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	<title>scuola Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Sull&#8217;utilità e il danno della storia a scuola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2023 12:35:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Certo, noi abbiamo bisogno di storia, ma ne abbiamo bisogno in modo diverso da come ne ha bisogno l&#8217;ozioso raffinato nel giardino del sapere, sebbene costui guardi sdegnosamente alle nostre dure e sgraziate occorrenze e necessità. Ossia ne abbiamo bisogno per la vita e per l&#8217;azione, non per il comodo ritrarci dalla vita e dall&#8217;azione,...</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Certo, noi abbiamo bisogno di storia, ma ne abbiamo bisogno in modo diverso da come ne ha bisogno l&#8217;ozioso raffinato nel giardino del sapere, sebbene costui guardi sdegnosamente alle nostre dure e sgraziate occorrenze e necessità. Ossia ne abbiamo bisogno per la vita e per l&#8217;azione, non per il comodo ritrarci dalla vita e dall&#8217;azione, o addirittura per l&#8217;abbellimento della vita egoistica e dell&#8217;azione vile e cattiva. Solo in quanto la storia serva la vita, vogliamo servire la storia [&#8230;]. <br />Friedrich W. Nietzsche, <em>Sull&#8217;utilità e il danno della storia per la vita</em></p>
</blockquote>



<h4 class="wp-block-heading">Manuali scolastici largamente deficitari. Uso pubblico della storia tra il cialtronesco e il deleterio. Ignoranza storica diffusa. Nazionalismi e autoritarismi montanti. Tutti fenomeni attuali che contribuiscono a generare alienazione, a favorire processi di disinformazione e passivizzazione dell&#8217;opinione pubblica, a diffondere paure e mistificazioni. In Sardegna ne sappiamo qualcosa e la situazione non sta migliorando. </h4>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la scuola, però? Be&#8217;, la scuola rimane il principale &#8211; e spesso l&#8217;unico &#8211; ambito formativo con cui la cittadinanza abbia a che fare. Sia pure indebolito materialmente, è uno dei pochi presidi democratici ancora in piedi. Per questo in Italia &#8211; il paese più arretrato d&#8217;Europa e uno dei più reazionari &#8211; c&#8217;è un un chiaro disegno di demolirla, da almeno un trentennio. È a scuola che la maggior parte delle persone incontra la storia, intesa come disciplina di studio e come apparato organizzato di nozioni. Dopo c&#8217;è solo la Grande narrazione pubblica, quella scandita dalle ricorrenze ufficiali, dal discorso politico, dall&#8217;odonomastica e dai monumenti. La divulgazione, quella che raggiunge le masse e non nicchie più o meno ampie di persone interessate, esiste soprattutto in televisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia che si insegna nella scuola italiana è perlopiù mal scritta, limitata nell&#8217;orario a disposizione e spesso mal insegnata. I limiti sono più di carattere oggettivo, che dipendenti dalla cattiva qualità del corpo insegnante. Anche se, naturalmente, la/il singola/o insegnante ha una sua responsabilità soggettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Monitorando i manuali scolastici ormai da un ventennio, ho notato che le cornici interpretative e l&#8217;orientamento ideologico dei testi si sono costantemente spostati verso un nuovo nazionalismo italo-centrico, solo parzialmente bilanciato da una cura, a tratti solo di facciata, per il politicamente corretto. Ci sono delle eccezioni, naturalmente. Ma è forte l&#8217;impressione che la scelta dei testi da adottare da parte del corpo insegnante non sia così ampia e che spesso avvenga con troppa noncuranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i testi scolastici riflettono insomma l&#8217;egemonia culturale retriva, nazionalista e spesso militarista di questi ultimi trent&#8217;anni. Venuta meno quasi del tutto la scuola storica di matrice marxista, che a sua volta non sempre ha reso un buon servigio agli studi storici in Italia, rimane sul campo la narrazione risorgimentalista e sciovinista. La stessa divulgazione storica televisiva, soprattutto sui canali RAI, ha da tempo assunto questi tratti, sia pure in termini non aggressivi e perlopiù rassicuranti (pensiamo al successo di un Alberto Angela o allo strapotere che un Paolo Mieli, pur non essendo storico, ha acquisito in questo ambito).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le giovani generazioni si imbattono nella storia in tempi e modi che rendono impossibile apprezzarla. Non che sia mai stata la materia preferita dalle masse. Per quel che vale, in tutte le classi e le scuole che ho frequentato, di norma ero l&#8217;unico a cui piacesse la storia, o uno dei pochissimi. A giudicare da ciò che sento dagli adolescenti che conosco, le cose non sono cambiate, se non in peggio. Sarei curioso di conoscere gli esiti di una vera indagine in merito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che le giovani generazioni non amino o detestino apertamente la storia non può essere loro addossata come colpa. Per come viene scritta e insegnata, essa si limita a una serie di nozioni difficili da comprendere fino in fondo, distanti, astratte, inservibili. Perché dovrebbero amarla? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto lo spazio dedicato nei programmi didattici all&#8217;antichità classica è uno sperpero assurdo di tempo ed energie. Il medioevo ridotto a quattro nozioni in croce su papi e imperatori, repubbliche marinare, comuni e signorie. L&#8217;Età moderna raccontata superficialmente secondo i canoni della narrazione nazionalista di matrice ottocentesca. Risorgimento e unificazione italiana schematizzati dentro le cornici patriottarde. Guerre mondiali, colonialismo italiano e fascismo edulcorati e spesso infarciti di retorica e ipocrisia. E naturalmente nulla sul Novecento post seconda guerra mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra la vita reale delle giovani generazioni, gli strumenti che hanno a disposizione, gli stimoli molteplici in cui sono immerse, il loro linguaggio, le loro preoccupazioni da un lato e dall&#8217;altro la storia come viene trattata a scuola c&#8217;è una distanza siderale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche su questo piano la Sardegna è un caso peculiare, tanto riguardo alla storia a scuola, quanto riguardo all&#8217;uso pubblico della storia e ai suoi presidi odonomastici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il posto occupato dalla storia sarda nei testi scolastici è minimo, se non inesistente. Quando la manualistica scolastica accenna alla Sardegna lo fa in modo occasionale, approssimativo e non di rado errato. Inevitabile, nell&#8217;organizzazione del sapere italiana. È un problema che ci trasciniamo dietro da tempo, mai affrontato con la necessaria assunzione di responsabilità dalla storiografia isolana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma su questo ed altri aspetti connessi ho già scritto (per es. <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/2020/la-storia-fuori-di-se-uso-pubblico-della-storia-e-public-history-in-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong>qui</strong></a>) e non mi ripeto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sta emergendo in modo evidente in questi ultimi anni un altro versante della questione: il nostro passato, specie quello più antico, usato come risorsa commerciale e turistica. Conferenze, iniziative <a href="https://www.linkoristano.it/2023/05/06/ghilarza-una-mattinata-alla-scoperta-della-civilta-nuragica-per-400-studenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >dedicate alle scuole</a>, spazio mediatico, con l&#8217;ennesima trovata di quei geni del male che sono i Riformatori sardi a farla da padrona (La Sardegna verso l&#8217;UNESCO). Un&#8217;impostazione non illegittima, ma che stride con una serie di problemi concreti, politici e culturali non da poco. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio il fatto che esista da tempo un conflitto aperto tra Soprintendenze (enti ministeriali) e Università e tra enti locali e Soprintendenze, con la politica che si occupa di queste faccende solo in termini clientelari. O anche il problema generale del turismo in Sardegna, connesso con quello dei trasporti interni, e quello generale di un&#8217;organizzazione del sapere subalterna e ampiamente colonizzata. E poi naturalmente ci sono tutti i dubbi del caso sull&#8217;uso strumentale della storia a fini commerciali e di propaganda politica, per giunta sostenuto da fondi pubblici elargiti generosamente e forse spendibili altrimenti, con maggiore profitto collettivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, non bisogna aspettare la politica e nemmeno l&#8217;interesse commerciale di chicchessia, per adoperarsi a una diffusione della storia sarda nelle scuole (e non solo). Lo fa da anni, gratuitamente, con serietà e massima trasparenza, il gruppo di lavoro <a href="https://lastoriasarda.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >La Storia sarda nella Scuola italiana</a>*. Senza tante fanfare, senza sponsorizzazioni di sorta, senza alcuna copertura mediatica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema, nei suoi vari risvolti, per quanto possa sembrare distante dalla vita quotidiana e dai nostri problemi più pressanti, esiste e ha a che fare con molto altro. A partire dai <a href="https://www.unionesarda.it/news/italia/maturita-la-sardegna-e-la-regione-con-piu-bocciati-8-studenti-su-cento-non-ammessi-agli-esami-kovs6nb8" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >risultati scolastici dei discenti sardi</a>, sempre agli ultimi posti dello stato italiano (perché siamo più tonti, evidentemente). E poi con tutto il resto. Compreso il nostro patologico deficit di democrazia. Compresa la mancata soluzione delle questioni generali e strategiche che occupano le cronache di questi tempi difficili. In definitiva, a ben guardare, è di un&#8217;inattualità attualissima. </p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><br /><br /><br /><br /><br />*Di cui faccio parte, come è noto (a chi segue queste cose).</p>
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		<title>Pedine sacrificabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 13:17:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Pedine sacrificabili' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/09/07/pedine-sacrificabili/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://quarantesimo-parallelo.webnode.it/_files/200001153-7f1be82fea/Nuoro,%20gli%20alunni%20della%20scuola%20elementare.jpg" alt="https://quarantesimo-parallelo.webnode.it/_files/200001153-7f1be82fea/Nuoro,%20gli%20alunni%20della%20scuola%20elementare.jpg" width="636" height="436"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La scuola &#8211; quella pubblica e democratica &#8211; è una variabile dipendente, nelle scelte politiche strategiche.</strong> Non ha un ruolo decisivo ed anzi è un&#8217;entità potenzialmente pericolosa. Come tale va resa organica all&#8217;ordine costituito dei rapporti di forza e delle relazioni sociali, quindi debilitata nelle sue funzioni educative ed emancipative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo compito si sono dedicati sistematicamente tutti i governi italiani negli ultimi cinque lustri (approssimando per difetto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conquiste democratiche nell&#8217;ambito dell&#8217;istruzione e dell&#8217;educazione, pure non del tutto compiute, sono state sgretolate ed erose con una certa sagacia, in nome e per conto di una visione politico-sociale in cui al centro c&#8217;è la legittimità delle gerarchie di classe e la loro perpetuazione, la protezione dei grandi interessi economici, lo svuotamento dall&#8217;interno degli stessi meccanismi democratici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo punto inviterei a fare molta attenzione. Quando si parla di <strong>democrazia</strong> non si tratta solo e semplicemente del diritto di voto e delle elezioni, pure ridotte a mera rappresentazione scenica, con lo stesso diritto di voto sostanzialmente reso una finzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In proposito non posso che restare costernato dalla sostanza e dal tenore retorico del dibattito in corso sul prossimo referendum costituzionale. E, se guardo alla cosa dalla Sardegna, lo sconcerto aumenta a dismisura. Ma è un&#8217;altra faccenda, magari ci tornerò su. Chiuso l&#8217;inciso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, <strong>la democrazia non è (solo) questione di voto o non voto e di assetti istituzionali</strong>.  Il fulcro della democrazia non è semplicemente la possibilità di eleggere qualcuno a qualche ruolo ogni tot anni, bensì consiste in un insieme di diritti, libertà fondamentali, bilanciamenti di poteri, processi di emancipazione senza i quali il voto in sé ha poco o nessun significato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro un assetto politico-sociale democratico &#8211; che è una &#8220;realtà immaginata&#8221; come altre, dopo tutto &#8211; <strong>il peso delle istituzioni educative e formative è determinante</strong>. Se sono efficienti e realmente votate all&#8217;emancipazione dei cittadini, costituiscono uno dei principali pilastri della democrazia stessa. Se la democrazia fosse una realtà immaginata davvero vigente ed effettiva, chiaramente. Cosa che difficilmente si può dire per la stragrande maggioranza degli ordinamenti politici del pianeta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono diverse approssimazioni di democrazia, quasi-democrazie, simil-democrazie, pseudo-democrazie. Ma una democrazia vera, come quella più sopra descritta, ecco una cosa così forse non esiste (più? ancora?) da nessuna parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché esista, la scuola (in senso ampio) è un elemento decisivo. O lo sarebbe. È evidente che nessun governo umano &#8211; o meglio, le classi dirigenti o dominanti che ne esprimono gli interpreti &#8211; ha davvero interesse ad un obiettivo del genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondamentalmente <strong>l&#8217;organizzazione dell&#8217;istruzione, anche nelle democrazie considerate più mature, serve a legittimare e garantire le divisioni sociali</strong>, con possibili eccezioni da inserire in un percorso di cooptazione. In alcuni casi questo meccanismo di selezione classista è palese, in altri è più implicito o dissimulato. Probabilmente ci sono stati (e penso alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Istruzione_in_Finlandia" target="_blank"  rel="nofollow" >Finlandia</a>, per fare un esempio di moda) in cui la tendenza classista e anti-democratica è molto blanda o addirittura chiaramente contrastata da scelte politiche divergenti. Ma temo si tratti di puri accidenti straordinari in una tendenza generalizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chi giova un&#8217;umanità pienamente consapevole di sé, del proprio posto nella biosfera e nelle vicende storiche, dotata di cognizioni e di abilità sottratte al controllo di una robusta gerarchia sociale, portatrice di un&#8217;intelligenza eterogenea ed elastica, difficile da comprimere, da incanalare, da sedare? Quale gruppo dominante, promuovendo una cosa del genere, porrebbe scientemente le basi per la propria sconfitta o il proprio ridimensionamento?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto più vero è questo problema nelle compagini umane in cui non si è storicamente realizzato alcun reale processo democratico, e in quelle in cui si è realizzato superficialmente e parzialmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Italia in questo quadro è da collocare abbastanza in fondo alla classifica</strong>, per così dire (ma anche non in senso figurato, date le valutazioni in merito degli organismi internazionali preposti a queste valutazioni).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;emergenza sanitaria di questi mesi ha mostrato chiaramente come <strong>la scuola in Italia per la politica sia, se va bene, un fastidio da gestire</strong> o sennò, quasi sempre, una pericolosa variabile da addomesticare, una minaccia da disinnescare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La scuola è stata la prima vittima dell&#8217;epidemia di covid-19</strong>, con chiusure che hanno anticipato lo stesso lockdown generalizzato, ed ora è l&#8217;ultima a riaprire. Sempre che riapra e sempre che rimanga aperta. I segnali su questo punto mi sembrano tutt&#8217;altro che confortanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul tema, in generale, non ho nulla da aggiungere né da obiettare alla disamina esauriente ed esaustiva uscita su Giap pochi giorni fa. Ad <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/09/a-scuola-di-rabbia/" target="_blank"  rel="nofollow" >essa</a> rimando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei invece spendere qualche considerazione sulla <strong>scuola in Sardegna</strong>. Non è un tema nuovo, qui su SardegnaMondo (vedi <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/">qui</a>, <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/02/06/scuola-democrazia-e-autodeterminazione-in-sardegna/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/01/20/la-scuola-sotto-attacco-come-sempre/">qui</a> per analisi pre-pandemia, e <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/06/05/scuola-e-cultura-da-vittime-della-gestione-dellemergenza-a-possibili-terreni-di-lotta-politica/">qui</a> per riflessioni più recenti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che abbia qualcosa da aggiungere, tanto meno da rettificare. Vorrei invece sottolineare ancora una volta l&#8217;inadeguatezza della politica sarda su questo terreno (come su tutti gli altri, purtroppo). Mesi persi a fare dichiarazioni pubbliche roboanti, mentre non si faceva nulla di concreto per rispondere a una situazione oggettiva preoccupante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se fino a giugno ci si poteva crogiolare nell&#8217;illusione di una Sardegna covid-free (figlia anche della mancanza di test a tappeto o almeno a campione, va detto), da luglio in poi, vista <strong>la riapertura indiscriminata e incontrollata agli arrivi da tutti gli angoli d&#8217;Europa</strong>, e in primis dai territori focolaio (come la Lombardia), sarebbe dovuta scattare una tempestiva pianificazione di interventi sia infrastrutturali sia organizzativi per premunirsi contro il possibile riaccendersi del contagio. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La Regione Autonoma Sardegna detiene una potestà in materia scolastica</strong> che ha sempre usato poco o nulla, se non per finanziare sistematicamente la scuola privata o per mettere in campo progetti estemporanei senza alcuna incidenza sulla realtà strutturale del comparto scolastico ed educativo. Anzi, quando da Roma sono arrivate misure volte al <strong>ridimensionamento scolastico</strong>, alla chiusura di plessi, alla debilitazione dell&#8217;intero sistema dell&#8217;istruzione, dalla RAS non si è fatto nulla per contrastarle. E non tocchiamo nemmeno il tasto della <strong>questione linguistica</strong>. La giunta &#8220;dei professori&#8221;, quella che andava sostenuta per &#8220;battere le destre&#8221;, ha anzi messo in campo un&#8217;ostinata opera di devastazione della scuola pubblica sarda, in nome di feticci ideologici reazionari degni del peggior thatcherismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un territorio dalle caratteristiche geografiche, demografiche, sociali e culturali peculiari come quello sardo, tale opera ha finito per<strong> indebolire ulteriormente non solo la scuola, ma anche le stesse comunità locali</strong>, in un circolo vizioso che l&#8217;attuale maggioranza sardo-leghista-clientelare (ma anche l&#8217;opposizione, per forza di cose) si è guardata bene dal mettere in discussione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Onestamente, mi sfugge persino il nome dell&#8217;attuale assessore alla cultura, istruzione, ecc. Dovrei andare a cercarlo. La scena in questi mesi è stata occupata dal presidente Solinas, dall&#8217;immarcescibile assessore alla sanità Nieddu e da quello al turismo Chessa. Personaggi degni di una piece teatrale, tipo commedia dell&#8217;arte, o anche teatro dell&#8217;assurdo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece sono persone vere a cui sono demandate decisioni di indole strategica che hanno un peso notevole sulla vita dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa è stato fatto in questi mesi per la scuola in Sardegna?</strong> Non è una domanda retorica, vorrei saperlo davvero. E non parlo degli interventi minimi fatti dai diversi istituti per attrezzare i plessi con cartelli, nastri segnalatori, adesivi, ecc. Parlo di interventi macroscopici e generali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quello che mi consta, si è proceduto con la solita chiusura di plessi e con <a href="https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2020/07/26/news/lu-bagnu-niente-prima-allo-scientifico-1.39128496" target="_blank"  rel="nofollow" >l&#8217;accorpamento di corsi e di classi</a>, come se l&#8217;esigenza primaria e basilare, di fronte all&#8217;epidemia, non fosse di distanziare, diradare i gruppi, rendere vivibile l&#8217;esperienza scolastica al riparo dal rischio del contagio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono molti anni che <strong>sulla scuola si gioca al risparmio</strong>. E invece si poteva cogliere l&#8217;occasione, sia pure drammatica, dell&#8217;epidemia, per ripensare a tutto l&#8217;impianto di interventi in materia. Magari fin da marzo, programmando gli interventi necessari, con tutti i passaggi burocratici, regolamentari e, in caso di necessità, persino legislativi, occorrenti. E riguardo il personale docente e non docente la stessa cosa: valutazione della situazione, analisi dei bisogni, pianificazione, realizzazione. Se del caso, a integrazione o persino a dispetto delle disposizioni ministeriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei mesi non sono un lasso di tempo lunghissimo, ma &#8211; specie in un momento di emergenza &#8211; possono bastare a <strong>ridisegnare proficuamente un ambito così decisivo</strong> come quello scolastico. Che ha risvolti ulteriori rispetto allo stesso diritto all&#8217;istruzione dei giovani, risvolti di indole sociale ed economica, essendo come minimo coinvolte le famiglie. Ma pensiamo solo alla questione dei trasporti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, c&#8217;era di che occuparsi con solerzia e competenza. È stato fatto? Mi pare di no, se siamo ancora qui, a settembre, ad attendere trepidanti gli eventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun ripensamento sul dimensionamento scolastico (come viene definito in ministerese), sul numero di alunni per classe e sugli aspetti organizzativi strutturali; nessuna decisione sull&#8217;<a href="https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2020/09/08/prime-campanelle-nell-isolae-le-assunzioni-sono-un-flop-136-1057133.html" target="_blank"  rel="nofollow" >incremento del personale docente e non docente</a>, sulla qualità &#8211; oltre che sulla quantità &#8211; degli spazi (che non sono solo le quattro mura delle aule, ricordiamoci); nessuna idea sulle diverse modalità alternative di didattica che non sia la <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/09/a-scuola-di-rabbia/#comment-40164" target="_blank"  rel="nofollow" >maledettissima DAD</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vale poco la giustificazione dell&#8217;inadeguatezza che, in materia, ha dimostrato il governo centrale. Anzi, proprio in considerazione della sua inerzia, ci si sarebbe dovuti attivare con maggiore sollecitudine. Nemmeno il conflitto politico con la compagine del governo statale ha prodotto uno scatto in avanti della giunta sardo-leghista.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La politica sarda dà l&#8217;idea di volersela sfangare accollando le responsabilità ad altri</strong>, sia verso l&#8217;alto, a livello di governo centrale, sia verso il basso, sui dirigenti e in ultima analisi sul corpo docente e non docente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sospetto è che, a vario livello, si stia dando per scontata <strong>una nuova chiusura delle scuole</strong>, magari a tempo indeterminato. Magari prodromo a ulteriori restrizioni (beninteso, mai a danno degli ambiti produttivi e padronali del Nord Italia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quella sulla scuola è una <strong>battaglia politica decisiva</strong>, soprattutto in un posto come la Sardegna. Una battaglia che va combattuta da tutti, non solo in nome e per conto dei giovani, ma più in generale perché è un ambito troppo delicato e strategico per essere ridotto a mere questioni sindacali o ragionieristiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;auspicio che la cruda realtà dell&#8217;epidemia diventasse un&#8217;occasione per recuperare un po&#8217; di sana ragionevolezza mi sa che ormai è andato a farsi friggere. Tuttavia mi sembra doveroso continuare a sollevare la questione. E mi sento di rivolgermi soprattutto alle forze sociali e politiche più autonome, ai movimenti e ai comitati che sono svincolati dai centri di potere colonial-clientelare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Accettare passivamente l&#8217;inerzia politica sulla questione scuola o addirittura l&#8217;attiva partecipazione alla sua risoluzione in termini anti-democratici sarebbe un errore strategico inescusabile. Confido che l&#8217;attenzione e magari anche le proposte sul tema si irrobustiscano, fino a diventare un fronte compatto e intransigente di lotta politica ad ampio spettro.</p>
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		<title>Scuola e cultura da vittime della gestione dell&#8217;emergenza a possibili terreni di lotta politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 13:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[arte e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
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		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quindi, ricapitolando: il calcio deve ripartire subito, che sennò la gente comincia a guardarsi attorno e magari a pensare (il basket no, troppo educativo, troppo poco italiano); fino a ieri non si poteva fare nulla, tanto meno uscire dalla propria &#8220;regione&#8221;, per stringenti motivi sanitari, che però improvvisamente, letteralmente da un giorno all&#8217;altro, sono svaniti...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Ftse1.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.Ksca5-jH0eTk7ybcGsWUGAHaEE%26pid%3DApi&amp;f=1" alt="" width="639" height="350"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, ricapitolando: </p>



<ul class="wp-block-list"><li>il calcio deve ripartire subito, che sennò la gente comincia a guardarsi attorno e magari a pensare (il basket no, troppo educativo, troppo poco italiano); </li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>fino a ieri non si poteva fare nulla, tanto meno uscire dalla propria &#8220;regione&#8221;, per stringenti motivi sanitari, che però improvvisamente, letteralmente da un giorno all&#8217;altro, sono svaniti nel nulla, e dunque liberi tutti; tanto, se scoppia un nuovo focolaio in Sardegna, è la volta buona che ne facciamo un bel lazzaretto, la chiudiamo a doppia mandata fino all&#8217;estate prossima (sperando che nel frattempo chi doveva morire sia morto, e possibilmente si siano estinti anche i sardi), e chi s&#8217;è visto s&#8217;è visto;</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>piani di adeguamento delle strutture e dei protocolli sanitari (per non parlare della riformulazione dell&#8217;intero modello della sanità pubblica), questi sconosciuti, tanto &#8220;sono stati straordinari&#8221; ed &#8220;è stato un successo&#8221; (cit. <a href="https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2020/06/04/arcuri-siamo-stati-straordinari-tutti-dovrebbero-riconoscerlo_YtfH1HhHgPb8MXj1MDKIHI.html" target="_blank"  rel="nofollow" >Arcuri</a>, commissario straordinario per l&#8217;emergenza, e amministratori vari della Lombardia); </li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>i reprobi sono &#8220;i giovani&#8221;, evidentemente non riportati a più miti consigli dalle settimane di clausura e ora così inopinatamente vogliosi di uscire e vedersi, ma pensa un po&#8217;.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo proseguire con l&#8217;elenco delle assurdità. Ma ce n&#8217;è una che vorrei sottolineare. Le vittime principali di tutto il &#8220;teatro dell&#8217;emergenza&#8221; (l&#8217;unico teatro funzionante, da tre mesi in qua) sembrano ancora la scuola e la cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bambini e ragazzi non sono mai entrati nel radar del governo né in quello degli amministratori regionali. Considerati un costo e un peso, da scaricare unicamente sulle famiglie, con un cinismo e direi una spietatezza che prima o poi andranno soppesati per bene, oggi riemergono appunto solo come problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo della scuola si è fatto carico di una situazione pesantissima, affrontata senza alcun sostegno e nemmeno alcun piano da parte del governo. Il corpo insegnante ha dovuto far ricorso alle proprie risorse materiali ed etiche, oltre che a quelle professionali, per tenere in piedi una sorta di finzione necessaria, al di là e a volte contro le disposizioni dei dirigenti e del ministero. Con l&#8217;unico scopo di non far perdere totalmente la bussola ai ragazzi, benché con limitata efficacia didattica e pedagogica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando leggo nelle dichiarazioni ministeriali la soddisfazione per gli esiti della Didattica a Distanza e intravvedo la volontà di impiegarla ancora, come normale pratica scolastica, l&#8217;unica cosa che mi viene in mente, da genitore e da conoscitore del mondo scolastico, è qualche maledizione non riferibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La DaD è uno schifo, parliamoci chiaro. Non solo lo è di suo, per principio e per ragioni pratiche, ma in più c&#8217;è da dire che è stata sostanzialmente regalata ad aziende private, senza alcuna verifica di buon funzionamento, né di rispetto della privacy di docenti e discenti. A nessuno, al ministero o negli uffici scolastici periferici, è venuto in mente di mettere al lavoro una squadra qualificata di informatici e tecnici per allestire una piattaforma libera, non commerciale e aperta (ossia pubblica) da fornire agli istituti e agli utilizzatori. Che Google sia diventato il monopolista della didattica pubblica in Italia è già di suo uno scandalo su cui occorrerebbe una riflessione severa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come se non bastasse, non si vede all&#8217;orizzonte alcuna volontà di adeguare infrastrutture, personale, programmi a una frequentazione scolastica che sia non solo più sicura dal punto di vista della salute, ma anche più efficace. Le scuole italiane &#8211; e non parliamo di quelle sarde &#8211; sono vecchie, mal progettate, carenti da molti punti di vista, povere di mezzi e paradossalmente &#8211; in un epoca di stagnazione demografica &#8211; sovraffollate.   </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non si è approfittato nemmeno di una pandemia e del &#8220;tutti a casa&#8221; per ripensare strategicamente la scuola, credo che sia chiaro che non lo si farà mai. Se non forse per ridurre ulteriormente la spesa pubblica in questo ambito, aziendalizzare e privatizzare ulteriormente la scuola e favorire il distanziamento sociale, quello vero, ossia la diseguaglianza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Né i piani di incorporamento degli/lle insegnanti precari/e, che sarà l&#8217;ennesima procedura astratta, quasi una lotteria, senza alcuna considerazione per il fabbisogno degli istituti e dei territori, né le ipotesi di riapertura in settembre &#8211; con le classi-pollaio e <a href="https://www.corriere.it/scuola/medie/20_giugno_04/rientro-scuola-azzolina-si-pensa-plexiglass-banchi-998d7a2e-a69d-11ea-b760-0b897e2dd362.shtml" target="_blank"  rel="nofollow" >le gabbie di plexiglass</a> (ma cosa prendono, prima di pensarsi queste assurdità?) &#8211; sembrano tenere presente la realtà. La scuola è solo un costo, da ridurre il più possibile e da rendere funzionale alla produzione e riproduzione di rapporti sociali iniqui. Punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stranamente, però, i perbenisti progressisti, che stigmatizzano ogni tre per due l&#8217;analfabetismo funzionale altrui, auspicando riduzioni del suffragio universale (per gli altri), molto raramente pongono il problema di come sia davvero la scuola, in Italia, di come funzioni  e di ciò che si potrebbe/dovrebbe fare per ridarle forza e capacità didattiche ed educative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quegli altri, fascisti e fascistoidi vari, conservatori, neoliberisti in servizio permanente effettivo, hanno da sempre poco da dire in proposito, se non lavorare in ogni modo ad un incremento dell&#8217;ignoranza e dell&#8217;inconsapevolezza generalizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se guardiamo al caso sardo, la scuola ne esce ancora peggio. Il problema delle future assunzioni è una grana spinosissima su cui mi aspetterei una mobilitazione sindacale dura e decisa. La dipendenza passiva della scuola sarda dalle misure ministeriali e la gestione degli uffici scolastici affidata a personale troppo spesso paracadutato da chissà dove, ma anche una certa indole conservatrice e aziendalista di molti dirigenti (non di tutti, per fortuna), sono magagne strutturali che paghiamo a caro prezzo. Almeno quanto le carenze infrastrutturali e quelle dei trasporti locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O la Sardegna si dota di una propria politica scolastica, seria, onesta, rispondente alla realtà su cui incide (compresa quella linguistica), o continueremo a perdere terreno, non solo sul piano dei risultati scolastici e su quello meramente culturale, ma anche più in generale sul piano economico e sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In parallelo al disastro scolastico procede la devastazione dell&#8217;ambito culturale. Certo, probabilmente di qui a poco riapriranno cinema e teatri, almeno dove sarà possibile far fronte ai costi che le misure di prevenzione del contagio imporranno. Riaprono le biblioteche, riparte in qualche modo l&#8217;attività culturale istituzionale. Ma tutto ciò che si è perso in questi mesi non sarà recuperato. In termini di lavoro, reddito, qualità della vita, produzioni, condivisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti appuntamenti culturali in Sardegna salteranno. Il festival &#8220;L&#8217;isola delle storie&#8221; di Gavoi ha già annunciato la propria sospensione, su altri gravano incognite troppo grandi perché possa esserne prevedibile lo svolgimento. Si tratta di eventi che richiedono programmazione, finanziamenti, un&#8217;organizzazione complessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, non sarebbe male approfittarne per riflettere su cosa significhi fare cultura in Sardegna, come funzioni la macchina festivaliera, il circuito delle sagre e delle feste di paese, la fruizione del patrimonio storico-archeologico e museale, il mercato della cultura, dai libri alla musica alle arti figurative al teatro, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura, dalla politica sarda, è considerata solo una possibile fonte di clientele a basso costo, altrimenti è percepita solo come una minaccia, se va bene come a una cosa inutile, di cui non merita darsi pensiero. E forse, nell&#8217;ottica di una politica da podatari, da gestori di una situazione di subalternità in conto terzi, tutto ciò è perfettamente coerente. Faccio notare come questa propensione sia identica e trasversale a tutti gli schieramenti rappresentati nelle istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse il mondo della cultura, in Sardegna, dovrebbe cominciare ad affrancarsi dal ricatto della politica e diventare quel moltiplicatore di intelligenza, di gusto, di possibilità di vita e di libertà che non sempre riesce ad essere. Forse la sua eccessiva prudenza politica alla fin fine non gli ha giovato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi aspetto molto, invece, dall&#8217;ambito intellettuale universitario, troppo legato a logiche spartitorie, a meccanismi feudali e a un conformismo provinciale soffocante (non sempre e non dappertutto, ma nei suoi vertici e nel suo zoccolo duro senz&#8217;altro sì). Ma per tutto il resto dovrebbe essere chiaro che bisogna diventare soggetti politici attivi e di peso. Non in termini di organicità di partito, tanto meno di reggicoda delle fazioni di potere (come troppo spesso è stato fin qui), ma in termini di libertà d&#8217;azione, di creatività e anche di pressione non corporativa ma etica e pragmatica verso il Palazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura &#8211; in tutte le sue declinazioni, compreso l&#8217;ambito demo-antropologico, che in Sardegna non è affatto mero folklore né un residuato museale &#8211; è un ambito strategico decisivo, anche in termini economici; molto più grande e rilevante dello stesso comparto turistico, pure salito alla ribalta in queste ultime settimane. Eppure non è affatto in cima ai pensieri della politica. In Italia e in Sardegna. Come la scuola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In cima ai pensieri della politica, in Sardegna (ma mutatis mutandis anche in Italia), ci sono &#8220;cemento-e-tondini&#8221;, speculazioni assortite, servitù più o meno dichiarate da ampliare e garantire, favori da fare e da rendere, prebende da ottenere o da conservare, clientele da soddisfare e possibilmente accrescere, ricatti da esercitare o da cui difendersi. Così stanno le cose. Teniamolo presente. E &#8211; lo dico come appello al mondo della scuola e della cultura &#8211; cominciamo ad agire di conseguenza.</p>
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		<title>La scuola sotto attacco, come sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2020 13:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola pubblica da tempo ha smesso di essere un fattore di democratizzazione e di crescita civile. L&#8217;ideologia anti-democratica e padronale, che pervade le istituzioni in Europa, in Italia si è sommata negli anni al favore verso la scuola privata, specie cattolica, e alla necessità di abbassare il livello culturale generale, onde controllare meglio le...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2009/09/precari.jpg" alt="https://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2009/09/precari.jpg" width="519" height="287"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La scuola pubblica da tempo ha smesso di essere un fattore di democratizzazione e di crescita civile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ideologia anti-democratica e padronale, che pervade le istituzioni in Europa, in Italia si è sommata negli anni al favore verso la scuola privata, specie cattolica, e alla necessità di abbassare il livello culturale generale, onde controllare meglio le masse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro è questo, se vogliamo parlare chiaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non a caso assistiamo a due fenomeni paralleli: l&#8217;abbattimento della qualità della scuola pubblica da un lato (tramite la retorica della &#8220;meritocrazia&#8221;, della &#8220;produttività&#8221;, della &#8220;competitività&#8221;, delle &#8220;competenze&#8221;) e <a href="https://www.lavoce.info/archives/63028/le-tante-italie-della-diseguaglianza" target="_blank"  rel="nofollow" >l&#8217;aumento delle diseguaglianze</a> dall&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due fenomeni collegati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <a href="https://www.orizzontescuola.it/decreto-scuola-azzolina-subito-regolamento-graduatorie-di-istituto-provinciali-e-call-veloce-per-ruolo-in-altra-regione/?fbclid=IwAR2VXOf9Zh7pt2kv-A6m32EEkBHIdXaVNwv0fpFfpgeUPh9OTcey3L8EdcY#.XhjKFGVCcdy.facebook" target="_blank"  rel="nofollow" >ultime misure</a> intraprese dalla nuova ministra dell&#8217;istruzione, così ottusamente punitive, così palesemente votate all&#8217;ulteriore disarticolazione del servizio, non meravigliano e non sono una novità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto congiura ai danni di una scuola pubblica, democratica, laica, libera, autonoma. Di una scuola che formi persone e cittadini consapevoli, non pura manodopera, bravi esecutori di mansioni stereotipate, esperti specialistici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;establishment padronale <a href="https://www.roars.it/online/fondazione-agnelli-e-sole-24-ore-insegnanti-sfaccendati-non-si-aggiornano-nel-modo-giusto/?fbclid=IwAR2XGQqAaNr46WkvZhMzw_Hss68FWGZDXNv5JbS0_1MKUGuMTpE1PStZHl0" target="_blank"  rel="nofollow" >che domina l&#8217;informazione in Italia</a> lavora alacremente, da anni, per costruire una base minima di consenso alle misure di indebolimento della scuola pubblica e alla privatizzazione dell&#8217;istruzione, <a href="http://contropiano.org/news/politica-news/2020/01/19/la-scuola-di-classe-di-boeri-e-soci-0123117?fbclid=IwAR2qQcAliz0qPhEiXIyJ3cEE0IUUfXrTQ-XEmyS21hqX_wviPP8ucrFc99o" target="_blank"  rel="nofollow" >in termini classisti</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che il mondo della scuola abbia creduto di potersi salvare spostando una notevole mole di voti dal centrosinistra ai 5stelle si manifesta oggi come il clamoroso abbaglio già da tempo preconizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ritrovare al governo PD e 5stelle insieme, affratellati nella devastazione di quel che resta della scuola pubblica, appare come l&#8217;inevitabile nemesi di scelte troppo ingenue o troppo poco coraggiose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sia messa la Sardegna in tale contesto, è facile constatarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con aggravanti tutte nostre, anche queste da tempo individuate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non aver puntato, già anni fa, sul pieno riconoscimento, anche normativo, della questione linguistica, è un&#8217;altra scelta che presenta oggi il conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è detto che si possa più rimediare. In ogni caso, non in tempi rapidi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non essersi opposti alle varie leggi e normative statali in materia scolastica, ha avuto un costo drammatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aver rinunciato alle potestà già presenti nello Statuto e ancora di più alla battaglia politica per accrescerle, è un errore di portata storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi resta poco da fare, al mondo della scuola, se non mobilitarsi in modo compatto, lucido e propositivo, per cercare prima di tutto di arrestare la tendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna, come detto fin troppe volte, ha necessità di rivedere radicalmente l&#8217;intero comparto scolastico, sulla base di un suo irrobustimento e di un suo adeguamento alla nostra realtà materiale, demografica e storico-geografica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insegnanti e personale scolastico in genere non devono più attendersi nulla dalla politica, né possono pensare che basti la delega a questa o quella compagine. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Specie se si tratta di compagini dalla mentalità coloniale, clientelari, dipendenti da leadership e interessi alieni all&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non possono né devono aspettarsi nulla nemmeno dalle sigle sindacali così come sono state fin qui, sempre passive, uno o più passi indietro rispetto alle dinamiche in corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sento di poter serenamente ribadire <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/02/06/scuola-democrazia-e-autodeterminazione-in-sardegna/">quanto già scritto in proposito un anno fa</a>, ma anche in occasioni precedenti (per es. <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/">qui</a>, <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/09/17/scuola-e-dipendentismo/">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/09/01/la-scuola-italiana-in-sardegna-un-nodo-da-sciogliere/">qui</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione scolastica, in Sardegna, è inestricabilmente legata a tutte le altre partite strategiche aperte, non solo in ambito culturale, ma anche negli altri settori che toccano la vita concreta delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con gli affetti che sappiamo a livello demografico e socio-economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ignorare queste impedisce non solo di risolvere i problemi della scuola, ma prima ancora di comprenderli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A parte rimandare a quanto già scritto in altri post, in questa circostanza mi preme soprattutto manifestare la mia solidarietà al mondo della scuola e in particolare ai tanti <a href="http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/01/14/docenti-precari-in-piazza-il-17-gennaio_df965407-ec70-4f6f-b601-5d7c612b93b6.html?fbclid=IwAR0u_QaSdrFPazqaJZuw-vJ3ooggz2pdacxwVplqC4_WxEAfbdM4Zzef-Ng" target="_blank"  rel="nofollow" >docenti precari</a> che rischiano di vedere sconvolta la propria esistenza dall&#8217;ennesima misura governativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia non possiamo ingannare noi stessi. Non è sfortuna, non è destino. Va bene manifestare e cercare di far valere in termini contingenti le proprie ragioni, ma il problema è strutturale e in questa prospettiva va affrontato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione scuola (ed anche la questione universitaria, ad essa collegata) è una partita decisiva. Come tale va messa in agenda, in modo prioritario, da parte di chi intenda modificare in senso democratico ed emancipativo il drammatico corso delle cose nell&#8217;isola.</p>
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		<title>La storia sarda fa discutere, viva la storia sarda (dentro e fuori dalla scuola)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2019 12:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[mitopoiesi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[socializzazione del sapere]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La questione storica e storiografica in Sardegna è una materia particolarmente sensibile. Dopo una fiammata il mese scorso (su cui avevo provato a dire qualcosa qui), è di questi giorni la discussione sull&#8217;inserimento della storia sarda nei programmi scolastici della scuola pubblica italiana. Tutto è partito da una petizione degli organizzatori della mostra interattiva &#8220;Nuragica&#8221;....</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/05/09/la-storia-sarda-fa-discutere-viva-la-storia-sarda-dentro-e-fuori-dalla-scuola/">La storia sarda fa discutere, viva la storia sarda (dentro e fuori dalla scuola)</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://proxy.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Ftse4.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.q9r8msnp3u0-J_C3z5kL5gHaHa%26pid%3D15.1&amp;f=1" alt=""/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La questione storica e storiografica in Sardegna è una materia particolarmente sensibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo una fiammata il mese scorso (su cui avevo provato a dire qualcosa <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/04/11/egemonia-culturale-e-nazionalismo-tra-italia-e-sardegna/">qui</a>), è di questi giorni la discussione sull&#8217;inserimento della storia sarda nei programmi scolastici della scuola pubblica italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto è partito da una <a href="https://www.change.org/p/ministro-della-pubblica-istruzione-inserire-la-storia-della-civilt%C3%A0-nuragica-nei-programmi-scolastici-italiani?recruiter=false&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=facebook_messenger_mobile&amp;utm_campaign=psf_combo_share_initial&amp;recruited_by_id=2ae45460-7239-11e9-80ab-d5525392e9a0&amp;share_bandit_exp=initial-15121370-it-IT&amp;share_bandit_var=v1" target="_blank"  rel="nofollow" >petizione</a> degli organizzatori della mostra interattiva &#8220;Nuragica&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intento è di sensibilizzare e possibilmente convincere il Ministero competente a inserire la storia della civiltà protostorica sarda nei programmi scolastici italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo appello sono seguite diverse adesioni, ma senza un dibattito adeguato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dibattito che è stato lanciato invece da un articolo dell&#8217;Unione del 7 maggio u.s. (che non riproduco per questioni di copyright), in cui si chiamavano a commentare la faccenda esponenti del mondo culturale e politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin qui tutto bene. Anzi, si potrebbe dire &#8220;era ora!&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senonché, vuoi per la sintesi inevitabile dell&#8217;articolo, vuoi per i facili fraintendimenti che nascono dall&#8217;affrontare una questione simile partendo da punti di vista diversi, la cosa è rapidamente degenerata in una vacua polemica social.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato chi difende il diritto dei sardi a conoscere la propria storia anche e soprattutto tramite la scuola, dall&#8217;altro chi fa notare che pretendere questo risultato dalla scuola italiana e addirittura dal Ministero competente sia sbagliato e/o incongruo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partirei dalla prima questione: inserire la protostoria sarda nei programmi scolastici italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui c&#8217;è già un grosso nodo che andrebbe sciolto prima di proseguire nell&#8217;analisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dico la mia sul punto: questa pretesa e la relativa petizione non hanno alcun senso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono due ordini di problemi, sulla faccenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo è che i programmi della scuola italiana sono programmi della scuola&#8230; italiana. Ossia, come ha sottolineato lo storico Giampaolo Salice nelle sue risposte sull&#8217;Unione, sono programmi didattici volti a formare il &#8220;cittadino italiano&#8221;, tramite (anche) la conoscenza della storia &#8220;italiana&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo discutere se esista una storia propriamente &#8220;italiana&#8221; prima che esistesse l&#8217;Italia e chi e cosa dovrebbe farne parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, per quanto mi riguarda, fino almeno a metà Ottocento, la Sardegna non dovrebbe esservi contemplata se non occasionalmente. Come del resto avviene già.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto è del tutto ovvio e persino legittimo che uno stato formi i propri cittadini sulla base di una ricostruzione storica orientata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È un fatto eminentemente politico. Sempre. Che riguardi l&#8217;Italia, la Francia, il Regno Unito, la Spagna o o chiunque altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Caso mai ci sarebbe da rispondere a Giampaolo Salice, quando si chiede se la battaglia sulla civiltà nuragica nella storia italiana sia più politica che culturale, che sì, è ovviamente una battaglia politica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è normale che lo sia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andrebbe discusso se questa pretesa abbia senso o no.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui entra in ballo il secondo ordine di problemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pretendere che la protostoria e la storia sarda antica entrino di diritto e come elementi di peso nel novero delle civiltà che costituiscono la &#8220;storia italiana&#8221; non è un affare da poco e non è per nulla scontato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di pretendere che tramite lontane glorie passate la Sardegna sia legittimamente accolta tra le componenti costitutive del senso comune e dell&#8217;immaginario collettivo italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quale scopo? A scopo di maggiore integrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vecchio pallino di una parte consistente dell&#8217;establishment affaristico, politico e intellettuale sardo dalla Perfetta Fusione in poi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per altro acquisito e fatto proprio dallo stesso sardismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere riconosciuti come italiani, sia pure speciali, fin da tempi lontani è una vecchia fissazione della nostra classe dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, dal punto di vista storico, è una stupidaggine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Beninteso, è giusto che la civiltà sarda protostorica sia conosciuta da tutti gli studenti italiani e possibilmente anche da una platea più vasta di discenti, dato che si tratta di una delle maggiori espressioni di civiltà dell&#8217;Età del bronzo mediterranea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo in qualche misura accade già. Si potrebbe pretendere che migliori la qualità delle informazioni veicolate (di solito pessima, nella manualistica in uso in Italia), non molto di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per di più, enfatizzando con tanta ostinazione il periodo nuragico si fa un enorme torto a tutto il resto della lunghissima storia dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si fa un torto soprattutto alle vicende che ne hanno segnato le sorti in epoche molto più vicine a noi e che in buona misura costituiscono le premesse del nostro presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui subentra un altro problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il diritto di conoscere la nostra storia è un diritto fondamentale dei sardi. Ma siamo sicuri che spetti alla scuola pubblica di stretta dipendenza ministeriale (dunque centralista e inevitabilmente italo-centrica) il compito di soddisfarlo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto può entrare, a quale titolo e con quale peso la storia sarda nell&#8217;organizzazione del sapere italiana?</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un bel groviglio da sbrogliare. Lanciare petizioni per inserire la storia nuragica nei programmi scolastici italiani non solo non aiuta nell&#8217;impresa, ma contribuisce ad aggrovigliare ancora di più la matassa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una storia sarda &#8220;istituzionalizzata&#8221; esisterà se e quando avremo un&#8217;organizzazione del sapere tutta nostra, ossia, in particolare, se e quando il sistema dell&#8217;istruzione pubblica in Sardegna sarà autonomo da quello dello stato centrale (almeno in parte). </p>



<p class="wp-block-paragraph">O, ovviamente, se e quando la Sardegna avrà un suo ordinamento statuale indipendente a cui sarà incardinata la sua scuola pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è molto da aggiungere, su questo aspetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non voglio nemmeno tornare sugli aspetti ulteriori della faccenda, quelli che chiamano in causa la creazione di &#8220;miti delle origini&#8221; da cui far discendere rivendicazioni &#8220;identitarie&#8221; di dubbia natura politica. Del resto, <a href="https://sardegnamondo.eu/2014/10/13/la-mitopoiesi-come-arma-di-distrazione-di-massa-e-come-strumento-di-egemonia-culturale/">ho già detto la mia</a> in materia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cosa che dovrebbe preoccuparci è molto più pratica che teorica: come mettere in contatto i discenti sardi e chiunque altro voglia conoscere la storia dell&#8217;isola e delle sue genti con i contenuti che la riguardano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E sottolineo che sto parlando di storia, non di ipotesi tutte da validare e verificare. Tanto meno sto parlando di mitologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per evitare fraintendimenti e manipolazioni, oltre alle nozioni, la cosa che va insegnata è il metodo storico. Lo dico da tempo e sono contento di non essere da solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo storico è uno strumento analitico e critico potentissimo, valido anche per affrontare la mole di informazioni da cui siamo quotidianamente bombardati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Verifica e confronto delle fonti, immedesimazione, sguardo ampio, sospensione del giudizio, dubbio sistematico, consapevolezza della perfettibilità e persino falsificabilità delle conoscenze raggiunte, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che sul mero nozionismo (male atavico della scuola italiana), bisognerebbe puntare sul discorso metodologico, dunque.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo di che, dato che la conoscenza storica è comunque un fattore culturale e civile di peso, è del tutto legittimo che si debbano cercare strade opportune ed efficaci per consentirla a tutti i sardi, a partire dalla scuola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui torniamo appunto al lato pratico della questione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lato pratico a cui qualcuno ha già pensato di mettere mano *facendo qualcosa*, anziché parlarne e basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi riferisco in particolare al collettivo <a href="https://lastoriasarda.com/" target="_blank"  rel="nofollow" >La Storia Sarda nella Scuola Italiana</a>, che da anni lavora a produrre, in termini professionali, materiali didattici immediatamente e gratuitamente utilizzabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un esempio concreto. So che ci sono altre esperienze, più localizzate o estemporanee, analoghe a questa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non bisogna temere la passione diffusa dei sardi per la propria storia. È sì una faccenda delicata, ma nasce da un&#8217;esigenza vera, non ideologica o necessariamente &#8220;identitaria&#8221;. È un diritto, prima di tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta a tale richiesta deve venire da diversi soggetti, ognuno per la propria parte di competenze e di responsabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Direi prima di tutto dall&#8217;ambito storico accademico, che deve essere consapevole del suo delicato ruolo di intermediazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur facendo parte dell&#8217;organizzazione del sapere italiana e dei ruoli organici ad essa, dall&#8217;altra parte deve anche rispondere a una collettività storica a cui comunque appartiene, in cui agisce, produce saperi e senso comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, non bisogna mai cedere alla tentazione di riscrivere la storia &#8220;a tesi&#8221; (tentazione a cui a volte proprio l&#8217;ambito accademico ha ceduto, bisogna dire).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;insieme, è doveroso rilanciare il dibattito pubblico su questi temi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito va affrontato e va alimentato, non rifuggito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma vanno anche mantenuti una onestà intellettuale e un senso di responsabilità se possibile più forti del solito, data la delicatezza della materia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questa serie di ragioni non ho firmato né firmerò la petizione per l&#8217;inserimento della storia nuragica nella scuola italiana, ma continuerò a battermi per la diffusione e la divulgazione della storia sarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Confido che la discussione prosegua e cresca, sia in quantità sia in qualità. </p>
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		<title>Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jun 2018 12:38:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si parla molto dei cattivi risultati degli studenti sardi, in questi giorni, ma senza alcuna prospettiva critica e analitica. È un tema rilevante, ma non ha alcun senso trattarlo in modo sensazionalistico e slegato dalle condizioni storiche generali e dagli altri fattori in gioco. “Voi sarete la classe dirigente di domani.” Quante volte ho sentito...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter " src="https://photos.wikimapia.org/p/00/04/56/78/49_big.jpg" width="628" height="471" /></p>
<p><em>Si parla molto dei <a href="http://www.lanuovasardegna.it/regione/2018/06/17/news/sardegna-record-di-bocciati-nelle-scuole-superiori-l-isola-e-all-ultimo-posto-in-italia-1.16972382" target="_blank"  rel="nofollow" >cattivi risultati degli studenti sardi</a>, in questi giorni, ma senza alcuna prospettiva critica e analitica. È un tema rilevante, ma non ha alcun senso trattarlo in modo sensazionalistico e slegato dalle condizioni storiche generali e dagli altri fattori in gioco.</em><span id="more-2901"></span></p>
<p>“Voi sarete la classe dirigente di domani.” Quante volte ho sentito questa affermazione, quando frequentavo il liceo.</p>
<p>Voleva esser uno stimolo a impegnarci di più, ad essere all’altezza di un compito che la nostra pretesa appartenenza sociale (dato che studiavamo al liceo classico) ci imponeva.</p>
<p>Per fare in modo che tale appartenenza sociale diventasse da ipotetica a reale, il filtro che si opponeva agli outsider era piuttosto selettivo.</p>
<p>Un intero corso di studi superiori concepito in termini classisti.</p>
<p>Le stesse quattro sezioni del triennio erano costruite con criteri di classe e di percorsi obbligati.</p>
<p>La sezione A dei predestinati; la sezione B come sua succursale; la sezione C dei quadri intermedi, degli “intellettuali organici” diciamo; la sezione D dei “vari ed eventuali”, prevalentemente pendolari, da cui magari sarebbe potuto emergere qualche caso eccezionale da cooptare nella sunnominata “futura classe dirigente”.</p>
<p>Tutto ciò, alla luce del sole, senza infingimenti o ipocrisie. Solo, difficile da riconoscere a prima vista da parte di un quattordicenne o anche di un sedicenne. Specie nell’epoca post 1980 del “riflusso”, del “ritorno al privato”.</p>
<p>Ma l’impostazione classista e italo-centrica della scuola in Sardegna non emergeva (non emerge?) solo nell’augusto contesto di un liceo classico. Fin dalle scuole elementari la selezione era ferrea.</p>
<p>Uno dei criteri della selezione era senz’altro la lingua.</p>
<p>Non sono così giovane da non aver conosciuto le punizioni corporali e soprattutto lo stigma negativo di cui erano oggetto i bambini che usassero il sardo come prima lingua di socializzazione.</p>
<p>Uno stigma che poi permaneva per tutta la carriera scolastica, a meno che il sardo-parlante in questione non capisse l’antifona e si desse una regolata.</p>
<p>Così poteva capitare – e qui torno all’aneddotica auto-biografica – che, un giorno, alla richiesta di una docente su chi usasse comunemente il sardo a casa, nessuno o pochissimi alzassero la mano, neppure tra quelli/e che tutti sapevamo che invece lo facevano.</p>
<p>Per altro, nella circostanza citata, la richiesta era dovuta a una curiosità linguistica positiva, una correlazione filologica tra alcune parole sarde e le corrispondenti parole greche. Nulla di dispregiativo.</p>
<p>Eppure la sola idea di auto-denunciarsi come sardo-glotti aveva paralizzato le anime fragili di tanti miei compagni e compagne.</p>
<p>Questo è un aspetto della complicata relazione tra i sardi e la scuola che troppo facilmente si omette dalle analisi sugli scadenti risultati degli studenti sardi.</p>
<p>Sarebbe sicuramente di interesse strategico avviare una indagine conoscitiva, una ricerca sistematica e a vario livello, su questo problema.</p>
<p>Ho idea che ne emergerebbero cose sorprendenti. Sorprendenti se non altro per chi si ostina a non prendere in considerazione, come fattori storici decisivi, la pesante zavorra della subalternità culturale, dei dispositivi coloniali e dell’acculturazione forzata.</p>
<p>Tanti bocciati e tanti ragazzi che non finiscono un regolare corso di studi, nelle scuole sarde. O meglio, nelle scuole italiane in Sardegna. È un dato che ormai potremmo storicizzare, tanto è duraturo.</p>
<p>È una notizia che a mia memoria fa capolino nelle cronache a cadenza regolare da diversi anni (per esempio nel <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2014/11/26/dispersione-scolastica-record-in-sardegna-e-al-256_9206efb6-5c9c-4489-83bd-47e0e81a45b3.html" target="_blank"  rel="nofollow" >2014</a>, o nel <a href="http://www.sardiniapost.it/cronaca/dispersione-scolastica-sardegna-testa-alla-classifica-nazionale/" target="_blank"  rel="nofollow" >2016</a>, ma se ne trova traccia anche in precedenza).</p>
<p>Sono numeri e i numeri non mentono, si dirà. Dipende, potrei rispondere. I numeri non hanno voce propria e di solito dicono quello che gli si fa dire.</p>
<p>Chi controlla l’organizzazione del sapere e chi gestisce i mezzi di informazione ha tutta la possibilità di imporre la propria arbitraria lettura anche sui freddi dati statistici.</p>
<p>Così, ancora una volta, si presentano questi risultati prevalentemente come una colpa. E qui già siamo su un terreno paludoso.</p>
<p>In più, tale colpa sembrerebbe ascrivibile ai ragazzi stessi. In seconda battuta, agli insegnanti sardi. In ultima analisi ai sardi in quanto tali.</p>
<p>Nessuna di queste tre categorie ha alcuna colpa di alcunché. Primo, perché non è questione di colpa o di merito. Secondo, perché queste tre categorie sono caso mai le vittime e non i colpevoli.</p>
<p>Io non so dare risposte alla domanda ovvia sulle cause dell’alta dispersione scolastica in Sardegna, né sulle cause dell’alto numero di giovani che non studiano né lavorano. Posso giusto fare delle ipotesi, che però servono a poco.</p>
<p>Servirebbero invece studi seri, come auspicato più sopra, non mere raccolte di dati statistici.</p>
<p>Di sicuro non serve usare queste notizie come strumento di ulteriore depressione dell’amor proprio collettivo e come anestetico per la sana voglia di riscatto sociale e politico, oggi nonostante tutto ancora molto diffusa nell&#8217;isola.</p>
<p>È tutto l’insieme delle condizioni di vita in Sardegna che mostra indici preoccupanti in troppi ambiti strutturali. Mi pare ridicolo stupirsi poi se gli esiti sono drammatici.</p>
<p>Basta elencare alcuni dei nodi principali, i primi che vengono in mente, per avere un quadro della situazione.</p>
<p>La sistematica insufficienza infrastrutturale e nei trasporti (di cui sono responsabili tanto lo stato centrale, quanto la nostra classe politica podataria).</p>
<p>La devastazione del welfare e dei servizi sanitari pubblici.</p>
<p>L’indebolimento della scuola sia a livello di presenza infrastrutturale nel territorio sia come agenzia formativa ed educativa (e anche qui Stato e Regione sono in combutta).</p>
<p>La subalternità della classe politica sarda a centri di interesse esterni e a scelte politiche eterodirette.</p>
<p>L&#8217;accettazione delle servitù militari e industriali come inevitabili, con le loro conseguenze di inquinamento ambientale, sociale e politico.</p>
<p>Tutto questo ha un peso e un costo.</p>
<p>Lo spopolamento, la scarsissima natalità, l&#8217;impoverimento, i problemi ambientali, la dispersione scolastica sono delle conseguenze ovvie, in presenza di tali fattori. Inutile far finta di stupirsene.</p>
<p>Le risposte della politica sarda quali sono? Lamentazioni, <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/06/04/pigliaru-dossier-sardegna-al-governo_dee5fa3d-9a1e-47f7-9fc4-2c7440c29991.html" target="_blank"  rel="nofollow" >ipocriti appelli</a> alla benevolenza del governo centrale di turno, proclami vacui ma ben sorretti dai mezzi di informazione compiacenti, stigma o silenzio o sabotaggio contro qualsiasi proposta alternativa.</p>
<p>Naturalmente, in tutto questo, le casse della Regione riescono comunque a pagare le infrastrutture stradali (anche quelle di competenza statale), la continuità territoriale aerea e navale (che negli altri stati in cui esiste è a carico del governo centrale), tutta la sanità (ma distruggendo il sistema pubblico con la scusa dei “tagli”, nello stesso momento in cui si reperiscono decine di milioni di euro da dirottare verso una <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/06/11/mater-olbia-indipendentisti-lo-bocciano_06cfe98d-98fc-48b3-ab59-32130f9bf4db.html" target="_blank"  rel="nofollow" >struttura privata</a>).</p>
<p>Ma è una spesa pubblica mal assemblata, mal diretta e mal gestita, com&#8217;è evidente. Destinata al mantenimento dell&#8217;attuale stato di cose, non certo al suo miglioramento, tanto meno al suo mutamento radicale.</p>
<p>Purtroppo ritrovarci con una popolazione sempre meno numerosa, sempre più anziana, più malata e più ignorante garantisce a tale infernale meccanismo di dominio la sua perpetuazione.</p>
<p>Ed è fin troppo facile inoculare in questo corpo malato il virus del razzismo.</p>
<p>Questa è una novità relativa. Da tempo questo problema è stato sollevato dagli <a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/7929" target="_blank"  rel="nofollow" >osservatori meno addomesticati</a>. Pochi, certo, ma ci sono. Se n&#8217;è parlato anche <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/09/02/razzismo-e-neo-colonialismo-facce-della-stessa-medaglia/">qui</a>.</p>
<p>Vedere tanti sardi sbavare e sbraitare in modo totalmente sgrammaticato (sia in sardo sia in italiano) contro i migranti è il sintomo preciso della prossimità di un punto di non ritorno.</p>
<p>Quanto sia umiliante e degradante &#8211; per loro e in fondo, almeno in parte, per tutti i sardi &#8211; questo atteggiamento, è evidente. O dovrebbe esserlo.</p>
<p>D&#8217;altra parte, molti di coloro che lamentano la deriva razzista e la connettono con l’ignoranza diffusa nel popolo, auspicando una riduzione del suffragio universale, sono tra i responsabili o i beneficiari di questa situazione. Nelle istituzioni, nei partiti, nella società civile, nei mass media.</p>
<p>Del resto &#8211; lo ricordo en passant &#8211; abbiamo un <a href="http://www.uspcagliari.it/?s=luca+cancelliere" target="_blank"  rel="nofollow" >dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Cagliari</a> che simpatizza apertamente per Casa Pound e scrive sul suo sito. E la cosa non sembra preoccupante per nessuno.</p>
<p>Il degrado non è casuale e non è un effetto accessorio di fenomeni slegati tra loro. Ci sono responsabilità storiche e pratiche quotidiane ancora in azione, allo scopo di farne la condizione normale e permanente della Sardegna.</p>
<p>Non cercate di incantarci con la storia dei sardi ignoranti e meritevoli di ogni sfortuna. È una storia vecchia. Fa ancora il suo sporco lavoro, è vero. Ma ormai è indifendibile.</p>
<p>Lamentare i cattivi risultati degli studenti sardi senza farsi le giuste domande e senza avere il coraggio di cercare davvero le risposte è un esercizio retorico stucchevole e dannoso.</p>
<p>Non connettere questo problema con tutto il resto è sbagliato.</p>
<p>Alla Sardegna, tra le altre cose, serve urgentemente una scuola più efficiente, più democratica, più calibrata sui bisogni e sulle caratteristiche demografiche e culturali locali.</p>
<p>Questa necessità, per forza di cose, non sarà mai (e dico <em>mai</em>) soddisfatta dai governi italiani, di qualsiasi colore essi siano. Di sicuro, non dall&#8217;attuale governo gialloverde (con ampie zone d&#8217;ombra, per altro).</p>
<p>E questa è solo una delle nostre diverse necessità strategiche a cui dare risposta nel più breve tempo possibile.</p>
<p>Risposte che non troveremo se non dentro un processo di democratizzazione radicale della nostra società, di riscatto sociale, politico e culturale generalizzato, di autodeterminazione collettiva.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/18/scuola-in-sardegna-problemi-ipotesi-connessioni-e-mancate-risposte/">Scuola in Sardegna: problemi, ipotesi, connessioni e mancate risposte</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Mass media e rivolta dell&#8217;oggetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2014 10:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[analfabetismo funzionale]]></category>
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		<category><![CDATA[Marshall McLuhan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Periodicamente si accende la discussione a proposito di internet e soprattutto di social network. Un po&#8217; come accadeva fino a pochi anni fa a proposito di televisione. È capitato anche nei giorni scorsi, suscitata dall&#8217;episodio dell&#8217;uomo che ha ucciso la moglie e se n&#8217;è vantato su Facebook, ottenendo alcune centinaia di &#8220;mi piace&#8221;. La discussione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Mass media e rivolta dell&#039;oggetto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/12/03/mass-media-e-rivolta-delloggetto/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Periodicamente si accende la discussione a proposito di internet e soprattutto di social network. Un po&#8217; come accadeva fino a pochi anni fa a proposito di televisione. È capitato anche nei giorni scorsi, suscitata dall&#8217;episodio dell&#8217;uomo che ha ucciso la moglie e se n&#8217;è vantato su Facebook, ottenendo alcune centinaia di &#8220;mi piace&#8221;. La discussione si è svolta su tutti i media disponibili, naturalmente anche sugli stessi social network.<span id="more-1344"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente, ha ripreso a girare su FB un annuncio di tipo pseudo-legale, postato da vari utenti per intimare a FB medesimo il rispetto dei loro dati personali e della loro proprietà intellettuale sui propri contenuti. Una bufala bella e buona, di cui sono vittima persone di varia età ed estrazione sociale. Nel momento in cui ci si iscrive a FB, se ne accetta la proposta contrattuale in tutto e per tutto. Ciò che pubblichiamo su FB è nella disponibilità piena di FB. FB e i social media estraggono un valore dai nostri contenuti e ne traggono un profitto. È così che funziona. L&#8217;unico modo per non sottostare a questo meccanismo è non immettere dati su FB.</p>
<p style="text-align: justify;">A queste evenienze contingenti e specifiche vorrei ricollegare il discorso sulla <a href="http://www.istat.it/it/files/2014/11/Internet@Italia2013-def.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >diffusione dell&#8217;uso di internet</a> in Italia e in Sardegna. Ed anche la sua relazione con il grado di alfabetizzazione informatica e di alfabetizzazione tout court della popolazione. Mi pare che sia le reazioni al primo episodio, sia l&#8217;imperversare della bufala legale sulla protezione dei propri contenuti su FB segnalino una grande e diffusa mancanza di consapevolezza nell&#8217;uso del web e una più generale incomprensione del fenomeno internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Internet è un medium complesso. Si potrebbe dire che è un insieme di dispositivi e di meccanismi, più che un unico medium. Il funzionamento di tale medium sfugge ai più. Lo si usa per ciò che interessa, senza farsi troppe domande, un po&#8217; come si accende una luce entrando in una stanza, senza chiedersi tutte le volte come funziona la lampadina e da dove viene l&#8217;energia che la fa funzionare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema dei media è che hanno una connessione diretta, corporea, con le nostre persone. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >McLuhan</a> li definisce come estensioni del nostro sistema nervoso centrale. I media tecnologici ci collocano su un gradino evolutivo sbilanciato verso la cibernetica, sia pure ancora in termini che a un eventuale osservatore futuro potranno sembrare rozzi e primitivi. I media non sono dei semplici oggetti d&#8217;uso. Essi agiscono su di noi e sull&#8217;ambiente in cui siamo immersi. E ogni nuovo medium cambia l&#8217;intero sistema dei media che usiamo e dunque cambia noi stessi e l&#8217;ambiente circostante.</p>
<p style="text-align: justify;">Non corrisponde al vero l&#8217;idea che nuovi media e nuove tecnologie cancellino ciò che esisteva prima di loro. In questa faccenda si procede per accumulo e ridefinizione del sistema. Il fatto di aver inventato la scrittura non ha cancellato la trasmissione orale delle informazioni, l&#8217;ha modificata. Così come la stampa non ha eliminato la scrittura a mano e la televisione non ha eliminato la radio. Ciò che succede è che alla comparsa di un nuovo medium i media già esistenti riformulano il loro status e anche la loro funzione. Il sistema ritrova rapidamente un equilibrio. In più, in questi anni assistiamo in modo molto evidente a un vasto fenomeno di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Jenkins" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >convergenza</a>. Quest&#8217;ultimo è un corollario del ragionamento fatto fin qui, che acquista con i nuovi media informatici una dimensione più esplicita.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si può constatare quotidianamente, i diversi media dialogano tra loro, si sovrappongono, si passano contenuti, concorrono insieme a formare una nebulosa mediatica unitaria, benché articolata al suo interno. Noi ci siamo dentro e ne siamo parte.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea che alcune manifestazioni di crudeltà, insensibilità o violenza siano insiti in uno o l&#8217;altro dei media che formano questa nebulosa è errata. Il fatto che l&#8217;annuncio del tizio che ha ucciso sua moglie sia stato apprezzato da decine di persone su FB non ci dice nulla su FB. Ci dice qualcosa sul mondo che di FB si serve. Un po&#8217; anche sul funzionamento di FB, ma non nel senso immaginato da chi ne condanna l&#8217;infausto ascendente sugli ignari e indifesi utilizzatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente i media non sono neutri. Proprio per la loro natura di estensione funzionale di noi stessi e di acceleratori di connessioni, essi influiscono, ognuno a modo suo, sugli esiti che hanno le nostre azioni e le nostre dichiarazioni, sulla forma che prende un discorso, sulla forma che prendono le sue ramificazioni ulteriori e sulla reazione che ciascuno di noi ha davanti a una informazione. Ma non bisogna mai dimenticare che i media sono, appunto&#8230; media, mezzi, strumenti. Non costruiscono da sé la realtà che veicolano. Non del tutto, almeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tralascio qui il discorso dei tentativi di controllare internet e di limitarne la libertà insiti spesso nelle campagne di stampa contro i social media (che NON sono internet, ricordiamolo sempre). È una questione importante, ma in questo caso la lascerei sullo sfondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei problemi che mi sembra urgente affrontare è la capacità e la consapevolezza che dimostriamo nell&#8217;uso di media così potenti e pervasivi. Temo che in tale discorso abbia più peso di quanto sospettiamo la questione dell&#8217;analfabetismo funzionale diffuso e dell&#8217;impoverimento della scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza studi appropriati si possono solo fare ipotesi. La mia impressione è che l&#8217;uso consapevole e non solo passivo, subìto, dei media informatici dipenda molto dal grado di alfabetizzazione e dalla capacità di &#8220;lettura profonda&#8221; di cui dispongono gli utenti. Anche qui non esiste una separazione netta tra media e tra capacità umane. Un grado di alfabetizzazione alto, la capacità di leggere e di comprendere testi complessi, di fare connessioni, ecc. consente di usare meglio e con maggiore accortezza anche media che per loro natura richiedono un tipo di fruizione diverso, rapido, in superficie. È vero che i giovani oggi appaiono molto più capaci di usare gli strumenti tecnologici. A tal proposito di parla di &#8220;nativi digitali&#8221;. Tuttavia mi sembra che la concreta capacità di utilizzo dei media più sofisticati richieda ancora &#8211; e sempre più &#8211; il tipo di formazione che di solito tendiamo a separare nettamente dalla tecnologia e dall&#8217;informatica: quello umanistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un pezzo sono arrivato alla conclusione che la netta distinzione, molto italiana, tra materie scientifiche e materie umanistiche sia una sciocchezza. Quando sento qualcuno sostenere di essere da sempre versato nelle lettere <em>e dunque</em> scarso in matematica, non dico che metterei mano alla pistola (perché non ce l&#8217;ho), ma diciamo che come minimo devo fare uno sforzo per tenere per me gli improperi coloriti che mi vengono in mente. In ambito informatico e nell&#8217;uso di internet c&#8217;è la dimostrazione palese di quanto sia stupida questa pretesa separatezza.</p>
<p style="text-align: justify;">La capacità di leggere e di comprendere, di tenere presente la complessità di un discorso anche nel momento in cui lo si sintetizza (magari in un post su FB o su Twitter), la percezione dei vari livelli di una questione, la capacità di dissociare giudizi sulla persona da giudizi sulle opinioni espresse da quella persona, ecc. sono tutte qualità che si possono apprendere ed esercitare. Uno dei modi per farlo è leggere molto e anche cose diverse, avere capacità analitica profonda, saper distinguere e riconnettere informazioni. Sono qualità di cui tutti i cittadini dovrebbero essere forniti. È una dotazione di strumenti molto più importante di qualsiasi apparato nozionistico siamo in grado di memorizzare. L&#8217;agenzia formativa principale, in questo come in altri campi, è la scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Impoverire la scuola è pericoloso anche in questo senso. La disponibilità di tecnologie informatiche sempre più sofisticate deve essere accompagnata da una capacità di utilizzo e di consapevolezza adeguate. Pensare che basti la facilità pratica nell&#8217;uso di uno smartphone per fare di un ragazzo un buon utilizzatore di tecnologia informatica è una sciocchezza molto pericolosa. Se non sai usare un dizionario o un&#8217;enciclopedia cartacea, non saprai nemmeno fare una buona ricerca su internet o su wikipedia, tanto meno estrarne le informazioni che ti servono e assemblarle alla bisogna. Se non sei abituato a leggere un testo lungo e complesso, non c&#8217;è verso che saprai comprendere una notizia letta al volo su internet. Se non sai risalire una catena di informazioni fino a trovare ciò che ti serve, non saprai distinguere notizie false da notizie vere. Sostenere dunque che sia utile o addirittura indispensabile informatizzare la scuola, magari a discapito di qualche materia apparentemente obsoleta, è un potenziale danno, le cui conseguenze possono essere molto peggiori di quanto immaginiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">La complessità va affrontata adattandosi alla complessità, non semplificando e riducendo i mezzi di comprensione. Evitare di esserne pieni cittadini a pieno titolo, con consapevolezza e mezzi adeguati, non renderà affatto la complessità meno complessa. Potrà sembrare che la nostra vita sia semplificata, invece saremo semplicemente ridotti a meri oggetti di forze incomprensibili. Un po&#8217; come i nostri lontani antenati davanti alle forze della natura. Il diffuso approccio superstizioso all&#8217;informatica e ai social media segnala già ora una deriva molto pericolosa, in questo senso.</p>
<p style="text-align: justify;">A poco vale pubblicare su FB annunci minacciosi in un linguaggio da legulei (che la maggior parte di chi lo copia non comprende nemmeno). Bisogna sapere cosa si sta usando, come funziona, quali rapporti di forza, quali nodi relazionali e di che genere nasconde. Internet non è una lampadina, non puoi utilizzarlo senza curarti affatto della sua natura e del suo funzionamento. Meno siamo alfabetizzati, in senso ordinario, tradizionale, meno lo saremo in senso informatico. Più è povera la nostra disponibilità di strumenti critici, la nostra capacità analitica, più sarà superficiale e passivo l&#8217;uso che facciamo di internet.</p>
<p style="text-align: justify;">È una questione molto grande, direi decisiva. Approntare studi adeguati, che non si limitino alla raccolta quantitativa di dati statistici, è fondamentale. Ed è fondamentale garantire il funzionamento e la qualità della scuola, specie di quella pubblica, aperta a tutti. È fondamentale per la nostra qualità della vita, per la qualità delle nostre relazioni, per la qualità della politica. Perciò la politica deve farsene carico a pieno titolo e con la dovuta dose di attenzione, possibilmente sotto la vigilanza e con la collaborazione di una classe intellettuale attiva, preparata e adeguata al compito.</p>
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		<title>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: esempio pratico</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/05/17/tutto-sai-sardegna-falso-esempio-pratico2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 17:43:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<category><![CDATA[testi scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa studiamo a scuola sulla Sardegna, cosa studiano i nostri figli? Su cosa si basa l’idea che abbiamo di noi stessi? Ecco un esempio tratto da un sussidiario in uso anche nelle scuole sarde. Un testo per la quinta elementare (MAGISTRALI-GIROTTI-CANALI, Il tempo dei saperi. Sussidiario delle discipline, Milano, Minerva Scuola, 2009). Cito testualmente: Le...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/05/17/tutto-sai-sardegna-falso-esempio-pratico2/">Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: esempio pratico</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: esempio pratico' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/05/17/tutto-sai-sardegna-falso-esempio-pratico2/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Cosa studiamo a scuola sulla Sardegna, cosa studiano i nostri figli? Su cosa si basa l’idea che abbiamo di noi stessi? Ecco un esempio tratto da un sussidiario in uso anche nelle scuole sarde. Un testo per la quinta elementare (MAGISTRALI-GIROTTI-CANALI, <em>Il tempo dei saperi. Sussidiario delle discipline</em>, Milano, Minerva Scuola, 2009). Cito testualmente:<span id="more-138"></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le regioni del sud. La Sardegna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La popolazione</em></p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna è una regione a statuto speciale. La popolazione, fino ad alcuni decenni fa, viveva nei grandi e piccoli centri dell’interno. Ora invece si sta spostando verso la costa, dove è più facile trovare lavoro nel settore terziario, in aumento costante.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante la costruzione di veloci superstrade, i collegamenti con i centri minori sono ancora difficoltosi. Grazie al turismo, invece, sono in crescita i trasporti marittimi e aerei a Porto Torres, Alhero, Olbia e Cagliari.<span id="more-3098"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Capoluogo della regione, Cagliari è sempre stata una città importante, anche per la posizione strategica: rappresenta infatti lo sbocco sul mare del fertile Campidano, intensamente coltivato, e delle miniere del Sulcis e dell’Iglesiente. Oggi è il maggior centro culturale, industriale e commerciale della regione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una storia di dominazioni</em></p>
<p style="text-align: justify;">I primi abitanti della Sardegna, intorno al XX secolo a.C., furono i Sardi, che ci hanno lasciato circa 7000 nuraghes sparsi per l’isola. Poi giunsero i Fenici, i Romani, i Bizantini e gli Arabi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per sfuggire alle incursioni di questi ultimi, a partire dal VII secolo d.C., le popolazioni si ritirarono verso l’interno, dove non a caso si trovano quasi tutti i capoluoghi di provincia.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito, le repubbliche marinare di Pisa e Genova imposero il loro dominio sull’isola. Esse furono soppiantate dagli spagnoli che, a loro volta, furono sostituiti dai Savoia. Con i Savoia la Sardegna entrò a far parte del Regno d’Italia.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alla maggior parte dei sardi, anche istruiti, questo testo sintetico non dirà nulla di particolare. Una semplice ricostruzione, adeguatamente breve e calibrata sulle capacità di comprensione del lettore, rispondente a verità evidenti, pacifiche. Eppure si tratta di un testo profondamente scorretto, sia dal punto di vista dei contenuti, sia da quello metodologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Preciso l’obiezione in termini puntuali, passaggio per passaggio. Poi vorrei anche offrire un esempio di come si possa scrivere un testo sintetico e ugualmente adatto al target cui è riferito senza affastellare sciocchezze e produrre effetti distorsivi e debilitanti sull’immaginario infantile (con conseguenze facilmente intuibili nel percorso di consapevolezza e di acquisizione del senso di appartenenza).</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto è scorretto descrivere la Sardegna come una regione meridionale italiana. La Sardegna <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2012/09/28/definirsi-per-ubicarsi-ubicarsi-per-ri-conoscersi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" ><em>non è</em> una regione italiana</a> in senso storico-geografico e non può dunque essere nemmeno una regione italiana meridionale. La qualifica di “meridionale”, nella narrazione egemonica italiana, porta con sé inevitabilmente una connotazione negativa, che ovviamente in questo caso si estende alla Sardegna, che pure col meridione dell’Italia ha poco a che fare (oltre alla storia, basterebbe prendere in considerazione i dati statistici e demografici per farsi un’idea di questa estraneità strutturale).</p>
<p align="JUSTIFY">Veniamo al resto.<em><br />
</em></p>
<p align="JUSTIFY"><em>La Sardegna è una regione a statuto speciale. La popolazione, fino ad alcuni decenni fa, viveva nei grandi e piccoli centri dell’interno. Ora invece si sta spostando verso la costa, dove è più facile trovare lavoro nel settore terziario, in aumento costante.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Questo passaggio è abbastanza obiettivo e non dà notizie false. È però largamente reticente sulle cause di un fenomeno che pure andrebbe spiegato o circostanziato. Ma lo spazio è poco, si dirà. Vero. Ma allora si poteva anche scegliere di evidenziare un altro aspetto della nostra demografia.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Nonostante la costruzione di veloci superstrade, i collegamenti con i centri minori sono ancora difficoltosi. Grazie al turismo, invece, sono in crescita i trasporti marittimi e aerei a Porto Torres, Alghero, Olbia e Cagliari.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Qui cominciano le prime magagne evidenti. La costruzione di veloci superstrade è una fantasia mica da ridere. Come chiunque può testimoniare, è un’informazione falsa. E non solo falsa, ma anche vagamente (e crudelmente) beffarda. I trasporti marittimi e aerei sono in una situazione ridicola al limite della mortificazione e il turismo (che in Sardegna è un fattore economico di secondo piano, debole, a uno stadio primitivo e senza alcun radicamento) è una vittima delle carenze di questo settore, non certo la causa di una sua pretesa crescita.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Capoluogo della regione, Cagliari è sempre stata una città importante, anche per la posizione strategica: rappresenta infatti lo sbocco sul mare del fertile Campidano, intensamente coltivato, e delle miniere del Sulcis e dell’Iglesiente. Oggi è il maggior centro culturale, industriale e commerciale della regione.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Che Cagliari sia il maggior centro culturale dell’isola è tutto da dimostrare. Quanto a industria e commercio, se ne può discutere, ma con giudizio. Certamente meriterebbero di essere citati almeno gli altri centri principali. Il “fertile Campidano”, purtroppo – ahinoi! – è largamente abbandonato. Sulle miniere spero non ci sia bisogno di infierire.</p>
<p align="JUSTIFY">Proseguiamo col secondo capitolo.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Una storia di dominazioni</em></p>
<p align="JUSTIFY">Il titolo è già un programma. Una volta offerta tale cornice concettuale, il gioco è fatto. La Sardegna è una terra dominata, dipendente e tributaria. Niente di particolarmente significativo può essersi verificato sul suo territorio.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>I primi abitanti della Sardegna, intorno al XX secolo a.C., furono i Sardi, che ci hanno lasciato circa 7000 nuraghes sparsi per l’isola. Poi giunsero i Fenici, i Romani, i Bizantini e gli Arabi.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Se i primi abitanti della Sardegna erano i Sardi, oggi chi sono? Il dato che l’isola sia abitata solo dal 2000 a.C. è una panzana che non riesco a giustificare in alcun modo. Sulla civiltà nuragica non si dice nulla al di là del dato assolutamente insignificante e difficile da capire dei 7000 nuraghi. Dato tra l’altro abbastanza fantasioso, visto che i nuraghi (ossia, suppongo, le aree archeologiche nuragiche) non sono mai stati censiti come si deve. L’elenco dei dominatori poi è piuttosto approssimativo. È davvero lecito parlare di una dominazione fenicia? E nel frattempo che la Sardegna passava da un dominatore all’altro i sardi cosa hanno fatto? Se ne sono andati da qualche altra parte?</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Per sfuggire alle incursioni di questi ultimi, a partire dal VII secolo d.C., le popolazioni si ritirarono verso l’interno, dove non a caso si trovano quasi tutti i capoluoghi di provincia.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Dalle incursioni arabe i sardi si difesero. Non solo si difesero dagli arabi, ma anche da longobardi e ostrogoti. Poi, visto che c’erano, si inventarono una nuova civiltà, quella giudicale. Ma evidentemente lo spazio era troppo poco per infilarci quattro o cinque secoli di storia: meglio far finta che non ci sia stata. Il riferimento ai capoluoghi di provincia è maldestro, oltre che fuorviante. A quali capoluoghi ci si riferisce? E cosa c’entra l’attuale qualificazione amministrativa del nostro territorio con il discorso in oggetto? Non so se basti la motivazione del poco spazio e della necessità di sintesi per giustificare tutto ciò.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>In seguito, le repubbliche marinare di Pisa e Genova imposero il loro dominio sull’isola. Esse furono soppiantate dagli Spagnoli che, a loro volta, furono sostituiti dai Savoia. Con i Savoia la Sardegna entrò a far parte del Regno d’Italia.</em></p>
<p align="JUSTIFY">Questa sintesi è meravigliosa! La dominazione “pisana <em>e</em> genovese” non solo è inventata di sana pianta, ma suona addirittura ridicola a chi abbia anche solo una vaga idea dei rapporti tra le due città commerciali italiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Certamente citarla serve a inserire la Sardegna in una ipotetica storia italiana, alla quale altrimenti risulterebbe troppo estranea. Tanto più che le due repubbliche marinare vengono inopinatamente “soppiantate” da quei cattivoni degli spagnoli (come? quando? a che titolo? e i sardi cosa fecero? non si sa e non è importante saperlo).</p>
<p align="JUSTIFY">Per fortuna poi arrivano i Savoia che conducono trionfalmente l’isola nel Regno d’Italia (anche qui, non si sa come). Certo, da questa pappardella si potrebbe facilmente evincere che la Sardegna oggi si trova semplicemente sotto l’ultima delle dominazioni, quella italiana.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma non sono sicuro che questa conclusione sarebbe accolta serenamente dagli estensori della sintesi. Infatti la nostra storia viene opportunamente fatta terminare una volta entrati nel Regno d’Italia. Il resto non conta.</p>
<p align="JUSTIFY">Ovviamente si potrebbe discutere a lungo delle manchevolezze del testo in questione e della visione ideologica di cui il è frutto. Ma siccome sono temi largamente affrontati in questo stesso blog (e <a href="http://sardegnamondo.blog.tiscali.it/2013/05/05/tutto-quello-che-sai-sulla-sardegna-e-falso-il-libro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >nel libro</a> da cui trae il titolo il presente post), a questo punto preferisco offrire una versione alternativa dei due capitoletti citati, mantenendone grosso modo l’estensione.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Popolazione ed economia</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna è una grande isola del Mediterraneo ed attualmente è una regione dello stato italiano. La sua popolazione è distribuita su tutto il territorio. Da alcuni anni si sta spostando gradualmente verso le coste e i centri maggiori, oltre a emigrare verso il continente. Questo per questioni di tipo economico e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’isola ha strade e ferrovie inadeguate e soffre di una pesante carenza nei trasporti marittimi e aerei, problemi che condizionano tutti i settori economici, soprattutto il turismo. L’industrializzazione forzata e l’uso militare del territorio hanno prodotto negli anni gravi problemi di inquinamento. Il settore agricolo è in forte declino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capoluogo è Cagliari, città storica. Altri centri rilevanti sono Sassari, Oristano, Nuoro, Iglesias, Alghero, Bosa, Tempio, Olbia. La Sardegna è una terra non solo bella e in buona parte ancora integra, ma anche ricca di storia e di cultura. Ha una produzione letteraria, artistica e musicale molto varia e rilevante anche fuori dai suoi confini.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna, terra di storia e di cultura</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna è abitata stabilmente da circa quindicimila anni. Nel tempo, i sardi hanno prodotto diverse civiltà (le più importanti sono quella nuragica, nell’età del bronzo, e quella giudicale, nel medioevo) ed hanno avuto contatti con tutte le maggiori civiltà della storia mediterranea e europea. Tra il 1420 e il 1478, con la fine della civiltà giudicale, la Sardegna entra nell’orbita del Regno di Spagna e del suo impero. Poi, nel 1720, la corona del Regno di Sardegna passa ai Savoia. Alla fine del ’700 la Sardegna conosce la sua rivoluzione, analoga a quella francese, dello stesso periodo. Dopo il periodo rivoluzionario (costato la vita a gran parte della classe dirigente sarda più illuminata), l’isola entra nell’orbita politica italiana. I Savoia guidano l’unificazione italiana e l’isola diventa un territorio oltremarino dello stato italiano.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Manca qualche informazione? Possibile. Lo spazio è poco, del resto. Ma la cornice concettuale è diversa e gli elementi discorsivi in risalto sono altri. Non ho inserito informazioni false o tendenziose. Volendo sarebbe possibile anche offrire una lettura più ideologica, magari sbilanciata in termini nazionalisti (sardi). Ma si cadrebbe nello stesso errore del testo originale. Il che, per un manuale scolastico, non sarebbe affatto meritorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il succo è che da troppo tempo le poche conoscenze storiche di cui dispongono i sardi sono insufficienti, artefatte e funzionali a costruire un armamentario mentale fatto di elementi mitologici debilitanti, nel quadro di una egemonia culturale italo-centrica di stampo patriottardo, nazionalista e giacobino, perfettamente funzionale al mantenimento della Sardegna in una condizione di dipendenza materiale e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarà facile raggiungere un livello accettabile di emancipazione collettiva finché la narrazione dominante al nostro riguardo sarà fondata su ricostruzioni come quella presentata. È un problema di cui una classe dirigente sarda meritevole di tale definizione dovrebbe farsi carico.</p>
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		<title>Connettere, capire, cambiare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2012 08:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Bianca Pitzorno]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora d'Arborea]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[scuola sarda]]></category>
		<category><![CDATA[servitù militari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Metto insieme tre questioni apparentemente eterogenee, ma che connesse tra loro ci dicono molto della nostra condizione storica. La prima è relativa alle servitù militari. Non tutti i sardi sanno ancora di che si tratta e anche quelli che ne sanno qualcosa non sempre hanno sotto mano dati e numeri facilmente leggibili o esempi concreti...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Connettere, capire, cambiare' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/09/24/connettere-capire-cambiare/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/c/c5/Only_Connect_title.png" alt="" width="450" height="253" /></p>
<p style="text-align: justify;">Metto insieme tre questioni apparentemente eterogenee, ma che connesse tra loro ci dicono molto della nostra condizione storica.<span id="more-190"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La prima è relativa alle servitù militari. Non tutti i sardi sanno ancora di che si tratta e anche quelli che ne sanno qualcosa non sempre hanno sotto mano dati e numeri facilmente leggibili o esempi concreti che corroborino le argomentazioni ostili alla presenza di aree militari sull’Isola. Niente di meglio che leggersi <a href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/288929" target="_blank" rel="nofollow" >il pezzo che l’Unione dedica alla faccenda</a>, uscendo una volta tanto dall’omertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare dunque che le aree oggi sottoposte a servitù militari ma in via di dismissione non siano in procinto di tornare alla Regione Sardegna (come previsto prima di tutto dallo statuto), bensì siano destinate a soddisfare i progetti industriali dell’ENEL (ed eventualmente di altri gruppi economici interessati). Il ministero della Difesa e la sua Difesa SpA gestiscono il tutto come se si trattasse di aree proprie o totalmente nella propria disponibilità, violando così scopertamente sia i limiti delle proprie prerogative sia tutto l’apparato di norme (alcune di rango costituzionale, come lo statuto appunto) che dovrebbe presiedere alla gestione e alla dismissione di dette aree. Una chiara beffa per tutti i sardi affezionati alla propria appartenenza italiana, sempre convinti che la Sardegna abbia solo da guadagnarci a rimanere una porzione periferica e marginale di uno stato più grande e popoloso e geograficamente lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda questione su cui vorrei attirare l’attenzione è quella scolastica.<span id="more-2339"></span> Si sa che il ministero dell’istruzione intende ampliare gli organici scolastici non attingendo alla grande massa di insegnanti precari esistente (di cui una buona fetta vincitrice di concorso e con esperienza sul campo pluriennale) ma indicendo un nuovo concorso. Al di là del merito di questa specifica faccenda, <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/09/23/news/concorso-per-docenti-all-isola-solo-300-posti-1.5737870" target="_blank" rel="nofollow" >la notizia</a> relativa alla Sardegna è alquanto deprimente, per chi magari sperava comunque in nuove possibilità di lavoro stabile: i posti riservati alla Sardegna sono pochissimi, di sicuro del tutto insufficienti a colmare le lacune di organico delle nostre scuole e relativi solo a certe classi di laurea, con esclusione di molti laureati in vari ambiti. Una sorta di amara beffa, anche qui.</p>
<p style="text-align: justify;">Come se non bastasse, sempre a proposito di scuola, emerge nuovamente la condizione precaria e illegale della maggior parte dei plessi scolastici sardi. <a href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/288919" target="_blank" rel="nofollow" >In questo caso</a> si parla degli istituti superiori del Cagliaritano, quasi tutti non a norma; ma la situazione delle scuole di altre zone dell’Isola non è certo migliore. Una situazione di pesante degrado e di incuria ormai arrivata a un livello patologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste due notizie riguardanti l’ambito scolastico illustrano meglio di tante parole quale sia la rilevanza che lo stato italiano riconosce alla scuola sarda. La dipendenza dell’intero settore dell’istruzione dalle scelte dello stato centrale comporta per la Sardegna una condanna alla insignificanza e dunque all’abbandono. Come ho già avuto modo di scrivere, è evidente che per l’Italia la scuola sarda non ha alcun peso strategico, in nessun senso. Per noi, per la Sardegna, viceversa è un elemento vitale della nostra stessa esistenza come collettività storica. Questo è un problema di cui non sarà mai troppo presto occuparsi in termini concreti e sietematici.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza questione riguarda la nostra storia. <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/09/23/news/piu-donna-di-denari-che-donna-di-spada-1.5741561" target="_blank" rel="nofollow" >Un pezzo della Nuova</a>, di Bianca Pitzorno, richiama la figura di Eleonora d’Arborea, offrendone un ritratto meno stereotipato del solito. Donna volitiva, indipendente e ben inserita nel contesto politico mediterraneo, Eleonora viene sottratta alla sua immagine un po’ oleografica di regina-condottiera e restituita a una dimensione più complessa e credibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia l’aspetto che mi preme sottolineare di questa rilettura di Eleonora riguarda ciò che non si dice esplicitamente. Intanto va rimarcata la falsificazione della tesi che vuole la Sardegna, anche la Sardegna giudicale, povera di fonti che la riguardino. Se è vero che sull’Isola è intervenuta una precoce e sistematica distruzione di documenti (ad opera soprattutto delle autorità aragonesi, dopo la vittoria, nel corso del XV secolo, ma non solo loro), è tempo di riconoscere che della Sardegna di quell’epoca (e di tutte le altre epoche) se ne parla e a volte anche diffusamente in molte fonti extrasarde, in Italia e non. Il problema fondamentale è la carenza della ricerca accademica in questo ambito e la trascuratezza nella pubblicazione delle fonti già note.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è un aspetto metodologico. A proposito dei contenuti, va sottolineato come le notizie che la Pitzorno fornisce riguardo la biografia di Eleonora ci danno un quadro piuttosto diverso rispetto alla diffusa nozione di una Sardegna costantemente dominata, subalterna, marginale e insignificante. Il fatto che una principessa sarda potesse pretendere privilegi presso il governo della Repubblica di Genova e li ottenesse con tanta facilità, e in generale la disinvoltura con cui Eleonora faceva politica, ci danno l’idea non solo della sua indipendenza personale ma anche del ruolo che negli affari mediterranei aveva allora la Sardegna. Qualche appassionato di storia sarda particolarmente sciovinista da queste rivelazioni potrebbe essere indotto a teorizzare un dominio sardo su Genova, ribaltando la narrazione corrente, secondo cui il favore e i privilegi goduti da prestigiose famiglie europee in Sardegna equivalessero a forme di dominio politico esterno sull’Isola. In fondo, quando leggiamo di “dominazione pisana <em>e</em> genovese”, di questo si tratta, per lo più. Ma lascerei pedere le letture più politicizzate di stampo nazionalista e mi limiterei a queste osservazioni volanti, lasciate qui a mo’ di suggestione e di spunto di riflessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che emerge connettendo le tre questioni sopra presentate è che la base storica di molte nostre debolezze materiali e politiche è chiaramente la dipendenza. La mancanza di una soggettività storica pienamente dispiegata e la subordinazione a interessi e poteri esterni fa sì che ne risultino compromesse le nostre stesse possibilità di aspirare a una condizione materiale migliore. L’essere un mero oggetto di scelte e di strategie altrui ci condanna alla deprivazione fisica delle nostre risorse ed è fattore egemonico determinante per la nostra deprivazione culturale. La mancanza di una consapevolezza di noi stessi nel tempo e nello spazio, come detto altre volte, ha pesantissime conseguenze pratiche, che nella condizione attuale rischiano di innescare un circolo vizioso distruttivo da cui è sempre più difficile uscire.</p>
<p style="text-align: justify;">Rigenerare la nostra memoria collettiva, mettere la scuola al centro del nostro orizzonte politico e riprendere il controllo del nostro territorio e delle nostre risorse sono tre aspetti della stessa necessità storica che non si possono tenere separati e da cui non si può (più) prescindere.</p>
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		<title>Il vero debito</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2012/06/04/il-vero-debito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 06:12:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In tempi di slogan a base di spread, default e debito sovrano è facile perdere di vista la realtà. Ottenebrati dalla neo-lingua, continuiamo a scambiare per scienza un apparato di credenze mistiche fondate sulla fede che vi si ripone: libero mercato, crescita, politiche monetarie, pareggio di bilancio, homo oeconomicus, mano invisibile, keynesismo (neo- o post-...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il vero debito' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/06/04/il-vero-debito/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">In tempi di slogan a base di spread, default e debito sovrano è facile perdere di vista la realtà. Ottenebrati dalla neo-lingua, continuiamo a scambiare per scienza un apparato di credenze mistiche fondate sulla fede che vi si ripone: libero mercato, crescita, politiche monetarie, pareggio di bilancio, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Homo_oeconomicus" target="_blank" rel="nofollow" >homo oeconomicus</a>, mano invisibile, keynesismo (neo- o post- ) e via elencando. Tutti feticci a cui sacrificare la vita degli esseri umani e il mondo stesso. D’altronde non sarebbe la prima volta. Di queste sciocchezze è piena la storia umana. Di solito va a finire in qualche tragedia epocale e nulla lascia pensare che questa volta saremo esentati dall’ennesima catastrofe.<span id="more-212"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La storia ragiona sui grandi numeri. Smentisce categoricamente la pretesa, cristiana da un lato e capitalista dall’altro, che l’individuo in sé abbia un qualche valore intrinseco e conti qualche cosa nel disegno generale dell’universo. Così, il mondo non avrà nulla da ridire se – con la nostra complicità – di qui a poche generazioni ci estingueremo come specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema, però, si pone. Si pone proprio nei termini in cui si può evocare la nostra complicità. <span id="more-1989"></span>Ossia la nostra responsabilità nel non saper vivere su questo pianeta e – peggio ancora – nel non garantire a chi ci seguirà delle condizioni almeno accettabili su cui fondare il proprio modello esistenziale. Il vero debito che abbiamo contratto, infatti non è quello col Fondo Monetario Internazionale, con la BCE o con i grandi speculatori finanziari, bensì è quello – ben più drammatico – verso i nostri figli e nipoti.</p>
<p style="text-align: justify;">Se fossimo veramente degli esseri razionali, prenderemmo subito in considerazione la condizione storica dei bambini e dei giovani, attuale e in prospettiva, e ne faremmo una delle priorità delle nostre valutazioni, delle nostre scelte. Invece, in modo cinico e contro-evolutivo, stiamo creando i presupposti per cui chi ha oggi pochi anni d’età o sta per venire al mondo ha aspettative decrescenti in fatto di possibilità di vita e si troverà in futuro a barcamenarsi con difficoltà materiali che solo poco tempo fa sembravano definitivamente superate. Una pia illusione, anche questa, dal sapore chiaramente irrazionale e superstizioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Se prestiamo attenzione a questo livello del discorso, appaiono decisamente povere e deprecabili le contorsioni retoriche e le scelte politiche di chi oggi ha la responsabilità di decidere per noi. A livello italiano fa letteralmente venire i brividi il <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2012/06/03/news/riforma-36445008/?ref=HREA-1" target="_blank" rel="nofollow" >recente annuncio del ministro dell’istruzione</a> a proposito di scuola. Una follia classista e sicuramente deprivante per l’intera collettività cui si riferisce, foriera di guasti epocali e di drammi umani assortiti. Eppure, presentata con nonchalance, come una ipotesi tutto sommato plausibile e legittima.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il livello della politica italiana ci sembra particolarmente basso, purtroppo non possiamo consolarci con la politica che agisce ad un livello più vicino a noi. La politica sarda, in questo periodo come poche altre volte nella nostra storia, è pericolosamente inadeguata alle circostanze. Accompagnata in questa inadeguatezza patogena dalla complicità del sistema universitario e dei mass media. Cose su cui ci siamo già soffermati e che qui serve giusto richiamare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a proposito di scuola, non si possono non rimarcare, con tutto l’allarme che meritano, le conseguenze che le scelte del governo italiano e le parallele non scelte della politica sarda sulla scuola hanno e avranno per la Sardegna. La Sardegna ha una situazione scolastica a dir poco scandalosa. Lo attestano chiaramente <a href="http://atlante.savethechildren.it/map.html?webmap=32c4d0b8908d4da8998cfd7b5d9c3072" target="_blank" rel="nofollow" >tutte le statistiche disponibili</a>. Non solo, ha anche una evidente lacuna in fatto di tasso di laureati, nonché di perdita netta di giovani (per scarsa natalità ed emigrazione). Il tutto in una situazione di degrado materiale, economico, ambientale e culturale accentuato.</p>
<p style="text-align: justify;">Non risulta che questo tema, a partire dalla scuola, sia in cima all’agenda politica e mediatica sarda. Eppure è uno dei pilastri della nostra sopravvivenza come collettività storica. Al di là dei disastri presenti, infatti, è necessario predisporre delle soluzioni che vadano oltre il tampone momentaneo, la cura palliativa. Servono misure di carattere strutturale, a largo respiro, proiettate nel futuro. Investire sulla scuola, e sulla scuola pubblica, democratica, non vincolata al mercato o alla formazione di semplici esecutori di mansioni, è un obiettivo fondamentale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna non è sovrana, su questa materia, come su molte altre. È un problema, è vero. Eppure già oggi si potrebbero mettere in campo idee e soluzioni per cominciare a modificare il quadro generale e la tendenza statistica. Con l’obiettivo strategico di appropriarci il prima possibile del controllo assoluto del comparto scolastico e universitario. Qui, come su altre questioni, è ormai evidente l’incompatibilità strutturale della nostra condizione “regionale” con qualsiasi nostra legittima aspettativa di sviluppo umano, di benessere diffuso e di libertà sostanziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è ammissibile accettare a cuor leggero che la situazione dell’istruzione in Sardegna si sia fermata al primo stadio a cui ci aveva condotto la scolarizzazione di massa del secondo dopo guerra e che anzi le statistiche mostrino segni di arretramento. Corriamo il rischio di perdere qualsiasi contatto con la realtà, se non dotiamo le giovani generazioni degli strumenti critici adeguati alla complessità del mondo. Siamo già abbastanza deprivati da un sistema informativo strumentale alla nostra soggezione. È criminale accettare anche lo smantellamento della scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo onorare il debito che abbiamo contratto con chi ci seguirà su questo mondo. Ed è doppiamente doveroso in Sardegna, dove non c’è altra speranza di sopravvivenza che quella di assumerci la piena responsabilità di noi stessi in tempi storicamente brevi. Se in questa responsabilità non sono contemplati i nostri figli, possiamo ben dire che il nostro passaggio su questo mondo non abbia avuto alcun senso.</p>
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