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	<title>indipendentismo Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Le parole della Sarda rivoluzione, il senso di Sa Die de sa Sardigna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Le parole della Sarda rivoluzione, il senso di Sa Die de sa Sardigna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/04/26/le-parole-della-sarda-rivoluzione-il-senso-di-sa-die-de-sa-sardigna/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="394" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-700x394.jpg" alt="" class="wp-image-6285" style="width:606px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-700x394.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-640x360.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-768x432.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-1536x864.jpg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-2048x1152.jpg 2048w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-800x450.jpg 800w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>Come ogni anno, la fine di aprile ci presenta un momento di necessaria riflessione, tra storia e politica. La vicinanza di ricorrenze diverse ma non alternative, come il 25 aprile (liberazione italiana dal nazifascismo), 27 aprile (morte di Nino Gramsci) e 28 aprile (Die de sa Sardigna), è potenzialmente feconda, ma troppo spesso usata per sminuire o mistificare queste date e i passaggi storici a cui si riferiscono. In Sardegna forse più che altrove.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei tratti salienti di queste giornate è l&#8217;applicazione di cornici interpretative e di parole d&#8217;ordine che di solito servono a edulcorarne il senso, se non proprio a mistificarlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul 25 aprile, in Italia, da più di un trentennio è in corso un processo di svuotamento e di malintesa pacificazione &#8220;nazionale&#8221; che toglie alla ricorrenza tutto il suo significato più profondo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ecumenismo di matrice conservatrice e nazionalista prevale ormai sulla componente inevitabilmente divisiva della celebrazione. Che rievoca la vittoria della democrazia, ivi comprese le sue componenti più radicali, di matrice socialista (in senso ampio), sul fascismo e il nazismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eliminare questa discriminante politica e valoriale profonda significa annullare la portata vitale del 25 aprile. Il che oggi suona ancora più minaccioso che trent&#8217;anni fa (e suonava minaccioso anche allora). L&#8217;onda nera che sta percorrendo il pianeta, e soprattutto le aree in cui nel secondo dopoguerra si è affermato lo stato di diritto, non è ancora rifluita. Tutt&#8217;altro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quanto alla Sardegna, al di là delle destre di ispirazione fascista (ce ne sono anche sull&#8217;isola, purtroppo), va detto che esiste ancora in certi ambienti politici di matrice indipendentista una certa freddezza sul 25 aprile. Considerata una festa &#8220;nazionale&#8221; dello stato oppressore, viene rifiutata in quanto malintesa espressione della subalternità sarda. Come se la sconfitta del nazifascismo non fosse una faccenda di significato universale, ovunque sia avvenuta, e come se alla Resistenza non avessero partecipato, sui suoi vari fronti, un discreto numero di persone sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non mancano poi le dispute su chi sia più legittimato a presentarsi come antifascista, tra le varie sigle e le varie inclinazioni specifiche. Pensiamo alla drammatica confusione sulla guerra in Ucraina o alle posizioni sui regimi nemici dell&#8217;Occidente (e dunque automaticamente &#8220;buoni&#8221;, per certuni). Senza dimenticare le tradizionali divisioni della sinistra, sia socialista, sia genericamente progressista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La data della morte di Nino Gramsci è la meno ricordata, in questi giorni. Del resto, Gramsci rappresenta sempre un osso duro da rosicchiare, sia per i suoi detrattori, sia per i suoi difensori di inclinazione togliattiana o addirittura rossobruna (ce ne sono, purtroppo). Non è una figura riconducibile a facili etichettature edulcoranti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma è sul 28 aprile che si addensano le nubi mistificatorie più cupe e insistenti. Come scritto e ripetuto più volte anche da queste parti, Sa Die è una ricorrenza estremamente problematica per tutte le componenti dell&#8217;establishment sardo, in ambito politico, in quello accademico e intellettuale, in quello socio-economico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Persino nell&#8217;indipendentismo esistono distinguo notevoli sulla ricorrenza, lamentando alcuni che non si sia trattato di una vicenda eminentemente indipendentista, altri che invece andrebbe considerata pienamente tale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo caso, hanno torto tutti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il periodo della rivoluzione sarda è uno snodo storico decisivo che ci chiama direttamente in causa, ma non si trattò di un movimento politico che rivendicava l&#8217;indipendenza statuale, dato che lo stato esisteva già ed era il Regno di Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La leadership del partito novatore, quello più radicale, aveva due scopi fondamentali: abolire il regime feudale e imporre ai Savoia un mutamento drastico della loro monarchia, da assoluta a costituzionale (scopo di tutte le rivoluzioni europee almeno fino al 1848). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il rovesciamento della monarchia a favore di una repubblica sarda era un esito contemplato come possibile e necessario alla luce dell&#8217;impossibilità di riformare lo stato, stante l&#8217;ottuso rifiuto della corte sabauda e della classe dirigente sarda che ne era complice a prendere in considerazione le proposte di riforma radicale emerse dalle vicende di quegli anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò però non significa che la rivoluzione sarda, benché sconfitta, non fosse una rivoluzione con tutti i crismi, né che si possa ridimensionarla a momento marginale, con tratti addirittura reazionari (come vuole certa storiografia odierna), senza alcun obiettivo politico di largo respiro e senza alcun coinvolgimento delle popolazioni isolane.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ebbe nemmeno a che fare &#8211; come pure molti asseriscono &#8211; con presunte pulsioni &#8220;autonomistiche&#8221;. *Autonomia* e *autonomismo* sono due delle parole che non si dovrebbero proprio usare a proposito della sarda rivoluzione e della sua rievocazione del 28 aprile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto meno è lecito associare la sarda rivoluzione, i suoi prodromi, le sue cause e i suoi sviluppi, al Risorgimento italiano, con cui davvero ha ben poco a che fare, sia per contesto, sia per motivazioni e obiettivi, sia per svolgimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Associarla alla rivoluzione napoletana del 1799 è ugualmente improprio, dato che nel caso sardo i moti popolari e gli scopi perseguiti dalla leadership rivoluzionaria discendevano da cause del tutto endogene e si basavano su forze interne (a parte la speranza &#8211; e ad un certo punto la richiesta esplicita, emersa dopo il 1796 &#8211; di un intervento della Francia). La brevissima parentesi della rivoluzione napoletana fu invece sostenuta, alimentata e garantita dalla presenza di truppe francesi e infine, dopo pochi mesi, sconfitta da un movimento popolare avverso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con tutto ciò, è comprensibile che rievocare quel periodo e riportarlo alla luce nella conoscenza diffusa della cittadinanza, farlo diventare un momento significativo della nostra storia relativamente recente, che ancora ci interroga, può essere fatto senza timori e senza nulla da perdere soprattutto dall&#8217;ambito politico-culturale indipendentista e sardista (in senso lato). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per la classe dirigente attuale è invece una minaccia, una messa in discussione di dinamiche sociali e politiche consolidate, per essa congeniali e vantaggiose, che però ci hanno portato al disastro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sminuire il periodo rivoluzionario sardo come insieme di vicende di piccolo conto, prive di significato politico, è sia un torto alla storia, sia una mancanza di rispetto per le migliaia di persone isolane che in quegli anni misero in gioco se stesse, disposte a pagare il prezzo più alto, pur di cercare di cambiare &#8220;lo stato delle cose presenti&#8221; in meglio. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E non in meglio per alcuni limitati ceti sociali o per l&#8217;élite che aveva assunto la leadership, bensì per l&#8217;intera isola, per la &#8220;Nazione sarda&#8221;, come veniva esplicitamente richiamata nei documenti e nei propositi del tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo, è indispensabile scrostare le narrazioni su quegli eventi dalla patina normalizzante e deformante di cui sono stati ricoperti e tornare alle fonti. I documenti non mancano. Anzi, sarebbe magari opportuno che l&#8217;ambiente storiografico sardo lasciasse perdere l&#8217;ossessiva e occhiuta vigilanza sul racconto pubblico della storia fatto da altri, fuori dal suo controllo, e si dedicasse con maggiore sollecitudine e acribia alla ricerca e allo studio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al momento, gli unici avanzamenti nella conoscenza delle vicende rievocate e riassunte dalla celebrazione del 28 aprile sono dovuti alla meritoria opera di studiosi e studiose fuori dai percorsi accademici. Penso in particolare a <a href="https://decodernews.substack.com/p/rivoluzionari-sardi-in-francia-personaggi" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Adriana Valenti Sabouret</a> e a <a href="https://www.fondazionesardinia.eu/a-sassari-in-nome-della-cancellazione-della-storia-di-piero-atzori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Piero Atzori</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, basterebbe leggere e comprendere bene, contestualizzandoli adeguatamente e cogliendone significati, rimandi e connotazioni, a due testi fondamentali di quegli anni decisivi: <em><a href="https://wikisource.org/wiki/Su_patriottu_sardu_a_sos_feudatarios" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Su patriotu sardu a sos feudatàrios</a></em> e <em><a href="https://www.andalanoa.it/index.php/uls-meilogu/753-l-achille-della-sarda-liberazione" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >L&#8217;Achille della sarda liberazione</a></em>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è noto, ma poco studiato e in realtà pochissimo conosciuto nel suo testo integrale. Le sue 47 sestine in ottonari, oltre a rappresentare una notevole opera poetica (di poesia civile, nello specifico), sono anche un vero catechismo politico rivolto al popolo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Raro esempio  &#8211; e molto scomodo, oggi &#8211; di un&#8217;élite intellettuale e politica disposta a mescolarsi con le istanze dei ceti svantaggiati, a fornire loro parole d&#8217;ordine, concetti chiave, obiettivi, leadership. Leadership anche nel senso dell&#8217;affrontare in prima persona e in prima linea i pericoli derivanti dall&#8217;impegno sul fronte rivoluzionario.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>L&#8217;Achille della sarda liberazione</em> nacque certamente nello stesso ambito intellettuale, probabilmente concepito dalle stesse persone che affidarono alla penna di Francesco Ignazio Mannu la messa in versi di quei temi. La sua prosa asciutta, la sua stesura per articoli e per punti, in italiano, ne fanno un&#8217;opera di respiro sovralocale. È il vero manifesto politico della sarda rivoluzione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sua connessione con <em>Su patriotu sardu</em> è evidente, solo che li si legga in modo sinottico, uno accanto all&#8217;altro. Le concomitanze tematiche sono fortissime e il modo stesso di esprimere i concetti è così consonante che non può essere revocata in dubbio la loro concezione unitaria. Non mi risulta, tuttavia, che questi aspetti siano mai stati esposti in questi termini in alcuno studio relativo ai due testi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Resta il fatto che si tratta di due documenti fondamentali, che sarebbe bello venissero conosciuti e studiati da tutta la cittadinanza sarda, a scuola, nei corsi universitari e nelle occasioni di Public History. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In essi, più che in ricostruzioni a posteriori e spesso tendenziose, è legittimo e anche tutto sommato facile trovare le parole più adatte a raccontare il periodo rivoluzionario sardo e a restituire un senso autentico, storicamente accurato e <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/06/05/il-conflitto-inevitabile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">politicamente fecondo</a> a Sa Die de sa Sardigna.</p>
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		<title>La rimozione del problema e la stupidità appresa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 12:13:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della visita a Nuoro del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella si è aperto uno strano dibattito, prevalentemente sui social media, che tuttavia si è arenato su aspetti secondari o di superficie e ha sostanzialmente eluso il nucleo problematico emerso da questa circostanza. Mattarella era a Nuoro per l&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno deleddiano (l&#8217;ennesimo), per...</p>
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<h3 class="wp-block-heading">In occasione della visita a Nuoro del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella si è aperto uno strano dibattito, prevalentemente sui social media, che tuttavia si è arenato su aspetti secondari o di superficie e ha sostanzialmente eluso il nucleo problematico emerso da questa circostanza.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mattarella era a Nuoro per l&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno deleddiano (l&#8217;ennesimo), per via del centenario del Nobel conferito a Grazia Deledda nel 1927, ma per il 1926 (quindi gli anni deleddiani saranno due: teniamoci forte).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poteva essere una buona occasione per mettere il sommo rappresentante dello Stato italiano davanti alle magagne e alle contraddizioni del rapporto asimmetrico tra Italia e Sardegna, a partire da questioni molto concrete, tipo l&#8217;aggressione coloniale in ambito energetico, il punitivo dimensionamento scolastico (con annessa esclusione dai fondi PNRR), la faccenda dei detenuti in regime di art. 41bis trasferiti in massa nell&#8217;isola e le altre questioni aperte da decenni (asservimento militare, questione linguistica, vertenza entrate, ecc. ecc.).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, andava fatto in termini efficaci e con consapevolezza dei problemi, del momento, dei ruoli, del contesto. Sarebbe stato bello, in tale occasione, disporre di una classe dirigente e di un ambito intellettuale all&#8217;altezza della situazione. Ma non ne disponiamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Forse Nuoro era la sede meno adatta per trasformare l&#8217;evento in una manifestazione di dignità e di rivendicazione politica ad ampio spettro. Nuoro, per i suoi gruppi dirigenti e per la stragrande maggioranza del suo ceto medio istruito, è una città italiana di provincia con speciali meriti culturali, di cui anela il riconoscimento oltre Tirreno. La Sardegna non esiste, nell&#8217;orizzonte del nuorese istruito medio, e per il suo ceto politico esiste giusto Cagliari, in quanto sede di potere, potenziale trampolino verso la vera meta agognata: Roma.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;accoglienza offerta a Mattarella, così disperatamente subalterna e servile da essere quasi caricaturale, non può essere una sorpresa. Chi si è soffermato su aspetti contingenti e tutto sommato innocui ha preso un abbaglio o ha volutamente spostato il focus dal nucleo problematico della faccenda. Che invece ha analizzato bene <a href="https://www.sindipendente.com/2026/02/15/corpi-sardi-potere-italiano-decodificare-unmmagine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Federica Marrocu su S&#8217;Indipendente</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto quello che poteva essere sbagliato è stato sbagliato. Dalla mancata ostensione della bandiere ufficiale della Sardegna (con la scusa del protocollo, che però è stato tranquillamente superato in altre circostanze), all&#8217;intonazione della canzone d&#8217;amore <em>No potho reposare</em> al posto del ben più significativo inno <em>Su patriotu sardu a sos feudatàrios</em> (per altro, anch&#8217;esso inno ufficiale della RAS), fino all&#8217;entusiasmo imbarazzante con cui si è accolto l&#8217;inno dello Stato italiano (pessimo, da vari punti di vista).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La piaggeria e la gratitudine invero inspiegabile con cui si è cosparsa l&#8217;intera giornata lasciano un forte senso di vergogna in chi abbia un minimo di coscienza politica e sociale. Il problema è, appunto, che non ce ne possiamo stupire.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A complemento del ragionamento esposto da Federica Marrocu nel suo pezzo, ripropongo la lettura di <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/12/15/ignoranza-collettiva-e-impotenza-appresa-come-andare-fiduciosi-incontro-al-disastro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un mio post di poco tempo fa</a>, in cui parlavo di &#8220;impotenza indotta&#8221; e di ignoranza diffusa. Là ci sono già un po&#8217; di argomentazioni che possono fornire elementi di riflessione su quest&#8217;ultimo episodio e sulla sua collocazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A questo aggiungo un ragionamento su un&#8217;altra circostanza recentissima, che mi sta dando da pensare. Credo esista una connessione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non molti giorni fa, il sito del collettivo Wu Ming ha ospitato <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/01/ia-colonialismo-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >una mia disamina</a> sulla questione della transizione energetica in Sardegna, le sue forme, i suoi sviluppi, le sue criticità. A cui si è aggiunta, come appendice, <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/02/11/un-popolo-minus-habens-da-rieducare-mistificazioni-e-fallacie-argomentative-sulla-popolazione-sarda-e-la-lotta-contro-la-speculazione-energetica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una risposta</a> a un articolo invece critico verso le mobilitazioni popolari in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ebbene, nonostante esista in Sardegna una parte di opinione pubblica, soprattutto nel summenzionato ceto medio istruito (o riflessivo, come a volte lo si definisce), perlopiù organica allo schieramento politico italiano di centrosinistra, ostile verso le mobilitazioni popolari e in generale verso le manifestazioni culturali autoctone, indifferente alla questione linguistica e infastidita (eufemismo) da qualsiasi discorso anche vagamente autodeterminazionista e tanto più dalle istanze indipendentiste, questa compagine sociale ha evitato di entrare nel dibattito. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di solito, questo raggruppamento sociale è molto sensibile a ciò che viene veicolato da media e interlocutori di oltre Tirreno. Una tematica sarda acquisisce rilevanza solo se viene captata e riconosciuta in Italia. I personaggi di riferimento preferiti sono quelli che hanno trovato legittimazione in Italia. La visuale che si adotta per leggere le cose sarde è quella filtrata dallo sguardo esterno italiano (quello esterno di altra provenienza di solito è troppo spiazzante e poco rassicurante, per questa compagine sociale perennemente afflitta da vergogna di sé).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi sarei aspettato che portare il discorso in uno spazio come Giap, molto seguito dalle persone sarde che leggono, si ritengono informate, che si identificano come progressiste e pongono attenzione al dibattito culturale italiano (l&#8217;unico che conta), avrebbe suscitato qualche reazione, anche solo di contestazione. Invece nulla. A parte un paio di commenti su Facebook (dove Wu Ming non c&#8217;è e io stesso dichiaratamente non interagisco da anni), il silenzio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È una circostanza minima e contingente che però acquisisce i contorni di un sintomo. Sommata alle reazioni alla visita di Mattarella a Nuoro ci offre lo spunto per ragionare ancora una volta di questo enorme problema che ci portiamo appresso da un paio di secoli. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Possiamo ridurlo alla formula del &#8220;tradimento dei chierici&#8221;, ossia della separatezza quasi antropologica, oltre che culturale, sociale e politica, tra ceti intellettuali (in senso ampio) e quella che per comodità chiamiamo sinteticamente &#8220;questione sarda&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è solo separatezza e indifferenza, ma, come dicevo, vera e propria ostilità. Il che farebbe pensare anche a una sorta di auto-difesa &#8220;di classe&#8221;. Se per la carriera, il successo o anche banalmente le possibilità professionali l&#8217;integrazione nell&#8217;ambito culturale italiano &#8211; compresi il linguaggio, i gusti, l&#8217;<a href="https://www.tesionline.it/appunti/scienze-della-formazione/sociologia-dei-processi-culturali/il-concetto-di-habitus/862/85" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >habitus</a> &#8211; funziona, tutto ciò che può metterla in discussione è una minaccia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il disconoscimento dell&#8217;italianità &#8220;naturale&#8221; della Sardegna è un pericolo esiziale. La pretesa che esistano una storia sarda e un patrimonio culturale sardo fuori dall&#8217;alveo della storia e del patrimonio culturale italiani è un elemento di forte disturbo, da opacizzare, minimizzare, folklorizzare e, se serve, persino negare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che esistano in Sardegna pulsioni sociali e culturali non subalterne, aspettative non controllate e indirizzate dai centri culturali e politici egemonici è vissuto come una devianza perniciosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto più in questi anni, in cui la crisi dei corpi sociali intermedi, la disintermediazione e la disarticolazione delle agenzie formative e dei mass media mainstream ha lasciato molto più spazio a forme di comunicazione e di interazione da un lato manipolabili e orientabili (come vediamo nel <a href="https://fabiosabatini.substack.com/p/la-vera-eredita-di-epstein" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >successo delle destre</a>, non certo effetto casuale) ma anche sfruttabili per liberarsi di filtri, forme di controllo, imposizione di &#8220;<a href="https://www.eroicafenice.com/salotto-culturale/elucubrazioni/il-pericolo-della-storia-unica-secondo-chimamanda-ngozi-adichie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un&#8217;unica storia</a>&#8220;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un contesto estremamente problematico e contraddittorio, che in Sardegna produce tanto derive pericolose, quanto occasioni di emersione di forze collettive altrimenti invisibilizzate e comunque delegittimate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il grosso problema, di cui seguitiamo a pagare il prezzo, è che nella prospettiva di un processo di emancipazione storica, di conquiste sociali e politiche, serve un ceto medio riflessivo cosciente della realtà in cui è situato e disponibile ad agire di conseguenza. Non bastano minoranze consapevoli o presunte (a volte sedicenti) avanguardie illuminate e non bastano solo momenti di mobilitazione dal basso, su questioni specifiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La necessaria politicizzazione della questione sarda, nel suo insieme, con i suoi auspicabili esiti concreti, non può non passare da una presa di coscienza che coinvolga una porzione consistente del mondo della scuola, del funzionariato pubblico, del mondo delle professioni, del giornalismo, della produzione culturale e delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali. Senza negare l&#8217;inevitabile dialettica tra i vari gruppi sociali, ovviamente, ma ricollocandola in uno spazio di autopercezione finalmente aderente alla realtà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al momento questo fattore latita e anzi esiste una resistenza forte da parte soprattutto di chi ha ruoli pubblici influenti, formali o informali, ad assumersi la responsabilità di riconoscere la violenza epistemica e la subalternizzazione socio-economica e politica subita dalla popolazione sarda in questi ultimi due secoli, e nell&#8217;ultimo soprattutto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella subalternità e nella dipendenza i ceti sardi dominanti hanno prosperato fin qui, salvo dimostrarsi sempre inadeguati ad affrontare le sfide decisive. Forti dei loro status sociali, delle loro possibilità di ricatto e di controllo delle risorse pubbliche, legittimati dai centri di potere e di interesse esterni, hanno fin qui superato i momenti di crisi contingente tergiversando, inventandosi diversivi, mobilitando all&#8217;occorrenza le proprie clientele e i propri intellettuali organici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è detto che questo gioco possa durare ancora a lungo. L&#8217;incredibile <a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/trasferimento-detenuti-in-41-bis-sardegna-in-piazza-diciamo-no-alla-servitu-carceraria-jj81buya" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >appello della presidente Todde</a> a una mobilitazione popolare contro il riversamento in Sardegna di una gran parte dei detenuti in regime di 41bis è il sintomo di una debolezza e di una inadeguatezza che fin qui i trucchi retorici e la propaganda asfissiante hanno a mala pena velato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sembrerà paradossale, ma è la stessa presidente Todde che snobbava la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare Pratobello24, dichiarando che &#8220;i legislatori&#8221; erano loro, e che più volte ha replicato, anche in forme sopra le righe, a qualsiasi obiezione o contestazione dal basso, esterna al circolo ristretto dell&#8217;oligarchia dominante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se non saremo in grado di maturare una forte risposta culturale, prima ancora che politica, una ri-connessione tra le diverse anime scisse della nostra collettività umana, in termini progressivi, emancipativi, democratici, lo spazio politico che si sta aprendo sarà inevitabilmente colmato da discorsi retrivi, leadership populiste e reazionarie, istanze identitarie escludenti. E precipiteremo dalla padella alla brace.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E la &#8220;colpa&#8221; non sarà certo dei soliti indipendentisti o di chissà quale altro bersaglio ideologico o capro espiatorio trovato all&#8217;occorrenza. Sarà solo il fallimento definitivo di chi fin qui si è auto-rappresentato come la parte più sana e più competente della nostra disgraziata comunità umana, quando invece è da troppo tempo una zavorra insostenibile e dannosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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		<title>Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 19:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maurizio Onnis, su S’Indipendente, sollecita una riflessione sulle opportunità che offre, sul piano politico, il momento conflittuale che stiamo vivendo. Alla base c’è un ragionamento di tipo storico che – sebbene molto semplificato, al limite del brutale – coglie un tratto vero della nostra lunga vicenda collettiva. È vero che nei momenti di maggiore crisi...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/01/11/transizione-storica-conflittuale-e-autodeterminazione-della-sardegna/">Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/01/11/transizione-storica-conflittuale-e-autodeterminazione-della-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 class="wp-block-heading"><em>Maurizio Onnis, <a href="https://www.sindipendente.com/2026/01/10/il-disordine-internazionale-come-risorsa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >su S’Indipendente</a>, sollecita una riflessione sulle opportunità che offre, sul piano politico, il momento conflittuale che stiamo vivendo. Alla base c’è un ragionamento di tipo storico che – sebbene molto semplificato, al limite del brutale – coglie un tratto vero della nostra lunga vicenda collettiva. </em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È vero che nei momenti di maggiore crisi la popolazione sarda ha sempre trovato in sé la forza e le motivazioni per reagire, spesso optando per un superamento proattivo delle sfide, assumendosi il peso della responsabilità di non cedere alla difficoltà delle circostanze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va detto che nei casi enumerati da Maurizio (che non esauriscono la casistica) esisteva una leadership consapevole o comunque in grado di cercare e magari trovare una via di superamento in avanti dei problemi. Leadership che invece in altri momenti, magari altrettanto delicati, è mancata, con la conseguenza che quelle occasioni sono andate perse. Anche nei frangenti in cui sono state fatte scelte coraggiose non sempre le cose sono andate bene. Ma – si dirà, e concordo con l’obiezione – sarebbe stato peggio non provarci nemmeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il momento storico sembra offrire le condizioni, almeno in potenza, per una accelerazione del processo di autodeterminazione in Sardegna (dando per scontato, per ora, il significato di “autodeterminazione” e il suo esito concreto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’ordine internazionale emerso dalla seconda guerra mondiale si è completamente disgregato. Era già condannato con la fine della guerra fredda, a mio avviso, e i tre decenni successivi non hanno fatto altro che martellare sui chiodi della bara del secondo dopoguerra. Pur con tutte le fasi e le contraddizioni del caso, fin dal 1989-91 era chiaro che il mondo stava correndo spedito verso un’altra epoca. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma i prodromi di questo mutamento erano già attivi da parecchio. Direi che la reazione, a tratti violenta, contro le aperture democratiche, sociali, decoloniali, promesse e in parte mantenute dalla breve &#8220;età dell’oro&#8221; (cit.) post secondo conflitto mondiale doveva già offrire spunti di riflessione robusti, a chi voleva interessarsi ai destini dell’umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All’allarme – scientificamente certificato – del Club di Roma e del <em>Rapporto sui limiti della crescita</em> (a partire dal 1972) i governi occidentali risposero con l’attacco generalizzato contro i movimenti popolari, democratici, radicali, anti-capitalisti sviluppatisi nel decennio precedente, riassorbendoli o soffocandoli, finendo per imporre l’ideologia neo-liberale e l’ordine socio-economico che essa giustifica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All’impegno politico diffuso, di massa, specie giovanile, si sostituirono l&#8217;eroina, il consumismo e l’edonismo egotico. Lo stesso crollo del regime sovietico fu più l’effetto della pressione consumistica occidentale, riversata su una situazione sclerotizzata e di per sé in via di putrefazione, che la conseguenza di un mutamento politico basato su forze sociali e politiche alternative.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, nonostante l’evidente vittoria delle classi ricche e del capitalismo più rapace, gli anni Novanta furono abbastanza movimentati da offrire possibilità di riflessione e anche di azione contro il nuovo ordine globale a trazione USA che sembrava ormai definitivamente garantito (la <a href="https://disf.org/libri/9788851178918" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >“fine della storia” di Francis Fukuyama</a>). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le guerre nell’ex Jugoslavia, il movimento zapatista in Messico, partito dal Chiapas, la nuova riflessione sul colonialismo dovuta tanto agli studi postcoloniali e decoloniali, quanto a eventi drammatici come il genocidio in Ruanda e altri analoghi, l’emersione e la crescita del movimento no-global: erano vicende e circostanze che smentivano l’assertività dell’egemonia ideologica occidentale, e in alcuni casi la contrastavano attivamente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche quelli potevano essere anni in cui provare ad affermare un percorso di progresso civile e sociale della Sardegna, in termini di uscita dalla dipendenza e dalla subalternità. La stessa crisi dei grandi partiti storici italiani, dovuta anch’essa alla fine della guerra fredda e agli scandali giudiziari da cui fu travolta tutta la politica italiana, era un’opportunità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In effetti, nonostante la rapida decadenza elettorale del PSdAz, uscito a pezzi dalla stagione del vento sardista (anche per proprie responsabilità), erano emerse forze nuove, di matrice indipendentista, con un seguito (sentimentale, più che elettorale) in via di espansione. La leadership di Angelo Caria, forte sul piano morale e concettuale, poteva garantire una crescita complessiva del movimento. La sua scomparsa precoce fu una perdita drammatica anche da questo punto di vista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il resto dello spettro politico sardo – tributario verso i gruppi di potere italiani &#8211; si riorganizzò in funzione del mantenimento del proprio status privilegiato dentro un quadro di relazioni tra Stato e Regione sempre meno democratico, sempre più apertamente coloniale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il clientelismo sistemico, i legami opachi tra comitati d’affari, clan familistici, trafficoni degli apparati statali e speculatori vari, divennero la cifra ordinaria della politica sarda. Il dibattito politico, al di là dei temi promossi dal mondo indipendentista, era ormai ridotto a chicchiericcio astratto e, nei fatti, a una competizione meramente elettoralistica tra apparati che a tutto erano interessati fuorché a gestire davvero, con strategie e obiettivi di ampio respiro, le sorti dell’isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così è andato avanti il gioco fino a oggi, garantito dalla chiusura oligarchica dei partiti dominanti (ormai meri apparati di potere), dalla sempre più accentuata pressione centralistica dello stato, da una debolezza ormai cronicizzata della politica esterna al Palazzo, in primis quella indipendentista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una debolezza questa che purtroppo ha effetti che vanno al di là delle sorti soggettive dei vari protagonisti di questo ambito di impegno civile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto ciò, non abbiamo mai avuto a disposizione un’intellettualità realmente organica ai processi emancipativi che emergevano dal tessuto sociale e culturale sardo, ma perlopiù esponenti di un ceto medio desideroso di integrarsi nell’organizzazione del sapere e nel circuito intellettuale italiani, come tali passivi o addirittura complici nel processo di costante minorizzazione economica, storica, sociale, linguistica dell’isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Arrivato il nuovo millennio, nei momenti in cui sembrava che qualcosa di consistente potesse coagularsi in termini realmente alternativi all’apparato di potere coloniale dominante, quasi mai se ne è fatto tesoro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stagione della giunta Soru si è conclusa rapidamente con la normalizzazione di quel tentativo di modernizzare la macchina regionale e portare avanti una stagione di riforme reali. In quel caso l’indipendentismo – pure in crescita – non ha saputo esprimere una direzione strategica consistente e si è perso in beghe personalistiche o ha dovuto subire la reazione forte degli apparati di sicurezza statali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/02/03/eredita-ignorate-manifesto-politico-di-sardegna-possibile-2014/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">campagna politica di Sardegna Possibile nel 2013-14</a> fu prima di tutto non compresa e in parte sabotata proprio dall’ambito indipendentista. Da lì in poi è stato solo disfacimento e abbandono, con residue manifestazioni di una vitalità calante, almeno a livello di attivismo e di proposta politica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi, certo, ci sono state le mobilitazioni tematiche, in particolare quella contro l’aggressione speculativa legata alla produzione di energia. Una mobilitazione iniziata, proprio in ambito indipendentista, già negli anni 2008-9 e in quelli a seguire (basta ascoltare qualche pezzo di Dr Drer e CRC posse di quel periodo per averne conferma). La sua esplosione a partire dal 2023 è dovuta al salto di qualità dell’aggressione coloniale e in parte anche alla stessa assenza dei micro-partiti indipendentisti, con le loro pretese egemoniche e le loro fisime retoriche, le loro fissazioni lessicali e la loro postura da avanguardie illuminate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riallargando lo sguardo, già dal 2001, con i fatti del G8 di Genova e l&#8217;11 settembre negli USA (e le sue conseguenze politiche), era diventata piuttosto chiara la direzione che stava prendendo l’umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le élite dominanti non solo non mollavano la presa assicuratasi con la sconfitta del socialismo e l’imposizione del capitalismo più rapace ed estrattivo, ma ormai cominciavano a uscire allo scoperto con crescente sicumera. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’onda nera, reazionaria, oscurantista, nazionalista, anti-emancipativa, spesso di chiara matrice fascista, che oggi imperversa in molte società umane, a diverse longitudini, è solo l’ennesimo effetto di una transizione di civiltà di cui osserviamo gli esiti superficiali, a livello di cronaca, ma non possiamo valutare compiutamente i movimenti profondi e tanto meno prevedere gli sviluppi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La deriva politica complessiva di questi anni, che va prendendo i connotati di un conflitto tra imperi (da qualcuno letto e persino auspicato come &#8220;multipolarismo&#8221;), si innesta in una crisi sistemica planetaria, a cominciare da quella climatica-ambientale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna ci si ritrova dentro con nessuna possibilità di avere una voce in capitolo e in una fase di particolare fragilità socio-economica, politica, demografica. Il che mi farebbe propendere per il dissenso, rispetto alla tesi di Maurizio Onnis. Purtroppo, come già successo in altre occasioni, non è detto che dalla crisi epocale emerga necessariamente una stagione o almeno un tentativo di emancipazione collettiva della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono grandi forze in gioco e molti apparati di potere politico e/o economico non accetteranno mai di buon grado che l’isola trovi una sua via per autodeterminarsi democraticamente, a cominciare dallo stato italiano e dalle sue élite dominanti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, il contesto europeo non è mai stato così fragile, dopo la seconda guerra mondiale. Nondimeno, è anche possibile che proprio questa fragilità e l’evidente incapacità delle leadership del Vecchio continente a superarla potrebbero riaprire la partita per le istanze autodeterminazioniste europee. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che ci sono, esistono e resistono. Possono anzi diventare un fermento per un rilancio del discorso europeista su nuove basi, diverse, se non opposte, alla costruzione fondamentalmente padronale, elitaria e anti-popolare quale si è rivelata l’UE. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">UE che, tuttavia, a dispetto di quanto sostengono i nazionalisti più o meno palesi e alcune frange della sinistra più confuse che compromesse, al momento rimane l’unico labile baluardo grosso modo funzionante sia contro l’aggressività dei nuovi imperialismi oscurantisti rappresentati dalla trimurti Trump-Putin-Netanyahu, sia verso i nuovi nazionalismi interni (spesso complici o se non altro affascinati dal malvagio trio). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, sia l&#8217;oligarchia affaristica europea sia l’onda nera montante costituiscono insieme una combo esiziale (ossia mortale) per qualsiasi prospettiva autodeterminazionista democratica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante questo, cedere a pulsioni nichiliste, propendere per il caos contro l’ordine attuale delle cose (già messo a dura prova, ma dall’alto e con intenti reazionari), non fa che agevolare i peggiori scenari che nelle dichiarazioni si vorrebbero scongiurare. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo deve diventare chiaro specialmente nell’ambito sfilacciato e disorientato dell’indipendentismo sardo. Che non coincide, occorre precisarlo, con le formazioni politiche che si dichiarano indipendentiste. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stragrande maggioranza delle persone indipendentiste sarde *non* milita in alcuna formazione, spesso non ha mai fatto attivismo, ha idee piuttosto vaghe su come funzioni la politica (dato che conosce solo quella marcia delle clientele e dei capibastone locali), non ha alcuna conoscenza storica né le idee chiare su cosa sia successo in Sardegna negli ultimi trent’anni (e nemmeno prima, se è per quello), ma ha in qualche modo maturato una propensione positiva verso l’idea (vaga) dell’indipendenza, come uscita dalla condizione subalterna e colonizzata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A tal proposito sarebbe necessario un grande lavoro di formazione e educazione politica e culturale di massa. Che poi è un po’ l’obiettivo di un’associazione come <a href="https://assembleasarda.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Assemblea Natzionale Sarda</a>. Altrimenti c’è il rischio che una possibile conquista di autodeterminazione si riveli una trasformazione solo di facciata della nostra condizione storica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo più su dicevo che va precisato il significato di “autodeterminazione”, il suo contenuto storico concreto, quale esito politico reale si intenda perseguire con essa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sulla necessaria riflessione in proposito pesa però il nodo, storicamente ingarbugliato, della distanza sociale e ideologica (in senso ampio) che da tempo esiste in Sardegna tra i ceti sociali istruiti, emancipati dal ristretto ambiente della comunità locale e dei suoi rituali di socializzazione e di scambio di informazioni, e appunto le ampie porzioni di popolazione poco istruite, limitate nei propri orizzonti, esposte al bombardamento mediatico italiano (anche sui social media). È una distanza spesso anche linguistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al di là delle eccezioni, che confermano la regola, è uno dei grandi problemi della Sardegna contemporanea. Ed è un ostacolo difficile da superare. Eppure bisogna farlo, affinché si formi una qualche leadership sia intellettuale sia pragmatica scevra da pulsioni egoistiche, arriviste, autoritarie, capace di orientare e dare forma alle istanze emancipative pure esistenti nella nostra collettività umana, ma troppo spesso frustrate dalla mancanza di voce, di parole, di strategia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che tali istanze esistano lo dimostra, se ce ne fosse davvero bisogno, l’enorme mobilitazione a proposito di speculazione energetica. Un fenomeno che meriterebbe attenzione e anche studio, ma che il nostro ceto intellettuale e il nostro ceto medio (semi)istruito guardano con sospetto o con aperta ostilità, preferendo stigmatizzarlo come eterodiretto, reazionario, arretrato, ecc. ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cosa che in occasioni analoghe è quasi sempre successa negli ultimi due secoli, con conseguenze molto gravi sul tessuto civile e politico dell’isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, anche in presenza di possibili circostanze oggettivamente favorevoli a una ripresa del percorso di autodeterminazione, rimangono in piedi problemi sia, per così dire, contingenti, sia strutturali. Vanno riconosciuti, ammessi e affrontati con lucidità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le conclusioni – provvisorie – che si possono trarre da questa disamina non possono essere né ottimiste né pessimiste. Nel senso che siamo nel bel mezzo di un momento storico complicato e dinamico, piuttosto aperto a diversi esiti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, le forze popolari spesso smentiscono le previsioni più pessimiste che le riguardano e sfuggono facilmente alle cornici interpretative che si applicano loro dall’esterno. Le stesse leadership emergono dal bisogno del momento, anche laddove non se ne intravvedeva la possibilità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È possibile che la Sardegna si trovi a dover fare i conti con la stringente necessità di autodeterminarsi, per forza di cose potremmo dire, senza esservi preparata. È una prospettiva che ho segnalato già diversi anni fa e si sta rivelando sempre meno improbabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una delle cose da fare è mantenere saldi alcuni principi di fondo, ossia il rifiuto di qualsiasi deriva autoritaria, razzista, reazionaria, anti-democratica. Occorre far rifulgere più che mai, in questi tempi oscuri, la fiaccola della libertà e dei diritti, della solidarietà e dell’empatia (anche verso il non-umano) contro ogni tentazione di sacrificarli sull’altare di tesi dogmatiche, di fedi ideologiche fuori tempo massimo, di fedeltà verso qualche capo carismatico, del populismo, degli istinti peggiori della nostra specie. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da un altro lato è indispensabile recuperare l’abitudine all’incontro fisico, l’alleanza dei corpi, la concretezza delle cose fatte insieme. E dobbiamo imparare o re-imparare a discutere senza delegittimare necessariamente chi ha un’idea anche solo vagamente diversa dalla nostra (a parte i fascisti e i razzisti, che si pongono di per sé stessi fuori da qualsiasi contesto democratico). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dobbiamo recuperare la dimensione viva, collettiva, ecosistemica, della lotta politica e del conflitto col potere costituito. Anche in termini di mobilitazione concreta, compresa la riappropriazione degli spazi fisici, con una presenza visibile e fattiva dentro le nostre comunità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E, ancora, bisogna recuperare una visione internazionalista solidale e competente. Bisogna allacciare relazioni forti e sistematiche con tutte le realtà autodeterminazioniste, democratiche, popolari almeno a livello di Europa e direi anche di sponda sud del Mediterraneo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo piano si dovrebbero proporre battaglie comuni non tanto negli scopi puntuali, ma nella loro impostazione di fondo, che deve essere necessariamente anti-egemonica, estranea al gioco delle parti tra diversi conservatorismi che dominano la scena. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio l’esempio ancora una volta della transizione energetica, su cui (apparentemente) si scontrano le due destre dominanti, quella padronale-affaristica e anti-popolare e quella reazionaria, oscurantista, populista e/o fascista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un terreno fertile su cui impostare una vasta campagna politica di ridisegno dei piani strategici europei. Si dovrebbe partire dai problemi reali di degrado ambientale e dalle loro cause, cercando soluzioni che tengano conto dalle necessità concrete delle comunità, superando e rompendo i confini dei vetusti e anti-storici stati attuali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Andrebbe tenuto conto delle caratteristiche geografiche, socio-economiche, demografiche dei luoghi reali, al di là degli interessi particolari dei ceti dominanti, per rivedere radicalmente il modello di produzione e distribuzione dell’energia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Occorrerebbe riformulare gli stessi paradigmi teorici e operativi della ricerca e della realizzazione tecnologica, in un’ottica meno competitiva e decisamente più collaborativa e progressiva, a distanza dai meccanismi di estrazione di valore e di speculazione finanziaria che oggi imperversano in ogni settore. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso discorso vale per molti altri beni comuni, come l’acqua, il suolo fertile, la produzione di cibo, la salubrità ambientale, i trasporti, la gestione dei flussi migratori. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questi temi, l’autodeterminazionismo europeo, nelle sue varie articolazioni, a prescindere dagli obiettivi specifici, potrebbe/dovrebbe avere qualcosa da dire. Nel suo insieme non costituirebbe una forza così piccola e ignorabile. Ma, certo, serve che le realtà locali facciano prima di tutto un grande sforzo di consapevolezza e poi di organizzazione, per potersi connettere al livello sovra-locale in modo attivo e costruttivo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detta così suona come un’utopia. Ma non sono sicuro che si tratti di una mera ipotesi speculativa. A noi, per quanto ci riguarda, spetta il compito di impostare il discorso e tradurlo in pratiche efficaci nel nostro contesto. Con la consapevolezza che tutto congiura a nostro sfavore. Non a sfavore dell’indipendentismo sardo o di questa o quella sua declinazione soggettiva, ma a sfavore della stessa sopravvivenza della collettività umana sarda come da otto millenni a questa parte è arrivata, bene o male, fin qui.</p>
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		<title>Cos&#8217;è la politica in Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 11:03:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non esistono studi storici e sociologici sulla politica in Sardegna, sul suo funzionamento nel tempo, sui suoi meccanismi, sul suo impatto nella realtà sarda. Di politica dunque si parla molto ma perlopiù sulla base di percezioni parziali, di fatti di cronaca sempre contingenti, di interessi di parte o di posizioni ideologiche. Ed è una notte...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="393" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-700x393.jpg" alt="" class="wp-image-6090" style="width:612px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-700x393.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-640x359.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-768x431.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine-800x449.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/07/immagine.jpg 1024w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading"><em>Non esistono studi storici e sociologici sulla politica in Sardegna, sul suo funzionamento nel tempo, sui suoi meccanismi, sul suo impatto nella realtà sarda. Di politica dunque si parla molto ma perlopiù sulla base di percezioni parziali, di fatti di cronaca sempre contingenti, di interessi di parte o di posizioni ideologiche. Ed è una notte in cui tutte le vacche sono nere.</em></h4>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure non è un tema secondario. Sarebbe estremamente utile capire come si è sviluppata la politica in epoca contemporanea, almeno dal passaggio tra Sette e Ottocento in poi, fino a oggi. Non solo e non tanto nelle sue scelte di governo o legislative, nell&#8217;azione pubblica dei partiti e delle organizzazioni, ma anche al suo interno, nei meccanismi di selezione del personale, nelle tecniche di accaparramento del consenso, nei legami con i vari gruppi sociali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella produzione storiografica esistente si reperiscono spunti, indizi, elementi di ragionamento, ma occorrerebbero ricerche e studi specifici, a tappeto, spulciando documenti interni delle organizzazioni, comunicati e propaganda, testimonianze della militanza, rapporti di polizia e fonti d&#8217;archivio varie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non sarebbe nemmeno male riuscire a confrontare in modo serrato le posizioni teoriche e ideali con i risultati conseguiti o non conseguiti. Senza dimenticare la questione centrale della relazione tra la politica sarda e quella italiana, le sue dipendenze, i suoi compromessi e i suoi tradimenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quello che posso osservare, in generale, è che la politica, in Sardegna, è una sorta di corpo estraneo rispetto alla collettività umana che abita l&#8217;isola. Chi fa politica si sente un corpo separato, chi la subisce la percepisce allo stesso modo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c&#8217;è una compenetrazione organica, bidirezionale, dinamica tra società civile e società politica. C&#8217;è invece una sorta di sistema che sa molto di feudale, in cui contano i rapporti diretti e personali, le fedeltà, la capacità di catturare consenso in qualsiasi modo, la furbizia di non scontentare i più potenti e di sfruttare chi ha meno potere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per la cittadinanza comune la politica non è una funzione necessaria e consustanziale alla democrazia. In Sardegna non abbiamo mai maturato una vera democrazia, al di là delle forme e di qualche libertà concessa dall&#8217;alto e spesso alquanto astratta. Dunque non esiste nella nostra società civile, nel senso comune delle persone, alcun reale istinto democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Della politica si diffida e la si teme. Se proprio ci si deve avere a che fare, si cerca di ottenerne favori e vantaggi. Fenomeno che viene alimentato ad arte dalla politica stessa, per la propria sopravvivenza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi fa politica attiva in Sardegna, la fa per garantirsi vantaggi personali o familiari e per proteggersi da eventuali attenzioni della giustizia (come sosteneva già Francesco Pais Serra nella sua relazione al Governo del 1896). È un esercizio di conquista del potere e del suo mantenimento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Potere che può essere anche relativo, non troppo visibile. Un posto fisso per qualche legislatura in consiglio regionale è un obiettivo ottimale per la stragrande maggioranza del personale politico dei partiti più forti. C&#8217;è anche ci preferisce ruoli di sottogoverno, direzione o presidenza di qualche ente pubblico o para-pubblico, magari dove si maneggia qualche soldino. Le ambizioni non vanno molto oltre questo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Discorso in parte diverso per le componenti antagoniste, &#8220;anti-sistema&#8221;, autonome e per quelle indipendentiste. In quest&#8217;ultimo caso non senza distinguo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Esiste tanta politica, in Sardegna, fuori dal Palazzo, ed esistono e sono radicate e diffuse aspettative e propensioni ideali legittime e persino nobili, che però non trovano alcuna trasposizione concreta a livello elettorale, sia locale sia generale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le poche indagini demoscopiche disponibili (parlare di ricerche sociologiche e indagini conoscitive è troppo) segnalano che una fetta consistente e probabilmente maggioritaria della cittadinanza è favorevole a una forte autonomia o addirittura a una piena indipendenza della Sardegna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così come i processi di identificazione indagati sembrano indicare un senso di appartenenza magari confuso e non sempre risolto, ma molto diffuso e radicato. Il che del resto è riconosciuto pressoché universalmente anche dal senso comune, soprattutto delle persone non sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto questo, però, non si è mai tradotto, se non saltuariamente e a fatica, in termini propriamente politici. Fenomeno che ha facilitato l&#8217;emarginazione mediatica dell&#8217;indipendentismo per molti decenni e in larga misura ancora oggi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel dibattito pubblico, l&#8217;indipendentismo e i tentativi di costruire percorsi politici alternativi alle filiali sarde delle organizzazioni italiane sono sempre stati liquidati (mistificando la realtà) come i &#8220;partiti dello zerovirgola&#8221;, rimossi dallo scenario in virtù di un consenso giudicato minimale e marginale e come tale non rappresentativo di alcuna vera pulsione collettiva.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel confondere i risultati elettorali con la diffusione di idee e aspirazioni c&#8217;è della mala fede. Ma naturalmente c&#8217;è anche un elemento di verità: esiste una certa debolezza elettorale &#8211; ossia nella raccolta del consenso &#8211; delle organizzazioni indipendentiste e anti-sistema.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando da questo variegato ambito di militanza qualcuno ha scelto di accasarsi presso le forze politiche dominanti, in qualche caso ha ottenuto vantaggi per sé, ma 1) non ha mai cambiato di una virgola l&#8217;inerzia politica sarda e 2) ha procurato un danno oggettivo e a volte di notevoli proporzioni a tutto il movimento che pretendeva di rappresentare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche le forze che sono rimaste esenti da compromissioni e opportunismi, tuttavia, hanno accumulato negli anni errori e fraintendimenti, per di più reiterati. Lo si è visto in modo molto evidente in occasione della campagna elettorale del 2014. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ostilità di una parte cospicua dell&#8217;indipendentismo verso la candidatura di Michela Murgia, prima, durante e dopo la campagna, al di là delle cose che Sardegna Possibile avrebbe potuto fare meglio, attesta una radicale incomprensione del momento politico, delle priorità e dello stesso risultato conseguito (per approfondire, sia pure da un punto di vista non neutrale, rimando al <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/02/uscita-libro-nuovo-e-prime-presentazioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mio libro</a> in proposito).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una certa propensione ai principi astratti e alle parole, ai bei discorsi, ha sempre condizionato l&#8217;indipendentismo sardo. Che ha sempre preferito una malintesa coerenza, spesso solo lessicale, all&#8217;azione politica sul terreno, a contatto con tutte le contraddizioni e l&#8217;eterogeneità della realtà sociale e culturale isolana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ha avuto il suo peso anche una certa postura leninista, in base alla quale l&#8217;indipendentismo si è perlopiù visto come un&#8217;avanguardia illuminata che avrebbe dovuto guidare il popolo imbelle verso la libertà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa scelta dei temi e degli ambiti a cui dedicare le proprie attenzioni ha spesso tradito una certa lontananza teorica e pragmatica dai bisogni e dalle aspettative concrete delle nostre comunità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inoltre, ha avuto un peso notevole, nella rincorsa vana al consenso elettorale, il mancato radicamento locale, l&#8217;azione diretta e situata delle organizzazioni o dei gruppi informali prima di tutto nelle proprie comunità di appartenenza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi si segnala una vaga attenzione all&#8217;intersezionalità, diffusa nell&#8217;ambiente della militanza culturale di ispirazione indipendentista ma pochissimo praticata e ancor meno amata &#8211; per varie ragioni &#8211; dalle poche sigle strettamente politiche ancora operanti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutti problemi ed errori di cui si è già parlato (almeno qui), ma che non hanno mai costituito temi di seria analisi dentro le organizzazioni e nell&#8217;ambiente indipendentista in generale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va però precisato, secondo me, che la debolezza dell&#8217;indipendentismo e delle forze esterne al gioco truccato dei partiti coloniali (non dobbiamo vergognarci a definirli così) non dipende solo dai loro errori, ma anche appunto dalla forma che ha assunto nei decenni la politica nell&#8217;isola, dalle sue modalità, dalla percezione che ne ha la cittadinanza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E qui torniamo al discorso iniziale. In una collettività umana, formalmente organizzata in un ordinamento democratico, dove però di democrazia reale ce n&#8217;è stata sempre poca, è difficilissimo conquistare consenso ponendosi come alternativa virtuosa, sulla base di ipotetici buoni proponimenti, a un sistema che vive invece solo grazie al suo potere di ricatto, al clientelismo, alla relazione privilegiata con centri di potere e di interesse molto forti e tipicamente esterni all&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pochissime persone, anche politicizzate, in Sardegna associano alla politica capacità decisionali virtuose e orizzonti strategici seri. La separatezza tra politica e vita reale si fa sentire anche in chi la politica la fa, sia dal lato dell&#8217;ordine dominante sia da quello di chi vi si oppone. È difficile superarla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La distanza tra aspirazioni ideali e rassegnata accettazione dell&#8217;esistente è assunta come naturale, ordinaria, non superabile. Non c&#8217;è idea o principio che bastino a convincere un numero cospicuo di persone adulte e dotate di diritto di voto a spendersi per promuovere una candidatura politica che quei principi e quelle idee rispecchino e si impegnino a realizzare. Non ci crede pressoché nessuno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il disincanto è profondamente radicato. Non ci si aspetta nulla, dalla politica, se non quel poco che la politica sarda, nei decenni, ha dimostrato di poter dare: favori, elargizioni, pasticci più o meno grandi, cedimenti dolorosi e asservimenti di vario tipo a corposi interessi dello Stato centrale o di grosse entità private.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo trentennio abbondante post Guerra fredda abbiamo assistito a un declino costante, non omogeneo ma dall&#8217;andamento generale chiaro, di tutti gli aspetti della vita associata, a cominciare appunto da quello politico. Negli ultimi vent&#8217;anni, a parte il primo, illusorio biennio della giunta Soru, a ogni elezione abbiamo sentito la promessa, a parti invertite, di fare meglio dei predecessori da parte di chi di volta in volta ha prevalso; salvo poi, a conti fatti, constatare che si era trattato della &#8220;peggiore giunta regionale di sempre&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È successo con Cappellacci, è successo con Pigliaru, è successo con Solinas e oggi sta succedendo con Todde. La cosa sorprendente è che anche persone avvertite e non necessariamente compromesse col potere sono cascate più di una volta nella stessa trappola. Com&#8217;era il detto sull&#8217;asino sardo? Forse bisognerebbe aggiornarlo. In peggio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La lamentela secondo cui si va a votare &#8220;turandosi il naso&#8221;, in mancanza di alternative credibili, lascia il tempo che trova. E non va dimenticato che siamo in piena vigenza di una delle normative elettorali meno democratiche dell&#8217;intero mondo &#8220;occidentale&#8221;. Problema che la politica di Palazzo non ha alcuna intenzione di risolvere, al di là delle dichiarazioni retoriche e dei diversivi. Perché per essa, appunto, <em>non è un problema</em>.*</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, è molto difficile parlare di politica sarda fuori dalla cronaca e dai giochi di parte. Sia perché ci mancano studi e approfondimenti adeguati, in vari ambiti disciplinari (a parte i meritori lavori del politologo Carlo Pala e pochissimo altro), sia perché ormai l&#8217;idea stessa di politica radicata nella nostra collettività è così ristretta e desolante che alla maggior parte delle persone risulta indigesta la sola parola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La rimozione sistematica, dal dibattito intellettuale, dalla produzione culturale e dall&#8217;agenda istituzionale, del nodo decisivo della nostra subalternità e della dipendenza forzata dallo Stato italiano è al contempo una causa profonda dei nostri mali e un motivo di inquinamento della stessa politica.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">* Sono in corso due iniziative &#8211; dal basso, come si dice &#8211; per proporre al Consiglio regionale una riforma complessiva, in ottica proporzionalista, della normativa elettorale. Nonostante un consenso diffuso per queste iniziative, e a dispetto di una proposta di revisione &#8211; minimale, ma già migliorativa &#8211; avanzata da una componente della stessa maggioranza consiliare, la giunta Todde preferisce spendere denaro pubblico (si parla di 300mila euro) per chiedere una consulenza a esperti esterni circa una possibile riforma elettorale. Dilazionando la faccenda in un triennio, ossia fino a fine legislatura. Come si può definire, in linguaggio corrente, un&#8217;operazione del genere? Fate voi.</p>
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		<title>Uscita nuovo libro: Separatismo e terrorismo in Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 16:49:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 15 agosto prossimo, insieme al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport, sarà possibile acquistare il mio libro Separatismo e terrorismo in Sardegna (5 capitoli, 160 pagine), curato da Barbara Biscotti per Studio Dispari. Non proprio temi leggeri, in linea con lo spirito festaiolo del ferragosto, si potrebbe osservare. Ma non è una...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/08/05/uscita-nuovo-libro-separatismo-e-terrorismo-in-sardegna/">Uscita nuovo libro: Separatismo e terrorismo in Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Uscita nuovo libro: Separatismo e terrorismo in Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/08/05/uscita-nuovo-libro-separatismo-e-terrorismo-in-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="270" height="400" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/08/immagine.png" alt="" class="wp-image-5769" style="width:364px;height:auto"/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Il 15 agosto prossimo, insieme al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport, sarà possibile acquistare il mio libro <em>Separatismo e terrorismo in Sardegna</em> (5 capitoli, 160 pagine), curato da Barbara Biscotti per Studio Dispari.</h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non proprio temi leggeri, in linea con lo spirito festaiolo del ferragosto, si potrebbe osservare. Ma non è una scusa. Chi il 15 agosto avesse difficoltà a recarsi in edicola, o semplicemente di meglio da fare, può sempre ricorrere all&#8217;acquisto differito, possibile anche negli Store online del <a href="https://store.corriere.it/Separatismo-e-terrorismo-in-Sardegna/IR4KEgLWexUAAAGOaHIpXQkD/pc?CatalogCategoryID=rfoKEgLW5jYAAAGO62YpXQkC" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Corriere</a> e della <a href="https://store.gazzetta.it/Separatismo-e-terrorismo-in-Sardegna/IR4KEgLWexUAAAGOaHIpXQkD/pc?CatalogCategoryID=PAAKEgLWjTUAAAGO82YpXQkC" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Gazzetta</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Due parole per dire di cosa si tratta. Barbara Biscotti scrive nella presentazione, intitolata in modo significativo <em>Il rompicapo sardo</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Il tema affrontato da Omar Onnis in questo volume è decisamente scottante, come in generale quello dei rapporti – reali o presunti – tra movimenti indipendentisti e terrorismo. <br />Innanzitutto è fondamentale la contestualizzazione. E infatti Onnis a ragione inizia la trattazione con una messa a punto della storia peculiare dell’«isolitudine» sarda (espressione coniata da Gesualdo Bufalino) e dei termini in cui si è svolta la lunga e multiforme lotta identitaria condotta dal popolo sardo. [&#8230;] </p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La &#8220;messa a punto&#8221;, che occupa tutto il primo capitolo, serve insomma a inquadrare storicamente i temi e le vicende principali a cui si lega poi, nei capitoli successivi, la ricostruzione specifica dei fatti e delle circostanze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non un lavoro semplice, per tanti motivi. Non ultimo, il fatto che alcune delle vicende recenti trattate le ho conosciute da vicino, in qualche caso dall&#8217;interno. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nell&#8217;incipit del libro metto io stesso le mani avanti:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna è stata a lungo nota come terra di banditi e, almeno per un certo periodo, di sequestratori a scopo di estorsione. Di separatismo sardo, nelle cronache italiane, si è parlato sporadicamente e incidentalmente. <br />Di terrorismo quasi mai, salvo una breve stagione tra fine anni Settanta e primi anni Ottanta del secolo scorso. Una serie di avvenimenti piuttosto complessi, intrecciati in vario modo, resta dunque pressoché sconosciuta alla cittadinanza e in ogni caso mal compresa.<br />Beninteso, non è una materia facile da trattare, data anche la possibile componente soggettiva che entra in gioco quando si ricostruiscono vicende del genere. Trattandosi di fatti dai connotati politici, è inevitabile che la loro qualità e il loro senso mutino a seconda di come li si inquadra. Conta molto anche se li si osserva da una visuale italiana o da una sardo-centrica.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inevitabile che la mia visuale sia quella sardo-centrica. Il che non significa parziale o tendenziosa. Niente di ciò che troverete scritto nel libro è frutto di speculazioni personali o di impressioni puramente soggettive. Mancano anche retroscena pruriginosi e tentativi di spiegazione avventurosi, non suffragati da fatti e dati riscontrabili. È un lavoro onesto, dunque, almeno negli intenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cambiando lo sguardo, cambia anche la ricezione del libro. Immagino che le impressioni che se ne possono trarre siano diverse a seconda che lo legga una persona sarda, che magari qualche vicenda l&#8217;ha conosciuta direttamente o ne ha sentito parlare, o una persona non sarda, che ha un&#8217;idea vaghissima non solo di queste storie, ma della storia sarda contemporanea nel suo insieme e in generale della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si tratta per altro di una storia non conclusa. Una parte consistente delle vicende più vicine attende ancora di esaurirsi. Sia nel senso che l&#8217;indipendentismo sardo, nonostante la crisi attuale delle sue formazioni organizzate, è pur sempre un fattore vivo e per certi versi decisivo della Sardegna di oggi, sia nel senso che in qualche caso ci sono procedimenti giudiziari ancora in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La trattazione è di tipo giornalistico, più che saggistico. Non è un testo referenziato. Il linguaggio è adatto a una fruizione ampia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In definitiva, direi che ce ne sia abbastanza per incuriosire sia chi conosce storie e personaggi, sia per chi non ne sa nulla. E magari anche per sollecitare qualche ricerca storica e/o sociologica su molti dei temi trattati, dato lo stato lacunoso degli studi in materia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo blog è sempre aperto per chi &#8211; dopo aver letto il libro e magari averci riflettuto un po&#8217; &#8211; voglia esprimere pareri, commenti o anche obiezioni argomentate.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br /></p>
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		<title>Sicur* di sapere cosa sta succedendo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2024 16:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="394" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-700x394.jpg" alt="" class="wp-image-5749" style="width:594px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-700x394.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-640x360.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-768x432.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-800x450.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1.jpg 1360w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Mentre un presidio di poche centinaia di persone cerca di bloccare la partenza dei primi rotori eolici dal porto di Oristano, la presidente Todde incontra a Cagliari l&#8217;ambasciatore della Danimarca. Paese che ha grossi interessi nel settore eolico. Sicuramente, una coincidenza. Nel frattempo vengono prosciolti i generali sotto accusa per il disastro ambientale, conclamato, della Penisola Interdetta, a Teulada, e prende piede la sostanziale privatizzazione degli aeroporti sardi, a favore di grossi operatori finanziari internazionali.</h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In pochi giorni, direi quasi poche ore, si affastellano fatti e circostanze che danno un quadro abbastanza preciso del disastro in cui la Sardegna è precipitata. Non da oggi, beninteso. È un lavorio di diversi anni. Ma è significativo che le accelerazioni più deleterie avvengano sempre con una maggioranza consiliare e una giunta di centrosinistra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Smontiamo infatti subito una delle argomentazioni principali di chi difende o sostiene apertamente (per ora) la giunta Todde: non è vero che le porcherie a cui stiamo assistendo in queste settimane dipendano tutte ed esclusivamente alla gestione Solinas. In realtà, molte delle peggiori magagne derivano quasi direttamente dal governo della giunta Pigliaru. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Todde e soci ci stanno mettendo del loro. E fin da subito. Altra argomentazione difensiva da smentire: sono in carica da troppo poco tempo, cosa mai potevano fare? Be&#8217;, lo abbiamo visto cosa potevano fare (e hanno effettivamente fatto): distribuzione di poltrone e relative prebende, incontri urgentissimi con prefetti e &#8220;investitori&#8221;, molta comunicazione (a livelli ossessivi compulsivi).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, mentre monta la rabbia diffusa per l&#8217;assalto coloniale all&#8217;isola, la macchina della repressione ha già cominciato a dispiegarsi. Ed è solo l&#8217;inizio. Tutto il movimento di protesta si trova ora davanti a una scelta difficile: proseguire con le azioni messe in campo fin qui o cercare di fare un salto di fase e dotarsi di un orizzonte politico più strutturato e di una capacità di intervento più efficace? Non è una scelta semplice.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma fin qui siamo ancora tutto sommato alla superficie delle cose. I timori e i dubbi che serpeggiano non solo dentro i comitati, ma anche in una fetta crescente della cittadinanza ancora &#8220;passiva&#8221; non sono campati in aria. La percezione di una minaccia incombente non è dovuta a ignoranza, scarsa informazione, manipolazioni esterne (tutte accuse lanciate dai sostenitori della giunta Todde e da chi ha interessi da giocarsi in questa partita). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il famoso &#8220;popolo&#8221; ha degli istinti forti. In Sardegna, poi, siamo abituati alle fregature. Liquidare anche le semplici domande come provocazioni o come sintomi di chiusura (come fatto proprio da Alessandra Todde a più riprese, sia nei social, sia di persona: vedi episodio di Lula) è una scappatoia facile, ma sempre meno credibile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nelle discussioni sulla transizione energetica se ne sentono di tutti i colori, è vero. Ma non molto di più che sui mass media più pretenziosi e nell&#8217;informazione istituzionale. I dubbi della cittadinanza e le domande che ne scaturiscono sono del tutto legittimi. Al di là del fatto che le risposte a cui si presta fede, in mancanza di meglio, siano spesso frettolose o semplicistiche. Ma le domande non si possono considerare &#8220;sbagliate&#8221;, né eludere o respingere in quanto tali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Rendere conto a chi si rappresenta, condividere le informazioni, affrontare il vaglio critico sulle scelte di governo, rispettare e tutelare le minoranze, specie se dissenzienti, sono caratteristiche portanti di qualsiasi idea minima di democrazia. Anche della democrazia liberale occidentale. Almeno a parole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto è che la democrazia liberale di stampo occidentale da anni ha finito di essere la realizzazione storica dei diritti, delle libertà, dell&#8217;eguaglianza, ecc. ecc. (posto che lo sia mai stata). Direi grosso modo &#8211; almeno in termini iconici e simbolici &#8211; dai fatti di Genova 2001. Però è ancora in nome di quella che il cosiddetto Occidente pretende di dettare le regole al resto del mondo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra queste regole c&#8217;è la grande trovata della transizione ecologica basata sulle dinamiche capitaliste più rapaci ed estrattive, sulla massimizzazione dei profitti, sulle esternalità scaricate su altri. Quel che viviamo in Sardegna è un episodio minimo di un processo molto ampio, che coinvolge paesi e genti, culture e storie collettive, trattandole come mere fonti di valore. Quasi sempre a loro discapito. O come elementi di disturbo da ignorare, se non da eliminare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi promuove o giustifica l&#8217;assalto eolico e solare alla Sardegna in nome della transizione ecologica dovrebbe spiegare dove stia il guadagno ecologico per la Sardegna in tutto questo. Cosa mai ci sarà di ecologico nell&#8217;espianto o nell&#8217;abbattimento di alberi, nello spianamento di colline, nell&#8217;occupazione industriale di aree naturali o agricole o storico-archeologiche, nello scempio paesaggistico? E nella negazione di qualsiasi titolarità di diritti e di voce in capitolo in capo a chi i territori coinvolti li abita?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Intendiamoci, le argomentazioni paesaggistiche non sono esattamente le più forti e nemmeno quelle con le connotazioni più gravi. Il paesaggio sardo è alterato e modificato dall&#8217;opera umana da millenni. Bisogna però vedere come lo si fa, perché, in nome di cosa, a vantaggio di chi, con quali conseguenze ambientali, sociali e culturali nel tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non può esserci alcuna vera transizione ecologica senza un profondo ripensamento dei modelli produttivi e distributivi. Uno slogan diffuso a sinistra, a volte in termini critici sulla questione dei mutamenti climatici, suona così: l&#8217;ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio. È una formula retorica forse efficace in certi ambienti militanti, perché consolatoria, ma che lascia alla fine il tempo che trova. Bisogna fare uno sforzo di fantasia e immaginare un percorso diverso da quello attuale, basato però non su metafisiche dogmatiche bensì su dati di realtà e su possibilità concrete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per dire, sostenere oggi che si potrebbe avere lo stesso livello di produzione e di consumi sfruttando solo le fonti rinnovabili è banalmente falso. In generale, nella storia umana, nessuna transizione da una fonte energetica a un&#8217;altra è avvenuta prescindendo dalla fonte precedente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In più, come sostiene <a href="https://www.hoeplieditore.it/hoepli-catalogo/articolo/energia-e-civilta-vaclav-smil/9788836000098/2444" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Vaclav Smil nel suo <em>Energia e civiltà</em></a>, alcuni aspetti della nostra forma di produzione industriale sono imprescindibili dal consumo di fonti fossili. È un fatto pratico, ingegneristico e fisico. Gli stessi materiali costitutivi delle tecnologie &#8220;verdi&#8221; (aerogeneratori di vario tipo, pannelli fotovoltaici, ecc.) non potrebbero essere assemblati e in certi casi nemmeno costruiti, né trasportati, senza il lavoro di un&#8217;industria pesante ancora legata a carbone e combustibili petroliferi. E lasciamo per un momento da parte la drammatica faccenda delle terre rare, del litio, del coltan, ecc., o quella dello smaltimento di tutto questo stock di materiale alla fine del ciclo di utilizzo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa gigantesca operazione economica si lega ad altre, come sempre. In Sardegna lo vediamo accadere sotto il nostro naso. L&#8217;accelerazione nella privatizzazione degli aeroporti, evidentemente più importante del problema dei trasporti (e non solo per i turisti!), ha il sapore di un cedimento politico drammatico, ma non sorprendente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Presto sarà tutto privatizzato. Non solo trasporti e infrastrutture, ma anche scuola, sanità, servizi di welfare, beni comuni come acqua e arenili, ecc. ecc. Nella più perfetta applicazione dei deliri pseudoscientifici (ma pragmaticamente reazionari) di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Milton_Friedman" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Milton Friedman</a> e compagnia cantante, purtroppo per noi ancora largamente in voga presso i ceti dominanti globali e le loro proiezioni istituzionali e accademiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna è fragilissima, davanti a tutto questo. Non solo perché ha una classe politica mediocre, completamente succube, se non direttamente tributaria, verso questi meccanismi di potere e sfruttamento, ma anche perché le possibili opposizioni sono rimaste piuttosto indietro nell&#8217;analisi della realtà e nell&#8217;elaborazione di risposte. Compreso l&#8217;indipendentismo, prigioniero in una propria bolla autoreferenziale fatta di slogan consolatori, &#8220;idee senza parole&#8221;, settarismi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, abbandonare la lotta e lasciare che il vasto movimento di questi mesi si sgonfi, si disarticoli, come sarà inevitabile senza una svolta decisa, sarebbe un peccato. E sarebbe l&#8217;ennesima volta che in Sardegna un vasto movimento popolare perde la partita per mancata politicizzazione, per incapacità o per paura di elaborare una strategia generale, per carenza di una leadership all&#8217;altezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non va nemmeno equivocato l&#8217;oggetto della vertenza. Che non è la transizione ecologia (o energetica) in quanto tale, ma la sua forma, i suoi metodi e i suoi obiettivi attuali. Per questo sarebbe auspicabile un momento di riflessione collettiva, magari in una circostanza predisposta ad hoc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il coordinamento dei comitati, prima di arrivare a probabili (e insanabili) spaccature, potrebbe fare uno sforzo di volontà e generosità e provare a lanciare l&#8217;idea di un grande raduno in cui ritrovarsi a discutere, studiare, progettare, magari anche fare festa (perché no?). E costituire un vero fronte politico alternativo alla consorteria podataria che si è impossessata da troppi anni delle istituzioni sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel frattempo, restano vivi i timori e il senso di oppressione per un futuro incombente che appare tetro, minaccioso. Questo sentimento deve restare acceso, non come fonte di scoraggiamento e nemmeno di facili complottismi, o di cedimenti demagogici, bensì come combustibile di un&#8217;indignazione e di una fame di riscatto i cui comburenti devono essere la consapevolezza della posta in gioco, lo studio, la condivisione del sapere e delle pratiche virtuose, la solidarietà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se ne saremo capaci, sarà difficile farci ingoiare l&#8217;ennesima colonizzazione predatoria. Altrimenti, temo che le prossime generazioni si troveranno ancora più fragili, sparute e disarmate davanti all&#8217;eredità disastrosa che avremo lasciato loro.</p>
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		<title>Il conflitto inevitabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 12:06:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="564" height="292" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/06/immagine-1.jpg" alt="" class="wp-image-5711"/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Tra i tanti documenti del periodo rivoluzionario sardo, l&#8217;<em>Achille della sarda liberazione</em> spicca per forma e contenuti. Il titolo 1 si intitola &#8220;Analisi della sarda costituzione politica&#8221; ed è composto da 21 articoli. Vi si espone l&#8217;idea che la relazione tra il sovrano e la nazione sia di natura pattizia e paritetica, con reciproche obbligazioni. </h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">(Scrivevano così, gli estensori: Nazione, con la maiuscola, mostrando di aver acquisito la nuova accezione del termine proveniente dalla Francia rivoluzionaria.) </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il ragionamento si concludeva con la dichiarazione che, laddove il sacro patto tra sovrano e nazione fosse stato &#8220;vulnerato&#8221;, la relativa sanzione sarebbe dovuta derivare dalla &#8220;forza coattiva&#8221; della parte lesa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;articolo 21 recitava così: &#8220;La Nazione Sarda contiene in se stessa delle grandi risorse per potere sviluppare una grande forza coattiva, onde fare rispettare la sua costituzione politica&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Era una minaccia bella e buona. Gli estensori del testo, elementi della leadership teorica e politica del partito novatore, avevano le idee chiare su cosa fosse necessario fare, in quelle circostanze. Lo dicevano apertamente, assumendosi un rischio enorme. Non esisteva la democrazia, nemmeno rappresentativa, non esistevano molti dei diritti di cittadinanza che diamo per scontati, compresa la libertà di parola. Esporre queste idee significava accettare di poter essere arrestati, processati, condannati per tradimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché faccio riferimento a questo testo e a quelle circostanze? Perché mi pare che sia sempre troppo poco chiaro, prima di tutto a chi le occupa, il ruolo delle istituzioni sarde e la responsabilità ad esse associata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quasi ottant&#8217;anni di autonomia regionale non sono bastati a far maturare nella classe politica sarda e nel suo bacino sociale di riferimento la consapevolezza circa la realtà geografica, storica, materiale e culturale della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Naturalmente, molte persone ci hanno guadagnato &#8211; personalmente, a livello familiare e di clan &#8211; dal proprio ruolo di mediocri intermediari. Il che però non significa che abbiano avuto ragione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema del conflitto tra Sardegna e Stato italiano non è un tema astratto e nemmeno una postura ideologica. Non discende da posizionamenti di comodo né da ossessioni nazionaliste. È un dato di fatto insuperabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che questo nodo non sia mai al centro dei dibattiti politici e tanto meno delle campagne elettorali dice molto sulla qualità della nostra classe dirigente e forse anche qualcosa sulla incompiutezza, ormai evidente e con risvolti patologici, della democrazia in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ennesimo assalto speculativo al territorio sardo non è stato affrontato e nemmeno compreso da chi fa politica in conto terzi e ha l&#8217;attitudine podataria come stella polare pragmatica. Gente paracadutata in ruoli per cui non è all&#8217;altezza, priva di conoscenza dei luoghi e dei problemi, pretende di governare processi complicati e magari di avere pure dei riconoscimenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lasciando stare quelli in mala fede, che fanno politica solo perché consente di sistemarsi confortevolmente nella vita, a spese dell&#8217;erario, anche le persone più presentabili tra quelle elette in consiglio regionale non sembrano avere la minima idea di cosa dovrebbero fare, di quale sia il senso del loro ruolo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Idem la compagine di governo: la giunta regionale e la presidente Todde (consulenti al seguito compresi). Sembrano alieni caduti dal cielo in un luogo mai conosciuto prima.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono voluti mesi, ma finalmente ieri la presidente Todde si è resa conto che forse forse la faccenda della speculazione energetica non si risolve con effetti annuncio a proposito di provvedimenti privi di valore giuridico e di qualsiasi forza coercitiva. Parla lei stessa di <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/aree-idonee-per-le-rinnovabili-todde-contro-il-governo-ci-ha-presi-in-giro-la-sardegna-e-sotto-attacco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >conflitto con lo stato</a>. Come se fosse una sorpresa sconvolgente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, immagino sia difficile gestire una situazione di estrema delicatezza, con potenziali risvolti drammatici, sapendo di aver contribuito a causarla. Nessuno in Regione, della maggioranza o della (ipotetica) opposizione, ha la coscienza a posto. Non è un caso se da dieci anni hanno blindato il portone di via Roma per evitare che il loro (non) lavoro sia disturbato da qualche persona eletta fuori dal loro giro e soprattutto fuori controllo. A tal proposito, va evidenziato che, come era fin troppo facile prevedere, della legge elettorale non se ne parla più. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sarebbe bello che alle parole seguissero fatti conseguenti. Dice: cosa si può fare? la rivoluzione? A parte che, alle brutte, non la escluderei come opzione, in realtà di cose da fare, e pure d&#8217;urgenza, ce ne sarebbero. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio, Tonino Dessì, che cito perché persona molto ben informata su questi temi nonché su procedure e questioni giuridiche, dice quanto segue:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="479" height="437" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/06/immagine.png" alt="" class="wp-image-5708" style="width:643px;height:auto"/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, non è che dobbiamo subire per forza il destino cinico e baro. Invece la politica sarda sembra sempre quella menzionata da Fabrizio De André nella sua <em>Don Raffae&#8217;</em>, quella che &#8220;si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità&#8221;. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mettiamola così. La dignità ve la siete giocata da un pezzo e costernarsi e indignarsi non serve a nulla (oltre a non essere più credibile). Impegnarsi invece potrebbe essere utile, una volta tanto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;assalto speculativo alla Sardegna non c&#8217;entra nulla con la transizione energetica e con le necessarie risposte ai mutamenti climatici e ai disastri ambientali. Se ci fate caso, di queste cose nessuno parla davvero in modo serio, competente, strategico. Ha invece tutte le caratteristiche di una pratica coloniale in grande stile. Per giunta, si somma alle mai risolte questioni dell&#8217;occupazione militare e alle possibili nuove aggressioni al territorio e alle risorse dell&#8217;isola (vedi faccenda delle <a href="https://www.unionesarda.it/economia/sardegna-scrigno-di-terre-rare-urso-presto-il-decreto-per-riaprire-le-miniere-m0324c03" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >terre rare</a>). E non parliamo di tutto il resto (trasporti, infrastrutture, patrimonio storico-archeologico, questione linguistica, scuola, spopolamento, disagio socio-economico).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sui gravami militari c&#8217;è stato anche quest&#8217;anno, a Cagliari, il 2 giugno alternativo organizzato da A Foras, a cui hanno preso parte diverse centinaia di persone di varia estrazione. Una manifestazione pacifica e colorata, con diverse presenze giovani, che però alla fine sapeva di rituale, non tanto di una vera azione di lotta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia chiaro, i rituali sono importanti. Io c&#8217;ero e quando potrò ci sarò sempre. Con qualche compagna e compagno ci siamo detti, non senza una punta di amarezza, che alla fine ci si ritrova sempre tra le stesse persone. Il che è vero fino a un certo punto, e comunque pazienza: sempre meglio di niente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma il problema resta ed è enorme, a dispetto dell&#8217;undertatement con cui lo ha trattato la presidente Todde. La sua dichiarazione sulle servitù militari sostenibili è talmente ridicola che non merita nemmeno di essere commentata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche qui, come nel caso dell&#8217;assalto speculativo energetico, maggioranza e opposizione giocano un ruolo da commedianti. Non sono state selezionate per affrontare davvero i problemi. Tanto meno per risolverli. Eppure il ruolo che ricoprono non è fittizio, è reale. La responsabilità che si sono prese, nel loro insieme e nelle loro componenti individuali, è concreta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tale responsabilità comporta che si facciano carico, ciascuna per la parte che le compete, dell&#8217;inevitabile e ineludibile conflitto con lo Stato centrale. Se mostreranno coraggio, troveranno più sostegno di quanto ne abbiano raccolto alle urne (dove quasi metà dell&#8217;elettorato ha rinunciato ad esprimersi). Forse perderanno qualche appoggio di peso oltre Tirreno, forse qualche grande portatore di interesse ci resterà male, ma è un nostro problema? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono loro, in quei ruoli. Il carico di rappresentare gli interessi collettivi della Sardegna è tutto loro. Se non si rendono conto che le circostanze sono particolari, che il momento storico è delicatissimo e non agiscono di conseguenza, dovranno assumersi la responsabilità di quanto succederà di qui in avanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel frattempo, sarà bene non abbassare la guardia e rendere sempre più solida l&#8217;opposizione extra-consiliare. Non solo mobilitazioni locali e dedicate a un solo problema per volta, ma anche finalmente una visione politica complessiva, un quadro generale e una strategia in cui inserire le lotte settoriali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, le manifestazioni vanno bene, ma non bastano. E non bastano certo più le ossessioni metafisiche dell&#8217;indipendentismo fine a se stesso. L&#8217;imminente tornata elettorale &#8211; locale e insieme europea &#8211; ci dirà qualcosa su cosa aspettarci nel prossimo futuro. La situazione secondo me si complicherà ulteriormente. La Sardegna o trova il modo di esprimere una propria soggettività storica, o soccomberà malamente. Il primo interlocutore, a cui non possiamo più permetterci di fare sconti, è lo Stato italiano. Servirà uno scontro a grande livello? Bisogna essere pronti, coscienti delle possibilità e delle conseguenze.</p>
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		<title>Uscire dal tunnel: la politica di cui c&#8217;è bisogno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2024 10:41:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Passate le elezioni, la Sardegna ripiomba nella sua solita condizione deficitaria, senza che alle viste ci sia una svolta politica adeguata alla situazione. Non c&#8217;è da attendersi nulla dalla nuova giunta PD-5stelle (e soci minoritari). La sua composizione, i centri di interesse a cui risponde e la qualità dei suoi membri fanno intravvedere la solita...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="527" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/05/immagine-2-700x527.jpg" alt="" class="wp-image-5686" style="width:578px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/05/immagine-2-700x527.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/05/immagine-2-637x480.jpg 637w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/05/immagine-2-640x482.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/05/immagine-2-80x60.jpg 80w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/05/immagine-2.jpg 738w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading">Passate le elezioni, la Sardegna ripiomba nella sua solita condizione deficitaria, senza che alle viste ci sia una svolta politica adeguata alla situazione.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c&#8217;è da attendersi nulla dalla nuova giunta PD-5stelle (e soci minoritari). La sua composizione, i centri di interesse a cui risponde e la qualità dei suoi membri fanno intravvedere la solita navigazione a vista, senza sussulti, magari con qualche annuncio roboante senza alcun seguito concreto, o qualche intervento simbolico. Ci sarà un po&#8217; di spoils system, con compromessi e contrappesi che non intacchino gli equilibri consolidati e non scatenino faide difficilmente ricomponibili. Nessuna svolta strategica, nessun intervento radicale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nemmeno dall&#8217;opposizione consiliare c&#8217;è da attendersi qualcosa di buono. D&#8217;altronde, sono grosso modo sempre quelli che c&#8217;erano prima, e sappiamo come sono andate le cose.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che serva una politica meno cialtrona e decisamente più al passo con le necessità stringenti di questi tempi è un&#8217;evidenza empirica, non certo una presa di posizione ideologica. È paradossale che questa politica di cui c&#8217;è bisogno la si debba cercare fuori dalle istituzioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qui c&#8217;è uno dei nodi più evidenti da sciogliere, che non sarà sciolto, <em>sua sponte</em>, nemmeno dal neo-eletto consiglio regionale né dalla giunta Todde: la legge elettorale. La già malandata democrazia rappresentativa, in Sardegna, come si sa, è ridotta a una sorta di fiction neanche tanto appassionante. Non solo per la scarsa qualità degli interpreti (quasi sempre maschi, a dispetto della retorica sulla &#8220;prima presidente donna della RAS&#8221;), ma anche, se non soprattutto, per i meccanismi di selezione e di elezione dei rappresentanti del popolo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Escludere più di metà dell&#8217;elettorato &#8211; tra astenuti e voti validi privati di esito nei seggi &#8211; da qualsiasi rappresentanza in quello che dovrebbe essere il massimo consesso democratico sardo è un vulnus innegabile e scandaloso. Di cui a Palazzo ci si dimenticherà immediatamente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi c&#8217;è la necessaria riforma della Regione e dell&#8217;intero ambito amministrativo sardo. L&#8217;inefficienza e la pessima qualità delle amministrazioni pubbliche isolane è un costo pesantissimo che si aggiunge agli altri. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fuori dai confini delle carenze istituzionali e amministrative, restano sul tappeto, intonsi, tutti i problemi strutturali che ci accompagnano da decenni, in qualche caso potremmo dire da secoli. Di questione sarda, e pressoché nei medesimi termini odierni, si parla dalla fine dell&#8217;Ottocento. Mi piacerebbe che si tenesse più conto di questo dato agghiacciante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno degli elementi decisivi della questione sarda, che piaccia o non piaccia, è il rapporto asimmetrico con lo Stato italiano. La condizione subalterna e dipendente della Sardegna non ha fatto che produrre guasti e disastri, anche laddove ci sono stati tentativi di intervenire strategicamente (pensiamo al Piano di Rinascita).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di questo la politica sarda ha sempre fatto fatica ad occuparsi con la dovuta solerzia. Troppo rischioso mettere in discussione la dipendenza dell&#8217;isola dall&#8217;Italia, che implica anche questioni geo-strategiche e equilibri politici sovralocali non da poco. La nostra classe dirigente (chiamiamola così, per comodità), dalla Rivoluzione Sarda in poi, ha sempre preferito un ruolo di intermediazione e di salvaguardia dei propri vantaggi di parte, a quello di reale ceto dirigente radicato nel territorio e rappresentativo degli interessi generali dell&#8217;isola. È un tratto ancora ben visibile nella politica e persino in larga parte del mondo intellettuale e accademico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fuori di lì, tuttavia, qualcosa si muove. Non è più nemmeno tanto il movimento indipendentista a spingere per una soluzione strategica alla situazione attuale, troppo preso dalla difesa della propria identità e della propria metafisica. Paradossalmente, alcune proposte avanzate arrivano da gruppi e ambiti sociali che sono ancora ostili all&#8217;idea della separazione dall&#8217;Italia, ma di fatto sono ormai disposti a mettere in discussione subalternità e dipendenza, affrontandone le cause.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Traggo questa sensazione dopo la campagna elettorale e dopo aver ascoltato le relazioni di un convegno organizzato il 18 aprile a Cagliari dalla Scuola di cultura politica Francesco Cocco (in rete potete recuperare l&#8217;intera registrazione video; mi ritrovo in diversi interventi, soprattutto in quello di Danilo Lampis).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tale circostanza, esponenti del mondo accademico, della politica e delle professioni si sono alternati per delineare non solo un quadro della situazione &#8211; che del resto è sotto gli occhi di tutte e di tutti &#8211; ma anche alcune possibili linee di intervento per cominciare a invertire la rotta. Agendo, intanto, sul piano istituzionale, legislativo e appunto politico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispetto delle differenze e di antiche diffidenze, va detto che la convergenza e la consonanza sono risultate sorprendenti. Partendo da punti di vista diversi e utilizzando chiavi interpretative iniziali non facilmente sovrapponibili, le necessità su cui agire e anche gli strumenti da impiegare hanno coinciso in larghissima misura.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Allo stesso modo, <em>consuona</em> con tutto questo e fa anche un po&#8217; da sintesi l&#8217;intervento a proposito di riforme istituzionali e statutarie di Tonino Dessì, che recupero da Facebook (senza linkarlo, abbiate pazienza):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Addendum. Per una nuova specialità della Sardegna. Uno Statuto federalista e dei diritti dei Sardi. <br />Il tema storico ed eminentemente politico che si pone oggi per la specialità della Sardegna non è meramente rivendicativo. Si tratta di stabilire all’interno della comunità sarda se e in quale misura essa intende e ritiene possibile e sostenibile, dal punto di vista delle risorse occorrenti, non solo finanziarie, assumere per le istituzioni dell&#8217;autogoverno (Regione e sistema delle autonomie) il massimo possibile dei poteri pubblici, compresa un’ulteriore parte di quelli statuali. <br />La riformulazione del nuovo Statuto sardo si dovrebbe fondare su questi presupposti:-la permanenza delle ragioni della specialità sarda intesa anzitutto come dato originario, ossia come ineliminabile esigenza di un ordinamento che esprima la soggettività di una comunità storica (definita sia pure incidentalmente nello Statuto vigente come “popolo sardo”), i cui tratti identitari si sono rafforzati nei sessant’anni di autonomia regionale; <br />-la permanenza della necessità dell’ordinamento speciale quale strumento per assicurare, in una realtà così differente dalle altre, la tutela dei diritti fondamentali e il conseguimento dell’uguaglianza sostanziale tra cittadini, comunità, popoli, persone appartenenti alla Repubblica; <br />-l’adeguamento a tale realtà differenziata del principio costituzionale di pari dignità tra le componenti costituzionali della Repubblica elencate dall’articolo 114 Cost. <br />Lo sfondo è costituito dalla prospettiva che nel territorio della Sardegna la Repubblica agisca in via generale attraverso i poteri regionali e locali, mentre l’altro soggetto della Repubblica, lo Stato, vi agirebbe sempre più residualmente, o, per meglio dire, sussidiariamente, non solo nell&#8217;esercizio della funzione legislativa, ma anche nell&#8217;esercizio di funzioni organizzative e amministrative. <br />La Sardegna dovrebbe quindi essere dotata di più poteri e, per esercitarli al meglio, dovrebbe poter contare su maggiori quote delle risorse prodotte nel rispettivo territorio, posto che la Regione è comunque subentrata allo Stato non solo nei servizi (istruzione, formazione professionale, sanità), ma anche nel sostegno alle attività produttive, comprese quelle superstiti dopo la privatizzazione delle Partecipazioni statali e nel far fronte alle conseguenze sociali della ristrutturazione (e del ridimensionamento) della grande industria. <br />Ma vi sono ancora altri ambiti cui è necessario rivolgere un interesse non inferiore rispetto a quello tradizionalmente concentrato sull’ampliamento delle potestà legislative o dell’autonomia finanziaria. <br />Vi è un interesse attuale e concreto alla pari dignità istituzionale nei rapporti bilaterali con lo Stato (insieme al quale, ma distintamente da esso, tutte le Regioni sono articolazioni della Repubblica). <br />Vi è un interesse attuale e concreto a essere rappresentata distintamente nelle sedi di decisione e di concertazione nazionali (ancor più dal momento in cui non si è realizzato l’obiettivo di istituire un Senato federale). <br />Vi è un interesse ormai impellente a una propria rappresentanza nelle sedi europee di concertazione e di decisione. <br />Ovviamente permane l’interesse a che siano garantiti non tanto prerogative o privilegi non giustificati nè giustificabili, bensì quella quota di diritti che caratterizzano la specificità della condizione geografica, linguistica, culturale, ambientale e paesaggistica sarda. <br />Nella dimensione così delineata il nuovo Statuto speciale potrebbe contenere importanti elementi di novità. <br />Ragionevolmente quel che sovviene, a questo proposito, è l&#8217;idea che il nuovo Statuto speciale dovrebbe contenere alcune specificazioni in tema di diritti fondamentali aggiuntive, esplicative, integrative dei contenuti della Costituzione, senza perciò esorbitare dalla naturale sfera di competenza di uno statuto regionale. <br />Si pensi ai diritti speciali dei sardi in quanto: <br />a) appartenenti a una comunità distinta e unitariamente intesa, cioè a un popolo; <br />b) titolari di un peculiare patrimonio storico, culturale e linguistico; <br />c) abitanti di un&#8217;isola. <br />Diritti che la Repubblica nel suo insieme (Stato e Regione in concorso tra loro) si impegnerebbe a garantire: <br />-per gli aspetti sub a) riconoscendo i corrispettivi poteri di autogoverno; <br />-per quelli sub b) attribuendo ai sardi il potere di coltivare e di promuovere, in condizioni di parità con la cultura italiana e con quelle europee, il proprio patrimonio identitario; <br />-per le esigenze sub c) impegnandosi ad assicurare agli isolani sia la possibilità di esplicare prioritariamente nell&#8217;Isola il proprio lavoro, sia, specularmente, il godimento di pari opportunità di comunicazione e di mobilità col resto del continente europeo. <br />Ma non vi sono ragioni per cui una Regione speciale mediterranea e insulare non possa affermare nel proprio Statuto anche principi che esaltino la sua storica attitudine a essere terra d&#8217;asilo e di ospitalità, alla luce degli ancor più vasti processi contemporanei di mobilità e quindi a esercitare una propria autonoma competenza nel campo della cooperazione internazionale e persino in quello dell’accoglienza dei migranti e dei profughi. <br />D&#8217;altra parte lo Statuto potrebbe contenere statuizioni in ordine alle caratteristiche dello sviluppo economico-sociale dell’Isola (si pensi al principio di coesione interna e alla perequazione tra i suoi territori, o al principio dello sviluppo sostenibile e quindi della tutela dell&#8217;ambiente e del paesaggio intesi come beni da preservare per l&#8217;intera specie umana e per le future generazioni). <br />Norme di rango costituzionale tali da dar luogo per un verso a competenze, per altro verso a prescrizioni o a limiti nell&#8217;esercizio delle stesse, insomma, cioè, a una specifica categoria di diritti-doveri non derogabili né da parte dello Stato, né da parte della stessa Regione. <br />Infine la collocazione nell&#8217;ambito europeo investe un ulteriore problema. <br />Si dovrebbero infatti rivisitare in chiave più attuale i temi connessi alla rinascita contemplati dall&#8217;attuale articolo 13 dello Statuto, anche alla luce del principio di insularità recentemente introdotto nell’articolo 119 della Costituzione. Lo Statuto sardo, nella sua sezione economico-finanziaria, dovrebbe sviluppare questa dimensione, con disposizioni che impegnino la Repubblica a sostenere la Sardegna al fine di ottenere regimi fiscali, doganali, di aiuto all&#8217;economia differenziati, utili all&#8217;abbattimento del costo-insularità.Uno Statuto che assumesse questo respiro dovrebbe essere concepito, prima ancora che come strumento regolatore delle competenze di enti e dei rapporti tra soggetti pubblici, come Statuto di diritti in generale. <br />Tra questi diritti dovrebbero essere precisati anche i diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione: diritti di partecipazione e di interdizione, diritti procedimentali, diritti prestazionali. <br />Lo Statuto dovrebbe contenere perciò anche norme direttive vincolanti il legislatore regionale, nell’esercizio della potestà ad esso attribuita di definire, con propria legge “statutaria” rinforzata, la forma di governo e l’organizzazione interna della Regione, al fine di permeare l&#8217;ordinamento di quel tasso di democraticità che decenni di burocratismo hanno soffocato.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come si vede, ce n&#8217;è più che abbastanza per confezionare un vero programma politico e costruirci intorno una forma di aggregazione che possa esercitare intanto, fin da subito, una certa pressione dall&#8217;esterno sulle istituzioni; ma che possa anche farsi a sua volta schieramento da sottoporre al voto, alla prima occasione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I giochi elettorali basati sullo schema &#8211; artificioso e vuoto di senso politico &#8211; del duo-polio consociativo e oligarchico di matrice italiana sono un lusso che non possiamo più permetterci. D&#8217;altra parte, è difficile scardinarne il dominio, data la legge elettorale vigente e data la disarticolazione sociale e politica di cui soffre l&#8217;isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma se le forze ancora vitali e sane, che pure esistono e sono attive, così come le residuali forze indipendentiste, il mondo della cultura e delle università non organico ai centri di potere dominanti, i gruppi sociali non assoggettati, trovassero il modo di costituire una sorta di blocco storico democratico intorno a un tale programma, non è detto che non si potrebbe mutare l&#8217;inerzia mortifera in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Servirebbe uno sforzo di generosità e di pragmatismo, senza rinunciare alle proprie anime. Nessuno vieta alle forze indipendentiste di avere come obiettivo strategico la costituzione di uno stato sovrano sardo, né ai federalisti di immaginare un esito storico che risponda alla loro visione. Non c&#8217;è nemmeno bisogno di essere anti-italiani e/o nazionalisti sardi. Si tratta di provare a realizzare qualcosa di realizzabile, date le condizioni storiche attuali. Una tappa strategica necessaria, su cui poi eventualmente allestire un ulteriore confronto democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che dobbiamo cominciare a ragionare su un altro livello, che non siano solo slogan e rivendicazioni, ma anche risposte ai quesiti che ci pone il nostro tempo, mi pare un imperativo che non possiamo eludere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi ci ha fatto pensare anche il convegno organizzato da Assemblea Natzionale Sarda la mattina del 28 aprile (Sa Die), a Cagliari. Gli interventi dei diversi ospiti internazionali hanno evidenziato quanto sia fondamentale cominciare a pensarsi come comunità sovrana, prima ancora di poter esercitare i poteri sovrani. Ci sono questioni aperte a cui non possiamo sottrarci fin da ora: la natura, la composizione e il ruolo dell&#8217;Unione Europea; le relazioni internazionali tra le due sponde del Mediterraneo e con l&#8217;est euro-asiatico; le dinamiche economiche e sociali globali; i mutamenti climatici e il degrado dell&#8217;ecosistema; la natura e la funzione dello stato e delle istituzioni internazionali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi rivolgo soprattutto al mondo indipendentista, attualmente impegnato in un meritorio tentativo di ricomposizione: non basta riunire le forze se poi le si rivolge a battaglie di retroguardia o a semplici rivendicazioni identitarie. E non basta l&#8217;avanguardismo retorico. Occorre liberarsi dei paraocchi dogmatici, da setta, o da clan. La diffidenza verso i non indipendentisti, la passione per il proprio mondo fatto di parole, preferito a quello reale fatto di contraddizioni, attriti, problemi complessi, sono tutti difetti fuori tempo massimo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi pare che le nuove generazioni ne soffrano di meno. Confido che non soffochiamo queste labili, ma esistenti, nuove energie. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non si può aspettare che finisca la legislatura regionale appena iniziata per provare poi a acconciare l&#8217;ennesimo accrocchio elettorale. Le battaglie vanno condotte fin da subito e con le alleanze che il terreno e le circostanze ci offrono. Dal livello locale a quello generale. Quelle che sembravano cupe nubi all&#8217;orizzonte della sorte della Sardegna si stanno addensando in una cellula ciclonica che minaccia devastazioni non rimediabili. Siamo chiamati all&#8217;ennesima assunzione di responsabilità collettiva.</p>
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		<title>La Sardegna nella crisi globale, ovvero dall&#8217;analisi alla proposta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 12:13:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Danilo Lampis ha reso pubblico in Rete un suo saggio dal titolo La Sardegna nella crisi globale tra rischi e prospettive, precedentemente uscito, in forma parzialmente diversa, in una pubblicazione della Fondazione Sardinia. Si tratta di una disamina molto accurata e documentata sulla condizione della Sardegna attuale dentro le dinamiche internazionali, con uno sguardo prospettico...</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="468" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/02/image-700x468.png" alt="" class="wp-image-5644" style="width:661px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/02/image-700x468.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/02/image-640x428.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/02/image.png 720w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading"><strong>Danilo Lampis</strong> ha reso pubblico in Rete un suo saggio dal titolo <em><a href="https://medium.com/@danilolampis/la-sardegna-nella-crisi-globale-tra-rischi-e-prospettive-8845e1d74c48" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong>La Sardegna nella crisi globale tra rischi e prospettive</strong></a></em>, precedentemente uscito, in forma parzialmente diversa, in una pubblicazione della <a href="https://www.fondazionesardinia.eu/ita/?page_id=175" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Fondazione Sardinia</a>. Si tratta di una disamina molto accurata e documentata sulla condizione della Sardegna attuale dentro le dinamiche internazionali, con uno sguardo prospettico rivolto non solo al passato e al presente, ma anche al futuro.</h4>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il saggio evoca temi e questioni trattati ampiamente anche qui su SardegnaMondo: le crisi globali nei loro risvolti socio-economici e politici, il declino della democrazia liberale europea, l&#8217;incrudirsi delle relazioni politiche e il crescente restringimento degli spazi di libertà anche nelle democrazie conclamate, l&#8217;incombere della guerra come mezzo ordinario e come scenario permanente. Riguardo la Sardegna c&#8217;è il problema della dipendenza e della subalternità, dentro una transizione storica che minaccia di soffocarne pressoché definitivamente ogni aspirazione di progresso autonomo, di benessere e di democrazia. Viene toccato il tema dell&#8217;autonomia differenziata, in agenda nel governo di destra oggi al potere a Roma. Viene messa in discussione la portata e la qualità della risposta della classe dirigente sarda alla sfida di questi tempi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi sembra un contributo estremamente importante, sia per la sua qualità analitica, sia per la mole di riferimenti teorici e di concetti chiave, sia per il suo respiro prospettico e strategico. L&#8217;asticella della politica sarda è drammaticamente bassa, quella del confronto intellettuale non è messa molto meglio. Il dibattito elettorale di queste settimane lo conferma, anche per responsabilità di un sistema di mass media mediocre e quasi sempre manipolatorio (sintomo di una democrazia tutt&#8217;altro che compiuta). Occorre dotarsi di un armamentario di riflessioni di alto livello, onde poter affrontare il presente e l&#8217;immediato futuro con qualche speranza di capirci qualcosa e dunque di poter agire con criterio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto più questo discorso è valido in tempi elettorali. Non tanto per determinare in qualche modo l&#8217;esito del voto (sarebbe impossibile), quanto piuttosto per avere un&#8217;idea di cosa fare dopo. È il &#8220;dopo&#8221; che di solito frustra i tentativi di costruire un&#8217;alternativa politica seria, in Sardegna. I motivi sono tanti. Uno è che le forze alternative al sistema oligarchico-clientelare-coloniale, che ha dominato la scena negli ultimi trent&#8217;anni (con rare e ben contenute eccezioni), non hanno mai maturato una capacità politica spendibile sul terreno della cruda realtà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le forze sociali e culturali estranee all&#8217;apparato di potere podatario sardo si sono molto concentrate su se stesse, dedicandosi con ostinazione degna di miglior causa a irrobustire il proprio lessico, le proprie posture, i propri tic, in un circolo vizioso autoreferenziale che le ha spinte sempre più ai margini del discorso pubblico, senza impatto sulla vita concreta delle nostre comunità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È il dramma di ogni metafisica. Scambiare il mondo delle parole per la realtà ha sempre prodotto disastri. Lo svelava Nietzsche, ne faceva un severo ammonimento Gramsci. Invece bisogna starci, dentro la realtà, con tutte le sue imperfezioni, le sue contraddizioni, le sue ibridazioni. Bisogna essere parte consapevole dell&#8217;ecosistema sociale, culturale e politico, agire dentro di esso come elemento vivo, connesso con gli altri. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che chiama in causa prima di tutto le aspirazioni all&#8217;autodeterminazione, l&#8217;indipendentismo diffuso e quello organizzato, le istanze di radicale mutamento sociale e valoriale. Vanno ridefiniti i termini del proprio agire politico e anche le basi teoriche su cui esso si fonda. Va tenuta presente la natura transeunte della forma stato-nazione, nelle sue caratteristiche intrinseche e nel suo ruolo dentro le dinamiche contemporanee. Va ridefinita la democrazia stessa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il saggio di Danilo Lampis offre una vasta gamma di argomentazioni e di riferimenti storici e teorici, da cui partire per avviare un dibattito produttivo e fecondo, nell&#8217;ottica di irrobustire e rendere definitiva la crisi del sistema di potere sardo, chiaramente in atto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La crisi e la rottura del sistema di potere sardo è una condizione ovviamente necessaria, ma non sufficiente perché sia sostituito con qualcosa di meglio. Servono idee e azioni, azioni collettive, per salvarci dalle derive autoritarie, dalle tentazioni elitarie, dalle nuove forme di dipendenza, povertà e marginalità a cui sembriamo destinati. È un compito nostro, di chi vive adesso, comunque vadano le imminenti elezioni.</p>
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		<title>L&#8217;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 11:17:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un articolo sul giornale (un tempo) progressista La Repubblica parla dell&#8217;imminente campagna elettorale sarda e in particolare della rottura di Renato Soru col centrosinistra a guida PD. E, come per magia, spuntano fuori paternalismo fuori luogo, ignoranza crassa e stereotipi razzisti. Non è un caso e non è un caso isolato. Neanche finito di dire...</p>
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<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="360" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-700x360.jpg" alt="" class="wp-image-5613" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-700x360.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-640x329.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-768x395.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5-800x411.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-5.jpg 887w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading">Un articolo sul giornale (un tempo) progressista La Repubblica parla dell&#8217;imminente campagna elettorale sarda e in particolare della rottura di Renato Soru col centrosinistra a guida PD. E, come per magia, spuntano fuori paternalismo fuori luogo, ignoranza crassa e stereotipi razzisti. Non è un caso e non è un caso isolato.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Neanche finito di dire che non mi sarei occupato della campagna elettorale sarda, e mi ritrovo qui a smentire me stesso. In realtà, però, non parlerò della campagna elettorale. Ma la campagna elettorale sarda, non per la prima volta, offre spunti di ragionamento su tematiche in questo caso collaterali, ma che in generale fanno parte integrante dell&#8217;irrisolta &#8220;questione sarda&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul giornale Repubblica si sono accorti che in Sardegna sono avviate le manovre preliminari in vista della prossima scadenza elettorale, ma anziché spiegare appunto che ci saranno le elezioni in Sardegna e analizzare le questioni aperte e i movimenti in corso, preferiscono dedicarsi a quella che loro vedono come una spaccatura nel fronte del centrosinistra a guida PD.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È legittimo. È il loro campo politico di riferimento. Poi però dipende da come lo fai.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inevitabilmente, lo sguardo è quello esterno (rispetto all&#8217;isola), centrato sull&#8217;Italia e sugli interessi del suo establishment politico-affaristico, della cosiddetta classe dirigente italiana (o di una sua parte). Come vede la Sardegna la classe dirigente italiana? Be&#8217;, sarebbe tema per uno studio approfondito e per un saggio ben documentato e referenziato. Del resto, c&#8217;è materiale in abbondanza. Io ne ho già accennato qualcosa, su SardegnaMondo (per esempio, <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/08/08/il-razzismo-al-potere/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/">qui</a>).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella circostanza presente, il cronista Stefano Cappellini si dedica <a href="https://www.repubblica.it/politica/2023/12/19/news/regionali_sardegna_soru_todde-421690225/" target="_blank"  rel="nofollow" >a raccontare a lettrici e lettori</a> lo strano caso del &#8220;derby&#8221; (gergo calcistico, mai manchi!) o, per meglio dire, della &#8220;faida&#8221; (si parla di Sardegna, dopo tutto) tra Renato Soru e Alessandra Todde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lascerei stare i contenuti politici (che comunque nell&#8217;articolo non ci sono) e analizzerei il taglio e il lessico del pezzo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="606" height="345" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-2.png" alt="" class="wp-image-5609" style="width:469px;height:auto"/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È nel titolo che si descrive lo scontro come &#8220;derby&#8221;, ma, dato che appunto si tratta di un &#8220;derby sardo&#8221;, non può che essere &#8220;feroce&#8221;. Ed è un fatto rilevante perché tale dissidio può &#8220;regalare l&#8217;isola alla destra&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lasciamo stare la faccenda della destra e della sinistra, su cui ci sarebbe da discutere. Faccio solo notare che inquadrando così la vicenda già si nega in radice ogni possibile soggettività alla cittadinanza sarda, si sottrae qualsiasi <em>agency</em> (per dirla in termini politologici) all&#8217;ambito politico locale e all&#8217;elettorato isolano. Non contano niente i problemi concreti, le istanze ideali in campo, le aspettative, i conflitti sociali e culturali aperti. Tutto ruota intorno allo schema &#8211; fallace e tossico &#8211; del bipolarismo all&#8217;italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel sommario del pezzo, altre cose degne di nota:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Si vota il 24 febbraio. Tredici liste al fianco dell’ex viceministra: “Solo uniti si può tornare a vincere”. Il comizio in dialetto stretto del fondatore di Tiscali agli indipendentisti</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci si riferisce a Soru come al fondatore di Tiscali (vero), ma si precisa subito che fa &#8220;un comizio&#8221; rivolto &#8220;agli indipendentisti&#8221; e soprattutto lo fa in &#8220;dialetto stretto&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ora, non so cosa sia, se esiste, un dialetto largo, a meno che non si intenda dire che Soru, nell&#8217;occasione dell&#8217;assemblea di presentazione della lista &#8220;Vota Sardigna&#8221; a Oristano, domenica scorsa, ha parlato nel suo sardo di Sanluri. Ma non credo che il senso sia questo. È solo che evidentemente risulta spontaneo associare un termine denigratorio come &#8220;dialetto&#8221; a un &#8220;comizio&#8221; rivolto agli &#8220;indipendentisti&#8221;. Tutte cose brutte, sporche e cattive. Che non fosse nemmeno un comizio in senso stretto e che Soru non si rivolgesse (solo) agli indipendentisti poco importa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel pezzo vero e proprio sono rilevabili diversi ulteriori elementi significativi. Il taglio è piuttosto ironico, al limite della satira, a dispetto della serietà delle questioni in ballo e anche della drammaticità della situazione in cui versa la Sardegna attuale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel primo paragrafo c&#8217;è già praticamente tutto (grassetti miei):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Prima di introdurre i protagonisti di questa storia va detto che, nel pur ricchissimo repertorio di divisioni della sinistra italiana, la vicenda sarda svetta per il livello della <strong>faida</strong>, più intricata della trama d’un <strong>cesto di pane Carasau</strong>: partiti contro partiti, pezzi di un partito contro pezzi dello stesso partito, figlie contro padri, amicizie interrotte, tessere stracciate, alleanze rimescolate con il criterio della <strong>legge del beduino</strong>: il nemico del mio nemico è mio amico. </p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La scelta lessicale non è fortuita né accessoria. Se c&#8217;è un dissidio politico in Sardegna non può che degenerare in una faida. Se devi usare un&#8217;ardita allegoria, non puoi rinunciare a tirare in ballo, anche a sproposito, il pane carasau (con una maiuscola reverenziale fuori luogo, forse usata erroneamente invece del corsivo, chissà). E le divisioni politiche sono etichettate in modo spregiativo &#8211; e razzista &#8211; come effetti di una pretesa &#8220;legge del beduino&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio solo notare che il cronista accenna anche nel testo al sardo usato da Soru in pubblico (sommo scandalo), ma definendolo &#8220;lingua sarda&#8221; (bontà sua). Salvo poi incorrere nel solito vezzo da italiani ammiccanti (quelli che &#8220;io amo la Sardegna: ci vado in vacanza e ho anche amici sardi&#8221;): una frase in sardo buttata lì, più o meno a caso. La frase, come quasi sempre, è scritta in modo scorretto: <em>asibiri a tottusu</em>. Troppo sforzo preoccuparsi dell&#8217;ortografia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">(Che poi, se pure il cronista avesse chiesto lumi in proposito, a seconda dell&#8217;interpellato/a locale la risposta potrebbe essere stata: &#8220;scrivilo come ti pare, tanto non esiste una norma ufficiale&#8221;. E va be&#8217;, siamo messi così. Ma è un altro discorso.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sempre a proposito di lingua sarda, nel prosieguo dell&#8217;articolo il cronista precisa quanto segue:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Per raccontare cosa Soru ha detto agli indipendentisti è necessario aspettare la traduzione a cura di giornalisti indigeni.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiaro, che altro aggettivo puoi usare per definire persone native di un luogo esotico come la Sardegna, dove si parla addirittura una lingua incomprensibile, se non &#8220;indigeni&#8221;? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il resto della lettura è del tutto perdibile, non fosse altro che per la sua inutilità. Non serve a chiarire nulla di quello che sta succedendo in queste fasi preparatorie della campagna elettorale. Serve solo a piegare l&#8217;intera faccenda dentro le cornici predeterminate della propaganda di parte a cui ormai è patologicamente votata la cronaca politica anche dei maggiori organi di stampa italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quel che intendo far notare, però, al di là del contenuto informativo e della scarsissima qualità giornalistica dell&#8217;articolo, è proprio la postura del cronista verso l&#8217;oggetto di cui tratta il suo testo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ripeto, non è un fatto occasionale e nemmeno eccezionale. Esiste una casistica mastodontica di esempi analoghi, a volte anche peggiori. Non da oggi. I luoghi comuni razzisti e colonialisti a proposito della Sardegna e delle vicende sarde sono una costante di tutta la storia italiana, da che esiste lo stato italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A ciò si aggiunge, coerentemente, il fastidio e, oltre un certo livello, la preoccupazione suscitati nei gruppi dominanti italiani da qualsiasi proposta politica e/o culturale sarda realmente autonoma, non eterodiretta, che irrompa sulla scena normalizzata e sedata del nostro dibattito pubblico. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto più se appare, anche solo vagamente e/o impropriamente, come &#8220;indipendentista&#8221;. Quindi, minacciosa. Non tanto per questioni teoriche o ideali, ma perché rischia di minare corposi interessi materiali e, in generale, il fondamento stesso della necessaria (per loro) subalternità della Sardegna. In tali casi, ecco scattare immediatamente l&#8217;allarme &#8220;pensiero indipendente&#8221; (che non vuol dire necessariamente indipendentista, mi tocca precisarlo). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne abbiamo avuto assaggi in molte occasioni. Una soprattutto, in cui ero coinvolto direttamente, è stata la campagna elettorale (guarda un po&#8217;) del 2014, con Michela Murgia e Sardegna Possibile. Non mi stupisce se le stesse reazioni, interne e esterne, comincia a suscitarle questa proposta politica, pur differente e nata in un contesto a sua volta diverso, della Coalizione Sarda di Renato Soru.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A tale atteggiamento generalizzato e sistematico dei media e dell&#8217;establishment italiano non risponde mai &#8211; MAI! &#8211; una vera reazione compatta e forte dell&#8217;intellighenzia, del mondo politico e dei mass media isolani. La mancata reazione e, a monte, la mancata assunzione di responsabilità in queste evenienze è conseguenza della storica attitudine dei gruppi dirigenti sardi a volersi integrare negli omologhi gruppi italiani. Quasi sempre senza molto successo, ma con ostinazione e, non di rado, imbarazzante sfoggio di opportunismo e servilismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche questo è un problema consolidato con cui dobbiamo fare i conti. Prima di tutto acquisendone coscienza. Perciò, a parte l&#8217;indignazione momentanea, in realtà, in casi come questo, bisognerebbe in un certo senso essere grati. Sono occasioni in cui è più facile far risaltare l&#8217;evidente necessità storica di un affrancamento collettivo che va oltre la contingente lotta politico-elettorale. E che resterà sul tappeto comunque vadano le prossime elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/12/19/lirresistibile-pulsione-razzista-dei-media-italiani-verso-la-sardegna/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='L&#039;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/12/19/lirresistibile-pulsione-razzista-dei-media-italiani-verso-la-sardegna/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/12/19/lirresistibile-pulsione-razzista-dei-media-italiani-verso-la-sardegna/">L&#8217;irresistibile pulsione razzista dei media italiani verso la Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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