Giustìtzia mala

Pare che giustizia sia stata fatta e che il mondo da un paio di giorni sia migliore, più libero, più democratico. Il motivo? Un uomo è stato ucciso a sangue freddo. Almeno secondo le varie, contraddittorie versioni ufficiali (tutte prese ugualmente per buone dal circuito mediatico egemonico).

Lasciando stare i dubbi su fatti di cui non sappiamo nulla, all’infuori di ciò che i diretti interessati ci dicono, c’è da segnalare il definitivo allontanamento del mondo “occidentale”, “civile”, “sviluppato” dal solco tracciato dalla Modernità. Il giubilo e le feste per la morte violenta di Osama Bin Laden sono quanto di più meschino, oscuro e sconfortante ci stia riservando questo primo scorcio di un nuovo secolo. Che non si annuncia affatto migliore di quello che lo ha preceduto, purtroppo.

È come se chi gestisce l’egemonia culturale che ci domina intendesse abbassare gradatamente (ma con insistenza, e sempre più rapidamente) la nostra soglia di attenzione, la nostra vigilanza su alcuni principi cardine della nostra convivenza, pure ancora sbandierati, anzi esposti come valori da esportazione. Democrazia, libertà civili, diritti umani diventano le bandiere sotto cui giustificare oppressione, guerra, devastazioni materiali e immateriali, rapacità.

Non capisco veramente di cosa dovremmo essere felici. Dell’annuncio di possibili ritorsioni da parte del fantomatico terrorismo islamico? A me sembra che si stia preparando il terreno per la prossima guerra. O per la nuova escalation della guerra che già adesso è in corso.

Così, ci sono sardi che si bevono le veline governative statunitensi, riprese acriticamente dai mass media principali, e si sentono autorizzati a esultare per l’uccisione di un uomo a migliaia di chilometri da noi, prigionieri di un orizzonte il cui centro è sempre altrove. Orizzonte di senso e anche orizzonte geografico.

Qualcuno di noi avrà scoperto in questi giorni dove si trovi Islamabad, pur rimanendo totalmente ignorante circa l’ubicazione di Foghesu (Perdasdefogu) o di Furtei.

Non lo considero un progresso.

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Omar Onnis

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