Nell’apprendere del pellegrinaggio dei pastori alla corte di Briatore mi è venuta in mente la novella deleddiana intitolata proprio così: Il nostro padrone. Non so, forse è un mio limite: i miei antenati pastori transumanti sono troppo lontani da me nel tempo per concedermi troppa confidenza con la materia bucolica. Ma c’è qualcosa che non quadra in questo incontro tra due menti sopraffine come Felice Floris e Flavio Briatore. E non lo dico con sarcasmo: penso che siano entrambi due furbastri matricolati.

Il dubbio è il seguente, però: il buon Flavio non aveva minacciato di lasciarci perdere per sempre, proprio in conseguenza dell’affaire Capriccioli? Quando mai si era visto che in Sardegna avessero ragione i sardi contro la civilizzazione “continentale”? Un vero scandalo! E invece, eccolo qui, più “amico dei sardi” che mai.

Poi mi viene anche da ripensare alla sottoscrizione popolare avviata tempo fa dagli abitanti di Lula: “un euro per Briatore”. Che ne è stato? Che fine hanno fatto i soldi? Come li ha usati il beneficiario? Non si sa.

Lasciamo perdere. Noi sardi siamo proprio degli intriganti, malfidati e ingrati, delle volte.

Però la curiosità su cosa si siano detti Felice e Flavio rimane. Sarà anche malsana, ma se da quest’incontro può discendere la risoluzione di una tra le innumerevoli vertenze aperte in Sardegna, è necessario occuparsene, saperne di più.

O forse siamo soltanto agli sgoccioli anche con i padroni cui vorremmo affidarci. Qualcuno diceva che c’è gente che sarebbe disposta a pagare per vendersi. Abbiamo toccato il fondo dell’abiezione e stiamo già scavando?

Troppe domande e poche risposte. A volte si rimane a corto di ipotesi, quando il mistero è troppo grande.

Io comunque consiglierei di puntare più in alto. L’Aga Khan, per dire, ce lo stiamo dimenticando? Non passa più per i Monti di Mola, ma in qualche modo lo si potrebbe raggiungere e scongiurare di concederci il suo patrocinio. O sennò il sultano del Brunei o Bill Gates. No Bill Gates no, poi ci toccherebbe pagargli la “licenza” per poter essere sardi… Va be’, di miliardari filantropi ce ne sono tanti, in giro per il mondo. Magari ci si potrebbe vendere concedendo la possibilità di detrarre la spesa dalla dichiarazione dei redditi, saremmo più appetibili.

Coraggio, pastori e non, uno sforzo di fantasia. E mi raccomando: sguardo fiero e testa alta!

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Omar Onnis

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