Categorie: politicasardegna

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Mentre attendiamo con trepidazione i risultati dei ballottaggi elettorali, non sarà male mettere insieme alcune notizie di questi giorni, per trarne qualche riflessione.

Sappiamo tutti (vero?) che il senato italiano ha licenziato ieri la sua versione di una delle leggi più marcatamente autoritarie e antidemocratiche della storia (breve e fragile) della repubblica italica. Sarà un caso, ma sempre ieri, in un’altra aula istituzionale (sorda e grigia?), quella del consiglio regionale sardo, il presidente della Regione Autonoma Ugo Chi? ha parlato di questioni energetiche e cosette amene collegate alla faccenda, negando che in Sardegna ci sia la mafia (la mafia? non esiste, hanno sempre risposto  in proposito i mafiosi, o i loro complici: constatazione storica, questa, beninteso, non allusione diffamatoria).

Diciamo che oggi come oggi, più per ragioni di potere, che per questioni etiche o politiche, il governo regionale sardo traballa alquanto. In ogni caso, se pure la magistratura italiana riuscirà a venire a capo, nelle sue sedi e con i suoi strumenti, della montagna affaristico-speculativa che da più d’un decennio sta ulteriormente devastando la Sardegna, noi con ogni probabilità non ne sapremo nulla per un pezzo.

D’altra parte, uno dei più importanti processi sul malaffare politico mai tenutisi in Sardegna (quello ribattezzato Ranno-Fideuram), è passato alquanto in sordina, senza che i sardi ci capissero granché. Eppure si tratta della conferma giudiziaria di un certo modo di concepire l’attività istituzionale che è sempre in auge da noi. Uno dei peccati mortali ai quali è stato inchiodato Renato Soru dalla nomenklatura partitica (quella alle cui amorevoli mani si è affidato da sé, per altro) è stato proprio di essersi messo di traverso a tale andazzo. Questo va riconosciuto. Magari per imporre interessi diversi (non giurerei mai sulla totale indifferenza di qualsiasi essere umano alla cose del mondo), chi lo sa. Ma quello è un dato storico che possiamo dare per acquisito, al di là di valutazioni politiche più ampie e articolate.

Per completare il quadro panoramico, ecco una bella sentenza europea (ci mancava, no?). Il complesso turistico di Is Arenas è abusivo. Che sorpresa! Bisognava arrivare tanto in alto (e fuori dai confini della gabbia italica) perché qualcuno lo riconoscesse apertamente e in termini giuridici e istituzionali. Eppure – diciamocelo – la porcata era evidente. Così come erano evidenti le penose o nulle ricadute positive sul territorio di una speculazione promossa e difesa con l’abusato ma sempre efficace argomento della “valorizzazione” e dei posti di lavoro.

Oh Sardigna, custa est s’ora chi ti depes ischidare! Cantavano quelli. Non sarà mai troppo presto.

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Omar Onnis

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