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	<title>insularità in costituzione Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Insularità in costituzione: una sconfitta storica nel momento peggiore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Aug 2022 18:48:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parlamento italiano approva la legge costituzionale relativa all&#8217;inserimento nella Carta fondamentale del &#8220;principio di insularità&#8221;. Grande giubilo unanime della politica e dei mass media sardi. Dove sta la fregatura? Cominciamo col dire che l&#8217;intera campagna per l&#8217;inserimento dell&#8217;insularità in costituzione si è svolta sostanzialmente &#8220;a reti unificate&#8221;, con la partecipazione convinta di tutto l&#8217;arco...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Insularità in costituzione: una sconfitta storica nel momento peggiore' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/08/03/insularita-in-costituzione-una-sconfitta-storica-nel-momento-peggiore/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="359" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/08/immagine-700x359.jpg" alt="" class="wp-image-5090" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/08/immagine-700x359.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/08/immagine-640x328.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/08/immagine-768x394.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/08/immagine-800x410.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/08/immagine.jpg 1024w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Cagliari, 1906</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading"><em>Il Parlamento italiano approva la legge costituzionale relativa all&#8217;inserimento nella Carta fondamentale del &#8220;principio di insularità&#8221;. Grande giubilo unanime della politica e dei mass media sardi. Dove sta la fregatura?</em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cominciamo col dire che l&#8217;intera campagna per l&#8217;inserimento dell&#8217;insularità in costituzione si è svolta sostanzialmente &#8220;a reti unificate&#8221;, con la partecipazione convinta di tutto l&#8217;arco politico rappresentato in Consiglio regionale (ossia una porzione, forse neppure maggioritaria, dell&#8217;elettorato), senza alcun vero contraddittorio e con il sistematico silenziamento di ogni voce discordante.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo punto è importante. Non esiste democrazia dove non vi sia una dialettica tra posizioni e proposte diverse, dove non esista un confronto libero e di libero accesso tra idee e tra diverse posizioni politiche (fatta salva l&#8217;esclusione, per principio, di fascismo, razzismo e altri crimini; almeno in teoria). Il pluralismo dei mass media è una delle condizioni di base. Pluralismo che in Sardegna è come minimo dubbio, o debole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quei geni del male che rispondono al nome di Riformatori sardi hanno concepito questo diversivo e a loro si sono accodati volentieri tutti gli altri schieramenti. Addirittura si è costituito un comitato promotore, che ha visto in prima fila anche personalità apparentemente insospettabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il battage propagandistico è stato ampio e prolungato. Chi promuoveva questa misura non ha badato a spese, contando evidentemente su un budget che chi fa militanza politica su altri versanti non ha mai visto e probabilmente nemmeno immaginato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detto ciò, va affrontato anche il merito della questione. Cosa chiedeva chi ha concepito questa campagna politica e cosa ha ottenuto? Che significato ha e in quale contesto si inserisce? Con quali possibili conseguenze?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il comitato promotore aveva mire ambiziose. Intendeva vincolare lo Stato italiano a un obbligo costituzionalmente garantito di tutela e soccorso (ossia di investimento e di finanziamento) verso le sue isole, tanto quelle oggettivamente svantaggiate (le minori), quanto quelle maggiori (e in particolare Sardegna e Sicilia, isole grandi, tra le prime 50 al mondo per dimensioni, e dalle grandi potenzialità).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il testo proposto alla discussione parlamentare recitava infatti una formula estremamente impegnativa: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow" style="font-size:18px"><p>DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE<br />Art. 1.<br />1. All&#8217;articolo 119 della Costituzione, dopo il quinto comma è inserito il seguente:<br />«Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall&#8217;insularità e dispone le misure necessarie a garantire un&#8217;effettiva parità e un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili».</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo la discussione in commissione e il doppio passaggio nelle due aule (come previsto dall&#8217;Art. 138 della Costituzione), il testo approvato è il seguente:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow" style="font-size:18px"><p>Art. 1.<br />1. All&#8217;articolo 119 della Costituzione, dopo il quinto comma è inserito il seguente:<br />«La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall&#8217;insularità».</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La differenza è notevole sia sul piano formale sia sul piano sostanziale. Di fatto viene smontato e depotenziato non solo l&#8217;impianto della proposta ma anche la sua portata giuridica e politica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come è stato rilevato (<a href="https://www.studiolegalepetrucci.it/2022/04/11/principio-di-insularita-nota-sulla-riforma-dellarticolo-119-della-costituzione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow" style="font-size:18px"><p>Queste le principali di novità rispetto al testo iniziale:<br />– è la Repubblica, e non soltanto lo Stato, a farsi carico dell’intervento pubblico in favore delle Isole;<br />– il riconoscimento riguarda le «peculiarità delle Isole» (e non più il “grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità”);<br />– la Repubblica «promuove» (nel precedente testo lo Stato disponeva) misure per rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità;<br />– viene meno il riferimento alla finalità di effettiva parità e di un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili.<br />In sede di approvazione al Senato, “è stato evidenziato come le modifiche siano volte ad evitare che il termine insularità in Costituzione sia considerato esclusivamente come fonte di svantaggio e di conseguenti ristori di tipo economico e finanziario. Per tale ragione, è stato inserito il riferimento al riconoscimento delle peculiarità delle isole, espressione che sottende una valorizzazione delle specificità di carattere culturale, storico, naturalistico di tali territori”.<br />E’ stato, inoltre, messo in luce – riguardo alla sostituzione del riferimento allo Stato con quello alla Repubblica – “come sarebbe stato limitativo circoscrivere allo Stato, e non anche agli altri enti costituenti la Repubblica, il compito di riconoscere le peculiarità delle isole”.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il fallimento è evidente e totale. Eppure nessuno, tra i promotori e le promotrici, così come tra osservatori e osservatrici, ha fatto una piega. Tutt* quant* perfettamente allineat* nel giubilo e nel trionfalismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A mo&#8217; di esempio, cito dal sito dei deputati del PD:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Come ha sottolineato nella sua dichiarazione di voto alla Camera la deputata del Pd Romina Mura, approvando questa modifica il Parlamento ha “di fatto sventolato in quest’Aula – e in tutto il percorso che abbiamo fatto – quell’articolo 3 della Costituzione che prevede che la Repubblica rimuova gli ostacoli che di fatto impediscono di essere liberi e uguali ” e ha riconosciuto “attraverso il reinserimento dell’insularità in Costituzione, che la condizione di vivere, lavorare, formarsi, curarsi e spostarsi da e per un&#8217;isola è una condizione particolare, soggetta a dinamiche che talvolta possono precludere la possibilità di accedere ai principali diritti costituzionali”.</p></blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Leggere dichiarazioni come questa (e non è la sola di questo tenore, fidatevi) dopo aver letto il testo approvato dal Parlamento fa un effetto straniante. Viene da chiedersi se ci siano o ci facciano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È palese che, anche a prendere sul serio le intenzioni dei promotori, esse siano uscite clamorosamente frustrate. Ma è altrettanto palese che, anche laddove qualcuno se ne renda conto, non lo si può dire. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Faccio una precisazione (così anche le persone più pignole saranno contente). Sul piano procedurale, in un&#8217;ottica di definitivo accantonamento di questa pagliacciata, potrebbe ancora essere attivata la modalità prevista dalla Costituzione medesima. Non avendo ottenuto la maggioranza dei 2/3 richiesta per la promulgazione immediata, la modifica costituzionale potrebbe essere ribaltata da un referendum. Che andrebbe richiesto entro 3 mesi da 1/5 dei membri di una delle Camere, o da 5 Consigli regionali, o da 500mila elettori. Evenienza che reputo assai improbabile.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La campagna elettorale incombe. Una campagna elettorale tra le più meschine e deprimenti della storia repubblicana italiana. Vuoi per la particolare contingenza storica, vuoi per il dispositivo legislativo che presiede alle elezioni politiche, ne uscirà in ogni caso un parlamento debole, mediocre, in balia dell&#8217;esecutivo, poco o nulla rappresentativo delle pulsioni, dei bisogni, delle aspettative della popolazione, o quanto meno della sua maggioranza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per la Sardegna sarà comunque una debacle. Solo 16 i posti in Parlamento (tra le due Camere) che scaturiranno dal voto dell&#8217;elettorato isolano. Una pattuglia non solo esigua e del tutto ininfluente, ma per di più selezionata solo in funzione dei giochi di potere di oltre Tirreno. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La concorrenza sarà ampia e spietata. Poter vantare il grande risultato dell&#8217;insularità in costituzione sarà una carta da giocare con giusta enfasi e col massimo sprezzo del ridicolo. Vedrete che lo faranno. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che si sia rivelata un clamoroso fallimento per chi la promuoveva non toglie nulla al suo carattere debilitante e minorizzante. Il diversivo è servito a far finta di svolgere una battaglia storica a vantaggio dell&#8217;isola, quando si stava contribuendo a decretarne il declino. In questo l&#8217;operazione è riuscita, anche in virtù dell&#8217;unanimità del consenso e della copertura mediatica (di cui sopra).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una grande auto-assoluzione dell&#8217;intera classe dominante sarda, la cui responsabilità storica è invece di tutt&#8217;altra indole. Non c&#8217;è aspetto della vita collettiva, dall&#8217;economia alle infrastrutture, dai servizi alla cultura, dalla demografia alla salute, che non sia stato devastato in questi ultimi trent&#8217;anni post Guerra fredda. E la china è tutta in discesa verso il baratro, come ampiamente e da tempo segnalato (anche da queste parti).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tuttavia il vero problema rappresentato da questa operazione è il suo impatto sul senso comune e il suo effetto sul momento storico in corso.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto della diversione e dell&#8217;auto-assoluzione si somma alla definitiva sanzione dell&#8217;inferiorità permanente e strutturale della Sardegna e di chi la abita. Nonostante la drastica modifica del testo iniziale, dal punto di vista simbolico e politico il danno permane.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una sconfitta storica molteplice, a più strati, dunque. Che si inserisce in un momento in cui invece la Sardegna avrebbe bisogno di un risveglio politico forte, ampio, radicale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiaramente, la campagna pro insularità in costituzione aveva anche il compito di togliere forza e consenso a eventuali proposte politiche di reale opposizione democratica. Che però non si sono manifestate. Non in termini di massa e organizzati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un merito che potranno rivendicare i promotori della misura, anche se magari tra di loro qualcuno proverà a intestarsi anche questo risultato. Invece si tratta di una debolezza specifica della militanza e delle organizzazioni democratiche sarde di questo periodo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;ambito indipendentista, quel che resta della sinistra non coloniale, i movimenti civici, l&#8217;ambientalismo non di facciata, la mobilitazione contro le discriminazioni, la parte del mondo della cultura non assorbito dalle clientele e dai circoli elitari e autoreferenziali che dominano la scena: questa sarebbe la base di un&#8217;alternativa politica popolare e di reale cambiamento. Ebbene, queste componenti ancora non sono riuscite a crearsi una solida base che consenta loro di esistere in modo non occasionale e per di più non riescono nemmeno a dialogare tra loro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una parte dell&#8217;indipendentismo è ormai persa dietro a sogni di facili glorie a traino di qualche partito italiano o sardo-italiano: un posto in Consiglio regionale (o un ripiego all&#8217;altezza) non si nega a nessuno, almeno nelle promesse pre-elettorali. Dubito però che con la riduzione del numero dei parlamentari a Roma e dei consiglieri regionali a Cagliari ci sarà molta trippa per gatti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Un&#8217;altra parte del mondo indy è gelosamente schierata a difesa della sua ridotta massimalista, pronta a difendersi dall&#8217;arrivo dei Tartari (che ovviamente non arrivano mai).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ci sono anche i puristi identitari, per cui non si può parlare di nulla se non si mettono in mezzo, come elementi dirimenti e decisivi, le loro ossessioni (e chiaramente nei termini che stanno bene a loro). Che a volte hanno una base reale (prima di tutto la questione linguistica), ma che perdono senso e anche speranze di diventare qualcosa di concreto, se usate in questo modo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ambientalismo, sinistra residuale e movimenti civici o saranno depotenziati e riassorbiti nella finta dialettica del dibattito tra i poli politici coloniali (altrimenti detti centrodestra e centrosinistra), o si accontenteranno di un ruolo di pura testimonianza fuori dalla competizione politica principale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il mondo della cultura è troppo debole e inquinato da servilismo e pavidità per rappresentare un vero pericolo per la politica dominante. Che anzi se ne serve spesso come fonte di legittimazione, come manovalanza propagandista, occasionalmente come bacino da cui attingere figure meno compromesse, a scopo di ripulitura dell&#8217;immagine.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è un caso se le voci critiche contro la messinscena dell&#8217;insularità in costituzione sono state poche, disorganiche e mai davvero minacciose (compresa la mia, beninteso). Va detto che sono emerse principalmente proprio nell&#8217;ambito indipendentista, che su queste cose ha le antenne dritte e ci vede benissimo (come dimostrato da altre mille battaglie in vari ambiti). Ma, come negli altri casi, è stato un po&#8217; il ruolo della Cassandra: non un gran che, se si vuole davvero mutare lo stato delle cose presenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;insularità in costituzione è cosa fatta. Non cambierà nulla nei rapporti asimmetrici e sbilanciati tra Stato italiano e Sardegna, o, se qualcosa cambierà, sarà in peggio. Aumenterà la sensazione, già piuttosto diffusa in Sardegna, di essere un popolo minus habens e alimenterà l&#8217;astensionismo elettorale e il disinteresse per la politica (obiettivi accessori ma non casuali e comunque preziosi dell&#8217;operazione insularità, per chi l&#8217;ha promossa).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è però un buon motivo per tirare i remi in barca o per rinunciare alla battaglia politica, sociale e culturale. Non sarebbe male replicare i movimenti popolari e di massa di inizio XX secolo, in questa dannatissima fase storica. È un precedente affascinante, benché poco studiato e pochissimo raccontato. Ma mi rendo conto che non sono fenomeni che nascono dal nulla, solo perché li si evoca. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Eppure bisognerà che prima o poi la gente sarda riscopra la sua indole ribelle e ritorni a manifestare la propria contrarietà al potere dominante. Non è detto che non succeda. Magari a dispetto o comunque a prescindere dalle diaboliche macchinazioni della nostra classe politica cialtrona e servile, così come dai disegni opachi e distruttivi dei vari leader occulti (più o meno) del mondo degli affari sporchi. E persino delle aspettative pessimiste della residua opposizione sociale e culturale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">&#8220;Anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio.&#8221; <br />Antonio Gramsci</p>
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		<title>Fusione Perfetta, rivoluzioni passive e nuove chiudende</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Nov 2021 16:27:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tempo della vita pubblica in Sardegna è scandito da ricorrenze e celebrazioni per lo più tributarie dell&#8217;impianto narrativo istituzionale e nazionalista italiano. Ma ci sono altre ricorrenze, molto più significative per la storia dell&#8217;isola, che, pur non avendo alcun rilievo pubblico e istituzionale, possono indurci a ragionare sia sul nostro passato sia sul nostro...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Fusione Perfetta, rivoluzioni passive e nuove chiudende' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/11/29/fusione-perfetta-rivoluzioni-passive-e-nuove-chiudende/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegna.admaioramedia.it/wp-content/uploads/Referendum_Insularita3.jpg" alt="https://sardegna.admaioramedia.it/wp-content/uploads/Referendum_Insularita3.jpg" width="569" height="426"/></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Il tempo della vita pubblica in Sardegna è scandito da ricorrenze e celebrazioni per lo più tributarie dell&#8217;impianto narrativo istituzionale e nazionalista italiano. Ma ci sono altre ricorrenze, molto più significative per la storia dell&#8217;isola, che, pur non avendo alcun rilievo pubblico e istituzionale, possono indurci a ragionare sia sul nostro passato sia sul nostro presente.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Una di queste è senz&#8217;altro l&#8217;anniversario della concessione, da parte di re Carlo Alberto, della <strong>Fusione Perfetta</strong>, nell&#8217;autunno del 1847.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delegazione informale e illegittima degli Stamenti (i &#8220;bracci&#8221; del parlamento sardo) si era sobbarcata il viaggio fino a Torino per richiedere al sovrano di unificare dentro un unico ordinamento giuridico tutti i suoi possedimenti. Significava rinunciare alle istituzioni e più ancora alle prerogative dell&#8217;antico Regno di Sardegna, facendolo cessare dunque di esistere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta affermativa di Carlo Alberto e la successiva concessione dello Statuto, nella primavera dell&#8217;anno seguente, decretarono il passaggio della Sardegna da parte cospicua del regno, nonché depositaria della titolarità monarchica, a porzione oltremarina marginale di uno stato più grande e ormai molto diverso anche nei suoi tratti giuridici fondamentali. Di lì a tredici anni questa nuova condizione sarebbe stata definitivamente certificata dal cambiamento del nome dello stato in <strong>Regno d&#8217;Italia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin qui, niente che le persone appassionate già non sappiano. Il problema caso mai è che si tratta di una minoranza della popolazione dell&#8217;isola. In realtà c&#8217;è di più, in questa storia, ed è tramite questi altri aspetti della vicenda che possiamo utilizzarla come proficuo strumento di interpretazione non solo del passato ma anche del nostro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli anni in cui si gioca questa partita decisiva per l&#8217;isola, diciamo <strong>tra il 1846 e il 1849</strong>, sono anni importanti anche per l&#8217;Italia e più in generale per l&#8217;Europa. Sono gli anni in cui in tutto il continente monta un disagio diffuso per il neo-assolutismo scaturito dalla stagione della Restaurazione post-napoleonica (in Sardegna, post-rivoluzionaria o post-angioyana). La prima rivoluzione industriale, che aveva favorito grandemente il Regno Unito, era andata estendendosi, in modo non lineare ma continuo, anche in altre regioni europee. Le ideologie di matrice illuminista erano state in larga misura soppiantate dalla sensibilità romantica, dai crescenti nazionalismi, dalle aspirazioni confliggenti tra loro ma comunque eversive dell&#8217;ordine costituito maturate nelle borghesie e nei ceti popolari. Emergeva il pensiero socialista. C&#8217;era una pretesa largamente diffusa di de-assolutizzazione degli ordinamenti giuridici, di riforme liberali, di concessione di costituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo clima c&#8217;erano state le prime aperture dello stesso re Carlo Alberto, nel 1846, con l&#8217;attenuazione della censura e del controllo sulla stampa. Ma non bastava. La <strong>Sardegna</strong> versava in una condizione estremamente precaria per via delle contraddizioni sociali e politiche in cui la costringeva l&#8217;occhiuto governo sabaudo. Non esisteva più un&#8217;opposizione politica e d&#8217;opinione, essendo stata fatta <em>tabula rasa</em> delle istanze nate alla fine del Settecento. Mancava, per scelta e azione consapevole dell&#8217;amministrazione sabauda, una nuova generazione di politici, intellettuali, borghesi sufficientemente autonoma, economicamente forte e consapevole del proprio ruolo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La classe dominante sarda era composta dalle grandi famiglie ex feudali, arricchitesi tramite il riscatto vantaggioso dei loro titoli alla fine del decennio precedente, nonché dalla grande borghesia parassitaria, votata alla conquista di rendite improduttive, ai facili guadagni con commerci più o meno leciti e all&#8217;ottenimento di benemerenze a corte. Mentre nelle campagne e nei quartieri delle città il malcontento popolare cresceva e già circolavano parole d&#8217;ordine sediziose, come ci viene segnalato dagli osservatori &#8211; preoccupati &#8211; del tempo, alcuni gruppi di questa nuova classe dominante concepirono il proposito di chiedere al re la fusione giuridica dell&#8217;isola con i possedimenti di terraferma, onde lucrare vantaggi per sé sia in termini politici, sia in termini commerciali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per sostenere questo disegno politico, tutt&#8217;altro che progressivo, vennero anche inscenate delle <strong>manifestazioni di piazza</strong> a Cagliari e Sassari, onde poter simulare una sorta di spinta diffusa a sostegno di tali intendimenti. La situazione tuttavia era ambigua e non scevra di pericoli. Si mescolavano aspettative e parole d&#8217;ordine diverse, non senza qualche fraintendimento. Fuori dalle due città principali, questi movimenti propagandistici e la stessa notizia che ci fosse gente che scendeva per le strade in diversi casi furono interpretati come un segnale di possibile, nuova rivolta anti-piemontese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È largamente testimoniato che in questo periodo il sentimento prevalente nella popolazione fosse di <strong>astio verso l&#8217;amministrazione sabauda</strong> e verso la presenza soffocante e autoritaria di tanti stranieri nei ruoli più importanti, sia in ambito istituzionale sia in ambito produttivo (pensiamo solo agli appalti delle miniere o delle saline). Il timore di un nuovo <strong>Novantaquattro</strong> (e per Novantaquattro si intendeva il 1794 e il 28 aprile di quell&#8217;anno in particolare) era forte tra gli osservatori e nei vertici dell&#8217;amministrazione sabauda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I gruppi dirigenti sardi, sfruttando gli umori emergenti e facendosi forti di una rappresentanza che non avevano affatto, né in termini di mandato popolare né in termini istituzionali, si presentarono a Torino con le carte giuste per ottenere udienza dal re. L&#8217;ottennero e ottennero anche ciò che avevano chiesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Fusione Perfetta fu dunque anche un tentativo di incanalare le energie politiche montanti dentro una cornice di fatto regressiva, favorevole solo agli interessi dei gruppi dominanti sardi e, in fin dei conti, soprattutto alla stessa corte torinese. Una sorta di &#8220;rivoluzione passiva&#8221; <em>ante litteram</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, non raggiunse lo scopo di calmare le acque. Il 1848, l&#8217;anno delle rivoluzioni, l&#8217;anno dello Statuto albertino e della Prima Guerra d&#8217;Indipendenza italiana, fu anche in Sardegna un anno di sollevamenti popolari, di rivolte contadine, di malumori non più celati tra il popolo minuto delle città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per risolvere la situazione fu inviato nell&#8217;isola Alberto La Marmora, con l&#8217;aspettativa che, avendo egli una certa familiarità con i luoghi e con la gente di Sardegna, potesse venire a capo del pasticcio più facilmente di altri. E in qualche misura questo avvenne. Lo stato d&#8217;assedio dichiarato sull&#8217;isola si tradusse tra 1848 e 1849 nella repressione di tutte le manifestazioni di ribellione popolare. L&#8217;azione del &#8220;commissario straordinario&#8221; La Marmora suscitò le proteste di Giorgio Asproni, deputato sardo poco amante dei piemontesi (specie in privato).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, come puntualizzò lo stesso La Marmora in una sua replica pubblica, la sua azione era stata sì di ripristino dell&#8217;ordine pubblico, ma non così feroce e anti-sarda come lasciato intendere da Asproni. Ci sono buoni motivi per non dubitarne, se non altro sul piano delle intenzioni del generale sabaudo, che non era un nemico dell&#8217;isola (al contrario della maggior parte degli altri funzionari piemontesi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ultimato il servizio, La Marmora lasciò la Sardegna nel 1851. L&#8217;anno successivo scoppiarono nuove rivolte, specie nel Sassarese e in Gallura, e fu necessario decretare un nuovo stato d&#8217;assedio. Questa volta a gestire la situazione fu Giovanni Durando, nuovo comandante militare, meno propenso del suo precedessore a usare la diplomazia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli stessi promotori della Fusione cominciò fin da presto a serpeggiare una certa delusione per un esito che non sembrava affatto dare i risultati sperati. Il coinvolgimento della classe dominante sarda ai vertici degli affari di stato non avvenne se non in minima parte. I vantaggi economici e commerciali, se ci furono, furono sapientemente incamerati da speculatori e centri di interesse forestieri. Da tale delusione nacque il primo pensiero autonomista. Ed è solo da questo momento che si può legittimamente parlare di autonomismo in Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla classe dominante sarda non restò che il proprio ruolo di intermediazione tra il centro del potere &#8211; ormai unico e lontano, a Torino &#8211; e l&#8217;isola. Un ruolo di intermediazione complicato ma non reso inutile dall&#8217;abolizione delle istituzioni regnicole (non solo la carica viceregia, ma anche lo stesso parlamento degli stamenti e la Reale Udienza) e dal rapido processo di unificazione italiana. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questi aspetti della vicenda siamo ben informati. Le fonti non mancano di certo. Quel che invece manca è lo studio sistematico e una ricostruzione adeguata dei moti popolari dell&#8217;isola e del loro contesto sociale e culturale, al di là degli episodici fatti di cronaca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I molti momenti di opposizione popolare sono sempre stati liquidati rapidamente dalla storiografia. Considerati alla stregua di mere <em>jaquerie</em>, di episodi di insofferenza irriflessa, senza alcuna visione politica, senza altro scopo che l&#8217;immediato sottrarsi a qualche misura governativa non gradita, in realtà segnalano uno stato permanente di disagio e malcontento che già solo per la sua durata &#8211; diverse generazioni &#8211; dovrebbe suscitare qualche interrogativo in più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un filo rosso che lega le vicende di fine Settecento con le continue manifestazioni di protesta e ribellione del secolo XIX e arriva fino alla vigilia della Prima Guerra mondiale. Tuttavia, per un secolo, dalla fine del periodo rivoluzionario (1812, con la repressione della cosiddetta &#8220;congiura di Palabanda&#8221;) al primo conflitto mondiale, quando dalle trincee e dalle file dei reduci emergerà la leadership sardista, i movimenti popolari, i momenti di protesta e ribellione, le istanze di emancipazione sociale, pur così ostinati e duraturi, resteranno senza una direzione, senza un orizzonte ideale e politico definito. Non per questo vanno cancellati dalla narrazione storica. La storia non è &#8211; o non dovrebbe essere &#8211; solo la narrazione delle cronaca politica e dei giochi di potere. Non è la &#8220;storia delle classi dominanti&#8221;. Eludere o elidere l&#8217;esistenza delle masse popolari e tutto ciò che le riguarda non è un buon servizio alla conoscenza dei fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da quanto precede discende che non furono le esperienze nelle trincee della Grande guerra a generare nei sardi la sete di riscatto, poi emersa e politicizzata con la nascita del PSdAz. Caso mai, viceversa, la nascita del sardismo e del PSdAz fu l&#8217;effetto della forte tensione sociale e politica accumulata nei decenni precedenti. Basti pensare alla crisi economica di fine Ottocento, ai moti di Buggerru del <strong>1904</strong> e a quelli di Cagliari e di quasi tutta l&#8217;isola degli anni <strong>1905-6</strong>. A loro volta queste rivendicazioni sociali si legavano all&#8217;insofferenza per la condizione subalterna e dipendente dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la storiografia fosse più attenta ai fenomeni culturali popolari, rinverrebbe facilmente dei segnali piuttosto chiari di questo sommovimento profondo nella produzione poetica del secondo Ottocento e del primo Novecento. Stiamo parlando di un fenomeno dalla diffusione enorme, sostanzialmente di massa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Da <em>Su triunfu d&#8217;Eleonora d&#8217;Arborea</em> di Franciscu Dore, del 1870 (ma ristampato nel 1910), ai versi più politici di Pepinu Mereu e Bustianu Satta (che provò a pubblicare un&#8217;Ode a Giovani Maria Angioy nel 1896 ma gli fu censurata dalla Nuova Sardegna), per arrivare a <em>Sa mundana cummedia</em> di Bore Pòddighe e alle poesie &#8220;sardiste&#8221; di Montanaru, è un susseguirsi di produzioni, pubblicazioni, gare poetiche, canti diventati patrimonio condiviso di buona parte delle persone sarde. Una produzione varia, eterogenea, non sistematica, ma proprio per questo indicativa di un sentire comune molto diffuso, di notevole durata, che esprime e a tratti espone lucidamente il disagio e la critica verso una situazione sociale e politica disastrosa e tutt&#8217;altro che accettata passivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può suonare paradossale, ma <strong>il sardismo</strong> servì più a tenere sotto controllo e a normalizzare questo fermento sociale e culturale, che a tradurlo politicamente in azione risolutiva. La prima vera forma di politicizzazione delle istanze delle masse sarde fu dunque anche una sorta di tradimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è difficile comprendere il perché. Non si trattava di mala fede o di intenzioni opache dei vertici sardisti; non sempre, almeno. Semplicemente <strong>i leader del sardismo</strong> erano figure di estrazione medio-alta, intellettualmente legati alla scolarizzazione italiana, a un&#8217;ideologia nazionale (italiana, appunto) molto forte e pervasiva, già entrata egemonicamente nel senso comune delle classi istruite e della classe dirigente sarda. La loro idea della Sardegna era debitrice verso questa ideologia. La Sardegna, anche per loro, era una terra barbarica, arretrata, non auto-sufficiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ostinazione con cui <strong>Camillo Bellieni</strong>, pur ammettendo, quasi con dolore, che i sardi non potessero dirsi, per geografia, storia e lingua, italiani, rivendicava la necessità di affidarsi alla superiore civiltà italiana per riscattare l&#8217;isola dalla sua miseria. E Bellieni era il più lucido e preparato della congrega (basti vedere con quale rapidità individuò nel <strong>fascismo</strong> un pericolo e un nemico).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché è importante, oggi, in concomitanza dell&#8217;ennesimo anniversario della Perfetta Fusione, rammentare e provare a mettere sotto un&#8217;altra luce tutti questi fatti, fuori dalle cornici retoriche e a dispetto della rimozione istituzionale e mediatica?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motivo principale è che il nostro presente, pur così diverso dalla Sardegna ottocentesca e del primo Novecento, ci mette ancora davanti a questioni e contraddizioni che restano inevase e irrisolte fin da quei tempi. Comprendere quei fatti può servire a comprendere ciò che ci succede adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Fusione Perfetta, come espediente almeno in parte vantaggioso per chi lo promosse, ma alla fine deleterio per l&#8217;isola, non è solo un episodio nodale del nostro passato: deve essere anche un ammonimento per il nostro presente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La campagna ostinata e pervasiva a favore dell&#8217;<strong>insularità in costituzione</strong>, molto amata dalla nostra classe politica, ma poco considerata dalla maggioranza delle persone sarde, è una nuova Fusione Perfetta. È un diversivo che può sfociare nell&#8217;ennesima forma di rivoluzione passiva, sia pure a un livello infimo e cialtronesco. Il contesto in cui si situa &#8211; una crisi globale ed epocale su più fronti &#8211; non lascia sperare nulla di buono. Per l&#8217;isola la minaccia è estremamente seria e attardarsi dietro a queste operazioni può servire sì a un momentaneo vantaggio per la nostra scalcinata e squalificata classe dominante, ma avrà come effetto l&#8217;aggravamento dei problemi attuali e futuri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le manovre speculative sul territorio sardo e su tutti i beni pubblici e comuni (fonti energetiche rinnovabili, acqua, aeroporti, sanità, attività turistiche, ecc. ecc.), di stampo a tratti paternalistico ma di natura autoritaria, sono una nuova forma di rapina come quella subita dall&#8217;isola nel XIX secolo e denunciata dai poeti (oltre che da Antonio Gramsci). </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;insofferenza popolare, oggi espressa principalmente sotto forma di rassegnazione e fatalismo, non manca. Serve una nuova forma di politicizzazione del dissenso e del disagio, il più possibile autonoma, basata sulle reali dinamiche in corso nell&#8217;isola e rappresentativa delle forze popolari più aperte e votate all&#8217;emancipazione collettiva. E che la classe politica sarda e i suoi mandanti comincino ad avere di nuovo paura di un altro Novantaquattro.</p>
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		<title>Ai confini della realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 13:32:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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		<category><![CDATA[insularità in costituzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi e cosa rappresentano la politica e i media, in Sardegna? Di cosa parlano? Che connessione esiste tra le loro priorità, i loro dispositivi retorici e comunicativi, l&#8217;opinione pubblica che vorrebbero orientare e la realtà storica in cui agiscono? Ne avevo già parlato. Più che altro, perché non riesco a non stupirmi di tanta capacità...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.6435-9/45522206_10215660259371823_7613066567110098944_n.jpg?_nc_cat=104&amp;ccb=1-5&amp;_nc_sid=730e14&amp;_nc_ohc=FOnSV2Xv2xkAX_orJJF&amp;_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&amp;oh=ec1ffbd8e75502d03478cf74fb1a15c8&amp;oe=61AA7FA9" alt="May be an image of 1 persone" width="571" height="454"/><figcaption>Immagine di Michele Keki Ladu</figcaption></figure></div>



<h4 class="wp-block-heading">Chi e cosa rappresentano la politica e i media, in Sardegna? Di cosa parlano? Che connessione esiste tra le loro priorità, i loro dispositivi retorici e comunicativi, l&#8217;opinione pubblica che vorrebbero orientare e la realtà storica in cui agiscono?</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://sardegnamondo.eu/2021/10/07/sviare-lattenzione-per-dominare-meglio/">Ne avevo già parlato</a>. Più che altro, perché non riesco a non stupirmi di tanta capacità di mistificazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre vengono al pettine ancora una volta alcuni nodi mai sciolti (continuità territoriale e collasso della sanità pubblica, per esempio), politica e media si gingillano con tutt&#8217;altre faccende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tattica è sempre la stessa: diversivi, retorica da strapazzo, finto conflitto politico. Intanto si perseguono i veri obiettivi (accaparramenti clientelari, giochi di potere, favori fatti e ottenuti, intermediazioni opache: cose così).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro si inserisce coerentemente l&#8217;ultima trovata del governo centrale, la celebrazione dei cento anni del Milite Ignoto. Una circostanza in cui riemerge per l&#8217;ennesima volta tutto lo spirito reazionario e grettamente nazionalista che caratterizza da sempre lo stato italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il &#8220;governo dei migliori&#8221; guidato dall&#8217;alieno Draghi fa le sue scelte, prende decisioni, gioca la sua parte nello scenario internazionale, ben al riparo da qualsiasi vera dialettica politica, senza alcun controllo, figuriamoci contrasto, da parte del parlamento e dei mass media e con l&#8217;avallo del sopravvalutato e fin troppo incensato presidente Mattarella. Non si sa con quale agenda politica, in rappresentanza di quali interessi, con quali prospettive. O forse, a ben guardare, si sa benissimo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Puntare ancora una volta sul nazionalismo spicciolo, sulla scia dei successi sportivi dell&#8217;estate scorsa, evidentemente sembra sempre un&#8217;ottima soluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la retorica del sangue versato per la Patria è sempre una trappola. Sempre. Se poi sei destinato al ruolo della vittima sacrificale, è proprio una fregatura. Se, da vittima sacrificale, arrivi addirittura a vantartene, vuol dire che su di te hanno fatto proprio un buon lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, alludo all&#8217;adesione incondizionata, direi entusiasta, dell&#8217;establishment politico e mediatico sardo a questa trovata repellente. Non sembra vero alla nostra classe dominante quando da Roma (o da qualsiasi altro posto a cui rispondono) arrivano indicazioni così chiare su cosa fare, per togliersi dagli impicci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dimentichiamo che poche ore prima c&#8217;era stata <a href="https://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/50760.htm#">la prima approvazione (in Senato) del disegno di legge sull&#8217;inserimento dell&#8217;insularità in costituzione</a>: grande giubilo unanime. In realtà il testo è stato radicalmente modificato e totalmente depotenziato in sede di commissione. A leggere il dispositivo approvato dal Senato, si evince che tutta la pompa retorica che sorreggeva la richiesta del nostro intero arco politico, di tutti i media e di gran parte dell&#8217;intellighenzia accademica, è stata sgonfiata brutalmente, come un palloncino troppo gonfio con un ago. Sia come sia, difficilmente questa pagliacciata arriverà fino in fondo. Mancano ben tre votazioni, la seconda al Senato e due alla Camera. Non è detto che vadano tutte nel senso sperato dai promotori. Non si sa nemmeno se ci sarà il tempo per svolgerle tutte. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa sede non intendo scendere in particolari. Tuttavia è doveroso accennare ancora una volta alla cialtronata insularista perché anch&#8217;essa è un diversivo e si sposa molto meglio di quanto sembri con la prosopopea patriottarda delle celebrazioni del Milite Ignoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordiamoci che solo poche settimane fa i promotori del&#8217;insularità in costituzione (ossia quei geni del male dei Riformatori) avevano minacciato la &#8220;sardexit&#8221; in caso di mancata approvazione parlamentare. Una sceneggiata grottesca, com&#8217;è evidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente Solinas, che <a href="https://www.regione.sardegna.it/j/v/2568?s=429283&amp;v=2&amp;c=74&amp;t=1">non si è mai tirato indietro</a> nella promozione di questa porcheria, allo stesso modo <a href="https://www.regione.sardegna.it/j/v/2568?s=429243&amp;v=2&amp;c=6578&amp;t=1">non si tira indietro</a> nella celebrazione della ricorrenza militarista odierna, il diversivo del giorno. Come? Sciorinando i soliti stereotipi triti e ritriti sul sangue versato, sull&#8217;eroismo dei sardi, sul diritto ad essere italiani per meriti bellici. Senza darsi troppo pensiero per le contraddizioni palesi del suo discorso e dell&#8217;intero impianto ideologico da cui discende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E va bene così a tutti. Anche coloro che tra qualche mese saranno in prima fila a chiedere il voto dell&#8217;elettorato sardo &#8220;per battere le destre&#8221; e che fanno mostra di avversione politica verso Salvini, Meloni e compagnia fascisteggiante in realtà non hanno nulla da dire su tutto questo ciarpame nazionalista. Addirittura la stessa università, e quella di Cagliari in prima fila, si associa alle celebrazioni e ne fa un momento rilevante della didattica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;organizzazione &#8220;a Foras&#8221; segnala infatti questo episodio:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>NAZIONALISMO E MILITARISMO PER UN CREDITO UNIVERSITARIO: L’ENNESIMA VERGOGNA DELL’UNIVERSITÀ DI CAGLIARI <br />È risaputo che la propaganda militarista sia penetrata profondamente all’interno delle aule accademiche, in particolare nell’ateneo cagliaritano. Non dimentichiamo le decine di iniziative e di accordi tra UniCa e gli apparati militari, le industrie di produzione bellica (che compartecipano con le due università sarde nel Distretto aerospaziale sardo) e le università israeliane, come non ci dimentichiamo la gigantesca operazione di greenwashing “Caserme verdi” promossa da istituzioni militari e accademia. Ma la propaganda militarista e nazionalista è arrivata ad un nuovo livello. Uno studente ci ha segnalato, infatti, come quest’oggi è stata inserita dal corso di laurea in Filosofia dell’Università di Cagliari – all’interno di un ciclo di seminari di storia contemporanea – la partecipazione a una iniziativa abbastanza atipica per la formazione accademica. Non si trattava, infatti, di un seminario o un convegno, ma della partecipazione, riportando testualmente dal programma del ciclo, alle “Celebrazioni del centenario del milite ignoto” alla presenza del rettore Mola e del sindaco di Cagliari Truzzu. <br />Così la celebrazione di uno dei simboli della propaganda fascista e nazionalista, dopo il secondo conflitto mondiale traslato all’ambito patriottico e soprattutto militare, e al suono dell’inno nazionale italiano viene propinato acriticamente alle studentesse e agli studenti cagliaritani. Tutto questo per poter guadagnare un credito formativo universitario e per avvicinarsi di un piccolo passo in più alla laurea, essendo la partecipazione all’iniziativa obbligatoria, assieme ai due effettivi seminari accademici successivi per conseguire il credito.</p></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo circondatə, insomma. È come se la classe dominante sarda, nella sua funzione di mediazione, tramite i suoi portavoce, occupasse compulsivamente ogni spazio narrativo, ogni canale comunicativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda è: che grado di connessione esiste, se esiste, tra tutto ciò e la vita reale delle nostre comunità? Politica, media, intellighenzia rappresentano qualcosa al di là di se stesse? E quanta presa hanno, con i loro dispositivi retorici, sull&#8217;opinione pubblica, sulle masse?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Probabilmente la presa è sempre più labile, ma in fondo non è tanto essenziale persuadere davvero le persone. L&#8217;importante è che non si parli d&#8217;altro, che non ci sia spazio per altre narrazioni, per dubbi, critiche, per ragionamenti meno semplicistici e condizionati. Una popolazione mediamente piuttosto anziana, socialmente sfibrata, culturalmente debilitata, che subisce ancora una forte egemonia della televisione italiana, cresciuta nel mito della subalternità e della specialità auto-colonizzata, senza punti di riferimento ideologici, è più facile da controllare. Se non si può convincere, basta distrarla o anestetizzarla. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo dedicano tempo ed energie la nostra politica e i nostri media. Con successo sufficiente a disinnescare, per adesso, qualsiasi istanza critica, qualsiasi proposta politica alternativa. Non in termini assoluti, ma quanto meno in termini di adesione di massa. E tanto basta. Al resto ci pensano i social. Chissà se tutto questo funzionerà ancora per molto.</p>
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