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	<title>Riformatori sardi Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>La dimensione surreale della politica sarda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 14:34:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre il mondo va come va, la Sardegna affronta difficoltà strutturali incancrenite e sempre più gravi. Ma la nostra politica istituzionale vive in una dimensione parallela, che col nostro mondo reale ha sempre meno connessioni. Non che i nostri mass media siano meglio. Oggi intravvedo sull&#8217;edizione online dell&#8217;Unione questo titolo: Siccome so come funziona l&#8217;economia...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La dimensione surreale della politica sarda' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/03/14/la-dimensione-surreale-della-politica-sarda/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-2-700x700.jpg" alt="" class="wp-image-5335" width="485" height="485" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-2-700x700.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-2-480x480.jpg 480w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-2-240x240.jpg 240w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-2-768x768.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-2-640x640.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-2-800x800.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-2.jpg 894w" sizes="(max-width: 485px) 100vw, 485px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading">Mentre il mondo va come va, la Sardegna affronta difficoltà strutturali incancrenite e sempre più gravi. Ma la nostra politica istituzionale vive in una dimensione parallela, che col nostro mondo reale ha sempre meno connessioni.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Non che i nostri mass media siano meglio. Oggi intravvedo sull&#8217;edizione online dell&#8217;Unione questo titolo:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="677" height="628" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-1.jpg" alt="" class="wp-image-5331" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-1.jpg 677w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-1-517x480.jpg 517w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-1-640x594.jpg 640w" sizes="(max-width: 677px) 100vw, 677px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Siccome so come funziona l&#8217;economia sarda, non ho manco bisogno di leggere quello che recita il sommario dell&#8217;articolo (la scritta subito sotto il titolo). Da anni la voce principale dell&#8217;export sardo sono i prodotti petroliferi. È un elemento della nostra debolezza economica ed è uno dei motivi dell&#8217;attribuzione alla nostra condizione storica dell&#8217;aggettivo &#8220;coloniale&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se pensate a come vanno le cose sul pianeta, tra crisi sempre più devastanti e di dimensioni globali, con quella ecologica-climatica in cima alla classifica, non c&#8217;è bisogno di specificare ulteriormente quanto questo dato sia ormai grottesco. Giusto i nostri mass media possono ancora presentarla come una buona notizia o come una cosa sensazionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Invece è una delle tante questioni aperte che bisognerebbe affrontare con spirito di urgenza, mettendo in moto le migliori energie e tutta l&#8217;intelligenza collettiva di cui disponiamo. E dovrebbe occuparsene, per definizione, la politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di cosa si occupa la politica sarda, a cosa pensa, cosa fa? Ne parlo spesso, ma a volte è forse più istruttivo esporre degli esempi concreti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendo da Facebook quello che scrive sul suo profilo Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru:</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="699" height="581" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine.png" alt="" class="wp-image-5329" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine.png 699w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-577x480.png 577w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-640x532.png 640w" sizes="(max-width: 699px) 100vw, 699px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, io su quei geni del male dei Riformatori sardi penso di aver detto pressoché tutto. Non riesco nemmeno più a etichettarli dal punto di vista antropologico. Credo che meriterebbero degli studi approfonditi, di natura interdisciplinare (ivi compresa la fisica quantistica) e a livello internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che abbiano ancora un loro residuo consenso è davvero incredibile. O lo sarebbe se non sapessimo come vanno queste cose, in Sardegna. Ma l&#8217;aspetto sorprendente è la loro faccia di bronzo, la sfacciataggine e la sicumera con cui pontificano e intervengono sulla scena pubblica. Come facciano a non scoppiare a ridere loro stessi, quando se ne escono con queste dichiarazioni, è davvero straordinario. È ingiusto che siano sistematicamente ignorati dall&#8217;Academy hollywoodiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pretesa che lo Stato italiano e uno qualsiasi dei suoi governi prendano sul serio quella scempiaggine giuridica dell&#8217;insularità in costituzione è semplicemente patetica. O ridicola. Ed è patetica, come sottolinea Maurizio Onnis, la sola idea che le sorti della Sardegna e di chi la abita debbano dipendere dalla benevolenza dell&#8217;Italia. Idea condivisa da tutto l&#8217;arco politico rappresentato in Consiglio regionale, beninteso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la magagna vera è questa. Se fossero solo i mitici Riformatori, tanto quanto. La triste verità è che tutta la nostra politica ormai è costantemente in modalità &#8220;cialtronaggine&#8221; fissa sull&#8217;ON.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sbirciamo un po&#8217; nel campo del cosiddetto centrosinistra (quelli che si presenteranno nelle prossime tornate elettorali come la risposta intelligente alle destre conclamate; ossia, quelli che saprebbero fare meglio le porcherie che questi fanno maldestramente). Francesca Ghirra è una deputata sarda a Roma, paracadutata dal consiglio comunale di Cagliari direttamente a Montecitorio, evidentemente per meriti sul campo che però sono noti solo ai boss del PD. Tra tutti i problemi macroscopici, cronici e in via di peggioramento di cui soffre la Sardegna, la scelta era ampia. Poteva dedicare la sua attenzione a uno qualsiasi tra i più evidenti. Anche solo uno. Tanto sono enormi, uno alla volta basta e avanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su cosa fa un&#8217;interrogazione alla Camera la deputata Francesca Ghirra? Su questo:</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="695" height="793" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1.jpg" alt="" class="wp-image-5330" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1.jpg 695w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-421x480.jpg 421w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/03/immagine-1-640x730.jpg 640w" sizes="(max-width: 695px) 100vw, 695px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La Sardegna conosce bene il problema della siccità e, con i tempi che corrono, non è una faccenda da prendere sotto gamba. Si dà il caso, tuttavia, che oggi non sia un problema specificamente sardo. Anzi, a dirla tutta, è ormai un problema di portata ampia, soprattutto a cavallo della catena alpina e in generale in Europa. Potremmo aggiungere che proprio la Sardegna, in realtà, si trova attualmente in una condizione di relativa prosperità idrica. Con qualche problema da risolvere e diverse cose da migliorare, certamente. Ma diciamo che, sia rispetto al passato sia rispetto &#8211; soprattutto &#8211; ad altri territori dello Stato italiano, non è certo quella messa peggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Nord Italia, invece, si trova oggi in una situazione che definire drammatica non rende l&#8217;idea. La siccità invernale sta diventano un fenomeno ricorrente, il che comporta che non si rinnova stagionalmente la riserva d&#8217;acqua imprigionata dai ghiacciai (ormai in via di estinzione), né quella accumulata con le nevicate. La scarsa pioggia non arriva a rimpinguare le falde. I fiumi sono al minimo, compreso il PO. Fattore che mette a rischio sia l&#8217;approvvigionamento idrico per uso civile, sia quello per uso zootecnico e industriale. Gli allevamenti intensivi, di cui il settentrione italiano è costellato, consumano una quantità d&#8217;acqua impressionante. E così l&#8217;industria. Non c&#8217;è bisogno di precisare cosa significhi non avere più a disposizione le quantità di H2O necessarie, fino a ieri sostanzialmente illimitate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste, nelle regioni settentrionali italiane, una cultura dell&#8217;accumulo e delle riserve idriche all&#8217;altezza del bisogno, perché non se n&#8217;è mai sentita l&#8217;esigenza. In più l&#8217;aridità crescente dei terreni, compresi quelli boschivi, rischia di diventare una sorta di bomba incendiaria innescata. In aree in cui non si è abituati a questo tipo di evenienze; in cui non c&#8217;è nemmeno la coscienza diffusa, a livello di senso comune, di cosa sia un&#8217;emergenza idrica prolungata o il pericolo dei vasti incendi boschivi. La politica e i media, in Italia del nord, per tutto l&#8217;inverno si sono occupati dell&#8217;allarme neve. è vero. Ma per gli effetti sulla stagione sciistica. Cos&#8217;altro c&#8217;è da aggiungere? Se la Sardegna non ride (se non per non piangere), l&#8217;Italia non è che si sbellichi dalle risate manco lei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte a tutto ciò, mi chiedo che senso abbia mandare persone dall&#8217;isola a Roma se poi non hanno idea né della realtà da cui provengono né di quella in cui sono state paracadutate. Posto che abbia senso, come sottolineava Maurizio Onnis nel suo post, aspettarsi che i problemi della Sardegna, veri o presunti che siano, siano risolti oltre Tirreno. Assunto ancora ben radicato nelle mentalità autocolonizzata della nostra politica istituzionale e di molta parte della nostra classe &#8220;dirigente&#8221;, ma non per questo meno ridicolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo in un mare di guai. E chi pretende di condurre la nave sta ascoltando tutto rapito il canto delle sirene. O, più probabilmente, ha abbandonato il timone ed è sottocoperta, intento a vuotare le tasche dei passeggeri. </p>
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		<title>Sardexit e altre scemenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2021 11:14:19 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fi.pinimg.com%2F736x%2F4e%2Fd7%2F70%2F4ed7702c0f4838df01fd5a353cdda8f1--maps.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Immagini - Dimensioni diverse | Mappe d'epoca, Sardegna ..." width="577" height="458"/></figure></div>



<h3 class="wp-block-heading">Il feticcio dell&#8217;insularità in costituzione, usato come diversivo vantaggioso per la politica coloniale sarda, sta cominciando a rivelare la sua natura ingannevole.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per tenere in piedi questa fiction tanto a lungo sarebbero stati necessari interpreti all&#8217;altezza. Invece sono sempre e ancora loro, gli immarcescibili Riformatori di Michele Cossa and friends, a recitare la parte dei protagonisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gente che fa politica ai massimi livelli da molti anni, che sta dentro le istituzioni, i consigli di amministrazione, che ha piazzato i suoi un po&#8217; in tutti i posti che contano, eppure si spaccia ancora e continuamente per anti-casta, fuori dai giochi, benemeriti paladini di nobili cause che nessun altro vuole promuovere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutto ciò, i Riformatori si sono sempre giovati della complicità dei mass media, che hanno seguitato a prenderli sul serio, a dar loro tutto lo spazio che chiedevano, che hanno continuativamente promosso, più o meno esplicitamente, le loro fantasiose iniziative. Qualcosa che somiglia di più alla propaganda, che all&#8217;informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ricordo di aver mai letto o almeno intravisto un articolo non dico apertamente critico, ma almeno dubbioso, sul conto di questa strana entità politica. E lasciamo stare vere e proprie inchieste. Almeno fino ad ora. Magari <a href="https://indip.it/" target="_blank"  rel="nofollow" >qualcosa</a> cambierà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad ogni buon conto, tornando al tema &#8220;insularità in costituzione&#8221;, per rispondere all&#8217;ennesima puntata di questa stanca e ripetitiva telenovela, mi limito a riportare quel che scrive Andria Pili su FB.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Le specificità della Sardegna, è la convinzione che muove la nuova azione di sensibilizzazione, non possono più essere causa di mancato sviluppo ma devono essere il punto di partenza per una rinascita dell’intera isola&#8221;. In questo passaggio, tutta l&#8217;ideologia della classe politica sarda, unita trasversalmente nel riconoscimento costituzionale della &#8220;condizione di insularità&#8221;. La Sardegna è sottosviluppata* a causa della propria natura (in questo caso, la geografia); non è in grado di svilupparsi per propria iniziativa, a causa di questa tara (&#8220;grave e permanente svantaggio naturale&#8221;); per far sì che la Sardegna si sviluppi economicamente, malgrado la sua natura, è necessario un intervento perpetuo dello Stato. Le cause politiche ed economiche del sottosviluppo economico sardo sono rimosse, in quanto &#8211; se prese in considerazione &#8211; dovrebbero proprio puntare il riflettore anche sul rapporto tra lo Stato centrale, la classe politica &#8220;regionale&#8221; (cioè loro, gli eterni ignari e poveri eroi del popolo sardo, privi di responsabilità contro il destino cinico e baro che va contro il loro operato) e il capitale. <br /><br />*L&#8217;uso dell&#8217;espressione &#8220;mancato sviluppo&#8221; invece di &#8220;sottosviluppo&#8221; è molto interessante, se lo inquadriamo entro questa ideologia. Mi viene in mente l&#8217;economista marxista Paul Baran, che distingueva tra &#8220;non sviluppo&#8221; e &#8220;sottosviluppo&#8221;: i Paesi occidentali (o sarebbe meglio dire le aree centrali del capitalismo mondiale) non sono mai stati sottosviluppati, bensì &#8220;non sviluppati&#8221;; il sottosviluppo, invece, non è un &#8220;punto di partenza&#8221;, una condizione originaria, ma il prodotto dello sviluppo capitalistico, il risultato della storia delle relazioni tra i Paesi del Centro e quelli ridotti a una posizione periferica entro questo sistema. L&#8217;idea dei consiglieri regionali sardi, esclude proprio un ragionamento sulla subalternità sarda, sul posizionamento della Sardegna entro una rete di relazioni economiche e della funzione che il sottosviluppo svolge per i profitti di qualcuno, per il mantenimento di rapporti di potere tanto interni quanto esterni: è la solita solfa vittimista e patetica del &#8220;grido di dolore&#8221; di una Sardegna Calimero (&#8220;la regione più penalizzata&#8221;), che ricerca l&#8217;attenzione di uno Stato (&#8220;sordo&#8221;, &#8220;ci ignora&#8221;) che l&#8217;avrebbe abbandonata.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;insularità in costituzione, come scritto e argomentato varie volte anche su SardegnaMondo (<a href="https://sardegnamondo.eu/2016/02/05/insularita-chi-lavrebbe-mai-detto/">qui</a>, <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/01/17/insularita-equivoco-storico-falso-problema-e-diversivo-politico/">qui</a> e anche <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/10/03/sardegna-come-parco-per-turisti-e-insularita-in-costituzione-quando-la-fantasia-al-potere-e-pericolosa/">qui</a>, tra le altre), è sì una trovata a suo modo geniale, almeno nel senso dell&#8217;efficacia comunicativa, ma è allo stesso tempo, nel merito, un espediente cialtronesco e pericoloso. Per altro, non ha la minima possibilità di arrivare in porto, come ora sta emergendo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, che non se ne faccia niente è un&#8217;ottima notizia. Solo che è una notizia che doveva restare nascosta ancora per un pezzo. Invece la cruda verità sta venendo a galla. Sarà molto difficile reggere la parte ancora a lungo, per i nostri esimi &#8220;insularisti&#8221;. Bisogna inventarsi qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dato che non hanno certo il problema della coerenza e delle remore etiche, arrivati al punto morto in cui si trovano, niente di meglio che lanciare la palla ancora più lontano, fuori dal campo, e modificare le regole del gioco a cui dichiaravano di giocare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso Michele Cossa <a href="https://www.unionesarda.it/economia/insularita-commissione-speciale-stato-sordo-cosi-crea-le-condizioni-per-una-sardexit-bobabkg6?fbclid=IwAR1Kye5QeXIlq17VZneEUrIy1av1PagcwDwr_y2CP8uqxyZm-TI-ymLWenI" target="_blank"  rel="nofollow" >arriva a parlare</a>, in tono minaccioso, di &#8220;Sardexit&#8221;, se il governo non accoglierà le richieste di patrocinio di questa causa (persa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bello, il neologismo. Non originalissimo, ma a suo modo efficace. Sardexit. Una parola vuota, senza alcun significato, senza referente concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In cosa consiste, infatti, questa minaccia? Davvero il governo italiano crederà che, se la Regione Sardegna non otterrà l&#8217;inserimento dell&#8217;insularità in costituzione, l&#8217;isola si separerà formalmente dallo Stato italiano? Ve l&#8217;immaginate Mario Draghi che, nell&#8217;apprendere di questa presa di posizione di Michele Cossa, precipita nel panico, convoca i suoi collaboratori, riunisce il Consiglio dei Ministri, interviene in Parlamento. O il presidente Mattarella che, terrorizzato, invoca l&#8217;intervento tempestivo dei presidenti di Camera e Senato e invia un messaggio motivato al Parlamento? Per non parlare dei servizi di intelligence, delle forze armate e delle forze dell&#8217;ordine: tutti in stato di massima allerta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di cosa diavolo stiamo parlando? Davvero i Riformatori e i loro sodali di tutte le forze politiche coloniali rappresentate nel Consiglio regionale (proprio tutte, M5S compreso) pensano di avere una dose sufficiente di credibilità, in questa partita? E com&#8217;è possibile che le direzioni degli organi di informazione sardi ritengano di poter ancora intortare l&#8217;opinione pubblica con queste scempiaggini?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono quesiti che dobbiamo porci, perché attengono al problema generale della democrazia in Sardegna, ai suoi meccanismi, alla sua reale consistenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione dell&#8217;autodeterminazione democratica non è un&#8217;arma di distrazione di massa. È invece la questione decisiva del presente e del futuro dell&#8217;isola. Ad essa sono legati gli esiti di tutte le partite strategiche &#8211; vere, non fittizie &#8211; che ne articolano l&#8217;economia, i rapporti sociali, la possibilità di aspirare a un livello di vita dignitoso e libero per tutte le persone che vivono o vivranno in Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Usare strumentalmente, in modo così superficiale, la prospettiva dell&#8217;indipendenza è un gravissimo torto all&#8217;intelligenza di tutte le persone sarde (di nascita o di elezione), alla storia, alle istanze di emancipazione presenti nello scenario dell&#8217;isola (ma non nel Palazzo). È una buffonata offensiva che da sola dovrebbe costituire motivo di licenziamento in tronco da qualsiasi ruolo pubblico di chiunque se ne faccia portatore/trice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;unica sardexit auspicabile è il distacco definitivo della Sardegna dalla politica gretta, servile e subalterna rappresentata da tali imbarazzanti figuri. Prima o poi ci sarà il redde rationem, anche elettorale, quali che siano i sotterfugi, i trucchi sleali e le trovate diversive che metteranno in campo. Con la conseguenza auspicabile dell&#8217;esclusione permanente dalla scena pubblica di tutta questa marmaglia di mediocri arrivisti, maneggioni ignoranti, podatari rapaci che ha ammorbato fin qui la politica sarda contemporanea. Mi piacerebbe proprio esserci, quel giorno. </p>
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		<title>Sardegna come parco per turisti e insularità in costituzione: quando la fantasia al potere è pericolosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2020 07:22:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[lingua sarda]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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<figure class="wp-block-image is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=http%3A%2F%2Fwww.barumini.net%2Fwp-content%2Fuploads%2F2011%2F02%2Fsvagoedintorni_parco_tematico_sardegna_in_miniatura.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Sardegna in miniatura | Barumini . Net" width="669" height="501"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una mattina qualsiasi d&#8217;autunno, su un canale radio RAI la trasmissione di servizio Ondaverde comunica che sono segnalati dei rallentamenti sulla Strada Statale 131. Dove, di preciso? Tra &#8220;San Lussorio e Abba(s)santa&#8221; (così, con la &#8220;s&#8221; sorda). Sull&#8217;errore di pronuncia possiamo sorvolare. Sulla fantomatica esistenza di un posto denominato San Lussorio, no, dato che appunto non esiste. Chiaramente ci si riferiva a Santu Lussurgiu, non proprio l&#8217;ultimo paese dell&#8217;isola, per varie ragioni, ma tant&#8217;è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché tiro in ballo quest&#8217;episodio davvero minimo? Proprio perché minimo, banale, inserito in un contesto per nulla problematico. Eppure, come per altre cose più ingombranti e complesse, anche qui emerge una certa qual inconciliabilità tra la Sardegna, le sue cose, le sue lingue, la sua stessa esistenza come luogo reale, e il contesto italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mania di tradurre in italiano tutto il traducibile &#8211; specie i toponimi, ma anche gli antroponimi &#8211; data ormai da ben più di un secolo, in Sardegna. È come se, per l&#8217;apparato burocratico e istituzionale italiano, ivi comprese le istituzioni culturali, la Sardegna non fosse proprio Italia, ma qualcosa da ricondurre comunque, in un modo o nell&#8217;altro (e soprattutto&#8230; nell&#8217;altro), all&#8217;italianità. Del resto, è un po&#8217; quello che suggeriva a metà Ottocento Carlo Baudi di Vesme (e parafraso): la Sardegna non è italiana, ma proprio per questo va estratta dalla sua condizione di barbarie facendola italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa faccenda mi sembra collegata ad altre notiziole apparse nelle cronache quotidiane in questi giorni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una è che &#8211; a quanto pare (se ne sarebbe parlato sulla Nuova, andate a verificare) &#8211; il governo Conte intenderebbe ridiscutere, in termini restrittivi, gli accordi già sottoscritti con la Regione Sardegna a proposito della famigerata vertenza entrate. Accordi che erano già estremamente penalizzanti, rispetto alla mole del credito vantato dall&#8217;isola verso lo stato centrale. Che adesso qualcuno intenda ridurne ulteriormente la portata appare davvero per quello che è, ossia una brutale prepotenza di una parte sull&#8217;altra, dentro un rapporto di forza totalmente sbilanciato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ora non ho letto alcuna reazione particolare e anche la notizia è da approfondire. In ogni caso, anche se fosse confermata, potremmo stupirci? E potremmo stupirci dell&#8217;inerzia della classe politica isolana in proposito?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Classe politica che in questi giorni sta dando al solito un pessimo spettacolo, completamente spaesata davanti all&#8217;emergenza sanitaria da covid-19, con la maggioranza a occuparsi di nomine e clientele varie e l&#8217;opposizione a fare comunicati e dichiarazioni del tutto inutili e persino penosi, davanti alla cruda realtà dei fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è un&#8217;altra cosa su cui l&#8217;intero arco politico rappresentato in Consiglio regionale sembra schierato compattamente. È un&#8217;iniziativa di quei geni del male che rispondono al nome di Riformatori. Un partito di cui sfuggono dimensioni, attività, peso reale, ma che non per questo rinuncia a lanciarsi di tanto in tanto in qualche iniziativa fantasiosa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ricorderete, c&#8217;è il loro zampino nella faccenda fallimentare dei referendum sull&#8217;abolizione delle province (ossia, degli organi democratici delle medesime, meglio) e sulla riduzione del numero dei consiglieri regionali (che agli occhi di questi signori evidentemente non era abbastanza oligarchico).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi si erano anche cimentati con il mito di Atlantide, proponendo iniziative promozionali che presentassero internazionalmente la Sardegna come la unica e vera Atlantide, insieme alle altre cento proposte da qualche secolo in qua. Un&#8217;idea che prevedeva anche esborso di denaro pubblico, sia chiaro, ché qua non si muove nulla se non si possono carpire un po&#8217; di quattrini dalle casse regionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi è venuta la gloriosa stagione dell&#8217;insularità. Sì, perché anche in questa faccenda i Riformatori hanno messo il loro zampino. Sono tra i grandi promotori della bislacca richiesta di far riconoscere allo stato italiano la natura insulare della Sardegna (una scoperta recente, in effetti) e su questo basare la pretesa di una maggiore e più incisiva tutela. La dipendenza e la subalternità non sono mai abbastanza, sembrerebbe di capire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;archeologia (sia pure fantastica) alle questioni costituzionali il passo sembrerebbe lungo, ma non per chi disponga di una buona dose di immaginazione e di una sfacciataggine indomita a sorreggerne le azioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, ecco che i due ambiti possono addirittura connettersi più strettamente in un&#8217;altra <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/07/14/paesaggio-sardo-nella-lista-unesco-appello-riformatori_98b95660-b3b0-46d4-ad11-adf61bc52515.html" target="_blank"  rel="nofollow" >mirabile iniziativa</a>: richiedere all&#8217;UNESCO che la Sardegna tutta, col suo &#8220;paesaggio culturale&#8221;, sia proclamata Patrimonio dell&#8217;Umanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mozione è stata apprezzata dall&#8217;intero Consiglio regionale ed è passata all&#8217;unanimità, venendo subito sposata dal presidente Solinas. Cosa può esserci di meglio che un bel diversivo immaginifico e suscettibile di creare accese discussioni per distrarre l&#8217;opinione pubblica dalle questioni pressanti e concrete che ci affliggono?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal sito di news Cagliaripad riporto uno stralcio della <a href="https://www.cagliaripad.it/496407/sardegna-candidata-a-patrimonio-universale-dellumanita-dellunesco/?fbclid=IwAR0Ekn5eauZjKgUWmLWWRxNBB2Coa3YOnrbIDtsddPoJTewEPV_gEaNxusc" target="_blank"  rel="nofollow" >notizia</a>, con tanto di dichiarazioni del primo firmatario della mozione, il Riformatore Michele Cossa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>L’Aula ritrova l’unità sulla mozione per il riconoscimento da parte dell’Unesco del paesaggio culturale della Sardegna e la definizione del suo territorio quale “museo aperto”. Il provvedimento, sottoscritto da tutti i consiglieri regionali, è passato all’unanimità ed impegna la Giunta a rappresentare al Governo l’esigenza del riconoscimento.<br /><br />“Si tratta di un progetto ambizioso, irto di difficoltà ma non velleitario – ha spiegato il primo firmatario Michele Cossa (Riformatori) – su cui si è creata una maggioranza simile a quella che si è creata attorno all’insularità”. Tra le due battaglie, sostiene, ci sono due legami: “Identitario perché il tema del patrimonio culturale sardo nuragico e prenuragico investe direttamente la nostra identità, economico perché il riconoscimento Unesco di un patrimonio millenario di questa portata costituirebbe un potentissimo attrattore turistico in grado di far salire il Pil”.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il collegamento tra riconoscimento UNESCO e insularità è dunque esplicito. Che si tratti di un nesso molto labile e persino intimamente contraddittorio, per molti versi, non è un problema, per questa gente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma al di là di questo, ciò che dovrebbe attirare la nostra attenzione critica è soprattutto il merito di tale iniziativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come si può constatare, si fa riferimento al lontano passato della Sardegna, all&#8217;epoca pre-nuragica e nuragica, e si auspica dichiaratamente la trasformazione dell&#8217;isola in un grande museo a cielo aperto, o in un enorme parco a tema. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non poteva mancare l&#8217;accenno all&#8217;identità, classico feticcio &#8220;tana-liberi-tutti&#8221; che ci sta bene sempre. Puoi fare qualsiasi porcata, persino cercare di impedire il soccorso a bambini in balia del mare, ma, se ha anche solo un vago sapore identitario, allora nessuno può trovarci da ridire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che la Sardegna, nella sua interezza, possa diventare una sorta di grande parco per turisti è un&#8217;idea non solo banalmente idiota, ma anche profondamente pericolosa. Come se fosse una terra disabitata, in cui non c&#8217;è nulla di significativo se non le vestigia di un lontano passato. E a chi sarebbe destinato questo grande parco tematico? Ovviamente ai turisti. La Sardegna come luogo che ha un senso solo in funzione del godimento del visitatore occasionale. Sempre a patto che paghi, sia chiaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una visione puramente estrattiva, ma in termini passivi e subalterni, della nostra terra, della sua storia, della sua stratificazione culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una storia e una stratificazione culturale, che &#8211; mi spiace dare questo dolore ai Riformatori e a quelli che li seguono &#8211; non si sono arrestate tremila anni fa. Da quando è stato costruito l&#8217;ultimo nuraghe a oggi sono successe un sacco di cose, anche molto significative e persino&#8230; &#8220;identitarie&#8221;. Più identitarie di un tempio a pozzo o di un bronzetto, se vogliamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradosso ulteriore di questa bislacca iniziativa è che viene da una parte politica a cui allo stesso tempo preme molto e da sempre la possibilità di riempire di cemento, senza tanti vincoli, coste e campagne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Speculazione edilizia e paesaggio culturale evidentemente a costoro non sembrano in contraddizione. Misteri della politica affaristica isolana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non parliamo nemmeno della sproporzione tra l&#8217;entusiasmo unanime per queste iniziative senza senso e la totale acquiescenza, per non dire complicità, nella devastazione del territorio sardo ad opera di siti industriali obsoleti e inquinanti, speculazioni energetiche di ogni sorta e attività militari fuori controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se questi sono i nostri rappresentanti istituzionali e se queste sono le loro principali iniziative, possiamo stupirci che per lo stato italiano, la sua classe dirigente, il suo ambito culturale, la Sardegna sia un luogo periferico, miserevole e senza storia, a cui dedicare giusto un pensiero in prossimità dell&#8217;estate? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Posso davvero prendermela con una speaker della radio di stato che sbaglia un toponimo sardo o lo traduce indebitamente? </p>



<p class="wp-block-paragraph">In tanti decenni la classe politica sarda nel suo complesso non è stata mai in grado di far valere nemmeno la nostra peculiare condizione linguistica per trarne qualche vantaggio nei rapporti con lo stato centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure quella è una risorsa reale, storica, vera. Non ci sarebbe bisogno di inventarsi campagne dispendiose per una scempiaggine come l&#8217;insularità in costituzione o questa baggianata della Sardegna come grande museo a cielo aperto certificato dall&#8217;UNESCO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è chiaro che la questione linguistica avrebbe un sapore troppo pericolosamente politico, per la nostra oligarchia clientelare e coloniale (ivi compresa quella parte di essa che controlla e governa l&#8217;università).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non in termini identitari, come viene speso dichiarato (per intorbidare le acque), ma in termini emancipativi e democratici. Una battaglia, dunque, che rischierebbe di rimettere in discussione non tanto lo status linguistico del sardo, il suo posto tra le lingue europee, o chissà quale altra faccenda giuridica o accademica, bensì proprio gli assetti sociali e politici consolidati negli ultimi due secoli e mezzo nell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci trasformeremo in un parco divertimenti tematico per turisti danarosi e boccaloni, né avrà successo la richiesta di far inserire l&#8217;insularità nella costituzione italiana come fonte di trattamenti più benevoli. Tutto questo è solo una perdita di tempo, un modo per attrarre l&#8217;attenzione della cittadinanza e far finta di fare qualcosa. E tuttavia queste azioni hanno la nefasta conseguenza di contribuire a costruire il senso comune delle persone sarde, a infettare egemonicamente, in termini subalterni, la nostra percezione di noi stessi nel tempo e nello spazio. In più concorrono a confermare i peggiori stereotipi razziali/culturali sul nostro conto anche presso l&#8217;osservatore esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Smascherarle come grotteschi inganni e combatterle sul piano culturale e politico, a partire tra le altre cose da una più seria e sana riappropriazione del nostro passato e della nostra ricchezza culturale, è doveroso per chiunque aspiri a un riscatto storico reale, collettivo, democratico per la Sardegna.</p>
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