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	<title>Sport sardo Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Un ritorno atteso, il senso del Cagliari calcio per la sua tifoseria e considerazioni di contorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2022 18:04:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[identità]]></category>
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		<category><![CDATA[Sport sardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Cagliari calcio di Tommaso Giulini, imprenditore lombardo, è costretto a cambiare allenatore in corsa, nel campionato di serie B, e si affida a una figura amata e desiderata dalla piazza. Un regalo di Natale che sembra riaccendere l&#8217;entusiasmo. Ma forse c&#8217;è anche dell&#8217;altro. Perché parlare di calcio sotto le feste, con tutto quello che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Un ritorno atteso, il senso del Cagliari calcio per la sua tifoseria e considerazioni di contorno' data-link='https://sardegnamondo.eu/2022/12/25/un-ritorno-atteso-il-senso-del-cagliari-calcio-per-la-sua-tifoseria-e-considerazioni-di-contorno/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image-700x467.jpg" alt="" class="wp-image-5253" width="607" height="405" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image-700x467.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image-640x427.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2022/12/image.jpg 723w" sizes="(max-width: 607px) 100vw, 607px" /></figure>
</div>


<h4 class="wp-block-heading"><em>Il Cagliari calcio di Tommaso Giulini, imprenditore lombardo, è costretto a cambiare allenatore in corsa, nel campionato di serie B, e si affida a una figura amata e desiderata dalla piazza. Un regalo di Natale che sembra riaccendere l&#8217;entusiasmo. Ma forse c&#8217;è anche dell&#8217;altro.</em></h4>



<p class="wp-block-paragraph">Perché parlare di calcio sotto le feste, con tutto quello che di drammatico succede nel mondo? E poi, dopo l&#8217;abbuffata del campionato mondiale in Qatar, anche basta. Lo penserà qualcuno e lo penserei io stesso, probabilmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La faccenda del ritorno di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Ranieri" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Claudio Ranieri</a> al Cagliari, però, non smette di stuzzicare il mio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Uomo_Ragno" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >senso di ragno</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Claudio Ranieri è un grande allenatore e un signore, su questo critica e pubblico concordano. In Sardegna, tra chi segue il Cagliari, è molto amato, in virtù del suo fantastico triennio, tra 1988 e 1991, in cui riportò la squadra dai bassifondi della serie C a una salvezza clamorosa in serie A.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua carriera ha avuto momenti di grande lustro e altri di risultati meno brillanti, ma ha lasciato il segno in diverse piazze ed è entrato di diritto nella storia del calcio contemporaneo con <a href="https://www.blitzquotidiano.it/sport/leicester-campione-dinghilterra-claudio-ranieri-e-leggenda-2453244/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >l&#8217;impresa a Leicester</a>, in Premier League.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora il ritorno a Cagliari, a fine carriera, in serie B e in una situazione tutt&#8217;altro che facile, sa molto di richiamo del cuore, di scelta sentimentale, ampiamente ricambiata da una piazza intristita e scoraggiata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui suona già un primo campanello d&#8217;allarme. La scelta del presidente Giulini, nient&#8217;affatto amato dalla tifoseria, appare come un&#8217;astuta mossa padronale (cit.), un colpo di marketing, più che una scelta strategica. E lo sembra perché nel complesso l&#8217;approccio della presidenza Giulini in questi anni ha sempre dato l&#8217;impressione di essere questo. Nessuna chiarezza sul progetto a lungo termine, scelte cervellotiche e perlopiù sbagliate, qualche nome altisonante rivelatosi poco utile alla causa ma buono per tacitare il dissenso, nessun vero trasporto affettivo ed emotivo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo, il grande affare del nuovo stadio. Una telenovela a sé stante, che in questi stessi giorni si sta rivelando <a href="https://www.centotrentuno.com/news/stadio-cagliari-fasolino-se-il-progetto-e-cambiato-bisogna-fare-altre-valutazioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >meno lineare e trasparente di quanto dovrebbe essere</a>. Quella dello stadio ha l&#8217;aria di essere una partita decisiva, più di quelle che si giocano sul rettangolo verde, per la presidenza Giulini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In troppi aspetti questa dirigenza, così attenta alle apparenze e alla comunicazione, ha fatto errori difficili da capire proprio sul piano delle apparenze e della comunicazione. È come se Giulini e i suoi non conoscessero il contesto in cui si muovono e non sapessero bene cos&#8217;hanno davvero in mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Del resto, l&#8217;arrivo a capo della società di un imprenditore lombardo, legato ai Moratti, tifoso dell&#8217;Inter (nel cui consiglio di amministrazione sedeva fino a poco tempo prima di acquistare il Cagliari), senza altri legami con la Sardegna se non l&#8217;azienda di famiglia (la <a href="https://www.sardiniapost.it/cronaca/fluorsid-scoppia-il-caso-dei-controlli-la-procura-pochi-e-parziali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Fluorsid</a>) aveva suscitato fin da subito riserve e perplessità nella tifoseria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;uso dello sport, e del calcio in particolare, come diversivo e strumento di <em>captatio benevolentiae</em> in mano alla classe padronale forestiera non è una novità, in Sardegna. L&#8217;intervento salvifico di Angelo Moratti a favore del Cagliari, all&#8217;epoca di Gigi Riva, è storia nota. Così come è storia nota che durò poco. Giusto il tempo di rendersi conto che quel Cagliari non era una semplice succursale dell&#8217;Inter (di cui Moratti era padrone e presidente) ma una temibile concorrente. Fallito il tentativo di portarsi via Gigi Riva, Moratti aveva mollato il giocattolo al suo destino. Non gli era nemmeno tanto riuscita la manovra di ammansire l&#8217;opinione pubblica e azzerare critiche e voci contrarie, dato che proprio quegli anni furono anni di grandi mobilitazioni sociali e politiche e di conquista di consapevolezza diffusa nell&#8217;isola (per un minimo di approfondimento, rimando <a href="https://www.menelique.com/gigi-riva-e-loperazione-circenses/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >a quanto ne avevo scritto per menelique</a> un paio d&#8217;anni fa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calcolo di normalizzare la situazione tramite i successi calcistici, con tutta probabilità, non fu soltanto una trovata padronale di un capitano d&#8217;industria. È lecito supporre che la cosa andasse bene anche all&#8217;apparato di sicurezza dello Stato, piuttosto allarmato dalla piega che sembravano poter prendere gli eventi in Sardegna (pensiamo all&#8217;interesse di Giangiacomo Feltrinelli per l&#8217;isola, ai fatti di Pratobello nel 1969, al &#8220;complotto separatista&#8221;, al periodo dell&#8217;eversione armata lungo gli anni Settanta e i primi anni Ottanta, e via dicendo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia come sia, questa faccenda che basti prendersi il Cagliari e farne uno strumento di manipolazione dell&#8217;opionione pubblica per avere il controllo della situazione in Sardegna, o anche solo per garantirsi diffuse simpatie e una buona dose di indulgenza generalizzata, non era stato un buon affare allora e non lo è nemmeno oggi. E Giulini lo sta scoprendo a sue spese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nemmeno questa mossa del richiamo di Claudio Ranieri, che sa così smaccatamente di <em>fan service</em>, basterà a fargli recuperare credito. Anche qualora il tutto non si rivelasse, come qualcuno teme, un completo disastro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema del Cagliari, così come, ormai, in larga misura anche della Dinamo basket Sassari, è che non si tratta solo e semplicemente di sport (in proposito ho scritto qualcosa <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/2022/cagliari-calcio-dinamo-sassari-e-molto-altro-lo-sport-in-sardegna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" ><strong>qui</strong></a>). Chi però vede in questo fatto solo alcuni dei suoi aspetti &#8211; come appunto quello del facile mezzo di consenso &#8211; non capisce che i risvolti sono anche e soprattutto altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il motto del Cagliari calcio è: una terra, un popolo, una squadra. Bello, non c&#8217;è che dire. Evocativo, forse. Un po&#8217; enfatico: non è vero che tutte le persone che seguono il calcio, in Sardegna o nell&#8217;emigrazione sarda, fanno il tifo per il Cagliari. Però ci sta. Naturamente, è scritto sempre e solo in italiano, come la maggior parte della comunicazione del Cagliari. A parte il solito slogan &#8220;fortza Casteddu&#8221;, usato spesso ma quasi sempre scritto in modo scorretto (&#8220;<em>forza</em> Casteddu&#8221;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Dinamo, su questo piano, è decisamente più avanti e più intelligente, nalla propria comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa significhi il Cagliari per la Sardegna non è certo riducibile a qualche elemento di comunicazione identitaria. Il calcio è uno strumento politico potente, ma è anche un fatto di appartenenza, di auto-riconoscimento, di passione e di sentimento. Trasmette molto, oltre a garantire momenti di svago (sempre meno economici e alla portata di tutt*, va detto). Cosa trasmette oggi il Cagliari calcio ai suoi tifosi? Direi: depressione, senso di fallimento collettivo, pessimismo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calcio oggi è anche un ambito affaristico, e non di poco conto, per quanto possa suonare strampalata l&#8217;idea di trarre profitti da un&#8217;attività economica che non produce nulla, se non svago, appunto. Ci sono il mechandising e gli altri benefici economici più o meno diretti, generati dalle società calcistiche professioniste. Aspetti che vanno saputi coltivare, alla luce del proprio bacino d&#8217;utenza e delle potenzialità che esso offre. In più, specie per piazze come Cagliari, c&#8217;è un aspetto di promozione territoriale che esiste persino a prescindere dalle intenzioni degli attori coinvolti. È un aspetto inevitabile. Il calcio è uno sporto estremamente popolare, le partite dei campionati italiani, anche di serie B, vengono viste pressoché in tutto il mondo. Le vittorie e le sconfitte e il modo in cui si conseguono non è solo un fatto sportivo. Il Cagliari, volente o nolente e anche a dispetto della fetta di cittadinanza che odia o ignora il calcio, rappresenta la Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, il fallimento del Cagliari o in generale le sorti dello sport di grande livello, nell&#8217;isola, hanno un significato che travalica di molto gli stessi interessi di chi vi investe direttamente. Ed è per questo che le istituzioni pubbliche vi impiegano qualche voce dei propri bilanci. Non c&#8217;è nulla di sbagliato, a patto che vi sia un ritorno di qualche tipo. Qual è il ritorno che offre il Cagliari calcio di Giulini alla collettività cui fa riferimento e alle istituzioni che vi investono denaro pubblico?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la propria natura e per il tipo di tifo che la sostiene, una squadra come il Cagliari si presta poco ad essere usata per gli scopi esclusivi e insindacabili di una proprietà privata. È un modello che non funziona. Non funziona, perché non può competere con le grandi realtà calcistiche italiane e internazionali, data la sproporzione di mezzi, e non funziona perché il Cagliari non sarà mai solo il giocattolo, o la fonte di profitto, di chi ne detiene la proprietà legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cagliari potrebbe certo diventare oggetto di investimenti consistenti da parte di qualche grande opratore nel settore, tipo il Qatar. Del resto, il Qatar è già padrone di un bel pezzo di Sardegna. E allora magari si potrebbero ottenere, per qualche tempo, risultati sportivi di rilievo. Ma sarebbe come far dipendere qualcosa di importante per noi dalla volontà di un soggetto del tutto estraneo e completamente disinteressato alla nostra sorte, se non per i vantaggi che ne può trarre. (Un po&#8217; come aspettarsi che lo Stato italiano faccia gli interessi della Sardegna, magari in virtù dell&#8217;inserimento in costituzione del principio di insularità, diciamo.)</p>



<p class="wp-block-paragraph">D&#8217;altra parte, forse a chi gestisce gli affari qatarioti non interessa investire ancora nel calcio, dato che ha già impighi consistenti di denaro in questo ambito (vedi la squadra del Paris Saint Germain, quella di Messi e Mbappe). Inoltre, ai loro occhi il consenso necessario ad avere mano libera per i propri interessi nell&#8217;isola è più facilmente conquistabile in altri modi. Che ne so &#8211; faccio per dire &#8211; per esempio garantendosi l&#8217;appoggio dell&#8217;intera leadership politica sarda (sicuramente spontaneo e discendente da pura convinzione ideale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, non c&#8217;è verso che il Cagliari conquisti la posizione sportiva che la sua tifoseria auspica e si aspetta, se non muta radicalmente il suo modello societario. La Sardegna non dispone di un&#8217;economia così forte da produrre redditi e profitti a sufficienza per alimentare un circuito poco produttivo come lo sport professionistico ai massimi livelli. Non oggi, almeno. E non si può certo sperare che intervengano grandi investitori forestieri, che o non hanno interesse a farlo o non garantiscono alcuna vera corrispondenza alla passione e al senso di appartenenza della tifoseria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non so come, non so quando, ma il Cagliari, per tornare ad essere la squadra &#8220;di una terra e di un popolo&#8221;, dovrebbe davvero&#8230; provare ad esserlo. Magari mutuando una soluzione collaudata da altre realtà. Per esempio, una realtà come l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Athletic_Club" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Athletic club di Bilbao</a>, Paese Basco. O le squadre tedesche, di proprietà delle proprie tifoserie. Un azionariato diffuso, con giusto qualche sponsor a supporto e il mantenimento del sostegno istituzionale: potrebbe essere la ricetta per svoltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cagliari, dopo tutto, ha un bacino di sostegno di circa un milione di persone. Non è poco. È paragonabile a quello di una grande squadra metropolitana euopea. Niente a che vedere con il livello delle realtà provinciali, a cui di solito invece la si ascrive. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Succederà mai? Difficile dirlo. Lo scetticismo è legittimo. Però se ne può discutere. Sempre meglio che limitarsi a mugugnare e mandare giù continuamente bocconi amari, senza poterci fare nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo discorso non vuole suonare banalmente pessimista, tanto meno menagramo. Anzi, spero davvero di essere eccessivamente sospettoso verso la presidenza Giulini e di essere smentito da risultati clamorosi sul campo e da una politica societaria finalmente cosciente del contesto in cui agisce e rispettosa della terra che la ospita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono considerazioni che però vanno fatte, prendendo seriamente quello che non è solo un gioco, come recita giustamente &#8211; e in sardo &#8211; il motto della Dinamo basket Sassari. Certo, non confido che tocchino minimamente la dirigenza attuale del Cagliari, ma forse serviranno come contributo alla discussione, al di là della gioia legittima per il ritorno di Claudio Ranieri e delle aspettative che esso genera.</p>
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		<title>La Dinamo SS e lo sport come fenomeno di massa rivelatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2015 13:03:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A leggere l&#8217;elenco degli sponsor della Dinamo Sassari di basket c&#8217;è da rabbrividire. Già quello principale, il Banco di Sardegna, non ha molto di rassicurante. Istituto appartenente al Gruppo BPER, è una banca sempre meno legata al territorio sardo e sempre più coinvolta nei giochi finanziari a livello internazionale. Ma questo rientra in un ordine...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2015/06/26/la-dinamo-ss-e-lo-sport-come-fenomeno-di-massa-rivelatore/">La Dinamo SS e lo sport come fenomeno di massa rivelatore</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La Dinamo SS e lo sport come fenomeno di massa rivelatore' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/06/26/la-dinamo-ss-e-lo-sport-come-fenomeno-di-massa-rivelatore/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://sardegnainblog.it/wp-content/uploads/2015/02/dinamo-sassari-gigati-monte-prama.jpg" alt="" width="700" height="508" /></p>
<p style="text-align: justify;">A leggere l&#8217;elenco degli sponsor della <a href="http://www.dinamobasket.com/" target="_blank" rel="nofollow" >Dinamo Sassari di basket</a> c&#8217;è da rabbrividire. Già quello principale, il <a href="http://www.bancosardegna.it/" target="_blank" rel="nofollow" >Banco di Sardegna</a>, non ha molto di rassicurante. Istituto appartenente al <a href="http://www.gruppobper.it/" target="_blank" rel="nofollow" >Gruppo BPER</a>, è una banca sempre meno legata al territorio sardo e sempre più coinvolta nei giochi finanziari a livello internazionale. Ma questo rientra in un ordine di cose cose ben poco sorprendente, se vogliamo.<span id="more-1866"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Altri sponsor sono più inquietanti. La prima sensazione è che si tratti del consueto investimento in attività destinate da un lato a offrire un&#8217;immagine positiva delle aziende coinvolte, dall&#8217;altro a distrarre l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;operazione già vista ai tempi del Piano di Rinascita e del grande Cagliari di <a href="https://sardegnamondo.eu/2014/11/07/gigi-riva-leterogenesi-dei-fini/" target="_blank">Gigi Riva</a>. È giusto richiamare tale precedente proprio per sottolineare come questo genere di faccende si riveli sempre più complicato di quanto possa sembrare.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per la sua natura complessa, problematica, è dunque opportuno cercare di capire meglio cosa rappresenti oggi in Sardegna il fenomeno Dinamo basket e quali ne siano gli elementi costitutivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Per coglierne tutta la portata occorre preliminarmente abbandonare l&#8217;accondiscendenza o il fastidio palese che di solito mostra in merito buona parte dell&#8217;intellighenzia sarda, spesso sedicente di sinistra ma in realtà per lo più conformista, antipopolare e in qualche caso reazionaria. L&#8217;ostilità che questa fetta della nostra classe pseudo-dirigente esprime sempre, al minimo rischio che si incrini il rapporto di forza di dipendenza passiva che ci affligge, la dice lunga su quale sia il suo orizzonte di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Specularmente, anche una parte sia pure minoritaria dell&#8217;ambito indipendentista-nazionalista guarda con diffidenza a questi fenomeni, soffrendo della stessa insofferenza per tutte le manifestazioni popolari di cui soffrono i propri omologhi di fede italiana. Con in più una sorta di voluttà dell&#8217;astrazione, di fuga nel teorico, che risulta sempre confortevole e alla fin fine deresponsabilizzante. Per costoro la complessità di un fatto sociale e culturale come il tifo sportivo è inconciliabile con gli schemi precostituiti in cui vorrebbero incanalare la realtà. Che ovviamente se ne va per la sua strada, infischiandosene.</p>
<p style="text-align: justify;">Sgomberato il campo da queste letture sminuenti, vediamo un po&#8217; da cosa nasce l&#8217;attuale mania per la Dinamo Sassari e quali possono esserne le caratteristiche e le conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Il basket in Sardegna non è uno sport così minoritario e di nicchia come si potrebbe pensare. Ha invece, da molti anni, una larghissima e capillare diffusione a livello di pratica giovanile, scolastica e agonistica. Non sono mancate, negli ultimi decenni, società cestistiche sarde che abbiano ottenuto buoni risultati, a partire dalla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Olimpia_Cagliari" target="_blank" rel="nofollow" >Brill Cagliari</a> di Nino Rovelli. Ma penso anche, più di recente, ad altre squadre ancora di Cagliari (come l&#8217;Esperia) e poi di Olbia, Porto Torres e Nuoro, nelle serie di immediato rincalzo rispetto a quelle maggiori a livello italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">La passione per la Dinamo Sassari, insomma, non nasce come un fiore nel deserto. Tuttavia, quali che siano gli interessi diretti o indiretti degli sponsor, quali che siano gli intenti della stessa proprietà della società sportiva Dinamo Sassari, in questo momento ci troviamo di fronte a un fenomeno popolare ormai fuoriuscito dai confini della passione sportiva pura e semplice.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto l&#8217;attenzione per le gesta dei &#8220;giganti&#8221; della Dinamo è pansarda, esito per nulla scontato. Non fa differenza qualche voce discordante o qualche tentativo messo in atto da disturbatori in servizio permanente effettivo (ovviamente soprattutto nei social media). Le questioni di campanile sono state abbondantemente sopravanzate dal favore diffuso. L&#8217;identificazione di tanti sardi nelle gesta della Dinamo è un fatto. Contestarlo o sminuirlo non serve a molto.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno vi riconosce una manifestazione della nostra solita sindrome da subalterni in cerca di riscatto, sia pure in un ambito innocuo come lo sport. Anche su questo il dibattito è aperto da tempo. Sinceramente non concordo con chi tende a non dare alcuna rilevanza a tale aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero che queste situazioni possono diventare scappatoie di comodo dai problemi reali e più complessi che ci affliggono e, in questo senso, produrre un effetto normalizzante, sedativo della coscienza civica. Ma, nella nostra condizione storica, solitamente a tale effetto si somma sempre, direi automaticamente, anche un effetto ulteriore. L&#8217;idea del riscatto, quindi della accettazione di una nostra condizione deficitaria, viene superata dall&#8217;acquisita consapevolezza di poter arrivare a successi che normalmente tendiamo ad escludere dal novero delle nostre possibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">A poco vale l&#8217;obiezione che stiamo parlando di una squadra professionistica i cui giocatori non sono affatto sardi (tranne uno, una riserva). L&#8217;aspetto simbolico travalica queste considerazioni riduttive. Il fatto che la società sportiva Dinamo abbia promosso un&#8217;immagine di sé come rappresentativa dell&#8217;intera Sardegna e non solo della città di Sassari, se fa storcere il naso ai sassaresi purosangue (<em>in ciabi</em>), ha avuto un suo esito pressoché immediato e dirompente in tutta l&#8217;isola. La trovata di richiamare, anche iconograficamente, i Giganti di Mont&#8217;e Prama (altro elemento identitario di recente successo) ha dato il suo contributo, in questo senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Non nego che ci siano aspetti problematici da valutare, in questa operazione, però ritengo che l&#8217;effetto complessivo, a certe condizioni, possa essere tutt&#8217;altro che normalizzatore. Può rivelarsi anzi dirompente in termini emancipativi, specie se associato ad altri fatti della nostra contemporaneità.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo, ad esempio, al rischio di diventare la pattumiera nucleare dell&#8217;Italia, alla prepotenza con cui si occupano migliaia e migliaia di ettari di territorio sardo con attività militari pericolose, alla disastrosa situazione dei traspprti e delle infrastrutture, alle speculazioni energetiche. Risvegliare la fiducia in se stessi dei Sardi, a questo proposito, può diventare un boomerang per chi coltiva l&#8217;interesse alla nostra rassegnata sottomissione.</p>
<p style="text-align: justify;">È paradossale che a coltivare tale interesse siano anche alcuni degli sponsor principali della Dinamo (pensiamo a Tirrenia e Sarlux). I calcoli basati sulla passività della popolazione sarda sono sempre parziali e la situazione sfugge troppo facilmente al controllo. Come del resto insegna proprio la parabola del Cagliari di Gigi Riva.</p>
<p style="text-align: justify;">Intendiamoci, non siamo di fronte a un fenomeno come il <a href="http://video.repubblica.it/sport/barcellona-tifosi-catalani-e-baschi-fischi-all-inno/202637/201704" target="_blank" rel="nofollow" >tifo per le quadre delle nazioni senza stato iberiche</a>. Difficilmente i tifosi della Dinamo fischierebbero l&#8217;inno italiano (odiosamente suonato prima di ogni partita, per altro). Però non sottovaluterei il potenziale eversivo dei successi sportivi in Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, dipende molto da come il fenomeno viene trattato dai mass media. E proprio qui mi pare di cogliere dei segnali diversi dal consueto. In particolare la linea editoriale dell&#8217;<a href="http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20150626091709.pdf" target="_blank" rel="nofollow" >Unione sarda</a>, che mette in parallelo il sostegno per la Dinamo e le notizie più preoccupanti per l&#8217;isola, generando un effetto di dissonanza che può avere effetti positivi di disvelamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Da valutare le conseguenze della promozione che la Dinamo può garantire alla Sardegna in termini turistici o per i settori produttivi più legati al territorio, come quello agroalimentare. In questo caso vanno fatte considerazioni più mediate e anche meno frettolose, possibilmente a distanza di qualche anno. Però anche questo è un fattore rilevate della questione, da tenere presente.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è poi un ulteriore, possibile effetto anche per il resto del movimento sportivo sardo, se l&#8217;attenzione mediatica viene sfruttata in modo intelligente. Perché è vero che il sostegno della Regione sarda alla Dinamo rischia di andare a detrimento degli altri sport, ma si tratta di una mancanza politica, non certo di una colpa del basket professionistico. L&#8217;attenzione ai vari aspetti della questione, nei suoi nodi principali, può essere enfatizzata, non soffocata, proprio dai successi delle compagini professionistiche di alto livello, contribuendo a garantire la sopravvivenza dello sport di base.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro aspetto positivo del fenomeno Dinamo riguarda più propriamente il tifo sassarese, quello che riempie le gradinate del Pala Serradimigni. Le eventuali connotazioni puramente ostili o fanaticamente di parte che il tifo sportivo spesso porta con sé, in questo caso sono disinnescate nei loro esiti più estremi dalla capacità di sdrammatizzare tipica dello spirito popolare sassarese. La <em>cionfra</em>, il disincanto ironico, è una cifra interpretativa della realtà che non lascia mai spazio all&#8217;eccesso di adesione a qualsiasi idea, passione, appartenenza e ha la meglio sulle pulsioni violente. Nel caso del tifo per la Dinamo si traduce direttamente nell&#8217;imposizione di una canzone come <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=7PF2SVKVZ94" target="_blank" rel="nofollow" >Faccia di trudda</a></em> a inno portafortuna. Dove altro mai sarebbe possibile una cosa del genere?</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamo infine l&#8217;aspetto più ovvio e sempre un po&#8217; trascurato, quello strettamente sportivo. C&#8217;è un risvolto pedagogico, negli sport di squadra, senza dimenticare il puro godimento estetico ed anche emotivo che essi possono generare, specie quando sono di così alto livello. Risvolti che sono parte integrante di una disciplina spettacolare come il basket.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sappiamo, in questo momento, se la Dinamo Sassari vincerà lo scudetto del campionato italiano di pallacanestro. Se accadesse, sarebbe un evento certamente notevole. Senza trascurare che per alcuni si tratterebbe del secondo titolo italiano vinto da una squadra straniera (dopo quello del Cagliari calcio del 1970). Ma anche se non accadesse, la portata del fenomeno e i suoi significati non ne sarebbero intaccati se non in parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta da vedere che seguito avrà questa vicenda, se cioè rimarrà una parentesi facilmente dimenticabile, o se invece avrà un prosieguo più consistente come durata e come portata. Nell&#8217;attesa di avere nuovi riscontri da vagliare criticamente, godiamoci il momento. E fortza Dinamo!</p>
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		<title>Sport e storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Aug 2012 08:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è qualcosa che va al di là del mero fatto sportivo, nella partita amichevole di calcio a 5 (organizzata dalla Federatzione Isport Natzionale Sardu e dal Comune di Fordonganus, con la collaborazione di ProgReS – Progetu Repùblica) che stasera, alle 21.00, disputeranno le rappresentative nazionali di Sardegna e Catalogna, a Fordongianus. La storia dei nostri...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Sport e storia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/08/03/sport-e-storia/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">C’è qualcosa che va al di là del mero fatto sportivo, nella partita amichevole di calcio a 5 (organizzata dalla <a href="http://sardegna.diariosportivo.it/articoli/la-federatzione-isport-natzionale-sardu-mostra-fordongianus-fra-sport-e-cultura" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >Federatzione Isport Natzionale Sardu</a> e dal Comune di Fordonganus, con la collaborazione di <a href="http://progeturepublica.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >ProgReS – Progetu Repùblica</a>) che stasera, alle 21.00, disputeranno le rappresentative nazionali di Sardegna e Catalogna, a Fordongianus. La storia dei nostri due popoli è infatti intimamente legata.<span id="more-198"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Come non ripensare alla lunga guerra condotta dai sovrani di Arborea contro il regno di Sardegna catalano-aragonese? Come non andare col ricordo alle epiche battaglie (quella di S. Anna nel 1368, quella di Sanluri nel 1409) che scandirono le varie fasi del conflitto, o ai personaggi illustri di entrambi i campi che ne interpretarono la parabola cronologica (Mariano IV, Pietro il Cerimonioso, Pere de Luna, Ugone III e sua sorella Eleonora, Brancaleone Doria, Guglielmo di Narbona, Martino il Giovane)? Date, luoghi, nomi e simboli aleggeranno stasera su un piccolo campo da calcetto, in un paese della Sardegna, un tempo appartenente al territorio del Giudicato di Arborea, ancor prima luogo di confine (e dunque di scambio e di contaminazioni) tra la Sardegna di Dentro, a lungo e a più riprese renitente alla sottomissione, e i ricchi Campidani e il Sinis, governati dal potere imperiale romano e poi bizantino.</p>
<p style="text-align: justify;">I sardi come si sa persero l’indipendenza contro i catalani, ma i catalani – con la morte del loro ultimo rampollo regale (Martino il Giovane, morto a Castel di Calari nemmeno un mese dopo la vittoria a Seddori) – persero l’egemonia sul regno di Aragona e da lì, nel giro di pochi decenni, persero la loro centralità politica nella penisola iberica.<span id="more-2230"></span> Le conseguenze di una serie di eventi prodottisi in Sardegna segnarono dunque (anche se non determinarono in via esclusiva) i processi storici che hanno prodotto l’attuale situazione di dipendenza politica della Sardegna dall’Italia e della Catalogna dal regno di Spagna castigliano.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tutto questo tempo, consapevoli di essere legati da questo singolare destino, oltre che dalla nostra mediterraneità, sarà estremamente significativo riannodare il filo dei rapporti diretti tra Catalogna e Sardegna in una occasione ludica come l’evento di oggi. Ludica e perciò serissima. E comunque importante su vari livelli, proprio perché sottintende un riconoscimento reciproco.</p>
<p style="text-align: justify;">In un momento storico in cui a livello internazionale tendono a prevalere gli interessi particolari di chi dispone di forza economica e politica, a discapito dei processi di integrazione e apertura culturale, un momento in cui la cara vecchia Europa è sottoposta a operazioni speculative e a tensioni disarticolanti che non hanno solo natura finanziaria, ma anche profondamente politica, la partita di calcio a 5 di stasera rappresenta una reazione controciclica, una forma di risposta dal basso da parte di chi l’Europa la costituisce e la fa vivere: i suoi popoli. Il nostro destino, come sardi e come catalani, è un destino di pace e collaborazione con tutti i popoli europei e mediterranei. O sarà così, o la Sardegna e la stessa Catalogna, insieme a molta parte delle terre europee e mediterranee, conosceranno un’epoca di regresso e impoverimento, in senso materiale e immateriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella di oggi perciò non è soltanto una sfida tra le rappresentative sportive di due nazioni senza stato, ma anche una evocazione di scenari politici diversi da quelli conflittuali ed egoistici che i governi dei paesi europei e l’apparato di potere finanziario ed economico che li condiziona stanno preparando per tutti noi. Scenari politici in cui siano la pace, la cooperazione, la condivisione dei saperi e delle risorse e la democrazia a prevalere su qualsiasi istinto di mera appropriazione, di inimicizia, di solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà perciò un onore e un piacere esserci.</p>
<p style="text-align: justify;">In bonora, Sardigna! Visca Catalunya!</p>
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