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	<title>sport Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Jannik Sinner e il problema dell&#8217;identità (tossica) italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 14:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Osteggiato fino a che era solo un promettente ottimo tennista, ma non ancora un indiscusso vincente, Jannik Sinner è diventato, dalla fine del 2023, un&#8217;icona nazionalista italiana, oscurando tutte le contraddizioni e le dosi di tossicità che l&#8217;idea stessa di italianità si porta appresso. Nell&#8217;estate del 2023, alla sua rinuncia di difendere i colori della...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="472" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-700x472.jpg" alt="" class="wp-image-6045" style="width:644px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-700x472.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-640x432.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-768x518.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-800x540.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2.jpg 950w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Osteggiato fino a che era solo un promettente ottimo tennista, ma non ancora un indiscusso vincente, Jannik Sinner è diventato, dalla fine del 2023, un&#8217;icona nazionalista italiana, oscurando tutte le contraddizioni e le dosi di tossicità che l&#8217;idea stessa di italianità si porta appresso.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nell&#8217;estate del 2023, alla sua rinuncia di difendere i colori della rappresentativa italiana in Coppa Davis, Sinner era stato additato come nemico della nazione, un italiano troppo poco convinto della sua italianità, nonostante gli fosse stata concessa la fortuna di nascere al di qua del confine con l&#8217;Austria (che sta a pochissimi chilometri da casa sua).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><a href="https://www.sexten.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Sexten im Pustertal</a> (o Sesto Pusteria, se preferite) è un piccolo comune montano rimasto imbrigliato nelle maglie delle trattative sui confini tra Regno d&#8217;Italia e ex Impero d&#8217;Austria dopo la Prima guerra mondiale. In realtà, geograficamente appartiene al bacino idrografico del Danubio e la sua popolazione, da molti secoli, è una popolazione tirolese, di lingua e cultura tirolese, legata da tempo immemore all&#8217;area germanofona (in senso lato) dell&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiunque conosca quei luoghi, a nord della stretta di Salorno (vero confine linguistico, il Brennero non è mai stato un confine di nulla) e dei passi che dividono Trentino e Veneto dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%BCdtirol" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Süd-Tirol</a>, sa che hanno caratteristiche paesaggistiche, climatiche, antropiche assai diverse da qualsiasi cosa annettiamo all&#8217;idea di italianità. Anche se non lo sai, se sei italiano, quando sei lì avverti chiaramente di trovarti *in un altro posto*. Un po&#8217; come avviene alle persone italiane in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto questo non ci sarebbe nulla di strano, tanto meno di disdicevole. Se non fosse che quei luoghi sono politicamente italiani, da circa un secolo. Come tali, rappresentano da sempre un problema aperto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">O meglio, dal punto di vista giuridico e politico il problema è stato chiuso positivamente dal cosiddetto &#8220;Pacchetto&#8221; di riforme del 1972, che ha istituito la Provincia Autonoma di Bolzano &#8211; Süd-Tirol, concedendole ampia autonomia e l&#8217;agognato riconoscimento della condizione di minoranza linguistica (nell&#8217;ambito dello Stato italiano, in realtà maggioranza nel territorio).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;autonomia speciale e il distacco da Trento (obiettivo della politica sud-tirolese del secondo dopoguerra) hanno eliminato dalla scena la subalternità a cui la lingua e la cultura locali erano state sottoposte fin dai primi tempi dopo il primo conflitto mondiale e poi, soprattutto, col fascismo e dopo ancora in epoca repubblicana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È brutto da dire e forse non è nemmeno una regola storica generalizzabile, ma la pressione esercitata sui governi italiani *anche* dalla lotta armata sud-tirolese ha avuto un esito concreto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, non si è trattato di una lotta armata stragista e allargata all&#8217;esterno dei confini locali. ma era pur sempre &#8220;terrorismo&#8221;, secondo un&#8217;accezione corrente e diffusa. In più, la controparte era soprattutto la residua, egemonica cultura di stampo nazionalista italiano e para-fascista (quando non fascista tout court), col partito MSI in prima fila a garantire la supremazia italiana sulle terre sottratte all&#8217;Impero austriaco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia come sia, dal 1972 la situazione si è pacificata, la popolazione tirolese è stata libera di usare la propria lingua e di studiare il tedesco standard nella proprie scuole, coltivando i suoi rapporti storici e decisamente più &#8220;naturali&#8221; con lo spazio culturale austriaco e tedesco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È mancata forse una forma di integrazione che superasse le differenze etnico-linguistiche. Il grande sogno pacifista e ambientalista di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Langer" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Alexander Langer</a> in questo senso è uscito sconfitto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Laddove la composizione demografica risulti grosso modo equilibrata tra italiani e tirolesi qualche attrito si avverte sempre. Nella maggior parte dei casi, man mano che ci si allontana da Bolzano-Bozen, la prevalenza numerica della popolazione tirolese riduce di molto i possibili conflitti e in diversi comuni esistono esperienze politiche locali in cui scema la distinzione linguistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sopra tutto e tutti c&#8217;è poi mamma o papà <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%BCdtiroler_Volkspartei" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >SVP</a> (<em>Südtiroler Volkspartei</em>, partito del popolo sud tirolese), organizzazione di stampo democristiano, moderato/conservatore, vero partito-stato (o provincia, in questo caso). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si potrebbero dire tante cose sulla sua egemonia pressoché incontrastata di questi decenni. Non mi sbilancio a fare un paragone con paesi guidati da un partito unico, solo perché, tutto sommato, il Sud-Tirolo governato dalla SVP è una realtà comunque democratica e molto civile, compiutamente inserita nel contesto europeo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La famiglia di Jannik Sinner è una comunissima famiglia tirolese. Benché questa cosa faccia impazzire gli italiani (dalle squadracce fasciste agli intellettuali benpensanti, magari sedicenti progressisti, che hanno voce in capitolo sui mass media), in casa si parla serenamente in tirolese (come dichiarato dallo stesso Jannik in conversazione col papa Leone XIV: ne esiste la testimonianza video, potete trovarla facilmente) e i modi di fare, le forme delle relazioni interpersonali e i riferimenti culturali sono quelli ordinari della gente di quelle valli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pretendere che Sinner, solo perché è uno sportivo famoso e occasionalmente difende i colori della rappresentativa statale italiana, rinneghi la sua appartenenza familiare e culturale è una forma di violenza bella e buona, prima che una balordaggine insensata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Jannik però non è un ingenuo. Anzi, per la sua età è molto maturo e presente a se stesso. Ha una capacità di gestire le sue cose, la sua vita, sia sportiva sia extra-sportiva, davvero notevole. Sulla questione ha mangiato la foglia e di tanto in tanto rilascia qualche dichiarazione di amore per l&#8217;Italia o di appartenenza italiana, giusto per non essere sempre nel mirino dei tanti squinternati fanatici dell&#8217;italianità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra i quali, tocca ribadirlo, non ci sono solo cervelli in fuga da se stessi, magari obnubilati da superstizioni mussoliniane, ma anche intellettuali riconosciuti nel panorama culturale italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A un recente commento in proposito di Corrado Augias, inutilmente ostile e dal sapore vagamente suprematista, <a href="https://www.fanpage.it/spettacolo/personaggi/jannik-sinner-italiano-per-caso-e-riluttante-scoppia-la-polemica-dopo-le-parole-di-corrado-augias/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ha dovuto rispondere</a> niente meno che Arno Kompatscher, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il risultato sia stato buono o così così importa meno del fatto che in questo caso la massima autorità politica locale ha preso la parola e ha dato voce al suo territorio nel contesto di una discussione dai tratti mistificatori e comunque democraticamente inaccettabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detto per inciso, in Sardegna una cosa del genere non ce la sogniamo nemmeno, abituati come siamo a sentircene dire di tutti i colori, dal turista deluso perché non può rubare mezzo quintale di sabbia da una spiaggia, a qualche <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/02/01/razzismo-istituzionale-disastri-politici-e-mancanza-di-risposte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alto dirigente della Polizia o della magistratura</a>. E sempre senza che la nostra politica istituzionale e la nostra intellettualità organica all&#8217;apparato di potere coloniale si sentano in dovere di metterci becco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per Augias e per molte altre persone italiane come lui Jannik Sinner sarebbe dunque un &#8220;italiano per caso&#8221; o &#8220;riluttante&#8221;. Ad Augias non piace come Jannik parla l&#8217;italiano. Peccato (per Augias, che non ci fa una bella figura) che invece lo parli decisamente molto meglio della stragrande maggioranza dei suoi coetanei sud-tirolesi, che l&#8217;italiano lo affrontano giusto a scuola, come materia di studio, e di sicuro non lo usano quotidianamente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se è per quello, lo parla molto meglio anche di una parte consistente degli italiani al 100%, o &#8220;non riluttanti&#8221;, che di norma *non* usano la lingua dell&#8217;Accademia della Crusca nelle proprie relazioni quotidiane, preferendo l&#8217;italiano regionale locale o direttamente una delle varie lingue (definite spregiativamente dialetti) proprie delle diverse zone dello stato italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al di là di questo, è vero che Jannik Sinner è un &#8220;italiano per caso&#8221;. Non è vero che sia riluttante, almeno per come si presenta pubblicamente. Ma &#8220;per caso&#8221; lo è di sicuro. Non per colpa sua.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che colpa ne ha lui se la porzione di Tirolo da cui proviene è stata proditoriamente e insensatamente annessa al Regno d&#8217;Italia nel 1920? Ed è una sua colpa che i suoi antenati abbiano salvaguardato, a proprio rischio e pericolo, la lingua locale, con le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Katakombenschule" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >&#8220;scuole delle catacombe&#8221; (<em>katakombenschulen</em>)</a>, difendendola dalla repressione fascista e poi trasmettendola a dispetto della rimozione e minorizzazione di età repubblicana?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma poi, cosa ci sarà di così fantastico e prezioso in quest&#8217;idea monolitica e anti-storica di italianità che l&#8217;egemonia culturale risorgimentalista e sciovinista italica da sempre vuole imporre?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;identità italiana è in larghissima misura una mistificazione, un&#8217;identità fittizia e superficiale. Ha un certo successo nel ceto medio istruito e a livello istituzionale, ma non costituisce un elemento cardine di identificazione per moltissime persone di cittadinanza italiana. Che sono anche di altre appartenenze storiche e linguistiche, che piaccia o no.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il nazionalismo è stato uno strumento di dominio e di repressione fin da quando si è realizzata, nel modo rocambolesco che sappiamo, l&#8217;unificazione politica italiana. Unificazione che, come avevano già lucidamente riconosciuto osservatori di varia estrazione e di diverso orientamento politico (dai primi federalisti ai vari Salvemini, Gobetti, Gramsci) è stata anche, se non soprattutto, una &#8220;rivoluzione passiva&#8221; e una annessione con sottomissione da parte di alcuni territori ai danni di altri.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un nodo irrisolto bello grosso, questo. Molto più grosso e irrisolto della situazione del Sud-Tirolo italiano, qualsiasi cosa ne pensino Corrado Augias e i suoi emuli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Jannik Sinner deve essere tenuto al di fuori da queste polemiche pretestuose e di stampo reazionario. È un grandissimo campione sportivo e, cosa non da poco, offre un rarissimo caso di buon esempio &#8211; per indole, per comportamento, per misura nella comunicazione pubblica &#8211; proveniente dal mondo degli sport professionisti. Specie in un posto come l&#8217;Italia, diffusamente avvelenata dalla sub-cultura calcistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, è anche questo un tratto che ne fa uno sportivo &#8220;poco italiano&#8221;. È vero. Ma è un suo pregio. È uno dei motivi per cui personalmente lo apprezzo e faccio il tifo per lui (da ben prima che diventasse un &#8220;caso nazionale&#8221;).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La cultura sportiva (calcistica) italiana è analoga alla cultura italiana in generale, specie politica; quella in cui il principio del vittimismo aggressivo e del &#8220;chiagne e fotti&#8221; (a proposito di lingue locali) regnano sovrani. In cui la ricerca di scusanti pretestuose e di capri espiatori esterni è la regola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Teniamocelo stretto, Jannik Sinner. Proprio perché ci si può affezionare al suo personaggio pubblico senza doversene vergognare. Proprio perché è così poco italiano. E pazienza se a molte persone italiane questo non piacerà.</p>
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		<title>Il mistero Gigi Riva, l&#8217;eroe di cui c&#8217;era bisogno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 11:13:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>[&#8230;] per Rombo di Tuono si trovò compiutamente italiana, anzi campione!, una terra che non lo era mai stata se non nel sacrificio cruento, nei ripetuti massacri della guerra. Gli inviti al ritorno non ebbero più eco se non nel suo dispetto di isolano per elezione. Così scriveva Gianni Brera nel 1976, quando l&#8217;ultimo, grave...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="392" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/01/immagine-700x392.jpg" alt="" class="wp-image-5631" style="width:700px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/01/immagine-700x392.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/01/immagine-640x358.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/01/immagine-768x430.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/01/immagine-800x448.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/01/immagine.jpg 1486w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>[&#8230;] per Rombo di Tuono si trovò compiutamente italiana, anzi campione!, una terra che non lo era mai stata se non nel sacrificio cruento, nei ripetuti massacri della guerra. Gli inviti al ritorno non ebbero più eco se non nel suo dispetto di isolano per elezione.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così scriveva Gianni Brera nel 1976, quando l&#8217;ultimo, grave infortunio chiuse la carriera da calciatore di Gigi Riva, a 32 anni non ancora compiuti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è qualcosa di incomprensibile, per chi non sia sardo, nella reazione collettiva suscitata in Sardegna dalla sua morte. Perché c&#8217;è qualcosa di incomprensibile, fuori dall&#8217;isola, nella sua vita e nel suo legame con la Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio un esempio, leggermente e incidentalmente auto-riferito, mettendo a confronto quel che scrissi a proposito del Cagliari di Gigi Riva per la rivista menelique nel 2020 (<a href="https://www.menelique.com/gigi-riva-e-loperazione-circenses/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >qui</a>) e quanto raccontato nel podcast di Radio 3 RAI Stelle del sud (<a href="https://www.raiplaysound.it/audio/2023/05/Stelle-del-Sud-del-30042023---Cagliari-196970-c72d1302-e852-430e-911a-a43ed7a79135.html?wt_mc=2.social.tw.radio3_zaza.&amp;wt" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >qui</a>). I fatti e la loro sequenza sono raccontati in modo molto simile, sinottico potremmo dire. Eppure è chiara la discrepanza. Perché il punto focale e l&#8217;orizzonte, dal centro del quale si guarda, sono diversi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È nota la massima di Bertold Brecht secondo cui sarebbe beato un popolo che non ha bisogno di eroi. C&#8217;è una profonda verità, in queste parole. E tuttavia è ancora peggio, per un popolo, quando il bisogno di eroi c&#8217;è, ma è conculcato o addirittura sostituito con riferimenti esogeni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi spiego meglio. Chi vive in Sardegna è circondato da simboli e da narrazioni, a cominciare dal presidio degli spazi di vita comuni (strade, piazze, monumenti, ecc.), che enfatizzano perlopiù un&#8217;appartenenza italiana e celebrano personaggi ed eventi rilevanti nella costruzione dell&#8217;immaginario collettivo e del senso comune italiani. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Imperversano i Savoia e i personaggi del Risorgimento, incombono i toponimi della Grande Guerra (che, per i sardi che li conobbero allora di persona, significarono spesso sofferenza e morte). Se si celebra qualche &#8220;eroe&#8221; locale, si preferiscono personaggi del lontano passato, prosciugati dei loro tratti più problematici e possibilmente incanalati dentro la Grande Narrazione patriottica italiana, come successo alla povera Eleonora d&#8217;Arborea (&#8220;precorritrice del Risorgimento&#8221;, è stata spesso etichettata) e persino a Giovanni Maria Angioy (anche lui associato al Risorgimento italiano). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un&#8217;imposizione egemonica facilitata dall&#8217;estrema ignoranza della popolazione sarda circa la propria storia e dalla mitologia identitaria da sconfitti e da subalterni interiorizzata dai più. Mitologia subalterna cui a volte si reagisce con megalomanie auto-celebrative e teorie del complotto di varia gradazione. Fenomeni abbastanza ordinari, nelle comunità umane sottoposte a duratura colonizzazione culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il mito eroico di Gigi Riva invece sfugge al canone e diventa incontrollabile. Come tale, rivela la relazione mistificatoria tra subalternità e integrazione, tra diversità e assimilazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gigi Riva è divenuto eroe non solo e non tanto per le sue eccezionali doti calcistiche, ma prima di tutto per le sue scelte di vita e perché ha evitato di cedere alla tentazione di credere lui per primo al suo mito. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È strano pensare a una figura eroica che abbia accresciuto questo suo status non nell&#8217;esaltazione di sé ma nel proprio costante ridimensionamento al livello dell&#8217;ordinarietà umana. La sua presenza visibile e concreta, l&#8217;essere persona tra le persone, è servita a mantenere vivo e rassicurante il suo mito. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il senso della misura è un aspetto della personalità di Gigi Riva che lo ha fatto amare per sempre, in Sardegna. Il suo rifiuto del divismo, a cui invece si affrettano ad assurgere anche figure dello star system sportivo odierno molto meno significative, lo ha reso proprio per questo ammirevole, presso una popolazione a cui non piacciono molto le spacconate vanagloriose e l&#8217;ostentazione volgare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È inspiegabile l&#8217;amore dimostrato dalla Sardegna a una persona che alla fin fine ha solo giocato a calcio, se non si tiene conto del contesto in cui le sue gesta sportive sono avvenute e se non si comprende bene cosa abbia significato accettare di essere adottato dall&#8217;isola, a dispetto delle attrattive materiali che altri palcoscenici gli garantivano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le durezze dell&#8217;infanzia, un conto aperto con la sorte o col Cielo, hanno dotato Gigi Riva di un fortissimo senso del giusto e dell&#8217;ingiusto. Da lì nasce tutto. La difficoltà di accettare il ruolo che avrebbe potuto/dovuto recitare sul palcoscenico della società dello spettacolo nasce da una sorta di senso morale profondo, che gli faceva preferire la compagnia di persone &#8220;normali&#8221;, dei suoi compagni di squadra meno celebrati di lui,  di lavoratori, di pescatori e di pastori, a volte di banditi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non era una forma ipocrita e furba di auto-promozione. Anzi, spiazzava del tutto chi aveva pensato di farne una sorta di diversivo, un anestetico per i fermenti sociali così vivi in quegli anni. Non c&#8217;era calcolo. La sua era la scelta di una dimensione umana in cui si potevano tenere a bada i propri demoni. A volte addomesticandoli. E divertirsi in modo semplice, e godersela pure, quando era il caso. Non stiamo parlando di un asceta ossessionato dalla &#8220;purezza&#8221;, ostile ai piaceri terreni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di demoni ne aveva dentro, Gigi Riva, come tutti gli eroi. Una parte li scaricava in campo. E sfido a guardare qualche sua azione di gioco senza percepire &#8211; sia pure nel modo mediato consentito dalle vecchie immagini televisive &#8211; questa tremenda forza interiore. La percepivano bene i compagni di squadra e soprattutto gli avversari. Ciò che restava di paure e di conflitti intimi, fuori dal rettangolo di gioco, volava via nelle corse in auto lungo le strade sarde, specie quelle più tortuose, e veniva lenito in una mangiata di pesce appena pescato o in uno &#8220;spuntino&#8221; in qualche campagna appartata. E ogni bizza, ogni debolezza, veniva perdonata, al figlio adottivo di un intero popolo. Non in quanto divo, ma appunto in quanto figlio (e fratello e padre).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il rapporto tra la Sardegna e Gigi Riva era bi-direzionale. Il dare e l&#8217;avere erano in equilibrio. Lo sapeva lui e lo sappiamo tutti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nessun personaggio contemporaneo, in Sardegna, ha saputo suscitare tanto senso di riscatto e tanta passione come Gigi Riva. Scrittrici e scrittori, intellettuali, personaggi dello spettacolo, politici: nessuno è stato tanto amato e prima ancora rispettato. Nessuno ha ricevuto tanta gratitudine. Bisogna chiedersi il perché. (Forse farebbero bene a rifletterci su prima di tutto le tante personalità politiche che ci hanno tenuto a scroccare una passerella elettorale in questa circostanza.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto è che la Sardegna *ha bisogno di eroi*. Non quelli posticci imposti dall&#8217;egemonia culturale italiana e nemmeno quelli denaturati, neutralizzati, della narrazione identitaria &#8211; subalterna &#8211; sarda, o ancora quelli esaltati in qualche nicchia politica. La Sardegna ha bisogno di figure simboliche che chiamino al riscatto collettivo a partire dalla salvaguardia della propria dignità (non identità: dignità). Al contrario della maggior parte della classe dirigente attuale, più propensa alla dipendenza e alla ricerca di comode tutele oltremarine. La Sardegna ha bisogno di saper dire NO, come fece Gigi Riva davanti alle profferte della Juventus di Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gigi Riva, non era un intellettuale né un politico. Non troverete mai, nelle rare occasioni in cui ha dovuto rispondere a domande in materia politica, delle grandi rivelazioni, delle perle di saggezza. Ma lui non ha mai voluto essere un intellettuale o un politico. Non ha mai preteso di avere voce in capitolo e tanto meno l&#8217;ultima parola, nonostante a più riprese gli sia stato proposto di farlo. Ed è anche questo un elemento della sua statura umana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È il suo esempio ad avere avuto un peso enorme. Non elaborazioni teoriche, non dichiarazioni indimenticabili, ma una lezione di vita costantemente elargita, sul campo e fuori dal campo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La lezione che puoi essere svantaggiato, perché la tua storia ti ha penalizzato, perché forze esterne ti hanno creato difficoltà maggiori rispetto ad altri, eppure puoi rialzare la testa e affrontarle, queste forze esterne, e magari, almeno una volta, sconfiggerle. E, dopo che le hai sconfitte, puoi anche evitare di farti comprare da loro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così Rombo di Tuono, <em>el hombre vertical</em> per antonomasia (come lo battezzò Gianni Mura), in Sardegna è rimasto e sarà sempre Gigi. Eroe, sì, ma anche persona vicina, vera. E simbolo indelebile di un riscatto che sembra sempre troppo lontano da raggiungere, ma che forse è lì alla nostra portata, se solo accettassimo la sfida.</p>
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		<title>Un ritorno atteso, il senso del Cagliari calcio per la sua tifoseria e considerazioni di contorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2022 18:04:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Cagliari calcio di Tommaso Giulini, imprenditore lombardo, è costretto a cambiare allenatore in corsa, nel campionato di serie B, e si affida a una figura amata e desiderata dalla piazza. Un regalo di Natale che sembra riaccendere l&#8217;entusiasmo. Ma forse c&#8217;è anche dell&#8217;altro. Perché parlare di calcio sotto le feste, con tutto quello che...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image-700x467.jpg" alt="" class="wp-image-5253" width="607" height="405" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image-700x467.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image-640x427.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image.jpg 723w" sizes="(max-width: 607px) 100vw, 607px" /></figure>
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<h4 class="wp-block-heading"><em>Il Cagliari calcio di Tommaso Giulini, imprenditore lombardo, è costretto a cambiare allenatore in corsa, nel campionato di serie B, e si affida a una figura amata e desiderata dalla piazza. Un regalo di Natale che sembra riaccendere l&#8217;entusiasmo. Ma forse c&#8217;è anche dell&#8217;altro.</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Perché parlare di calcio sotto le feste, con tutto quello che di drammatico succede nel mondo? E poi, dopo l&#8217;abbuffata del campionato mondiale in Qatar, anche basta. Lo penserà qualcuno e lo penserei io stesso, probabilmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La faccenda del ritorno di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Ranieri" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Claudio Ranieri</a> al Cagliari, però, non smette di stuzzicare il mio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Uomo_Ragno" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >senso di ragno</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Claudio Ranieri è un grande allenatore e un signore, su questo critica e pubblico concordano. In Sardegna, tra chi segue il Cagliari, è molto amato, in virtù del suo fantastico triennio, tra 1988 e 1991, in cui riportò la squadra dai bassifondi della serie C a una salvezza clamorosa in serie A.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua carriera ha avuto momenti di grande lustro e altri di risultati meno brillanti, ma ha lasciato il segno in diverse piazze ed è entrato di diritto nella storia del calcio contemporaneo con <a href="https://www.blitzquotidiano.it/sport/leicester-campione-dinghilterra-claudio-ranieri-e-leggenda-2453244/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >l&#8217;impresa a Leicester</a>, in Premier League.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora il ritorno a Cagliari, a fine carriera, in serie B e in una situazione tutt&#8217;altro che facile, sa molto di richiamo del cuore, di scelta sentimentale, ampiamente ricambiata da una piazza intristita e scoraggiata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui suona già un primo campanello d&#8217;allarme. La scelta del presidente Giulini, nient&#8217;affatto amato dalla tifoseria, appare come un&#8217;astuta mossa padronale (cit.), un colpo di marketing, più che una scelta strategica. E lo sembra perché nel complesso l&#8217;approccio della presidenza Giulini in questi anni ha sempre dato l&#8217;impressione di essere questo. Nessuna chiarezza sul progetto a lungo termine, scelte cervellotiche e perlopiù sbagliate, qualche nome altisonante rivelatosi poco utile alla causa ma buono per tacitare il dissenso, nessun vero trasporto affettivo ed emotivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo, il grande affare del nuovo stadio. Una telenovela a sé stante, che in questi stessi giorni si sta rivelando <a href="https://www.centotrentuno.com/news/stadio-cagliari-fasolino-se-il-progetto-e-cambiato-bisogna-fare-altre-valutazioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >meno lineare e trasparente di quanto dovrebbe essere</a>. Quella dello stadio ha l&#8217;aria di essere una partita decisiva, più di quelle che si giocano sul rettangolo verde, per la presidenza Giulini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In troppi aspetti questa dirigenza, così attenta alle apparenze e alla comunicazione, ha fatto errori difficili da capire proprio sul piano delle apparenze e della comunicazione. È come se Giulini e i suoi non conoscessero il contesto in cui si muovono e non sapessero bene cos&#8217;hanno davvero in mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, l&#8217;arrivo a capo della società di un imprenditore lombardo, legato ai Moratti, tifoso dell&#8217;Inter (nel cui consiglio di amministrazione sedeva fino a poco tempo prima di acquistare il Cagliari), senza altri legami con la Sardegna se non l&#8217;azienda di famiglia (la <a href="https://www.sardiniapost.it/cronaca/fluorsid-scoppia-il-caso-dei-controlli-la-procura-pochi-e-parziali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Fluorsid</a>) aveva suscitato fin da subito riserve e perplessità nella tifoseria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;uso dello sport, e del calcio in particolare, come diversivo e strumento di <em>captatio benevolentiae</em> in mano alla classe padronale forestiera non è una novità, in Sardegna. L&#8217;intervento salvifico di Angelo Moratti a favore del Cagliari, all&#8217;epoca di Gigi Riva, è storia nota. Così come è storia nota che durò poco. Giusto il tempo di rendersi conto che quel Cagliari non era una semplice succursale dell&#8217;Inter (di cui Moratti era padrone e presidente) ma una temibile concorrente. Fallito il tentativo di portarsi via Gigi Riva, Moratti aveva mollato il giocattolo al suo destino. Non gli era nemmeno tanto riuscita la manovra di ammansire l&#8217;opinione pubblica e azzerare critiche e voci contrarie, dato che proprio quegli anni furono anni di grandi mobilitazioni sociali e politiche e di conquista di consapevolezza diffusa nell&#8217;isola (per un minimo di approfondimento, rimando <a href="https://www.menelique.com/gigi-riva-e-loperazione-circenses/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >a quanto ne avevo scritto per menelique</a> un paio d&#8217;anni fa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calcolo di normalizzare la situazione tramite i successi calcistici, con tutta probabilità, non fu soltanto una trovata padronale di un capitano d&#8217;industria. È lecito supporre che la cosa andasse bene anche all&#8217;apparato di sicurezza dello Stato, piuttosto allarmato dalla piega che sembravano poter prendere gli eventi in Sardegna (pensiamo all&#8217;interesse di Giangiacomo Feltrinelli per l&#8217;isola, ai fatti di Pratobello nel 1969, al &#8220;complotto separatista&#8221;, al periodo dell&#8217;eversione armata lungo gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, e via dicendo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia come sia, questa faccenda che basti prendersi il Cagliari e farne uno strumento di manipolazione dell&#8217;opionione pubblica per avere il controllo della situazione in Sardegna, o anche solo per garantirsi diffuse simpatie e una buona dose di indulgenza generalizzata, non era stato un buon affare allora e non lo è nemmeno oggi. E Giulini lo sta scoprendo a sue spese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nemmeno questa mossa del richiamo di Claudio Ranieri, che sa così smaccatamente di <em>fan service</em>, basterà a fargli recuperare credito. Anche qualora il tutto non si rivelasse, come qualcuno teme, un completo disastro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema del Cagliari, così come, ormai, in larga misura anche della Dinamo basket Sassari, è che non si tratta solo e semplicemente di sport (in proposito ho scritto qualcosa <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/2022/cagliari-calcio-dinamo-sassari-e-molto-altro-lo-sport-in-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong>qui</strong></a>). Chi però vede in questo fatto solo alcuni dei suoi aspetti &#8211; come appunto quello del facile mezzo di consenso &#8211; non capisce che i risvolti sono anche e soprattutto altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motto del Cagliari calcio è: una terra, un popolo, una squadra. Bello, non c&#8217;è che dire. Evocativo, forse. Un po&#8217; enfatico: non è vero che tutte le persone che seguono il calcio, in Sardegna o nell&#8217;emigrazione sarda, fanno il tifo per il Cagliari. Però ci sta. Naturamente, è scritto sempre e solo in italiano, come la maggior parte della comunicazione del Cagliari. A parte il solito slogan &#8220;fortza Casteddu&#8221;, usato spesso ma quasi sempre scritto in modo scorretto (&#8220;<em>forza</em> Casteddu&#8221;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Dinamo, su questo piano, è decisamente più avanti e più intelligente, nalla propria comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa significhi il Cagliari per la Sardegna non è certo riducibile a qualche elemento di comunicazione identitaria. Il calcio è uno strumento politico potente, ma è anche un fatto di appartenenza, di auto-riconoscimento, di passione e di sentimento. Trasmette molto, oltre a garantire momenti di svago (sempre meno economici e alla portata di tutt*, va detto). Cosa trasmette oggi il Cagliari calcio ai suoi tifosi? Direi: depressione, senso di fallimento collettivo, pessimismo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calcio oggi è anche un ambito affaristico, e non di poco conto, per quanto possa suonare strampalata l&#8217;idea di trarre profitti da un&#8217;attività economica che non produce nulla, se non svago, appunto. Ci sono il mechandising e gli altri benefici economici più o meno diretti, generati dalle società calcistiche professioniste. Aspetti che vanno saputi coltivare, alla luce del proprio bacino d&#8217;utenza e delle potenzialità che esso offre. In più, specie per piazze come Cagliari, c&#8217;è un aspetto di promozione territoriale che esiste persino a prescindere dalle intenzioni degli attori coinvolti. È un aspetto inevitabile. Il calcio è uno sporto estremamente popolare, le partite dei campionati italiani, anche di serie B, vengono viste pressoché in tutto il mondo. Le vittorie e le sconfitte e il modo in cui si conseguono non è solo un fatto sportivo. Il Cagliari, volente o nolente e anche a dispetto della fetta di cittadinanza che odia o ignora il calcio, rappresenta la Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, il fallimento del Cagliari o in generale le sorti dello sport di grande livello, nell&#8217;isola, hanno un significato che travalica di molto gli stessi interessi di chi vi investe direttamente. Ed è per questo che le istituzioni pubbliche vi impiegano qualche voce dei propri bilanci. Non c&#8217;è nulla di sbagliato, a patto che vi sia un ritorno di qualche tipo. Qual è il ritorno che offre il Cagliari calcio di Giulini alla collettività cui fa riferimento e alle istituzioni che vi investono denaro pubblico?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la propria natura e per il tipo di tifo che la sostiene, una squadra come il Cagliari si presta poco ad essere usata per gli scopi esclusivi e insindacabili di una proprietà privata. È un modello che non funziona. Non funziona, perché non può competere con le grandi realtà calcistiche italiane e internazionali, data la sproporzione di mezzi, e non funziona perché il Cagliari non sarà mai solo il giocattolo, o la fonte di profitto, di chi ne detiene la proprietà legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cagliari potrebbe certo diventare oggetto di investimenti consistenti da parte di qualche grande opratore nel settore, tipo il Qatar. Del resto, il Qatar è già padrone di un bel pezzo di Sardegna. E allora magari si potrebbero ottenere, per qualche tempo, risultati sportivi di rilievo. Ma sarebbe come far dipendere qualcosa di importante per noi dalla volontà di un soggetto del tutto estraneo e completamente disinteressato alla nostra sorte, se non per i vantaggi che ne può trarre. (Un po&#8217; come aspettarsi che lo Stato italiano faccia gli interessi della Sardegna, magari in virtù dell&#8217;inserimento in costituzione del principio di insularità, diciamo.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, forse a chi gestisce gli affari qatarioti non interessa investire ancora nel calcio, dato che ha già impighi consistenti di denaro in questo ambito (vedi la squadra del Paris Saint Germain, quella di Messi e Mbappe). Inoltre, ai loro occhi il consenso necessario ad avere mano libera per i propri interessi nell&#8217;isola è più facilmente conquistabile in altri modi. Che ne so &#8211; faccio per dire &#8211; per esempio garantendosi l&#8217;appoggio dell&#8217;intera leadership politica sarda (sicuramente spontaneo e discendente da pura convinzione ideale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, non c&#8217;è verso che il Cagliari conquisti la posizione sportiva che la sua tifoseria auspica e si aspetta, se non muta radicalmente il suo modello societario. La Sardegna non dispone di un&#8217;economia così forte da produrre redditi e profitti a sufficienza per alimentare un circuito poco produttivo come lo sport professionistico ai massimi livelli. Non oggi, almeno. E non si può certo sperare che intervengano grandi investitori forestieri, che o non hanno interesse a farlo o non garantiscono alcuna vera corrispondenza alla passione e al senso di appartenenza della tifoseria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so come, non so quando, ma il Cagliari, per tornare ad essere la squadra &#8220;di una terra e di un popolo&#8221;, dovrebbe davvero&#8230; provare ad esserlo. Magari mutuando una soluzione collaudata da altre realtà. Per esempio, una realtà come l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Athletic_Club" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Athletic club di Bilbao</a>, Paese Basco. O le squadre tedesche, di proprietà delle proprie tifoserie. Un azionariato diffuso, con giusto qualche sponsor a supporto e il mantenimento del sostegno istituzionale: potrebbe essere la ricetta per svoltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cagliari, dopo tutto, ha un bacino di sostegno di circa un milione di persone. Non è poco. È paragonabile a quello di una grande squadra metropolitana euopea. Niente a che vedere con il livello delle realtà provinciali, a cui di solito invece la si ascrive. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Succederà mai? Difficile dirlo. Lo scetticismo è legittimo. Però se ne può discutere. Sempre meglio che limitarsi a mugugnare e mandare giù continuamente bocconi amari, senza poterci fare nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo discorso non vuole suonare banalmente pessimista, tanto meno menagramo. Anzi, spero davvero di essere eccessivamente sospettoso verso la presidenza Giulini e di essere smentito da risultati clamorosi sul campo e da una politica societaria finalmente cosciente del contesto in cui agisce e rispettosa della terra che la ospita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono considerazioni che però vanno fatte, prendendo seriamente quello che non è solo un gioco, come recita giustamente &#8211; e in sardo &#8211; il motto della Dinamo basket Sassari. Certo, non confido che tocchino minimamente la dirigenza attuale del Cagliari, ma forse serviranno come contributo alla discussione, al di là della gioia legittima per il ritorno di Claudio Ranieri e delle aspettative che esso genera.</p>
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		<title>I 50 anni dello scudetto del Cagliari e la questione sarda: un articolo per menelique</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2020 12:25:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Esce oggi su menelique un mio pezzo sull&#8217;epopea del Cagliari di Gigi Riva, a cinquant&#8217;anni dal suo primo e unico scudetto. Non per rovinare la festa &#8211; già rovinata di suo dall&#8217;emergenza covid-19 &#8211; bensì per celebrare quell&#8217;evento, così significativo sul piano dell&#8217;immaginario collettivo, senza però rinunciare alla contestualizzazione storica e alla riflessione. Nell&#8217;articolo sono...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I 50 anni dello scudetto del Cagliari e la questione sarda: un articolo per menelique' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/05/06/i-50-anni-dello-scudetto-del-cagliari-e-la-questione-sarda-un-articolo-per-menelique/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="188" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/05/immagine-3-700x188.png" alt="" class="wp-image-3742" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/05/immagine-3-700x188.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/05/immagine-3-640x172.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/05/immagine-3-768x206.png 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/05/immagine-3-1536x412.png 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/05/immagine-3-800x215.png 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/05/immagine-3.png 1863w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>particolare dell&#8217;illustrazione di Luchadora per l&#8217;articolo su menelique</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Esce oggi su <a href="https://www.menelique.com/2020/05/06/gigi-riva-e-loperazione-circenses/" target="_blank"  rel="nofollow" >menelique</a> un mio pezzo sull&#8217;epopea del Cagliari di Gigi Riva, a cinquant&#8217;anni dal suo primo e unico scudetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non per rovinare la festa &#8211; già rovinata di suo dall&#8217;emergenza covid-19 &#8211; bensì per celebrare quell&#8217;evento, così significativo sul piano dell&#8217;immaginario collettivo, senza però rinunciare alla contestualizzazione storica e alla riflessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;articolo sono linkati altri materiali, tra cui alcuni video. Uno riguarda i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_Pratobello" target="_blank"  rel="nofollow" >fatti di Pratobello</a>, del giugno 1969. Immagini accompagnate dall&#8217;esecuzione di una famosissima poesia relativa a quella vicenda. Ne traduco il testo in italiano qui, per i lettori non sardofoni.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Orgòsolo come terra di banditi<br>fino a ieri da tutti eri conosciuta,<br>ma oggi a Pratobello tutti uniti<br>i tuoi figli sono scesi in lotta<br>contro l’invasione militare<br>che lì stava già facendo rotta.<br>Anziché trattori per arare<br>arrivano carri armati e cannoni<br>e truppe da macelleria per essere addestrate<br>inviate dai soliti buffoni<br>che vogliono che rinasca la Barbagia<br>con parchi per mufloni e cinghiali.<br>Dicono anche che la gente è malvagia<br>che vive di furti e ricatti<br>protetta dalla montagna infida e selvaggia.<br>Perché finiscano questi brutti fatti<br>e per dare alla Sardegna un’altra strada<br>questi buffoni decidono, compatti,<br>di inviarvi di nuovo polizia.<br>I contadini e i pastori<br>e tutta quanta la gente affamata<br>aspettavano concime e trattori<br>per avere più latte e più pane.<br>Invece hanno dato tutto ai signori,<br>a Rovelli, Moratti e l’Agacane.<br>Poveraccio e misero l’agnello<br>che aspetta che sia la volpe ad allattarlo:<br>quella poi ne fa un sol boccone.<br>Orgosolo fiera e coraggiosa,<br>tutta intera la popolazione,<br>ha capito tutto questo e minacciosa<br>si arma di bastone per scacciare<br>queste truppe fasciste e odiose<br>che sono costrette a tornare indietro<br>abbandonando montagne e pianure,<br>attraversando di nuovo il mare.<br>Non come banditi ma come partigiani<br>hanno dimostrato ai capitalisti<br>che anche solo a bastonate e a mani nude<br>Orgosolo manda via i fascisti.</p><cite>(N.G. Rubanu)</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;articolo può essere commentato anche qui, oltre che negli spazi social di menelique.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buona lettura.</p>
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		<title>I pastori in lotta, il Cagliari calcio e i problemi strutturali irrisolti della Sardegna</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2019/02/09/i-pastori-in-lotta-il-cagliari-calcio-e-i-problemi-strutturali-irrisolti-della-sardegna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2019 16:23:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[vertenza latte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una scena difficile da giudicare. Io onestamente provo grande disagio. Che la situazione delle campagne sarde sia ciclicamente esplosiva dovremmo saperlo. Paghiamo problemi strutturali datati, che la politica non ha mai risolto. Forse perché non ha interesse a risolverli. La politica sarda, quella coloniale, padronale, clientelare, ha tutto l&#8217;interesse a mantenere intere fasce di popolazione,...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Una scena difficile da giudicare. Io onestamente provo grande disagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che la situazione delle campagne sarde sia ciclicamente esplosiva dovremmo saperlo. Paghiamo problemi strutturali datati, che la politica non ha mai risolto. Forse perché non ha interesse a risolverli. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica sarda, quella coloniale, padronale, clientelare, ha tutto l&#8217;interesse a mantenere intere fasce di popolazione, intere categorie produttive nella precarietà, nella necessità di dover aspettare il favore del potente di turno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli stessi potenti di turno che vengono regolarmente votati e rimessi lì a decidere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente non è questione di <a href="https://sardegnamondo.eu/2011/06/03/il-nostro-padrone/">cambiare padrone</a>. Il padrone è il padrone, togliamoci l&#8217;illusione che ne esista uno buono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A me sembra che nel mondo pastorale sardo da troppo tempo manchi <a href="https://sardegnamondo.eu/2012/01/26/leterno-ritorno-delluguale/">una visione politica</a> della situazione. Manchi una analisi compiuta, manchi una capacità di inquadrare il proprio posto nel mondo secondo una visione complessa, strutturata, connessa con tutto il resto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore zootecnico in Sardegna è grande, importante, ma paga difetti altrettanto grandi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci vuole maggiore disponibilità degli operatori del settore ad assumersi responsabilità politiche che vadano oltre la momentanea protesta corporativa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Che di solito porta divisioni, un po&#8217; di solidarietà qui e là e molte antipatie ben distribuita. Serve a poco, insomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non perché sia illegittima. La condizione degli allevatori sardi grida vendetta al cielo. Ma perché è una protesta non organizzata, non finalizzata a obiettivi strategici, non indirizzata contro le vere controparti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che sono prima di tutto i padroni industriali e in secondo luogo, ma non per importanza, la politica clientelare e cialtrona che ci governa da decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendersela col Cagliari Calcio, come in questo caso, francamente mi pare un colpo di teatro mal studiato. Specie se si pretende che la squadra rifiuti di giocare o cose del genere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una richiesta che non ha alcuna possibilità di essere accolta. Non per cattiva volontà della squadra, ma perché sono coinvolti troppi soggetti terzi, troppi meccanismi e troppi interessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se il Cagliari perde, cosa ci guadagnano i pastori, oltre all&#8217;odio dei tifosi e al fastidio dell&#8217;intera organizzazione calcistica professionistica di cui il Cagliari fa parte?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando Peppino Fiori chiese a un pastore, radiolina all&#8217;orecchio, cosa ci guadagnasse se il Cagliari di Gigi Riva vinceva, il pastore rispose: e se perde cosa ci guadagno?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che sia un episodio da ricordare, oggi.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto più ragionevole l&#8217;idea di utilizzare il Cagliari per far conoscere il problema fuori dai confini sardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che però porta a un&#8217;ulteriore riflessione. Perché il Cagliari, a questo punto, non si fa portatore anche delle altre vertenze storiche dell&#8217;isola?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non serve fare l&#8217;elenco, sono sempre quelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si dirà: ma è il Cagliari che deve farsi carico dei problemi della Sardegna?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta è no, chiaramente. Non sempre, non del tutto. Però sarebbe bello che, come succede in altre realtà paragonabili alla Sardegna, la nostra squadra sportiva più rappresentativa fosse anche una sorta di portavoce &#8220;politico&#8221; del suo stesso popolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagino che non piacerebbe alla nostra politica coloniale e nemmeno alla nostra classe padronale (a un cui esponente pure appartiene la società Cagliari Calcio). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti è una pia illusione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">O un auspicio per il futuro, quando magari il Cagliari &#8211; come altre società sportive di realtà paragonabili alla Sardegna &#8211; diventerà proprietà dei suoi stessi tifosi, tramite l&#8217;azionariato diffuso, e non dovrà più rispondere alle logiche affaristiche del &#8220;buon padrone bianco&#8221; di turno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma intanto mi accontenterei del fatto che la notizia della vertenza pastorale alla fine abbia bucato il velo di silenzio italiano <a href="https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Cagliari/09-02-2019/sardegna-cagliari-bloccato-la-protesta-pastori-latte-3201102498126.shtml" target="_blank"  rel="nofollow" >tramite le pagine della stampa sportiva</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che è la più seguita, in questo scalcinato paese, dopo tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qualcosa, è più di niente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di solito delle vertenze strategiche e strutturali sarde di là del Tirreno non se ne sa nulla o se ne ha un&#8217;idea vaga e folkloristica, o esotica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Direi che potremmo approfittare di queste circostanze eccezionali per ragionare un po&#8217; anche su questi aspetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piacerebbe che intanto lo facessero i pastori, che hanno il diritto di essere rappresentati di più e meglio anche a livello politico e di recuperare la dignità che merita il loro mestiere.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I pastori in lotta, il Cagliari calcio e i problemi strutturali irrisolti della Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/02/09/i-pastori-in-lotta-il-cagliari-calcio-e-i-problemi-strutturali-irrisolti-della-sardegna/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='I pastori in lotta, il Cagliari calcio e i problemi strutturali irrisolti della Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/02/09/i-pastori-in-lotta-il-cagliari-calcio-e-i-problemi-strutturali-irrisolti-della-sardegna/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/02/09/i-pastori-in-lotta-il-cagliari-calcio-e-i-problemi-strutturali-irrisolti-della-sardegna/">I pastori in lotta, il Cagliari calcio e i problemi strutturali irrisolti della Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2018/06/06/fuga-per-la-vittoria-calcio-politica-e-nazisti-che-le-prendono-il-film-perfetto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2018 13:53:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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		<category><![CDATA[Pelé]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pezzo dedicato al film Fuga per la vittoria (Victory, o Escape to Victory, John Huston, USA, 1981). Dato che l&#8217;attualità politica preme e deborda, mi sembra opportuno evadere dalle strette maglie della cronaca ossessiva compulsiva e dedicarmi, una volta tanto, al cinema. Esistono opere d’arte perfette, libri perfetti, film perfetti. Non perché siano i più...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/06/fuga-per-la-vittoria-calcio-politica-e-nazisti-che-le-prendono-il-film-perfetto/">Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/06/fuga-per-la-vittoria-calcio-politica-e-nazisti-che-le-prendono-il-film-perfetto/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium" src="https://i.ytimg.com/vi/wuMNT4mg58o/hqdefault.jpg" width="480" height="360" /></p>
<p><em>Pezzo dedicato al film </em>Fuga per la vittoria<em> (</em>Victory<em>, o </em>Escape to Victory<em>, John Huston, USA, 1981).</em></p>
<hr />
<p>Dato che l&#8217;attualità politica preme e deborda, mi sembra opportuno evadere dalle strette maglie della cronaca ossessiva compulsiva e dedicarmi, una volta tanto, al cinema.<span id="more-2894"></span></p>
<p>Esistono opere d’arte perfette, libri perfetti, film perfetti.</p>
<p>Non perché siano i più belli, ma perché sono tecnicamente e narrativamente compiuti. Non potresti cambiare qualcosa senza rompere l’equilibrio raggiunto.</p>
<p>Non è detto che si tratti nemmeno dei capolavori più celebrati. La perfezione può trovarsi anche in opere considerate minori.</p>
<p>Per quanto mi riguarda un esempio di film perfetto è proprio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fuga_per_la_vittoria" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Fuga per la vittoria</em></a>.</p>
<p>Come si sa, è un film che tratta sostanzialmente dell&#8217;evasione di un gruppo di prigionieri di guerra alleati dalla prigionia nazista, tramite l’espediente di una partita di calcio.</p>
<p>E in effetti <em>Fuga per la vittoria</em> è considerato per lo più un film sul calcio, o annoverato nel genere dei film sportivi.</p>
<p>Non sono del tutto d’accordo su questa classificazione. Non perché il calcio non vi sia. C’è, eccome, enfatizzato ed esposto con tutti i crismi, con tutta l’epicità e con tutti i significati che questo gioco, nelle sue migliori espressioni, si porta appresso.</p>
<p>Ma il calcio è quasi un pretesto.</p>
<p>Tutta la vicenda del film ruota in realtà intorno ai temi della solidarietà, del sacrificio personale per un interesse più alto, della tenacia e della forza che servono per sfidare e magari sconfiggere l’oscurità della follia umana, la sopraffazione, la privazione della libertà.</p>
<p>Una sceneggiatura ben congegnata, un cast eccezionale – mix tra attori di gran vaglia ed ex calciatori professionisti, tutti “in parte” -, una regia attenta, calibrata, versatile, al servizio della storia: questi sono gli ingredienti della pellicola.</p>
<p>Ad essi si aggiunge una colonna sonora bellissima, che riprende alcuni temi tratti dalle sinfonie n. 5 e n. 7 di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dmitrij_%C5%A0ostakovi%C4%8D" target="_blank"  rel="nofollow" >Šostakovič</a>.</p>
<p>Quando uscì, il film entusiasmò il pubblico, specie giovanile, con scene di tifo da stadio dentro le sale cinematografiche, come se si stesse assistendo in diretta all’evento sportivo e non alla sua riproduzione filmica.</p>
<p>Rivisto a distanza di tempo, se è più agevole riconoscere le trovate narrative e anche la linearità un po’ stereotipata dei personaggi, il film non perde di freschezza e di impatto emotivo.</p>
<p>La partita di calcio tra prigionieri multietnici e la migliore formazione del Reich nazista assume in definitiva le sembianze – dichiarate – dell’allegoria.</p>
<p>Così come il nazismo non riesce a vincere una partita, benché sia agevolato in tutti i modi leciti e soprattutto illeciti, allo stesso modo non riuscirà ad avere la meglio storicamente sui popoli liberi.</p>
<p>La forza del rispetto tra diversi e dell’inclusione (compresi i prigionieri provenienti dai campi di concentramento del fronte orientale) sconfigge qualsiasi purezza della razza.</p>
<p>Tanto più se hai tra le tue file un signore chiamato <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pel%C3%A9" target="_blank"  rel="nofollow" >Pelé</a>, nero contro gli ariani, novello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jesse_Owens" target="_blank"  rel="nofollow" >Jesse Owens</a>, ma su un campo di calcio.</p>
<p>La perfezione del film sta sia nella sua confezione, particolarmente indovinata, a dispetto delle ingenuità e di qualche sporadico e marginale arbitrio storico, sia nella bellezza del suo messaggio, reso senza didascalismi astratti.</p>
<p>L’ufficiale nazista, appassionato di calcio, che alla fine riconosce la bellezza dell’esito sportivo e la bravura degli avversari, pur sapendo che probabilmente sarà ritenuto responsabile della beffa patita, è una scena tra le più significative.</p>
<p>Non meno della figura da smargiasso sopra le righe e per lo più fuori luogo attribuita allo yankee di turno, interpretato in modo convincente da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sylvester_Stallone#Anni_ottanta" target="_blank"  rel="nofollow" >Silvester Stallone</a>.</p>
<p>Il tocco finale di una <a href="https://www.youtube.com/watch?v=uHobUXsos3E" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Marsigliese</em> cantata dalla folla</a>, spontaneamente, al momento giusto, è uno dei vertici emotivi della vicenda, non meno toccante dell’altra famosa <em>Marsigliese</em> cinematografica, quella del film <a href="https://www.youtube.com/watch?v=vIxwG51bLFs" target="_blank"  rel="nofollow" >Casablanca</a>.</p>
<p>Poco importa la concessione del lieto fine, comunque aperto. Tutto quello che il film aveva da dire era già stato detto e la probabile salvezza finale dei “buoni” è solo il coronamento di una vittoria non ottenuta sul campo (dato che la partita finisce in pareggio), ma certamente politica e morale.</p>
<p>Conclusione diversa rispetto alla vicenda drammatica a cui il film si ispira, ossia quella della cosiddetta <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/The_Death_Match" target="_blank"  rel="nofollow" >Partita della morte</a>, giocata nella Kijv occupata dai nazisti. Una squadra di ucraini e altri calciatori slavi sfidò e sconfisse una squadra di ufficiali tedeschi.</p>
<p>In questo caso, secondo il racconto più in voga, il premio fu la tortura e la morte nei campi di concentramento. Chissà se messa nel conto dagli ucraini vittoriosi. In ogni caso, anche loro divennero emblema di dignità e di resistenza davanti allo spietato occupante.</p>
<p>La filmografia sportiva è piuttosto ampia, sostanzialmente un genere a sé. E contempla non poche pellicole di spessore (da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colpo_vincente" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Colpo vincente</em></a>, col basket come gioco protagonista, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Momenti_di_gloria" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Momenti di Gloria</em></a>, dedicato agli sport olimpici, a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ogni_maledetta_domenica" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>Ogni maledetta domenica</em></a>, dedicato al football americano, e via elencando).</p>
<p>Ma <em>Fuga per la vittoria</em> mantiene nel tempo una sua particolare aura di epicità, senza scadere nella pesantezza retorica né nel manicheismo sempliciotto di tanti film commerciali hollywoodiani.</p>
<p>Di questi tempi, mi pare un film da tenere a mente e da riproporre convintamente. Come pro memoria. Come contrappeso emotivo. Come avvertimento.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/06/fuga-per-la-vittoria-calcio-politica-e-nazisti-che-le-prendono-il-film-perfetto/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/06/fuga-per-la-vittoria-calcio-politica-e-nazisti-che-le-prendono-il-film-perfetto/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/06/fuga-per-la-vittoria-calcio-politica-e-nazisti-che-le-prendono-il-film-perfetto/">Fuga per la vittoria, calcio, politica e nazisti che le prendono: il film perfetto</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>La Dinamo SS e lo sport come fenomeno di massa rivelatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2015 13:03:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[Sport sardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A leggere l&#8217;elenco degli sponsor della Dinamo Sassari di basket c&#8217;è da rabbrividire. Già quello principale, il Banco di Sardegna, non ha molto di rassicurante. Istituto appartenente al Gruppo BPER, è una banca sempre meno legata al territorio sardo e sempre più coinvolta nei giochi finanziari a livello internazionale. Ma questo rientra in un ordine...</p>
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<p style="text-align: justify;">A leggere l&#8217;elenco degli sponsor della <a href="http://www.dinamobasket.com/" target="_blank" rel="nofollow" >Dinamo Sassari di basket</a> c&#8217;è da rabbrividire. Già quello principale, il <a href="http://www.bancosardegna.it/" target="_blank" rel="nofollow" >Banco di Sardegna</a>, non ha molto di rassicurante. Istituto appartenente al <a href="http://www.gruppobper.it/" target="_blank" rel="nofollow" >Gruppo BPER</a>, è una banca sempre meno legata al territorio sardo e sempre più coinvolta nei giochi finanziari a livello internazionale. Ma questo rientra in un ordine di cose cose ben poco sorprendente, se vogliamo.<span id="more-1866"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Altri sponsor sono più inquietanti. La prima sensazione è che si tratti del consueto investimento in attività destinate da un lato a offrire un&#8217;immagine positiva delle aziende coinvolte, dall&#8217;altro a distrarre l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;operazione già vista ai tempi del Piano di Rinascita e del grande Cagliari di <a href="https://sardegnamondo.eu/2014/11/07/gigi-riva-leterogenesi-dei-fini/" target="_blank">Gigi Riva</a>. È giusto richiamare tale precedente proprio per sottolineare come questo genere di faccende si riveli sempre più complicato di quanto possa sembrare.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per la sua natura complessa, problematica, è dunque opportuno cercare di capire meglio cosa rappresenti oggi in Sardegna il fenomeno Dinamo basket e quali ne siano gli elementi costitutivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coglierne tutta la portata occorre preliminarmente abbandonare l&#8217;accondiscendenza o il fastidio palese che di solito mostra in merito buona parte dell&#8217;intellighenzia sarda, spesso sedicente di sinistra ma in realtà per lo più conformista, antipopolare e in qualche caso reazionaria. L&#8217;ostilità che questa fetta della nostra classe pseudo-dirigente esprime sempre, al minimo rischio che si incrini il rapporto di forza di dipendenza passiva che ci affligge, la dice lunga su quale sia il suo orizzonte di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Specularmente, anche una parte sia pure minoritaria dell&#8217;ambito indipendentista-nazionalista guarda con diffidenza a questi fenomeni, soffrendo della stessa insofferenza per tutte le manifestazioni popolari di cui soffrono i propri omologhi di fede italiana. Con in più una sorta di voluttà dell&#8217;astrazione, di fuga nel teorico, che risulta sempre confortevole e alla fin fine deresponsabilizzante. Per costoro la complessità di un fatto sociale e culturale come il tifo sportivo è inconciliabile con gli schemi precostituiti in cui vorrebbero incanalare la realtà. Che ovviamente se ne va per la sua strada, infischiandosene.</p>
<p style="text-align: justify;">Sgomberato il campo da queste letture sminuenti, vediamo un po&#8217; da cosa nasce l&#8217;attuale mania per la Dinamo Sassari e quali possono esserne le caratteristiche e le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il basket in Sardegna non è uno sport così minoritario e di nicchia come si potrebbe pensare. Ha invece, da molti anni, una larghissima e capillare diffusione a livello di pratica giovanile, scolastica e agonistica. Non sono mancate, negli ultimi decenni, società cestistiche sarde che abbiano ottenuto buoni risultati, a partire dalla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Olimpia_Cagliari" target="_blank" rel="nofollow" >Brill Cagliari</a> di Nino Rovelli. Ma penso anche, più di recente, ad altre squadre ancora di Cagliari (come l&#8217;Esperia) e poi di Olbia, Porto Torres e Nuoro, nelle serie di immediato rincalzo rispetto a quelle maggiori a livello italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">La passione per la Dinamo Sassari, insomma, non nasce come un fiore nel deserto. Tuttavia, quali che siano gli interessi diretti o indiretti degli sponsor, quali che siano gli intenti della stessa proprietà della società sportiva Dinamo Sassari, in questo momento ci troviamo di fronte a un fenomeno popolare ormai fuoriuscito dai confini della passione sportiva pura e semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto l&#8217;attenzione per le gesta dei &#8220;giganti&#8221; della Dinamo è pansarda, esito per nulla scontato. Non fa differenza qualche voce discordante o qualche tentativo messo in atto da disturbatori in servizio permanente effettivo (ovviamente soprattutto nei social media). Le questioni di campanile sono state abbondantemente sopravanzate dal favore diffuso. L&#8217;identificazione di tanti sardi nelle gesta della Dinamo è un fatto. Contestarlo o sminuirlo non serve a molto.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno vi riconosce una manifestazione della nostra solita sindrome da subalterni in cerca di riscatto, sia pure in un ambito innocuo come lo sport. Anche su questo il dibattito è aperto da tempo. Sinceramente non concordo con chi tende a non dare alcuna rilevanza a tale aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero che queste situazioni possono diventare scappatoie di comodo dai problemi reali e più complessi che ci affliggono e, in questo senso, produrre un effetto normalizzante, sedativo della coscienza civica. Ma, nella nostra condizione storica, solitamente a tale effetto si somma sempre, direi automaticamente, anche un effetto ulteriore. L&#8217;idea del riscatto, quindi della accettazione di una nostra condizione deficitaria, viene superata dall&#8217;acquisita consapevolezza di poter arrivare a successi che normalmente tendiamo ad escludere dal novero delle nostre possibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">A poco vale l&#8217;obiezione che stiamo parlando di una squadra professionistica i cui giocatori non sono affatto sardi (tranne uno, una riserva). L&#8217;aspetto simbolico travalica queste considerazioni riduttive. Il fatto che la società sportiva Dinamo abbia promosso un&#8217;immagine di sé come rappresentativa dell&#8217;intera Sardegna e non solo della città di Sassari, se fa storcere il naso ai sassaresi purosangue (<em>in ciabi</em>), ha avuto un suo esito pressoché immediato e dirompente in tutta l&#8217;isola. La trovata di richiamare, anche iconograficamente, i Giganti di Mont&#8217;e Prama (altro elemento identitario di recente successo) ha dato il suo contributo, in questo senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Non nego che ci siano aspetti problematici da valutare, in questa operazione, però ritengo che l&#8217;effetto complessivo, a certe condizioni, possa essere tutt&#8217;altro che normalizzatore. Può rivelarsi anzi dirompente in termini emancipativi, specie se associato ad altri fatti della nostra contemporaneità.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo, ad esempio, al rischio di diventare la pattumiera nucleare dell&#8217;Italia, alla prepotenza con cui si occupano migliaia e migliaia di ettari di territorio sardo con attività militari pericolose, alla disastrosa situazione dei traspprti e delle infrastrutture, alle speculazioni energetiche. Risvegliare la fiducia in se stessi dei Sardi, a questo proposito, può diventare un boomerang per chi coltiva l&#8217;interesse alla nostra rassegnata sottomissione.</p>
<p style="text-align: justify;">È paradossale che a coltivare tale interesse siano anche alcuni degli sponsor principali della Dinamo (pensiamo a Tirrenia e Sarlux). I calcoli basati sulla passività della popolazione sarda sono sempre parziali e la situazione sfugge troppo facilmente al controllo. Come del resto insegna proprio la parabola del Cagliari di Gigi Riva.</p>
<p style="text-align: justify;">Intendiamoci, non siamo di fronte a un fenomeno come il <a href="http://video.repubblica.it/sport/barcellona-tifosi-catalani-e-baschi-fischi-all-inno/202637/201704" target="_blank" rel="nofollow" >tifo per le quadre delle nazioni senza stato iberiche</a>. Difficilmente i tifosi della Dinamo fischierebbero l&#8217;inno italiano (odiosamente suonato prima di ogni partita, per altro). Però non sottovaluterei il potenziale eversivo dei successi sportivi in Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, dipende molto da come il fenomeno viene trattato dai mass media. E proprio qui mi pare di cogliere dei segnali diversi dal consueto. In particolare la linea editoriale dell&#8217;<a href="http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20150626091709.pdf" target="_blank" rel="nofollow" >Unione sarda</a>, che mette in parallelo il sostegno per la Dinamo e le notizie più preoccupanti per l&#8217;isola, generando un effetto di dissonanza che può avere effetti positivi di disvelamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Da valutare le conseguenze della promozione che la Dinamo può garantire alla Sardegna in termini turistici o per i settori produttivi più legati al territorio, come quello agroalimentare. In questo caso vanno fatte considerazioni più mediate e anche meno frettolose, possibilmente a distanza di qualche anno. Però anche questo è un fattore rilevate della questione, da tenere presente.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è poi un ulteriore, possibile effetto anche per il resto del movimento sportivo sardo, se l&#8217;attenzione mediatica viene sfruttata in modo intelligente. Perché è vero che il sostegno della Regione sarda alla Dinamo rischia di andare a detrimento degli altri sport, ma si tratta di una mancanza politica, non certo di una colpa del basket professionistico. L&#8217;attenzione ai vari aspetti della questione, nei suoi nodi principali, può essere enfatizzata, non soffocata, proprio dai successi delle compagini professionistiche di alto livello, contribuendo a garantire la sopravvivenza dello sport di base.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro aspetto positivo del fenomeno Dinamo riguarda più propriamente il tifo sassarese, quello che riempie le gradinate del Pala Serradimigni. Le eventuali connotazioni puramente ostili o fanaticamente di parte che il tifo sportivo spesso porta con sé, in questo caso sono disinnescate nei loro esiti più estremi dalla capacità di sdrammatizzare tipica dello spirito popolare sassarese. La <em>cionfra</em>, il disincanto ironico, è una cifra interpretativa della realtà che non lascia mai spazio all&#8217;eccesso di adesione a qualsiasi idea, passione, appartenenza e ha la meglio sulle pulsioni violente. Nel caso del tifo per la Dinamo si traduce direttamente nell&#8217;imposizione di una canzone come <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=7PF2SVKVZ94" target="_blank" rel="nofollow" >Faccia di trudda</a></em> a inno portafortuna. Dove altro mai sarebbe possibile una cosa del genere?</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamo infine l&#8217;aspetto più ovvio e sempre un po&#8217; trascurato, quello strettamente sportivo. C&#8217;è un risvolto pedagogico, negli sport di squadra, senza dimenticare il puro godimento estetico ed anche emotivo che essi possono generare, specie quando sono di così alto livello. Risvolti che sono parte integrante di una disciplina spettacolare come il basket.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sappiamo, in questo momento, se la Dinamo Sassari vincerà lo scudetto del campionato italiano di pallacanestro. Se accadesse, sarebbe un evento certamente notevole. Senza trascurare che per alcuni si tratterebbe del secondo titolo italiano vinto da una squadra straniera (dopo quello del Cagliari calcio del 1970). Ma anche se non accadesse, la portata del fenomeno e i suoi significati non ne sarebbero intaccati se non in parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta da vedere che seguito avrà questa vicenda, se cioè rimarrà una parentesi facilmente dimenticabile, o se invece avrà un prosieguo più consistente come durata e come portata. Nell&#8217;attesa di avere nuovi riscontri da vagliare criticamente, godiamoci il momento. E fortza Dinamo!</p>
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		<title>Gigi Riva e l&#8217;eterogenesi dei fini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 07:12:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gigi Riva compie settant&#8217;anni. Non c&#8217;è bisogno di spiegare chi sia. Luigi Riva, noto Gigi, è un personaggio dell&#8217;immaginario, più che una persona in carne e ossa. Neanche la facilità di incontrarlo per strada, a Cagliari, nei suoi percorsi consueti, sminuisce l&#8217;aura di leggenda che lo accompagna. È un dato di fatto, ormai acquisito. Lo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Gigi Riva e l&#039;eterogenesi dei fini' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/11/07/gigi-riva-leterogenesi-dei-fini/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/5/5d/Rovesciata_Riva.jpg" alt="" width="450" height="336,6" /></p>
<p style="text-align: justify;">Gigi Riva compie settant&#8217;anni. Non c&#8217;è bisogno di spiegare chi sia. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=N0u_xusQxgk" target="_blank" rel="nofollow" >Luigi Riva, noto Gigi</a>, è un personaggio dell&#8217;immaginario, più che una persona in carne e ossa. Neanche la facilità di incontrarlo per strada, a Cagliari, nei suoi percorsi consueti, sminuisce l&#8217;aura di leggenda che lo accompagna. È un dato di fatto, ormai acquisito. Lo si può evocare e celebrare, non discutere.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni inevitabilmente si scrive tanto, in proposito. <img decoding="async" class="mceWPmore mceItemNoResize" title="Continua..." src="https://sardegnamondo.blog.tiscali.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />Non c&#8217;è testata, quotidiana o periodica, cartacea o online, che non dedichi almeno un pezzo o una rassegna antologica di immagini al più grande attaccante della storia calcistica italiana. Difficile aggiungere qualcosa al tanto già detto e scritto. Gigi Riva è una leggenda da troppi anni, per poter immaginare di essere originali a scriverne di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure mi pare sempre che il discorso sia incompleto. È come se si avvertisse un&#8217;assenza, o forse un rimosso. Non è la questione del legame di Riva con la Sardegna, a latitare. Questo aspetto anzi è fin troppo enfatizzato. Certo, i toni usati risultano sovente irritanti. Di solito vanno dal paternalistico al meravigliato. Suonano un po&#8217; tra il &#8220;siete dei poveracci fuori dal mondo, ma almeno questa consolazione l&#8217;avete avuta, tenetevela stretta perché non succederà mai più&#8221;; al &#8220;cosa diavolo ci avrà trovato questo qui, importante com&#8217;era, in quel posto: hai voglia di fare il bagno nel loro mare (bello, chi lo mette in dubbio?) e mangiare una <em>seadas</em> [sic!] ogni tanto!&#8221;. Insomma, la Sardegna c&#8217;è. La &#8220;sua&#8221; Sardegna (sempre rigorosamente tra virgolette). Ma in quel modo lì, secondo le cornici nelle quali siamo relegati dagli <em>opinion makers</em> italici e dalla classe dirigente italiana nel suo complesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, se si cercasse illuminazione proprio in Sardegna sulla natura del mito Gigi Riva, noi stessi non sapremmo bene cosa dire. Non è così facile da spiegare. È come se Gigi Riva catalizzasse su di sé tutte le contraddizioni accumulate nella nostra storia contemporanea. Desiderio di riscatto ed emancipazione insieme al desiderio di integrazione in un &#8220;altro da noi&#8221;. Rottura del mito debilitante della nostra sottomissione insieme alla gratitudine verso chi, non sardo, esalti quell&#8217;epopea. Orgoglio di poter mostrare la propria sardità a testa alta insieme al tifo per una nazionale italiana di calcio finalmente anche nostra. Un po&#8217; il trionfo del mito sardista: aspettativa di integrazione e costante resistenziale. Non so come si incastri, in questa altalena di sentimenti identitari, l&#8217;attestato &#8211; menzognero &#8211; di &#8220;prima squadra del Sud a vincere un campionato di serie A&#8221;, rispolverato anche in questi giorni. Per &#8220;Sud&#8221; si intende Italia Meridionale, non sud della Sardegna. Ma immagino che qualcuno si sia inorgoglito allora, e forse sia ancora orgoglioso, anche di questo riconoscimento usurpato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono anche aspetti meno nobili, nella faccenda, anche se non strettamente collegati a Gigi Riva. Ma, nel contesto di una retorica che vorrebbe essere solo celebrativa, ricordare l&#8217;opacità delle alleanze societarie che portarono quel Cagliari a diventare una squadra così forte può risultare stonato. E tuttavia è innegabile il legame di quelle vicende sportive con la realizzazione del Piano di Rinascita dei Moratti e dei Rovelli. Così come è fin troppo facile intravedere le connessioni con i tentativi di disarticolazione culturale e di anestetizzazione delle coscienze che, in quegli anni convulsi, furono al centro delle scelte relative all&#8217;isola, a livello politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so quanto sia riuscito l&#8217;esperimento. Nel giugno 1969, poche settimane dopo la mancata conquista per un soffio dello scudetto (vinto invece dalla Fiorentina, quell&#8217;anno), ci fu il caso di Pratobello, a Orgosolo. Quando Giuseppe Fiori, per la RAI, intervistò un pastore del Supramonte e gli chiese cosa ci guadagnasse dal fatto che il Cagliari vincesse, quello gli rispose: &#8220;E se perde cosa ci guadagno?&#8221;. Il fatto di poter essere sardi senza vergogna sconfiggeva uno stigma ben radicato nella nostra coscienza, funzionale alla nostra condizione di dipendenza (come ben sa chiunque abbia un minimo di dimestichezza con gli studi postcoloniali): questo fatto non poteva rimanere senza conseguenze. Si accettò di chiudere gli occhi sull&#8217;applicazione evidente della ricetta &#8220;<em>panem et circenses</em>&#8220;, e tuttavia il risultato fu quello di un risveglio complessivo del senso di appartenenza. E di un senso di appartenenza finalmente sovralocale, in cui avevano diritto di partecipazione piena i sardi di ogni latitudine e persino i sardi di elezione. Come era ed è lui stesso, Gigi Riva, e sono ancora diversi dei suoi compagni di squadra.</p>
<p style="text-align: justify;">Gigi Riva, col suo clamoroso rifiuto di trasferirsi alla Juventus (squadra di Torino, per altro: quale sublime nemesi!), suscitò qualcosa di ulteriore rispetto alla mera passione sportiva. Lì c&#8217;è il salto di fase, da mito sportivo a mito e basta. A quel punto il fenomeno sfuggì al controllo. Al di là delle sue stesse intenzioni, probabilmente. Da allora in poi è stato fin troppo facile evitare di correre ancora quel rischio. Il Cagliari ha subito un ridimensionamento di status, dopo l&#8217;era Gigi Riva (con retrocessione in serie B pressoché immediata, al suo ritiro dall&#8217;attività agonistica). In alcuni momenti, negli anni successivi, ha tirato su la testa dalla mediocrità (1981, con Tiddia; 1993, 1994 e 1995 con Mazzone, Giorgi e Tabarez in panchina). Ma niente di paragonabile agli anni tra il 1968 e il 1972. Sia come sia, avere ancora oggi una delle prime dieci tifoserie in Italia non è comunque un affare di poco conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto quest&#8217;aspetto però il Cagliari rimane un&#8217;incompiuta. Il Cagliari non è riuscito a diventare un simbolo che vada oltre il mero fatto sportivo. Non è l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Athletic_Club" target="_blank" rel="nofollow" >Athletic Bilbao</a> della Sardegna, per capirci. Chi ama separare lo sport dalla politica non ci troverà niente da ridire, su questa circostanza. Certo, vedere oggi la squadra in mano a una dirigenza <a href="http://www.unionesarda.it/sport/articolo/2014/11/05/giulini_un_progetto_a_tutto_campo_stadio_villaggio_bambini_e_mora-4-394185.html" target="_blank" rel="nofollow" >di nuovo vicina ai Moratti</a>, nei giorni dell&#8217;approvazione del decreto Sblocca Italia (e ammazza Sardegna), suscita sentimenti contrastanti anche nel tifoso più sfegatato (purché informato), così come la scelta di un allenatore come Zeman, che somiglia a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manlio_Scopigno" target="_blank" rel="nofollow" >Manlio Scopigno</a>, sotto alcuni aspetti, induce aspettative forse sproporzionate, ma che possono avere <a href="http://anthonymuroni.blog.unionesarda.it/2014/11/02/1112/" target="_blank" rel="nofollow" >effetti al di là del calcio</a>. Questo però è un discorso che esula dalla festa per i settant&#8217;anni di Gigi Riva e non è il caso, in questo frangente, di trascendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente la leggenda di Gigi Riva durerà a lungo. Chi ha vissuto quegli anni e chi anche solo è nato allora ne testimonierà gli eventi, i personaggi e lo spirito ancora per un pezzo. Poco importa se fuori dalla Sardegna tenteranno di intestarsi la figura e i successi di Rombo di tuono. Riva era, è e rimarrà sempre l&#8217;esatto contrario della figura dell&#8217;arci-italiano che ha sempre dominato e domina ancora la scena di là dal Tirreno. Noi sappiamo che Riva è prima di tutto un mito nostro. Un mito di umana fragilità rinchiusa in una corazza invincibile di orgoglio testardo, come ci piace pensare di essere tutti noi. E ne aspettiamo <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DUSECXAro9s" target="_blank" rel="nofollow" >il metaforico ritorno</a> come in un sogno di liberazione, che sarebbe bello realizzare davvero e magari dedicargli.</p>
<p style="text-align: justify;">A medas annos cun salude, Mùida de tronu!</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Gigi Riva e l&#039;eterogenesi dei fini' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/11/07/gigi-riva-leterogenesi-dei-fini/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Gigi Riva e l&#039;eterogenesi dei fini' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/11/07/gigi-riva-leterogenesi-dei-fini/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2014/11/07/gigi-riva-leterogenesi-dei-fini/">Gigi Riva e l&#8217;eterogenesi dei fini</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Sport e storia</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Aug 2012 08:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[calcio a 5]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è qualcosa che va al di là del mero fatto sportivo, nella partita amichevole di calcio a 5 (organizzata dalla Federatzione Isport Natzionale Sardu e dal Comune di Fordonganus, con la collaborazione di ProgReS – Progetu Repùblica) che stasera, alle 21.00, disputeranno le rappresentative nazionali di Sardegna e Catalogna, a Fordongianus. La storia dei nostri...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sport e storia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">C’è qualcosa che va al di là del mero fatto sportivo, nella partita amichevole di calcio a 5 (organizzata dalla <a href="http://sardegna.diariosportivo.it/articoli/la-federatzione-isport-natzionale-sardu-mostra-fordongianus-fra-sport-e-cultura" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >Federatzione Isport Natzionale Sardu</a> e dal Comune di Fordonganus, con la collaborazione di <a href="http://progeturepublica.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >ProgReS – Progetu Repùblica</a>) che stasera, alle 21.00, disputeranno le rappresentative nazionali di Sardegna e Catalogna, a Fordongianus. La storia dei nostri due popoli è infatti intimamente legata.<span id="more-198"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come non ripensare alla lunga guerra condotta dai sovrani di Arborea contro il regno di Sardegna catalano-aragonese? Come non andare col ricordo alle epiche battaglie (quella di S. Anna nel 1368, quella di Sanluri nel 1409) che scandirono le varie fasi del conflitto, o ai personaggi illustri di entrambi i campi che ne interpretarono la parabola cronologica (Mariano IV, Pietro il Cerimonioso, Pere de Luna, Ugone III e sua sorella Eleonora, Brancaleone Doria, Guglielmo di Narbona, Martino il Giovane)? Date, luoghi, nomi e simboli aleggeranno stasera su un piccolo campo da calcetto, in un paese della Sardegna, un tempo appartenente al territorio del Giudicato di Arborea, ancor prima luogo di confine (e dunque di scambio e di contaminazioni) tra la Sardegna di Dentro, a lungo e a più riprese renitente alla sottomissione, e i ricchi Campidani e il Sinis, governati dal potere imperiale romano e poi bizantino.</p>
<p style="text-align: justify;">I sardi come si sa persero l’indipendenza contro i catalani, ma i catalani – con la morte del loro ultimo rampollo regale (Martino il Giovane, morto a Castel di Calari nemmeno un mese dopo la vittoria a Seddori) – persero l’egemonia sul regno di Aragona e da lì, nel giro di pochi decenni, persero la loro centralità politica nella penisola iberica.<span id="more-2230"></span> Le conseguenze di una serie di eventi prodottisi in Sardegna segnarono dunque (anche se non determinarono in via esclusiva) i processi storici che hanno prodotto l’attuale situazione di dipendenza politica della Sardegna dall’Italia e della Catalogna dal regno di Spagna castigliano.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tutto questo tempo, consapevoli di essere legati da questo singolare destino, oltre che dalla nostra mediterraneità, sarà estremamente significativo riannodare il filo dei rapporti diretti tra Catalogna e Sardegna in una occasione ludica come l’evento di oggi. Ludica e perciò serissima. E comunque importante su vari livelli, proprio perché sottintende un riconoscimento reciproco.</p>
<p style="text-align: justify;">In un momento storico in cui a livello internazionale tendono a prevalere gli interessi particolari di chi dispone di forza economica e politica, a discapito dei processi di integrazione e apertura culturale, un momento in cui la cara vecchia Europa è sottoposta a operazioni speculative e a tensioni disarticolanti che non hanno solo natura finanziaria, ma anche profondamente politica, la partita di calcio a 5 di stasera rappresenta una reazione controciclica, una forma di risposta dal basso da parte di chi l’Europa la costituisce e la fa vivere: i suoi popoli. Il nostro destino, come sardi e come catalani, è un destino di pace e collaborazione con tutti i popoli europei e mediterranei. O sarà così, o la Sardegna e la stessa Catalogna, insieme a molta parte delle terre europee e mediterranee, conosceranno un’epoca di regresso e impoverimento, in senso materiale e immateriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di oggi perciò non è soltanto una sfida tra le rappresentative sportive di due nazioni senza stato, ma anche una evocazione di scenari politici diversi da quelli conflittuali ed egoistici che i governi dei paesi europei e l’apparato di potere finanziario ed economico che li condiziona stanno preparando per tutti noi. Scenari politici in cui siano la pace, la cooperazione, la condivisione dei saperi e delle risorse e la democrazia a prevalere su qualsiasi istinto di mera appropriazione, di inimicizia, di solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà perciò un onore e un piacere esserci.</p>
<p style="text-align: justify;">In bonora, Sardigna! Visca Catalunya!</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sport e storia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Sport e storia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/">Sport e storia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Simboli e feticci</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2012/07/02/simboli-e-feticci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 09:32:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giorno dopo la finale dei campionati europei, pur sempre una partita di calcio in fondo, i mass media sardi enfatizzano in particolare la delusione dei sardi per la sconfitta della nazionale italiana. Delusione e tristezza che difficilmente le stesse persone in Sardegna sono abituate a provare per questioni decisamente più vicine a loro e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Simboli e feticci' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/07/02/simboli-e-feticci/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo la finale dei campionati europei, pur sempre una partita di calcio in fondo, i mass media sardi enfatizzano in particolare <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/07/02/news/frantumato-il-sogno-azzurro-la-delusione-dei-tifosi-sardi-1.5349461" target="_blank" rel="nofollow" >la delusione dei sardi</a> per la sconfitta della nazionale italiana. Delusione e tristezza che difficilmente le stesse persone in Sardegna sono abituate a provare per questioni decisamente più vicine a loro e più concrete.<span id="more-206"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema però non si risolve sbertucciando i sardi “colonizzati” che si prestano ad adorare i simboli dei loro colonizzatori. Questo atteggiamento suona banalmente antitetico, ma sullo stesso piano, rispetto al fenomeno contro cui ci si scaglia. Non si può ridurre la questione semplicemente a uno scontro tra tifoserie.</p>
<p style="text-align: justify;">La riscoperta della propria italianità in occasione delle partite di calcio della nazionale italiana per tanti sardi risponde a una esigenza molto umana, che evidentemente essi non riescono a soddisfare altrimenti. La necessità di simboli e narrazioni in cui riconoscersi e appunto identificarsi non è una caratteristica solo sarda, bensì appartiene alla nostra intera specie. Non è un’invenzione contemporanea, non è un prodotto del marketing. Caso mai il markenting se ne serve per i propri scopi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che di simboli e di narrazioni abbiamo bisogno, insomma. In mancanza d’altro, e soprattutto a causa della potentissima sindrome da figli di un dio minore di cui soffrono ancora molti di noi, sentirsi partecipi a eventi relazionali collettivi, con connotazioni culturali ulteriori rispetto al banale significato sportivo, in cui noi sardi non siamo più né “speciali” né “diversi”, è anche un modo per riappropriarci di una soggettività altrimenti scissa e dispersa, problematica, ansiogena.<span id="more-2118"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta a queste esigenze profonde non può essere la polemica o l’insulto. Nella maggior parte dei casi non basta nemmeno un attegiamento critico di tipo dialettico, disposto alla spiegazione. Di lezioni non ne vuole sentire nessuno. Tanto meno se riguardano una cosa che dovrebbe servire a distrarsi e a liberarsi dai patemi quotidiani come il tifo calcistico.</p>
<p style="text-align: justify;">La risposta deve essere più meditata e più profonda, per incidere sulla necessità antropologica cui il tifo dei sardi per la nazionale italiana offre un sollievo. E deve rassegnarsi alla pazienza.</p>
<p style="text-align: justify;">I sardi mancano di simboli e di un mito proprio in cui riconoscersi. È un vuoto che non può rimanere tale e che viene colmato con quel che si trova. Se si vogliono scalzare i simboli e gli elementi mitologici che riempiono tale spazio, bisogna proporne degli altri, possibilmente più efficaci nel suscitare identificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un processo facile e in Sardegna si scontra con un apparato di controllo e manipolazione delle coscienze che lavora sempre a pieno regime. Basti vedere come le notizie sullo sconforto sardo per la sconfitta della nazionale italiana siano affiancate da quelle per <a href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/279543" target="_blank" rel="nofollow" >la visita del presidente della repubblica e di quello del consiglio a Caprera</a>, per l’inaugurazione del nuovo compendio garibaldino. Anche qui la macchina della crezione dei feticci è all’opera con tutta la sua potenza. Un elemento mitologico a noi estraneo come l’epopea umana e politica di Garibaldi viene continuamente spacciato come un tassello fondamentale della identificazione dei sardi nella storia italiana. Una operazione di acrobazia narrativa veramente notevole. Eppure – sembrerebbe – efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Efficace, appunto, perché si presta meravigliosamente a rispondere a una domanda di identificazione altrimenti – di suo – molto problematica, senza grandi risorse a proprio favore: quella dei sardi nell’Italia. I sardi, addestrati a pensarsi insufficienti a se stessi, hanno bisogno di riconoscersi in qualcosa di più grande e significativo. Per esempio, nella storia italiana (quella dei libri di scuola) e, della storia italiana, nella pagina gloriosa del Risorgimento. Aver fornito – del tutto involontariamente – il luogo d’esilio a uno dei protagonisti di tale vicenda sembra bastare, ai nostri palati non proprio fini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nazionale di calcio e Garibaldi sono delle risorse solo apparentemente inconsistenti per favorire l’acquiescenza delle nostre coscienze verso una situazione storica e politica altrimenti troppo chiaramente penalizzante, dunque insopportabile. In realtà hanno tutte le caratteristiche per essere difficilmente contrastabili. Sollecitano alcuni dei nostri istinti fondamentali, consolano delle nostra paure, forniscono risorse retoriche (quindi, narrative) a cui attingere per sentirsi parte di qualcosa di importante.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire quanto siano potenti tali strumenti, basti riflettere sulle plausibili conseguenze culturali (ed anche politiche) che avrebbe l’allestimento di una selezione di calcio sarda, di una nazionale “nostra”. Che corto circuito avverrebbe nella percezione di sé di tanti sardi che oggi sono sinceramente tristi per la sconfitta della nazionale italiana? E al contempo investire il nostro patrimonio storico, i nostri luoghi, i personaggi della nostra vicenda collettiva della stessa enfasi con cui si trattano Garibaldi, o il Rinascimento e gli altri elementi fondativi del mito nazionale italiano, quanto spazio toglierebbe a questi ultimi e quali conseguenze avrebbe nei nostri processi di identificazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno prima della finale degli europei, sabato 30 giugno, ricorreva il 603esimo anniversaro della battaglia di Sanluri, evento considerato simbolicamente decisivo nella sconfitta dei sardi nella lunga guerra contro i catalano-aragonesi, da cui il corso della nostra storia sarebbe stato tanto pesantemente condizionato. Non risulta che i mass media sardi abbiano dato alla ricorrenza la minima visibilità. Non se n’è parlato affatto. E questo è solo un esempio della rimozione sistematica di noi stessi in atto da generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa cosa si potrebbe infatti dire, in generale, a proposito della mala gestione del nostro patrimonio storico-archeologico, di cui il programmato <a href="http://www.petizionionline.it/petizione/no-alla-divisione-di-statue-e-contesto-archeologico-di-monte-prama/7363" target="_blank" rel="nofollow" >smembramento del complesso monumentale dei Giganti di Monti Prama</a> e il loro dislocamento altrove rispetto al loro luogo di origine è solo l’ultimo, scandaloso esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro da fare dunque è difficile. Si tratta di rivelare la natura feticistica dei simboli in cui tanti sardi ancora si riconoscono, smascherando i reali rapporti di forza che nascondono, la loro natura di strumenti di controllo sociale e politico. Ma a ciò si deve aggiungere una dose massiccia di simboli e elementi mitologici più nostri, più aderenti alla nostra vicenda storica, in cui poterci identificare senza troppa perdita di senso. Ed a questi vanno affiancati ulteriori elementi di identificazione popolare che non abbiano necessità di una mediazione complessa, come appunto quelli sportivi.</p>
<p style="text-align: justify;">In quest’ultimo ambito siamo molto lontani dal raggiungere qualcosa di efficace. Lo stesso Cagliari Calcio sembra gestito apposta per evitare che diventi un elemento di disturbo della narrazione dominante, al contrario di quanto accade all’estero (basti pensare all’Athletic Bilbao per i Paesi Baschi, per dire), senza pardere al contempo la sua funzione di strumento normalizzatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tener conto di questo livello del discorso, della sua complessità, non consentirà di smontare il meccanismo della dipendenza insito nei simboli e nella narrazione in cui la maggior parte dei sardi si riconosce. Non basterà certo snobbare le manifestazioni del tifo calcistico sardo pro-Italia, o etichettare chi lo fa proprio come servo sciocco. L’intervento deve essere più profondo e duraturo e nessuno si illuda che sarà facile. Eppure è una delle nostre priorità.</p>
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