratico, confederale, socialista, ambientalista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vale a poco rispondere che per decenni abbiamo subito le interferenze e l&#8217;egemonia politico-militare targata USA, quindi è giusto contrastarla con tutti i mezzi. È un discorso inaccettabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nell&#8217;attuale scenario europeo diverse propagande, forti e con aspirazioni egemoniche, solo apparentemente contrapposte, giocano sulla paura diffusa e sulle divisioni sociali e culturali artatamente alimentate per contendersi la supremazia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I mezzi a disposizione sono cospicui e vanno dalla disinformazione classica alle tecniche di controllo basate sul <a href="https://psicologa-chieri.it/la-teoria-del-doppio-legame/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >doppio legame</a> e altre forme di manipolazione collettiva. Durante la pandemia di covid-19 ne abbiamo avuto alcune dimostrazioni fattuali, specie in Italia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso dibattito europeo sul riarmo è una messa in scena in cui queste due anime si scontrano solo retoricamente, assumendo pose diverse che però conducono sempre a un restringimento dei presidi democratici, a uno svuotamento dei diritti di cittadinanza, a un&#8217;esclusione delle popolazioni europee da qualsiasi forma di controllo diffuso sul potere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il resto del mondo, fuori dall&#8217;Europa, non è che vada molto meglio. Il conflitto tra India e Pakistan è solo l&#8217;ennesimo episodio di una tendenza al suicidio collettivo della nostra specie. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, le varie élite dominanti contano di salvare se stesse e di mantenere in piedi un sistema che ne garantisca lo status e la riproduzione. Ma sappiamo bene &#8211; dovremo sapere &#8211; che questo genere di calcoli ha sempre prodotto disastri, stragi e devastazioni su larga scala. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo momento storico, non abbiamo più grandi spazi di manovra. Il pianeta è in sofferenza, siamo troppi e la resilienza dell&#8217;ecosistema è messa a durissima prova.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non possiamo contare su saldi principi di riferimento teorico e morale di stampo laico, aperto, lungimirante, condivisi dalle classi dirigenti e da una parte significativa delle popolazioni umane. È sempre meno contemplata l&#8217;accettazione della diversità. È guardato con sospetto o con ostilità il diritto all&#8217;autodeterminazione delle persone, dei gruppi sociali e delle diverse comunità umane. Sempre più legittimato il ricorso alla guerra e alla sopraffazione violenta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La debolezza della politica, nelle democrazie di tipo europeo, prodotta da anni di lavorio profondo delle classi dominanti, comincia a presentare il conto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Siamo travolti da scelte che non abbiamo né vagliato accuratamente né tanto meno assunto consapevolmente, ma non sappiamo nemmeno bene con chi prendercela. In questo stato confusionale generalizzato -non casuale beninteso &#8211; agiscono la disinformazione e la manipolazione di massa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La maggioranza delle persone pensa di sapere cosa stia succedendo o è propensa a credere alle spiegazioni che le vengono fornite, specie se facili da capire e da ripetere meccanicamente. Per il resto, basta anche poco a distrarci: un po&#8217; di consumismo, qualche diversivo, infotainment e gossip a volontà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È la situazione ideale per un disastro epocale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo scenario, come se la cava la Sardegna? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Più che dilungarmi in una disamina articolata e argomentata, credo che basti fornire pochi esempi di cosa sia la politica sarda oggi, per dare un&#8217;idea sufficientemente compiuta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è la celebrazione in Consiglio regionale di <em>Sa Die de sa Sardigna</em>, il 28 aprile scorso. Una circostanza dai tratti surreali e per molti versi talmente cialtronesca da essere assurda. Non ne ho scritto prima, perché ho faticato a superare il puro e semplice sdegno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non servono tante parole, basta guardare il <a href="https://consregsardegna.synedrio.eu/vod/680f42ac04521f23060a6650" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >video completo</a> della seduta. Dal discorso del presidente del consiglio Piero Comandini, all&#8217;intervento alquanto incongruo del comico Alessandro Pili (presentato come &#8220;studioso&#8221;), all&#8217;esecuzione dell&#8217;inno &#8220;di Mameli&#8221; e del <em>Va Pensiero</em> verdiano passando per l&#8217;<em>Inno alla gioia</em> beethoveniano (inno dell&#8217;UE), fino all&#8217;orazione della presidente Todde, è un susseguirsi di gaffe, <em><a href="https://spiegato.com/cose-un-non-sequitur" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >non sequitur</a></em>, parole sconclusionate, mistificazioni storiche e/o politiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La ricorrenza del 28 aprile da quelle parti è sempre indigesta. L&#8217;istinto di conservazione suggerisce al nostro personale politico di temerla e, fin dove possibile, neutralizzarla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non possono snobbarla con troppa disinvoltura, come fatto a lungo in passato, perché negli ultimi anni qualcuno (in specie <a href="https://assembleasarda.org/sa-die/programma-sa-die-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Assemblea Natzionale Sarda</a>) sta facendo in modo di mantenere vivo l&#8217;interesse in proposito e alimentare la conoscenza e la partecipazione popolare. Pertanto preferiscono simulare una adesione ideale ed emotiva, che non esiste, ma badando bene di inquinare i significati della giornata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se almeno avessimo un ceto medio riflessivo e un ceto intellettuale all&#8217;altezza della situazione, avremmo avuto qualche contrappeso a tanta meschinità. Ma non ne disponiamo. L&#8217;ambito di studi storici, sempre così attento a fare le pulci al presunto uso politico della storia in termini di riscatto collettivo e di rivendicazioni di autodeterminazione, non ha avuto alcunché da ridire sulle forzature e sulle mistificazioni andate in scena nella massima assemblea politica sarda. Non è la prima volta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, sul senso di <em>Sa Die</em> e sul periodo rivoluzionario, nella narrazione storiografica sarda (in quella italiana non ce n&#8217;è traccia; in quella internazionale, meno che mai) vanno ancora per la maggiore <a href="https://www.sindipendente.com/blog/pregiudizi-e-luoghi-comuni-sulla-rivoluzione-sarda-e-sa-die-de-sa-sardigna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >letture sminuenti e a volte denigratorie</a>, a dispetto dei documenti e delle fonti, nonché di qualsiasi corretta contestualizzazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro esempio riguarda una vicenda di questi giorni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È in corso in Sardegna, come ogni anno, una <a href="https://www.focusweek.it/joint-stars-2025-ultimi-preparativi-per-la-piu-grande-esercitazione-interforze-della-difesa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >grande esercitazione militare</a>, la Joint Stars 2025, con conseguenti disagi, sottrazione di territorio e inquinamento. Tutte cose risapute, che però passano alquanto sotto silenzio, con la complicità della politica sarda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nell&#8217;occasione, il Ministero della Difesa, in collaborazione con alcune aziende produttrici di armamenti, compresa la RWM (quella che ha uno stabilimento a Domusnovas), ha coinvolto alcuni media, le istituzioni, le scuole e la sanità pubblica sarde in un <a href="https://www.reportdifesa.it/forza-armate-alla-joint-stars-2025-in-sardegna-tante-iniziative-benefiche-sportive-e-di-inclusione-sociale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >evento propagandistico</a> riverniciato di attività caritatevoli e buoni sentimenti, prevalentemente rivolti all&#8217;infanzia, in perfetto stile paternalista/coloniale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto, già discutibile in sé, ha assunto connotati ancora più gravi per via del patrocinio dato sia dal <a href="https://www.comune.cagliari.it/portale/page/it/joint_stars_for_charity_quando_militari_istituzioni_aziende_e_associazioni_lavorano_insieme_per_un_progetto_comune?contentId=NVT216413" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Comune di Cagliari</a> sia dalla Regione Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Benché i mass media e le stesse istituzioni coinvolte abbiano presentato la cosa in modo favorevole o persino entusiasta, le <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2025/05/02/polemiche-su-manifestazione-benefica-in-occasione-di-joint-stars_cf7edc88-64bd-4c56-8c55-3fb256234069.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >reazioni indignate</a> si sono presto moltiplicate. Addirittura è stata messa su una raccolta di firme per contestare tale scelta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dapprima le istituzioni coinvolte e le forze politiche che le occupano hanno fatto finta di nulla. Poi, col crescere delle contestazioni, hanno cominciato a sminuire la portata della faccenda, salvo infine cominciare a svincolarsi alla spicciolata, con tentativi maldestri e distinguo ipocriti che non fanno che aggravarne la posizione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pezzi delle maggioranze che governano sia la città sia la Regione hanno retoricamente preso le distanze della manifestazione, ma non risulta che il patrocinio sia stato tolto. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="686" height="591" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine.png" alt="" class="wp-image-6017" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine.png 686w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-557x480.png 557w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-640x551.png 640w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /><figcaption class="wp-element-caption">Inizio del post Facebook con cui Sinistra Futura &#8220;prende le distanze&#8221; dalla manifestazione, ma senza chiedere di eliminare il patrocinio alla maggioranza di cui fa parte.</figcaption></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;operazione di per sé, come detto, era già disgustosa. Non rendersene conto ma anzi avallarla e promuoverla è un peccato imperdonabile, che solo l&#8217;assuefazione al peggio della cittadinanza sarda lascerà senza conseguenze concrete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;episodio esemplifica ancora una volta la subalternità patologica e la mediocrità della nostra politica, a vario livello. Come tale, va tenuto in debito conto e soppesato <a href="https://www.enricolobina.org/situ/war-washing-pulizia-della-guerra-delle-forze-armate-con-il-patrocinio-del-comune-di-cagliari-e-della-regione-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >in tutte le sue implicazioni</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non posso chiudere questa carrellata di esempi senza citare uno degli ultimi interventi pubblici della presidente della Regione Autonoma Sardegna, Alessandra Todde. Ecco il testo con cui ne ha riferito lei stessa su Facebook:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Questa sera ho partecipato, nella sede della Fondazione di Sardegna a Cagliari, alla presentazione del rapporto “Europa, molto più di un mercato” redatto da Enrico Letta. Un lavoro importante che ci invita a riflettere con lucidità e coraggio sul futuro dell’Unione, sulle sue fragilità, ma anche sulle sue straordinarie possibilità. <br />Nel mio intervento ho voluto ricordare che la Sardegna è, nel suo piccolo, un’immagine dell’Europa: un’isola con un isolamento strutturale ancora irrisolto, con aree interne che si spopolano e una transizione ecologica che stenta a decollare. La Sardegna è un frattale dell’Europa, una periferia che racchiude altre periferie. Ma è proprio da queste fragilità che può nascere una forza nuova. Riconoscerlo significa costruire risposte più eque e più intelligenti. <br />In questa fase storica, l’Europa rischia di essere percepita come distante, in affanno, scollegata dai bisogni reali delle persone. Ma non possiamo permetterci che l’Unione imploda sotto il peso dei nazionalismi e della sfiducia. Serve un rilancio politico, non solo economico. E serve una maggiore presenza dei territori nei processi decisionali. <br />E nel rapporto Letta vengono proposte soluzioni concrete, come la creazione del 28° Stato, uno Stato virtuale che offre opportunità per startup e piccole e medie imprese, grazie a una burocrazia semplificata. Oppure il lavoro sulla cosiddetta &#8220;quinta libertà&#8221;, la libertà alla conoscenza, che apre la strada a investimenti condivisi nelle tecnologie europee. <br />Come Regione, stiamo lavorando su tre direttrici: rafforzare la programmazione unitaria, potenziare la macchina amministrativa e sostenere una governance partecipata con gli enti locali. <br />Ho concluso il mio intervento con un appello, la Sardegna deve essere protagonista nei luoghi dove si decide il futuro dell’Europa. Solo così potremo contribuire davvero alla costruzione di un’Unione che sia molto più di un mercato: un progetto culturale e politico fondato sulla giustizia, sull’uguaglianza e sulla pace. <br />In questo, il pensiero di Antonio Gramsci ci offre ancora oggi una bussola: combattere l’egemonia, proporre alternative credibili, costruire una nuova narrazione collettiva. È il modo più potente per difendere la libertà e garantire uno sviluppo duraturo e condiviso. <br />Ringrazio Enrico Letta per il confronto, e con lui Giacomo Spissu, Francesco Pigliaru, Carla Bassu, Maurizio De Pascale e Giuseppe Meloni, per gli spunti offerti. <br />A pochi giorni dalla Giornata dell’Europa, portiamo avanti l’ambizione di renderla più giusta, più coesa, più vicina ai cittadini. Anche partendo dalla nostra isola.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che dire? Su tutto, la solita visione auto-colonizzata della Sardegna, fonte di fraintendimenti esiziali. Poi, ancora: confusione dei piani, scarsissima aderenza alla realtà sarda, contraddizioni, la citazione di Antonio Gramsci buttata lì a caso, retorica europeista superficiale e a tratti ambigua, pose da &#8220;anti-sistema&#8221; del tutto fuori luogo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si dirà: va bene, è solo un post su Facebook e si tratta di comunicazione pubblica alla buona, niente di così fondamentale. E tuttavia non è la prima volta che le sue dichiarazioni mi appaiono sconcertanti. Sarei curioso di capire se è tutta farina del suo sacco o se si sta affidando a gente senza arte né parte. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, stiamo parlando della massima carica istituzionale sarda, per altro coinvolta in partite complesse (come i vari contenziosi con il Governo) e a tratti opache (come quella della sua possibile decadenza dalla carica).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È disarmante la bassa qualità espressa da lei e dall&#8217;intera politica sarda in questo momento storico. Gli episodi qui elencati non sono altro che amare conferme. Se commisuriamo tale bassa qualità al contesto generale in cui siamo coinvolti è spontaneo concluderne che siamo davvero nei guai. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per provare a uscirne sono indispensabili almeno un paio di cose. Una è lavorare a un allargamento della rappresentanza politica nelle istituzioni, a livello di Regione (dato che sul livello statale non possiamo minimamente incidere) ed europeo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La questione è complessa, ma non è eludibile. Da un lato la battaglia per la riforma della legge elettorale regionale in termini più rispettosi del pluralismo politico e delle rappresentanze territoriali. Da un altro, quella per ottenere finalmente un collegio elettorale europeo sardo (distaccandoci dalla Sicilia).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La democrazia non si riduce solo al diritto di voto e di rappresentanza, ma senza di essi non si può parlare di democrazia. In Sardegna ne siamo privati, oltre al fatto di scontare decenni di relazione asimmetrica con tratti coloniali rispetto allo Stato italiano, con tutte le conseguenze che ne derivano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le battaglie di indole giuridico-istituzionale non vanno disgiunte da un risveglio civile diffuso e da nuove modalità di partecipazione attiva della cittadinanza alla cosa pubblica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le mobilitazioni contro l&#8217;assalto speculativo energetico degli scorsi anni o quelle sulla sanità pubblica sono esempi di come un movimento popolare informato e solido possa crescere e diventare attore nello scenario politico, pur senza alcun appoggio dai partiti che dominano la scena e senza rappresentanza nelle istituzioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quel che conta non sono solo né tanto gli obiettivi specifici (che ne so, l&#8217;approvazione della proposta di legge Pratobello24), quanto le modalità di partecipazione messe in campo e il coinvolgimento di larghe fasce di popolazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un patrimonio che non va disperso, bensì rilanciato. Le contrapposizioni personali, i dissensi su aspetti particolari e spesso marginali, i personalismi, i campanilismi e tutte le altre forme di disarticolazione tipiche di questo genere di movimenti vanno minimizzate. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, la mancanza di forze politiche organizzate e radicate a sostegno delle battaglie civiche in corso si fa sentire. Ma è anche vero che non siamo più nel secondo dopoguerra e bisogna cercare forme di attivismo adeguate alla nostra contemporaneità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di sicuro non possiamo perdere tempo in diatribe sciocche o in diversivi. La situazione è molto grave e la debolezza politica della Sardegna, priva di voce, di credito e di forza in tutte le partite strategiche che la riguardano, in questa fase storica è più pericolosa che mai.</p>
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		<title>Strappare il velo delle narrazioni egemoniche per orientarsi nell&#8217;oscurità incombente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 18:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il contesto internazionale e le dinamiche sociali in corso vengono raccontate dai media, tutti i media, in modo prevalentemente parziale e distorto. Il dibattito pubblico ne è pesantemente condizionato. Perdiamo di vista le questioni di fondo e la cruda realtà minaccia di travolgerci senza che siamo preparati a quello che ci aspetta. Se facciamo caso...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/03/11/strappare-il-velo-delle-narrazioni-egemoniche-per-orientarsi-nelloscurita-incombente/">Strappare il velo delle narrazioni egemoniche per orientarsi nell&#8217;oscurità incombente</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Strappare il velo delle narrazioni egemoniche per orientarsi nell&#039;oscurità incombente' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/03/11/strappare-il-velo-delle-narrazioni-egemoniche-per-orientarsi-nelloscurita-incombente/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="wp-block-heading"><em>Il contesto internazionale e le dinamiche sociali in corso vengono raccontate dai media, tutti i media, in modo prevalentemente parziale e distorto. Il dibattito pubblico ne è pesantemente condizionato. Perdiamo di vista le questioni di  fondo e la cruda realtà minaccia di travolgerci senza che siamo preparati a quello che ci aspetta.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se facciamo caso alle modalità con cui si svolge la diffusione delle informazioni e il conseguente dibattito &#8211; specialmente sui social, ma non solo &#8211; è facile constatare come prevalgano orientamenti e cornici interpretative imposti in modo egemonico e interiorizzati meccanicamente dai più, senza alcun distacco critico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è colpa delle singole persone. Da anni siamo in balia di un meccanismo perverso in cui si combinano il sistematico depotenziamento delle agenzie formative di base (scuola in primis) e la forza condizionante dei nuovi media.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La manipolazione dell&#8217;informazione e delle dinamiche politiche, anche nelle democrazie apparentemente più consolidate, c&#8217;è sempre stata. In un paese fragile e mal assemblato come l&#8217;Italia è una caratteristica pressoché strutturale. Per molto tempo, dalla seconda guerra mondiale in poi, è stata la politica estera USA a condizionare il sistema politico italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli stessi social media sono sembrati per un po&#8217; di tempo l&#8217;ennesimo strumento di manipolazione di massa nelle mani di una parte dell&#8217;élite sociale ed economica statunitense, salvo poi diventare, con sorpresa di molti, un asset gestito con disinvoltura dalla Cina e dalla Federazione russa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inevitabilmente, quel che veniva accettato e persino giustificato o comunque passato sotto silenzio riguardo l&#8217;egemonia USA sulle democrazie europee fa scandalo oggi se fatto dalle controparti geo-politiche. Il che è comprensibile, ma non deve nemmeno farci cadere dal pero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La disinformazione diffusa e la disabitudine alla democrazia realmente agita (che non significa andare a votare ogni tot anni né avere accesso alle discussioni sui social media) presentano il conto oggi, in una fase storica in cui, mentre litighiamo sui diversivi propinatici da chi gestisce l&#8217;<em>agenda setting</em>, succedono cose che sfuggono alla nostra percezione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da tempo sospetto che la vera posta in gioco sia realizzare o impedire l&#8217;ulteriore consolidamento dei regimi politici democratici in un senso più profondo e magari più diffuso, declinato secondo modalità diverse a seconda dei contesti culturali e storici. In larga misura un simile trapasso epocale consisterebbe nel superamento dell&#8217;ordine capitalista, consumista e colonialista che ha caratterizzato l&#8217;epoca contemporanea a livello globale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In altre parole, le varie élite dominanti in Europa, negli USA, in Russia, in Cina e altrove nel mondo hanno come scopo primario la gestione oligarchica e padronale della transizione storica in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se superamento del tardo-capitalismo sarà, avverrà in termini conservatori, sotto stretto controllo dei gruppi sociali dominanti e a discapito di qualsiasi pulsione o istanza democratica e popolare. Nessuna forma di socialismo, o di eco-socialismo, o persino di social-democrazia in stile europeo post seconda guerra mondiale, nonché altre possibili declinazioni ancora più avanzate, saranno consentite.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La saldatura possibile tra le istanze sociali e quelle ambientaliste, con lo sfondo allarmante dei mutamenti climatici e della devastazione dell&#8217;ecosistema, è vissuta come una minaccia esiziale dai gruppi dominanti, a dispetto delle loro divisioni interne e dei loro contrastanti interessi strategici. Anche nella civile e democratica Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non per l&#8217;oggettivo pericolo che corre la civiltà umana, alle prese con una crisi multipla e generalizzata, ma perché essi non tollerano che la si affronti mettendo in discussione la loro supremazia e i loro interessi consolidati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Motivo per cui alla Russia di Putin non piace che sui suoi confini si sviluppino democrazie mature e dinamiche socio-culturali progressive (come rischiava di essere l&#8217;Ucraina) e ai vertici degli stati europei nonché a quelli dell&#8217;UE non passa nemmeno per l&#8217;anticamera del cervello, a dispetto di certa retorica auto-consolatoria, di intervenire nelle situazione con forme di rilancio democratico e di consolidamento dei diritti, della solidarietà internazionale, dell&#8217;autodeterminazione dei popoli e della pace.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, e questo va puntualizzato e tenuto ben presente, la tendenza al momento vincente è l&#8217;egemonia culturale del fascismo globale, nelle sue varie facce e incarnazioni. La parte concorrente, ossia quella elitaria, conservatrice e liberista, contenderà il campo ai fascismi solo se non avvertirà una minaccia, diciamo così, da sinistra e in ogni caso lo farà con modalità autoritarie forti, se non violente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa retorica del riarmo europeo non ha nulla a che fare con pretese minacce esterne. La Russia, una volta imposta la sua egemonia sui suoi confini e sulla sua sfera di interesse imperiale, non andrà certo oltre. D&#8217;altra parte, già oggi è un passo avanti nella guerra informale e informatica contro l&#8217;Occidente. Su questo terreno, sta vincendo a mani basse.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo è altamente ottuso, anche nelle forze dichiaratamente alternative al &#8220;sistema&#8221; (espressione che rischia di non significare più nulla), seguitare ad aderire agli schemi interpretativi egemonicamente imposti, limitandosi a fare il tifo per una o l&#8217;altra delle &#8220;squadre&#8221; in campo, nella finzione di una contesa che invece, nei suoi tratti concreti e decisivi, si gioca su tutt&#8217;altro piano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le classi dirigenti europee si stanno preparando a contrastare possibili dissensi di massa e movimenti popolari non gestibili tramite diversivi e manipolazioni culturali. D&#8217;altra parte, hanno una pesantissima responsabilità nel successo del fascismo montante. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sui margini dell&#8217;Occidente e del Vecchio continente i rischi che questa tendenza implica sono ancora più grandi, dato che queste aree del &#8220;primo mondo&#8221; (come si definiva un tempo) sono state e sono ancora in qualche modo sottoposte a un pesantissimo colonialismo interno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se si osservano da vicino le zone marginali e impoverite degli USA e dell&#8217;Europa, è facile intravvedere dinamiche e fenomeni socio-culturali che si somigliano molto. Tanto per fare un esempio letterario, leggendo da poco il bel romanzo di Barbara Kingsolver <em><a href="https://neripozza.it/libro/9788854528437" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Demon Copperhead</a></em>, mi hanno colpito molto le pagine in cui si descrive la relazione asimmetrica tra centro e margini, tra la parte civile, moderna e urbana degli USA e le aree decentrate, poco urbanizzate e decadenti del paese. Interi passaggi potrebbero essere riferiti alla Sardegna, con pochissimi adattamenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma lo stesso discorso vale per altri margini europei e italiani. L&#8217;Italia è di per sé un margine, un paese arretrato, vecchio, in declino da decenni. Ma ha anche una sua rilevanza strategica e un&#8217;economia non ancora devastata. È un luogo ideale per esperimenti politici. Da tempo. Spesso sono i margini di questo margine a subire le peggiori conseguenze. La Sardegna è appunto uno di questi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cosa ne sarà di noi in questi tempi di corsa agli armamenti e di <a href="https://www.cronachenuoresi.it/2025/03/06/nuoro-la-brigata-sassari-in-mostra-un-esempio-di-coraggio-video/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >militarismo imperante</a> è difficile dirlo, ma è alta la probabilità di conseguenze spiacevoli. Ospitiamo già delle pesantissime servitù militari, niente lascia pensare che verranno presto dismesse solo perché così vorrebbe una parte cospicua dell&#8217;opinione pubblica sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Più in generale, nell&#8217;isola sarà ancora più difficile promuovere con successo un processo di democratizzazione e di emancipazione collettiva, a livello produttivo, sociale, culturale e politico. In questo senso, parteggiare per una delle destre in campo a livello internazionale, o farsene addirittura portavoce, come fa molta sinistra sarda, sulla scia di quella italiana, è un errore oggettivo e, in Sardegna, doppiamente grave.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisogna sottrarsi all&#8217;agenda stabilita dalle élite dominanti a tutte le latitudini e recuperare un orizzonte realmente alternativo, in termini teorici ma anche pragmatici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non basta nemmeno dichiararsi &#8220;né per Trump-Putin, né per von der Leyen&#8221;, finendo in realtà per appiattirsi comunque su una delle due parti presuntamente contrapposte. Prima era la NATO lo spauracchio usato per mettere fine a qualsiasi discussione. Oggi che questo spauracchio, improvvisamente, proprio a opera del suo maggiore azionista, viene relegato a un ruolo secondario, ci si arrampica sugli specchi per giustificare la propria simpatia per Putin e per lo stesso Trump (colui che &#8220;vuole la pace&#8221;, quindi benemerito).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le posizioni militariste e favorevoli all&#8217;industria delle armi promosse dai vertici europei e da diversi stati si devono e si possono contrastare da sinistra. Senza accettare le stupidaggini a-storiche e puramente propagandistiche che continuano a presentare l&#8217;Ucraina &#8211; fatta coincidere col suo presidente, o con la sua caricatura di comodo &#8211; come il &#8220;cattivo&#8221; della vicenda. E senza cedere alle ossessioni geo-politiche, che sono la morte di qualsiasi riflessione democratica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le forzature e le menzogne (la Russia spende per armi e forze armate di più di tutti i paesi dell&#8217;UE messi assieme? meglio <a href="https://www.sipri.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >verificare</a>) si contrastano con uno sforzo di verità, ma anche e soprattutto con elaborazioni forti, coraggiose, esposte nella sfera pubblica con argomenti convincenti, qualità narrativa adeguata e il giusto rispetto per l&#8217;intelligenza delle persone.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al momento non c&#8217;è nulla di tutto ciò. Fatti salvi, in ambito italiano, <a href="https://jacobinitalia.it/chi-combatte-al-posto-di-scurati/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >sporadici e isolati interventi di critica e smascheramento</a>. Sono necessari e spesso lucidi, ma non bastano a fare massa critica né a mobilitare forze culturali e sociali consistenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo terreno, per una serie di ragioni anche contingenti (ma la cui radice è profonda), oso dire che la Sardegna è messa meglio dell&#8217;Italia. A patto che il fermento sociale e politico in corso non venga sacrificato sull&#8217;altare dei settarismi, dei personalismi e della mera tattica elettoralistica. È una magra consolazione, da sottoporre comunque alla prova dei fatti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In definitiva, al momento straordinario va risposto in modo non ordinario. A tutti i livelli. Tenendo conto delle interconnessioni e della necessaria dose di solidarietà e di rispetto tra i popoli e le culture, fattore indispensabile a contrastare l&#8217;<a href="https://sardegnamondo.eu/2025/01/21/londata-nera-che-minaccia-il-mondo-e-la-sorte-della-colonia-sarda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">onda nera</a> incombente.</p>
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		<title>È finito il secondo dopoguerra e io non ho niente da mettermi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 14:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Mattarella]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Europa &#8211; i suoi governi &#8211; si fa trovare con le braghe calate dall&#8217;accelerazione storica in corso. Non inaspettata né imprevedibile. E nessuno, nel Vecchio continente (vecchio in più d&#8217;un senso), che dia l&#8217;idea di sapere cosa fare. Succede sempre. Si accumulano forze, energie, sollecitazioni (sociali, economiche, culturali) e sembra che tutto proceda come al...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="350" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-700x350.jpg" alt="" class="wp-image-5917" style="width:644px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-700x350.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-640x320.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-768x384.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3-800x400.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-3.jpg 1248w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>L&#8217;Europa &#8211; i suoi governi &#8211; si fa trovare con le braghe calate dall&#8217;accelerazione storica in corso. Non inaspettata né imprevedibile. E nessuno, nel Vecchio continente (vecchio in più d&#8217;un senso), che dia l&#8217;idea di sapere cosa fare.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Succede sempre. Si accumulano forze, energie, sollecitazioni (sociali, economiche, culturali) e sembra che tutto proceda come al solito. Poi, tutt&#8217;a un tratto, ecco l&#8217;improvvisa svolta, il salto di fase. Ma non è mai un fatto improvviso e casuale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le scelte drastiche della nuova amministrazione USA sconvolgono equilibri che si davano per consolidati, ma solo per pigrizia e per mediocrità politica. Parlo soprattutto delle leadership europee, stordite e indietro di parecchi passi rispetto al momento storico. Il fatto che oggi si trovino spiazzate e disorientate non può stupire nessuno, dato che è un difetto che si portano appresso da tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che l&#8217;Europa sia una delle principali vittime della situazione internazionale è evidente da un pezzo. Che il conflitto ucraino abbia enfatizzato ulteriormente questa condizione è stato chiaro fin da subito (e se <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/23/la-crisi-ucraina-la-geopolitica-e-la-necessita-di-uno-sguardo-autonomo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;avevo capito io</a>, mi sembra davvero strano che non ci arrivasse gente molto più informata e presumibilmente più sveglia di me).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È sempre antipatico fare la parte di chi &#8220;l&#8217;aveva detto&#8221;, però mi tocca rievocare alcune considerazioni fatte negli scorsi anni (tipo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/06/29/i-nodi-da-sciogliere-che-non-vediamo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> o <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/03/28/il-presente-senza-futuro-tra-pace-e-guerra/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>) che non hanno perso significato, anzi, oggi acquistano una dose di drammatica concretezza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisogna entrare in una nuova ottica. Il secondo dopoguerra, ossia il periodo in cui si sono dispiegati, con una connessione diretta e giustificabile, gli esiti e le conseguenze della seconda guerra mondiale, è finito. I suoi strascichi sono ormai una zavorra che blocca il nostro presente e rischia di compromettere il nostro futuro. &#8220;Nostro&#8221; ossia dell&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qualche osservatore, in relazione alle sparate del vice-presidente USA Vance e alla convocazione d&#8217;urgenza del vertice europeo di ieri, ha dichiarato che è morto l&#8217;Occidente, o l&#8217;alleanza transatlantica. Qualcuno si è fatto delle domande sulla natura e il senso, oggi, della NATO. Be&#8217;, ben svegliati! A cosa stavate pensando, fino ad ora?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È come se i ceti dirigenti europei avessero vissuto per anni dentro le loro narrazioni di comodo. La raccontavano ai propri elettorati e ai propri popoli, ma viene fuori che gli unici a crederci davvero erano loro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E non riguarda solo la parte liberale, moderatamente conservatrice, che ha più o meno dominato la scena per trent&#8217;anni, ma anche la sua pseudo-controparte di destra, sovranista, cripto-fascista o fascista tout court. Tutti spiazzati e a bocca aperta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Impressiona come le prime reazioni alle dichiarazioni dell&#8217;amministrazione Trump2 siano state all&#8217;inizio del tutto pavloviane, sia nei governi sia nelle opposizioni, comprese quelle più radicali (queste ultime per lo più schierate per l&#8217;<em><a href="https://www.treccani.it/vocabolario/appeasement/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >appeasement</a></em> con Putin). Salvo poi, una volta resisi conto che la realtà dei fatti non si incastra affatto nei loro schemi propagandistici, rifugiarsi su posizioni attendiste o opportuniste, limitandosi a ripetere i loro slogan come formule magiche che possano arrestare il tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Emblema di questa situazione è il governo italiano, patetico emulo di tanti suoi predecessori, sempre in attesa di capire quale fosse il carro giusto su cui saltare, quale l&#8217;azzardo meno costoso da tentare, mescolando vittimismo, vanagloria, sciovinismo e subalternità verso i potenti di turno. E non è detto che la storia si ripeta sempre, prima come tragedia, poi come farsa. Se è una farsa, potrebbe rivelarsi poco divertente. O diventare una tragedia ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è dovuto sbilanciare lo stesso presidente Mattarella, che, da scafato democristiano, pesa molto bene i propri interventi e i loro contenuti, specie in politica estera. Ha fatto un discorso sorprendente. Vero, pieno di strafalcioni storici e omissioni (le responsabilità del fascismo italiano meglio tacerle sempre, no?). Ma del tutto voluto, intenzionale. Un messaggio chiaro al proprio governo, ai governi europei e anche a quelli di USA e Russia. Il governo USA non ha manco ascoltato, quello russo si è risentito (perché hanno colto benissimo il messaggio). In Italia non ci hanno capito niente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Probabilmente è troppo tardi per l&#8217;Europa e i suoi attuali governi. È evidente che la costruzione europea, vagamente liberale ma anti-popolare, ottusamente tecnocratica e basata sui vecchi e decrepiti stati otto-novecenteschi, non ha più alcuna ragion d&#8217;essere. Figuriamoci il nazionalismo che li riguarda. E anche questo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/12/02/il-paradosso-degli-stati-nazione-nel-mondo-post-nazionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non è che venga fuori all&#8217;improvviso solo ora</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ieri i governi europei <a href="https://www.corriere.it/esteri/25_febbraio_17/vertice-parigi-europa-ucraina-leader-truppe-di-pace-5df086bf-0d3c-455d-9737-4a572e1dfxlk.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >si sono riuniti</a> &#8211; in pochi, per altro, già così sancendo la fine di fatto dell&#8217;UE &#8211; per discutere precisamente di cosa? Del sostegno all&#8217;Ucraina e di una eventuale forza di interposizione, con, sullo sfondo, il tema della spesa dei vari stati in armamenti e della &#8220;difesa comune europea&#8221;. Ma sul serio quello è il solo orizzonte pragmatico che intravvedete? La sola urgenza da affrontare? Che patetiche persone vi state rivelando? E questi sono i nostri statisti, i vertici politici del nostri paesi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema della sorte dell&#8217;Ucraina e anche quello della difesa comune sono variabili dipendenti di una questione più ampia e di portata storica: che cos&#8217;è e cosa deve essere l&#8217;Europa? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto di essersela sfangata tutto sommato bene con la pandemia di Covid-19 (che poi, parliamone) ha illuso tutta questa gente, da Ursula von der Leyen in giù, che il peggio fosse passato, che si poteva tornare a fare affari come prima. Poi ti scoppia la guerra in Ucraina, anche per colpa tua, e vai col panico, con le decisioni ognuno per conto proprio, i calcoli miserabili da decrepiti bottegai terrorizzati (con tutto il rispetto per i vecchi bottegai).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fare paragoni col passato può servire, non c&#8217;è dubbio. Però poi bisogna fare i conti col presente e le variabili in gioco *adesso*. Doveva essere l&#8217;Europa, tempo fa (direi almeno dalla fine della Guerra fredda), a smarcarsi dai vincoli stabiliti alla fine della Seconda guerra mondiale. Bisognava avere uno sguardo molto più coraggioso e di prospettiva. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, sarebbe servita una base ideale forte da opporre al Verbo tardo-capitalista del neo-liberismo, della mercificazione spinta di ogni aspetto materiale e immateriale dell&#8217;esistenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il vecchio socialismo era stato bruciato sull&#8217;altare della potenza sovietica. Ma i vasti movimenti di opinione sorti nel corso degli anni Novanta, dietro l&#8217;esempio della lotta zapatista del Chiapas e sollecitati dalla Guerra del Golfo e dal conflitto nell&#8217;ex Jugoslavia, avevano colto i termini del passaggio storico e intravisto se non la soluzione almeno gli aspetti più pressanti del problema. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È stato tutto soffocato dalla repressione più brutale, con un&#8217;offensiva ideologica durissima e un rilancio della guerra come strumento ordinario delle relazioni tra gli stati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se i paesi europei non troveranno il modo di rispondere con lucidità e in tempi adeguati alle sollecitazioni cui sono sottoposti, dovremo affrontare anni, forse decenni, di crisi brutale. Il dibattito pubblico europeo, in Italia soprattutto ma senza l&#8217;esclusiva della stupidità, è ormai ridotto a tifoserie contrapposte (pro Trump e/o pro Putin contro pro Occidente; atlantisti contro euroasiatici duginiani; liberali benpensanti contro populisti; anti-immigrazione compassionevole contro anti-immigrati razzisti e brutali; ecc. ecc.). Magari questa sveglia servirà a farci uscire dall&#8217;incantamento tossico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va smantellata la costruzione europea dei primi anni Novanta. Va rifondata una confederazione di popoli liberi, su base democratica, solidale, aperta. Va investito moltissimo in infrastrutture civili utili e rigorosamente pubbliche, in una rete di produzione e distribuzione energetica diffusa a livello continentale e anch&#8217;essa pubblica, in istruzione, scienza, arte, cultura. Va creata una forza di <em>intelligence</em> europea ad alta capacità analitica, che serva da strumento per una diplomazia della pace. Va costruito un rapporto con la sponda sud e est del Mediterraneo e col continente africano, di segno opposto rispetto alla postura paternalista e neo-colonialista tenuta fin qui. Bisogna smarcarsi dalla prospettiva folle dell&#8217;inevitabilità del conflitto globale tra USA e Cina e dalla rigida mentalità geo-politica. Le stesse relazioni con la Russia devono essere normalizzate e poste su un piano di chiarezza intransigente, con in primo piano il rispetto del diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi può mettere mano a un tale vasto programma? Macron, Scholtz, Meloni, Sanchez, i governi polacchi e ungheresi? Chi? Servirebbero grandi mobilitazioni di popolo, come quelle in corso adesso <a href="https://www.internazionale.it/magazine/2025/02/06/i-giovani-non-mollano" target="_blank"  rel="nofollow" >in Serbia</a> (ne avete sentito parlare poco, vero?), servirebbe un&#8217;intellettualità all&#8217;altezza del compito (e qualcosa ci sarebbe, se ci fossero orecchie disposte ad ascoltare). Le relazioni tra i popoli d&#8217;Europa, con o senza stato a rappresentarli, sono forti e profonde, spesso a dispetto delle retoriche e delle decisioni dei governi: andrebbero valorizzate e fatte diventare il fondamento di una rivoluzione necessaria.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Difficilissimo, non c&#8217;è dubbio. Ma a cos&#8217;altro dovremmo votarci? Alla guerra permanente? Alla dipendenza o alla difesa a oltranza da qualche impero più o meno vicino? Rassegnarci alla deriva reazionaria e oscurantista in atto? Su questo dovremmo ragionare, non sui diversivi buttati lì, a ripetizione, nello spazio bulimico dell&#8217;infotainment da chi non ha alcun interesse a mettere in discussione i rapporti sociali e gli assetti di potere esistenti. Il futuro è già cominciato e noi, popoli europei, lo stiamo solo subendo.</p>
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		<title>L&#8217;ondata nera che minaccia il mondo e la sorte della colonia sarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 13:40:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Donald Trump si insedia alla Casa Bianca per il suo secondo mandato e nell’agro di Selargius viene dato alle fiamme il presidio anti-Tyrrhenianlink. Un evento globale e uno locale difficilmente collegabili, che tuttavia ci offrono una possibile chiave di lettura (per nulla consolatoria) circa i tempi che stiamo affrontando. Il nuovo successo elettorale di Trump,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;ondata nera che minaccia il mondo e la sorte della colonia sarda' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/01/21/londata-nera-che-minaccia-il-mondo-e-la-sorte-della-colonia-sarda/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="466" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-700x466.jpg" alt="" class="wp-image-5872" style="width:571px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-700x466.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-640x426.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-768x512.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-800x533.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1.jpg 860w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>Donald Trump si insedia alla Casa Bianca per il suo secondo mandato e nell’agro di Selargius viene dato alle fiamme il presidio anti-Tyrrhenianlink. Un evento globale e uno locale difficilmente collegabili, che tuttavia ci offrono una possibile chiave di lettura (per nulla consolatoria) circa i tempi che stiamo affrontando.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il nuovo successo elettorale di Trump, lungi dall’essere la buona notizia che troppi compagni obnubilati affermano, è solo un momento di una più complessiva deriva reazionaria in corso nel civile e democratico Occidente. In questo, sempre meno difendibile rispetto ai regimi avversari (o presunti tali).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il guaio di chi intende opporsi al “Sistema” – negli USA e in Europa, ma anche per certi versi in America Latina e ad altre latitudini – è che il Sistema ha molti mezzi per garantire la propria sopravvivenza e anzi per accrescere il proprio dominio. Uno è quello di crearsi un finto nemico a destra come unica alternativa alla generalizzata egemonia tecnocratica e finanziaria. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non sto tirando in ballo mega-complotti-globali o altri deliri deresponsabilizzanti, ma meccanismi concreti delle relazioni sociali contemporanee, dentro la fase finale dell’era capitalista. Fase finale che può durare parecchi decenni, sia chiaro. Con esiti che si preannunciano spiacevoli su vasta scala.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c’è solo Trump, infatti. In Europa, il governo finto centrista di Ursula von der Leyen ha presto mostrato una propensione tutt’altro che sofferta a cercare sostegno a destra. In Francia, pur di non affidare il governo a una compagine troppo sfacciatamente di sinistra (per i parametri attuali), il presidente Macron (emblema e campione del finto progressismo liberale) si dedica a sofisticate alchimie politico-istituzionali, confidando nel soccorso nero. In altri stati, Italia compresa, la destra governa serenamente ed egemonizza il discorso pubblico. Siamo messi così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non esiste più alcun ambito della vita associata, nel democratico Occidente, che non sia sistematicamente aggredito e ri-orientato verso una società della paura e del controllo, dell’avversione per qualsiasi cosa disturbi il piatto conformismo reazionario. Le propensioni militariste sono esplicite, ma non è detto riguardino davvero pretesi nemici esterni: le misure repressive contro il dissenso e le proteste sociali sono sempre più evidenti e ampiamente rivendicate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È uno scenario per troppi versi simile a momenti bui della storia novecentesca, pur con tutte le differenze del caso. Sapersi districare tra analogie e differenze, senza perdere la lucidità, dovrebbe essere uno dei compiti degli/lle intellettuali, se non fosse che questa categoria ormai da tempo è stata in larga misura cooptata dentro il perverso meccanismo egotico del successo mercenario e del consumismo culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Contrastare il capitalismo globalizzato, sostenuto dall’ideologia ordo-liberista, serve a poco, se non si fonda su una visione realmente alternativa, radicalmente conflittuale, con degli obiettivi non retorici e non astratti. Che non possono ridursi a meri slogan estratti dalle memorie degli anni Settanta dello scorso secolo. Tanto meno ha senso se si accettano le ossessioni geo-politiche propagandate dall’intellettualità organica al blocco sociale dominante come unica chiave di lettura storica. E invece troppa “compagneria” ha interiorizzato tali ossessioni, altamente tossiche, e ne fa l’unico strumento di comprensione del mondo. Sbagliando sistematicamente analisi e bersagli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le dichiarazioni al limite del sincero affetto tra Trump e Putin dovrebbero far suonare un campanello di allarme in molte teste che fin qui hanno considerato i due autocrati (uno in potenza, l’altro in atto) quasi alla stregua di campioni del socialismo. Del resto, il giubilo incondizionato di tutta la fascisteria europea, già sostenitrice di Putin, per l’elezione di Trump qualcosa avrebbe già dovuto suggerire. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Siamo messi così, dunque, sballottati dai flutti sempre più neri e tempestosi di una storia che non promette nulla di buono.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi consolerei se, almeno a livello locale, si intravvedesse qualche spiraglio. Invece anche la derelitta isola sarda non se la passa affatto bene.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Facevo cenno al recentissimo episodio dell’<a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/provincia-cagliari/selargius-bruciato-lultimo-presidio-contro-il-tyrrhenian-link-da-mano-anonima-ma-i-mandanti-sono-evidenti-lfvvoqhl" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >incendio a Selargius</a>, la devastazione di un luogo simbolico della resistenza popolare non alle fonti rinnovabili di energia in quanto tali, ma all’imposizione coloniale dell’ennesimo saccheggio estrattivo. Episodio di una gravità estrema, se fosse accertata la sua natura dolosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna, da tempo, come altri “margini” geografici e politici dello stato italiano, è un luogo di sperimentazioni e di esternalizzazioni perniciose. Al disboscamento selvaggio ottocentesco, alle servitù minerarie, agrarie, industriali e militari, fino all’attuale aggressione speculativa sulle FER (fonti di energia rinnovabili) hanno corrisposto nel tempo varie forme di egemonia culturale e politica, idonee a tenere sotto controllo la situazione (ne ho già parlato in ogni dove, non mi ci dilungo ora). Oggi però siamo in un momento di crisi la cui gestione non è più così facile per la classe politica podataria chiamata a governarla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le crisi si risolvono in vari modi. Non esiste un modo che contempli e soddisfi tutti gli interessi e le aspettative in gioco. Non è mai esistito. La fanno sempre da padrone i rapporti di forza. Dovremmo chiederci, con tutta la preoccupazione del caso, quali soluzioni si prospettino per la crisi sarda attuale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non possiamo escludere forme poco limpide di contrasto alle opposizioni politiche fuori dal Palazzo, dall&#8217;inquinamento manipolatorio del dibattito pubblico alla vera e propria strategia della tensione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di sicuro, al momento, per la Sardegna non c’è in campo alcun programma di democratizzazione e conquiste civili, di crescita culturale e progresso sociale. Non c&#8217;è nelle compagini che si contendono la maggioranza nel Consiglio regionale, protette da una legge elettorale disgustosamente anti-democratica. Tanto meno c&#8217;è nell’agenda di chi può influenzare in vari modi la nostra politica da strapazzo, ossia i governi di Roma e i centri di potere e di interesse che egemonizzano la politica italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È tragicomico che nella stampa italiana, sia di destra sia sedicente progressista o addirittura di sinistra, la giunta Todde sia spacciata come avversaria dell’aggressione coloniale energetica in corso. È in parte un espediente propagandistico, in parte il frutto della solida &#8211; e stolida &#8211; misconoscenza dei fatti sardi oltre Tirreno. In Sardegna mi pare abbastanza assodato che la maggior parte delle persone non vincolate da interesse diretto o da propensione sentimentale (immagino ne esistano) verso il cetrosinistra (o campolargo che dir si voglia) non la vedano così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La giunta Todde è stata in qualche modo imposta – con la complicità diretta o preterintenzionale delle destre – per garantire “gli investitori” (come dichiarato più di una volta da Alessandra Todde stessa). Il clamore suscitato dalla sua <a href="https://indip.it/todde-dichiarata-decaduta-le-sette-contestazioni-e-cosa-succede-ora/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >decadenza dalla carica, dichiarata dal Collegio regionale di garanzia elettorale</a> per mancati adempimenti legali in sede di campagna elettorale, deve far riflettere non tanto sugli aspetti giuridici e istituzionali della vicenda (su cui invece si sono soffermati pressoché tutti i commentatori, interessati e non), bensì soprattutto sul problema dell’opacità delle fonti di finanziamento della campagna elettorale stessa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Io sono molto più curioso di sapere quanti soldi ha avuto a disposizione Alessandra Todde e, nel caso, dove li ha presi. Le sue contraddittorie dichiarazioni al riguardo &#8211; che restano agli atti e sono state più volte evidenziate &#8211; lasciano aperto ogni possibile scenario. Il dubbio in proposito non è lesa maestà – come sembra pensare lei insieme ai suoi spalleggiatori – bensì l’esercizio di un diritto/dovere democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La protesta popolare, la mobilitazione conseguente, la frustrazione diffusa per aver visto respinto ogni tentativo di interlocuzione e di confronto, con lo smacco simbolico (più ancora che politico e giuridico) del rifiuto di discutere il progetto di legge di iniziativa popolare “Pratobello24”, sono acuite dalla constatazione della mancanza di soluzioni alle grane strutturali mai risolte. Una situazione completamente fuori controllo, per il blocco politico dominante. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le trame di Palazzo che si intrecciano intorno alla vicenda della decadenza di Alessandra Todde (proclamata, possibile, <em>sub judice</em>, quel che è) non sono una risposta ai problemi concreti della Sardegna attuale. Sono solo giochi di potere all’interno di una stessa compagine sociale, distinta e aliena, spesso ostile, rispetto al resto della popolazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’oligarchia clientelare, finto-autonomista, che domina la politica sarda si trova davanti a una situazione per cui non è preparata, né dispone della legittimazione sufficiente a garantire un minimo appoggio di massa alle proprie scelte. E nessun regime, anche il più autoritario, può reggersi senza un certo consenso, sia pure minoritario, nella società dominata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Visti i guai in cui ci troviamo, non so quanto possa reggere ancora la finzione pseudo-democratica che fin qui ha occupato la scena. E tuttavia, al possibile crollo del sistema oligarchico-clientelare, in questo momento non corrisponde un’alternativa abbastanza strutturata da poterne prendere il posto. <em>In nuce</em> qualcosa c’è, ma non sarà facile tradurre la mobilitazione in corso e il materiale ideale che la anima in un progetto politico compiuto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa debolezza è tanto più pericolosa, proprio in quanto a livello sovralocale non siamo in una situazione tranquilla, ordinaria. Gli interessi che stanno dietro l’aggressione coloniale in corso sono enormi. I grandi fondi di investimento e i gruppi finanziari globali non si cimentano in operazioni di questo tipo senza aver fatto bene i conti e senza essersi presi delle garanzie. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se sulla Sardegna gravano richieste di autorizzazione per impianti di produzione energetica che superano di uno o più ordini di grandezza il fabbisogno locale non è solo un fatto di ingordigia suscitata e protetta da decisioni del governo italiano. O meglio, quest’ingordigia c’è e il governo italiano (quello Draghi così come quello Meloni, ma se fosse un altro sarebbe lo stesso) ha la sua precisa responsabilità. Dovremmo chiederci però a cosa diavolo serva tutta questa energia, se pure solo una frazione di quella progettata fosse alla fine prodotta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La deriva destrorsa della politica mondiale non è un evenienza casuale, slegata da processi profondi di natura materiale. C’è una dialettica interna al capitalismo attuale, attriti vari, a volte forti, tra le sue diverse anime. Ma su un principio di base queste anime concordano tutte: il saccheggio deve continuare. È il meccanismo economico così com’è a spingere su questa china pericolosa (e non c’era bisogno di leggere <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/scienze-sociali/economia/il-capitale-nellantropocene-saito-kohei-9788806260088/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Saitō Kōhei</a> per capirlo, ma, se non l’aveste capito, leggerlo non vi farà male).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I massicci investimenti tecnologici si orientano ormai su pochi fronti strategici: le tecnologie della comunicazione e del controllo globale e l’ambito militare. Gli investimenti nella cosiddetta intelligenza artificiale e la stessa corsa allo spazio sono strettamente connessi a questi due ambiti, che a loro volta sono collegati tra loro e con l’ossessiva finanziarizzazione dei meccanismi di scambio, ormai orientati alle cripto-valute. (La faccenda delle cripto-valute dovrebbe essere studiata bene: a naso, mi pare la solita storia di una trovata apparentemente anti-sistema che finisce per diventare strumento potente di dominio a vantaggio del sistema.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei fattori decisivi di questa enorme partita economica è la disponibilità di energia, al riparo dalle fluttuazioni del mercato dei combustibili fossili o comunque in connubio con essi. La retorica sulla transizione energetica è pura propaganda colorata di verde. Non può esistere alcuna transizione energetica e tanto meno ecologica senza modificare radicalmente i modi di produzione, distribuzione e consumo dell&#8217;energia e dei beni e servizi necessari alla vita. Questo deve essere tenuto presente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per far funzionare i server potentissimi necessari all’intelligenza artificiale e alle transazioni finanziarie iperveloci, di energia ne serve parecchia. I gravami e i costi della sua produzione – secondo la tipica logica capitalista – devono essere scaricati da qualche parte. Esternalizzati, come si usa dire. Non c&#8217;è nulla di anche solo vagamente ecologico in tutto questo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I vari “margini” geografici e socio-economici del mondo, ormai anche dentro i paesi ricchi, fanno comodo, in questo senso. Da tempo si è rotto l’argine interno che proteggeva i paesi colonialisti ed “esportatori di civiltà” dal subire le politiche che i loro governi riservavano ai paesi “sottosviluppati”.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fenomeno del “colonialismo interno”, in realtà sempre esistito e mai venuto meno, oggi è in fase di accelerazione. I primi territori a pagare questa fase parossistica del neo-colonialismo sono appunto quelli tradizionalmente sottoposti a questo tipo di relazione asimmetrica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna ne fa parte a pieno titolo. Non illudiamoci che basteranno a sottrarci a un destino di subalternità accentuata, povertà, devastazione ambientale e decrescita demografica spinta i giochetti di palazzo interni alla scalcagnata politica nostrana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto meno suonano pertinenti e “a piombo” le espressioni di tifoseria geo-politica di troppe persone e di troppe compagini – più o meno formalizzate – del nostro scenario politico alternativo. Non credo sia più il tempo (posto che ce ne sia mai stato uno) di gingillarsi con questi diversivi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ambientalisti, indipendentisti, anti-militaristi, anti-capitalisti e anti-colonialisti vari, attivisti dei comitati contro la speculazione energetica, cittadinanza attiva, associazionismo culturale, mondo del volontariato, ecc. ecc. dovrebbero provare a uscire dalle proprie zone di comfort e lasciar perdere slogan e settarismi per provare a comporre un blocco politico magari eterogeneo ma coeso su pochi, decisivi punti strategici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non sarà Trump, da solo o in combutta con l’amico Putin, e nemmeno Xi Jinping per quello, a salvarci. Né qualsiasi governo salga in cattedra a Roma. Non sarà nemmeno qualsiasi giunta regionale venga fuori dalla lotteria coloniale della politica podataria sarda, centrosinistra o centrodestra che si chiami. Dovremmo averlo capito.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema è che lo si dice da anni e la situazione non è mai migliorata (tutt’altro). Secondo un noto detto popolare <em>s’apretu ponet su betzu a cùrrere</em> (l’urgenza fa correre persino il vecchio). Non vorrei che la nostra collettività umana, abitante il lembo di crosta terrestre emersa chiamato Sardegna, sia ormai troppo decrepita e debilitata per provarci.</p>
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		<title>Il declino dell&#8217;Europa nella transizione storica in corso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 10:43:30 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il declino dell&#039;Europa nella transizione storica in corso' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/11/19/il-declino-delleuropa-nella-transizione-storica-in-corso/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="538" height="740" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/11/image.jpg" alt="" class="wp-image-5856" style="width:385px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/11/image.jpg 538w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/11/image-349x480.jpg 349w" sizes="(max-width: 538px) 100vw, 538px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading">Il prezzo da pagare nella transizione storica dal tardo-capitalismo a qualsiasi cosa verrà dopo potrebbe rivelarsi alto, per una fetta consistente della popolazione mondiale, non esclusi i ceti medi e bassi e le minoranze del continente europeo. Focalizzarsi su uno o l&#8217;altro degli epifenomeni enfatizzati dalle cronache rischia, come sempre, di farci sfuggire il quadro generale e toglierci lucidità a proposito dei processi profondi.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I conflitti in corso, l&#8217;elezione di Donald Trump, una certa deriva destrorsa in corso in Europa sono le increspature di un onda lunga e profonda. Per questo da qualche anno parlo di transizione storica: è come se il vecchio stesse morendo, ma all&#8217;orizzonte non si scorgesse ancora il nuovo. È la classica situazione in cui Gramsci intravvedeva (a ragione) i rischi più grandi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Interpretare il conflitto politico con gli schemi e le cornici novecentesche non serve a nulla, se non a manipolare e/o mobilitare gruppi legati ad appartenenze puramente simboliche, ma ormai prive di un referente concreto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa etichetta di fascismo va usata con giudizio. Non perché sia una minaccia inesistente (come sostenevano benpensanti liberali e esponenti del centrosinistra, specie PD, quando se ne parlava negli anni pre governo Meloni), bensì proprio perché è una minaccia che in parte si sta già traducendo in atto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A questo proposito, va segnalato uno degli equivoci più stranianti di questo periodo, fonte di dissidi all&#8217;interno di quello che dovrebbe essere l&#8217;ambito della sinistra sociale, politica e culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche in questo caso, il problema nasce nell&#8217;applicazione, strumentale o ingenua a seconda dei casi, di quadri interpretativi sostanzialmente a-storici, quasi metafisici. L&#8217;anti-americanismo e l&#8217;ostilità retorica verso la NATO, l&#8217;incomprensione delle dinamiche storiche degli ultimi cinquant&#8217;anni, una certa mal riposta nostalgia verso l&#8217;URSS e altre fallacie logiche e concettuali conducono molte persone e interi gruppi verso pericolosi avvicinamenti alla destra estrema, rossobruna o fascista tout court.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;abbiamo visto nel caso della guerra in Ucraina, così come in precedenza a proposito del conflitto siriano e in altre circostanze ancora. Fino ad arrivare al cortocircuito del tifo per Putin e al contempo per Hamas e persino per Trump. Cortocircuito speculare a quello dei conservatori, dei &#8220;liberali&#8221; e dei sacerdoti della supremazia dell&#8217;Occidente (tutti sinceri democratici) che tifano per il proseguimento della guerra in Ucraina (più che per l&#8217;Ucraina), in funzione anti-russa, e per Israele, in quanto propaggine &#8220;occidentale&#8221; (quindi giusta e civile) nell&#8217;ostile Medio Oriente (o Asia Mediterranea, sarebbe meglio dire).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Intanto il mondo va per conto suo e la prosopopea della civiltà europea, nelle sue varie diramazioni, suona sempre più ridicola, a fronte dei propri fallimenti, delle proprie ipocrisie e del crescente peso delle altre civilizzazioni umane. Che non sono necessariamente più ignobili o illegittime della nostra. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al contempo, sarebbe auspicabile che la presunta superiorità &#8220;occidentale&#8221; venisse dimostrata nei fatti, promuovendo e realizzando ciò che nelle retoriche dominanti la giustifica: democrazia, inclusività, diritti, dialogo interculturale, solidarietà internazionale, impegno ambientale, ecc. Ma è proprio su questo fronte che l&#8217;Occidente ha fallito storicamente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;equivoco drammatico su questo punto, in una parte consistente delle sinistre europee (di cultura europea), è non vedere che il superamento dialettico di questo impasse non può avvenire rifiutando la civiltà europea tout court.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Auspicare la distruzione dell&#8217;egemonia USA sulla civiltà europea e sull&#8217;intero pianeta può essere una prospettiva sana e condivisibile, a patto che non sia a qualsiasi prezzo. Senza considerare che del resto del mondo, perlopiù, gli ossessionati dalla geopolitica sanno davvero poco o nulla. E non hanno nemmeno tanta voglia di saperne di più.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La civiltà europea, compresa la sua propaggine nordamericana, ha avuto successo tramite le sue due facce: secoli di conquiste politiche e civili all&#8217;interno (a prezzo di guerre e tragedie immani, va detto) e colonialismo, imperialismo e razzismo sistemico verso l&#8217;esterno. Il tutto condito dall&#8217;imposizione globale del modello economico capitalista, con la sua potentissima dotazione ideologica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La forza egemonica delle classi ricche europee si è fondata sulla supremazia tecnologica e militare e sulla (falsa) buona coscienza delle proprie intenzioni. Fin dalle crociate gli europei hanno dato per scontato di avere il diritto di conquistare terre altrui e asservirle ai propri interessi e alla propria civilizzazione. Quando il mondo si è improvvisamente ingrandito, questo modello è stato espanso su scala planetaria, salvo poi sostituire al proselitismo cristiano quello capitalista. La stessa &#8220;democrazia&#8221; è diventata ad un certo punto un vessillo ideologico dietro cui commettere le peggiori nefandezze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Unico intoppo in questo processo plurisecolare è stato, per una strana ma direi prevedibile contorsione interna dell&#8217;apparato ideologico europeo, l&#8217;avvento sulla scena della critica alla civiltà europea stessa e ai suoi fondamenti ideologici. Non a caso di parla di Marx, Nietzsche e Freud come dei tre grandi smascheratori. Ci aggiungerei Gramsci e qua e là qualche altro nome, comprese le grandi costruzioni teoriche della scienza contemporanea, specie la relatività, la meccanica quantistica e i teoremi di incompletezza di Gödel. Nell&#8217;insieme, la cultura europea ha elaborato dentro se stessa la propria dissacrazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un lungo periodo, culminato negli anni tra fine dei Sessanta e primi dei Settanta del secolo scorso, ha prodotto un enorme patrimonio di concetti, di proposte teoriche e di pratiche che metteva in radicale discussione proprio la legittimità della superiorità europea sul mondo e cercava di imporre un modello di convivenza umana più solidale, giusto, libero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, con molte contraddizioni, inevitabilmente. Lo stesso comunismo è diventato, nelle sue realizzazioni storiche, un tradimento delle sue stesse premesse. Il mancato superamento del dogmatismo e dell&#8217;autoritarismo, le schematizzazioni rigide cui la Guerra fredda costringeva la militanza politica e intellettuale hanno sterilizzato un&#8217;eredità di pensiero e possibilità concrete altrimenti ben più feconda. Anche lì l&#8217;ossessione geopolitica ha giocato brutti scherzi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La crisi di molte coscienze comuniste e in generale di sinistra in occasione dell&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Ungheria (1956) e poi della repressione della Primavera di Praga (1968) hanno segnato profondamente il processo di costruzione di un&#8217;alternativa democratica e popolare dentro la civilizzazione europea. Negli stessi anni in cui le nuove generazioni chiedevano invece un superamento in avanti dell&#8217;ordine sociale borghese, capitalista e consumista già in vigore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto ciò che è stato conquistato nel secondo dopoguerra e fino ai primi anni Settanta del ventesimo secolo è stato attaccato, messo sotto assedio, debilitato e infine sconfitto da un processo di reazione che ha avuto notevoli mezzi a propria disposizione. Processo di cui sono state protagoniste le parti più retrive e rapaci delle classi dirigenti europee e nordamericane in combutta con l&#8217;apparato industriale e militare prima e poi, non in sostituzione ma in aggiunta, con quello finanziario. Non un complotto ordito in qualche segreta stanza da poche menti diaboliche, ma un insieme di azioni, scelte politiche, articolazioni materiali, sostenuto da ideologie coniate o rinverdite all&#8217;uopo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ideologia cosiddetta (per semplificare) neoliberista o neoliberale, basata sulle elaborazioni di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_von_Hayek" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Friedrich von Hayek</a> e soprattutto di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Milton_Friedman" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Milton Friedman</a> e della &#8220;scuola di Chicago&#8221;, ha trovato applicazione nelle politiche dei governi Thatcher e Reagan, imponendosi nell&#8217;ambito degli studi economici e piegando ai propri dogmi l&#8217;intera politica economica europea. Fino a oggi. Dalla fine degli anni Settanta è come se le lancette dell&#8217;orologio storico fossero state riportate indietro di un secolo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma a dire il vero, se si guarda alla storia contemporanea europea, diciamo dalla Rivoluzione francese in poi, è facile osservare come le prospettive di progresso sociale e culturale siano state combattute senza quartiere e con ogni mezzo ovunque si siano presentate. Dalla Comune di Parigi in poi c&#8217;è stato un lavorio costante di delegittimazione di ogni possibile alternativa endogena, popolare, democratica all&#8217;ordine costituito realizzato, protetto e perpetuato dai ceti ricchi e dai loro portavoce politici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ogni conquista sociale e politica è costata sangue e vite umane e, se non fosse stato per l&#8217;inopinata presa del potere dei bolscevichi in Russia, quale che sia il giudizio che possiamo dare dei suoi esiti, non ci sarebbe stato nemmeno il &#8220;trentennio d&#8217;oro&#8221; post seconda guerra mondiale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo il fallimento storico e la fine dell&#8217;URSS, il tentativo di globalizzazione consumistica a guida USA ha avuto un momento di successo, specie in termini di egemonia culturale, senza ovviamente mantenere alcuna delle promesse fatte dal liberismo. Ma è stata una parentesi, Quella fase è finita. Il mondo è cambiato. La gran parte del pianeta è abitata da genti che non si riconoscono nella civilizzazione europea a guida statunitense. In certi casi la considerano nemica, o comunque rivale. E la vecchia Europa non ha alcun argomento solido per pretendere che si riconosca ancora, senza discutere, la sua supremazia morale e culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alla fin fine, una delle vittime di tutto questo sconvolgimento in corso è proprio l&#8217;Europa. Per propria responsabilità. O meglio, per responsabilità dei suoi ceti politici e per la stupidità dei suoi gruppi (economicamente) dominanti. Ora che negli USA sta per salire al governo per la seconda volta Donald Trump, ben sapendo cosa ci aspetta, i governi europei si dimostrano divisi, illusi, ottusi, incapaci di una prospettiva che non sia conservativa, vecchia, incompatibile con le dinamiche storiche attuali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo scenario che ci si sta dispiegando davanti a me ricorda pericolosamente quello di un bel romanzo per ragazzi (ma non solo) di pochi anni fa, di cui avevo parlato <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/08/20/fiume-europa-un-libro-necessario/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui su SardegnaMondo</a>: <em>Fiume Europa</em>, di Andrea Pau Melis e Andrea Atzori. Una distopia a cui mi pare che ci stiamo avvicinando a grandi passi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come ho argomentato più volte (per es. <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/07/31/autodeterminazione-e-universalismo-dialettica-vitale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>, <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/12/16/nazioni-nazioni-senza-stato-nazionalismi-sovranismi-indipendentismi-democrazia-molta-confusione-sotto-il-cielo-europeo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/02/15/il-poco-sorprendente-compromesso-tra-tecnocrazia-e-populismo-e-la-colonia-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>), la finta opposizione tra un ordine liberista, blandamente autoritario, antipopolare e conservatore da un lato e la deriva populista reazionaria e fascista dall&#8217;altro non ci offre alcuna possibilità di salvezza collettiva nemmeno nel medio periodo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo svuotamento della democrazia rappresentativa non si contrasta con l&#8217;affidamento a leadership carismatiche senza mediazioni (il cui modello di riferimento è appunto, ancora e sempre, Mussolini). Ma non si contrasta nemmeno restringendo ulteriormente gli spazi di partecipazione popolare, le possibilità di alternative politiche dal basso, delegittimando le prospettive che non rispettano l&#8217;ordine costituito (come, per dire, <a href="https://www.unionesarda.it/politica/legge-pratobello-todde-niente-scorciatoie-i-legislatori-siamo-noi-ni9l63p1" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ha fatto di recente</a> la presidente della Regione Autonoma Sardegna, Alessandra Todde).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In generale, bisogna uscire dalla trappola ideologica delle coppie oppositive obbligate (che, declinata in modo volgare e meschino nello scenario politico odierno, in Sardegna come in Italia, significa anche dover scegliere tra le due facce della stessa medaglia di fango, centrodestra e centrosinistra). In proposito (e anche su altri aspetti), sono illuminanti le tesi di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_Haraway" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Donna Haraway</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisogna uscire anche dalla trappola ideologica del neoliberismo (o quel che è). Non ricadendo in vecchi e inutilizzabili schemi concettuali, ma con uno sforzo di fantasia. In questo caso, continuo a promuovere gli studi economici dello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Manfred_Max-Neef" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >&#8220;sviluppo su scala umana&#8221;</a>, che coniugano rigore scientifico e rispondenza alle concrete necessità della vita.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se ha senso provare a difendere la vecchia Europa e i suoi popoli in questa fase storica così delicata, ce l&#8217;ha solo in nome di un superamento in avanti della crisi. Ossia, di una ulteriore conquista democratica. Il che implica una profonda revisione dei meccanismi di decisione politica a livello continentale e locale e il superamento degli stati-nazione così come ereditati dai due secoli precedenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In un&#8217;ottica confederale e solidale, aliena tanto da qualsiasi pulsione tecnocratica oligarchica quanto dalle derive identitarie, nazionaliste, reazionarie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso discorso della &#8220;difesa comune&#8221; europea assume significati diversi a seconda della prospettiva in cui è inserito. Se la prospettiva è la difesa delle classi dominanti attuali e dell&#8217;ordine sociale e politico così come si sta imponendo in questi anni, allora è un discorso da respingere in toto. Alla fine, si tratta solo di alimentare ancora e sempre di più l&#8217;industria bellica e il suo indotto di corruzione e degrado umano. La stessa difesa del diritto dell&#8217;Ucraina a esistere (diritto sacrosanto) cambia di senso se la si attua in una prospettiva di progresso sociale e politico, di solidarietà internazionale, di pace o se invece, come si fa adesso, la si sbandiera solo come pretesto per proseguire nei soliti giochi geopolitici e per perpetuare lauti affari a vantaggio di una parte del capitalismo continentale e nordamericano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così come è stato per la pandemia, contraddittoria occasione in cui alla solidarietà e allo sforzo comune di affrontare una crisi generalizzata si è sovrapposto presto, fino a sopravanzarlo, soprattutto in Italia, il solito teatro propagandistico a sostegno di misure autoritarie, repressione del dissenso e business senza scrupoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono tutte situazioni in cui la &#8220;sinistra&#8221;, qualsiasi cosa voglia dire oggi questa locuzione, si è spaccata e ha dato pessima prova di sé.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Senza uno sforzo di elaborazione nuovo, senza tenere fermi i punti cardine di una vera prospettiva di emancipazione collettiva &#8211; diritti, eguaglianza, solidarietà, anti-imperialismo e anti-colonialismo (da qualsiasi parte provengano), responsabilità ambientale, difesa dei beni comuni, autodeterminazione delle persone e dei popoli, pace &#8211; la china in cui stiamo scivolando diventerà sempre più ripida, conducendoci dritti verso lo sprofondo della peggiore oscurità storica. E non sarà colpa della Cina, o della Russia, o dell&#8217;islam, o degli USA o di chissà chi altri.</p>
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