Non c’è niente di glorioso nel fare la guerra, specialmente questa guerra. Non c’è nulla di cui andare fieri e non c’è nemmeno alcun vanto possibile nel mettersi al servizio di un Patria che è nostra solo nella misura in cui accettiamo il ruolo di propaggine periferica, impoverita, succube e sacrificabile.
L’ennesima partenza per il fronte della Brigata Sassari è una circostanza luttuosa che richiama alla mente altre circostanze luttuose, su cui è stata costruita la nostra condizione strutturale di infelicità. Ed è un’offesa alla dignità dei sardi presentarla come una sorta di riscatto morale indispensabile per poter stare al mondo, per non doverci vergognare di noi stessi.
Non è quella la strada, fratelli e sorelle, non è da lì che verrà alcun riscatto possibile. Lasciamo l’Italia alle sue guerre ridicole (nelle ragioni che le giustificano e nella retorica che le accompagna, non negli effetti sugli esseri umani purtroppo), alla sua cinica ed interessata accondiscendenza verso i suoi padroni. Noi non dobbiamo e non possiamo essere così. Mi piacerebbe che un giorno, molto presto, non lo volessimo nemmeno.
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