Categorie: politicasardegna

A che titolo?

Ancora vociferazioni sulle sedi delle prossime centrali nucleari italiche.

Dopo le chiacchiere (voce dal sen fuggita) del presidente di ENEL circa una decisione governativa in merito, circola da qualche giorno un elenco di località nelle quali dovrebbero sorgere le nuove centrali. Uno di questi luoghi è Oristano. L’elenco è vecchio e non attendibile, ma torna buono per tener desta l’attenzione (e sviarla da altro, ovviamente).

Immediate le reazioni della classe politica sarda. Quelli filogovernativi a gettare acqua sul fuoco, quelli  diversamente concordi a indignarsi e promettere una dura opposizione (!). Ovviamente sto parlando degli esponenti dei partiti italiani in Sardegna.

Ora, lasciamo perdere l’assurdità intrinseca, in linea tecnica ed economica, di tutta l’operazione atomica del governo italiano (che sarà pure da barzelletta, ma i danni li combina sul serio e grossi pure): qui c’è un bel cortocircuito politico che vale la pena di evidenziare.

Se sei l’esponente istituzionale di uno schieramento politico italiano (che tu sia sardo o meno, poco importa), che titolo hai per opporti, in nome e per conto di un territorio formalmente italiano, a una legittima decisione del tuo governo? A che titolo i politici sardi dei partiti italiani possono rifiutare la responsabilità di partecipare alla risoluzione di un problema nazionale? Perché è un problema nazionale: attiene all’approvvigionamento energetico dello stato cui quei politici fanno riferimento come orizzonte istituzionale e culturale.

D’altra parte, quando si trattò di accogliere i rifiuti campani, proprio in virtù di una solidarietà “nazionale”, il presidente Soru decise positivamente. Con la stessa ratio la Sardegna dovrebbe accollarsi la propria parte, se questa è la valutazione del governo “nazionale”, anche in materia di nucleare.

Insomma, i politici sardi che si riconoscono nell’Italia e ne incarnano le istituzioni non hanno alcuna legittima voce in capitolo nell’opporsi in linea di principio a una decisione del genere.

Poche scene, dunque. O si mette in discussione l’assetto complessivo dei rapporti tra Italia e Sardegna, oppure lascino perdere questa sceneggiata e diano spazio a chi, a buon diritto, può opporsi alla trasformazione della Sardegna nel sito di stoccaggio delle scorie radioattive italiane (perché questo è il vero rischio) o alla sede privilegiata dei progetti nucleari italici. Ossia, tutti coloro – cittadini, movimenti, ecc. – che non intendono riconoscersi nell’Italia come stato e come comunità nazionale.

Con buona pace del povero Nichele Cappellacci, che – sprovveduto promettitore dilettante, poco degno del suo (gran) maestro – già si immaginava costretto a farsi passare sul corpaccione palestrato i blindati e gli autorimorchi destinati alla realizzazione della porcata atomica.

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Omar Onnis

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