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	<title>identità Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Comparazione tra Südtirol e Sardegna</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 09:33:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rispondo qui, con più agio e spazio rispetto a quelli che avrei su Facebook (dove non intervengo), a una sollecitazione di Tonino Dessì riguardo la comparazione tra la realtà autonomistica della Provincia Autonoma di Bozen/Bolzano, ossia il Südtirol/Alto Adige, e la Regione Autonoma Sardegna. Tonino Dessì scrive sul suo profilo FB questo argomentato post. Lo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Comparazione tra Südtirol e Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="472" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-700x472.png" alt="" class="wp-image-6429" style="width:626px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-700x472.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-640x432.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-768x518.png 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-800x540.png 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image.png 950w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Südtirol<sup><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_autonoma_di_Bolzano#cite_note-4"></a></sup>, circa 1/3 della superficie e della popolazione della Sardegna</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading"><em>Rispondo qui, con più agio e spazio rispetto a quelli che avrei su Facebook (dove non intervengo), a una sollecitazione di Tonino Dessì riguardo la comparazione tra la realtà autonomistica della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_autonoma_di_Bolzano" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Provincia Autonoma di Bozen/Bolzano</a>, ossia il Südtirol<sup><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_autonoma_di_Bolzano#cite_note-4"></a></sup>/Alto Adige, e la Regione Autonoma Sardegna.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tonino Dessì scrive sul suo profilo FB questo argomentato post. Lo riporto per intero (non ve lo linko, ma potete recuperarvelo da voi su FB, se proprio ci tenete):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Demografia, economia, società e istituzioni: il welfare non è necessariamente sinonimo di assistenzialismo.<br /><br />Questo servizio sulla natalità nella Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen mi stimola alcune riflessioni che forse ai più potrebbero sembrare stravaganti, ma da chi abbia dimestichezza con certe questioni mi auguro siano accolte come tutt’altro che tali.<br />Per ragioni personali sopravvenute a quelle latamente di studio e di lavoro ho avuto modo di conoscere abbastanza bene la realtà altoatesina, che nonostante le suggestioni di certi indipendentisti sardi non è neppure lontanamente comparabile con la nostra, nemmeno per quanto riguarda le tematiche dell’autonomia.<br />La Provincia di Bolzano/Bozen nasce come territorio ex austroungarico occupato nel 1918 subito dopo l’offensiva di Vittorio Veneto al principale scopo di completare la corona di contrafforti alpini di presidio dei confini settentrionali del Regno d’Italia.<br />Il suo mantenimento è sempre stato condizionato da quelle finalità e la convivenza fra le componenti di lingua e cultura tedesca (tirolese, di matrice cattolico-bavarese, più che austriaca), di lingua e cultura italiana e -di ancora più remota origine- di lingua e cultura ladina (entrambe preesistenti all’annessione), è sempre stata questione di delicati equilibri.<br />Il fascismo perseguì una politica di italianizzazione forzata, il che tuttavia si rivelò un autentico boomerang, talchè l’occupazione germanica dell’Alto Adige immediatamente conseguente all’8 settembre 1943 fu accolta dalla quasi totalità della popolazione di lingua tedesca come una liberazione.<br />Del sistema instaurato in epoca repubblicana, di distribuzione delle provvidenze pubbliche per quote etniche sulla base della rispettiva consistenza, la politica demografica è invece parte integrante.<br />Ora, sarebbe interessante anzitutto fare una comparazione, prima che con la Sardegna, con l’altra Provincia autonoma della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, quella di Trento (a composizione etnico-culturale inversa) e con le altre due Regioni speciali frontaliere continentali, la Valle D’Aosta e il Friuli-Venezia Giulia.<br />Mi limito a evidenziare alcuni tratti della Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen.<br />Poco più di mezzo milione di abitanti, si colloca in un crocevia importante delle relazioni fra il distretto economico nordorientale italiano padano-veneto e quello austrotedesco occidentale.<br />Si può certamente dire che, per questa sua rilevanza strategica, è un territorio che da un lato si giova della spontanea dislocazione di attività produttive e commerciali attive su entrambi i versanti, con i conseguenti riflessi sull’alto livello di occupazione lavorativa, per altro verso si avvantaggia del fatto che gli investimenti pubblici infrastrutturali italiani ed europei, stradali e ferroviari in particolare, non gravano neanche minimamente sulle finanze regionali e provinciali.<br />Finanze che sotto i due profili delle entrate e delle spese sono caratterizzate da un elevato livello di autonomia, analogo a quello della Valle D’Aosta, ma superiore a quello del Friuli Venezia Giulia, il cui regime è pressoché identico invece a quello sardo.<br />Sarebbe quindi molto interessante un’analisi dei bilanci regionali e nel caso del TAA/Südtirol provinciali, per comprenderne la composizione quantitativa e quantitativa sotto alcuni aspetti, in comparazione con le altre Regioni italiane e con quella sarda.<br />Esemplifico.<br />Delle Regioni ordinarie italiane si sa che l’ottanta per cento delle risorse va al sistema socio-sanitario, il resto copre prevalentemente le spese di funzionamento di Regioni ed enti locali, relativamente poco resta per altre funzioni. Da qui nasce la rivendicazione delle Regioni del Centro-Nord di poter acquisire e di poter disporre autonomamente della maggior parte delle risorse tributarie riscuotibili in quanto derivanti da redditi, produzioni e consumi afferenti al rispettivo territorio.<br />Sulla Sardegna sappiamo invece che la metà delle risorse del bilancio è destinata alla sanità, mentre il resto va a coprire funzioni che per un verso lo Stato non ha mai finanziato adeguatamente o che non finanzia più, per altro verso derivano dall’ambizione storica della Regione sarda di intervenire direttamente o indirettamente nei più svariati campi economico-sociali.<br />Per noi probabilmente si tratta di una condizione necessitata, certo è che la coperta si rivela stretta, molto tuttavia c’è da domandarsi sulla selezione e sulla qualità della spesa, anche perché una cosa è l’assistenza, altra l’assistenzialismo.<br />Quando mi occupavo di bilancio mi capitava di osservare che non c’è praticamente capitolo del bilancio della Regione sarda dal quale se pungi con un ago non stilla sangue umano.<br />Venendo a un’ultima approssimazione, varrebbe infine la pena di comprendere quanto nella Provincia Autonoma di Bolzano, al netto di interventi probabilmente analoghi ai nostri di sostegno al comparto agrozootecnico soprattutto montano, sia destinato direttamente alle famiglie non solo per mantenere l’equilibrio demografico tra le componenti etnico-culturali, ma anche al fine di contenere lo spopolamento delle zone interne.<br />Perché in sintesi tutto riconduce a questi aspetti.<br />Il primo: mantenere alta la dinamica demografica generale dev’essere considerato un macroobiettivo fondamentale.<br />Il secondo: occorre essere consapevoli che un’alta dinamica demografica costituisce un fattore economico decisivo, non solo per i riflessi sulle entrate fiscali.<br />Il terzo: una ridistribuzione della ricchezza amministrata dai soggetti pubblici tale da garantire un’elevata qualità della vita delle famiglie previene le tensioni sociali. Nello stesso tempo costituisce la condizione per l’attrattività di un sistema regionale nei confronti dell’esterno.<br />Il quarto: l’efficienza del sistema istituzionale e amministrativo nel fornire servizi alle famiglie, più che nell’erogare loro prestazioni in danaro (salvi i meno abbienti assoluti), innestata su un tessuto sufficientemente solidale della società civile, garantisce che l’assistenza non degradi nell’assistenzialismo passivo e parassitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà altoatesina non è tutta rose e fiori. Molti di noi probabilmente non si troverebbero a proprio agio, a viverci. Infatti sono tutt’altro che rare le testimonianze non proprio soddisfatte di persone provenienti da altre realtà culturali italiane, persino meridionali, che per ragioni di lavoro ne hanno esperienza.<br />Altri di noi ricordano la critica al sistema altoatesino del nativo interetnico Alexander Langer.<br />Limitiamoci qui tuttavia a constatare uno dei risultati (non l’unico) indubbiamente di successo.<br />Non marginalmente non possiamo non interrogarci sulla nostra condizione regionale sarda.<br />Il nostro essere frontalieri, ma marittimi e insulari, non terrestri, nella difficoltà permanente delle relazioni con lo Stato, ci priva dei vantaggi di cui oggettivamente godono le Regioni frontaliere continentali.<br />Il nostro retaggio di Regione che supplisce a questa condizione caricandosi sulle spalle l’universo mondo delle questioni economiche e sociali rende la missione di affrontarle tutte praticamente impossibile, salvo cambiamenti strutturali.<br />Tuttavia l’esigenza di non disperdere le risorse nell’assistenzialismo e di fare del sostegno all’economia e alla società un fattore di qualità della vita, di efficienza del sistema, di attrattività nei confronti dell’esterno, di contenimento della dissipazione verso l’esterno del capitale umano, di contrasto dello spopolamento, di equilibrio sociale e territoriale, rende urgente una rigorosa selezione programmatica dell’impiego strategico delle risorse.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto molto chiaro e condivisibile. Ho già affrontato la questione su SardegnaMondo, del resto (per es. <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/04/06/il-confederalismo-e-la-soluzione-non-il-problema-e-non-solo-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/05/19/jannik-sinner-e-il-problema-dellidentita-tossica-italiana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>; e <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/02/il-modello-trentino-lideologia-del-decoro-e-la-democrazia-autoritaria/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> per quanto riguarda la Provincia Autonoma di Trento). Non ripeto quanto già esposto. Aggiungo solo che la divaricazione tra Südtirol<sup><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_autonoma_di_Bolzano#cite_note-4"></a></sup>/Alto Adige e Trentino, storicamente stratificata, è sempre più accentuata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo, sia per storia sia per propensione orientata dalla sua classe dirigente, punta sempre più esplicitamente all&#8217;area mitteleuropea, traendone esempi, soluzioni, know-how (compresa la componente di studenti sud-tirolesi che si formano nelle università austriache e tedesche). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il secondo è sempre più una versione locale di modalità, approcci e orizzonti mutuati dai vicini Veneto e Lombardia. Con più autonomia e un residuo retaggio asburgico, che però va sempre più stemperandosi e riducendosi a un autoritarismo sempre meno illuminato e sempre più impositivo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Südtirol si sta formando per altro un&#8217;intellighenzia svincolata dall&#8217;organizzazione del sapere italiana e anche meno legata a pregiudizi e ossessioni identitarie. D&#8217;altronde, la partita tra componente tirolese (e ladina) e quella italiana è sostanzialmente vinta (a parte Bolzano e in qualche misura Merano).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa richiesta di indipendenza (o di annessione all&#8217;Austria, che non è la stessa cosa, chiaramente) è ormai stemperata da una <a href="https://www.noiland.org/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">visione meno etno-centrica</a> e dalla sicurezza offerta da un&#8217;autonomia vera, forte (ulteriormente irrobustita di recente) e garantita anche da accordi internazionali (differenza sostanziale col caso sardo).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per venire dunque alla Sardegna, Tonino Dessì evidenzia alcuni aspetti che mi sembrano decisivi e al contempo poco considerati quando si trattano questi temi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno è la differenza tra assistenza e assistenzialismo. Troppo spesso chi critica il secondo in realtà vorrebbe sbarazzarsi della prima, ossia dell&#8217;intervento positivo delle istituzioni pubbliche in ambiti come il welfare, il sostegno al reddito delle famiglie, le sovvenzioni alle attività produttive strategiche, al mondo culturale, ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;esempio del Südtirol/Alto Adige è utile a smontare molte argomentazioni negative in proposito, anche senza idealizzazioni indebite.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro punto è quello relativo alla mole delle competenze e dei corrispondenti cespiti finanziari facente capo alla RAS. Qui il problema non è la mancanza di risorse né l’eccesso di materie da amministrare: due elementi retorici, questi, di un certo successo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sulle risorse disponibili, intanto, grava ancora l&#8217;irrisolta vertenza entrate. Quella che ogni giunta regionale, da Soru in poi, ha dichiarato di aver chiuso. Al netto di questo contenzioso con lo Stato centrale e della mal posta questione dei <a href="https://www.sindipendente.com/2023/02/10/autonomia-differenziata-contenuto-fondamenti-obiezioni-e-posizione-dalla-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">residui fiscali</a>, la Regione Autonoma Sardegna ha la possibilità di accedere a varie fonti di finanziamento, soprattutto a livello europeo. Possibilità che però richiede pianificazione, studio, redazione di progetti adeguati, capacità di spesa. Ambiti in cui la RAS non brilla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tale incapacità viene spesso usata da qualche neo o vetero-centralista per perorare l’azzeramento dell’autonomia e la centralizzazione statale delle competenze. Rovesciando causa ed effetto. È la condizione para-coloniale della Sardegna (o coloniale tout court, per tanti aspetti) a produrre una selezione del personale politico e amministrativo così mediocre.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, è un discorso di qualità della politica e delle scelte amministrative, che andrebbe affrontato risolvendo a monte la causa della loro inadeguatezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro punto è la questione della “marginalità”, che Dessì non stigmatizza come un problema in sé. Non lo è di sicuro per il Südtirol/Alto Adige. Perché lassù tale condizione geografica (e culturale) è stata sapientemente trattata come un vantaggio strategico da chi ha dovuto gestirla politicamente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La marginalità sarda, caratterizzata in aggiunta dall’insularità, non è affatto uno svantaggio oggettivo e di per sé insuperabile, bensì una posizione che può essere estremamente positiva, se gestita in un’ottica di amministrazione virtuosa, fuori da un rapporto di subalternità e dipendenza indotte (e imposte).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il Südtirol/Alto Adige non è il paradiso, come si dice correttamente anche nel post riportato. Chi non ci nasce fa fatica ad ambientarsi, a meno che non provenga da aree portatrici di una cultura e di forme di socializzazione similari. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Molto del suo successo è dovuto all’abitudine secolare delle sue genti alla durezza dell’esistenza in quelle valli e a regole ferree, alcune formalizzate altre restate a livello consuetudinario, che ne hanno preservato il popolamento ed evitato una diaspora altrimenti esiziale. Basti pensare alla spietatezza della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maso_chiuso" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“legge del maso chiuso”</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è nemmeno un esempio assoluto di massima virtù politica. Su come gestisce la situazione la SVP e su certe dinamiche socio-culturali locali ci sarebbe da dire qualcosa di piuttosto lontano dalla solita agiografia. Il compianto (e citato anche da Tonino Dessì) Alexander Langer ci ha speso la vita, su questi nodi. Senza riuscire a scioglierli, purtroppo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certamente il Südtirol rappresenta un esempio di territorio apparentemente marginale e privo di particolari risorse, storicamente non proprio ricchissimo (a parte la faccenda delle miniere di argento, che però avevamo anche in Sardegna), che ha tratto da sé la forza di garantire alla propria popolazione un livello di reddito e di benessere tra i più alti d’Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che insegnamenti trarne? Be’, insegnamenti diretti pochi, data la differenza notevole tra i territori, la loro storia, la loro popolazione, le rispettive culture, ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tuttavia un insegnamento generale c’è ed è che alla Sardegna serve una classe politica locale votata al benessere della propria terra e non dipendente, come delegazione coloniale, da centrali di potere e di interessi esterne. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La classe politica sudtirolese ha il suo baricentro d&#8217;azione e la sua proiezione di carriera nel proprio territorio. A Roma ci si mandano quadri di secondo piano o politici a fine carriera. Come delegazione diplomatica, obbediente al proprio mandato territoriale, però, non certo per bivaccare in Parlamento agli ordini dei partiti italiani di appartenenza (massima aspirazione dei/delle politicanti di mestiere isolan_).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In combinazione con quanto precede, alla Sardegna serve indispensabilmente conquistare nel più breve tempo possibile uno status giuridico-politico che garantisca una forma di autodeterminazione democratica molto più ampia e forte dell’asfittica e moribonda autonomia <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/ottriare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ottriata</a> di cui disponiamo dal 1948 a oggi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Queste condizioni non sono fissazioni ideologiche da indipendentisti ma discendono da una mera constatazione pragmatica, in cui le questioni identitarie hanno un peso molto relativo, per non dire nullo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutte le partite strategiche che coinvolgono l’isola e chi la abita richiedono una capacità decisionale localizzata nell’isola medesima. Richiedono di essere inserite in una prospettiva sardo-centrica. Non per etno-centrismo fuori luogo o per mero spirito di separazione, ma perché l’alterità geografica (oltre a quella storica e ad ogni altra distanza immateriale vogliamo considerare) è un fattore determinante. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riappropriarci della nostra soggettività politica, da “terra al centro della civiltà europea” (cit.), è indispensabile per cercare di rispondere, con un minimo di ragionevole speranza, alle difficilissime sfide che il mondo di quest’epoca di transizione ci sta ponendo davanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si può fare in diversi modi. Scartando l&#8217;ipotesi rivoluzionaria (almeno in questa esposizione tutta teorica), restano le modalità della negoziazione e anche quelle della forzatura istituzionale. Da praticarsi, però, solo sulla base di un largo consenso e con ampia partecipazione popolare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che significa che non saranno le attuali forze oligarchiche e etero-dirette a poter guidare il processo. Anche questo è un problema da affrontare a viso aperto, dato che a livello di rappresentanza democratica garantita dalle leggi (altra differenza col Südtirol) siamo in una condizione di deprivazione patologica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E non va ignorata la difficoltà di un lavoro culturale profondo per abbattere la montagna di stereotipi, complessi e false credenze che ammorbano la percezione di sé della maggioranza delle persone sarde. Come avviene in tutte le popolazioni colonizzate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, l&#8217;ennesima differenza col Südtirol è evidente (e dolorosa), soprattutto sul piano dell&#8217;assimilazione culturale delle classi dirigenti (in Sardegna, ossessionate &#8211; invano &#8211; dall&#8217;integrazione con le omologhe componenti sociali d&#8217;oltre Tirreno) e dell&#8217;accettazione passiva dell&#8217;italianizzazione forzata (nella toponomastica, in ambito linguistico, nell&#8217;istruzione).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma,  se il &#8220;se&#8221; mi sembra decisamente una questione superata dai fatti stessi &#8211; e le persone di buona volontà animate da spirito democratico dovrebbero finalmente prenderne atto &#8211; il &#8220;come&#8221; resta ancora problematico. E occorre discuterne &#8211; fuori dai social, per favore &#8211; in termini propositivi, pragmatici e direi anche operativi. </p>
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		<title>Italiansplaining e mentalità autocolonizzata, zavorra storica insostenibile</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/07/30/italiansplaining-e-mentalita-autocolonizzata-zavorra-storica-insostenibile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 10:31:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[ceto medio istruito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se non arrivasse a cadenza regolare una voce italiana a spiegarci cos&#8217;è la Sardegna, quali sono i suoi problemi e come risolverli, saremmo persi. Evidentemente è questo che pensano la gran parte del nostro ceto medio istruito, coloro che gestiscono l&#8217;informazione nell&#8217;isola e la nostra stessa classe politica. Ed è una tragedia. Flavio Briatore si...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Italiansplaining e mentalità autocolonizzata, zavorra storica insostenibile' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/07/30/italiansplaining-e-mentalita-autocolonizzata-zavorra-storica-insostenibile/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 class="wp-block-heading"><em>Se non arrivasse a cadenza regolare una voce italiana a spiegarci cos&#8217;è la Sardegna, quali sono i suoi problemi e come risolverli, saremmo persi. Evidentemente è questo che pensano la gran parte del nostro ceto medio istruito, coloro che gestiscono l&#8217;informazione nell&#8217;isola e la nostra stessa classe politica. Ed è una tragedia.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Flavio Briatore si è stancato della nostra terra e da troppo tempo ci fa mancare le sue illuminanti dichiarazioni. Però Beppe Severgnini, a quanto mi riferiscono, ha detto la sua e dunque l&#8217;estate 2026 può essere omologata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma non ci basta mai. Dunque  cosa c&#8217;è di meglio che <a href="https://www.lanuovasardegna.it/regione/2026/07/29/news/roberto-saviano-la-sardegna-l-isola-piu-bella-del-mondo-e-divorata-da-mafie-narcotraffico-e-riciclaggio-intervista-esclusiva-1.100900921" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervistare Roberto Saviano</a> su un recente fatto di cronaca sardo?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A volte mi chiedo se non sarebbe più divertente e anche istruttivo affidare a Briatore un&#8217;analisi dei fatti criminali sardi, a Severgnini una dissertazione su come si deve fare business turistico e a Saviano un pistolotto accondiscendente sulle bellezze misconosciute dell&#8217;isola (a compensazione delle sue tante magagne). Ma non succederà mai.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò ci tocca sorbirci l&#8217;ennesimo caso di <em><strong>italiansplaining</strong></em>, sollecitato ovviamente dai nostri custodi dell&#8217;informazione, a proposito del nostro &#8220;carattere&#8221; sempre uguale. Immagino ci si riferisca al famoso &#8220;istinto predatorio&#8221;, dovuto, purtroppo, a una conformazione cranica primitiva e debilitante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ovviamente al cronista intervistatore non viene mai la tentazione di fare la &#8220;seconda domanda&#8221;. Siamo italiani, del resto, mica anglosassoni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure sarebbe così bello, qualche volta, smontare il giocattolo. Far parlare questi personaggi mediocri, che solo in un contesto degradato come quello italiano possono godere di tanta considerazione, e poi incalzarli con richieste di precisazioni, con obiezioni, con sottolineature delle loro posture paternalistiche, oggettivamente razziste e intimamente colonialiste.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per carità, Saviano ha avuto le sue disavventure e i suoi dolori, a causa di ciò che ha scritto sulla criminalità della *sua* terra. Solidarietà umana garantita, da parte mia, per questo. Ma è proprio indispensabile considerarlo un vate in fatto di Sardegna? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E come lui, tanti altri. Non solo gli altri due nomi citati all&#8217;inizio, ma un elenco abbastanza corposo di persone a volte davvero improbabili &#8211; tipo starlette televisive o turisti occasionali ma famosi nel panorama dell&#8217;infotainment italiano &#8211; a cui viene richiesto di illuminarci circa le nostre cose.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché noi non siamo in grado di capire la nostra realtà. Noi, o meglio, il nostro ceto medio istruito, quella variegata componente sociale che ha acquisito un grado di istruzione superiore nella scuola e nell&#8217;università italiane e vive costantemente una condizione scissa, confusa, conflittuale con la propria appartenenza sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne ho già scritto, non mi ripeto. Ma vorrei che questo problema diventasse finalmente chiaro e che fosse considerato in tutta la sua consistenza storica. La mentalità autocolonizzata delle tante persone sarde, che fanno fatica a conciliare la loro aspirazione ad essere italiani di serie A con la loro condizione di subalternità oggettiva, ha riflessi concreti devastanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il progressismo italiano in salsa sarda ne è l&#8217;espressione più plastica e significativa. Che poi è la base sociale delle varie compagini politiche di centrosinistra o campilarghi che dir si vogliano. A conti fatti, le più dannose maggioranze politiche degli ultimi vent&#8217;anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I danni fatti nelle legislature dominate dal progressismo italiano in Sardegna superano quelli fatti dalla loro controparte di destra (sempre italiana). Ci sarebbe da farsi delle belle domande, su questo. Invece si preferisce aspettare il vaticinio del proprio intellettuale italiano di riferimento (o del momento) per sapere cosa pensare di sé stess_.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, io non ce l&#8217;ho tanto con Saviano (un po&#8217; sì, a dire il vero), ma soprattutto con chi lo investe di questo ruolo di detentore dell&#8217;ultima parola su luoghi e storie di cui sa forse quello che legge nelle cronache o quello che gli raccontano le sue fonti tra le forze dell&#8217;ordine. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ce l&#8217;ho con chi, in Sardegna, decide che noi non abbiamo voce in capitolo sulla nostra realtà, sulla nostra storia. Con chi impone a noi mitologie create fuori (in Italia) a cui però siamo chiamati ad aderire, salvo poi rimproverarci per averci creduto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tipo la faccenda della mitizzazione dei banditi. Chiunque abbia vissuto in Sardegna e conosca i nostri luoghi sa benissimo che i fatti criminali dalle nostre parti non sono mai stati mitizzati. Né i personaggi assurti agli onori delle cronache (italiane e poi di conseguenza sarde) sono mai stati degli idoli locali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando, a Nuoro, in occasione di un qualche arresto di Graziano Mesina, si radunava una folla inneggiante (ma più che altro curiosa), la circostanza era dovuta al fatto che Mesina era un personaggio costruito dai media italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutta la mitologia sul banditismo &#8220;romantico&#8221; e sull&#8217;adesione morale omertosa delle comunità sarde (specie dell&#8217;interno) alle attività criminali è una costruzione tecnicizzata, del tutto aliena dal reale sentire delle persone, delle famiglie, della nostra gente nel suo complesso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così come è un mito tecnicizzato la differenziazione etnica tra genti sarde dell&#8217;interno e genti sarde delle pianure e delle coste, o tra Capo di Sopra e Capo di Sotto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mitologie tecnicizzate, riprodotte in forma massiccia e pervasiva e interiorizzate prima di tutto dai gruppi sociali istruiti e ottusamente e compulsivamente italofoni (frequentatori adoranti di festival letterari).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per avere una dimostrazione del disastro rappresentato da questo fenomeno bi-secolare basta andare a leggersi i commenti sui social o in calce agli articoli online. Per una persona sarda istruita, più o meno progressista, che comunque si consideri informata e al passo coi tempi, quello che dice un Saviano (come in questo caso specifico) è legge, è la Verità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ignoranza di noi stessi è un dramma culturale, sociale e politico gigantesco. Molto peggiore, per esempio, della sindrome da &#8220;turisti di noi stessi&#8221; di cui parla spesso (e non sempre a proposito) Marcello Fois.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non potremmo istituire una moratoria, di durata ragionevole (tipo dieci anni), per vietare a persone italiane o che comunque non hanno una vera esperienza della vita nell&#8217;isola di parlare di Sardegna? Con sanzioni severe per le violazioni, tipo multe salatissime e l&#8217;obbligo di residenza effettiva pluriennale in un comune sardo a scelta (nostra) sotto i 10mila abitanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A chi pende dalle labbra dei guru italici invece potremmo offrire la possibilità di andarsene dall&#8217;isola al seguito dei loro idoli, come suggeriva Piero Marras nel suo capolavoro <em><a href="https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=35683&amp;printpreview=1">Uomo bianco</a></em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Uomo bianco venuto dal mare<br />come tutte le novità<br />a insegnarci di nuovo a parlare<br />a portarci la civiltà.<br />Non vorrei la prendessi un po&#8217; male<br />Ma rivoglio la mia identità<br />C&#8217;è soltanto una cosa da fare<br />Ascolta me: &#8220;perché non te ne vai ?!?&#8221;<br /><br />Dato che ci siamo Buana<br />Puoi portarti pure via<br />Dalla tua isoletta africana<br />Tutti gli Zio Tom che ti danno retta.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma forse per loro la punizione più grande è proprio dover restare in una terra e tra una popolazione che disprezzano, con cui al contempo sentono un legame sentimentale che li confonde e li fa soffrire.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una punizione severa, che forse basterebbe, se non fosse che molt_ di loro pretendono &#8211; ascoltat_ &#8211; di dettare la linea a tutta la popolazione sarda, e liquidano come casi limite ed &#8220;errori del sistema&#8221; coloro che invece hanno un approccio libero, non complessato, e un&#8217;aspirazione di emancipazione collettiva.</p>
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		<title>La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:13:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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		<category><![CDATA[Bachisio Bandinu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo numero della collana The Passenger della casa editrice Iperborea è dedicato alla Sardegna. Uno sforzo notevole e largamente meritorio di dare conto di una terra così vicina eppure così lontana e ancora misconosciuta, oltre Tirreno. L&#8217;esito è eterogeneo e a tratti contraddittorio, facendo emergere una volta di più la difficoltà di raccontare la Sardegna...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/">La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="1021" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-700x1021.jpg" alt="" class="wp-image-6338" style="aspect-ratio:0.6856069761891704;width:394px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-700x1021.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-329x480.jpg 329w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-768x1121.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-1053x1536.jpg 1053w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-1404x2048.jpg 1404w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-640x934.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-800x1167.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine.jpg 1782w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em><a href="https://thepassenger.iperborea.com/titoli/sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;ultimo numero della collana The Passenger</a> della casa editrice Iperborea è dedicato alla Sardegna. Uno sforzo notevole e largamente meritorio di dare conto di una terra così vicina eppure così lontana e ancora misconosciuta, oltre Tirreno. L&#8217;esito è eterogeneo e a tratti contraddittorio, facendo emergere una volta di più la difficoltà di raccontare la Sardegna dalla prospettiva italiana.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">The Passenger è una collana geografica molto bella. La sua presentazione <a href="https://thepassenger.iperborea.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel sito dedicato</a> recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">The Passenger è una raccolta di inchieste, reportage letterari e saggi narrativi che formano il ritratto della vita contemporanea di un luogo e dei suoi abitanti. <br /><br />Cultura, economia, politica, costume e curiosità visti attraverso la testimonianza di scrittori, giornalisti ed esperti locali e internazionali. Tante storie e diverse voci che compongono un racconto sfaccettato ed eclettico, per scoprire, capire, approfondire, lasciarsi ispirare.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ho letto tutti i numeri, ma quelli che ho letto mi sono piaciuti. La formula è efficace. Ricorda, fatte le debite distinzioni, il lavoro della rivista <a href="https://www.menelique.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Menelique</a>, purtroppo chiusa. In quel caso era esplicito il taglio post-coloniale e intersezionale, oltre ad avere molto spazio la parte grafica e le illustrazioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">The Passenger ha presupposti diversi, ma anch&#8217;essa mescola giornalismo, saggistica e non fiction narrativa insieme a infografiche e tabelle illustrative, onde fornire il maggior numero possibile di informazioni in modo sintetico e adatto al pubblico di oggi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I pregi del numero dedicato alla Sardegna sono diversi, a cominciare dallo sforzo di dare spazio a voci e istanze quasi sempre omesse dai resoconti italiani sull&#8217;isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa presentazione del numero parla esplicitamente di &#8220;neocolonialismo&#8221; come di una categoria abitualmente non utilizzata per territori interni a uno stato. Il che è notevole. Salvo incorrere subito in un <em>bias</em> piuttosto rivelatore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si parla infatti di relazione tra &#8220;nazione e regione&#8221;. Il che è improprio e scorretto da almeno due punti di vista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è che si mescolano insieme concetti storici-geografici-politici che stanno su piani diversi. &#8220;Nazione&#8221; definisce l&#8217;appartenenza a una collettività umana che condivide storia, lingua, costumi, territorio, forme culturali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che nell&#8217;uso corrente sia usato come sinonimo di stato è vero, ma non è per questo più corretto. In tempi di nazionalismo reazionario, come i nostri, non è nemmeno più un termine politicamente neutro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">&#8220;Regione&#8221; invece ha a che fare con la definizione di una porzione territoriale locale all&#8217;interno di uno spazio geografico-politico più ampio. La relazione corretta dunque sarebbe stata quella tra stato e regione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;altro senso in cui è sbagliata in partenza l&#8217;adozione di questa coppia oppositiva è che &#8211; anche con tutte le forzature del mondo &#8211; è difficile inserire senza attriti la Sardegna nell&#8217;insieme della &#8220;nazione&#8221; italiana (posto che esista, e io non ne sono affatto convinto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna non è una parte specifica e caratteristica dell&#8217;insieme &#8220;nazionale&#8221; italiano. Non lo è per storia, cultura, patrimonio linguistico (tutte cose che però bisognerebbe conoscere bene). Non lo è nemmeno in termini geografici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna, insomma, è una &#8220;regione&#8221; italiana solo in senso giuridico-formale. Usare la categoria &#8220;regionale&#8221; per la Sardegna fuori da questo ambito semantico è sbagliato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tale equivoco innerva inevitabilmente tutto il numero di The Passenger. In qualche caso genera <em>non sequitur</em>, abbagli interpretativi, valutazioni superficiali. Persino laddove il tentativo è di dare conto con completezza di qualche fenomeno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;attrito emerge sempre, anche in mancanza del consueto approccio paternalista e dall&#8217;alto in basso, in stile &#8220;ora ti spiego dove abiti&#8221;, molto comune in questo genere di operazioni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio nell&#8217;iniziale sezione informativa &#8220;La parola ai numeri&#8221;, in cui &#8220;i numeri&#8221; appunto sono selezionati in modo arbitrario e presentati senza alcuna spiegazione, come dati neutri (non lo sono mai). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella stessa sezione c&#8217;è persino una sorta di gioco ironico sulla questione &#8220;indipendentismo&#8221;: sotto l&#8217;etichetta &#8220;Indipendentisti&#8221; non si offre alcun dato relativo a tale ambito politico ma si dà conto del numero&#8230; di case unifamiliari. Carino, come scherzo, ma forse il tema meritava qualche approfondimento (l&#8217;indipendentismo, non le case unifamiliari).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Parzialmente deludente l&#8217;articolo di Ferdinando Cotugno sulla questione della aggressione colonialista e speculativa in materia di produzione energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il pezzo è emblematico, proprio perché cerca di essere obiettivo. Si incarta laddove vede contraddizioni anziché distinzioni essenziali, laddove crede di spiegare dinamiche complesse usando categorie semplicistiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si veda la presentazione della figura e delle posizioni di Maurizio Onnis, liquidate un po&#8217; frettolosamente. O l&#8217;asserzione &#8211; che nell&#8217;ambiente delle mobilitazioni popolari e dei comitati può lasciare come minimo interdetti &#8211; secondo cui Alessandra Todde sarebbe su posizioni di contrasto ai progetti governativi relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili nell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È fuorviante anche l&#8217;eccessivo spazio dedicato all&#8217;impatto dell&#8217;editore Sergio Zuncheddu su tutta la vertenza. Impatto che c&#8217;è stato, con evidenti tentativi di strumentalizzazione, ma che non ha mai conquistato alcuna centralità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le conclusioni dell&#8217;articolo sono apprezzabili e in qualche modo viene fatta emergere, sia pure con qualche fraintendimento (non c&#8217;entrano nulla l&#8217;orgoglio, l&#8217;identità e altri elementi stereotipati), la vera natura del movimento che si oppone all&#8217;aggressione neocoloniale in corso. Ossia il problema di chi-decide-per-chi-e-perché e la riduzione della Sardegna a &#8220;area di sacrificio&#8221; a vantaggio dell&#8217;Italia (settentrionale), senza alcun vantaggio per l&#8217;economia e la popolazione locali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Offrono un risultato migliore, più chiaro e coerente, gli articoli di Cristina Nadotti sul turismo e quello di Stefania Divertito sulle servitù militari. In entrambi i casi non solo si dà conto del problema affrontato, nei suoi vari risvolti, ma si dà anche voce a persone diverse dal solito giro di &#8220;opinionisti sardi&#8221;, che va per la maggiore nei media italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne cito alcun3, che conosco personalmente e con cui condivido parti significative del mio attivismo culturale: Andria Pili, Roberta Olianas, Federica Marrocu.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Andria Pili è chiamato in causa per via del suo saggio <em>Per una critica decoloniale del turismo in Sardegna</em>, facente parte della collettanea del gruppo di studio <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Filosofia de Logu</a>, uscita per Meltemi nel 2024 col titolo <em><a href="https://www.meltemieditore.it/catalogo/logu-e-logos/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Logu e Logos. Questione sarda e discorso decoloniale (a cura di Gianpaolo Cherchi e Federica Pau)</a></em>. Fa un po&#8217; specie che Filosofia de Logu e i suoi due libri non siano menzionati. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Roberta Olianas e Federica Marrocu hanno voce in quanto attiviste culturali che da anni si dedicano a decostruire narrazioni stereotipate o del tutto false sulla Sardegna e a fornire una visione critica, ma onesta, documentata e ponderata, sia sulla questione dell&#8217;occupazione militare di una porzione enorme di territorio sardo (con tutte le conseguenze drammatiche che ne discendono) sia sulla questione &#8220;turismo&#8221; e luoghi comuni annessi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Devo dire, con un certo dispiacere ma non proprio con sorpresa, che gli articoli più deboli, meno perspicui, più reticenti e in certi casi più fuorvianti alla fine sono quelli degli autori e dell&#8217;autrice nativi dell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In particolare ho trovato fuori fuoco il pezzo di Marcello Fois, tutto incentrato sulle responsabilità della popolazione isolana a proposito di equivoci identitari e stereotipi. Fois attribuisce ai sardi (in generale) le forme di auto-rappresentazione folkloristica, da &#8220;turisti di se stessi&#8221;, come tratto degenerato di una sorta di complesso di inferiorità, pieno di auto-commiserazione e auto-assolvimento, funzionale &#8211; sembrerebbe &#8211; a non doversi fare carico in modo efficace dei tanti problemi storici della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Devo segnalare qualche clamoroso strafalcione. Uno storico: &#8220;l&#8217;annessione al regno piemontese&#8221;, mai avvenuta, anche perché non è mai esistito nella storia un &#8220;regno piemontese&#8221;. Un altro socio-antropologico: sostenere che alle persone sarde piace guardare i balli tradizionali sul palco, ma non ballare esse stesse, è una topica clamorosa, e basterebbe frequentare qualsiasi occasione di festa in Sardegna &#8211; grande o piccola, privata o pubblica &#8211; per saperlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, alla fine gli stereotipi e le fissazioni identitarie sono quelle espresse nell&#8217;articolo di Marcello Fois, che ribalta il rapporto di causa-effetto e mostra poca dimestichezza con gli studi post e de-coloniali (specie quelli che finalmente riguardano proprio la nostra isola). Ed è un peccato, dato che la sua è ancora una voce piuttosto ascoltata oltre Tirreno sulle cose sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Altro pezzo deludente è quello di Paola Soriga sulla questione linguistica. Non viene affatto affrontato il nodo storico dell&#8217;imposizione dell&#8217;italiano in Sardegna, con le sue conseguenze sociali e politiche, oltre che culturali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Viene respinta la necessità della standardizzazione grafica del sardo, equivocando tra uniformazione delle regole ortografiche e imposizione lessicale (mai promossa da nessuno), per altro senza argomentare tale posizione. Viene poi ignorato tutto il dibattito sulla questione linguistica di questi ultimi anni, così come l&#8217;enorme lavoro di diffusione del sardo sui media contemporanei.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Citare Gramsci e Cicitu Masala o intervistare la linguista Cristina Lavinio non basta a restituire un risultato accettabile, al passo con la realtà attuale, in quest&#8217;ambito così delicato e così rilevante a livello socio-culturale e politico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche l&#8217;articolo di Nicola Muscas sui festival, e sui festival letterari in particolare, rimane in superficie di un fenomeno pure notevole, che andrebbe indagato meglio e con le debite distinzioni. Ma è un testo più narrativo, dal taglio ironico ed esplicitamente soggettivo, quindi può andare bene così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Costantino Cossu e Francesco Abate, a loro volta, si concentrano su due questioni concrete, una di indole storica più complessa (lo spopolamento e l&#8217;invecchiamento demografico) e una di natura socio-sanitaria (la questione della necessità di sangue per trasfusioni in una terra in cui è geneticamente diffusa la microcitemia).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel primo caso, oltre a dar conto del fenomeno nella sua drammaticità, avrei forse approfondito un attimo gli aspetti storici e politici, onde evitare che il fenomeno sembri una sorta di maledizione congenita nell&#8217;esotica razza sarda. Ma tant&#8217;è.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel complesso, in tutto il numero, a tratti emerge ancora una volta la difficoltà a inserire qualsiasi narrazione sull&#8217;isola dentro cornici interpretative italiane. Anche quando c&#8217;è la buona volontà (e in questo caso c&#8217;è).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Resta sempre un rimosso, qualche nodo non sciolto. Lo stesso equivoco di considerare come testimoni attendibili dell&#8217;isola i personaggi sardi conosciuti in Italia comporta la perdita di punti di vista e di prospettive invece decisivi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La bibliografia consigliata, ad esempio, è piuttosto lacunosa e anche abbastanza orientata, decisamente poco rappresentativa. Anzi, in qualche caso fonte di conferma di stereotipi e cornici interpretative parziali. Meglio la filmografia e anche i consigli musicali di Iosonouncane (bravissimo lui stesso, per altro).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Recensire questo numero di The Passenger proprio in concomitanza con la morte di una grande voce sarda come Bachisio Bandinu mi pare una circostanza che amplifica le dissonanze e fa emergere i limiti di qualsiasi discorso italiano sulla Sardegna, laddove non faccia emergere senza reticenze la sua complessità storica e la sua alterità insopprimibile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Escludere, tra le opere decisive per capire l&#8217;isola, i suoi libri e le sue riflessioni, così come quelle di altri intellettuali non organici agli apparati di potere e di consenso dominanti (penso a un Antoni Simon Mossa, a un Placido Cherchi o, al giorno d&#8217;oggi, a un Alessandro Mongili e anche &#8211; perché no? &#8211; a un <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/08/23/libri-intellettuali-organici-e-subalternita-il-caso-dr-drer/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Michele Atzori</a>) inficia ogni pretesa di esaustività e di profondità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, rispetto alla quasi totalità di esperimenti analoghi, questo numero di The Passenger rimane una delle cose migliori uscite in Italia da&#8230; sempre, riguardo alla Sardegna. Il consiglio è dunque di leggerlo e di rifletterci su, soprattutto per i tratti che chiamano in causa, anche in termini problematici, la nostra consapevolezza e il nostro senso di responsabilità civile e politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Panzane storiche reiterate e dove trovarle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 21:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastoria]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Cesare Casula]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[storia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In alcuni ambienti della storiografia e dell&#8217;archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di narrazioni fantasiose e nostalgiche di un presunto passato glorioso. Si è addirittura coniato il termine &#8211; dispregiativo &#8211; &#8220;fantarcheosardismo&#8221; e sono facilmente reperibili in Rete le invettive contro una pretesa deriva identitaria di tali narrazioni. Pochissima attenzione si pone, invece,...</p>
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<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="683" height="1024" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine.jpg" alt="" class="wp-image-6273" style="width:445px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine.jpg 683w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-320x480.jpg 320w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-640x960.jpg 640w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>In alcuni ambienti della storiografia e dell&#8217;archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di narrazioni fantasiose e nostalgiche di un presunto passato glorioso. Si è addirittura coniato il termine &#8211; dispregiativo &#8211; &#8220;fantarcheosardismo&#8221; e sono facilmente reperibili in Rete le invettive contro una pretesa deriva identitaria di tali narrazioni. Pochissima attenzione si pone, invece, rispetto alle forzature o alle vere falsità storiche diffuse da media e fonti a volte addirittura istituzionali, o comunque presuntamente autorevoli. Un interessante fenomeno anche questo.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da queste parti non è mai mancata la vigilanza sulle tesi storiche fantasiose e sulle vere e proprie mistificazioni relative al nostro passato, da qualsiasi parte provenissero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va però chiarito, una volta per tutte, che non tutte le narrazioni false o comunque fantasiose sulla storia sarda hanno lo stesso peso e la stessa portata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tesi e ricostruzioni fantasiose sul passato esistono a tutte le latitudini. Senza tornare necessariamente agli antichi miti, è un fenomeno del tutto contemporaneo quello del sensazionalismo storico-archeologico, specie in relazione ad antiche civiltà, ma non solo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A volte la fantastoria è fine a se stessa, a volte nasconde scopi commerciali, altre volte gli intenti sono più scopertamente &#8211; e anche più genericamente &#8211; politici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Intanto, bisogna partire dal presupposto che nessuna storiografia è del tutto neutrale. La disciplina storiografica contemporanea e le altre discipline connesse nascono in epoca romantica, sono coeve e per tanti versi consustanziali ai nazionalismi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si potrebbe fare l&#8217;esempio delle storiografie &#8220;nazionali&#8221; degli stati europei. O, con ancora maggiore evidenza, quello della archeologia e della storiografia israeliana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma in questi campi c&#8217;è stata un&#8217;evoluzione sia nei contenuti sia nei metodi, frutto soprattutto della riflessione interna alle discipline stesse e alla presa di coscienza sul peso politico che hanno gli studi sul passato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Italia si è fatta largo a fatica una certa postura critica verso gli elementi narrativi portanti della storiografia &#8220;nazionale&#8221; e tutto considerato la Grande narrazione storica egemonica e l&#8217;uso pubblico della storia risentono ancora in modo molto forte della costruzione artificiosa e pesantemente orientata dell&#8217;idea &#8220;nazionale&#8221; italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certe tematiche sono state a lungo &#8211; e in modo preoccupante sono tornate ad essere oggi &#8211; una sorta di tabù culturale. Come la vicenda colonialista dello stato italiano o lo stesso fascismo. Per non menzionare l&#8217;insistenza con cui si impone la falsità storica della continuità tra antichità romana e Italia contemporanea.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Italia ha fatto fatica ad essere accettata e metabolizzata la lezione della &#8220;scuola delle Annales&#8221; (Bloch, Febvre, Braudel, ecc.). La storiografia italiana ha pochissimo peso a livello internazionale. Paga lo scotto di troppi nodi irrisolti, a partire dalla stessa natura dello stato italiano, e dello scarso favore politico per la scienza e la ricerca.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna tutto questo ha avuto un riverbero doppiamente gravoso e per molti versi tossico. Sono temi già affrontati in questo spazio e nei miei libri, non mi ci dilungo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna l&#8217;ossessione della storiografia e dell&#8217;archeologia istituzionali (chiamiamole così) per le contro-narrazioni, sia quelle più smaccatamente fantasiose sia quelle anche solo critiche o che propongono un punto di vista di partenza diverso, ha un che di patologico. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non solo, mostra anche un orientamento culturale e politico abbastanza preciso: l&#8217;italo-centrismo e la lettura nazionalista italiana come orizzonte culturale necessario e non revocabile in dubbio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La domanda di conoscenza storica, così presente nell&#8217;isola, è dovuta al fatto che la popolazione sarda è deprivata di un accesso ordinario alla sua storia. La stragrande maggioranza delle persone sarde, comprese quelle che fanno parte del ceto medio istruito (o riflessivo), non sa pressoché nulla del nostro passato. A parte poche, vaghe nozioni, molto superficiali, spesso tendenziose o del tutto false.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La naturale curiosità di tante persone si sovrappone poi alla subalternità culturale e a una mitologia identitaria mortificante, così interiorizzate dalla popolazione da essere riprodotte meccanicamente, in modo irriflesso. Ne nasce un cortocircuito che genera oscillazioni violente tra depressione e megalomania.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A quest&#8217;ultima &#8211; che è pur sempre una reazione indotta da cause storiche profonde &#8211; si deve l&#8217;attenzione di un certo numero di persone sarde per le ricostruzioni enfatiche del nostro passato, specie lontano. Di cui per altro ci restano testimonianze materiali così visibili e grandiose da suscitare inevitabili interrogativi. Che i mezzi ordinari di conoscenza &#8211; dalla scuola, ai mass media principali, alla divulgazione &#8211; non soddisfano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E veniamo all&#8217;altra faccia della medaglia, che rappresenta un problema per certi versi più grande e decisivo. Riguarda la congerie di nozioni storiche sulla Sardegna e la cornice generale attraverso cui esse vengono veicolate che si possono trarre dalla manualistica scolastica e dai mass media.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come accennato più su, vere e proprie mistificazioni entrano senza alcun filtro nel bagaglio di conoscenze di base di tutta la cittadinanza scolarizzata e nel discorso pubblico, anche istituzionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli esempi potrebbero essere davvero tanti.  Mi limito qui a uno recente, riguardante l&#8217;emittente Unica radio, web radio dell&#8217;Università di Cagliari. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In <a href="https://www.unicaradio.it/blog/2026/03/28/sardegna-protagonista-la-verita-che-litalia-ignora/?amp=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un post</a> di poche settimane fa reperibile sul suo sito, si reitera la tesi, cara a Francesco Cesare Casula, più volte confutata anche da queste parti, secondo cui l&#8217;attuale stato italiano discenderebbe direttamente dal Regno di Sardegna, le cui origini poi sarebbero da ritrovare nella vittoria del Regno di Aragona contro i pisani di Castel di Castro di Calari, nel 1324.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una continuità pretesa, ma indimostrata, per giunta attribuibile alla circostanza storica di una dolorosa e epocale sconfitta dell&#8217;ultimo stato (medievale) sovrano autoctono: il regno giudicale di Arborea (1420).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il Regno di Sardegna a cui ci si riferisce è esistito, nella sua forma poi consolidatasi storicamente, dal 1421. Anche se non volessimo considerare la discontinuità rappresentata dal passaggio della corona sarda alla Casa Savoia (1720), *quel* Regno di Sardegna finì di diritto e anche di fatto (ma non di nome) nel 1848, con l&#8217;entrata in vigore della Perfetta fusione e la promulgazione dello Statuto &#8220;Albertino&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il nome del regno sia rimasto lo stesso fino al 1861 rileva poco o nulla, dal punto di vista storico, giuridico e politico. La continuità diretta con l&#8217;attuale Repubblica italiana è poi palesemente destituita di qualsiasi fondamento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che questa tesi strampalata e priva di qualsiasi consenso scientifico sia di tanto in tanto rispolverata o dal suo propugnatore (F.C. Casula), o dai suoi emuli e allievi, o, per distrazione, ignoranza, conformismo, da commentatori occasionali, sarebbe suscettibile di critica, ma tutto sommato rientrerebbe nella normalità di un dibattito pubblico a tratti surreale come quello sardo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che però un medium collegato all&#8217;università la rilanci, con pretesa di credibilità, suffragata da argomentazioni al limite dell&#8217;auto-caricatura, è ingiustificabile. Salvo credere che si tratti di uno scherzo o, come si usa dire oggi, di una trollata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se presa sul serio, rivela una dose mortifera non solo e non tanto di ignoranza e di provincialismo, ma prima di tutto di subalternità culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sarebbe bello che la storiografia sarda, specie i suoi custodi più intransigenti, assumendosi la responsabilità dovuta al proprio ruolo pubblico, si esprimessero una volta per tutte con chiarezza su questa come su altre false conoscenze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non succederà. L&#8217;unico nazionalismo (ipotetico) che fa loro paura è quello sardo. Quello italiano è pienamente interiorizzato e come tale veicolato automaticamente, come fosse l&#8217;unica cornice interpretativa valida (il fenomeno noto come &#8220;nazionalismo banale&#8221;). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È la questione sollevata, tra gli altri, dalla scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie nel suo pamphlet <em>Il pericolo di un&#8217;unica storia</em>. Oltre che rilavata e analizzata sotto vari profili dagli studi post-coloniali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così, ci ritroviamo esposti a panzane grossolane, a volte mortificanti, oltre che insensate come quella in questione, ma pienamente legittimate dalla forza dei mezzi che le diffondono e validate dalla mancata critica degli addetti ai lavori. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un bell&#8217;esempio di deontologia, di coscienza civica e di responsabilità democratica. Problema ben più grave, per implicazioni politiche e conseguenze, degli eccessi fantasiosi &#8211; identitari o meno &#8211; dei fantastorici e dei fantarcheologi sardi. </p>
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		<title>Articolo su Sergio Atzeni, mentre il mondo umano (troppo umano) prosegue la sua parabola di follia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 11:44:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Dialoghi Mediterranei]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Atzeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2026 inizia (male) com&#8217;era finito, promettendo nuovi esaltanti episodi della fase di transizione storica in cui siamo immersi (capendoci inevitabilmente poco). Intanto, la rivista &#8220;Dialoghi Mediterranei&#8221; tra le altre cose dedica una sorta di speciale a Sergio Atzeni, per il trentennale della sua morte. Tra i vari articoli, ce n&#8217;è uno mio, L&#8217;enigma Sergio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Articolo su Sergio Atzeni, mentre il mondo umano (troppo umano) prosegue la sua parabola di follia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2026/01/03/articolo-su-sergio-atzeni-mentre-il-mondo-umano-troppo-umano-prosegue-la-sua-parabola-di-follia/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<h2 class="wp-block-heading">Il 2026 inizia (male) com&#8217;era finito, promettendo nuovi esaltanti episodi della fase di transizione storica in cui siamo immersi (capendoci inevitabilmente poco). Intanto, la rivista &#8220;Dialoghi Mediterranei&#8221; tra le altre cose dedica una sorta di speciale a Sergio Atzeni, per il trentennale della sua morte. </h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra i vari articoli, ce n&#8217;è uno mio, <a href="https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/lenigma-sergio-atzeni-appartenenza-profonda-e-meticciato-culturale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>L&#8217;enigma Sergio Atzeni: appartenenza profonda e meticciato culturale</em></a>. Nulla di esaustivo, sia chiaro. Sono giusto contento di essere riuscito a parlare davvero &#8211; bene o male &#8211; di Segio Atzeni e non di me stesso più o meno in relazione con Sergio Atzeni, come capita a volte in questi casi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Confido di aver evocato alcuni aspetti della sua produzione letteraria e della sua figura che di solito restano poco trattati, se non rimossi. La sua stessa problematicità, di oggi come di ieri, lo rende costantemente inattuale dunque sempre attualissimo. Ma non mi dilungo qui con cose scritte là.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;articolo si può commentare direttamente in calce al testo, su DM, ma chi ne abbia voglia può farlo anche qua.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Buona lettura e buon anno (con tutte le macumbe e gli scongiuri del caso).</p>
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		<title>Chistione linguìstica e standardizatzione: rennoare sa dibata, chircare solutziones</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 12:35:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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		<category><![CDATA[Mauro Piredda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Unas cantas paràulas a pitzu de sa chistione linguìstica e de su problema de sa standardizatzione de su sardu, a pustis de una paja de artìculos essidos de reghente. [Qualche parola sulla questione linguistica e sul problema della standardizzazione, facendo seguito a un paio di articoli recenti.] SARDU In su mese de trìulas/argiolas coladu, Mauru...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/09/04/chistione-linguistica-e-standardizatzione-rennoare-sa-dibata-chircare-solutziones/">Chistione linguìstica e standardizatzione: rennoare sa dibata, chircare solutziones</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Chistione linguìstica e standardizatzione: rennoare sa dibata, chircare solutziones' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/09/04/chistione-linguistica-e-standardizatzione-rennoare-sa-dibata-chircare-solutziones/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="937" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-700x937.jpg" alt="" class="wp-image-6114" style="width:426px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-700x937.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-359x480.jpg 359w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-768x1028.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-1147x1536.jpg 1147w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-1530x2048.jpg 1530w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-640x857.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1-800x1071.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/09/image-1.jpg 1936w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Unas cantas paràulas a pitzu de sa chistione linguìstica e de su problema de sa standardizatzione de su sardu, a pustis de una paja de artìculos essidos de reghente.</em></h3>



<h3 class="wp-block-heading">[<em>Qualche parola sulla questione linguistica e sul problema della standardizzazione, facendo seguito a un paio di articoli recenti.</em>]</h3>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>SARDU</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In su mese de trìulas/argiolas coladu, Mauru Piredda, in <a href="https://www.nemesismagazine.it/editoriale-sa-limba-sarda-comuna-ventanni-dopo-criticita-e-futuro-per-uno-standard-del-sardo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un’artìculu suo</a>, at pesadu torra sa dibata a pitzu de sa standardizatzione de sa limba sarda. Una dibata, toca de lu nàrrere, pagu istimada e pagu travigada fintzas in is ambientes interessados a sa chistione. Custu fatu diat merèssere unu arresonu a contu suo, ma pro como lu lassamus a una banda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mauru Piredda bogat a campu su tema de sa standardizatzione comente a unu consuntivu a pustis de bint’annos de esistèntzia de sa LSC (Limba Sarda Comuna, essida dae is ufìtzios regionales in su 2006), ma tocat fintzas chistiones prus mannas. Cùmbido totus a lu lèghere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">S’artìculu no at àpidu s’atentu chi li deghet. At dadu atentu a su tema, pro su chi apo bidu in sa retza, petzi Lisandru Mongile (it. Alessandro Mongili), chi in custas chidas at fatu fintzas un’ispètzia de esperimentu, iscriende unos cantos artìculos in sardu pro S’Indipendente. E infines at iscritu <a href="https://www.sindipendente.com/2025/09/01/comente-iscries-in-sardu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">unu meledu</a> a pitzu de custu esperimentu etotu.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bos cùmbido a lèghere fintzas is artìculos suos (non sceti pro sa parte chi pertocat sa chistione linguìstica).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Apo isetadu a iscrìere carchi cosa deo puru, cun s’isperàntzia chi àteras persones cumpetentes intrarent in sa dibata: no est sutzèssu. Tando, pro non fàere colare tropu tempus, mi atrivo a interbènnere, proande a annànghere carchi cosa a s’arresonu.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Naro deretu chi m’atzapo de acordu cun cosas medas de is chi at decraradu Mauru Piredda, mancari siant pagu populares e non siant intradas non sceti in su sensu comunu de sa maioria de sa populatzione sarda, ma nemancu in s’armamentàriu mentale de is persones interessadas a sa chistione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una est chi sa LSC, a s’imbesse de su chi narat gente meda, est istadu un’esperimentu bonu e chi at funtzionadu. S’impreu suo, pro chie at fatu sa proa, est fàtzile. Is règulas sunt cumprensìbiles e de apricu bastante còmodu. S’elastitzidade lessicale permitit una richesa espressiva prus manna e prus pagu localìstica de su chi permitint is variedades spetzìficas de su sardu. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insummas, no est pro more de difetos intrìnsecos suos, si sa LSC no at atzapadu un’impreu ladu e cumbintu in totue. Is propostas de emendamentu fatas dae Mauru Piredda sunt bonas e fundadas a subra de argumentos curretos. Chena bogare legitimidade a àteras propostas giai essidas a pìgiu in is annos colados.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un’àteru tretu de importu fundamentale de sa chistione est chi sa standardizatzione serbit a beru. No est una punna de pagos esaltados nen una forma de ostilidade contra a is variedades faeddadas de sa limba sarda e nemmancu una proa de fortza de una variedade contra a un’àtera. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ca – tocat de lu acrarare – no est beru chi in su sistema linguìsticu sardu esistint duas variantes ebbia, comente narat gente meda, mescamente cussa chi est contrària a sa standardizatzione: nde esistint deghinas. E, infines, comente narat Mauru Piredda in s’acabu de s’artìculu, a istitutzionalizare (a manera arbitrària etotu) duas formas linguìsticas de su sardu cheret nàrrere a nde fàere essire a campu duas limbas etotu. Est su chi calicunu cheret?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Duncas, so de acordu cun custos argumentos espressados dae Mauru Piredda. Però, a parrer meu, non sunt custos sos nodos, o su chiu, de sa chistione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lisandru Mongile in is interventos suos narat chi prus de nos dedicare a solutziones normativas, mancari bonas, ma caladas dae s’artu, pagu negossiadas e pagu cumpartzidas in antis de totu dae is sardu-faeddantes (e non sceti dae is “espertos”), diat èssere pretzisu afortziare e ismanniare s’impreu de su sardu in totus is livellos e in totus is giassos de comunicatzione. E tocat de nde ispèrdere finamentras su stigma feu chi li ant ghetadu a palas e totus is cumplessos chi faent cumplicada, in is cussèntzias de sa gente e duncas in su manìgiu fitianu, sa chistione linguìstica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Unu de is problemas prus mannos chi bido deo est chi sa gente de Sardigna non tenet sa cussèntzia chi su sardu est unu sistema linguìsticu unitàriu. Totus difendent sa natura sua de “limba”, contra a sa reduida a su status de dialetu; e, bellegai, in su matessi tempus, gente meda sighit a pretèndere chi is faeddadas sardas siant pagu intercumprensìbiles una cun s’àtera. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">B’at ignoràntzia meda, in contu de limba. E is peus argumentos los bogant a campu, belle semper, is sardu-faeddantes, is chi pensant de connòschere su sardu, ca lu faeddant in domo, chena l’àere istudiadu mai e chena si nch’èssere postos peruna dimanda de calesisiat forma a pitzu de sa chistione. Si non binchimus sa gherra contra a su campanilismu linguìsticu e contra a s’ignoràntzia mala chi nd’est a s’ispissu su fundamentu, nd’amus gana de peleare pro sa standardizatzione!</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pro custu, si est beru, comente narat Lisandru Mongile, chi su talebanismu linguìsticu – chi siat gràficu o de àteras formas – est unu dannu mannu, però est beru etotu chi sa dibata a subra de sa chistione e is solutziones teòricas e prammàticas chi proponimus depent àere raighinas fortes in su stùdiu e in sa cumpetèntzia non sceti linguìstica in sensu astrintu, ma fintzas sòtziu-linguìstica, sòtziu-psicològica, istòrica e polìtica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">S’ativismu linguìsticu in is annos at fatu meda, ma at pigadu issu puru cuss’àndala avanguardista e unu pagu setària chi at debilitadu e infines mortu esperièntzias emantzipativas medas, in Sardigna, siat polìticas siat culturales. Custu puru est unu problema a su cale tocat de parare fronte, chene lu cuare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Annango un’àteru tretu de sa chistione. S’impreu cummertziale de su sardu, chi in custos annos est connoschende una crèschida non pitica, nos presentat un’àtera cara de su problema de sa standardizatzione. Nde apo esperièntzia dereta e professionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cando iscries testos pro sitos internet, o pro is etichetas de produtos vàrios (dae is birras a is materiales ediles, pro nàrrere), o pro campagnas de promotzione turìstica, o pro insignas e manifestos de eventos pùblicos, ecc. a chie ses faeddende? E – in custu casu sa dimanda at unu sensu – in cale sardu? E is innobatziones chi serbint a sa limba pro chi siat cunforme a is netzessidades comunicativas de oe sunt legìtimas o nono? E comente est mègius a las fàere?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">S’impreu cuncretu de sa limba, in is àmbitos de su traballu, de su cummèrtziu, de sa comunicatzione professionale, at bisòngiu de una forma de standardizatzione e in su matessi tempus depet èssere atzetadu e cumpartzidu dae chie nd’est su destinatàriu primu. No est unu tretu de sa chistione de paga importàntzia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Acabo custu meledu cun unu argumentu chi cunsìdero fundamentale, ma chi bortas medas abarrat cuadu o pagu esplitzidadu. Sa chistione linguìstica sarda no est unu fatu de amparu identitàriu o de natzionalismu. In àteros territòrios europeos e pro àteras populatziones fortzis custu est su fatore primàriu, ca a bortas non nde tenent prus fortes o non nde tenent àteros etotu. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardigna sa chistione est in antis de totu unu fatu de democratzia e de deretos umanos fundamentales. Ca sa limba sarda no est unu relitu istòricu nen una limba morta. Est unu fatore de importu de sa bida nostra, mancari gente meda, mescamente in su tzetu mèdiu istruidu (o “riflessivu”, comente narant is matessi chi nde sunt parte, comente chi is àteras componentes sotziales no imprearent su cherbeddu e non meledarent a pitzu de nudda) non de chèrgiat intèndere. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">S’intelledualidade sarda, in custu àmbitu, at fatu dannos mannos, in is duos sèculos ùrtimos, e <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/04/04/linevitabile-conflitto-tra-sardegna-e-italia-e-il-tradimento-dellintellighenzia-sarda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sighit a nde fàere</a> (cun totus is etzetziones chi bi sunt semper). Nde depimus fàere contu, ca est fintzas, si no in antis de totu, unu problema de egemonia culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dolu mannu nostru, dae sa polìtica regionale non podimus isperare de otènnere nudda. Nudda de bonu, nessi. E custu puru est unu problema chi non podimus ismentigare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispitu de totu custu e de is inimigos de sa chistione linguìstica, ma fintzas de chie lu diat bòlere reduire a unu fatu de podèriu personale e de clientelismu, su tema abarrat bivu e de importu mannu e est pretzisu a non lu lassare mòrrere sena peleare pro li dare unu èsitu bonu.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>ITALIANO</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel mese di luglio scorso, mauro Piredda, in un <a href="https://www.nemesismagazine.it/editoriale-sa-limba-sarda-comuna-ventanni-dopo-criticita-e-futuro-per-uno-standard-del-sardo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">suo articolo</a>, ha riesumato il dibattito sulla standardizzazione della lingua sarda. Un dibattito, va detto, poco amato e poco frequentato persino negli ambienti interessati alla questione. Questo fatto meriterebbe un discorso a parte, ma per il momento lo tralasciamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mauro Piredda tratta il tema della standardizzazione sotto forma di consuntivo dopo un ventennio di esistenza della LSC (Limba Sarda Comuna, uscita dagli uffici regionali nel 2006), ma tocca anche questioni più generali. Invito tutt3 a leggerlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’articolo non ha avuto l’attenzione che gli si confa. Gliene ha dato, per quello che ho potuto vedere in Rete, solo Alessandro Mongili, che, in queste settimane, ha svolto una sorta de esperimento, scrivendo alcuni articoli in sardo per S’Indipendente. E, in conclusione, ha scritto anche <a href="https://www.sindipendente.com/2025/09/01/comente-iscries-in-sardu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una riflessione</a> proprio su questo esperimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vi invito a leggere anche i suoi articoli (e non solo per quel che riguarda la questione linguistica).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ho aspettato a scrivere qualcosa io stesso, con la speranza che altre persone competenti entrassero nel dibattito: non è successo. Pertanto, senza far passare troppo tempo, prendo il coraggio a due mani e intervengo, provando ad aggiungere qualcosa al discorso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dico subito che sono d’accordo con molte cose tra quelle espresse da Mauro Piredda, benché siano poco popolari e non siano entrate non dico nel senso comune della maggioranza della popolazione sarda, ma nemmeno nell’armamentario mentale delle persone interessate alla questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una è che la LSC, al contrario di quel che dicono molti, è stata un buon esperimento e ha funzionato. Il suo utilizzo, per chi ne abbia fatto la prova, è facile. Le regole sono comprensibili e di applicazione abbastanza comoda. L’elasticità lessicale permette una ricchezza espressiva più grande e meno localistica di quel che permettono le varianti specifiche del sardo. In definitiva, non è a causa di suoi difetti intrinseci se la LSC non ha trovato un uso largo e convinto dappertutto. Le proposte di emendamento fatte da Mauro Piredda sono buone e fondate su argomentazioni corrette. Questo, senza togliere legittimità ad altre proposte già emerse negli anni scorsi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro aspetto di rilevanza fondamentale della questione è che la standardizzazione serve sul serio. Non è lo scopo di pochi esaltati né una manifestazione di ostilità contro le varianti parlate della lingua sarda e nemmeno una prova di forza di una variante a discapito di un’altra. Perché – bisogna dirlo chiaro – non è vero che nel sistema linguistico sardo esistono solo due varianti, come sostengono in molti, specialmente chi è contrario alla standardizzazione: ne esistono decine.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Infine, come dice Mauro Piredda in conclusione del suo articolo, istituzionalizzare (in modo totalmente arbitrario) due forme linguistiche del sardo significa in definitiva, generare due lingue. Qualcuno desidera questo esito?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dunque sono d’accordo con questi argomenti esposti da Mauro Piredda. Tuttavia, secondo me, non sono questi i nodi, o il nòcciolo, della questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alessandro Mongili nei suoi interventi sostiene che, più che dedicarci a soluzioni normative, per quanto buone ma pur sempre calate dall’alto, poco discusse e poco condivise prima di tutto dai sardo-parlanti (e non solo dagli “esperti”), sarebbe necessario rafforzare e allargare l’uso del sardo a tutti i livelli e in tutti gli spazi di comunicazione. E bisogna finalmente eliminare lo stigma negativo che al sardo è stato associato e tutti i complessi che rendono così complicata, nelle coscienze delle persone e nelle attività quotidiane, la questione linguistica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei maggiori problemi che individuo io è che la gente di Sardegna non ha la coscienza che il sardo è un sistema linguistico unitario. Tutte le persone difendono la sua natura di “lingua”, contrastando la sua riduzione allo status di dialetto; nonostante questo, allo stesso tempo, molte persone continuano a pretendere che le parlate sarde non siano tra di loro intercomprensibili. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C’è molta ignoranza, a proposito della lingua. I peggiori argomenti li esprimono, quasi sempre, i sardo-parlanti, chi pensa di conoscere il sardo perché lo parla a casa, senza averlo mai studiato e senza essersi posto alcuna domanda di qualunque tipo sulla questione. Se non vinciamo la guerra contro il campanilismo linguistico e contro la terribile ignoranza che ne è spesso la base, ha poco senso darsi da fare per la standardizzazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, se è vero, come dice Alessandro Mongili, che il talebanesimo linguistico – grafico o di altro tipo – è un danno enorme, è però profondamente vero che il dibattito sulla questione e le soluzioni teoriche e pragmatiche che proponiamo devono avere salde radici nello studio e nella preparazione non solo linguistica in senso stretto ma anche socio-linguistica, socio-psicologica, storica e politica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’attivismo linguistico nel corso degli anni ha fatto molto, ma ha preso anch’esso quella postura avanguardista e vagamente settaria che ha debilitato e infine ucciso molte esperienze emancipative politiche e culturali, in Sardegna. Anche questo è un problema da affrontare, senza occultarlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Aggiungo un altro aspetto della questione. L’uso commerciale del sardo, che in questi ani sta conoscendo una certa crescita, ci presenta un altro lato della questione. Ne ho esperienza diretta e professionale. Quando scrivi testi per siti internet, o per etichette di prodotti diversi (dalle birre ai materiali edili, tanto per dire), o per campagne di promozione turistica, o per locandine e manifesti di eventi pubblici, ecc. a chi ti stai rivolgendo? E – in questo caso la domanda ha senso – in quale sardo? E le innovazioni indispensabili alla lingua perché sia al passo con le necessità comunicative di oggi sono legittime o no? E com’è meglio applicarle?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’uso concreto della lingua nell’ambito del lavoro, del commercio, della comunicazione professionale, ha bisogno di una forma di standardizzazione e allo stesso tempo deve essere accettato e condiviso da chi ne sia il primo destinatario. Non è un aspetto poco importante della questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiudo questa riflessione con un argomento chi considero decisivo, ma che molte volte rimane celato o poco esplicitato. La questione linguistica sarda non è un fatto di tutela identitaria o di nazionalismo. In altri territori europei e per altre popolazioni probabilmente questo è un fattore primario, dato che a volte non ne hanno di più forti o non ne hanno altri affatto. In sardegna la questione è prima di tutto un fatto di democrazia e di diritti umani fondamentali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché la lingua sarda non è un relitto storico né una lingua morta. È un fattore di rilievo nella nostra vita, benché molte persone, specialmente nel ceto medio istruito (o “riflessivo”, come dicono le spesse persone che ne fanno parte, come se le altre componenti sociali non usassero il cervello e non riflettessero su nulla) non ne voglia neanche sentire. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’intellettualità sarda, in questo ambito, ha fatto grandi danni, negli ultimi due secoli. E <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/04/04/linevitabile-conflitto-tra-sardegna-e-italia-e-il-tradimento-dellintellighenzia-sarda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">continua a farne</a> (con le debite eccezioni che sempre ci sono). Dobbiamo tenerne conto, dato che è anche, se non principalmente, un problema di egemonia culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Purtroppo, dalla politica regionale non possiamo sperare di ottenere nulla. Nulla di buono, almeno. E anche questo è un problema da non trascurare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispetto di tutto questo e dei nemici della questione linguistica, ma anche di chi vorrebbe ridurla a un fatto di potere personale e di esercizio clientelare, il tema rimane vivo e di grande importanza ed è doveroso non lasciarlo perdere senza fare di tutto per dargli un esito positivo.</p>
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		<title>Jannik Sinner e il problema dell&#8217;identità (tossica) italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 14:46:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Osteggiato fino a che era solo un promettente ottimo tennista, ma non ancora un indiscusso vincente, Jannik Sinner è diventato, dalla fine del 2023, un&#8217;icona nazionalista italiana, oscurando tutte le contraddizioni e le dosi di tossicità che l&#8217;idea stessa di italianità si porta appresso. Nell&#8217;estate del 2023, alla sua rinuncia di difendere i colori della...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Jannik Sinner e il problema dell&#039;identità (tossica) italiana' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/05/19/jannik-sinner-e-il-problema-dellidentita-tossica-italiana/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="472" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-700x472.jpg" alt="" class="wp-image-6045" style="width:644px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-700x472.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-640x432.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-768x518.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2-800x540.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/05/immagine-1-2.jpg 950w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Osteggiato fino a che era solo un promettente ottimo tennista, ma non ancora un indiscusso vincente, Jannik Sinner è diventato, dalla fine del 2023, un&#8217;icona nazionalista italiana, oscurando tutte le contraddizioni e le dosi di tossicità che l&#8217;idea stessa di italianità si porta appresso.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nell&#8217;estate del 2023, alla sua rinuncia di difendere i colori della rappresentativa italiana in Coppa Davis, Sinner era stato additato come nemico della nazione, un italiano troppo poco convinto della sua italianità, nonostante gli fosse stata concessa la fortuna di nascere al di qua del confine con l&#8217;Austria (che sta a pochissimi chilometri da casa sua).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><a href="https://www.sexten.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sexten im Pustertal</a> (o Sesto Pusteria, se preferite) è un piccolo comune montano rimasto imbrigliato nelle maglie delle trattative sui confini tra Regno d&#8217;Italia e ex Impero d&#8217;Austria dopo la Prima guerra mondiale. In realtà, geograficamente appartiene al bacino idrografico del Danubio e la sua popolazione, da molti secoli, è una popolazione tirolese, di lingua e cultura tirolese, legata da tempo immemore all&#8217;area germanofona (in senso lato) dell&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiunque conosca quei luoghi, a nord della stretta di Salorno (vero confine linguistico, il Brennero non è mai stato un confine di nulla) e dei passi che dividono Trentino e Veneto dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%BCdtirol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Süd-Tirol</a>, sa che hanno caratteristiche paesaggistiche, climatiche, antropiche assai diverse da qualsiasi cosa annettiamo all&#8217;idea di italianità. Anche se non lo sai, se sei italiano, quando sei lì avverti chiaramente di trovarti *in un altro posto*. Un po&#8217; come avviene alle persone italiane in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto questo non ci sarebbe nulla di strano, tanto meno di disdicevole. Se non fosse che quei luoghi sono politicamente italiani, da circa un secolo. Come tali, rappresentano da sempre un problema aperto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">O meglio, dal punto di vista giuridico e politico il problema è stato chiuso positivamente dal cosiddetto &#8220;Pacchetto&#8221; di riforme del 1972, che ha istituito la Provincia Autonoma di Bolzano &#8211; Süd-Tirol, concedendole ampia autonomia e l&#8217;agognato riconoscimento della condizione di minoranza linguistica (nell&#8217;ambito dello Stato italiano, in realtà maggioranza nel territorio).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;autonomia speciale e il distacco da Trento (obiettivo della politica sud-tirolese del secondo dopoguerra) hanno eliminato dalla scena la subalternità a cui la lingua e la cultura locali erano state sottoposte fin dai primi tempi dopo il primo conflitto mondiale e poi, soprattutto, col fascismo e dopo ancora in epoca repubblicana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È brutto da dire e forse non è nemmeno una regola storica generalizzabile, ma la pressione esercitata sui governi italiani *anche* dalla lotta armata sud-tirolese ha avuto un esito concreto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, non si è trattato di una lotta armata stragista e allargata all&#8217;esterno dei confini locali. ma era pur sempre &#8220;terrorismo&#8221;, secondo un&#8217;accezione corrente e diffusa. In più, la controparte era soprattutto la residua, egemonica cultura di stampo nazionalista italiano e para-fascista (quando non fascista tout court), col partito MSI in prima fila a garantire la supremazia italiana sulle terre sottratte all&#8217;Impero austriaco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia come sia, dal 1972 la situazione si è pacificata, la popolazione tirolese è stata libera di usare la propria lingua e di studiare il tedesco standard nella proprie scuole, coltivando i suoi rapporti storici e decisamente più &#8220;naturali&#8221; con lo spazio culturale austriaco e tedesco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È mancata forse una forma di integrazione che superasse le differenze etnico-linguistiche. Il grande sogno pacifista e ambientalista di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Langer" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alexander Langer</a> in questo senso è uscito sconfitto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Laddove la composizione demografica risulti grosso modo equilibrata tra italiani e tirolesi qualche attrito si avverte sempre. Nella maggior parte dei casi, man mano che ci si allontana da Bolzano-Bozen, la prevalenza numerica della popolazione tirolese riduce di molto i possibili conflitti e in diversi comuni esistono esperienze politiche locali in cui scema la distinzione linguistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sopra tutto e tutti c&#8217;è poi mamma o papà <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/S%C3%BCdtiroler_Volkspartei" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SVP</a> (<em>Südtiroler Volkspartei</em>, partito del popolo sud tirolese), organizzazione di stampo democristiano, moderato/conservatore, vero partito-stato (o provincia, in questo caso). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si potrebbero dire tante cose sulla sua egemonia pressoché incontrastata di questi decenni. Non mi sbilancio a fare un paragone con paesi guidati da un partito unico, solo perché, tutto sommato, il Sud-Tirolo governato dalla SVP è una realtà comunque democratica e molto civile, compiutamente inserita nel contesto europeo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La famiglia di Jannik Sinner è una comunissima famiglia tirolese. Benché questa cosa faccia impazzire gli italiani (dalle squadracce fasciste agli intellettuali benpensanti, magari sedicenti progressisti, che hanno voce in capitolo sui mass media), in casa si parla serenamente in tirolese (come dichiarato dallo stesso Jannik in conversazione col papa Leone XIV: ne esiste la testimonianza video, potete trovarla facilmente) e i modi di fare, le forme delle relazioni interpersonali e i riferimenti culturali sono quelli ordinari della gente di quelle valli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pretendere che Sinner, solo perché è uno sportivo famoso e occasionalmente difende i colori della rappresentativa statale italiana, rinneghi la sua appartenenza familiare e culturale è una forma di violenza bella e buona, prima che una balordaggine insensata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Jannik però non è un ingenuo. Anzi, per la sua età è molto maturo e presente a se stesso. Ha una capacità di gestire le sue cose, la sua vita, sia sportiva sia extra-sportiva, davvero notevole. Sulla questione ha mangiato la foglia e di tanto in tanto rilascia qualche dichiarazione di amore per l&#8217;Italia o di appartenenza italiana, giusto per non essere sempre nel mirino dei tanti squinternati fanatici dell&#8217;italianità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra i quali, tocca ribadirlo, non ci sono solo cervelli in fuga da se stessi, magari obnubilati da superstizioni mussoliniane, ma anche intellettuali riconosciuti nel panorama culturale italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A un recente commento in proposito di Corrado Augias, inutilmente ostile e dal sapore vagamente suprematista, <a href="https://www.fanpage.it/spettacolo/personaggi/jannik-sinner-italiano-per-caso-e-riluttante-scoppia-la-polemica-dopo-le-parole-di-corrado-augias/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha dovuto rispondere</a> niente meno che Arno Kompatscher, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il risultato sia stato buono o così così importa meno del fatto che in questo caso la massima autorità politica locale ha preso la parola e ha dato voce al suo territorio nel contesto di una discussione dai tratti mistificatori e comunque democraticamente inaccettabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detto per inciso, in Sardegna una cosa del genere non ce la sogniamo nemmeno, abituati come siamo a sentircene dire di tutti i colori, dal turista deluso perché non può rubare mezzo quintale di sabbia da una spiaggia, a qualche <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/02/01/razzismo-istituzionale-disastri-politici-e-mancanza-di-risposte/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alto dirigente della Polizia o della magistratura</a>. E sempre senza che la nostra politica istituzionale e la nostra intellettualità organica all&#8217;apparato di potere coloniale si sentano in dovere di metterci becco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per Augias e per molte altre persone italiane come lui Jannik Sinner sarebbe dunque un &#8220;italiano per caso&#8221; o &#8220;riluttante&#8221;. Ad Augias non piace come Jannik parla l&#8217;italiano. Peccato (per Augias, che non ci fa una bella figura) che invece lo parli decisamente molto meglio della stragrande maggioranza dei suoi coetanei sud-tirolesi, che l&#8217;italiano lo affrontano giusto a scuola, come materia di studio, e di sicuro non lo usano quotidianamente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se è per quello, lo parla molto meglio anche di una parte consistente degli italiani al 100%, o &#8220;non riluttanti&#8221;, che di norma *non* usano la lingua dell&#8217;Accademia della Crusca nelle proprie relazioni quotidiane, preferendo l&#8217;italiano regionale locale o direttamente una delle varie lingue (definite spregiativamente dialetti) proprie delle diverse zone dello stato italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al di là di questo, è vero che Jannik Sinner è un &#8220;italiano per caso&#8221;. Non è vero che sia riluttante, almeno per come si presenta pubblicamente. Ma &#8220;per caso&#8221; lo è di sicuro. Non per colpa sua.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che colpa ne ha lui se la porzione di Tirolo da cui proviene è stata proditoriamente e insensatamente annessa al Regno d&#8217;Italia nel 1920? Ed è una sua colpa che i suoi antenati abbiano salvaguardato, a proprio rischio e pericolo, la lingua locale, con le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Katakombenschule" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;scuole delle catacombe&#8221; (<em>katakombenschulen</em>)</a>, difendendola dalla repressione fascista e poi trasmettendola a dispetto della rimozione e minorizzazione di età repubblicana?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma poi, cosa ci sarà di così fantastico e prezioso in quest&#8217;idea monolitica e anti-storica di italianità che l&#8217;egemonia culturale risorgimentalista e sciovinista italica da sempre vuole imporre?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;identità italiana è in larghissima misura una mistificazione, un&#8217;identità fittizia e superficiale. Ha un certo successo nel ceto medio istruito e a livello istituzionale, ma non costituisce un elemento cardine di identificazione per moltissime persone di cittadinanza italiana. Che sono anche di altre appartenenze storiche e linguistiche, che piaccia o no.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il nazionalismo è stato uno strumento di dominio e di repressione fin da quando si è realizzata, nel modo rocambolesco che sappiamo, l&#8217;unificazione politica italiana. Unificazione che, come avevano già lucidamente riconosciuto osservatori di varia estrazione e di diverso orientamento politico (dai primi federalisti ai vari Salvemini, Gobetti, Gramsci) è stata anche, se non soprattutto, una &#8220;rivoluzione passiva&#8221; e una annessione con sottomissione da parte di alcuni territori ai danni di altri.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un nodo irrisolto bello grosso, questo. Molto più grosso e irrisolto della situazione del Sud-Tirolo italiano, qualsiasi cosa ne pensino Corrado Augias e i suoi emuli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Jannik Sinner deve essere tenuto al di fuori da queste polemiche pretestuose e di stampo reazionario. È un grandissimo campione sportivo e, cosa non da poco, offre un rarissimo caso di buon esempio &#8211; per indole, per comportamento, per misura nella comunicazione pubblica &#8211; proveniente dal mondo degli sport professionisti. Specie in un posto come l&#8217;Italia, diffusamente avvelenata dalla sub-cultura calcistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, è anche questo un tratto che ne fa uno sportivo &#8220;poco italiano&#8221;. È vero. Ma è un suo pregio. È uno dei motivi per cui personalmente lo apprezzo e faccio il tifo per lui (da ben prima che diventasse un &#8220;caso nazionale&#8221;).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La cultura sportiva (calcistica) italiana è analoga alla cultura italiana in generale, specie politica; quella in cui il principio del vittimismo aggressivo e del &#8220;chiagne e fotti&#8221; (a proposito di lingue locali) regnano sovrani. In cui la ricerca di scusanti pretestuose e di capri espiatori esterni è la regola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Teniamocelo stretto, Jannik Sinner. Proprio perché ci si può affezionare al suo personaggio pubblico senza doversene vergognare. Proprio perché è così poco italiano. E pazienza se a molte persone italiane questo non piacerà.</p>
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		<title>L&#8217;inevitabile conflitto tra Sardegna e Italia e il tradimento dell&#8217;intellighenzia sarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 14:02:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è una verità di fondo, nel dibattito politico e culturale sardo, che è costantemente rimossa o trattata come un accidente momentaneo o un punto di vista parziale: il conflitto profondo e ineludibile tra la Sardegna e lo Stato italiano. Conflitto su più livelli, percepito epidermicamente da chiunque, ma mai analizzato compiutamente e tanto meno affrontato...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/04/04/linevitabile-conflitto-tra-sardegna-e-italia-e-il-tradimento-dellintellighenzia-sarda/">L&#8217;inevitabile conflitto tra Sardegna e Italia e il tradimento dell&#8217;intellighenzia sarda</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="497" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-700x497.jpg" alt="" class="wp-image-5983" style="width:604px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-700x497.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-640x454.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-768x545.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1-800x568.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/04/image-1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading">C&#8217;è una verità di fondo, nel dibattito politico e culturale sardo, che è costantemente rimossa o trattata come un accidente momentaneo o un punto di vista parziale: il conflitto profondo e ineludibile tra la Sardegna e lo Stato italiano. Conflitto su più livelli, percepito epidermicamente da chiunque, ma mai analizzato compiutamente e tanto meno affrontato dalla nostra classe dirigente.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I sintomi e gli effetti di questo conflitto profondo sono molti. La cronaca quotidiana ce li mostra di continuo, ma le nostre reazioni sono troppo condizionate da pregiudizi, traumi culturali profondi e fraintendimenti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema assume connotati molto diversi e anche per questo è difficile da riconoscere. Per discuterne, partirei da pochi fatti recenti, provando a leggerli alla luce dell&#8217;assunto iniziale ed evidenziandone un tratto peculiare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Durante l&#8217;ultimo carnevale, è esplosa una discussione a tratti molto polemica <a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/nuoro-provincia/carnevale-di-ovodda-duello-in-diretta-video-tra-pastore-con-cammello-rodolfo-e-animalista-mnumv4qh" target="_blank" rel="noreferrer noopener">a proposito di una sfilata in maschera</a> a Ovodda. Animalisti e difensori delle &#8220;tradizioni&#8221; si sono scontrati sui social, nel solito modo scomposto e sterile alimentato dai meccanismi di quei media. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;attivista animalista (così definito sui media) che aveva sollevato la questione, invocando addirittura l&#8217;intervento di prefetto e questore e appellandosi al Parlamento, ha avuto i suoi quindici minuti di visibilità e penso che il suo scopo lo abbia raggiunto. Le risposte che ha ricevuto non sono tutte condivisibili, ma anche questo fa parte del grande gioco dei social media: non possiamo farci nulla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il dato più rilevante, tuttavia, almeno a mio avviso, è la subitanea reazione di molte persone sarde, pronte a prendere le distanze dalla &#8220;barbarie&#8221; ostentata nell&#8217;occasione carnascialesca barbaricina, sentendosi chiamate in causa nonché tenute a scusarsi per il solo fatto di essere appunto sarde. Perché? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne dà conto, in modo sintetico ma esauriente, Sara Corona, in un suo <a href="https://www.italiachecambia.org/2025/04/colonialismo-vergogna-identita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente articolo</a>, a cui rimando. Anche lì il tema è lo sguardo esterno, del civile padrone &#8220;bianco&#8221;, interiorizzato dai subalterni. Specialmente dai gruppi sociali che intendono affrancarsi da tale condizione di inferiorità integrandosi nella cultura dominante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Più di recente, l&#8217;assalto armato a un portavalori in Toscana, attribuito a una banda di sardi, ha rinfocolato la discussione sul famoso &#8220;istinto predatorio&#8221; (cit.) della nostra balorda genia, questa volta manifestatosi oltre Tirreno, quindi tanto più esecrabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci ha marciato soprattutto la stampa sarda, in particolare il quotidiano La Nuova, che ha visto bene di rincarare la dose rilanciando il parere in merito (richiesto da chi?) dello scrittore Roberto Saviano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In un virgolettato sparato in prima pagina si poteva leggere la frase: &#8220;I sardi producono criminali, non mafia&#8221;. In un video esplicativo, postato su FB, lo stesso Saviano, in replica alle tante obiezioni ricevute, ribadisce che &#8220;la Sardegna gronda criminalità&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche in questo caso, al di là del merito della questione e del meccanismo infernale dei social, cavalcato dai media cosiddetti tradizionali (ormai questa distinzione è piuttosto obsoleta), rileva soprattutto la reazione del ceto medio istruito sardo, in particolare quello che si riconosce nella sinistra di matrice italiana e vota preferibilmente il centrosinistra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sui social, nelle radio locali e in altri contesti comunicativi la preoccupazione di moltissime persone appartenenti a questo segmento sociale è stata di prendere le distanze dal volgo incolto, dagli &#8220;analfabeti funzionali&#8221; e dalle rivendicazioni identitarie annesse. Come a dire: noi non c&#8217;entriamo niente con la plebe sardignola ignorante e retriva, siamo gente emancipata e civile, siamo &#8220;cittadini del mondo&#8221;, ecc. ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A commento della vicenda mi limito a richiamare ciò che ne ha scritto Andria Pili in un suo post su FB:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Ho già scritto che non sono d&#8217;accordo con chi si è &#8220;indignato&#8221; su Saviano, che ritengo ci sia stata una strumentalizzazione di una frase fuori contesto per clickbait e per rendita mediatica di politicanti mediocri sull&#8217;onda di una polemica creata di proposito. Dunque vorrei scrivere tre cose su quella che mi pare l&#8217;altra parte della medaglia. <br />1) La criminalità in Sardegna è tema troppo serio per essere lasciato all&#8217;autorità di un narratore che lo conosce in termini superficiali, assemblando inchieste, rapporti di magistrati, luoghi comuni, con una prospettiva moralista, legalitaria, culturalista. Ci sono studios* e giornalist* valid* su questo argomento: leggiamoli. Sono meglio di uno scrittore assunto a oracolo. E chi se ne frega se un procuratore generale ha detto che &#8220;la Sardegna gronda crimine&#8221;, un suo collega aveva parlato di &#8220;mentalità predatoria barbaricina&#8221;, sono frasi del c*zzo che non aiutano a capire e distorcono la percezione alimentando stereotipi. Se lo citi come fonte principale per spiegare la tua &#8220;analisi&#8221; mi pare che ci sia un problema evidente. <br />2) La criminalità in Sardegna è stata spesso trattata veicolando una narrazione che ha stigmatizzato intere comunità. Non si può non tenere conto di questo e pensare che la suscettibilità sia prodotta solo o principalmente da ignoranza, analfabetismo funzionale, malinteso orgoglio, &#8220;vittimismo&#8221;, &#8220;permalosità&#8221; o addirittura &#8220;omertà nazionalistica&#8221; (?). Occorre pesare ogni frase e prestare attenzione particolare nel trattare certi temi che riguardano determinate comunità, specie se si è esterni a esse. Saviano nella sua &#8220;risposta&#8221; non è sembrato consapevole di questo, malgrado lui stesso nel video dice che sta semplificando. <br />3) Le reazioni vanno comprese senza sminuire le persone comuni per mostrarci come più intelligenti e &#8220;studiati&#8221; o &#8220;aperti al mondo&#8221; perché riteniamo rilevante che un intellettuale italiano si occupi della Sardegna, senza discutere criticamente su come lo fa e senza tenere conto della posizione in cui si trova.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sempre di qualche giorno fa è un&#8217;altra discussione alquanto animata relativa alla recente <a href="https://www.raiplay.it/video/2025/03/Rinnovabili-indietro-tutta---PresaDiretta---Puntata-del-23032025-d5d0bd6a-f3a5-46eb-8c47-52b85a3d1cff.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trasmissione RAI <em>Presa diretta</em>, del 23 marzo 2025</a>, dedicata alla questione della transizione energetica in Sardegna. Il servizio giornalistico in effetti è stato alquanto tendenzioso, orientato, decisamente poco aderente alla realtà dei fatti e alla complessità del dibattito e dello scontro politico in atto nell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di nuovo, delle discussioni che ne sono seguite sottolineo la quantità notevole degli interventi favorevoli alla trasmissione, proveniente da una fetta consistente di commentatori appartenenti al ceto medio istruito. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da un lato, dunque, tantissime persone, di diversa estrazione, che si interessano alla questione a vario titolo, soprattutto partecipando alla mobilitazione contro la speculazione energetica in corso; dall&#8217;altro, questo particolare gruppo sociale perennemente a disagio con la propria appartenenza scissa, i sardi-ma-anche-italiani, inclini a dar credito agli stereotipi più degradanti, da cui intendono affrancarsi, propensi a riconoscersi in tutto e per tutto nel contesto culturale e politico italiano, considerato come salvifico, rispetto alla gabbia della &#8220;identità sarda&#8221; (così come da loro percepita).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La resistenza popolare contro la speculazione energetica viene etichettata come retriva, ignorante, condizionata da interessi opachi. Manifestazione di quell&#8217;arretratezza che nessun generoso tentativo di modernizzazione (parola chiave) è ancora riuscito a sconfiggere. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ulteriore circostanza, sempre di questi giorni, diversa ma in realtà meno distante di quanto appaia, è la pronuncia delle autorità di sicurezza pubblica della Toscana sulla partita di calcio Empoli &#8211; Cagliari, in programma domenica 6 aprile. È stata vietata la vendita di biglietti a chi sia residente in Sardegna per scongiurare l&#8217;arrivo, previsto e già organizzato, di centinaia di tifosi dall&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le motivazioni della misura restrittiva sono oscure, dato che non sono state specificate nell&#8217;ordinanza e non esiste una casistica di precedenti tali da far temere pericoli per l&#8217;ordine pubblico. Qualche osservatore ha evocato una connessione con l&#8217;assalto ai portavalori dei giorni scorsi, ma sarebbe una motivazione a dir poco assurda, con venature di razzismo nemmeno troppo labili. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In effetti, la maggior parte delle reazioni, non ultima quella della stessa società Cagliari calcio, ha sollevato la questione della possibile discriminazione territoriale. Sui social è un festival, come ci si può immaginare. (La notizia dell&#8217;ultim&#8217;ora è che il ricorso del Cagliari calcio contro l&#8217;ordinanza, evidentemente immotivata, è stato accolto.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono tutti casi in cui emerge una sorta di attrito culturale, le cui cause profonde restano sempre nascoste, di difficile lettura.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un tratto decisivo della questione è quello linguistico (di cui ho parlato, ultimamente, <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/02/27/il-tabu-politico-della-questione-linguistica-sarda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>). La spaccatura sociale generata dall&#8217;imposizione dell&#8217;italiano come lingua dell&#8217;istruzione e delle istituzioni &#8211; fin dai tempi del ministro Bogino, ma poi in modo molto più efficiente con fascismo e ancora di più nel secondo dopo guerra &#8211; ha avuto effetti laceranti profondi e duraturi, nella collettività umana della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei più evidenti è la separatezza quasi di natura antropologica, denotata da dosi variabili ma sempre presenti di ostilità e quasi repulsione, tra i gruppi sociali che appunto potremmo definire &#8220;ceto medio istruito&#8221; urbanizzato &#8211; dipendenti pubblici, insegnanti, una parte cospicua delle professioni liberali e dei ruoli accademici, ecc. &#8211; e il resto della popolazione sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La spaccatura linguistica molto rapidamente si è espansa e cristallizzata in una frattura sociale e culturale difficile da ricomporre, trasversale alla composizione anagrafica e alle varie comunità locali. Con eccezioni, sia chiaro, ma complessivamente piuttosto diffusa e sedimentata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;auto-rappresentazione di questo composito gruppo sociale è complicata da un&#8217;appartenenza doppia quasi sempre sofferta. Se bisogna scegliere, tuttavia, la scelta propende prevalentemente per l&#8217;appartenenza italiana. Il che stride con le sporadiche rilevazioni demoscopiche secondo cui le persone sarde, perlopiù, si identificano prima di tutto come sarde e a volte, e non in numero esiguo, *esclusivamente* come sarde, magari in accoppiata con una più generale appartenenza europea.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La categoria di soggetti di cui sopra è dunque una minoranza, nell&#8217;isola. Non inconsistente, ma sovraesposta e sovrarappresentata nei ruoli e nei contesti in cui si producono decisioni politiche e si esercita una certa forza persuasiva: scuola, università, mass media &#8220;tradizionali&#8221;, funzionariato pubblico. E, naturalmente, politica. La politica *istituzionale*, quella del Palazzo, garantita da metodi di selezione orientati alla fedeltà e alla subalternità e da normative elettorali estremamente restrittive.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È anche la compagine che si assume il ruolo di intermediazione tra la Sardegna e l&#8217;esterno, soprattutto l&#8217;Italia (nei vari significati che &#8220;Italia&#8221; assume). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La separatezza ricercata rispetto alla propria collettività di partenza ha fatto sì che i gruppi dirigenti sardi, da due secoli, abbiano sistematicamente tradito, con poche eccezioni, tutti i momenti e tutte le forme di mobilitazione popolare, di protesta, di ribellione. Contribuendo a screditarne le ragioni e gli obiettivi, partecipando alla repressione, giustificando le narrative che rinchiudevano la collettività sarda nel recinto degli stereotipi razziali degradanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa scelta di campo, dovuta a estrazione sociale, a educazione, ad ambizioni personali, rende difficile o del tutto impossibile affrontare lucidamente e con onestà intellettuale la questione sarda. Soprattutto nel suo nucleo fondamentale, ossia l&#8217;ineludibile conflitto tra la Sardegna e l&#8217;Italia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un conflitto che si tende a rimuovere dal dibattito, ma che ha ragioni storiche e culturali profonde e si è articolato, in questi due secoli, in varie forme di subordinazione coloniale, di marginalizzazione culturale, di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ingiustizia_epistemica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">violenza epistemica</a>. Lo vediamo all&#8217;opera costantemente ancora oggi, dal livello banale delle discussioni sui social, all&#8217;approccio delle autorità di sicurezza e della magistratura, fino alle scelte strategiche dei governi italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fa specie, in questi giorni, la richiesta di sostegno alla presidente Todde nei suoi vari conflitti con lo Stato centrale e col governo, dovuti alle scelte legislative della sua maggioranza (sbagliate fin dall&#8217;inizio, come a suo tempo ampiamente segnalato da più parti) e al caso della richiesta di decadenza per inadempimenti gravi in campagna elettorale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non si capisce chi dovrebbe prendere parte a questa partita, che ha ragioni specifiche e contingenti, né perché. La &#8220;difesa dell&#8217;autonomia sarda&#8221; non può essere un espediente di comodo da usare a convenienza. Gli appelli al conflitto con lo Stato centrale sarebbero più credibili se discendessero da posizioni politiche solide e coerenti. Condizione che manca totalmente, in questo caso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come ha osservato qualcuno (non ricordo chi, forse più di una persona), la maggioranza che oggi governa la Sardegna ha solo due strade davanti: cedere alla volontà degli organi dello Stato, quand&#8217;anche tale volontà risultasse deleteria per l&#8217;isola, oppure intraprendere la via del conflitto vero, assumendosene la responsabilità e le conseguenze. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel secondo caso, probabilmente riuscirebbe a convincere e a portare dalla propria parte una buona fetta di cittadinanza, se emergesse una sincera volontà politica e prevalesse finalmente una prospettiva democratica ed emancipativa. Ma mi sembra un&#8217;eventualità poco probabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il &#8220;tradimento dei chierici&#8221; &#8211; ossia lo schierarsi *contro* i sardi della nostra intellettualità accademica, degli intellettuali organici al sistema di potere e degli operatori culturali incardinati nel mainstream mediatico, oggi perlopiù sostenitori della giunta Todde &#8211; è un fattore ormai strutturale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo si può riconoscere nell&#8217;indifferenza o nell&#8217;aperta ostilità (spesso tradottasi in una sorta di congiura del silenzio) verso la produzione culturale popolare e verso quella intellettuale non subalterna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un problema di notevole portata, che prima di tutto andrebbe riconosciuto come tale e poi discusso apertamente. Certo, chi detiene anche una piccola porzione di potere culturale e politico in Sardegna ha anche la possibilità di sottrarsi al confronto pubblico. Nondimeno, vale la pena sollevare la questione e tenerla sempre presente, quando si discute di eventi di cronaca, associandoli a ragionamenti più o meno pertinenti sulla nostra (presunta) identità, e dei tanti problemi generali ancora irrisolti che ci affliggono.</p>
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		<title>Il tabù politico della questione linguistica sarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 18:25:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Benché sia sempre esclusa dall&#8217;agenda politica nostrana, la questione linguistica è una presenza ingombrante, che sprigiona effetti a vario livello e ad ampio spettro. È proprio la sua natura politica a disturbare il sistema di potere tributario e coloniale sardo, a farne un tema tabù, perché chiama in causa i rapporti sociali e la relazione...</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Benché sia sempre esclusa dall&#8217;agenda politica nostrana, la questione linguistica è una presenza ingombrante, che sprigiona effetti a vario livello e ad ampio spettro. È proprio la sua natura politica a disturbare il sistema di potere tributario e coloniale sardo, a farne un tema tabù, perché chiama in causa i rapporti sociali e la relazione con lo Stato italiano.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando si parla di lingua, si parla di politica, diceva Gramsci. Lo diceva a ragion veduta. Non era una tesi astratta: ne aveva sperimentato la cruda consistenza reale nella sua stessa vita di ragazzo di <em>bidda</em> trapiantato prima a Cagliari, poi a Torino.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Negli studi culturali, postcoloniali e in quelli sulla subalternità il ruolo spettante alle lingue minoritarie e/o minorizzate è sempre rilevante. In Sardegna invece la questione linguistica è sempre stata ridotta o a mero studio glottologico e filologico, con rare escursioni accademiche in campo letterario, oppure stigmatizzata come tematica identitaria, un po&#8217; da fissati, con connotazioni retrograde se non reazionarie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La scuola italiana, il sistema mediatico e anche la chiesa hanno prodotto in quest&#8217;ambito un vulnus profondissimo, fornendo al contempo una serie di motivazioni e di costrutti retorici di comodo per renderlo meno doloroso. Ma non meno dannoso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La politica, come dicevo, preferisce ignorare la questione. Troppo problematica e pericolosa. Quando se n&#8217;è occupata, sono emerse le contraddizioni di un apparato istituzionale nominalmente orientato ad articolare concretamente i precetti dell&#8217;autonomia speciale, ma in realtà finalizzato a mantenere con ogni mezzo necessario lo status quo di dipendenza e subalternità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa selezione della classe politica, a sua volta legata ai ceti dominanti isolani, si fonda sul rinnegamento dell&#8217;appartenenza sarda (mascherato tramite la retorica stantia dell&#8217;orgoglio sardo, variamente declinato). Il fondamento dell&#8217;agire politico di chi voglia fare carriera nel Palazzo, magari finendo in gloria a scaldare qualche banco nel Parlamento a Roma, è mettere gli interessi e le questioni generali dell&#8217;isola in secondo piano rispetto ai dettami delle leadership oltremarine di riferimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un fenomeno di oggi. Oggi stride di più, per certi versi, perché ci pare più scontato che abbiamo maturato consapevolezze in passato meno diffuse. Ma non è così. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La radice di questa subalternità culturale va trovata indietro nel tempo. Ma non tantissimo. Non parliamo della protostoria nuragica, del medioevo o dell&#8217;epoca del Regno di Sardegna spagnolo, bensì della seconda metà del Settecento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La questione linguistica sarda contemporanea nasce come conseguenza delle riforme del ministro Bogino (in carica tra 1759 e 1773). La sua politica di italianizzazione dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e dei ruoli pubblici del regno sardo, pensata come energico contrasto all&#8217;eredità culturale spagnola, ebbe esiti di lunga durata, resi ancora più pesanti e per molti versi drammatici con l&#8217;unificazione italiana e la riduzione della Sardegna a porzione marginale e periferica del nuovo stato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La portata di quel momento di passaggio culturale è stata molto sottovalutata o è stata del tutto incompresa dalla storiografia sarda, anche nei migliori casi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In proposito, così scriveva, nel 1984, Girolamo Sotgiu, nel suo <em>Storia della Sardegna sabauda</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Porre la questione – come da taluni oggi viene posta – che i piemontesi (come poi gli “italiani”) hanno privato i sardi della loro lingua significa non cogliere gli aspetti più profondi dell’intera operazione politica che fu allora compiuta.<br />Quel che si voleva era ben altra cosa: imporre a una classe dirigente che parlava, scriveva e pensava in spagnolo di pensare, parlare e scrivere in italiano. Il che poi voleva dire imporre alla classe dirigente sarda di sposare la politica della classe dirigente piemontese, muoversi all’unisono con essa, per la difesa di interessi che potevano anche non essere coincidenti con quelli delle popolazioni delle quali era espressione. La stragrande maggioranza degli abitanti dell’isola rimase del tutto estranea a queste innovazioni e continuò a parlare il sardo, come in parte fa anche oggi.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A Sotgiu non sfuggivano il senso politico e gli effetti sociali della questione. Tuttavia non ne comprendeva la portata, riducendo il problema a una rivendicazione ideologica, identitaria o indipendentista (erano gli anni del &#8220;vento sardista&#8221;, quelli in cui redigeva quest&#8217;opera fondamentale), quindi da respingere a priori.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Invece il nodo problematico è precisamente quello da lui individuato: l&#8217;italianizzazione generò un legame profondo tra i ceti dirigenti sardi e i ceti dirigenti prima piemontesi poi italiani, provocando una frattura che da linguistica diventava automaticamente sociale e dunque politica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando osserviamo, magari stupefatti, l&#8217;ottusa pedanteria con cui la nostra classe politica si conforma alle dinamiche, alle priorità e anche ai vezzi e alle pose della politica italiana, dobbiamo tenere presente questo fenomeno profondo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stigma che da diverse generazioni accompagna la lingua sarda non è casuale. È invece l&#8217;inevitabile rovescio della medaglia di questa assimilazione culturale verso l&#8217;esterno dei nostri gruppi dirigenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se vuoi emanciparti e uscire dalla tua condizione subalterna, barbarica, oscura, devi abbandonare la lingua della tua terra e tutto ciò che sa di popolare, di autoctono. Tutta roba che va relegata nell&#8217;ambito del folklore, del pittoresco, del tradizionale. Nulla che possa tornare utile nel mondo &#8220;moderno&#8221;, nel nostro oggi, nella relazione con l&#8217;altro da noi. Nulla che ti conferisca &#8220;potere&#8221; (accademico, politico, mediatico).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sardità popolare, a cominciare dalla lingua, è un retaggio di cui liberarci e, nel caso non lo facessimo, di cui vergognarci. Ancora oggi una buona parte dell&#8217;umorismo sardo si basa sull&#8217;auto-scherno, sul mettere alla berlina la lingua sarda, i modi di parlare e di socializzare diversi da quelli promossi dai modelli dominanti (italiani e in italiano, dunque civili).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono tutte questioni ampiamente affrontate dall&#8217;intellettualità sarda non subalterna, perlopiù estranea alle istituzioni culturali e al discorso pubblico egemonico. Da Cicitu Masala, a Placido Cherchi, passando da Mialinu Pira, fino a Bachis Bandinu (per citarne solo alcuni ben noti), esiste un corpus di riflessioni ormai ricco e consolidato su questo tema. Eppure, la questione rimane aperta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nei giorni scorsi ha fatto discutere un breve video, postato su Facebook da un comico (o aspirante tale) sardo, tale Daniele Cabras (non ve lo linko, abbiate pazienza). Un ragazzo parla con una ragazza dall&#8217;aspetto piacente e si domanda (e le domanda) come mai sia ancora single. Lei risponde con un rutto e poi in sardo (evidentemente le due cose sono legate), con postura volgare: &#8220;<em>Ita catzu ndi sciu? Ita seu, indovinu?</em>&#8220;</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I commenti sotto il post sono di grande apprezzamento, a volte di puro spasso. In altri giri, politicamente più sensibilizzati, le reazioni sono state di segno molto diverso. In generale, è tutto passato abbastanza in cavalleria.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alessandro Mongili, sempre su Facebook, ne scrive così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Daniele Cabras, è un comico sardo che ha avuto successo. Ridere fa bene, ma non è anodino. Dipende se si ride del potere, o se si ride dei poveri, o degli emarginati. Sono infatti due cose diverse. In un caso si fa satira, nell&#8217;altro si deride. <br />Noi sardi ridiamo spesso di noi stessi, ma purtroppo non sempre in modo intelligente: talvolta, usiamo gli stereotipi negativi che hanno storicamente forgiato per dominarci, e ci sminuiamo da soli.<br />Daniele Cabras l&#8217;ha fatto, ha esplicitato uno degli stereotipi peggiori su di noi. Parlare sardo è &#8220;grezzo&#8221;. Grazie a questo stereotipo, intimamente classista e pure razzista, parlare una lingua significa avere qualità negative. Ma ovviamente non esiste nessuna relazione fra le due cose. Moltissimi anglofoni sono autentici abbruttiti, centomila volte più di un pastore sardo. Parlare sardo se si è donne è estremamente &#8220;grezzo&#8221;. Impossibile trovare un fidanzato se si parla in sardo, suggerisce Cabras (e se si rutta, perché nella tremenda gag di Cabras sono classificati come due cose dello stesso genere). Si perde ogni capacità seduttiva perché si parla sardo. In questo brevissimo video, Cabras ci gioca, ma soprattutto lo dà per scontato. Infatti, purtroppo, è scontato per la maggioranza delle sarde, e dei sardi, terrorizzate dall&#8217;idea di passare per &#8220;grezze&#8221;, per i loro genitori. Così si affossa la nostra lingua in modo molto più efficace che vietandola nelle scuole. Se non ci fosse diffuso questo pregiudizio, il sardo sarebbe sopravvissuto anche senza essere insegnato a scuola. Siamo troppo docili, noi sardi, con chi ci vuole umiliare, collaboriamo, ci mettiamo una maschera, facciamo corsi di dizione, ridiamo di chi parla la nostra lingua.<br />Altri comici, ultimamente (per fortuna) iniziano a ridere di queste maschere grottesche di donne (e uomini) che fanno corsi di dizione, di chi spende tempo e energie per indossare maschere di italianità forzosa, pensando così di essere seduttivi, migliori. E invece sono più superficiali, come questa tremenda gag di Cabras.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inutile dire che sono d&#8217;accordo con Alessandro Mongili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sempre nell&#8217;ultimo periodo, in seguito alla partecipazione al festival di Sanremo, l&#8217;attrice e conduttrice Geppi Cicciari (di Macomer) ha ricevuto commenti sprezzanti sui suoi profili social a causa della sua cadenza sarda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da notare che Geppi Cucciari non ha mai fatto alcuna rivendicazione identitaria e anzi, quando ne ha avuto occasione (come nel corso di <a href="https://www.unionesarda.it/multimedia/geppi-cucciari-a-sanremo-il-siparietto-sulla-domanda-in-sardo-non-siamo-a-videolina-erdi3vgr" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una conferenza stampa proprio al festival di Sanremo</a>), ha a sua volta glissato sulla faccenda, con un&#8217;argomentazione alquanto sciocca.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò non è bastato a salvarla dallo stigma. L&#8217;accento sardo è brutto, è grezzo. Non come gli accenti italici (il romanesco, onnipresente, il napoletano &#8211; bellissimo, per quanto mi riguarda -, il milanese, l&#8217;emiliano o il romagnolo, i vari toscani, ecc.). Lo stesso siciliano, per varie ragioni, ha uno status decisamente più elevato dell&#8217;accento sardo (e della lingua sarda, chiaramente).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per la maggior parte delle persone sarde questo non solo non è un problema, ma è addirittura del tutto giustificato. La nostra classe politica e la nostra intellighenzia accademica hanno dunque gioco facile a tralasciare la questione linguistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sgravandosi da tale incombenza, è meno complicato affrontare &#8211; malamente, come sempre, a dispetto dell&#8217;alternanza tra centrodestra e centrosinistra &#8211; tutte le altre questioni, economiche, infrastrutturali, demografiche, ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna dopo tutto è solo una porzione periferica e depressa dell&#8217;Italia. E la colpa della sua condizione è di chi la abita, della sua arretratezza, della sua ignoranza, della sua poca adesione ai canoni della modernità. L&#8217;ostinazione a voler usare il sardo ne è la riprova. Due secoli e mezzo di italianizzazione non ci hanno salvato da noi stessi, insomma. Peggio per noi. </p>
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		<title>Il dominio della mentalità auto-colonizzata e dell&#8217;incapacità di situarsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 13:43:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche esempio di questi giorni per capire l&#8217;abisso di insensatezza in cui ci dibattiamo e in cui la nostra politica sembra pagata per farci sprofondare ancora di più. L&#8217;altro giorno la Presidente Todde va a Teti, paese della Barbagia prospicente la vallata del Tirso e la piana di Ottana, non distantissimo dalla SS 131 dcn,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il dominio della mentalità auto-colonizzata e dell&#039;incapacità di situarsi' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/02/06/il-dominio-della-mentalita-auto-colonizzata-e-dellincapacita-di-situarsi/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="875" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-1-700x875.jpg" alt="" class="wp-image-5890" style="width:524px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-1-700x875.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-1-384x480.jpg 384w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-1-768x960.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-1-640x800.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-1-800x1000.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/02/immagine-1.jpg 1080w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading">Qualche esempio di questi giorni per capire l&#8217;abisso di insensatezza in cui ci dibattiamo e in cui la nostra politica sembra pagata per farci sprofondare ancora di più.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;altro giorno la Presidente Todde va a Teti, paese della Barbagia prospicente la vallata del Tirso e la piana di Ottana, non distantissimo dalla SS 131 dcn, centro noto per i rilevanti ritrovamenti archeologici nel suo territorio, e ne combina un&#8217;altra delle sue.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/nuoro-provincia/todde-teti-e-un-paese-primitivo-e-scoppia-la-polemica-mancanza-di-rispetto-japl91jy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Parlandone in pubblico con la giornalista Bianca Berlinguer</a>, ha dichiarato: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Teti è un luogo molto primitivo anche in termini di servizi. Anche adesso è un luogo molto remoto e come tutti i luoghi remoti è importante andarci per farli sentire parte di un progetto condiviso.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ovviamente sono subito scoppiate le inevitabili polemiche, specie sui social. In effetti è un linguaggio inaccettabile per la prima carica politica della Regione Auto(no)ma Sardegna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tuttavia, come dicevo, non è la prima volta che la Presidente Todde incorre in questo tipo di gaffe. A dispetto della difesa subito offerta dal sindaco di Teti medesimo (difesa che però è una toppa peggiore del buco), questa circostanza è l&#8217;ennesima conferma della sostanziale lontananza (sentimentale, culturale, sociale) della Presidente Todde dalla realtà che dovrebbe amministrare. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una lontananza grave, soprattutto perché accompagnata da supponenza e paternalismo, tratti tipici della delegata coloniale. Possibile che nessuno, tra i suoi numerosi e ben retribuiti consulenti, glielo faccia notare?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa Presidente Todde ha poi detto la sua anche in merito alla scomparsa, a 88 anni, del principe ismaelita <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Karim_Aga_Khan_IV" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Karim Aga Khan IV</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nell&#8217;occasione, è riemerso, prepotente come un geyser, lo spirito auto-colonizzato e subalterno di molta classe media istruita sarda e anche di buona parte della nostra intellighenzia. C&#8217;è stato chi ha affermato che solo grazie all&#8217;Aga Khan i sardi, avvinti nella loro ancestrale cultura pastorale barbarica, hanno finalmente conosciuto la bellezza (è stato scritto davvero, giuro). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In altri anni, la coscienza dei processi che stavano investendo la Sardegna era un po&#8217; meno obnubilata. Se non altro, c&#8217;erano voci critiche e non allineate al conformismo verso la modernizzazione passiva in atto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nicolò Rubanu, all&#8217;indomani della mobilitazione di Pratobello (1969) a Orgosolo, scriveva e <a href="https://www.youtube.com/watch?v=aR9y27qrRfY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cantava</a>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Sos contadinos e-i sos pastores<br />e totu canta sa zente famia<br />isetavan concimes e tratores<br />pro aer pius late e pius pane<br />invetze&#8217; totu an dadu a sos sinnores<br />a Rovelli, Moratti e s&#8217;Agacane.<br />Poverinu e mìseru s&#8217;anzone<br />ch&#8217;isetat late dae su marjane.&#8221;</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi, a distanza di tempo, la figura di Karim Aga Khan IV meriterebbe di essere valutata fuori dal recinto idiota delle tifoserie, che in questi casi si precipitano subito a occupare il campo di gioco. È stato una figura contraddittoria, come è inevitabile in casi simili, ma sicuramente importante. Da collocare correttamente nelle dinamiche storiche contemporanee.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Invece la Presidente Todde, senza porsi il minimo problema, annuncia immantinente, con un panegirico celebrativo, la proclamazione del lutto regionale. Nessun tentennamento, nessun distanziamento critico, nessuna attesa di una più meditata riflessione. Bisogna battere il ferro finché è caldo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quale ferro? Direi, quello tutto ideologico della necessità di soccorso e investimenti virtuosi dall&#8217;esterno per salvarci dalla nostra condizione deficitaria. Imputabile, sembrerebbe, alla nostra stessa natura di emarginati della storia, di <em>minus habentes</em> congeniti (il <em>locos</em> della nota massima &#8211; fasulla &#8211; <em>pocos, locos y mal unidos</em>).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non abbiamo risorse e, se per puro caso le abbiamo (tipo sole e vento, per dire), devono essere sfruttate da altri, perché noi non siamo capaci e manco ce le meritiamo. Questo è il Verbo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come se non bastasse questo spettacolo imbarazzante, nelle stesse ore, sempre dalla fucina geniale della comunicazione istituzionale della Regione Auto(no)ma, è venuto fuori l&#8217;<a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/bando-nuove-rotte-la-regione-annuncia-voli-per-new-york-e-filadelfia-ma-dimentica-la-sardegna-sulla-mappa-tog6bc2i" target="_blank" rel="noreferrer noopener">annuncio trionfalistico</a> delle nuove rotte aeree da e per la Sardegna (già fatto dal Presidente Solinas a suo tempo, per altro, ma va be&#8217;). Accompagnato da un&#8217;immagine che dice molto di più di quanto possano dire pagine e pagine di analisi sociologica: una cartina in cui la Sardegna semplicemente non c&#8217;è (è quella in apertura del post).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Siamo messi così, governati da una classe politica di podatari ottusi, furbi ma non intelligenti, espressione di un&#8217;oligarchia sociale inetta e ignorante, anche e soprattutto laddove si vuole spacciare per &#8220;competente&#8221;; prigionieri di stereotipi degradanti che la nostra intellighenzia con-voce-in-capitolo-a-corte non solo non contrasta ma anzi alimenta; deprivati materialmente e culturalmente, mentre il mondo intorno corre a scapicollo verso tempi oscuri.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non la vedo bene. Spero di sbagliarmi.</p>
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