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	<title>Michela Murgia Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Anniversario librario, parresia, storia: tre post al prezzo di uno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2023 12:57:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Post multiplo, uno e trino come molte divinità (mica solo quella cristiana). Tre temi diversi ma connessi. Oggi è così. 1) In questi giorni, dieci anni fa, presentavo il mio primo libro al Salone del Libro di Torino. Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso era appena uscito e non avevo idea di cosa...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Anniversario librario, parresia, storia: tre post al prezzo di uno' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/05/15/anniversario-librario-parresia-storia-tre-post-al-prezzo-di-uno/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/05/immagine.png" alt="" class="wp-image-5423" width="519" height="389" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/05/immagine.png 320w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/05/immagine-80x60.png 80w" sizes="(max-width: 519px) 100vw, 519px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Post multiplo, uno e trino come molte divinità (mica solo quella cristiana). Tre temi diversi ma connessi. Oggi è così.</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1)</strong> <br /><br />In questi giorni, dieci anni fa, presentavo il mio primo libro al Salone del Libro di Torino. <em><a href="https://sardegnamondo.eu/2013/05/05/tutto-sai-sardegna-falso-libro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</a></em> era appena uscito e non avevo idea di cosa ne sarebbe venuto fuori. A Torino mi scortò autorevolmente (oltre che amichevolmente, ma questi sono fatti nostri) <strong>Michela Murgia</strong>, che aveva anche scritto la presentazione del volume. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro di suo era un esperimento un po&#8217; folle, ma non per questo improvvisato. C&#8217;era della lucidità, nella follia, pur con la consapevolezza che essere all&#8217;altezza del compito non era affatto facile, tanto meno scontato. Era il primo tentativo, che io sapessi (e che io sappia), di saggistica, o forse meglio pamphlettistica, post- o de-coloniale in Sardegna. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;ispirazione molteplice ed eterogenea &#8211; dai dizionari filosofici illuministi, passando per Gramsci e arrivando a Furio Jesi &#8211; mi aveva suggerito la forma e la chiave della trattazione. Alla fine la ricetta si era rivelata giusta. L&#8217;esito non posso valutarlo io, bensì chi lo ha letto (io &#8211; confesso &#8211; non l&#8217;ho mai fatto, dopo che è uscito). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro non si trova più. Scaduti i dieci anni contrattuali dalla pubblicazione e mancando una proposta di nuova edizione da parte della prima casa editrice (Arkadia), a cui pure l&#8217;avevo prospettata, sarebbe possibile ripubblicarlo altrove, magari in un&#8217;edizione riveduta e aumentata. Ci ho pensato, ma non sono arrivato a una conclusione definitiva. Vedremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posso giusto dire che questi dieci anni sono trascorsi maledettamente in fretta e che questo libro ha avuto per me, soggettivamente, un&#8217;importanza decisiva. Credo che abbia anche lasciato un segno, per quanto piccolo. Ma più che altro temo che non abbia perso la sua attualità. Non è l&#8217;aspetto più positivo della faccenda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">_________________________________________________</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2)</strong><br /><br /><strong>Vito Biolchini</strong> <a href="https://www.vitobiolchini.it/2023/05/14/sardegna-lisola-del-silenzio-perche-non-riusciamo-a-raccontare-il-potere-i-suoi-uomini-e-le-sue-dinamiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >sul suo blog</a> ha fatto un esercizio di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Parresia#La_%22parresia%22_come_etica_della_verit%C3%A0" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >parresia</a>, stigmatizzando la pavidità del dibattito pubblico in Sardegna, con mass media e intellettualità in testa alla classifica. Potrei dire semplicemente: benvenuto nel club. Non conto più le volte che ne ho scritto qui e altrove. Ho dedicato <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/02/uscita-libro-nuovo-e-prime-presentazioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un libro</a> a rivelare i meccanismi della politica sarda, da testimone diretto (e a suo modo interessato, certamente). Ma il suo è un discorso corretto e opportuno, quindi è giusto condividerlo e rilanciarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un problema storico, non solo di oggi, incardinato nella posizione subalterna della Sardegna nello scenario politico contemporaneo. Scenario a cui i nostri ceti dirigenti &#8211; politici, economici, intellettuali &#8211; si sono sempre adattati, cercando di ritagliarsi il proprio spazio di comfort, assumendosi il ruolo di intermediazione tra i centri di potere e di interesse dominanti e il territorio sardo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La borghesia parassitaria sarda e la classe politica da essa espressa da due secoli a questa parte seguono un copione abbastanza ripetitivo: arricchirsi e sistemare le proprie famiglie all&#8217;ombra e sotto la protezione dell&#8217;apparato di potere vigente, sia pure a discapito degli interessi generali e collettivi dell&#8217;isola. E, per conseguire tale obiettivo, imporre, alimentare e perpetuare il nostro mito identitario &#8220;colonizzato&#8221; (precisamente il bersaglio di <em>Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso</em>, guarda un po&#8217;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una condizione del genere, si sono sviluppati e sono diventati cifra costitutiva della politica e della cultura sarda comportamenti e istinti deleteri come conformismo, pavidità, ipocrisia. L&#8217;opera indefessa di imposizione egemonica, associata a mediocrità e cialtronaggine politica diffuse, hanno colonizzato il senso comune e contribuiscono alla rassegnazione generalizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è apprezzabile che ogni tanto si levi una voce fuori dal coro e squarci il velo di omissioni e silenzi dietro il quale prosperano i vari boss dei pacchetti di voti, i vari distributori di finanziamenti e di prebende, i vari padroni delle spartizioni clientelari. Che poi sono sempre quelli, mica parliamo di centinaia di persone non identificate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che in Sardegna manca un ambito culturale autonomo, libero, profondamente democratico. È uno degli aspetti della nostra cronica deficienza politica. Deficienza nel senso letterale del termine. È un aspetto decisivo del mancato compimento storico di una vera democrazia nell&#8217;isola. In questo senso, tradita molto più dalla stagione repubblicana e autonomista di questi ultimi settantacinque anni &#8211; le cui premesse e le cui promesse sembravano diverse &#8211; che dai faticosi periodi precedenti (fascismo, Regno d&#8217;Italia, Regno di Sardegna sabaudo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare di questo problema è fondamentale. Far emergere la realtà che viene sistematicamente omessa o camuffata nelle cronache e nel discorso pubblico è un dovere di onestà intellettuale a cui più persone dovrebbero sentirsi chiamate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra qualche mese la Sardegna dovrà rinnovare le proprie istituzioni regionali e sia prima sia dopo ci saranno una serie di importanti elezioni amministrative. Far crescere il dibattito politico e dare ad esso una forma e dei contenuti degni di una vera democrazia è essenziale. A meno che non ci vada bene l&#8217;andazzo conosciuto fin qui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">__________________________________________</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3)</strong><br /><br />La storia in Sardegna è non solo una disciplina &#8220;politica&#8221; di suo, ma è anche un campo di conflitto intellettuale e, appunto, politico sempre vivace, benché non troppo in primo piano. I modi e i termini di questo conflitto sono poco enfatizzati, o meglio, non colti nella loro giusta dimensione e problematicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi dovrebbe occuparsi di storia &#8220;per statuto&#8221;, ossia l&#8217;ambiente storiografico e in generale intellettuale sardo, è perlopiù ossessionato da un&#8217;idea paranoica: la minaccia della fantarcheologia e quella della deriva &#8220;indipendentista&#8221; (a volte qualcuno scrive &#8220;sardista&#8221;) nell&#8217;uso pubblico della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta, come dicevo, di un&#8217;idea paranoica, data la ridotta dimensione dei fenomeni e data la loro effettiva portata culturale e politica. Molto spesso si intravvedono tali minacce dove non ci sono. È un sintomo di debolezza e anche di una certa coda di paglia. Il problema dell&#8217;ambito storiografico sardo è lo stesso denunciato più in generale da Biolchini: la pavidità. Si dissimula questa mancanza di coraggio intellettuale e politico dietro discorsi di correttezza metodologica e contenutistica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Che si tratti di un camuffamento di comodo lo evidenziano gli innumerevoli casi in cui, col medesimo metro di giudizio, si dovrebbe intervenire a stigmatizzare altri usi propagandistici della storia o anche le magagne contenutistiche e metodologiche di tema storico in altri ambiti pubblici, e invece non lo si fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Penso alla totale mancanza di vigilanza sul contenuto dei libri di testo scolastici. L&#8217;assenza della storia sarda nei programmi di studio e nei manuali si alterna a una presenza lacunosa e mistificatoria. Informazioni approssimative se non del tutto false a proposito della Sardegna e del suo passato (ma anche del suo presente) sono facilmente reperibili nella maggior parte dei testi adottati nelle scuole dell&#8217;isola. Su questo, mai niente da dire, a quanto pare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come non ho mai avuto notizia di un intervento correttivo a proposito delle sciocchezze propalate in molta divulgazione storica televisiva. E non parliamo delle baggianate sputate fuori da giornalisti e commentatori vari sui mass media principali, da personaggi politici o persino dalle medesime istituzioni sarde (pensiamo agli accostamenti arbitrari e mistificanti a proposito di Sa Die de sa Sardigna, o all&#8217;indottrinamento militarista nelle scuole e nelle università corroborato col feticcio ideologico e pseudo-storico della Brigata Sassari).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Niente da dire nemmeno sulle costose baracconate messe su da prestigiosi comitati trasversali, ma di solito capitanati da quei geni del male che sono i Riformatori sardi, come la campagna a favore dell&#8217;insularità in costituzione (su cui non mi risulta alcun intervento decostruttivo e/o critico di qualche storico o storica impegnat* nell&#8217;isola), o quella, <a href="https://www.linkoristano.it/2023/05/06/ghilarza-una-mattinata-alla-scoperta-della-civilta-nuragica-per-400-studenti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >tutt&#8217;ora in corso</a>, dell&#8217;associazione La Sardegna verso l&#8217;UNESCO. (Sarei lieto di sbagliarmi.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Operazioni costose (e ben finanziate) non solo discutibili sul piano politico e metodologico, ma spesso anche diseducative, in quanto rivolte alle giovani generazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per inciso, è del tutto possibile fare opera di divulgazione storica e didattica della storia, anche e soprattutto presso le giovani generazioni, senza giovarsi di cospicui finanziamenti pubblici e di tanta copertura mediatica. Non lo dico per dire, ma per <a href="https://lastoriasarda.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >esperienza diretta</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una divulgazione storica ben fatta, onesta, aperta, popolare, con tutta probabilità toglierebbe spazio proprio ai tanto temuti contenuti fantastorici o fantarcheologici. E non farebbe male nemmeno una maggiore disponibilità verso il dibattito pubblico, sia su temi storici sia su temi di attualità, anche a costo di pestare qualche piede importante e/o contrastare l&#8217;apparato di potere dominante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna non è una terra per persone coraggiose e con la schiena dritta, sembrerebbe, a dispetto delle vagonate di retorica sul presunto &#8220;orgoglio sardo&#8221;. Generazioni di intellettuali di corte o di regime, o comunque vincolati a padrini politici e gruppi di potere, hanno lasciato un&#8217;eredità di grandi debiti culturali. Che paghiamo noi. Decenni di subalternità culturale e colonizzazione televisiva indisturbate (o quasi) lasciano sul campo un bel disastro. Speriamo non sia troppo tardi per porre rimedio.</p>
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		<title>Altri traguardi: presentazione a Cagliari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2022 18:59:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Giovedì 20 ottobre prossimo venturo presenterò Altri traguardi a Cagliari. La sede della presentazione sarà la biblioteca comunale di Is Mirrionis, in via Montevecchio. Orario, 17.30. Per l&#8217;occasione, ho chiesto di accompagnarmi nella chiacchierata a Nicolò Migheli e Danilo Lampis. Un confronto intergenerazionale con due interlocutori di spessore. Li ringrazio fin da ora per la...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Altri traguardi: presentazione a Cagliari' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/10/11/altri-traguardi-presentazione-a-cagliari/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/10/immagine-1-700x1048.jpg" alt="" class="wp-image-5162" width="414" height="619" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/10/immagine-1-700x1048.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/10/immagine-1-321x480.jpg 321w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/10/immagine-1-768x1150.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/10/immagine-1-1026x1536.jpg 1026w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/10/immagine-1-640x958.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/10/immagine-1-800x1198.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/10/immagine-1.jpg 1368w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Giovedì 20 ottobre prossimo venturo presenterò <em><a href="https://www.catarticaedizioni.com/2021/12/altri-traguardi-omar-onnis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Altri traguardi</a></em> a Cagliari. La sede della presentazione sarà la biblioteca comunale di Is Mirrionis, in via Montevecchio. Orario, 17.30.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per l&#8217;occasione, ho chiesto di accompagnarmi nella chiacchierata a Nicolò Migheli e Danilo Lampis. Un confronto intergenerazionale con due interlocutori di spessore. Li ringrazio fin da ora per la disponibilità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sarà l&#8217;occasione di tornare su una vicenda che, col tempo, non sta perdendo attualità (forse dovrei dire: purtroppo) e che può dare spunti per interpretare il nostro complicato presente, anche alla luce delle recenti elezioni politiche e delle sue ricadute nell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Uscita libro nuovo e prime presentazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2022 13:10:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra pochi giorni uscirà la mia ultima fatica libraria, Altri traguardi. Premesse, cronaca e analisi della campagna politica di Sardegna Possibile 2014. Di seguito le indicazioni per le prime presentazioni. Non voglio rivelare troppo del libro. Niente spoiler, insomma. Di cosa si tratti, penso sia chiaro. Cito dal risvolto di copertina: Una campagna elettorale, una...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/02/uscita-libro-nuovo-e-prime-presentazioni/">Uscita libro nuovo e prime presentazioni</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Uscita libro nuovo e prime presentazioni' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/02/02/uscita-libro-nuovo-e-prime-presentazioni/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://1.bp.blogspot.com/-MV1JrVrLo3I/Yan-jrK18JI/AAAAAAAACrI/EbUMKnvDjXYOQrVU5cnSbBXWuXm2crYfgCNcBGAsYHQ/s2048/fronte_1.jpg" alt="" width="420" height="628"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading" id="tra-pochi-giorni-uscira-la-mia-ultima-fatica-libraria-altri-traguardi-premesse-cronaca-e-analisi-della-campagna-politica-di-sardegna-possibile-2014-di-seguito-le-indicazioni-per-le-prime-presentazioni">Tra pochi giorni uscirà la mia ultima fatica libraria, <em><a href="https://www.catarticaedizioni.com/2021/12/altri-traguardi-omar-onnis.html" target="_blank"  rel="nofollow" >Altri traguardi. Premesse, cronaca e analisi della campagna politica di Sardegna Possibile 2014</a></em>. Di seguito le indicazioni per le prime presentazioni.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non voglio rivelare troppo del libro. Niente spoiler, insomma. Di cosa si tratti, penso sia chiaro. Cito dal risvolto di copertina:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Una campagna elettorale, una scrittrice nota, un partito indipendentista, poche altre persone che ci credono fin da subito. Da qui prende le mosse l’esperienza della coalizione Sardegna Possibile tra l’estate del 2013 e l’inverno del 2014. Una sfida visionaria a tutto ciò che si è sedimentato, nel corso degli anni, sia nelle pratiche politiche, sia nella comunicazione, sia nelle aspettative dei cittadini. Il suo esito, mai compiutamente analizzato, sarà raccontato come un fallimento. [&#8230;]</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare di quell&#8217;esperienza, per chi l&#8217;abbia vissuta dall&#8217;interno, è estremamente complicato, anche senza considerare le stratificazioni di ostilità e le interpretazioni capziose che vi si sono riversate fin da subito e ancora nel corso del tempo. Dunque non è stato facile decidere di scrivere questo libro, né poi scriverlo concretamente. Dico la verità, ancora oggi non sono sicuro che sia stata una buona idea. Vedremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle difficoltà è stata la necessità di estraniarsi abbastanza dai fatti per allestirne una ricostruzione obiettiva, sia pure inevitabilmente dal mio punto di osservazione e in base alla mia esperienza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra è la costante sensazione di violare un precetto pragmatico implicito nella militanza politica: non spiattellare in pubblico i retroscena, non raccontare in giro quello che succede dietro le quinte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, di retroscena ce ne sono pochi, tutto sommato. Giusto quelli che servono alla comprensione delle vicende raccontate. Non aspettatevi gossip o rivelazioni pruriginose. Si trattava di restituire una cronaca esauriente e intellegibile di una serie di circostanze fin qui mai raccontate compiutamente da nessuno. Si trattava anche di darne un&#8217;interpretazione il più possibile onesta, alla luce del contesto, delle premesse e degli esiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà interessante discuterne col pubblico e anche ricevere commenti, domande, obiezioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La prefazione è di <strong>Nicolò Migheli</strong>, che ringrazio anche qui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima presentazione a <strong>Sassari</strong>, il <strong>10 febbraio 2022</strong>, al <strong>Vecchio Mulino</strong> di via Frigaglia 5. Ci sarà con me Cristiano Sabino, oltre a Giovanni Fara (l&#8217;editore), a loro volta testimoni di quel particolare momento politico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Altra occasione di parlarne in pubblico a <strong>Nuoro</strong>, il <strong>17 febbraio</strong>, a <strong>Sa Bena</strong>, in via S. Martino 17. In questo caso dialogherò con Luisi Caria, anche lui testimone coinvolto, oltre che militante ormai di vecchia data nonché lucido osservatore politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente sia io sia l&#8217;editore siamo disponibili per concordare altre date, da qui ai prossimi mesi, confidando che le condizioni di contesto, e in primis quelle sanitarie, consentano una più facile programmazione di eventi in pubblico (di cui comunque c&#8217;è sempre estremo bisogno).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Confido, per queste prime occasioni e per quelle successive, nella presenza di tante persone che abbiano preso parte a quella vicenda e che magari non ne hanno mai parlato, ma anche e forse soprattutto di persone semplicemente curiose e interessate alla politica, magari persino giovani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non posso concludere senza nominare Michela Murgia e mandarle anche da qui un abbraccio forte, sia pure a distanza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A nos bìdere san*s!</p>
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		<title>Eredità ignorate: Manifesto politico di Sardegna possibile 2014</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 12:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei motivi per cui in Sardegna è così difficile far nascere e crescere un percorso politico democratico realmente alternativo al pantano maleodorante della politica coloniale è la pessima o nulla memoria del passato recente. Memoria sui fatti politici, memoria sulle dinamiche sociali e memoria specifica sulle esperienze del movimento per l&#8217;indipendenza, nelle sue varie...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/02/image-700x259.png" alt="" class="wp-image-4327" width="678" height="250" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/02/image-700x259.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/02/image-640x237.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/02/image.png 714w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /><figcaption>banner di un evento della campagna elettorale di SP2014</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei motivi per cui in Sardegna è così difficile far nascere e crescere un percorso politico democratico realmente alternativo al pantano maleodorante della politica coloniale è la pessima o nulla memoria del passato recente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Memoria sui fatti politici, memoria sulle dinamiche sociali e memoria specifica sulle esperienze del movimento per l&#8217;indipendenza, nelle sue varie incarnazioni. Ne consegue che ogni generazione politica di volta in volta deve ricostruire tutto da capo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prossimo luglio cadranno i cinquant&#8217;anni dalla morte di Antoni Simon Mossa. In questi cinquant&#8217;anni il movimento per l&#8217;autodeterminazione della Sardegna ha prodotto una mole di teorizzazioni, forme di relazione, dibattiti interni, esperienze organizzative, partecipazioni elettorali che non si è mai sedimentata in un patrimonio condiviso, in una base teorica e pragmatica da cui partire, magari dialetticamente, per un aggiornamento dei percorsi e delle proposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È uno spreco assurdo. Quale che sia il giudizio sulle passate esperienze politiche in ambito indipendentista (anche inteso in senso ampio), non si può negare che sia un peccato non trarne lezioni, esempi, modelli, Liquidare tutto come un cumulo di errori fa torto alle tante acquisizioni conseguite così come alla nostra capacità di far tesoro di quelle esperienze. Se pure fosse davvero solo un cumulo di errori, sarebbe comunque il caso di conoscerne i dettagli e trarne qualche insegnamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa di un necessario lavoro di ricerca e documentazione, possibilmente con la costituzione nel tempo di un vero archivio (compito a cui potrebbe dedicarsi l&#8217;Assemblea Natzionale Sarda), vorrei cominciare a offrire un contributo, sia pure parziale e per il poco che mi consentono le mie forze. Sto redigendo un memoriale sull&#8217;esperienza politico-elettorale di Sardegna Possibile 2014, a titolo di testimonianza e di riflessione su quel particolare momento della vita politica sarda. Non so cosa ne verrà fuori. Se sarà qualcosa di dignitoso, è possibile che a suo tempo lo pubblichi, in un modo o nell&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, come antipasto e come elemento di ragionamento, anche per far uscire le discussioni sul tema dalle secche dei ricordi personali e delle infruttuose polemiche social, ripropongo il testo del <em>Manifesto</em> di Sardegna Possibile, così come era stato originariamente redatto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sardegna Possibile 2014 era una coalizione imperniata sul partito ProgReS, per chi non lo ricordasse. ProgReS, dopo una discussione e una votazione interna (primavera 2013), aveva accolto la proposta di candidatura alla presidenza della RAS di Michela Murgia. Tale candidatura, dopo un&#8217;ulteriore fase di sondaggio e di verifica, era stata ufficializzata nell&#8217;agosto di quello stesso anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>Manifesto</em> di SP2014 è un documento pochissimo considerato, persino quando si discute di quell&#8217;esperienza. Vi si possono rinvenire analisi, temi, obiettivi e indicazioni di metodo che possono essere serenamente presi in considerazione ancora oggi e per le prossime sfide politiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È inevitabile che non tutt* si riconosceranno in questo testo e nei suoi contenuti. Io stesso, che pure nel complesso continuo a trovarlo un documento valido, in qualche passaggio farei dei distinguo più sottili o correggerei alcuni termini. Tuttavia, in generale, sarebbe bello e utile cominciare finalmente a discutere di contenuti, appunto, e non restare imprigionati nei ricordi soggettivi, nei conflitti personali, nelle antipatie caratteriali, nelle inimicizie di clan. Imparare a condurre un sano dibattito politico, anche e soprattutto tra divers*, è una delle cose indispensabili da conseguire il più in fretta possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di seguito, il testo del <em>Manifesto</em>. Naturalmente è possibile fare osservazioni e discuterne già qui, nei commenti in calce al post, tenendo conto delle <a href="https://sardegnamondo.eu/netiquette/">regole di comportamento</a> che vigono in questo spazio. Buona lettura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Manifesto politico di Sardegna Possibile</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Quadro della situazione e definizione del progetto</strong></em><br /><br />Sardegna Possibile è una aggregazione politica plurale, democratica e inclusiva che si pone l&#8217;obiettivo di proporre e rendere operativo un nuovo modello di governo per la Sardegna, nell&#8217;ottica di un profondo rinnovamento culturale, sociale, economico e amministrativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendendo atto del fallimento della politica di dipendenza e di subalternità che ha caratterizzato la nostra parabola storica in epoca contemporanea, compresa la recente stagione autonomista, riteniamo necessario innescare una inversione di tendenza nei processi in corso. Processi che altrimenti ci condurranno, nel giro di pochi decenni, a una situazione di sostanziale e difficilmente reversibile impoverimento demografico, economico e culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consideriamo chiusa la stagione della dipendenza e della passività politica, dell&#8217;affidamento a decisioni e scelte strategiche prese all&#8217;esterno e poi calate dall&#8217;alto, spesso in nome di interessi opachi e particolari, in spregio degli interessi strategici e diffusi dei sardi così come della nostra storia e della nostra cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema storico della Sardegna è che la sua classe dominante in epoca contemporanea non si è mai trasformata in una vera classe dirigente. Nei momenti decisivi (il periodo rivoluzionario sardo, conclusosi nel 1812; il primo dopoguerra col movimento dei reduci largamente maggioritario sull&#8217;isola; il secondo dopoguerra) le élite sarde hanno sempre scelto di farsi intermediarie tra la Sardegna e un centro di potere esterno, votandosi al controllo e alla gestione dello status quo, piuttosto che a governare l&#8217;isola in nome e per conto dei sardi e dei loro interessi strategici. Questo vale anche per la stagione autonomista. L&#8217;autonomia “regionale” ottenuta come concessione dallo stato italiano è stata semplicemente un antidoto contro ogni pulsione emancipativa scaturita dal corpo sociale sardo, più che uno strumento di progressiva acquisizione di autodeterminazione. In questo i partiti di ispirazione sardista e autonomista e ancor di più i partiti italiani in Sardegna sono andati di comune accordo, ben al di là delle loro reciproche differenze politiche (per lo più dichiarate, ma concretamente labili).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna è una terra centrale nella storia e nella geografia di questa parte di pianeta. È da sempre inserita nei flussi della civilizzazione europea e mediterranea e vi ha a più riprese contribuito in termini originali. Ha accumulato una profonda stratificazione storico-culturale e in base a questa ha sempre filtrato e reinterpretato tutti gli apporti esterni, com&#8217;è normale in una terra dalla popolazione stabile per molti millenni e dai confini geografici da sempre chiaramente definiti. La Sardegna non è mai stata una terra “fuori dalla Storia” o priva di Storia, tutt&#8217;altro. Questa però è una ricchezza che mai è stata riconosciuta e adeguatamente valorizzata dalla politica proconsolare che ci ha governato fin qui, con le conseguenze di indebolimento culturale, sociale ed anche economico che sono sotto gli occhi di tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna è una terra ricca di risorse materiali e immateriali. Ciò è stato a lungo negato, preferendo dipingerla come una terra povera e sempre arretrata, bisognosa al più di sostegno e tutela. Questo storicamente è falso ed anche attualmente è contraddetto dalla varietà di talenti creativi che l&#8217;isola produce continuamente, in ogni settore, nonché dalla facilità con cui, in tutta l&#8217;epoca contemporanea, agenti economici esterni si sono arricchiti con le nostre risorse, grazie alla complicità della nostra classe politica e della nostra classe intellettuale (con poche eccezioni).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò ha prodotto una assuefazione alla dipendenza, sia individuale sia collettiva. Ha fatto prevalere come regola la richiesta di favori laddove c&#8217;era da pretendere diritti (sia individuali, sia collettivi). Ha inculcato una mitologia identitaria subalterna e deresponsabilizzante al posto del senso di appartenenza e della coesione sociale e culturale. Ha consentito l&#8217;impoverimento artificioso della popolazione, la svendita e il saccheggio delle nostre risorse naturali, l&#8217;asservimento a forme di speculazione e di servitù in ogni settore, tanto mortificanti moralmente, quanto devastanti dal punto di vista economico e ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna ha bisogno di buona politica, di buona amministrazione e di buone pratiche economiche, sociali e culturali diffuse. Ha bisogno di crescere in istruzione e in disponibilità di competenze e strumenti critici. Ha bisogno di creare un sistema economico efficiente, a partire dai settori strategici (agricoltura e settore agroalimentare, trasformazione delle nostre stesse materie prime, terziario avanzato, turismo, rapporti commerciali con tutte le sponde del Mediterraneo, produzione energetica da fonti rinnovabili). Ha bisogno di innescare processi di interrelazione virtuosa con l&#8217;esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riteniamo che la Sardegna abbia tutte le risorse e le forze sociali e culturali necessarie per consentire a tutti i suoi abitanti e a chiunque voglia farne la propria casa di accedere a un livello di vita decoroso e dignitoso, inserito in un sistema di relazioni interno ed esterno proficuo e dinamico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le possibilità di riuscire a produrre questo cambiamento esistono. Serve un progetto politico che non sia calato dall&#8217;alto ma che nasca dal territorio e dalla prima delle risorse di cui disponiamo: noi sardi. Sardegna Possibile vuole incarnare questa necessità storica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Valori e temi di riferimento</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Democrazia</strong> Il concetto di democrazia, in epoca contemporanea, nel mondo occidentale, è stato largamente svuotato di contenuto, sulla base di teorizzazioni pseudoscientifiche di comodo (il liberismo economico assoluto, la ”fine della Storia”). In realtà la democrazia rimane un metodo e una logica dalla quale è estremamente rischioso prescindere. Sardegna Possibile si propone di riempire di contenuto una formula che in Sardegna è stata quasi sempre del tutto priva di significato concreto, restituendo alla nostra collettività la possibilità di partecipare liberamente alle decisioni che la riguardano, non solo eleggendo i propri rappresentanti e i propri governanti, a ogni livello, ma anche controllandone e chiedendo conto dell&#8217;operato, accedendo tempestivamente a ogni tipo di informazione di interesse pubblico, usufruendo di ogni possibile strumento di comunicazione e di relazione. Una democrazia praticata e diffusa, insomma, non una semplice formula retorica buona per nascondere pratiche di stampo feudale, dipendenze inconfessabili e bieco affarismo clientelare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Eguaglianza</strong> In una società fortemente polarizzata dove la grande ricchezza prodotta appartiene a una fascia ristretta della popolazione è essenziale ribaltare tale processo e riportare al centro della scena la questione dell&#8217;eguaglianza, non solo in senso formale, ma anche sostanziale. Ogni cittadino deve essere messo in grado di accedere a un livello di esistenza dignitoso, con pari opportunità rispetto a chiunque altro, a prescindere da estrazione sociale, genere, qualità personali, provenienza, ecc. È ampiamente dimostrato che l&#8217;equità e la mobilità sociale sono una garanzia di maggiore capacità di reazione alle crisi. Tutto ciò che in tale ambito può essere realizzato dentro l&#8217;ordinamento giuridico vigente (autonomia regionale) deve essere attuato, in ogni ambito di intervento e con tutti gli strumenti disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Diritti civili</strong> In Sardegna si è assistito troppo a lungo a una mortificante limitazione di diritti che tendiamo a dare per acquisiti. Diritto all&#8217;istruzione fino ai gradi più alti, diritto alla mobilità, diritto al libero esercizio della propria professione, diritto di accesso ai beni comuni, ecc. Forme pervasive di servitù (militari, industriali, turistiche) e pratiche clientelari e nepotistiche (col loro strascico di inefficienza, sprechi e mancata valorizzazione dei talenti) frustrano da tempo le possibilità concrete di uno sviluppo equilibrato e fecondo delle nostre potenzialità. Tale discorso deve riguardare non solo le scelte legislative e i rapporti tra istituzioni e cittadini, ma anche le agenzie formative, i mass media e tutte le formazioni sociali. Devono essere attuate misure di incentivazione ad una apertura maggiore della nostra collettività in termini culturali e sociali, senza alcuna esclusione discriminatoria. La garanzia dei diritti civili è anche un potente motore economico. Dentro tale ambito ha un grande rilievo la <strong>questione linguistica</strong> sarda e il diritto, fin qui cancellato o estremamente limitato, di usare in ogni contesto e in ogni sede le lingue storiche di Sardegna, a cominciare dalla lingua sarda, almeno con lo stesso grado di ufficialità e la stessa dignità dell&#8217;italiano già dentro l&#8217;ordinamento vigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Beni comuni</strong> In un mondo che conosce una crisi epocale è fondamentale ripartire da un nuovo approccio con i beni comuni, quei beni che per la loro natura e rilevanza generalizzata non si prestano ad essere sottoposti alla logica del capitale e del profitto privato. Acqua, aria, suolo fertile, paesaggio, energia, patrimonio storico-archeologico-artistico, patrimonio culturale e linguistico, istruzione, infrastrutture, salute, diritto alla mobilità, libertà di comunicazione, ecc. sono ambiti in cui l&#8217;accesso e l&#8217;utilizzo deve essere garantito a prescindere da ragioni meramente contabili o finanziarie. Il che non esclude il ruolo dell&#8217;impresa privata (beni comuni non equivale a “beni pubblici”, ossia di proprietà e/o gestione di enti pubblici), ma la sottopone a un regime di interessi e di obiettivi più ampio e rivolto a soddisfare necessità basilari e/o strategiche dell&#8217;intera comunità di riferimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Coesione sociale</strong> Uno dei problemi fondamentali della Sardegna è la scarsa coesione interna della nostra collettività a un livello sovralocale. Alla dialettica interna fisiologica di qualsiasi comunità umana complessa, in Sardegna si è sostituito nel tempo un modello di relazione patogeno, basato sulla chiusura dell&#8217;orizzonte di riferimento e sulla diffusione del rapporto di dipendenza sia in termini collettivi sia individuali e familiari, senza alcun collegamento con una sfera più ampia in cui riconoscersi. Tale problema, come dimostrano tutti gli studi internazionali in proposito, ha gravi conseguenze a livello socio-economico e politico. Il recupero di un senso di appartenenza alla nostra collettività storica nel suo insieme (i sardi, la Sardegna), l&#8217;apertura del nostro orizzonte al di là dei confini domestici, o del vicinato o della parentela o della propria comunità locale, è un passo decisivo per fare in modo che la dialettica interna della nostra società possa dispiegarsi in modo sano e fecondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Responsabilità</strong> Tutti i sardi sono chiamati a una assunzione di responsabilità. Davanti a noi stessi e davanti al mondo. La fase storica che stiamo vivendo lo richiede, così come è già successo in altri momenti della nostra lunghissima vicenda collettiva. L&#8217;assunzione di responsabilità e la diffusione dell&#8217;etica della responsabilità sono il motore del cambiamento che è necessario innescare. Non più aspettative di tutela o sostegno dall&#8217;alto e dall&#8217;esterno, ma riappropriazione delle scelte e delle risorse. Non più ricerca di capri espiatori estranei o di pretesti identitari (le nostre presunte tare congenite: divisione, invidia, incapacità di collaborare o di fare impresa, ecc.) ma piena e consapevole assunzione in carico della nostra sorte collettiva. A tutti i livelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Relazioni</strong> Il tessuto di relazioni economiche, culturali e umane della Sardegna è stato lacerato dai maldestri o più spesso interessati tentativi di modernizzazione forzosa degli ultimi duecento anni. È invece indispensabile ricucirlo in modo che possa essere il fondamento di nuovi paradigmi economici e sociali. Il principio della rete non è affatto estraneo alla nostra storia, tutt&#8217;altro. Deve solo essere ripreso e reso sistemico, come si sta già cominciando a fare in diversi ambiti, con il supporto di una adeguata pianificazione politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Autodeterminazione</strong> La possibilità concreta di assumere noi direttamente le decisioni che riguardano le nostre vite e la sfera dei nostri interessi collettivi e delle nostre necessità strutturali deve essere perseguita e resa praticabile già dentro l&#8217;ordinamento vigente, a partire da una riappropriazione materiale, giuridica e simbolica della nostra storia e degli elementi portanti della nostra vita associata (istruzione e università, trasporti, beni culturali, ecc.). All&#8217;autodeterminazione attengono sia profili culturali sia profili pratici sia profili giuridici. Devono essere affrontati tutti, fino all&#8217;estremo limite consentito dall&#8217;ordinamento vigente, senza alcuna paura di entrare in conflitto con lo stato centrale, quando siano in gioco i nostri diritti e i nostri interessi vitali. Al diritto all&#8217;autodeterminazione attiene anche la possibilità di intessere relazioni con l&#8217;esterno non mediate da strutture e/o interessi estranei, così come la presenza nelle istituzioni europee, elemento decisivo per il nostro sviluppo materiale e culturale.</p>



<h4 class="wp-block-heading"><strong>Metodo e obiettivi a breve, medio e lungo termine</strong></h4>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Metodo e prassi</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo di lavoro di Sardegna Possibile si basa sulla partecipazione attiva, sul confronto aperto e sulla condivisione di saperi e idee. Tutto ciò che viene prodotto per e nel progetto comune appartiene al progetto comune nel suo insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni settore in cui sia obiettivamente problematico progettare soluzioni condivise (per la polarizzazione delle posizioni contrapposte, per la delicatezza del tema, per la natura di “bene comune” della risorsa coinvolta o per qualsiasi altro motivo pragmatico e/o politico) saranno attivati processi partecipativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei fondamenti etici e pragmatici di Sardegna Possibile è l&#8217;esaltazione delle competenze disponibili e la valorizzazione dell&#8217;intelligenza collettiva, questo tanto all&#8217;interno del progetto, quanto nelle sedi istituzionali e amministrative dove eletti o esponenti di Sardegna Possibile si troveranno ad operare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lealtà e la disponibilità dei singoli partecipanti vanno rivolte al progetto nel suo insieme e agli obiettivi concordati, non a singole persone né a obiettivi ulteriori ed esterni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sardegna Possibile esclude dal suo orizzonte pragmatico e teorico e contrasterà con la propria azione politica in ogni sede: la discriminazione etnica, culturale, sociale, di genere; le pratiche clientelari e nepotistiche; l&#8217;uso della violenza come strumento di repressione o di imposizione politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Obiettivi generali</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; Giustizia sociale (trasparenza nei rapporti lavorativi, giusta e adeguata remunerazione del lavoro, possibilità di mobilità sociale, imposizione fiscale progressiva, rimozione delle clientele, del nepotismo e dei favoritismi ad ogni livello);</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; equilibrio tra economia, risorse e territorio (anche nel senso della tutela della salubrità di aria, acqua e suolo, nonché delle peculiarità socio-economiche locali);</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; creazione delle condizioni, specie burocratiche, per il libero ed efficace esercizio dell&#8217;impresa privata;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; amministrazione pubblica democratica, trasparente, rigorosa e improntata alla costante verifica dei risultati;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; tutela e valorizzazione dei beni comuni (materiali e immateriali: istruzione, infrastrutture strategiche, acqua, patrimonio storico-archeologico-artistico, patrimonio linguistico, libertà anche concreta di accesso ai gradi massimi di istruzione, accesso libero e diffuso a tutte le forme di cultura e di creatività, mobilità, accesso ai mezzi di comunicazione e informazione, ecc.) con prevalenza dei diritti e delle necessità generali sul profitto privato (che deve tornare strumentale a una efficace allocazione delle risorse scarse, non più fine ultimo e principale del sistema socio-economico);</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; riconoscimento e risoluzione della questione di genere, anche con interventi legislativi appropriati, oltre che con misure di intervento sociale e culturale;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; riconoscimento dei diritti delle minoranze intese in ogni accezione possibile e rimozione degli ostacoli alla compiuta realizzazione della personalità di ciascun cittadino;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; riconoscimento e risoluzione della questione linguistica sarda, con l&#8217;applicazione di tutte le misure necessarie al recupero del sardo a un livello di normalità d&#8217;uso e fruizione su tutti i media e in ogni contesto e sede, nonché con la valorizzazione e la promozione del patrimonio linguistico storico dell&#8217;isola in tutte le sue espressioni (quindi, tutela e valorizzazione del gallurese-sassarese, del catalano di Alghero e del tabarchino di Carloforte e Calasetta); il tutto su una base teorica non essenzialista e/o nazionalista ma al passo con le acquisizioni contemporanee e con gli esiti della ricerca socio-linguistica del 2006, e con un orientamento politico democratico, inclusivo e il più possibile partecipativo;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; riconoscimento del diritto all&#8217;autodeterminazione dei sardi, così come sancito dal diritto internazionale e in particolare dalle carte dell&#8217;ONU (1945-48);</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; democratizzazione e uscita dalla condizione post-coloniale e minorizzata della società sarda nel suo complesso e nelle sue strutture portanti.</p>
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		<title>Intervento a Radio Capital su Manifestazione del 12-10-2019 e servitù militari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2019 09:38:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione 12-10-2019]]></category>
		<category><![CDATA[Michela Murgia]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[radio capital]]></category>
		<category><![CDATA[servitù militari]]></category>
		<category><![CDATA[TG Zero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 30 settembre scorso sono stato ospite del programma TG Zero, su Radio Capital. Il tema per cui sono stato invitato a intervenire era la questione delle servitù militari. Dopo l&#8217;uscita dell&#8217;appello del mondo della cultura e dello spettacolo a sostegno della manifestazione in programma il 12 ottobre 2019, si è accesa un po&#8217; di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Intervento a Radio Capital su Manifestazione del 12-10-2019 e servitù militari' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/10/02/intervento-a-radio-capital-su-manifestazione-del-12-10-2019-e-servitu-militari/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2019/10/70161090_1398894103609694_1481546439019462656_n.jpg" alt="" class="wp-image-29914"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il 30 settembre scorso sono stato ospite del programma TG Zero, su Radio Capital.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema per cui sono stato invitato a intervenire era la questione delle servitù militari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo l&#8217;uscita dell&#8217;<a href="https://sardegnamondo.eu/2019/09/25/il-mondo-della-cultura-della-letteratura-dellarte-e-dello-spettacolo-a-sostegno-della-battaglia-civile-sulle-servitu-e-le-attivita-militari-in-sardegna/">appello del mondo della cultura e dello spettacolo</a> a sostegno della manifestazione in programma il 12 ottobre 2019, si è accesa un po&#8217; di <a href="http://www.lanuovasardegna.it/regione/2019/09/26/news/appello-degli-intellettuali-sardi-contro-le-servitu-militari-1.17887967" target="_blank"  rel="nofollow" >attenzione mediatica</a> sul tema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mai troppa, sia chiaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;occasione di intervenire su una radio di grande diffusione, a livello italiano, a proposito di una questione normalmente taciuta dai media e ignorata dai più, non è un fatto banale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.capital.it/programmi/tg-zero/podcast/podcast-del-30-09-2019-2/" target="_blank"  rel="nofollow" >Qui</a> si può ascoltare la puntata, per chi se la fosse persa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Preciso che non sono intervenuto a titolo meramente personale. C&#8217;è una larga e attiva condivisione da parte di una comunità variegata, dietro a ciò che ho testimoniato in questa circostanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va dato merito a tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno costantemente seguito la questione, cercato la verità, testimoniato contro questa usurpazione anti-democratica senza badare al prezzo che sempre costa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente di cose da dire ce ne sarebbero altre e anche piuttosto significative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto sarebbe stato necessario circostanziare di più la questione: perché esistono e da quando, queste servitù militari? come mai la Sardegna, pur formalmente Regione autonoma, non ha mai obiettato nulla a tale situazione, in sede istituzionale? e, se sì, com&#8217;è andata? ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre sarebbe stato necessario chiarire la natura e la portata dei danni non solo nell&#8217;ambito della salute dei cittadini, ma anche in quello sociale ed economico, in quello demografico, in quello culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti aspetti, beninteso, richiamati nell&#8217;appello di cui sopra. A cui dunque è necessario rimandare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante che la questione dell&#8217;asservimento militare della Sardegna esca dalla sua cornice squisitamente militante, antagonista, e diventi un problema politico a tutto tondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un problema politico per l&#8217;Italia e per l&#8217;Europa, ma anche per l&#8217;intera comunità internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contesti nei quali stentiamo ad avere una voce nostra o non ne abbiamo affatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia per colpa della politica sarda istituzionale, in questa faccenda  &#8220;podataria&#8221;, subalterna e coloniale quanto mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia per una condizione oggettiva di marginalità e assenza di personalità giuridica, che ci deriva dall&#8217;essere una regione periferica, quasi un corpo estraneo, di uno stato più grande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paradossalmente, se la Sardegna fosse uno stato indipendente, la questione assumerebbe tutt&#8217;altra fisionomia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come avvenuto o avviene ancora per molti stati indipendenti, il gioco geo-politico e la necessità di preservare gli &#8220;interessi nazionali&#8221; avrebbero potuto spingere i governi sardi ad accettare, in una misura concordata e opportunamente compensata, collaborazioni militari e persino la cessione di qualche porzione di territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un mero calcolo di opportunità, insomma, su cui avrebbe agito l&#8217;inevitabile dialettica politica interna tra destra e sinistra, militaristi e pacifisti, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece, nella nostra condizione subalterna e deficitaria, la questione assume i contorni brutali di una imposizione colonialista e anti-democratica, senza alcuna legittima ragione a proprio sostegno che non siano i meri rapporti di forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso che si tratti di uno dei temi su cui l&#8217;indipendentismo interviene con maggiore enfasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tuttavia la situazione è talmente inaccettabile che anche altre sensibilità politiche e civiche da tempo si occupano del tema e intervengono, come possono, nello spazio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo consente che la mobilitazione in atto e la battaglia politica a cui è chiamata non possano essere ricondotte a una posizione di parte o a un contesto ideologico specifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il segnale che le coscienze in Sardegna, nonostante tutto, sono tutt&#8217;altro che sopite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E finché esisterà una scintilla di amor proprio, di spirito di condivisione, di coscienza civica e politica, sarà impossibile sopire il dissenso, a dispetto delle misure diversive o <a href="https://www.sardiniapost.it/cronaca/proteste-e-cortei-contro-le-basi-militari-5-cagliaritani-indagati-per-terrorismo/" target="_blank"  rel="nofollow" >repressive</a> che costantemente vengono messe in atto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo ancora: appuntamento per il 12 ottobre prossimo, presso il poligono di Capo Frasca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È solo una tappa, ma è importante.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Intervento a Radio Capital su Manifestazione del 12-10-2019 e servitù militari' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/10/02/intervento-a-radio-capital-su-manifestazione-del-12-10-2019-e-servitu-militari/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Intervento a Radio Capital su Manifestazione del 12-10-2019 e servitù militari' data-link='https://sardegnamondo.eu/2019/10/02/intervento-a-radio-capital-su-manifestazione-del-12-10-2019-e-servitu-militari/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/10/02/intervento-a-radio-capital-su-manifestazione-del-12-10-2019-e-servitu-militari/">Intervento a Radio Capital su Manifestazione del 12-10-2019 e servitù militari</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Recensione: MICHELA MURGIA, Accabadora, Torino, Einaudi, 2009</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2009/06/13/recensione-michela-murgia-accabadora-torino-einaudi-2009/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 11:08:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Accabadora]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Michela Murgia]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parlare di questo libro come di un “primo libro” può sembrare improprio, dato che la Murgia ha già al suo attivo due pubblicazioni di grande e discreto successo, nonché numerose compartecipazioni a raccolte di racconti. Senza contare gli occasionali interventi sui giornali e la cura di un blog personale molto seguito. Eppure, in fondo, di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2009/06/13/recensione-michela-murgia-accabadora-torino-einaudi-2009/">Recensione: MICHELA MURGIA, Accabadora, Torino, Einaudi, 2009</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Recensione: MICHELA MURGIA, Accabadora, Torino, Einaudi, 2009' data-link='https://sardegnamondo.eu/2009/06/13/recensione-michela-murgia-accabadora-torino-einaudi-2009/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p align="justify">Parlare di questo libro come di un “primo libro” può sembrare improprio, dato che la Murgia ha già al suo attivo due pubblicazioni di grande e discreto successo, nonché numerose compartecipazioni a raccolte di racconti. Senza contare gli occasionali interventi sui giornali e la cura di un blog personale molto seguito. Eppure, in fondo, di questo si tratta: di un esordio. Il suo primo romanzo romanzo, non un UNO (<em>Unidentified Narrative Object</em>) come poteva essere <em>Il mondo deve sapere</em>, né una divagazione geografico-antropologica come <em>Viaggio in Sardegna</em>.<span id="more-425"></span></p>
<p align="justify">Come romanzo, <em>Accabadora</em> presenta diverse caratteristiche tipiche di una prima volta, confermando nel contempo quanto già visto o intuito attraverso gli altri testi dell’autrice.</p>
<p align="justify">Una storia dalla trama e dall’intreccio semplici e estremamente lineari viene tenuta insieme dalla tensione emotiva e dalle connotazioni generate dalla scrittura. La vicenda è quella di una bambina spontaneamente affidata, secondo un uso antico e non del tutto scomparso, ad una famiglia diversa da quella nativa (in questo caso composta da una donna sola), perché la cresca come una “figlia dell’anima”. Bambina che, crescendo, si troverà ad affrontare, oltre ai casi consueti della vita di villaggio, anche una verità difficile da capire e da accettare, che ne interrogherà il senso del giusto e dell’ingiusto (non della “giustizia”, che in Sardegna, come spiega l’autrice in una bella pagina, ha un’accezione prettamente negativa). La rivelazione così ingombrante e dura da digerire, che la porterà ad una fuga lontano, oltre il mare (barriera non solo geografica), riguarda proprio la sua madre adottiva. Costei è l’altra protagonista del romanzo, personificazione di una figura mitica, in Sardegna, richiamo di usi e riti legati a un mondo in cui ancora la suprema autorità in cielo e in terra era la Grande Dea, la signora della nascita, della vita e della morte. Chi è depositaria del segreto della nascita lo è dunque anche del segreto della morte, prima e ultima madre.</p>
<p align="justify">Sui rapporti affettivi tra le due protagoniste ruota molta parte della vicenda narrata, fino al compimento finale, il ritorno, la chiusura del cerchio. Che poi, secondo la canonica visione del mondo che non ci ha ancora del tutto abbandonati, genera un ulteriore ciclo. Ogni fine è anche un inizio. Anche nel romanzo è così.</p>
<p align="justify">Ma non solo le due figure principali sono femminili: l’intera narrazione lo è. Non in modo didascalico e artificioso, tuttavia. Piuttosto in quel modo naturalmente inevitabile in cui in Sardegna a lungo si è articolata la vita comunitaria, di cui i reciproci rapporti di forza tra i sessi erano una componente basilare. Ecco dunque non l’esclusione degli uomini dal tessuto narrativo, bensì una loro collocazione nelle categorie assegnate dalla divisione dei ruoli sociali e familiari. Quando c’è in gioco qualcosa di importante, prima di tutto la vita o la morte, è la donna che si assume la responsabilità della decisione, tanto nel bene quanto nel male. È di questo che si tratta quando si parla, con una certa forzatura del termine, di matriarcato in Sardegna. Il romanzo ne rende bene i contorni e le dinamiche.</p>
<p align="justify">La miscela di esotico e realistico, che sembra sempre rimandare al realismo fantastico di matrice sudamericana e che tanta parte ha nella letteratura sarda contemporanea, in questo romanzo riesce a trovare un suo equilibrio, specie nella familiarità e nella naturalezza con cui l’autrice disegna un quadro credibile e al contempo evocativo. Credibile perché dipinto con i colori delle cose note, sentite raccontare o vissute direttamente, indovinate o sapute (che spesso è la stessa cosa). La padronanza del mezzo scrittura, talento naturale consolidato nella Murgia da anni di attività, si esprime qui nella riuscita di una narrazione altrimenti pericolosamente in bilico sul precipizio del bozzettistico o della semplificazione ingenua.</p>
<p align="justify">Benché la lettura fili via quasi sempre in modo sciolto, qualche piccolo cedimento c’è. La parte in cui la protagonista lascia la Sardegna per la grande città del nord (un clichè obbligato, data l’ambientazione cronologica della vicenda) sembra avere un che di frettoloso. E’ evidentemente la parte più problematica di tutta la narrazione, problematica in senso tecnico e materiale, sul piano della scrittura e dell’efficacia affabulatoria. La rinuncia a indugiare troppo su un terreno infido e potenzialmente franoso fa sì tuttavia che il romanzo ritrovi presto il suo respiro. Sembrano sovrapporsi  qui (se volontariamente o istintivamente non si sa, comunque assecondando la sensibilità narrativa dell’autrice) la difficile storia personale della protagonista con le difficoltà della sua resa letteraria sulla pagina.</p>
<p align="justify">Non mancano le pagine memorabili e i passaggi degni di citazione (in questo emergono il gusto e il talento personale della Murgia per l’icasticità delle formule, per la sapidità polivalente dell’aforisma).</p>
<p align="justify">Rimane forte il sospetto che la lettura che del romanzo può dare un sardo sia inevitabilmente diversa da quella che ne può dare chi sardo non è. Fenomeno che prescinde dalla qualità intrinseca dell’opera e che investe l’aspetto delle connotazioni, del non detto, dei referenti concreti e (più spesso) culturali e immateriali. Quasi che il fatto di essere scritta in italiano non serva a velare l’appartenenza di una narrazione come questa ad una semiosfera ancestrale diversa, il cui orizzonte di senso si può dischiudere compiutamente solo con la chiave di una cultura altra rispetto a quella cui attiene la lingua in cui pure è reso il testo. Ma questo ulteriore risvolto della lettura di <em>Accabadora</em> non fa che accrescerne il fascino: per il lettore non sardo, in virtù della sospensione generata da questo senso di estraniamento e di estraneità; per il lettore sardo, grazie alla resa efficace di un mondo di segni e di sogni e visioni condiviso e largamente presente in ciascuno di noi.</p>
<p align="justify">Aggiungo e collego a quanto appena detto una considerazione, non del tutto marginale, sulla cura editoriale del libro. Lasciando da parte il lavoro di <em>editing</em> vero e proprio (che non deve essere semplice da svolgere su un testo del genere, per chi non ne afferri tutte le implicazioni extratestuali e l’universo di segni parallelo cui fa riferimento), è la presentazione dell’opera nei risvolti e sulla quarta di copertina che suscita qualche perplessità. Cito, dalla quarta di copertina: “‘Acabar’, in spagnolo, significa finire. E in sardo ‘accabadora’  è colei che finisce”. Ora, qui l’impressione è che il criterio di giustificazione/validazione del titolo e, indirettamente, dell’opera, sia da ricercare nel fatto che l’origine del termine <em>accabadora</em> è spagnola. Il verbo <em>ac(c)abare</em> è un verbo d’uso comune in sardo: da esso appunto deriva il sostantivo <em>accabadora</em>. Rimandare, per avvalorarne la portata semantica e la forza evocativa, ad un’altra lingua, sembra il risultato di un processo mentale di rimozione/ricollocazione della fonte di senso. Operazione alla cui base c’è l’idea che il sardo, da solo, non sarebbe sufficiente a sé stesso, non potrebbe aspirare a fornire materia per una parte tanto rilevante di un’opera letteraria come il titolo. Cosa che contrasta con la natura e il significato del testo. La sua fonte di senso infatti  è tutta di matrice prettamente  e inequivocabilmente sarda, come detto. Il romanzo si rivolge al mondo a partire dalla Sardegna, senza mediazione, senza il filtro di una cultura altra cui affidarsi per interfacciarsi con l’altro da sé. Smentendo così una delle paure tradizionali inerenti i processi di identificazione collettiva dei sardi contemporanei (fenomeno culturale e anche politico reso magistralmente nel dialogo tra Bonaria Urrai, l’<em>accabadora</em>, e Maria, la protagonista, a proposito dell’uso della lingua italiana). In questo senso, <em>Accabadora</em> risulta erede più di Sergio Atzeni che di molta della letteratura sarda degli ultimi quindici anni.</p>
<p align="justify">Benché alla fine rimanga l’impressione che questo romanzo non sarà forse la cosa migliore che la Murgia avrà scritto nella sua vita, certo se ne avvertono distintamente tutta l’urgenza e l’energia emotiva, comunque quasi sempre sublimate in una formula narrativa efficace. Un libro che contiene molto di più di quanto dia a vedere, e che probabilmente si conquisterà il suo posto tra le opere significative cui far riferimento negli anni a venire.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Recensione: MICHELA MURGIA, Accabadora, Torino, Einaudi, 2009' data-link='https://sardegnamondo.eu/2009/06/13/recensione-michela-murgia-accabadora-torino-einaudi-2009/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Recensione: MICHELA MURGIA, Accabadora, Torino, Einaudi, 2009' data-link='https://sardegnamondo.eu/2009/06/13/recensione-michela-murgia-accabadora-torino-einaudi-2009/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2009/06/13/recensione-michela-murgia-accabadora-torino-einaudi-2009/">Recensione: MICHELA MURGIA, Accabadora, Torino, Einaudi, 2009</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Recensione: M. MURGIA, Viaggio in Sardegna, Torino, Einaudi, 2008</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 19:13:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Michela Murgia]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Michela Murgia traccia le rotte per undici possibili viaggi in Sardegna, smentendo o reinterpretando sia le aspettative fondate sui luoghi comuni legati all’Isola, sia le suggestioni e i resoconti di tanti osservatori, per lo più stranieri, che della Sardegna hanno reso testimonianza. Ma anche mettendo in discussione alcuni punti di riferimento culturali assurti al rango...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Recensione: M. MURGIA, Viaggio in Sardegna, Torino, Einaudi, 2008' data-link='https://sardegnamondo.eu/2008/06/25/recensione-m-murgia-viaggio-in-sardegna-torino-einaudi-2008/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p align="justify">Michela Murgia traccia le rotte per undici possibili viaggi in Sardegna, smentendo o reinterpretando sia le aspettative fondate sui luoghi comuni legati all’Isola, sia le suggestioni e i resoconti di tanti osservatori, per lo più stranieri, che della Sardegna hanno reso testimonianza. Ma anche mettendo in discussione alcuni punti di riferimento culturali assurti al rango di dogmi (Emilio Lussu e il suo sardismo anti-sardo), o smontando la messinscena folkloristica di certa &#8220;sardità <em>prèt-à-porter</em>&#8220;, di certe trovate agri-turistiche finto-genuine. O ancora ridimensionando non la portata letteraria ma la rappresentatività di un monumento come Grazia Deledda, e segnalando impietosamente certe pulsioni auto-castranti ancora abbastanza diffuse tra i sardi.<span id="more-471"></span></p>
<p align="justify">Si tratta di una guida, dunque, non strettamente turistica, anzi per certi versi anti-turistica. Ma comunque una guida, utilizzabile per crearsi itinerari insoliti alla scoperta delle tante Sardegne misconosciute eppure vere e viventi che compongono il nostro piccolo continente. In una fase storica di transizione come quella presente, i sardi fanno fatica a pensarsi fuori dagli stereotipi consueti ma ormai anche a difenderli ancora come unica chiave di lettura possibile di sé. Quella di Michela Murgia è una voce contemporaneamente sarda, consapevole del mondo e di sé stessa, e libera. Come tale, più che al politicamente corretto, attenta a tutto ciò che di significativo (in tutti i sensi possibili) la Sardegna può offrire ad un viaggiatore curioso, da qualsiasi parte del mondo provenga. La prospettiva aperta, non autoreferenziale, è una caratteristica abbastanza nuova di questo testo, se non altro nuova per un testo sardo. Non uno sguardo da esiliato incompreso, come quello di molti autori sardi autoproclamatisi unici testimoni della sardità, per lo più portatori di un malinteso desiderio di emancipazione, bensì quello di chi ha finalmente metabolizzato la propria storia e la propria appartenenza senza farne un feticcio ingombrante e nemmeno rinnegarle. La leggerezza della scrittura rende agevoli anche temi difficili. L’ironia, a volte sottesa, tradisce lo sguardo disincantato di chi non si fa ingannare dall’amore per la propria terra.</p>
<p align="justify">Con tutto ciò, si possono perdonare come peccati veniali alcune imprecisioni e qualche dato non del tutto corretto (una data, una ricostruzione storica, un riferimento geografico), a volte chiaro frutto di refusi non emendati in sede di <em>editing</em> (problema diffuso e in qualche misura inevitabile, in caso di testi sardi riletti e curati da non sardi) e sfuggiti alla verifica sulle bozze. Poco male. La perfezione non esiste, fortunatamente.</p>
<p align="justify">Michela Murgia si conferma dunque una scrittrice versatile e padrona del <em>medium </em>utilizzato (molto di più di tanti celebrati autori amati dalla critica, sardi e non sardi). Questo è già tanto. In attesa di prove diverse, magari più impegnative, accontentiamoci della freschezza e del senso di liberazione offertici dalla sua voce sincera.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Recensione: M. MURGIA, Viaggio in Sardegna, Torino, Einaudi, 2008' data-link='https://sardegnamondo.eu/2008/06/25/recensione-m-murgia-viaggio-in-sardegna-torino-einaudi-2008/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='Recensione: M. MURGIA, Viaggio in Sardegna, Torino, Einaudi, 2008' data-link='https://sardegnamondo.eu/2008/06/25/recensione-m-murgia-viaggio-in-sardegna-torino-einaudi-2008/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2008/06/25/recensione-m-murgia-viaggio-in-sardegna-torino-einaudi-2008/">Recensione: M. MURGIA, Viaggio in Sardegna, Torino, Einaudi, 2008</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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