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	<title>transizione energetica Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Un popolo minus habens da rieducare: mistificazioni e fallacie argomentative sulla popolazione sarda e la lotta contro la speculazione energetica</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/02/11/un-popolo-minus-habens-da-rieducare-mistificazioni-e-fallacie-argomentative-sulla-popolazione-sarda-e-la-lotta-contro-la-speculazione-energetica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 17:09:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Pilo]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[speculazione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torno sulla transizione energetica in Sardegna, dopo l&#8217;intervento ospitato su Giap, per affrontare il tema spinoso di come la questione viene raccontata in Italia, specialmente in ambienti definibili per semplicità progressisti-ambientalisti. Prendo l&#8217;esempio concreto di un articolo del giornalista freelance Alessandro Pilo riguardante l&#8217;avversione &#8220;dei sardi&#8221; alla transizione energetica. In realtà gli articoli sono due,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/02/11/un-popolo-minus-habens-da-rieducare-mistificazioni-e-fallacie-argomentative-sulla-popolazione-sarda-e-la-lotta-contro-la-speculazione-energetica/">Un popolo minus habens da rieducare: mistificazioni e fallacie argomentative sulla popolazione sarda e la lotta contro la speculazione energetica</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Un popolo minus habens da rieducare: mistificazioni e fallacie argomentative sulla popolazione sarda e la lotta contro la speculazione energetica' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/02/11/un-popolo-minus-habens-da-rieducare-mistificazioni-e-fallacie-argomentative-sulla-popolazione-sarda-e-la-lotta-contro-la-speculazione-energetica/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h3 class="wp-block-heading"><em>Torno sulla transizione energetica in Sardegna, dopo l&#8217;intervento <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/01/ia-colonialismo-sardegna/" target="_blank"  rel="nofollow" >ospitato su Giap</a>, per affrontare il tema spinoso di come la questione viene raccontata in Italia, specialmente in ambienti definibili per semplicità progressisti-ambientalisti.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prendo l&#8217;esempio concreto di <a href="https://www.a-fuoco.it/p/sulle-rinnovabili-in-sardegna-si?publication_id=1825743&amp;post_id=187401864&amp;isFreemail=true&amp;r=k856w&amp;triedRedirect=true&amp;utm_source=substack&amp;utm_medium=email" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un articolo</a> del giornalista freelance Alessandro Pilo riguardante l&#8217;avversione &#8220;dei sardi&#8221; alla transizione energetica. In realtà gli articoli sono due, perché un primo intervento dello stesso Pilo, del 2024, è linkato in quest&#8217;altro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia nell&#8217;articolo precedente sia in quest&#8217;ultimo l&#8217;autore parla assertivamente di disinformazione e di manipolazione dell&#8217;opinione pubblica isolana, una parte della quale, minoritaria ma &#8220;particolarmente rumorosa&#8221;, vittima di astruse teorie del complotto, ormai rifiuterebbe la transizione energetica e le fonti rinnovabili in quanto tali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È singolare che, fin dall&#8217;esordio, l&#8217;articolo individui in realtà uno dei nodi principali del problema, ma senza attribuire ad esso il giusto peso nelle mobilitazioni sarde, anzi, senza nemmeno metterlo in connessione. Riporto testualmente:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La decarbonizzazione dell’isola continua a essere guidata dal mercato, con benefici ridotti per le comunità locali che ospitano gli impianti. Mentre i politici della maggioranza assumono posizioni <a href="https://www.unionesarda.it/politica/matteo-salvini-assalto-eolico-battaglia-da-condividere-v06tu2vq" target="_blank"  rel="nofollow" >contrarie</a> alle rinnovabili non appena mettono piede nell’isola, a Roma il governo Meloni va nella direzione di <a href="https://www.renewablematter.eu/decreto-energia-limita-regioni-taglia-fondi-promessi-rallenta-transizione" target="_blank"  rel="nofollow" >limitare</a> i poteri delle regioni nella definizione delle aree idonee e <a href="https://www.editorialedomani.it/ambiente/comunita-energetiche-rinnovabili-taglio-fondi-pnrr-ministero-ambiente-pichetto-fratin-uj3s36el" target="_blank"  rel="nofollow" >taglia</a> drasticamente fondi destinati alle Comunità Energetiche, esempi di transizione virtuosa alternativa a un modello orientato al profitto.<br />Intanto nei piani del governo la chiusura delle centrali a carbone sarde non è <a href="https://www.rainews.it/tgr/sardegna/articoli/2025/05/nuova-manifestazione-contro-leolico-a-saccargia--04aa5343-9966-4c6c-a501-8ced8ae26f5a.html" target="_blank"  rel="nofollow" >all’orizzonte</a>.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Già qui ce ne sarebbe abbastanza per interrogarsi sulle ragioni della mobilitazione popolare in atto. E non da un anno o due ma da alcuni lustri, con andamento ciclico ma costante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I benefici per le comunità locali non sono &#8220;ridotti&#8221; (se non nel caso di vecchie concessioni già messe in opera): sono proprio inesistenti. Nessun beneficio diretto e al contempo danni evidenti e conclamati. Non è un buon motivo per avere da ridire?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto che il governo italiano imponga misure draconiane e autoritarie per superare qualsiasi possibile ostacolo locale ai suoi piani e al contempo, oltre alla proliferazione delle FER, <a href="https://www.sindipendente.com/2026/02/08/600-mw-metaniere-e-pnrr-la-sardegna-sacrificata-a-un-disegno-deciso-a-roma/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >promuova l&#8217;uso di fonti fossili</a>, smentendo così la <em>ratio</em> virtuosa che giustificava l&#8217;aggressione speculativa sul territorio sardo, non sembra bastare a interrogarsi sul senso della mobilitazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Invece il focus dell&#8217;articolo si concentra pressoché subito su tutt&#8217;altro, ossia sui grandi agenti della disinformazione che condizionerebbero o addirittura detterebbero l&#8217;agenda ai comitati, alle associazioni e alle autorità locali impegnate nella vertenza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In primo piano, l&#8217;Unione sarda e il suo gruppo editoriale. Nell&#8217;articolo di Pilo l&#8217;Unione è presentata come un elemento non solo di peso, ma determinante delle lotte popolari in corso. Una sorta di cabina di regia che da un lato muove i fili e dall&#8217;altro offre a piene mani contenuti propagandistici e sensazionalistici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;Unione fa il suo gioco, su questo non c&#8217;è dubbio. Il suo editore, Sergio Zuncheddu, ha i suoi interessi e i suoi piani. Ma il suo ruolo nella vertenza energetica è tardivo e per molti versi parallelo, non sovrapponibile, alle mobilitazioni popolari.  </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non va poi ignorato il ruolo dell&#8217;altro quotidiano sardo, la Nuova Sardegna, di Sassari, schierato apertamente (e non senza un pesante conflitto di interessi, o meglio una <a href="https://www.sindipendente.com/2026/01/03/f2i-fondazione-nuova-sardegna-nomi-e-cognomi-sulle-connessioni-del-potere-simprenta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >convergenza di interessi</a>) sul fronte favorevole alla proliferazione delle FER.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, il peso dell&#8217;informazione tradizionale in tutta la vicenda è da vagliare correttamente. Non è detto che sia così decisivo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;articolo fa esempi specifici di alcuni personaggi di riferimento del fronte anti-speculativo, mettendone in discussione autorevolezza e intenzioni. La scelta di questi esempi tuttavia somiglia molto a un&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_fantoccio" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >argomentazione del fantoccio</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In realtà, come sa chiunque conosca l&#8217;articolazione reale della mobilitazione, nessuno dei personaggi citati vi ha il benché minimo ruolo. In molti casi anzi esiste un certo diffuso fastidio per l&#8217;occupazione indebita della scena da parte di gente slegata dalla lotta sul campo e dalla vita concreta nei territori.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quanto all&#8217;enfatizzazione del ruolo dei social media, anche in questo caso è una pezza d&#8217;appoggio piuttosto fragile. Come riconosce lo stesso Pilo, sui social esistono pochi filtri e il loro stesso funzionamento è basato sulla costante conflittualità, sull&#8217;esaltazione delle contrapposizioni, sul meccanismo di &#8220;chi la spara più grossa&#8221;, ecc. Sulla questione della transizione energetica in Sardegna (come su qualsiasi altra cosa) quel che avviene dentro Facebook *non* è la mappa 1:1 della realtà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le mobilitazioni di questi anni sono state innanzi tutto una riscoperta della &#8220;alleanza dei corpi&#8221;, una riappropriazione dell&#8217;attivismo politico come connessione concreta, operativa, tra persone, tra gruppi di persone, tra comunità. I social non ne sono se non un&#8217;immagine deformata, parziale, a volte del tutto distorta. Il peso di alcune figure che hanno conquistato un loro seguito in quegli spazi virtuali è del tutto relativo, se non inesistente, nella concretezza della mobilitazione sul campo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli aspetti &#8220;complottisti&#8221; delle lotte popolari anti-colonizzazione energetica sono fenomeni <em>borderline</em> pressoché inevitabili, in questo genere di faccende, ma non ne costituiscono affatto il nucleo contenutistico decisivo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra i comitati invece è maturata una larga competenza pluridisciplinare &#8211; tecnica, giuridica, paesaggistica, politica &#8211; necessaria a contrastare a più livelli i progetti speculativi in atto. In non poche circostanze dossier, opposizioni e reclami hanno smascherato la natura squisitamente estrattiva e persino al limite dell&#8217;illegale di alcune operazioni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;affermazione secondo cui, a causa della manipolazione di gruppi Facebook e personaggi dediti alle teorie del complotto, &#8220;molti sardi&#8221; avrebbero maturato &#8220;una visione estremamente negativa delle rinnovabili&#8221; è semplicemente falsa. Se nella vasta mobilitazione popolare esiste davvero una frazione contraria tout court alle FER, è marginale. La stragrande maggioranza delle persone coinvolte è favorevole o molto favorevole alle fonti rinnovabili e alla stessa transizione energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quanto alla figura di Mauro Pili, evocata come quella di un vero e proprio leader e portavoce dei comitati, va precisato che, da uomo politico, Pili ha cercato di ritagliarsi il suo ruolo in questa vicenda, prima come editorialista dell&#8217;Unione sarda, poi da battitore libero in cerca di rilancio pubblico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sua carriera ha avuto il suo culmine anni fa come parlamentare del centrodestra, dopo essere stato un non molto rimpianto presidente della Regione Autonoma nei primi anni del secolo, sempre per il centrodestra berlusconiano. Lasciata quella sponda, si è riciclato in salsa sardista di destra, con venature populiste e protestatarie, a volte piuttosto stridenti col suo passato (ma questo è il meno). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi ha tutta l&#8217;aria di voler cavalcare l&#8217;onda di proteste popolari per acquisire consenso personale e presentarsi di nuovo sulla scena elettorale con qualche chance di spuntarla. Manovra discutibile finché si vuole, ma legittima, che raccoglie qualche approvazione qua e là nei comitati ma è lontana dal rappresentare la sponda politica della mobilitazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul quadro politico sardo, Alessandro Pilo mostra di avere le idee molto confuse, senza una conoscenza e una comprensione reali di quel che vi accade e del perché.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio, come successo altre volte anche sui mass media principali italiani, presenta l&#8217;attuale giunta regionale del campolargo, guidata da Alessandra Todde, come ostile alla transizione energetica, quasi una sponda istituzionale dei comitati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma anche in questo caso, come nel caso di Mauro Pili, è una deduzione molto lontana dalla verità. La giunta Todde si è schierata fin da subito *a garanzia* dei progetti speculativi. Todde medesima, in una delle prime dichiarazioni da presidente, in occasione di un incontro col prefetto di Nuoro, dichiarò che andava sì ascoltata la protesta popolare, ma lei doveva anche &#8220;garantire gli investitori&#8221;. La sua storia professionale, del resto, chiarisce che tutto può essere considerata tranne che una controparte dei conglomerati industriali e finanziari che operano nel settore energetico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando la pressione della mobilitazione era ormai cresciuta tanto da non essere più ignorabile, con la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare Pratobello24 (che Pilo ignora del tutto), Todde affermò: &#8220;I legislatori siamo noi&#8221;. Rivendicava così un&#8217;esclusiva decisionale in materia che però non solo suonava elitaria e anti-popolare, ma faceva anche torto alla banale divisione dei poteri tra esecutivo e legislativo, pure un cardine degli ordinamenti democratico-liberali a cui &#8211; almeno in teoria &#8211; appartiene quello della Regione sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le leggi &#8220;anti-speculazione&#8221; varate in Consiglio regionale dalla maggioranza che esprime la giunta Todde sono state fin da subito segnalate dai comitati come deboli e fatalmente esposte all&#8217;impugnativa da parte del Governo centrale e alla successiva bocciatura da parte della Corte costituzionale. Il loro impianto, partendo dalle premesse poste dalla legislazione e dalla decretazione statale in materia, non poteva essere efficace nel contrastarne previsioni e senso generale. E infatti è andata così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna, i due schieramenti che dominano la scena politico-istituzionale &#8211; centrodestra e centrosinistra &#8211; non rappresentano affatto la maggioranza dell&#8217;elettorato (vedi alla voce: legge elettorale) e sono più che altro espressione di comitati clientelari, gruppi di interesse, consorterie locali che trovano nell&#8217;affiliazione alle case madri d&#8217;oltre Tirreno forza e legittimazione. Sono insomma una sorta di proiezione coloniale della politica italiana nell&#8217;isola (traendone vantaggio, sia chiaro).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il paradosso dei politici sardi di centrodestra che a Roma sostengono il Governo Meloni e le sue imposizioni autoritarie in materia di produzione energetica e in Sardegna strizzano l&#8217;occhio alla protesta anti-speculazione è un paradosso solo se si omette dal quadro la condizione dipendente e subalterna dell&#8217;isola e se ne ignora la relazione asimmetrica con l&#8217;Italia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Allo stesso modo in cui se ne ignora bellamente tutta la storia recente (ma potrei dire tutta la storia contemporanea), finendo per cadere nella più classica delle &#8220;colpevolizzazioni della vittima&#8221; (la Sardegna produttrice di inquinamento e gas serra, renitente a redimersi).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alessandro Pilo chiude il suo articolo con un paio di paragrafi che forse avrebbe dovuto rileggere con attenzione e rifletterci su.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Una recente analisi di <a href="https://www.enostra.it/i-sardi-sono-davvero-contrari-alle-rinnovabili-la-survey-di-youtrend-analizza-media-vs-opinione-pubblica/" target="_blank"  rel="nofollow" >YouTrend</a> restituisce un quadro articolato del rapporto tra Sardegna e rinnovabili, lontano dall’idea di un’isola compatta nella sua avversione alla transizione energetica. Da un lato, il 68 per cento dei sardi si dice favorevole alle energie rinnovabili e solo il 30 per cento guarda con simpatia alle fonti fossili. Dall’altro, quando la domanda si fa concreta, installare o meno le pale eoliche, le certezze vacillano: il 53 per cento si dichiara contrario.<br />Ma se la transizione viene raccontata nel modo giusto, se diventa una storia di diritti, opportunità e appartenenza, l’opinione pubblica sarda sembra disposta ad ascoltare. L’indagine ha messo in evidenza quali sono le narrazioni in grado di far cambiare la percezione dei sardi: l’energia prodotta deve tornare prima di tutto alla Sardegna, non essere solo esportata altrove; i benefici economici, come sconti in bolletta, devono ricadere sulle comunità che ospitano gli impianti; le rinnovabili devono portare formazione, lavoro e non solo cantieri temporanei; infine dev’essere riconosciuto il potenziale di orgoglio: la possibilità che la Sardegna diventi un’avanguardia, un laboratorio eolico ed energetico capace di guidare l’Italia. Si potrebbe ripartire da qui per ricostruire un rapporto di maggiore fiducia. E creare le condizioni affinché le narrazioni catastrofiste e complottiste contro le rinnovabili perdano presa su una parte dell’opinione pubblica sarda.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È una gentile concessione tipica del &#8220;buon buana bianco&#8221; di turno ammettere che tutto sommato &#8220;i sardi&#8221; non sono poi così cattivi, ma sono solo vittima di gente malvagia che approfitta della loro ignoranza per traviarne volontà e aspettative.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I sardi sarebbero dunque incapaci di una propria <em>agency</em>, di una propria volontà collettiva, sia pure articolata e magari irta di attriti interni, come accade invece nelle collettività umane &#8220;civili&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A ben guardare, tutto questo pippotto finale è sostanzialmente un mix tra elementi contraddittori, <em>non sequitur</em> e approccio paternalista (che è un elemento tipico del colonialismo).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La popolazione sarda non è affatto ostile alle fonti rinnovabili e quelle che Pilo segnala come argomentazioni che potrebbero indurla a ricredersi sono in realtà obiezioni e richieste che da un ventennio emergono proprio dal campo delle lotte anti-coloniali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se Pilo avesse svolto un vero lavoro di indagine, senza limitarsi a consultare fonti banali, facilmente reperibili in Rete, avrebbe forse arricchito il suo lavoro con dati più aderenti alla realtà. Avrebbe però dovuto mettere i piedi sul terreno, o &#8220;il culo per strada&#8221; se si preferisce, facendo un tour non virtuale ma reale nei territori coinvolti, ascoltando le persone e le comunità, prendendo in considerazione la mole di documenti prodotta, ragionando sulla dimensione concreta della questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non lo ha fatto e ne è dunque risultato un articolo sostanzialmente disinformato e disinformante. Utile forse ad accarezzare la (falsa) buona coscienza di certo sedicente progressismo all&#8217;italiana, di certo ambientalismo &#8220;borghese&#8221;, astratto, slegato dai rapporti di forza reali e dall&#8217;ecosistema sociale e culturale delle lotte popolari; ma di sicuro non a spiegare ciò che succede nella Sardegna di oggi.</p>
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		<title>Post su transizione energetica in Sardegna, con i suoi annessi e connessi, ospitato su Giap</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/01/22/post-su-transizione-energetica-in-sardegna-con-i-suoi-annessi-e-connessi-ospitato-su-giap/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 12:49:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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		<category><![CDATA[WuMing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi esce su Giap, il sito del collettivo WuMing, un mio pezzo sulle implicazioni concrete dell&#8217;intelligenza artificiale in relazione alla questione della transizione energetica e alle pratiche neo-coloniali con cui essa viene declinata, in particolare in Sardegna. Non è facile far uscire dalla Sardegna informazioni e voci non mediate dai filtri pregiudiziali solitamente applicati a...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/01/22/post-su-transizione-energetica-in-sardegna-con-i-suoi-annessi-e-connessi-ospitato-su-giap/">Post su transizione energetica in Sardegna, con i suoi annessi e connessi, ospitato su Giap</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Post su transizione energetica in Sardegna, con i suoi annessi e connessi, ospitato su Giap' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/01/22/post-su-transizione-energetica-in-sardegna-con-i-suoi-annessi-e-connessi-ospitato-su-giap/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="798" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine-700x798.jpg" alt="" class="wp-image-6181" style="width:552px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine-700x798.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine-421x480.jpg 421w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine-640x730.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine.jpg 728w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Oggi esce su Giap, il sito del collettivo WuMing, un <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/01/ia-colonialismo-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >mio pezzo</a> sulle implicazioni concrete dell&#8217;intelligenza artificiale in relazione alla questione della transizione energetica e alle pratiche neo-coloniali con cui essa viene declinata, in particolare in Sardegna.</h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è facile far uscire dalla Sardegna informazioni e voci non mediate dai filtri pregiudiziali solitamente applicati a tutto ciò che riguarda l&#8217;isola al di là del Tirreno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto più è difficile quando si tratta di faccende a loro volta complesse, su cui gravano vagonate di narrazioni parziali, inquinate dalla propaganda, ovvero un certo pressapochismo giornalistico. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul tema della transizione energetica in Sardegna, ricordo, a mo&#8217; di esempio, una puntata del programma Presa diretta &#8211; di solito apprezzabile &#8211; drammaticamente orientata, capziosa, a tesi. Immagino si possa ancora recuperare nel portale RAIplay.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma vale anche per articoli sui principali organi di informazione o in siti internet che si occupano del tema.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sistematicamente, viene completamente omesso o al limite stigmatizzato lo sguardo &#8220;interno&#8221;, soprattutto l&#8217;azione e le ragioni della grande mobilitazione popolare in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il destino della Sardegna come &#8220;area di sacrificio&#8221; è interiorizzato come ovvio, &#8220;naturale&#8221;, dalla gran parte dell&#8217;opinione pubblica italiana e soprattutto dal ceto politico. Suona addirittura straniante che in Sardegna esista una qualche forma di contestazione, o addirittura di mobilitazione di massa, su questioni di &#8220;interesse nazionale&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;accusa di &#8220;sindrome NIMBY&#8221; è sempre lì pronta a scattare pavlovianamente. Oppure si ricorre ai radicati pregiudizi sull&#8217;arretratezza della popolazione sarda, sulla sua renitenza alla modernizzazione e, in definitiva, alla civilizzazione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo sono particolarmente grato ai WuMing per la loro disponibilità. Non è dovuta, non è scontata e non è banale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, è nota la loro sensibilità verso gli sguardi &#8220;decentrati&#8221;, situati in qualche margine &#8211; geografico, culturale, sociale &#8211; dello stato italiano (e non solo). Diciamo che negli anni la loro attività intellettuale e autoriale li ha portati a occuparsi molto di &#8220;margini&#8221;, di prospettive &#8220;oblique&#8221;. A ciò si aggiunge una frequentazione della Sardegna duratura e spesso &#8220;profonda&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Senza dilungarmi troppo, chiudo ringraziando anche Ivan Monni, direttore editoriale di <a href="https://www.sindipendente.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >S&#8217;Indipendente</a>, per il suo lavoro di documentazione e testimonianza e, in questo caso specifico, per la consulenza. E, insieme a lui, tutta la redazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/01/ia-colonialismo-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Buona lettura.</a></p>
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		<title>La Sardegna e la questione sarda oggetti misconosciuti in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 12:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Zamponi]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[speculazione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Discutere di quello che sta succedendo in Sardegna sulla transizione energetica con interlocutor3 italian3 è difficilissimo, al limite dell&#8217;impossibile. Anche quando l&#8217;interlocutor3 è persona informata, preparata, magari di sinistra. Ultimamente sta capitando spesso. Ieri ennesima riprova di questa singolare difficoltà comunicativa. Ho avuto una piccola disputa su X (ex Twitter) con Lorenzo Zamponi, docente di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La Sardegna e la questione sarda oggetti misconosciuti in Italia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/09/20/la-sardegna-e-la-questione-sarda-oggetti-misconosciuti-in-italia/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h1 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Discutere di quello che sta succedendo in Sardegna sulla transizione energetica con interlocutor3 italian3 è difficilissimo, al limite dell&#8217;impossibile. Anche quando l&#8217;interlocutor3 è persona informata, preparata, magari di sinistra.</h1>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ultimamente sta capitando spesso. Ieri ennesima riprova di questa singolare difficoltà comunicativa. Ho avuto una <strong>piccola disputa su X</strong> (ex Twitter) con <strong>Lorenzo Zamponi</strong>, docente di sociologia, contributore della rivista <a href="https://jacobinitalia.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Jacobin</a>. Ne riposto gli screenshot come fonte primaria.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto nasce da un tweet (si chiameranno ancora così?) e da una mia risposta inevitabilmente tranchant e provocatoria (ma non polemica, giuro).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="598" height="634" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-1.png" alt="" class="wp-image-5801" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-1.png 598w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-1-453x480.png 453w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La conversazione è poi continuata così:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="598" height="847" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-3.png" alt="" class="wp-image-5803" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-3.png 598w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-3-339x480.png 339w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E ancora:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="596" height="652" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-4.png" alt="" class="wp-image-5804" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-4.png 596w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-4-439x480.png 439w" sizes="(max-width: 596px) 100vw, 596px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La mia risposta all&#8217;obiezione è stata questa:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="598" height="188" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-5.png" alt="" class="wp-image-5805" style="width:562px;height:auto"/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo di che i toni si sono un po&#8217; alzati (colpa mia, come sempre):</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="598" height="801" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-7.png" alt="" class="wp-image-5807" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-7.png 598w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-7-358x480.png 358w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /></figure>
</div>

<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="591" height="699" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-9.png" alt="" class="wp-image-5809" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-9.png 591w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-9-406x480.png 406w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La polemica è finita subito, per fortuna, ma non si è sciolto il nodo. Anzi, si è aggrovigliato:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="598" height="567" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-10.png" alt="" class="wp-image-5810" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-10.png 598w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-10-506x480.png 506w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;abbiamo finita nel seguente modo:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="595" height="737" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-11.png" alt="" class="wp-image-5811" style="width:595px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-11.png 595w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/09/immagine-11-388x480.png 388w" sizes="(max-width: 595px) 100vw, 595px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La discussione è durata fin troppo e con i limiti intrinseci del medium usato non era possibile ricavarne altro. I social non sono adatti a discussioni complesse, perché sono concepiti per <strong>scatenare la competizione e per regalare dopamina e adrenalina</strong> a chi casca nei loro meccanismi infernali, allo scopo di alimentarli. Qua siamo riusciti a non deragliare, ma <strong>la questione è rimasta sospesa</strong> e non c&#8217;è stata alcuna possibilità di sviscerarla per bene, tanto meno di capirsi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La conclusione di Lorenzo Zamponi, con l&#8217;argomento &#8220;fine di mondo&#8221; dell&#8217;<strong>autonomia differenziata</strong>, è significativa di per sé. Sappiamo che questo argomento avrebbe chiuso la bocca (o fermato le falangi) di qualsiasi interlocutore sardo tifoso del &#8220;campo largo&#8221; e magari afflitto da sindrome #cds (*cultura di sinistra* in salsa borghese, elitaria, urbana, anti-sarda, soprattutto di Cagliari).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa <strong>presidente Todde</strong> ha più volte mostrato di credere che questo paralogismo sia giusto. Ma l&#8217;autonomia differenziata, per la Sardegna, ha <a href="https://www.sindipendente.com/blog/referendum-sullautonomia-differenziata-la-vera-specialita-sarda-e-linadeguatezza-politica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >altri significati</a>, rispetto a quelli stabiliti dall&#8217;agenda dei vertici italiani di PD-5stelle e paccottiglia-approssimativamente-di-sinistra al seguito.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è questo il punto, tuttavia. Il punto è che <strong>la questione sarda</strong> e la sua manifestazione attuale sotto forma di <strong>mobilitazione diffusa contro la speculazione energetica</strong> restano difficili da comprendere e prima di tutto da accettare in Italia. Anche per chi si professa di sinistra, magari marxista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il <strong>marxismo all&#8217;italiana</strong> è ormai per lo più una <strong>liturgia fideistica</strong>, non una strumentazione concettuale da applicare alla realtà, mettendone alla prova l&#8217;efficacia. La realtà deve piegarsi alla costruzione ideale, non viceversa. Perché avvenga, basta rimuovere dal terreno ostacoli, imprevisti, elementi complessi. Ma così si fa torto precisamente a quello stesso <strong>materialismo dialettico</strong> a cui in teoria ci si appella come regola di interpretazione universale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>La Sardegna, nel dibattito di sinistra italiano, è un ostacolo, un imprevisto antipatico.</strong> Per questo in Italia la questione sarda è largamente misconosciuta e spesso del tutto rimossa. Beninteso, anche per responsabilità del <strong>nostro ceto intellettuale</strong>, accademico e non. È rimossa perché conviene a tutti rimuoverla. Quando la si contempla, lo si fa con <strong>atteggiamento paternalista e condiscendente</strong>. Che è un atteggiamento tipicamente colonialista. Ma guai a smascherarlo come tale!</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna di suo, non può avere una propria <strong>consistenza storica</strong> e la sua popolazione non ha diritto a rivendicare una sua <em><strong>agency</strong></em>, una sua capacità e volontà di agire. La Sardegna è una <strong>porzione periferica, tributaria, arretrata, magari pittoresca e con un mare bellissimo</strong>, dell&#8217;Italia. Può chiedere <strong>tutela</strong>, questo sì. Pagandola a caro prezzo. E ricordandosi sempre di essere grata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La pretesa che, affidando allo Stato la pianificazione e la gestione della transizione energetica, con <strong>la Sardegna al servizio del &#8220;resto della penisola&#8221; ma equamente &#8220;compensata&#8221;</strong>, il problema svanirebbe, suona come una presa in giro alquanto offensiva, se non fosse che è esposta in buona fede (almeno in questo caso). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo Stato ha pianificato e sta gestendo precisamente <strong>*questa* transizione energetica</strong>. Ed è uno dei problemi di fondo della faccenda, come ho avuto modo di puntualizzare nella discussione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non esiste un <strong>&#8220;bene comune&#8221;</strong> astratto e oggettivo a cui ispirarsi per fare scelte strategiche di questa portata. Nel caso della relazione tra Sardegna e Italia tanto meno esiste in concreto. Prima di tutto per il <strong>fattore geografico</strong>, sempre eluso. Poi per tutta la pesante <strong>stratificazione storica</strong> di cui tale relazione è fatta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quali <strong>compensazioni</strong> potrebbe mai offrire lo Stato italiano per far accettare alla Sardegna e a chi la abita il ruolo di fornitrice di energia verso la penisola? La restituzione delle <strong>centinaia di migliaia di ettari di bosco tagliati</strong> tra Ottocento e primo Novecento? Gli <strong>investimenti infrastrutturali</strong> mai fatti in 160 anni? La rimozione delle <strong>servitù militari</strong> e la bonifica dei territori compromessi? La restituzione delle <strong>entrate</strong> spettanti per statuto alla Regione Sardegna e mai versate? Un risarcimento per tutti i <strong>morti sardi nelle guerre italiane</strong>? Un altro <strong>scudetto</strong> del Cagliari?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ovviamente è un discorso paradossale. Sappiamo bene che lo Stato italiano considera la Sardegna una sorta di <strong>colonia oltremarina</strong> (Gramsci docet), da sfruttare all&#8217;occorrenza, tenendola buona con premi e prebende alla sua classe politica podataria e con discorsi retorici e pacche sulle spalle. Salvo poi tradirsi alla prima occasione (come capitato per esempio al <a href="https://www.instagram.com/reel/C_9Gf0FI_bc/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ministro Tajani</a>, solo pochi giorni fa). Le compensazioni non sono proprio contemplate. Posto che siano politicamente e moralmente accettabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, come detto <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/07/20/sicur-di-sapere-cosa-sta-succedendo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">altre volte</a>, <strong>non è questione di ostilità</strong> preconcetta (o sollecitata da qualcuno, come si sostiene) <strong>verso le fonti rinnovabili</strong>. Non è nemmeno questione di ignoranza (altro argomento abusato). C&#8217;è un elefante bello grosso nella stanza e si continua a non volerlo vedere. A costo di sbatterci il muso o di esserne calpestati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che è un bel guaio, dato che la necessità di <strong>ridefinire le forme della produzione di beni e di servizi, la loro distribuzione e disponibilità</strong> e dunque, prima di tutto, le <strong>forme di produzione e distribuzione dell&#8217;energia</strong> è la sfida epocale di questo periodo storico. La Sardegna non può essere ancora una volta pedina sacrificabile o oggetto storico a disposizione di scelte e necessità altrui. Pretenderlo è un pensiero squisitamente colonialista. Accettarlo è un delitto storico.</p>
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		<title>Sicur* di sapere cosa sta succedendo?</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2024/07/20/sicur-di-sapere-cosa-sta-succedendo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2024 16:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre un presidio di poche centinaia di persone cerca di bloccare la partenza dei primi rotori eolici dal porto di Oristano, la presidente Todde incontra a Cagliari l&#8217;ambasciatore della Danimarca. Paese che ha grossi interessi nel settore eolico. Sicuramente, una coincidenza. Nel frattempo vengono prosciolti i generali sotto accusa per il disastro ambientale, conclamato, della...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sicur* di sapere cosa sta succedendo?' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/07/20/sicur-di-sapere-cosa-sta-succedendo/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="394" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-700x394.jpg" alt="" class="wp-image-5749" style="width:594px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-700x394.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-640x360.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-768x432.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1-800x450.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine-1.jpg 1360w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Mentre un presidio di poche centinaia di persone cerca di bloccare la partenza dei primi rotori eolici dal porto di Oristano, la presidente Todde incontra a Cagliari l&#8217;ambasciatore della Danimarca. Paese che ha grossi interessi nel settore eolico. Sicuramente, una coincidenza. Nel frattempo vengono prosciolti i generali sotto accusa per il disastro ambientale, conclamato, della Penisola Interdetta, a Teulada, e prende piede la sostanziale privatizzazione degli aeroporti sardi, a favore di grossi operatori finanziari internazionali.</h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In pochi giorni, direi quasi poche ore, si affastellano fatti e circostanze che danno un quadro abbastanza preciso del disastro in cui la Sardegna è precipitata. Non da oggi, beninteso. È un lavorio di diversi anni. Ma è significativo che le accelerazioni più deleterie avvengano sempre con una maggioranza consiliare e una giunta di centrosinistra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Smontiamo infatti subito una delle argomentazioni principali di chi difende o sostiene apertamente (per ora) la giunta Todde: non è vero che le porcherie a cui stiamo assistendo in queste settimane dipendano tutte ed esclusivamente alla gestione Solinas. In realtà, molte delle peggiori magagne derivano quasi direttamente dal governo della giunta Pigliaru. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Todde e soci ci stanno mettendo del loro. E fin da subito. Altra argomentazione difensiva da smentire: sono in carica da troppo poco tempo, cosa mai potevano fare? Be&#8217;, lo abbiamo visto cosa potevano fare (e hanno effettivamente fatto): distribuzione di poltrone e relative prebende, incontri urgentissimi con prefetti e &#8220;investitori&#8221;, molta comunicazione (a livelli ossessivi compulsivi).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, mentre monta la rabbia diffusa per l&#8217;assalto coloniale all&#8217;isola, la macchina della repressione ha già cominciato a dispiegarsi. Ed è solo l&#8217;inizio. Tutto il movimento di protesta si trova ora davanti a una scelta difficile: proseguire con le azioni messe in campo fin qui o cercare di fare un salto di fase e dotarsi di un orizzonte politico più strutturato e di una capacità di intervento più efficace? Non è una scelta semplice.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma fin qui siamo ancora tutto sommato alla superficie delle cose. I timori e i dubbi che serpeggiano non solo dentro i comitati, ma anche in una fetta crescente della cittadinanza ancora &#8220;passiva&#8221; non sono campati in aria. La percezione di una minaccia incombente non è dovuta a ignoranza, scarsa informazione, manipolazioni esterne (tutte accuse lanciate dai sostenitori della giunta Todde e da chi ha interessi da giocarsi in questa partita). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il famoso &#8220;popolo&#8221; ha degli istinti forti. In Sardegna, poi, siamo abituati alle fregature. Liquidare anche le semplici domande come provocazioni o come sintomi di chiusura (come fatto proprio da Alessandra Todde a più riprese, sia nei social, sia di persona: vedi episodio di Lula) è una scappatoia facile, ma sempre meno credibile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nelle discussioni sulla transizione energetica se ne sentono di tutti i colori, è vero. Ma non molto di più che sui mass media più pretenziosi e nell&#8217;informazione istituzionale. I dubbi della cittadinanza e le domande che ne scaturiscono sono del tutto legittimi. Al di là del fatto che le risposte a cui si presta fede, in mancanza di meglio, siano spesso frettolose o semplicistiche. Ma le domande non si possono considerare &#8220;sbagliate&#8221;, né eludere o respingere in quanto tali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Rendere conto a chi si rappresenta, condividere le informazioni, affrontare il vaglio critico sulle scelte di governo, rispettare e tutelare le minoranze, specie se dissenzienti, sono caratteristiche portanti di qualsiasi idea minima di democrazia. Anche della democrazia liberale occidentale. Almeno a parole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto è che la democrazia liberale di stampo occidentale da anni ha finito di essere la realizzazione storica dei diritti, delle libertà, dell&#8217;eguaglianza, ecc. ecc. (posto che lo sia mai stata). Direi grosso modo &#8211; almeno in termini iconici e simbolici &#8211; dai fatti di Genova 2001. Però è ancora in nome di quella che il cosiddetto Occidente pretende di dettare le regole al resto del mondo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra queste regole c&#8217;è la grande trovata della transizione ecologica basata sulle dinamiche capitaliste più rapaci ed estrattive, sulla massimizzazione dei profitti, sulle esternalità scaricate su altri. Quel che viviamo in Sardegna è un episodio minimo di un processo molto ampio, che coinvolge paesi e genti, culture e storie collettive, trattandole come mere fonti di valore. Quasi sempre a loro discapito. O come elementi di disturbo da ignorare, se non da eliminare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi promuove o giustifica l&#8217;assalto eolico e solare alla Sardegna in nome della transizione ecologica dovrebbe spiegare dove stia il guadagno ecologico per la Sardegna in tutto questo. Cosa mai ci sarà di ecologico nell&#8217;espianto o nell&#8217;abbattimento di alberi, nello spianamento di colline, nell&#8217;occupazione industriale di aree naturali o agricole o storico-archeologiche, nello scempio paesaggistico? E nella negazione di qualsiasi titolarità di diritti e di voce in capitolo in capo a chi i territori coinvolti li abita?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Intendiamoci, le argomentazioni paesaggistiche non sono esattamente le più forti e nemmeno quelle con le connotazioni più gravi. Il paesaggio sardo è alterato e modificato dall&#8217;opera umana da millenni. Bisogna però vedere come lo si fa, perché, in nome di cosa, a vantaggio di chi, con quali conseguenze ambientali, sociali e culturali nel tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non può esserci alcuna vera transizione ecologica senza un profondo ripensamento dei modelli produttivi e distributivi. Uno slogan diffuso a sinistra, a volte in termini critici sulla questione dei mutamenti climatici, suona così: l&#8217;ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio. È una formula retorica forse efficace in certi ambienti militanti, perché consolatoria, ma che lascia alla fine il tempo che trova. Bisogna fare uno sforzo di fantasia e immaginare un percorso diverso da quello attuale, basato però non su metafisiche dogmatiche bensì su dati di realtà e su possibilità concrete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per dire, sostenere oggi che si potrebbe avere lo stesso livello di produzione e di consumi sfruttando solo le fonti rinnovabili è banalmente falso. In generale, nella storia umana, nessuna transizione da una fonte energetica a un&#8217;altra è avvenuta prescindendo dalla fonte precedente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In più, come sostiene <a href="https://www.hoeplieditore.it/hoepli-catalogo/articolo/energia-e-civilta-vaclav-smil/9788836000098/2444" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Vaclav Smil nel suo <em>Energia e civiltà</em></a>, alcuni aspetti della nostra forma di produzione industriale sono imprescindibili dal consumo di fonti fossili. È un fatto pratico, ingegneristico e fisico. Gli stessi materiali costitutivi delle tecnologie &#8220;verdi&#8221; (aerogeneratori di vario tipo, pannelli fotovoltaici, ecc.) non potrebbero essere assemblati e in certi casi nemmeno costruiti, né trasportati, senza il lavoro di un&#8217;industria pesante ancora legata a carbone e combustibili petroliferi. E lasciamo per un momento da parte la drammatica faccenda delle terre rare, del litio, del coltan, ecc., o quella dello smaltimento di tutto questo stock di materiale alla fine del ciclo di utilizzo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa gigantesca operazione economica si lega ad altre, come sempre. In Sardegna lo vediamo accadere sotto il nostro naso. L&#8217;accelerazione nella privatizzazione degli aeroporti, evidentemente più importante del problema dei trasporti (e non solo per i turisti!), ha il sapore di un cedimento politico drammatico, ma non sorprendente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Presto sarà tutto privatizzato. Non solo trasporti e infrastrutture, ma anche scuola, sanità, servizi di welfare, beni comuni come acqua e arenili, ecc. ecc. Nella più perfetta applicazione dei deliri pseudoscientifici (ma pragmaticamente reazionari) di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Milton_Friedman" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Milton Friedman</a> e compagnia cantante, purtroppo per noi ancora largamente in voga presso i ceti dominanti globali e le loro proiezioni istituzionali e accademiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna è fragilissima, davanti a tutto questo. Non solo perché ha una classe politica mediocre, completamente succube, se non direttamente tributaria, verso questi meccanismi di potere e sfruttamento, ma anche perché le possibili opposizioni sono rimaste piuttosto indietro nell&#8217;analisi della realtà e nell&#8217;elaborazione di risposte. Compreso l&#8217;indipendentismo, prigioniero in una propria bolla autoreferenziale fatta di slogan consolatori, &#8220;idee senza parole&#8221;, settarismi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, abbandonare la lotta e lasciare che il vasto movimento di questi mesi si sgonfi, si disarticoli, come sarà inevitabile senza una svolta decisa, sarebbe un peccato. E sarebbe l&#8217;ennesima volta che in Sardegna un vasto movimento popolare perde la partita per mancata politicizzazione, per incapacità o per paura di elaborare una strategia generale, per carenza di una leadership all&#8217;altezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non va nemmeno equivocato l&#8217;oggetto della vertenza. Che non è la transizione ecologia (o energetica) in quanto tale, ma la sua forma, i suoi metodi e i suoi obiettivi attuali. Per questo sarebbe auspicabile un momento di riflessione collettiva, magari in una circostanza predisposta ad hoc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il coordinamento dei comitati, prima di arrivare a probabili (e insanabili) spaccature, potrebbe fare uno sforzo di volontà e generosità e provare a lanciare l&#8217;idea di un grande raduno in cui ritrovarsi a discutere, studiare, progettare, magari anche fare festa (perché no?). E costituire un vero fronte politico alternativo alla consorteria podataria che si è impossessata da troppi anni delle istituzioni sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel frattempo, restano vivi i timori e il senso di oppressione per un futuro incombente che appare tetro, minaccioso. Questo sentimento deve restare acceso, non come fonte di scoraggiamento e nemmeno di facili complottismi, o di cedimenti demagogici, bensì come combustibile di un&#8217;indignazione e di una fame di riscatto i cui comburenti devono essere la consapevolezza della posta in gioco, lo studio, la condivisione del sapere e delle pratiche virtuose, la solidarietà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se ne saremo capaci, sarà difficile farci ingoiare l&#8217;ennesima colonizzazione predatoria. Altrimenti, temo che le prossime generazioni si troveranno ancora più fragili, sparute e disarmate davanti all&#8217;eredità disastrosa che avremo lasciato loro.</p>
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		<title>Spostare il focus, sbagliare il bersaglio, non risolvere niente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 10:41:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una sfilata di alta moda a contenuto sardo scatena entusiasmi e polemiche. L&#8217;assalto coloniale, fatto con la scusa della transizione energetica, accende gli animi. Turismo sì, turismo no. Temi complessi, spesso banalizzati, in cui però la costante è l&#8217;elusione del vero nodo. Qualche giorno fa è stata data la notizia di una sfilata del marchio...</p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="250" height="141" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/07/immagine.png" alt="" class="wp-image-5739" style="width:582px;height:auto"/></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Una sfilata di alta moda a contenuto sardo scatena entusiasmi e polemiche. L&#8217;assalto coloniale, fatto con la scusa della transizione energetica, accende gli animi. Turismo sì, turismo no. Temi complessi, spesso banalizzati, in cui però la costante è l&#8217;elusione del vero nodo.</h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qualche giorno fa è stata data la notizia di una sfilata del marchio di moda Dolce&amp;Gabbana ispirata al vestiario &#8220;tradizionale&#8221; sardo. I media isolani ne hanno parlato come di un fatto di rilievo, un riconoscimento della nostra &#8220;identità&#8221; da parte di &#8220;gente importante&#8221;. Un po&#8217; la solita sindrome da colonizzati che ci portiamo appresso da tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dello stesso tenore gli articoli entusiasti per la presenza di Jeff Bezos in Sardegna, con tanto di commossa gratitudine per aver accolto presso la sua augusta persona nientemeno che una delegazione dei Boes e Merdules di Ottana. Vestiti di tutto punto, in pieno luglio, come fosse gennaio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È davvero faticoso stare appresso a tutte le manifestazioni di subalternità e di genuflessione auto-colonizzata a cui assistiamo costantemente. È faticoso perché bisogna contrastare una narrazione diffusa, veicolata dai maggiori mass media e anche sui social da pagine &#8220;identitarie&#8221; inclini all&#8217;auto-esotismo (ehm), e largamente introiettata da una grossa fetta della popolazione sarda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sfilata di D&amp;G ha suscitato anche polemiche, va detto. Alcune persone, sui social, hanno gridato alla profanazione: il vestiario &#8220;tradizionale&#8221; sardo non deve essere sfruttato da nessuno, tanto meno se lo si rivende come &#8220;Made in Italy&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo tipo di obiezioni non mi convince. L&#8217;alta moda è un settore creativo in cui si attinge a tutto quello che si può. Ispirarsi al vestiario &#8220;tradizionale&#8221; sardo non è una mancanza di rispetto (anche perché l&#8217;operazione è dichiarata), non è un atto di prepotenza. Non ha insomma, da questo lato qui, alcuna valenza negativa. Al di là del fatto che possano piacere o non piacere Dolce e Gabbana, sia come stilisti, sia come personaggi pubblici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto che si può deplorare è caso mai la narrazione (tossica) che ha accompagnato la sfilata, quella relativa alla Sardegna presentata come terra antica e ferma nel tempo, esotica, incontaminata, dal mare bellissimo, e via stereotipizzando.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa pretesa di tradizionalità del vestiario sardo è una sorta di mito identitario su cui dovremmo riflettere. E decostruirlo per bene. Non lo farò in questa sede, ma va detto che molti &#8220;costumi&#8221; sardi sono invenzioni contemporanee e comunque la fossilizzazione flolklorica di usi vestiarii di fine Ottocento ha in ogni caso poco di tradizionale, anche quando i pezzi, i tessuti e gli stili siano autentici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, le attenzioni dei media e delle persone compulsivamente dedite a commentare questo tipo di fatti si sono concentrate malamente su aspetti di contorno, con una notevole dose di fraintendimenti. Sbagliando focus, si perde di vista il vero problema. Vale anche per la questione dell&#8217;assalto coloniale in ambito energetico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche qui, ci si divide spesso su aspetti rilevanti, ma perdendo di vista il nucleo problematico dell&#8217;intera faccenda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Andria Pili, su FB, chiamando in causa un articolo di Susana Batel, studiosa del <a href="https://www.researchgate.net/institution/ISCTE-Instituto_Universitario_de_Lisboa?_tp=eyJjb250ZXh0Ijp7ImZpcnN0UGFnZSI6InByb2ZpbGUiLCJwYWdlIjoiaW5zdGl0dXRpb24iLCJwcmV2aW91c1BhZ2UiOiJwcm9maWxlIn19" target="_blank"  rel="nofollow" >ISCTE-Instituto Universitário de Lisboa</a>, ha scritto:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Susana Batel est una psicologa ambientali, chircadora de su Centro de Investigação e Intervenção Social de s’Universidadi de Lisbona. Issa, inghitzendi de is cuntzetus de sa critica postcoloniale e decoloniale e tenendi in contu ca su cuntzetu de giustesa e “sustainability” ambientali no bastet, at iscritu de “renawable energy colonialism” definindiddu comenti su materializai de relatas socioistoricas, sociopsicologicas, economicas, politicas de podere cun respetu a s’impreu de s’energia rinovabile e is cusseguentis apoderamentus de ispatziu e risorsas.<br />Custu cuntzetu pertocat su dominai unu logu o unu pòpulu a manera de fai energia renovàbili, in dimensionis diferentis: transnatzionali, intra Nord e Sud globali o atressu de s’atzioni in unu logu de capitalis de meda natzionis, addia de is relatas intre duus Istadus; internatzionali, intra duus Istadus-Natzionis o aintru de su matessi Istadu puru, cando b’at natzionis diferentis, po essempru s’Inglaterra chi isfrutat su Galles, Puerto Rico in antis de is USA; intranatzionali, intra tzentrus e periferias, tzidadis e sartus, intra is guvernus e is comunidadis indigenas. Custa forma de colonialismu si mustrat comenti apoderamentu de terra e energia, stigmatizatzioni de is logus, disegalidadi, desacatu de su paisagiu, de sa cultura e de is maneras de bivi is logus. In prus, est una manera po fai sighiri su colonialismu e ponni a banda is comunidadis nativas de is decisionis.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La questione, insomma, non è una fissazione da sindrome NIMBY o un vezzo da &#8220;professionisti della protesta&#8221;, come amano dire i sostenitori della (ag)giunta Todde, bensì un tema rilevante negli studi sociali a livello internazionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il nodo della transizione energetica &#8220;alla sarda&#8221; (o forse meglio &#8220;all&#8217;italiana&#8221;) è precisamente la sua natura eminentemente coloniale. Non è la questione delle rinnovabili in quanto tali. Non è la questione della negazione della crisi climatica (ma direi più in generale ambientale e ecologica). Non è nemmeno la questione del volersi sottrarre alla &#8220;nostra parte&#8221;, come abitatori dell&#8217;isola sarda, nella transizione energetica globale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi mette in prima fila queste argomentazioni, o lo fa strumentalmente, per far deragliare il dibattito, o lo fa per ignoranza. In entrambi i casi non va bene affatto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Discutere di questa faccenda puntando su aspetti specifici *che non sono quelli decisivi*, alimenta la confusione, distrae, fa sprecare energie, divide inutilmente il campo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è chi, per esempio, non senza qualche ragionamento sensato, difende la realizzazione del Tyrrenian Link. Anche qui, la faccenda non è astratta. Non si tratta di ragionare sulla necessità di un megacavo che connetta Sardegna, Sicilia e penisola italiana. A certe condizioni e con le dovute precauzioni potrebbe essere anche una misura utile alla Sardegna. Ma il tema *non è questo*.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il tema è: perché si fa, perché ora, a favore di chi, perché lì e non altrove, perché in queste modalità. Ossia, è precisamente la questione dell&#8217;approccio coloniale e della subalternità &#8211; assunta come scontata &#8211; della Sardegna e di chi la abita. Come fosse una terra non antropizzata, o comunque &#8220;sottosviluppata&#8221;, a disposizione del buon civilizzatore bianco e delle sue sacrosante esigenze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le <a href="https://www.industriaitaliana.it/terna-tyrrhenian-link-elettrodotto-hvdc-energia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >dichiarazioni recentissime della stessa Terna</a>, per bocca di Giacomo Donnini, non lasciano adito a dubbi, sulla natura dell&#8217;operazione:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’<strong>energia</strong> delle <strong>fonti rinnovabili</strong> è per sua natura intermittente e pertanto dobbiamo prevedere un’importante capacità di trasporto: una rete che consenta di prelevarla dove viene prodotta e di portarla dove viene consumata, sostanzialmente quindi <strong>da Sud verso Nord,</strong> dove si concentra la maggior parte dei consumi civili e industriali.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nessuno scrupolo, anzi la convinzione che sia giusto agire così, nei superiori interessi dell&#8217;Italia (del nord), ossia della civiltà, di fronte alle zone meno civilizzate e tributarie, della cui sorte non è rilevante occuparsi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso problema riguarda il settore turistico. Duraturo mito della narrazione dominante nella Sardegna contemporanea, il turismo è solitamente presentato come risorsa decisiva della nostra economia. In modo singolare &#8211; e significativo &#8211; la stessa mitologia si ritrova nei discorsi di tante persone sarde e in quelli di molti turisti (soprattutto italiani).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna dovrebbe/potrebbe vivere di turismo, si dice. Spesso come auspicio, e al contempo come atto d&#8217;accusa verso l&#8217;inettitudine atavica della gente sarda, incapace di sfruttare al meglio una tele, enorme risorsa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I discorsi di turisti scocciati per qualche disservizio (magari immaginario), che minacciano di lasciare l&#8217;isola al suo triste destino di abbandono senza la loro presenza salvifica, sono pressoché quotidiani. Alzi la mano chi non ne ha avuto esperienza almeno una volta. Gli stessi mass media sardi ci marciano, su questa retorica degradante e auto-colonizzata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure si sa che il turismo, di suo, è un&#8217;industria parecchio impattante, che non crea nulla ma distrugge molto, che scardina tessuti sociali e culturali, soprattutto dove esista già in partenza una relazione asimmetrica, un rapporto di forza sbilanciato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Studi internazionali e esperienze ormai consolidate in zone turistiche di mezzo mondo lo hanno dimostrato da tempo. Eppure, ogni santa estate, in Sardegna siamo punto e a capo con la stessa tiritera. E paghiamo il prezzo &#8211; sempre più salato &#8211; di una ulteriore servitù. Basti pensare al consumo di risorse idriche e energetiche, al problema della gestione dei rifiuti, agli effetti inflattivi, alla questione abitativa, al degrado ambientale, alla disarticolazione sociale e culturale causati &#8211; tutti insieme &#8211; dal flusso turistico estivo in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa idea di turistizzare anche le altre stagioni e piegare ogni nostra possibile risorsa &#8211; come il patrimonio storico-archeologico e quello demo-antropologico (vedi carnevali estivi e altre oscenità analoghe) &#8211; al servizio del visitatore occasionale è il portato patologico di una mentalità assurdamente subalterna, di cui facciamo fatica ad accorgerci. Ma che ha delle conseguenze pratiche drammatiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, anche in questo caso, viene sempre eluso l&#8217;aspetto decisivo, materiale e politico, del tema. Lasciando tutto al proprio destino di crescente degrado.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È inevitabile chiamare in causa ancora una volta il ceto istruito e l&#8217;ambito intellettuale. Dove sono? Cosa fanno? Perché tacciono o addirittura alimentano gli equivoci e le mitologie degradanti che ci riguardano? Temo che troppe persone, che potrebbero avere voce in capitolo, preferiscano il quieto vivere, le possibilità di carriera, o si crogiolino nell&#8217;ottusa convinzione di essere superiori al volgo incolto e incivile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ovviamente, si tratta di una visione estremamente stupida e ignorante e anche di pie illusioni. Quello che succederà alla Sardegna nei prossimi anni succederà a tutte le persone che la abitano. Anche a chi preferisce lo status quo o si illude di sfuggire alle peggiori conseguenze di quel che succede oggi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciascuno e ciascuna di noi alla fine si dovrà assumere le responsabilità delle proprie scelte, delle proprie parole e azioni e delle proprie omissioni.</p>
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		<title>Questione energetica, questione coloniale? I nodi che vengono al pettine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2024 11:36:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[15 giugno 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri, 15 giugno, in occasione della Giornata mondiale del vento, si è tenuto presso la basilica romanica-giudicale di Saccargia (SS) un imponente raduno-concerto, organizzato dal coordinamento dei comitati contro la speculazione energetica. Migliaia e migliaia di persone di ogni fascia anagrafica e di provenienza diversa hanno voluto testimoniare non solo la propria solidarietà, ma prima...</p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="550" height="370" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/06/immagine-1-1.jpg" alt="" class="wp-image-5722" style="width:626px;height:auto"/></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading">Ieri, 15 giugno, in occasione della Giornata mondiale del vento, si è tenuto presso la basilica romanica-giudicale di Saccargia (SS) un imponente raduno-concerto, organizzato dal coordinamento dei comitati contro la speculazione energetica. Migliaia e migliaia di persone di ogni fascia anagrafica e di provenienza diversa hanno voluto testimoniare non solo la propria solidarietà, ma prima di tutto il proprio impegno diretto in una battaglia democratica che sembra avere pochi precedenti nell&#8217;isola. </h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In realtà, i precedenti sono innumerevoli, ma li si conosce poco. Questo va precisato subito. Negli ultimi due secoli, diciamo dalla Restaurazione post-rivoluzione e post-napoleonica in poi, i momenti di ribellione e mobilitazione popolare sono stati innumerevoli. Spesso poco studiati e male raccontati, quasi sempre sconfitti dalla repressione e prima ancora dalla mancanza di un orizzonte politico e strategico. *Quasi* sempre, non *sempre*.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ieri a Saccargia si è citato più di una volta il precedente di <a href="https://www.sindipendente.com/blog/pratobello-il-triennio-rivoluzionario-che-porto-alla-protesta-nonviolenta-del-popolo-di-orgosolo-per-la-difesa-del-territorio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Pratobello</a> (giugno 1969, 55 anni fa giusti), forse anche per via di una nutrita delegazione di Orgosolo, tra cui spiccava la presenza di alcune signore diversamente giovani, testimoni dirette di quei fatti. Non so se sia lecito istituire un parallelo così diretto tra le due vertenze e le due mobilitazioni. Però c&#8217;è almeno un aspetto che le accomuna. Ora ci arrivo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prima va detto che l&#8217;evento di ieri poteva risultare un clamoroso fallimento, per tanti motivi. Intanto, perché non era facile da organizzare, sul piano materiale e logistico. Notevole che, anche in questa circostanza, come in mille altre, abbiamo invece assistito a una smentita fattuale dello stereotipo sull&#8217;invincibile incapacità della genia sarda di collaborare. Il famoso &#8220;pocos, locos y mal unidos&#8221;, che ancora oggi rispunta in molti discorsi da social, si è trasformato per magia in un &#8220;medas, sàbios e unidos&#8221;. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema della divisione tuttavia esisteva, non a livello di collaborazione operativa, bensì di coesione tra le varie anime del coordinamento dei comitati. Il colloquio finalmente concesso dalla presidente Todde venerdì scorso stava lasciando strascichi problematici tra chi lo considerava una vittoria di per sé e chi ne contestava gli esiti. In realtà, sono vere entrambe le valutazioni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quell&#8217;incontro, sostanzialmente imposto dalle cose alla reticente e renitente presidente Todde, è stato oggettivamente un successo della mobilitazione popolare. Che i contenuti emersi e la posizione manifestata dalla massima carica della Regione Autonoma siano stati deludenti è altrettanto vero. Il documento finale del coordinamento dei comitati precisa la delusione e la disillusione sui contenuti, ma non deve mettere in ombra la vittoria &#8211; sia pure parziale &#8211; rappresentata dall&#8217;aver costretto la presidente Todde a riceverli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I timori della vigilia sono stati superati grazie al successo di una manifestazione partecipata, vitale, eterogenea e autodeterminata come non se ne vedevano da tempo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La copertura offerta dal gruppo Unionesarda &#8211; su cui è lecito interrogarsi, vista la sua eccezionalità &#8211; è stata importante. Ma non ha determinato l&#8217;entità e la qualità dell&#8217;evento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche in questa circostanza è emersa una caratteristica di questa grande e diffusa mobilitazione anti-coloniale: si tratta di una mobilitazione informata, consapevole, documentata. Ricorda, in grande, quella di Arborea contro il progetto estrattivo della SARAS, una decina d&#8217;anni fa. O, fatti i dovuti distinguo, quella della Val di Susa (Piemonte) contro il TAV.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un aspetto secondario. Trasformare il malcontento in forme contingenti di protesta non è difficilissimo. Più difficile alimentare la protesta con lo studio, la diffusione e la condivisione delle informazioni, il confronto tra territori diversi, la coscienza del senso preciso del problema.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio, nonostante i tentativi di far passare l&#8217;azione dei comitati come una reazione ostile alla transizione energetica tout court, anche ieri in più occasioni si è ribadito che in realtà il problema è la prospettiva coloniale e meramente estrattiva con cui la speculazione energetica sta investendo l&#8217;isola, non le fonti rinnovabili in sé. Puntualizzazione che va ribadita, per spazzare il campo da obiezioni a volte capziose.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Rilevante è la stessa solidarietà tra territori diversi e la diffusa consapevolezza che il problema non è locale, ma generalizzato. Lo ha chiarito Claudia Zuncheddu, nelle sue interviste sul campo, lo hanno precisato diverse persone a nome dei vari comitati. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio, ieri era presente il comitato da poco nato a Mamoiada, centro non ancora investito dal problema. Ma ai confini del suo territorio la minaccia è già presente, con i progetti riguardanti la zona tra Nuoro, Orgosolo e Oliena, che hanno allarmato popolazioni e amministrazioni locali. È un fatto non da poco che la mobilitazione prenda avvio in solidarietà con comuni limitrofi e in termini preventivi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Comunità informate e coscienti, dunque, e solidarietà sovra-locale. Questi sono fattori fondamentali, da tenere presenti e alimentare costantemente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E qui c&#8217;è l&#8217;aspetto su cui vorrei soffermarmi. Torniamo sul parallelo tra queste mobilitazioni e la lotta di pratobello di 55 anni fa. Ieri Michele Atzori aka Su Dotori ai microfoni di Videolina faceva notare che questa vertenza popolare, a differenza di altre, sta avvenendo *mentre* succedono le cose, non a posteriori, per contestare degli esiti dannosi rilevati a cose fatte.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Basti pensare al Piano di Rinascita industriale o alla stessa occupazione militare di migliaia e migliaia di ettari sardi. Troppo spesso le peggiori nefandezze perpetrate ai danni della Sardegna e della sua popolazione sono state realizzate senza particolari opposizioni, se non di qualche voce solitaria e sacche marginali di contestazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo caso, come nel caso di Pratobello, la reazione popolare è stata invece immediata. Sulla questione della speculazione energetica l&#8217;indipendentismo si batte da almeno un quindicennio e i primi comitati si sono formati ormai anni fa. Il pericolo è stato percepito pressoché subito. L&#8217;aggressione al territorio è stata così ampia e rapace che le contestazioni hanno presto perso il loro carattere minoritario e di nicchia, per diventare massive e distribuite su pressoché tutto il territorio sardo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel caso di Pratobello, la brutta sorpresa dell&#8217;istituzione di un poligono di tiro nel territorio comunale di Orgosolo cadde in un periodo di partecipazione politica e di mobilitazione sociale già attive. Il blitz governativo fu prontamente riconosciuto nei suoi tratti inaccettabili e respinto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel caso dell&#8217;aggressione speculativa energetica la faccenda è più complessa e di difficile soluzione, perché si sommano la volontà coloniale dello Stato centrale con gli interessi avidi e senza scrupoli di entità private, a fronte di un&#8217;inerzia (complice) delle istituzioni sarde: un combinato devastante per potenza e pervasività.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quello che però differenzia da altre circostanze sia la lotta di Pratobello sia la presente vertenza anti-speculazione è che il terreno non è stato preparato prima da campagne persuasive martellanti e capillari. Mentre nel caso del Piano di Rinascita e dell&#8217;occupazione militare, tra anni Cinquanta e Sessanta, gli espropri e la sottrazione di territorio furono propagandati come misure utili alle comunità, propedeutiche a un nuovo sviluppo e a un benessere mai conosciuto, sia nel caso di Pratobello sia nel caso delle speculazioni energetiche attuali questo ampio e profondo lavoro di persuasione è mancato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per fortuna, verrebbe da dire. Senza l&#8217;intervento della disinformazione e della manipolazione di massa, i problemi facilmente appaiono subito per quelli che sono, nella loro consistenza attuale e nella loro minacciosità per il futuro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per giunta, una volta squarciato il velo opacizzante dell&#8217;egemonia culturale che ci vuole subalterni, passivi e in qualche caso conniventi, il passo verso lo smascheramento di altri inganni è breve. Ieri si è parlato diffusamente, da più parti, persino in qualche intervento di amministratori locali, di &#8220;colonialismo&#8221;. E non poche persone intervenute hanno istituito una connessione con le altre vertenze vecchie e nuove ancora aperte: occupazione militare, sanità, inquinamento, trasporti, diritti negati, ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riconoscere la natura coloniale delle decisioni prese dal Governo italiano in questa partita strategica aiuta a riconoscere la stessa natura coloniale di altre questioni aperte. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo lavorio di collegamento, di ragionamento diffuso, di presa di coscienza popolare è una delle minacce più serie che lo Stato italiano con i suoi podatari locali da tempo cerca di sventare con ogni mezzo. Perché è il prodromo di una politicizzazione delle vertenze aperte, ossia il passo decisivo troppe volte mancato nei periodi di grande mobilitazione popolare degli ultimi due secoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nulla garantisce che in questa circostanza la mobilitazione popolare abbia successo e che da questa nasca un salto di qualità politico che consenta di modificare il corso delle cose. Però le premesse ci sono. Ora è responsabilità di chi anima i comitati, della politica non succube verso i centri di interesse e le leadership esterne, dell&#8217;intellettualità libera fare in modo che il processo di conquista democratica non si interrompa. Senza velleità egoistiche né pretese di egemonizzare un processo così complesso e articolato. Con la doverosa dose di generosità e di responsabilità.</p>
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		<title>La necessità di uno sguardo strategico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 13:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni questione specifica, in Sardegna, per grave e rilevante che sia, fatica a essere inquadrata dentro una prospettiva ampia, che ne definisca meglio contorni, cause, possibilità di intervento. È uno dei nostri problemi più grandi, a cui la politica non può né vuole dare risposta. Transizione energetica contro sviluppo tecnologico. Energia pulita contro Einstein Telescope....</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-700x444.jpg" alt="" class="wp-image-5322" width="664" height="421" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-700x444.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-640x406.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-768x487.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-1536x974.jpg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-2048x1298.jpg 2048w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/image-800x507.jpg 800w" sizes="(max-width: 664px) 100vw, 664px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Ogni questione specifica, in Sardegna, per grave e rilevante che sia, fatica a essere inquadrata dentro una prospettiva ampia, che ne definisca meglio contorni, cause, possibilità di intervento. È uno dei nostri problemi più grandi, a cui la politica non può né vuole dare risposta.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Transizione energetica contro sviluppo tecnologico. Energia pulita contro Einstein Telescope. Riempire un sito delle Zone Interne di aerogeneratori o farne un polo scientifico internazionale? Sembra questa la posta in gioco a <a href="http://www.igeaspa.it/it/sos_enattos__lula.wp" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Sos Enatos</a>, territorio di Lula (provincia di Nuoro). Gli amministratori locali hanno le idee chiare: puntano molto sul polo scientifico. I pirati del land grabbing energetico e i loro spalleggiatori, e probabilmente anche qualche proprietario della zona, preferirebbero le pale eoliche. Ma è un conflitto sciocco e perdente in partenza da molti punti di vista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi usa questo schema interpretativo lo fa in mala fede. Oppure ha le idee parecchio confuse. La politica istituzionale, a livello di Regione e di grandi capi partito, fa fatica ad esprimersi, intrappolata nei vincoli delle convenienze contingenti, delle complicità imbarazzanti, dell&#8217;incapacità di elaborazione. A livello locale, almeno pubblicamente, il fronte sembra più compatto, ma dentro una visuale piuttosto misera, opportunistica e deresponsabilizzante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno, in buona fede, può affermare che non sia necessario puntare sulle fonti rinnovabili e su un ampio e strutturale mutamento di paradigma nella produzione, nella distribuzione e nel consumo di energia. Allo stesso modo, nessuno, in buona fede, può negare che impiantare in Sardegna &#8211; nella Sardegna &#8220;di dentro&#8221;, sempre negletta e tutt&#8217;al più curata a dosi di militarizzazione e &#8220;giustizia&#8221; &#8211; un polo scientifico come l&#8217;Einstein Telescope, con le sue pertinenze, le sue attività connesse e tutto il suo indotto, sia una disgrazia. Ma dipende molto da come inquadri queste due opzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che manca del tutto la politica, in Sardegna. Sembra sempre che le cose ci arrivino dall&#8217;alto e da fuori e noi possiamo o contrastarle o subirle passivamente. Manca del tutto una visuale nostra, una prospettiva storica e una strategia politica dentro le quali collocare le varie scelte specifiche, al di là e al di fuori delle convenienze immediate dei portatori di pacchetti di voti e delle alleanze tra capi fazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche un progetto bello e avveniristico come l&#8217;Einstein Telescope, se finisce per essere la solita soluzione aliena, senza alcun legame fecondo col territorio che lo ospita, si rivelerà l&#8217;ennesima imposizione coloniale, in cui la Sardegna e chi la abita sono solo elementi accessori, se non di disturbo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle tante domande è: cosa ha fatto la politica sarda per fare in modo che questo non sia un destino già scritto? La risposta è facile: nulla. Così come non ha fatto nulla per trasformare la necessità storica della transizione energetica in un piano strategico, bel studiato e convenientemente articolato. Ha solo subito gli attacchi rapaci degli speculatori internazionali e i diktat dei propri referenti politici esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il meccanismo della subalternità non cambia nemmeno nelle altre partite strategiche, dai trasporti alla scuola, dalla sanità ai beni culturali (che non diventano una risorsa collettiva solo trasformandoli in attrazione turistica). </p>



<p class="wp-block-paragraph">E non è nemmeno una carenza specifica di questa compagine di governo regionale. Sulla cialtroneria della giunta Solinas, nel suo insieme e nei suoi componenti passati e presenti, non posso aggiungere nulla che non abbia già detto e che non sia purtroppo dimostrato dai fatti. Ma chi l&#8217;ha preceduta non è stato molto migliore. Anzi, molte magagne attuali hanno la loro radice nella scellerata politica della giunta Pigliaru (entrate, trasporti, sanità pubblica, scuola, politiche culturali, ecc.).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dialettica o addirittura il conflitto non è, come pretendono il mainstream mediatico e la classe politica stessa, tra centrodestra sardo-leghista (o in un&#8217;altra qualsiasi delle sue incarnazioni momentanee) e il centrosinistra a guida PD. Tra questi due poli fintamente opposti non c&#8217;è una diversità di fondo tale da giustificare la preferenza per l&#8217;uno o per l&#8217;altro. Se mai questa differenza esistesse a livello centrale, a Roma (e io ne dubito), in Sardegna di sicuro non esiste. I meccanismi di potere a cui si ispirano sono perfettamente identici (vedi &#8220;pranzo di Sardara&#8221; e altri mille esempi). Gli obiettivi coincidono. Le forme di selezione del personale politico-amministrativo combaciano. La distanza dai problemi reali dell&#8217;isola e della sua popolazione è la stessa. Anzi, a volte i cosiddetti (sedicenti) progressisti appaiono persino più alieni dei destrorsi nostrani. Tutti però mancano di qualsiasi barlume di visione strategica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una carenza strutturale e di lunga data, dovuta tanto alla formazione specifica del personale politico, quanto a circostanze di natura più profonda, discendenti dalla relazione asimmetrica e per forza di cose patologica tra Sardegna e Stato italiano. Situazione a cui non corrisponde un&#8217;opposizione politica robusta e propositiva che possa farsi valere dall&#8217;esterno di questo apparato di potere malefico. Non disponiamo nemmeno di una opposizione intellettuale e civile adeguata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo dimostra, oltre al resto, la questione dell&#8217;autonomia differenziata (di cui ho già trattato su SardegnaMondo e altrove: per esempio <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/02/03/autonomia-differenziata-e-sardegna-posizionamenti-ambigui-equivoci-politici-e-necessita-di-un-vero-dibattito-democratico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> e <a href="https://www.sindipendente.com/blog/autonomia-differenziata-contenuto-fondamenti-obiezioni-e-posizione-dalla-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >qui</a>). Le posizioni sono succubi del discorso dominante tra le forze politiche che si dividono lo scenario parlamentare di Roma. Oppure semplicemente non esiste alcuna presa di posizione. Provate a dare un&#8217;occhiata alla dialettica interna al Consiglio regionale: una miseria desolante. Con le opposizioni passive e silenti persino al cospetto degli scandali che stanno investendo il Presidente Solinas e la sua gestione del potere di questi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È facilmente prevedibile che per le prossime elezioni regionali (che, ricordiamolo, sono le uniche, vere elezioni politiche a cui la comunità sarda abbia accesso) saremo chiamati dal PD e dai suoi satelliti opportunistici a schierarci tutti insieme appassionatamente per &#8220;battere le destre&#8221;. È una tiritera penosa, abusata, vuota, ma non hanno null&#8217;altro a cui appellarsi. Non hanno nemmeno la coscienza pulita, se è per quello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci saranno tentativi di maquillage dell&#8217;ultim&#8217;ora, fatti al momento opportuno (ossia, quando non si rischia di perderci troppo). E, ancora, voltafaccia di comodo, improvvise conversioni, cooptazioni di gente apparentemente presentabile tanto per ripulirsi un po&#8217; l&#8217;immagine, nonché le altre, consuete, operazioni pre-elettorali buone a riprendersi il potere senza la necessità di fare davvero nulla di nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O pensiamo davvero che l&#8217;elezione di Elly Schlein alla segreteria del PD cambierà qualcosa? Se cambierà qualcosa in Italia (e ne dubito), in ogni caso non cambierà nulla in Sardegna, dove quel partito (chiamiamolo così, per comodità) è saldamente in mano alle solite persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in Sardegna non riuscirà ad imporsi una nuova visione strategica, un mutamento di paradigmi e di metodi, una prospettiva di democratizzazione reale, non ci sarà opzione specifica, scelta particolare, decisione puntuale che possa avere alcun successo. Fossero anche le migliori in astratto. E a chiunque si presenti come alternativa all&#8217;apparato di potere dominante non basterà azzeccare l&#8217;alleanza giusta per entrare in Consiglio regionale. Sono cose già viste. Finiscono sempre malamente. Su questo bisogna essere estremamente onesti e sinceri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di tutto, dunque, per la pulizia del dibattito pubblico e per correttezza verso la spaesatissima cittadinanza sarda, eviterei di cadere nelle trappole retoriche allestite da chi preferirebbe non essere mai chiamato a rispondere delle proprie responsabilità. Cerchiamo di affrontare i problemi con nuova capacità analitica e con una prospettiva diversa dalla solita, passiva subalternità verso le dinamiche politiche italiane e l&#8217;agenda setting dei grandi gruppi di interesse esterni. Non è una posizione di parte, questa: è una necessità storica. </p>
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		<title>Lo sa il vento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 13:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Lo sa il vento' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/07/08/lo-sa-il-vento/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="322" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-700x322.jpg" alt="" class="wp-image-5062" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-700x322.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-640x294.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-768x353.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-800x368.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine.jpg 1496w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="has-medium-font-size wp-block-heading"><em>Centinaia e centinaia di aerogeneratori occupano il territorio e ben presto anche il mare della Sardegna. La politica istituzionale, fin qui passiva, si risveglia all&#8217;improvviso e orchestra, complice l&#8217;informazione, una campagna retorica apparentemente ostile a queste operazioni. C&#8217;è molto di opaco e di ambiguo in tutto ciò. E intanto i disastri climatici e ambientali incombono, al pari della guerra e dei conflitti per le risorse e l&#8217;egemonia geopolitica da cui essa deriva.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>Lo sa il vento</em> è il titolo di un <a href="https://www.carloporcedda.com/lo-sa-il-vento" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >libro di inchiesta</a> di Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti sui disastri ambientali e i costi umani delle servitù militari e anche di quelle industriali in Sardegna. Un libro crudo e doloroso, in cui la denuncia segue la ricostruzione giornalistica di vicende pluridecennali, sempre ignorate dalla politica istituzionale, che anzi ne è stata garante e/o complice.  </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quella stessa politica istituzionale oggi si risveglia dal suo torpore per occuparsi proprio di vento. In Consiglio regionale, redivivo dopo mesi di inattività, viene presentato un <a href="https://www.consregsardegna.it/resoconto/xvilegislatura-resoconto-seduta-213/?fbclid=IwAR3Tye92MCaPLvvOCJ6ZHsvixzVaTiyVktvA0aD_QXTXHxrOY8pzdhvymLk" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ordine del giorno</a> (ossia, niente di decisivo né di impegnativo) per sollecitare la giunta e in particolare il presidente Solinas a interloquire con più vigore presso il governo centrale allo scopo di alleggerire la Sardegna dalla pressione delle richieste di impianto di parchi eolici, specialmente in mare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le richieste sono decine, ma non sono di oggi e non riguardano solo il mare. E non riguardano solo il vento, dato che decine e decine di ettari di terreni agricoli sono state occupate da distese di pannelli fotovoltaici, al di fuori di qualsiasi pianificazione e/o controllo. Una parte del disastro è già stata consumata, insomma, senza che la politica istituzionale se ne sia mai data il minimo pensiero. Solo l&#8217;indipendentismo e una parte dell&#8217;ambientalismo, negli ultimi decenni, hanno affrontato la questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando, una quindicina di anni fa, in ambito indipendentista si cominciò a porre il problema delle speculazioni eoliche, la politica di Palazzo e i media facevano orecchie da mercante. Lo stesso ambientalismo, specie quello borghese e normalizzato, ma anche quello più combattivo, plaudiva allo sviluppo delle fonti rinnovabili, trascurandone gli aspetti problematici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una dozzina d&#8217;anni fa mi capitò di discutere presso il banchetto di Greenpeace, in occasione di una importante fiera &#8220;alternativa&#8221; trentina, proprio riguardo all&#8217;eolico in Sardegna. Per loro era una vera conquista e ne propagandavano le virtù. Io in quell&#8217;occasione feci notare che esistevano degli aspetti ulteriori, per lo più sottaciuti: chi e per conto di chi impiantava aerogeneratori? dove? a vantaggio di chi? dentro quale prospettiva economica e sociale? con quali costi reali? Insomma, una serie di quesiti che dovrebbero essere la premessa di tali operazioni. Le persone con cui parlai allora caddero dal pero: non si erano poste il problema. Evidentemente quando si parla di &#8220;pensiero unico&#8221; a proposito dell&#8217;ideologia neoliberista non è uno scherzo. Anche le volenterose e benissimo intenzionate persone di Greenpeace ragionavano in termini di &#8220;esternalità&#8221;, come un qualsiasi economista di successo, organico ai padroni dell&#8217;economia mondiale. Tutto ciò che metterebbe in discussione l&#8217;estrazione di valore da qualsiasi risorsa, bene o attività umana non deve entrare nel disegno. Basta non tenerne conto e magicamente l&#8217;equazione si risolve. Salvo che poi le conseguenze rimangono tutte sul terreno e ci avremo a che fare in ogni caso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ancora di recente si sono sollevate voci di protesta e controproposta a proposito della speculazione energetica che colpisce da anni l&#8217;isola. Che la Sardegna produca molta più energia di quella che consuma è un dato acquisito, che però non sembra smuovere la politica né turbare le coscienze della cittadinanza (che di solito non lo sa, questo va precisato). Come sia prodotta questa energia è un altro fattore di cui si discute poco, dato che si tratta di tematiche tabù. Sono questioni strategiche su cui la prima e anche l&#8217;ultima parola la detengono i grandi operatori internazionali, più ancora dei governi: corporation, fondi di investimento, banche d&#8217;affari, ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La politica, sia quella dipendentista e podataria sarda, sia quella cialtrona e sempre filo-padronale italiana, è mera esecutrice di direttive che arrivano da qualche altrove mai ben definito, opaco, non suscettibile del benché minimo controllo democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fuori dal Palazzo però la mobilitazione &#8211; a vario livello di consistenza ed efficacia &#8211; esiste e dura da molti anni. Com&#8217;è che oggi anche la politica istituzionale si sveglia e ne discute? E perché in particolare dei parchi eolici a mare e molto meno di quelli esistenti o in allestimento a terra? E sui disastri dell&#8217;industria <a href="https://indip.it/medicina-democratica-ichnusa-eccesso-di-fluoruri-e-tira-in-ballo-giulini-il-birrificio-birra-sicura-analisi-perfette/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >chimica</a> e petrolchimica, niente?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I mass media principali hanno un ruolo in tutto questo, ed è un ruolo inquietante. La copertura data in questi giorni alle prese di posizione contro l&#8217;eolico di molte amministrazioni municipali e ora a quella del Consiglio regionale è sospetta. Per capire meglio dove si annidino le magagne niente di meglio che attingere alla fonte.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prendiamo le dichiarazioni dei consiglieri regionali sull&#8217;ordine del giorno di cui sopra. Faccio qualche esempio (preso direttamente dal resoconto ufficiale della seduta del Consiglio regionale):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>DERIU ROBERTO (LEU-DEMOS-Possibile). Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, noi non siamo per il no a tutto, noi non siamo per le posizioni dei nimbi, noi non siamo per dire che non bisogna costruire niente e mai, ma noi non accettiamo che si compromettano i beni comuni in modo permanente, non accettiamo che non ci sia uno studio indipendente alla base di una scelta strategica che coinvolge tutta la Repubblica in uno sforzo gigantesco, quello di garantire l&#8217;indipendenza energetica all&#8217;Italia. Allora ci si deve dire per quale motivo, in che misura, la Sardegna debba sostenere uno sforzo gigantesco in presenza di un surplus energetico già prodotto, in presenza di uno sforzo notevole sulle energie alternative compiuto negli ultimi anni, in presenza di tutte le servitù che a vantaggio dell&#8217;insieme della Repubblica la Sardegna ha già concesso e vede installate nel suo territorio. [&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E ancora:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>CIUSA MICHELE (M5S). Presidente, il tema del cambiamento climatico non è più trascurabile e ci impone un necessario cambiamento del nostro modello di sviluppo, a tutto questo si è aggiunta la drammaticità della guerra con le ingenti conseguenze economiche ed energetiche, che impongono all&#8217;Italia di avere il prima possibile una maggiore indipendenza energetica dal gas russo. In questo quadro così complesso e di così difficile ed immediata risoluzione le nostre coste sarde, da sempre meta ambita dei vacanzieri, vengono prese d&#8217;assalto da progetti calati dall&#8217;alto per l&#8217;installazione di pale eoliche in mare, senza nessuna condivisione e senza alcun confronto pubblico con le popolazioni maggiormente interessate da questa azione speculativa. Sappiamo tutti che la transizione energetica verso le fonti rinnovabili è necessaria e va sostenuta, ma sicuramente non si può accettare che essa si trasformi in un mero business a vantaggio di pochi privati, ai danni di tutti i sardi, di tutta la Sardegna. Con le solite modalità poi, prendo tutto ciò che mi serve e scappo via, lasciando in Sardegna solo miseria e macerie. Bisogna dirlo subito in maniera chiara e netta, questo tipo di manovra va rispedito al mittente, perché è sotto gli occhi di tutti i sardi, che in questa vicenda non c&#8217;è alcun vantaggio per la nostra terra, nessuno.[&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">O anche:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>PISCEDDA VALTER (PD). Grazie Presidente, mi tocca parlare dopo l&#8217;onorevole Tunis ed è sempre un problema perché con l&#8217;onorevole Tunis ci siamo confrontati anche in altre situazioni. Cioè io capisco l&#8217;appello a provare a fare un documento unitario che esca da questo Consiglio e porti all&#8217;unisono la nostra posizione. Però, cioè non voglio essere io l&#8217;ostacolo, ma la vedo difficile perché il problema è che la pensiamo diversamente e quindi mettere posizioni diverse su un documento è complicato e ovviamente non lo sto dicendo solo a voi, lo dico anche alla mia stessa parte, anche al nostro interno ci sono posizioni diverse. Il fatto è che un tema così delicato non si può risolvere in cinque minuti o in dieci minuti con un documento nostro, ci vorrebbe una bella elaborazione, un bel ragionamento. Perché quello che sta succedendo attorno a noi, cioè vedere i ghiacciai che si staccano, vedere il Po praticamente vuoto, cioè a me che ho una figlia di sei anni non lascia indifferente. Cioè preferirei vedere dalla finestra una pala eolica che non il Po vuoto, preferirei vedere dalla finestra una pala eolica che non il ghiacciaio staccato.[&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>PIGA FAUSTO (FdI). Grazie Presidente. Negli ultimi mesi il caro bollette è una delle nostre maggiori preoccupazioni, un tema di drammatica attualità che sta condizionando la vita di famiglie e di imprese, il caro energia, il carovita, il caro materie prime hanno investito tutta Europa e in Europa l&#8217;Italia è il Paese più esposto, l&#8217;Italia è il Paese europeo che sta peggio. Oggi in Italia si paga il prezzo di scelte sbagliate nel passato e di scelte non fatte, in Italia nell&#8217;ultimo decennio non è stata fatta una politica di approvvigionamento energetico. I Governi hanno puntato moltissimo sul gas estero e poi con la guerra in Ucraina come sempre ci siamo accorti dei problemi quando ormai era troppo tardi. L&#8217;Italia doveva svegliarsi prima, ed oggi per provare a recuperare il tempo perduto ecco che il rimedio sembrerebbero le pale eoliche in mare, i cosiddetti impianti offshore che secondo le previsioni dovrebbero essere realizzati al largo delle coste di Romagna, Puglia, Calabria, Sicilia, Lazio, Toscana, Sardegna, la nostra Sardegna. Questo è lo sfondo su cui si sviluppano le paventate ipotesi che vedono le coste della Sardegna invase da pale eoliche, e di fronte a questa scellerata ipotesi bene fa oggi il Consiglio regionale a riunirsi. Oggi noi sappiamo che la competenza delle concessioni eoliche in aree demaniali è dello Stato e che gli spazi di manovra della Regione sono pressoché nulli, paragonabili a semplici passacarte. La Regione oggi è chiamata a esprimere pareri tecnico-amministrativi per giunta non vincolanti per il Governo, e ovviamente questo scenario non è tollerabile, ma non è uno scenario scelto dalla Regione, ma è uno scenario che segue una legge dello Stato. Ecco quindi che il Consiglio regionale oggi deve dire no a pale eoliche ovunque, ma deve dire anche che la Regione non accetta di subire dal Governo scelte calate dall&#8217;alto senza interlocuzioni e condivisione con i territori.[&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Notevole l&#8217;intervento di Michele Cossa, di quei Riformatori capofila della cialtronata criminale (per altro unanime anch&#8217;essa, come il voto su questo OdG) della &#8220;insularità in costituzione&#8221;:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>COSSA MICHELE (MISTO). Presidente, il problema della transizione energetica e della autonomia e autosufficienza energetica del nostro Paese è un problema reale. L&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina ci ha dimostrato che noi non possiamo dipendere da Stati terroristi e questo implica delle scelte a cui la Sardegna non si può sottrarre. La Sardegna fa parte di questo Stato, non è un mondo a parte, e noi dobbiamo concorrere al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Io credo che questo noi dobbiamo tenerlo ben presente. Questo tuttavia non può significare che è concesso tutto e che è ammesso tutto, e non può significare che decisioni così importanti, come quelle della autorizzazione di parchi eolici con impianti che sono alti due volte la Statua della Libertà, per chi ha visto cosa è la Statua della Libertà si rende conto di cosa stiamo parlando, non può essere affidata al Comandante della Capitaneria di Porto di Olbia, la quale scrive ai Comuni invitandoli a eccepire entro 30 giorni se hanno qualcosa da dire su impianti di questo genere. Questo è inaccettabile! Ed è inaccettabile che la Regione non venga minimamente coinvolta su situazioni che hanno un impatto di questo genere.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E infine:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Grazie Presidente. Il tema è un tema attualissimo, non solo per le vicende drammatiche, tragiche che hanno riguardato turisti, escursionisti nella Marmolada, ma per quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni nella devastazione di questo splendido pianeta che stiamo quotidianamente devastando. Ora, è chiaro che non saranno sufficienti gli interventi nel nord della Sardegna per porre rimedio alle questioni energetiche a livello globale, né tanto meno per porre freno alla devastazione dal punto di vista ambientale che riguarda l&#8217;intero pianeta, però è un tema indubbiamente importante in relazione al fatto che ognuno di noi deve fare qualcosa, altrimenti il rischio è fingere di non avere possibilità legate al far qualche cosa in termini di salute dell&#8217;ambiente e quindi immaginare che solo ad altri sia lasciato il ruolo e il compito di porre rimedio e freno alle questioni climatiche ambientali. Un primo punto però entrando invece nel dettaglio è quello relativo oggettivamente all&#8217;assenza della Regione, in particolar modo del Presidente della Regione, ma non nel dibattito odierno, anche perché ormai siamo abituati, nel senso che mi stupirebbe e sarei stupito, e forse insieme a voi, del contrario, cioè se fosse presente il Presidente della Regione sarebbe un elemento straordinario, eccezionale, visto che non partecipa mai ai dibattiti, però se fosse sistematicamente impegnato in riunioni legate all&#8217;energia sarebbe giustificata l&#8217;assenza in Consiglio regionale, e invece, sfogliando l&#8217;elenco dei verbali delle Conferenze Stato-Regioni, il Presidente della Regione non ha mai partecipato alle Conferenze Stato-Regione, mai. [&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono solo alcuni esempi, che riporto testualmente, senza tagliare e selezionare alcunché. Tutti gli interventi sono leggibili nell&#8217;apposita sezione del sito istituzionale linkato più sopra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il senso di questo ordine del giorno è evidente e al contempo disarmante. Uno strumento puramente retorico che resterà confinato dentro la sede del Consiglio regionale sardo senza alcun impatto concreto che non sia la possibilità di parlarne sui media, fingendo che si tratti di un&#8217;importante passaggio politico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come si evince dal tenore e dal contenuto degli interventi, in realtà la maggior parte di essi rientra in un gioco delle parti orientato a posizionarsi nell&#8217;imminente campagna elettorale, prima per le elezioni del Parlamento poi per quelle del Consiglio regionale. La scelta dei termini e dei toni è puramente tattica e finalizzata a screditare la parte avversaria e ridefinirsi virtuosamente. È significativo che, a seconda delle necessità retoriche, si saccheggino a piene mani temi e contenuti da molti anni appartenenti all&#8217;ambito indipendentista e dei movimenti civici, fin qui bellamente ignorati, o al massimo bollati come velleitari. Non è la prima volta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sfuggono sempre o vengono opportunamente occultati gli elementi decisivi del problema. Che non è costituito dai parchi eolici a mare, di per sé, bensì dal quadro di relazioni economiche e politiche in cui si iscrivono queste operazioni e dalla prospettiva strategica a cui rispondono.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Piagnucolare che la Sardegna non ha voce in capitolo sul &#8220;suo vento&#8221; è ridicolo, oltre che del tutto inutile. Intanto perché il vento non è di nessuno. Poi perché nessuna protesta e nessuna pretesa di sovranità suona credibile da parte di una classe politica che esiste solo in funzione della propria accondiscendenza ai dettami di chi la seleziona e le garantisce la sopravvivenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Stride in modo evidente l&#8217;incoerenza di chi fa della subalternità la propria ragione di esistenza politica, salvo poi eruttare in proclami vanagloriosi di rivendicazione autonomista, identitaria o persino nazionalista. Anche qui i campioni sono i Riformatori, che pretenderebbero il riconoscimento istituzionale della minorità della Sardegna, dichiarano che il loro orizzonte è quello dello stato italiano, ma poi ostentano indignazione per la violazione degli orizzonti marini dell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma al di là delle singole dichiarazioni, manca completamente una visione d&#8217;insieme, sia pragmatica sia ideale, a cui fare riferimento per contrastare efficacemente le pretese neo-coloniali in atto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Negli interventi &#8211; in quelli citati e anche in altri &#8211; si enfatizza la necessità della transizione energetica e si prendono le distanze dalla &#8220;sindrome NIMBY&#8221; (argomentazione fallace ma di grande successo mediatico, negli anni scorsi, a vantaggio dell&#8217;economia di rapina e delle diseguaglianze sociali e territoriali). Salvo poi contraddire la prima e ricadere pari pari nella seconda. Senza essere in grado di districarsi tra le notevoli contraddizioni che discorsi del genere presentano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nessuno, in Consiglio regionale, ha davvero a cuore la sorte della Sardegna. Nessuno perde il sonno per la preoccupazione sui disastri climatici. La retorica sovranista è patetica, oltre che pericolosa, se sciorinata così, a buon mercato e senza timori di doverla mettere in pratica. In più si rivela tutta la propria cialtronaggine, perorando cause perse per ragioni sbagliate e basate su premesse stupide.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema non sono i parchi eolici a mare (che invece sarebbero un&#8217;ottima invenzione, specie se realizzati e posizionati con criterio). Non è certamente nemmeno l&#8217;energia prodotta dagli aerogeneratori, che è certamente preferibile a quella prodotta bruciando scarti di raffinazione (vedi Salux-SARAS).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Caso mai bisognerebbe farsi quelle domande che facevo io anni fa ai volontari di Greenpeace e applicarle all&#8217;attualità. Estendendo il ragionamento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è molta retorica ostile alle fonti rinnovabili, ultimamente. Invece il problema è il modello di produzione e distribuzione energetica dominante: totalmente privatizzato, organizzato in nome del profitto, gestito indipendentemente da qualsiasi piano energetico pubblico, orchestrato a livello internazionale fuori da qualsiasi scrutinio democratico e con le famose &#8220;esternalità&#8221; ben celate (leggi costi di produzione, installazione, distribuzione e poi di smaltimento, di norma addossati alla collettività).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le fonti rinnovabili stanno diventando il petrolio dei prossimi decenni. Con l&#8217;aberrante differenza che il petrolio e il gas sono materie prime situate, scarse, esauribili (oltre che inquinanti e foriere di conflitti e tragedie varie), mentre le energie rinnovabili sono per loro natura tendenzialmente diffuse, abbondanti, virtualmente inesauribili, non suscettibili di scatenare guerre per la loro appropriazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fare delle fonti rinnovabili solo l&#8217;ennesimo asset in mano ai potenti privati che dominano l&#8217;economia capitalista globale è una stupidaggine colossale. È questo che andrebbe prima di tutto criticato e combattuto. Dopo di che sarebbe lecito pianificare un modello di approvvigionamento, stoccaggio e distribuzione dell&#8217;energia che sia finalmente pubblico, democratico, poco costoso (perché non rivolto alla remunerazione del capitale investito, ossia a produrre profitti), a impatto limitato o nullo sull&#8217;ambiente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò significherebbe erodere in modo drastico e permanente il reddito e il potere di alcune centinaia, ma poniamo pure migliaia, di individui su scala mondiale? Ce ne faremmo rapidamente una ragione. Ma è precisamente questo esito ciò che si vuole evitare. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Discutere di energia eolica fuori da una visuale ampia, strategica e democratica porta all&#8217;insana conseguenza di irrobustire ancora e chissà per quanto da un lato il partito delle fonti fossili, da un altro, e non necessariamente in alternativa, quello dell&#8217;approccio estrattivo, padronale e anti-democratico al problema dell&#8217;energia e dei cambiamenti climatici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, anche il discorso della sovranità andrebbe ricalibrato. Non è questione di chi siano il vento o il territorio utilizzati, ma di come intendiamo collaborare, tra comunità umane, per uscire dalla dipendenza, dai conflitti, dalla penuria che colpisce molta parte dell&#8217;umanità, facendone pagare il prezzo non alla maggioranza della medesima ma alla esigua minoranza che oggi domina il pianeta e lo sta portando al disastro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se il vento che soffia in Sardegna e intorno a essa potesse servire anche ad altre popolazioni non sarebbe un problema. Nessuno ci perderebbe. A patto che le cose siano organizzate e gestite in modo da non penalizzare tanti a favore di pochi e fuori da qualsiasi relazione asimmetrica di dipendenza e subalternità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La tecnologia può essere una gran cosa, se finalizzata in questo modo, e non come strumento di dominio oligarchico. Basti pensare ai progressi nel campo dell&#8217;accumulo dell&#8217;energia prodotta da fonti rinnovabili. Oggi si parla molto di idrogeno, come elemento decisivo di questa partita. Benissimo. A patto che non diventi l&#8217;ennesima causa di sperequazione tra chi detiene il controllo delle risorse e il potere di gestirle, in nome del proprio tornaconto privato, e le grandi masse umane in balia degli eventi e prive di voce in capitolo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alla fine il problema è politico, oltre che teorico e tecnologico. Il dibattito andrebbe spostato su questo livello, non mantenuto due o tre passi indietro, come fa la scalcinata classe politica isolana, dandosi anche un tono da paladina della nazione (sarda). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La politica di Palazzo, in Sardegna, è solo un costo che per di più moltiplica altri costi. Non è in questione la democrazia rappresentativa (anche se non sarebbe male discuterne), bensì *questa* politica rappresentativa. Ci troviamo in una drammatica transizione storica, che richiederebbe un surplus di energie intellettive, di capacità politiche e di generosità. Non la stiamo affrontando bene. Ma l&#8217;unica preoccupazione di chi si occupa di politica in Sardegna è come mantenere il proprio ruolo privilegiato o conquistarne uno. Si muovono pedine e si fa molta pretattica, si moltiplicano gli interventi a proposito di alleanze più o meno plausibili in vista delle prossime tornate elettorali, si cercano protezioni altolocate tra i centri di potere esterni a cui si rende conto o a cui ci si vorrebbe affiliare. È uno spettacolo penoso, dentro il quale si colloca anche questa tristissima fiction dell&#8217;ordine del giorno sulle speculazioni energetiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisognerebbe tener conto di tutto questo, quando si leggono notizie in merito, e non ricadere nella solita coazione a ripetere (gli errori) che ha prodotto il desolante panorama politico di cui siamo &#8211; purtroppo &#8211; semplici testimoni.</p>
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