<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>SardegnaMondo</title>
	<atom:link href="https://sardegnamondo.eu/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://sardegnamondo.eu/</link>
	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Sun, 16 Aug 2026 19:34:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Comparazione tra Südtirol e Sardegna</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 09:33:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Alto Adige]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen]]></category>
		<category><![CDATA[regioni a statuto speciale]]></category>
		<category><![CDATA[Trentino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6388</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rispondo qui, con più agio e spazio rispetto a quelli che avrei su Facebook (dove non intervengo), a una sollecitazione di Tonino Dessì riguardo la comparazione tra la realtà autonomistica della Provincia Autonoma di Bozen/Bolzano, ossia il Südtirol/Alto Adige, e la Regione Autonoma Sardegna. Tonino Dessì scrive sul suo profilo FB questo argomentato post. Lo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/">Comparazione tra Südtirol e Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="472" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-700x472.png" alt="" class="wp-image-6429" style="width:626px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-700x472.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-640x432.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-768x518.png 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image-800x540.png 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/image.png 950w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption">Südtirol<sup><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_autonoma_di_Bolzano#cite_note-4" target="_blank"  rel="nofollow" ></a></sup>, circa 1/3 della superficie e della popolazione della Sardegna</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading"><em>Rispondo qui, con più agio e spazio rispetto a quelli che avrei su Facebook (dove non intervengo), a una sollecitazione di Tonino Dessì riguardo la comparazione tra la realtà autonomistica della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_autonoma_di_Bolzano" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Provincia Autonoma di Bozen/Bolzano</a>, ossia il Südtirol<sup><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_autonoma_di_Bolzano#cite_note-4" target="_blank"  rel="nofollow" ></a></sup>/Alto Adige, e la Regione Autonoma Sardegna.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tonino Dessì scrive sul suo profilo FB questo argomentato post. Lo riporto per intero (non ve lo linko, ma potete recuperarvelo da voi su FB, se proprio ci tenete):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Demografia, economia, società e istituzioni: il welfare non è necessariamente sinonimo di assistenzialismo.<br /><br />Questo servizio sulla natalità nella Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen mi stimola alcune riflessioni che forse ai più potrebbero sembrare stravaganti, ma da chi abbia dimestichezza con certe questioni mi auguro siano accolte come tutt’altro che tali.<br />Per ragioni personali sopravvenute a quelle latamente di studio e di lavoro ho avuto modo di conoscere abbastanza bene la realtà altoatesina, che nonostante le suggestioni di certi indipendentisti sardi non è neppure lontanamente comparabile con la nostra, nemmeno per quanto riguarda le tematiche dell’autonomia.<br />La Provincia di Bolzano/Bozen nasce come territorio ex austroungarico occupato nel 1918 subito dopo l’offensiva di Vittorio Veneto al principale scopo di completare la corona di contrafforti alpini di presidio dei confini settentrionali del Regno d’Italia.<br />Il suo mantenimento è sempre stato condizionato da quelle finalità e la convivenza fra le componenti di lingua e cultura tedesca (tirolese, di matrice cattolico-bavarese, più che austriaca), di lingua e cultura italiana e -di ancora più remota origine- di lingua e cultura ladina (entrambe preesistenti all’annessione), è sempre stata questione di delicati equilibri.<br />Il fascismo perseguì una politica di italianizzazione forzata, il che tuttavia si rivelò un autentico boomerang, talchè l’occupazione germanica dell’Alto Adige immediatamente conseguente all’8 settembre 1943 fu accolta dalla quasi totalità della popolazione di lingua tedesca come una liberazione.<br />Del sistema instaurato in epoca repubblicana, di distribuzione delle provvidenze pubbliche per quote etniche sulla base della rispettiva consistenza, la politica demografica è invece parte integrante.<br />Ora, sarebbe interessante anzitutto fare una comparazione, prima che con la Sardegna, con l’altra Provincia autonoma della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, quella di Trento (a composizione etnico-culturale inversa) e con le altre due Regioni speciali frontaliere continentali, la Valle D’Aosta e il Friuli-Venezia Giulia.<br />Mi limito a evidenziare alcuni tratti della Provincia Autonoma di Bolzano/Bozen.<br />Poco più di mezzo milione di abitanti, si colloca in un crocevia importante delle relazioni fra il distretto economico nordorientale italiano padano-veneto e quello austrotedesco occidentale.<br />Si può certamente dire che, per questa sua rilevanza strategica, è un territorio che da un lato si giova della spontanea dislocazione di attività produttive e commerciali attive su entrambi i versanti, con i conseguenti riflessi sull’alto livello di occupazione lavorativa, per altro verso si avvantaggia del fatto che gli investimenti pubblici infrastrutturali italiani ed europei, stradali e ferroviari in particolare, non gravano neanche minimamente sulle finanze regionali e provinciali.<br />Finanze che sotto i due profili delle entrate e delle spese sono caratterizzate da un elevato livello di autonomia, analogo a quello della Valle D’Aosta, ma superiore a quello del Friuli Venezia Giulia, il cui regime è pressoché identico invece a quello sardo.<br />Sarebbe quindi molto interessante un’analisi dei bilanci regionali e nel caso del TAA/Südtirol provinciali, per comprenderne la composizione quantitativa e quantitativa sotto alcuni aspetti, in comparazione con le altre Regioni italiane e con quella sarda.<br />Esemplifico.<br />Delle Regioni ordinarie italiane si sa che l’ottanta per cento delle risorse va al sistema socio-sanitario, il resto copre prevalentemente le spese di funzionamento di Regioni ed enti locali, relativamente poco resta per altre funzioni. Da qui nasce la rivendicazione delle Regioni del Centro-Nord di poter acquisire e di poter disporre autonomamente della maggior parte delle risorse tributarie riscuotibili in quanto derivanti da redditi, produzioni e consumi afferenti al rispettivo territorio.<br />Sulla Sardegna sappiamo invece che la metà delle risorse del bilancio è destinata alla sanità, mentre il resto va a coprire funzioni che per un verso lo Stato non ha mai finanziato adeguatamente o che non finanzia più, per altro verso derivano dall’ambizione storica della Regione sarda di intervenire direttamente o indirettamente nei più svariati campi economico-sociali.<br />Per noi probabilmente si tratta di una condizione necessitata, certo è che la coperta si rivela stretta, molto tuttavia c’è da domandarsi sulla selezione e sulla qualità della spesa, anche perché una cosa è l’assistenza, altra l’assistenzialismo.<br />Quando mi occupavo di bilancio mi capitava di osservare che non c’è praticamente capitolo del bilancio della Regione sarda dal quale se pungi con un ago non stilla sangue umano.<br />Venendo a un’ultima approssimazione, varrebbe infine la pena di comprendere quanto nella Provincia Autonoma di Bolzano, al netto di interventi probabilmente analoghi ai nostri di sostegno al comparto agrozootecnico soprattutto montano, sia destinato direttamente alle famiglie non solo per mantenere l’equilibrio demografico tra le componenti etnico-culturali, ma anche al fine di contenere lo spopolamento delle zone interne.<br />Perché in sintesi tutto riconduce a questi aspetti.<br />Il primo: mantenere alta la dinamica demografica generale dev’essere considerato un macroobiettivo fondamentale.<br />Il secondo: occorre essere consapevoli che un’alta dinamica demografica costituisce un fattore economico decisivo, non solo per i riflessi sulle entrate fiscali.<br />Il terzo: una ridistribuzione della ricchezza amministrata dai soggetti pubblici tale da garantire un’elevata qualità della vita delle famiglie previene le tensioni sociali. Nello stesso tempo costituisce la condizione per l’attrattività di un sistema regionale nei confronti dell’esterno.<br />Il quarto: l’efficienza del sistema istituzionale e amministrativo nel fornire servizi alle famiglie, più che nell’erogare loro prestazioni in danaro (salvi i meno abbienti assoluti), innestata su un tessuto sufficientemente solidale della società civile, garantisce che l’assistenza non degradi nell’assistenzialismo passivo e parassitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà altoatesina non è tutta rose e fiori. Molti di noi probabilmente non si troverebbero a proprio agio, a viverci. Infatti sono tutt’altro che rare le testimonianze non proprio soddisfatte di persone provenienti da altre realtà culturali italiane, persino meridionali, che per ragioni di lavoro ne hanno esperienza.<br />Altri di noi ricordano la critica al sistema altoatesino del nativo interetnico Alexander Langer.<br />Limitiamoci qui tuttavia a constatare uno dei risultati (non l’unico) indubbiamente di successo.<br />Non marginalmente non possiamo non interrogarci sulla nostra condizione regionale sarda.<br />Il nostro essere frontalieri, ma marittimi e insulari, non terrestri, nella difficoltà permanente delle relazioni con lo Stato, ci priva dei vantaggi di cui oggettivamente godono le Regioni frontaliere continentali.<br />Il nostro retaggio di Regione che supplisce a questa condizione caricandosi sulle spalle l’universo mondo delle questioni economiche e sociali rende la missione di affrontarle tutte praticamente impossibile, salvo cambiamenti strutturali.<br />Tuttavia l’esigenza di non disperdere le risorse nell’assistenzialismo e di fare del sostegno all’economia e alla società un fattore di qualità della vita, di efficienza del sistema, di attrattività nei confronti dell’esterno, di contenimento della dissipazione verso l’esterno del capitale umano, di contrasto dello spopolamento, di equilibrio sociale e territoriale, rende urgente una rigorosa selezione programmatica dell’impiego strategico delle risorse.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto molto chiaro e condivisibile. Ho già affrontato la questione su SardegnaMondo, del resto (per es. <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/04/06/il-confederalismo-e-la-soluzione-non-il-problema-e-non-solo-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/05/19/jannik-sinner-e-il-problema-dellidentita-tossica-italiana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>; e <a href="https://sardegnamondo.eu/2018/06/02/il-modello-trentino-lideologia-del-decoro-e-la-democrazia-autoritaria/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> per quanto riguarda la Provincia Autonoma di Trento). Non ripeto quanto già esposto. Aggiungo solo che la divaricazione tra Südtirol<sup><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_autonoma_di_Bolzano#cite_note-4" target="_blank"  rel="nofollow" ></a></sup>/Alto Adige e Trentino, storicamente stratificata, è sempre più accentuata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo, sia per storia sia per propensione orientata dalla sua classe dirigente, punta sempre più esplicitamente all&#8217;area mitteleuropea, traendone esempi, soluzioni, know-how (compresa la componente di studenti sud-tirolesi che si formano nelle università austriache e tedesche). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il secondo è sempre più una versione locale di modalità, approcci e orizzonti mutuati dai vicini Veneto e Lombardia. Con più autonomia e un residuo retaggio asburgico, che però va sempre più stemperandosi e riducendosi a un autoritarismo sempre meno illuminato e sempre più impositivo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Südtirol si sta formando per altro un&#8217;intellighenzia svincolata dall&#8217;organizzazione del sapere italiana e anche meno legata a pregiudizi e ossessioni identitarie. D&#8217;altronde, la partita tra componente tirolese (e ladina) e quella italiana è sostanzialmente vinta (a parte Bolzano e in qualche misura Merano).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa richiesta di indipendenza (o di annessione all&#8217;Austria, che non è la stessa cosa, chiaramente) è ormai stemperata da una <a href="https://www.noiland.org/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >visione meno etno-centrica</a> e dalla sicurezza offerta da un&#8217;autonomia vera, forte (ulteriormente irrobustita di recente) e garantita anche da accordi internazionali (differenza sostanziale col caso sardo).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per venire dunque alla Sardegna, Tonino Dessì evidenzia alcuni aspetti che mi sembrano decisivi e al contempo poco considerati quando si trattano questi temi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno è la differenza tra assistenza e assistenzialismo. Troppo spesso chi critica il secondo in realtà vorrebbe sbarazzarsi della prima, ossia dell&#8217;intervento positivo delle istituzioni pubbliche in ambiti come il welfare, il sostegno al reddito delle famiglie, le sovvenzioni alle attività produttive strategiche, al mondo culturale, ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;esempio del Südtirol/Alto Adige è utile a smontare molte argomentazioni negative in proposito, anche senza idealizzazioni indebite.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro punto è quello relativo alla mole delle competenze e dei corrispondenti cespiti finanziari facente capo alla RAS. Qui il problema non è la mancanza di risorse né l’eccesso di materie da amministrare: due elementi retorici, questi, di un certo successo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sulle risorse disponibili, intanto, grava ancora l&#8217;irrisolta vertenza entrate. Quella che ogni giunta regionale, da Soru in poi, ha dichiarato di aver chiuso. Al netto di questo contenzioso con lo Stato centrale e della mal posta questione dei <a href="https://www.sindipendente.com/2023/02/10/autonomia-differenziata-contenuto-fondamenti-obiezioni-e-posizione-dalla-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >residui fiscali</a>, la Regione Autonoma Sardegna ha la possibilità di accedere a varie fonti di finanziamento, soprattutto a livello europeo. Possibilità che però richiede pianificazione, studio, redazione di progetti adeguati, capacità di spesa. Ambiti in cui la RAS non brilla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tale incapacità viene spesso usata da qualche neo o vetero-centralista per perorare l’azzeramento dell’autonomia e la centralizzazione statale delle competenze. Rovesciando causa ed effetto. È la condizione para-coloniale della Sardegna (o coloniale tout court, per tanti aspetti) a produrre una selezione del personale politico e amministrativo così mediocre.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, è un discorso di qualità della politica e delle scelte amministrative, che andrebbe affrontato risolvendo a monte la causa della loro inadeguatezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un altro punto è la questione della “marginalità”, che Dessì non stigmatizza come un problema in sé. Non lo è di sicuro per il Südtirol/Alto Adige. Perché lassù tale condizione geografica (e culturale) è stata sapientemente trattata come un vantaggio strategico da chi ha dovuto gestirla politicamente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La marginalità sarda, caratterizzata in aggiunta dall’insularità, non è affatto uno svantaggio oggettivo e di per sé insuperabile, bensì una posizione che può essere estremamente positiva, se gestita in un’ottica di amministrazione virtuosa, fuori da un rapporto di subalternità e dipendenza indotte (e imposte).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il Südtirol/Alto Adige non è il paradiso, come si dice correttamente anche nel post riportato. Chi non ci nasce fa fatica ad ambientarsi, a meno che non provenga da aree portatrici di una cultura e di forme di socializzazione similari. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Molto del suo successo è dovuto all’abitudine secolare delle sue genti alla durezza dell’esistenza in quelle valli e a regole ferree, alcune formalizzate altre restate a livello consuetudinario, che ne hanno preservato il popolamento ed evitato una diaspora altrimenti esiziale. Basti pensare alla spietatezza della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maso_chiuso" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >“legge del maso chiuso”</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è nemmeno un esempio assoluto di massima virtù politica. Su come gestisce la situazione la SVP e su certe dinamiche socio-culturali locali ci sarebbe da dire qualcosa di piuttosto lontano dalla solita agiografia. Il compianto (e citato anche da Tonino Dessì) Alexander Langer ci ha speso la vita, su questi nodi. Senza riuscire a scioglierli, purtroppo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certamente il Südtirol rappresenta un esempio di territorio apparentemente marginale e privo di particolari risorse, storicamente non proprio ricchissimo (a parte la faccenda delle miniere di argento, che però avevamo anche in Sardegna), che ha tratto da sé la forza di garantire alla propria popolazione un livello di reddito e di benessere tra i più alti d’Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che insegnamenti trarne? Be’, insegnamenti diretti pochi, data la differenza notevole tra i territori, la loro storia, la loro popolazione, le rispettive culture, ecc. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tuttavia un insegnamento generale c’è ed è che alla Sardegna serve una classe politica locale votata al benessere della propria terra e non dipendente, come delegazione coloniale, da centrali di potere e di interessi esterne. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La classe politica sudtirolese ha il suo baricentro d&#8217;azione e la sua proiezione di carriera nel proprio territorio. A Roma ci si mandano quadri di secondo piano o politici a fine carriera. Come delegazione diplomatica, obbediente al proprio mandato territoriale, però, non certo per bivaccare in Parlamento agli ordini dei partiti italiani di appartenenza (massima aspirazione dei/delle politicanti di mestiere isolan_).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In combinazione con quanto precede, alla Sardegna serve indispensabilmente conquistare nel più breve tempo possibile uno status giuridico-politico che garantisca una forma di autodeterminazione democratica molto più ampia e forte dell’asfittica e moribonda autonomia <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/ottriare/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ottriata</a> di cui disponiamo dal 1948 a oggi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Queste condizioni non sono fissazioni ideologiche da indipendentisti ma discendono da una mera constatazione pragmatica, in cui le questioni identitarie hanno un peso molto relativo, per non dire nullo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutte le partite strategiche che coinvolgono l’isola e chi la abita richiedono una capacità decisionale localizzata nell’isola medesima. Richiedono di essere inserite in una prospettiva sardo-centrica. Non per etno-centrismo fuori luogo o per mero spirito di separazione, ma perché l’alterità geografica (oltre a quella storica e ad ogni altra distanza immateriale vogliamo considerare) è un fattore determinante. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riappropriarci della nostra soggettività politica, da “terra al centro della civiltà europea” (cit.), è indispensabile per cercare di rispondere, con un minimo di ragionevole speranza, alle difficilissime sfide che il mondo di quest’epoca di transizione ci sta ponendo davanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si può fare in diversi modi. Scartando l&#8217;ipotesi rivoluzionaria (almeno in questa esposizione tutta teorica), restano le modalità della negoziazione e anche quelle della forzatura istituzionale. Da praticarsi, però, solo sulla base di un largo consenso e con ampia partecipazione popolare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che significa che non saranno le attuali forze oligarchiche e etero-dirette a poter guidare il processo. Anche questo è un problema da affrontare a viso aperto, dato che a livello di rappresentanza democratica garantita dalle leggi (altra differenza col Südtirol) siamo in una condizione di deprivazione patologica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E non va ignorata la difficoltà di un lavoro culturale profondo per abbattere la montagna di stereotipi, complessi e false credenze che ammorbano la percezione di sé della maggioranza delle persone sarde. Come avviene in tutte le popolazioni colonizzate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, l&#8217;ennesima differenza col Südtirol è evidente (e dolorosa), soprattutto sul piano dell&#8217;assimilazione culturale delle classi dirigenti (in Sardegna, ossessionate &#8211; invano &#8211; dall&#8217;integrazione con le omologhe componenti sociali d&#8217;oltre Tirreno) e dell&#8217;accettazione passiva dell&#8217;italianizzazione forzata (nella toponomastica, in ambito linguistico, nell&#8217;istruzione).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma,  se il &#8220;se&#8221; mi sembra decisamente una questione superata dai fatti stessi &#8211; e le persone di buona volontà animate da spirito democratico dovrebbero finalmente prenderne atto &#8211; il &#8220;come&#8221; resta ancora problematico. E occorre discuterne &#8211; fuori dai social, per favore &#8211; in termini propositivi, pragmatici e direi anche operativi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/">Comparazione tra Südtirol e Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/08/14/comparazione-tra-sudtirol-e-sardegna/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I prevedibilissimi imprevisti della storia che non siamo preparati ad affrontare</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/08/11/i-prevedibilissimi-imprevisti-della-storia-che-non-siamo-preparati-ad-affrontare/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/08/11/i-prevedibilissimi-imprevisti-della-storia-che-non-siamo-preparati-ad-affrontare/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 09:32:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Einstein Telescope]]></category>
		<category><![CDATA[infiltrazione mafiosa]]></category>
		<category><![CDATA[subalternità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6377</guid>

					<description><![CDATA[<p>Estate calda, in molti sensi. Oltre alle temperature, in Sardegna si accende un certo dibattito pubblico sul progetto dell&#8217;Einstein Telescope dopo un attentato incendiario a Lula, mentre va avanti la mobilitazione contro l&#8217;aggressione speculativa in ambito energetico. Dal quadro, però, mi pare restino fuori alcuni elementi decisivi e al contempo controintuitivi, che dovrebbero darci da...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/08/11/i-prevedibilissimi-imprevisti-della-storia-che-non-siamo-preparati-ad-affrontare/">I prevedibilissimi imprevisti della storia che non siamo preparati ad affrontare</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="640" height="459" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/immagine.png" alt="" class="wp-image-6384" style="width:582px;height:auto"/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading"><em>Estate calda, in molti sensi. Oltre alle temperature, in Sardegna si accende un certo dibattito pubblico sul progetto dell&#8217;Einstein Telescope dopo un attentato incendiario a Lula, mentre va avanti la mobilitazione contro l&#8217;aggressione speculativa in ambito energetico. Dal quadro, però, mi pare restino fuori alcuni elementi decisivi e al contempo controintuitivi, che dovrebbero darci da pensare.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La faccenda dell&#8217;Einstein Telescope è tornata agli onori delle cronache, anche italiane, in seguito all&#8217;attentato incendiario che ha colpito due ingegneri dell&#8217;INGV impegnati nei lavori preparatori per il mega cantiere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che l&#8217;Einstein Telescope sarà ubicato a Lula, in località Sos Enatos, è tutto ancora da vedere. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alla politica italiana la cosa interessa e non interessa. L&#8217;attuale governo non ama particolarmente la scienza e non ha alcun incentivo a favorire la Sardegna in un&#8217;operazione che avvantaggerebbe politicamente l&#8217;attuale giunta del campolargo (dunque avversa alla maggioranza capeggiata da Giorgia Meloni).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alle opposizioni a Roma, a parte un blando sostegno alla propria emanazione coloniale che amministra l&#8217;isola, sembra importare ancor meno. Stanno decisamente pensando ad altro (soprattutto a come perdere le prossime elezioni politiche).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Notevole però il flusso di commenti riguardanti l&#8217;episodio criminale a Lula. Valanghe di pseudo-analisi pressoché sempre venate di razzismo anti-sardo: stereotipi degradanti profusi a piene mani, accuse di barbarie e arretratezza anti-moderna, accuse di procurato danno all&#8217;Italia e al suo prestigio a causa del nostro spirito violento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Molti di questi commenti sono arrivati o comunque sottoscritti da persone sarde, sempre disponibilissime a meritarsi l&#8217;integrazione italiana a suon di auto-denigrazione. &#8220;Purtroppo noi sardi siamo così&#8221;, &#8220;A noi sardi piace fare questo&#8221;, ecc. ecc. Direi che prima di parlare a nome di tutta una collettività umana bisognerebbe contare fino a mille e poi, possibilmente, desistere. Parlate per voi!</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisogna essere chiari, però: l&#8217;azione è stata esecrabile. Se l&#8217;intento era dimostrare contrarietà a un progetto per ora solo ipotetico e di cui in realtà si è capito ancora poco, è stata non solo moralmente riprovevole, ma anche controproducente. Il che può giustificare qualche dietrologia complottista non del tutto peregrina.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va anche sottolineato un aspetto basilare. <strong>La diffidenza popolare, in Sardegna, è assolutamente giustificata.</strong> Due secoli di fregature epocali imposte dall&#8217;alto con mezzi ingannevoli e posture paternaliste, lasciando sul terreno perlopiù conseguenze negative, se non proprio disastri irrecuperabili, hanno prodotto questo effetto antropologico. Davvero dobbiamo stupirci?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando si dice &#8211; e succede spesso &#8211; che la popolazione sarda dice solo &#8220;no&#8221; a tutto e viene menzionata, a sproposito, la famigerata sindrome NIMBY, si omette di precisare che purtroppo, per troppo tempo, la popolazione sarda ha detto &#8220;sì&#8221; a un sacco di porcherie devastanti. O è stata indotta a dire &#8220;sì&#8221;. Magari non è proprio un male che cominciamo a dire qualche &#8220;no&#8221;. Poi caso mai ne parliamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche nel caso dell&#8217;Einstein Telescope, bisognerebbe parlarne. Più e meglio di quanto sia stato fatto fin qui. Senza trattare le popolazioni interessate come un mucchio di minus habens, senza indorare la pillola, presentando chiaramente vantaggi e svantaggi, prospettive sul medio e lungo periodo, possibili esternalità negative. Tutto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inutile mandare a parlare alle assemblee pubbliche politicanti imbonitori e allergici alle domande legittime delle persone (vedi presidente Todde, con tanto di testimonianza video) o tecnici che discettano di questioni scientifiche, senza la minima capacità comunicativa. Le popolazioni vanno coinvolte a pieno titolo, dentro processi di partecipazione e di costruzione di una consapevolezza proporzionale alla rilevanza del progetto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma in Sardegna questo approccio sembra difficile da praticare e addirittura da concepire per la politica podataria isolana, e peggio ancora per quel che riguarda la politica italiana e lo stesso sistema dei mass media. Che considerano l&#8217;isola &#8220;un&#8217;appendice molto incerta dell&#8217;Italia&#8221; (cit.), da controllare, normalizzare, tenere a bada (in certi casi con la forza).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo si vede chiaramente nella partita dell&#8217;aggressione coloniale in materia di FER (fonti di energia rinnovabili). Ammirevole la pazienza e lo sforzo di studio, condivisione e mobilitazione dei vari comitati che difendono il territorio dalle intenzioni speculative più sfacciate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;enorme mole di energia che, stando alle richieste presentate in Regione, dovrebbe essere prodotta nell&#8217;isola, eccederebbe di gran lunga il fabbisogno interno e sarebbe anche difficilmente convogliabile verso il continente. Anche col potenziamento dei cavidotti esistenti o in fase di realizzazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò la prima domanda da farsi è: cui prodest? A vantaggio di chi va tutta questa fregola (in senso italiano) energetica?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vero è che l&#8217;idea di trasformare la Sardegna in una grande batteria elettrica al servizio dell&#8217;Italia settentrionale (secondo le dichiarazioni dei vertici Terrna e dello stesso governo italiano) solletica l&#8217;establishment economico e politico peninsulare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I numerosi data center in progetto o in costruzione intorno a Milano, per dirne una, avranno (avrebbero) bisogno di moltissima energia. Da qualche parte dovranno pur prenderla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Posto che riescano a sfruttare la Sardegna ai propri scopi, avranno però un altro enorme problema da affrontare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Parlo della necessità di acqua per il raffreddamento dei server, che quel genere di infrastrutture richiede. Acqua che, in Padania, sta diventando un bene raro e comunque discontinuo. Dopo il dramma del 2022, anche quest&#8217;anno la siccità incombe su tutto il bacino del Po e zone limitrofe. I ghiacciai sono un ricordo, la possibilità di godere di una disponibilità d&#8217;acqua costante e abbondante non esiste più.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema dell&#8217;acqua nel settentrione italiano si porta appresso una serie di potenziali rischi che al momento sembrano drammaticamente sottovalutati. Insieme all&#8217;ingressione sempre più profonda del cuneo salino dal Mar Adriatico e all&#8217;inquinamento ormai pressoché irrimediabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fatto che la classe dirigente italiana non stia facendo nulla per ovviare alle conseguenze già visibili del cambiamento climatico e anzi preveda di sfruttare i consueti meccanismi di colonialismo interno a vantaggio delle &#8220;aree più produttive del paese&#8221; potrebbe condurre a un disastro di proporzioni macroscopiche e di portata storica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come si metteranno le cose, se ci sarà un crollo del tessuto socio-economico del Nord Italia? Qui potremmo rientrare in gioco noi. Come sempre, in posizione subalterna e in modalità servizievole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dovremo accogliere masse di profughi che si aspettano di essere accolti, accuditi, sfamati e garantiti nel loro livello di consumi (e di spreco)? La classe dirigente sarda si presterebbe a un&#8217;evenienza del genere? O come reagirebbe?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sembra uno scenario distopico molto fantasioso e sinceramente spero che si riveli come tale. Facciamo già fatica a sopportare il peso del turismo, con disservizi e disagi costanti per i residenti in diverse località sarde (chiedere ad Alghero, per dire; ma anche a Bosa, dove l&#8217;acqua è dirottata verso la marina per garantirla ai turisti, e la popolazione residente che si arrangi).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli effetti del cambiamento climatico sulla Sardegna, d&#8217;altro canto, non sono minimamente presi in considerazione. Non a Roma &#8211; com&#8217;è naturale &#8211; né a Cagliari (figuriamoci!). Eppure, dato che si fa tanto parlare di transizione energetica (o addirittura ecologica), forse sarebbe il caso di cominciare dal posto dove poggiamo i piedi, e poi caso mai vedere se possiamo salvare altre genti e altre terre.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come si incastri tutto questo con la <strong>crescente influenza nell&#8217;isola della</strong> <strong>criminalità organizzata esogena</strong> &#8211; promossa anch&#8217;essa dallo stato italiano, checché ne dica Roberto Saviano &#8211; è difficile valutarlo. Ma è un altro tassello di questo complicato mosaico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli effetti di questi processi in corso, sommati ai problemi stratificati e di lunga durata (trasporti, sanità, infrastrutture civili, scuola, crisi dei comparti produttivi, spopolamento) saranno il lascito di questi ultimi trent&#8217;anni alle nuove generazioni sarde. Sempre che ne rimangano, vista la denatalità e la diaspora costante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sconcerta che non ci sia, a livello politico e nell&#8217;intellighenzia sarda, la consapevolezza della consistenza di queste dinamiche, della loro portata. Quando parlo del dramma dell&#8217;ignoranza della nostra classe dirigente mi riferisco anche a questa incapacità di comprendere la natura dei nostri problemi e la mancata volontà di affrontarli sul serio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vedremo se dall&#8217;effervescenza sociale di questi anni, che dal basso e fuori dalle istituzioni sta cercando di opporsi alle derive più devastanti, emergerà qualche forza collettiva capace di conquistarsi un ruolo politico realmente emancipativo. Non è che possiamo sperare in molto altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/08/11/i-prevedibilissimi-imprevisti-della-storia-che-non-siamo-preparati-ad-affrontare/">I prevedibilissimi imprevisti della storia che non siamo preparati ad affrontare</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/08/11/i-prevedibilissimi-imprevisti-della-storia-che-non-siamo-preparati-ad-affrontare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La guerra è iniziata ma non è quella che pensi</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/08/05/la-guerra-e-iniziata-ma-non-e-quella-che-pensi/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/08/05/la-guerra-e-iniziata-ma-non-e-quella-che-pensi/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:55:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[estrattivismo]]></category>
		<category><![CDATA[europeismo]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[neocolonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6364</guid>

					<description><![CDATA[<p>Crisi a Ceuta, avamposto coloniale spagnolo in Marocco. Esercitazioni militari estive in Sardegna. La terza guerra mondiale a pezzi, ma non si sa di chi contro chi. Un attacco neo-coloniale all&#8217;isola a tutto campo e quasi senza precedenti. E un dibattito pubblico inquinato da operazioni diversive e manipolazioni varie che ci fanno perdere la bussola....</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/08/05/la-guerra-e-iniziata-ma-non-e-quella-che-pensi/">La guerra è iniziata ma non è quella che pensi</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="600" height="335" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/08/immagine.jpg" alt="" class="wp-image-6372"/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading"><em>Crisi a Ceuta, avamposto coloniale spagnolo in Marocco. Esercitazioni militari estive in Sardegna. La terza guerra mondiale a pezzi, ma non si sa di chi contro chi. Un attacco neo-coloniale all&#8217;isola a tutto campo e quasi senza precedenti. E un dibattito pubblico inquinato da operazioni diversive e manipolazioni varie che ci fanno perdere la bussola.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sarebbe dovuto bastare il caldo estremo di queste settimane a darci una bella svegliata sulle priorità vere del nostro tempo, invece niente da fare. Manco gli effetti concreti del cambiamento climatico accelerato convincono i più (e men che meno i &#8220;decisori&#8221;) a un sussulto di consapevolezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi pare che continui a sfuggirci il vero nucleo drammatico di questa fase storica, sia a livello generale, sia a livello locale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il processo principale in corso è l&#8217;espropriazione, a tratti esplicita e violenta, da parte delle élite globali e delle loro succursali locali della sfera dei diritti e delle libertà conquistata a caro prezzo soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale, nonché la messa a profitto di ogni possibile bene comune. Laddove tale conquista sia stata parziale o non si sia compiuta, esiste una forte spinta a impedire che succeda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è solo finito il secondo dopoguerra (e sarebbe ora che facessimo i conti con questa evidenza storica), ma sembra declinare la stessa età contemporanea occidentale, intesa come quel lungo percorso che dal Settecento illuminista ha condotto alla conquista della democrazia e dello stato di diritto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutte le destre, dai tradizionalisti oscurantisti ai fascisti più o meno espliciti, sono in campo attivamente per cancellare le conquiste politiche e sociali degli ultimi due secoli e mezzo, senza tuttavia mettere in discussione uno dei fondamenti storici della nostra contemporaneità, ossia l&#8217;economia capitalista (nelle sue varie declinazioni) e il dominio dell&#8217;estrazione di valore da *tutto*, compresa la biosfera e la stessa vita umana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La saldatura tra ideologie reazionarie, razziste, nazionaliste, violente e gli interessi dei padroni economici del mondo è sempre esistita, contenuta però dalle forti spinte ideali di natura emancipativa, caratteristiche della contemporaneità. Oggi si ripropone in termini estremamente palesi, senza più il velo retorico di cui si è dovuta ammantare soprattutto dove vigevano regimi democratici abbastanza solidi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiaramente, l&#8217;esempio fornito dall&#8217;amministrazione USA targata Donald Trump è un fattore rilevante. Il suo appoggio esplicito a tutte le destre europee va di pari passo con la sua inimicizia dichiarata per l&#8217;Europa, non tanto in quanto entità politica (l&#8217;UE), quanto piuttosto come simbolo di società aperta, democrazia, stato sociale, ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il suo favore vero il regime di Putin nella Federazione russa è del tutto coerente con questa impostazione. Il che manda al macero tutte le varie posizioni anti-occidentali e anti-NATO di molta sinistra europea con simpatie più o meno esplicite verso l&#8217;attuale regime russo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La NATO è ormai una sigla dietro cui non si capisce bene quali siano i rapporti di forza né la sua consistenza come alleanza strategica. Infatti, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, molti governi europei stanno lavorando per affrancarsi dalla &#8220;protezione&#8221; USA.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La protezione USA, fornita come barriera all&#8217;espansione sovietica durante la Guerra fredda, ha da tempo esaurito il suo ruolo dichiarato e si è palesata per quello che è: una &#8220;protezione&#8221; in senso mafioso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">D&#8217;altro canto, i governi europei e la stessa Commissione dell&#8217;UE si stanno mostrando troppo deboli e impreparati ad affrontare questa transizione storica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso tema del &#8220;riarmo europeo&#8221; è una sorta di diversivo o comunque una mistificazione dietro cui si cela la pulsione irrefrenabile delle nostre oligarchie a fare affari alla faccia di tutto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Com&#8217;è evidente, non c&#8217;è alcun piano di difesa comune, in UE, solo un giro di denaro a favore del comparto industrial-militare, in cui ogni singolo stato provvede per sé, a seconda degli interessi delle sue lobby dominanti e/o di proiezioni strategiche sostanzialmente isolazioniste e alla &#8220;campi io, crepino gli altri&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per giunta rimane in piedi il mio timore, espresso già anni fa, sul reale bersaglio del riarmo. Che non sarà, nella maggior parte dei casi, la risposta a una fantascientifica invasione russa (pericolo che vale per gli stati baltici e la Moldova, più difficilmente per Polonia e Finlandia, ma basta così), bensì molto più probabilmente il dissenso sociale e politico interno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il quale minaccia di diventare esplosivo se le varie crisi che si stanno accumulando non troveranno una risposta adeguata. Ed è improbabile che la trovino, se vogliamo essere realistici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sorte della Sardegna, in questo frangente storico, è drammatica. A tutti i problemi accumulati nei decenni, a cui la nostra politica podataria non ha mai saputo/voluto rimediare, si sommano ora le nuove dinamiche neo-imperialiste e neo-colonialiste assunte come ordinaria modalità di governo sia dallo stato italiano, sia dalle oligarchie globali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Definisco podataria la nostra politica, perché, proprio come gli amministratori dei feudi per conto dei baroni, nella vigenza del regime feudale, il nostro personale politico è selezionato fuori dall&#8217;isola per garantire equilibri che ci vedono come pedina sacrificabile e comunque variabile dipendente di movimenti economici, investimenti, piani strategici altrui.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un ceto di mediatori e intermediari, che prospera nella nostra condizione subalterna e dipendente. Per questo è, nel suo insieme, ostile a qualsiasi processo democratico reale e a qualsiasi movimento popolare emancipativo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questi giorni la nostra politica, giunta Todde in testa, ha dato l&#8217;ennesima dimostrazione di quale sia il suo vero compito, approvando la deroga che consente le esercitazioni belliche in periodo estivo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ricordiamo che Alessandra Todde ha dichiarato a suo tempo di voler &#8220;garantire gli investitori&#8221; e ha parlato di servitù militari compatibili con la protezione dell&#8217;ambiente e con i diritti delle popolazioni. Non la si può rimproverare di incoerenza, in questa circostanza. Caso mai sono le persone del ceto medio istruito sardo che hanno votato questa disgraziata maggioranza a doversi fare delle domande (e magari a doversi vergognare un po&#8217;).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella contestazione di questa ennesima dimostrazione di subalternità e dipendenza della nostra classe dirigente (o digerente che sia) dobbiamo stare attenti a non sbagliare obiettivo e a non perderci in astrazioni diversive.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi contesta il riarmo europeo in nome di una &#8220;pace&#8221; troppo sospetta di appoggio morale e ideale alle mire imperialiste russe, usa spesso la retorica tipica di un&#8217;epoca molto recente ma ormai tramontata. Slogan ripetuti un po&#8217; per abitudine, tipo il classico &#8220;a foras sa NATO&#8221; che però, temo, nascondono una mancanza di ragionamento e una perdita di contatto con le dinamiche reali del nostro tempo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La NATO in Sardegna non c&#8217;è da un pezzo. Non per magnanimità, ma per necessità strategiche. Non che la cosa mi dispiaccia. Ho passato decenni della mia vita a contestarne il ruolo e la presenza nell&#8217;isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma bisogna essere al passo coi tempi. La nostra controparte, ora più che mai, è lo stato italiano, che a sua volta è intermediario con diversi centri di potere e interesse sovranazionali o comunque esterni. La nostra politica serve appunto, come dicevo più sopra, a garantire che le decisioni prese a livello di stato centrale siano pienamente realizzate nell&#8217;isola. Con qualche blando attrito dovuto però solo all&#8217;appartenenza di schieramento (italiano).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Altro errore da non fare è affrontare le vertenze aperte ognuna per conto proprio, senza connetterle, senza riconoscere il processo più ampio che le racchiude tutte.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La crisi demografica, sociale e culturale che attanaglia la Sardegna di oggi è valutata come una grande opportunità da chi vede nell&#8217;isola solo un territorio adatto per le proprie mire. Uno dei compiti per cui è selezionata la nostra classe politica è di fare in modo che tale poli-crisi non si risolva mai, non trovi nemmeno un inizio di risoluzione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo la rappresentanza democratica in Sardegna è ormai ridotta a una sorta di finzione e la realtà concreta è un regime oligarchico arraffone e prepotente, fondato sul ricatto occupazionale, sulla cooptazione di larghe fette del ceto medio istruito e sul clientelismo più brutale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, ricapitolando: <br />&#8211; assalto speculativo in ambito energetico (non solo FER, ma anche metano e carbone); <br />&#8211; assalto speculativo turistico elitario (non solo Lu Fenosu/Cala Finanza: occhio alla propaganda virale a favore degli investimenti immobiliari in Sardegna, specie rivolta al pubblico USA); <br />&#8211; presenza ormai costante e imposta da un notevole apparato repressivo di militari israeliani e delle loro famiglie, mandati a &#8220;decomprimersi&#8221; nelle nostre località di vacanza; <br />&#8211; conclamata presenza mafiosa (ma direi di più camorrista e &#8216;ndranghetista) nell&#8217;isola, sostanzialmente promossa e protetta dallo stesso stato italiano (vedi trasferimento di detenuti in regime di 41bis e rassicurazioni istituzionali di assenza di rischio mafioso in Sardegna).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono solo alcuni dei fenomeni in corso, i più vistosi ma anche i più difficili da inquadrare in tutta la loro consistenza concreta e nelle loro interconnessioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia chiaro, non è che esiste un mega complotto globale che ha la Sardegna come obiettivo. È più, come succede spesso, una convergenza di vari interessi e di varie dinamiche sovralocali che trovano un punto di caduta in un contesto sociale e culturale debilitato. Una tipologia di neo-colonialismo abbastanza classica, solo, applicata all&#8217;interno di uno stato europeo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;onda nera montante, che potrebbe avere ulteriori esiti con le prossime tornate elettorali, specie in Francia e, negli USA, con un possibile colpo di mano di Trump e soci, avrà contraccolpi anche sulla Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il rischio non ci viene tanto dal riarmo europeo o dalla NATO in quanto tale &#8211; bersagli privilegiati di molta sinistra italiana e sardo-italiana, anche in salsa indipendentista &#8211; ma dalla combinazione di restringimento sostanziale degli spazi democratici (dunque della legittimità del dissenso), affarismo estrattivista senza freni inibitori, autoritarismo politico, ostilità feroce contro le minoranze, le porzioni della società ritenute eversive (della morale &#8220;tradizionale&#8221; così come dell&#8217;ordine costituito), le istanze autodeterminazioniste.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;internazionale nera che si sta muovendo su vari livelli e in tutti i contesti non lesinerà sui mezzi per contenere qualsiasi elemento ritenuto avverso, potendo contare sul sostegno di una grossa fetta dell&#8217;establishment economico internazionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le dichiarazioni relative a un preteso &#8220;pericolo comunista&#8221; o alla natura presuntamente eversiva dell&#8217;antifascismo non sono più uscite estemporanee di estremisti ai margini del discorso pubblico, ma temi in agenda dei gruppi dirigenti occidentali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, continuare a vedere nella Russia di Putin un contraltare dell&#8217;imperialismo USA e della tecnocrazia UE è un abbaglio pericoloso. USA e Russia sono funzionalmente e ideologicamente allineati nella loro avversione non tanto all&#8217;UE in quanto istituzione (anche a quello, ma in secondo piano), quanto soprattutto all&#8217;Europa come spazio politico, in cui vige ancora un antifascismo di fondo e gode di una certa ampia accettazione l&#8217;idea di democrazia come assemblaggio di diritti, garanzie sociali, legittimità del dissenso, tutela delle minoranze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Riconoscere questo dato di fatto serve a comprendere meglio come sia stata deleteria l&#8217;indecisione dei governi europei nella crisi ucraina. Dapprima sottovalutata e relegata ad affari interni della sfera di influenza russa, viste le compromissioni di convenienza di molti di quei governi con la Russia (specie in materia di import di gas), ma in certi casi anche per simpatie ideologiche. Poi affidata alla speranza che ci pensassero gli USA. Un&#8217;UE dunque attendista e opportunista che ha completamente svalutato la sua postura internazionale proprio mentre la storia accelerava pericolosamente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La rinuncia a un ruolo decisivo e pacificatore, in termini responsabili e democratici, con la condizione dell&#8217;integrità dell&#8217;Ucraina e con la difesa del suo diritto ad aderire all&#8217;UE (ossia proprio ciò che il regime di Putin temeva e teme di più, altro che NATO!), è una colpa che gli attuali governi del Vecchio continente faticheranno ad espiare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le chiamate alle armi di questi ultimi anni (tipo quella recente di Nathalie Tocci sull&#8217;Economist) sono solo dispositivi retorici che servono a mascherare ancora una volta lauti affari e tentazioni autoritarie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La retorica anti-russa di certo establishment europeo non deve trarre in inganno. Se si presenterà la necessità di contrastare con forza (e con *la* forza) movimenti sociali troppo ampi e troppo incompatibili con l&#8217;ordine liberal-liberista e padronale vigente, le élite europee confidano di poter replicare il modello russo anche nei loro spazi politici. Che devono dunque restare i vetusti e anacronistici stati-nazione ereditati dai due secoli scorsi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quelli che piacciono tanto ai fascisti, ai nazionalisti e ai rossobruni di ogni latitudine e longitudine. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Guerrafondai (a scopo di lucro) e pacifisti (pro Putin, che ne finanzia molti del resto) tutti disposti a sacrificare il didietro altrui per i propri obiettivi esecrabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le orde nere reazionarie che aspirano a conquistare i governi europei e la tecnocrazia del Vecchio continente sono consonanti, se non alleate, contro ogni progresso democratico reale, contro ogni processo di autodeterminazione democratica e contro ogni possibile spinta confederalista solidale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo motivo tutti i movimenti autodeterminazionisti europei devono comprendere che la loro prospettiva strategica <strong>non può non essere europeista</strong> (in un senso diverso da quello usato dall&#8217;establishment conservatore che domina l&#8217;UE) e non può non contestare l&#8217;ordine delle cose esistente, anche sul versante dei diritti sociali (che non sono alternativi ai diritti individuali, spero non sia necessario spiegare perché), del contrasto alle pratiche climalteranti e dannose per la biosfera, delle politiche relative ai beni comuni. E naturalmente devono essere concordemente e solidarmente schierati sul versante <strong>anti-imperialista</strong>, <strong>anti-colonialista</strong> e <strong>antifascista</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, mi pare che svolgano un&#8217;opera meritoria organismi e entità associative e culturali come il <a href="https://centrostudidialogo.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Centro Studi Dialogo</a> (con la relativa rivista), il gruppo <a href="https://autonomieeambiente.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Autonomie e Ambiente</a>, partner in ambito italiano dell&#8217;<a href="https://efaparty.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >European Free Alliance</a> (che lavora a livello di istituzioni UE), le associazioni come <a href="https://assembleasarda.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ANS</a>, in giro per il continente, e altre realtà analoghe. Senza dimenticare le tante organizzazioni indipendentiste, più o meno rappresentative, nelle varie realtà territoriali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ecco, magari su queste andrebbe fatto un ragionamento specifico, perché le vedo ancora un po&#8217; in ritardo rispetto agli sviluppi storici in corso, ancorate a schemi interpretativi validi sino a qualche anno fa ma ormai poco utili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un momento di confusione e di grandi contraddizioni dispiegate fin dentro le nostre relazioni interpersonali. Tanto più in un territorio sottoposto a un crescente controllo di stampo coloniale come la Sardegna. Non sbagliare analisi e non sbagliare bersaglio delle lotte è decisivo. Così come comprendere che l&#8217;intera classe politica oggi al potere &#8211; maggioranza e opposizione, con le loro emanazioni locali, le loro sacche clientelari e i loro intellettuali organici &#8211; è un avversario oggettivo di qualsiasi prospettiva di emancipazione sociale e politica dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/08/05/la-guerra-e-iniziata-ma-non-e-quella-che-pensi/">La guerra è iniziata ma non è quella che pensi</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/08/05/la-guerra-e-iniziata-ma-non-e-quella-che-pensi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Italiansplaining e mentalità autocolonizzata, zavorra storica insostenibile</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/07/30/italiansplaining-e-mentalita-autocolonizzata-zavorra-storica-insostenibile/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/07/30/italiansplaining-e-mentalita-autocolonizzata-zavorra-storica-insostenibile/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 10:31:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[ceto medio istruito]]></category>
		<category><![CDATA[italiansplaining]]></category>
		<category><![CDATA[mentalità autocolonizzata]]></category>
		<category><![CDATA[società sarda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6360</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se non arrivasse a cadenza regolare una voce italiana a spiegarci cos&#8217;è la Sardegna, quali sono i suoi problemi e come risolverli, saremmo persi. Evidentemente è questo che pensano la gran parte del nostro ceto medio istruito, coloro che gestiscono l&#8217;informazione nell&#8217;isola e la nostra stessa classe politica. Ed è una tragedia. Flavio Briatore si...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/07/30/italiansplaining-e-mentalita-autocolonizzata-zavorra-storica-insostenibile/">Italiansplaining e mentalità autocolonizzata, zavorra storica insostenibile</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><em>Se non arrivasse a cadenza regolare una voce italiana a spiegarci cos&#8217;è la Sardegna, quali sono i suoi problemi e come risolverli, saremmo persi. Evidentemente è questo che pensano la gran parte del nostro ceto medio istruito, coloro che gestiscono l&#8217;informazione nell&#8217;isola e la nostra stessa classe politica. Ed è una tragedia.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Flavio Briatore si è stancato della nostra terra e da troppo tempo ci fa mancare le sue illuminanti dichiarazioni. Però Beppe Severgnini, a quanto mi riferiscono, ha detto la sua e dunque l&#8217;estate 2026 può essere omologata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma non ci basta mai. Dunque  cosa c&#8217;è di meglio che <a href="https://www.lanuovasardegna.it/regione/2026/07/29/news/roberto-saviano-la-sardegna-l-isola-piu-bella-del-mondo-e-divorata-da-mafie-narcotraffico-e-riciclaggio-intervista-esclusiva-1.100900921" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >intervistare Roberto Saviano</a> su un recente fatto di cronaca sardo?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A volte mi chiedo se non sarebbe più divertente e anche istruttivo affidare a Briatore un&#8217;analisi dei fatti criminali sardi, a Severgnini una dissertazione su come si deve fare business turistico e a Saviano un pistolotto accondiscendente sulle bellezze misconosciute dell&#8217;isola (a compensazione delle sue tante magagne). Ma non succederà mai.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò ci tocca sorbirci l&#8217;ennesimo caso di <em><strong>italiansplaining</strong></em>, sollecitato ovviamente dai nostri custodi dell&#8217;informazione, a proposito del nostro &#8220;carattere&#8221; sempre uguale. Immagino ci si riferisca al famoso &#8220;istinto predatorio&#8221;, dovuto, purtroppo, a una conformazione cranica primitiva e debilitante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ovviamente al cronista intervistatore non viene mai la tentazione di fare la &#8220;seconda domanda&#8221;. Siamo italiani, del resto, mica anglosassoni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure sarebbe così bello, qualche volta, smontare il giocattolo. Far parlare questi personaggi mediocri, che solo in un contesto degradato come quello italiano possono godere di tanta considerazione, e poi incalzarli con richieste di precisazioni, con obiezioni, con sottolineature delle loro posture paternalistiche, oggettivamente razziste e intimamente colonialiste.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per carità, Saviano ha avuto le sue disavventure e i suoi dolori, a causa di ciò che ha scritto sulla criminalità della *sua* terra. Solidarietà umana garantita, da parte mia, per questo. Ma è proprio indispensabile considerarlo un vate in fatto di Sardegna? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E come lui, tanti altri. Non solo gli altri due nomi citati all&#8217;inizio, ma un elenco abbastanza corposo di persone a volte davvero improbabili &#8211; tipo starlette televisive o turisti occasionali ma famosi nel panorama dell&#8217;infotainment italiano &#8211; a cui viene richiesto di illuminarci circa le nostre cose.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché noi non siamo in grado di capire la nostra realtà. Noi, o meglio, il nostro ceto medio istruito, quella variegata componente sociale che ha acquisito un grado di istruzione superiore nella scuola e nell&#8217;università italiane e vive costantemente una condizione scissa, confusa, conflittuale con la propria appartenenza sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne ho già scritto, non mi ripeto. Ma vorrei che questo problema diventasse finalmente chiaro e che fosse considerato in tutta la sua consistenza storica. La mentalità autocolonizzata delle tante persone sarde, che fanno fatica a conciliare la loro aspirazione ad essere italiani di serie A con la loro condizione di subalternità oggettiva, ha riflessi concreti devastanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il progressismo italiano in salsa sarda ne è l&#8217;espressione più plastica e significativa. Che poi è la base sociale delle varie compagini politiche di centrosinistra o campilarghi che dir si vogliano. A conti fatti, le più dannose maggioranze politiche degli ultimi vent&#8217;anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I danni fatti nelle legislature dominate dal progressismo italiano in Sardegna superano quelli fatti dalla loro controparte di destra (sempre italiana). Ci sarebbe da farsi delle belle domande, su questo. Invece si preferisce aspettare il vaticinio del proprio intellettuale italiano di riferimento (o del momento) per sapere cosa pensare di sé stess_.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, io non ce l&#8217;ho tanto con Saviano (un po&#8217; sì, a dire il vero), ma soprattutto con chi lo investe di questo ruolo di detentore dell&#8217;ultima parola su luoghi e storie di cui sa forse quello che legge nelle cronache o quello che gli raccontano le sue fonti tra le forze dell&#8217;ordine. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ce l&#8217;ho con chi, in Sardegna, decide che noi non abbiamo voce in capitolo sulla nostra realtà, sulla nostra storia. Con chi impone a noi mitologie create fuori (in Italia) a cui però siamo chiamati ad aderire, salvo poi rimproverarci per averci creduto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tipo la faccenda della mitizzazione dei banditi. Chiunque abbia vissuto in Sardegna e conosca i nostri luoghi sa benissimo che i fatti criminali dalle nostre parti non sono mai stati mitizzati. Né i personaggi assurti agli onori delle cronache (italiane e poi di conseguenza sarde) sono mai stati degli idoli locali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando, a Nuoro, in occasione di un qualche arresto di Graziano Mesina, si radunava una folla inneggiante (ma più che altro curiosa), la circostanza era dovuta al fatto che Mesina era un personaggio costruito dai media italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutta la mitologia sul banditismo &#8220;romantico&#8221; e sull&#8217;adesione morale omertosa delle comunità sarde (specie dell&#8217;interno) alle attività criminali è una costruzione tecnicizzata, del tutto aliena dal reale sentire delle persone, delle famiglie, della nostra gente nel suo complesso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così come è un mito tecnicizzato la differenziazione etnica tra genti sarde dell&#8217;interno e genti sarde delle pianure e delle coste, o tra Capo di Sopra e Capo di Sotto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mitologie tecnicizzate, riprodotte in forma massiccia e pervasiva e interiorizzate prima di tutto dai gruppi sociali istruiti e ottusamente e compulsivamente italofoni (frequentatori adoranti di festival letterari).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per avere una dimostrazione del disastro rappresentato da questo fenomeno bi-secolare basta andare a leggersi i commenti sui social o in calce agli articoli online. Per una persona sarda istruita, più o meno progressista, che comunque si consideri informata e al passo coi tempi, quello che dice un Saviano (come in questo caso specifico) è legge, è la Verità. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ignoranza di noi stessi è un dramma culturale, sociale e politico gigantesco. Molto peggiore, per esempio, della sindrome da &#8220;turisti di noi stessi&#8221; di cui parla spesso (e non sempre a proposito) Marcello Fois.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non potremmo istituire una moratoria, di durata ragionevole (tipo dieci anni), per vietare a persone italiane o che comunque non hanno una vera esperienza della vita nell&#8217;isola di parlare di Sardegna? Con sanzioni severe per le violazioni, tipo multe salatissime e l&#8217;obbligo di residenza effettiva pluriennale in un comune sardo a scelta (nostra) sotto i 10mila abitanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A chi pende dalle labbra dei guru italici invece potremmo offrire la possibilità di andarsene dall&#8217;isola al seguito dei loro idoli, come suggeriva Piero Marras nel suo capolavoro <em><a href="https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=35683&amp;printpreview=1" target="_blank"  rel="nofollow" >Uomo bianco</a></em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Uomo bianco venuto dal mare<br />come tutte le novità<br />a insegnarci di nuovo a parlare<br />a portarci la civiltà.<br />Non vorrei la prendessi un po&#8217; male<br />Ma rivoglio la mia identità<br />C&#8217;è soltanto una cosa da fare<br />Ascolta me: &#8220;perché non te ne vai ?!?&#8221;<br /><br />Dato che ci siamo Buana<br />Puoi portarti pure via<br />Dalla tua isoletta africana<br />Tutti gli Zio Tom che ti danno retta.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma forse per loro la punizione più grande è proprio dover restare in una terra e tra una popolazione che disprezzano, con cui al contempo sentono un legame sentimentale che li confonde e li fa soffrire.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una punizione severa, che forse basterebbe, se non fosse che molt_ di loro pretendono &#8211; ascoltat_ &#8211; di dettare la linea a tutta la popolazione sarda, e liquidano come casi limite ed &#8220;errori del sistema&#8221; coloro che invece hanno un approccio libero, non complessato, e un&#8217;aspirazione di emancipazione collettiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/07/30/italiansplaining-e-mentalita-autocolonizzata-zavorra-storica-insostenibile/">Italiansplaining e mentalità autocolonizzata, zavorra storica insostenibile</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/07/30/italiansplaining-e-mentalita-autocolonizzata-zavorra-storica-insostenibile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da una recente scoperta, nuova luce sul disastro ambientale sardo di fine Ottocento</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 11:21:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Buchi Arta]]></category>
		<category><![CDATA[carbonai]]></category>
		<category><![CDATA[carbone di legna]]></category>
		<category><![CDATA[Codula di Luna]]></category>
		<category><![CDATA[colonialismo]]></category>
		<category><![CDATA[graffiti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6344</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una fortuita scoperta, nei pressi della località Buchiarta e della Codula di Ilune (Dorgali), rivela interessanti dettagli del selvaggio disboscamento della Sardegna nella seconda metà dell&#8217;Ottocento, arricchendo le nostre conoscenze e dandoci nuovi spunti di riflessione. Pepinu Mereu, in una delle sue Lettere a Nanni Sulis, scriveva; Unu die sa pòvera Sardignasi naiat de Roma...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/">Da una recente scoperta, nuova luce sul disastro ambientale sardo di fine Ottocento</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="466" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/07/immagine-1-700x466.jpg" alt="" class="wp-image-6351" style="width:592px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/07/immagine-1-700x466.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/07/immagine-1-640x426.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/07/immagine-1-768x511.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/07/immagine-1-800x533.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/07/immagine-1.jpg 1500w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading"><em>Una fortuita scoperta, nei pressi della località Buchiarta e della Codula di Ilune (Dorgali), rivela interessanti dettagli del selvaggio disboscamento della Sardegna nella seconda metà dell&#8217;Ottocento, arricchendo le nostre conoscenze e dandoci nuovi spunti di riflessione.</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Pepinu Mereu, in una delle sue <em>Lettere a Nanni Sulis</em>, scriveva;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Unu die sa pòvera Sardigna<br />si naiat de Roma su granàriu;<br />como de tale fama no nd&#8217;est digna.<br />Su jardinu, su campu, s’olivàriu<br />d&#8217;unu tempus antigu, s&#8217;est mudadu<br />ind&#8217;unu trist&#8217;ispinosu calvàriu.<br />Buscos chi mai b&#8217;haiat intradu<br />rajos de sole, miseras sachetas<br />hant bestid&#8217;e su log&#8217;ant ispozadu.<br />Arvures chi pariant pinnetas,<br />pro ingrassare su continentale,<br />afrontadu ant undas e maretas.<br />Inue tot&#8217;est passada s&#8217;istrale<br />pro sèculos e sèculos, de tzertu<br />si det bider funestu su signale.<br />Vile su chi sas giannas at apertu<br />a s&#8217;istranzu pro benner cun sa serra<br />a fagher de custu log&#8217;unu desertu.<br />Sos vandalos, cun briga e cuntierra,<br />benint dae lontanu, a si partire<br />sos frutos, da chi si bruiant sa terra.<br />Isperamus chi prestu at a finire<br />cust&#8217;istadu de cosas dolorosu:<br />meda semus istancos de suffrire.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mereu sapeva di cosa parlava. La devastazione ambientale ottocentesca aveva lasciato segni profondi non solo sull&#8217;ecosistema sardo, ma anche sul tessuto socio-economico e su quello culturale. La spoliazione delle foreste sarde, voluta per sostenere l&#8217;industrializzazione del Nord Italia, sia come materia per traversine ferroviarie sia come carbone di legna, è uno dei fattori più decisivi della nostra storia contemporanea.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non gode però di grande considerazione storiografica, sebbene qualsiasi cronaca storica minimamente dignitosa debba farne almeno cenno. È menzionata come un elemento quasi accessorio o comunque sostanzialmente neutro del difficile rapporto tra il centro, ossia lo Stato italiano, e la periferia, marginale e &#8220;arretrata&#8221;, rappresentata dalla Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Venerdì 10 luglio, presso l&#8217;auditorium della biblioteca S. Satta di Nuoro, è stata presentata <a href="https://www.uniss.it/it/eventi/sulla-dei-carbonai-i-graffiti-ottocenteschi-del-supramonte" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >una scoperta</a>, apparentemente minore, relativa proprio al periodo di massimo sfruttamento delle foreste sarde. Due graffiti, realizzati con mezzi di fortuna in un piccolo riparo lungo un costone delle alture carsiche del Supramonte di Dorgali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I graffiti rappresentano due imbarcazioni, stilizzate ma dense di particolari anche tecnici (come rivelato dalla corposa e approfondita analisi dell&#8217;ingegnere Antonio Forma). Dunque realizzati necessariamente da una mano esperta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quei luoghi oggi appartengono all&#8217;immaginario della Sardegna selvaggia e ancestrale, meta di escursionisti avventurosi e di trekker ben allenati (salvo i casi di avventizi poco pratici che tocca recuperare con l&#8217;elicottero, diverse volte all&#8217;anno).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella relazione di Giovanni Strinna, filologo e storico dell&#8217;Università di Sassari, e in quella dell&#8217;esperta guida escursionistica Giovanni Dore, sono stati invece evidenziati i profondi cambiamenti subiti da quei luoghi proprio a causa dell&#8217;azione umana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dilavamento e impoverimento del suolo, eliminazione di interi ecosistemi, mutamenti nel regime delle acque e nella stessa linea di costa. Tutti fenomeni che, su più ampia scala, hanno riguardato enormi estensioni del territorio sardo in quei decenni. Con conseguenze di lungo periodo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il geografo francese Maurice Le Lannou, nel suo celebre <em><a href="https://www.edizionidellatorre.it/catalogo/collana-tutti-i-libri-della-sardegna-5/pastori-e-contadini-di-sardegna-25" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Pastori e contadini di Sardegna</a></em>, pubblicato nel 1941, esprimeva dubbi sull&#8217;esistenza in Sardegna delle grandi e rigogliose foreste decantate in molte fonti dei secoli precedenti. I suoi viaggi nell&#8217;isola gli avevano mostrato territori brulli e riarsi, di quando in quando intervallati da distese di macchia mediterranea, ma poche tracce di significative presenze arboree.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Era vero. Ancora a quel tempo e poi anche successivamente intere porzioni di Sardegna erano poverissime di vegetazione arborea. Lo stesso Monte Ortobene di Nuoro (al cui disboscamento &#8211; che vedeva coinvolto suo padre stesso &#8211; Grazia Deledda dedicò la novella <em><a href="https://it.wikisource.org/wiki/I_giuochi_della_vita/Colpi_di_scure" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Colpi di scure</a></em> e il romanzo <em><a href="https://it.wikisource.org/wiki/Il_nostro_padrone" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Il nostro padrone</a></em>) solo di recente ha riacquisito la sua copertura boschiva. Basta imbattersi in qualche foto degli anni Cinquanta del secolo scorso per constatare la drastica differenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La scoperta sul Supramonte di Dorgali illustra dettagli tecnici di un&#8217;industria estrattiva (in molti sensi) che comportava buoni, se non ottimi, margini di profitto per gli &#8220;investitori&#8221; forestieri e giusto qualche spicciolo di indotto locale (per carrettieri, guide &#8220;indiane&#8221;, qualche <em>printzipale</em> dei centri coinvolti, amministratori compiacenti).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le conseguenze ambientali erano del tutto trascurate, allora, e lo sono state sempre, in Sardegna. Soprattutto dai nostri ceti dirigenti. Compreso il nostro presente di aggressione speculativa su tanti fronti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso Giovanni Strinna, nella sua relazione introduttiva, non ha mancato di accennare un parallelo tra l&#8217;approccio sostanzialmente coloniale di quell&#8217;epoca e il nostro tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa suggestione, che pure dovrebbe essere centrale e darci il destro per una riflessione più profonda, è rimasta tuttavia sullo sfondo, nella serata di presentazione della scoperta. Lì per lì ho avuto anzi la netta impressione che non sia stata affatto colta dal pubblico presente. Come fosse un tema a cui le orecchie del nostro ceto medio istruito siano insensibili; parole a cui non si riesce a connettere alcun referente concreto; oppure tabù da rimuovere. La cosa non mi ha stupito.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nelle comunicazioni relative alla scoperta e anche alla sua presentazione pubblica ugualmente le connotazioni drammatiche dell&#8217;epopea industriale entro cui il disboscamento della Sardegna è inserito sono scomparse o sono rimaste implicite.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella stessa cronaca, pure puntuale, <a href="https://www.lanuovasardegna.it/nuoro/cronaca/2026/07/11/news/scoperti-sul-supramonte-di-dorgali-i-graffiti-dei-carbonai-dell-ottocento-1.100893577" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >che ne ha fatto Luciano Piras sulla Nuova</a>, gli aspetti più problematici restano abbozzati e non sviluppati fino in fondo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il ruolo subalterno e strumentale dell&#8217;isola nel processo di industrializzazione italiana risulta quasi &#8220;naturale&#8221;, ordinario, inevitabile. Anzi, sembra quasi che dovremmo essere contenti di avere avuto una parte significativa in tale processo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Contribuire al progresso e allo sviluppo economico dell&#8217;Italia (del Nord) è un ruolo a cui non dovremmo sottrarci, dato che è l&#8217;unica cosa che un posto come la Sardegna, così povero, socialmente e culturalmente degradato, insufficiente a se stesso, può offrire alla &#8220;comunità nazionale&#8221; (italiana). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un po&#8217; la stessa visione da cui oggi discende il rimprovero alla popolazione sarda di non accondiscendere passivamente all&#8217;aggressione speculativa in ambito energetico, strategicamente necessaria all&#8217;Italia (soprattutto ai tanti data center in allestimento dalle parti di Milano), di cui pure siamo parte e a cui dovremmo essere grati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ragionare invece, dati alla mano, sulla dimensione del saccheggio ottocentesco dell&#8217;isola, usata come &#8220;colonia di sfruttamento&#8221;, ad opera degli &#8220;spogliatori di cadaveri&#8221;, ci darebbe degli spunti di riflessione anche sul nostro oggi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, i dati, prima di essere &#8220;alla mano&#8221;, andrebbero reperiti, analizzati, studiati e restituiti in forma storiografica (prima) e divulgativa (poi). La cronica mancanza di studi approfonditi su troppi aspetti della nostra storia contemporanea ci condanna invece ad affrontare il presente privi della necessaria &#8220;cassetta degli attrezzi&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ottusità con cui il nostro ceto medio istruito rimuove totalmente la realtà coloniale della Sardegna, ignora o rilegge in modo parziale la nostra storia, soprattutto recente, e si lascia manipolare da una visione sempre italo-centrica dell&#8217;isola, ha degli effetti concreti dolorosi a cui è difficile rimediare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se una scoperta come quella fatta nel Supramonte di Dorgali servirà almeno un poco ad accendere la curiosità su quel periodo tribolato e a suscitare qualche riflessione più consapevole sulle nostre cose, il suo apporto sarà molto più prezioso della sua portata apparentemente circoscritta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">_________________________</p>



<p class="wp-block-paragraph">P.S. I materiali della scoperta e le relative analisi dovrebbero essere pubblicati nel corso di quest&#8217;anno. Attendiamo fiduciosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">P.P.S. Nello stesso luogo dei graffiti è stata rinvenuta una poesia in sardo, incisa anch&#8217;essa nella roccia, dedicata a un valente avvocato che a quanto pare aveva salvato lo scrivente da una condanna. Secondo Giovanni Strinna, alla luce del suo sguardo da filologo (ma anche a lume di buon senso), tale incisione non avrebbe alcun legame con le altre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/">Da una recente scoperta, nuova luce sul disastro ambientale sardo di fine Ottocento</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/07/16/da-una-recente-scoperta-nuova-luce-sul-disastro-ambientale-sardo-di-fine-ottocento/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>3</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#8217;Italia</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:13:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Bachisio Bandinu]]></category>
		<category><![CDATA[geografia sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Iperborea]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[studi post-coloniali]]></category>
		<category><![CDATA[The Passenger]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6329</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo numero della collana The Passenger della casa editrice Iperborea è dedicato alla Sardegna. Uno sforzo notevole e largamente meritorio di dare conto di una terra così vicina eppure così lontana e ancora misconosciuta, oltre Tirreno. L&#8217;esito è eterogeneo e a tratti contraddittorio, facendo emergere una volta di più la difficoltà di raccontare la Sardegna...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/">La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="1021" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-700x1021.jpg" alt="" class="wp-image-6338" style="aspect-ratio:0.6856069761891704;width:394px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-700x1021.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-329x480.jpg 329w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-768x1121.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-1053x1536.jpg 1053w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-1404x2048.jpg 1404w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-640x934.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine-800x1167.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/06/immagine.jpg 1782w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em><a href="https://thepassenger.iperborea.com/titoli/sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >L&#8217;ultimo numero della collana The Passenger</a> della casa editrice Iperborea è dedicato alla Sardegna. Uno sforzo notevole e largamente meritorio di dare conto di una terra così vicina eppure così lontana e ancora misconosciuta, oltre Tirreno. L&#8217;esito è eterogeneo e a tratti contraddittorio, facendo emergere una volta di più la difficoltà di raccontare la Sardegna dalla prospettiva italiana.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">The Passenger è una collana geografica molto bella. La sua presentazione <a href="https://thepassenger.iperborea.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >nel sito dedicato</a> recita:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">The Passenger è una raccolta di inchieste, reportage letterari e saggi narrativi che formano il ritratto della vita contemporanea di un luogo e dei suoi abitanti. <br /><br />Cultura, economia, politica, costume e curiosità visti attraverso la testimonianza di scrittori, giornalisti ed esperti locali e internazionali. Tante storie e diverse voci che compongono un racconto sfaccettato ed eclettico, per scoprire, capire, approfondire, lasciarsi ispirare.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ho letto tutti i numeri, ma quelli che ho letto mi sono piaciuti. La formula è efficace. Ricorda, fatte le debite distinzioni, il lavoro della rivista <a href="https://www.menelique.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Menelique</a>, purtroppo chiusa. In quel caso era esplicito il taglio post-coloniale e intersezionale, oltre ad avere molto spazio la parte grafica e le illustrazioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">The Passenger ha presupposti diversi, ma anch&#8217;essa mescola giornalismo, saggistica e non fiction narrativa insieme a infografiche e tabelle illustrative, onde fornire il maggior numero possibile di informazioni in modo sintetico e adatto al pubblico di oggi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I pregi del numero dedicato alla Sardegna sono diversi, a cominciare dallo sforzo di dare spazio a voci e istanze quasi sempre omesse dai resoconti italiani sull&#8217;isola. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa presentazione del numero parla esplicitamente di &#8220;neocolonialismo&#8221; come di una categoria abitualmente non utilizzata per territori interni a uno stato. Il che è notevole. Salvo incorrere subito in un <em>bias</em> piuttosto rivelatore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si parla infatti di relazione tra &#8220;nazione e regione&#8221;. Il che è improprio e scorretto da almeno due punti di vista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è che si mescolano insieme concetti storici-geografici-politici che stanno su piani diversi. &#8220;Nazione&#8221; definisce l&#8217;appartenenza a una collettività umana che condivide storia, lingua, costumi, territorio, forme culturali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che nell&#8217;uso corrente sia usato come sinonimo di stato è vero, ma non è per questo più corretto. In tempi di nazionalismo reazionario, come i nostri, non è nemmeno più un termine politicamente neutro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">&#8220;Regione&#8221; invece ha a che fare con la definizione di una porzione territoriale locale all&#8217;interno di uno spazio geografico-politico più ampio. La relazione corretta dunque sarebbe stata quella tra stato e regione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;altro senso in cui è sbagliata in partenza l&#8217;adozione di questa coppia oppositiva è che &#8211; anche con tutte le forzature del mondo &#8211; è difficile inserire senza attriti la Sardegna nell&#8217;insieme della &#8220;nazione&#8221; italiana (posto che esista, e io non ne sono affatto convinto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna non è una parte specifica e caratteristica dell&#8217;insieme &#8220;nazionale&#8221; italiano. Non lo è per storia, cultura, patrimonio linguistico (tutte cose che però bisognerebbe conoscere bene). Non lo è nemmeno in termini geografici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna, insomma, è una &#8220;regione&#8221; italiana solo in senso giuridico-formale. Usare la categoria &#8220;regionale&#8221; per la Sardegna fuori da questo ambito semantico è sbagliato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tale equivoco innerva inevitabilmente tutto il numero di The Passenger. In qualche caso genera <em>non sequitur</em>, abbagli interpretativi, valutazioni superficiali. Persino laddove il tentativo è di dare conto con completezza di qualche fenomeno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;attrito emerge sempre, anche in mancanza del consueto approccio paternalista e dall&#8217;alto in basso, in stile &#8220;ora ti spiego dove abiti&#8221;, molto comune in questo genere di operazioni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio nell&#8217;iniziale sezione informativa &#8220;La parola ai numeri&#8221;, in cui &#8220;i numeri&#8221; appunto sono selezionati in modo arbitrario e presentati senza alcuna spiegazione, come dati neutri (non lo sono mai). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella stessa sezione c&#8217;è persino una sorta di gioco ironico sulla questione &#8220;indipendentismo&#8221;: sotto l&#8217;etichetta &#8220;Indipendentisti&#8221; non si offre alcun dato relativo a tale ambito politico ma si dà conto del numero&#8230; di case unifamiliari. Carino, come scherzo, ma forse il tema meritava qualche approfondimento (l&#8217;indipendentismo, non le case unifamiliari).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Parzialmente deludente l&#8217;articolo di Ferdinando Cotugno sulla questione della aggressione colonialista e speculativa in materia di produzione energetica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il pezzo è emblematico, proprio perché cerca di essere obiettivo. Si incarta laddove vede contraddizioni anziché distinzioni essenziali, laddove crede di spiegare dinamiche complesse usando categorie semplicistiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si veda la presentazione della figura e delle posizioni di Maurizio Onnis, liquidate un po&#8217; frettolosamente. O l&#8217;asserzione &#8211; che nell&#8217;ambiente delle mobilitazioni popolari e dei comitati può lasciare come minimo interdetti &#8211; secondo cui Alessandra Todde sarebbe su posizioni di contrasto ai progetti governativi relativi alla produzione di energia da fonti rinnovabili nell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È fuorviante anche l&#8217;eccessivo spazio dedicato all&#8217;impatto dell&#8217;editore Sergio Zuncheddu su tutta la vertenza. Impatto che c&#8217;è stato, con evidenti tentativi di strumentalizzazione, ma che non ha mai conquistato alcuna centralità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le conclusioni dell&#8217;articolo sono apprezzabili e in qualche modo viene fatta emergere, sia pure con qualche fraintendimento (non c&#8217;entrano nulla l&#8217;orgoglio, l&#8217;identità e altri elementi stereotipati), la vera natura del movimento che si oppone all&#8217;aggressione neocoloniale in corso. Ossia il problema di chi-decide-per-chi-e-perché e la riduzione della Sardegna a &#8220;area di sacrificio&#8221; a vantaggio dell&#8217;Italia (settentrionale), senza alcun vantaggio per l&#8217;economia e la popolazione locali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Offrono un risultato migliore, più chiaro e coerente, gli articoli di Cristina Nadotti sul turismo e quello di Stefania Divertito sulle servitù militari. In entrambi i casi non solo si dà conto del problema affrontato, nei suoi vari risvolti, ma si dà anche voce a persone diverse dal solito giro di &#8220;opinionisti sardi&#8221;, che va per la maggiore nei media italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ne cito alcun3, che conosco personalmente e con cui condivido parti significative del mio attivismo culturale: Andria Pili, Roberta Olianas, Federica Marrocu.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Andria Pili è chiamato in causa per via del suo saggio <em>Per una critica decoloniale del turismo in Sardegna</em>, facente parte della collettanea del gruppo di studio <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Filosofia de Logu</a>, uscita per Meltemi nel 2024 col titolo <em><a href="https://www.meltemieditore.it/catalogo/logu-e-logos/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Logu e Logos. Questione sarda e discorso decoloniale (a cura di Gianpaolo Cherchi e Federica Pau)</a></em>. Fa un po&#8217; specie che Filosofia de Logu e i suoi due libri non siano menzionati. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Roberta Olianas e Federica Marrocu hanno voce in quanto attiviste culturali che da anni si dedicano a decostruire narrazioni stereotipate o del tutto false sulla Sardegna e a fornire una visione critica, ma onesta, documentata e ponderata, sia sulla questione dell&#8217;occupazione militare di una porzione enorme di territorio sardo (con tutte le conseguenze drammatiche che ne discendono) sia sulla questione &#8220;turismo&#8221; e luoghi comuni annessi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Devo dire, con un certo dispiacere ma non proprio con sorpresa, che gli articoli più deboli, meno perspicui, più reticenti e in certi casi più fuorvianti alla fine sono quelli degli autori e dell&#8217;autrice nativi dell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In particolare ho trovato fuori fuoco il pezzo di Marcello Fois, tutto incentrato sulle responsabilità della popolazione isolana a proposito di equivoci identitari e stereotipi. Fois attribuisce ai sardi (in generale) le forme di auto-rappresentazione folkloristica, da &#8220;turisti di se stessi&#8221;, come tratto degenerato di una sorta di complesso di inferiorità, pieno di auto-commiserazione e auto-assolvimento, funzionale &#8211; sembrerebbe &#8211; a non doversi fare carico in modo efficace dei tanti problemi storici della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Devo segnalare qualche clamoroso strafalcione. Uno storico: &#8220;l&#8217;annessione al regno piemontese&#8221;, mai avvenuta, anche perché non è mai esistito nella storia un &#8220;regno piemontese&#8221;. Un altro socio-antropologico: sostenere che alle persone sarde piace guardare i balli tradizionali sul palco, ma non ballare esse stesse, è una topica clamorosa, e basterebbe frequentare qualsiasi occasione di festa in Sardegna &#8211; grande o piccola, privata o pubblica &#8211; per saperlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, alla fine gli stereotipi e le fissazioni identitarie sono quelle espresse nell&#8217;articolo di Marcello Fois, che ribalta il rapporto di causa-effetto e mostra poca dimestichezza con gli studi post e de-coloniali (specie quelli che finalmente riguardano proprio la nostra isola). Ed è un peccato, dato che la sua è ancora una voce piuttosto ascoltata oltre Tirreno sulle cose sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Altro pezzo deludente è quello di Paola Soriga sulla questione linguistica. Non viene affatto affrontato il nodo storico dell&#8217;imposizione dell&#8217;italiano in Sardegna, con le sue conseguenze sociali e politiche, oltre che culturali. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Viene respinta la necessità della standardizzazione grafica del sardo, equivocando tra uniformazione delle regole ortografiche e imposizione lessicale (mai promossa da nessuno), per altro senza argomentare tale posizione. Viene poi ignorato tutto il dibattito sulla questione linguistica di questi ultimi anni, così come l&#8217;enorme lavoro di diffusione del sardo sui media contemporanei.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Citare Gramsci e Cicitu Masala o intervistare la linguista Cristina Lavinio non basta a restituire un risultato accettabile, al passo con la realtà attuale, in quest&#8217;ambito così delicato e così rilevante a livello socio-culturale e politico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche l&#8217;articolo di Nicola Muscas sui festival, e sui festival letterari in particolare, rimane in superficie di un fenomeno pure notevole, che andrebbe indagato meglio e con le debite distinzioni. Ma è un testo più narrativo, dal taglio ironico ed esplicitamente soggettivo, quindi può andare bene così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Costantino Cossu e Francesco Abate, a loro volta, si concentrano su due questioni concrete, una di indole storica più complessa (lo spopolamento e l&#8217;invecchiamento demografico) e una di natura socio-sanitaria (la questione della necessità di sangue per trasfusioni in una terra in cui è geneticamente diffusa la microcitemia).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel primo caso, oltre a dar conto del fenomeno nella sua drammaticità, avrei forse approfondito un attimo gli aspetti storici e politici, onde evitare che il fenomeno sembri una sorta di maledizione congenita nell&#8217;esotica razza sarda. Ma tant&#8217;è.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel complesso, in tutto il numero, a tratti emerge ancora una volta la difficoltà a inserire qualsiasi narrazione sull&#8217;isola dentro cornici interpretative italiane. Anche quando c&#8217;è la buona volontà (e in questo caso c&#8217;è).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Resta sempre un rimosso, qualche nodo non sciolto. Lo stesso equivoco di considerare come testimoni attendibili dell&#8217;isola i personaggi sardi conosciuti in Italia comporta la perdita di punti di vista e di prospettive invece decisivi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La bibliografia consigliata, ad esempio, è piuttosto lacunosa e anche abbastanza orientata, decisamente poco rappresentativa. Anzi, in qualche caso fonte di conferma di stereotipi e cornici interpretative parziali. Meglio la filmografia e anche i consigli musicali di Iosonouncane (bravissimo lui stesso, per altro).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Recensire questo numero di The Passenger proprio in concomitanza con la morte di una grande voce sarda come Bachisio Bandinu mi pare una circostanza che amplifica le dissonanze e fa emergere i limiti di qualsiasi discorso italiano sulla Sardegna, laddove non faccia emergere senza reticenze la sua complessità storica e la sua alterità insopprimibile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Escludere, tra le opere decisive per capire l&#8217;isola, i suoi libri e le sue riflessioni, così come quelle di altri intellettuali non organici agli apparati di potere e di consenso dominanti (penso a un Antoni Simon Mossa, a un Placido Cherchi o, al giorno d&#8217;oggi, a un Alessandro Mongili e anche &#8211; perché no? &#8211; a un <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/08/23/libri-intellettuali-organici-e-subalternita-il-caso-dr-drer/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Michele Atzori</a>) inficia ogni pretesa di esaustività e di profondità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, rispetto alla quasi totalità di esperimenti analoghi, questo numero di The Passenger rimane una delle cose migliori uscite in Italia da&#8230; sempre, riguardo alla Sardegna. Il consiglio è dunque di leggerlo e di rifletterci su, soprattutto per i tratti che chiamano in causa, anche in termini problematici, la nostra consapevolezza e il nostro senso di responsabilità civile e politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/">La difficoltà di vedere la Sardegna dall&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/06/25/la-difficolta-di-vedere-la-sardegna-dallitalia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scrivere libri non serve a niente</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/06/12/scrivere-libri-non-serve-a-niente/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/06/12/scrivere-libri-non-serve-a-niente/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 12:17:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito culturale]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[editoria sarda]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6314</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si dice spesso che nell&#8217;ambito culturale italiano c&#8217;è più gente che scrive che gente che legge. Guardando alla mole di titoli pubblicati ogni anno (siamo intorno agli ottantamila), c&#8217;è da crederci. E prosperano auto-pubblicazioni e editori a pagamento (che non sono veri editori, meglio precisarlo). Esiste una sorta di feticismo del libro e una corsa...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/06/12/scrivere-libri-non-serve-a-niente/">Scrivere libri non serve a niente</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><em>Si dice spesso che nell&#8217;ambito culturale italiano c&#8217;è più gente che scrive che gente che legge. Guardando alla mole di titoli pubblicati ogni anno (siamo intorno agli ottantamila), c&#8217;è da crederci. E prosperano auto-pubblicazioni e editori a pagamento (che non sono veri editori, meglio precisarlo). Esiste una sorta di feticismo del libro e una corsa a pubblicare che in realtà non ha alcuna giustificazione ragionevole. </em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo so, detto da uno che scrive per mestiere e pubblica libri da anni può suonare paradossale. Ma fidatevi, parlo proprio per esperienza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;idea che i libri siano rilevanti è un abbaglio dovuto all&#8217;incomprensione del nostro tempo. Chi ha dimestichezza con la lettura non riesce a capire come sia possibile farne a meno. Eppure ci sono tantissime persone, acculturate, attente, informate, che non leggono libri. I giovani poi meriterebbero un&#8217;analisi a parte.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi si fa affascinare dalle cronache culturali e guarda con ammirazione e desiderio le star letterarie italiche passare da una trasmissione tv a un festival e poi a un podcast e così via pensa che sia tutto meravigliosamente glamour e appagante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo è, forse, per una ristrettissima cerchia di autori e autrici con ottime entrature, relazioni amicali &#8220;giuste&#8221;, sponsor influenti. Non sempre, va detto, la fama e la presenza mediatica corrispondono alla quantità di libri venduti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché qui c&#8217;è uno degli equivoci. Ormai il prodotto non è più il libro, bensì chi lo scrive. I personaggi più in vista del mondo editoriale lo sono in quanto personaggi mediatici, al di là di ciò che scrivono.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una mia amica, che ne sapeva e si sapeva muovere, mi diceva spesso che le entrate vere di un autore o un&#8217;autrice di successo non vengono dalla vendita dei libri, ma da tutte le altre attività collaterali: contratti di collaborazione con la tv o altri mass media; diritti SIAE discendenti da qualche <em>piece</em> teatrale tratta dalle loro opere o ritagliata su misura intorno al loro personaggio; diritti sulla trasposizione televisiva o cinematografica di qualche loro scritto; gettoni pagati da festival o altri eventi pubblici; cose così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il libro in sé conta poco. *Devi* pubblicare, ma quello è solo il primo passo per legittimarti in un mondo culturale che si fonda su tutt&#8217;altro. Del resto, in un paese dove si legge pochissimo, sarebbe strano il contrario.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure c&#8217;è sempre tanta gente che scrive e c&#8217;è la corsa a farsi pubblicare. Come diceva Victor Hugo, in questo ambito c&#8217;è letteralmente chi &#8220;paga per vendersi&#8221;. E c&#8217;è un enorme equivoco tra popolarità e bravura, tra successo (mediatico) e merito. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E in Sardegna? In Sardegna ugualmente si scrive tanto, tantissimo. Perlopiù in italiano, ma direi ormai anche abbastanza in sardo e un po&#8217; anche nelle altre lingue di Sardegna. E si legge un po&#8217; di più rispetto alla media italiana. Il che è sorprendente e direi paradossale, per certi versi. Ma non inspiegabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se resta vera la dolorosa scissione &#8211; individuale e collettiva &#8211; derivante dall&#8217;irrisolta questione linguistica, il fondamento storico della passione sarda per la parola recitata e raccontata esiste e ha una consistenza innegabile. La sua radice è profonda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema del mondo librario in Sardegna nasce anche su quel terreno, sulle fondamenta pericolanti del nostro rapporto con la lingua, con la scrittura, col senso collettivo del racconto e della poesia. Essere costantemente in bilico tra appartenenze diverse, senza riuscire mai a risolverle in un meticciato fecondo, in un&#8217;accettazione della complessità pacificata, complica molto la relazione del pubblico isolano con i libri.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un difetto congenito della nostra razza esotica, sia chiaro. È un effetto della nostra storia &#8220;coloniale&#8221;, costantemente rimossa e costantemente riemergente, apertamente o inconsciamente, in ogni ambito della nostra vita collettiva.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I festival letterari ubicati in Sardegna sono molti, alcuni anche di valore. Ma spesso sono pensati per un pubblico televisivo, per chi segue le cronache (e i pettegolezzi) culturali italiani attraverso i mass media. Gran parte del ceto medio istruito sardo soffre di questa alienazione. Essere culturalmente colonizzati ha un prezzo anche per chi ritiene di essere integrato nel contesto culturale dominante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se hai successo e sei riconosciuto oltre Tirreno *allora* hai valore ed è giusto darti voce in capitolo in Sardegna. Basta che non ti metta a smontare stereotipi e luoghi comuni degradanti ma deresponsabilizzanti, in cui ci crogioliamo con tanto compiacimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo modo, dalle nostre parti, la maggioranza di chi ha un buon livello di istruzione rinuncia ad attingere ad una ricchezza culturale più vasta, benché non intercettata dalla scuola e dai mass media italiani.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al contempo, però, il sostrato culturale &#8220;indigeno&#8221; non addomesticato fa capolino qua e là, si intromette, interferisce. È difficile lasciarlo fuori. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci provano, sia chiaro. L&#8217;esclusione dalle maggiori kermesse letterarie sarde della produzione libraria locale è sistematica, ma furba: c&#8217;è sempre qualche autore o qualche autrice provenienti dall&#8217;isola che trova spazio. Di solito sono quelli che disturbano meno, quelli che non costituiscono un vero problema. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il che non vuol dire che non siano di valore. A volte lo sono pure. Ma è un valore difficile da separare dal favore di cui godono presso i mass media principali e dalle buone relazioni su cui fondano la loro visibilità. E quello che resta fuori?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per dire, nel mondo del <strong>canto <em>a tenore</em></strong> esiste una conoscenza profonda e diffusa del nostro patrimonio poetico. Qualsiasi cantore, specie chi interpreta il ruolo di <em>boche</em>, conosce a memoria decine e in certi casi centinaia di componimenti poetici, più o meno lunghi, antichi e recenti, pubblicati e non, famosi e del tutto nuovi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un patrimonio demo-antropologico e letterario, in senso proprio, che però non è affatto intercettato dal mondo culturale <em>mainstream</em> (chiamiamolo così), che non ha dignità di presenza nei festival più alla moda, che resta escluso dalla discussione sui libri e ciò che essi rappresentano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Allo stesso tempo esiste una produzione letteraria, romanzesca, di vario genere, che pur essendo di qualità evidente non ha alcun successo mediatico dunque non riscuote il riconoscimento che meriterebbe. Penso alle opere di un <strong>Nanni Falconi</strong> o a quelle, in ambito fantascientifico (ebbene sì), di una <strong>Clelia Farris</strong>. E sono solo due esempi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se ci spostiamo nell&#8217;ambito della saggistica, i libri che vanno per la maggiore sono quelli un po&#8217; sensazionalistici o quelli che soddisfano la diffusa sete di conoscenza storica con narrazioni consolatorie, a tratti megalomani. Che non sono affatto un problema, a patto che non siano le uniche pubblicazioni che rispondono a tale curiosità legittima e del tutto motivata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono anche libri che cercano di &#8220;spiegare&#8221; la Sardegna, soprattutto al pubblico italiano, ma perlopiù si tratta di ciarpame. In proposito e detto per inciso, sono curioso di leggere la recentissima uscita per Iperborea (ottima, piccola casa editrice, di suo) del <a href="https://thepassenger.iperborea.com/" target="_blank"  rel="nofollow" >nuovo volume della collana The Passenger</a>, dedicato in questo caso proprio alla Sardegna. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La mole di pubblicazioni interessanti, stimolanti, feconde sulla nostra terra offrirebbe a chi ha l&#8217;insana passione per la lettura tante occasioni di conoscenza e ragionamento. Il problema è che visibilità e qualità, come detto, nel sistema culturale italiano e in quello della provincia oltremarina sarda, non combaciano se non occasionalmente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;editoria locale non può competere con le grandi case editrici italiane, fa fatica a sostenere i costi di distribuzione e di promozione delle proprie pubblicazioni ed è costretta a lavorare sulla quantità dei titoli, nel percorso perverso del mercato librario all&#8217;italiana. Spesso non riesce nemmeno a restituire rendiconti puntuali ad autori e autrici, né a retribuirne il lavoro secondo i termini contrattuali. Non è sempre per mala fede (lo dico da controparte).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Altra faccia della questione è che in Sardegna non esiste un dibattito culturale decente. Il mondo politico se ne tiene rigorosamente alla larga, salvo quando può usare la cultura (in un&#8217;accezione vaga e spesso degradata) a proprio vantaggio. I mass media, in primis quotidiani e televisioni, non lo favoriscono, né lo alimentano; ne hanno anzi timore, essendo troppo vincolati da prudenze politiche o da interessi specifici dei propri editori. I social fanno più danni che altro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I festival, come detto, soggiacciono troppo spesso a una mentalità elitaria, provinciale, subalterna e politicamente pavida (cose che possono convivere serenamente). Il mondo accademico è restio al confronto e teme l&#8217;erosione della sua già debole egemonia in vari ambiti tematici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In definitiva, a cosa serva scrivere e pubblicare libri, in un contesto simile, resta un quesito senza risposta. Probabilmente serve a poco. E però &#8220;poco&#8221; non equivale a &#8220;niente&#8221;. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non serve a chi scrive per campare dignitosamente del lavoro di scrittura. Almeno nella maggior parte dei casi. Su questo vorrei sfatare le troppe illusioni di chi aspira a vedere il proprio nome su una copertina stampata, credendo così di dare una svolta alla propria vita.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tuttavia, si tratta ancora di una delle tante modalità di narrazione umana, insieme a fumetti, serie tv, cinema, teatro, videogiochi: la nostra specie non può farne a meno. È una forma di trasmissione del sapere, sempre meno frequentata ma più resistente di altre. È una grande memoria collettiva. È un modo per moltiplicare le esperienze, aprire gli orizzonti, immaginare il futuro. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La speranza, al di là dell&#8217;amor proprio individuale, è che, col tempo, le cose di valore, i libri che hanno qualcosa da dire di rilevante, lascino una traccia. Non daranno fama e successo a chi li ha scritti, ma questo non significa che siano stati inutili. E, in fondo, sono comunque testimonianze del nostro tempo, per chi verrà dopo di noi. Sempre che qualcuno venga dopo di noi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci si accontenta di questo. E si va avanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/06/12/scrivere-libri-non-serve-a-niente/">Scrivere libri non serve a niente</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/06/12/scrivere-libri-non-serve-a-niente/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La discriminante democratica</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 17:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[geo-politica]]></category>
		<category><![CDATA[internazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6296</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto....</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/">La discriminante democratica</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em>Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso &#8220;l&#8217;ordine presente delle cose&#8221; non formano un fronte compatto. In Sardegna non più che altrove. Le varie sensibilità di sinistra e l&#8217;indipendentismo, che siano organizzati o no, concordano su diverse questioni, almeno in teoria, ma sono anche divisi su altre, non di poco conto. Esempio massimo di questo dissenso è la guerra in Ucraina. Le ragioni sono diverse, ma c&#8217;è un elemento che emerge come dirimente.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi critica in termini radicali l&#8217;ordinamento socio-politico attuale, sia sul piano dei valori e degli ideali, sia su quello degli obiettivi pratici e degli interessi da perseguire, lo fa sulla base di alcune evidenze storiche difficilmente contestabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il mondo si stesse avviando verso una concentrazione inaudita di ricchezza in mano a pochi soggetti e verso regimi politici sempre più autoritari, anche dentro le scatole formali delle democrazie di stampo occidentale, era una possibilità segnalata da molti sintomi sin da subito dopo il crollo del Muro di Berlino (e per certi versi anche da prima).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante la deriva rapace del tardo capitalismo e dei regimi politici che ne rappresentano gli interessi costituiti, in questi decenni non è emersa alcuna forza teorica, etica, organizzativa sufficientemente forte e diffusa da contrastare l&#8217;ondata anti-democratica generalizzata, nelle sua varie incarnazioni concrete.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La riesumazione di Marx ha avuto parziale successo solo sul piano teorico, nell&#8217;analisi del funzionamento dei meccanismi economici, ma non ha fornito alcuna soluzione praticabile a livello sociale e politico. Il movimento no-global si è scontrato sia con la repressione a vario livello sia con le sue stesse contraddizioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo sviluppo del pensiero post e de-coloniale ha messo in luce le distanze epistemologiche e le diverse posture nella visione delle cose tra le porzioni di pianeta che si sono avvantaggiate dal colonialismo e dall&#8217;imperialismo e quelle che li hanno subiti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I discorsi emancipativi di stampo occidentale hanno fallito miseramente nel riconoscere voce in capitolo a popolazioni che cercavano e cercano una propria capacità di agire fuori dai canoni stabiliti dalla cultura europea e nord-americana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così è successo a più riprese che le organizzazioni e i movimenti di sinistra anti-globalizzazione, anti-capitalisti, pacifisti abbiano disconosciuto sistematicamente movimenti popolari di liberazione in contesti non europei solo perché non risultavano categorizzabili dentro i loro vecchi schemi interpretativi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati all&#8217;aberrazione di parteggiare per regimi terribili come quello siriano degli Assad o per quello nord-coreano, si sono etichettate come azioni eterodirette (di solito dalla CIA) rivolte popolari e movimenti di liberazione che nascevano da dinamiche locali e su richieste legittime di democrazia, solo perché ostili a qualche &#8220;nemico del mio nemico&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ostinazione ad applicare a fenomeni nuovi, in un contesto internazionale drammaticamente mutato, schemi interpretativi del passato, ha portato anche a non riuscire a comprendere movimenti popolari spuri, meticci, contraddittori ma vitali, come i &#8220;gilet gialli&#8221; francesi, o la mobilitazione italiana contro il &#8220;green pass&#8221;, o anche, in questi ultimi anni, la resistenza popolare contro la speculazione energetica in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è tanta difficoltà, nel progressismo borghese come nella militanza più radicale, a darsi conto di quel che succede partendo dai fatti, dalle relazioni tra soggetti reali, operanti nel contesto dato, piuttosto che elaborare risposte stereotipate, fondate su principi e dogmatiche largamente superate dagli eventi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina questo fenomeno ha toccato il suo culmine. Per restare in Sardegna, una parte consistente della militanza di sinistra e/o indipendentista ha sposato convintamente la causa della Federazione russa e del suo regime autoritario e oscurantista, sorvolando sulla sproporzione di forze e sulla circostanza oggettiva che la Russia ha attaccato uno stato sovrano per sottometterlo alla propria volontà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno stato sovrano che avrebbe commesso il peccato mortale di voler uscire dall&#8217;orbita dell&#8217;egemonia imperiale russa per votarsi all&#8217;Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le argomentazioni usate per difendere questa posizione, aberrante sia sul piano politico sia su quello morale, sono del tutto fantasiose, basate su tesi artefatte, riprese il più delle volte pari pari dalla propaganda russa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio la questione del Donbas e le leggende sulla repressione dei russofoni (termine privo di senso, dato che tutta la popolazione ucraina era russofona, come quella sarda è italofona) fatti coincidere arbitrariamente con una presunta maggioranza di popolazione locale russofila (dato falsificato da tutte le evidenze disponibili).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oppure la natura &#8220;nazista&#8221; del governo ucraino, tesi basata sulla riscoperta a Kijv di simboli e personaggi del nazionalismo ucraino. Che, sì, fu alleato con i tedeschi nella seconda guerra mondiale, contro l&#8217;URSS, ma per ragioni storiche, non tanto ideologiche. Tant&#8217;è che la rappresentanza dell&#8217;estrema destra nel parlamento ucraino è risibile, al contrario degli aspiranti emuli di fascismo, nazismo, franchismo in molti paesi dell&#8217;UE.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si è arrivati a negare apertamente l&#8217;esistenza di un popolo ucraino o se non altro del suo diritto ad essere indipendente. Il che, soprattutto da parte di indipendentisti, è paradossale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è poi l&#8217;argomento meschino della &#8220;convenienza&#8221;: all&#8217;Europa converrebbe abbandonare l&#8217;Ucraina al suo destino perché conviene di più avere buoni rapporti con la Russia, in termini utilitaristici (esattamente come avveniva fino al 2022, con la Germania in testa a questa relazione di favore).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inoltre c&#8217;è il solito feticcio della NATO ad aleggiare su tutta la faccenda. Se l&#8217;Ucraina vuole entrare nella NATO (cosa del tutto lontana dalle agende dei paesi coinvolti, in realtà) e nell&#8217;UE (accomunata, non si sa in base a cosa, alla NATO come entità malvagia da combattere) allora vuol dire che è *nostra* nemica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto questo non c&#8217;è la benché minima considerazione per la sorte della popolazione ucraina, in primis quella delle aree occupate dalle forze russe, sottoposte a un regime terribile in stile israeliano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa somiglianza tra gli imperialismi russo e israeliano è omessa o negata, onde non dover ridiscutere tutto l&#8217;impianto argomentativo filo-russo, a dispetto del fatto che i due regimi siano piuttosto complici e che usino metodi drammaticamente coincidenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Queste posizioni così diffuse e radicate in una militanza a cui in larga misura mi sento di appartenere, o con cui comunque condivido molte premesse e un certo orizzonte di valori, mi hanno sempre dato da pensare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A lungo mi sono interrogato, anche qui su SardegnaMondo, sulle ragioni di tale discrepanza, osservando con preoccupazione una certa deriva rosso-bruna di molto attivismo culturale e politico di sinistra e/o indipendentista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Spiegare tutto con dei cortocircuiti storici e teorici, scattati quasi pavlovianamente nel momento in cui è entrata in scena la Russia, a cui molto immaginario alternativo e radicale è legato sentimentalmente, non basta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A parte pochi esaltati, a nessuna persona con un minimo di consapevolezza politica salterebbe in mente di negare la natura autoritaria e reazionaria del regime putiniano. Di solito si afferma che nemmeno i regimi politici nostrani sono gran che, perdendo così di vista parecchie cosette molto concrete. Prevale la formula &#8220;io non sono putiniano/a, ma&#8230;&#8221;. Ed è su questo &#8220;ma&#8221; che vorrei fare luce.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché è evidente che nel mondo di oggi tutte le categorie analitiche che potevano avere senso nel corso della Guerra fredda sono ormai inservibili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si agita il feticcio della NATO, in Sardegna più che altrove, quando in Sardegna la NATO ha diradato la sua presenza e il suo impatto da un pezzo e in Europa si mette apertamente in discussione l&#8217;Alleanza atlantica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si mostra di credere ancora alla contrapposizione radicale tra USA e Russia, quando è sotto gli occhi anche della persona più distratta quanto vadano d&#8217;accordo, ideologicamente oltre che umanamente, Trump e Putin (e Netanyahu), con tutto ciò che rappresentano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A dispetto di evidenze ormai conclamate e documentate, si fa fatica anche ad ammettere che il regime di Putin è il primo finanziatore di tutte le forze di destra del Vecchio continente, apertamente fasciste o camuffate che siano. Tutte dichiaratamente anti-europee, in quanto nazionaliste e reazionarie. E solo perché anche la stessa UE è uno dei feticci da abbattere. (Vedere persone di sinistra difendere il regime ungherese di Orban, per dire, è stato davvero deprimente.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure, se si discute in astratto di valori, orizzonti teorici, prospettive storiche, con moltissime persone di sinistra e/o indipendentiste che hanno tali posizioni (ai miei occhi, aberranti), la concordanza è notevole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dove sta dunque l&#8217;inghippo? Riflettendoci, mi pare che una risposta stia nell&#8217;elemento che dà il titolo a questo post: la discriminante democratica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In gran parte della militanza di sinistra (e in questo caso indipendentisti e non indipendentisti concordano), la critica agli esiti del dominio dell&#8217;economia capitalista e delle sue rappresentazioni politiche ha da sempre comportato una critica anche alla democrazia liberale, in quanto &#8220;borghese&#8221;, strumento di dominio &#8220;di classe&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto ciò che contrasta le democrazie liberali e le loro derive anti-popolari, nonché l&#8217;imperialismo occidentale e soprattutto quello USA, è benvenuto. Poco importa che sia un male ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La legittima critica alle nostre scalcagnate e sofferenti democrazie porta molta militanza a desiderare che esse siano distrutte. Chi si prefigge di farlo, di colpo diventa un amico, o un nemico-del-mio-nemico appunto, pertanto, in quanto tale, da sostenere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ho sentito e letto a più riprese persone che definirei senza problemi &#8220;compagne&#8221; auspicare una dissoluzione anche traumatica della democrazia di stampo europeo. Addirittura è diventato lecito preferire i fascismi a qualsiasi discorso democratico liberale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La dissoluzione dell&#8217;Unione Europea è esplicitamente desiderata da molti, sia pure a volte facendo molta confusione su cosa sia l&#8217;UE, chi ci sia dentro, cosa rappresenti. Ignorando insomma la dialettica interna ai vari stati e all&#8217;UE stessa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è anche tanta attenzione ossessivo-compulsiva per le questioni geo-politiche, come se davvero la geo-politica fosse una scienza (sociale o umana, quel che volete) e non una serie di paralogismi fondati su una visione del mondo umano davvero asfittica e monodimensionale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ogni volta che un analista geo-politico azzecca una previsione, se ne fa un guru, diventa subito un oracolo da interrogare. Non si trae invece la conclusione più sana e conseguenziale, ossia che di solito non ci azzeccano nulla. E però quanto piace la geo-politica alla militanza di sinistra e/o indipendentista! Piace tanto più quanto meno si ha idea dei posti e delle popolazioni di cui si blatera.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In generale è come se in molta sinistra e in molto indipendentismo la democrazia non fosse più una condizione necessaria. Dato che la nostra democrazia fa schifo, meglio niente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Io su questo punto non sono affatto d&#8217;accordo. Sono in prima fila a criticare i nostri regimi politici, sempre più votati all&#8217;autoritarismo, sempre più anti-popolari (anche e soprattutto quando dominati da forze populiste), sempre più funzionali a dinamiche di dominio planetario da parte di ristrette élite super ricche e fuori controllo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma proprio per questo io vorrei PIÙ democrazia, non meno. Più diritti sociali e civili, più decentramento, più cura dei beni comuni, più intervento pubblico (che non vuol dire necessariamente statale) su fattori economici strutturali, più autodeterminazione dei popoli, più solidarismo internazionale, più organizzazioni sovralocali, democraticamente responsabili, che affrontino le crisi globali in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;UE fa schifo? Benissimo, trasformiamola in una vera confederazione democratica di popoli liberi, pacifici e collaborativi (e, sia chiaro, non in quella schifezza padronale e oligarchica chiamata Stati Uniti d&#8217;Europa).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi attacca l&#8217;UE invece, anche da sinistra, di solito non chiarisce quale sia il proprio obiettivo. A me sembra spesso che coincida pericolosamente con quello delle destre nazionaliste e oscurantiste: un ritorno agli stati-nazione di matrice otto-novecentesca, autoritari al proprio interno e tutti in competizione tra loro all&#8217;esterno. Una vera genialata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certe porcherie le lascerei ai fascisti, più o meno palesi, che infestano lo scenario europeo (ben sostenuti da Putin e Trump, come si sa). Gli stati nazione di matrice otto-novecentesca sono un relitto storico da abbandonare al più presto. Sono una zavorra che sta facendo affondare la nave. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, ribadisco, non può essere buttata al macero la democrazia come un regime corrotto e inservibile, senza avere un&#8217;alternativa *migliore*. Ma non credo che gli stessi propugnatori della dissoluzione dell&#8217;UE o della vittoria di Putin in Ucraina, quando sono in buona fede, abbiano le idee chiare su questo punto. E lasciamo stare quelli che non sono in buona fede o che sono banalmente dei fascisti, magari sotto mentite spoglie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio un appello: possiamo almeno chiarire quali siano gli obiettivi, l&#8217;orizzonte a cui si tende? Cosa si vuole? Dove si vorrebbe andare a parare? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La discriminante democratica per quanto mi riguarda è dirimente. Non sono disposto a rinunciare alla nostra faticosa e decadente democrazia, persino in un luogo dove non si è mai realizzata compiutamente come la Sardegna, se non per qualcosa di meglio. Non certo per un qualche grande repulisti caotico, auspicabile a parole, in astratto, ma secondo me molto poco piacevole quando ci sei dentro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Vediamo di intenderci almeno sui punti fondamentali, altrimenti i nostri sono discorsi irresponsabili, ipocriti o come minimo mal fondati. Poi, se è il caso, si potrà procedere assieme, nel tentativo di cambiare in meglio il mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/">La discriminante democratica</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/05/31/la-discriminante-democratica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le parole della Sarda rivoluzione, il senso di Sa Die de sa Sardigna</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/04/26/le-parole-della-sarda-rivoluzione-il-senso-di-sa-die-de-sa-sardigna/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/04/26/le-parole-della-sarda-rivoluzione-il-senso-di-sa-die-de-sa-sardigna/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[Adriana Valenti Sabouret]]></category>
		<category><![CDATA[die de sa sardigna]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Atzori]]></category>
		<category><![CDATA[Public History]]></category>
		<category><![CDATA[Sarda Rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<category><![CDATA[uso pubblico della storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6282</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come ogni anno, la fine di aprile ci presenta un momento di necessaria riflessione, tra storia e politica. La vicinanza di ricorrenze diverse ma non alternative, come il 25 aprile (liberazione italiana dal nazifascismo), 27 aprile (morte di Nino Gramsci) e 28 aprile (Die de sa Sardigna), è potenzialmente feconda, ma troppo spesso usata per...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/04/26/le-parole-della-sarda-rivoluzione-il-senso-di-sa-die-de-sa-sardigna/">Le parole della Sarda rivoluzione, il senso di Sa Die de sa Sardigna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="394" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-700x394.jpg" alt="" class="wp-image-6285" style="width:606px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-700x394.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-640x360.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-768x432.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-1536x864.jpg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-2048x1152.jpg 2048w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-1-800x450.jpg 800w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>Come ogni anno, la fine di aprile ci presenta un momento di necessaria riflessione, tra storia e politica. La vicinanza di ricorrenze diverse ma non alternative, come il 25 aprile (liberazione italiana dal nazifascismo), 27 aprile (morte di Nino Gramsci) e 28 aprile (Die de sa Sardigna), è potenzialmente feconda, ma troppo spesso usata per sminuire o mistificare queste date e i passaggi storici a cui si riferiscono. In Sardegna forse più che altrove.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei tratti salienti di queste giornate è l&#8217;applicazione di cornici interpretative e di parole d&#8217;ordine che di solito servono a edulcorarne il senso, se non proprio a mistificarlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul 25 aprile, in Italia, da più di un trentennio è in corso un processo di svuotamento e di malintesa pacificazione &#8220;nazionale&#8221; che toglie alla ricorrenza tutto il suo significato più profondo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ecumenismo di matrice conservatrice e nazionalista prevale ormai sulla componente inevitabilmente divisiva della celebrazione. Che rievoca la vittoria della democrazia, ivi comprese le sue componenti più radicali, di matrice socialista (in senso ampio), sul fascismo e il nazismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eliminare questa discriminante politica e valoriale profonda significa annullare la portata vitale del 25 aprile. Il che oggi suona ancora più minaccioso che trent&#8217;anni fa (e suonava minaccioso anche allora). L&#8217;onda nera che sta percorrendo il pianeta, e soprattutto le aree in cui nel secondo dopoguerra si è affermato lo stato di diritto, non è ancora rifluita. Tutt&#8217;altro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quanto alla Sardegna, al di là delle destre di ispirazione fascista (ce ne sono anche sull&#8217;isola, purtroppo), va detto che esiste ancora in certi ambienti politici di matrice indipendentista una certa freddezza sul 25 aprile. Considerata una festa &#8220;nazionale&#8221; dello stato oppressore, viene rifiutata in quanto malintesa espressione della subalternità sarda. Come se la sconfitta del nazifascismo non fosse una faccenda di significato universale, ovunque sia avvenuta, e come se alla Resistenza non avessero partecipato, sui suoi vari fronti, un discreto numero di persone sarde.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non mancano poi le dispute su chi sia più legittimato a presentarsi come antifascista, tra le varie sigle e le varie inclinazioni specifiche. Pensiamo alla drammatica confusione sulla guerra in Ucraina o alle posizioni sui regimi nemici dell&#8217;Occidente (e dunque automaticamente &#8220;buoni&#8221;, per certuni). Senza dimenticare le tradizionali divisioni della sinistra, sia socialista, sia genericamente progressista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La data della morte di Nino Gramsci è la meno ricordata, in questi giorni. Del resto, Gramsci rappresenta sempre un osso duro da rosicchiare, sia per i suoi detrattori, sia per i suoi difensori di inclinazione togliattiana o addirittura rossobruna (ce ne sono, purtroppo). Non è una figura riconducibile a facili etichettature edulcoranti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma è sul 28 aprile che si addensano le nubi mistificatorie più cupe e insistenti. Come scritto e ripetuto più volte anche da queste parti, Sa Die è una ricorrenza estremamente problematica per tutte le componenti dell&#8217;establishment sardo, in ambito politico, in quello accademico e intellettuale, in quello socio-economico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Persino nell&#8217;indipendentismo esistono distinguo notevoli sulla ricorrenza, lamentando alcuni che non si sia trattato di una vicenda eminentemente indipendentista, altri che invece andrebbe considerata pienamente tale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo caso, hanno torto tutti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il periodo della rivoluzione sarda è uno snodo storico decisivo che ci chiama direttamente in causa, ma non si trattò di un movimento politico che rivendicava l&#8217;indipendenza statuale, dato che lo stato esisteva già ed era il Regno di Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La leadership del partito novatore, quello più radicale, aveva due scopi fondamentali: abolire il regime feudale e imporre ai Savoia un mutamento drastico della loro monarchia, da assoluta a costituzionale (scopo di tutte le rivoluzioni europee almeno fino al 1848). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il rovesciamento della monarchia a favore di una repubblica sarda era un esito contemplato come possibile e necessario alla luce dell&#8217;impossibilità di riformare lo stato, stante l&#8217;ottuso rifiuto della corte sabauda e della classe dirigente sarda che ne era complice a prendere in considerazione le proposte di riforma radicale emerse dalle vicende di quegli anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò però non significa che la rivoluzione sarda, benché sconfitta, non fosse una rivoluzione con tutti i crismi, né che si possa ridimensionarla a momento marginale, con tratti addirittura reazionari (come vuole certa storiografia odierna), senza alcun obiettivo politico di largo respiro e senza alcun coinvolgimento delle popolazioni isolane.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ebbe nemmeno a che fare &#8211; come pure molti asseriscono &#8211; con presunte pulsioni &#8220;autonomistiche&#8221;. *Autonomia* e *autonomismo* sono due delle parole che non si dovrebbero proprio usare a proposito della sarda rivoluzione e della sua rievocazione del 28 aprile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto meno è lecito associare la sarda rivoluzione, i suoi prodromi, le sue cause e i suoi sviluppi, al Risorgimento italiano, con cui davvero ha ben poco a che fare, sia per contesto, sia per motivazioni e obiettivi, sia per svolgimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Associarla alla rivoluzione napoletana del 1799 è ugualmente improprio, dato che nel caso sardo i moti popolari e gli scopi perseguiti dalla leadership rivoluzionaria discendevano da cause del tutto endogene e si basavano su forze interne (a parte la speranza &#8211; e ad un certo punto la richiesta esplicita, emersa dopo il 1796 &#8211; di un intervento della Francia). La brevissima parentesi della rivoluzione napoletana fu invece sostenuta, alimentata e garantita dalla presenza di truppe francesi e infine, dopo pochi mesi, sconfitta da un movimento popolare avverso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con tutto ciò, è comprensibile che rievocare quel periodo e riportarlo alla luce nella conoscenza diffusa della cittadinanza, farlo diventare un momento significativo della nostra storia relativamente recente, che ancora ci interroga, può essere fatto senza timori e senza nulla da perdere soprattutto dall&#8217;ambito politico-culturale indipendentista e sardista (in senso lato). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per la classe dirigente attuale è invece una minaccia, una messa in discussione di dinamiche sociali e politiche consolidate, per essa congeniali e vantaggiose, che però ci hanno portato al disastro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sminuire il periodo rivoluzionario sardo come insieme di vicende di piccolo conto, prive di significato politico, è sia un torto alla storia, sia una mancanza di rispetto per le migliaia di persone isolane che in quegli anni misero in gioco se stesse, disposte a pagare il prezzo più alto, pur di cercare di cambiare &#8220;lo stato delle cose presenti&#8221; in meglio. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E non in meglio per alcuni limitati ceti sociali o per l&#8217;élite che aveva assunto la leadership, bensì per l&#8217;intera isola, per la &#8220;Nazione sarda&#8221;, come veniva esplicitamente richiamata nei documenti e nei propositi del tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo, è indispensabile scrostare le narrazioni su quegli eventi dalla patina normalizzante e deformante di cui sono stati ricoperti e tornare alle fonti. I documenti non mancano. Anzi, sarebbe magari opportuno che l&#8217;ambiente storiografico sardo lasciasse perdere l&#8217;ossessiva e occhiuta vigilanza sul racconto pubblico della storia fatto da altri, fuori dal suo controllo, e si dedicasse con maggiore sollecitudine e acribia alla ricerca e allo studio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al momento, gli unici avanzamenti nella conoscenza delle vicende rievocate e riassunte dalla celebrazione del 28 aprile sono dovuti alla meritoria opera di studiosi e studiose fuori dai percorsi accademici. Penso in particolare a <a href="https://decodernews.substack.com/p/rivoluzionari-sardi-in-francia-personaggi" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Adriana Valenti Sabouret</a> e a <a href="https://www.fondazionesardinia.eu/a-sassari-in-nome-della-cancellazione-della-storia-di-piero-atzori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Piero Atzori</a>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, basterebbe leggere e comprendere bene, contestualizzandoli adeguatamente e cogliendone significati, rimandi e connotazioni, a due testi fondamentali di quegli anni decisivi: <em><a href="https://wikisource.org/wiki/Su_patriottu_sardu_a_sos_feudatarios" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Su patriotu sardu a sos feudatàrios</a></em> e <em><a href="https://www.andalanoa.it/index.php/uls-meilogu/753-l-achille-della-sarda-liberazione" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >L&#8217;Achille della sarda liberazione</a></em>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il primo è noto, ma poco studiato e in realtà pochissimo conosciuto nel suo testo integrale. Le sue 47 sestine in ottonari, oltre a rappresentare una notevole opera poetica (di poesia civile, nello specifico), sono anche un vero catechismo politico rivolto al popolo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Raro esempio  &#8211; e molto scomodo, oggi &#8211; di un&#8217;élite intellettuale e politica disposta a mescolarsi con le istanze dei ceti svantaggiati, a fornire loro parole d&#8217;ordine, concetti chiave, obiettivi, leadership. Leadership anche nel senso dell&#8217;affrontare in prima persona e in prima linea i pericoli derivanti dall&#8217;impegno sul fronte rivoluzionario.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>L&#8217;Achille della sarda liberazione</em> nacque certamente nello stesso ambito intellettuale, probabilmente concepito dalle stesse persone che affidarono alla penna di Francesco Ignazio Mannu la messa in versi di quei temi. La sua prosa asciutta, la sua stesura per articoli e per punti, in italiano, ne fanno un&#8217;opera di respiro sovralocale. È il vero manifesto politico della sarda rivoluzione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sua connessione con <em>Su patriotu sardu</em> è evidente, solo che li si legga in modo sinottico, uno accanto all&#8217;altro. Le concomitanze tematiche sono fortissime e il modo stesso di esprimere i concetti è così consonante che non può essere revocata in dubbio la loro concezione unitaria. Non mi risulta, tuttavia, che questi aspetti siano mai stati esposti in questi termini in alcuno studio relativo ai due testi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Resta il fatto che si tratta di due documenti fondamentali, che sarebbe bello venissero conosciuti e studiati da tutta la cittadinanza sarda, a scuola, nei corsi universitari e nelle occasioni di Public History. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In essi, più che in ricostruzioni a posteriori e spesso tendenziose, è legittimo e anche tutto sommato facile trovare le parole più adatte a raccontare il periodo rivoluzionario sardo e a restituire un senso autentico, storicamente accurato e <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/06/05/il-conflitto-inevitabile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">politicamente fecondo</a> a Sa Die de sa Sardigna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/04/26/le-parole-della-sarda-rivoluzione-il-senso-di-sa-die-de-sa-sardigna/">Le parole della Sarda rivoluzione, il senso di Sa Die de sa Sardigna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/04/26/le-parole-della-sarda-rivoluzione-il-senso-di-sa-die-de-sa-sardigna/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Panzane storiche reiterate e dove trovarle</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2026/04/14/panzane-storiche-reiterate-e-dove-trovarle/</link>
					<comments>https://sardegnamondo.eu/2026/04/14/panzane-storiche-reiterate-e-dove-trovarle/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 21:17:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[università e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Fantastoria]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Cesare Casula]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Regno di Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[storia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[storia sarda]]></category>
		<category><![CDATA[Unica radio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sardegnamondo.eu/?p=6268</guid>

					<description><![CDATA[<p>In alcuni ambienti della storiografia e dell&#8217;archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di narrazioni fantasiose e nostalgiche di un presunto passato glorioso. Si è addirittura coniato il termine &#8211; dispregiativo &#8211; &#8220;fantarcheosardismo&#8221; e sono facilmente reperibili in Rete le invettive contro una pretesa deriva identitaria di tali narrazioni. Pochissima attenzione si pone, invece,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/04/14/panzane-storiche-reiterate-e-dove-trovarle/">Panzane storiche reiterate e dove trovarle</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="683" height="1024" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine.jpg" alt="" class="wp-image-6273" style="width:445px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine.jpg 683w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-320x480.jpg 320w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2026/04/immagine-640x960.jpg 640w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading"><em>In alcuni ambienti della storiografia e dell&#8217;archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di narrazioni fantasiose e nostalgiche di un presunto passato glorioso. Si è addirittura coniato il termine &#8211; dispregiativo &#8211; &#8220;fantarcheosardismo&#8221; e sono facilmente reperibili in Rete le invettive contro una pretesa deriva identitaria di tali narrazioni. Pochissima attenzione si pone, invece, rispetto alle forzature o alle vere falsità storiche diffuse da media e fonti a volte addirittura istituzionali, o comunque presuntamente autorevoli. Un interessante fenomeno anche questo.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da queste parti non è mai mancata la vigilanza sulle tesi storiche fantasiose e sulle vere e proprie mistificazioni relative al nostro passato, da qualsiasi parte provenissero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va però chiarito, una volta per tutte, che non tutte le narrazioni false o comunque fantasiose sulla storia sarda hanno lo stesso peso e la stessa portata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tesi e ricostruzioni fantasiose sul passato esistono a tutte le latitudini. Senza tornare necessariamente agli antichi miti, è un fenomeno del tutto contemporaneo quello del sensazionalismo storico-archeologico, specie in relazione ad antiche civiltà, ma non solo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A volte la fantastoria è fine a se stessa, a volte nasconde scopi commerciali, altre volte gli intenti sono più scopertamente &#8211; e anche più genericamente &#8211; politici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Intanto, bisogna partire dal presupposto che nessuna storiografia è del tutto neutrale. La disciplina storiografica contemporanea e le altre discipline connesse nascono in epoca romantica, sono coeve e per tanti versi consustanziali ai nazionalismi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si potrebbe fare l&#8217;esempio delle storiografie &#8220;nazionali&#8221; degli stati europei. O, con ancora maggiore evidenza, quello della archeologia e della storiografia israeliana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma in questi campi c&#8217;è stata un&#8217;evoluzione sia nei contenuti sia nei metodi, frutto soprattutto della riflessione interna alle discipline stesse e alla presa di coscienza sul peso politico che hanno gli studi sul passato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Italia si è fatta largo a fatica una certa postura critica verso gli elementi narrativi portanti della storiografia &#8220;nazionale&#8221; e tutto considerato la Grande narrazione storica egemonica e l&#8217;uso pubblico della storia risentono ancora in modo molto forte della costruzione artificiosa e pesantemente orientata dell&#8217;idea &#8220;nazionale&#8221; italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certe tematiche sono state a lungo &#8211; e in modo preoccupante sono tornate ad essere oggi &#8211; una sorta di tabù culturale. Come la vicenda colonialista dello stato italiano o lo stesso fascismo. Per non menzionare l&#8217;insistenza con cui si impone la falsità storica della continuità tra antichità romana e Italia contemporanea.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Italia ha fatto fatica ad essere accettata e metabolizzata la lezione della &#8220;scuola delle Annales&#8221; (Bloch, Febvre, Braudel, ecc.). La storiografia italiana ha pochissimo peso a livello internazionale. Paga lo scotto di troppi nodi irrisolti, a partire dalla stessa natura dello stato italiano, e dello scarso favore politico per la scienza e la ricerca.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna tutto questo ha avuto un riverbero doppiamente gravoso e per molti versi tossico. Sono temi già affrontati in questo spazio e nei miei libri, non mi ci dilungo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna l&#8217;ossessione della storiografia e dell&#8217;archeologia istituzionali (chiamiamole così) per le contro-narrazioni, sia quelle più smaccatamente fantasiose sia quelle anche solo critiche o che propongono un punto di vista di partenza diverso, ha un che di patologico. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non solo, mostra anche un orientamento culturale e politico abbastanza preciso: l&#8217;italo-centrismo e la lettura nazionalista italiana come orizzonte culturale necessario e non revocabile in dubbio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La domanda di conoscenza storica, così presente nell&#8217;isola, è dovuta al fatto che la popolazione sarda è deprivata di un accesso ordinario alla sua storia. La stragrande maggioranza delle persone sarde, comprese quelle che fanno parte del ceto medio istruito (o riflessivo), non sa pressoché nulla del nostro passato. A parte poche, vaghe nozioni, molto superficiali, spesso tendenziose o del tutto false.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La naturale curiosità di tante persone si sovrappone poi alla subalternità culturale e a una mitologia identitaria mortificante, così interiorizzate dalla popolazione da essere riprodotte meccanicamente, in modo irriflesso. Ne nasce un cortocircuito che genera oscillazioni violente tra depressione e megalomania.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A quest&#8217;ultima &#8211; che è pur sempre una reazione indotta da cause storiche profonde &#8211; si deve l&#8217;attenzione di un certo numero di persone sarde per le ricostruzioni enfatiche del nostro passato, specie lontano. Di cui per altro ci restano testimonianze materiali così visibili e grandiose da suscitare inevitabili interrogativi. Che i mezzi ordinari di conoscenza &#8211; dalla scuola, ai mass media principali, alla divulgazione &#8211; non soddisfano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E veniamo all&#8217;altra faccia della medaglia, che rappresenta un problema per certi versi più grande e decisivo. Riguarda la congerie di nozioni storiche sulla Sardegna e la cornice generale attraverso cui esse vengono veicolate che si possono trarre dalla manualistica scolastica e dai mass media.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come accennato più su, vere e proprie mistificazioni entrano senza alcun filtro nel bagaglio di conoscenze di base di tutta la cittadinanza scolarizzata e nel discorso pubblico, anche istituzionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli esempi potrebbero essere davvero tanti.  Mi limito qui a uno recente, riguardante l&#8217;emittente Unica radio, web radio dell&#8217;Università di Cagliari. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In <a href="https://www.unicaradio.it/blog/2026/03/28/sardegna-protagonista-la-verita-che-litalia-ignora/?amp=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >un post</a> di poche settimane fa reperibile sul suo sito, si reitera la tesi, cara a Francesco Cesare Casula, più volte confutata anche da queste parti, secondo cui l&#8217;attuale stato italiano discenderebbe direttamente dal Regno di Sardegna, le cui origini poi sarebbero da ritrovare nella vittoria del Regno di Aragona contro i pisani di Castel di Castro di Calari, nel 1324.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una continuità pretesa, ma indimostrata, per giunta attribuibile alla circostanza storica di una dolorosa e epocale sconfitta dell&#8217;ultimo stato (medievale) sovrano autoctono: il regno giudicale di Arborea (1420).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il Regno di Sardegna a cui ci si riferisce è esistito, nella sua forma poi consolidatasi storicamente, dal 1421. Anche se non volessimo considerare la discontinuità rappresentata dal passaggio della corona sarda alla Casa Savoia (1720), *quel* Regno di Sardegna finì di diritto e anche di fatto (ma non di nome) nel 1848, con l&#8217;entrata in vigore della Perfetta fusione e la promulgazione dello Statuto &#8220;Albertino&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che il nome del regno sia rimasto lo stesso fino al 1861 rileva poco o nulla, dal punto di vista storico, giuridico e politico. La continuità diretta con l&#8217;attuale Repubblica italiana è poi palesemente destituita di qualsiasi fondamento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che questa tesi strampalata e priva di qualsiasi consenso scientifico sia di tanto in tanto rispolverata o dal suo propugnatore (F.C. Casula), o dai suoi emuli e allievi, o, per distrazione, ignoranza, conformismo, da commentatori occasionali, sarebbe suscettibile di critica, ma tutto sommato rientrerebbe nella normalità di un dibattito pubblico a tratti surreale come quello sardo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che però un medium collegato all&#8217;università la rilanci, con pretesa di credibilità, suffragata da argomentazioni al limite dell&#8217;auto-caricatura, è ingiustificabile. Salvo credere che si tratti di uno scherzo o, come si usa dire oggi, di una trollata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se presa sul serio, rivela una dose mortifera non solo e non tanto di ignoranza e di provincialismo, ma prima di tutto di subalternità culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sarebbe bello che la storiografia sarda, specie i suoi custodi più intransigenti, assumendosi la responsabilità dovuta al proprio ruolo pubblico, si esprimessero una volta per tutte con chiarezza su questa come su altre false conoscenze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non succederà. L&#8217;unico nazionalismo (ipotetico) che fa loro paura è quello sardo. Quello italiano è pienamente interiorizzato e come tale veicolato automaticamente, come fosse l&#8217;unica cornice interpretativa valida (il fenomeno noto come &#8220;nazionalismo banale&#8221;). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È la questione sollevata, tra gli altri, dalla scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie nel suo pamphlet <em>Il pericolo di un&#8217;unica storia</em>. Oltre che rilavata e analizzata sotto vari profili dagli studi post-coloniali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così, ci ritroviamo esposti a panzane grossolane, a volte mortificanti, oltre che insensate come quella in questione, ma pienamente legittimate dalla forza dei mezzi che le diffondono e validate dalla mancata critica degli addetti ai lavori. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un bell&#8217;esempio di deontologia, di coscienza civica e di responsabilità democratica. Problema ben più grave, per implicazioni politiche e conseguenze, degli eccessi fantasiosi &#8211; identitari o meno &#8211; dei fantastorici e dei fantarcheologi sardi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2026/04/14/panzane-storiche-reiterate-e-dove-trovarle/">Panzane storiche reiterate e dove trovarle</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://sardegnamondo.eu/2026/04/14/panzane-storiche-reiterate-e-dove-trovarle/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
