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	<title>sviluppo su scala umana Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
	<lastBuildDate>Mon, 23 Dec 2024 09:01:46 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il declino dell&#8217;Europa nella transizione storica in corso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 10:43:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il prezzo da pagare nella transizione storica dal tardo-capitalismo a qualsiasi cosa verrà dopo potrebbe rivelarsi alto, per una fetta consistente della popolazione mondiale, non esclusi i ceti medi e bassi e le minoranze del continente europeo. Focalizzarsi su uno o l&#8217;altro degli epifenomeni enfatizzati dalle cronache rischia, come sempre, di farci sfuggire il quadro...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2024/11/19/il-declino-delleuropa-nella-transizione-storica-in-corso/">Il declino dell&#8217;Europa nella transizione storica in corso</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il declino dell&#039;Europa nella transizione storica in corso' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/11/19/il-declino-delleuropa-nella-transizione-storica-in-corso/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="538" height="740" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/11/image.jpg" alt="" class="wp-image-5856" style="width:385px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/11/image.jpg 538w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/11/image-349x480.jpg 349w" sizes="(max-width: 538px) 100vw, 538px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading">Il prezzo da pagare nella transizione storica dal tardo-capitalismo a qualsiasi cosa verrà dopo potrebbe rivelarsi alto, per una fetta consistente della popolazione mondiale, non esclusi i ceti medi e bassi e le minoranze del continente europeo. Focalizzarsi su uno o l&#8217;altro degli epifenomeni enfatizzati dalle cronache rischia, come sempre, di farci sfuggire il quadro generale e toglierci lucidità a proposito dei processi profondi.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I conflitti in corso, l&#8217;elezione di Donald Trump, una certa deriva destrorsa in corso in Europa sono le increspature di un onda lunga e profonda. Per questo da qualche anno parlo di transizione storica: è come se il vecchio stesse morendo, ma all&#8217;orizzonte non si scorgesse ancora il nuovo. È la classica situazione in cui Gramsci intravvedeva (a ragione) i rischi più grandi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Interpretare il conflitto politico con gli schemi e le cornici novecentesche non serve a nulla, se non a manipolare e/o mobilitare gruppi legati ad appartenenze puramente simboliche, ma ormai prive di un referente concreto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa etichetta di fascismo va usata con giudizio. Non perché sia una minaccia inesistente (come sostenevano benpensanti liberali e esponenti del centrosinistra, specie PD, quando se ne parlava negli anni pre governo Meloni), bensì proprio perché è una minaccia che in parte si sta già traducendo in atto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A questo proposito, va segnalato uno degli equivoci più stranianti di questo periodo, fonte di dissidi all&#8217;interno di quello che dovrebbe essere l&#8217;ambito della sinistra sociale, politica e culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche in questo caso, il problema nasce nell&#8217;applicazione, strumentale o ingenua a seconda dei casi, di quadri interpretativi sostanzialmente a-storici, quasi metafisici. L&#8217;anti-americanismo e l&#8217;ostilità retorica verso la NATO, l&#8217;incomprensione delle dinamiche storiche degli ultimi cinquant&#8217;anni, una certa mal riposta nostalgia verso l&#8217;URSS e altre fallacie logiche e concettuali conducono molte persone e interi gruppi verso pericolosi avvicinamenti alla destra estrema, rossobruna o fascista tout court.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;abbiamo visto nel caso della guerra in Ucraina, così come in precedenza a proposito del conflitto siriano e in altre circostanze ancora. Fino ad arrivare al cortocircuito del tifo per Putin e al contempo per Hamas e persino per Trump. Cortocircuito speculare a quello dei conservatori, dei &#8220;liberali&#8221; e dei sacerdoti della supremazia dell&#8217;Occidente (tutti sinceri democratici) che tifano per il proseguimento della guerra in Ucraina (più che per l&#8217;Ucraina), in funzione anti-russa, e per Israele, in quanto propaggine &#8220;occidentale&#8221; (quindi giusta e civile) nell&#8217;ostile Medio Oriente (o Asia Mediterranea, sarebbe meglio dire).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Intanto il mondo va per conto suo e la prosopopea della civiltà europea, nelle sue varie diramazioni, suona sempre più ridicola, a fronte dei propri fallimenti, delle proprie ipocrisie e del crescente peso delle altre civilizzazioni umane. Che non sono necessariamente più ignobili o illegittime della nostra. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al contempo, sarebbe auspicabile che la presunta superiorità &#8220;occidentale&#8221; venisse dimostrata nei fatti, promuovendo e realizzando ciò che nelle retoriche dominanti la giustifica: democrazia, inclusività, diritti, dialogo interculturale, solidarietà internazionale, impegno ambientale, ecc. Ma è proprio su questo fronte che l&#8217;Occidente ha fallito storicamente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;equivoco drammatico su questo punto, in una parte consistente delle sinistre europee (di cultura europea), è non vedere che il superamento dialettico di questo impasse non può avvenire rifiutando la civiltà europea tout court.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Auspicare la distruzione dell&#8217;egemonia USA sulla civiltà europea e sull&#8217;intero pianeta può essere una prospettiva sana e condivisibile, a patto che non sia a qualsiasi prezzo. Senza considerare che del resto del mondo, perlopiù, gli ossessionati dalla geopolitica sanno davvero poco o nulla. E non hanno nemmeno tanta voglia di saperne di più.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La civiltà europea, compresa la sua propaggine nordamericana, ha avuto successo tramite le sue due facce: secoli di conquiste politiche e civili all&#8217;interno (a prezzo di guerre e tragedie immani, va detto) e colonialismo, imperialismo e razzismo sistemico verso l&#8217;esterno. Il tutto condito dall&#8217;imposizione globale del modello economico capitalista, con la sua potentissima dotazione ideologica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La forza egemonica delle classi ricche europee si è fondata sulla supremazia tecnologica e militare e sulla (falsa) buona coscienza delle proprie intenzioni. Fin dalle crociate gli europei hanno dato per scontato di avere il diritto di conquistare terre altrui e asservirle ai propri interessi e alla propria civilizzazione. Quando il mondo si è improvvisamente ingrandito, questo modello è stato espanso su scala planetaria, salvo poi sostituire al proselitismo cristiano quello capitalista. La stessa &#8220;democrazia&#8221; è diventata ad un certo punto un vessillo ideologico dietro cui commettere le peggiori nefandezze.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Unico intoppo in questo processo plurisecolare è stato, per una strana ma direi prevedibile contorsione interna dell&#8217;apparato ideologico europeo, l&#8217;avvento sulla scena della critica alla civiltà europea stessa e ai suoi fondamenti ideologici. Non a caso di parla di Marx, Nietzsche e Freud come dei tre grandi smascheratori. Ci aggiungerei Gramsci e qua e là qualche altro nome, comprese le grandi costruzioni teoriche della scienza contemporanea, specie la relatività, la meccanica quantistica e i teoremi di incompletezza di Gödel. Nell&#8217;insieme, la cultura europea ha elaborato dentro se stessa la propria dissacrazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un lungo periodo, culminato negli anni tra fine dei Sessanta e primi dei Settanta del secolo scorso, ha prodotto un enorme patrimonio di concetti, di proposte teoriche e di pratiche che metteva in radicale discussione proprio la legittimità della superiorità europea sul mondo e cercava di imporre un modello di convivenza umana più solidale, giusto, libero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Certo, con molte contraddizioni, inevitabilmente. Lo stesso comunismo è diventato, nelle sue realizzazioni storiche, un tradimento delle sue stesse premesse. Il mancato superamento del dogmatismo e dell&#8217;autoritarismo, le schematizzazioni rigide cui la Guerra fredda costringeva la militanza politica e intellettuale hanno sterilizzato un&#8217;eredità di pensiero e possibilità concrete altrimenti ben più feconda. Anche lì l&#8217;ossessione geopolitica ha giocato brutti scherzi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La crisi di molte coscienze comuniste e in generale di sinistra in occasione dell&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Ungheria (1956) e poi della repressione della Primavera di Praga (1968) hanno segnato profondamente il processo di costruzione di un&#8217;alternativa democratica e popolare dentro la civilizzazione europea. Negli stessi anni in cui le nuove generazioni chiedevano invece un superamento in avanti dell&#8217;ordine sociale borghese, capitalista e consumista già in vigore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tutto ciò che è stato conquistato nel secondo dopoguerra e fino ai primi anni Settanta del ventesimo secolo è stato attaccato, messo sotto assedio, debilitato e infine sconfitto da un processo di reazione che ha avuto notevoli mezzi a propria disposizione. Processo di cui sono state protagoniste le parti più retrive e rapaci delle classi dirigenti europee e nordamericane in combutta con l&#8217;apparato industriale e militare prima e poi, non in sostituzione ma in aggiunta, con quello finanziario. Non un complotto ordito in qualche segreta stanza da poche menti diaboliche, ma un insieme di azioni, scelte politiche, articolazioni materiali, sostenuto da ideologie coniate o rinverdite all&#8217;uopo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ideologia cosiddetta (per semplificare) neoliberista o neoliberale, basata sulle elaborazioni di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_von_Hayek" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Friedrich von Hayek</a> e soprattutto di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Milton_Friedman" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Milton Friedman</a> e della &#8220;scuola di Chicago&#8221;, ha trovato applicazione nelle politiche dei governi Thatcher e Reagan, imponendosi nell&#8217;ambito degli studi economici e piegando ai propri dogmi l&#8217;intera politica economica europea. Fino a oggi. Dalla fine degli anni Settanta è come se le lancette dell&#8217;orologio storico fossero state riportate indietro di un secolo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma a dire il vero, se si guarda alla storia contemporanea europea, diciamo dalla Rivoluzione francese in poi, è facile osservare come le prospettive di progresso sociale e culturale siano state combattute senza quartiere e con ogni mezzo ovunque si siano presentate. Dalla Comune di Parigi in poi c&#8217;è stato un lavorio costante di delegittimazione di ogni possibile alternativa endogena, popolare, democratica all&#8217;ordine costituito realizzato, protetto e perpetuato dai ceti ricchi e dai loro portavoce politici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ogni conquista sociale e politica è costata sangue e vite umane e, se non fosse stato per l&#8217;inopinata presa del potere dei bolscevichi in Russia, quale che sia il giudizio che possiamo dare dei suoi esiti, non ci sarebbe stato nemmeno il &#8220;trentennio d&#8217;oro&#8221; post seconda guerra mondiale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo il fallimento storico e la fine dell&#8217;URSS, il tentativo di globalizzazione consumistica a guida USA ha avuto un momento di successo, specie in termini di egemonia culturale, senza ovviamente mantenere alcuna delle promesse fatte dal liberismo. Ma è stata una parentesi, Quella fase è finita. Il mondo è cambiato. La gran parte del pianeta è abitata da genti che non si riconoscono nella civilizzazione europea a guida statunitense. In certi casi la considerano nemica, o comunque rivale. E la vecchia Europa non ha alcun argomento solido per pretendere che si riconosca ancora, senza discutere, la sua supremazia morale e culturale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alla fin fine, una delle vittime di tutto questo sconvolgimento in corso è proprio l&#8217;Europa. Per propria responsabilità. O meglio, per responsabilità dei suoi ceti politici e per la stupidità dei suoi gruppi (economicamente) dominanti. Ora che negli USA sta per salire al governo per la seconda volta Donald Trump, ben sapendo cosa ci aspetta, i governi europei si dimostrano divisi, illusi, ottusi, incapaci di una prospettiva che non sia conservativa, vecchia, incompatibile con le dinamiche storiche attuali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo scenario che ci si sta dispiegando davanti a me ricorda pericolosamente quello di un bel romanzo per ragazzi (ma non solo) di pochi anni fa, di cui avevo parlato <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/08/20/fiume-europa-un-libro-necessario/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui su SardegnaMondo</a>: <em>Fiume Europa</em>, di Andrea Pau Melis e Andrea Atzori. Una distopia a cui mi pare che ci stiamo avvicinando a grandi passi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come ho argomentato più volte (per es. <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/07/31/autodeterminazione-e-universalismo-dialettica-vitale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>, <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/12/16/nazioni-nazioni-senza-stato-nazionalismi-sovranismi-indipendentismi-democrazia-molta-confusione-sotto-il-cielo-europeo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> e <a href="https://sardegnamondo.eu/2021/02/15/il-poco-sorprendente-compromesso-tra-tecnocrazia-e-populismo-e-la-colonia-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>), la finta opposizione tra un ordine liberista, blandamente autoritario, antipopolare e conservatore da un lato e la deriva populista reazionaria e fascista dall&#8217;altro non ci offre alcuna possibilità di salvezza collettiva nemmeno nel medio periodo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo svuotamento della democrazia rappresentativa non si contrasta con l&#8217;affidamento a leadership carismatiche senza mediazioni (il cui modello di riferimento è appunto, ancora e sempre, Mussolini). Ma non si contrasta nemmeno restringendo ulteriormente gli spazi di partecipazione popolare, le possibilità di alternative politiche dal basso, delegittimando le prospettive che non rispettano l&#8217;ordine costituito (come, per dire, <a href="https://www.unionesarda.it/politica/legge-pratobello-todde-niente-scorciatoie-i-legislatori-siamo-noi-ni9l63p1" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >ha fatto di recente</a> la presidente della Regione Autonoma Sardegna, Alessandra Todde).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In generale, bisogna uscire dalla trappola ideologica delle coppie oppositive obbligate (che, declinata in modo volgare e meschino nello scenario politico odierno, in Sardegna come in Italia, significa anche dover scegliere tra le due facce della stessa medaglia di fango, centrodestra e centrosinistra). In proposito (e anche su altri aspetti), sono illuminanti le tesi di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Donna_Haraway" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Donna Haraway</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisogna uscire anche dalla trappola ideologica del neoliberismo (o quel che è). Non ricadendo in vecchi e inutilizzabili schemi concettuali, ma con uno sforzo di fantasia. In questo caso, continuo a promuovere gli studi economici dello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Manfred_Max-Neef" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >&#8220;sviluppo su scala umana&#8221;</a>, che coniugano rigore scientifico e rispondenza alle concrete necessità della vita.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se ha senso provare a difendere la vecchia Europa e i suoi popoli in questa fase storica così delicata, ce l&#8217;ha solo in nome di un superamento in avanti della crisi. Ossia, di una ulteriore conquista democratica. Il che implica una profonda revisione dei meccanismi di decisione politica a livello continentale e locale e il superamento degli stati-nazione così come ereditati dai due secoli precedenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In un&#8217;ottica confederale e solidale, aliena tanto da qualsiasi pulsione tecnocratica oligarchica quanto dalle derive identitarie, nazionaliste, reazionarie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stesso discorso della &#8220;difesa comune&#8221; europea assume significati diversi a seconda della prospettiva in cui è inserito. Se la prospettiva è la difesa delle classi dominanti attuali e dell&#8217;ordine sociale e politico così come si sta imponendo in questi anni, allora è un discorso da respingere in toto. Alla fine, si tratta solo di alimentare ancora e sempre di più l&#8217;industria bellica e il suo indotto di corruzione e degrado umano. La stessa difesa del diritto dell&#8217;Ucraina a esistere (diritto sacrosanto) cambia di senso se la si attua in una prospettiva di progresso sociale e politico, di solidarietà internazionale, di pace o se invece, come si fa adesso, la si sbandiera solo come pretesto per proseguire nei soliti giochi geopolitici e per perpetuare lauti affari a vantaggio di una parte del capitalismo continentale e nordamericano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Così come è stato per la pandemia, contraddittoria occasione in cui alla solidarietà e allo sforzo comune di affrontare una crisi generalizzata si è sovrapposto presto, fino a sopravanzarlo, soprattutto in Italia, il solito teatro propagandistico a sostegno di misure autoritarie, repressione del dissenso e business senza scrupoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono tutte situazioni in cui la &#8220;sinistra&#8221;, qualsiasi cosa voglia dire oggi questa locuzione, si è spaccata e ha dato pessima prova di sé.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Senza uno sforzo di elaborazione nuovo, senza tenere fermi i punti cardine di una vera prospettiva di emancipazione collettiva &#8211; diritti, eguaglianza, solidarietà, anti-imperialismo e anti-colonialismo (da qualsiasi parte provengano), responsabilità ambientale, difesa dei beni comuni, autodeterminazione delle persone e dei popoli, pace &#8211; la china in cui stiamo scivolando diventerà sempre più ripida, conducendoci dritti verso lo sprofondo della peggiore oscurità storica. E non sarà colpa della Cina, o della Russia, o dell&#8217;islam, o degli USA o di chissà chi altri.</p>
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		<title>Crisi come opportunità: nuovi paradigmi economici e politici per la Sardegna del dopo epidemia</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 14:23:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;auspicio che dalla crisi sanitaria globale riusciremo a trarre qualche insegnamento va sostenuto da qualche idea, da qualche proposta. O almeno dall&#8217;indicazione di una prospettiva generale a cui rifarci. La sensazione, molto forte, è che chi può si stia già ri-organizzando per ricavare da questa crisi ulteriori benefici e irrobustire così la propria posizione di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Crisi come opportunità: nuovi paradigmi economici e politici per la Sardegna del dopo epidemia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/04/17/crisi-come-opportunita-nuovi-paradigmi-economici-e-politici-per-la-sardegna-del-dopo-epidemia/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fupload.wikimedia.org%2Fwikipedia%2Fcommons%2Fthumb%2F6%2F69%2FERDF_2014-2020_it.svg%2F1039px-ERDF_2014-2020_it.svg.png&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="File:ERDF 2014-2020 it.svg - Wikimedia Commons" width="673" height="663"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;auspicio che dalla crisi sanitaria globale riusciremo a trarre qualche insegnamento va sostenuto da qualche idea, da qualche proposta. O almeno dall&#8217;indicazione di una prospettiva generale a cui rifarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sensazione, molto forte, è che chi può si stia già ri-organizzando per ricavare da questa crisi ulteriori benefici e irrobustire così la propria posizione di forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le classi dominanti globali, con le loro declinazioni locali, non perdono tempo in chiacchiere e purtroppo dispongono anche di risorse, di informazioni di prima mano nonché dei servigi dei mass media, ossia di un potere egemonico pervasivo e capillare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante questo, il solo verificarsi di una crisi esogena rispetto ai meccanismi consueti della produzione e dell&#8217;estrazione di valore capitalista ne sta mettendo in luce le contraddizioni e i problemi strutturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Assumere come paradigma assoluto e generalizzato la legge del profitto privato e la competizione egoistica tra individui, magari spacciandolo per &#8220;naturale&#8221;, si dimostra un modello tanto ingiusto quanto particolarmente inefficiente, davanti alla sfida di una pandemia globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono conclusioni a cui ormai sono giunti molti studiosi e molti osservatori, oltre che la militanza politica ecologista e di sinistra dell&#8217;intero pianeta. Ma niente come una crisi esogena ha il potere didascalico di spazzare via la cappa ideologica sotto il cui dominio è stato gestito e devastato il mondo fin qui. Un gigantesco grido &#8220;il re è nudo!&#8221; sembra percorrere la Terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna vedere se e quanto saremo disposti ad ascoltarlo. E a crederci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi faccio illusioni circa la democraticità del morbo. È vero che il coronavirus non guarda in faccia nessuno né tiene conto del portafogli o della posizione sociale, ma sarebbe ingenuo ritenere che i fattori sociali non abbiano un peso nel contagio e nei suoi effetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi pagherà il prezzo più alto della pandemia saranno comunque le categorie economicamente e socialmente disagiate. Sta già avvenendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste alcun automatismo in virtù del quale la grande difficoltà che il modello capitalista sta attraversando si traduca automaticamente in una sua sconfitta storica e nella nascita &#8211; per magia? &#8211; di un modello sostitutivo già bell&#8217;e pronto e necessariamente migliore. Bisogna lavorarci. Servono sia la teoria sia la prassi. Ma da qualche parte ho già sentito queste cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ragionarci su, prenderei spunto da <a href="https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2020/04/10/serramanna/?refresh_ce=1" target="_blank"  rel="nofollow" >una riflessione</a>, molto ampia e densa, di Carlo Mancosu*, ospitata da Michele Kettmaier sul suo blog, nelle pagine online del Sole24ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi pare un intervento particolarmente consono alla situazione, al contempo lucido e visionario al punto giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A proposito della crisi attuale, dopo aver giustamente evidenziato come per tutta la nostra vita in fondo la crisi ci sia sempre stata, specie per le fasce sociali più deboli, Carlo Mancosu scrive:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Anche per quanto riguarda questa emergenza sanitaria, la diffusione del virus non ha fatto altro che far emergere gli elementi che erano già lì, limitandosi a mettere in evidenza i deficit, la fragilità e l’incapacità di resilienza del sistema.<br>[&#8230;]<br>Le domande che dovremmo porci pertanto non sono tanto: quando sconfiggeremo il virus, quando supereremo lo shock economico o quando torneremo alla normalità delle nostre vite pre-emergenza ma piuttosto quando, a livello sistemico e di paradigma, riusciremo a creare le condizioni economiche, politiche e sociali affinché questo tipo di eventi in futuro non debbano essere gestiti nella patologia dell’emergenza bensì nella fisiologia di una sana gestione della cosa pubblica, nell’interesse dei singoli e della collettività; una gestione in cui i piani, le strutture, le risorse (economiche, umane e tecnologiche), le persone siano già preparati e pronti ad affrontare questo tipo di shock non solo in maniera resiliente ma, direbbe Taleb, in maniere antifragile.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema di fondo è che la logica economica dominante, quella imposta ideologicamente negli ultimi quarant&#8217;anni di neoliberismo, è intrinsecamente dannosa per la maggior parte dell&#8217;umanità e per la stessa biosfera. Ma oltre che constatarlo, bisognerebbe cominciare a trarre delle conclusioni pragmatiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo all&#8217;<strong>Unione Europea</strong>. Questa crisi sta mettendo in chiaro quanto poco sia democratico e men che meno efficiente il modello oligarchico e tecnocratico a cui rispondono gli assetti dell&#8217;UE così come è stata concepita e realizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fallimento è sotto gli occhi di tutti ed è dovuto alla mancanza di una reale conciliazione, in termini democratici, tra principio di autonomia/autodeterminazione dei popoli e necessità di un livello generale di contemperamento di diritti, necessità e interessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;edificio politico e giuridico europeo, al di là dei proclami retorici, non è adatto a creare un circolo virtuoso tra locale e generale, tra appartenenze specifiche e appartenenza a una comunità di dimensione continentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;UE, beninteso, non è stata creata per questo obiettivo, bensì per garantire il controllo delle risorse e delle relazioni sociali alle oligarchie locali e ai grandi gruppi di interesse che sostengono le compagini politiche dominanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa dialettica &#8211; fittizia &#8211; tra tecnocrazia e sovranismo, come già detto da queste parti e altrove, non è che un conflitto tra contendenti che si muovono sullo stesso versante politico, dentro lo stesso campo di gioco. Gli interessi e gli obiettivi appaiono contrapposti, ma solo perché si tratta di concorrenza tra gruppi predatori parzialmente diversi a cui interessa lo stesso boccone. Ma all&#8217;antilope importa poco di essere sbranata dai leoni piuttosto che dalle jene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sovranisti non sono affatto meno padronali, più popolari, più interessati alla giustizia sociale e alla salvaguardia ambientale di quanto siano i loro contendenti liberisti delle varie congreghe al potere. Su troppe partite le posizioni sono indistinguibili, se non per sfumature o per la retorica utilizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se avessimo avuto un&#8217;Unione Europea vera, democratica, basata non sui gruppi dominanti e sui governi degli stati nazionali, ma sui popoli reali, sulle dinamiche sociali concrete e sul principio di solidarietà e di condivisione, anche l&#8217;emergenza della covid-19 sarebbe stata affrontata in modo più solido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non si fosse imposta pressoché ovunque la prevalenza del profitto e degli interessi privati sui beni comuni, sul controllo pubblico e democratico delle infrastrutture strategiche, sui diritti civili e sociali, la risposta all&#8217;emergenza sarebbe potuta essere più coordinata a livello generale e più efficace a livello locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa di discuterne di più e meglio, vorrei concentrare lo sguardo sulla realtà sarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Carlo Mancosu conclude il suo intervento/appello in questo modo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">[&#8230;] sono convinto che, data l’ineluttabilità del cambiamento, tra l’opporci invano allo scorrere della corrente o il subirlo passivamente, noi tutti dovremmo scegliere, senza esitazione, di esserne parte attiva e di agire il cambiamento invece di esserne agiti.<br>Non scordiamo infatti che la parola crisi non a caso deriva dal greco κρίσις,“scelta, decisione”, ed quello che come singoli e come collettività dovremmo iniziare a fare: scegliere. Scegliere di non subire il cambiamento, scegliere di occuparci del futuro, perché il futuro lo si costruisce nel presente, attraverso le decisioni che prendiamo, giorno per giorno, perché il futuro appartiene alle generazioni che verranno e come ci insegna la tragedia greca, i figli sono condannati a pagare gli errori dei propri padri.<br>Per cui, per quanto non avremo mai in mano tutte le risposte di cui abbiamo bisogno, potremmo almeno cominciare con il non porci le domande sbagliate.<br>Come disse qualcuno più vecchio e più saggio di me: “per noi uomini la via che conduce a ciò che è vicino risulta essere sempre la più lunga e quindi la più difficile da percorrere”. La buona notizia, pertanto, è che, forse, le risposte che cerchiamo si trovano già vicino a noi, tanto vicino che ancora non ce ne siamo neppure accorti.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Provo a seguirne l&#8217;esortazione, dunque, anche per rispondere a <a href="https://www.manifestosardo.org/che-fare/?utm_source=manifesto+sardo&amp;utm_campaign=6a017c9c16-EMAIL_CAMPAIGN_2020_04_16_12_57&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_7b769712b4-6a017c9c16-144026345" target="_blank"  rel="nofollow" >una sollecitazione del manifestosardo</a>, relativa allo scenario isolano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche, e forse più che mai, in Sardegna è necessario trasformare questa crisi in un&#8217;opportunità di riformulare i paradigmi socio-economici e politici, non solo in termini astratti e teorici, ma soprattutto sul piano concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci stiamo rendendo conto di quanto l&#8217;inadeguatezza e l&#8217;impreparazione prodotte da decenni di selezione al ribasso della classe politica sarda costituiscano un pericolo insostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non è solo questo. È il complesso dei modelli produttivi, delle articolazioni sociali e dei loro effetti culturali che va ridiscusso e riformato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un luogo come la Sardegna avrebbe dovuto rispondere meglio di altri all&#8217;emergenza sanitaria. Il fatto di non riuscirci non dipende da limiti propri, naturali, strutturali e insuperabili, e nemmeno solo dalla cialtronaggine di chi governa adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un problema di fondo, che va evidenziato e a cui va data una risposta lungimirante, a più livelli, di portata storica. Provo a tratteggiarne qui alcuni aspetti, senza l&#8217;ingenuità di credere che la questione possa essere esaurita compiutamente in poche battute sintetiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo da dati di fatto evidenti e anche alquanto drammatici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna non ha una <strong>economia</strong> propria, non ha una rete di relazioni sociali e di rapporti di produzione pienamente compiuta e matura, non dispone di una articolazione sociale variegata e animata da una forte dialettica interna. In questo senso siamo solo un abbozzo storico. Siamo più che altro un&#8217;appendice periferica, dipendente e subalterna di qualcos&#8217;altro. Forse era questo che intendeva Gramsci per &#8220;nazione mancata&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò è il frutto di una storia ormai lunga, che ha prodotto effetti profondi, per lo più negativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dinamiche economiche dell&#8217;isola sono asfittiche, ingabbiate e dipendenti da fattori esterni, da scelte politiche di corto respiro e puramente opportunistiche, spesso di indole subalterna se non proprio coloniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna produce poco e il reddito della popolazione è largamente legato dall&#8217;apparato amministrativo e agli stipendi del comparto pubblico o para-pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna importa moltissimi beni, compresi quelli alimentari, ed esporta prevalentemente idrocarburi e prodotti di raffinazione, più prodotti chimici e metallurgici (comprese le armi), e qualcosa nell&#8217;agroalimentare. Esporta anche molta energia, senza guadagnarci nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso <strong>turismo</strong> è una voce secondaria della ricchezza economica generata sull&#8217;isola e i suoi introiti non alimentano l&#8217;economia locale, se non in termini residuali e accessori, alimentando invece il consumo del suolo e la speculazione edilizia e generando profitti e rendite prevalentemente esterni, ovvero di natura passiva, senza alcun valore aggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di contro, disponiamo di un territorio vasto, con zone a vocazione agricola già infrastrutturate ma rimaste improduttive. Abbiamo eccellenze artigianali e persino manifatturiere che sorgono come fiori nel cemento, affiancate da poli industriali in decadenza, fonte di inquinamento ambientale e di alienazione sociale e culturale. E non parliamo della persistente occupazione militare di aree vaste e, in qualche caso, per sempre compromesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un caso se lo <strong>spopolamento</strong> e l&#8217;<strong>invecchiamento</strong> della popolazione residente sono diventati un problema strategico decisivo. La stessa distribuzione demografica, sbilanciata verso le coste e i poli urbani maggiori, è sintomo di un problema più che una spontanea e fisiologica dinamica storica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella logica aziendalista e privatistica dominante, l&#8217;unica risposta a questi processi demografici è stata la soppressione di servizi essenziali, del welfare, di presidi sanitari, scolastici, culturali nei centri minori. Questo, da parte di tutte le compagini &#8211; per lo più di indole derivativa e non autonoma &#8211; succedutesi al governo dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò causa ulteriore impoverimento, perché toglie ossigeno al possibile indotto, alle attività economiche locali, alla possibilità di vita di chi sceglie di non andarsene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un circolo vizioso che va spezzato. Bisogna ridisegnare l&#8217;intera economia sarda e i suoi effetti sociali e demografici su basi totalmente diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di tutto bisogna tornare a produrre in Sardegna. A produrre per il fabbisogno interno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non in termini meramente autarchici, che è pur sempre una forzatura e un&#8217;artificiosa e auto-inflitta forma di isolamento e impoverimento. Bensì dentro una logica opposta a quella vigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbandonare il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mercantilismo" target="_blank"  rel="nofollow" >modello mercantilistico</a> dominante, ma senza cadere nella più ottusa <a href="http://treccani.it/enciclopedia/fisiocratici_%28Enciclopedia-Italiana%29/" target="_blank"  rel="nofollow" >fisiocrazia</a>, diciamo. E rimettendo in discussione, radicalmente, l&#8217;approccio estrattivista, oligarchico e anti-popolare che, in forme per di più degradate e subalterne, informa di sé l&#8217;economia e i rapporti sociali e politici nell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono tanti gli ambiti in cui intervenire, a partire da quelli fondamentali. Provo a fare qualche esempio, ambito per ambito, senza pretesa di esaustività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La produzione di energia è fondamentale. Nessuna tesi decrescicista potrà mai convincermi che la <strong>tecnologia</strong> sia di per sé un male e che dobbiamo semplicemente rinunciare ad usarla. Ma per averla ed usarla, nelle sue varie forme, serve energia. Il problema è come procurarsela e come distribuirla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognerà puntare &#8211; necessariamente e non in tempi biblici &#8211; a produrre <strong>energia</strong> in modo pulito, decentrato, &#8220;democratico&#8221;, non per l&#8217;esportazione o per sostenere il sistema produttivo italiano in termini brutalmente coloniali, come adesso, né per alimentare forzosamente il morente apparato industriale isolano, bensì prima di tutto per le necessità produttive e civili locali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Energia prodotta non da fonti fossili, ma da un sistema reticolare basato su una diversificazione delle fonti rinnovabili e finalizzato all&#8217;equilibrio tra bisogni e produzione, nonché &#8211; in questo caso sì &#8211; all&#8217;autosufficienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognerà poi produrre <strong>cibo</strong> e bisognerà distribuirlo in modo efficiente, senza più dipendere in modo decisivo dall&#8217;importazione, dai trasporti esterni, dagli interessi della grande distribuzione e dalla mediazione degli intermediari internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;<strong>ottica cooperativista</strong> e la condivisione dei saperi, delle tecnologie, dei canali distributivi dovrebbero presiedere alla rinascita di un comparto fondamentale non solo dell&#8217;economia ma della vita stessa di ogni comunità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisognerà ri-pubblicizzare le <strong>reti strategiche</strong> (stradali, idriche, telefoniche-informatiche, ecc.), restituendone il controllo alle comunità, ma al riparo dalle spartizioni clientelari. E bisognerà riformulare la gestione dei beni comuni, fondandola sull&#8217;universalità e sui diritti, non più sul rapporto privatistico tra fornitore e cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>comparto manifatturiero</strong>, piuttosto che essere smantellato o ridisegnato di volta in volta a seconda degli interessi corporativi, delle ripartizioni clientelari o di appetiti esogeni di indole neo-colonialista, andrebbe ripreso in mano e ri-progettato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una diversa forma di approvvigionamento energetico &#8211;  così come prospettata più sopra &#8211;  alimenterebbe tra le altre cose una forma di produzione più specializzata, meno mastodontica ed energivora, ma <strong>a maggior valore aggiunto</strong>, magari partendo dalle risorse locali, dalla loro trasformazione e dalla ricerca relativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo tema non è estraneo, naturalmente, quello della <strong>raccolta</strong> <strong>e</strong> del <strong>trattamento</strong> <strong>dei rifiuti</strong>, tasto dolente della politica sarda. Una politica che, per logiche di bassa convenienza opportunistica, ha sempre guardato con diffidenza alla possibile chiusura virtuosa del ciclo dei rifiuti (pensiamo alla follia di continuare a produrre alluminio primario anziché avviare a riciclo quello raccolto e differenziato), prediligendo gli inceneritori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo partire con l&#8217;idea che tutto questo sia irrealizzabile. Il grande patrimonio di <strong>creatività</strong> mostrato dai sardi in ogni campo dovrebbe trovare sfogo prima di tutto in Sardegna, ma non bisogna avere remore, se necessario, a richiamare competenze dall&#8217;esterno, a partire da quelle maturate nella nostra <strong>diaspora</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo proposito, altra cosa da inserire nella prospettiva generale è l&#8217;obiettivo di dotarci di <strong>istituzioni accademiche e di ricerca</strong> autonome e autorevoli, svincolate dagli apparati ministeriali italiani e dagli interessi che essi rappresentano, e culturalmente non subalterne. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Discorso che inevitabilmente tocca anche la <strong>scuola</strong> e che va anch&#8217;esso rimesso in moto, già dentro le possibilità offerte dall&#8217;ordinamento attuale, ma senza rinunciare a un grande e coraggioso disegno di riforma. La democratizzazione della scuola e la sua riorganizzazione in base alle esigenze e alla composizione demografica e sociale dell&#8217;isola sono una necessità strategica non eludibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con gli stessi criteri andrebbe ridisegnata la <strong>sanità pubblica</strong> e tutto il sistema del <strong>welfare</strong>, abbandonando la strada delle privatizzazione e delle esternalizzazioni. Tema al centro del dibattito internazionale, visti i disastri nella gestione della pandemia a livello mondiale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È indispensabile una <strong>sanità universale</strong>, pubblica, ben organizzata e ben dotata di strutture territoriali, di dispositivi e personale adeguati, a prescindere dall&#8217;emergenza pandemica ma tanto più per poter rispondere a questo tipo di eventi. Sanità che va al più presto risanata e sottratta al neo-feudalesimo clientelare che l&#8217;ha devastata fin qui, così come alla logica privatistica dominante. Senza dimenticare l&#8217;ammonimento del compianto Vincenzo Migaleddu: il diritto da garantire è quello a vivere sani, prima ancora che a curarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non può mancare un piano complessivo riguardante le <strong>infrastrutture fisiche e i trasporti</strong>, specialmente interni.  La coscienza di appartenere a una comunità si basa anche sulla reale connessione tra le persone, tra le formazioni sociali, tra i territori. Una rimodulazione intelligente della rete dei trasporti interni è una delle varie necessità strategiche, anche nell&#8217;ottica di aprire in termini virtuosi e non meramente consumistici il nostro patrimonio storico-archeologico e ambientale alla conoscenza e al godimento dei viaggiatori, degli studiosi e dei turisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio, progettare una rete ferroviaria sarda, elettrificata, dotata di mezzi e di personale adeguati, ben connessa con gli altri mezzi pubblici, con porti e aeroporti e con le reti urbane, dovrebbe essere una priorità assoluta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In connessione con tutto questo, la questione generale del <strong>reddito</strong> e delle diseguaglianze socio-economiche va inquadrata dentro cornici nuove. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È una questione fondamentale, ovviamente, perché senza capire come possono le persone procurarsi i beni e i servizi di cui hanno bisogno, tutti i discorsi in tema socio-economico diventano meri esercizi retorici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste una forte resistenza, in diversi ambiti ideologici, al <a href="https://www.bin-italia.org/reddito-cittadinanza-incondizionato-philippe-van-parijs/" target="_blank"  rel="nofollow" >reddito di cittadinanza universale e incondizionato</a>. Noto tuttavia dei cedimenti in proposito, in queste settimane di difficoltà indotta dall&#8217;emergenza sanitaria. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Al di là del ragionamento sul reddito universale e incondizionato, in Sardegna si potrebbe aprire una discussione, forse più pragmatica, almeno nell&#8217;immediato, su una possibile rimodellizzazione delle fonti di reddito e sull&#8217;accesso reale ai beni e ai servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo, i soldi sono importanti prima di tutto per ciò che essi ci consentono. Ma se la soddisfazione dei nostri bisogni, anche voluttuari, potesse essere raggiunta senza denaro, ci preoccuperemmo così tanto dei soldi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui bisogni non voglio spendere troppe parole, anche se è un tema importante e sottovalutato. Mi limito a evocare le enunciazioni della scuola economica dello <a href="https://www.slowfoodeditore.it/it/terramadre/lo-sviluppo-su-scala-umana-9788884992574-129.html" target="_blank"  rel="nofollow" >&#8220;sviluppo su scala umana&#8221;</a>, che proprio dallo studio dei bisogni prende le mosse. A quella mi rifaccio e a quella rimando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, al di là di questo aspetto teorico, quel che è importante tenere presente è che già oggi in Sardegna molti bisogni, fondamentali o meno che siano, vengono soddisfatti da una <strong>rete di scambi e di relazioni</strong> che sfuggono alle categorizzazioni e alle misurazioni econometriche ufficiali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;economia dell&#8217;auto-produzione e dello scambio non contabilizzata nel PIL, ma decisiva nella qualità della vita delle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo andrebbe condotta un&#8217;indagine sistematica, di natura sociologica, ma anche di natura quantitativa ed economica. Non per ricondurre questa economia parallela e complementare alle forme previste dalla giurisdizione fiscale e dalle statistiche ufficiali, ma per quantificarne la portata e comprenderne il meccanismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbe essere un modello di base per una forma di produzione e scambio meno legata al profitto dei grandi intermediari e a economie di scala eterodirette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad essa andrebbe affiancato uno studio sulle monete complementari e sull&#8217;esperienza di Sardex, in modo da comprenderne funzionamento, risultati, limiti e ulteriori potenzialità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tutto, dentro un quadro complessivo di riformulazione delle relazioni economiche e sociali, non vincolata alla circolazione del denaro, ai circuiti del credito, agli interessi dei grandi gruppi finanziari, e invece più aderente ai bisogni reali e alle necessità produttive delle nostre comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quest&#8217;ottica sarebbe opportuno anche ripensare il <strong>prelievo fiscale</strong>, liberando le forze produttive, colpendo le rendite parassitarie e i grandi patrimoni e ridefinendo in termini realmente progressivi tutta l&#8217;imposizione tributaria. Questa naturalmente è materia statale e indirettamente anche comunitaria (dato che i bilanci statali sono sempre <em>sub judice</em> e devono rispondere a norme e rapporti di forza continentali e internazionali). Fintanto che la Sardegna sarà parte dello stato italiano non avrà una competenza primaria e completa sull&#8217;intera materia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, anche a statuto vigente, qualcosa può essere pensata e anche realizzata, a livello &#8220;regionale&#8221;; d&#8217;altra parte la stessa annosa vertenza entrate, a dispetto delle vanterie delle varie compagini politiche che hanno governato l&#8217;isola negli ultimi quindici anni, non è mai stata chiusa definitivamente né in modo soddisfacente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prospettiva di rinnovamento generale non può non toccare l&#8217;<strong>ambito istituzionale</strong>, anche se in questo caso i passaggi procedurali e i passi avanti non saranno facili né rapidi. Certo è che risulta quanto mai necessario democratizzare l&#8217;intera sfera pubblica. Per esempio riformando l&#8217;apparato regionale e le istituzioni rappresentative già dentro l&#8217;ordinamento vigente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso la discussione &#8211; adesso interrotta &#8211; sulla necessaria <strong>riforma elettorale</strong> deve essere inserita nel contesto di un più ampio confronto sul modello di democrazia che vorremmo adottare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalmente includerei nella riforma il ripristino di un numero di consiglieri regionali idoneo a rappresentare tanto le varie istanze sociali e ideali presenti sull&#8217;isola, quanto i suoi territori. Quindi almeno 80, ma anche 100 eletti. Magari adeguandone i compensi al costo della vita reale e alla remunerazione media del lavoro in Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andrebbe sfoltita la macchina amministrativa centralizzata della Regione, realizzando un vero <strong>decentramento</strong>, ripristinando gli enti intermedi e creando una reale sussidiarietà tra il livello locale e il livello generale. Le forme di questo decentramento andrebbero valutate e calibrate sulla realtà demografica, socio-economica, geografica e direi anche storica dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul versante opposto, quello dei <strong>rapporti con lo stato</strong>, dovrebbe essere rilanciata in termini molto più radicali la dialettica tra istituzioni sarde e istituzioni centrali, avviando una battaglia politica e giuridica, a tutti i livelli, compreso quello internazionale, per guadagnare spazi di autonomia e di democrazia sempre maggiori, senza paura di rotture o di conflitti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente tutto questo non si concilia con gli assetti politici oggi dominanti. Non può essere nemmeno discusso dentro la dialettica fasulla e subalterna che caratterizza l&#8217;ambito politico istituzionale e gli interessi a cui risponde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo è indispensabile portare a compimento o comunque irrobustire il <strong>processo di democratizzazione e di autodeterminazione</strong> in corso, traducendolo non solo in una partecipazione più larga e diffusa dei cittadini alla cosa pubblica (nel suo senso più ampio), ma anche in una proposta concreta dentro i meccanismi elettorali e istituzionali *così-come-sono*.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma mi fermo qui. </p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è bisogno di tanti elementi e di tanti fattori per completare il disegno di questa grande rivoluzione socio-economica e politica e per porla in relazione virtuosa con ciò che succede fuori dalla Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è bisogno di intelligenze e di generosità, di fiducia e di intransigenza etica e politica, di chiarezza e di umiltà. E c&#8217;è bisogno della collaborazione di tante persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente quelli qui presentati sono solo degli spunti, con tutti i limiti che lo spazio a disposizione e le capacità di chi scrive impongono. Ma credo che siano tematiche e questioni a cui non possiamo sottrarci. Sempre che intendiamo davvero aprire una fase storica di riscatto collettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto sarebbe già qualcosa discuterne, almeno tra coloro che sono sensibili a questa prospettiva o che comunque non partecipano né sono interessati ai vantaggi garantiti dall&#8217;apparato coloniale e clientelare oggi ancora al potere. Un buon modo, secondo me, per non subire passivamente tanto le restrizioni dettate dalla pandemia (necessarie ed efficaci o meno che siano), quanto le sue conseguenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><br><br><br>*Carlo Mancosu, 1980, è stato, tra le altre cose, tra i fondatori di Sardex. Oggi è impegnato su altri progetti, ma sempre sullo stesso fronte.</p>
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		<title>Greta, il futuro e noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 13:06:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sì, noi. Tutti noi. La vagonata di complottismi da quattro soldi, ma persino le critiche più ponderate, riversati sulle grandi manifestazioni di venerdì 15 marzo non possono nascondere una verità: abbiamo un grosso problema e non lo stiamo affrontando. In molti hanno provato a spostare il focus su Greta Thunberg, diventata da promotrice a icona,...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" src="https://www.linkoristano.it/wp-content/uploads/2019/03/Oristano-manifestazione-studenti-cambiamento-climatico-3.jpg" alt="http://www.linkoristano.it/wp-content/uploads/2019/03/Oristano-manifestazione-studenti-cambiamento-climatico-3.jpg"/><figcaption>(Immagine ripresa da linkoristano.it)</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Sì, noi. Tutti noi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La vagonata di complottismi da quattro soldi, ma persino le critiche più ponderate, riversati sulle grandi manifestazioni di venerdì 15 marzo non possono nascondere una verità: abbiamo un grosso problema e non lo stiamo affrontando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In molti hanno provato a spostare il focus su Greta Thunberg, diventata da promotrice a icona, quindi a oggetto principale del discorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come se il problema fosse lei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che il mondo in cui vive la nostra specie sia in un momento difficile è sotto gli occhi di tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo tanti, sul pianeta, forse troppi, e soprattutto abbiamo un modo di soddisfare i nostri bisogni e una forma di condivisione delle risorse e delle informazioni che definire inefficienti è dire poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sicuro che le civiltà aliene evolute che ci osservano, in attesa che diamo segnali di vera intelligenza, sono lì a girarsi i pollici spazientite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È come se fossimo una specie per sua stessa natura ottusa, stupida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oddio, qualcuno questo sospetto lo aveva già avuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrei citare Nietzsche e/o Einstein e/o Carlo Cipolla, in proposito. Ed <a href="https://www.frasimania.it/frasi-stupidita-umana/" target="_blank"  rel="nofollow" >altri ancora</a>. Ma ve li risparmio. Andateveli a leggere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fatto sta che siamo nei guai e non diamo l&#8217;idea di volercene tirare fuori tanto presto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure la banale verità delle cose è pienamente squadernata davanti a noi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Viviamo in modo stupido e per di più, per la grande maggioranza dei nostri simili, infelice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione non è nemmeno più se il clima sta impazzendo e se ciò è causato o meno da noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo che il clima sta impazzendo. Oltre ad essere un fatto di per sé nient&#8217;affatto inedito, è evidente che l&#8217;impatto della nostra specie parassita e virale ha i suoi effetti in questa partita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un vecchio motto degli economisti è: non esistono pasti gratis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peccato che siano gli stessi economisti che, nella maggior parte dei casi, continuano a propalare miti, dogmi di fede e fallacie logiche palesi sotto forma di prescrizioni cervellotiche e autolesioniste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fateci caso: su cosa si basano le tesi economiche dominanti? Su grandezze fisiche o comunque scientificamente misurabili? Su dati di fatto sperimentati e convalidati?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi mai. O mai del tutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha ragione il grande economista eterodosso cileno <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Manfred_Max-Neef" target="_blank"  rel="nofollow" >Manfred Max-Neef</a>: non si può prendere in seria considerazione, sul piano scientifico, alcuna teoria economica che non tenga conto delle leggi della termodinamica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece, per lo più, gli effetti fisici e concreti, specifici o macroscopici, delle attività economiche umane sono confinati dagli economisti nella categoria nebulosa e anodina delle &#8220;esternalità&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come se, che ne so, il brutale sfruttamento del lavoro sottostante a un certo prezzo o l&#8217;inquinamento dovuto al trasporto inessenziale di merci non facessero parte del nostro stesso continuum spazio-temporale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le mobilitazioni globali, specie dei giovani, non solo non sono il problema, ma anzi sono necessarie. E devono essere intransigenti e durature.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con obiettivi reali e strategici. Per esempio l&#8217;abbattimento del meccanismo di appropriazione rapace, della cleptocrazia come unica forma generale, legittima e necessaria di convivenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In effetti, continuare a imporre al mondo l&#8217;idea pazzesca che tutto debba essere sottomesso al profitto privato è un capolavoro da geni del male.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una fetta consistente di umanità è persuasa che sia giusto e persino auspicabile che esista un&#8217;oligarchia di ricchi e potenti, a discapito del resto della specie e della biosfera stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O ne è persuasa o è rassegnata a questo dato di fatto. Non cambia molto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, a guardare la cosa con un po&#8217; di distacco, la sua assurdità è evidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;assurdità che ormai presenta il conto. Da pagare subito oppure più in là, ma con interessi usurari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle élite mondiali (soprattutto europee e nordamericane, ma non solo), trent&#8217;anni fa non era sembrato vero che fosse svanita la minaccia socialista, incarnata più o meno coerentemente dall&#8217;Unione Sovietica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qualche anno si teorizzava il neoliberismo, il dominio del profitto senza freni inibitori, la sussunzione di tutto il reale, vita compresa, alla meccanica brutale dell&#8217;estrazione di valore monetario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/margaret-hilda-thatcher/" target="_blank"  rel="nofollow" >signora Thatcher</a> aveva già imposto questo verbo demoniaco ai propri sudditi e l&#8217;establishment reazionario USA, tramite il proprio fantoccio <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ronald-wilson-reagan/" target="_blank"  rel="nofollow" >Reagan</a>, stava facendo lo stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fine del totem sovietico e la caduta simbolica del Muro di Berlino, salutati dalle folle illuse o drogate di scempiaggini come una promessa di libertà, erano state invece il segnale che le mani potevano essere del tutto libere, per i padroni del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dominio dell&#8217;accaparramento egoistico sulla politica non aveva più ostacoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sappiamo cosa è successo dopo. Altro che fine della storia!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guerre, spoliazioni, inasprimento delle condizioni di vita per masse enormi di persone, anche nei paesi ricchi, guasti ambientali su scala globale e, ormai, mutamenti climatici troppo rapidi per essere assorbiti senza conseguenze drammatiche dal sistema-Terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, c&#8217;è stato qualche tentativo di reazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mobilitazione degli studenti di venerdì scorso non è stata la prima di questo genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo ormai talmente smemorati che non ricordiamo nemmeno le cose che sono successe a noi. Eppure molti di noi c&#8217;erano già e avevano già raggiunto una certa consapevolezza negli anni Novanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli anni del rifiuto del disimpegno, avviati proprio dalle mobilitazioni studentesche; gli anni del rigetto delle paillettes e del trash musicale anni Ottanta, sostituiti dal <a href="https://www.ondarock.it/speciali/grunge.htm" target="_blank"  rel="nofollow" >grunge</a>, dal combat folk (non solo italiano), dal rock alternativo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli anni della riscoperta del &#8220;politico&#8221; (a differenza del decennio precedente), quelli del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Subcomandante_Marcos" target="_blank"  rel="nofollow" >subcomandante Marcos</a>, della mobilitazione <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/no-global/" target="_blank"  rel="nofollow" >no global</a>, dei Social Forum.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;onda lunga che è stata brutalmente contrastata dalle barriere della repressione violenta (pensiamo a Genova 2001), dal rilancio imperialista e dalla nuova centralità della geo-politica (dall&#8217;11 settembre in poi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">(La geo-politica pare aver sostituito ogni forma di ragionamento e di teoria, anche nel campo della sinistra. Un bel regalo al campo avverso, non c&#8217;è che dire.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;era stata ancora la grande mobilitazione contro la guerra, così come gli ultimi scioperi di massa e &#8211; in Sardegna, per esempio &#8211; grandi mobilitazioni locali su questioni specifiche (nel nostro caso, contro l&#8217;ipotesi di una centrale nucleare e un deposito di scorie sull&#8217;isola).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era il 2003 e lì si era un po&#8217; arrestata l&#8217;inerzia dell&#8217;onda lunga degli anni Novanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i problemi sono restati intatti. Anzi sono peggiorati (pensiamo alla nuova recrudescenza dell&#8217;endemica e sistemica crisi capitalista, nel 2008).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in corso una durissima lotta di classe tra l&#8217;oligarchia planetaria, che intende perpetuare un modello stupido, ma per essa conveniente, e il resto del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è affatto escluso dal <a href="https://www.youtube.com/watch?v=oIBtePb-dGY" target="_blank"  rel="nofollow" >novero delle possibilità</a> che questa lotta finisca con la definitiva ghettizzazione di gran parte dell&#8217;umanità, della condanna a un destino di malattia, miseria e abbruttimento della nostra specie, a vantaggio del benessere egoistico di una ristretta élite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">O pensiamo che un esito del genere non sia contemplato da chi detiene risorse, mezzi, potere?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una distopia così lontana. Ci siamo già dentro almeno con un piede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna reimporre la prevalenza del politico sull&#8217;economico e del collettivo sull&#8217;individuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non per annullare le dinamiche economiche e nemmeno per deprivare gli individui delle proprie vite, delle proprie aspirazioni e speranze. Ma per rendere più efficienti ed eque le prime e più sensate e libere le seconde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mezzo per raggiungere gli obiettivi generali e strategici di una nuova democrazia planetaria e di una vera libertà nell&#8217;eguaglianza e nella solidarietà non potrà essere il <a href="https://www.carmillaonline.com/2019/03/14/lo-sguardo-dello-stato-non-migliora-la-societa/" target="_blank"  rel="nofollow" >vecchio stato otto-novecentesco</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo bene come esso sia stato e sia ancora una facile leva di potere nelle mani di chi detiene ricchezze e risorse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E dove esso è dominato da una sola forza politica o da un&#8217;oligarchia intoccabile, sia pure nominalmente comunista (come in Cina), in realtà là vige solo una forma di capitalismo ancora più spietata e senza limitazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna combattere contro tutte le forme di prevaricazione e di negazione della democrazia. Bisogna abbattere il modello predatorio, ivi compreso il suo corollario neo-coloniale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sardegna ne sappiamo qualcosa. Siamo sulla linea del fronte, meglio che ce ne rendiamo conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I giovani sardi fanno bene a mobilitarsi per il clima, ma spero e auspico che si rendano conto che la loro mobilitazione deve incidere prima di tutto sulle proprie vite, sui propri luoghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È indispensabile la ri-pubblicizzazione di tutti beni comuni e di tutte le strutture e infrastrutture di rilevanza collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono ambiti in cui deve essere espulso come un virus il concetto stesso di profitto privato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che sia l&#8217;acqua, l&#8217;istruzione, la salute, le comunicazioni, il diritto alla mobilità, la salubrità ambientale, la cultura, è necessario riportare a stretto contatto i bisogni fondamentali con le risorse e i mezzi che li soddisfano, fuori dalla logica dell&#8217;arricchimento egoistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna ridisegnare il nostro paradigma politico in termini non gerarchici, ma solidali; non dall&#8217;alto in basso, ma in termini di sussidiarietà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Autogoverno delle comunità, un nuovo municipalismo che diventa un nuovo confederalismo a un livello più alto, fino a trovare una forma di coordinamento almeno a livello continentale per la garanzia dei diritti universali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo bisogna puntare. A partire dalle comunità locali e dalle realtà storico- territoriali specifiche (come la Sardegna).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non siamo sprovvisti di orizzonti politici visibili, né di dotazioni teoriche già assemblate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Democrazia radicale, autodeterminazione solidale, neo-municipalismo e confederalismo, sviluppo su scala umana sono già concetti e orizzonti ampiamente teorizzati e in parte anche operanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È solo un fatto di consapevolezza da diffondere e radicare, e di forza morale a cui attingere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza la lotta non otterremo nulla. Chi domina la scena oggi vuole dominarla ancora per un pezzo e non cederà a buon mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per di più, l&#8217;oligarchia imperante, pur nelle sue varie fazioni, detiene una potentissima egemonia culturale, che andrà scardinata usando in parte i suoi stessi mezzi, in parte inventandoci qualcosa di nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche qui, non siamo all&#8217;anno zero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La reazione oligarchica, tecnocratica e cleptocratica è già in moto e si sta servendo abilmente delle sue pedine populiste, razziste, fasciste e &#8220;sovraniste&#8221; per legittimarsi ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne vanno fatte emergere le contraddizioni, i trucchi retorici, vanno evidenziati gli aspetti inaccettabili della situazione odierna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente non dobbiamo fissarci in dogmatiche prescrittive o attardarci in questioni nominalistiche. Errori già fatti da non ripetere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vedremo se la storia finalmente troverà qualche allievo un po&#8217; meno distratto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fin fine, dovremo ringraziare tutte le Greta del mondo e coloro che ne seguiranno l&#8217;esempio, se riusciremo a cambiarne il corso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il corso che già oggi, per troppi esseri umani, si sta compiendo sotto forma di sofferenze e privazioni ingiustificabili, e che sta rendendo l&#8217;unico pianeta abitabile a nostra disposizione un pianeta inospitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se basterà una nuova presa della Bastiglia o del Palazzo d&#8217;Inverno. Onestamente non credo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Di sicuro serve costruire una forte alternativa popolare, di massa, diffusa, globale e solidale. E rivoluzionaria. A partire dai nostri luoghi e dalle nostre comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non vedo alternative, se non la passiva accettazione del disastro.</p>
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