I soliti isolani isolati!

Ti pareva che non dovevamo farci riconoscere per l’ennesima volta?

Possibile che i sardi riescano ad esprimere solo una classe dirigente che ci vede  essa stessa come dei minus habens irrecuperabili?

Qual è il fattaccio, dunque? Ebbene, si vorrebbe portare la questione-Sardegna nei Palazzi dell’Europa. Per ottenere cosa? Una sensibilizzazione sui nostri mali attuali e pregressi.

D’accordo, da raccontare ce n’è per un bel pezzo. Ma cos’è questa storia che siamo destinati alla povertà e al sottosviluppo? Solo perché siamo isolani? Andassero a dirlo a ciprioti e maltesi! Com’è che quelli, popoli sovrani, non hanno nulla da obiettare circa la loro condizione di isolani e anzi cerchino di trarne tutti i vantaggi possibili?

Diamo un’occhiata a questi grafici tratti da Eurostat.

Si riferiscono a:

disoccupazione;

incremento reale del prodotto interno;

prodotto interno pro-capite.

Intanto è rimarchevole che due isole più piccole della nostra vantino indicatori economici di tutt’altro segno.

L’amico Oliver Perra – autore di questa piccola ricerca di fonti statistiche, di cui gli sono grato – fa notare anche che l’andamento della disoccupazione in Sardegna e in Sicilia segue un percorso parallelo. Quasi che incidesse di più la politica generale dello stato cui appartengono rispetto a qualsiasi politica locale, sia pure ammantata di autonomia. Oppure o in aggiunta, forse le politiche locali rispondono a meccanismi patologici analoghi, se non simili.

In ogni caso, piuttosto che piangere perché siamo marginali, i nostri rappresentanti (speriamo per poco) potrebbero interrogarsi a proposito del chi e del cosa, o del dove, rispetto a cui lo siamo.

Ragionando come abitanti periferici e isolati di uno stato altro,  lontano e inevitabilmete disinteressato, chiaramente la nostra condizione non può essere che questa. Ma basterebbe mutare visuale per rendersi conto che non siamo alla periferia di un bel nulla, bensì al centro del Mediterraneo occidentale.

Basta che al centro del nostro orizzonte mettiamo il nostro sguardo, ed ecco che per magia non siamo più tanto marginali. Altro che andare in giro per l’Europa a chiedere che tutti riconoscano, e magari codifichino una volta per tutte, il nostro destino di subalternità!

Nessuno può farvi sentire inferiore senza il vostro consenso.

Eleanor Roosevelt (Da:  This is my story, Harper, New York, 1937)

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Omar Onnis

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