Politici e commentatori sardi scoprono improvvisamente che lo stato italiano è inadempiente e disinteressato verso la Sardegna. Gran gracidare di lamentazioni e piagnistei.
Pochi giorni fa il PD scopriva la “vertenza entrate”. Oggi qualcuno del PDL scopre che l’infrastrutturazione ferroviaria in Sardegna è a dir poco deficitaria. Non c’è che dire: meglio tardi che mai!
Eppure sono cose risapute da anni, carenze strutturali che si trascinano da generazioni, possiamo dire da quando la Sardegna è stata coinvolta – del tutto passivamente – nel processo di unificazione italiano, finendo per diventare una semplice regione periferica e insignificante di uno stato lontano, geograficamente ma non solo.
Le lamentele, prive di contenuto propositivo e dal sapore vagamente ipocrita, arrivano da parte di chi agisce e opera dentro il sistema di potere che tale situazione ha generato e ora perpetua. Sono perciò irricevibili.
Non c’è riscatto o emancipazione possibile per la Sardegna, nel mondo complesso e multiforme in cui ci tocca esistere, senza l’assunzione di una soggettività politica. Di per sè non sarà certo la soluzione automatica di tutti i mali, ma ne costituisce una condizione ineludibile, non sufficiente ma necessaria.
La sensazione è che i sardi a certe prese di posizione “pelose” credano sempre meno. Sarebbe ora.
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