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	<title>neo-colonialismo Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>L&#8217;ondata nera che minaccia il mondo e la sorte della colonia sarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 13:40:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Donald Trump si insedia alla Casa Bianca per il suo secondo mandato e nell’agro di Selargius viene dato alle fiamme il presidio anti-Tyrrhenianlink. Un evento globale e uno locale difficilmente collegabili, che tuttavia ci offrono una possibile chiave di lettura (per nulla consolatoria) circa i tempi che stiamo affrontando. Il nuovo successo elettorale di Trump,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='L&#039;ondata nera che minaccia il mondo e la sorte della colonia sarda' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/01/21/londata-nera-che-minaccia-il-mondo-e-la-sorte-della-colonia-sarda/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="466" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-700x466.jpg" alt="" class="wp-image-5872" style="width:571px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-700x466.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-640x426.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-768x512.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1-800x533.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/01/image-1-1.jpg 860w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Donald Trump si insedia alla Casa Bianca per il suo secondo mandato e nell’agro di Selargius viene dato alle fiamme il presidio anti-Tyrrhenianlink. Un evento globale e uno locale difficilmente collegabili, che tuttavia ci offrono una possibile chiave di lettura (per nulla consolatoria) circa i tempi che stiamo affrontando.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il nuovo successo elettorale di Trump, lungi dall’essere la buona notizia che troppi compagni obnubilati affermano, è solo un momento di una più complessiva deriva reazionaria in corso nel civile e democratico Occidente. In questo, sempre meno difendibile rispetto ai regimi avversari (o presunti tali).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il guaio di chi intende opporsi al “Sistema” – negli USA e in Europa, ma anche per certi versi in America Latina e ad altre latitudini – è che il Sistema ha molti mezzi per garantire la propria sopravvivenza e anzi per accrescere il proprio dominio. Uno è quello di crearsi un finto nemico a destra come unica alternativa alla generalizzata egemonia tecnocratica e finanziaria. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non sto tirando in ballo mega-complotti-globali o altri deliri deresponsabilizzanti, ma meccanismi concreti delle relazioni sociali contemporanee, dentro la fase finale dell’era capitalista. Fase finale che può durare parecchi decenni, sia chiaro. Con esiti che si preannunciano spiacevoli su vasta scala.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c’è solo Trump, infatti. In Europa, il governo finto centrista di Ursula von der Leyen ha presto mostrato una propensione tutt’altro che sofferta a cercare sostegno a destra. In Francia, pur di non affidare il governo a una compagine troppo sfacciatamente di sinistra (per i parametri attuali), il presidente Macron (emblema e campione del finto progressismo liberale) si dedica a sofisticate alchimie politico-istituzionali, confidando nel soccorso nero. In altri stati, Italia compresa, la destra governa serenamente ed egemonizza il discorso pubblico. Siamo messi così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non esiste più alcun ambito della vita associata, nel democratico Occidente, che non sia sistematicamente aggredito e ri-orientato verso una società della paura e del controllo, dell’avversione per qualsiasi cosa disturbi il piatto conformismo reazionario. Le propensioni militariste sono esplicite, ma non è detto riguardino davvero pretesi nemici esterni: le misure repressive contro il dissenso e le proteste sociali sono sempre più evidenti e ampiamente rivendicate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È uno scenario per troppi versi simile a momenti bui della storia novecentesca, pur con tutte le differenze del caso. Sapersi districare tra analogie e differenze, senza perdere la lucidità, dovrebbe essere uno dei compiti degli/lle intellettuali, se non fosse che questa categoria ormai da tempo è stata in larga misura cooptata dentro il perverso meccanismo egotico del successo mercenario e del consumismo culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Contrastare il capitalismo globalizzato, sostenuto dall’ideologia ordo-liberista, serve a poco, se non si fonda su una visione realmente alternativa, radicalmente conflittuale, con degli obiettivi non retorici e non astratti. Che non possono ridursi a meri slogan estratti dalle memorie degli anni Settanta dello scorso secolo. Tanto meno ha senso se si accettano le ossessioni geo-politiche propagandate dall’intellettualità organica al blocco sociale dominante come unica chiave di lettura storica. E invece troppa “compagneria” ha interiorizzato tali ossessioni, altamente tossiche, e ne fa l’unico strumento di comprensione del mondo. Sbagliando sistematicamente analisi e bersagli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le dichiarazioni al limite del sincero affetto tra Trump e Putin dovrebbero far suonare un campanello di allarme in molte teste che fin qui hanno considerato i due autocrati (uno in potenza, l’altro in atto) quasi alla stregua di campioni del socialismo. Del resto, il giubilo incondizionato di tutta la fascisteria europea, già sostenitrice di Putin, per l’elezione di Trump qualcosa avrebbe già dovuto suggerire. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Siamo messi così, dunque, sballottati dai flutti sempre più neri e tempestosi di una storia che non promette nulla di buono.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mi consolerei se, almeno a livello locale, si intravvedesse qualche spiraglio. Invece anche la derelitta isola sarda non se la passa affatto bene.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Facevo cenno al recentissimo episodio dell’<a href="https://www.unionesarda.it/news-sardegna/provincia-cagliari/selargius-bruciato-lultimo-presidio-contro-il-tyrrhenian-link-da-mano-anonima-ma-i-mandanti-sono-evidenti-lfvvoqhl" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incendio a Selargius</a>, la devastazione di un luogo simbolico della resistenza popolare non alle fonti rinnovabili di energia in quanto tali, ma all’imposizione coloniale dell’ennesimo saccheggio estrattivo. Episodio di una gravità estrema, se fosse accertata la sua natura dolosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna, da tempo, come altri “margini” geografici e politici dello stato italiano, è un luogo di sperimentazioni e di esternalizzazioni perniciose. Al disboscamento selvaggio ottocentesco, alle servitù minerarie, agrarie, industriali e militari, fino all’attuale aggressione speculativa sulle FER (fonti di energia rinnovabili) hanno corrisposto nel tempo varie forme di egemonia culturale e politica, idonee a tenere sotto controllo la situazione (ne ho già parlato in ogni dove, non mi ci dilungo ora). Oggi però siamo in un momento di crisi la cui gestione non è più così facile per la classe politica podataria chiamata a governarla.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le crisi si risolvono in vari modi. Non esiste un modo che contempli e soddisfi tutti gli interessi e le aspettative in gioco. Non è mai esistito. La fanno sempre da padrone i rapporti di forza. Dovremmo chiederci, con tutta la preoccupazione del caso, quali soluzioni si prospettino per la crisi sarda attuale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non possiamo escludere forme poco limpide di contrasto alle opposizioni politiche fuori dal Palazzo, dall&#8217;inquinamento manipolatorio del dibattito pubblico alla vera e propria strategia della tensione. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di sicuro, al momento, per la Sardegna non c’è in campo alcun programma di democratizzazione e conquiste civili, di crescita culturale e progresso sociale. Non c&#8217;è nelle compagini che si contendono la maggioranza nel Consiglio regionale, protette da una legge elettorale disgustosamente anti-democratica. Tanto meno c&#8217;è nell’agenda di chi può influenzare in vari modi la nostra politica da strapazzo, ossia i governi di Roma e i centri di potere e di interesse che egemonizzano la politica italiana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È tragicomico che nella stampa italiana, sia di destra sia sedicente progressista o addirittura di sinistra, la giunta Todde sia spacciata come avversaria dell’aggressione coloniale energetica in corso. È in parte un espediente propagandistico, in parte il frutto della solida &#8211; e stolida &#8211; misconoscenza dei fatti sardi oltre Tirreno. In Sardegna mi pare abbastanza assodato che la maggior parte delle persone non vincolate da interesse diretto o da propensione sentimentale (immagino ne esistano) verso il cetrosinistra (o campolargo che dir si voglia) non la vedano così.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La giunta Todde è stata in qualche modo imposta – con la complicità diretta o preterintenzionale delle destre – per garantire “gli investitori” (come dichiarato più di una volta da Alessandra Todde stessa). Il clamore suscitato dalla sua <a href="https://indip.it/todde-dichiarata-decaduta-le-sette-contestazioni-e-cosa-succede-ora/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decadenza dalla carica, dichiarata dal Collegio regionale di garanzia elettorale</a> per mancati adempimenti legali in sede di campagna elettorale, deve far riflettere non tanto sugli aspetti giuridici e istituzionali della vicenda (su cui invece si sono soffermati pressoché tutti i commentatori, interessati e non), bensì soprattutto sul problema dell’opacità delle fonti di finanziamento della campagna elettorale stessa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Io sono molto più curioso di sapere quanti soldi ha avuto a disposizione Alessandra Todde e, nel caso, dove li ha presi. Le sue contraddittorie dichiarazioni al riguardo &#8211; che restano agli atti e sono state più volte evidenziate &#8211; lasciano aperto ogni possibile scenario. Il dubbio in proposito non è lesa maestà – come sembra pensare lei insieme ai suoi spalleggiatori – bensì l’esercizio di un diritto/dovere democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La protesta popolare, la mobilitazione conseguente, la frustrazione diffusa per aver visto respinto ogni tentativo di interlocuzione e di confronto, con lo smacco simbolico (più ancora che politico e giuridico) del rifiuto di discutere il progetto di legge di iniziativa popolare “Pratobello24”, sono acuite dalla constatazione della mancanza di soluzioni alle grane strutturali mai risolte. Una situazione completamente fuori controllo, per il blocco politico dominante. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le trame di Palazzo che si intrecciano intorno alla vicenda della decadenza di Alessandra Todde (proclamata, possibile, <em>sub judice</em>, quel che è) non sono una risposta ai problemi concreti della Sardegna attuale. Sono solo giochi di potere all’interno di una stessa compagine sociale, distinta e aliena, spesso ostile, rispetto al resto della popolazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L’oligarchia clientelare, finto-autonomista, che domina la politica sarda si trova davanti a una situazione per cui non è preparata, né dispone della legittimazione sufficiente a garantire un minimo appoggio di massa alle proprie scelte. E nessun regime, anche il più autoritario, può reggersi senza un certo consenso, sia pure minoritario, nella società dominata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Visti i guai in cui ci troviamo, non so quanto possa reggere ancora la finzione pseudo-democratica che fin qui ha occupato la scena. E tuttavia, al possibile crollo del sistema oligarchico-clientelare, in questo momento non corrisponde un’alternativa abbastanza strutturata da poterne prendere il posto. <em>In nuce</em> qualcosa c’è, ma non sarà facile tradurre la mobilitazione in corso e il materiale ideale che la anima in un progetto politico compiuto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa debolezza è tanto più pericolosa, proprio in quanto a livello sovralocale non siamo in una situazione tranquilla, ordinaria. Gli interessi che stanno dietro l’aggressione coloniale in corso sono enormi. I grandi fondi di investimento e i gruppi finanziari globali non si cimentano in operazioni di questo tipo senza aver fatto bene i conti e senza essersi presi delle garanzie. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se sulla Sardegna gravano richieste di autorizzazione per impianti di produzione energetica che superano di uno o più ordini di grandezza il fabbisogno locale non è solo un fatto di ingordigia suscitata e protetta da decisioni del governo italiano. O meglio, quest’ingordigia c’è e il governo italiano (quello Draghi così come quello Meloni, ma se fosse un altro sarebbe lo stesso) ha la sua precisa responsabilità. Dovremmo chiederci però a cosa diavolo serva tutta questa energia, se pure solo una frazione di quella progettata fosse alla fine prodotta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La deriva destrorsa della politica mondiale non è un evenienza casuale, slegata da processi profondi di natura materiale. C’è una dialettica interna al capitalismo attuale, attriti vari, a volte forti, tra le sue diverse anime. Ma su un principio di base queste anime concordano tutte: il saccheggio deve continuare. È il meccanismo economico così com’è a spingere su questa china pericolosa (e non c’era bisogno di leggere <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/scienze-sociali/economia/il-capitale-nellantropocene-saito-kohei-9788806260088/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Saitō Kōhei</a> per capirlo, ma, se non l’aveste capito, leggerlo non vi farà male).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I massicci investimenti tecnologici si orientano ormai su pochi fronti strategici: le tecnologie della comunicazione e del controllo globale e l’ambito militare. Gli investimenti nella cosiddetta intelligenza artificiale e la stessa corsa allo spazio sono strettamente connessi a questi due ambiti, che a loro volta sono collegati tra loro e con l’ossessiva finanziarizzazione dei meccanismi di scambio, ormai orientati alle cripto-valute. (La faccenda delle cripto-valute dovrebbe essere studiata bene: a naso, mi pare la solita storia di una trovata apparentemente anti-sistema che finisce per diventare strumento potente di dominio a vantaggio del sistema.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei fattori decisivi di questa enorme partita economica è la disponibilità di energia, al riparo dalle fluttuazioni del mercato dei combustibili fossili o comunque in connubio con essi. La retorica sulla transizione energetica è pura propaganda colorata di verde. Non può esistere alcuna transizione energetica e tanto meno ecologica senza modificare radicalmente i modi di produzione, distribuzione e consumo dell&#8217;energia e dei beni e servizi necessari alla vita. Questo deve essere tenuto presente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per far funzionare i server potentissimi necessari all’intelligenza artificiale e alle transazioni finanziarie iperveloci, di energia ne serve parecchia. I gravami e i costi della sua produzione – secondo la tipica logica capitalista – devono essere scaricati da qualche parte. Esternalizzati, come si usa dire. Non c&#8217;è nulla di anche solo vagamente ecologico in tutto questo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I vari “margini” geografici e socio-economici del mondo, ormai anche dentro i paesi ricchi, fanno comodo, in questo senso. Da tempo si è rotto l’argine interno che proteggeva i paesi colonialisti ed “esportatori di civiltà” dal subire le politiche che i loro governi riservavano ai paesi “sottosviluppati”.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fenomeno del “colonialismo interno”, in realtà sempre esistito e mai venuto meno, oggi è in fase di accelerazione. I primi territori a pagare questa fase parossistica del neo-colonialismo sono appunto quelli tradizionalmente sottoposti a questo tipo di relazione asimmetrica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Sardegna ne fa parte a pieno titolo. Non illudiamoci che basteranno a sottrarci a un destino di subalternità accentuata, povertà, devastazione ambientale e decrescita demografica spinta i giochetti di palazzo interni alla scalcagnata politica nostrana.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tanto meno suonano pertinenti e “a piombo” le espressioni di tifoseria geo-politica di troppe persone e di troppe compagini – più o meno formalizzate – del nostro scenario politico alternativo. Non credo sia più il tempo (posto che ce ne sia mai stato uno) di gingillarsi con questi diversivi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ambientalisti, indipendentisti, anti-militaristi, anti-capitalisti e anti-colonialisti vari, attivisti dei comitati contro la speculazione energetica, cittadinanza attiva, associazionismo culturale, mondo del volontariato, ecc. ecc. dovrebbero provare a uscire dalle proprie zone di comfort e lasciar perdere slogan e settarismi per provare a comporre un blocco politico magari eterogeneo ma coeso su pochi, decisivi punti strategici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non sarà Trump, da solo o in combutta con l’amico Putin, e nemmeno Xi Jinping per quello, a salvarci. Né qualsiasi governo salga in cattedra a Roma. Non sarà nemmeno qualsiasi giunta regionale venga fuori dalla lotteria coloniale della politica podataria sarda, centrosinistra o centrodestra che si chiami. Dovremmo averlo capito.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema è che lo si dice da anni e la situazione non è mai migliorata (tutt’altro). Secondo un noto detto popolare <em>s’apretu ponet su betzu a cùrrere</em> (l’urgenza fa correre persino il vecchio). Non vorrei che la nostra collettività umana, abitante il lembo di crosta terrestre emersa chiamato Sardegna, sia ormai troppo decrepita e debilitata per provarci.</p>
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		<title>Il conflitto inevitabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 12:06:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i tanti documenti del periodo rivoluzionario sardo, l&#8217;Achille della sarda liberazione spicca per forma e contenuti. Il titolo 1 si intitola &#8220;Analisi della sarda costituzione politica&#8221; ed è composto da 21 articoli. Vi si espone l&#8217;idea che la relazione tra il sovrano e la nazione sia di natura pattizia e paritetica, con reciproche obbligazioni....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il conflitto inevitabile' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/06/05/il-conflitto-inevitabile/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="564" height="292" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/06/immagine-1.jpg" alt="" class="wp-image-5711"/></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Tra i tanti documenti del periodo rivoluzionario sardo, l&#8217;<em>Achille della sarda liberazione</em> spicca per forma e contenuti. Il titolo 1 si intitola &#8220;Analisi della sarda costituzione politica&#8221; ed è composto da 21 articoli. Vi si espone l&#8217;idea che la relazione tra il sovrano e la nazione sia di natura pattizia e paritetica, con reciproche obbligazioni. </h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">(Scrivevano così, gli estensori: Nazione, con la maiuscola, mostrando di aver acquisito la nuova accezione del termine proveniente dalla Francia rivoluzionaria.) </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il ragionamento si concludeva con la dichiarazione che, laddove il sacro patto tra sovrano e nazione fosse stato &#8220;vulnerato&#8221;, la relativa sanzione sarebbe dovuta derivare dalla &#8220;forza coattiva&#8221; della parte lesa. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;articolo 21 recitava così: &#8220;La Nazione Sarda contiene in se stessa delle grandi risorse per potere sviluppare una grande forza coattiva, onde fare rispettare la sua costituzione politica&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Era una minaccia bella e buona. Gli estensori del testo, elementi della leadership teorica e politica del partito novatore, avevano le idee chiare su cosa fosse necessario fare, in quelle circostanze. Lo dicevano apertamente, assumendosi un rischio enorme. Non esisteva la democrazia, nemmeno rappresentativa, non esistevano molti dei diritti di cittadinanza che diamo per scontati, compresa la libertà di parola. Esporre queste idee significava accettare di poter essere arrestati, processati, condannati per tradimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché faccio riferimento a questo testo e a quelle circostanze? Perché mi pare che sia sempre troppo poco chiaro, prima di tutto a chi le occupa, il ruolo delle istituzioni sarde e la responsabilità ad esse associata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quasi ottant&#8217;anni di autonomia regionale non sono bastati a far maturare nella classe politica sarda e nel suo bacino sociale di riferimento la consapevolezza circa la realtà geografica, storica, materiale e culturale della Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Naturalmente, molte persone ci hanno guadagnato &#8211; personalmente, a livello familiare e di clan &#8211; dal proprio ruolo di mediocri intermediari. Il che però non significa che abbiano avuto ragione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema del conflitto tra Sardegna e Stato italiano non è un tema astratto e nemmeno una postura ideologica. Non discende da posizionamenti di comodo né da ossessioni nazionaliste. È un dato di fatto insuperabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che questo nodo non sia mai al centro dei dibattiti politici e tanto meno delle campagne elettorali dice molto sulla qualità della nostra classe dirigente e forse anche qualcosa sulla incompiutezza, ormai evidente e con risvolti patologici, della democrazia in Sardegna.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ennesimo assalto speculativo al territorio sardo non è stato affrontato e nemmeno compreso da chi fa politica in conto terzi e ha l&#8217;attitudine podataria come stella polare pragmatica. Gente paracadutata in ruoli per cui non è all&#8217;altezza, priva di conoscenza dei luoghi e dei problemi, pretende di governare processi complicati e magari di avere pure dei riconoscimenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lasciando stare quelli in mala fede, che fanno politica solo perché consente di sistemarsi confortevolmente nella vita, a spese dell&#8217;erario, anche le persone più presentabili tra quelle elette in consiglio regionale non sembrano avere la minima idea di cosa dovrebbero fare, di quale sia il senso del loro ruolo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Idem la compagine di governo: la giunta regionale e la presidente Todde (consulenti al seguito compresi). Sembrano alieni caduti dal cielo in un luogo mai conosciuto prima.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono voluti mesi, ma finalmente ieri la presidente Todde si è resa conto che forse forse la faccenda della speculazione energetica non si risolve con effetti annuncio a proposito di provvedimenti privi di valore giuridico e di qualsiasi forza coercitiva. Parla lei stessa di <a href="https://www.sardiniapost.it/politica/aree-idonee-per-le-rinnovabili-todde-contro-il-governo-ci-ha-presi-in-giro-la-sardegna-e-sotto-attacco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">conflitto con lo stato</a>. Come se fosse una sorpresa sconvolgente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, immagino sia difficile gestire una situazione di estrema delicatezza, con potenziali risvolti drammatici, sapendo di aver contribuito a causarla. Nessuno in Regione, della maggioranza o della (ipotetica) opposizione, ha la coscienza a posto. Non è un caso se da dieci anni hanno blindato il portone di via Roma per evitare che il loro (non) lavoro sia disturbato da qualche persona eletta fuori dal loro giro e soprattutto fuori controllo. A tal proposito, va evidenziato che, come era fin troppo facile prevedere, della legge elettorale non se ne parla più. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sarebbe bello che alle parole seguissero fatti conseguenti. Dice: cosa si può fare? la rivoluzione? A parte che, alle brutte, non la escluderei come opzione, in realtà di cose da fare, e pure d&#8217;urgenza, ce ne sarebbero. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per esempio, Tonino Dessì, che cito perché persona molto ben informata su questi temi nonché su procedure e questioni giuridiche, dice quanto segue:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="479" height="437" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/06/immagine.png" alt="" class="wp-image-5708" style="width:643px;height:auto"/></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Insomma, non è che dobbiamo subire per forza il destino cinico e baro. Invece la politica sarda sembra sempre quella menzionata da Fabrizio De André nella sua <em>Don Raffae&#8217;</em>, quella che &#8220;si costerna, si indigna, si impegna, poi getta la spugna con gran dignità&#8221;. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mettiamola così. La dignità ve la siete giocata da un pezzo e costernarsi e indignarsi non serve a nulla (oltre a non essere più credibile). Impegnarsi invece potrebbe essere utile, una volta tanto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;assalto speculativo alla Sardegna non c&#8217;entra nulla con la transizione energetica e con le necessarie risposte ai mutamenti climatici e ai disastri ambientali. Se ci fate caso, di queste cose nessuno parla davvero in modo serio, competente, strategico. Ha invece tutte le caratteristiche di una pratica coloniale in grande stile. Per giunta, si somma alle mai risolte questioni dell&#8217;occupazione militare e alle possibili nuove aggressioni al territorio e alle risorse dell&#8217;isola (vedi faccenda delle <a href="https://www.unionesarda.it/economia/sardegna-scrigno-di-terre-rare-urso-presto-il-decreto-per-riaprire-le-miniere-m0324c03" target="_blank" rel="noreferrer noopener">terre rare</a>). E non parliamo di tutto il resto (trasporti, infrastrutture, patrimonio storico-archeologico, questione linguistica, scuola, spopolamento, disagio socio-economico).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sui gravami militari c&#8217;è stato anche quest&#8217;anno, a Cagliari, il 2 giugno alternativo organizzato da A Foras, a cui hanno preso parte diverse centinaia di persone di varia estrazione. Una manifestazione pacifica e colorata, con diverse presenze giovani, che però alla fine sapeva di rituale, non tanto di una vera azione di lotta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia chiaro, i rituali sono importanti. Io c&#8217;ero e quando potrò ci sarò sempre. Con qualche compagna e compagno ci siamo detti, non senza una punta di amarezza, che alla fine ci si ritrova sempre tra le stesse persone. Il che è vero fino a un certo punto, e comunque pazienza: sempre meglio di niente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma il problema resta ed è enorme, a dispetto dell&#8217;undertatement con cui lo ha trattato la presidente Todde. La sua dichiarazione sulle servitù militari sostenibili è talmente ridicola che non merita nemmeno di essere commentata. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche qui, come nel caso dell&#8217;assalto speculativo energetico, maggioranza e opposizione giocano un ruolo da commedianti. Non sono state selezionate per affrontare davvero i problemi. Tanto meno per risolverli. Eppure il ruolo che ricoprono non è fittizio, è reale. La responsabilità che si sono prese, nel loro insieme e nelle loro componenti individuali, è concreta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tale responsabilità comporta che si facciano carico, ciascuna per la parte che le compete, dell&#8217;inevitabile e ineludibile conflitto con lo Stato centrale. Se mostreranno coraggio, troveranno più sostegno di quanto ne abbiano raccolto alle urne (dove quasi metà dell&#8217;elettorato ha rinunciato ad esprimersi). Forse perderanno qualche appoggio di peso oltre Tirreno, forse qualche grande portatore di interesse ci resterà male, ma è un nostro problema? </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono loro, in quei ruoli. Il carico di rappresentare gli interessi collettivi della Sardegna è tutto loro. Se non si rendono conto che le circostanze sono particolari, che il momento storico è delicatissimo e non agiscono di conseguenza, dovranno assumersi la responsabilità di quanto succederà di qui in avanti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel frattempo, sarà bene non abbassare la guardia e rendere sempre più solida l&#8217;opposizione extra-consiliare. Non solo mobilitazioni locali e dedicate a un solo problema per volta, ma anche finalmente una visione politica complessiva, un quadro generale e una strategia in cui inserire le lotte settoriali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, le manifestazioni vanno bene, ma non bastano. E non bastano certo più le ossessioni metafisiche dell&#8217;indipendentismo fine a se stesso. L&#8217;imminente tornata elettorale &#8211; locale e insieme europea &#8211; ci dirà qualcosa su cosa aspettarci nel prossimo futuro. La situazione secondo me si complicherà ulteriormente. La Sardegna o trova il modo di esprimere una propria soggettività storica, o soccomberà malamente. Il primo interlocutore, a cui non possiamo più permetterci di fare sconti, è lo Stato italiano. Servirà uno scontro a grande livello? Bisogna essere pronti, coscienti delle possibilità e delle conseguenze.</p>
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		<title>Lo sa il vento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2022 13:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Centinaia e centinaia di aerogeneratori occupano il territorio e ben presto anche il mare della Sardegna. La politica istituzionale, fin qui passiva, si risveglia all&#8217;improvviso e orchestra, complice l&#8217;informazione, una campagna retorica apparentemente ostile a queste operazioni. C&#8217;è molto di opaco e di ambiguo in tutto ciò. E intanto i disastri climatici e ambientali incombono,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Lo sa il vento' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/07/08/lo-sa-il-vento/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="700" height="322" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-700x322.jpg" alt="" class="wp-image-5062" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-700x322.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-640x294.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-768x353.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine-800x368.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/07/immagine.jpg 1496w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="has-medium-font-size wp-block-heading"><em>Centinaia e centinaia di aerogeneratori occupano il territorio e ben presto anche il mare della Sardegna. La politica istituzionale, fin qui passiva, si risveglia all&#8217;improvviso e orchestra, complice l&#8217;informazione, una campagna retorica apparentemente ostile a queste operazioni. C&#8217;è molto di opaco e di ambiguo in tutto ciò. E intanto i disastri climatici e ambientali incombono, al pari della guerra e dei conflitti per le risorse e l&#8217;egemonia geopolitica da cui essa deriva.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>Lo sa il vento</em> è il titolo di un <a href="https://www.carloporcedda.com/lo-sa-il-vento" target="_blank" rel="noreferrer noopener">libro di inchiesta</a> di Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti sui disastri ambientali e i costi umani delle servitù militari e anche di quelle industriali in Sardegna. Un libro crudo e doloroso, in cui la denuncia segue la ricostruzione giornalistica di vicende pluridecennali, sempre ignorate dalla politica istituzionale, che anzi ne è stata garante e/o complice.  </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quella stessa politica istituzionale oggi si risveglia dal suo torpore per occuparsi proprio di vento. In Consiglio regionale, redivivo dopo mesi di inattività, viene presentato un <a href="https://www.consregsardegna.it/resoconto/xvilegislatura-resoconto-seduta-213/?fbclid=IwAR3Tye92MCaPLvvOCJ6ZHsvixzVaTiyVktvA0aD_QXTXHxrOY8pzdhvymLk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ordine del giorno</a> (ossia, niente di decisivo né di impegnativo) per sollecitare la giunta e in particolare il presidente Solinas a interloquire con più vigore presso il governo centrale allo scopo di alleggerire la Sardegna dalla pressione delle richieste di impianto di parchi eolici, specialmente in mare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le richieste sono decine, ma non sono di oggi e non riguardano solo il mare. E non riguardano solo il vento, dato che decine e decine di ettari di terreni agricoli sono state occupate da distese di pannelli fotovoltaici, al di fuori di qualsiasi pianificazione e/o controllo. Una parte del disastro è già stata consumata, insomma, senza che la politica istituzionale se ne sia mai data il minimo pensiero. Solo l&#8217;indipendentismo e una parte dell&#8217;ambientalismo, negli ultimi decenni, hanno affrontato la questione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando, una quindicina di anni fa, in ambito indipendentista si cominciò a porre il problema delle speculazioni eoliche, la politica di Palazzo e i media facevano orecchie da mercante. Lo stesso ambientalismo, specie quello borghese e normalizzato, ma anche quello più combattivo, plaudiva allo sviluppo delle fonti rinnovabili, trascurandone gli aspetti problematici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una dozzina d&#8217;anni fa mi capitò di discutere presso il banchetto di Greenpeace, in occasione di una importante fiera &#8220;alternativa&#8221; trentina, proprio riguardo all&#8217;eolico in Sardegna. Per loro era una vera conquista e ne propagandavano le virtù. Io in quell&#8217;occasione feci notare che esistevano degli aspetti ulteriori, per lo più sottaciuti: chi e per conto di chi impiantava aerogeneratori? dove? a vantaggio di chi? dentro quale prospettiva economica e sociale? con quali costi reali? Insomma, una serie di quesiti che dovrebbero essere la premessa di tali operazioni. Le persone con cui parlai allora caddero dal pero: non si erano poste il problema. Evidentemente quando si parla di &#8220;pensiero unico&#8221; a proposito dell&#8217;ideologia neoliberista non è uno scherzo. Anche le volenterose e benissimo intenzionate persone di Greenpeace ragionavano in termini di &#8220;esternalità&#8221;, come un qualsiasi economista di successo, organico ai padroni dell&#8217;economia mondiale. Tutto ciò che metterebbe in discussione l&#8217;estrazione di valore da qualsiasi risorsa, bene o attività umana non deve entrare nel disegno. Basta non tenerne conto e magicamente l&#8217;equazione si risolve. Salvo che poi le conseguenze rimangono tutte sul terreno e ci avremo a che fare in ogni caso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ancora di recente si sono sollevate voci di protesta e controproposta a proposito della speculazione energetica che colpisce da anni l&#8217;isola. Che la Sardegna produca molta più energia di quella che consuma è un dato acquisito, che però non sembra smuovere la politica né turbare le coscienze della cittadinanza (che di solito non lo sa, questo va precisato). Come sia prodotta questa energia è un altro fattore di cui si discute poco, dato che si tratta di tematiche tabù. Sono questioni strategiche su cui la prima e anche l&#8217;ultima parola la detengono i grandi operatori internazionali, più ancora dei governi: corporation, fondi di investimento, banche d&#8217;affari, ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La politica, sia quella dipendentista e podataria sarda, sia quella cialtrona e sempre filo-padronale italiana, è mera esecutrice di direttive che arrivano da qualche altrove mai ben definito, opaco, non suscettibile del benché minimo controllo democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fuori dal Palazzo però la mobilitazione &#8211; a vario livello di consistenza ed efficacia &#8211; esiste e dura da molti anni. Com&#8217;è che oggi anche la politica istituzionale si sveglia e ne discute? E perché in particolare dei parchi eolici a mare e molto meno di quelli esistenti o in allestimento a terra? E sui disastri dell&#8217;industria <a href="https://indip.it/medicina-democratica-ichnusa-eccesso-di-fluoruri-e-tira-in-ballo-giulini-il-birrificio-birra-sicura-analisi-perfette/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">chimica</a> e petrolchimica, niente?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I mass media principali hanno un ruolo in tutto questo, ed è un ruolo inquietante. La copertura data in questi giorni alle prese di posizione contro l&#8217;eolico di molte amministrazioni municipali e ora a quella del Consiglio regionale è sospetta. Per capire meglio dove si annidino le magagne niente di meglio che attingere alla fonte.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Prendiamo le dichiarazioni dei consiglieri regionali sull&#8217;ordine del giorno di cui sopra. Faccio qualche esempio (preso direttamente dal resoconto ufficiale della seduta del Consiglio regionale):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>DERIU ROBERTO (LEU-DEMOS-Possibile). Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, noi non siamo per il no a tutto, noi non siamo per le posizioni dei nimbi, noi non siamo per dire che non bisogna costruire niente e mai, ma noi non accettiamo che si compromettano i beni comuni in modo permanente, non accettiamo che non ci sia uno studio indipendente alla base di una scelta strategica che coinvolge tutta la Repubblica in uno sforzo gigantesco, quello di garantire l&#8217;indipendenza energetica all&#8217;Italia. Allora ci si deve dire per quale motivo, in che misura, la Sardegna debba sostenere uno sforzo gigantesco in presenza di un surplus energetico già prodotto, in presenza di uno sforzo notevole sulle energie alternative compiuto negli ultimi anni, in presenza di tutte le servitù che a vantaggio dell&#8217;insieme della Repubblica la Sardegna ha già concesso e vede installate nel suo territorio. [&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E ancora:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>CIUSA MICHELE (M5S). Presidente, il tema del cambiamento climatico non è più trascurabile e ci impone un necessario cambiamento del nostro modello di sviluppo, a tutto questo si è aggiunta la drammaticità della guerra con le ingenti conseguenze economiche ed energetiche, che impongono all&#8217;Italia di avere il prima possibile una maggiore indipendenza energetica dal gas russo. In questo quadro così complesso e di così difficile ed immediata risoluzione le nostre coste sarde, da sempre meta ambita dei vacanzieri, vengono prese d&#8217;assalto da progetti calati dall&#8217;alto per l&#8217;installazione di pale eoliche in mare, senza nessuna condivisione e senza alcun confronto pubblico con le popolazioni maggiormente interessate da questa azione speculativa. Sappiamo tutti che la transizione energetica verso le fonti rinnovabili è necessaria e va sostenuta, ma sicuramente non si può accettare che essa si trasformi in un mero business a vantaggio di pochi privati, ai danni di tutti i sardi, di tutta la Sardegna. Con le solite modalità poi, prendo tutto ciò che mi serve e scappo via, lasciando in Sardegna solo miseria e macerie. Bisogna dirlo subito in maniera chiara e netta, questo tipo di manovra va rispedito al mittente, perché è sotto gli occhi di tutti i sardi, che in questa vicenda non c&#8217;è alcun vantaggio per la nostra terra, nessuno.[&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">O anche:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>PISCEDDA VALTER (PD). Grazie Presidente, mi tocca parlare dopo l&#8217;onorevole Tunis ed è sempre un problema perché con l&#8217;onorevole Tunis ci siamo confrontati anche in altre situazioni. Cioè io capisco l&#8217;appello a provare a fare un documento unitario che esca da questo Consiglio e porti all&#8217;unisono la nostra posizione. Però, cioè non voglio essere io l&#8217;ostacolo, ma la vedo difficile perché il problema è che la pensiamo diversamente e quindi mettere posizioni diverse su un documento è complicato e ovviamente non lo sto dicendo solo a voi, lo dico anche alla mia stessa parte, anche al nostro interno ci sono posizioni diverse. Il fatto è che un tema così delicato non si può risolvere in cinque minuti o in dieci minuti con un documento nostro, ci vorrebbe una bella elaborazione, un bel ragionamento. Perché quello che sta succedendo attorno a noi, cioè vedere i ghiacciai che si staccano, vedere il Po praticamente vuoto, cioè a me che ho una figlia di sei anni non lascia indifferente. Cioè preferirei vedere dalla finestra una pala eolica che non il Po vuoto, preferirei vedere dalla finestra una pala eolica che non il ghiacciaio staccato.[&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>PIGA FAUSTO (FdI). Grazie Presidente. Negli ultimi mesi il caro bollette è una delle nostre maggiori preoccupazioni, un tema di drammatica attualità che sta condizionando la vita di famiglie e di imprese, il caro energia, il carovita, il caro materie prime hanno investito tutta Europa e in Europa l&#8217;Italia è il Paese più esposto, l&#8217;Italia è il Paese europeo che sta peggio. Oggi in Italia si paga il prezzo di scelte sbagliate nel passato e di scelte non fatte, in Italia nell&#8217;ultimo decennio non è stata fatta una politica di approvvigionamento energetico. I Governi hanno puntato moltissimo sul gas estero e poi con la guerra in Ucraina come sempre ci siamo accorti dei problemi quando ormai era troppo tardi. L&#8217;Italia doveva svegliarsi prima, ed oggi per provare a recuperare il tempo perduto ecco che il rimedio sembrerebbero le pale eoliche in mare, i cosiddetti impianti offshore che secondo le previsioni dovrebbero essere realizzati al largo delle coste di Romagna, Puglia, Calabria, Sicilia, Lazio, Toscana, Sardegna, la nostra Sardegna. Questo è lo sfondo su cui si sviluppano le paventate ipotesi che vedono le coste della Sardegna invase da pale eoliche, e di fronte a questa scellerata ipotesi bene fa oggi il Consiglio regionale a riunirsi. Oggi noi sappiamo che la competenza delle concessioni eoliche in aree demaniali è dello Stato e che gli spazi di manovra della Regione sono pressoché nulli, paragonabili a semplici passacarte. La Regione oggi è chiamata a esprimere pareri tecnico-amministrativi per giunta non vincolanti per il Governo, e ovviamente questo scenario non è tollerabile, ma non è uno scenario scelto dalla Regione, ma è uno scenario che segue una legge dello Stato. Ecco quindi che il Consiglio regionale oggi deve dire no a pale eoliche ovunque, ma deve dire anche che la Regione non accetta di subire dal Governo scelte calate dall&#8217;alto senza interlocuzioni e condivisione con i territori.[&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Notevole l&#8217;intervento di Michele Cossa, di quei Riformatori capofila della cialtronata criminale (per altro unanime anch&#8217;essa, come il voto su questo OdG) della &#8220;insularità in costituzione&#8221;:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>COSSA MICHELE (MISTO). Presidente, il problema della transizione energetica e della autonomia e autosufficienza energetica del nostro Paese è un problema reale. L&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina ci ha dimostrato che noi non possiamo dipendere da Stati terroristi e questo implica delle scelte a cui la Sardegna non si può sottrarre. La Sardegna fa parte di questo Stato, non è un mondo a parte, e noi dobbiamo concorrere al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Io credo che questo noi dobbiamo tenerlo ben presente. Questo tuttavia non può significare che è concesso tutto e che è ammesso tutto, e non può significare che decisioni così importanti, come quelle della autorizzazione di parchi eolici con impianti che sono alti due volte la Statua della Libertà, per chi ha visto cosa è la Statua della Libertà si rende conto di cosa stiamo parlando, non può essere affidata al Comandante della Capitaneria di Porto di Olbia, la quale scrive ai Comuni invitandoli a eccepire entro 30 giorni se hanno qualcosa da dire su impianti di questo genere. Questo è inaccettabile! Ed è inaccettabile che la Regione non venga minimamente coinvolta su situazioni che hanno un impatto di questo genere.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E infine:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Grazie Presidente. Il tema è un tema attualissimo, non solo per le vicende drammatiche, tragiche che hanno riguardato turisti, escursionisti nella Marmolada, ma per quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni nella devastazione di questo splendido pianeta che stiamo quotidianamente devastando. Ora, è chiaro che non saranno sufficienti gli interventi nel nord della Sardegna per porre rimedio alle questioni energetiche a livello globale, né tanto meno per porre freno alla devastazione dal punto di vista ambientale che riguarda l&#8217;intero pianeta, però è un tema indubbiamente importante in relazione al fatto che ognuno di noi deve fare qualcosa, altrimenti il rischio è fingere di non avere possibilità legate al far qualche cosa in termini di salute dell&#8217;ambiente e quindi immaginare che solo ad altri sia lasciato il ruolo e il compito di porre rimedio e freno alle questioni climatiche ambientali. Un primo punto però entrando invece nel dettaglio è quello relativo oggettivamente all&#8217;assenza della Regione, in particolar modo del Presidente della Regione, ma non nel dibattito odierno, anche perché ormai siamo abituati, nel senso che mi stupirebbe e sarei stupito, e forse insieme a voi, del contrario, cioè se fosse presente il Presidente della Regione sarebbe un elemento straordinario, eccezionale, visto che non partecipa mai ai dibattiti, però se fosse sistematicamente impegnato in riunioni legate all&#8217;energia sarebbe giustificata l&#8217;assenza in Consiglio regionale, e invece, sfogliando l&#8217;elenco dei verbali delle Conferenze Stato-Regioni, il Presidente della Regione non ha mai partecipato alle Conferenze Stato-Regione, mai. [&#8230;]</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono solo alcuni esempi, che riporto testualmente, senza tagliare e selezionare alcunché. Tutti gli interventi sono leggibili nell&#8217;apposita sezione del sito istituzionale linkato più sopra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il senso di questo ordine del giorno è evidente e al contempo disarmante. Uno strumento puramente retorico che resterà confinato dentro la sede del Consiglio regionale sardo senza alcun impatto concreto che non sia la possibilità di parlarne sui media, fingendo che si tratti di un&#8217;importante passaggio politico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come si evince dal tenore e dal contenuto degli interventi, in realtà la maggior parte di essi rientra in un gioco delle parti orientato a posizionarsi nell&#8217;imminente campagna elettorale, prima per le elezioni del Parlamento poi per quelle del Consiglio regionale. La scelta dei termini e dei toni è puramente tattica e finalizzata a screditare la parte avversaria e ridefinirsi virtuosamente. È significativo che, a seconda delle necessità retoriche, si saccheggino a piene mani temi e contenuti da molti anni appartenenti all&#8217;ambito indipendentista e dei movimenti civici, fin qui bellamente ignorati, o al massimo bollati come velleitari. Non è la prima volta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sfuggono sempre o vengono opportunamente occultati gli elementi decisivi del problema. Che non è costituito dai parchi eolici a mare, di per sé, bensì dal quadro di relazioni economiche e politiche in cui si iscrivono queste operazioni e dalla prospettiva strategica a cui rispondono.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Piagnucolare che la Sardegna non ha voce in capitolo sul &#8220;suo vento&#8221; è ridicolo, oltre che del tutto inutile. Intanto perché il vento non è di nessuno. Poi perché nessuna protesta e nessuna pretesa di sovranità suona credibile da parte di una classe politica che esiste solo in funzione della propria accondiscendenza ai dettami di chi la seleziona e le garantisce la sopravvivenza. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Stride in modo evidente l&#8217;incoerenza di chi fa della subalternità la propria ragione di esistenza politica, salvo poi eruttare in proclami vanagloriosi di rivendicazione autonomista, identitaria o persino nazionalista. Anche qui i campioni sono i Riformatori, che pretenderebbero il riconoscimento istituzionale della minorità della Sardegna, dichiarano che il loro orizzonte è quello dello stato italiano, ma poi ostentano indignazione per la violazione degli orizzonti marini dell&#8217;isola.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma al di là delle singole dichiarazioni, manca completamente una visione d&#8217;insieme, sia pragmatica sia ideale, a cui fare riferimento per contrastare efficacemente le pretese neo-coloniali in atto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Negli interventi &#8211; in quelli citati e anche in altri &#8211; si enfatizza la necessità della transizione energetica e si prendono le distanze dalla &#8220;sindrome NIMBY&#8221; (argomentazione fallace ma di grande successo mediatico, negli anni scorsi, a vantaggio dell&#8217;economia di rapina e delle diseguaglianze sociali e territoriali). Salvo poi contraddire la prima e ricadere pari pari nella seconda. Senza essere in grado di districarsi tra le notevoli contraddizioni che discorsi del genere presentano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nessuno, in Consiglio regionale, ha davvero a cuore la sorte della Sardegna. Nessuno perde il sonno per la preoccupazione sui disastri climatici. La retorica sovranista è patetica, oltre che pericolosa, se sciorinata così, a buon mercato e senza timori di doverla mettere in pratica. In più si rivela tutta la propria cialtronaggine, perorando cause perse per ragioni sbagliate e basate su premesse stupide.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il problema non sono i parchi eolici a mare (che invece sarebbero un&#8217;ottima invenzione, specie se realizzati e posizionati con criterio). Non è certamente nemmeno l&#8217;energia prodotta dagli aerogeneratori, che è certamente preferibile a quella prodotta bruciando scarti di raffinazione (vedi Salux-SARAS).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Caso mai bisognerebbe farsi quelle domande che facevo io anni fa ai volontari di Greenpeace e applicarle all&#8217;attualità. Estendendo il ragionamento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è molta retorica ostile alle fonti rinnovabili, ultimamente. Invece il problema è il modello di produzione e distribuzione energetica dominante: totalmente privatizzato, organizzato in nome del profitto, gestito indipendentemente da qualsiasi piano energetico pubblico, orchestrato a livello internazionale fuori da qualsiasi scrutinio democratico e con le famose &#8220;esternalità&#8221; ben celate (leggi costi di produzione, installazione, distribuzione e poi di smaltimento, di norma addossati alla collettività).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le fonti rinnovabili stanno diventando il petrolio dei prossimi decenni. Con l&#8217;aberrante differenza che il petrolio e il gas sono materie prime situate, scarse, esauribili (oltre che inquinanti e foriere di conflitti e tragedie varie), mentre le energie rinnovabili sono per loro natura tendenzialmente diffuse, abbondanti, virtualmente inesauribili, non suscettibili di scatenare guerre per la loro appropriazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fare delle fonti rinnovabili solo l&#8217;ennesimo asset in mano ai potenti privati che dominano l&#8217;economia capitalista globale è una stupidaggine colossale. È questo che andrebbe prima di tutto criticato e combattuto. Dopo di che sarebbe lecito pianificare un modello di approvvigionamento, stoccaggio e distribuzione dell&#8217;energia che sia finalmente pubblico, democratico, poco costoso (perché non rivolto alla remunerazione del capitale investito, ossia a produrre profitti), a impatto limitato o nullo sull&#8217;ambiente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò significherebbe erodere in modo drastico e permanente il reddito e il potere di alcune centinaia, ma poniamo pure migliaia, di individui su scala mondiale? Ce ne faremmo rapidamente una ragione. Ma è precisamente questo esito ciò che si vuole evitare. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Discutere di energia eolica fuori da una visuale ampia, strategica e democratica porta all&#8217;insana conseguenza di irrobustire ancora e chissà per quanto da un lato il partito delle fonti fossili, da un altro, e non necessariamente in alternativa, quello dell&#8217;approccio estrattivo, padronale e anti-democratico al problema dell&#8217;energia e dei cambiamenti climatici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, anche il discorso della sovranità andrebbe ricalibrato. Non è questione di chi siano il vento o il territorio utilizzati, ma di come intendiamo collaborare, tra comunità umane, per uscire dalla dipendenza, dai conflitti, dalla penuria che colpisce molta parte dell&#8217;umanità, facendone pagare il prezzo non alla maggioranza della medesima ma alla esigua minoranza che oggi domina il pianeta e lo sta portando al disastro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se il vento che soffia in Sardegna e intorno a essa potesse servire anche ad altre popolazioni non sarebbe un problema. Nessuno ci perderebbe. A patto che le cose siano organizzate e gestite in modo da non penalizzare tanti a favore di pochi e fuori da qualsiasi relazione asimmetrica di dipendenza e subalternità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La tecnologia può essere una gran cosa, se finalizzata in questo modo, e non come strumento di dominio oligarchico. Basti pensare ai progressi nel campo dell&#8217;accumulo dell&#8217;energia prodotta da fonti rinnovabili. Oggi si parla molto di idrogeno, come elemento decisivo di questa partita. Benissimo. A patto che non diventi l&#8217;ennesima causa di sperequazione tra chi detiene il controllo delle risorse e il potere di gestirle, in nome del proprio tornaconto privato, e le grandi masse umane in balia degli eventi e prive di voce in capitolo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alla fine il problema è politico, oltre che teorico e tecnologico. Il dibattito andrebbe spostato su questo livello, non mantenuto due o tre passi indietro, come fa la scalcinata classe politica isolana, dandosi anche un tono da paladina della nazione (sarda). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La politica di Palazzo, in Sardegna, è solo un costo che per di più moltiplica altri costi. Non è in questione la democrazia rappresentativa (anche se non sarebbe male discuterne), bensì *questa* politica rappresentativa. Ci troviamo in una drammatica transizione storica, che richiederebbe un surplus di energie intellettive, di capacità politiche e di generosità. Non la stiamo affrontando bene. Ma l&#8217;unica preoccupazione di chi si occupa di politica in Sardegna è come mantenere il proprio ruolo privilegiato o conquistarne uno. Si muovono pedine e si fa molta pretattica, si moltiplicano gli interventi a proposito di alleanze più o meno plausibili in vista delle prossime tornate elettorali, si cercano protezioni altolocate tra i centri di potere esterni a cui si rende conto o a cui ci si vorrebbe affiliare. È uno spettacolo penoso, dentro il quale si colloca anche questa tristissima fiction dell&#8217;ordine del giorno sulle speculazioni energetiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisognerebbe tener conto di tutto questo, quando si leggono notizie in merito, e non ricadere nella solita coazione a ripetere (gli errori) che ha prodotto il desolante panorama politico di cui siamo &#8211; purtroppo &#8211; semplici testimoni.</p>
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		<title>Infodemia, social media e politica: la Sardegna come caso di studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2022 15:03:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come la pandemia, anche la guerra in Ucraina è rapidamente diventata centro focale dell&#8217;infodemia dilagante e motivo di conflitto sui social media. Un fenomeno di per sé interessante, come oggetto di studio. Ma allarmante, sul piano sociale, culturale e politico. Non eravamo ancora usciti del tutto dalla battaglia dialettica tra &#8220;apocalittici e integrati&#8221; a proposito...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://1.bp.blogspot.com/-LHWfPH3pg0Y/Vsg1HEVaP-I/AAAAAAAABGk/0NvPkXNlcVc/s1600/ORWELL-guerra-e-pace.jpg" alt="https://1.bp.blogspot.com/-LHWfPH3pg0Y/Vsg1HEVaP-I/AAAAAAAABGk/0NvPkXNlcVc/s1600/ORWELL-guerra-e-pace.jpg" width="709" height="164"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Come la pandemia, anche la guerra in Ucraina è rapidamente diventata centro focale  dell&#8217;<a href="https://www.treccani.it/vocabolario/infodemia_%28Neologismi%29/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infodemia</a> dilagante e motivo di conflitto sui social media. Un fenomeno di per sé interessante, come oggetto di studio. Ma allarmante, sul piano sociale, culturale e politico.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non eravamo ancora usciti del tutto dalla battaglia dialettica tra &#8220;apocalittici e integrati&#8221; a proposito di covid-19, vaccini ecc. (dove spesso gli apocalittici erano i più integrati e gli anti-apocalittici i reietti), che ci siamo ritrovati, come per magia, incasellati nelle opposte tifoserie a proposito di Ucraina, Putin, NATO, Russia e geopolitica da quattro soldi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due vicende hanno caratteri piuttosto simili, se non identici. Il lavoro dei mass media, in combinazione con i social, genera semplificazioni tossiche, etichette di comodo, polarizzazione, &#8220;<a href="https://www.gamification.it/gamification/introduzione-alla-gamification/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gameficazione</a>&#8221; (ossia, tutto diventa un grande gioco, un contest permanente). Si genera così un rumore di fondo costante e pervasivo che compromette qualsiasi possibilità di esercitare la capacità critica e di sottoporre allo scrutinio del ragionamento fatti e atti, specie quelli della sfera politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una modalità di gestione delle masse e della cosiddetta opinione pubblica più sofisticata della banale censura, più pervasiva e solo apparentemente più morbida dell&#8217;esercizio della forza bruta (che però è sempre in agguato, se servisse).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia nel corso della pandemia (che, a rigor di termini, non sarebbe ancora finita), sia ora in occasione del conflitto ucraino, l&#8217;infodemia dilagante ha sostanzialmente garantito ai governi, e soprattutto a quello italiano, spazi di manovra molto ampi, al riparo da qualsiasi reale opposizione. L&#8217;intruppamento del ceto medio istruito tra le milizie a guardia del Palazzo è stato determinante. L&#8217;ingaggio, spesso del tutto spontaneo, della stragrande maggioranza del ceto intellettuale a favore del governo è stato un capolavoro, sia pure a vantaggio del &#8220;lato oscuro della forza&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste dinamiche, che appaiono costitutive dei nuovi rapporti sociali e politici della transizione epocale in corso, caratterizzano sia il livello generale della comunicazione e delle relazioni tra gruppi sociali e tra forze storiche, sia il livello minuto, specifico dei rapporti umani tra persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La disarticolazione e la devastazione morale e cognitiva che la dipendenza da social media sta provocando è un prezzo altissimo che stiamo pagando per la conservazione, ormai più formale e superficiale che sostanziale, della residua libertà di pensiero e di parola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso che oggi più che mai sia così difficile allestire un minimo di opposizione organizzata, o anche solo una premessa collettiva a una opposizione organizzata. Alla frammentazione sociale corrisponde ormai la disarticolazione dell&#8217;opinione pubblica in tante micro-opinioni individuali, quasi sempre tributarie verso categorie concettuali e slogan prodotti e riprodotti dallo stesso ambiente social a cui si aderisce, radunate dagli algoritmi in &#8220;bolle&#8221; autoreferenziali, che danno la sensazione ingannevole di far parte di una comunità attiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche quando le persone coinvolte possiedono un minimo di formazione politica, un livello di istruzione medio-alto e un proprio bagaglio culturale consolidato, tendono a riproporre costrutti e concetti tratti da tale riserva personale; ma sempre in termini irriflessi, meccanici, quando non del tutto indotti. Persino quando emerga qualche contenuto originale, obliquo o difficilmente schematizzabile nelle rigide categorie amate dagli algoritmi, essi vengono rapidamente assorbiti e ricondotti alle forme e alle dinamiche consentite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per lo più, ci si divide e si litiga sulla base di schemi semplicistici (e spesso sempliciotti) e di etichette di comodo. Anche le informazioni più utili e le considerazioni più valide vengono subitaneamente sopraffatte da attacchi personali e giudizi perentori basati su pochi o nessun elemento, da commenti inutili, da fallacie argomentative di varia tipologia e intensità. Questo avviene soprattutto su Facebook, il social medium più brutto, greve e tossico che ci sia al momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema non risiede affatto nella grande libertà di espressione garantita dai social media, come vogliono far credere i custodi delle distanze di classe e dei rapporti sociali consolidati. Risiede invece nella sterilizzazione e nella normalizzazione del dissenso collettivo che questa apparente libertà produce. In definitiva, la questione non è il caos, l&#8217;estremo arbitrio consentito a chiunque, bensì l&#8217;opposto: l&#8217;irreggimentazione, la riduzione della complessità, la prevedibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiaro, da tutto questo meccanismo le corporation del Web traggono informazioni, estraggono valore. È il loro scopo. Ma tutto questo ha anche l&#8217;effetto, più strettamente politico, di sterilizzare il dibattito pubblico e di rendere del tutto innocua la libertà di pensiero e di espressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, la realtà è troppo complessa e articolata per essere del tutto domata dentro questi meccanismi. Ma, come accennato più sopra, la nostra epoca così sovraffollata e così interconnessa garantisce una possibilità di controllo e manipolazione delle masse analoga, se non più efficace, del controllo esercitato nei tempi passati dalla religione e dai regimi monarchici, dispotici, carismatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se scendiamo con i piedi sul terreno e proviamo a situare concretamente gli effetti di queste dinamiche relazionali e politiche, è facile constatare quanto esse incidano non solo nella vita individuale di ciascuna persona, ma anche e soprattutto nelle questioni pratiche della vita comunitaria e nelle vicende politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna, come sempre, è un ottimo caso di studio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano della politica politicata possiamo constatare quanto segue:<br />&#8211; è caduta da tempo e definitivamente ogni parvenza di senso del regime autonomista, con esecutivi regionali sostanzialmente commissariati dall&#8217;esterno e incapaci e/o inadeguati a svolgere un reale compito di governo; <br />&#8211; la dialettica politica istituzionale è ridotta a mera rappresentazione scenica, con esibizioni sempre più stanche e stereotipate o, ormai per la maggior parte del tempo, inerzia e silenzio sistematici (vi risultano non dico atti e decisioni, ma almeno prese di posizione o dichiarazioni impegnative da parte di qualche forza politica o di loro singolə esponenti su qualcuno dei temi principali di questi anni?); <br />&#8211; da anni è stata abilmente azzerata la possibilità di reale rappresentanza democratica dentro le medesime istituzioni, in primis il Consiglio regionale, sia attraverso la riduzione del numero dei consiglieri, sia tramite la legge elettorale regionale, un mostro giuridico e politico di cui si parla sempre troppo poco;<br />&#8211; la classe politica sarda si dedica a procurarsi e garantirsi carriere, prebende, spazi di potere, vantaggi economici e di status a spese dell&#8217;erario, senza più alcuna connessione con istanze ideali o con forze sociali realmente esistenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se passiamo all&#8217;analisi delle questioni aperte e dei processi storici in corso, la situazione non appare più consolante:<br />&#8211; spopolamento e impoverimento dilagano;<br />&#8211; i problemi strutturali e di natura strategica restano tutti aperti e in molti casi in fase di aggravamento (energia, trasporti, scuola, crisi manifatturiera, crisi agricola, inquinamento delle aree industriali e militari, disarticolazione sociale, ecc.), il tutto nel contesto di una nuova campagna neo-colonialista, specie in ambito energetico; senza considerare che tra poco il governo dovrà decidere dove ubicare il deposito unico statale delle scorie radioattive e il timore che la scelta ricada sulla Sardegna è più che giustificato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce di tutto questo, ci si potrebbe aspettare la crescita e l&#8217;affermazione di un ampio fronte democratico, civile, culturale in opposizione all&#8217;inerzia colpevole della politica istituzionale e in risposta a tali problemi. E magari anche una crescita delle istanze di autodeterminazione, un protagonismo più intenso e di maggiore qualità dell&#8217;ambito indipendentista. Al di là delle appartenenze personali, sarebbe un segnale di vitalità e di salute del tessuto civile e culturale dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, posto che non siamo ancora in una situazione di totale rassegnazione, perché non lo siamo, va segnalato tuttavia che non è ancora emerso, nemmeno in forme embrionali, qualcosa di simile a un processo del genere. Non è visibile, non se ne avverte l&#8217;esistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In compenso, se si sbircia sui social media e si ha la ventura di essere in relazione con la la &#8220;bolla&#8221; di contatti giusta, si può assistere al desolante spettacolo di qualche decina, al massimo poche centinaia, di individui che battibeccano e ostentano ognuno il proprio ego a rimorchio dell&#8217;agenda stabilita per noi dai centri di potere e di consenso dominanti in Italia. Ebbene sì, anche il variegato mondo dell&#8217;autodeterminazione e dell&#8217;indipendentismo è pesantemente condizionato dagli schemi e dalle dinamiche della manipolazione infodemica italiana. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato così a proposito della pandemia di covid-19, con tutti i suoi risvolti, è così adesso per la questione della guerra in Ucraina. L&#8217;auspicata capacità di analisi e di lettura autonoma, il necessario sforzo di elaborazione e di traduzione delle informazioni in scelte di principio e di azione adeguatamente calibrate e indirizzate non ci sono stati. Almeno fino ad ora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella continua competizione di ego, fomentata dall&#8217;architettura stessa di FB, che purtroppo è il social preferito dalla politica sarda, specie indipendentista, si perde completamente di vista la realtà in cui siamo situati, gli effetti che le vicende internazionali stanno producendo su di noi, le decisioni che intanto altri stanno prendendo sulla nostra pelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È come se Facebook avesse preso il posto e la funzione dell&#8217;attività politica reale, dell&#8217;organizzazione, della mobilitazione, dell&#8217;attivismo, delle lotte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è chi dice: chi se ne frega dell&#8217;Ucraina, pensiamo a noi. Ed anche questa è una posizione estremamente stupida, oltre che di una grettezza imbarazzante. Anche perché se tu ti disinteressi delle vicende internazionali, le vicende internazionali, comunque, in un modo o nell&#8217;altro, si interessano a te. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è questione di rinchiudersi da sé nella propria &#8220;riserva indiana&#8221;, è questione di maturare una capacità di giudizio e una forza politica autonome, solide, almeno adeguate alla sfida di questo tempo. Non dico per ribaltare la situazione nel giro di pochi anni, o nell&#8217;arco di una legislatura regionale, ma quanto meno per mettere mano a qualcosa di concreto in quella direzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dai gruppi sociali e dai grumi di interessi consolidati che dominano la scena e selezionano la classe politica istituzionale non c&#8217;è da aspettarci niente di più o di diverso da quello che stanno facendo: i propri comodi. Dall&#8217;Italia, o dal Qatar, o da chissà dove altro, possiamo invece aspettarci solo nuove e più pervasive imposizioni di stampo coloniale. Come sta già avvenendo, mentre noi bisticciamo su Facebook (&#8220;noi&#8221; si fa per dire, io evito da un bel po&#8217; di partecipare al circo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sarà facile disintossicarci dall&#8217;infodemia e recuperare spazi di incontro e di azione collettiva, dopo questi due anni di isolamento forzato e di divisioni profonde e trasversali a tutti i gruppi sociali, a tutte le formazioni intermedie (già alquanto debilitate) e persino all&#8217;interno delle famiglie. Così come non sarà facile mantenere un minimo di lucidità sotto il bombardamento, fortunatamente solo metaforico, di sollecitazioni emotive e di paura prodotte dai media a proposito della guerra in Ucraina. Non sarà facile, ma è necessario. </p>
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		<title>Dalla gestione pandemica alla repressione del dissenso: come funziona il governo dell&#8217;emergenza permanente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 12:44:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una cosa è stata segnalata per tempo, da chi ha osservato con sguardo critico l&#8217;intera gestione della pandemia: la rapida e profonda assuefazione a sottometterci a misure governative eccezionali. Non è un buon segnale. Chi ha cercato fin da subito di mantenere, nei limiti del possibile, un certo distacco scettico rispetto alla narrazione egemonica, ha...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://honga.net/totalwar/rome2/images/dei_cover.jpg" alt="https://honga.net/totalwar/rome2/images/dei_cover.jpg" width="633" height="220"/></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Una cosa è stata segnalata per tempo, da chi ha osservato con sguardo critico l&#8217;intera gestione della pandemia: la rapida e profonda assuefazione a sottometterci a misure governative eccezionali. Non è un buon segnale.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha cercato fin da subito di mantenere, nei limiti del possibile, un certo distacco scettico rispetto alla narrazione egemonica, ha provato a lanciare l&#8217;allarme: le misure emergenziali, a volte inspiegabilmente incoerenti rispetto alle finalità stesse di contenimento del contagio, sono destinate a durare, a diventare la &#8220;norma&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La critica ai governi Conte 2 e Draghi e a tutta la messinscena mediatica allestita sulla pandemia non era un esercizio polemico fine a se stesso, o un modo snob per distinguersi, o che so io. Tanto meno era un&#8217;adesione alle scempiaggini complottiste alimentate ad arte quasi sempre dagli stessi mass media che poi le stigmatizzavano (dando loro molto più spazio di quanto ne abbiano mai avuto davvero nell&#8217;articolazione reale delle nostre comunità). Una minoranza non esigua di militanti, osservatori, intellettuali ha provato a tenere aperto un dibattito che astraesse dalle dicotomie e dalle opposizioni (spesso finte e/o di comodo) su cui si è costruito il discorso pubblico &#8220;viro-centrico&#8221; nell&#8217;ultimo anno e mezzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla natura diversiva di molte trovate si sono spese molte parole, molte argomentazioni (anche qui). Sarebbe forse il caso di prenderle in considerazione, ora che certi nodi cominciano a venire al pettine. Capisco che chi ha assunto una posizione &#8211; o una posa &#8211; di un certo tipo nei mesi scorsi, ora faccia fatica a rimangiarsi vagonate di post, commenti, sentenze apodittiche. Ma ritornare sui propri passi, mettere in dubbio le proprie certezze non è un indice di debolezza. Al contrario, proprio perché difficile è un atto di forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I fatti di Roma di sabato 9 ottobre sono uno snodo di questa fase politica, nell&#8217;ambito italiano. L&#8217;ampia e partecipata manifestazione, eterogenea e senza uno specifico colore politico (benché, pare, chiamata da gente non al di sopra di ogni sospetto), è passata quasi subito nel dimenticatoio per via dell&#8217;ignobile assalto fascista alla sede della CGIL. E questo è un primo risultato favorevole al governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pressoché subito, l&#8217;intera mobilitazione è stata derubricata a manifestazione fascista tout court, schiacciata surrettiziamente sull&#8217;azione violenta e usata non tanto contro i fascisti (se non retoricamente, per il tempo di un lancio di agenzia) quanto contro chiunque osi ancora mettere in discussione le decisioni del governo. A cominciare dall&#8217;obbligo di green pass nei luoghi di lavoro e senza dimenticare tutte le altre misure squisitamente confindustriali, anti-popolari e tutt&#8217;altro che&#8230; green (a dispetto delle retorica squadernata a piene mani) già prese o di là da prendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei principali effetti di tutta l&#8217;operazione (un&#8217;operazione studiata e preparata, quella di Forza Nuova e soci, teniamolo presente) è che ora saranno ulteriormente strette le maglie del controllo e della repressione del dissenso, di tutto il dissenso. Sarà ulteriormente limitato lo spazio della proposta alternativa, della difesa di territori e di categorie svantaggiate, le posizioni di contrasto contro le speculazioni, contro la nuova corsa agli armamenti, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi agisce sulla scena mediatica a favore dello svuotamento della democrazia non si è fatto pregare, per cogliere la palla al balzo e spostare immediatamente il focus. Pensiamo all&#8217;<a href="https://www.notav.info/post/le-deliranti-parole-di-maurizio-molinari-sui-notav/">incredibile intervento</a> del direttore di Repubblica, Molinari, in un programma televisivo di RAI3, sulla lotta no-TAV della Val di Susa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono circostanze in cui i propagandisti di regime si sentono autorizzati ad alzare l&#8217;asticella. Colgono il vento, sanno benissimo cosa devono fare. Mi sa che ci troviamo proprio in una di quelle circostanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ne avevamo avuto un assaggio &#8211; sia pure di diverso tipo e su altre questioni &#8211; anche in Sardegna. L&#8217;arresto di Carles Puigdemont ad Alghero (i cui contorni restano torbidi, a dir poco) e ciò che ne è stato scritto nelle ore e nei giorni seguenti faceva capire bene a cosa si mirasse. Per caso (o forse no), uno dei segnali più chiari era arrivato proprio da Repubblica. Così ne riferiva, su FB, Marco Santopadre:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/10/immagine-1.png" alt="" class="wp-image-4659" width="498" height="607" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/10/immagine-1.png 572w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/10/immagine-1-394x480.png 394w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attività di monitoraggio a cui facevano riferimento i cronisti di Repubblica è la costante opera di sorveglianza, più o meno intensa e pervasiva, a cui è sottoposta, da anni, tutta l&#8217;attività politica e tutta la militanza di area indipendentista, in Sardegna. Le panzane sulla presenza dell&#8217;ETA e degli &#8220;irredentisti greci&#8221; sono talmente grossolane da risultare comiche. Se non che esiste anche una buona frazione del pubblico (per scarso che sia) che ancora si informa su Repubblica (in questo caso, ma non è che il Corriere abbia fatto molto di meglio), alla quale queste cose suonano plausibili e lasciano un&#8217;immagine di pericolosa sovversione associata all&#8217;indipendentismo. Un trucco vecchissimo, quello della criminalizzazione di un&#8217;area politica o di un fronte di lotta sociale. Esattamente lo stesso usato proprio in Val Susa. Uguale uguale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo ai processi in corso in Sardegna, sia quello (ormai datatissimo, anno 2006) discendente dalla famigerata operazione &#8220;Arcadia&#8221;, sia quello più recente contro i militanti contrari all&#8217;occupazione militare dell&#8217;isola, l&#8217;operazione &#8220;Lince&#8221;: anche lì, accuse spesso gravissime e contornate di aggravanti varie, fonti indiziarie fantasiose, decine di persone coinvolte, uso disinvolto dei mass media (con la complicità dei medesimi), carcerazioni preventive, sorveglianze speciali, ecc. Il tutto trascinato per anni e anni, senza che se ne veda la possibile fine, da un rinvio all&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma pensiamo anche alle conseguenze delle mobilitazioni degli allevatori nel 2019. Con l&#8217;allora ministro Salvini a garantire soluzioni e impunità, salvo poi essere smentito dai fatti. Se il prezzo del latte è andato per i fatti suoi, seguendo le logiche di mercato e le convenienze dei padroni della filiera, le conseguenze penali di quelle manifestazioni restano tutte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mettiamoci dentro le mire affaristiche su cui in troppi si stanno sfregando le mani, pregustando il profumo dei cospicui fondi garantiti dal PNRR. Il ministro Cingolani &#8211; quello favorevole alle centrali nucleari &#8211; ha già fatto sapere come la vede. Per la Sardegna è previsto un bel destino da &#8220;colonia di sfruttamento&#8221;, in questo caso energetico o forse più che altro speculativo. Con la scusa della transizione &#8220;verde&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ormai, quando leggo &#8220;verde&#8221;, e ancora di più quando leggo &#8220;green&#8221;, devo frenare l&#8217;istinto di darmi alla macchia: la fregatura incombe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è solo questione di diffidenza soggettiva, o di sfiducia nella politica. È qualcosa di più profondo, che attiene alla degenerazione cui stanno rapidamente andando incontro tutte le forme della democrazia rappresentativa e liberale. Non che fosse il migliore dei mondi possibili, tutt&#8217;altro. Ma ormai sta venendo meno anche la facciata scenica di una forma di governo e di relazioni sociali evidentemente tarata su misura per le classi padronali e i grandi detentori di informazioni, ma che se non altro salvava qualche apparenza, lasciava qualche spazio di dissenso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi pare che, anche grazie alla gestione della pandemia, i governi &#8211; e soprattutto quello italiano, espressione di una classe dominante ignorante, gretta, avida &#8211; si stiano dotando più rapidamente del previsto di strumenti coercitivi e di capacità di azione fino a qualche anno fa impensabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il grande test è stato Genova 2001, l&#8217;insegnamento che ne hanno tratto i padroni della terra è che, con qualche altro piccolo slittamento e cogliendo l&#8217;occasione del contagio mondiale, quell&#8217;approccio potrebbe essere generalizzato e fatto diventare ordinario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attacco fascista alla sede CGIL di Roma, come tutte le azioni squadristiche e tutti gli attentati di matrice fascista, è funzionale a una ulteriore legittimazione del governo Draghi e, come dicevo più sopra, tornerà utile per aumentare la pressione punitiva su ogni e qualsiasi manifestazione di dissenso, su ogni forma di mobilitazione popolare, di lotta sociale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/10/immagine-3.png" alt="" class="wp-image-4663" width="485" height="179"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Chi, da posizioni di sinistra o almeno democratiche, continua a stigmatizzare l&#8217;ostilità verso il green pass e le mobilitazioni che essa alimenta, dovrebbe porsi delle domande su quali siano le reali dinamiche in corso. Sennò si fa la fine dei commentatori e delle commentatrici &#8211; grosso modo di area PD o centrosinistra, ma anche sinistra stalinista e rossobruni assortiti &#8211; contrar* al Procés catalano (in quanto illegale e di stampo &#8220;leghista&#8221;), favorevoli all&#8217;estradizione di Puigdemont in Spagna (perché fuorilegge e autore di un &#8220;colpo di stato&#8221;), al contempo scandalizzat* dall&#8217;azione squadristica di Roma e ostili a Giorgia Meloni (e Salvini); salvo poi ritrovarsi Giorgia Meloni (così come a suo tempo Salvini) a braccetto coi neofranchisti di Vox a dire le stesse cose che dicevano loro poche settimane fa. Non un bello spettacolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va anche definitivamente riconosciuta la natura intimamente anti-democratica, anti-popolare e colonialista della costruzione politica che risponde al nome di Stato italiano. Specie a sinistra. Come dice (sempre su FB) Cristiano Sabino:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/10/immagine-2-700x625.png" alt="" class="wp-image-4661" width="564" height="504" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/10/immagine-2-700x625.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/10/immagine-2-538x480.png 538w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/10/immagine-2-640x571.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/10/immagine-2.png 708w" sizes="(max-width: 564px) 100vw, 564px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può pretendere di tenersi al riparo dalle contraddizioni e dalla complessità delle vicende umane. La realtà storica ha la drammatica caratteristica di fregarsene delle nostre schematizzazioni e delle nostre categorie interpretative. Non possiamo pretendere che sia la realtà a piegarsi alle nostre esigenze di comodità cognitiva. Né possiamo difendere per sempre il nostro spazio di comfort, quando tutto gira e muta e si fa complicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna mantenere una vigilanza critica attiva, accettare di dover fare distinguo difficili, dubitare sempre delle verità ufficiali. È una cosa basilare del metodo storico, per dire, e anche del buon giornalismo (dove ne è rimasto). Eppure abbiamo introiettato così bene la reazionaria classificazione del dubbio sotto la specie del complottismo, che non siamo più in grado di distinguere tra una panzana governativa e una dei rimestatori di fango, tra un&#8217;operazione di propaganda dei mass media mainstream (tutti di proprietà di grandi gruppi economici, ricordiamolo) e una polemica social alimentata dal meccanismo intrinseco di quei media. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sardegna questa deriva è deleteria. Va contrastata e se possibile arrestata. Chiunque abbia una voce e un ruolo in ambito intellettuale e culturale dovrebbe farsi carico di questo problema, senza timidezze o calcoli di convenienza egoistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La profezia di Malcom X, spesso tirata in ballo a sproposito, va soppesata e rivalutata in tutta la sua profonda verità: &#8220;Se non state attenti, i media vi faranno odiare gli oppressi e amare gli oppressori&#8221;. I dispositivi di controllo sociale come il green pass e altre analoghe misure assunte col pretesto della pandemia si basano sull&#8217;antico precetto del <em>divide et impera</em>. Cerchiamo di tenerlo a mente e di regolarci di conseguenza.</p>
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		<title>Green economy, green pass e altri dispositivi di dominio e coercizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2021 17:56:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ampio risalto sui mass media per le vittorie sportive italiane alle Olimpiadi, con dosi massicce di retorica patriottarda e vanagloriose esaltazioni nazionaliste. Anche in Sardegna. I successi sportivi vengono usati, al solito, come strumenti diversivi e dispositivi di condizionamento del comune sentire. Il ruolo dei mass media sardi è sempre funzionale al controllo sociale e...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-700x372.jpeg" alt="" class="wp-image-4566" width="663" height="352" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-700x372.jpeg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-640x340.jpeg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-768x408.jpeg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-1536x817.jpeg 1536w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS-800x425.jpeg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/08/SARAS.jpeg 1915w" sizes="(max-width: 663px) 100vw, 663px" /></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Ampio risalto sui mass media per le vittorie sportive italiane alle Olimpiadi, con dosi massicce di retorica patriottarda e vanagloriose esaltazioni nazionaliste. Anche in Sardegna. I successi sportivi vengono usati, al solito, come strumenti diversivi e dispositivi di condizionamento del comune sentire.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo dei <strong>mass media sardi</strong> è sempre funzionale al controllo sociale e all&#8217;orientamento politico dell&#8217;opinione pubblica. <strong>La politica</strong> un po&#8217; ci fa, un po&#8217; ci crede, ma è evidente che sta pensando ad altro (prossime tornate elettorali, spartizioni, alleanze da fare e disfare, ecc.). <strong>I cittadini</strong>, persa da tempo la funzione delle formazioni intermedie in cui si potevano esercitare la partecipazione civica e la discussione elaborata sui temi generali, per lo più si destreggiano seguendo le logiche dei social, ma mostrano anche un certo, sano scetticismo e agiscono in base ad indicatori non sempre intercettati dai dispositivi egemonici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, procede una <strong>gestione della pandemia</strong> di tipo squisitamente conservatore, a tratti smaccatamente reazionario, in attesa delle nuove chiusure e della caccia all&#8217;ennesimo colpevole di comodo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vero è che l&#8217;allarme sulla nuova ondata di contagi è molto minore che nelle occasioni passate. Dato che ci troviamo ancora in piena stagione estiva, sembra brutto rovinare gli affari di chi dalle vacanze ci guadagna. E non mi riferisco al commercio al dettaglio locale o alle attività minori che ruotano intorno al turismo estivo. Il sospetto che si aspetti il post ferragosto per una nuova stretta sulla libertà di movimento e sulle attività culturali e ludico-ricreative è molto forte (alcuni eventi culturali sono già stati cancellati o sono in forte dubbio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>necessità di attenuare gli effetti peggiori del contagio</strong> esiste, beninteso, ma non è affrontata se non in termini puramente spettacolari, contraddittori, anti-democratici. Una coercizione mascherata, di cui le istituzioni rifiutano di assumersi la responsabilità, non può che indurre sospetto, timori, disorientamento anche in persone tutt&#8217;altro che propense alle teorie complottiste. E il <strong>green pass</strong> (altro anglicismo inutile e diversivo) ha tutta l&#8217;aria di essere solo l&#8217;ennesima trovata per assuefare la cittadinanza a un sempre maggiore controllo e al crescente cedimento sul terreno delle libertà civili. Per non parlare dei suoi risvolti classisti e dei criteri cervellotici cui è sottoposto il suo uso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>tracciamento</strong> del resto sembra saltato da tempo. I numeri forniti quotidianamente da istituzioni e organi di stampa sembrano tutto fuorché attendibili. Il commentario che insegue i lanci giornalistici e i titoli degli articoli in tema covid pare girare a vuoto, come topi da laboratorio in una ruota. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al netto di ragionamenti più sottili e puntuali (su tutta la questione, rimando volentieri alla <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/07/come-rapportarsi-alle-grandi-mobilitazioni-contro-green-pass-et-similia-alcune-indicazioni-dalla-francia/">discussione in corso (da molti mesi) su Giap</a>), mi pare evidente &#8211; non da oggi &#8211; come <strong>la pandemia sia stata quasi subito trasformata in un classico choc sistemico di cui si sono avvantaggiate alcune fette dell&#8217;élite socio-economica mondiale</strong>, a dispetto e spesso a discapito di una larga maggioranza dell&#8217;umanità. La novità è che a pagare un certo prezzo sono state anche fasce sociali dei paesi ricchi solitamente escluse dagli effetti peggiori delle diseguaglianze su scala globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle partite su cui le oligarchie dominanti hanno tratto vantaggio dalla situazione sanitaria è stato il <strong>problema climatico</strong>. Ridimensionato nelle attenzioni mediatiche, restato nell&#8217;agenda politica solo come copertura, di fatto è stato utilizzato per giustificare nuove, pericolosissime forme di <strong>estrattivismo compulsivo</strong>, sia pure colorato di verde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appetito dei grandi centri di interesse capitalisti si è risvegliato più intenso che mai, dopo lo spiazzamento dovuto alla scoperta del contagio di massa. <strong>Ora sembra che complessivamente la pandemia faccia piuttosto comodo</strong> e non sono alle viste le risposte strutturali e strategiche che servirebbero a trasformarla in un problema endemico dagli effetti gestibili in termini ordinari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una scelta precisa e ben pianificata quella di non fare alcun investimento strutturale e strategico nella sanità pubblica, nella scuola, nei trasporti, nelle forme di lavoro, nel sostegno ai ceti deboli e ulteriormente debilitati dalla pandemia. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;emergenza paga</strong> e mantenere vivo lo stato di emergenza sembra uno degli obiettivi delle classi dominanti globali, dove più dove meno, a seconda degli interessi strategici perseguiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I territori e le popolazioni che si trovavano già in una condizione di <strong>subalternità</strong> sono inevitabilmente quelli che pagano e pagheranno il prezzo più alto. Della <strong>maggioranza dell&#8217;umanità esclusa di fatto dalla campagna vaccinale</strong> sembra non interessi a nessuno, tra i grandi decisori politici. Eppure, se di pandemia si tratta, l&#8217;unico modo per debellarla è proteggere quanta più umanità sia possibile, a qualsiasi latitudine, a prescindere dalla classe sociale e dal reddito disponibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il discorso vale anche per le aree subalterne, in condizione di colonialismo interno, degli stati ricchi. Ivi compresa la <strong>Sardegna</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto dalle scelte socio-economiche quanto da quelle relative alla gestione sanitaria, fatte e/o ancora da fare, la Sardegna ha tutto da perdere. Il problema nel problema è che la <strong>classe politica sarda</strong>, maggioranza e (presunte) opposizioni, non è una controparte dei governi italiani, ma caso mai una loro emanazione o comunque un <strong>intermediario</strong> che tratta a proprio esclusivo vantaggio (di fazione e di classe), non certo in nome e per conto della collettività sarda nel suo insieme e di interessi generali e strategici situati nell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questi punti non possiamo permetterci di farci distrarre da <strong>polemiche social</strong> scatenate con estrema facilità su finte contrapposizioni (sì-vax contro no-vax; sì-green pass contro no-green pass, ecc.). Non possiamo nemmeno abboccare alla <strong>ventata neo-nazionalista (italiana)</strong>* alimentata grazie ai successi olimpici, benché sia umanamente comprensibile e nient&#8217;affatto stigmatizzabile la reazione soddisfatta di molte persone sarde alle vittorie di altre persone sarde (o di origini sarde). <strong>Va scisso il giudizio sulle reazioni spontanee dei cittadini da quello sui dispositivi utilizzati biecamente quanto efficacemente dalla classe dominante</strong> per ottundere le coscienze e imporre egemonicamente forme di identificazione strumentali al mantenimento dell&#8217;asimmetria sociale e territoriale..</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il problema non è che le persone sarde si sentano anche italiane.</strong> Non è un&#8217;identificazione così forte né così profonda. Che delle persone sarde facciano il tifo, in mancanza d&#8217;altro, per lo sport targato Italia (che sia calcio, atletica o qualsiasi altro poco cambia) è del tutto comprensibile e non significa affatto che la maggioranza delle persone sarde si percepisca davvero come un tutt&#8217;uno con chi abita la penisola italiana. Tant&#8217;è vero che alla prima occasione la differenziazione riemerge e viene fatta valere spontaneamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La questione identitaria è largamente sopravvalutata</strong>, sia nel campo dell&#8217;intellettualità &#8211; diciamo così &#8211; unionista, sia in quello della militanza indipendentista e autodeterminazionista. Ma è una questione ampiamente fuorviante, specie per i termini essenzialisti in cui è posta di solito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro discorso invece è analizzare e criticare i <strong>dispositivi mediatici e retorici</strong> impiegati per piegare tale differenziazione, chiaramente percepita e spesso difesa, dentro cornici neutralizzanti. Le persone sarde possono identificarsi con altre persone sarde vincenti, ma sotto la bandiera dell&#8217;Italia. Un po&#8217; come la Brigata Sassari (non a caso tirata in ballo ripetutamente a proposito dei successi sportivi). <strong>Diversi, ma integrati</strong>, insomma. E grati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne riparleremo appena la stagione turistica sarà agli sgoccioli e <strong>la Sardegna tornerà ad essere l&#8217;isola &#8220;untrice&#8221;</strong>, la sede del grande focolaio della nuova ondata pandemica, da isolare e stigmatizzare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto però ne viene annunciata la trasformazione in una sede di sperimentazione &#8220;verde&#8221; per la <strong>produzione di energia da fonti rinnovabili</strong>. Sarà sicuramente un caso che un territorio refrattario a speculazioni esterne e a una vocazione diversa da quella storica dell&#8217;agro-zootecnia e delle produzioni artigianali, come il Montiferru, sia stato vittima di una devastazione mai vista prima. Sarà un caso, ma è un caso che si presta in modo singolare a <strong>disegni di neo-colonialismo</strong> ampiamente in campo, analogamente a quanto avviene in Sicilia (dove guarda caso, tra le altre cose, rispunta prepotentemente il folle progetto del ponte sullo Stretto). </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Subalternità politica e culturale, disastri ambientali, gestione autoritaria e anti-popolare della pandemia</strong> non sono ambiti e temi distanti da affrontare separatamente. Si tengono tutti insieme dentro un quadro di sviluppi politici già in corso, a dir poco preoccupanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>reazione agli incendi di una così grande parte della popolazione sarda</strong>, una reazione autonoma e a tratti contrapposta alla politica romana o sarda, così come già successo in occasione di altre devastazioni, è il segnale che esiste una <strong>base forte e diffusa di solidarietà autodeterminata</strong>, un senso di appartenenza sovralocale, altruista, consapevole, democratico. Su questo occorrerà lavorare per non farci travolgere dai disegni neo-coloniali e dalle strette repressive che si profilano per i prossimi mesi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Basteranno articoli e i titoli enfatici sui mass media a proposito di fuggevoli successi sportivi, o altre armi di distrazione e normalizzazione di massa, a soffocare la pulsione vitale di un&#8217;intera comunità umana? Lo vedremo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><br /><br /></p>



<h5 class="wp-block-heading">*Faccio notare quanto sia assente la critica intellettuale, nei mass media e nei social, a tale ondata retorica nazionalista in questo caso, al contrario delle periodiche sfuriate di indignazione contro presunte derive nazionaliste sarde, specie in ambito storico-archeologico, ma anche linguistico e più in generale politico. Si vede che il nazionalismo italiano &#8211; effettivo ed egemonico &#8211; va bene. È quello sardo &#8211; ipotetico, minoritario e sostanzialmente innocuo &#8211; ad essere sbagliato e pericoloso.</h5>
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		<title>Razzismo e neo-colonialismo, facce della stessa medaglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2016 13:18:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aleggia più puzza del solito sulla Sardegna in questo periodo. Non è la puzza delle ciminiere o degli ordigni esplosi in qualche poligono militare (che non mancano mai). È la puzza di cattive intenzioni, puzza di affari sporchi, puzza di basse manipolazioni dell&#8217;opinione pubblica. Le notizie sul malaffare diffuso sono ormai pura routine. I disegni...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/09/02/razzismo-e-neo-colonialismo-facce-della-stessa-medaglia/">Razzismo e neo-colonialismo, facce della stessa medaglia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Razzismo e neo-colonialismo, facce della stessa medaglia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2016/09/02/razzismo-e-neo-colonialismo-facce-della-stessa-medaglia/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Aleggia più puzza del solito sulla Sardegna in questo periodo. Non è la puzza delle ciminiere o degli ordigni esplosi in qualche poligono militare (che non mancano mai). È la puzza di cattive intenzioni, puzza di affari sporchi, puzza di basse manipolazioni dell&#8217;opinione pubblica.<span id="more-2308"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le notizie <a href="http://www.sardiniapost.it/inchieste/banda-ladra-prosciutto-mazzette-nellinchiesta-sulla-fibra-ottica-sardegna/">sul malaffare diffuso</a> sono ormai pura routine. I disegni di svendita delle nostre risorse e del territorio si rincorrono, come se non ci fosse nulla di strano. Gli appetiti dei prenditori di turno si fanno più espliciti e più sfacciati. Il disegno neo-coloniale più evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">È come se la nostra miserabile classe dominante sentisse il pericolo di perdere il controllo della situazione, sia dal lato dei suoi mandanti e datori di lavoro, sia da quello del consenso o almeno dell&#8217;acquiescenza sociale. Così, cerca di consolidare la propria posizione in modo frenetico, quasi compulsivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto sembra fatto o favorito o fintamente osteggiato solo per garantire la sopravvivenza della nostra sottomissione. Dalla questione trasporti (compresa la cessione ai privati dell&#8217;aeroporto di Alghero, dopo averne lasciato indebolire potenzialità, traffico e fatturato), alle nuove manovre di land grabbing (vedi <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/08/27/energia_solare_a_decimoputzu_giovanni_cualbu_l_ultimo_no-68-528096.html">affare fam. Cualbu vs. Flumini Mannu,</a>), alla pessima gestione del problema degli incendi (puntare tutto sulla risposta all&#8217;emergenza indebolendo prevenzione e strutture di cura e controllo non sembra proprio la scelta più intelligente), alla questione migranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco su questa soprattutto vorrei spendere qualche parola, perché mi sembra particolarmente significativa sul momento che stiamo attraversando.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sardegna, dopo molti secoli in cui era stata prevalentemente terra di immigrazione (sia pure esigua e non di massa), dagli anni Sessanta del secolo scorso (con qualche prodromo nei decenni precedenti) è diventata terra di emigrazione (questa sì di massa).</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;emigrazione subita spesso con fatalismo e rassegnazione, come se non ci fosse alcuna alternativa, complici alcuni micidiali dispositivi di controllo sociale e politico. Si realizzava la Rinascita a base di industrie obsolete (lo erano già negli anni Sessanta di cui sopra) e al contempo si causava direttamente l&#8217;abbandono dell&#8217;isola da parte di migliaia di famiglie, quasi sempre giovani e in piena età attiva, giustificando il tutto a base di mitologie velenose.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono gli stessi anni in cui si attua la massiccia cessione di territorio alle cosiddette servitù militari, in cui la Sardegna comincia a far gola come base strategica, in termini geopolitici, e come territorio buono per qualsiasi esperimento socio-economico, specie se prevede lauti profitti a fronte di investimenti esigui o spesso fatti con denaro pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mostro neo-coloniale sardo da allora di nutre di emigrazione, <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/09/02/ex_alcoa_davanti_alla_portovesme_srl_glencore_e_governo_decidete-68-529847.html">impoverimento indotto</a>, abbandono del territorio e dei centri abitati, deprivazione culturale, manipolazione profonda dell&#8217;opinione pubblica e dell&#8217;immaginario collettivo, clientelismo, terziarizzazione drogata del sistema produttivo (con prevalenza dei redditi da lavoro dipendente pubblico), corruzione sistemica.</p>
<p style="text-align: justify;">Finiti i soldi della Rinascita (diciamo, da subito dopo la caduta del Muro di Berlino), la classe politica sarda si è dovuta barcamenare tra fondi europei (mal usati e mal indirizzati) e questione entrate (lasciata languire, affrontata da dilettanti o peggio e infine malissimo risolta).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa delicata fase presenta i connotati di una complessa transizione, da governare tenendone fuori qualsiasi entità sociale e/o politica estranea alla consorteria di faccendieri, arrendadores e podatari che compone la nostra classe &#8220;dirigente&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che significa fare in modo di escludere a priori qualsiasi rappresentanza istituzionale per istanze sociali e politiche libere, non-dipendenti (e dunque non-dipendentiste, in senso ampio), diverse da quelle vincolate a subalternità e sottosviluppo. Significa escludere più di metà dell&#8217;elettorato da qualsiasi voce in capitolo. Significa escludere le comunità locali. Significa escludere le forze produttive più sane.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente fare tutto ciò per un tempo sufficientemente lungo e in presenza di una reazione socio-culturale e politica già in atto (benché non strutturata) richiede uno sforzo notevole, che solo un apparato egemonico robusto può permettersi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;apparato egemonico sardo fa acqua da tutte le parti. Chi lo gestisce e lo maneggia non sembra esattamente un genio del male. Diciamo che siamo in presenza di qualche mediocre dotato di scarsissimo senso etico, di una certa furbizia da ladro di autoradio, ma con appoggi esterni ancora molto forti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa c&#8217;entra tutto questo con la questione migranti? Io temo che c&#8217;entri molto. Perseguire scientemente l&#8217;impoverimento e lo spopolamento dell&#8217;isola è un conto, farlo impunemente è un altro. Servono diversivi, ora che non bastano più i mezzi ordinari.</p>
<p style="text-align: justify;">Spostare l&#8217;attenzione dei sardi dai problemi concreti e dalle loro cause a un capro espiatorio di comodo è tutto sommato una trovata semplice ma efficace. Usare all&#8217;uopo la retorica dell&#8217;invasione degli &#8220;extracomunitari&#8221; è la cosa più elementare. Del resto i sardi sono esposti da tempo ai dispositivi che formano la cultura di massa italiana, specialmente la televisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Così le scempiaggini razziste che ammorbano il discorso pubblico italiano si riverberano meccanicamente nell&#8217;armamentario mentale dei cittadini sardi, occupandolo con stereotipi, cornici concettuali, parole chiave e elementi mitologici che hanno pochissimo a che fare con la storia e la realtà attuale della Sardegna, ma fanno presa facilmente, innestandosi come un parassita in un organismo preventivamente svuotato di anticorpi.</p>
<p style="text-align: justify;">La retorica razzista alligna nei social media, specchio abbastanza fedele (una mappa 1:1, diciamo) delle nostre nozioni e delle nostre relazioni, ma è alimentata ad arte e propalata abilmente dai mass media principali e da esponenti politici opportunamente dislocati. Il discorso dell&#8217;ostilità verso i più poveri e &#8220;quelli che hanno un colore di pelle diverso&#8221; si diffonde facilmente, tanto più facilmente quanto più sono deboli i filtri culturali e la consapevolezza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le uscite mediatiche a favore di un ripopolamento delle nostre comunità con i migranti, fatte da importanti esponenti politici (a memoria mi vengono in mente il presidente del Consiglio regionale e l&#8217;assessore regionale alla sanità) sono solo apparentemente improvvide e ingiustificate. Rientrano bene invece nel disegno di sollecitazione dei peggiori istinti delle masse. Che gli autori di tali uscite ne siano consapevoli o no.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa è tanto più assurda, in quanto le centinaia di migranti dirottati verso la Sardegna non hanno, se non in minima parte, mai avuto l&#8217;isola come propria destinazione. Essere deportati in Sardegna è per loro una sorta di ingiustificato e violento confino.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo si aggiunge la disorganizzazione dimostrata dalle autorità competenti, con la patata bollente scaricata su entità e soggetti &#8220;a valle&#8221;, che non possono sostituirsi nemmeno volendo a chi dovrebbe gestire la situazione con mezzi e cognizione adeguati. Parlo dei sindaci, delle esigue e sottofinanziate strutture dell&#8217;accoglienza, delle cooperative, delle associazioni di volontariato, dei gestori di attività ricettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, una situazione tutt&#8217;altro che emergenziale viene trasformata in una faccenda problematica e socialmente esplosiva. Poche migliaia di migranti consenzienti potrebbero essere accolti e sistemati dignitosamente, in Sardegna, senza tanti sforzi, data l&#8217;abbondanza di spazio, compresi i tanti immobili pubblici inutilizzati &#8211; a cominciare da quelli del demanio militare dismessi e mai consegnati alla Regione e ai comuni interessati &#8211; e la presenza di organizzazioni in grado di occuparsene.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece assistiamo a un quotidiano rilascio di <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/09/02/migranti_a_settembre_previsto_un_picco_di_arrivi_scano_anci_gover-68-529888.html">bollettini allarmistici</a> e al crescere di episodi di razzismo e xenofobia. Razzismo e xenofobia alquanto inediti, dalle nostre parti, ma che non possiamo pensare ci siano congenitamente estranei: siamo esseri umani, niente di umano ci è estraneo. Nemmeno gli istinti più torbidi. Specie se opportunamente sollecitati.</p>
<p style="text-align: justify;">Così non solo si arricchisce la casistica di <a href="http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2016/09/01/news/cagliari-aggressione-a-sfondo-razziale-tre-persone-agli-arresti-domiciliari-1.14043385">fatti di cronaca a sfondo razzista</a>, ma quel che è peggio tali fatti non incorrono più nello stigma negativo dei più, bensì cominciano ad essere giustificati da tanti, troppi cittadini, magari anche tra quelli che avrebbero tanto da recriminare ma non sanno bene con chi prendersela.</p>
<p style="text-align: justify;">A ciò si aggiunge un ulteriore problema di tipo politico. L&#8217;atteggiamento xenofobo sta rapidamente prendendo piede anche in ambiti politici fin qui immuni da tale peste. Penso in particolare al movimento indipendentista.</p>
<p style="text-align: justify;">Troppi rimestatori di escrementi ci stanno sguazzando e in troppi ci si fa stordire dai miasmi. Troppo facile debordare da un nazionalismo magari schematico e ingenuo alla xenofobia conclamata. E da qui a inquinare l&#8217;intero discorso della nostra autodeterminazione ho paura che il passo sia più breve di quanto immaginiamo. E questo sarebbe un altro ottimo risultato per chi ha interesse a mantenere e consolidare lo status quo di dipendenza e soggezione dell&#8217;isola.</p>
<p style="text-align: justify;">E il cerchio si chiude. L&#8217;esplicito disegno neo-coloniale in atto si serve con successo (oggettivamente, se non deliberatamente) anche di questo mezzo disgustoso pur di realizzarsi. Invito caldamente tutti a rifletterci su, e specialmente coloro che si si vantano di battersi per una Sardegna più libera, più dignitosa e più prospera e al contempo si lasciano irretire dai discorsi discriminatori, magari nascondendosi dietro la patetica formula del &#8220;non sono razzista, ma&#8230; &#8220;.</p>
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