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	<title>giunta Pigliaru Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>La politica sarda e l&#8217;emblematica scelta delle priorità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 12:24:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Capita spesso di sentirsi chiedere da non sardi: com&#8217;è possibile che la Sardegna sia ridotta così? Domanda che sottintende da un lato la constatazione delle risorse di cui l&#8217;isola dispone e dall&#8217;altra lo sconcerto per il loro pessimo utilizzo. Al contrario di quanto molti sardi pensano, la Sardegna è una terra particolarmente fortunata. Senza alcun...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/09/23/la-politica-sarda-e-lemblematica-scelta-delle-priorita/">La politica sarda e l&#8217;emblematica scelta delle priorità</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La politica sarda e l&#039;emblematica scelta delle priorità' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/09/23/la-politica-sarda-e-lemblematica-scelta-delle-priorita/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Capita spesso di sentirsi chiedere da non sardi: com&#8217;è possibile che la Sardegna sia ridotta così? Domanda che sottintende da un lato la constatazione delle risorse di cui l&#8217;isola dispone e dall&#8217;altra lo sconcerto per il loro pessimo utilizzo.<span id="more-2329"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario di quanto molti sardi pensano, la Sardegna è una terra particolarmente fortunata. Senza alcun merito particolare, solo come esito di una serie di circostanze geologiche, climatiche e storiche. Ma lo è.</p>
<p style="text-align: justify;">È sempre difficile, in tali circostanze, articolare una risposta compiuta. Si rischia sempre di essere generici e/o qualunquisti, oppure di dilungarsi in una serie di premesse e distinguo che alla fine fanno perdere il filo all&#8217;interlocutore (ed anche a noi).</p>
<p style="text-align: justify;">Poi però, a volte, si concentrano in pochi giorni o in poche ore eventi e decisioni che suggeriscono una possibile risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Facciamo caso a ciò di cui si occupa la politica istituzionale sarda in questo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema dominante è quello della ASL unica. La decisione della Giunta Pigliaru di accorpare tutte le Aziende sanitarie sta producendo malumori e veri e propri conflitti in tutto l&#8217;arco politico istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché ci si occupa tanto di questo tema? Perché si ha a cuore il servizio da rendere ai cittadini? Il loro diritto alla salute? Evidentemente no. La preoccupazione riguarda: clientele, appalti da distribuire, favori da restituire, carriere da garantire.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando va bene, la preoccupazione è relativa al contenimento della spesa sanitaria sarda (ormai arrivata alla mostruosa cifra di 3,5 miliardi di euro). Ma &#8220;contenere la spesa&#8221; significa &#8220;tagliare tutte le spese possibili senza toccare gli introiti degli amici e le sacche clientelari&#8221;. Sventolando magari il feticcio delle eccellenze da far emergere e dell&#8217;efficienza da garantire e altre corbellerie retoriche a contorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra questione di rilevanza consistente per i nostri amministratori sono le Olimpiadi. Non quelle appena svolte a Rio de Janeiro ma quelle &#8211; ipotetiche e futuribili &#8211; da svolgersi a Roma nel 2024.</p>
<p style="text-align: justify;">Il &#8220;no&#8221; pronunciato dalla sindaca della capitale italiana ha prodotto mal di pancia anche a Cagliari. Non è proprio la faccenda della farfalla che batte le ali a Hong Kong e fa scatenare un uragano a Boston, ma qualcosa di molto più piccolo e meschino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sindaco di Cagliari si è offeso. Prima perché la sua collega di Roma non gli ha risposto al messaggio su whatsapp, poi perché pronunciando il suo &#8220;niet&#8221; ha compromesso la possibilità che le gare olimpiche di vela si tengano a Cagliari.</p>
<p style="text-align: justify;">Deve essere un fanatico degli sport marinareschi, il sindaco Zedda, per rimanerci così male. L&#8217;altra spiegazione possibile è che alcuni dei suoi &#8220;grandi elettori&#8221; e alleati politici contassero sulle Olimpiadi per mettere le mani su un po&#8217; di appalti e altre cosucce succulente che questi grandi eventi (<a href="http://pubs.aeaweb.org/doi/pdfplus/10.1257/jep.30.2.201" target="_blank"  rel="nofollow" >quasi sempre in perdita</a> per le casse pubbliche, ovunque, bisogna saperlo) di solito procurano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo che noi ci si distraeva con queste amenità o con le beghe del Cagliari calcio e i bisticci tra i suoi tifosi, la giunta Pigliaru non se n&#8217;è stata con le mani in mano. Va bene litigare sulle poltrone (a proposito: complimenti a SEL per averla spuntata con la <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/presidenza-sfirs-un-regalo-a-sel-in-nome-della-pace-ecco-i-retroscena/" target="_blank"  rel="nofollow" >presidenza della SFIRS</a>: dove andremmo a finire senza la &#8220;sinistra&#8221; italiana in Sardegna?), ma poi bisogna anche dare risposte a chi conta sulle decisioni della politica per il proprio sostentamento.</p>
<p style="text-align: justify;">No, non parlo dei cittadini, ma della chiesa cattolica. La quale riceverà dalla RAS la bellezza di <a href="http://www.sardiniapost.it/cronaca/da-regione-54-mln-alla-chiesa-gli-atei-ennesima-distrazione-di-soldi-pubblici/" target="_blank"  rel="nofollow" >54 milioni di euro</a> tratti dai fondi europei per lo sviluppo regionale. Quelli che servirebbero per istruzione, lavoro, infrastrutture, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Però, naturalmente, il cattivo di turno è quel bel tomo di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Flavio_Briatore" target="_blank"  rel="nofollow" >Flavio Briatore</a>, che vorrebbe fare della Sardegna una sorta di enorme Ibiza, bontà sua. Se non fosse per questi sardi che vogliono solo fare i pastori! In effetti è una questione cui dedicare paginate di giornale e valanghe di commenti.</p>
<p style="text-align: justify;">E tutto questo nel giro di un paio di giorni appena. Del disastro dei trasporti interni ed esterni, della devastazione della scuola e di tutti gli altri problemi strutturali irrisolti chi se ne frega.</p>
<p style="text-align: justify;">Temo che la maggior parte dei nostri rappresentanti politici confidi nella vittoria del &#8220;sì&#8221; al referendum costituzionale, in modo da togliersi l&#8217;incombenza di far finta di intervenire sulle questioni strategiche che ci riguardano. Contano sul commissariamento della Sardegna da parte del governo italiano. Salvo mantenere un po&#8217; di libertà nella gestione degli affari di ordinaria amministrazione, s&#8217;intende.</p>
<p style="text-align: justify;">Varrebbe la pena di diventare indipendenti solo per liberarci di tutta questa marmaglia di mediocri e malintenzionati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non facciamo finta di nulla: la politica sarda funziona così perché gode di un certo consenso. Minoritario, ma elettoralmente ancora robusto e sorretto da un apparato egemonico e ideologico ancora forte. Il marchingegno da scardinare è complesso ed è garantito da appoggi esterni consistenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarà facile cambiare le cose, benché sia indispensabile. Magari cominciando dai fondamentali. Tipo: cos&#8217;è la politica e di cosa dovrebbe occuparsi. Cose come questa:</p>
<p><iframe width="700" height="394" src="https://www.youtube.com/embed/fyh3jbP-NM4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: justify;">Lo so, il confronto è umiliante. Ma queste cose esistono, sono possibili. Perché non darci obiettivi di alto livello? Perché limitare i nostri orizzonti?</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine è vero: capita di doversi vergognare di come è messa la Sardegna. Per certe cose, intendiamoci, mica per tutto. Di magagne brutte ne hanno anche gli altri, spesso senza nemmeno avere le nostre fortune. Ma, per come funzionano le cose, mi pare che possiamo dirci fortunati che non siamo messi anche peggio. Evidentemente qualcosa di buono siamo capaci di farla. Ricordiamocelo e partiamo da lì.</p>
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		<title>Democrazia e autodeterminazione in tempi di referendum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2016 08:16:47 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/04/13/democrazia-e-autodeterminazione-in-tempi-di-referendum/">Democrazia e autodeterminazione in tempi di referendum</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Democrazia e autodeterminazione in tempi di referendum' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/04/13/democrazia-e-autodeterminazione-in-tempi-di-referendum/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.lr21.com.uy/wp-content/uploads/2014/11/burns-smithers.jpg" alt="" width="728" height="419" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tempi di referendum. Domenica 17 aprile prossima ventura, come si sa, <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/verso-il-referendum-del-17-aprile-politica-sarda-divisa/" target="_blank" rel="nofollow" >se ne terrà uno</a> sulla durata delle concessioni estrattive a mare, entro il confine delle acque territoriali. Una questione alquanto specifica, che tuttavia ha &#8211; è innegabile &#8211; anche connotazioni più ampie, sia dirette, relative al tema di cui fa parte il quesito referendario, sia ulteriori e più generali.<span id="more-2194"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri poi <a href="http://www.repubblica.it/politica/2016/04/12/news/riforme_voto-137460476/" target="_blank" rel="nofollow" >è stata definitivamente approvata</a>, con l&#8217;ultimo passaggio alla Camera dei deputati, la riforma costituzionale fortemente voluta dall&#8217;ex presidente della repubblica Napolitano (e, a naso, fin troppo coincidente con i desiderata del Piano di rinascita democratica di tale Licio Gelli) e fatta propria dal governo Renzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in questo caso sarà necessario un referendum, nel prossimo ottobre. Confermativo, stavolta, e non abrogativo. Così vuole la costituzione, dato che la riforma non è stata approvata dal voto dei 2/3 delle due camere nella doppia seduta richiesta in questi casi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul referendum a proposito di concessioni estrattive il governo Renzi si è schierato per l&#8217;astensione, ossia per il fallimento della consultazione. Niente di che stupirsi, in una compagine che domina la scena politica italica in nome e per conto di grandi gruppi di interesse e con propensioni autoritarie esplicite.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paradosso è che quello stesso governo che chiede ai cittadini di disertare una consultazione referendaria chieda al contempo agli stessi cittadini di non far fallire l&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;astensione, in caso di referendum, è una pratica legittima, prevista dall&#8217;ordinamento nel momento in cui è previsto un quorum per la validità del referendum medesimo. Irrituale e secondo alcuni illegale l&#8217;appello all&#8217;astensione da parte di organi istituzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche qui non c&#8217;è di che meravigliarsi. Ormai siamo assuefatti a qualsiasi bruttura, tra corruzione sistemica, disarticolazione sociale, inaridimento culturale, populismi reazionari, impoverimento materiale e immateriale diffuso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente della Regione autonoma sarda, Francesco Pigliaru, sul referendum di domenica prossima <a href="http://www.sardiniapost.it/correlati-slider/referendum-trivelle-francesco-pigliaru-andro-votare-votero-no/" target="_blank" rel="nofollow" >ha assunto una posizione pavida</a> e alla fine del tutto organica al volere del governo centrale (in cui si riconosce pienamente). Di nuovo, non certo una sorpresa. Sorprende caso mai che qualcuno se ne sorprenda.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è chiarissimo invece cosa contino di fare il presidente Pigliaru e la sua giunta, e con loro l&#8217;intero consiglio regionale, a proposito del prossimo referendum costituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul referendum a proposito delle trivellazioni Pigliaru ha avuto il cattivo gusto di usare come argomento, a favore dell&#8217;astensione o del NO, quello dell&#8217;estraneità della Sardegna al problema affrontato. Un espediente scorretto e censurabile quant&#8217;altri mai, dato che 1) invocare la sindrome NIMBY a seconda delle convenienza, per stigmatizzarla (a sproposito) o per strumentalizzarla cinicamente, non è precisamente un bel vedere; 2) perché è una balla, dato che la Sardegna si trova ne bel mezzo del Mediterraneo e non può dirsi estranea a qualsiasi cosa vi succeda.</p>
<p style="text-align: justify;">Il referendum costituzionale, però, non sarà così facile da eludere. Per nessuno. Se dovesse prevalere la scelta di riforma del governo Renzi, la Sardegna vedrebbe ridimensionarsi radicalmente le attuali competenze in alcuni settori strategici e in ogni caso, più in generale, subirebbe in maniera più drastica e pericolosa di altre regioni l&#8217;accentramento che ne sarebbe la conseguenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra condizione para-coloniale e la nostra dipendenza patogena, connesse con la nostra realtà geografica, socio-economica e demografica, ci espongono a conseguenze estreme, in questa prospettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che dovrebbe costringerci a una riflessione molto seria e responsabile sulla questione della nostra autodeterminazione. Se anche la riforma costituzionale fallisse, non verrebbero meno le preoccupazioni che essa solleva. Perché questa circostanza ci mostra con evidenza quale rischio corra la Sardegna a rimanere una porzione lontana, marginale e fragile di uno stato come quello italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">È un problema strutturale ineludibile, che chiama in causa la stessa possibilità reale della democrazia, quella concretamente realizzata, non solo formalmente vigente. Democrazia che in Sardegna ha avuto una vita moto breve e contrastata, mai del tutto dispiegata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dovere di una classe dirigente degna di questo nome (se ne avessimo una) sarebbe di prospettare un percorso di autodeterminazione pragmatico, già dentro l&#8217;ordinamento vigente, <em>rebus sic stantibus</em>. Se invece passasse la riforma costituzionale l&#8217;unica strada sarebbe quella di radicalizzare il conflitto con lo stato centrale, assumendoci le conseguenze di una rottura che non potrebbe più essere procrastinata.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, siamo già in ritardo. Il livello del dibattito politico in Sardegna è bassissimo. La qualità del personale che occupa ruoli chiave nelle istituzioni è quasi sempre penosa. Del resto la selezione dei candidati e dei chiamati a ricoprire ruoli decisionali è basata sulla fedeltà alle varie fazioni e più in generale al sistema di potere vigente, con un occhio di riguardo ai legami clientelari, alle spartizioni di soldi pubblici, ai rapporti con grandi centri di interesse esterni. Non c&#8217;è di che stare sereni, insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">Serve agire in modo capillare e per lo più fuori dal Palazzo. La mobilitazione della società civile, dei movimenti, dei comitati locali, dell&#8217;associazionismo e delle opposizioni politiche reali (quelle estromesse dal consiglio regionale con la legge elettorale in vigore) deve proseguire e radicalizzarsi. Su alcune questioni è anche utile, se non opportuno, cercare una convergenza, a patto di non buttare la palla troppo avanti, sconfinando nel campo dei diversivi (gli appelli a pretestuose &#8220;unità&#8221;, i richiami a questioni identitarie irresolubili, le derive ideologiche populistiche e destrorse del &#8220;né di destra né di sinistra&#8221; e via elencando).</p>
<p style="text-align: justify;">Saranno mesi importanti, i prossimi. La statura dell&#8217;attuale giunta regionale è ormai chiara: diciamo grosso modo a livello di battiscopa. Non c&#8217;è partita strategica su cui Pigliaru e soci abbiano smentito i peggiori sospetti sul loro conto. Anzi, in certi casi sono persino riusciti ad andare oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedremo se saremo in grado di affrontare collettivamente in modo responsabile le prove che ci attendono. I dubbi sono leciti, ma non mancano segnali di reazione. Di sicuro, nessuno potrà chiamarsi fuori dal prendere posizione. Il tempo delle scappatoie è finito da un pezzo.</p>
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		<title>Dipendenza come stato mentale: un caso emblematico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2016 09:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, annuncia la messa in vendita sul mercato internazionale della tenuta di Surigheddu e Mamuntanas, 1200 ettari in agro di Alghero, di proprietà pubblica (regionale). Lo fa con enfasi, sottolineando che così si garantirà la migliore allocazione e la maggiore valorizzazione di questa risorsa. Si tratta, com&#8217;è evidente, di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Dipendenza come stato mentale: un caso emblematico' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/03/11/dipendenza-come-stato-mentale-un-caso-emblematico/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.buongiornoalghero.it/immaginisito/fotogrande/16122014134311.jpg" alt="" width="676" height="430" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2016/03/09/surigheddu_e_mamuntanas_pigliaru_niente_hotel_si_torna_all_antico-1-476686.html" target="_blank" rel="nofollow" >annuncia</a> la messa in vendita sul mercato internazionale della tenuta di Surigheddu e Mamuntanas, 1200 ettari in agro di Alghero, di proprietà pubblica (regionale). Lo fa con enfasi, sottolineando che così si garantirà la migliore allocazione e la maggiore valorizzazione di questa risorsa.<span id="more-2174"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta, com&#8217;è evidente, di una banale e del tutto passiva adesione a ricette politiche astratte, già da tempo rivelatesi mortifere, oltre che mortificanti. Un patrimonio di terre agricole, infrastrutturate e già di proprietà pubblica, verrà ceduto a qualche grande gruppo di interesse straniero, <em>sic et simpliciter</em>, in una compravendita in cui la Regione Sardegna non sarà nemmeno in grado di porre condizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella condizione di debolezza economica e politica in cui si trova, la Sardegna può attirare capitali stranieri solo in virtù della sua passività verso qualsiasi interesse forte, a prescindere e spesso a danno di interessi locali rilevanti e magari anche strategici. E&#8217; un punto da tenere sempre a mente, per uscire dall&#8217;astrattezza a-storica in cui sembrano vivere i professori dell&#8217;attuale giunta regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa però non è l&#8217;unica strada percorribile. La produzione agricola e agroalimentare in Sardegna è in una situazione di sottovalorizzazione lampante. Il fabbisogno interno viene coperto per percentuali elevatissime (si parla dell&#8217;80%) dalle importazioni, in una terra che da secoli ha avuto nella vocazione agricola e nella diversificazione delle produzioni un suo fattore costitutivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi siamo stretti tra le dinamiche dei mercati internazionali, che subiamo senza saperle sfruttare a nostro vantaggio, e la totale assenza di visione politica della nostra classe dirigente. Così, mentre la Sardegna <a href="https://seosardinia.wordpress.com/2016/03/07/esportazioni-una-sardegna-petrolifera/" target="_blank" rel="nofollow" >esporta quasi solo prodotti petroliferi</a>, un territorio come il Trentino fonda una parte consistente del suo PIL sull&#8217;<a href="http://www.trentinoagricoltura.it/Trentino-Agricoltura/News/VINI-E-MELE-TRASCINANO-L-EXPORT-12/%28offset%29/590" target="_blank" rel="nofollow" >esportazione di prodotti agricoli (mele e vino soprattutto)</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non che il Trentino sia in tutto e per tutto un modello vincente. La monocoltura della mela sta già mostrando il suo lato meno esaltante. Però è indubbio che si tratta di un territorio difficile per l&#8217;agricoltura, sia per orografia sia per latitudine, e che pure ne ha fatto una voce vincente della sua economia.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna in questo senso ha delle potenzialità decisamente maggiori, anche solo per la quantità e la diversità delle produzioni. Dovremmo cercare di entrare nei mercati con prodotti di qualità, che non subiscano la concorrenza da una eventuale maggiore disponibilità di prodotti meno selezionati, rivolti a un mercato più ampio, ma anche meno remunerativo. Con buona pace di chi piange &#8211; anche in Sardegna &#8211; la morte del &#8220;made in Italy&#8221;, minacciato dalle importazioni senza filtri daziari (a proposito di olio tunisino, in questo caso).</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo altre realtà analoghe a quella di Surigheddu e Mamuntanas. Esistono migliaia di ettari a vocazione agricola immediatamente o quasi immediatamente utilizzabili che giacciono abbandonati. Senza contare la disarticolazione endemica dell&#8217;intero settore, con aziende indebitate, a volte troppo piccole, quasi sempre mal collegate in rete, con difficoltà ad accedere alla grande distribuzione e ai canali commerciali più remunerativi, e in più male assistite dagli enti regionali dedicati al settore.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo allargare il discorso a tutta la produzione alimentare. Un esempio clamoroso è rappresentato dalla mancata valorizzazione delle potenzialità di cui disponiamo in mercati interessanti ma ignorati (come quello della mitilicoltura e dell&#8217;<a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/01/25/ostriche_di_sardegna_la_risorsa_che_una_delizia_ancora_per_pochi-68-461806.html" target="_blank" rel="nofollow" >ostricoltura</a>, ad esempio). Naturalmente occorrono studio e innovazioni. Ma in Sardegna non mancano le scuole di settore e i corsi universitari e sarebbe ora di restituire a queste agenzie formative non solo la loro giusta importanza, ma anche una connessione vera, concreta, con il mondo della produzione.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione di fondo non è la scelta del momento sulla partita specifica. Le scelte possono essere indovinate oppure no: entrano sempre in gioco diversi fattori, non tutti ponderabili. Ma prima di questo c&#8217;è una visione di prospettiva, c&#8217;è un&#8217;idea generale, una strategia che andrebbero proposte e messe in pratica. Senza le quali sbagliare diventa automatico.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna oggi è possibile proporre impunemente e con la più grande faccia tosta della galassia la coltivazione estensiva di cardi o canne a uso industriale, o accettare che migliaia di ettari agricoli finiscano sotto serre fotovoltaiche o impianti di pannelli termodinamici o di rotori eolici, o ancora concedere parti rilevanti di territori a vocazione agricola a progetti di trivellazione e di sfruttamento geotermico. Come se non ci fossero alternative migliori. Come se <a href="http://www.lastampa.it/2016/03/10/multimedia/italia/cronache/lisola-del-sole-nero-viaggio-nella-sardegna-ferita-dallinquinamento-e6NaJEy1LKeHVPIXg08mMM/pagina.html" target="_blank"  rel="nofollow" >gli esiti del Piano di Rinascita</a> non fossero drammaticamente istruttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è dunque la visione generale della nostra classe politica e di quella che oggi, nello specifico, guida la Regione sarda? E&#8217; fondamentalmente una visione da classe dirigente postcoloniale, simile a quel che si può constatare, per esempio, nei paesi africani formalmente indipendenti ma tutt&#8217;oggi sotto tutela (penso alle ingerenze della Francia sulle sue ex colonie, per dire).</p>
<p style="text-align: justify;">Le scelte che si fanno in Sardegna sono sempre e solo rivolte a garantire il nostro rapporto di dipendenza. Una giustificazione di questo fenomeno, che spesso emerge sia nei mass media sia nelle dichiarazioni degli esponenti politici, così come nelle chiacchiere da bar (o da <em>social network</em>), è che i sardi non sarebbero capaci di fare le cose e dunque sia necessario affidarsi al padrone forestiero di turno. Una visione radicata (pensiamo alla novella <a href="http://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/deledda/il_nostro_padrone/pdf/deledda_il_nostro_padrone.pdf" target="_blank" rel="nofollow" ><em>Il nostro padrone</em></a>, di Grazia Deledda) e ormai interiorizzata da tanti.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo si aggiunge il mito della modernizzazione, anch&#8217;esso in realtà funzionale al mantenimento dell&#8217;isola in una condizione di dipendenza patologica. L&#8217;abbandono dell&#8217;agricoltura e lo stigma negativo sul settore dell&#8217;allevamento sono stati funzionali a farci accettare il modello industriale petrolchimico imposto di forza dal governo italiano. Un&#8217;accettazione le cui ragioni temo non siano così edificanti come ancora oggi cercano di sostenere i protagonisti dell&#8217;epoca e chi ha, suo malgrado ovvero per colpa o dolo, un&#8217;idea subalterna della Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;abbandono dell&#8217;agricoltura e della produzione agroalimentare come uno dei settori trainanti della nostra economia è stato un errore per niente spontaneo e nemmeno tanto inconsapevole. I rischi erano ben chiari e ben presenti già nel vasto dibattito sulla Rinascita del secondo dopoguerra e per tutti gli anni Sessanta del secolo scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, se non ci liberiamo della nostra percezione autocolonizzata di noi stessi non riusciremo mai a trarre qualcosa di buono dalle nostre risorse. E questo non dipende da una nostra atavica condanna alla povertà o a chissà quali mancanze insuperabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Come scriveva Giovanni Maria Angioy nel suo <a href="http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-256-6&amp;ver=it" target="_blank" rel="nofollow" ><em>Memoriale</em></a>, se la Sardegna, pur così male amministrata, pur in presenza di problemi strutturali di lungo corso e in una condizione di dipendenza così penosa, riesce comunque a mostrare potenzialità notevoli e persino a proporre nonostante tutto produzioni di valore, significa che, ben amministrata, potrebbe essere una delle terre più prospere dell&#8217;Europa e del Mediterraneo. Era vero nel 1799, non è meno vero oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema dunque è profondamente politico, ma è anche culturale. Non si possono scindere questi ambiti. Non tenerne conto ci espone in modo sempre più pericoloso e con sempre più ridotti margini di manovra a esiti storici drammatici, di cui le difficoltà che stiamo vivendo oggi sono solo una mera anticipazione.</p>
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		<title>Spopolamento: destino o esito storico?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2016 17:22:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si ritorna a parlare, opportunamente, di spopolamento della Sardegna. Tema poco gradito sia dalla politica sia dall&#8217;opinione pubblica, eppure decisivo. È un tema di cui mi occupo da una decina di anni e di cui anche in questo blog c&#8217;è ampia traccia.  Da tempo i modelli previsionali basati sulle tendenze in corso mostrano un esito...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/02/10/spopolamento-destino-o-esito-storico/">Spopolamento: destino o esito storico?</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Spopolamento: destino o esito storico?' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/02/10/spopolamento-destino-o-esito-storico/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Si ritorna a parlare, opportunamente, di <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/02/10/trenta_paesi_sardi_a_rischio_estinzione_la_grande_fuga_di_giovani-68-467144.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >spopolamento della Sardegna</a>. Tema poco gradito sia dalla politica sia dall&#8217;opinione pubblica, eppure decisivo. È un tema di cui mi occupo <a href="https://sardegnamondo.eu/2007/10/15/spopolamento-e-poverta-in-sardegna-tra-antichita-ed-evo-contemporaneo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">da una decina di anni</a> e di cui anche in questo blog c&#8217;è ampia traccia. <span id="more-2136"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da tempo i modelli previsionali basati sulle tendenze in corso mostrano un esito drammatico, di qui ai prossimi decenni. L&#8217;impoverimento demografico è un elemento decisivo del circolo vizioso che sta riducendo la Sardegna a una condizione sempre più debole, passiva, subalterna.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa tendenza non dipende però dalla scarsa propensione dei sardi a riprodursi (la bassa natalità è un fenomeno di lunga durata, che però andrebbe studiato di più e meglio, con nuove e aggiornate ricerche). O non solo. Nell&#8217;epoca contemporanea va associato a fattori storici dipendenti in larga misura dalla sfera socio-economica e politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi oggi vive in Sardegna, specie in uno dei tantissimi comuni piccoli o piccolissimi, lontano dai pochi snodi urbani, soffre carenze infrastrutturali e mancanze di servizi dovute a ben precise scelte di chi ha governato l&#8217;isola in questi decenni. Pensiamo a strade e collegamenti fisici, alla rete internet, alle scuole, ai presidi sanitari, agli uffici pubblici, all&#8217;accesso alla cultura. Sono limitazioni evidenti alle possibilità di vita e di lavoro, alle aspettative di realizzazione di troppe persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Come è possibile rimproverare i giovani sardi che desiderano andarsene? Spesso lo fanno a dispetto dell&#8217;attaccamento che tanti di loro hanno comunque per le proprie radici. Come è possibile pensare a mettere su famiglia in tali condizioni?</p>
<p style="text-align: justify;">Risulta evidente che il tessuto connettivo delle nostre comunità è stato fin troppo resistente, rispetto agli strumenti e alle possibilità che aveva a disposizione. La rete relazionale, le iniziative di promozione culturale, l&#8217;associazionismo, lo spirito di corpo delle nostre tante comunità sono stati i fattori che le hanno tenute insieme fin qui. Non grazie alla politica ma <em>nonostante</em> la politica. Fatti salvi i casi, pure esistenti, di amministrazioni lungimiranti e di iniziative locali particolarmente agguerrite, che comunque hanno a che fare con limiti oggettivi crescenti. Oggi tali reti sociali sembrano sfibrate e in procinto di cedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Addossare la responsabilità di tale deriva allo stato centrale è una scappatoia di comodo. Anche se è indubbio che l&#8217;atteggiamento retoricamente paternalistico e concretamente rapace o al più menefreghista dei governi centrali verso la Sardegna sono fattori rilevanti. E anche le modalità con cui viene selezionata e legittimata la nostra classe politica hanno il loro peso.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica sarda, nella nostra condizione di dipendenza, deve limitarsi a recitare la sua parte nell&#8217;infotainment quotidiano, catalizzando consensi e/o malumori alla bisogna, grazie a un continuo effetto annuncio; a mantenere la cittadinanza in uno stato di sostanziale incoscienza, di inconsapevolezza, di paura, di assuefazione alla dipendenza medesima.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente per garantire la perpetuazione di questa deriva deve essere sempre rilanciato il mito della nostra arretratezza atavica e della nostra inevitabile povertà, deve essere continuamente rinforzato il mito degenere della nostra inadeguatezza. Chi dovrebbe occuparsi di ribaltare questa prospettiva, per ruolo e per disponibilità di conoscenze, quasi sempre si occupa alacremente di sostenerla (pensiamo al ruolo dell&#8217;università). In questo &#8211; come detto altre volte &#8211; la giunta Pigliaru risulta particolarmente efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica sarda non risponde con misure decise alla deriva attuale, perché non è chiamata a fare quello, ma si dedica alacremente a conservare il proprio potere, con tutti gli espedienti che riesce a ideare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi occupa ruoli decisionali o riveste cariche da cui si gestisce denaro pubblico è fin troppo agevole &#8211; se non si è dei completi imbecilli &#8211; fare in modo da mantenere e possibilmente accrescere il proprio bacino di consenso. Il consenso elettorale, quando serve, e soprattutto il consenso informale dei vari gruppi di interesse a cui si risponde e si fa capo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esempi pratici sono tanti: piazzare persone fedeli nelle ASL, negli enti strumentali, negli snodi tra banche e istituzioni pubbliche, nelle agenzie di controllo; assoldare un po&#8217; di sindaci in giro per l&#8217;isola; aprire o allargare canali diretti con i centri di potere economico e politico con interessi in Sardegna (dalle aziende che utilizzano le aree militari per i propri esperimenti, ai grossi gruppi industriali italiani e stranieri, ai centri di investimento internazionale, alle istituzioni militari italiane e non, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso si tratta di azioni formalmente lecite, anche se eticamente discutibili. Non c&#8217;è bisogno di violare per forza qualche legge. Certo, poi qualcuno si fa prendere la mano. Lo scandalo &#8211; mai troppo evidenziato &#8211; delle ruberie sui fondi destinati ai gruppi consiliari in Regione parla chiaro su quale sia la prassi consolidata. Così come il caso degli appalti condizionati in cui mesi fa sono stati coinvolti vari sindaci, funzionari pubblici e impresari privati. Ma questi sono epifenomeni sintomatici, non certo la radice del male.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, c&#8217;è un motivo per cui sembra che la politica sarda sia ìmpari rispetto al suo compito. Non è che non faccia un tubo dalla mattina alla sera, è che ha altro da fare. È un lavoraccio, in realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo la cosiddetta società civile &#8211; o almeno quella parte di essa che non è una diretta emanazione dei centri di potere politico, clientelare e assistenziale &#8211; deve arrangiarsi. A volte venendo a patti col diavolo. Sorprende, piuttosto, che esistano ancora realtà dinamiche e produttive, nonostante tutto, specie laddove le consorterie dei partiti italiani e dei loro complici locali non riescono ad allungare le grinfie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo del lavoro dipendente, a sua volta, in massima parte incardinato negli apparati pubblici e sempre meno nel settore industriale, è la prima vittima di questa situazione, quindi dovrebbe essere in prima fila nel pretendere un mutamento di modelli e di prospettive. Non lo è affatto, per varie ragioni, tra cui spicca la totale inadeguatezza sindacale.</p>
<p style="text-align: justify;">È un quadro fosco, mi rendo conto, ma è necessario essere coscienti di come vanno le cose, senza fare spallucce o attardarsi in distinguo deresponsabilizzanti. Chiaramente tutto questo ha a che fare con la questione generale dell&#8217;autodeterminazione: negarlo ormai è colpevole, più che ingenuo o disinformato. Ma prima ancora ha a che fare con l&#8217;esistenza stessa di una collettività storica che possa definirsi nel suo insieme &#8220;i Sardi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle tendenze attuali, questa singolare comunità umana, abbarbicata come un lichene da millenni sulla sua isola mediterranea, corre oggi un serio rischio di estinzione. Processo per nulla inevitabile o scritto nel destino, ma già avviato. Per giunta, tutt&#8217;altro che indolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è più legittimo, nemmeno in buona fede, credere che lasciando le cose come stanno, dando credito agli stessi soggetti, abboccando alle trappole identitarie e/o sovraniste, aspettando l&#8217;intervento salvifico di chissà quale messia, o di chissà quale nuovo franchising politico italiano, le cose possano cambiare. Se va bene, cambieranno in modo che nulla cambi.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna cambiare rotta e anche in tempi relativamente rapidi. Ogni forma di resistenza virtuosa a questo stato di cose, ogni fonte di consapevolezza, ogni sforzo pratico volto a costruire alterative economiche, sociali, culturali e politiche sono non solo un&#8217;opportunità da cogliere ma direi un dovere da perseguire, se vogliamo che parole come democrazia, diritti, libertà, giustizia sociale abbiano ancora un senso in Sardegna.</p>
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		<title>Artigianato e cultura: il buio oltre la gaffe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2016 13:34:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cultura e produzioni locali dovrebbero essere elementi strategici dell&#8217;economia sarda. Non è così, evidentemente. Non per la giunta regionale. Tra pochi giorni, alla fine di gennaio, si terrà a Olbia la III Conferenza regionale dell&#8217;Artigianato sardo. Un evento atteso da una trentina d&#8217;anni che parrebbe cadere a fagiolo, in un momento di crisi conclamata del...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Artigianato e cultura: il buio oltre la gaffe' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/01/28/il-buio-oltre-la-gaffe/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Cultura e produzioni locali dovrebbero essere elementi strategici dell&#8217;economia sarda. Non è così, evidentemente. Non per la giunta regionale.<span id="more-2114"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tra pochi giorni, alla fine di gennaio, si terrà a Olbia la III Conferenza regionale dell&#8217;Artigianato sardo. Un evento atteso da una trentina d&#8217;anni che parrebbe cadere a fagiolo, in un momento di crisi conclamata del settore ma anche, nonostante tutto, di perdurante dinamismo del medesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;artigianato, e l&#8217;artigianato artistico in particolare, in Sardegna non è un ambito residuale e marginale. Rappresenta una voce produttiva significativa, sia in termini quantitativi sia qualitativi. È, o potrebbe essere, anche una voce del nostro export. Ed è soprattutto, al contrario di altri più celebrati settori, una forma di produzione virtuosa, legata al territorio e alle sue risorse materiali, per lo più connessa alla cultura profonda della nostra gente e dei nostri luoghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci sarebbe niente di male, dunque, nell&#8217;iniziativa dell&#8217;<a href="http://www.regione.sardegna.it/regione/assessorati/turismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >Assessorato al turismo e al commercio</a> (assessore Francesco Morandi). Anzi, sembrerebbe una scelta una volta tanto opportuna.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta che invece anche in questa circostanza emergono i limiti di una classe politica che, anche quando è animata da buone intenzioni, non riesce a capire in che mondo vive e non sembra darsene pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferenza sull&#8217;artigianato viene sbandierata quotidianamente sui mass media sardi, con una spesa di cui sarebbe interessante conoscere l&#8217;ammontare, ma a dispetto di questa pubblicità i diretti interessati &#8211; ossia gli artigiani &#8211; ne sono stati informati tardivamente e sostanzialmente a cose fatte. In più si è scelto di organizzarla a Olbia e con le spese di soggiorno a carico dei partecipanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, è risaputo che gli artigiani sardi sono tutti dei nabbabbi e a nessuno di loro possono pesare tre giorni di vacanza non retribuita, anzi pagata di tasca propria, specie in un&#8217;occasione così importante.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia poteva magari essere fatto uno sforzo in più per coinvolgere nelle stessa organizzazione dell&#8217;evento i suoi primi destinatari, nonché per renderne più facile la partecipazione. Per esempio inviando gli inviti con un congruo anticipo e non due giorni prima. O scegliendo una sede più centrale (che so io: Nuoro? presso il rinnovato Museo etnografico?). Scelte che denunciano la distanza tra un approccio democratico e partecipativo (di cui piace riempirsi la bocca ma non praticarlo) e uno elitario e sostanzialmente autoritario. Non basta a salvare le apparenze sponsorizzare il Cagliari calcio col marchio del defunto ente promotore dell&#8217;artigianato, ISOLA; scelta che appare addirittura beffarda, in queste circostanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema che emerge anche in questo caso è che alla capacità propagandistica e al mero &#8220;effetto annuncio&#8221; non corrisponde nulla di sostanziale. In chi governa oggi la Sardegna non c&#8217;è magari la <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/pignorati-15-mln-alla-regione-per-il-reality-di-cappellacci/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >furbizia pasticciona</a> (un ossimoro solo apparente) di chi li ha preceduti, ma di sicuro manca totalmente la comprensione di ciò che succede nell&#8217;isola, la connessione con le reali dinamiche sociali e culturali in corso e anche la voglia di saperne di più e di fare qualcosa di davvero utile.</p>
<p style="text-align: justify;">Sussiste e si irrobustisce però la voglia di mettere le mani su tutto, di accentare potere e risorse, di creare una oligarchia più coesa e capace di svolgere meglio il ruolo di intermediario tra l&#8217;isola e gli interessi esterni che la considerano come un oggetto alla propria mercé. È un disegno a cui stanno lavorando anche altri, al di là del gruppo che fa capo a Francesco Pigliaru e Raffaele Paci (gruppo che non coincide necessariamente con la giunta attualmente in carica), compresi alcuni che si ammantano di retorica sovranista.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio di questo percorso autoritario è il seguente. Nei giorni scorsi a Nuoro è esplosa la polemica circa la destinazione delle nuove strutture di Pradu (Pratosardo), fin qui destinate ad accogliere un nuovo insediamento militare. La voce che è girata, anche sui mass media, vorrebbe che invece siano in procinto di accogliere migranti o rifugiati. Tanto è bastato per scatenare il delirio collettivo, specialmente sui social media.</p>
<p style="text-align: justify;">Poche voci si sono levate a riportare il focus della questione su un punto decisamente più rilevante, ossia la questione del polo universitario nuorese, la cui sorte era legata, dietro apposita convenzione, alla sorte di quelle strutture e al rilascio, da parte delle autorità militari, dell&#8217;area dell&#8217;ex Artiglieria, in città. Quello è un tema nodale, ma è rimasto sostanzialmente ignorato dai più.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto si sa che in Regione preferirebbero dar corso al progetto della università unica, a discapito dell&#8217;ateneo di Sassari e tanto più delle varie gemmazioni di una e dell&#8217;altra sede accademica in giro per l&#8217;isola, senza parlare della possibilità di un terzo polo, magari indipendente dal ministero a Roma. Una prospettiva pericolosissima, su cui sarà necessario tornare.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. A questo si deve aggiungere la notizia che la Regione sta subentrando nella titolarità degli enti culturali nuoresi, sostituendosi alla Provincia e al Comune. Una notizia che può essere interpretata in vari modi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che gli enti culturali nuoresi siano di interesse generale e non solo locale è vero, perciò che la competenza sui medesimi passi al livello più alto può essere comprensibile, specie se ciò comporta la loro sopravvivenza economica. Tuttavia è lecito dmandarsi cosa significhi questo passaggio nel contesto della forsennata attività accentratrice della giunta Pigliaru.</p>
<p style="text-align: justify;">La mentalità e l&#8217;ideologia dominanti oggi ai vertici della RAS assommano l&#8217;adesione acritica a teorie socio-economiche di stampo thatcheriano, l&#8217;ossessione politica per il controllo di tutte le leve del potere, l&#8217;ostilità verso le masse &#8211; comprese le loro articolazioni e le loro formazioni intermedie &#8211; e per le loro istanze autonome, nonché il disprezzo a malapena dissimulato per la cultura dei sardi nelle sue varie manifestazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">È un tratto caratteristico di questa compagine di governo, perfettamente coerente col suo ruolo di esecutore materiale di un disegno complessivo di indebolimento e depotenziamento di ogni possibile forza vitale collettiva presente nell&#8217;isola. Tutto deve essere sottoposto al coacervo di grandi interessi a cui la nostra classe politica istituzionale risponde per la sua stessa esistenza. La giunta Pigliaru, rispetto a chi l&#8217;ha preceduta, è semplicemente più efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto precede dovrebbe dare di che riflettere non solo agli artigiani sardi, non solo alla classe politica e dirigente nuorese (posto che ne esista una), ma a tutti noi. Questi episodi, apparentemente non collegati, sono invece gli enensimi sintomi rivelatori di un atteggiamento molto chiaro. Il pericolo è grande e non va sottovalutato. Ma prima ancora deve essere riconosciuto. Ne va della qualità della nostra già debole democrazia e delle concrete possibilità di vita dei sardi di oggi e di domani.</p>
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		<title>Autodeterminazione antidoto alla cattiva politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2016 15:31:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[giunta Pigliaru]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni risulta molto facile ricorrere ad esempi concreti per dimostrare dove sta una delle radici profonde della questione sarda. In ambiti particolarmente sensibili, perché riguardanti diritti e beni comuni infungibili (salute e igiene pubblica, libertà di spostamento, fruizione del territorio, ecc.) la giunta Pigliaru esprime posizioni chiarissime su quali siano i suoi orientamenti...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/01/21/autodeterminazione-antidoto-alla-cattiva-politica/">Autodeterminazione antidoto alla cattiva politica</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Autodeterminazione antidoto alla cattiva politica' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/01/21/autodeterminazione-antidoto-alla-cattiva-politica/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">In questi giorni risulta molto facile ricorrere ad esempi concreti per dimostrare dove sta una delle radici profonde della questione sarda. <span id="more-2100"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In ambiti particolarmente sensibili, perché riguardanti diritti e beni comuni infungibili (salute e igiene pubblica, libertà di spostamento, fruizione del territorio, ecc.) la giunta Pigliaru esprime posizioni chiarissime su quali siano i suoi orientamenti e su quali interessi intenda proteggere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel delicato ambito della <a href="http://www.askanews.it/servizi-pcm/autonomie-locali/rifiuti-regioni-divise-su-piano-inceneritori-6-votano-contro_711711920.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >gestione dei rifiuti</a>, pur non avendo uno straccio di pianificazione seria e lungimirante in materia, la giunta dei professori non si oppone (dunque aderisce) al programma del governo italiano sugli inceneritori, accettando di realizzarne uno in più sul suolo sardo, benché si sappia da tempo che si tratta di una soluzione antiecologica, antieconomica e in controtendenza rispetto alla politica di riduzione e riciclo tante volte sbandierata (e sempre boicottata, di fatto).</p>
<p style="text-align: justify;">In materia di <a href="https://drive.google.com/file/d/0B8HkxVdFFh7TVmlkMlpQSHRNWmc/view" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >servitù e di occupazione militare</a>, le informazioni ufficiali mettono in luce la falsità delle dichiarazioni pubbliche del prof. Pigliaru e dei suoi colleghi sulla riduzione dell&#8217;utilizzo bellico dell&#8217;isola, mostrandone la reale durata, nonché dimostrando la totale noncuranza del governo italiano per le legittime e motivatissime proteste dei cittadini, dei movimenti e dei comitati sardi contro la guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel settore dei trasporti, smascherate le bugie sulle pretese procedure sanzionatorie degli organismi europei a proposito di favoritismi alle compagnie low cost, ecco che l&#8217;assessore Deiana estrae dal suo cilindro <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/01/21/aerei_ecco_le_tariffe_a_orario_deiana_rifaremo_anche_la_continuit-68-460330.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >la genialata dell&#8217;anno</a>: abbattere la domanda per venire incontro all&#8217;offerta. O, in alternativa, far spendere molto a chi ha davvero bisogno di spostarsi, in una interpretazione radicale e punitiva della legge di mercato. Trattandosi di un diritto e di una necessità vitale, è persino imbarazzante dover ribadire che un&#8217;idea simile è a dir poco irricevibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono esempi di una prassi consolidata, singoli episodi di una casistica ormai cospicua.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa ci dimostrano questi casi concreti? Intanto che la politica istituzionale sarda, imperniata sulle succursali proconsolari dei partiti italiani, non risponde ai sardi, né in tutto né in parte, ma solo a propri interessi inconfessati e a quelli dei propri mandanti e padroni occulti (ma molto esigenti). Si configura cioè un gravissimo problema di democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è possibile parlare di politica in Sardegna eludendo questo aspetto. La nostra classe dirigente (per così dire) non ha alcun rapporto diretto con il popolo che dovrebbe rappresentare e governare, ma prevalentemente è selezionata per garantire e perpetuare il nostro rapporto di dipendenza e di subalternità, come più volte sostenuto, qui e altrove.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra questione, collegata alla prima, riguarda la qualità della politica in Sardegna. Spesso a chi propone la strada dell&#8217;autodeterminazione si oppone l&#8217;obiezione che la Sardegna non potrà mai autogovernarsi, vista la mediocre classe politica e dirigente di cui dispone. Quasi sempre tale obiezione esce dalla bocca o dalla tastiera di esponenti di detta classe politica e/o dirigente, ovvero di suoi sostenitori. Il che è piuttosto paradossale e dimostra meglio di altre circostanze quanta faccia di bronzo serva per mantenere certi ruoli privilegiati.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione della mediocrità della nostra classe politica non discende da una nostra tara genetica collettiva e non rappresenta affatto la qualità civile e culturale dei sardi nel loro insieme. L&#8217;attuale compagine di governo in Regione è stata votata da un quinto degli elettori sardi, per di più spacciandosi per una alternativa seria e competente alla compagine che l&#8217;ha preceduta. Peccato che siano sostanzialmente la stessa cosa. Anche soggettivamente, nelle persone di alcuni suoi esponenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il menzionato assessore Deiana era consulente della giunta Cappellacci, l&#8217;assessore Maninchedda era autorevole membro della maggioranza al consiglio regionale sotto la medesima giunta Cappellacci (con responsabilità notevoli negli organi consiliari, come la commissione bilancio) e lo stesso presidente Pigliaru collaborava a stretto contatto con l&#8217;allora assessore al bilancio La Spisa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ruolo dell&#8217;informazione in Sardegna su questo ha una pesantissima responsabilità, ma lasciamo sullo sfondo questo problema. Emerge con evidenza che l&#8217;establishment che domina la scena sarda è piuttosto coeso al suo interno, salvo le scaramucce e le lotte intestine per accaparrarsi maggiori vantaggi. È coeso e si fa forte della propria appartenenza ai partiti italiani o ai loro satelliti collaborazionisti locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che significa che senza l&#8217;attuale condizione di dipendenza questa stessa classe politica e la gran parte della classe dirigente sarda (compresa quella accademica e intellettuale) sostanzialmente non esisterebbe. Nel senso che mancherebbero le condizioni storiche per la sua esistenza. Ne esisterebbe un&#8217;altra. Migliore? Chi lo sa? Certamente non potrebbe essere esclusivamente selezionata, legittimata e protetta dalla fitta rete di interessi e grumi di potere esterni da cui dipende quella attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, l&#8217;obiezione di cui sopra perde completamente di consistenza. Una delle ragioni fondamentali della mediocrità e della cialtronaggine sfacciata della nostra classe politica è precisamente la dipendenza, la mancanza di reale autonomia, l&#8217;assenza di una classe dirigente autoctona, espressa dal popolo sardo, emersa da dinamiche sue proprie. È il problema fondamentale che ci ha consegnato la fine del periodo rivoluzionario e l&#8217;epoca della Restaurazione, problema mai risolto ed anzi accentuatosi in concomitanza e a causa dell&#8217;unificazione italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è partita politica, economica o sociale su cui esista una volontà collettiva dei sardi, sia pure nelle articolazioni interne che ogni collettività umana produce. Questo perché i sardi non hanno alcuna rappresentanza istituzionale, non hanno alcuna forma di soggettività politica, nemmeno per gruppi sociali, per formazioni intermedie loro proprie, ma sono ancora oggi un mero oggetto storico in mani altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;isolamento geografico (verso l&#8217;esterno e all&#8217;interno), il particolarismo (corporativo, clientelare, di campanile e dialettale) e la deprivazione culturale sono strumenti generali, complementari tra loro, molto pratici e facili da usare, per mantenere tale status quo: basta dichiarare di combatterli, nel momento stesso in cui li si persegue, confidando sulla carenza di studi, di informazioni, di dati e, all&#8217;occorrenza sulla manipolazione di quelli esistenti. Su tali metodi sta puntando, con una certa abilità, la giunta Pigliaru, com&#8217;è evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto non era un mistero che le cose sarebbero andate così, per chi ha la possibilità di ragionare liberamente. Questo hanno dunque scientemente scelto coloro che hanno votato e fatto votare l&#8217;attuale compagine di governo regionale, alla faccia del &#8220;voto utile&#8221; e dell&#8217;alternativa seria alla giunta Cappellacci.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di tutto ciò, la questione dell&#8217;autodeterminazione assume anche, se non prima di tutto, i contorni di una questione di buona politica. Senza scrollarci di dosso la condizione paracoloniale in cui ci troviamo e senza innescare un processo emancipativo popolare, partecipato, che sia al contempo risolutivo nei suoi obiettivi e pedagogico nel suo svolgimento, siamo destinati a soccombere.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo aspettarci che l&#8217;attuale establishment politico risolva alcuno dei nostri problemi macroscopici. Non è lì per questo scopo, bensì per l&#8217;opposto. Continueremo a pagare profumatamente acqua inquinata come se fosse potabile, ad avere un sistema di trasporti interno assurdamente inefficiente, a perdere abitanti, saperi, forme di relazione virtuose, a perdere cultura e istruzione, a essere sempre più poveri e malati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il processo di autodeterminazione, riempito di contenuti ideali e pragmatici seri, emancipativi, democratici, è probabilmente il solo antidoto rimasto alla deriva dissolutrice di cui siamo già ora vittime. Vittime in qualche misura consenzienti, beninteso. Non abbiamo più molte scuse, specialmente chi gode di una posizione sociale meno fragile di altri e chi ha un grado di istruzione e cultura che gli consente di capire cosa sta succedendo. Uno degli obiettivi fondamentali dei prossimi mesi e anni sarà far cadere il prima possibile l&#8217;attuale giunta regionale e creare le condizioni per un&#8217;alternativa che non ci consegni nelle stesse mani o in mani peggiori.</p>
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		<title>Capitalismo e barbarie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2016 11:49:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pare che il nostro confortevole e civile emosfero occidentale (espressione approssimativa quant&#8217;altre mai) sia minacciato dalle orde di barbari che già sconfinano dentro le nostre contrade. La civiltà occidentale è sotto attacco, i nostri valori sono in pericolo. A guardare le cose dalla prospettiva delle persone reali, effettivamente il sentore di una vaga ma grande...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Capitalismo e barbarie' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/01/19/capitalismo-e-barbarie/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://identità.com/wp-content/uploads/2015/11/TOTALITARISMO.jpg" alt="" width="600" height="376" /></p>
<p style="text-align: justify;">Pare che il nostro confortevole e civile emosfero occidentale (espressione approssimativa quant&#8217;altre mai) sia minacciato dalle orde di barbari che già sconfinano dentro le nostre contrade. La civiltà occidentale è sotto attacco, i nostri valori sono in pericolo.<span id="more-2097"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A guardare le cose dalla prospettiva delle persone reali, effettivamente il sentore di una vaga ma grande minaccia esiste ed è diffuso. Il senso della precarietà e la rinuncia ad aspettative di crescita e progresso sono condivisi da un numero già molto ampio e ancora in crescita di individui.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la maggioranza di noi, noi europei, noi occidentali, noi dominatori del pianeta, si sia persuasa di doversi difendere da una minaccia esterna è un capolavoro del Potere che andrà studiato nei futuri libri di storia e di politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che noi attribuiamo alla civiltà occidentale come sua cifra distintiva, suo valore intrinseco e infungibile, è un insieme di parole chiave, rappresentazioni, elementi mitologici che però rispondono sempre meno alla realtà storica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea che l&#8217;Occidente (quale che sia la sua estensione geografica) sia contraddistinto da un superiore livello di civiltà, e dunque sia naturalmente meritevole di esercitare la propria supremazia sul pianeta, viene dritta dritta dall&#8217;Età moderna, attraverso i secoli delle prime colonizzazioni commerciali e l&#8217;Ottocento del colonialismo imperialista e razzista, passando per il Novecento delle guerre mondiali, degli stermini pianificati, delle discriminazioni etniche, politiche, culturali erette a sistema, della Guerra fredda, delle illusioni postbelliche e delle disillusioni recenti.</p>
<p style="text-align: justify;">I rapporti di produzione, la divisione del lavoro a livello internazionale, il tipo di relazioni vigenti tanto tra soggetti economici, quanto tra soggetti politici, è il medesimo da cinque secoli, salvo aggiornarsi secondo la disponibilità di mezzi tecnici e secondo l&#8217;andamento della demografia e della disponibilità di risorse materiali.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo so, detta così suona decisamente &#8211; e semplicisticamente &#8211; marxista. Ma possiamo in coscienza negare che le dinamiche di fondo della convivenza umana si discostino da tale modello? Oggi abbiamo una nuova conferma della crescente diseguaglianza sociale sul pianeta. Un <a href="https://www.oxfam.org/en/research/economy-1" target="_blank" rel="nofollow" >rapporto della ONG Oxfam</a> precisa le distanze tra i pochi ricchissimi e le masse umane povere o in via di impoverimento su scala mondiale. Dati brutali che solo le alchimie della propaganda padronale contemporanea riescono a camuffare, a dissimulare, spesso a nascondere.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo terreno mi pare che una delle poche voci lucide sia quella di Naomi Klein, quando connette gli allarmi ecologici (in particolare quello relativo al riscaldamento globale) con i fattori e i rapporti economici. Perché separare qualcosa che è in realtà intimamente collegato, istituire compartimenti stagni tra fattori che invece sono correlati, è già una sciocchezza. Se per di più lo si fa apposta per incrementare il tasso di ignoranza generale e per manipolare le coscienze, l&#8217;operazione si rivela per quella che è: un crimine.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiunque abbia a cuore una prospettiva politica di progesso e di emancipazione materiale e spirituale dell&#8217;umanità dovrebbe allontanare da sé la tentazione dell&#8217;astrattezza e fare i conti con i dati storici di cui disponiamo. Siamo in una fase di ristagno o probabilmente già di regresso conclamato. Non è la prima, nella storia dell&#8217;umanità. Però forse è la prima in cui il fattore antropico, l&#8217;impatto della nostra presenza sul pianeta, è il più rilevante.</p>
<p style="text-align: justify;">Nascondersi che le forme della produzione e della distribuzione economica, lo sfruttamento delle risorse fisiche disponibili e le forme delle relazioni umane che da tali processi dipendono siano il vero nodo da sciogliere della nosta epoca o è un&#8217;ingenuità pericolosa o è un indizio di delinquenza. Tra i tagliagole del Daesh (o Isis che dir si voglia) e chi spaccia, guadagnandoci su, i cosiddetti derivati, devastando intere economie e la vita di milioni di persone, c&#8217;è solo una differenza nel modus operandi. Tra un criminale comune e un grande manager che specula sulle disgrazie di interi paesi dovrei davvero istituire dei distinguo morali? E a vantaggio di chi?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma oggi la percezione del vero pericolo è arrivata a una soglia talmente bassa che a difendere il sistema di dominio del capitale globale spesso troviamo in prima fila le sue stesse vittime. In molti casi abbindolate e condotte alla perdizione da qualche pifferaio magico, sapientemente selezionato da un sistema massmediatico fin troppo connivente con i padroni del mondo (quando il rapporto non sia di dipendenza diretta).</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna, per esempio, siamo schiacciati tra il presenzialismo mediatico degli esponenti della compagine di governo (presidente Pigliaru e assessori vari) e il presenzialismo mediatico di figure di apparente opposizione, abili a cavalcare qualsiasi tematica su cui scatenare l&#8217;ipersensibilità di ampi gruppi di cittadini, come Mauro Pili (indimenticato ricopiatore di dichiarazioni programmatiche lombarde).</p>
<p style="text-align: justify;">Di cosa si occupano tutti costoro? Solo di accaparrarsi consenso raccontando balle. Non c&#8217;è partita strategica su cui la giunta dei professori sia riuscita in tre anni a non dimostrare la propria inadeguatezza (a dare per scontata la buona fede, che scontata non è). Cosa sta a cuore al deputato ex (?) berlusconiano ed ex presidente della RAS? Fondamentalmente l&#8217;archeologia, parrebbe. Ieri si è aggiunto il destino delle scorie nucleari italiane. Domani forse la lingua sarda, o i trasporti. O i trasporti archeologici in lingua sarda. Materie per altro degnissime, se prese in sé e per sé (e possibilmente con un minimo di cognizione di causa), che però diventano semplici specchietti per le allodole se manipolate in termini puramente demagogici.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualsiasi disorso politico che si dichiari votato all&#8217;emancipazione delle persone è privo di senso se non tocca le questioni reali, le relazioni economiche e sociali, il nostro complesso rapporto con l&#8217;ambiente in cui viviamo. Non basta fare appello alla nostra presunta identità, istigare alla violenza contro il capro espiatorio di turno (che siano i migranti o gli archeologi, la gravità della cosa cambia poco). E non basta nemmeno far finta di opporsi a chi governa al momento, se non si svelano e conseguentemente contrastano le scelte di fondo, gli orientamenti generali.</p>
<p style="text-align: justify;">Che in realtà sono gli stessi, per tutti costoro. Una spietata lotta di classe di chi gode di posizioni di vantaggio ai danni di tutti gli altri, in una competizione che è senza regole, in cui vige la legge del più furbo e del più smaliziato. Quella stessa competizione che decenni di ideologia capitalista totalitaria hanno eretto a legge di natura ineludibile, contro ogni evidenza storica, antropologica, biologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nemico da combattere non sono quelli che stanno peggio di noi, né qualche spauracchio di comodo. Il nemico, se ce n&#8217;è uno, è <a href="http://ilmanifesto.info/il-mondo-in-mano-all1-di-super-miliardari/" target="_blank" rel="nofollow" >chi detiene e controlla la maggior parte delle risorse del pianeta</a> e lo fa nel totale disinteresse per il resto dell&#8217;umanità e per il pianeta stesso. Il nemico è chi predica divisione e conflitto su basi etniche e razziali. Il nemico è chi incentiva l&#8217;ignoranza e ne fa un valore. Il nemico è chi persegue la propria libertà ai danni di &#8211; e non insieme a &#8211; quella altrui. Il nemico è chi antepone il proprio credo (religioso, ideologico) alla vita stessa di altri esseri umani o di interi popoli. Il nemico è chi accumula e poi nasconde le informazioni per usarle a proprio esclusivo vantaggio. Il nemico è chi propala la bufala del &#8220;noi&#8221; in guerra contro un &#8220;altro da noi&#8221; astratto o ipotetico, ma comunque esterno, negando le differenze intrinseche in qualsiasi comunità umana, pur di preservare la propria condizione privilegiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamoci quando cianciamo a vanvera dei valori dell&#8217;Occidente minacciati dai migranti, o dai Rom, o dagli omosessuali, o da chissà chi altro. I valori dell&#8217;Occidente a cui pensate evidentemente non sono gli stessi per tutti. Molti che usano questa bandiera per farsi seguire dalle masse considerano alcuni valori pregnanti della nostra storia europea moderna (la laicità, le libertà civili, i diritti sociali, l&#8217;eguaglianza non solo formale ma anche sostanziale, la consapevolezza ecologica, il rispetto delle diversità, ecc.) una sciagura da scongiurare, non una conquista da difendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo discorso interseca e tocca tutte le istanze politiche contemporanee, anche quelle relative all&#8217;autodeterminazione dei popoli. Non comprenderlo e non regolarsi di conseguenza significa condannarsi a liberarsi forse, prima o poi, di una forma di dominio, ma solo per cadere immediatamente nelle grinfie di un dominio peggiore. E, col dominio, guadagnarsi una vita più povera e precaria di quella che si intendeva abbandonare. Non proprio una scelta intelligente, se davvero si persegue la propria e la altrui libertà.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ignoranza, arma di distruzione di massa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 13:58:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo funzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo M. Cipolla]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Ignoranza, arma di distruzione di massa' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/12/11/ignoranza-arma-di-distruzione-di-massaedit/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://cdn06.branchez-vous.com/wp-content/uploads/2015/11/wileecoyote.jpg" alt="" width="1141" height="585" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ignoranza ci distruggerà, mi sembra evidente. Ignoranza intesa non come la semplice mancanza di un titolo di studio, ma come la disconnessione sistematica tra la realtà e la nostra capacità di comprenderla.<span id="more-2063"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono due aspetti di questa faccenda da tenere presenti. Il primo è che tutto ciò non avviene solo per cause incontrollabili, come effetto di fattori restrittivi insormontabili, ma per buona parte a causa della deliberata azione umana. Il secondo aspetto riguarda il capire perché tutto ciò avvenga, come e a vantaggio di chi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro mondo è in una fase delicata. La biosfera è stata strapazzata da uno sfruttamento umano mai visto prima, avvenuto nelle ultime tre o quattro generazioni. Il nostro pianeta ha una notevole capacità di reazione e di resilienza, ma deve fare i conti con la propria finitezza. Non è infinitamente grande, non offre risorse vitali infinite, non è in grado di riprodurre tali risorse in tempi troppo rapidi.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto questo la nostra specie si è moltiplicata senza controllo, assorbendo sempre più energia e sempre più risorse, senza darsi pensiero della loro finitezza, e in più impoverendo l&#8217;intero sistema-mondo con inquinamenti, devastazioni, dissipazioni sconsiderate. Le guerre e le grandi crisi economiche e sociali sono solo un elemento intrinseco e inevitabile di tale andamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Che in questo scenario la preoccupazione di molti di noi sia la presenza o meno dei presepi nelle scuole pubbliche italiane la dice lunga su come stupidità e ignoranza associate possano fare disastri enormi a buon mercato, col minimo sforzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo è davvero complesso, lo sappiamo, e più lo conosciamo più ci rendiamo conto della sua complessità. Che significa anche fragilità, in un certo senso. Fragilità prima di tutto della nostra condizione esistenziale, di ospiti casuali dell&#8217;unico pianeta abitabile conosciuto, orbitante attorno a una stella periferica e marginale della Galassia che ci accoglie.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è chi queste cose le sa perfettamente, solo che ha anche tanta voglia sfruttare tale superiore conoscenza a proprio esclusivo vantaggio, sia pure a danno di tutti gli altri esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tutti dispongono di una quantità uguale o analoga di informazioni, specie nelle società complesse e stratificate. In queste la disparità di distribuzione delle informazioni e la capacità di usarle rispecchiano abbastanza fedelmente la disparità della distribuzione della ricchezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dei secoli gli esseri umani hanno saputo escogitare forme di riequilibrio a quella che altrimenti tende sempre, per sua natura, a diventare una rigida clepto-crazia, il dominio dei ladri.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei ladri in grande stile, quelli più sfacciati, più intelligenti e più crudeli, ovviamente: gruppi ristretti che si accaparrano ricchezza e potere senza la minima giustificazione che non sia puramente strumentale alla loro stessa auto-perpetuazione (di natura religiosa e/o ideologica e più o meno autoritaria).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando nel corso della storia le varie forme di riequilibrio hanno fallito, ne sono sempre scaturite conseguenze drammatiche. Oggi tali conseguenze, lungi dal rappresentare una fase ciclica di rigenerazione, potrebbero essere distruttive in modo definitivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là delle cause storiche e del funzionamento dei meccanismi economici e sociali attuali, quel che sappiamo con un certo grado di certezza è che a fronte di un numero relativamente esiguo di esseri umani che possiedono moltissimo, esiste un numero largamente maggioritario di altri esseri umani che possiedono poco o nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale discrepanza sta aumentando, benché non stia diminuendo la ricchezza complessiva dell&#8217;umanità. Non è un destino ineluttabile, beninteso, né riguarda la soggettiva capacità vitale dei singoli individui.</p>
<p style="text-align: justify;">(Sia chiaro, in natura e nei processi storici non esiste nulla che corrisponda alla definizione che certa pseudoscienza economica e certa politica chiamano &#8220;<strong>individuo</strong>&#8220;. Siamo tutti nodi di reti, dentro reti di relazioni. Cosa siamo lo stabiliscono i nostri rapporti con gli altri esseri umani e con l&#8217;ambiente materiale e il campo di forze economiche, sociali, culturali e politiche in cui siamo immersi.)</p>
<p style="text-align: justify;">Essere in grado di capire almeno a grandi linee tutto ciò, trovarvi un ordine intellegibile, saper fare connessioni corrette tra gli eventi e le loro cause, riconoscere i processi macroscopici che regolano la nostra esistenza è indispensabile per non essere ridotti alle nostre semplici funzioni biologiche, al servizio di una macchina di cui non scorgiamo né l&#8217;insieme degli ingranaggi né il principio di funzionamento. Ed è qui che si manifesta la nostra inadeguatezza al mondo così com&#8217;è.</p>
<p style="text-align: justify;">Acquistano dunque un senso più profondo e allarmante le <a href="http://ilmanifesto.info/universita-litalia-taglia-la-germania-investe/" target="_blank" rel="noopener" rel="nofollow" >notizie relative agli studi universitari in Italia</a> e di riflesso in Sardegna. Si tratta di dati abbastanza chiari nel delineare una tendenza ormai consolidata e anche nel definire la cifra regressiva, conservatrice e anti-emancipativa di questo fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli effetti che tale deriva controllata e voluta hanno in Sardegna sono devastanti. Siamo in una situazione molto debilitata di impoverimento materiale e demografico, dentro una fase di passaggio delicata, privi di una classe dirigente propriamente detta e di un sistema socio-economico minimamente funzionante. Se a questo aggiungiamo l&#8217;ignoranza in crescita, è facile dedurre verso quale drammatico destino siamo incamminati.</p>
<p style="text-align: justify;">Si parla spesso di analfabetismo funzionale, l&#8217;incapacità di comprendere un testo elementare e di svolgere calcoli appena più complicati di 2+2. Ebbene, probabilmente si tratta di un fenomeno reale, ma non tutto questo impoverimento intellettivo è dovuto a cattiva volontà. Una buona parte discende da precise politiche culturali di chi ha governato la cosa pubblica in questi decenni. Inoltre sospetto che ci sia una forte relazione diretta col disagio sociale e il sempre più difficile accesso all&#8217;istruzione e alla cultura da parte di chi non ha mezzi economici sufficienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ambito strettamente universitario la tendenza segnalata parla di un indebolimento patologico sia in termini quantitativi sia qualitativi. La Sardegna in questo è messa molto, molto male. Se oggi siamo governati (diciamo così) da una giunta di professori, questo non rappresenta solo un paradosso, ma è prima di tutto la certificazione di una linea politica chiarissima, di cui Francesco Pigliaru, Raffaele Paci e tutti i loro colleghi sono i migliori epigoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una politica reazionaria, che favorisce le élite già privilegiate</strong>, a prescindere dalle capacità e dalle qualità umane; che dirotta tutte le risorse verso le partite di proprio interesse, sottraendoli ad altre, magari più rilevanti per la collettività; che seleziona il personale ausiliario e di rincalzo (all&#8217;università come nelle istituzioni) sulla base della fedeltà e non delle capacità intellettuali o relazionali; che con le parole d&#8217;ordine come &#8220;meritocrazia&#8221;, &#8220;eccellenza&#8221;, &#8220;semplificazione&#8221;, &#8220;efficienza&#8221; copre pratiche di puro dominio classista e di bassa appropriazione di risorse, spazi, potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa infida connessione tra élite culturale ed élite politica, inevitabilmente collegata a doppio filo con precisi interessi economici, esprime oggi la nostra classe dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa che organizza il nostro sapere e alimenta mitologie tossiche in nome dello status quo. Quella che inaugura un treno del secolo scorso su binari dell&#8217;Ottocento descrivendo questo evento ridicolo come &#8220;epocale&#8221;. Quella che accetta supinamente che lo stato centrale si tenga per sempre miliardi di euro, dovuti per legge alla Regione da essi stessi amministrata, e lo spaccia per grande successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che avalla e garantisce la precarietà dei trasporti interni ed esterni. Quella che parla di scuola e poi si occupa di chiuderle, le scuole, e si disinteressa al fatto che molti studenti non le possano fisicamente raggiungere. Quella che taglia i fondi che dovrebbero garantire il diritto allo studio dei meno abbienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che non è in grado di gestire secondo scienza e coscienza un bene comune fondamentale come l&#8217;acqua. Quella che ha sempre un occhio di riguardo per gli speculatori del land grabbing, per gli inceneritori, per gli emiri (poco importa se guerrafondai), per i giochi di potere a Roma, a Bruxelles, a Washington e chissà dove altro e non sa nulla, né ha interesse a sapere qualcosa, della Sardegna e dei Sardi.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati sull&#8217;università sono l&#8217;ennesima conferma della volontà profonda che anima la nostra classe dominante, culturalmente e socialmente indistinguibile al suo interno, se non per sfumature, tra le varie fazioni in cui si divide, del tutto organica alle élite italiana ed europea, come queste votata al restringimento degli spazi di libertà, della sfera dei diritti, dell&#8217;accesso ai beni comuni. Una classe dominante profondamente antidemocratica e del tutto insensibile alla sorte di povertà, spopolamento e isolamento che ci è riservata, ma anzi alacremente complice di questo processo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ignoranza è un elemento essenziale perché tale disegno di estinzione controllata abbia successo. Lo vediamo anche a un livello più ampio. <strong>Siamo tutti capillarmente controllati, schedati, profilati.</strong> Nominalmente per ragioni di sicurezza, in realtà fondamentalmente per ragioni di business o di puro controllo sociale e politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi non sappiamo né capiamo quasi nulla, ma ci piace assecondare le pulsioni indotte dai mass media, sentendoci così al passo coi tempi. I tempi decisi e cadenzati da altri, però.</p>
<p style="text-align: justify;">Caschiamo con la massima facilità in qualsiasi trappola manipolatoria e per di più abbiamo imparato a diffidare ci chi ne sa più di noi, a guardare con sospetto lo studio, a schifare &#8220;gli intellettuali&#8221;, ad apprezzare le semplificazioni stupide di capipopolo malintenzionati, sempre contro &#8220;il sistema&#8221; ma sempre ad esso indispensabili.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antidoto a tutto questo è la maggiore conoscenza, il confronto tra intelligenze aperte, l&#8217;accettazione della complessità, la salvaguardia delle reti sociali e culturali formali e informali in cui la nostra capacità di giudizio può irrobustirsi, a patto che maturiamo qualche minimo accorgimento critico.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo può avvenire prima di tutto dentro le istituzioni didattiche e tramite le agenzie formative strutturate per rispondere al bisogno pubblico e al diritto fondamentale alla conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Istituzioni e agenzie che siano però realmente efficaci, democratiche, dinamiche e dotate delle risorse indispensabili. E tali risorse devono essere prioritariamente investite, con criteri trasparenti e verifiche serie, anche sottraendole ad altri ambiti, dove magari è più facile l&#8217;arricchimento indebito o la scalata sociale immeritata (vedasi alla voce sanità, in Sardegna, ma a livello statale la voce grossa la fanno ormai i dispositivi militari).</p>
<p style="text-align: justify;">Il potere costituito ha timore del potere distribuito e il potere distribuito si basa sulla conoscenza socializzata e sulla riduzione della stupidità al suo tasso fisiologico. Le élite che governano l&#8217;economia e la politica, invece, ci vogliono più ignoranti e più impauriti. E per ora ci stanno riuscendo.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna stiamo pagando e pagheremo un prezzo più salato che altrove. Dobbiamo esserne coscienti e non dare tregua alla nostra politica, alle nostre istituzioni, a chi ha ruoli pubblici in qualsiasi ambito, affinché rispondano alla collettività prima che a qualsiasi altro soggetto o centro di interessi. Sapere di non sapere è il primo passo. Considerarlo un problema da risolvere è quello successivo.</p>
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		<title>Trasporti, diritti ed estinzione programmata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2015 11:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni l&#8217;attenzione dei mass media isolani e di una parte consistente dei sardi è concentrata sulla questione dei trasporti aerei. La compagnia privata Ryanair dismette alcune rotte da e per la Sardegna e causa uno psicodramma collettivo. Certamente si tratta di un inconveniente serio. Perdere di punto in bianco più di una ventina...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Trasporti, diritti ed estinzione programmata' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/12/03/trasporti-diritti-ed-estinzione-programmata/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://media-s3.blogosfere.it/sardegna/images/aeroporto-cagliari-voli-europa-rotte-per-ryanair.JPG" alt="" width="589" height="505" /></p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni l&#8217;attenzione dei mass media isolani e di una parte consistente dei sardi è concentrata sulla questione dei trasporti aerei. La compagnia privata Ryanair dismette alcune rotte da e per la Sardegna e causa uno psicodramma collettivo.<span id="more-2051"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Certamente si tratta di un inconveniente serio. Perdere di punto in bianco più di una ventina di collegamenti non è uno scherzo. Ed è amaro constatare come in Sardegna viaggino più facilmente le bombe delle persone. Tuttavia il livello dell&#8217;allarme è non solo probabilmente eccessivo, ma anche fuori fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui le analisi, anche quelle più competenti (come <a href="http://www.sardegna2050.it/?p=1341#comments" target="_blank" rel="nofollow" >questa</a> e <a href="http://www.sardegnainvolo.com/?p=1558" target="_blank" rel="nofollow" >questa</a>), si sono rivelate sì critiche ma parziali. Hanno concentrato l&#8217;attenzione quasi esclusivamente sul danno economico, soprattutto su quello al settore turistico, o su aspetti tecnici specifici dei trasporti aerei. Il succo di tali considerazioni è che c&#8217;è poco da appellarsi al buon cuore di un operatore privato, se non si pongono le condizioni interne, endogene, per l&#8217;appettibilità turistica della Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerazioni ragionevoli, senz&#8217;altro. Da tempo, <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/05/13/vantaggio/" target="_blank">anche in questa sede</a>, si sottolinea l&#8217;estrema aleatorietà del settore turistico sardo, tutt&#8217;altro che adeguatamente strutturato e ben lontano dal costituire un fattore economico consistente. La sua incidenza sul PIL sardo si aggira da anni intorno al 6-8%: percentuale ridicola, per una terra che si ostina a presentarsi come a vocazione turistica. Ed è innegabile che la base più solida per attirare flussi turistici è che abbiamo qualcosa di valore da offrire, a cominciare da servizi essenziali, cura del territorio e capacità di accoglienza: tutti elementi che bisognerebbe garantire prima di tutto ai residenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il punto più rilevante dell&#8217;intera questione trasporti riguarda propriamente la negazione di un diritto civile e le sue conseguenze. Quando si parla di trasporti in Sardegna non va mai dimenticato che si parla prima di tutto di una necessità vitale delle persone e delle comunità nel loro insieme, quindi di un bene comune infungibile. Il diritto alla mobilità, la libertà di movimento, la possibilità di avere relazioni sistematiche con l&#8217;esterno sono elementi strategici fondamentali sia dal punto di vista puramente esistenziale, sia da quello socio-economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Le carenze dei trasporti interni ed esterni in Sardegna configurano una delle voci principali della nostra condizione di debolezza materiale e civile. Non avere una prospettiva strutturale in questo ambito, vivere alla giornata, da un&#8217;emergenza all&#8217;altra, facendo finta di cercare soluzioni, prevalentemente retoriche e/o cervellotiche, quasi sempre dispendiose, e comunque estemporanee, è gravissimo. Ma non è un caso.</p>
<p style="text-align: justify;">La classe politica sarda, organica al meccanismo della nostra dipendenza, si comporta in questo ambito come in tutti gli altri. Tutti i settori socio-economici, tutte le tematiche di interesse generale sono affrontati secondo la medesima regola: non risolvere nulla. Non è tanto o solo un problema di incapacità. Chiaro, non è che a governare la Sardegna siano mai arrivati i più intelligenti della compagnia. La selezione del personale politico, così come di quello amministrativo, o di quello che dirige gli enti strumentali, e persino di quello intellettuale istituzionale, avviene sulla base della fedeltà e del rispetto delle regole di ingaggio. È un sistema rigido di controllo a cui ci si sottrae solo con estrema difficoltà e per vie ellittiche, spesso banalmente andandosene dalla Sardegna. Ma c&#8217;è anche una questione di volontà, di precisa determinazione a fare di tutto fuorché mettere mano davvero alla soluzione dei problemi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contesto politico, massmediatico e culturale italiano in questo senso costituisce un ambiente favorevole. La mediocre classe dirigente sarda ha una sponda formidabile nei suoi mandanti oltremarini, come è inevitabile che sia. Anche per questo la necessità di poter contare su forze politiche non rappresentative di centri di potere extrasardi è evidente e strategica. La pretesa di poter fare qualcosa di buono per la Sardegna sostenendo partiti italiani o alleandosi con essi è un abbaglio, o un puro calcolo di convenienza egoista. Questa non è una valutazione di parte, ma un&#8217;evidenza storica e politica lampante.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione dei trasporti aerei insomma non può essere slegata da tutte le altre partite strategiche sarde. La giunta Pigliaru, così come quelle precedenti, ha fatto e fa quel che è chiamata a fare: garantire certi assetti di interessi e certi rapporti di forza. Se si presenta un elemento estraneo che li mette in discussione (in questo caso la comparsa di una compagnia low-cost spregiudicata e abile) lo scopo non è tanto quello di tenere in piedi un sistema di trasporto plurale e rispondente alle esigenze dei cittadini e della nostra economia, quanto evitare che vengano danneggiati i centri di interesse e di potere ai quali si risponde. Il diritto alla mobilità dei sardi o gli interessi del settore turistico in tutto questo hanno un peso marginale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tant&#8217;è vero che da un lato si tolgono i finanziamenti, sia pure indiretti, a Ryanair, ma dall&#8217;altro la RAS si guarda bene dal discutere la mole di denaro pubblico impiegato per tenere in piedi il baraccone fatiscente della &#8220;(dis)continuità territoriale&#8221;. E a nessuno che venga in mente di partire dai bisogni reali, dalle risorse in campo e da una progettazione intelligente per affrontare l&#8217;intera faccenda in modo strutturale e lungimirante. Le fantomatiche regole europee che consentirebbero o non consentirebbero questo e quello, a seconda di come gira il vento, sono evidentemente una patetica scusa.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, come il diritto alla mobilità, così hanno un peso marginale anche i diritti e le necessità dei sardi negli altri ambiti fondamentali, dal settore agroalimentare alla scuola, dal settore culturale, storico-archeologico e demo-antropologico allo sport, dal welfare all&#8217;acqua e all&#8217;energia. Tutti ambiti in cui c&#8217;è un tasso fisiologico di beni comuni da curare, salvaguardare e rendere fruibili, ossia da sottrarre alle rigide leggi del profitto e del mercato e a maggior ragione dalla rapacità di interessi privati esterni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sostenere che il problema della Sardegna sia l&#8217;insularità fa abbastaza ridere, dato che si tratta di una condizione data a cui rispondere adeguatamente, non di un problema contingente da scoprire di punto in bianco a stagioni alterne. Così come non si possono invocare a discolpa della nostra classe dirigente la nostra presunta, atavica incapacità a risolvere i problemi, o le nostre sbandierate tare genetiche, o qualsiasi altra patetica scappatoia di comodo fornitaci dal nostro mito identitario autocolonizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">A cosa serve del resto la politica se non a cercare soluzioni ai problemi di tutti? Temo tuttavia che la risposta che darebbe, in sincerità, la stragrande maggioranza del nostro ceto dirigente è: a sistemare se stessi, i propri familiari e i propri clientes. L&#8217;occupazione fondamentale degli esponenti politici e dei loro fiancheggiatori è il gioco del trono, dove però il trono è sì e no una comoda poltrona ben retribuita. Questo ai livelli bassi. Ai livelli alti si tratta di barcamenarsi tra interessi e giochi di potere più grandi, di cui ci si accontenta di essere tributari, senza mai rivendicare non favori e concessioni ma soggettività propria.</p>
<p style="text-align: justify;">Aspettarci che la giunta Pigliaru o chi per essa si occupi del problema del trasporto aereo o di qualsiasi altra cosa all&#8217;infuori di questi canoni è una pia illusione. Il disegno complessivo a cui essa sta dando compimento è chiaro: la definitiva debilitazione materiale, culturale e civile della Sardegna. Più per ignoranza e miopia, forse, che per calcolo deliberato. Ma fa poca differenza, purtroppo. Le tendenze in corso parlano chiaro: spopolamento, impoverimento, ignoranza. Quando saremo ridotti, secondo le previsioni, a poche centinaia di migliaia di abitanti, vecchi, poveri e malati, il compito sarà a un passo dall&#8217;essere svolto. Da lì in poi sarà gioco facile.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono altre strade? Certamente sì. Non so se siamo ancora in tempo per intraprenderle, ma certo non provarci sarebbe quanto meno poco dignitoso. E alla fine, se si rinuncia alla dignità, non è che rimanga molto altro da ricordare del nostro passaggio sulla terra. Se deve finire in malora, che almeno non si dica che non si è fatto niente per evitarlo. Forze virtuose e sane ce ne sono ancora. E il mondo per fortuna è più complesso e imprevedibile di un algoritmo o di un calcolo differenziale. Le giunte passano, anche quelle dei professori. Vedremo se, a dispetto della sua venerabile età, il nostro popolo saprà tirarsi fuori dai guai con le proprie forze. Di sicuro, su quelle e solo su quelle potrà contare.</p>
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		<title>A vele spiegate verso la modernità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2015 16:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[città metropolitane]]></category>
		<category><![CDATA[giunta Pigliaru]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[trasporti sardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Sardegna siamo fortunati, perché non abbiamo problemi veramente drammatici e possiamo perciò dedicarci a discutere di amenità o di vere e proprie scempiaggini. Per esempio di città metropolitane e di treni veloci. Tutta roba fantastica, appartenente a una dimensione dell&#8217;immaginario che sconfina nella fantascienza. Fantascienza apparentemente ottimista, utopica, ma in realtà foriera di una...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='A vele spiegate verso la modernità' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/11/13/a-vele-spiegate-verso-la-modernita/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">In Sardegna siamo fortunati, perché non abbiamo problemi veramente drammatici e possiamo perciò dedicarci a discutere di amenità o di vere e proprie scempiaggini. Per esempio di città metropolitane e di treni veloci. Tutta roba fantastica, appartenente a una dimensione dell&#8217;immaginario che sconfina nella fantascienza.<span id="more-2031"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fantascienza apparentemente ottimista, utopica, ma in realtà foriera di una distopia di quelle brutte, postapocalittiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno sarebbe anche tentato di prendere sul serio i dibattiti di questi giorni su entrambe le faccende. Hanno le sembianze di questioni vere, di problemi reali alla cui risoluzione la nostra politica istituzionale si sta dedicando. Poi va a leggersi un po&#8217; di documenti (previsioni normative, dati statistici, argomentazioni pro e contro, ecc.) e a quel punto gli viene da prendere in considerazione la guerriglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella della città metropolitana è una polpettona avvelenata della peggior specie. Una fanfaluca assurda su cui alcuni gruppi di interesse che dominano la scena in Sardegna si accapigliano, per stabilire come spartirsi la torta. Senza fare i conti con l&#8217;oste, naturalmente. Uno degli esiti più probabili è che la finiamo come con le meravigliose quattro province aggiuntive, prima imposte poi eliminate dallo stesso giro di figurati buoni per tutte le stagioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo sarebbe forse il meno, perché invece il sospetto è che i danni saranno ancora maggiori. Di suo l&#8217;istituzione delle città metropolitane è una pensata tutta interna all&#8217;establishment politico-affaristico italiano. Per buona che sia (ma non si sa, perché non è stata mai realizzata da nessuna parte), è tarata su dimensioni e su una scala proprie dell&#8217;Italia. La Sardegna non ci rientra, come dovremmo sapere. Non ci rientra per precise ragioni geografiche, geologiche, orografiche, socio-economiche, demografiche. Ragioni non contingenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mettere la cosa sul piano della rivalità campanilistica tra Cagliari e Sassari, naturalmente, è del tutto patetico. Ci manca poco che comincino a dissotterrare cadaveri e spacciarli per i resti di qualche martire locale! E vorrei anche ricordare che l&#8217;ultima volta, nel XVII secolo, la diatriba venne risolta dalla peste (a danno di Sassari, in quel caso). Spero non ci voglia qualcosa del genere anche adesso, per farli smettere.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente a nessuno, nella (ag)giunta dei professori, è venuto in mente di studiare un po&#8217;, prima di darsi a questi voli di fantasia. Se sapessero qualcosa della Sardegna probabilmente non dico che farebbero qualcosa di buono (non sono lì per quello), ma almeno cercherebbero di intortarci in modi più sofisticati. Non abbiamo nemmeno la soddisfazione di essere presi per i fondelli in modo serio!</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque la si metta, questa storia della città metropolitana è un insulto ai sardi, a tutti i sardi, compresi i cagliaritani e i sassaresi. Per risolvere i problemi &#8211; veri &#8211; del compendio urbanistico cagliaritano basterebbe razionalizzare infrastrutture, servizi, scelte strategiche. Se non lo si fa non è certo perché manca il riconoscimento di città mentropolitana, ma solo perché si pensa al piccolo cabotaggio clientelare, ai campanilismi, ai favori da fare e da ricevere, agli sgarbi reciproci tra gruppi di potere, a non disturbare i grandi manovratori.</p>
<p style="text-align: justify;">La vergognosa recita a proposito dei treni fa il paio con quella sulla città metropolitana. Sono anni che di tanto in tanto, in presenza di qualche magagna che non si vuole affrontare, si estrae dal cilindro la favola del treno &#8220;veloce&#8221; che dovrebbe collegare &#8220;il Capo di sotto col Capo di sopra&#8221;. Ogni volta si annuncia la soluzione dei problemi intercorsi (evidentemente sempre imprevedibili) e l&#8217;imminente inaugurazione. Come se non si sapesse da sempre che la rete ferroviaria sarda è quella dell&#8217;Ottocento e che ci sono limiti di tipo geografico che non si colmano con ritocchi o con l&#8217;acquisto sconsiderato di treni che non potranno mai viaggiarci su. Sostenere che sarebbe un enorme progresso impiegare 150 minuti (ossia due ore e mezza) da Cagliari a Sassari sa troppo di furbata da piazzisti, per pensare che il presidente Pigliaru ci creda davvero.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Capo di sotto e il Capo di sopra manco esistono, per altro: sarebbe il caso di aggiornarsi. La Sardegna è un po&#8217; più vasta e complicata di quella sua porzione minima e minoritaria che conoscono il presidente Pigliaru e i suoi assessori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema di fondo è che questa gente non sa nulla. Rappresenta alla perfezione la classe dominante proconsolare che imperversa in Sardegna da due secoli. Ignoranti e provinciali, privi di spessore culturale, ma presuntuosi; ossequiosi verso qualsiasi potente straniero (pensiamo alle imbarazzanti pantomime con gli emiri qatarioti), ma senza scrupoli verso i cittadini sardi. Dei diritti di questi ultimi, delle necessità concrete, dei problemi pratici delle tante comunità dell&#8217;isola non sanno e non vogliono sapere niente. In mancanza di pane, inviterebbero a mangiare brioches.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come non sanno nulla della nostra storia, della nostra cultura, della nostra economia. E d&#8217;altra parte non sono lì per quello. Sono lì per inventarsi diversivi, onde evitare di dover affrontare le questioni vere. E noi troppo spesso abbocchiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece la risposta giusta da dare sarebbe il rifiuto di stare al gioco. Uscire dalle trappole retoriche generate ad arte e scompaginare le carte. Svelare la nullità che sta sotto gli effetti annuncio e le dichiarazioni pubbliche e far emergere chiaramente lo schifo che dovrebbero coprire. Resistere nei modi più fantasiosi e imprevedibili. Alimentare relazioni, confronti, scambi di idee, produrre cose, fatti, occasioni di incontro.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo in un momento storico pessimo. Ci stanno guidando verso le magnifiche sorti e progressive della modernità: quella del XIX secolo. E pretendono anche he ne siamo contenti. Un ritorno al passato a vele spiegate che ci distruggerà presto.</p>
<p style="text-align: justify;">È difficile, in presenza di queste vicende, mantenere l&#8217;aplomb e non ricorrere al turpiloquio più pesante. Ma non si può cedere alla frustrazione. Sarebbe comunque poco produttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">È la lucidità spietata, quella che ci serve oggi, è la visione chiara del nostro presente, nelle sue connessioni col passato e con il futuro. Costi quel che costi. Devono sapere che, per quanto facciano, c&#8217;è una massa di persone, di nodi relazionali, di capacità, di interessi che non è normalizzabile, che non si arrende all&#8217;illusione o alla rassegnazione. E ne devono sentire il fiato sul collo, senza avere tregua.</p>
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