Sciopero generale indetto dalla CGIL. Manifestazioni anche in Sardegna, con polemiche da parte degli altri sindacati. Piattaforma rivendicativa? Mah, grosso modo le stesse cose degli ultimi vent’anni. Lo sciopero più che una risposta alla crisi ne sembra un sintomo. Impotenza, scarsa capacità di elaborazione, miopia, nessuna prospettiva realistica per l’oggi e per il domani sono gli elementi distintivi dell’azione sindacale in Sardegna. Su questo versante, ai limiti evidenti del sindacalismo contemporaneo (votato ormai più a erogare servizi che a tutelare gli interessi dei lavoratori), da noi si sconta anche la totale assenza di uno sguardo centrato sulla propria realtà. Sulla propria realtà collettiva, non sugli interessi corporativi e a volte privati, dato che su questi i sindacati sardi ci vedono benissimo.

Invocare vanamente la salvezza dal governo italiano, comunque, è lo sport nazionale sardo. Lo spettacolo offerto ieri nel corso della trasmissione Annozero della RAI, in questo senso, oltre che desolante è anche abbastanza sconfortante. Non solo e non tanto per la crudezza della situazione descritta, quanto piuttosto per la pochezza della progettualità emersa, per lo scarsissimo senso della dignità e per la limitatezza delle aspirazioni. A parte qualche sequenza in cui si sentiva in sottofondo lo slogan “Indipendentzia, indipendentzia!”, ma lasciato lì, al suo destino di slogan astratto, di testimonianza rivendicativa senza alcun referente reale. Di certo, a chi conduceva la trasmissione non è venuta la curiosità di sapere perché diavolo si gridasse quella parola. Ma non è che ci dobbiamo stupire di questo, ora.

Non ci dobbiamo stupire nemmeno dell’improvviso malumore di certi aspiranti monopolisti che tutt’a un tratto si rendono conto che le loro posizioni di privilegio potrebbero essere erose. Parliamo di trasporti via mare, in questo caso. Meglio che ci abituiamo. Ai malumori, intendo. Man mano che le condizioni storiche porteranno la Sardegna a dover assumere sempre maggiori responsabilità dirette nella cura dei propri interessi collettivi, queste manifestazioni di fastidio e persino di ostilità cresceranno sia in quantità sia in qualità.

Nel frattempo, c’è in giro chi il proprio futuro lo prende molto sul serio e vorrebbe provare a progettarselo. Le elezioni locali britanniche di ieri minacciano (si fa per dire) di emettere una sentenza storica, specie riguardo le sorti della Scozia. Lo Scottish National Party, già al governo nazionale in coalizione, potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta, assumere direttamente il governo della Scozia e promuovere finalmente l’annunciato referendum sull’indipendenza dalla Gran Bretagna. Uno scenario dalle connotazioni e dalle conseguenze forse non ben calcolabili, più ampie dell’ambito britannico medesimo.

Questo per dire quanta distanza corra tra chi sembra non avere altra immagine di sé che quella del minus habens bisognoso di tutela e quella di chi si pensa come soggetto politico a tutti gli effetti, assumendosene rischi e responsabilità. Non ci fischiano un po’ le orecchie?

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Omar Onnis

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