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	<title>SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>La discriminante democratica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 17:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto....</p>
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<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto. Esempio massimo di questo dissenso è la guerra in Ucraina. Le ragioni sono diverse, ma c&#8217;è un elemento che emerge come dirimente.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi critica in termini radicali l&#8217;ordinamento socio-politico attuale, sia sul piano dei valori e degli ideali, sia su quello degli obiettivi pratici e degli interessi da perseguire, lo fa sulla base di alcune evidenze storiche difficilmente contestabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il mondo si stesse avviando verso una concentrazione inaudita di ricchezza in mano a pochi soggetti e verso regimi politici sempre più autoritari, anche dentro le scatole formali delle democrazie di stampo occidentale, era una possibilità segnalata da molti sintomi sin da subito dopo il crollo del Muro di Berlino (e per certi versi anche da prima).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante la deriva rapace del tardo capitalismo e dei regimi politici che ne rappresentano gli interessi costituiti, in questi decenni non è emersa alcuna forza teorica, etica, organizzativa sufficientemente forte e diffusa da contrastare l&#8217;ondata anti-democratica generalizzata, nelle sua varie incarnazioni concrete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La riesumazione di Marx ha avuto parziale successo solo sul piano teorico, nell&#8217;analisi del funzionamento dei meccanismi economici, ma non ha fornito alcuna soluzione praticabile a livello sociale e politico. Il movimento no-global si è scontrato sia con la repressione a vario livello sia con le sue stesse contraddizioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo sviluppo del pensiero post e de-coloniale ha messo in luce le distanze epistemologiche e le diverse posture nella visione delle cose tra le porzioni di pianeta che si sono avvantaggiate dal colonialismo e dall&#8217;imperialismo e quelle che li hanno subiti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I discorsi emancipativi di stampo occidentale hanno fallito miseramente nel riconoscere voce in capitolo a popolazioni che cercavano e cercano una propria capacità di agire fuori dai canoni stabiliti dalla cultura europea e nord-americana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così è successo a più riprese che le organizzazioni e i movimenti di sinistra anti-globalizzazione, anti-capitalisti, pacifisti abbiano disconosciuto sistematicamente movimenti popolari di liberazione in contesti non europei solo perché non risultavano categorizzabili dentro i loro vecchi schemi interpretativi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati all&#8217;aberrazione di parteggiare per regimi terribili come quello siriano degli Assad o per quello nord-coreano, si sono etichettate come azioni eterodirette (di solito dalla CIA) rivolte popolari e movimenti di liberazione che nascevano da dinamiche locali e su richieste legittime di democrazia, solo perché ostili a qualche &#8220;nemico del mio nemico&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ostinazione ad applicare a fenomeni nuovi, in un contesto internazionale drammaticamente mutato, schemi interpretativi del passato, ha portato anche a non riuscire a comprendere movimenti popolari spuri, meticci, contraddittori ma vitali, come i &#8220;gilet gialli&#8221; francesi, o la mobilitazione italiana contro il &#8220;green pass&#8221;, o anche, in questi ultimi anni, la resistenza popolare contro la speculazione energetica in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è tanta difficoltà, nel progressismo borghese come nella militanza più radicale, a darsi conto di quel che succede partendo dai fatti, dalle relazioni tra soggetti reali, operanti nel contesto dato, piuttosto che elaborare risposte stereotipate, fondate su principi e dogmatiche largamente superate dagli eventi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina questo fenomeno ha toccato il suo culmine. Per restare in Sardegna, una parte consistente della militanza di sinistra e/o indipendentista ha sposato convintamente la causa della Federazione russa e del suo regime autoritario e oscurantista, sorvolando sulla sproporzione di forze e sulla circostanza oggettiva che la Russia ha attaccato uno stato sovrano per sottometterlo alla propria volontà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno stato sovrano che avrebbe commesso il peccato mortale di voler uscire dall&#8217;orbita dell&#8217;egemonia imperiale russa per votarsi all&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le argomentazioni usate per difendere questa posizione, aberrante sia sul piano politico sia su quello morale, sono del tutto fantasiose, basate su tesi artefatte, riprese il più delle volte pari pari dalla propaganda russa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio la questione del Donbas e le leggende sulla repressione dei russofoni (termine privo di senso, dato che tutta la popolazione ucraina era russofona, come quella sarda è italofona) fatti coincidere arbitrariamente con una presunta maggioranza di popolazione locale russofila (dato falsificato da tutte le evidenze disponibili).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oppure la natura &#8220;nazista&#8221; del governo ucraino, tesi basata sulla riscoperta a Kijv di simboli e personaggi del nazionalismo ucraino. Che, sì, fu alleato con i tedeschi nella seconda guerra mondiale, contro l&#8217;URSS, ma per ragioni storiche, non tanto ideologiche. Tant&#8217;è che la rappresentanza dell&#8217;estrema destra nel parlamento ucraino è risibile, al contrario degli aspiranti emuli di fascismo, nazismo, franchismo in molti paesi dell&#8217;UE.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati a negare apertamente l&#8217;esistenza di un popolo ucraino o se non altro del suo diritto ad essere indipendente. Il che, soprattutto da parte di indipendentisti, è paradossale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è poi l&#8217;argomento meschino della &#8220;convenienza&#8221;: all&#8217;Europa converrebbe abbandonare l&#8217;Ucraina al suo destino perché conviene di più avere buoni rapporti con la Russia, in termini utilitaristici (esattamente come avveniva fino al 2022, con la Germania in testa a questa relazione di favore).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inoltre c&#8217;è il solito feticcio della NATO ad aleggiare su tutta la faccenda. Se l&#8217;Ucraina vuole entrare nella NATO (cosa del tutto lontana dalle agende dei paesi coinvolti, in realtà) e nell&#8217;UE (accomunata, non si sa in base a cosa, alla NATO come entità malvagia da combattere) allora vuol dire che è *nostra* nemica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto questo non c&#8217;è la benché minima considerazione per la sorte della popolazione ucraina, in primis quella delle aree occupate dalle forze russe, sottoposte a un regime terribile in stile israeliano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa somiglianza tra gli imperialismi russo e israeliano è omessa o negata, onde non dover ridiscutere tutto l&#8217;impianto argomentativo filo-russo, a dispetto del fatto che i due regimi siano piuttosto complici e che usino metodi drammaticamente coincidenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Queste posizioni così diffuse e radicate in una militanza a cui in larga misura mi sento di appartenere, o con cui comunque condivido molte premesse e un certo orizzonte di valori, mi hanno sempre dato da pensare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A lungo mi sono interrogato, anche qui su SardegnaMondo, sulle ragioni di tale discrepanza, osservando con preoccupazione una certa deriva rosso-bruna di molto attivismo culturale e politico di sinistra e/o indipendentista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Spiegare tutto con dei cortocircuiti storici e teorici, scattati quasi pavlovianamente nel momento in cui è entrata in scena la Russia, a cui molto immaginario alternativo e radicale è legato sentimentalmente, non basta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A parte pochi esaltati, a nessuna persona con un minimo di consapevolezza politica salterebbe in mente di negare la natura autoritaria e reazionaria del regime putiniano. Di solito si afferma che nemmeno i regimi politici nostrani sono gran che, perdendo così di vista parecchie cosette molto concrete. Prevale la formula &#8220;io non sono putiniano/a, ma&#8230;&#8221;. Ed è su questo &#8220;ma&#8221; che vorrei fare luce.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché è evidente che nel mondo di oggi tutte le categorie analitiche che potevano avere senso nel corso della Guerra fredda sono ormai inservibili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si agita il feticcio della NATO, in Sardegna più che altrove, quando in Sardegna la NATO ha diradato la sua presenza e il suo impatto da un pezzo e in Europa si mette apertamente in discussione l&#8217;Alleanza atlantica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si mostra di credere ancora alla contrapposizione radicale tra USA e Russia, quando è sotto gli occhi anche della persona più distratta quanto vadano d&#8217;accordo, ideologicamente oltre che umanamente, Trump e Putin (e Netanyahu), con tutto ciò che rappresentano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispetto di evidenze ormai conclamate e documentate, si fa fatica anche ad ammettere che il regime di Putin è il primo finanziatore di tutte le forze di destra del Vecchio continente, apertamente fasciste o camuffate che siano. Tutte dichiaratamente anti-europee, in quanto nazionaliste e reazionarie. E solo perché anche la stessa UE è uno dei feticci da abbattere. (Vedere persone di sinistra difendere il regime ungherese di Orban, per dire, è stato davvero deprimente.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, se si discute in astratto di valori, orizzonti teorici, prospettive storiche, con moltissime persone di sinistra e/o indipendentiste che hanno tali posizioni (ai miei occhi, aberranti), la concordanza è notevole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dove sta dunque l&#8217;inghippo? Riflettendoci, mi pare che una risposta stia nell&#8217;elemento che dà il titolo a questo post: la discriminante democratica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In gran parte della militanza di sinistra (e in questo caso indipendentisti e non indipendentisti concordano), la critica agli esiti del dominio dell&#8217;economia capitalista e delle sue rappresentazioni politiche ha da sempre comportato una critica anche alla democrazia liberale, in quanto &#8220;borghese&#8221;, strumento di dominio &#8220;di classe&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto ciò che contrasta le democrazie liberali e le loro derive anti-popolari, nonché l&#8217;imperialismo occidentale e soprattutto quello USA, è benvenuto. Poco importa che sia un male ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La legittima critica alle nostre scalcagnate e sofferenti democrazie porta molta militanza a desiderare che esse siano distrutte. Chi si prefigge di farlo, di colpo diventa un amico, o un nemico-del-mio-nemico appunto, pertanto, in quanto tale, da sostenere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ho sentito e letto a più riprese persone che definirei senza problemi &#8220;compagne&#8221; auspicare una dissoluzione anche traumatica della democrazia di stampo europeo. Addirittura è diventato lecito preferire i fascismi a qualsiasi discorso democratico liberale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La dissoluzione dell&#8217;Unione Europea è esplicitamente desiderata da molti, sia pure a volte facendo molta confusione su cosa sia l&#8217;UE, chi ci sia dentro, cosa rappresenti. Ignorando insomma la dialettica interna ai vari stati e all&#8217;UE stessa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è anche tanta attenzione ossessivo-compulsiva per le questioni geo-politiche, come se davvero la geo-politica fosse una scienza (sociale o umana, quel che volete) e non una serie di paralogismi fondati su una visione del mondo umano davvero asfittica e monodimensionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ogni volta che un analista geo-politico azzecca una previsione, se ne fa un guru, diventa subito un oracolo da interrogare. Non si trae invece la conclusione più sana e conseguenziale, ossia che di solito non ci azzeccano nulla. E però quanto piace la geo-politica alla militanza di sinistra e/o indipendentista! Piace tanto più quanto meno si ha idea dei posti e delle popolazioni di cui si blatera.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In generale è come se in molta sinistra e in molto indipendentismo la democrazia non fosse più una condizione necessaria. Dato che la nostra democrazia fa schifo, meglio niente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Io su questo punto non sono affatto d&#8217;accordo. Sono in prima fila a criticare i nostri regimi politici, sempre più votati all&#8217;autoritarismo, sempre più anti-popolari (anche e soprattutto quando dominati da forze populiste), sempre più funzionali a dinamiche di dominio planetario da parte di ristrette élite super ricche e fuori controllo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma proprio per questo io vorrei PIÙ democrazia, non meno. Più diritti sociali e civili, più decentramento, più cura dei beni comuni, più intervento pubblico (che non vuol dire necessariamente statale) su fattori economici strutturali, più autodeterminazione dei popoli, più solidarismo internazionale, più organizzazioni sovralocali, democraticamente responsabili, che affrontino le crisi globali in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;UE fa schifo? Benissimo, trasformiamola in una vera confederazione democratica di popoli liberi, pacifici e collaborativi (e, sia chiaro, non in quella schifezza padronale e oligarchica chiamata Stati Uniti d&#8217;Europa).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi attacca l&#8217;UE invece, anche da sinistra, di solito non chiarisce quale sia il proprio obiettivo. A me sembra spesso che coincida pericolosamente con quello delle destre nazionaliste e oscurantiste: un ritorno agli stati-nazione di matrice otto-novecentesca, autoritari al proprio interno e tutti in competizione tra loro all&#8217;esterno. Una vera genialata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certe porcherie le lascerei ai fascisti, più o meno palesi, che infestano lo scenario europeo (ben sostenuti da Putin e Trump, come si sa). Gli stati nazione di matrice otto-novecentesca sono un relitto storico da abbandonare al più presto. Sono una zavorra che sta facendo affondare la nave. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, ribadisco, non può essere buttata al macero la democrazia come un regime corrotto e inservibile, senza avere un&#8217;alternativa *migliore*. Ma non credo che gli stessi propugnatori della dissoluzione dell&#8217;UE o della vittoria di Putin in Ucraina, quando sono in buona fede, abbiano le idee chiare su questo punto. E lasciamo stare quelli che non sono in buona fede o che sono banalmente dei fascisti, magari sotto mentite spoglie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio un appello: possiamo almeno chiarire quali siano gli obiettivi, l&#8217;orizzonte a cui si tende? Cosa si vuole? Dove si vorrebbe andare a parare? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La discriminante democratica per quanto mi riguarda è dirimente. Non sono disposto a rinunciare alla nostra faticosa e decadente democrazia, persino in un luogo dove non si è mai realizzata compiutamente come la Sardegna, se non per qualcosa di meglio. Non certo per un qualche grande repulisti caotico, auspicabile a parole, in astratto, ma secondo me molto poco piacevole quando ci sei dentro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vediamo di intenderci almeno sui punti fondamentali, altrimenti i nostri sono discorsi irresponsabili, ipocriti o come minimo mal fondati. Poi, se è il caso, si potrà procedere assieme, nel tentativo di cambiare in meglio il mondo.</p>
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		<title>Le parole della Sarda rivoluzione, il senso di Sa Die de sa Sardigna</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/04/26/le-parole-della-sarda-rivoluzione-il-senso-di-sa-die-de-sa-sardigna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Come ogni anno, la fine di aprile ci presenta un momento di necessaria riflessione, tra storia e politica. La vicinanza di ricorrenze diverse ma non alternative, come il 25 aprile (liberazione italiana dal nazifascismo), 27 aprile (morte di Nino Gramsci) e 28 aprile (Die de sa Sardigna), è potenzialmente feconda, ma troppo spesso usata per sminuire o mistificare queste date e i passaggi storici a cui si riferiscono. In Sardegna forse più che altrove.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei tratti salienti di queste giornate è l&#8217;applicazione di cornici interpretative e di parole d&#8217;ordine che di solito servono a edulcorarne il senso, se non proprio a mistificarlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul 25 aprile, in Italia, da più di un trentennio è in corso un processo di svuotamento e di malintesa pacificazione &#8220;nazionale&#8221; che toglie alla ricorrenza tutto il suo significato più profondo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ecumenismo di matrice conservatrice e nazionalista prevale ormai sulla componente inevitabilmente divisiva della celebrazione. Che rievoca la vittoria della democrazia, ivi comprese le sue componenti più radicali, di matrice socialista (in senso ampio), sul fascismo e il nazismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eliminare questa discriminante politica e valoriale profonda significa annullare la portata vitale del 25 aprile. Il che oggi suona ancora più minaccioso che trent&#8217;anni fa (e suonava minaccioso anche allora). L&#8217;onda nera che sta percorrendo il pianeta, e soprattutto le aree in cui nel secondo dopoguerra si è affermato lo stato di diritto, non è ancora rifluita. Tutt&#8217;altro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quanto alla Sardegna, al di là delle destre di ispirazione fascista (ce ne sono anche sull&#8217;isola, purtroppo), va detto che esiste ancora in certi ambienti politici di matrice indipendentista una certa freddezza sul 25 aprile. Considerata una festa &#8220;nazionale&#8221; dello stato oppressore, viene rifiutata in quanto malintesa espressione della subalternità sarda. Come se la sconfitta del nazifascismo non fosse una faccenda di significato universale, ovunque sia avvenuta, e come se alla Resistenza non avessero partecipato, sui suoi vari fronti, un discreto numero di persone sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non mancano poi le dispute su chi sia più legittimato a presentarsi come antifascista, tra le varie sigle e le varie inclinazioni specifiche. Pensiamo alla drammatica confusione sulla guerra in Ucraina o alle posizioni sui regimi nemici dell&#8217;Occidente (e dunque automaticamente &#8220;buoni&#8221;, per certuni). Senza dimenticare le tradizionali divisioni della sinistra, sia socialista, sia genericamente progressista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La data della morte di Nino Gramsci è la meno ricordata, in questi giorni. Del resto, Gramsci rappresenta sempre un osso duro da rosicchiare, sia per i suoi detrattori, sia per i suoi difensori di inclinazione togliattiana o addirittura rossobruna (ce ne sono, purtroppo). Non è una figura riconducibile a facili etichettature edulcoranti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma è sul 28 aprile che si addensano le nubi mistificatorie più cupe e insistenti. Come scritto e ripetuto più volte anche da queste parti, Sa Die è una ricorrenza estremamente problematica per tutte le componenti dell&#8217;establishment sardo, in ambito politico, in quello accademico e intellettuale, in quello socio-economico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Persino nell&#8217;indipendentismo esistono distinguo notevoli sulla ricorrenza, lamentando alcuni che non si sia trattato di una vicenda eminentemente indipendentista, altri che invece andrebbe considerata pienamente tale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo caso, hanno torto tutti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il periodo della rivoluzione sarda è uno snodo storico decisivo che ci chiama direttamente in causa, ma non si trattò di un movimento politico che rivendicava l&#8217;indipendenza statuale, dato che lo stato esisteva già ed era il Regno di Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La leadership del partito novatore, quello più radicale, aveva due scopi fondamentali: abolire il regime feudale e imporre ai Savoia un mutamento drastico della loro monarchia, da assoluta a costituzionale (scopo di tutte le rivoluzioni europee almeno fino al 1848). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il rovesciamento della monarchia a favore di una repubblica sarda era un esito contemplato come possibile e necessario alla luce dell&#8217;impossibilità di riformare lo stato, stante l&#8217;ottuso rifiuto della corte sabauda e della classe dirigente sarda che ne era complice a prendere in considerazione le proposte di riforma radicale emerse dalle vicende di quegli anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò però non significa che la rivoluzione sarda, benché sconfitta, non fosse una rivoluzione con tutti i crismi, né che si possa ridimensionarla a momento marginale, con tratti addirittura reazionari (come vuole certa storiografia odierna), senza alcun obiettivo politico di largo respiro e senza alcun coinvolgimento delle popolazioni isolane.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ebbe nemmeno a che fare &#8211; come pure molti asseriscono &#8211; con presunte pulsioni &#8220;autonomistiche&#8221;. *Autonomia* e *autonomismo* sono due delle parole che non si dovrebbero proprio usare a proposito della sarda rivoluzione e della sua rievocazione del 28 aprile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto meno è lecito associare la sarda rivoluzione, i suoi prodromi, le sue cause e i suoi sviluppi, al Risorgimento italiano, con cui davvero ha ben poco a che fare, sia per contesto, sia per motivazioni e obiettivi, sia per svolgimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Associarla alla rivoluzione napoletana del 1799 è ugualmente improprio, dato che nel caso sardo i moti popolari e gli scopi perseguiti dalla leadership rivoluzionaria discendevano da cause del tutto endogene e si basavano su forze interne (a parte la speranza &#8211; e ad un certo punto la richiesta esplicita, emersa dopo il 1796 &#8211; di un intervento della Francia). La brevissima parentesi della rivoluzione napoletana fu invece sostenuta, alimentata e garantita dalla presenza di truppe francesi e infine, dopo pochi mesi, sconfitta da un movimento popolare avverso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con tutto ciò, è comprensibile che rievocare quel periodo e riportarlo alla luce nella conoscenza diffusa della cittadinanza, farlo diventare un momento significativo della nostra storia relativamente recente, che ancora ci interroga, può essere fatto senza timori e senza nulla da perdere soprattutto dall&#8217;ambito politico-culturale indipendentista e sardista (in senso lato). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per la classe dirigente attuale è invece una minaccia, una messa in discussione di dinamiche sociali e politiche consolidate, per essa congeniali e vantaggiose, che però ci hanno portato al disastro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sminuire il periodo rivoluzionario sardo come insieme di vicende di piccolo conto, prive di significato politico, è sia un torto alla storia, sia una mancanza di rispetto per le migliaia di persone isolane che in quegli anni misero in gioco se stesse, disposte a pagare il prezzo più alto, pur di cercare di cambiare &#8220;lo stato delle cose presenti&#8221; in meglio. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E non in meglio per alcuni limitati ceti sociali o per l&#8217;élite che aveva assunto la leadership, bensì per l&#8217;intera isola, per la &#8220;Nazione sarda&#8221;, come veniva esplicitamente richiamata nei documenti e nei propositi del tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo, è indispensabile scrostare le narrazioni su quegli eventi dalla patina normalizzante e deformante di cui sono stati ricoperti e tornare alle fonti. I documenti non mancano. Anzi, sarebbe magari opportuno che l&#8217;ambiente storiografico sardo lasciasse perdere l&#8217;ossessiva e occhiuta vigilanza sul racconto pubblico della storia fatto da altri, fuori dal suo controllo, e si dedicasse con maggiore sollecitudine e acribia alla ricerca e allo studio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al momento, gli unici avanzamenti nella conoscenza delle vicende rievocate e riassunte dalla celebrazione del 28 aprile sono dovuti alla meritoria opera di studiosi e studiose fuori dai percorsi accademici. Penso in particolare a <a href="https://decodernews.substack.com/p/rivoluzionari-sardi-in-francia-personaggi" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Adriana Valenti Sabouret</a> e a <a href="https://www.fondazionesardinia.eu/a-sassari-in-nome-della-cancellazione-della-storia-di-piero-atzori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Piero Atzori</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, basterebbe leggere e comprendere bene, contestualizzandoli adeguatamente e cogliendone significati, rimandi e connotazioni, a due testi fondamentali di quegli anni decisivi: <em><a href="https://wikisource.org/wiki/Su_patriottu_sardu_a_sos_feudatarios" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Su patriotu sardu a sos feudatàrios</a></em> e <em><a href="https://www.andalanoa.it/index.php/uls-meilogu/753-l-achille-della-sarda-liberazione" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >L&#8217;Achille della sarda liberazione</a></em>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è noto, ma poco studiato e in realtà pochissimo conosciuto nel suo testo integrale. Le sue 47 sestine in ottonari, oltre a rappresentare una notevole opera poetica (di poesia civile, nello specifico), sono anche un vero catechismo politico rivolto al popolo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Raro esempio  &#8211; e molto scomodo, oggi &#8211; di un&#8217;élite intellettuale e politica disposta a mescolarsi con le istanze dei ceti svantaggiati, a fornire loro parole d&#8217;ordine, concetti chiave, obiettivi, leadership. Leadership anche nel senso dell&#8217;affrontare in prima persona e in prima linea i pericoli derivanti dall&#8217;impegno sul fronte rivoluzionario.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>L&#8217;Achille della sarda liberazione</em> nacque certamente nello stesso ambito intellettuale, probabilmente concepito dalle stesse persone che affidarono alla penna di Francesco Ignazio Mannu la messa in versi di quei temi. La sua prosa asciutta, la sua stesura per articoli e per punti, in italiano, ne fanno un&#8217;opera di respiro sovralocale. È il vero manifesto politico della sarda rivoluzione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sua connessione con <em>Su patriotu sardu</em> è evidente, solo che li si legga in modo sinottico, uno accanto all&#8217;altro. Le concomitanze tematiche sono fortissime e il modo stesso di esprimere i concetti è così consonante che non può essere revocata in dubbio la loro concezione unitaria. Non mi risulta, tuttavia, che questi aspetti siano mai stati esposti in questi termini in alcuno studio relativo ai due testi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Resta il fatto che si tratta di due documenti fondamentali, che sarebbe bello venissero conosciuti e studiati da tutta la cittadinanza sarda, a scuola, nei corsi universitari e nelle occasioni di Public History. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In essi, più che in ricostruzioni a posteriori e spesso tendenziose, è legittimo e anche tutto sommato facile trovare le parole più adatte a raccontare il periodo rivoluzionario sardo e a restituire un senso autentico, storicamente accurato e <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/06/05/il-conflitto-inevitabile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">politicamente fecondo</a> a Sa Die de sa Sardigna.</p>
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		<title>Panzane storiche reiterate e dove trovarle</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/04/14/panzane-storiche-reiterate-e-dove-trovarle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 21:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco Cesare Casula]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In alcuni ambienti della storiografia e dell&#8217;archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di narrazioni fantasiose e nostalgiche di un presunto passato glorioso. Si è addirittura coniato il termine &#8211; dispregiativo &#8211; &#8220;fantarcheosardismo&#8221; e sono facilmente reperibili in Rete le invettive contro una pretesa deriva identitaria di tali narrazioni. Pochissima attenzione si pone, invece,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="683" height="1024" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine.jpg" alt="" class="wp-image-6273" style="width:445px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine.jpg 683w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-320x480.jpg 320w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-640x960.jpg 640w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>In alcuni ambienti della storiografia e dell&#8217;archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di narrazioni fantasiose e nostalgiche di un presunto passato glorioso. Si è addirittura coniato il termine &#8211; dispregiativo &#8211; &#8220;fantarcheosardismo&#8221; e sono facilmente reperibili in Rete le invettive contro una pretesa deriva identitaria di tali narrazioni. Pochissima attenzione si pone, invece, rispetto alle forzature o alle vere falsità storiche diffuse da media e fonti a volte addirittura istituzionali, o comunque presuntamente autorevoli. Un interessante fenomeno anche questo.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da queste parti non è mai mancata la vigilanza sulle tesi storiche fantasiose e sulle vere e proprie mistificazioni relative al nostro passato, da qualsiasi parte provenissero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va però chiarito, una volta per tutte, che non tutte le narrazioni false o comunque fantasiose sulla storia sarda hanno lo stesso peso e la stessa portata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tesi e ricostruzioni fantasiose sul passato esistono a tutte le latitudini. Senza tornare necessariamente agli antichi miti, è un fenomeno del tutto contemporaneo quello del sensazionalismo storico-archeologico, specie in relazione ad antiche civiltà, ma non solo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A volte la fantastoria è fine a se stessa, a volte nasconde scopi commerciali, altre volte gli intenti sono più scopertamente &#8211; e anche più genericamente &#8211; politici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Intanto, bisogna partire dal presupposto che nessuna storiografia è del tutto neutrale. La disciplina storiografica contemporanea e le altre discipline connesse nascono in epoca romantica, sono coeve e per tanti versi consustanziali ai nazionalismi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si potrebbe fare l&#8217;esempio delle storiografie &#8220;nazionali&#8221; degli stati europei. O, con ancora maggiore evidenza, quello della archeologia e della storiografia israeliana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma in questi campi c&#8217;è stata un&#8217;evoluzione sia nei contenuti sia nei metodi, frutto soprattutto della riflessione interna alle discipline stesse e alla presa di coscienza sul peso politico che hanno gli studi sul passato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Italia si è fatta largo a fatica una certa postura critica verso gli elementi narrativi portanti della storiografia &#8220;nazionale&#8221; e tutto considerato la Grande narrazione storica egemonica e l&#8217;uso pubblico della storia risentono ancora in modo molto forte della costruzione artificiosa e pesantemente orientata dell&#8217;idea &#8220;nazionale&#8221; italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certe tematiche sono state a lungo &#8211; e in modo preoccupante sono tornate ad essere oggi &#8211; una sorta di tabù culturale. Come la vicenda colonialista dello stato italiano o lo stesso fascismo. Per non menzionare l&#8217;insistenza con cui si impone la falsità storica della continuità tra antichità romana e Italia contemporanea.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Italia ha fatto fatica ad essere accettata e metabolizzata la lezione della &#8220;scuola delle Annales&#8221; (Bloch, Febvre, Braudel, ecc.). La storiografia italiana ha pochissimo peso a livello internazionale. Paga lo scotto di troppi nodi irrisolti, a partire dalla stessa natura dello stato italiano, e dello scarso favore politico per la scienza e la ricerca.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna tutto questo ha avuto un riverbero doppiamente gravoso e per molti versi tossico. Sono temi già affrontati in questo spazio e nei miei libri, non mi ci dilungo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna l&#8217;ossessione della storiografia e dell&#8217;archeologia istituzionali (chiamiamole così) per le contro-narrazioni, sia quelle più smaccatamente fantasiose sia quelle anche solo critiche o che propongono un punto di vista di partenza diverso, ha un che di patologico. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non solo, mostra anche un orientamento culturale e politico abbastanza preciso: l&#8217;italo-centrismo e la lettura nazionalista italiana come orizzonte culturale necessario e non revocabile in dubbio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La domanda di conoscenza storica, così presente nell&#8217;isola, è dovuta al fatto che la popolazione sarda è deprivata di un accesso ordinario alla sua storia. La stragrande maggioranza delle persone sarde, comprese quelle che fanno parte del ceto medio istruito (o riflessivo), non sa pressoché nulla del nostro passato. A parte poche, vaghe nozioni, molto superficiali, spesso tendenziose o del tutto false.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La naturale curiosità di tante persone si sovrappone poi alla subalternità culturale e a una mitologia identitaria mortificante, così interiorizzate dalla popolazione da essere riprodotte meccanicamente, in modo irriflesso. Ne nasce un cortocircuito che genera oscillazioni violente tra depressione e megalomania.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A quest&#8217;ultima &#8211; che è pur sempre una reazione indotta da cause storiche profonde &#8211; si deve l&#8217;attenzione di un certo numero di persone sarde per le ricostruzioni enfatiche del nostro passato, specie lontano. Di cui per altro ci restano testimonianze materiali così visibili e grandiose da suscitare inevitabili interrogativi. Che i mezzi ordinari di conoscenza &#8211; dalla scuola, ai mass media principali, alla divulgazione &#8211; non soddisfano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E veniamo all&#8217;altra faccia della medaglia, che rappresenta un problema per certi versi più grande e decisivo. Riguarda la congerie di nozioni storiche sulla Sardegna e la cornice generale attraverso cui esse vengono veicolate che si possono trarre dalla manualistica scolastica e dai mass media.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come accennato più su, vere e proprie mistificazioni entrano senza alcun filtro nel bagaglio di conoscenze di base di tutta la cittadinanza scolarizzata e nel discorso pubblico, anche istituzionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli esempi potrebbero essere davvero tanti.  Mi limito qui a uno recente, riguardante l&#8217;emittente Unica radio, web radio dell&#8217;Università di Cagliari. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In <a href="https://www.unicaradio.it/blog/2026/03/28/sardegna-protagonista-la-verita-che-litalia-ignora/?amp=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un post</a> di poche settimane fa reperibile sul suo sito, si reitera la tesi, cara a Francesco Cesare Casula, più volte confutata anche da queste parti, secondo cui l&#8217;attuale stato italiano discenderebbe direttamente dal Regno di Sardegna, le cui origini poi sarebbero da ritrovare nella vittoria del Regno di Aragona contro i pisani di Castel di Castro di Calari, nel 1324.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una continuità pretesa, ma indimostrata, per giunta attribuibile alla circostanza storica di una dolorosa e epocale sconfitta dell&#8217;ultimo stato (medievale) sovrano autoctono: il regno giudicale di Arborea (1420).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il Regno di Sardegna a cui ci si riferisce è esistito, nella sua forma poi consolidatasi storicamente, dal 1421. Anche se non volessimo considerare la discontinuità rappresentata dal passaggio della corona sarda alla Casa Savoia (1720), *quel* Regno di Sardegna finì di diritto e anche di fatto (ma non di nome) nel 1848, con l&#8217;entrata in vigore della Perfetta fusione e la promulgazione dello Statuto &#8220;Albertino&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il nome del regno sia rimasto lo stesso fino al 1861 rileva poco o nulla, dal punto di vista storico, giuridico e politico. La continuità diretta con l&#8217;attuale Repubblica italiana è poi palesemente destituita di qualsiasi fondamento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che questa tesi strampalata e priva di qualsiasi consenso scientifico sia di tanto in tanto rispolverata o dal suo propugnatore (F.C. Casula), o dai suoi emuli e allievi, o, per distrazione, ignoranza, conformismo, da commentatori occasionali, sarebbe suscettibile di critica, ma tutto sommato rientrerebbe nella normalità di un dibattito pubblico a tratti surreale come quello sardo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che però un medium collegato all&#8217;università la rilanci, con pretesa di credibilità, suffragata da argomentazioni al limite dell&#8217;auto-caricatura, è ingiustificabile. Salvo credere che si tratti di uno scherzo o, come si usa dire oggi, di una trollata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se presa sul serio, rivela una dose mortifera non solo e non tanto di ignoranza e di provincialismo, ma prima di tutto di subalternità culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sarebbe bello che la storiografia sarda, specie i suoi custodi più intransigenti, assumendosi la responsabilità dovuta al proprio ruolo pubblico, si esprimessero una volta per tutte con chiarezza su questa come su altre false conoscenze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non succederà. L&#8217;unico nazionalismo (ipotetico) che fa loro paura è quello sardo. Quello italiano è pienamente interiorizzato e come tale veicolato automaticamente, come fosse l&#8217;unica cornice interpretativa valida (il fenomeno noto come &#8220;nazionalismo banale&#8221;). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È la questione sollevata, tra gli altri, dalla scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie nel suo pamphlet <em>Il pericolo di un&#8217;unica storia</em>. Oltre che rilavata e analizzata sotto vari profili dagli studi post-coloniali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così, ci ritroviamo esposti a panzane grossolane, a volte mortificanti, oltre che insensate come quella in questione, ma pienamente legittimate dalla forza dei mezzi che le diffondono e validate dalla mancata critica degli addetti ai lavori. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un bell&#8217;esempio di deontologia, di coscienza civica e di responsabilità democratica. Problema ben più grave, per implicazioni politiche e conseguenze, degli eccessi fantasiosi &#8211; identitari o meno &#8211; dei fantastorici e dei fantarcheologi sardi. </p>
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		<title>La dipendenza e l&#8217;inerzia politica che non possiamo più permetterci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 13:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;annuncio di una tregua tra USA e Iran non rimuove le preoccupazioni per una fase storica conflittuale, che sembra condannare gran parte dell&#8217;umanità all&#8217;incertezza e alla paura. Affrontarla in una posizione di subalternità e dipendenza peggiora le aspettative. Ed è proprio questa, la condizione della Sardegna. Dipendente e subalterna, sottodimensionata quanto a produzione, esposta alle...</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>L&#8217;annuncio di una tregua tra USA e Iran non rimuove le preoccupazioni per una fase storica conflittuale, che sembra condannare gran parte dell&#8217;umanità all&#8217;incertezza e alla paura. Affrontarla in una posizione di subalternità e dipendenza peggiora le aspettative.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ed è proprio questa, la condizione della Sardegna. Dipendente e subalterna, sottodimensionata quanto a produzione, esposta alle fluttuazioni di mercato e alla volontà dei grandi attori finanziari  e politici globali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La tregua stabilita dall&#8217;amministrazione Trump con la leadership iraniana, se da un lato sancisce la sconfitta degli USA in questa particolare circostanza, non rappresenta però una rassicurazione sufficiente su ciò che ci aspetta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che si tratti di una sconfitta USA non possono esserci dubbi. La quantità di condizioni poste dall&#8217;Iran che saranno accettate dalla controparte ne stabilirà la portata. Chiaramente, la propaganda trumpiana presenterà la faccenda in termini completamente diversi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, a Trump medesimo cosa può interessare di quello che pensano le opinioni pubbliche internazionali e persino quella del suo stesso paese? Il sospetto che dietro le sue altalenanti dichiarazioni e le sue incoerenti decisioni ci siano calcoli e sostanziosi interessi privati (soprattutto quanto a speculazioni spregiudicate sui mercati finanziari) non è così peregrino.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un aspetto dello scenario da non sottovalutare, ma chiaramente non è il solo. Anche una certa convenienza per la Russia putiniana non sembra del tutto estranea a certe scelte di Trump. Putin dopo tutto è un suo complice, un suo alter ego nient&#8217;affatto ostile. Ideologicamente si intendono bene e condividono l&#8217;avversione viscerale per l&#8217;Europa democratica, la sua società aperta, la sua laicità, la sua vocazione civile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;Europa rimane una delle vittime preferite dei vari regimi reazionari e autoritari che al momento cavalcano l&#8217;onda nera globale. Con tutti i suoi difetti (concentrati soprattutto nelle sue leadership), resta un fastidioso ostacolo nei disegni neo-imperiali e nelle ambizioni sfrenate degli attori finanziari. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le varie leadership si possono corrompere e/o ricattare, ma ormai il nucleo forte dell&#8217;Europa risiede nelle abitudini democratiche, nelle modalità di relazione e interrelazione acquisite dalle sue popolazioni, più che nelle sue procedure istituzionali e nell&#8217;architettura politica dell&#8217;UE.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo scenario, esistono differenze marcate tra territori e popoli. Certo, pur sempre dentro un quadro relativamente stabile e garantito, specie rispetto a larga parte della restante umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna fa parte dell&#8217;Europa più fragile e suscettibile di subire conseguenze drammatiche a seconda di quel che succede tutt&#8217;attorno. Priva di una classe dirigente quanto meno decente, vede addensarsi nubi nere al suo orizzonte, sia per le sue irrisolte carenze generali, ormai sclerotizzate (demografiche, socio-economiche, infrastrutturali, fiscali, culturali), sia per via della contingenza storica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prendiamo lo scossone al prezzo dei combustibili fossili e dei fertilizzanti causato dal conflitto in Iran. Un&#8217;evenienza che per altre aree europee è una minaccia per i consumi e alcuni aspetti dell&#8217;esistenza materiale della popolazione, per la Sardegna rischia di risultare disastrosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non solo infatti acquistiamo all&#8217;esterno una quota enorme dei beni che soddisfano il nostro fabbisogno alimentare, ma a questo va aggiunta la dipendenza da fertilizzanti e mangimi di importazione, così che la stessa produzione agro-alimentare interna viene messa a rischio. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso, inevitabilmente, vale per molti altri prodotti di largo consumo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è tanto la condizione insulare in sé a costituire un problema (come invece continuano a sostenere i nostri esponenti politici), bensì la sua gestione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna è un&#8217;isola grande, con vaste zone a vocazione agricola. Benché non particolarmente fertile in tutte le sue regioni interne, ce ne sarebbe abbastanza per sostenere una produzione agro-alimentare &#8211; e la relativa industria di trasformazione &#8211; molto maggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Possiede anche risorse non banali, ivi compresa la disponibilità di sole, vento, geotermia, infrastrutture idroelettriche che consentirebbero, con un approccio ben pianificato, non unicamente orientato al profitto privato, né agli interessi &#8220;nazionali&#8221; italiani, di avviare una vera e democratica transizione energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è tanto un discorso di autosufficienza &#8211; difficile da ottenere in ogni caso e non necessariamente auspicabile &#8211; ma prima di tutto di sicurezza. L&#8217;eventuale incremento delle esportazioni, oggi largamente condizionate dai prodotti di raffinazione petrolifera (vedi alla voce SARAS), sarebbe una conseguenza virtuosa in una situazione di relativa garanzia di sussistenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Siamo ben lontani da questa possibilità. La politica non sembra darsi troppo pensiero di tutto ciò. Le sole preoccupazioni espresse da esponenti del governo regionale, nella presente situazione, sono state quelle dell&#8217;assessore Cuccureddu, che ha visto nella penuria di carburanti e nelle difficoltà dei trasporti <a href="https://www.unionesarda.it/economia/guerra-razionamento-carburante-e-tagli-ai-voli-cuccureddu-rischio-catastrofe-per-il-turismo-duql6uuc" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >solo un problema per i turisti</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È comprensibile: per un martello, qualsiasi altra cosa è un chiodo. Il nostro personale politico, anche quando è relativamente più capace, ragiona sempre e solo in termini corporativi e settoriali. Quando non risponde direttamente a un qualche gruppo di interesse, a qualche loggia massonica e/o a qualche mandante esterno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi c&#8217;è il problema generale dell&#8217;ignoranza profonda e dell&#8217;incapacità di concepirsi come collettività umana portatrice di necessità e di aspettative proprie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c&#8217;è problema strutturale in Sardegna che non venga affrontato a testa in giù. Anziché partire dai bisogni concreti, dagli interessi generali, dai diritti di cittadinanza (astrattamente garantiti), il primo pensiero è sempre: se faccio questo, cosa ci guadagno (o cosa ci guadagna il gruppo o il soggetto a cui rispondo dele mie scelte)?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La soggezione allo stato italiano e a chi lo governa/controlla è una delle cause profonde di questa situazione, e a sua volta produce l&#8217;effetto politico della mediocrità e dell&#8217;inadeguatezza della nostra classe dirigente. Un circolo vizioso che, nella fase storica presente, comporta rischi molto più gravi rispetto alla norma, pure al limite del disastroso, degli scorsi settant&#8217;anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così, eccoci qui a consultare bollettini di guerra e notiziari più o meno attendibili per provare a orientarci sul futuro prossimo e meno prossimo, quasi mai capaci di valutare davvero gli eventi e le loro conseguenze, ma disinvolti nel commentarli a stretto giro (vale anche per me, sia chiaro).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ansia indotta dall&#8217;infodemia imperante non è un effetto casuale e non voluto, ma fa parte del gioco manipolatorio a cui si sta riducendo la sfera pubblica anche nei paesi democratici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I mercati finanziari reagiscono agli annunci dei leader internazionali in modo compulsivo, spesso a traino delle manovre speculative più spregiudicate attuate dalle combriccole ben informate. Lo stesso avviene più in piccolo, ma non meno attivamente, per i consumi quotidiani delle masse. Fino al prossimo annuncio, magari di segno contrario.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E nessuno, in Sardegna, soprattutto nei suoi gruppi dirigenti, che accenni anche solo a un qualche straccio di prospettiva strategica per sottrarci alle peggiori conseguenze di questa epoca conflittuale. La peggiore classe dirigente sarda dalla Perfetta Fusione, nel peggiore dei momenti storici dal 1943. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;unico motivo di vaga speranza è che tutto sommato l&#8217;isola di momenti bui ne ha conosciuto diversi, nei millenni di permanenza umana sul suo suolo. Anzi, spesso, dalle crisi apparentemente peggiori ne siamo usciti con soluzioni efficaci, soprattutto quando siamo stati lasciati in pace (alla faccia della &#8220;Sardegna abbandonata a se stessa!).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vero è che ci troviamo in una condizione inedita non solo per la Sardegna ma per l&#8217;intera umanità, con guai assortiti (climatici, ecologici, demografici) di dimensioni planetarie, che i meccanismi socio-economici in funzione, le attuali strutture politiche e i modelli di leadership dominanti sono evidentemente inadeguati a fronteggiare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A maggior ragione dovremmo rivedere categorie analitiche, cornici interpretative, prospettive ideali, posture pragmatiche. A partire dalla situazione locale, che, nel nostro caso, ha la peculiarità di essere alquanto &#8220;situata&#8221;, geograficamente peculiare. Tanto più esposta agli scossoni storici, quanto meno abbiamo consapevolezza della nostra posizione nel mondo e della nostra condizione reale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/04/08/la-dipendenza-e-linerzia-politica-che-non-possiamo-piu-permetterci/">La dipendenza e l&#8217;inerzia politica che non possiamo più permetterci</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Il collasso dell&#8217;autonomia sarda nella crisi della civiltà europea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 11:36:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Difficile occuparsi di cronaca locale quando il mondo umano procede nella sua folle corsa sanguinaria. Eppure è forte l&#8217;impressione che ci sia un qualche collegamento tra la parabola discendente della politica coloniale sarda e la crisi di transizione storica che sta attraversando la civiltà europea nel suo complesso. È uno di quei momenti temuti da...</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><em>Difficile occuparsi di cronaca locale quando il mondo umano procede nella sua folle corsa sanguinaria. Eppure è forte l&#8217;impressione che ci sia un qualche collegamento tra la parabola discendente della politica coloniale sarda e la crisi di transizione storica che sta attraversando la civiltà europea nel suo complesso.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È uno di quei momenti temuti da Nino Gramsci, quando il vecchio ordine ormai si sta disfacendo, ma non ne è ancora emerso uno nuovo, e in questa incertezza imperversano i mostri.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel nostro piccolo spicchio di mondo (se commisurato al pianeta), la Sardegna, continuiamo ad assistere a eventi che sanno sempre più di surreale, senza che questo basti a scuotere una porzione sufficientemente consistente della nostra collettività umana dal suo torpore. O almeno questa è l&#8217;apparenza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ieri, 28 febbraio, non era solo il <a href="https://www.teleregionelive.it/2026/02/23/sassari-ricorda-lingresso-di-angioy-celebrazioni-per-i-230-anni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >duecentotrentesimo anniversario dell&#8217;entrata trionfale di Giovanni Maria Angioy a Sassari</a> (28 febbraio 1796), ma anche la data scelta dalla presidente Todde per chiamare l&#8217;opinione pubblica sarda a mobilitarsi contro l&#8217;ennesima imposizione da parte dello stato centrale, quella delle supercarceri destinate ai detenuti in regime di art. 41bis.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La coincidenza è notevole, ma credo non voluta (dubito che Alessandra Todde, come i suoi colleghi, abbia anche solo una vaga idea della storia sarda). La distanza tra i due eventi &#8211; quello del 1796 e quello del 2026 &#8211; non potrebbe essere maggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ho scritto &#8220;l&#8217;ennesima imposizione&#8221;, perché anche solo le cronache di questi ultimi mesi (e non parliamo di anni o decine di anni) allineano una serie di decisioni perlopiù ostili all&#8217;isola calate da oltre Tirreno, senza che per altro la politica sarda istituzionale abbia mai avuto qualcosa da ridire. Salvo costernarsi, indignarsi e impegnarsi, per poi gettare la spugna senza gran dignità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il personale di partito che occupa i ruoli chiave in Regione e nei Comuni, così come negli enti pubblici e para-pubblici, risponde a indicazioni che arrivano dai vertici dei propri raggruppamenti di riferimento. Ha un ruolo di intermediazione e di mantenimento dello stato corrente delle cose, con la possibilità di garantirsi un reddito molto al di sopra della media sarda e occasioni di carriera altrimenti irraggiungibili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non solo non risponde al popolo sardo delle proprie azioni, ma è anche mediocre quanto a qualità intellettuale e umana, nonché per quanto riguarda preparazione e coscienza civica. Dominano arrivismo e cinismo, di pari passo con l&#8217;<a href="https://sardegnamondo.eu/2025/12/15/ignoranza-collettiva-e-impotenza-appresa-come-andare-fiduciosi-incontro-al-disastro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ignoranza</a> e una generalizzata avversione, più o meno esplicita, più o meno cosciente, per qualsiasi cosa sappia troppo di Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al pari della stragrande maggioranza del ceto medio istruito, la politica sarda soffre di un provincialismo subalterno che la spinge ad assumere come unico legittimo, e comunque come unico valido e vero, lo sguardo esterno, la mentalità della classe dominante italiana, a cui tende come modello e come status.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, così come per altri versi, è obiettivamente vero che conta pochissimo lo schieramento elettorale di appartenenza: destra, vecchia scuola democristiana, progressismo borghese, sinistra &#8220;di lotta e di governo&#8221;. Sono tutte posizioni politiche che non hanno nulla di realmente ideale, non hanno un vero orizzonte di valori a cui rifarsi, se non in termini retorici, non hanno alcuna strategia, nemmeno di breve periodo, ma vivacchiano di tatticismi elettorali, di ricatti e complicità opache, di compiacenza verso gruppi di potere e interesse esterni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In una situazione del genere, per altro ormai incancrenita da decenni di dipendenza e subalternità, non può stupire il penoso esito della mobilitazione chiamata da Alessandra Todde. *Oggettivamente* penoso, al di là dei proclami e della compiacenza di molta parte dell&#8217;informazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poche centinaia di persone in una Piazza pure significativa di Cagliari, che è stata anche scenario di ben altri moti popolari.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Senza ancora conoscere il risultato effettivo della mobilitazione, Lisa Ferreli di &#8220;Sardegna che cambia&#8221;, scriveva giorni fa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Ci sono alcune domande che in tempo di criminalizzazione del dissenso potrebbero sorgere leggendo la chiamata alla mobilitazione contro la realizzazione di tre carceri dedicate al 41bis in Sardegna, lanciata dalla presidente Todde. La prima è: che cosa succede quando l’invito alla protesta arriva dall’alto? Ma anche: quando è il potere a convocare la piazza, quest’ultima è ancora spazio di conflitto o diventa strumento di legittimazione? E soprattutto: se la chiamata al dissenso manifesto arriva dal potere &#8211; la più alta carica politica isolana &#8211; idranti e manganelli ci saranno?</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Domande legittime e anzi doverose, che nessuno, nei partiti che sostengono la giunta Todde, pare essersi fatto. Lisa Ferreli prosegue così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La questione è politica, e riguarda invece il ruolo delle istituzioni. Una presidente eletta, investita di un mandato democratico, dotata di strumenti legislativi e amministrativi, non è un soggetto privo di potere. Non è un movimento. Non è un comitato. Non è una realtà marginale che ha bisogno della piazza per esistere. È istituzione.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La risposta a questi interrogativi è che Todde, in un momento di estrema debolezza politica e di crisi interna al suo stesso schieramento, ha provato a chiamare a raccolta abbastanza consenso da ri-legittimarsi sia presso l&#8217;opinione pubblica sia presso i suoi sodali istituzionali. Fallendo miseramente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il disprezzo mostrato da lei e dallo schieramento che la sostiene verso le mobilitazioni popolari vere &#8211; quelle in tema di energia, di sanità, di occupazione militare, ecc. &#8211; non ha certo alimentato un riavvicinamento delle masse alla politica di Palazzo. L&#8217;atavica diffidenza della popolazione sarda verso il potere non ha certo trovato motivi di ricredersi nel corso di questa legislatura regionale, così come non ne ha mai trovato prima.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chissà se questo episodio avrà qualche effetto. Sui rapporti interni alla politica istituzionale potrebbe segnare un ulteriore indebolimento della posizione di Todde, ma ciò avrà conseguenze solo nel gioco di spartizione e nella lotta per l&#8217;egemonia dentro la coalizione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dal canto suo, la destra coloniale sarda canta ottusamente vittoria, come se il fallimento della manifestazione indicasse un sostegno popolare alle sue posizioni. Il che è semplicemente ridicolo. L&#8217;insuccesso di Todde non è certo un segnale di diffuso sostegno alle sue (della destra) posizioni pilatesche e opportuniste, così come non può essere preso per una generale e convinta adesione alle politiche del governo Meloni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di fatto, la finzione dell&#8217;autonomia sarda si basa unicamente sulla forza di interposizione che il blocco storico dominante riesce ad esercitare grazie alla combinazione tra protezioni esterne, una legge elettorale anti-democratica e le sue residue capacità di ricatto clientelare. Non è una posizione di forza inattaccabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma questa debolezza non basta a sancire l&#8217;inevitabilità di un cambiamento radicale. Come nel caso degli attacchi militari USA e israeliani in Iran (emuli di altre avventure belliche più o meno recenti, dal Vietnam in poi, sempre finite in fallimenti clamorosi), non basta la crisi di un regime o di un ordine di cose consolidato per garantire il successo di un&#8217;alternativa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prima di tutto perché un&#8217;alternativa deve esserci e deve essere in grado di manifestarsi e di gestire il passaggio storico. Poi perché comunque anche le rivoluzioni riuscite si sono sempre dovute scontrare con la distanza tra obiettivi dichiarati e necessità concrete, tra ideologia e cruda realtà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel caso dell&#8217;Iran, anche se crollasse del tutto il regime teocratico (e a me non dispiacerebbe, anche se non sono iraniano e non ho nemmeno il diritto di stabilire io cosa sia meglio o peggio per quel grande paese), non è detto che ci sia una soluzione pronta, un ceto dirigente nuovo, preparato per assumersi la responsabilità di governare questo frangente drammatico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Facendo le debite distinzioni, anche in Sardegna, benché sia auspicabile un mutamento drastico e la sparizione in blocco dell&#8217;oligarchia coloniale che ci sta portando al disastro epocale, al momento non si intravvede una possibile compagine sociale e politica in grado di sostituirla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è detto che non ci sia del tutto, né che non emerga dalle circostanze, come a volte capita. Ma perché succeda devono esserci almeno le premesse e soprattutto deve esistere un buon numero di persone che abbiano coscienza della situazione, dei rapporti di forza, della consistenza dei problemi concreti, delle possibili soluzioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Soprattutto, deve verificarsi un fenomeno che manca nell&#8217;isola da generazioni e che si è verificato poche volte &#8211; solo due, direi &#8211; da più di due secoli a questa parte.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Deve cioè ri-saldarsi la scissione interna alla nostra collettività storica tra strati della popolazione di solito non comunicanti, deve crearsi un reciproco riconoscimento tra ceto medio istruito e ceti popolari, tra città e centri minori, tra la politica e la realtà concreta del nostro territorio, tra varie categorie di lavoratori e lavoratrici, tra gioventù e fasce sociali adulte e anziane.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il rapporto tra politica e comunità sarda è da troppo tempo una sorta di attrito stridente, appena lubrificato da pratiche corruttive e clientelari, sufficienti a non farlo grippare malamente. Questa modalità deve essere abbandonata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I cosiddetti ceti produttivi e le loro rappresentanze di categoria &#8211; sindacati, associazioni datoriali, ecc. &#8211; devono finalmente piantarla di farsi dettare l&#8217;agenda dai capi bastone locali e dai boss clientelari, devono chiudere il rubinetto del consenso e dei finanziamenti lobbistici, devono abbandonare il corporativismo e la miopia avida e meschina che troppo spesso ne determina le scelte. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su un altro piano, i ceti intellettuali, in senso ampio, dal funzionariato pubblico, al mondo della scuola e dell&#8217;università, dovrebbero finalmente calarsi nella realtà concreta del loro contesto di appartenenza, ritrovare la connessione con la storia e la geografia (vere, non immaginarie) dei loro luoghi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se ciò succedesse e se le mobilitazioni popolari di questi anni si traducessero in una base sociale di sostegno di massa a un progetto politico alternativo, forse riusciremmo a uscire dall&#8217;impasse deleterio in cui ci troviamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un forse bello grande, ma non si tratta di un <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/periodo-ipotetico_%28La-grammatica-italiana%29/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >periodo ipotetico dell&#8217;irrealtà</a> e neanche di un auspicio retorico. Credo sinceramente che ci sia la possibilità concreta che, magari per circostanze non prevedibili, persino dettate da accadimenti esterni, una simile svolta storica si verifichi. Tutta in una volta o per gradi ravvicinati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma già scriverlo qui, così, temo serva a poco. Sicuramente non basta. Ne sono perfettamente cosciente. Facciamo che è un pro memoria, un appunto attaccato in bacheca, più che un precedente di comodo per poter poi dichiarare: io l&#8217;avevo detto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quello che serve è costruire relazioni concrete, recuperare la confidenza nell&#8217;azione collettiva, incrementare l&#8217;alleanza dei corpi, riappropriarci dei luoghi e delle parole, non aver più paura di essere quel che siamo, abbandonare per sempre la vergogna di sé che così tante energie positive ha frustrato nel corso del tempo. Dopo di che, vedremo cosa saremo in grado di fare.</p>
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		<title>Cambiare cornici, sfuggire alla propaganda, salvare il salvabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 13:45:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli ultimi anni hanno visto un&#8217;accelerazione delle modalità di manipolazione delle opinioni pubbliche e un salto di qualità nell&#8217;invadenza della propaganda in tutti i mezzi di comunicazione. Non un fenomeno nuovo in sé, ma nuovo nelle dimensioni e nella pervasività, finendo per creare paradossi dai tratti surreali e fare vittime inaspettate. Riconoscere che un mio...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/02/26/cambiare-cornici-sfuggire-alla-propaganda-salvare-il-salvabile/">Cambiare cornici, sfuggire alla propaganda, salvare il salvabile</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Gli ultimi anni hanno visto un&#8217;accelerazione delle modalità di manipolazione delle opinioni pubbliche e un salto di qualità nell&#8217;invadenza della propaganda in tutti i mezzi di comunicazione. Non un fenomeno nuovo in sé, ma nuovo nelle dimensioni e nella pervasività, finendo per creare paradossi dai tratti surreali e fare vittime inaspettate.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riconoscere che un mio interlocutore o una mia interlocutrice usino, parlando con me, frasi fatte, argomenti stereotipati e slogan di chiara origine propagandistica, mi crea molto disagio. Se la persona in questione ha, per quanto ne sappia io, i mezzi per rendersi conto della cosa, al disagio si somma la frustrazione e in certi casi la rabbia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non voglio dire che io ne so di più di chiunque e che sono in grado di riconoscere le informazioni false o parziali o tendenziose più di altri. Mi sforzo però di non farmi condizionare dalla propaganda, di qualsiasi parte, e cerco di esercitare una costante critica delle fonti, alla luce degli strumenti che decenni di studio, di riflessione e anche di attivismo intellettuale e politico mi hanno fornito.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non che questo mi esima da pregiudizi, bias di conferma e altri errori del genere. Siamo tutti fallaci, dopo tutto. Non vuol dire neanche che io rinunci a prendere posizione. Spero però di rendermi conto degli errori e soprattutto mi auguro di sfuggire il più possibile ai tentativi di farmi interiorizzare verità preconfezionate da altri per scopi opachi, o magari addirittura opposti a ciò che la mia sensibilità politica e la mia coscienza mi suggeriscono come giusto e prima di tutto come vero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo pippone auto-riferito è una premessa che sento come necessaria prima di affrontare il tema di questo post. Perché è un tema che mi interroga e mi angoscia da tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Leggendo il pur pregevole <a href="https://fabiosabatini.substack.com/p/la-fabbrica-del-caos" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >articolo di Fabio Sabatini <em>La fabbrica del caos</em></a>, in combinazione con il <a href="https://fabiosabatini.substack.com/p/la-guerra-invisibile" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >precedente pezzo dello stesso Sabatini <em>La guerra invisibile</em></a>, benché convenga sul merito di quanto vi ho letto (e d&#8217;altra parte sono dati abbastanza oggettivi), non ho potuto fare a meno di notare la mancanza di un&#8217;avvertenza, secondo me indispensabile: questa è solo una parte della storia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ho alcun dubbio sulla natura e la portata della &#8220;guerra ibrida&#8221; o &#8220;invisibile&#8221; che soprattutto la Federazione russa e in parte la Cina stanno attuando contro l&#8217;Europa (*soprattutto* contro l&#8217;Europa). Tuttavia mi pare che al discorso manchi l&#8217;analisi sul ruolo rilevante che le piattaforme informatiche statunitensi (col loro corollario di intrattenimento) hanno nelle nostre esistenze, insieme agli altri strumenti più o meno noti, più ordinari, da sempre utilizzati dalle amministrazioni USA per tenere al guinzaglio i paesi &#8220;alleati&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Manca anche &#8211; e a mio avviso è il problema più interessante &#8211; un accenno di risposta al quesito: perché la propaganda russa, o cinese, o comunque di destra e di estrema destra (perché lì andiamo a parare), ha così tanto successo? E persino in gruppi sociali che si identificano come di sinistra, quasi sempre &#8220;radicale&#8221;?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In proposito mi torna sempre in mente la famosa sentenza di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gilbert_Keith_Chesterton" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Gilbert K. Chesterton</a>: &#8220;Da quando gli uomini non credono più in Dio, non è che non credano in nulla: credono a tutto<em>&#8220;</em>. In Dio e, aggiungerei, in Marx o in qualsiasi altro succedaneo dogmatico ci siamo scelti nel contesto culturale europeo dalla rivoluzione francese in poi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sentenza di Chesterton fa il paio con la battuta di Eugene Ionesco (attribuita a Woody Allen): &#8220;Dio è morto, Marx è morto e anch&#8217;io non mi sento molto bene&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Citazioni singolari, devo ammettere, per quanto mi riguarda: una ripresa da un autore cattolico e una da un autore diciamo &#8220;anarchico di destra&#8221; (come Ionesco è stato a volte catalogato). Ossia, non proprio le mie collocazioni ideali di riferimento. Ma tant&#8217;è.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, si parla da qualche anno di &#8220;post-verità&#8221;. Corpose invettive contro &#8220;l&#8217;analfabetismo funzionale&#8221;, con tanto di referenze a sostegno, perlopiù apocrife o comunque nient&#8217;affatto decisive, hanno riempito pagine di quotidiani e settimanali, nonché post su siti serissimi (o forse solo seriosi). Insieme agli anatemi contro il volgo ignorante e credulone e alle reprimende contro le masse che infesterebbero con la loro protervia da incolti tutti i social media.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qualche anno fa spopolava il film <em>Idiocracy</em>, che prefigurava uno scenario distopico in cui il mondo, a partire dagli USA, andava a rotoli perché prendevano il potere gli imbecilli, avvantaggiati dal fatto di riprodursi di più delle persone colte e intelligenti. Molto consolatorio e fin troppo indulgente per il ceto medio riflessivo, ma davvero poco utile alla comprensione della realtà e ancor meno ad affrontare la deriva in corso. E infatti&#8230;</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La questione è un po&#8217; più complessa di così. Lo abbiamo visto bene con la pandemia di covid-19, soprattutto in Italia, uno dei paesi più arretrati e ignoranti (soprattutto nei suoi ceti dirigenti) del Vecchio continente. E lo vediamo ancora riguardo alla guerra in Ucraina.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi stupisco e mi interrogo per la facilità con cui la propaganda di destra, ma potremmo dire serenamente fascista (sia pure a volte camuffata, dissimulata, surrettizia), dilaga e viene interiorizzata da strati diversi delle nostre società democratiche. Comprese fasce sociali che non apparterrebbero, secondo le narrazioni in voga, alla plebe incolta ed esposta alle manipolazioni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Molta propaganda di destra, nelle sue varie declinazioni (tradizionalista, anti-femminista, anti-LGBTQ+, socialmente conservatrice, razzista, ecc.), si avvantaggia nel suo presentarsi come anti-sistema (che vuol dire poco) e in certi casi come anti-atlantista (nella declinazione dei vari <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Gel%27evi%C4%8D_Dugin" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Dugin</a> e compagnia) per conquistare terreno nelle fasce di opinione pubblica ancorate a una visione radicale ereditata dagli anni Settanta del secolo scorso (con varie articolazioni, non sempre reciprocamente conciliabili).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da qui, il diffuso fenomeno del rossobrunismo, spesso non volontario, direi preterintenzionale, a volte sinceramente inconsapevole. Su cui lucrano alcuni gruppi che si occupano di organizzare il consenso attorno a certe tematiche apparentemente alternative alla narrazione dominante, ma sempre un po&#8217; opache quanto a orientamenti di fondo, obiettivi, valori di riferimento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Penso a spazi tipo l&#8217;Antidiplomatico o la stessa Ottolina tv e persino siti dichiaratamente di sinistra marxista come Contropiano. Sono solo pochi esempi di un ecosistema mediatico che ha molta presa sull&#8217;opinione pubblica di sinistra cosiddetta radicale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto che questi spazi veicolino sistematicamente e senza filtri contenuti che spesso risultano prodotti direttamente dalla macchina di propaganda del Cremlino o da opinion maker vicini all&#8217;amministrazione Trump, utilizzando cornici retoriche oggettivamente reazionarie, non sembra scalfire le granitiche certezze della maggior parte delle persone che, in buona fede, accolgono e rilanciano tali contenuti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma è un problema che si era manifestato già anni fa, per esempio sulla questione siriana, laddove una parte della sinistra italiana e sarda appariva schierata apertamente o implicitamente col regime di Assad, solo perché individuato come baluardo contro l&#8217;imperialismo statunitense (o NATO, come si diceva e si dice anche oggi, facendo e creando un po&#8217; di confusione). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da queste porzioni della sinistra, a suo tempo emersero posizioni ostili alla rivoluzione confederalista democratica del Rojava, atteggiamento riemerso anche di recente (al di là delle criticità interne a quel modello, pure così originale e interessante). E come è successo, sempre da poco, per le grandi manifestazioni di protesta in Iran, etichettate, più o meno esplicitamente, come esito di subdole manovre USA.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da poco Luigi Manconi ha stigmatizzato questi fenomeni parlando di una certa propensione della sinistra (senza precisare *quale* sinistra) per le dittature (purtroppo il pezzo è su Repubblica, a pagamento). Manconi ha ricevuto varie risposte, non sempre pertinenti (<a href="https://www.strisciarossa.it/caro-manconi-ma-quale-sinistra-ama-i-dittatori-e-odia-la-democrazia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >questa</a> è una, ad esempio). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non so se le cose stiano proprio come sostiene Manconi. La sua mi sembra una semplificazione. Però l&#8217;effetto pratico nel dibattito pubblico alla fine è quello da lui segnalato. E nel caso della guerra in Ucraina il problema si presenta in modo particolarmente acuto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A sinistra, in Italia e anche in Sardegna, persino nell&#8217;ambito indipendentista (che purtroppo su certe cose è mooolto italiano), si è rinunciato a procurarsi <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/03/28/uno-sguardo-proprio-sul-mondo-la-sardegna-e-la-politica-internazionale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una propria visuale</a> sulle cose internazionali, a maturare una critica dell&#8217;esistente non basata su posizionamenti &#8220;identitari&#8221; e slogan preconfezionati. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Manca un&#8217;analisi spassionata degli eventi e delle loro cause e implicazioni, un&#8217;analisi onestamente materialista e possibilmente democratica, con una base intransigente di studio e di vaglio delle fonti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se qualche persona di ambito progressista o dichiaratamente di sinistra, magari dotata di conoscenze e competenze consolidate, ci prova, viene liquidata come traditrice e come &#8220;atlantista&#8221;, termine evidentemente contrapposto a&#8230; europeista? No, perché anche l&#8217;europeismo è un bersaglio di questa congerie di posizioni contraddittorie. Tanto meno perspicuo in tempi di oggettiva alleanza ideologica e tattica tra l&#8217;amministrazione Trump e il regime di Putin.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, ancora oggi, a quattro anni dall&#8217;invasione russa su larga scala dell&#8217;Ucraina, si sentono e si leggono commenti del tipo: l&#8217;Ucraina non esiste se non come provincia della Russia; in Ucraina c&#8217;è un governo nazista; Zelensky sta uccidendo il suo popolo per sete di potere; l&#8217;Ucraina fa una &#8220;guerra per procura&#8221; contro la Russia; la Russia aveva il diritto di difendersi; va protetta l&#8217;autodeterminazione del Donbas; l&#8217;Ucraina di Zelensky ha perseguitato i russofoni (=russofili?) del Donbas; ecc. ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Affermazioni se va bene parziali, spesso quasi del tutto prive di riscontro fattuale, in molti casi palesemente false.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sostanzialmente, si prendono pari pari le argomentazioni del regime di Putin e le si rilancia sic et simpliciter, a volte con le stesse identiche formule. A dispetto di qualsiasi resoconto obiettivo, della storia stessa di quei luoghi, di fatti pure accertati e conclamati (a volersi abbeverare a fonti serie).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Naturalmente, non cedere alla propaganda russa (la stessa su cui si basa Trump e che viene rilanciata dalle destre estreme europee), non significa eludere le questioni aperte relative alle scelte dell&#8217;amministrazione Zelensky e alla dialettica interna alla collettività ucraina.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma negare la <a href="https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/gli-ucraini-ci-ricordano-ogni-giorno-cose-la-resistenza_104974" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >dignità di una popolazione</a> che, sotto i bombardamenti, in un inverno gelido, privata di beni e servizi essenziali, con una cospicua fetta di gioventù al fronte, non si arrende e non demorde, mi pare un vero peccato di disonestà intellettuale e politica. Che non mi meraviglia quando proviene dall&#8217;area fascista e para-fascista, ma mi riempie di costernazione quando viene da sinistra e dall&#8217;ambito indipendentista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qui non so quanto sia valida, e fino a dove, l&#8217;analisi summenzionata di Fabio Sabatini, così come altre analoghe. Occorrerebbe una riflessione di tipo diverso. Prima di tutto forse occorrerebbe abbandonare cornici interpretative consolidate, ma datate, e rassegnarsi ad accettare che viviamo in un&#8217;epoca di dura transizione storica, in cui i paradigmi del passato, anche recente, non valgono più.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E andrebbero prese in maggiore considerazione le notizie che emergono dalla pubblicazione degli &#8220;Epstein files&#8221;, con la loro brutale crudezza circa <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/02/internazionale-epstein-files-qanon-1/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >l&#8217;ideologia, gli obiettivi e le pratiche</a> dei ceti ricchi occidentali (e non solo) e la loro propensione dichiarata per le destre reazionarie, razziste e anti-popolari (ma magari populiste). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto questo, non per rinunciare a una visione di cambiamento dello stato delle cose. Caso mai il contrario: per attivare collettivamente un cambiamento che sia emancipativo, liberante e solidale. Alla massima distanza dalla fascinazione del <em>cupio dissolvi</em>, dagli auspici di caos purificatore (che vada tutto in malora, così la NATO impara!), così come dai posizionamenti &#8220;interessati&#8221; del liberalismo europeo affarista e filo-bellico (quanto a giro di denaro) e ovviamente dalla marea nera, reazionaria e oscurantista oggi dilagante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/02/26/cambiare-cornici-sfuggire-alla-propaganda-salvare-il-salvabile/">Cambiare cornici, sfuggire alla propaganda, salvare il salvabile</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>La rimozione del problema e la stupidità appresa</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/02/16/la-rimozione-del-problema-e-la-stupidita-appresa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 12:13:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della visita a Nuoro del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella si è aperto uno strano dibattito, prevalentemente sui social media, che tuttavia si è arenato su aspetti secondari o di superficie e ha sostanzialmente eluso il nucleo problematico emerso da questa circostanza. Mattarella era a Nuoro per l&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno deleddiano (l&#8217;ennesimo), per...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/02/16/la-rimozione-del-problema-e-la-stupidita-appresa/">La rimozione del problema e la stupidità appresa</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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<h3 class="wp-block-heading">In occasione della visita a Nuoro del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella si è aperto uno strano dibattito, prevalentemente sui social media, che tuttavia si è arenato su aspetti secondari o di superficie e ha sostanzialmente eluso il nucleo problematico emerso da questa circostanza.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mattarella era a Nuoro per l&#8217;inaugurazione dell&#8217;anno deleddiano (l&#8217;ennesimo), per via del centenario del Nobel conferito a Grazia Deledda nel 1927, ma per il 1926 (quindi gli anni deleddiani saranno due: teniamoci forte).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poteva essere una buona occasione per mettere il sommo rappresentante dello Stato italiano davanti alle magagne e alle contraddizioni del rapporto asimmetrico tra Italia e Sardegna, a partire da questioni molto concrete, tipo l&#8217;aggressione coloniale in ambito energetico, il punitivo dimensionamento scolastico (con annessa esclusione dai fondi PNRR), la faccenda dei detenuti in regime di art. 41bis trasferiti in massa nell&#8217;isola e le altre questioni aperte da decenni (asservimento militare, questione linguistica, vertenza entrate, ecc. ecc.).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, andava fatto in termini efficaci e con consapevolezza dei problemi, del momento, dei ruoli, del contesto. Sarebbe stato bello, in tale occasione, disporre di una classe dirigente e di un ambito intellettuale all&#8217;altezza della situazione. Ma non ne disponiamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Forse Nuoro era la sede meno adatta per trasformare l&#8217;evento in una manifestazione di dignità e di rivendicazione politica ad ampio spettro. Nuoro, per i suoi gruppi dirigenti e per la stragrande maggioranza del suo ceto medio istruito, è una città italiana di provincia con speciali meriti culturali, di cui anela il riconoscimento oltre Tirreno. La Sardegna non esiste, nell&#8217;orizzonte del nuorese istruito medio, e per il suo ceto politico esiste giusto Cagliari, in quanto sede di potere, potenziale trampolino verso la vera meta agognata: Roma.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;accoglienza offerta a Mattarella, così disperatamente subalterna e servile da essere quasi caricaturale, non può essere una sorpresa. Chi si è soffermato su aspetti contingenti e tutto sommato innocui ha preso un abbaglio o ha volutamente spostato il focus dal nucleo problematico della faccenda. Che invece ha analizzato bene <a href="https://www.sindipendente.com/2026/02/15/corpi-sardi-potere-italiano-decodificare-unmmagine/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Federica Marrocu su S&#8217;Indipendente</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto quello che poteva essere sbagliato è stato sbagliato. Dalla mancata ostensione della bandiere ufficiale della Sardegna (con la scusa del protocollo, che però è stato tranquillamente superato in altre circostanze), all&#8217;intonazione della canzone d&#8217;amore <em>No potho reposare</em> al posto del ben più significativo inno <em>Su patriotu sardu a sos feudatàrios</em> (per altro, anch&#8217;esso inno ufficiale della RAS), fino all&#8217;entusiasmo imbarazzante con cui si è accolto l&#8217;inno dello Stato italiano (pessimo, da vari punti di vista).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La piaggeria e la gratitudine invero inspiegabile con cui si è cosparsa l&#8217;intera giornata lasciano un forte senso di vergogna in chi abbia un minimo di coscienza politica e sociale. Il problema è, appunto, che non ce ne possiamo stupire.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A complemento del ragionamento esposto da Federica Marrocu nel suo pezzo, ripropongo la lettura di <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/12/15/ignoranza-collettiva-e-impotenza-appresa-come-andare-fiduciosi-incontro-al-disastro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un mio post di poco tempo fa</a>, in cui parlavo di &#8220;impotenza indotta&#8221; e di ignoranza diffusa. Là ci sono già un po&#8217; di argomentazioni che possono fornire elementi di riflessione su quest&#8217;ultimo episodio e sulla sua collocazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A questo aggiungo un ragionamento su un&#8217;altra circostanza recentissima, che mi sta dando da pensare. Credo esista una connessione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non molti giorni fa, il sito del collettivo Wu Ming ha ospitato <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/01/ia-colonialismo-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >una mia disamina</a> sulla questione della transizione energetica in Sardegna, le sue forme, i suoi sviluppi, le sue criticità. A cui si è aggiunta, come appendice, <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/02/11/un-popolo-minus-habens-da-rieducare-mistificazioni-e-fallacie-argomentative-sulla-popolazione-sarda-e-la-lotta-contro-la-speculazione-energetica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una risposta</a> a un articolo invece critico verso le mobilitazioni popolari in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ebbene, nonostante esista in Sardegna una parte di opinione pubblica, soprattutto nel summenzionato ceto medio istruito (o riflessivo, come a volte lo si definisce), perlopiù organica allo schieramento politico italiano di centrosinistra, ostile verso le mobilitazioni popolari e in generale verso le manifestazioni culturali autoctone, indifferente alla questione linguistica e infastidita (eufemismo) da qualsiasi discorso anche vagamente autodeterminazionista e tanto più dalle istanze indipendentiste, questa compagine sociale ha evitato di entrare nel dibattito. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di solito, questo raggruppamento sociale è molto sensibile a ciò che viene veicolato da media e interlocutori di oltre Tirreno. Una tematica sarda acquisisce rilevanza solo se viene captata e riconosciuta in Italia. I personaggi di riferimento preferiti sono quelli che hanno trovato legittimazione in Italia. La visuale che si adotta per leggere le cose sarde è quella filtrata dallo sguardo esterno italiano (quello esterno di altra provenienza di solito è troppo spiazzante e poco rassicurante, per questa compagine sociale perennemente afflitta da vergogna di sé).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi sarei aspettato che portare il discorso in uno spazio come Giap, molto seguito dalle persone sarde che leggono, si ritengono informate, che si identificano come progressiste e pongono attenzione al dibattito culturale italiano (l&#8217;unico che conta), avrebbe suscitato qualche reazione, anche solo di contestazione. Invece nulla. A parte un paio di commenti su Facebook (dove Wu Ming non c&#8217;è e io stesso dichiaratamente non interagisco da anni), il silenzio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È una circostanza minima e contingente che però acquisisce i contorni di un sintomo. Sommata alle reazioni alla visita di Mattarella a Nuoro ci offre lo spunto per ragionare ancora una volta di questo enorme problema che ci portiamo appresso da un paio di secoli. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Possiamo ridurlo alla formula del &#8220;tradimento dei chierici&#8221;, ossia della separatezza quasi antropologica, oltre che culturale, sociale e politica, tra ceti intellettuali (in senso ampio) e quella che per comodità chiamiamo sinteticamente &#8220;questione sarda&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è solo separatezza e indifferenza, ma, come dicevo, vera e propria ostilità. Il che farebbe pensare anche a una sorta di auto-difesa &#8220;di classe&#8221;. Se per la carriera, il successo o anche banalmente le possibilità professionali l&#8217;integrazione nell&#8217;ambito culturale italiano &#8211; compresi il linguaggio, i gusti, l&#8217;<a href="https://www.tesionline.it/appunti/scienze-della-formazione/sociologia-dei-processi-culturali/il-concetto-di-habitus/862/85" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >habitus</a> &#8211; funziona, tutto ciò che può metterla in discussione è una minaccia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il disconoscimento dell&#8217;italianità &#8220;naturale&#8221; della Sardegna è un pericolo esiziale. La pretesa che esistano una storia sarda e un patrimonio culturale sardo fuori dall&#8217;alveo della storia e del patrimonio culturale italiani è un elemento di forte disturbo, da opacizzare, minimizzare, folklorizzare e, se serve, persino negare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che esistano in Sardegna pulsioni sociali e culturali non subalterne, aspettative non controllate e indirizzate dai centri culturali e politici egemonici è vissuto come una devianza perniciosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto più in questi anni, in cui la crisi dei corpi sociali intermedi, la disintermediazione e la disarticolazione delle agenzie formative e dei mass media mainstream ha lasciato molto più spazio a forme di comunicazione e di interazione da un lato manipolabili e orientabili (come vediamo nel <a href="https://fabiosabatini.substack.com/p/la-vera-eredita-di-epstein" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >successo delle destre</a>, non certo effetto casuale) ma anche sfruttabili per liberarsi di filtri, forme di controllo, imposizione di &#8220;<a href="https://www.eroicafenice.com/salotto-culturale/elucubrazioni/il-pericolo-della-storia-unica-secondo-chimamanda-ngozi-adichie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un&#8217;unica storia</a>&#8220;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un contesto estremamente problematico e contraddittorio, che in Sardegna produce tanto derive pericolose, quanto occasioni di emersione di forze collettive altrimenti invisibilizzate e comunque delegittimate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il grosso problema, di cui seguitiamo a pagare il prezzo, è che nella prospettiva di un processo di emancipazione storica, di conquiste sociali e politiche, serve un ceto medio riflessivo cosciente della realtà in cui è situato e disponibile ad agire di conseguenza. Non bastano minoranze consapevoli o presunte (a volte sedicenti) avanguardie illuminate e non bastano solo momenti di mobilitazione dal basso, su questioni specifiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La necessaria politicizzazione della questione sarda, nel suo insieme, con i suoi auspicabili esiti concreti, non può non passare da una presa di coscienza che coinvolga una porzione consistente del mondo della scuola, del funzionariato pubblico, del mondo delle professioni, del giornalismo, della produzione culturale e delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali. Senza negare l&#8217;inevitabile dialettica tra i vari gruppi sociali, ovviamente, ma ricollocandola in uno spazio di autopercezione finalmente aderente alla realtà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al momento questo fattore latita e anzi esiste una resistenza forte da parte soprattutto di chi ha ruoli pubblici influenti, formali o informali, ad assumersi la responsabilità di riconoscere la violenza epistemica e la subalternizzazione socio-economica e politica subita dalla popolazione sarda in questi ultimi due secoli, e nell&#8217;ultimo soprattutto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella subalternità e nella dipendenza i ceti sardi dominanti hanno prosperato fin qui, salvo dimostrarsi sempre inadeguati ad affrontare le sfide decisive. Forti dei loro status sociali, delle loro possibilità di ricatto e di controllo delle risorse pubbliche, legittimati dai centri di potere e di interesse esterni, hanno fin qui superato i momenti di crisi contingente tergiversando, inventandosi diversivi, mobilitando all&#8217;occorrenza le proprie clientele e i propri intellettuali organici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è detto che questo gioco possa durare ancora a lungo. L&#8217;incredibile <a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/trasferimento-detenuti-in-41-bis-sardegna-in-piazza-diciamo-no-alla-servitu-carceraria-jj81buya" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >appello della presidente Todde</a> a una mobilitazione popolare contro il riversamento in Sardegna di una gran parte dei detenuti in regime di 41bis è il sintomo di una debolezza e di una inadeguatezza che fin qui i trucchi retorici e la propaganda asfissiante hanno a mala pena velato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sembrerà paradossale, ma è la stessa presidente Todde che snobbava la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare Pratobello24, dichiarando che &#8220;i legislatori&#8221; erano loro, e che più volte ha replicato, anche in forme sopra le righe, a qualsiasi obiezione o contestazione dal basso, esterna al circolo ristretto dell&#8217;oligarchia dominante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se non saremo in grado di maturare una forte risposta culturale, prima ancora che politica, una ri-connessione tra le diverse anime scisse della nostra collettività umana, in termini progressivi, emancipativi, democratici, lo spazio politico che si sta aprendo sarà inevitabilmente colmato da discorsi retrivi, leadership populiste e reazionarie, istanze identitarie escludenti. E precipiteremo dalla padella alla brace.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E la &#8220;colpa&#8221; non sarà certo dei soliti indipendentisti o di chissà quale altro bersaglio ideologico o capro espiatorio trovato all&#8217;occorrenza. Sarà solo il fallimento definitivo di chi fin qui si è auto-rappresentato come la parte più sana e più competente della nostra disgraziata comunità umana, quando invece è da troppo tempo una zavorra insostenibile e dannosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/02/16/la-rimozione-del-problema-e-la-stupidita-appresa/">La rimozione del problema e la stupidità appresa</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Un popolo minus habens da rieducare: mistificazioni e fallacie argomentative sulla popolazione sarda e la lotta contro la speculazione energetica</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/02/11/un-popolo-minus-habens-da-rieducare-mistificazioni-e-fallacie-argomentative-sulla-popolazione-sarda-e-la-lotta-contro-la-speculazione-energetica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 17:09:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Pilo]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>
		<category><![CDATA[speculazione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torno sulla transizione energetica in Sardegna, dopo l&#8217;intervento ospitato su Giap, per affrontare il tema spinoso di come la questione viene raccontata in Italia, specialmente in ambienti definibili per semplicità progressisti-ambientalisti. Prendo l&#8217;esempio concreto di un articolo del giornalista freelance Alessandro Pilo riguardante l&#8217;avversione &#8220;dei sardi&#8221; alla transizione energetica. In realtà gli articoli sono due,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/02/11/un-popolo-minus-habens-da-rieducare-mistificazioni-e-fallacie-argomentative-sulla-popolazione-sarda-e-la-lotta-contro-la-speculazione-energetica/">Un popolo minus habens da rieducare: mistificazioni e fallacie argomentative sulla popolazione sarda e la lotta contro la speculazione energetica</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><em>Torno sulla transizione energetica in Sardegna, dopo l&#8217;intervento <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/01/ia-colonialismo-sardegna/" target="_blank"  rel="nofollow" >ospitato su Giap</a>, per affrontare il tema spinoso di come la questione viene raccontata in Italia, specialmente in ambienti definibili per semplicità progressisti-ambientalisti.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prendo l&#8217;esempio concreto di <a href="https://www.a-fuoco.it/p/sulle-rinnovabili-in-sardegna-si?publication_id=1825743&amp;post_id=187401864&amp;isFreemail=true&amp;r=k856w&amp;triedRedirect=true&amp;utm_source=substack&amp;utm_medium=email" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un articolo</a> del giornalista freelance Alessandro Pilo riguardante l&#8217;avversione &#8220;dei sardi&#8221; alla transizione energetica. In realtà gli articoli sono due, perché un primo intervento dello stesso Pilo, del 2024, è linkato in quest&#8217;altro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia nell&#8217;articolo precedente sia in quest&#8217;ultimo l&#8217;autore parla assertivamente di disinformazione e di manipolazione dell&#8217;opinione pubblica isolana, una parte della quale, minoritaria ma &#8220;particolarmente rumorosa&#8221;, vittima di astruse teorie del complotto, ormai rifiuterebbe la transizione energetica e le fonti rinnovabili in quanto tali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È singolare che, fin dall&#8217;esordio, l&#8217;articolo individui in realtà uno dei nodi principali del problema, ma senza attribuire ad esso il giusto peso nelle mobilitazioni sarde, anzi, senza nemmeno metterlo in connessione. Riporto testualmente:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La decarbonizzazione dell’isola continua a essere guidata dal mercato, con benefici ridotti per le comunità locali che ospitano gli impianti. Mentre i politici della maggioranza assumono posizioni <a href="https://www.unionesarda.it/politica/matteo-salvini-assalto-eolico-battaglia-da-condividere-v06tu2vq" target="_blank"  rel="nofollow" >contrarie</a> alle rinnovabili non appena mettono piede nell’isola, a Roma il governo Meloni va nella direzione di <a href="https://www.renewablematter.eu/decreto-energia-limita-regioni-taglia-fondi-promessi-rallenta-transizione" target="_blank"  rel="nofollow" >limitare</a> i poteri delle regioni nella definizione delle aree idonee e <a href="https://www.editorialedomani.it/ambiente/comunita-energetiche-rinnovabili-taglio-fondi-pnrr-ministero-ambiente-pichetto-fratin-uj3s36el" target="_blank"  rel="nofollow" >taglia</a> drasticamente fondi destinati alle Comunità Energetiche, esempi di transizione virtuosa alternativa a un modello orientato al profitto.<br />Intanto nei piani del governo la chiusura delle centrali a carbone sarde non è <a href="https://www.rainews.it/tgr/sardegna/articoli/2025/05/nuova-manifestazione-contro-leolico-a-saccargia--04aa5343-9966-4c6c-a501-8ced8ae26f5a.html" target="_blank"  rel="nofollow" >all’orizzonte</a>.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Già qui ce ne sarebbe abbastanza per interrogarsi sulle ragioni della mobilitazione popolare in atto. E non da un anno o due ma da alcuni lustri, con andamento ciclico ma costante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I benefici per le comunità locali non sono &#8220;ridotti&#8221; (se non nel caso di vecchie concessioni già messe in opera): sono proprio inesistenti. Nessun beneficio diretto e al contempo danni evidenti e conclamati. Non è un buon motivo per avere da ridire?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto che il governo italiano imponga misure draconiane e autoritarie per superare qualsiasi possibile ostacolo locale ai suoi piani e al contempo, oltre alla proliferazione delle FER, <a href="https://www.sindipendente.com/2026/02/08/600-mw-metaniere-e-pnrr-la-sardegna-sacrificata-a-un-disegno-deciso-a-roma/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >promuova l&#8217;uso di fonti fossili</a>, smentendo così la <em>ratio</em> virtuosa che giustificava l&#8217;aggressione speculativa sul territorio sardo, non sembra bastare a interrogarsi sul senso della mobilitazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Invece il focus dell&#8217;articolo si concentra pressoché subito su tutt&#8217;altro, ossia sui grandi agenti della disinformazione che condizionerebbero o addirittura detterebbero l&#8217;agenda ai comitati, alle associazioni e alle autorità locali impegnate nella vertenza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In primo piano, l&#8217;Unione sarda e il suo gruppo editoriale. Nell&#8217;articolo di Pilo l&#8217;Unione è presentata come un elemento non solo di peso, ma determinante delle lotte popolari in corso. Una sorta di cabina di regia che da un lato muove i fili e dall&#8217;altro offre a piene mani contenuti propagandistici e sensazionalistici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;Unione fa il suo gioco, su questo non c&#8217;è dubbio. Il suo editore, Sergio Zuncheddu, ha i suoi interessi e i suoi piani. Ma il suo ruolo nella vertenza energetica è tardivo e per molti versi parallelo, non sovrapponibile, alle mobilitazioni popolari.  </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non va poi ignorato il ruolo dell&#8217;altro quotidiano sardo, la Nuova Sardegna, di Sassari, schierato apertamente (e non senza un pesante conflitto di interessi, o meglio una <a href="https://www.sindipendente.com/2026/01/03/f2i-fondazione-nuova-sardegna-nomi-e-cognomi-sulle-connessioni-del-potere-simprenta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >convergenza di interessi</a>) sul fronte favorevole alla proliferazione delle FER.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, il peso dell&#8217;informazione tradizionale in tutta la vicenda è da vagliare correttamente. Non è detto che sia così decisivo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;articolo fa esempi specifici di alcuni personaggi di riferimento del fronte anti-speculativo, mettendone in discussione autorevolezza e intenzioni. La scelta di questi esempi tuttavia somiglia molto a un&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_fantoccio" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >argomentazione del fantoccio</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In realtà, come sa chiunque conosca l&#8217;articolazione reale della mobilitazione, nessuno dei personaggi citati vi ha il benché minimo ruolo. In molti casi anzi esiste un certo diffuso fastidio per l&#8217;occupazione indebita della scena da parte di gente slegata dalla lotta sul campo e dalla vita concreta nei territori.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quanto all&#8217;enfatizzazione del ruolo dei social media, anche in questo caso è una pezza d&#8217;appoggio piuttosto fragile. Come riconosce lo stesso Pilo, sui social esistono pochi filtri e il loro stesso funzionamento è basato sulla costante conflittualità, sull&#8217;esaltazione delle contrapposizioni, sul meccanismo di &#8220;chi la spara più grossa&#8221;, ecc. Sulla questione della transizione energetica in Sardegna (come su qualsiasi altra cosa) quel che avviene dentro Facebook *non* è la mappa 1:1 della realtà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le mobilitazioni di questi anni sono state innanzi tutto una riscoperta della &#8220;alleanza dei corpi&#8221;, una riappropriazione dell&#8217;attivismo politico come connessione concreta, operativa, tra persone, tra gruppi di persone, tra comunità. I social non ne sono se non un&#8217;immagine deformata, parziale, a volte del tutto distorta. Il peso di alcune figure che hanno conquistato un loro seguito in quegli spazi virtuali è del tutto relativo, se non inesistente, nella concretezza della mobilitazione sul campo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli aspetti &#8220;complottisti&#8221; delle lotte popolari anti-colonizzazione energetica sono fenomeni <em>borderline</em> pressoché inevitabili, in questo genere di faccende, ma non ne costituiscono affatto il nucleo contenutistico decisivo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra i comitati invece è maturata una larga competenza pluridisciplinare &#8211; tecnica, giuridica, paesaggistica, politica &#8211; necessaria a contrastare a più livelli i progetti speculativi in atto. In non poche circostanze dossier, opposizioni e reclami hanno smascherato la natura squisitamente estrattiva e persino al limite dell&#8217;illegale di alcune operazioni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;affermazione secondo cui, a causa della manipolazione di gruppi Facebook e personaggi dediti alle teorie del complotto, &#8220;molti sardi&#8221; avrebbero maturato &#8220;una visione estremamente negativa delle rinnovabili&#8221; è semplicemente falsa. Se nella vasta mobilitazione popolare esiste davvero una frazione contraria tout court alle FER, è marginale. La stragrande maggioranza delle persone coinvolte è favorevole o molto favorevole alle fonti rinnovabili e alla stessa transizione energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quanto alla figura di Mauro Pili, evocata come quella di un vero e proprio leader e portavoce dei comitati, va precisato che, da uomo politico, Pili ha cercato di ritagliarsi il suo ruolo in questa vicenda, prima come editorialista dell&#8217;Unione sarda, poi da battitore libero in cerca di rilancio pubblico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sua carriera ha avuto il suo culmine anni fa come parlamentare del centrodestra, dopo essere stato un non molto rimpianto presidente della Regione Autonoma nei primi anni del secolo, sempre per il centrodestra berlusconiano. Lasciata quella sponda, si è riciclato in salsa sardista di destra, con venature populiste e protestatarie, a volte piuttosto stridenti col suo passato (ma questo è il meno). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi ha tutta l&#8217;aria di voler cavalcare l&#8217;onda di proteste popolari per acquisire consenso personale e presentarsi di nuovo sulla scena elettorale con qualche chance di spuntarla. Manovra discutibile finché si vuole, ma legittima, che raccoglie qualche approvazione qua e là nei comitati ma è lontana dal rappresentare la sponda politica della mobilitazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul quadro politico sardo, Alessandro Pilo mostra di avere le idee molto confuse, senza una conoscenza e una comprensione reali di quel che vi accade e del perché.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio, come successo altre volte anche sui mass media principali italiani, presenta l&#8217;attuale giunta regionale del campolargo, guidata da Alessandra Todde, come ostile alla transizione energetica, quasi una sponda istituzionale dei comitati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma anche in questo caso, come nel caso di Mauro Pili, è una deduzione molto lontana dalla verità. La giunta Todde si è schierata fin da subito *a garanzia* dei progetti speculativi. Todde medesima, in una delle prime dichiarazioni da presidente, in occasione di un incontro col prefetto di Nuoro, dichiarò che andava sì ascoltata la protesta popolare, ma lei doveva anche &#8220;garantire gli investitori&#8221;. La sua storia professionale, del resto, chiarisce che tutto può essere considerata tranne che una controparte dei conglomerati industriali e finanziari che operano nel settore energetico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando la pressione della mobilitazione era ormai cresciuta tanto da non essere più ignorabile, con la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare Pratobello24 (che Pilo ignora del tutto), Todde affermò: &#8220;I legislatori siamo noi&#8221;. Rivendicava così un&#8217;esclusiva decisionale in materia che però non solo suonava elitaria e anti-popolare, ma faceva anche torto alla banale divisione dei poteri tra esecutivo e legislativo, pure un cardine degli ordinamenti democratico-liberali a cui &#8211; almeno in teoria &#8211; appartiene quello della Regione sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le leggi &#8220;anti-speculazione&#8221; varate in Consiglio regionale dalla maggioranza che esprime la giunta Todde sono state fin da subito segnalate dai comitati come deboli e fatalmente esposte all&#8217;impugnativa da parte del Governo centrale e alla successiva bocciatura da parte della Corte costituzionale. Il loro impianto, partendo dalle premesse poste dalla legislazione e dalla decretazione statale in materia, non poteva essere efficace nel contrastarne previsioni e senso generale. E infatti è andata così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna, i due schieramenti che dominano la scena politico-istituzionale &#8211; centrodestra e centrosinistra &#8211; non rappresentano affatto la maggioranza dell&#8217;elettorato (vedi alla voce: legge elettorale) e sono più che altro espressione di comitati clientelari, gruppi di interesse, consorterie locali che trovano nell&#8217;affiliazione alle case madri d&#8217;oltre Tirreno forza e legittimazione. Sono insomma una sorta di proiezione coloniale della politica italiana nell&#8217;isola (traendone vantaggio, sia chiaro).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il paradosso dei politici sardi di centrodestra che a Roma sostengono il Governo Meloni e le sue imposizioni autoritarie in materia di produzione energetica e in Sardegna strizzano l&#8217;occhio alla protesta anti-speculazione è un paradosso solo se si omette dal quadro la condizione dipendente e subalterna dell&#8217;isola e se ne ignora la relazione asimmetrica con l&#8217;Italia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Allo stesso modo in cui se ne ignora bellamente tutta la storia recente (ma potrei dire tutta la storia contemporanea), finendo per cadere nella più classica delle &#8220;colpevolizzazioni della vittima&#8221; (la Sardegna produttrice di inquinamento e gas serra, renitente a redimersi).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alessandro Pilo chiude il suo articolo con un paio di paragrafi che forse avrebbe dovuto rileggere con attenzione e rifletterci su.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Una recente analisi di <a href="https://www.enostra.it/i-sardi-sono-davvero-contrari-alle-rinnovabili-la-survey-di-youtrend-analizza-media-vs-opinione-pubblica/" target="_blank"  rel="nofollow" >YouTrend</a> restituisce un quadro articolato del rapporto tra Sardegna e rinnovabili, lontano dall’idea di un’isola compatta nella sua avversione alla transizione energetica. Da un lato, il 68 per cento dei sardi si dice favorevole alle energie rinnovabili e solo il 30 per cento guarda con simpatia alle fonti fossili. Dall’altro, quando la domanda si fa concreta, installare o meno le pale eoliche, le certezze vacillano: il 53 per cento si dichiara contrario.<br />Ma se la transizione viene raccontata nel modo giusto, se diventa una storia di diritti, opportunità e appartenenza, l’opinione pubblica sarda sembra disposta ad ascoltare. L’indagine ha messo in evidenza quali sono le narrazioni in grado di far cambiare la percezione dei sardi: l’energia prodotta deve tornare prima di tutto alla Sardegna, non essere solo esportata altrove; i benefici economici, come sconti in bolletta, devono ricadere sulle comunità che ospitano gli impianti; le rinnovabili devono portare formazione, lavoro e non solo cantieri temporanei; infine dev’essere riconosciuto il potenziale di orgoglio: la possibilità che la Sardegna diventi un’avanguardia, un laboratorio eolico ed energetico capace di guidare l’Italia. Si potrebbe ripartire da qui per ricostruire un rapporto di maggiore fiducia. E creare le condizioni affinché le narrazioni catastrofiste e complottiste contro le rinnovabili perdano presa su una parte dell’opinione pubblica sarda.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È una gentile concessione tipica del &#8220;buon buana bianco&#8221; di turno ammettere che tutto sommato &#8220;i sardi&#8221; non sono poi così cattivi, ma sono solo vittima di gente malvagia che approfitta della loro ignoranza per traviarne volontà e aspettative.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I sardi sarebbero dunque incapaci di una propria <em>agency</em>, di una propria volontà collettiva, sia pure articolata e magari irta di attriti interni, come accade invece nelle collettività umane &#8220;civili&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A ben guardare, tutto questo pippotto finale è sostanzialmente un mix tra elementi contraddittori, <em>non sequitur</em> e approccio paternalista (che è un elemento tipico del colonialismo).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La popolazione sarda non è affatto ostile alle fonti rinnovabili e quelle che Pilo segnala come argomentazioni che potrebbero indurla a ricredersi sono in realtà obiezioni e richieste che da un ventennio emergono proprio dal campo delle lotte anti-coloniali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se Pilo avesse svolto un vero lavoro di indagine, senza limitarsi a consultare fonti banali, facilmente reperibili in Rete, avrebbe forse arricchito il suo lavoro con dati più aderenti alla realtà. Avrebbe però dovuto mettere i piedi sul terreno, o &#8220;il culo per strada&#8221; se si preferisce, facendo un tour non virtuale ma reale nei territori coinvolti, ascoltando le persone e le comunità, prendendo in considerazione la mole di documenti prodotta, ragionando sulla dimensione concreta della questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non lo ha fatto e ne è dunque risultato un articolo sostanzialmente disinformato e disinformante. Utile forse ad accarezzare la (falsa) buona coscienza di certo sedicente progressismo all&#8217;italiana, di certo ambientalismo &#8220;borghese&#8221;, astratto, slegato dai rapporti di forza reali e dall&#8217;ecosistema sociale e culturale delle lotte popolari; ma di sicuro non a spiegare ciò che succede nella Sardegna di oggi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/02/11/un-popolo-minus-habens-da-rieducare-mistificazioni-e-fallacie-argomentative-sulla-popolazione-sarda-e-la-lotta-contro-la-speculazione-energetica/">Un popolo minus habens da rieducare: mistificazioni e fallacie argomentative sulla popolazione sarda e la lotta contro la speculazione energetica</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Post su transizione energetica in Sardegna, con i suoi annessi e connessi, ospitato su Giap</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/01/22/post-su-transizione-energetica-in-sardegna-con-i-suoi-annessi-e-connessi-ospitato-su-giap/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 12:49:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Pratobello24]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
		<category><![CDATA[WuMing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi esce su Giap, il sito del collettivo WuMing, un mio pezzo sulle implicazioni concrete dell&#8217;intelligenza artificiale in relazione alla questione della transizione energetica e alle pratiche neo-coloniali con cui essa viene declinata, in particolare in Sardegna. Non è facile far uscire dalla Sardegna informazioni e voci non mediate dai filtri pregiudiziali solitamente applicati a...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/01/22/post-su-transizione-energetica-in-sardegna-con-i-suoi-annessi-e-connessi-ospitato-su-giap/">Post su transizione energetica in Sardegna, con i suoi annessi e connessi, ospitato su Giap</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="798" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine-700x798.jpg" alt="" class="wp-image-6181" style="width:552px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine-700x798.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine-421x480.jpg 421w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine-640x730.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/01/immagine.jpg 728w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Oggi esce su Giap, il sito del collettivo WuMing, un <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/01/ia-colonialismo-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >mio pezzo</a> sulle implicazioni concrete dell&#8217;intelligenza artificiale in relazione alla questione della transizione energetica e alle pratiche neo-coloniali con cui essa viene declinata, in particolare in Sardegna.</h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è facile far uscire dalla Sardegna informazioni e voci non mediate dai filtri pregiudiziali solitamente applicati a tutto ciò che riguarda l&#8217;isola al di là del Tirreno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto più è difficile quando si tratta di faccende a loro volta complesse, su cui gravano vagonate di narrazioni parziali, inquinate dalla propaganda, ovvero un certo pressapochismo giornalistico. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul tema della transizione energetica in Sardegna, ricordo, a mo&#8217; di esempio, una puntata del programma Presa diretta &#8211; di solito apprezzabile &#8211; drammaticamente orientata, capziosa, a tesi. Immagino si possa ancora recuperare nel portale RAIplay.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma vale anche per articoli sui principali organi di informazione o in siti internet che si occupano del tema.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sistematicamente, viene completamente omesso o al limite stigmatizzato lo sguardo &#8220;interno&#8221;, soprattutto l&#8217;azione e le ragioni della grande mobilitazione popolare in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il destino della Sardegna come &#8220;area di sacrificio&#8221; è interiorizzato come ovvio, &#8220;naturale&#8221;, dalla gran parte dell&#8217;opinione pubblica italiana e soprattutto dal ceto politico. Suona addirittura straniante che in Sardegna esista una qualche forma di contestazione, o addirittura di mobilitazione di massa, su questioni di &#8220;interesse nazionale&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;accusa di &#8220;sindrome NIMBY&#8221; è sempre lì pronta a scattare pavlovianamente. Oppure si ricorre ai radicati pregiudizi sull&#8217;arretratezza della popolazione sarda, sulla sua renitenza alla modernizzazione e, in definitiva, alla civilizzazione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo sono particolarmente grato ai WuMing per la loro disponibilità. Non è dovuta, non è scontata e non è banale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, è nota la loro sensibilità verso gli sguardi &#8220;decentrati&#8221;, situati in qualche margine &#8211; geografico, culturale, sociale &#8211; dello stato italiano (e non solo). Diciamo che negli anni la loro attività intellettuale e autoriale li ha portati a occuparsi molto di &#8220;margini&#8221;, di prospettive &#8220;oblique&#8221;. A ciò si aggiunge una frequentazione della Sardegna duratura e spesso &#8220;profonda&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Senza dilungarmi troppo, chiudo ringraziando anche Ivan Monni, direttore editoriale di <a href="https://www.sindipendente.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >S&#8217;Indipendente</a>, per il suo lavoro di documentazione e testimonianza e, in questo caso specifico, per la consulenza. E, insieme a lui, tutta la redazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2026/01/ia-colonialismo-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Buona lettura.</a></p>
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		<title>Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/01/11/transizione-storica-conflittuale-e-autodeterminazione-della-sardegna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 19:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maurizio Onnis, su S’Indipendente, sollecita una riflessione sulle opportunità che offre, sul piano politico, il momento conflittuale che stiamo vivendo. Alla base c’è un ragionamento di tipo storico che – sebbene molto semplificato, al limite del brutale – coglie un tratto vero della nostra lunga vicenda collettiva. È vero che nei momenti di maggiore crisi...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/01/11/transizione-storica-conflittuale-e-autodeterminazione-della-sardegna/">Transizione storica conflittuale e autodeterminazione della Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><em>Maurizio Onnis, <a href="https://www.sindipendente.com/2026/01/10/il-disordine-internazionale-come-risorsa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >su S’Indipendente</a>, sollecita una riflessione sulle opportunità che offre, sul piano politico, il momento conflittuale che stiamo vivendo. Alla base c’è un ragionamento di tipo storico che – sebbene molto semplificato, al limite del brutale – coglie un tratto vero della nostra lunga vicenda collettiva. </em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È vero che nei momenti di maggiore crisi la popolazione sarda ha sempre trovato in sé la forza e le motivazioni per reagire, spesso optando per un superamento proattivo delle sfide, assumendosi il peso della responsabilità di non cedere alla difficoltà delle circostanze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va detto che nei casi enumerati da Maurizio (che non esauriscono la casistica) esisteva una leadership consapevole o comunque in grado di cercare e magari trovare una via di superamento in avanti dei problemi. Leadership che invece in altri momenti, magari altrettanto delicati, è mancata, con la conseguenza che quelle occasioni sono andate perse. Anche nei frangenti in cui sono state fatte scelte coraggiose non sempre le cose sono andate bene. Ma – si dirà, e concordo con l’obiezione – sarebbe stato peggio non provarci nemmeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il momento storico sembra offrire le condizioni, almeno in potenza, per una accelerazione del processo di autodeterminazione in Sardegna (dando per scontato, per ora, il significato di “autodeterminazione” e il suo esito concreto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’ordine internazionale emerso dalla seconda guerra mondiale si è completamente disgregato. Era già condannato con la fine della guerra fredda, a mio avviso, e i tre decenni successivi non hanno fatto altro che martellare sui chiodi della bara del secondo dopoguerra. Pur con tutte le fasi e le contraddizioni del caso, fin dal 1989-91 era chiaro che il mondo stava correndo spedito verso un’altra epoca. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma i prodromi di questo mutamento erano già attivi da parecchio. Direi che la reazione, a tratti violenta, contro le aperture democratiche, sociali, decoloniali, promesse e in parte mantenute dalla breve &#8220;età dell’oro&#8221; (cit.) post secondo conflitto mondiale doveva già offrire spunti di riflessione robusti, a chi voleva interessarsi ai destini dell’umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All’allarme – scientificamente certificato – del Club di Roma e del <em>Rapporto sui limiti della crescita</em> (a partire dal 1972) i governi occidentali risposero con l’attacco generalizzato contro i movimenti popolari, democratici, radicali, anti-capitalisti sviluppatisi nel decennio precedente, riassorbendoli o soffocandoli, finendo per imporre l’ideologia neo-liberale e l’ordine socio-economico che essa giustifica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All’impegno politico diffuso, di massa, specie giovanile, si sostituirono l&#8217;eroina, il consumismo e l’edonismo egotico. Lo stesso crollo del regime sovietico fu più l’effetto della pressione consumistica occidentale, riversata su una situazione sclerotizzata e di per sé in via di putrefazione, che la conseguenza di un mutamento politico basato su forze sociali e politiche alternative.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, nonostante l’evidente vittoria delle classi ricche e del capitalismo più rapace, gli anni Novanta furono abbastanza movimentati da offrire possibilità di riflessione e anche di azione contro il nuovo ordine globale a trazione USA che sembrava ormai definitivamente garantito (la <a href="https://disf.org/libri/9788851178918" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >“fine della storia” di Francis Fukuyama</a>). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le guerre nell’ex Jugoslavia, il movimento zapatista in Messico, partito dal Chiapas, la nuova riflessione sul colonialismo dovuta tanto agli studi postcoloniali e decoloniali, quanto a eventi drammatici come il genocidio in Ruanda e altri analoghi, l’emersione e la crescita del movimento no-global: erano vicende e circostanze che smentivano l’assertività dell’egemonia ideologica occidentale, e in alcuni casi la contrastavano attivamente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche quelli potevano essere anni in cui provare ad affermare un percorso di progresso civile e sociale della Sardegna, in termini di uscita dalla dipendenza e dalla subalternità. La stessa crisi dei grandi partiti storici italiani, dovuta anch’essa alla fine della guerra fredda e agli scandali giudiziari da cui fu travolta tutta la politica italiana, era un’opportunità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In effetti, nonostante la rapida decadenza elettorale del PSdAz, uscito a pezzi dalla stagione del vento sardista (anche per proprie responsabilità), erano emerse forze nuove, di matrice indipendentista, con un seguito (sentimentale, più che elettorale) in via di espansione. La leadership di Angelo Caria, forte sul piano morale e concettuale, poteva garantire una crescita complessiva del movimento. La sua scomparsa precoce fu una perdita drammatica anche da questo punto di vista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il resto dello spettro politico sardo – tributario verso i gruppi di potere italiani &#8211; si riorganizzò in funzione del mantenimento del proprio status privilegiato dentro un quadro di relazioni tra Stato e Regione sempre meno democratico, sempre più apertamente coloniale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il clientelismo sistemico, i legami opachi tra comitati d’affari, clan familistici, trafficoni degli apparati statali e speculatori vari, divennero la cifra ordinaria della politica sarda. Il dibattito politico, al di là dei temi promossi dal mondo indipendentista, era ormai ridotto a chicchiericcio astratto e, nei fatti, a una competizione meramente elettoralistica tra apparati che a tutto erano interessati fuorché a gestire davvero, con strategie e obiettivi di ampio respiro, le sorti dell’isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così è andato avanti il gioco fino a oggi, garantito dalla chiusura oligarchica dei partiti dominanti (ormai meri apparati di potere), dalla sempre più accentuata pressione centralistica dello stato, da una debolezza ormai cronicizzata della politica esterna al Palazzo, in primis quella indipendentista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una debolezza questa che purtroppo ha effetti che vanno al di là delle sorti soggettive dei vari protagonisti di questo ambito di impegno civile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto ciò, non abbiamo mai avuto a disposizione un’intellettualità realmente organica ai processi emancipativi che emergevano dal tessuto sociale e culturale sardo, ma perlopiù esponenti di un ceto medio desideroso di integrarsi nell’organizzazione del sapere e nel circuito intellettuale italiani, come tali passivi o addirittura complici nel processo di costante minorizzazione economica, storica, sociale, linguistica dell’isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Arrivato il nuovo millennio, nei momenti in cui sembrava che qualcosa di consistente potesse coagularsi in termini realmente alternativi all’apparato di potere coloniale dominante, quasi mai se ne è fatto tesoro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stagione della giunta Soru si è conclusa rapidamente con la normalizzazione di quel tentativo di modernizzare la macchina regionale e portare avanti una stagione di riforme reali. In quel caso l’indipendentismo – pure in crescita – non ha saputo esprimere una direzione strategica consistente e si è perso in beghe personalistiche o ha dovuto subire la reazione forte degli apparati di sicurezza statali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/02/03/eredita-ignorate-manifesto-politico-di-sardegna-possibile-2014/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">campagna politica di Sardegna Possibile nel 2013-14</a> fu prima di tutto non compresa e in parte sabotata proprio dall’ambito indipendentista. Da lì in poi è stato solo disfacimento e abbandono, con residue manifestazioni di una vitalità calante, almeno a livello di attivismo e di proposta politica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi, certo, ci sono state le mobilitazioni tematiche, in particolare quella contro l’aggressione speculativa legata alla produzione di energia. Una mobilitazione iniziata, proprio in ambito indipendentista, già negli anni 2008-9 e in quelli a seguire (basta ascoltare qualche pezzo di Dr Drer e CRC posse di quel periodo per averne conferma). La sua esplosione a partire dal 2023 è dovuta al salto di qualità dell’aggressione coloniale e in parte anche alla stessa assenza dei micro-partiti indipendentisti, con le loro pretese egemoniche e le loro fisime retoriche, le loro fissazioni lessicali e la loro postura da avanguardie illuminate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riallargando lo sguardo, già dal 2001, con i fatti del G8 di Genova e l&#8217;11 settembre negli USA (e le sue conseguenze politiche), era diventata piuttosto chiara la direzione che stava prendendo l’umanità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le élite dominanti non solo non mollavano la presa assicuratasi con la sconfitta del socialismo e l’imposizione del capitalismo più rapace ed estrattivo, ma ormai cominciavano a uscire allo scoperto con crescente sicumera. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’onda nera, reazionaria, oscurantista, nazionalista, anti-emancipativa, spesso di chiara matrice fascista, che oggi imperversa in molte società umane, a diverse longitudini, è solo l’ennesimo effetto di una transizione di civiltà di cui osserviamo gli esiti superficiali, a livello di cronaca, ma non possiamo valutare compiutamente i movimenti profondi e tanto meno prevedere gli sviluppi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La deriva politica complessiva di questi anni, che va prendendo i connotati di un conflitto tra imperi (da qualcuno letto e persino auspicato come &#8220;multipolarismo&#8221;), si innesta in una crisi sistemica planetaria, a cominciare da quella climatica-ambientale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna ci si ritrova dentro con nessuna possibilità di avere una voce in capitolo e in una fase di particolare fragilità socio-economica, politica, demografica. Il che mi farebbe propendere per il dissenso, rispetto alla tesi di Maurizio Onnis. Purtroppo, come già successo in altre occasioni, non è detto che dalla crisi epocale emerga necessariamente una stagione o almeno un tentativo di emancipazione collettiva della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono grandi forze in gioco e molti apparati di potere politico e/o economico non accetteranno mai di buon grado che l’isola trovi una sua via per autodeterminarsi democraticamente, a cominciare dallo stato italiano e dalle sue élite dominanti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, il contesto europeo non è mai stato così fragile, dopo la seconda guerra mondiale. Nondimeno, è anche possibile che proprio questa fragilità e l’evidente incapacità delle leadership del Vecchio continente a superarla potrebbero riaprire la partita per le istanze autodeterminazioniste europee. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che ci sono, esistono e resistono. Possono anzi diventare un fermento per un rilancio del discorso europeista su nuove basi, diverse, se non opposte, alla costruzione fondamentalmente padronale, elitaria e anti-popolare quale si è rivelata l’UE. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">UE che, tuttavia, a dispetto di quanto sostengono i nazionalisti più o meno palesi e alcune frange della sinistra più confuse che compromesse, al momento rimane l’unico labile baluardo grosso modo funzionante sia contro l’aggressività dei nuovi imperialismi oscurantisti rappresentati dalla trimurti Trump-Putin-Netanyahu, sia verso i nuovi nazionalismi interni (spesso complici o se non altro affascinati dal malvagio trio). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, sia l&#8217;oligarchia affaristica europea sia l’onda nera montante costituiscono insieme una combo esiziale (ossia mortale) per qualsiasi prospettiva autodeterminazionista democratica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante questo, cedere a pulsioni nichiliste, propendere per il caos contro l’ordine attuale delle cose (già messo a dura prova, ma dall’alto e con intenti reazionari), non fa che agevolare i peggiori scenari che nelle dichiarazioni si vorrebbero scongiurare. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo deve diventare chiaro specialmente nell’ambito sfilacciato e disorientato dell’indipendentismo sardo. Che non coincide, occorre precisarlo, con le formazioni politiche che si dichiarano indipendentiste. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stragrande maggioranza delle persone indipendentiste sarde *non* milita in alcuna formazione, spesso non ha mai fatto attivismo, ha idee piuttosto vaghe su come funzioni la politica (dato che conosce solo quella marcia delle clientele e dei capibastone locali), non ha alcuna conoscenza storica né le idee chiare su cosa sia successo in Sardegna negli ultimi trent’anni (e nemmeno prima, se è per quello), ma ha in qualche modo maturato una propensione positiva verso l’idea (vaga) dell’indipendenza, come uscita dalla condizione subalterna e colonizzata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A tal proposito sarebbe necessario un grande lavoro di formazione e educazione politica e culturale di massa. Che poi è un po’ l’obiettivo di un’associazione come <a href="https://assembleasarda.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Assemblea Natzionale Sarda</a>. Altrimenti c’è il rischio che una possibile conquista di autodeterminazione si riveli una trasformazione solo di facciata della nostra condizione storica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo più su dicevo che va precisato il significato di “autodeterminazione”, il suo contenuto storico concreto, quale esito politico reale si intenda perseguire con essa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sulla necessaria riflessione in proposito pesa però il nodo, storicamente ingarbugliato, della distanza sociale e ideologica (in senso ampio) che da tempo esiste in Sardegna tra i ceti sociali istruiti, emancipati dal ristretto ambiente della comunità locale e dei suoi rituali di socializzazione e di scambio di informazioni, e appunto le ampie porzioni di popolazione poco istruite, limitate nei propri orizzonti, esposte al bombardamento mediatico italiano (anche sui social media). È una distanza spesso anche linguistica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al di là delle eccezioni, che confermano la regola, è uno dei grandi problemi della Sardegna contemporanea. Ed è un ostacolo difficile da superare. Eppure bisogna farlo, affinché si formi una qualche leadership sia intellettuale sia pragmatica scevra da pulsioni egoistiche, arriviste, autoritarie, capace di orientare e dare forma alle istanze emancipative pure esistenti nella nostra collettività umana, ma troppo spesso frustrate dalla mancanza di voce, di parole, di strategia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che tali istanze esistano lo dimostra, se ce ne fosse davvero bisogno, l’enorme mobilitazione a proposito di speculazione energetica. Un fenomeno che meriterebbe attenzione e anche studio, ma che il nostro ceto intellettuale e il nostro ceto medio (semi)istruito guardano con sospetto o con aperta ostilità, preferendo stigmatizzarlo come eterodiretto, reazionario, arretrato, ecc. ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cosa che in occasioni analoghe è quasi sempre successa negli ultimi due secoli, con conseguenze molto gravi sul tessuto civile e politico dell’isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, anche in presenza di possibili circostanze oggettivamente favorevoli a una ripresa del percorso di autodeterminazione, rimangono in piedi problemi sia, per così dire, contingenti, sia strutturali. Vanno riconosciuti, ammessi e affrontati con lucidità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le conclusioni – provvisorie – che si possono trarre da questa disamina non possono essere né ottimiste né pessimiste. Nel senso che siamo nel bel mezzo di un momento storico complicato e dinamico, piuttosto aperto a diversi esiti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per altro, le forze popolari spesso smentiscono le previsioni più pessimiste che le riguardano e sfuggono facilmente alle cornici interpretative che si applicano loro dall’esterno. Le stesse leadership emergono dal bisogno del momento, anche laddove non se ne intravvedeva la possibilità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È possibile che la Sardegna si trovi a dover fare i conti con la stringente necessità di autodeterminarsi, per forza di cose potremmo dire, senza esservi preparata. È una prospettiva che ho segnalato già diversi anni fa e si sta rivelando sempre meno improbabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una delle cose da fare è mantenere saldi alcuni principi di fondo, ossia il rifiuto di qualsiasi deriva autoritaria, razzista, reazionaria, anti-democratica. Occorre far rifulgere più che mai, in questi tempi oscuri, la fiaccola della libertà e dei diritti, della solidarietà e dell’empatia (anche verso il non-umano) contro ogni tentazione di sacrificarli sull’altare di tesi dogmatiche, di fedi ideologiche fuori tempo massimo, di fedeltà verso qualche capo carismatico, del populismo, degli istinti peggiori della nostra specie. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da un altro lato è indispensabile recuperare l’abitudine all’incontro fisico, l’alleanza dei corpi, la concretezza delle cose fatte insieme. E dobbiamo imparare o re-imparare a discutere senza delegittimare necessariamente chi ha un’idea anche solo vagamente diversa dalla nostra (a parte i fascisti e i razzisti, che si pongono di per sé stessi fuori da qualsiasi contesto democratico). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dobbiamo recuperare la dimensione viva, collettiva, ecosistemica, della lotta politica e del conflitto col potere costituito. Anche in termini di mobilitazione concreta, compresa la riappropriazione degli spazi fisici, con una presenza visibile e fattiva dentro le nostre comunità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E, ancora, bisogna recuperare una visione internazionalista solidale e competente. Bisogna allacciare relazioni forti e sistematiche con tutte le realtà autodeterminazioniste, democratiche, popolari almeno a livello di Europa e direi anche di sponda sud del Mediterraneo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo piano si dovrebbero proporre battaglie comuni non tanto negli scopi puntuali, ma nella loro impostazione di fondo, che deve essere necessariamente anti-egemonica, estranea al gioco delle parti tra diversi conservatorismi che dominano la scena. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio l’esempio ancora una volta della transizione energetica, su cui (apparentemente) si scontrano le due destre dominanti, quella padronale-affaristica e anti-popolare e quella reazionaria, oscurantista, populista e/o fascista. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un terreno fertile su cui impostare una vasta campagna politica di ridisegno dei piani strategici europei. Si dovrebbe partire dai problemi reali di degrado ambientale e dalle loro cause, cercando soluzioni che tengano conto dalle necessità concrete delle comunità, superando e rompendo i confini dei vetusti e anti-storici stati attuali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Andrebbe tenuto conto delle caratteristiche geografiche, socio-economiche, demografiche dei luoghi reali, al di là degli interessi particolari dei ceti dominanti, per rivedere radicalmente il modello di produzione e distribuzione dell’energia. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Occorrerebbe riformulare gli stessi paradigmi teorici e operativi della ricerca e della realizzazione tecnologica, in un’ottica meno competitiva e decisamente più collaborativa e progressiva, a distanza dai meccanismi di estrazione di valore e di speculazione finanziaria che oggi imperversano in ogni settore. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso discorso vale per molti altri beni comuni, come l’acqua, il suolo fertile, la produzione di cibo, la salubrità ambientale, i trasporti, la gestione dei flussi migratori. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questi temi, l’autodeterminazionismo europeo, nelle sue varie articolazioni, a prescindere dagli obiettivi specifici, potrebbe/dovrebbe avere qualcosa da dire. Nel suo insieme non costituirebbe una forza così piccola e ignorabile. Ma, certo, serve che le realtà locali facciano prima di tutto un grande sforzo di consapevolezza e poi di organizzazione, per potersi connettere al livello sovra-locale in modo attivo e costruttivo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detta così suona come un’utopia. Ma non sono sicuro che si tratti di una mera ipotesi speculativa. A noi, per quanto ci riguarda, spetta il compito di impostare il discorso e tradurlo in pratiche efficaci nel nostro contesto. Con la consapevolezza che tutto congiura a nostro sfavore. Non a sfavore dell’indipendentismo sardo o di questa o quella sua declinazione soggettiva, ma a sfavore della stessa sopravvivenza della collettività umana sarda come da otto millenni a questa parte è arrivata, bene o male, fin qui.</p>
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