Categorie: storia

Una ricorrenza “storica”

Quest’anno, tra le altre cose, ricorre un anniversario che probabilmente solleciterà l’attenzione di pochi. Non dico in Sardegna, o in Italia (in Italia sarebbe sorprendente il contrario), ma direi in giro per il mondo. E forse è anche giusto così, chi lo sa.

La ricorrenza riguarda la nascita di una rivista. Di una rivista storica. Era il 1929 quando i due storici francesi Lucien Febvre e Marc Bloch diedero esito al loro percorso di elaborazione teorica e metodologica pubblicando “Les Annales d’histoire économique et sociale“. A suo modo, si trattò di un fatto rivoluzionario. La disciplina storica ampliava i suoi orizzonti, connettendosi finalmente al resto dello scibile umano. Tutto l’ineffabile dell’esistenza che la storiografia non era mai riuscita a cogliere, ritenendolo estraneo al proprio metodo e al proprio ambito di ricerca, improvvisamente acquisiva lo staus di oggetto della scienza storica. La “scienza degli uomini nel tempo”, come la definiva Bloch. Il che presupponeva necessariamente l’abbattimento delle paratie stagne non solo tra le diverse discipline umanistiche, ma anche tra queste e le scienze economiche e persino “naturali”.

Tale impostazione non è mai stata recepita senza resistenze nemmeno laddove ha prodotto buoni risultati. Troppo ambiziosa per alcuni, inutile per altri, fuorviante per altri ancora. Eppure, ancora oggi, è la sola impostazione metodologica che consenta di dare alla storia un aspetto vivo e una giustificazione teorica irrefutabile.

L’esempio delle Annales – vera e propria scuola, più che semplice periodico settoriale – ha comunque suscitato energie e aperto orizzonti a tutta la storiografia mondiale. Dove più dove meno. In Italia meno, purtroppo. L’accademia italica, profondamente minata dalle teorizzazioni crociane, non ha mai brillato per interdisciplinarietà. Ancora oggi sembra una bestemmia pretendere da uno storico di non essere un semplice topo d’archivio o uno spulciatore di documenti diplomatici o epigrafici e spingerlo a dedicarsi a discipline come l’economia, la geologia, la statistica, la meteorologia (sia pure storica) o anche la linguistica e la semiotica. Vale ancora in troppi casi l’assurda distinzione tra “materie umanistiche” e “materie scientifiche”. Inoltre, dal punto di vista politico, una scienza storica come quella concepita dai fondatori delle Annales e dai loro successori, implica uno sforzo ricostruttivo profondamente critico e inevitabilmente più onesto, rispetto alla mera storia degli avvenimenti (la storia istituzionale, del potere ufficiale, dei governi, delle guerre). E non può non gettare uno sguardo d’insieme su tutto il genere umano, sulle sue articolazioni e le sue dinamiche di lungo periodo, senza fare distinzioni gerarchiche o di valore. Tutto troppo “democratico” per la concezione castale delle istituzioni accademiche italiche.

La rivista di Bloch e Febvre esce ancora oggi. È un lascito del secolo passato che mi sento di considerare con grande favore. E con l’augurio di molti altri anni di esistenza.

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Omar Onnis

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