Sembra che in Italia ci si interroghi su questo strano mistero rappresentato dai tanti sardi di successo nel mondo. Addirittura un articolo sull’ultimo numero dell’Espresso prova a rendere il panorama di creatività che agli occhi dell’autrice ultimamente starebbe fiorendo dalle nostre parti e invadendo altre sponde.
Lascerei stare la forma e il contenuto dell’articolo in questione. Il pezzo è giornalisticamente mediocre, superficiale e vagamente razzista. Partendo da cliché piuttosto grossolani (il richiamo ai tre milioni di pecore è significativo dell’approccio) si stenta a connettere con tali premesse l’evidenza di un impatto culturale e mediatico più che proporzionale rispetto al peso politico e statistico della Sardegna, nonché rispetto alla sua immagine tipizzata e tecnicizzata dai mass media. Non dice nulla di nuovo e si limita a perpetuare, sia pure problematizzandola, la potente incomprensione cui siamo inevitabilmente condannati, in ambito italiano.
Credo che per molti sardi un pezzo del genere su un grande organo di stampa italiano sia una fonte di orgoglio. Né più né meno della vincita di un concorso canoro da parte del cantante isolano di turno o del successo “nel terribile e vasto mondo” di “fuori” di un sardo qualsiasi (che sia uno scrittore o che sia una soubrette poco cambia).
Una reazione figlia di quella sindrome della resistenza ad ogni costo che a sua volta è collegata al complesso di subalternità da cui fatichiamo a liberarci.
Qualcuno se ne meraviglierebbe se non desse per scontato che la Sardegna non possa esprimere altro che appunto i soliti cliché tipizzati? Ovviamente no.
Che noi esportiamo intelligenza e creatività nel mondo, oltre al pessimo pecorino romano, è un dato misconosciuto ma non per questo meno reale e importante. Solo, si tratta di un dato che mal si concilia con il mito di una terra “senza storia”, “isolata”, “povera”, “sottosviluppata”. E naturalmente “costantemente resistente”.
Invece qui salta fuori la sorpresa: la Sardegna è totalmente presente nella Storia umana, produce senso, offre creatività. Anziché limitarsi a resistere semplicemente esiste.
La dimostrazione che la Sardegna e i sardi sanno esistere nel mondo per se stessi, senza bisogno di tutele o sostegni. Senza dipendere da altri.
Una scoperta politicamente pericolosa, per i custodi dello status quo.
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