<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>identità sarda Archivi - SardegnaMondo</title>
	<atom:link href="https://sardegnamondo.eu/tag/identita-sarda/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://sardegnamondo.eu/tag/identita-sarda/</link>
	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Thu, 28 Nov 2024 16:14:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>La rimozione della &#8220;questione sarda&#8221;</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2023 14:03:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[questione sarda]]></category>
		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
		<category><![CDATA[tradimento dei chierici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=5511</guid>

					<description><![CDATA[<p>La locuzione &#8220;questione sarda&#8221;, coniata e impostasi tra fine Ottocento e primo Novecento, per quanto molto usata, soffre di una certa vaghezza semantica, dovuta all&#8217;uso non sempre limpido che se n&#8217;è fatto nel tempo. In ogni caso è il convitato di pietra di ogni discorso sulla Sardegna. Come tale, suona minaccioso per ogni costruzione teorica...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/">La rimozione della &#8220;questione sarda&#8221;</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La rimozione della &quot;questione sarda&quot;' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="446" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/image-700x446.jpg" alt="" class="wp-image-5516" style="aspect-ratio:1.5695067264573992;width:680px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/image-700x446.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/image-640x408.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/image-768x489.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/image-800x509.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/image.jpg 1071w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">La locuzione &#8220;questione sarda&#8221;, coniata e impostasi tra fine Ottocento e primo Novecento, per quanto molto usata, soffre di una certa vaghezza semantica, dovuta all&#8217;uso non sempre limpido che se n&#8217;è fatto nel tempo. In ogni caso è il convitato di pietra di ogni discorso sulla Sardegna. Come tale, suona minaccioso per ogni costruzione teorica e/o politica che non sia disposta a mettere in discussione fino in fondo l&#8217;ordine sociale e politico esistente. Per questo è perlopiù elusa o del tutto rimossa, anche laddove ci si aspetterebbe di trovarla.</h4>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Queste forme di addomesticamento, elusione o rimozione della questione sarda hanno costantemente indebolito e a tratti bloccato qualsiasi tentativo emancipativo in ambito intellettuale e politico, in Sardegna. È uno dei nodi irrisolti del nostro tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando il concetto di questione sarda emerse nel dibattito pubblico a cavallo tra XIX e XX secolo, esso indicava il complesso delle difficoltà economiche, sociali, civili che costringevano la Sardegna in una condizione pesantemente deficitaria dentro il nuovo Stato italiano. I vaghi segnali di ripresa successivi all&#8217;unificazione dell&#8217;Italia erano stati frustrati brutalmente dalle politiche protezioniste dei governi centrali, dagli irrisolti problemi strutturali e dalla crisi finanziaria. A ciò aveva risposto solo un atteggiamento paternalista/repressivo del governo, senza che la classe dirigente sarda riuscisse a proporsi come contraltare forte, attivo e lungimirante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le analisi del tempo a tratti coglievano aspetti reali della situazione, sia pure con inevitabili limiti ideologici e teorici, ma non esisteva un &#8220;blocco storico&#8221; isolano capace di assumere la responsabilità di intervenire in maniera decisa. I pochi politici sardi che avevano accesso a ruoli di rilievo a Roma rispondevano a logiche di schieramento e a cornici ideologiche che di fatto impedivano qualsiasi soluzione strategica ai problemi. Per di più già allora aveva preso piede una forma pervasiva di clientelismo che riduceva la politica a una sorta di nuovo feudalesimo (come già si segnalava allora). Le uniche richieste verso la politica statale erano volte a ottenere sostegno e tutela sotto forma di legislazione speciale. Cosa che, dalla fine dell&#8217;Ottocento in poi, si è saltuariamente realizzata, con esiti discutibili e perlopiù disastrosi già nel medio periodo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le posizioni più limpide e coraggiose, tra Otto e Novecento, emergevano soprattutto dalla cultura popolare e dall&#8217;ambito poetico. Grazia Deledda dimostrò sempre una certa sensibilità per la questione sarda, ma non poteva esserne un&#8217;interprete del tutto efficace, vista la sua estrazione sociale (apparteneva senza dubbio al ceto dei <em>printzipales</em>) e vista la sua formazione eminentemente letteraria. Diverso il caso di due nomi grossi della poesia sarda: Pepinu Mereu e Bustianu Satta. Con fortune e pubblici diversi, le voci dei due massimi poeti del periodo offrono un quadro articolato, colorito e piuttosto lucido delle condizioni materiali e delle profonde contraddizioni della loro epoca. Ma le voci dei poeti e degli artisti, come sempre, non sono le più ascoltate dalla politica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così, i grandi sommovimenti popolari di quel periodo non trovarono uno sbocco politico che li trasformasse in una forza storica capace di incidere nella situazione presente e nel futuro dell&#8217;isola. In risposta a questa ennesima manifestazione di vivacità politica popolare, emerse e si affermò egemonicamente la mitologia identitaria sarda, quella fatta di stereotipi degradanti alternati a stereotipi consolatori (e sedativi). Il mito dei sardi arretrati, barbarici, propensi alla violenza, riluttanti alla civilizzazione e però esotici, orgogliosi, forti, generosi trovò terreno fertile sui media dell&#8217;epoca e si fece strada nell&#8217;immaginario sia italiano sia sardo. La classe dirigente dell&#8217;isola non fece nulla per contrastarne la diffusione, anzi lo fece proprio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il mito identitario sardo indebolì la prima vera forma di politicizzazione della questione sarda (forse anche l&#8217;ultima, a quel livello): la nascita del Partito Sardo d&#8217;Azione. I vertici del movimento, poi costituitosi in partito nel 1921, erano non solo di estrazione sociale padronale e/o borghese, ma erano anche imbevuti di cultura italiana, col suo portato di nazionalismo &#8220;banale&#8221; e le relative mitologie. Benché cogliessero la distanza &#8211; storica e culturale oltre che geografica &#8211; tra la Sardegna e l&#8217;Italia e ne avessero sperimentato drammaticamente la consistenza nelle trincee della Grande guerra, non erano in grado di elaborare una risposta compiuta e politicamente efficace a questa condizione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Emilio Lussu, come Grazia Deledda espressione di una élite locale votata all&#8217;integrazione nella più ampia élite sarda e poi italiana, non aveva gli strumenti concettuali per contrastare il mito identitario sardo e per contestare la relazione asimmetrica e penalizzante tra Sardegna e Italia fino a farne la base di una politica di riscatto. Camillo Bellieni, ben più consapevole e intellettualmente capace, aveva presente la natura del problema, ma subiva anch&#8217;egli il fascino della retorica nazionalista italiana (che pervadeva non solo l&#8217;ambito della comunicazione politica ma anche quello degli studi umanistici e giuridici), dunque si limitava a conclusioni politiche attenuate, poco coraggiose. La più lucida del gruppo dirigente sardista alla fine era Marianna Bussalai, purtroppo relegata dalla malattia a una condizione marginale e scomparsa troppo presto per lasciare una traccia più profonda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Molto meno rilevanti di quello sardista erano l&#8217;ambito socialista e quello cattolico, più impegnati a difendere i propri confini dottrinari che a incidere realmente nella condizione materiale dell&#8217;isola. Eccezione &#8211; di peso, ma sempre eccezione &#8211; Antonio Gramsci. I suoi scritti sulla Sardegna restano forse le pagine più nitide e sincere, oltre che storicamente non reticenti, sulla vera natura della questione sarda, intesa come una questione &#8220;coloniale&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il nodo da sciogliere fosse (e sia) innanzi tutto questa forma di relazione penalizzante e dai tratti coloniali (sul piano socio-economico, politico e culturale) è rimasto una sorta di tabù da allora ai giorni nostri. Chiaramente se ne è fatto interprete ed enunciatore soprattutto l&#8217;indipendentismo contemporaneo, da Antoni Simon Mossa in poi. Ma anche qui non sempre in termini chiari e politicamente spendibili. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tuttavia, la responsabilità dell&#8217;elusione o della rimozione della questione sarda, nei suoi vari aspetti, resta in capo soprattutto al ceto intellettuale, alla classe dirigente e all&#8217;ambito politico. Nel corso di un secolo e mezzo, le istituzioni culturali, il ceto borghese e le forze politiche dell&#8217;isola hanno largamente accettato la situazione, ritagliandosi i propri percorsi di carriera, garantendosi condizioni di vita superiori alla media isolana, facendosi primi custodi dello status quo. Questa tendenza si è accentuata negli ultimi trent&#8217;anni, dopo la fine della Guerra fredda e la rimodulazione in forme conservatrici, neo-liberiste e neo-colonialiste della politica mondiale (specie occidentale). Se in molte parti del pianeta si è risposto a tale deriva con l&#8217;esplosione di fanatismi religiosi, con autoritarismi di ogni sorta e con la riduzione costante degli spazi di libertà e di possibilità emancipative, ma anche con tentativi più o meno creativi e utopici (si vedano alcune esperienze in America Latina o il confederalismo democratico di Oçalan, declinato nell&#8217;amministrazione autonoma della Siria del Nord, il Rojava), in un luogo come la Sardegna non c&#8217;è stata altra risposta che un ripiegamento feroce verso pratiche sempre più chiaramente anti-democratiche, sia da parte dei governi centrali sia da parte dei gruppi dominanti locali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo scenario brilla di forza oscura il &#8220;tradimento dei chierici&#8221;, l&#8217;assenza di qualsiasi elaborazione teorica, politica, storica, sociologica in grado di fornire strumentazione concettuale e, all&#8217;occorrenza, personale politico all&#8217;altezza. Con eccezioni, va detto. Ma eccezioni che confermano la regola. Non a caso uno dei peggiori governi regionali della già poco entusiasmante storia autonomista è stato quello &#8220;dei professori&#8221;, con a capo (si fa per dire) Francesco Pigliaru. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;egemonia culturale imperante nell&#8217;isola, lungo l&#8217;arco del Novecento e questo primo quarto del XXI secolo, ha sempre tenuto a bada la questione sarda, svuotandola dei suoi contenuti più problematici e rimpinzandola di diversivi e trappole concettuali. Dalla &#8220;autonomia&#8221; medesima (attenuata e trasformata in una forma di &#8220;coma farmacologico&#8221; politico), passando per costrutti come la &#8220;costante resistenziale&#8221;, fino all'&#8221;insularità in costituzione&#8221;, è stato un continuo succedersi di elaborazioni deficitarie o palesemente tendenziose, volte a rimuovere dal terreno il vero nucleo denso e pesante della faccenda: la condizione di subalternità e dipendenza indotte e imposte alla Sardegna nel corso di questi ultimi due secoli (e qualcosa). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Potrei citare decine di pubblicazioni &#8211; dagli studi letterari, alla storia, all&#8217;antopologia, alla linguistica &#8211; pesantemente inficiate da questa elusione o rimozione, rese perciò non solo parziali (se non proprio scorrette), ma anche inservibili o addirittura fuorvianti e dannose. E non dipende certo dalla mancanza di intelligenze all&#8217;altezza. È un fenomeno che andrebbe a sua volta indagato. L&#8217;ostilità o comunque l&#8217;indifferenza verso l&#8217;ambito degli studi post e de-coloniali ne è un elemento peculiare, che forse segnala anche un certo provincialismo diffuso, sistemico, nonché la mancanza (e la paura) di un confronto aperto a livello internazionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando il discorso della questione sarda emerge in forme non reticenti, una delle obiezioni più ricorrenti è che si tratti di una sorta di deresponsabilizzazione collettiva: diamo la colpa dei nostri problemi ad altri e all&#8217;esterno, così non dobbiamo preoccuparci di affrontarne le cause reali. Che è un pericolo che esiste, sia chiaro. la politica podataria sarda usa questo trucco infantile per sgravarsi dalle proprie evidenti mancanze. ma è un altro discorso. L&#8217;obiezione infatti vale anche per la auto-deresponsabilizzazione dei gruppi dirigenti, inclini ad attribuire ogni problema a cause fittizie, magari assunte come assiomi non meritevoli di spiegazione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come appunto l&#8217;arretratezza, di cui non si capisce mai cosa sia, quando emerga, quali ne siano le cause storiche, come si sia declinata concretamente nel tempo, ecc. Sembra che i mali della Sardegna dipendano solo ed esclusivamente da chi ci vive, dalle carenze della collettività sarda in quanto tale, da magagne ataviche non superate (intenzionalmente?). Si assumono i sintomi del disagio come cause dei problemi e non come effetto. Si sminuiscono costantemente i movimenti popolari, la cultura popolare, l&#8217;immaginario popolare come fenomeni senza rilevanza o addirittura pericolosi, dovuti appunto all&#8217;arretratezza e all&#8217;ignoranza (che è sempre quella altrui). Si derubricano le elaborazioni teoriche e politiche radicalmente alternative a manifestazioni di un pensiero naif o addirittura di intenzioni esecrabili. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per un altro verso, sono sempre deboli o persino compiacenti, da parte delle istituzioni politiche e culturali, le reazioni alle tante, sistematiche, forme di repressione attuate dall&#8217;apparato di sicurezza dello Stato, così come alle dichiarazioni pubbliche di funzionari del governo o della magistratura di sapore non troppo vagamente razzista (&#8220;istinto predatorio&#8221;, &#8220;cultura del coltello&#8221;, &#8220;accoppiamenti tra consanguinei&#8221;, e via citando).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo quadro non stupiscono azioni a guardar bene vergognose come &#8211; per dirne una &#8211; l&#8217;accoglienza benevola e servile riservata di recente a Emanuele Filiberto di Savoia da parte dell&#8217;amministrazione cittadina di Cagliari. E non stupisce la mancata reazione all&#8217;imposizione della celebrazione dell'&#8221;unità nazionale&#8221; e delle forze armate in programma il 4 novembre sempre a Cagliari. Con tanto di presenza del Presidente della Repubblica italiana. Anzi, grandi espressioni di giubilo e di gratitudine. Peccato per quei facinorosi degli indipendentisti e degli anti-militaristi che qualcosa da dire al Presidente della Repubblica italiana e alle forze armate ce l&#8217;avrebbero. Infatti &#8211; coerentemente &#8211; se ne vieta qualsiasi manifestazione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al di là delle contingenze (non dimentichiamoci della campagna elettorale in fase di lancio), il problema della rimozione della questione sarda dal discorso pubblico, dal dibattito intellettuale e dagli orizzonti politici, con tutta la sua complessità e le sue ricadute concrete, è un ostacolo a qualsiasi pretesa di risoluzione dei problemi strutturali che affliggono l&#8217;isola. Se tali problemi non si inquadrano in modo corretto sia dal punto di vista diacronico (storico), sia sincronico (il momento attuale, con le sue crisi e le sue dinamiche locali e globali), sono impossibili da affrontare, prima ancora che da risolvere. E continueremo a subirne le conseguenze, fino al punto di non poter più fare niente per venirne a capo.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La rimozione della &quot;questione sarda&quot;' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='La rimozione della &quot;questione sarda&quot;' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/">La rimozione della &#8220;questione sarda&#8221;</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Se tocchi il sardo muori, e muore anche il sardo</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2022/06/09/se-tocchi-il-sardo-muori-e-muore-anche-il-sardo/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2022/06/09/se-tocchi-il-sardo-muori-e-muore-anche-il-sardo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 12:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[cultura sarda]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[questione linguistica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Sammontana]]></category>
		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=5027</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un&#8217;azienda di gelati usa il sardo per un suo prodotto, ne nasce un disordinato dibattito sui social, per lo più senza capo né coda. Il sardo divide: è materiale tossico? O siamo noi che non abbiamo ancora imparato a fare i conti, in modo sano e sereno, con noi stessi? Il sardo viene usato da...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/06/09/se-tocchi-il-sardo-muori-e-muore-anche-il-sardo/">Se tocchi il sardo muori, e muore anche il sardo</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Se tocchi il sardo muori, e muore anche il sardo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/06/09/se-tocchi-il-sardo-muori-e-muore-anche-il-sardo/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-700x700.jpg" alt="" class="wp-image-5031" width="457" height="457" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-700x700.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-480x480.jpg 480w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-240x240.jpg 240w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-640x640.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1.jpg 720w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Un&#8217;azienda di gelati usa il sardo per un suo prodotto, ne nasce un disordinato dibattito sui social, per lo più senza capo né coda. Il sardo divide: è materiale tossico? O siamo noi che non abbiamo ancora imparato a fare i conti, in modo sano e sereno, con noi stessi?</h4>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il sardo viene usato da anni nella pubblicità. Anche, se non soprattutto, da aziende non sarde. Al contempo, molte realtà economiche sarde stanno recuperando l&#8217;uso della lingua nella propria comunicazione. È un fenomeno recente, su scala storica, che inverte la dinamica degli ultimi due secoli. Da lingua maggioritaria, diffusa, universalmente usata a vario livello e in tutti i registri, il sardo è stato relegato progressivamente alla sua attuale condizione di dilalia. Il passo successivo è l&#8217;estinzione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Forse, per certi versi, sarebbe meglio. Il recupero del sardo come lingua morta lascerebbe campo libero a una sua ricollocazione sociale e teorica, nonché alla sua standardizzazione. L&#8217;attuale condizione di lingua moribonda, ma non ancora morta, lo rende un oggetto difficile da maneggiare. Naturalmente, questo è un discorso paradossale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema è che la stessa riscoperta della questione linguistica sarda, negli ultimi cinquant&#8217;anni, ha assunto connotati che la rendono sterile o addirittura controproducente. L&#8217;enfasi identitaria, l&#8217;averne fatto un feticcio ideologico anziché un problema di diritti e di democrazia, uno strumento di conflitto anziché un terreno di auto-riconoscimento collettivo e di conciliazione, sono tutti errori che stiamo pagando a caro prezzo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le polemiche si scatenano spesso da un nonnulla e trascendono facilmente, a causa dei meccanismi indotti dal funzionamento dei social (ma soprattutto da Facebook). Per altro, riguardano aspetti secondari o falsi problemi, che però si ricoprono immediatamente di strati e strati di livore, competizione tra ego, scempiaggini spacciate per verità storiche o scientifiche, e così via.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel caso in questione, pare che il detonatore sia stato l&#8217;uso della locuzione &#8220;s&#8217;oru&#8221;. S&#8217;oru inteso come l&#8217;oro. È la resa grafica della pronuncia meridionale della parola &#8220;oro&#8221;, che resta così anche in sardo, ma con pronunce diverse a seconda della zona. Il fatto è che &#8220;s&#8217;oru&#8221;, in sardo, vuol dire anche (e, in molta parte della Sardegna, soltanto) &#8220;il bordo&#8221;, &#8220;l&#8217;orlo&#8221;, ecc. Nello scritto scompaiono le sfumature fonetiche, la pronuncia. Una &#8220;o&#8221; aperta si scrive comunemente come una &#8220;o&#8221; chiusa. Ma questo è solo un lato della faccenda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Scatenare un&#8217;aspra diatriba per questa cosa, con tanto di scomuniche incrociate tra Capo di Sopra e Capo di Sotto, tra fautori della standardizzazione e fautori dell&#8217;intoccabilità delle &#8220;varianti&#8221;, tra adepti della LSC e seguaci di Is Arrègulas, mi pare sconcertante. Sarebbe anche ridicolo, se in realtà la faccenda non fosse così importante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono problemi di fondo che non si possono ignorare né eludere, se davvero si vuole trovare una via condivisa per restituire legittimità e piena libertà d&#8217;uso alla lingua sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il sardo soffre storicamente della sua mancata istituzionalizzazione. In epoca spagnola questo fatto &#8211; dovuto alla sconfitta del giudicato d&#8217;Arborea nella lunga guerra contro la corona d&#8217;Aragona &#8211; non aveva assunto una rilevanza ancora decisiva, perché non aveva compromesso l&#8217;uso diffuso e la trasmissione tra generazioni della lingua. Aveva però causato il processo di dialettizzazione e parcellizzazione localistica del sardo. Esiti che, in epoca contemporanea, complici l&#8217;imposizione dell&#8217;italiano ad opera dell&#8217;amministrazione sabauda e poi l&#8217;unificazione statuale italiana, hanno assunto un carattere determinante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La mancanza di un uso istituzionale, liturgico (fattore importantissimo e sempre sottovalutato), scolastico e mediatico ha privato il sardo della legittimazione e delle strutture materiali e immateriali di cui invece dispongono tutte le lingue ufficiali. Finché il suo uso è stato diffuso e maggioritario a livello popolare, il sardo ha resistito. Lo stigma negativo addossatogli nel corso dell&#8217;Ottocento, e poi ancora sotto il fascismo e, in forma più organizzata e sistematica, in età repubblicana e autonomista (con la scolarizzazione di massa e la &#8220;modernizzazione passiva&#8221; subita dall&#8217;isola), ne ha costantemente eroso la trasmissione intergenerazionale e gli ambiti d&#8217;impiego.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La mancata ufficializzazione e l&#8217;assenza di scolarizzazione e alfabetizzazione in sardo, inoltre, hanno indebolito la lingua anche in chi la usa comunemente, come L1. Hanno inoltre favorito la perdita di confidenza con le parlate diverse dalla propria e impedito che si formasse l&#8217;esigenza diffusa e spontanea di uno standard sovralocale pansardo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il guaio è che la popolazione sarda non si percepisce come <a href="http://wwwdata.unibg.it/dati/corsi/28041/87341-Nazioni,%20Nazionalismi,%20Comunit%C3%A0%20immaginate_def.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;comunità immaginata&#8221;</a>, dunque bastante a se stessa. Quando Gramsci parlava di &#8220;nazione mancata&#8221;, si riferiva proprio al fatto che in Sardegna non si sia mai compiuto il processo di <em>nation building</em>, come invece accaduto altrove, nel corso dell&#8217;Ottocento. La questione linguistica è strettamente legata a questo andamento contrastato. Oggi non esisterebbe l&#8217;italiano, così come lo conosciamo, se non si fosse compiuta l&#8217;unificazione italiana, al contrario di quanto sostengono i nazionalisti (anche sardi), per i quali la nazione, con la sua lingua, le sue usanze e il suo legame di sangue, è una realtà sostanzialmente permanente e di lunghissima durata, a volte sempiterna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le persone sarde si concepiscono come sarde, a volte in termini esclusivi, a volte in termini parziali e concorrenti con l&#8217;appartenenza italiana, ma questo senso di identità collettiva non è mai del tutto autosufficiente e non supera per forza attrattiva le altre appartenenze: quella del circuito parentale/amicale, quella del proprio villaggio o della propria città, quella del proprio gruppo sociale, a volte nemmeno quella del tifo sportivo. In molti luoghi dell&#8217;isola &#8211; faccio l&#8217;esempio della mia città, Nuoro &#8211; l&#8217;identificazione preponderante è con il proprio vicinato/gruppo e con la città, mentre è debolissima l&#8217;identificazione con tutto il resto della Sardegna. Prevale di gran lunga l&#8217;identificazione con l&#8217;Italia, sia pure vista dalla posizione di provincia &#8220;speciale&#8221;, &#8220;specifica&#8221;, bisognosa di riscatto, magari persino orgogliosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dentro questo complesso processo di identificazione è molto difficile che trovi accoglienza un discorso sulla lingua che non risenta dei particolarismi e di argomentazioni fallaci. A Nuoro la lingua sarda è solo la propria parlata locale. Non è percepita come necessaria la standardizzazione del sardo e la possibilità di usarlo universalmente come lingua di grande comunicazione, nei mass media, nei libri, nella comunicazione commerciale e via dicendo. Eppure difficilmente troverai a Nuoro una persona nativa del posto che non si dichiari prima di tutto sarda. E Nuoro è solo uno dei tanti esempi possibili. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sardità è una qualifica astratta e astorica, sentimentale, ma senza referenti concreti, mentre l&#8217;italianità, veicolata &#8211; a tratti ferocemente &#8211; tramite le istituzioni, la scuola, i mass media, la stessa odonomastica, è percepita come una condizione ordinaria, ovvia. Ancorare la sardità &#8211; qualsiasi cosa sia &#8211; alla lingua sarda, come pure fanno molti commentatori e persino alcuni studiosi, non solo è sbagliato in termini politici o teorici, ma prima di tutto è inutile o dannoso sul piano pragmatico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Senza immaginarci come comunità storica a sé stante non riusciremo a fare della lingua sarda un medium maturo, riconosciuto e percepito come necessario. Non è del tutto vero il contrario. Ossia, anche un uso massivo e diffuso del sardo non basterebbe a ridefinire il nostro senso di appartenenza. Forse aiuterebbe, a patto però di non generare nuove divisioni. Per esempio con le comunità sarde, le famiglie e le singole persone non sardo-glotte. Che esistono e di cui è indispensabile tenere conto e anzi coinvolgerle nel processo di definizione della questione linguistica odierna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La diffusa ignoranza storica ha il suo peso, in tutto questo. La marginalizzazione della Sardegna nel discorso pubblico, persino in quello istituzionale sardo, ne ha altrettanto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo secondo piano, pensiamo a cosa significhi, a livello di immaginario collettivo e di senso comune, la battaglia politica a favore dell&#8217;insularità in costituzione. Che, per di più,  in questi giorni si sovrappone, del tutto impropriamente, con gli indirizzi dell&#8217;UE a favore delle isole. La costante affermazione della subalternità e della perifericità della Sardegna (perché la battaglia per l&#8217;insularità questo è) è un fattore decisivo della nostra politica podataria. Nel proprio interesse, naturalmente. La questione linguistica, in tale contesto, che fine fa? Diventa un espediente retorico, da tirare fuori all&#8217;occorrenza per fare discorsi fumosi o per darsi un tono. Diventa orpello flokloristico. Diventa oggetto di umorismo auto-denigratorio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Naturalmente esiste un eterogeneo movimento d&#8217;opinione favorevole alla lingua sarda, che ha ottenuto qualche saltuaria, risicata e sempre precaria vittoria. Ma esso stesso è indebolito dalle linee di frattura e dalle fragilità strutturali della nostra collettività. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che un&#8217;azienda italiana o comunque straniera decida di usare il sardo per la sua reclame nell&#8217;isola dovrebbe essere salutato come un fatto positivo. Segnala una vitalità della lingua che altrimenti è difficilmente percepibile, per chi non se ne interessi attivamente. Se diventa motivo di dissidio significa che il problema è più profondo e non basteranno mille litigi su Facebook per venire a capo di alcunché.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non possiamo attenderci soluzioni politiche, perché le istituzioni politiche sarde sono espressione e veicolo di subalternità e dipendenza, un po&#8217; per propria natura ma soprattutto per il tipo di selezione del personale che le occupa da parte dei vari centri di potere attivi nell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Potrebbe essere il meccanismo del consumo e della mercificazione a imporci, a proprio uso e vantaggio, una qualche forma di normalizzazione e standardizzazione del sardo. Non sarebbe così sorprendente. Ma si tratterebbe di un esito deleterio, che sancirebbe una volta di più la nostra subalternità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;unica strada democratica ed emancipativa è trarre insegnamento delle conquiste ottenute e lavorare dal basso, facendo convergere sempre di più l&#8217;uso scritto su regole grafiche condivise, a partire dalle sperimentazioni già in atto (di cui la LSC, spiace per i suoi denigratori, è un esempio di moderato successo), ampliando l&#8217;uso normale e naturale del sardo in tutti i contesti, allargando la sua sfera d&#8217;uso sui media e nella comunicazione commerciale. Più difficile agire nell&#8217;ambito letterario ed editoriale, data la mancata alfabetizzazione in sardo. È un ambito che seguirà gli altri, in caso di esiti favorevoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Soprattutto è tempo di abbandonare le polemiche e le divisioni ottuse basate su personalismi, campanilismi e particolarismi, che tradiscono sempre la nostra immatura identificazione collettiva come un&#8217;unica comunità umana (e poco importano la nascita nell&#8217;isola o le origini sarde). Ed è tempo di abbandonare Facebook come medium privilegiato di dibattito. Anche sul tema linguistico (e forse <em>a maggior ragione</em> in tema linguistico) va ripristinata una sana alleanza dei corpi e vanno ricreate tante e diverse possibilità di incontro e di confronto in presenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come del resto sta già succedendo, a dispetto dell&#8217;incuria e/o dell&#8217;ostilità politica (soprattutto da parte della &#8220;cultura di sinistra&#8221; all&#8217;italiana, borghese, anti-popolare e conservatrice, che affligge la maggior parte delle attività culturali isolane). Qualcosa si muove, insomma. Vedremo se le nuove generazioni, anche su questo terreno, sapranno essere più generose e lungimiranti di chi le ha precedute.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Se tocchi il sardo muori, e muore anche il sardo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/06/09/se-tocchi-il-sardo-muori-e-muore-anche-il-sardo/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Se tocchi il sardo muori, e muore anche il sardo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/06/09/se-tocchi-il-sardo-muori-e-muore-anche-il-sardo/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/06/09/se-tocchi-il-sardo-muori-e-muore-anche-il-sardo/">Se tocchi il sardo muori, e muore anche il sardo</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2022/06/09/se-tocchi-il-sardo-muori-e-muore-anche-il-sardo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La negazione della subalternità, la normalizzazione del razzismo antisardo</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2021 11:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Gratzianeddu]]></category>
		<category><![CDATA[Graziano Mesina]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4789</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il caso Mesina riporta a galla, con una naturalezza che è già di suo significativa, l&#8217;attitudine alla razializzazione della comunità sarda da parte di tutto l&#8217;establishment politico e mediatico italiano e la sua interiorizzazione da parte delle persone sarde. Non è solo una questione di toni e di parole, di un problema meramente comunicativo. Se...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/">La negazione della subalternità, la normalizzazione del razzismo antisardo</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La negazione della subalternità, la normalizzazione del razzismo antisardo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/caccia_grossa2_144355022914.jpg" alt="" class="wp-image-4796" width="446" height="422" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/caccia_grossa2_144355022914.jpg 661w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/caccia_grossa2_144355022914-507x480.jpg 507w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/caccia_grossa2_144355022914-640x606.jpg 640w" sizes="(max-width: 446px) 100vw, 446px" /></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Il caso Mesina riporta a galla, con una naturalezza che è già di suo significativa, l&#8217;attitudine alla razializzazione della comunità sarda da parte di tutto l&#8217;establishment politico e mediatico italiano e la sua interiorizzazione da parte delle persone sarde.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo una questione di toni e di parole, di un problema meramente comunicativo. Se si seguono le vicende giudiziarie e le modalità di impiego delle forze dell&#8217;ordine nell&#8217;isola, non solo negli anni bui dei sequestri di persona, ma ancora oggi, è lampante come alla base dell&#8217;approccio dello stato italiano in Sardegna ci sia una potente <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/02/01/razzismo-istituzionale-disastri-politici-e-mancanza-di-risposte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cornice razzista</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono almeno due livelli di gravità di questo fenomeno dalla natura schiettamente coloniale: 1) la normalità egemonica con cui vengono veicolati gli stereotipi razziali sulle persone sarde; 2) l&#8217;assimilazione e la reiterazione degli stessi stereotipi da parte della classe dominante isolana e &#8211; a cascata, in modo passivo &#8211; da parte di moltissime persone sarde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ennesima cattura di Graziano Mesina è stata presentata dall&#8217;apparato repressivo di stato e dai mass media come un evento notevole, come un duro colpo a una fantomatica figura di super criminale, rappresentativa a sua volta di un ambiente umano di per sé criminogeno, prigioniero di un&#8217;arretratezza culturale e sociale che trascende il tempo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A leggere o a sentire le cronache di questa banalissima azione di polizia sembrerebbe che sia stata sconfitta la mafia o una banda terrorista internazionale. E in effetti, per lo psicotico e ossessivo apparato di sicurezza statale nell&#8217;isola, Mesina era considerato un latitante pericolosissimo, a livello di Matteo Messina Denaro (<a href="https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2021/12/18/arresto-mesina-il-video-dei-carabinieri-sulloperazione_96c2d500-754d-457a-801d-8eaa0e97644c.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il video relativo all&#8217;operazione</a>, rilasciato dalle stesse forze dell&#8217;ordine, risulta grottesco, quasi ridicolo, per la sua stessa pretesa drammaticità). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quindi, da un lato l&#8217;imposizione di un etichetta razziale che si estende dal singolo caso, enfatizzato a dismisura, a un&#8217;intera collettività umana. Dall&#8217;altro la riproposizione di cliché degradanti, ma in un certo senso rassicuranti, in quanto deresponsabilizzanti, come la fantasiosa considerazione di cui avrebbe goduto Mesina presso molte persone sarde, o la sua qualità di bandito del popolo, una sorta di Robin Hood in salsa barbaricina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono tutte sciocchezze grossolane. Mesina è ed è sempre stato un piccolo delinquente di provincia, senza alcun afflato sociale e/o politico, su cui è stato costruito ad arte un mito mediatico. Nel suo stesso paese ha costituito più un peso e una fonte di problemi, che un motivo di vanto (ne avevo già parlato anni fa, <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/06/11/graziano-mesina-macchina-mitologica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò non toglie che accanirsi su un quasi ottantenne come se fosse il capo dell&#8217;ISIS è assurdo. Per altro, anche nello specifico di questa vicenda si riconferma l&#8217;estrema tontaggine dell&#8217;apparato repressivo italiano in Sardegna, sviato e ingannato dagli stessi pregiudizi su cui si basa la sua azione. Mesina se ne è spesso fatto beffa. Anche in questa occasione, dopo la sua sparizione nel 2020, veniva dato in fuga in mezzo mondo, dalla Corsica alla Tunisia al Sud America, e invece era in un paese a poche decine di chilometri da casa sua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per altro, immagino che nel frattempo non abbia potuto fare il vaccino anti-covid, quindi non mi stupirei se gli attribuissero, come aggravante, anche quest&#8217;ennesima forma di esecrabile renitenza al buon vivere civile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Battute a parte, tra i pregiudizi diffusi e l&#8217;ottusità razzista dell&#8217;apparato di sicurezza italiano esiste un collegamento diretto. È un circolo vizioso che si auto-alimenta. Perciò è tanto più urgente smascherarlo e smontarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio, in uno delle migliaia di commenti su Facebook dedicati alla faccenda, una persona accennava sarcasticamente all&#8217;ospitalità concessa al latitante Mesina come alla manifestazione di un tipico tratto sardo. Alessandro Mongili ne trae questa amara riflessione:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="500" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-700x500.png" alt="" class="wp-image-4790" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-700x500.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-640x457.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine.png 702w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">La presunta &#8220;omertà&#8221; sarda è stata chiamata in causa sia sui mass media principali sia sui social. Anche questo un cliché di natura razzista, largamente abusato. Che si tratti di una attribuzione pretestuosa dovrebbe essere evidente a chiunque si soffermi a ragionarci su. Cristiano Sabino la liquida in questi termini (e non posso che concordare):</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="339" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-1-700x339.png" alt="" class="wp-image-4791" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-1-700x339.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-1-640x310.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/12/immagine-1.png 708w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">A fianco e a rinforzo di questo razzismo italiano ordinario, esiste ancora, come detto, l&#8217;altra gamba del problema, ossia l&#8217;adesione al nostro mito razziale di troppe persone sarde, specie nella classe intellettuale, nel ceto medio istruito, nei mass media e in molte aree politiche, ma inevitabilmente anche <a href="https://www.unionesarda.it/caraunione/i-sardi-omertosi-ci-offendiamo-ma-il-caso-mesina-ne-e-la-dimostrazione-lf7equ5f?fbclid=IwAR1qunU5sdnNJrxhUp81aSnl0E60Ty8YLW9d9zwnlc2D5mlMbbnC48btppY">nel senso comune diffuso</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La fascinazione esotica e romanzesca del banditismo sardo, anch&#8217;essa frutto di letture eteronome e coloniali, si coniuga con la richiesta di una presa di distanza morale collettiva verso tali manifestazioni di inciviltà, considerate congenite alla nostra intera razza. Qualsiasi persona sarda dovrebbe chiedere scusa al mondo per via delle azioni di una di noi. È come quando si chiede a ogni persona musulmana sul pianeta di dichiararsi contraria al terrorismo jihadista, onde non essere accusata di fiancheggiamento o complicità. Tutto ciarpame razzista e coloniale, anche qui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà il primo nemico da sconfiggere è proprio l&#8217;auto-razzismo. L&#8217;auto-razzismo è peggiore del razzismo, perché impedisce di contrastarlo. Ed è una zavorra storica paralizzante, che rende difficile comprendere le dinamiche reali in cui siamo immersi, di reagire collettivamente in modo efficace ai problemi concreti, di promuovere un processo politico emancipativo di massa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La radice dell&#8217;auto-razzismo, a sua volta, è la rimozione dalla visuale della nostra condizione di subalternità e dipendenza. Una condizione indotta e storicamente indagabile, non ancestrale e insuperabile. Senza una presa di coscienza profonda e diffusa su questo problema non sarà mai possibile nemmeno ipotizzare un percorso di riappropriazione democratica e di riscatto civile per la Sardegna. Questo, almeno i sedicenti esponenti progressisti e di sinistra dell&#8217;ambito accademico e intellettuale, dovrebbero avere l&#8217;onestà di riconoscerlo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciate in pace Gratzianeddu, insomma, e non infierite su di lui, simbolo di qualcosa che non ha mai voluto e che non è mai esistita, ma comodo capro espiatorio del paranoico dominio coloniale sulla Sardegna. E lasciate in pace soprattutto Orgosolo e Desulo, le cui comunità sono già più avanti dei loro detrattori &#8211; sardi e non &#8211; e hanno altro e di meglio a cui dedicarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appello va rivolto prima di tutto a noi stessə. Decolonizziamo la nostra idea della Sardegna e delle persone sarde, liberiamoci una volta per tutte dell&#8217;apparato di stereotipi razziali che ci affligge da troppe generazioni, e reagiamo con maggiore dignità e uno spirito di rivalsa sano e propositivo alle ennesime, e temo non ultime, manifestazioni di razzismo anti-sardo. Sarebbe anche ora.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La negazione della subalternità, la normalizzazione del razzismo antisardo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='La negazione della subalternità, la normalizzazione del razzismo antisardo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/">La negazione della subalternità, la normalizzazione del razzismo antisardo</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2021/12/19/la-negazione-della-subalternita-la-normalizzazione-del-razzismo-antisardo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Indipendentismo, intellighenzia sarda e fraintendimenti colpevoli</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/11/12/indipendentismo-intellighenzia-sarda-e-fraintendimenti-colpevoli/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2021/11/12/indipendentismo-intellighenzia-sarda-e-fraintendimenti-colpevoli/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 13:29:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Cazzullo]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo sardo]]></category>
		<category><![CDATA[questione storiografica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4701</guid>

					<description><![CDATA[<p>È raro ma ricorrente che qualche testata giornalistica italiana di primo piano dedichi un minimo di spazio al tema dell&#8217;indipendentismo sardo. Di norma, quando succede, emerge il pressapochismo, il paternalismo e lo sfondo razzista del discorso. L&#8217;effetto sull&#8217;opinione pubblica sarda è pressoché nullo, salvo che nella comunità social degli indipendentisti, da cui di solito emergono...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/11/12/indipendentismo-intellighenzia-sarda-e-fraintendimenti-colpevoli/">Indipendentismo, intellighenzia sarda e fraintendimenti colpevoli</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Indipendentismo, intellighenzia sarda e fraintendimenti colpevoli' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/11/12/indipendentismo-intellighenzia-sarda-e-fraintendimenti-colpevoli/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="699" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine-1-700x699.jpg" alt="" class="wp-image-4702" style="width:468px;height:467px" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine-1-700x699.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine-1-480x480.jpg 480w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine-1-240x240.jpg 240w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine-1-768x767.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine-1-640x639.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine-1-800x799.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/11/immagine-1.jpg 1080w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">rubata da Twitter</figcaption></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">È raro ma ricorrente che qualche testata giornalistica italiana di primo piano dedichi un minimo di spazio al tema dell&#8217;indipendentismo sardo. Di norma, quando succede, emerge il pressapochismo, il paternalismo e lo sfondo razzista del discorso. L&#8217;effetto sull&#8217;opinione pubblica sarda è pressoché nullo, salvo che nella comunità social degli indipendentisti, da cui di solito emergono prese di posizione indignate e tentativi di chiarimento. Quasi sempre di scarsa efficacia.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ci metto dentro anche io, a scanso di equivoci. Mi è capitato, anche qui su SardegnaMondo, di commentare dichiarazioni o pseudo-analisi di commentatori italiani a proposito del tema &#8220;indipendentismo sardo e dintorni&#8221;, magari con l&#8217;ausilio di qualche interlocutore sardo (che io ricordi, sempre maschi) scelto appositamente per avvalorare le tesi del commentatore italico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è necessariamente un male chiarire concetti teorici, posizioni politiche, prospettive storiche, specie su una questione così complessa e al contempo così mal raccontata come l&#8217;indipendentismo sardo. Che non è un occasionale vezzo di pochi fissati, né un banale posizionamento politico di comodo (la famosa regola per cui, se tutti gli altri posti sono occupati, ci si accomoda dalla parte del torto). Non è nemmeno un fenomeno di breve durata e/o superficiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste in merito alcuna vera ricerca storica, né un corpus di studi appropriato, e già questo fatto richiederebbe qualche analisi. Fatta salva una manciata di paper e di articoli usciti in riviste internazionali, quasi sempre frutto del lavoro di studiose e studiosi non italian* né sard*, nonché il meritorio lavoro politologico di Carlo Pala, dobbiamo affidarci a letture sparse e studi personali. Un lavoro che pochissime persone, anche in ambito indipendentista, hanno fatto. Anche perché non è facile. Occorrono strumenti del mestiere e una solida base teorica e storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia è notevole che la storiografia sarda contemporaneista abbia dedicato così poca attenzione a un fenomeno tanto consistente e persistente. Ed è evidente la colpevole noncuranza con cui esso viene di solito liquidato dall&#8217;intellighenzia sarda e dai mass media.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Provo a fare un minimo di riassunto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin dagli anni immediatamente successivi alla Fusione Perfetta (1847-8), cominciò a farsi strada in Sardegna una riflessione serrata, benché resa difficile dalle condizioni politiche oggettive, sui rapporti asimmetrici e svantaggiosi tra l&#8217;isola e il resto dello stato prima sabaudo poi italiano unitario. Verso la fine del XIX secolo e ai primi del XX, incrociandosi e a volte sovrapponendosi con le istanze emergenti dalle questioni sociali di quegli anni e col primo pensiero socialista, l&#8217;idea di una &#8220;emancipazione&#8221; (come si diceva allora) dell&#8217;isola rispetto al Regno d&#8217;Italia era tutt&#8217;altro che negletta tra chi si interessava di politica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Erano istanze non ancora teoricamente e programmaticamente definite, ma innervavano tanto la produzione poetica popolare e colta (pensiamo a <a href="https://poesias.it/poeti/mereu_peppinu/mereu.htm">Pepinu Mereu</a> e a <a href="https://poesias.it/poeti/satta_sebastiano/satta_sebastiano.html">Bustianu Satta</a>, per citare due nomi molto noti, o ai due popolarissimi poemi <em><a href="https://www.emigratisardi.com/news/articoli/articolo///su-dottore-franciscu-dore-de-posada-autore-di-su-triunfu-deleonora-darborea.html">Su triunfu d&#8217;Eleonora d&#8217;Arborea</a></em>, di Franciscu Dore, del 1870, e <em><a href="https://www.luigiladu.it/poesias/sa_mundana_cummedia.htm">Sa mundana cummèdia</a></em>, di Bore Pòddighe, 1917-22), quanto le stesse grandi manifestazioni di piazza. Ne dava testimonianza lo stesso Nino Gramsci, ricordando quante volte egli stesso, partecipando a tali raduni, aveva gridato &#8220;a mare sos continentales!&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci pensò il sardismo, nel primo dopoguerra, a politicizzare questo vasto movimento d&#8217;opinione e queste aspettative generalizzate, neutralizzandone però le richieste più radicali. Ma già all&#8217;indomani dell&#8217;uscita della Sardegna dal secondo conflitto mondiale (autunno 1943), nel bel mezzo di una delle stagioni più dolorose e dure della storia contemporanea dell&#8217;isola, il dibattito all&#8217;interno del sardismo residuo e delle sue nuove leve, così come in ambito socialista e comunista, riprese. Non a caso, proprio nel 1943 fu fondato il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Comunista_di_Sardegna">Partito Comunista Sardo</a>, del resto quasi subito contrastato, anche con metodi spicci, dal PCI, e soffocato sul nascere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa autonomia regionale, infine riconosciuta con l&#8217;entrata in vigore della costituzione repubblicana nel 1948, non fu che una pallida concessione utile, tra le altre cose, a limitare la portata e l&#8217;attrattiva delle istanze più radicali presenti nell&#8217;isola. Non è dal nulla che, dopo meno di vent&#8217;anni, il tema dell&#8217;indipendenza riemergerà ad opera di un grande intellettuale di caratura internazionale come Antoni Simon Mossa. Da lì in poi la prospettiva indipendentista farà parte costantemente del panorama politico e culturale sardo, sempre senza godere di buona stampa, periodicamente represso con azioni di polizia e processi, ignorato dagli studi storici e politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua oscillante riemersione alle cronache non dipende tanto dalla sua scomparsa e dalla sua ricomparsa occasionale: non è mai scomparso del tutto; quanto dalle forme e dalla consistenza della sua azione e della sua diffusione. Ignorarne l&#8217;esistenza, ridurre questa lunga storia di idee, militanza, proposte tematiche, sforzi teorici, organizzazione a un epifenomeno poco più che folkloristico o addirittura anacronistico, come succede tuttora, è un torto alla realtà e una chiara manifestazione di timore da parte della classe dominante sarda e di quella italiana. Ne abbiamo avuto ripetute dimostrazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlarne il meno possibile e parlarne male è il precetto seguito dai mass media italiani, imitati, con qualche sfumatura di differenza e qualche sporadica apertura, da quelli sardi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Di recente, nella bolla social indipendentista (con tutte le sua varie sfumature di colore), ha fatto discutere <a href="https://youtg.net/canali/storie/40432-puigdemont-cazzullo-corriere-della-sera-amareggia-che-esistano-gli-indipendentisti-sardi">un insignificante intervento di Aldo Cazzullo</a>, noto editorialista conservatore del Corriere della Sera, in risposta a una lettera di un lettore sardo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A stretto giro <a href="https://youtg.net/canali/storie/40476-amarezza-per-gli-indipendentisti-casula-contro-cazzullo-semplice-sardi-non-italiani">gli aveva risposto Francesco Casula</a>, con larga condivisione su alcuni media locali e tra gli snodi delle reti social indipendentiste. La cosa sembrava finita lì, anche perché non è un evento tanto inedito, né sembra tale da spostare anche di poco il comune sentire diffuso in Sardegna, figuriamoci in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece, a distanza di parecchi giorni, la testata Sardinia Post ha riesumato la discussione in <a href="https://www.sardiniapost.it/culture/indipendentismo-ancora-repliche-al-corriere-ma-il-tema-divide/">un pezzo</a> in cui si dà la parola anche a uno storico sardo di un certo peso, non indipendentista, come Gian Giacomo Ortu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A favore della prospettiva indipendentista sono invitati a parlare Giuseppe Melis, professore di marketing turistico all&#8217;università di Cagliari, e Pier Franco Devias, leader del partito Liberu. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Melis e Devias espongono i loro argomenti a contrasto delle tesi di Cazzullo e a sostegno dell&#8217;aspirazione all&#8217;indipendenza. Con toni e in termini diversi, ma non distanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla domanda sul perché i sardi dovrebbero essere indipendentisti (che è già una domanda mal posta), Melis risponde così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Per restituire identità e dignità al popolo sardo. [&#8230;] Cazzullo dice che ‘la bellezza di essere italiani ed europei è appunto nella diversità’. Magari l’Italia fosse così. Purtroppo è stata costruita con l’annichilimento e la folklorizzazione delle stesse e la Sardegna ne è l’esempio più limpido. Questa mia affermazione non è frutto di ideologie ma di un’analisi che combina approccio metodologico e fatti storici. La Sardegna fino al 1720 ha avuto una sua storia diversa da quella del Continente e della Sicilia.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Se l&#8217;Italia &#8211; monarchica o, soprattutto, repubblicana &#8211; avesse optato per un modello federale o confederale, ad esempio come la Svizzera, citata più avanti dallo stesso Melis, il problema sarebbe stato sensibilmente ridimensionato e sarebbe oggi più complicato giustificare un&#8217;aspirazione all&#8217;indipendenza della Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pier Franco Devias argomenta in termini più strettamente storici (riporto il testo dell&#8217;articolo di SardiniaPost):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Le parole di Aldo Cazzullo rientrano pienamente in un’ideologia imperante in una certa intellighenzia, ovvero la concezione che la Sardegna debba essere italiana e questo dogma non debba mai essere messo in discussione. La nostra Isola – prosegue – è stata una nazione parecchi secoli prima che l’Italia nascesse. Considerare le nazionalità in base alle annessioni è un po’ pericoloso perché facendo questo ragionamento allora anche gli eritrei sarebbero dovuti essere italiani. Le nazioni esistono a prescindere dai confini statali. Il diritto all’autodeterminazione dei popoli vale per tutti, non possiamo far finta che non esista quando riguarda il cortile di casa nostra. Riguardo ai morti c’è da ricordare che sono morti tantissimi sardi per ribellarsi ai Savoia. Le nazioni – conclude – sono intese in base a specificità storiche, geografiche, linguistiche, culturali, economiche. La Sardegna in tutto e per tutto è una nazione. Storicamente è stata diversa dai popoli della penisola italiana e quando ha avuto dei contatti sono stati contatti conflittuali e di dominazione. Questo è avvenuto dal periodo romano in poi.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Dico subito che trovo le risposte di Melis e Devias (così come la prima di Casula a Cazzullo) piuttosto deboli, sul piano politico e anche su quello storico. La storia è difficile da maneggiare come strumento di sostegno a posizioni politiche. Tende a divincolarsi, a presentare spigoli, a rovinare i ragionamenti più lineari con antipatiche contraddizioni e problemi non facilmente semplificabili. Onestamente, tenderei a farne un uso più prudente o comunque un po&#8217; più articolato e approfondito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il concetto di nazione, poi, va chiamato in causa con estrema prudenza e solo per il periodo di tempo in cui ha senso farlo. Sostenere, come fanno molti esponenti indipendentisti (non solo Devias), che la nazione sarda esista da sempre, o da epoche comunque lontane, è un&#8217;asserzione indifendibile in qualsiasi dibattito minimamente serio. Il concetto di nazione che noi diamo per scontato non è un fattore storico reale, bensì un costrutto culturale e politico recente, con una precisa collocazione cronologica, dalla quale non si può prescindere. La nostra idea contemporanea di nazione non risale a più indietro della Rivoluzione Francese e si è affermata nel corso dell&#8217;Ottocento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Più in generale, trovo scorretto e politicamente inutile, se non dannoso, ancorare l&#8217;aspirazione all&#8217;autodeterminazione per la Sardegna e chi ci vive, a concetti così astratti, a-storici, comunque discutibili, come la nazione, l&#8217;identità, la diversità dall&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intendiamoci, che la Sardegna abbia avuto una sua storia peculiare, a tratti differente e divergente da quella delle terre propriamente italiane, è vero. Che la sua popolazione abbia maturato, nel corso dei secoli, usi, forme di relazione sociale, vicende culturali, ordinamenti giuridici a sé stanti è altrettanto vero. Basti pensare alla nostra storia medievale, alla vicenda del Regno di Sardegna, alla questione linguistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, non sono ragioni sufficienti a giustificare una pretesa così forte e per molti versi rivoluzionaria come quella dell&#8217;indipendenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il discorso della minorizzazione della cultura, delle lingue e della storia di Sardegna va maneggiato con cura. Non è di suo un tema così robusto né facilmente comprensibile, se lo si astrae dalle condizioni storiche e dalle forme di relazione politica dentro cui si è sviluppato. Se si trascura il lato materiale, concreto, delle vicende umane, si finisce spesso per fare della mera ideologia, che, davanti a una ideologia più forte, egemone, semplicemente soccombe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prospettiva indipendentista o, più in generale, dell&#8217;autodeterminazione, in Sardegna ha una giustificazione storica ed è rilevante solo se la si riempie di contenuti robusti, a partire dal riconoscimento della condizione sbilanciata e asimmetrica dei rapporti con l&#8217;Italia e tenendo conto dei suoi risvolti socio-economici, civili, culturali e politici. Importa relativamente se i sardi siano o si sentano o no italiani. Tutte le rilevazioni fatte in proposito indicano che il senso di appartenenza alla propria collettività storica è estremamente radicato e diffuso, tra le persone sarde. Non è quello il problema. Caso mai il problema è capire quali costrutti ideali, stereotipi, elementi discorsivi si annettono a tale appartenenza (e qui sì che casca l&#8217;asino!). Ma soprattutto rileva molto cosa comporta, materialmente e storicamente, l&#8217;appartenenza allo stato italiano in termini di qualità della vita, di diritti, di libertà, di benessere economico, di relazioni internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaro che, in funzione propagandista, nella lotta politica, è inevitabile fare uso di concetti semplici e forti, di parole d&#8217;ordine e di slogan. Ma non si può partire da questi elementi discorsivi e restare ancorati ad essi come fossero l&#8217;unica e sola verità prima da cui discende il resto. È una forma di auto-inganno a cui cede troppa parte dell&#8217;indipendentismo odierno. Ed è anche un modo per restare al calduccio nel proprio spazio di comfort ideologico. Da qui nasce l&#8217;assunto consolatorio che noi indipendentisti abbiamo scoperto la verità e chi non ci segue ha torto o addirittura è un nemico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che emerga esplicitamente questo, dalle argomentazioni di Melis e Devias (e Casula), ma il contesto ideale e il riferimento politico dei loro discorsi è molto più una forma di indipendentismo identitario che un campo di riflessione e di prassi più strettamente materialista e ancorato alla realtà concreta, alla vita vera della collettività sarda attuale. A me sembra un limite evidente di queste posizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che naturalmente sono legittime. Solo, non è legittimo pretendere che siano le uniche tesi a sostegno della prospettiva dell&#8217;autodeterminazione. Deve essere pacifico che, in quest&#8217;ambito politico, abbiano piena cittadinanza anche altre impostazioni, altri punti di partenza, altre cornici concettuali, a partire dalla questione, storicamente decisiva, del deficit di democrazia di cui la Sardegna soffre, in modo variabile ma costante, da sempre, anche in epoca repubblicana-autonomista. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Di questo sarebbe opportuno discutere, magari con una certa serenità e nel rispetto delle diverse opinioni in campo. È una faccenda che non riguarda solo le persone indipendentiste o quelle sensibili al tema, bensì ha una portata decisamente più grande. Pensiamo solo ai rischi sempre attuali di neo-colonialismo o ai diversivi di stampo conservatore e subalterno come l&#8217;insularità in costituzione: è necessario generare un discorso pubblico a contrasto di queste derive, che sia ben fondato storicamente, ancorato alle necessità concrete e strategiche della comunità umana dell&#8217;isola e facilmente comprensibile a livello comunicativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se queste sono le mie riserve sulle argomentazioni di parte indipendentista, considero invece del tutto irricevibile la risposta che alla domanda di Sardinia Post dà lo storico Gian Giacomo Ortu. A proposito dell&#8217;indipendentismo sardo, Ortu dichiara:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">È un tema ormai superato. Ho già scritto e detto in tante occasioni di essere contrario a qualsiasi forma di indipendentismo della Sardegna. Tornarci dopo che la questione ha avuto una qualche rilevanza politica negli anni ‘70 e ‘80 e anche più recentemente mi sembra ormai inutile. Nei miei libri ho scritto e spiegato che la storia della Sardegna è ben più complessa di quanto si creda.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Che la storia della Sardegna sia più complessa di quanto si creda è vero ed è un ulteriore motivo di sollecitazione per tutto l&#8217;ambiente storiografico sardo a darsi una bella mossa, magari pretendendo l&#8217;attenzione dovuta e le risorse necessarie da parte delle istituzioni accademiche (fare ricerca storica, come qualsiasi altra ricerca, costa, ma va fatta). Il resto del discorso però è a dir poco stupefacente per la sua pochezza. Lo scrivo con un certo rammarico, perché ho sempre apprezzato il lavoro di Gian Giacomo Ortu come storico. Ma proprio in quanto proveniente da uno storico questa risposta è inaccettabile. Non è lecito liquidare in modo tanto grossolano un fenomeno così endemico, così connaturato alle vicende sarde dell&#8217;ultimo secolo e mezzo. Testimoniando per giunta una mancanza di informazione e di attenzione anche sull&#8217;attualità che sinceramente non mi aspetto da alcun* intellettuale, e da uno storico meno che mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se dunque l&#8217;ambito indipendentista deve ancora dotarsi di un corpus di riflessione, di un bagaglio teorico e di un&#8217;attitudine allo studio e all&#8217;aggiornamento che fin qui sono sempre stati trascurati a vantaggio di costrutti semplificatori e di slogan, da parte dell&#8217;intellighenzia sarda, nelle sue varie voci e incarnazioni, è legittimo pretendere meno approssimazione, meno sciatteria, meno snobismo. Che poi hanno sempre quel retrogusto sgradevole di classismo e di auto-razzismo tipici delle classi dirigenti subalterne dei paesi sottoposti a forme di colonizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, come si vede, tutto sommato ciò che pensano gli Aldo Cazzullo di turno sulla prospettiva indipendentista sarda non è la cosa più rilevante di cui dovremmo occuparci. Ma, nel caso decidessimo di occuparcene, dovremmo sviluppare una dotazione di argomentazioni più robusta e articolata, tale da resistere anche ad uno scrutinio severo. E, in ogni caso, offrire alla comunità umana della Sardegna &#8211; e, nelle circostanze che lo richiedono, al suo corpo elettorale &#8211; temi e proposte più concreti, più connessi con i bisogni reali delle persone, dentro una prospettiva emancipativa ad ampio spettro. Credo sia questa la lezione più significativa che possiamo trarre dalla circostanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Indipendentismo, intellighenzia sarda e fraintendimenti colpevoli' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/11/12/indipendentismo-intellighenzia-sarda-e-fraintendimenti-colpevoli/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Indipendentismo, intellighenzia sarda e fraintendimenti colpevoli' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/11/12/indipendentismo-intellighenzia-sarda-e-fraintendimenti-colpevoli/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/11/12/indipendentismo-intellighenzia-sarda-e-fraintendimenti-colpevoli/">Indipendentismo, intellighenzia sarda e fraintendimenti colpevoli</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2021/11/12/indipendentismo-intellighenzia-sarda-e-fraintendimenti-colpevoli/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Articolo per Filosofia de Logu e seconda presentazione del libro del collettivo</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2021/03/25/articolo-per-filosofia-de-logu-e-seconda-presentazione-del-libro-del-collettivo/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2021/03/25/articolo-per-filosofia-de-logu-e-seconda-presentazione-del-libro-del-collettivo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 15:59:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia de Logu]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=4391</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel sito di Filosofia de Logu esce un mio articolo, su tematiche già variamente trattate anche qui su SardegnaMondo. La Sardegna è un luogo delimitato da una geografia intransigente. Non c’è verso di ignorarla, se non a prezzo di mistificazioni. È anche una terra abitata continuativamente da millenni. Per questo è anche un luogo su...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/03/25/articolo-per-filosofia-de-logu-e-seconda-presentazione-del-libro-del-collettivo/">Articolo per Filosofia de Logu e seconda presentazione del libro del collettivo</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Articolo per Filosofia de Logu e seconda presentazione del libro del collettivo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/03/25/articolo-per-filosofia-de-logu-e-seconda-presentazione-del-libro-del-collettivo/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/03/immagine-700x494.jpg" alt="" class="wp-image-4392" width="619" height="437" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/03/immagine-700x494.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/03/immagine-640x452.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/03/immagine-768x542.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/03/immagine-800x565.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/03/immagine.jpg 1280w" sizes="(max-width: 619px) 100vw, 619px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Nel sito di Filosofia de Logu esce un mio <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/2021/lenigma-sardo-un-tentativo-di-spiegazione/"><strong>articolo</strong></a>, su tematiche già variamente trattate anche qui su SardegnaMondo. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>La Sardegna è un luogo delimitato da una geografia intransigente. Non c’è verso di ignorarla, se non a prezzo di mistificazioni. È anche una terra abitata continuativamente da millenni. Per questo è anche un luogo su cui si è sedimentata una storia umana peculiare e di lunghissima durata.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla base di questo assunto, sfruttando arbitrariamente, ma non capziosamente spero, Braudel e Bhabha, e chiamando in causa Giovanni Lilliu, traggo delle conclusioni, almeno provvisorie, sul problema della diversità sarda e della sua incomprensibilità nel contesto italiano e anche sul nostro dilemma identitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo anche che domani, <strong>26 marzo</strong>, negli spazi comunicativi di Filosofia de Logu, faremo la seconda presentazione del libro del collettivo, con focus sui temi storici e storiografici: &#8220;Decolonizzare la storiografia in Sardegna?&#8221;. <strong>Ore 18.30</strong>, con Alessandro Soddu, storico dell&#8217;Università di Sassari, e una rappresentanza del gruppo di lavoro <a href="https://lastoriasarda.com/">La Storia Sarda nella Scuola Italiana</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Buona lettura e a domani!</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Articolo per Filosofia de Logu e seconda presentazione del libro del collettivo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/03/25/articolo-per-filosofia-de-logu-e-seconda-presentazione-del-libro-del-collettivo/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Articolo per Filosofia de Logu e seconda presentazione del libro del collettivo' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/03/25/articolo-per-filosofia-de-logu-e-seconda-presentazione-del-libro-del-collettivo/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/03/25/articolo-per-filosofia-de-logu-e-seconda-presentazione-del-libro-del-collettivo/">Articolo per Filosofia de Logu e seconda presentazione del libro del collettivo</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2021/03/25/articolo-per-filosofia-de-logu-e-seconda-presentazione-del-libro-del-collettivo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;uomo che comprò la luna, un film pericoloso</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2019/05/23/luomo-che-compro-la-luna-un-film-pericoloso/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2019/05/23/luomo-che-compro-la-luna-un-film-pericoloso/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2019 12:05:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte e spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Benito Urgu]]></category>
		<category><![CDATA[cinema sardo]]></category>
		<category><![CDATA[Geppi Cucciari]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Cullin]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zucca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=3170</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;uomo che comprò la luna, il film di Paolo Zucca che si sta guadagnando l&#8217;attenzione del pubblico anche in Italia, è un film pericoloso. Proprio per questo va visto. Naturalmente la sua pericolosità dipende dalla prospettiva sotto cui lo si guarda. Comincerei da qui: i diversi livelli di lettura. La confezione dell&#8217;opera, il suo involucro...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/05/23/luomo-che-compro-la-luna-un-film-pericoloso/">L&#8217;uomo che comprò la luna, un film pericoloso</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;uomo che comprò la luna, un film pericoloso' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/05/23/luomo-che-compro-la-luna-un-film-pericoloso/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<p class="wp-block-paragraph"><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=2MxQLFBe98E">L&#8217;uomo che comprò la luna</a></em>, il film di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Zucca">Paolo Zucca</a> che si sta guadagnando l&#8217;attenzione del pubblico anche in Italia, è un film pericoloso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio per questo va visto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente la sua pericolosità dipende dalla prospettiva sotto cui lo si guarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comincerei da qui: i diversi livelli di lettura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La confezione dell&#8217;opera, il suo involucro potremmo dire, è il genere &#8220;commedia all&#8217;italiana&#8221;, con risonanze felliniane. Il tema centrale sembrerebbero gli stereotipi relativi alla Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è vero. C&#8217;è anche questo. È uno dei livelli di lettura possibili e, a naso, è anche quello che il pubblico italiano fatica meno a percepire, ed anzi apprezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una commedia leggera, agrodolce, visionaria, <a href="https://www.mymovies.it/film/2018/luomo-che-compro-la-luna/">a contenuto &#8220;etnico&#8221;</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pubblico apprezza l&#8217;intreccio surreale, le dinamiche tra i personaggi, la comicità tipica delle commedie degli equivoci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E va benissimo. Ma non c&#8217;è solo questo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un aspetto che mi incuriosisce molto è se e quanto sia diversa la ricezione da parte del pubblico sardo rispetto a quella del pubblico italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul &#8220;se&#8221;, non ho dubbi. La ricezione è diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Probabilmente per il pubblico italiano in fondo si tratta di una commedia che rilancia i più familiari cliché sui sardi, a cui è abituato da tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, il rischio era di rievocare e rinnovare la tendenza a compiacere lo sguardo dell&#8217;osservatore esterno, tipica del nostro rapporto subalterno con l&#8217;Italia e con gli italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pericolo in buona parte disinnescato dalla ben architettata problematizzazione proprio di questa dinamica relazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno dei motori narrativi del film.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa assurdità di un &#8220;esame di sarditudine&#8221;, presieduto e valutato da &#8220;esperti&#8221; italiani, dovrebbe suscitare non solo l&#8217;ilarità ma anche qualche dubbio su una relazione tutt&#8217;altro che pacificata ed esente da equivoci di vario genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il pubblico sardo, invece, gli aspetti principali sono altri due.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto è fondamentale che a fare dell&#8217;ironia e dell&#8217;umorismo sulle nostre fissazioni identitarie sia uno sguardo sardo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Com&#8217;è giusto che sia, il nostro grado di accettazione dell&#8217;ironia o dell&#8217;umorismo sul nostro conto cambia drasticamente se essi provengono dall&#8217;esterno o se sono auto-riferiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto meglio, poi, se ad essere messa alla berlina è proprio la pretesa dei non sardi di sapere perfettamente cosa sia &#8220;vero sardo&#8221; e cosa no.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La leggerezza e la capacità narrativa di Paolo Zucca (e ovviamente delle due autrici del soggetto e della sceneggiatura, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Geppi_Cucciari">Geppi Cucciari</a> e <a href="http://www.barbaraalberti.it/">Barbara Alberti</a>) consentono di giocare sul tema della &#8220;sardità&#8221; senza che questo risulti mai offensivo, o volgare, o paternalistico (approccio figlio di una visione &#8220;razziale&#8221;, in fondo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Regia e scrittura esaltate poi dalla recitazione efficace e &#8220;in parte&#8221; dei due protagonisti sardi principali, Jacopo Cullin e Benito Urgu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I quali per altro mettono in scena una dialettica particolarmente intelligente tra le due anime della nostra diaspora. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato, la vergogna di sé e la rimozione della propria appartenenza (il Kevin Pirelli/Gavino Zocheddu di Jacopo Cullin).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altro l&#8217;auto-rappresentazione identitaria stereotipata e ferma nel tempo, fino a diventare cliché folkloristico (il Badore di Benito Urgu).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel film viene efficacemente disinnescato &#8211; proprio perché enfatizzato parodisticamente &#8211; l&#8217;auto-razzismo tipico del ceto medio istruito e intellettuale isolano, ma interiorizzato, tramite un duraturo e profondo processo egemonico, dalla maggior parte dei sardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo ridere di noi stessi e del nostro stesso mito identitario, insomma. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è un riso liberatorio, perché fa giustizia tanto del nostro complesso di inferiorità (paralizzante e patogeno), quanto delle possibili pulsioni auto-esaltatorie (che non si sa mai dove finiscono).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già in questo c&#8217;è un pericolo, attenzione. Ma non è tutto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà questo film ha anche una sua carica politica notevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ben mimetizzata e tenuta a freno il tanto che basta a non farlo diventare uno stucchevole film &#8220;a tema&#8221;, o un manifesto ideologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia chiaro, non lo è e non ci si avvicina nemmeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però è innegabile &#8211; e sfido a sostenere il contrario &#8211; che un altro dei nuclei tematici dell&#8217;opera sia una fortissima vena di riscatto storico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Di cui la ribellione agli stereotipi degradanti, cui per tanto tempo la maggior parte dei sardi ha aderito acriticamente, è solo una premessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La potenza narrativa del film &#8211; altrimenti classificabile, appunto, come commedia surreale con venature etniche &#8211; risiede precisamente in questo livello di lettura più profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cui segno più evidente è la trovata delle anime dei nostri personaggi storici (&#8220;che hanno lottato per a giustizia&#8221;) ospitate sulla Luna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Luna, che, dunque, a buon diritto, anche per questa ragione può essere legittimamente posseduta da un sardo, a dispetto delle pretese statunitensi (con una significativa sequenza finale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa messa in scena del conflitto tra Sardegna e USA (con la mediazione degli apparati di sicurezza italiani) è una potente allegoria politica, nemmeno tanto mascherata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna &#8211; come pochissimi sanno fuori dall&#8217;isola &#8211; è uno dei principali teatri di addestramento e sperimentazione bellica della NATO, in Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa possa significare una rivendicazione di libertà dalla prepotenza *che viene dal mare* (come didascalicamente rappresentato nel film), per di più in nome della nostra stessa storia e dei personaggi rilevanti che l&#8217;hanno animata, non è una presa di posizione banale e contribuisce alla sensazione che questo film sia pericoloso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli stessi personaggi sardi scelti sono estremamente indicativi della cifra politica che alimenta questo livello di lettura meno visibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da Ampsicora, ad Eleonora d&#8217;Arborea, da Sigismondo Arquer a Giovanni Maria Angioy. E ancora, Paschedda Zau, Grazia Deledda, Emilio Lussu, Nino Gramsci, forse (mi è stato suggerito ma non sono riuscito a verificare) Michele Schirru.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti lì, squadernati e presentati come nodi di una lunga trama che attraversa i secoli, di cui però non siamo consapevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questi motivi si tratta di un film pericoloso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È pericoloso per chi si aspetta di perpetuare la nostra condizione di subalternità contando sulla nostra passività o addirittura sulla nostra adesione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È pericoloso per chi ancora vorrebbe usare la negazione di noi stessi e della nostra storia come strumento di controllo e di dominio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È pericoloso per chi usa e vorrebbe continuare a usare la Sardegna per scopi e in nome di interessi esterni, privati, ostili a chi ci abita, eticamente discutibili, politicamente imbarazzanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È pericoloso anche per l&#8217;establishment politico e culturale isolano, sempre così pronto a farsi docile intermediario degli assetti di dominio grazie ai quali può prosperare, sia pure a discapito della maggioranza dei sardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È pericoloso anche perché è un film che ci insegna a non essere vittima noi stessi dei nostri complessi di inferiorità, facili a trasformarsi nella reazione megalomane che ne è il reciproco inverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo, servito con la semplicità dello sguardo fanciullesco, che discerne il giusto dall&#8217;ingiusto senza troppi filtri e senza troppe sovrastrutture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio perché così pericoloso, è un film che bisogna vedere e di cui è necessario parlare.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;uomo che comprò la luna, un film pericoloso' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/05/23/luomo-che-compro-la-luna-un-film-pericoloso/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='L&#039;uomo che comprò la luna, un film pericoloso' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/05/23/luomo-che-compro-la-luna-un-film-pericoloso/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/05/23/luomo-che-compro-la-luna-un-film-pericoloso/">L&#8217;uomo che comprò la luna, un film pericoloso</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2019/05/23/luomo-che-compro-la-luna-un-film-pericoloso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Miti tossici, inconsapevolezza politica ed emigrazione sarda: un mix deleterio</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2018/05/18/miti-tossici-inconsapevolezza-politica-ed-emigrazione-sarda-un-mix-deleterio/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2018/05/18/miti-tossici-inconsapevolezza-politica-ed-emigrazione-sarda-un-mix-deleterio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 08:13:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Brigata Sassari]]></category>
		<category><![CDATA[circolo su nuraghe Biella]]></category>
		<category><![CDATA[die de sa sardigna]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione sarda]]></category>
		<category><![CDATA[FASI]]></category>
		<category><![CDATA[Grande guerra]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=2853</guid>

					<description><![CDATA[<p>Spettabile Circolo Su Nuraghe di Biella, mi rivolgo a voi in quanto perfetti rappresentanti di un problema più generale che è necessario far emergere nel dibattito pubblico ed affrontare come merita. La vostra iniziativa per le celebrazioni del centenario della vittoria dell&#8217;Italia nella Grande guerra sta suscitando commenti e reazioni, per lo più di stupore...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/05/18/miti-tossici-inconsapevolezza-politica-ed-emigrazione-sarda-un-mix-deleterio/">Miti tossici, inconsapevolezza politica ed emigrazione sarda: un mix deleterio</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Miti tossici, inconsapevolezza politica ed emigrazione sarda: un mix deleterio' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/05/18/miti-tossici-inconsapevolezza-politica-ed-emigrazione-sarda-un-mix-deleterio/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><figure style="width: 604px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-medium" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Nuraghe-Chervu-de-Biella-2.jpg" width="604" height="453" /><figcaption class="wp-caption-text">il finto nuraghe &#8220;Chervu&#8221;, a Biella</figcaption></figure></p>
<p>Spettabile <a href="https://www.facebook.com/sunuraghebiella/">Circolo Su Nuraghe di Biella</a>,</p>
<p>mi rivolgo a voi in quanto perfetti rappresentanti di un problema più generale che è necessario far emergere nel dibattito pubblico ed affrontare come merita.<span id="more-2853"></span></p>
<p>La vostra iniziativa per le celebrazioni del centenario della vittoria dell&#8217;Italia nella Grande guerra sta suscitando commenti e reazioni, per lo più di stupore ma anche di sincera indignazione, come forse vi siete accorti.</p>
<p>Beninteso, come iniziativa è del tutto legittima, ma &#8211; converrete &#8211; anche opinabile.</p>
<p>In altri termini, siete certamente padroni di scegliere come orientare le attività della vostra associazione, ma dovete accettare che tali scelte siano sottoposte a valutazione, critica ed eventualmente a obiezioni.</p>
<p>Dico questo in via preliminare, perché ho notato che avete risposto con dispetto alle <a href="https://www.facebook.com/maurizio.onnis.3/posts/2032963406944005">motivate e civili argomentazioni</a> del sindaco di <a href="http://www.villanovaforru.gov.it/">Villanovaforru</a> Maurizio Onnis, almeno stando agli articoli di stampa.</p>
<p>L&#8217;invito che posso farvi io è di accogliere critiche e obiezioni come occasione di riflessione su un tema molto delicato, che a quanto pare voi state maneggiando &#8211; da anni &#8211; con una disinvoltura decisamente eccessiva.</p>
<p>I contenuti che pretendete di veicolare non sono neutri. Non sono nemmeno così edificanti come li presentate. Tutt’altro.</p>
<p>Celebrare la partecipazione (forzata) dei sardi alla Grande guerra ed enfatizzare il loro preteso sacrificio per la patria (italiana) non solo ha i contorni di una falsificazione storica maldestra, ma assume anche quelli della manipolazione offensiva.</p>
<p>I sardi che si sacrificarono nelle trincee del Carso, sull&#8217;Altopiano di Asiago o negli altri teatri del fronte non lo fecero certo per amore dell&#8217;Italia (se non in minima parte, tra gli ufficiali, forse). Per lo più i nostri nonni e bisnonni combattevano perché costretti e per la speranza di un riscatto loro personale e insieme collettivo una volta finita la guerra. Questo è un dato acquisito.</p>
<p>Non c&#8217;è da farci su alcuna retorica, non c&#8217;è da costruirci su alcuna mitologia.</p>
<p>Enfatizzare in questo modo la morte e le sofferenze di migliaia di sardi e delle loro famiglie (perché le conseguenze di questo assurdo massacro si sentirono, eccome, anche nell&#8217;isola) è una forma di violenza. Perpetrata contro chi non ha più la possibilità di dire la sua, per giunta.</p>
<p>Non solo. Questo tipo di retorica alimenta il nostro mito identitario subalterno, contribuisce a certificare il nostro status di &#8220;sardi da cortile&#8221;, di &#8220;razza inferiore&#8221;, tollerabile dentro la grande famiglia italiana solo in quanto si renda utile per qualcosa.</p>
<p>Vorrei che interiorizzaste questo aspetto della questione: voi state certificando, con la vostra adesione attiva, una mitologia razzista. Ai nostri e vostri stessi danni.</p>
<p>A questo fatto &#8211; già grave e meritevole di molta riflessione &#8211; si aggiunge l&#8217;improvvida idea &#8211; da voi <a href="http://www.lastampa.it/2016/06/09/biella/il-nuraghe-chervu-avamposto-biellese-della-sardegna-DBES4hwOlwYkRJ9aCqdneJ/pagina.html">avuta e realizzata in passato</a> ma spero non anche quest&#8217;anno &#8211; di collegare a tutto ciò le celebrazioni di <em>Sa Die de sa Sardigna</em>.</p>
<p>Il che appare già in partenza paradossale, dato che Biella sta in Piemonte e sappiamo tutti a chi si dava la caccia nel giorno <em>de s&#8217;acciapa</em>. La &#8220;cacciata dei Piemontesi&#8221; è uno dei modi più comuni di descrivere quegli avvenimenti. Un po&#8217; di cattivo gusto evocarli proprio lì, in Piemonte, non trovate?</p>
<p>Ma questo se vogliamo è un tratto secondario – benché significativo – della faccenda.</p>
<p>Il tratto più rilevante è che voi, in questo modo, fate un ulteriore torto alla nostra storia e anche al nostro presente.</p>
<p><em>Sa Die de sa Sardigna</em> è una occasione di riappropriazione storica e di meditazione sulla nostra condizione di oggi. Rievoca la Rivoluzione sarda, quel lungo e articolato momento della nostra storia in cui si sono decise le sorti della Sardegna contemporanea.</p>
<p>È un passaggio chiave che meriterebbe intanto di essere conosciuto bene in tutti i suoi aspetti, studiato, meditato, interiorizzato. Non in termini di propaganda politica, ma come risorsa intellettuale e come strumento di analisi.</p>
<p>Dubito che ne sappiate qualcosa.</p>
<p>Dubito che abbiate anche solo una vaga idea di cosa furono gli anni tra il 1793 e il 1812 nell’isola. Dubito che ne conosciate i fatti, gli sviluppi, i conflitti, i protagonisti.</p>
<p>Non dovreste maneggiare con tanta noncuranza un materiale così vivo e così problematico, decontestualizzandolo e attribuendo ad esso significati del tutto impropri e arbitrari.</p>
<p>Dopo tutto questo, non mi stupisce constatare – attingendo alle vostre comunicazioni sui <em>social media</em> – la vostra adesione alla campagna referendaria per l’inserimento dell’insularità nella costituzione italiana. Mi pare del tutto coerente con una visuale pesantemente condizionata, auto-colonizzata (<em>self-colonized</em>), subalterna appunto. Di cui non soffrite solo voi, sia chiaro.</p>
<p>Su questa vicenda si sono gettati con entusiasmo sia i mass media <em>mainstream</em>, sia le prefetture (cosa gravissima). Ma mi rivolgo a voi, perché a voi posso chiedere di accettare un confronto su queste tematiche, dato che ne siete al contempo soggetti e oggetto.</p>
<p>L’emigrazione sarda è un trauma che si è prodotto in tempi relativamente recenti e per cause storiche abbastanza chiare (anche se mal indagate e ancor peggio raccontate). Ma può anche diventare una risorsa, in una prospettiva di riscatto e di emancipazione collettiva della Sardegna.</p>
<p>Perché si avveri questa seconda possibilità però c’è bisogno che la nostra emigrazione diventi più consapevole, più informata, meno passiva verso la mitologia identitaria spicciola da cui è ammorbata la nostra percezione di noi stessi nel mondo.</p>
<p>Sarebbe bello che si cogliesse questa occasione per avviare una discussione libera e sincera su tali questioni. Senza paura e senza sudditanze. Serve a voi, serve ai sardi in Sardegna, serve alle comunità presso cui noi sardi <em>disterrados</em> risediamo. E serve in generale anche al mondo, che ci osserva e spesso scopre con sorpresa la nostra esistenza (senza avere a disposizione fonti attendibili).</p>
<p>Confido che si riesca a discuterne in termini franchi, ma non polemici.</p>
<p>E confido che la cosa non finisca qui. Potrebbe essere oggetto di discussione anche per l&#8217;intera <a href="http://www.fasi-italia.it/">FASI</a> (la federazione delle associazioni sarde in Italia), a livello di direttivo e nelle sue sedi assembleari. Non sarebbe male, vista la passività culturale e il conformismo politico che questa organizzazione ha sempre manifestato.</p>
<p>Chissà che da un episodio così sgradevole e dannoso non ne venga fuori qualche conseguenza positiva, insomma.</p>
<p>A àteros annos mègius!</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Miti tossici, inconsapevolezza politica ed emigrazione sarda: un mix deleterio' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/05/18/miti-tossici-inconsapevolezza-politica-ed-emigrazione-sarda-un-mix-deleterio/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Miti tossici, inconsapevolezza politica ed emigrazione sarda: un mix deleterio' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/05/18/miti-tossici-inconsapevolezza-politica-ed-emigrazione-sarda-un-mix-deleterio/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/05/18/miti-tossici-inconsapevolezza-politica-ed-emigrazione-sarda-un-mix-deleterio/">Miti tossici, inconsapevolezza politica ed emigrazione sarda: un mix deleterio</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2018/05/18/miti-tossici-inconsapevolezza-politica-ed-emigrazione-sarda-un-mix-deleterio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ancora sull&#8217;indipendentismo sardo, le sue premesse e le sue prospettive</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2018/04/11/ancora-sullindipendentismo-sardo-le-sue-premesse-e-le-sue-prospettive/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2018/04/11/ancora-sullindipendentismo-sardo-le-sue-premesse-e-le-sue-prospettive/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 11:58:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[confederalismo democratico]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=2818</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il tema dell’indipendentismo e del processo di autodeterminazione in Sardegna è ormai centrale nel dibattito politico dell’isola. Lo è a prescindere e a dispetto della considerazione che ne ha la classe dominante isolana, nelle sue varie articolazioni, e l’egemonia culturale che ancora esprime. Questa ostilità (ovvia) comporta però che, per lo più, a ragionare di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/04/11/ancora-sullindipendentismo-sardo-le-sue-premesse-e-le-sue-prospettive/">Ancora sull&#8217;indipendentismo sardo, le sue premesse e le sue prospettive</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Ancora sull&#039;indipendentismo sardo, le sue premesse e le sue prospettive' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/04/11/ancora-sullindipendentismo-sardo-le-sue-premesse-e-le-sue-prospettive/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter " src="https://www.mbmaps.net/mappe/100/466.jpg" width="520" height="599" /></p>
<p>Il tema dell’indipendentismo e del processo di autodeterminazione in Sardegna è ormai centrale nel dibattito politico dell’isola.<span id="more-2818"></span></p>
<p>Lo è a prescindere e a dispetto della considerazione che ne ha la classe dominante isolana, nelle sue varie articolazioni, e l’egemonia culturale che ancora esprime.</p>
<p>Questa ostilità (ovvia) comporta però che, per lo più, a ragionare di questi temi siano gli stessi soggetti coinvolti direttamente, di solito a ridosso di occasioni contingenti come una tornata elettorale, in un processo di auto-analisi e auto-valutazione che per forza di cose non può essere mai del tutto obiettivo, né scevro di interferenze emotive o di interessi di parte.</p>
<p>Del resto, sono anni che le dinamiche interne all’indipendentismo sardo sono sempre le stesse. A volte sono gli stessi anche i personaggi che le animano.</p>
<p>Sulla faccenda, però, mi pare di vedere ancora parecchi equivoci.</p>
<p>Alcuni non sono nemmeno equivoci, ma fraintendimenti interessati di chi non desidera affatto che sull’isola maturi un processo di autodeterminazione democratica forte, diffuso e consapevole.</p>
<p>Del resto, ci sono diversi soggetti che si dichiarano indipendentisti o para-indipendentisti o simpatizzanti esterni dell’indipendentismo che operano per scongiurare che si realizzi un&#8217;autodeterminazione realmente democratica ed orientata alla giustizia sociale.</p>
<p>Altri equivoci sono invece piuttosto i sintomi di una certa immaturità politica dello stesso indipendentismo, dovuta a una scarsa preparazione di fondo e spesso alimentata da chi preferisce gestire un gruppo di seguaci fedelissimi piuttosto che confrontarsi apertamente e alla pari con una platea ampia, formata e consapevole.</p>
<p>Prima di entrare nel merito dei problemi, vorrei però chiarire una volta per tutte un aspetto fondamentale, a cui si dà troppo poco peso.</p>
<p>La militanza politica non è una barzelletta, mai, e chi la pratica in questi contesti minoritari e minorizzati, in nome di un obiettivo collettivo non egoistico, non ha mai nulla da guadagnarci personalmente, tanto meno qualcosa di cui vergognarsi.</p>
<p>Lo si fa per convinzione ideale, per sentirsi partecipi di qualcosa di più grande, per provare a cambiare le cose e non limitarsi a dirlo, per tante ragioni anche strettamente soggettive, con i propri limiti e le proprie debolezze umane, com’è inevitabile.</p>
<p>Il succo del discorso è che l’esercizio del disprezzo e del dileggio verso l’indipendentismo e gli indipendentisti, molto in voga soprattutto presso gli intellettuali organici dell’apparato di dominio coloniale sardo e gli organi di stampa <em>mainstream</em>, è una pratica detestabilmente anti-democratica.</p>
<p>Tanto più che gli indipendentisti, nel corso degli ultimi quarant’anni, hanno saputo far emergere tematiche e questioni altrimenti ignorate, oggi al centro dell’agenda politica sarda.</p>
<p>In un modo o nell’altro hanno sempre costituito un contraltare critico per l’ordine socio-politico costituito, a volte l’unico contraltare, specie dalla fine della Guerra fredda, nei primi anni Novanta del secolo scorso.</p>
<p>Il panorama politico sardo, senza gli indipendentisti, sarebbe la palude putrescente che è, in mano ad avventurieri di ogni risma, delegati coloniali senza scrupoli, lobby e padrini, ma senza alcun contraltare teorico e pragmatico, senza una prospettiva alternativa a cui far riferimento, senza speranza.</p>
<p>Detto ciò, è anche vero che spesso gli indipendentisti, nelle loro diverse anime, non hanno reso un buon servizio alla propria causa. Per esempio riducendo il dibattito sulla questione a litigi personali o a dinamiche autoreferenziali.</p>
<p>Questa è non solo una dimostrazione di immaturità politica, come dicevo più sopra, ma anche un danno a tutto l’ambito politico sardo e alla nostra vita pubblica in generale.</p>
<p>Occorrerebbe un salto di qualità a tutto il processo di autodeterminazione, nelle sue diverse componenti sociali, organizzative, intellettuali.</p>
<p>Bisogna tener conto delle condizioni storiche reali e delle dinamiche sociali concrete, delle forze in campo, dei fattori restrittivi interni ed esterni.</p>
<p>Serve un discorso che non sia pura astrazione e pura teoria, insomma, ma concreta base per un mutamento in meglio della vita sull&#8217;isola.</p>
<p>Ma partiamo da qualche dato di realtà, su cui poter basare il ragionamento.</p>
<p>Uno degli equivoci di fondo sulla questione, alimentato ad arte dalle forze sociali e politiche dominanti, è che l’indipendentismo sia una minoranza auto-rappresentativa, senza radicamento e senza prospettive.</p>
<p>In realtà, com’è facilmente deducibile anche solo dai <a href="http://www.regione.sardegna.it/j/v/2611?&amp;s=1&amp;v=9&amp;c=9527&amp;na=1&amp;n=10&amp;va=2">numeri elettorali</a>, siamo di fronte a un ambito politico sì plurale e non coeso, ma non per questo quantitativamente insignificante. Parliamo di decine di migliaia di voti regolarmente espressi a più riprese in diverse tornate elettorali degli ultimi vent’anni.</p>
<p>La retorica anti-indipendentista dello “zero virgola” è solo un espediente da quattro soldi, ancora largamente usato, ma che non fa certo onore a chi lo usa (perché fondamentalmente ne denota lo spirito anti-democratico). Bisognerebbe saper rispondere senza troppe cerimonie ma anche senza dare troppo peso.</p>
<p>Ma questo se vogliamo è il livello meno significativo. Sugli esiti elettorali influiscono fattori esterni, anche contingenti, e rapporti di forza che esulano dalla natura e dalla qualità politica specifica dei contendenti.</p>
<p>A un livello più profondo è evidente – ed alcune indagini demoscopiche, mai adeguatamente approfondite, lo attestano – che nella società sarda esiste non solo un diffuso sentimento di appartenenza ma anche un’ampia domanda di autogoverno.</p>
<p>La debolezza con cui si manifestano queste aspirazioni non è dovuta alla loro intrinseca improponibilità, ma caso mai, e in modo decisivo, all’esistenza di una robusta egemonia culturale avversa, a sua volta strumento di dominio dentro un quadro di rapporti sociali e politici largamente diseguali, squilibrati, per tanti versi di natura coloniale.</p>
<p>Come ho avuto già modo di dire, c’è un’enorme questione di “conflitto di classe” dentro il processo di autodeterminazione da realizzare.</p>
<p>Se non si tiene conto di questi fattori, i ragionamenti che si fanno sul tema sono destituiti di fondamento in partenza.</p>
<p>Dato che la questione dell’autodeterminazione e dell’autogoverno della Sardegna è prima di tutto una questione di democrazia ancora inespressa, bisogna domandarsi come fare a dispiegarne tutto il potenziale</p>
<p>Come prospettiva politica ha in sé le ragioni e le caratteristiche per diventare a sua volta egemonica, solo che si riempisse di contenuti pragmatici e si fondasse su un radicamento sociale più robusto.</p>
<p>In altri termini, se ben pochi sardi oggi – al di fuori della cerchia dei privilegiati dalla dipendenza &#8211; sono spaventati dall’idea del conflitto con lo stato italiano, è altrettanto vero che non sono tanti quelli che ci scommetterebbero su a scatola chiusa.</p>
<p>E questa è pura e semplice ragionevolezza.</p>
<p>Cosa offrire dunque alla collettività sarda nel suo insieme e alle sue forze sociali e produttive come alternativa alla subalternità patologica?</p>
<p>Negli anni l’indipendentismo ha puntato molto sulle questioni ideali e teoriche, su concetti di base apparentemente molto forti, ma alla prova dei fatti mai decisivi.</p>
<p>Ha preso molto campo, per esempio, la questione identitaria, come se questa fosse il problema fondamentale risolto il quale tutti gli altri si sarebbero risolti di conseguenza.</p>
<p>Questa è una china non solo pericolosa per le sue implicazioni politiche (le questioni identitarie sfociano regolarmente in prospettive in stile “blut und boden”, reazionarie, di destra, anti-democratiche), ma anche poco efficace.</p>
<p>Per esempio la questione linguistica.</p>
<p>Ancora oggi c’è chi, in buona fede, ne farebbe il centro nodale di tutto il discorso dell’autodeterminazione. È una fallacia politica di notevoli dimensioni e l’ho già segnalata anche da queste parti.</p>
<p>L’unica connessione che possiamo trovare tra questione linguistica e processo di autodeterminazione è che una politica linguistica di salvaguardia e rilancio del sardo e delle altre lingue di Sardegna può avere piena cittadinanza solo dentro un processo di emancipazione democratica e di autogoverno, non il contrario.</p>
<p>Anche qui, porre la questione linguistica in termini essenzialisti ed eminentemente identitari non ha fatto altro che indebolirla. Occorrerebbe invece riformularla in termini di democrazia da realizzare, di diritti civili e politici da pretendere, di ricchezza culturale da non perdere.</p>
<p>Ma la fissazione identitaria (e sappiamo tutti cosa si intenda oggi per “identitario” nel discorso pubblico in Europa, vero?) non è la sola fallacia di impostazione nel percorso teorico indipendentista.</p>
<p>Un’altra analoga è quella storica e storicista, di matrice direi romantica. Il recupero di una memoria negata, la creazione di una mitologia del passato glorioso calpestato e negletto, l’applicazione sistematica di criteri e concetti attuali alla nostra storia, anche lontana, come strumento di battaglia politica.</p>
<p>Ma non basterà mai partecipare con le bandiere al vento alla rievocazione della Battaglia di Sanluri o spacciare la Rivoluzione sarda per un evento “indipendentista”, o evocare i nostri antenati nuragici, o Ampsicora, o chi diavolo volete voi per fondare un processo di liberazione sociale e civile dei Sardi.</p>
<p>Sono debolezze che hanno attratto anche me, non lo nego, specie per via della amara constatazione di quanto peso abbia la rimozione sistematica del nostro passato dall’armamentario mentale dei Sardi.</p>
<p>Ma è una china pericolosa e occorrerebbe mantenere un grande equilibrio, su queste tematiche.</p>
<p>Sostituire la mancata conoscenza storica con una mitologia magari non subalterna ma comunque tecnicizzata non è la ricetta giusta. Non per fondare un processo realmente democratico. Servirebbe invece, più facilmente, a mettersi nelle mani dei sacerdoti della “nuova verità”. Il che però non costituirebbe alcun progresso. Sappiamo bene come finiscano queste cose.</p>
<p>Allo stesso modo, il puro e semplice discorso anti-colonialista (benché storicamente fondato) non basta da solo a generare un diffuso processo di emancipazione collettiva.</p>
<p>Primo, perché non tutti i sardi hanno precisa cognizione della propria condizione storica e dunque non ne capiscono il senso.</p>
<p>Secondo, perché una parte consistente dei ceti medi e medio alti, che pure sarebbe necessario conquistare alla causa dell’autodeterminazione, non percepiscono se stessi come colonizzati (pur essendolo, in larga misura, specie dal punto di vista culturale).</p>
<p>In realtà, storicamente, nessuna “rivoluzione culturale” basta a se stessa, né è sufficiente a cambiare davvero le cose, se non si fonda su forti fattori socio-economici e relazionali, su una rispondenza tra elementi teorici e vita reale delle persone.</p>
<p>Sulla base di questi e di altri abbagli teorici in Sardegna si è invece innescato e radicato un paralogismo secondo il quale si può perseguire l’indipendenza, così, in modo assoluto e astratto, senza curarsi del resto, proponendosi come avanguardia illuminata a cui affidare il potere e poi procedere inarrestabili verso la salvezza.</p>
<p>Un approccio di tipo leninista, ma senza la riflessione marxista alle spalle né un orizzonte pragmatico e ideologico definito.</p>
<p>Il motto “<em>indipendèntzia e bo’</em>”, così caro a tanti militanti, riassume questo approccio direi di tipo fideistico.</p>
<p>A sostegno di tale approccio viene spesso citata (decontestualizzata) la massima di Antoni Simon Mossa “meglio una repubblica di straccioni che una colonia di miserabili”. Ma si tratta evidentemente di un paradosso provocatorio.</p>
<p>È abbastanza ovvio che il grande architetto algherese non auspicasse certo un futuro di indigenza per la Sardegna indipendente che sognava lui.</p>
<p>In definitiva bisognerebbe riformulare sia le basi teoriche, sia le scelte pragmatiche di un processo di autodeterminazione che non potrà che essere diffuso, democratico, plurale e popolare, se vorrà avere successo e robustezza storica.</p>
<p>Non bisogna buttare via il bambino con l’acqua sporca, sia chiaro. Non si ricostruisce da zero. Ci sono tante cose che abbiamo maturato e imparato, negli anni. Anche gli errori sono utili per migliorarsi. Anzi, spesso sono più utili gli errori degli effimeri e occasionali successi.</p>
<p>Uno degli errori strategici più profondi dell’indipendentismo sardo contemporaneo è stato puntare tutto (in modo leninista, appunto) sul livello più alto delle istituzioni, saltando quasi a pie’ pari ogni altra forma di attivismo e di prassi politica.</p>
<p>Dovremmo invece sapere che le rotture politiche di tipo rivoluzionario (perché di questo stiamo parlando, ribadiamolo) non possono avvenire senza che vi siano le condizioni di fatto che le rendono possibili.</p>
<p>Ecco uno dei motivi per cui l’indipendentismo ha sempre avuto una debolezza elettorale che non rende giustizia al suo radicamento come aspirazione diffusa.</p>
<p>I partiti dominanti, rappresentanti di robusti interessi egoistici, hanno sempre avuto vita facile con gli strumenti del clientelismo, del ricatto occupazionale, del divide et impera delle forze sociali. Al di là della forza garantita loro dai robusti appoggi esterni.</p>
<p>Per costituirsi come contro-potere l’indipendentismo democratico avrebbe dovuto contrastare tali strumenti (profondamente anti-democratici, non c’è bisogno di sottolinearlo) sullo stesso terreno ma con metodi e azioni diversi.</p>
<p>Tante volte si è preferito “dire” le cose anziché “farle”. E si è preferito chiedere fiducia sulla parola anziché sulla base di esempi virtuosi.</p>
<p>Si è trascurato il livello più immediato della politica, quello locale.</p>
<p>Si è protestato molto contro scelte obiettivamente discutibili e quasi sempre deleterie, ma senza proporre un’alternativa pratica.</p>
<p>Questa sarebbe invece una strada da intraprendere. Fare le cose anziché dirle.</p>
<p>Contrastare lo smantellamento del sistema del <em>welfare</em> con attività di mutualismo. Combattere dispersione scolastica e ignoranza con l’apertura di centri di aggregazione e di scuole autonome. Contrastare l’abbandono della terra con progetti di cooperazione. Sostenere le vertenze dei lavoratori con un quadro teorico e pragmatico più solido delle mere petizioni di principio, studiando meglio e di più le possibili alternative.</p>
<p>Non più costituirsi come avanguardia illuminata in un processo storico di cui essere guide, garanti e controllori, ma diffondere pratiche alternative virtuose e alimentare e sostenere tutte le forze sociali e intellettuali sane nei contesti in cui esistono.</p>
<p>La centralità degli aspetti comunitari e delle appartenenze territoriali, in Sardegna, è ben nota, ma è una lezione che l’indipendentismo sardo sta comprendendo solo in questi ultimi anni. È &#8211; o dovrebbe essere &#8211; uno dei principali rimpianti e uno dei maggiori motivi di autocritica per l’intero movimento.</p>
<p>Partire dal livello locale e dagli ambiti di lotta concreti avrebbe anche consentito la formazione e il ricambio di una classe dirigente diffusa, capace di autorigenerarsi.</p>
<p>Oggi ci sono le premesse perché succeda e in parte sta già succedendo. Meglio tardi che mai, potremmo dire, ma è tutto ancora da compiere e occorre rifletterci e costruire anche un modello teorico di riferimento.</p>
<p>Il modello del partito o dell’avanguardia illuminata in stile novecentesco, dal canto suo, ha prodotto solo capi e padroncini ossessionati dal controllo e dall’auto-preservazione.</p>
<p>La lezione del <a href="http://www.uikionlus.com/wp-content/uploads/Confederalismo_democratico.pdf">confederalismo democratico</a> curdo – come ho già avuto modo di sostenere – potrebbe essere molto utile anche in questo ambito, sia come modello politico e sociale generale (diciamo pure ideologico), sia come modello organizzativo.</p>
<p>Una larga autonomia di base, un decentramento sistematico, una forma di democrazia partecipata e capillare, con al centro i beni comuni e i diritti sociali e civili.</p>
<p>Il contrario di qualsiasi centralismo organizzativo e/o amministrativo, di qualsiasi <a href="https://www.diritto.it/le-origini-della-moderna-democrazia-e-la-c-d-dittatura-della-maggioranza/">&#8220;dittatura della maggioranza&#8221;</a>, di qualsiasi possibile autoritarismo.</p>
<p>Quando Giovanni Maria Angioy <a href="http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-256-6&amp;ver=it">scriveva al governo rivoluzionario francese</a> per chiedere il suo intervento a favore della rivoluzione sarda, su una cosa insisteva molto: che non si sognassero di arrivare in Sardegna a dettare legge.</p>
<p>Era un ammonimento chiaro. Vi accoglieremo e vi considereremo dei liberatori fintanto che rispetterete le nostre usanze, le nostre consuetudini, la nostra cultura e le nostre forme di socializzazione. Altrimenti sarete considerati dei nemici e niente potrà ostacolare l’ostilità dei Sardi nei vostri confronti.</p>
<p>Giommaria Angioy sapeva di cosa parlava. Certo, a vedere in che condizioni si è ridotta l’isola due secoli dopo il suo tentativo rivoluzionario, probabilmente si sentirebbe tradito ancora una volta e ancora più profondamente.</p>
<p>Ma il senso del suo discorso è uno di quelli che l’indipendentismo ha colpevolmente ignorato, pur facendo di lui – anche a sproposito, per certi versi – un proprio eroe ed antesignano.</p>
<p>L’approccio settario non paga. Le forme di organizzazione gerarchiche e centraliste non servono a nulla se non a preservare se stesse.</p>
<p>L’atteggiamento paternalista e predicatorio ottiene per lo più un effetto opposto al consenso partecipe. L’ossessione del controllo produce una selezione al ribasso del personale politico e, come effetti generali, disordine e conflitto.</p>
<p>Abbiamo bisogno di tanti, se non di tutti, per arrivare alla meta.</p>
<p>Chi più ha, più deve dare. Chi più sa, più deve spiegare. Bisogna studiare di più, tanto! Bisogna essere meno dogmatici e più scientifici, meno impauriti e più empatici. Bisogna amare la dialettica, non temere il dissenso. E bisogna sporcarsi le mani, non chiedere agli altri di farlo, magari sotto la nostra guida illuminata.</p>
<p>Io non so cosa ci aspetti nei prossimi anni. So però che il mondo in cui esistiamo è un mondo difficile e pericoloso, senza molti riguardi per chi è debole o si fa trattare da debole.</p>
<p>È un mondo che spinge alla chiusura, all’individualismo, all’egoismo e alla paura (del diverso, dello straniero, del povero), e non certo per favorire il riscatto sociale dei poveri e degli impoveriti nostrani.</p>
<p>Ma siamo anche in una condizione in cui ormai abbiamo poco da perdere.</p>
<p>La piena e compiuta realizzazione della democrazia in Sardegna contempla necessariamente la nostra autodeterminazione, nelle forme storicamente possibili.</p>
<p>Il che implica una riflessione attenta sulle forme giuridiche dell’autodeterminazione stessa, sui modi in cui ottenerla e sui contenuti che essa deve avere.</p>
<p>Perché si può anche avere l’indipendenza senza la democrazia, ma non la democrazia senza una prospettiva di autodeterminazione radicale, popolare e partecipata.</p>
<p>Non è una prospettiva accessoria o eludibile, in ogni caso. Questo deve essere chiaro. Sono il come e il quando, che contano, non il se o il perché.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Ancora sull&#039;indipendentismo sardo, le sue premesse e le sue prospettive' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/04/11/ancora-sullindipendentismo-sardo-le-sue-premesse-e-le-sue-prospettive/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Ancora sull&#039;indipendentismo sardo, le sue premesse e le sue prospettive' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/04/11/ancora-sullindipendentismo-sardo-le-sue-premesse-e-le-sue-prospettive/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/04/11/ancora-sullindipendentismo-sardo-le-sue-premesse-e-le-sue-prospettive/">Ancora sull&#8217;indipendentismo sardo, le sue premesse e le sue prospettive</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2018/04/11/ancora-sullindipendentismo-sardo-le-sue-premesse-e-le-sue-prospettive/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mancanza d&#8217;ignoranza</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2017/11/16/mancanza-dignoranza-2/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2017/11/16/mancanza-dignoranza-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2017 08:41:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[mito identitario]]></category>
		<category><![CDATA[mitologie tossiche]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi culturali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=2732</guid>

					<description><![CDATA[<p>Com&#8217;è noto, gli stereotipi sul conto sei Sardi si sprecano. La nostra mitologia identitaria è ricca di luoghi comuni e generalizzazioni quasi sempre degradanti, spesso reciprocamente contraddittori, ma oggetto di fede e di venerazione da parte di molti di noi. Ci crogioliamo nella scemenza pseudo-antropologica della nostra atavica arretratezza o della nostra disunione congenita, ci...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/11/16/mancanza-dignoranza-2/">Mancanza d&#8217;ignoranza</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Mancanza d&#039;ignoranza' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/11/16/mancanza-dignoranza-2/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium" src="https://img1.wikia.nocookie.net/__cb20110531143503/nonciclopedia/images/thumb/d/de/Frankenstein_Junior_03_-_Igor_cervello_Hans_Delbruck.png/500px-Frankenstein_Junior_03_-_Igor_cervello_Hans_Delbruck.png" width="500" height="281" /></p>
<p>Com&#8217;è noto, gli stereotipi sul conto sei Sardi si sprecano. La nostra mitologia identitaria è ricca di luoghi comuni e generalizzazioni quasi sempre degradanti, spesso reciprocamente contraddittori, ma oggetto di fede e di venerazione da parte di molti di noi.<span id="more-2732"></span></p>
<p>Ci crogioliamo nella scemenza pseudo-antropologica della nostra atavica arretratezza o della nostra disunione congenita, ci perdiamo in discorsi pseudo-storici relativi al nostro destino di sottomissione inevitabile, dopo di che, contenti e soddisfatti, pieghiamo la testa davanti al nostro presente di degrado sociale e politico e andiamo avanti come sempre.</p>
<p>Mi pare che invece non ci si soffermi mai abbastanza su alcuni tratti culturali che in realtà sono piuttosto diffusi e condivisi e che spiegano molto meglio degli stereotipi subalterni alcuni dei nostri problemi.</p>
<p>Uno, secondo me molto vistoso, è l&#8217;eccesso di intelligenza.</p>
<p>I Sardi sono una popolazione, che &#8211; per varie ragioni storiche &#8211; ha maturato nel tempo un alto livello medio di capacità cognitive.</p>
<p>Capacità cognitive nella sfera dell&#8217;astratto e del teorico, per lo più. Che ha riverbero diretto sulle abilità retoriche e sul gusto per la narrazione.</p>
<p>Siamo dei chiacchieroni indefessi, insomma. Ma non solo e non sempre in termini banali, bensì, per lo più, con pretese di onniscienza.</p>
<p>Il tasso di depositari dell&#8217;ultima parola su qualsiasi cosa, tra i Sardi, sfiora il 100%.</p>
<p>Ci piace sentenziare, ci piace discutere, ci piacciono le controversie, lo sfoggio di artifici retorici, ci piace aver ragione tramite le nostre superiori capacità dialettiche.</p>
<p>Del contenuto e del merito delle questioni ci importa poco, di solito. Non è su quello che conquistiamo il nostro riconoscimento sociale.</p>
<p>Perciò dico che si tratta di una forma di intelligenza molto marcata ma altrettanto astratta.</p>
<p>Quando ci meravigliamo che territori e popolazioni meno dotati di risorse materiali e spirituali ci surclassino sotto il profilo delle realizzazioni concrete, di solito ricorriamo alle spiegazioni tossiche prelevate dalla nostra mitologia identitaria.</p>
<p>Il che non fa che generare un circolo vizioso di auto-compatimento rancoroso, di rassegnazione, di resa.</p>
<p>Accettiamo come un destino ineludibile una realtà fatta di risorse non sfruttate, di luoghi imbruttiti, di centri abitati ridotti a ammassi di non-finiti e di trascuratezze urbanistiche, di amministrazioni affidate a mediocri e furbi arrivisti, di politica appaltata a impiastri bravi solo a cercarsi padroni più malintenzionati degli altri, ecc. ecc.</p>
<p>Salvo, alla prima occasione, riprendere a sentenziare ex cathedra su qualsiasi tema attiri la nostra attenzione momentanea.</p>
<p>Tanto per noi l&#8217;importante è fare sfoggio di abilità retoriche e di sarcasmo raffinato ogni volta che sia possibile.</p>
<p>In questo i <em>social media</em> sono stati una vera disgrazia. Hanno moltiplicato a dismisura la dimensione del <em>tzilleri</em>, del vicinato, della piazza, del ritrovo conviviale, estendendone la portata oltre il tempo e lo spazio, quasi all&#8217;infinito.</p>
<p>Come si direbbe dalle nostre parti, lì ci volevamo!</p>
<p>E non è che non siamo capaci di fare anche le cose concrete. Quando ci interessa e quando siamo costretti dalle circostanze, non siamo più imbranati di altri.</p>
<p>Però ci frega sempre la maledetta tentazione di dire la nostra, di prevalere sull&#8217;interlocutore, di dimostrare al mondo che non siamo fessi.</p>
<p>Tutto puoi dire a un/a sardo/a: che è <em>poco, loco e mal unido</em>, che è buono solo a morire in guerra in conto terzi, che senza un padrone benevolo (o anche malevolo) non potrebbe campare, che non sarà mai in grado di cambiare in meglio le cose.</p>
<p>Non se ne avrà mai a male, per questo. Anzi, sarà un suo punto d&#8217;onore dimostrarti che è proprio così.</p>
<p>Ma guai a dirgli che è tonto/a!</p>
<p>Non siamo tonti, è vero. E abbiamo un sovrano disprezzo per chi lo è.</p>
<p>Ma essere tonti (ossia, poco dotati cognitivamente, lenti di comprendonio) non è una colpa.</p>
<p>È una colpa invece sprecare l&#8217;intelligenza, trasformare le capacità di comprensione e di astrazione in pura e semplice stupidità.</p>
<p>Perché la stupidità non è solo o tanto la mancanza di intelligenza ma è più spesso un suo uso scorretto o controproducente.</p>
<p>Ecco, non saremo tonti, ma spesso siamo stupidi.</p>
<p>Quando mettiamo il nostro orgoglio personale davanti a obiettivi concreti e vantaggiosi per tutti. Quando facciamo fallire progetti o intenti collettivi pur di non ammettere che forse la nostra idea non era la migliore.</p>
<p>Quando denigriamo qualcuno solo perché non lo reputiamo (magari a torto) alla nostra altezza, a prescindere dai meriti e dai demeriti effettivi. Quando votiamo consapevolmente le persone sbagliate perché le persone giuste ci stanno antipatiche.</p>
<p>Quando rinunciamo a una conquista perché non coincide perfettamente con quello che volevamo noi.</p>
<p>Essere troppo intelligenti diventa così una condanna.</p>
<p>Tante volte mi augurerei di far parte di una comunità umana un po&#8217; meno intelligente e un po&#8217; più coi piedi per terra.</p>
<p>Sacrificherei, insomma, il godimento intellettuale e il divertimento fine a se stesso in nome di qualcosa di più pratico.</p>
<p>Sarebbe tutto più noioso, senza dubbio, e mancherebbero le occasioni per ricamarci versi o elaborare raffinate maledizioni.</p>
<p>Ma siamo sicuri che, alla fine dei conti, non vivremmo meglio?</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Mancanza d&#039;ignoranza' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/11/16/mancanza-dignoranza-2/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Mancanza d&#039;ignoranza' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/11/16/mancanza-dignoranza-2/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/11/16/mancanza-dignoranza-2/">Mancanza d&#8217;ignoranza</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2017/11/16/mancanza-dignoranza-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Romanzo storico sardo ed equivoci accademici</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2017/03/28/romanzo-storico-sardo-ed-equivoci-accademici/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2017/03/28/romanzo-storico-sardo-ed-equivoci-accademici/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 15:56:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Nicoletta Bazzano]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo storico sardo]]></category>
		<category><![CDATA[sardismo]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<category><![CDATA[università sarda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=2574</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il numero 37 della rivista &#8220;Mediterranea &#8211; Ricerche storiche&#8221;, dell&#8217;agosto 2016 (pagg. 353-374), ospita un saggio della professoressa Nicoletta Bazzano, docente associata di Storia moderna all&#8217;Università di Cagliari. Dato che tocca alcune questioni di un certo rilievo, non solo storiografico, ma anche letterario e più in generale culturale e politico, merita di non passare inosservato....</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/03/28/romanzo-storico-sardo-ed-equivoci-accademici/">Romanzo storico sardo ed equivoci accademici</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Romanzo storico sardo ed equivoci accademici' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/03/28/romanzo-storico-sardo-ed-equivoci-accademici/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p>Il <a href="http://www.storiamediterranea.it/portfolio/agosto-2016-2/">numero 37</a> della rivista &#8220;Mediterranea &#8211; Ricerche storiche&#8221;, dell&#8217;agosto 2016 (pagg. 353-374), ospita un saggio della professoressa <a href="http://people.unica.it/nicolettabazzano/">Nicoletta Bazzano</a>, docente associata di Storia moderna all&#8217;Università di Cagliari.<span id="more-2574"></span></p>
<p>Dato che tocca alcune questioni di un certo rilievo, non solo storiografico, ma anche letterario e più in generale culturale e politico, merita di non passare inosservato.</p>
<p>Un motivo di interesse risiede nel fatto stesso che l&#8217;autrice non sia sarda, benché lavori presso un ateneo dell&#8217;isola, quindi ci offre la possibilità di confrontarci con uno sguardo altro, che è sempre un&#8217;occasione preziosa.</p>
<p>Ma i motivi di interesse di questo saggio stanno anche in rilevanti questioni di metodo e di merito. Vediamole, dunque, procedendo dal testo stesso.</p>
<p>Il saggio si intitola <em>La </em>Leyenda negra<em> continua&#8230;: la Sardegna viceregia nella narrativa sarda fra secondo Novecento e nuovo millennio. </em></p>
<p>La <em>Leyenda negra</em> a cui si fa riferimento è l&#8217;interpretazione deteriore e generalmente ostile con cui in Italia (ma direi genericamente in ambito europeo) si è sempre guardato alla parabola storica dell&#8217;impero spagnolo in Età moderna, specie in relazione all&#8217;epoca di Filippo II e dei suoi successori.</p>
<p>Tale visuale è stata a lungo imposta anche negli studi storici sardi, conformemente agli interessi culturali e politici dell&#8217;establishment sabaudo, fin dal momento della cessione del Regno di Sardegna ai Savoia.</p>
<p>La storiografia sarda di epoca sabauda ha sposato questa linea interpretativa, essendo essa funzionale alla legittimazione della potestà dei Savoia sull&#8217;isola: faceva comodo sposare la tesi di un progresso portato dai re sabaudi in una terra precedentemente tiranneggiata e maltrattata dagli Spagnoli.</p>
<p>Non è un caso che invece Giovanni Maria Angioy, nel suo <a href="http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-256-6&amp;ver=it"><em>Memoriale</em></a>, avesse capovolto tale valutazione, attribuendo alla Corona spagnola il merito di aver sempre rispettato prerogative e usanze dei Sardi, tanto da non aver mai suscitato malcontento diffuso e spiriti di ribellione, al contrario dei Piemontesi.</p>
<p>Oltre a una legittimazione politica del dominio sabaudo, l&#8217;anti-spagnolismo della storiografia sarda conteneva anche una rivendicazione di appartenenza della Sardegna all&#8217;ambito storico e culturale italiano.</p>
<p>A tale ambito sarebbe stata sottratta dalla dominazione iberica, dopo la fase di &#8220;italianizzazione primaria&#8221; ad opera delle dominazioni pisana e genovese (impegnate insieme, altruisticamente, in questa meritoria opera).</p>
<p>Benché duratura, la lettura deteriore del periodo spagnolo della Sardegna è tuttavia da tempo superata, a favore di una ben diversa comprensione dei fenomeni dispiegatisi nel corso di tale lungo lasso di tempo (si parla di almeno tre secoli, in fondo).</p>
<p>Questo è avvenuto in parallelo, ma non in contrasto, con la contemporanea riscoperta della storia giudicale. Che non sempre e non sistematicamente è contrapposta alla parabola storica del Regno di Sardegna aragonese e poi spagnolo, quanto più spesso alla riduzione del Medioevo sardo al (preteso) dominio pisano e genovese sull&#8217;isola.</p>
<p>Oggi non esiste in Sardegna alcun sentimento anti-spagnolo diffuso, né in ambito culturale, né nell&#8217;opinione pubblica, né nel senso comune delle persone.</p>
<p>L&#8217;autrice del saggio tuttavia propende per un&#8217;altra opinione.</p>
<p>L&#8217;abstract ne dichiara immediatamente l&#8217;intento e riepiloga le sue conclusioni:</p>
<blockquote><p>Il saggio approfondisce l’uso pubblico della <em>leyenda negra</em> da parte dei romanzieri sardi, che narrano avvenimenti, realmente accaduti o totalmente inventati, ambientati in Sardegna nell’età dei viceré spagnoli. Questi romanzi contribuiscono a perpetuare il mito della leyenda negra spagnola – un mito ormai totalmente distrutto dalla storiografia – e lo riutilizzano politicamente in chiave “sardista”. (pag. 353)</p></blockquote>
<p>Saltano subito agli occhi alcune scelte testuali e tematiche significative.</p>
<p>La parabola storica del Regno di Sardegna aragonese e spagnolo viene derubricata a &#8220;età dei viceré spagnoli&#8221;. Definizione che senz&#8217;altro può servire a distinguere questa lunga fase da quella successiva dei &#8220;viceré sabaudi&#8221;, nell&#8217;ambito delle vicissitudini della Sardegna regnicola, ma che indubbiamente ha un sapore riduttivo.</p>
<p>La <em>Leyenda negra</em> viene ricondotta a una sorta di mito storiografico ormai delegittimato, il che è corretto. E lo è tuttavia anche in Sardegna, come detto più sopra.</p>
<p>Il saggio affronta la questione nella sua introduzione, dedicata appunto alla diffusione della <em>Leyenda negra</em> in Europa, quindi la mette in connessione con l&#8217;oggetto dichiarato della sua disamina, la narrativa storica sarda contemporanea, e lo fa in questi termini:</p>
<blockquote><p>Un esempio di veicolazione dell’immagine negativa della presenza spagnola è costituito dalla narrativa sarda di ambientazione storica dell’ultimo quarantennio, che in questa sede verrà presa in esame, nella (amara) convinzione che, oggi, la domanda espressa dalla società venga quasi totalmente esaurita dai romanzieri. Essi privano gli studiosi di storia del ruolo ricoperto nel XIX e nel XX secolo nelle società occidentali e lavorano alla formazione del senso comune, storico e no, del pubblico, non preoccupandosi, però, della verità storica del messaggio di cui sono latori. (pag. 354)</p></blockquote>
<p>Va subito rimarcato il tono &#8220;passivo-aggressivo&#8221; di questa presentazione. Gli storici accademici come vittime di una società (?) che preferisce la fiction ai rigori della disciplina scientifica.</p>
<p>I romanzieri priverebbero (deliberatamente?) gli storici del loro status e della loro credibilità, sostituendoli come produttori e diffusori di conoscenza storica.</p>
<p>Il maggior successo del romanzo storico rispetto alla storiografia propriamente detta sarebbe attribuibile alla maggiore facilità di lettura del primo rispetto alla seconda.</p>
<p>La fiction letteraria godrebbe di un vantaggio competitivo scorretto, rispetto alla saggistica storica, ossia una modalità di rappresentazione delle vicende umane non problematica, non rigorosa (dunque più libera), non appesantita dalla necessità delle referenze e dell&#8217;apparato critico e bibliografico. Il che è tautologico, per altro, trattandosi di fiction e non di scienza.</p>
<p>Una ragione di questo prevalere della finzione letteraria sulla ricerca e sul corretto approccio scientifico secondo Bazzano risiede in questo:</p>
<blockquote><p>Attualmente, infatti, lo statuto sociale dello storico si dimostra particolarmente fragile e aggravato da un clima culturale che appare caratterizzato dal «presentismo» e da un forte bisogno di immediatezza nell’esperienza del passato [&#8230;]. (pag. 354)</p></blockquote>
<p>È una novità? Non direi. È un problema? Non è detto, e comunque non necessariamente. Il &#8220;presentismo&#8221; è sempre in agguato, anche laddove non lo si sospetta. E dopo tutto non era <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fernand_Braudel">Fernand Braudel</a> a sostenere che il nostro presente è fatto per più di metà di passato?</p>
<p>Il nodo a cui porta questa riflessione riguarda appunto, come segnalato, il romanzo storico sardo contemporaneo.</p>
<p>Bazzano, dopo aver chiarito che la <em>Leyenda negra</em> si è da tempo prestata, per la sua natura già di per sé alquanto romanzesca, a essere sfondo e oggetto di molta narrativa italiana (sono citati Manzoni, Sciascia e Vassalli), ne precisa il ruolo nella narrativa sarda di oggi (grassetto mio):</p>
<blockquote><p>I romanzieri sardi attuali utilizzano l’arsenale drammatico fornito dalla leyenda<br />
negra e si inseriscono, così, in questa parabola letteraria squisitamente<br />
italiana, da un lato ripudiando la tradizione del romanzo storico così<br />
come si è articolata in Sardegna nel corso dell’Ottocento, dall’altro –<br />
malgrado il paradosso – declinandola e intrecciandola con <strong>specifici elementi identitari</strong> che hanno come matrice principale il <strong>“sardismo”</strong>, la visione anzitutto politica che rivendica la <strong>specificità culturale isolana</strong>, mantenuta attraverso i secoli senza soluzione di continuità, e il diritto della Sardegna a <strong>un’amministrazione politica straordinaria</strong> che di ciò tenga conto. (pag. 355)</p></blockquote>
<p>Come si vede c&#8217;è un corposo contenuto politico dentro la cornice della disamina storico-letteraria. Un contenuto politico che poi viene declinato alla luce di un&#8217;analisi più puntuale della fiction storica sarda attuale.</p>
<p>Teniamo conto di questo intento e delle parole chiave che lo definiscono (&#8220;elementi identitari&#8221;,  &#8220;sardismo&#8221;, &#8220;specificità culturale isolana&#8221;, &#8220;diritto della Sardegna a un&#8217;amministrazione politica straordinaria&#8221;) e vediamo come si sviluppa nel testo.</p>
<p>Entra in ballo il fenomeno &#8211; evidente, è vero &#8211; della narrazione diffusa di un sé collettivo prettamente sardo, della ricerca da parte di autori e lettori sardi di una forma soddisfacente di auto-rappresentazione.</p>
<p>Fenomeno che viene presentato come deteriore (senza argomentare questa presa di posizione), ma che andrebbe semplicemente sviscerato meglio e alla luce dei paralleli fenomeni sociali e politici, non solo restando in ambito letterario.</p>
<p>La disamina procede dunque prendendo in considerazione la produzione romanzesca sarda a partire dall&#8217;Ottocento. Si mettono in consonanza tanto i romanzi propriamente detti quanto le clamorose (quanto false) rivelazioni delle Carte di Arborea, sottolineando come queste operazioni (sia quelle letterarie, sia quelle sia pur fraudolentemente accademiche) tendessero a &#8220;costruire un pantheon sardo da congiungere a quello della nascente nazione italiana&#8221;.</p>
<p>Questa osservazione è vera.</p>
<p>L&#8217;intellighenzia sarda del XIX secolo era la parte della borghesia intellettuale isolana rimasta indenne dai rigori della repressione contro-rivoluzionaria e della Restaurazione.</p>
<p>Una classe di funzionari, letterati, professionisti (le tre categorie spesso si sovrapponevano) che sentivano l&#8217;esigenza da un lato di dotarsi di un immaginario &#8220;nazionale&#8221; credibile e dignitoso, dall&#8217;altro di inserirsi, sulla base di esso, nell&#8217;alveo dell&#8217;organizzazione del sapere e dell&#8217;amministrazione accademica e politica della nascente Italia unificata.</p>
<p>Nella rivendicazione storica e culturale dei vari Manno, Angius, Tola, Martini, Spano, Sulis, ecc. tutto ci si può leggere fuorché l&#8217;aspirazione a tracciare un discrimine netto tra Sardegna e Italia.</p>
<p>La loro è un&#8217;esigenza rivendicata di integrazione e assimilazione, pur ponendo alla base di essa l&#8217;affermazione di una cultura propria dell&#8217;isola.</p>
<p>Per questi autori, come accennato più sopra, la codificazione di un periodo spagnolo come epoca di buia decadenza era strettamente funzionale all&#8217;affermazione della loro ferrea fedeltà a casa Savoia e della loro adesione all&#8217;organizzazione del sapere italiana.</p>
<p>La differenza sostanziale tra questa prima produzione culturale della Sardegna contemporanea e quella attuale viene sottolineata da Bazzano come segue (i grassetti sono miei):</p>
<blockquote><p><strong>La riproposizione del romanzo storico sull’isola è fatto relativamente recente</strong> e solo in parte riconducibile a quel gusto ludico che informa il genere a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Sin dal loro primo apparire, infatti, i romanzi di ambientazione storica presentano caratteristiche molto diverse da quelle della produzione <strong>nazionale e internazionale</strong>. In un panorama contraddistinto dalla “leggerezza”, essi si assumono una <strong>responsabilità pubblica</strong>, altrove introvabile. Non a caso <strong>l’unico scenario è la Sardegna</strong>, nel cui passato si trovano i materiali necessari per la costruzione di un originale mondo narrativo. Diversamente, però, dagli autori ottocenteschi che si sono cimentati con il racconto del passato, il periodo storico cui vanno le loro preferenze non è l’idealizzato medioevo arborense – che le Carte, ancorché false, avevano contribuito a imprimere nella memoria collettiva sarda come ineguagliata <strong>età d’oro</strong>, complice anche la costruzione di un’immagine gloriosa di Eleonora d’Arborea – ma l’età moderna, con una preferenza spiccata per il periodo spagnolo, visto come un’epoca di <strong>contrapposizione fra un dominatore aggressivo che giunge dal mare e i sardi</strong>, che in omaggio alla visione “sardista” sono ritratti come un popolo che sembra destinato a essere dominato ma mai soggiogato o sconfitto. (pag. 359)</p></blockquote>
<p>In questo passo si evidenziano meglio alcuni fraintendimenti di fondo in cui mi pare che incorra l&#8217;autrice.</p>
<p>A proposito del presunto sardismo che caratterizzerebbe la produzione romanzesca storica sarda, dichiara:</p>
<blockquote><p>Alimentato nel corso del secondo dopoguerra da una nutrita serie di dibattiti e da una crescente valorizzazione (della reinvenzione) del passato, anche se oggi si manifesta sempre più blandamente all’interno del dibattito pubblico isolano, il “sardismo” continua ancor oggi a fornire il lessico ai discorsi sull’isola e, non arrivando a tradursi in matura proposta politica, si trasforma in <strong>mugugno rivendicativo</strong>. (pag. 360)</p></blockquote>
<p>È qui sospettabile da parte dell&#8217;autrice una conoscenza superficiale della storia contemporanea sarda, specie dell&#8217;ultimo secolo, ed anche una interpretazione semplicistica del concetto stesso di sardismo. Che non è (solo e prima di tutto) una corrente culturale, ma è fondamentalmente un orizzonte politico.</p>
<p>La nascita e lo sviluppo del sardismo politico dal movimento dei reduci della Prima guerra mondiale è (o dovrebbe essere) un fenomeno chiaro e ben conosciuto in tutti i suoi aspetti. Evidentemente questa aspettativa è mal riposta.</p>
<p>È vero che il mito identitario sardo, così come costruito dall&#8217;Ottocento in poi, trova nel sardismo la sua politicizzazione. Essa avviene tipicamente secondo processi di assimilazione e rovesciamento di segno degli stereotipi negativi. Processi noti e ben analizzati dagli studi post coloniali.*</p>
<p>Vale anche per la famosa &#8220;costante resistenziale&#8221; teorizzata da Giovanni Lilliu e ascritta da Bazzano al filone sardista delle rivendicazioni storiche e politiche presenti nella narrativa storica sarda. La costante resistenziale sarebbe dunque</p>
<blockquote><p>la capacità degli isolani di riuscire a «conservarsi sempre se stessi»: messaggio che percola nell’attuale narrativa di ambiente storico, fino a diventarne una costante insieme con la propensione a rappresentare le persecuzioni patite. (pag. 360)</p></blockquote>
<p>Tale tesi nel saggio in esame viene correttamente ridimensionata e disconosciuta, ma c&#8217;è da dire che essa non esaurisce affatto, come sembra invece emergere dalle parole dell&#8217;autrice, l&#8217;orizzonte teorico e ideale di riferimento di tutte le istanze emancipative attualmente agenti in Sardegna.</p>
<p>In ogni caso, come Bazzano sottolinea, il sardismo propriamente detto oggi ha perso decisamente smalto per tanti versi, anche se rimane sullo sfondo di un certo, diffuso, senso comune dei Sardi.</p>
<p>Il che però non solo non è per forza un male, ma è anche un fatto del tutto comprensibile. A meno che non si incorra in errori di impostazione del discorso.</p>
<p>Per esempio mettendo nello stesso calderone fenomeni, istanze, esiti culturali e politici diversi e a volte in contrasto tra loro.</p>
<p>Questa confusione si evidenzia in modo particolare quando il saggio arriva a prendere in esame alcuni autori contemporanei di romanzi storici.</p>
<p>Gli scrittori presi ad esempio sono: Sergio Atzeni (scritto però quasi sempre Azteni nel saggio), Giulio Angioni, Pietro Maurandi, Antonio Strinna, Nicolò Migheli.</p>
<p>A tutti loro viene attribuito, sia pure ognuno col suo taglio e il suo stile, l&#8217;impiego della <em>Leyenda negra</em> e della &#8220;costante resistenziale&#8221; come elementi di base della propria narrazione.</p>
<p>Atzeni soprattutto in relazione al suo <em>Apologo del giudice bandito</em>, opera risalente a una trentina d&#8217;anni or sono, piuttosto distante come collocazione temporale e culturale dalla produzione letteraria sarda degli ultimi anni.</p>
<p>L&#8217;interpretazione che si dà di questo bellissimo testo atzeniano è alquanto riduttiva, rispetto alla sua qualità e al suo senso universalistico. D&#8217;altra parte attribuire ad Atzeni chiusure culturali e simpatie sardiste risulta come minimo problematico, se non del tutto irricevibile per chi ne conosca parabola intellettuale e opera letteraria.</p>
<p>Impropria appare anche la chiamata in causa di Giulio Angioni, col suo <em>Le fiamme di Toledo</em>, dedicato alla figura drammatica di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sigismondo_Arquer">Sigismondo Arquer</a>. Romanzo con connotazioni tutt&#8217;altro che politicamente sardiste e, anche qui, dal senso universale, al di là dei personaggi e degli eventi narrati.</p>
<p>Anche gli esempi di Strinna e Maurandi, al di là delle valutazioni di carattere estetico e letterario della loro opera, lasciano intravvedere qualche forzatura, come del resto traspare dalla disamina che se ne fa nel testo.</p>
<p>Non risulta evidente, anche nel loro caso, alcun aspetto tributario verso il sardismo, e solo per qualche verso si può riscontrare una consonanza con la tesi della costante resistenziale (a patto di interpretarla in modo molto ampio).</p>
<p>Stravagante risulta infine il coinvolgimento di Nicolò Migheli, al cui romanzo <em>La storia vera di Diego Henares de Astorga</em> viene infatti riconosciuto uno sguardo decisamente non anti-spagnolo e nemmeno approssimativo quanto a ricostruzione dello sfondo storico.</p>
<p>Ne viene invece sottolineato il richiamo a una forma di senso di appartenenza sarda da parte di alcuni protagonisti. Il che è vero, ma non ascrivibile a una pretesa adesione dell&#8217;autore alla tesi della costante resistenziale.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, d&#8217;altronde, Nicolò Migheli non ha mai professato alcuna propensione anti-spagnolista, caso mai il contrario. Come sarebbe stato facile appurare con un semplice confronto diretto, dato che, al contrario di altri nomi citati, si tratta di autore ancora in vita e ben presente sulla scena culturale sarda attuale.</p>
<p>In nessuno degli esempi fatti, in definitiva, risulta compiutamente dimostrato l&#8217;assunto iniziale.</p>
<p>Tanto più sorprendente suona dunque la conclusione cui giunge Bazzano:</p>
<blockquote><p>Assai diversi per tono e ritmo narrativo, oltre che per fuoco, questi romanzi rivelano un’unità di fondo, come specchi che – con prospettive diverse – riflettono sostanzialmente la stessa immagine, e la comune volontà di dare, attraverso un affresco del passato, un’interpretazione forte del presente. L’antispagnolismo, più o meno evidente, non è semplicemente un elemento di colore, ma un sentimento che nasce dal sentirsi oggetto di persecuzione costante, la cui pericolosità non diminuisce con la lontananza [&#8230;]. (pag. 368)</p></blockquote>
<p>Non c&#8217;è alcuna unità di fondo tra i testi citati. Né c&#8217;è tra essi ed altri romanzi in cui è presente qualche riferimento all&#8217;epoca spagnola del Regno di Sardegna, che pure l&#8217;autrice avrebbe potuto chiamare in causa.**</p>
<p>Non solo questo. L&#8217;intero saggio mi sembra soffrire di un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bias_(psicologia)">bias cognitivo</a> radicale, che si esplicita in diversi fraintendimenti e non può dunque che portare a conclusioni come minimo non dimostrate.</p>
<p>Come dicevo all&#8217;inizio, è evidente come il contenuto di questo testo sia molto più politico che letterario e/o storico.</p>
<blockquote><p>Sicuramente <strong>il quadro problematico di carattere storicistico non è in grado di soddisfare l’attuale sete di conoscenza storica</strong>, non solo perché – giustamente – non utilizza l’arma dell’emozione per colpire i lettori, ma anche perché non concede facili apparentamenti fra il tempo passato e il tempo presente. Rischia, anzi, come spesso accade di sembrare “falso”, da un lato perché privo di verità emotiva e dall’altro perché fornito da storici di professione, interessati – nella percezione comune – non a rappresentare la verità, così come si viene ricostruendo, ma a fornirne, per propri inconfessabili fini, una visione distorta. All’interno della ricostruzione storica, in primo luogo, c’è poco spazio, e marginale, per <strong>definizioni protonazionalistiche</strong>, che appaiono, irrazionalmente, ai lettori costante ineliminabile della connotazione isolana [&#8230;]. Tuttavia, <strong>proprio l’appartenenza regionale, uno dei punti di forza della narrativa sarda di carattere storico, è uno dei tratti amati dai lettori sardi</strong> ma difficili da reperire nel discorso storico aulico. (pag. 373)</p></blockquote>
<p>Il fatto che la narrazione storiografica non soddisfi la domanda di storia che emerge dalla società sarda di oggi non è un elemento di per sé neutro, ma costituisce un problema da affrontare. Non lo si può semplicemente eludere.</p>
<p>Che sia diffusa la percezione di una &#8220;storia negata&#8221; non dipende certo dall&#8217;abilità propagandistica di militanti politici sardisti (?) o indipendentisti.</p>
<p>Basti frequentare la manualistica scolastica per avere un&#8217;idea di quanto poco i Sardi possano apprendere delle proprie vicende storiche in un corso di studi regolare.</p>
<p>È una questione aperta, insomma, meritevole di attenzione e di <a href="http://lastoriasarda.com/">soluzioni</a>.</p>
<p>La stessa produzione storiografica &#8220;ufficiale&#8221; soffre spesso (con andamento variabile e non omogeneo, sia chiaro) di un forte italocentrismo, che deforma e connota eventi e processi storici, collocandoli dentro cornici improprie o attribuendo ad essi significati e connessioni che non ebbero.</p>
<p>È un punto rilevante, che offre una spiegazione della diffusa sfiducia, richiamata dall&#8217;autrice, verso la storiografia ufficiale. Una storiografia percepita come non centrata sulla Sardegna e le sue vicende, ma prevalentemente dedita a fornire uno sguardo esterno.</p>
<p>L&#8217;incomprensione del resto è di fondo e riguarda la stessa collocazione della letteratura sarda, in questo caso relativamente alla fiction storica, ma il discorso è più ampio.</p>
<p>La professoressa Bazzano non riesce a denotare compiutamente la letteratura sarda se non come letteratura regionale, a definire la produzione culturale isolana se non in termini di specificità locale nell&#8217;alveo della più ampia cultura italiana.</p>
<p>Conseguentemente non può nemmeno accettare la banale rivendicazione di una propria soggettività collettiva dispiegata nel tempo se non attribuendola a deplorevoli &#8220;definizioni protonazionalistiche&#8221;.</p>
<p>Ma la letteratura sarda è incomprensibile, dentro la cornice regionalista italiana. Essa rappresenta a tutti gli effetti, con la sua eterogeneità e i suoi meticciamenti (anche linguistici, com&#8217;è inevitabile), una letteratura <a href="https://sardegnamondo.eu/2010/04/17/la-letteratura-sarda-una-letteratura-nazionale/">propriamente nazionale</a>.</p>
<p>In quest&#8217;ottica suona alquanto assurdo il rimprovero mosso agli autori sardi di continuare a scegliere la Sardegna e i Sardi stessi come sfondo e come protagonisti della propria produzione letteraria. E, in questo, di parlare comunque del presente anche quando si narrano vicende del passato.</p>
<p>È vero che il mito identitario sardista (chiamiamolo così per comodità), comprensivo della costante resistenziale, è alla fine un elemento di deresponsabilizzazione. Da tempo lo denuncio io stesso, <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/02/02/il-feticcio-ideologico-delle-dominazioni-straniere/">qui</a> e <a href="http://www.arkadiaeditore.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1274:tutto-quello-che-sai-sulla-sardegna-e-falso&amp;catid=23:eventi&amp;Itemid=33">altrove</a>.</p>
<p>Ma questo è un problema che non si può risolvere con la rinuncia a noi stessi e un&#8217;impossibile &#8211; benché tentata e sempre auspicata &#8211; desardizzazione completa.</p>
<p>È dunque del tutto improprio destituire di fondamento e di legittimità l&#8217;aspirazione a un&#8217;emancipazione collettiva dei Sardi che passi anche, se non prima di tutto, per una riappropriazione della propria storia e per una produzione letteraria autonoma (ma non slegata dalle correnti letterarie internazionali: per fortuna non esiste solo l&#8217;Italia).</p>
<p>La produzione letteraria non può essere separata dai fenomeni culturali e sociali macroscopici della propria epoca.</p>
<p>È del tutto normale e ordinariamente umana l&#8217;aspirazione a conoscere la propria storia e a comprendere il proprio presente alla luce di quanto è accaduto prima. Non si capisce perché proprio i Sardi dovrebbero rinunciarvi.</p>
<p>Alla luce di quanto precede, la inconciliabilità della Sardegna dentro il quadro culturale italiano e il tentativo di narrarla secondo un&#8217;ottica prettamente sarda non è una colpa e non è nemmeno un fenomeno deteriore.</p>
<p>È un&#8217;esigenza di lungo corso che ha ragioni storiche profonde e riemerge di continuo, senza che sia riuscito a metterle la sordina neppure l&#8217;enorme apparato egemonico dello stato italiano e l&#8217;operato dei suoi rappresentanti politici e istituzionali sardi.</p>
<p>Va anzi ricordato come sia stata paradossalmente proprio l&#8217;alfabetizzazione completa dei Sardi, a partire dal secondo dopoguerra, a fornire alla nuova intellettualità isolana gli strumenti critici per elaborare una nuova conoscenza e una nuova rappresentazione di noi stessi. Esito positivo che fa da contrappeso alla parallela de-sardizzazione linguistica.</p>
<p>Nemmeno il richiamo a una nostra arretratezza o sindrome anacronistica, presente in modo più o meno esplicito nel saggio, ha particolare senso. Non esiste un metro universale in base al quale misurare la tempestività di un fenomeno culturale, specie se riguarda una popolazione portatrice di una stratificazione storica così profonda.</p>
<p>Alla fine, dei rilievi posti dalla professoressa Bazzano, rimane poco o nulla. Non il presunto &#8220;presentismo&#8221; (non necessariamente stigmatizzabile), non il preteso &#8220;sardismo&#8221; (che non c&#8217;è e se c&#8217;è è un&#8217;altra cosa), né l&#8217;irragionevolezza dello sguardo sardocentrico (che è del tutto giustificato e sostanzialmente inevitabile) e nemmeno l&#8217;adesione generalizzata del nostro romanzo storico all&#8217;anti-spagnolismo (che a volte è vago, a volte del tutto inesistente).</p>
<p>Suona dunque scorretto e anche &#8211; mi si conceda &#8211; sgradevole che si pensi di poter stabilire cosa debbano scrivere, e come, gli autori sardi e a quali appartenenze, a quali aspirazioni essi debbano dare voce.</p>
<p>Viceversa, dovremmo essere grati alla produzione culturale sarda (letteraria, ma anche musicale, artistica, teatrale, cinematografica) per il suo ruolo e la sua forza, per la sua funzione di apripista.</p>
<p>Una produzione culturale che è già ben più di un passo avanti rispetto alla nostra politica e alle nostre istituzioni. È una di quelle risorse fondamentali su cui si può ancora basare la speranza di un mutamento in meglio della nostra condizione storica.</p>
<p>Nel frattempo, tra le altre cose, continueremo a goderci la fioritura del romanzo storico sardo in tutte le sue espressioni, finché ne avremo voglia e finché esisterà. E pazienza se questo suona troppo &#8220;sardista&#8221; o &#8220;resistenziale&#8221;.</p>
<h6>*Penso per esempio, tra i tanti, al <em>paper</em> di Dipesh Chakrabarty <a href="http://www.jstor.org/stable/2928652?origin=JSTOR-pdf&amp;seq=1#page_scan_tab_contents"><em>Postcoloniality and the Artifice of History: Who Speaks for &#8220;Indian&#8221; Pasts?</em></a>, in &#8220;Representations, No. 37, Special Issue: Imperial Fantasies and Postcolonial Histories (Winter, 1992), pp. 1-26, University of California Press.</h6>
<h6>**Come la recente trilogia di Marcello Fois: <em>Stirpe</em> (2009), <em>Nel tempo di mezzo</em> (2012), <em>Luce perfetta</em> (2015), tutti pubblicati da Einaudi.</h6>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Romanzo storico sardo ed equivoci accademici' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/03/28/romanzo-storico-sardo-ed-equivoci-accademici/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Romanzo storico sardo ed equivoci accademici' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/03/28/romanzo-storico-sardo-ed-equivoci-accademici/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/03/28/romanzo-storico-sardo-ed-equivoci-accademici/">Romanzo storico sardo ed equivoci accademici</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2017/03/28/romanzo-storico-sardo-ed-equivoci-accademici/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
