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	<title>Palestina Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Il presente senza futuro tra pace e guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 11:18:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Europa rimbalza tra dichiarazioni pubbliche e ponderose analisi di &#8220;esperti&#8221; (di solito maschi, bianchi, anziani) il motto &#8220;si vis pacem, para bellum&#8220;, se desideri la pace, prepara la guerra. Detto in latino suona più fine, oltre a stabilire una distanza rispetto al volgo incolto, ma in pratica ci stanno dicendo: abbiate pazienza, la guerra...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Il presente senza futuro tra pace e guerra' data-link='https://sardegnamondo.eu/2024/03/28/il-presente-senza-futuro-tra-pace-e-guerra/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="394" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-700x394.jpg" alt="" class="wp-image-5660" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-700x394.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-640x360.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-768x432.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine-800x450.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2024/03/immagine.jpg 1280w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>In Europa rimbalza tra dichiarazioni pubbliche e ponderose analisi di &#8220;esperti&#8221; (di solito maschi, bianchi, anziani) il motto &#8220;</em>si vis pacem, para bellum<em>&#8220;, se desideri la pace, prepara la guerra.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detto in latino suona più fine, oltre a stabilire una distanza rispetto al volgo incolto, ma in pratica ci stanno dicendo: abbiate pazienza, la guerra andrà fatta, con un pretesto o con l&#8217;altro.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Forse è vero quello che diceva <a href="///home/omar/Scrivania/GUERRA_DEL_PELOPONNESO_-_TRADUZIONE_ITALIANA_INTEGRALE.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >Tucidide</a>, quasi 25 secoli fa, sulla costanza delle dinamiche umane:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Il tono severo della mia storia, mai indulgente al fiabesco, suonerà forse scabro all’orecchio: basterà che stimino la mia opera feconda quanti vogliono scrutare e penetrare la verità delle vicende passate e di quelle che nel tempo futuro, per le leggi immanenti al mondo umano [κατὰ τὸ ἀνθρώπινον], s’attueranno di simili, o perfino d’identiche.</p>
<cite>(<em>La guerra del Peloponneso</em>, I, 22)</cite></blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sembra che prima o poi, in qualsiasi epoca, la nostra specie debba arrivare al conflitto violento su larga scala. È successo così tante volte, nel corso del tempo, che davvero questa si può considerare una costante storica. A sorprendere non è solo la reiterazione del conflitto in quanto tale, bensì anche la somiglianza delle circostanze, delle giustificazioni, delle retoriche, del tipo di rapporti di forza sociale che entrano in gioco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è però un fattore che differenzia il nostro tempo da quelli precedenti: siamo otto miliardi di esseri umani, sull&#8217;unico pianeta abitabile, e ogni dinamica storica assume di conseguenza proporzioni inedite, con possibili esiti mai sperimentati. Senza contare la terrificante capacità distruttiva delle armi odierne, anche di quelle ordinarie, senza scomodare le testate atomiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel nostro pianeta, oggi, non ci sono più molti spazi di manovra, mancano aree cuscinetto e paesi non coinvolti, niente vie di fuga o scappatoie. Le scelte che si fanno, su questo terreno, possono avere conseguenze definitive per la nostra specie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che le leadership mondiali non si pongano affatto questo problema è a sua volta IL problema. È come se i gruppi umani che governano il mondo stessero scommettendo sul tanto peggio tanto meglio (per sé). Che abbiano già a disposizione un piano B? Secondo me no. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I più ottusi, in questo gioco folle, mi sembrano i ceti dirigenti occidentali, e quelli europei soprattutto. Abituati per secoli a piegare il resto dell&#8217;umanità alle proprie ambizioni e alle proprie necessità, non riescono a orientarsi in un mondo che è ormai totalmente sfuggito al loro controllo. Ed è sfuggito al loro controllo anche a causa della stupidità con cui hanno pensato di governarlo a proprio vantaggio, imponendo come verità indiscutibile una superstizione a cui hanno finito per credere loro stessi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La demente ideologia cosiddetta neo-liberale è una componente decisiva della perdurante presunzione occidente-centrica e ne è anche la più evidente contraddizione. I famosi valori dell&#8217;Occidente, pretesto per ogni forma di aggressione imperialista e colonialista, si è logorata sull&#8217;altare dell&#8217;avidità, finendo per auto-denunciarsi per l&#8217;impostura che è. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La disgregazione individualista delle nostre collettività, l&#8217;ossessione consumistica e bulimica per il possesso materiale, la pretesa di continuare a consumare e sperperare a proprio piacimento, scaricando le &#8220;esternalità&#8221; su qualcun altro, l&#8217;istupidimento dilagante, che, da arma di controllo delle masse, non ha risparmiato nemmeno chi pensava di controllarle: tutto questo ha contribuito a dissodare il terreno per le crisi generalizzate del nostro presente. E ha tolto ogni residua, plausibile superiorità morale alla civiltà europea. Che è sempre meno democratica e liberale, a dispetto della retorica ancora egemone.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All&#8217;inizio del nuovo millennio, a un decennio dalla proclamata <a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/la-fine-della-storia-e-rimandata-anche-fukuyama-ora-lo-ammette/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >fine della storia</a>, si reprimeva <em>manu militari</em> ogni possibile forma di dissenso organizzato e di potenziale alternativa politica (vedi Genova 2001). Lo &#8220;stile di vita&#8221; occidentale era sacro e non emendabile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per un caso forse fortuito o per una necessità storica profonda (non saprei), nel giro di pochi mesi, in quello stesso 2001, l&#8217;Occidente, e in particolare il suo centro di gravità economico-politica, gli USA, subì un attacco spropositato e scioccante. Anziché rifletterci su, le élite statunitensi e, appresso a loro, quelle europee, pretesero di precipitare il pianeta in una nuova guerra santa. (I fanatici sono sempre gli altri, no?) </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nonostante gli esiti fallimentari di tali scelte, non se ne è tratto alcun insegnamento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le successive batoste finanziarie, la pandemia e infine la guerra in Ucraina hanno finito per ridicolizzare gli assunti in base ai quali, a dispetto di tutto, l&#8217;Occidente pretende che sia riconosciuta la propria superiorità civile e morale. In realtà, com&#8217;è evidente, anche tali passaggi sono stati semplicemente tradotti in nuove forme di restringimento oligarchico dei rapporti politici e in occasioni di ulteriore, famelico accaparramento di ricchezza da parte dei ricchi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa crisi climatica si è rapidamente trasformata, da inaccettabile paranoia di minoranze dissenzienti (così era rappresentata), in un diversivo o in un nuovo pretesto, buono per giustificare soluzioni estrattive e speculative non migliori di quelle passate. Intanto la biosfera declina, l&#8217;inquinamento dilaga, il suolo fertile e l&#8217;acqua a uso umano scarseggiano, il consumo di risorse scarse è sempre più compulsivo e la sesta estinzione di massa è già avviata. Ma di tutto ciò non è elegante parlare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;Europa, al momento, è la porzione di Occidente messa peggio, per tanti versi. Stupidamente arroccata nelle proprie ideologie nazionali, ottusamente succube dei suoi deboli stati e staterelli, un tempo padroni del mondo ma da un pezzo ai margini della politica globale, non è riuscita a darsi una fisionomia che assicurasse prosperità, dignità e pace alle sue popolazioni. Tre decenni di declino culturale e morale presentano il conto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Davanti all&#8217;aggressione russa dell&#8217;Ucraina gli stati europei, specie i maggiori, si sono fatti trovare con la braghe calate, ognuno alle prese con le proprie meschinità. La Francia, in cerca di nuova affermazione sul suo ex impero coloniale africano (dove continua a fare danni); la Germania, in crisi di identità e colta con le mani nel vasetto della marmellata petrolifera russa; la Spagna, a gestire la propria (ennesima) crisi interna; il Regno Unito, alle prese con le conseguenze della Brexit (colpo di genio, non c&#8217;è che dire); l&#8217;Italia, chiusa in se stessa e nelle sue ossessioni provinciali, sempre più piegata verso un destino autoritario tragicomico (ma molto violento). Gli altri, in ordine sparso, a cercare di non perdere il proprio posto al banchetto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non una presa di posizione politica solida e onorevole, non scelte chiare con obiettivi limpidi e condivisi. Un po&#8217; a traino &#8211; <em>obtorto collo</em> &#8211; degli USA (che ovviamente ora mollano il giocattolo), un po&#8217; a fare melina, con la coscienza tutt&#8217;altro che pulita. Aiutiamo l&#8217;Ucraina a difendersi e proclamiamo che la Russia di Putin è il male (dopo averci fatto lauti affari ed averne legittimato il regime fino a ieri), ma sempre con una scappatoia aperta (molto illusoria). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come si capiva fin dall&#8217;inizio, questa vicenda sancisce la morte dell&#8217;Unione Europea così come è stata conformata dall&#8217;egemonia neo-liberale, padronale e tecnocratica che l&#8217;ha partorita trent&#8217;anni fa. Lo spauracchio delle destre populiste serve solo a legittimare quest&#8217;obsoleto modello di <em>governance</em> oligarchica, salvo quando le stesse destre non sono surrettiziamente favorite (sovraesponendole mediaticamente), perché facciano il lavoro sporco che le nostre ipocrite democrazie liberali si vergognano a sbrigare apertamente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche adesso, con le retoriche belliche in prima pagina un giorno sì e l&#8217;altro pure, il nuovo spauracchio reazionario (specie se negli USA Trump vincesse la competizione presidenziale) sarà usato in modo strumentale. Col rischio però di doversene servire per ricompattare, in senso nazionalista e bellicista, le sfilacciate opinioni pubbliche del Vecchio continente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di questi giorni è l&#8217;allarme sulla presunta propensione alla diserzione delle gioventù europee (e nord-americane), poco persuase ad accettare un possibile arruolamento prossimo venturo, tanto meno a trovarlo nobile e desiderabile. Non ci sono più i bravi-giovani-da-sacrificare-in-trincea di una volta, signora mia!</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come altri hanno fatto notare, non è che ci volesse molto a prevedere che una società profondamente disarticolata, atomizzata, costretta alla competizione al ribasso, ridotta in molte sua parti alle mere necessità di sopravvivenza, fatichi a fare fronte comune e sentirsi di colpo una collettività coesa e bellicosa, sensibile al richiamo patriottico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è anzi da riflettere sul fatto che tutta la potenza mediatica di cui dispongono i principali centri di potere economico e politico non è riuscita comunque a silenziare il dubbio e il dissenso. Forse questo è uno dei pochi, veri esiti positivi della civiltà &#8220;democratica&#8221; occidentale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Suo malgrado, però. Ossia, non è un esito voluto. Lo si capisce, specie nel contesto tossico italiano, dalle campagne mediatiche sui presunti &#8220;squadrismi&#8221; e le pretese &#8220;censure&#8221; che mobilitazioni occasionali, sicuramente non armate e nemmeno così massive, attuano verso voci rilevanti del mainstream mediatico e politico. Il caso del direttore di Repubblica Molinari, persuaso a rinunciare a un suo evento pubblico dalla contestazione di alcuni studenti, è esemplare. Il paradosso di gridare alla censura (dal basso) da parte di chi ha in mano le leve dell&#8217;informazione e della manipolazione dell&#8217;opinione pubblica è emblematico. Segnala la profonda, persistente allergia alla democrazia dei gruppi dirigenti italiani. Ma non è che altrove siano messi molto meglio.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il dissenso è pericoloso. La mancata accettazione delle imposizioni di chi detiene il potere politico e/o quello mediatico, a loro volta direttamente o indirettamente al soldo dei ceti ricchi, viene respinta come eversiva in quanto tale. Che non sia bastata la lezione di Genova 2001 ad azzerare le voci dissenzienti innervosisce le combriccole oligarchiche. Certo, quell&#8217;evento è stato un test pienamente riuscito e ha generato uno standard (come dimostrano anche fatti recentissimi). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La pandemia ha dato modo di sperimentare ulteriori forme di controllo sociale e adesso la stessa guerra in Ucraina ha fornito l&#8217;occasione di irregimentare qualsiasi discorso pubblico e qualsiasi dibattito dentro cornici prestabilite e fittizie. In questo modo si è disarticolata ogni possibile alternativa politica a sinistra, con l&#8217;esito, forse non accidentale, di regalare il dissenso alla (presunta) controparte populista e di destra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I più grandi amanti di Putin (o a suo tempo di Assad in Siria e persino del regime iraniano degli ayatollah o dei governi di destra israeliani oggi) sono i fasci e i reazionari di ogni tipo. Cioè, gente a cui non dispiacerebbe importare in casa propria un regime come quelli menzionati. Se c&#8217;è qualcosa di contraddittorio in questo, non è un problema loro. Quando mai i fascisti (in qualsiasi forma si presentino) si sono preoccupati della coerenza teorica e della linearità logica delle loro posizioni?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Del resto, importare in casa propria un bel modello autoritario, col suo rivestimento di &#8220;democratura&#8221; (vi facciamo anche andare a votare ogni tanto, cosa diavolo pretendete ancora?), sarebbe anche l&#8217;<em>extrema</em> <em>ratio</em> delle stesse élite occidentali, o di una parte non marginale di esse. Forse neanche così&#8230; extrema. C&#8217;è molta invidia nei commenti di politici e intellettuali &#8220;di regime&#8221; che stigmatizzano Putin e simili come nemici mortali del santo Occidente. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il presunto liberalismo delle democrazie occidentali è solo retorico. Perlopiù, oggi significa solo la trasformazione di diritti, che credevamo acquisiti e consustanziali alla democrazia stessa, in servizi a pagamento; significa la legittimazione dell&#8217;arbitrio dei ceti ricchi ai danni del resto delle popolazioni; significa libertà limitata al consumo. La residua libertà di pensiero e parola va bene solo finché è strumentale al profitto e solo finché serve a dare l&#8217;illusione di una libertà più grande (che non c&#8217;è). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E dunque, oggi, in questo contesto sfilacciato, confuso, disgregato, si parla con naturalezza di guerra. Di preparare le popolazioni europee alla guerra. Ci siamo già passati: non è andata bene.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sia chiaro, io penso che fosse giusto, e lo sia ancora, aiutare l&#8217;Ucraina in vari modi, non escluso quello di rifornirla di armi. Magari è un po&#8217; meschino (andate avanti voi, intanto, che noi stiamo a vedere). Però non è che ci fossero alternative, dal momento che l&#8217;invasione è diventata un fatto compiuto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non per altro: una vittoria schiacciante di Putin sarebbe deleteria da troppi punti di vista, per poterla contemplare a cuor leggero come un&#8217;opzione tutto sommato accettabile. È su questo che dissento dai pacifisti a tutti i costi. Ve l&#8217;immaginate un Putin con i piedi sul confine polacco? O una Federazione russa che, annessa una parte consistente di Ucraina, stabilisce che tutto sommato vale la pena di fare lo stesso con Moldova e repubbliche baltiche?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oddio, non è che la presenza NATO ai confini della Federazione russa sia molto meno impressionante. Ma La NATO è un&#8217;entità strana, non così coesa come potrebbe apparire. Certo, agli USA interessa provocare un po&#8217; l&#8217;orso russo, intanto che si prepara il conflitto con la Cina. Non perché lo ritenga davvero una minaccia primaria, quanto perché fa comodo come diversivo e come anestetico per l&#8217;Europa. Lo si è visto benissimo proprio con la guerra in Ucraina.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se l&#8217;Unione Europea avesse preso una posizione forte e autonoma sulla questione ucraina, almeno dal 2014, presentandosi come un soggetto politico a sé stante, avrebbe potuto ritagliarsi un ruolo più credibile anche nell&#8217;auspicabile mediazione tra le parti. Senza il bisogno di nascondere il proprio sostegno all&#8217;aggredito, proprio in virtù dei principi democratici e pacifici che dovrebbero denotarne l&#8217;esistenza stessa. Non lo ha fatto. Sia perché appunto i suoi membri avevano scheletri nell&#8217;armadio e interessi divergenti da difendere, sia perché i gruppi dominanti europei non hanno particolarmente a cuore né la democrazia né la pace. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il nucleo della questione è questo. Anche qui, come nel caso della guerra israelo-palestinese (altra partita in cui l&#8217;UE fa una figura meschina), a contare è la cornice con cui si inquadrano i fatti. La cornice che istituzioni e politica, con molti media compiacenti al seguito, ci stanno imponendo è ingannevole, perché ipocrita, parziale, manipolatoria. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È lecito condannare l&#8217;aggressione russa all&#8217;Ucraina senza sposare spensieratamente la narrazione dominante e occidente-centrica. È lecito condannare senza mezzi termini la politica del governo israeliano e i crimini dei coloni nei Territori occupati e stigmatizzare il razzismo e la componente colonialista del sionismo attuale, senza per questo essere chiamati in correità con Hamas e tanto meno essere accusati di anti-semitismo (argomentazione disgustosa). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qui è necessaria un&#8217;altra precisazione. La propensione alla guerra, il richiamo a valori reazionari e le chiusure autoritarie, caldeggiate sempre più apertamente da una parte consistente dei gruppi dirigenti europei, sono spesso anche la cifra distintiva di molti dei nemici dell&#8217;Occidente. Distanziarsi criticamente dalle scelte degli uni non comporta necessariamente parteggiare per gli altri. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Molto dissenso verso le élite occidentali è diventato terreno fertile per dottrine <a href="https://bresciaanticapitalista.com/2018/03/23/cosa-ce-dietro-il-campismo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" rel="nofollow" >campiste</a> e devote della massima &#8220;il nemico del mio nemico è mio amico&#8221;, pericolosamente convergenti con posizioni chiaramente fasciste, o rosso-brune che siano. Ovviamente, ci vanno a nozze anche gli stalinisti e altri fanatici della stessa risma.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per fortuna non tutta la sinistra più o meno organizzata, né tutte le componenti delle mobilitazioni sociali in corso, né i vari movimenti ambientalisti e nemmeno la maggior parte delle forze indipendentiste o rappresentantive di minoranze linguistiche ed etniche si è fatta trascinare nella convergenza &#8211; invero vergognosa &#8211; con tale gentaglia. Però il rischio di essere risucchiati nel gorgo semplificatorio è alto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per sfuggirgli, i distinguo sono importanti. Tutto il discorso della &#8220;difesa europea&#8221; cambia drasticamente di senso a seconda che lo si inserisca in una prospettiva nazionalista, autoritaria e di accentuazione delle disparità sociali consolidate o, al contrario, in un orizzonte di conquiste democratiche, di salvaguardia dei diritti e delle libertà, di giustizia sociale, di progresso tecnologico virtuoso, di cura dell&#8217;ecosistema e di solidarietà internazionale (tutte cose che non vanno disgiunte per forza, come invece ci viene costantemente ripetuto). </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Distinguere prospettive, orizzonti, obiettivi e metodi è una chiave interpretativa indispensabile per non farsi risucchiare nelle dicotomie tossiche. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perciò, piuttosto che dire banalmente e semplicisticamente &#8220;no alla guerra&#8221;, nostra e altrui (magari sorvolando sui ruoli di aggredito e aggressore, di vittima che cerca di difendersi e di carnefice), cominciamo a fare domande: vuoi che andiamo in guerra? chi dovrebbe andarci? a che scopo? in nome di che cosa? a quale prezzo? a vantaggio di chi? insieme a chi e contro chi? E via dicendo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sembra ormai che, a farsi delle domande, si debba per forza passare per teorici del complotto. Ma le domande raramente sono sbagliate. Possono esserlo le risposte, specie se ci distolgono dalla realtà. Dobbiamo difendere la libertà di fare domande e opporre obiezioni, e dobbiamo farla ritornare una libertà fondamentale, esercitata collettivamente, in modo attivo e consapevole.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Solo a patto di chiarire il senso e la prospettiva delle scelte, anche delle più drammatiche, se ne può discutere. Se siamo davvero così democratici, civili, progrediti e animati da nobili valori, bisogna dimostrarlo nei fatti. Nessuna persona sana di mente e in buona fede (quindi, non i fascisti) penserà mai che aver fatto la guerra ai fascismi europei sia stato un errore, a suo tempo. Perché c&#8217;era da contrastare un crimine terribile e di portata epocale. Viceversa, è molto meno accettabile essere trascinati in una guerra, che promette di essere devastante oltre ogni limite, solo per imporre la vittoria di una banda criminale su un&#8217;altra, o &#8211; se si preferisce &#8211; di un élite parassitaria su un&#8217;altra. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Qui c&#8217;è il nodo. Bisogna scioglierlo. Non è detto che, nel farlo, non sia necessario rivedere radicalmente il pessimo patto di convivenza a cui soggiacciono oggi le popolazioni europee. Per superarlo in avanti e in termini più democratici e condivisi, non certo per restringere ulteriormente diritti, libertà e solidarietà.</p>
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		<title>2 giugno 2021, niente da festeggiare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jun 2021 10:47:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2 giugno 2021 non c&#8217;è nulla da festeggiare. La Repubblica italiana, certamente preferibile alla scalcinata e cialtronesca monarchia sabauda e al fascismo, è però un&#8217;incompiuta storica e anche un inganno. La costituzione italiana non è affatto la &#8220;più bella del mondo&#8221; così come è una balla sciovinista che l&#8217;Italia raccolga la maggior parte del...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine-700x875.jpg" alt="" class="wp-image-4491" width="389" height="486" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine-700x875.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine-384x480.jpg 384w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine-640x800.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/06/immagine.jpg 744w" sizes="(max-width: 389px) 100vw, 389px" /></figure></div>



<h5 class="wp-block-heading">Il 2 giugno 2021 non c&#8217;è nulla da festeggiare. La Repubblica italiana, certamente preferibile alla scalcinata e cialtronesca monarchia sabauda e al fascismo, è però un&#8217;incompiuta storica e anche un inganno.</h5>



<p class="wp-block-paragraph">La costituzione italiana non è affatto la &#8220;più bella del mondo&#8221; così come è una balla sciovinista che l&#8217;Italia raccolga la maggior parte del patrimonio artistico umano. Questi sono elementi mitologici della grande narrazione nazionale italiana a cui molti credono e che l&#8217;establishment politico-mediatico continua a propalare, ma si tratta di evidenti millanterie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, la costituzione italiana esiste, è in vigore da settantatré anni: sarebbe stato interessante vedere cosa sarebbe successo se fosse stata applicata fino in fondo. Lo è stata solo in parte, sempre con la massima attenzione a non toccare il nucleo oligarchico e classista dello stato e gli interessi della classe dominante che lo ha incarnato e animato in questi decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una democrazia fin dall&#8217;inizio vaga, sfilacciata, condizionata, sempre sotto ricatto non ha prodotto un corpo sociale emancipato, pluralista, laico, dinamico. L&#8217;Italia repubblicana è stata una continuazione delle Italie precedenti con altri mezzi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo solo alle strutture stesse dello stato, formali e informali (funzionari pubblici, prefetti, forze dell&#8217;ordine, magistratura, quadri intellettuali e accademici, mass media), sostanzialmente rimaste le medesime nel trapasso dal fascismo alla repubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non c&#8217;è solo questo. È proprio la genesi storica dello stato unitario ad essere decisiva. Come aveva lucidamente osservato Gramsci, il Risorgimento e l&#8217;unificazione italiana sono stati in larghissima misura una rivoluzione passiva, condotta e realizzata spesso a dispetto e quasi sempre a danno delle masse popolari e di ampie porzioni territoriali del nuovo stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una realizzazione storica di matrice congenitamente coloniale, che ha poi esportato tale modello anche fuori dai propri confini, dall&#8217;Eritrea all&#8217;Istria, dalla Libia all&#8217;Albania, ecc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Efferatezze, razzismo, ostilità verso le classi popolari di qualsiasi latitudine non sono incidenti momentanei, non sono parentesi patologiche di una storia altrimenti virtuosa. Su questo Benedetto Croce aveva torto marcio e aveva invece ragione Piero Gobetti. Il fascismo è solo una recrudescenza esplicita della natura prettamente dispotica e oligarchica dell&#8217;Italia in quanto stato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le modalità con cui è stata gestita la pandemia di covid-19 e le conseguenze che tale nuova formula politica lascia sul campo ne sono una conferma. Il popolo va ammansito, controllato, quando è il caso impaurito e se proprio c&#8217;è bisogno represso con la forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Niente deve mettere in discussione le gerarchie sociali, i diversi livelli di libertà, la disparità consolidata nell&#8217;accesso alla ricchezza, specie quella pubblica. Niente deve mettere davvero in discussione i rapporti sociali, le diseguaglianze, la subalternità delle masse impoverite e di interi territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La retorica sull&#8217;unità, sulla solidarietà nazionale, sulla &#8220;coesione sociale&#8221;, ancora largamente impiegata, appare sempre meno aderente a una realtà sociale che minaccia di diventare esplosiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È soprattutto dai margini del corpaccione sclerotico di questo stato fantoccio che la realtà delle cose appare in tutta la sua sgradevole consistenza. Dal confine orientale alla Val di Susa, dalla frontiera marittima delle isole siciliane alla Sardegna; dai campi della schiavitù bracciantile ai grandi centri della logistica, dal mondo dei subappalti al precariato perenne a cui sono condannati giovani, donne, immigrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì si vede la verità. Quella che viene combattuta, minimizzata, negata dall&#8217;apparato della disinformazione in servizio permanente effettivo. A cui partecipano allegramente, confermandone il dominio, le strampalate fantasie di complotto reazionarie e diversive che ammorbano i social e gli stessi mass media mainstream.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è niente di sano nella repubblica dei disastri annunciati, sempre causati dall&#8217;avidità e dall&#8217;irresponsabilità dei padroni e dei loro complici politici; nella repubblica dell&#8217;eterno post-qualcosa, dell&#8217;ipocrisia, della vanagloria nazionalista a reti unificate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sia possibile ancora prestare fede alle celebrazioni istituzionali è davvero un mistero. O forse in realtà l&#8217;unanimismo dichiarato è solo l&#8217;ennesima finzione di comodo e non c&#8217;è alcun mistero. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualsiasi conquista civile, politica, sociale di questi tre quarti di secolo è stata pagata a durissimo prezzo e non è mai stata facile né sicura. In più è stata controbilanciata da fenomeni di patologia politica e culturale che hanno costantemente inquinato lo spazio civile della repubblica, che hanno attenuato qualsiasi spinta emancipativa, che hanno trasformato molto presto ogni rivoluzionario (a parole) in conservatore a guardia del sistema (nei fatti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiedersi, dalla Sardegna, a cosa ci sia servita la Repubblica suona come una domanda ironica. Basterebbe elencare i guasti di questi decenni di autonomia &#8220;ottriata&#8221;, concessa benevolmente dall&#8217;alto e sempre tenuta al guinzaglio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Decenni di modernizzazione passiva, di mitologie di subalternità spacciate per &#8220;vera identità sarda&#8221;, di dipendenza crescente e di mediocrità politica dilagante. Di sistematico approccio coloniale verso il territorio e le risorse dell&#8217;isola, dagli ampi spazi occupati militarmente, allo sfruttamento industriale, turistico e oggi energetico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha dunque più senso di quanto sembri rispondere oggi alle celebrazioni ufficiali con una grande manifestazione in uno dei luoghi simbolo del colonialismo militare italiano in Sardegna: Teulada. Centro costiero in costante impoverimento economico e demografico, a differenza di altri comuni marittimi sardi, soffocato dall&#8217;assistenzialismo e dalla mancanza di prospettive economiche endogene. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una manifestazione organizzata da A Foras, come altre in passato, anche in solidarietà alla Palestina. Non una scelta banalmente ideologica, dato che in Sardegna lo stato israeliano mantiene e incrementa le sue ottime relazioni istituzionali e accademiche. Una presenza inquietante di cui l&#8217;intellighenzia (sedicente) progressista isolana fa finta di non accorgersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non troverete molte notizie su questa manifestazione nei mass media. Se ci saranno incidenti o qualcosa da addebitare ai manifestanti, ne verrà data testimonianza, riprendendo come al solito le veline delle forze dell&#8217;ordine o dei vertici militari. Tutta roba già vista. E non è escluso che qualche altra militante, qualche altro attivista finiranno per far compagnia alle decine di giovani già sotto processo per fatti analoghi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una di quelle circostanze in cui emerge con chiarezza la vera anima nera e reazionaria dello stato italiano. Uno stato irrecuperabile, dannoso per i propri stessi cittadini e inospitale per chi vi cerca rifugio. Uno stato che si può solo abbattere ed eventualmente ricostruire su basi nuove, realmente democratiche, plurali, confederali, insieme al resto dell&#8217;Europa, nell&#8217;interesse primario di chi lo abita. Uno stato da cui, più realisticamente, uscire il prima possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buon 2 giugno.</p>
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		<title>Israele, Italia, colonialismo ed egemonia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 May 2021 12:15:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le mistificazioni politiche e mediatiche sulla questione palestinese a cui stiamo assistendo in Italia non sono un caso né sono circostanze contingenti. Si legano anzi a processi profondi della storia italiana contemporanea ed emergono anche in altre occasioni. In Sardegna dovremmo saperlo bene. La natura stessa dello stato italiano, così come si è formato e...</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" src="https://external-content.duckduckgo.com/iu/?u=https%3A%2F%2Fwww.storiauniversale.it%2Ffoto%2Fgrandi%2Ftornatevene-a-casa-vostra.jpg&amp;f=1&amp;nofb=1" alt="Maschera Azteca e il Dottor Nebbia: COLONIALISMO,RAZZISMO ..." width="677" height="470"/></figure></div>



<h5 class="wp-block-heading">Le mistificazioni politiche e mediatiche sulla questione palestinese a cui stiamo assistendo in Italia non sono un caso né sono circostanze contingenti. Si legano anzi a processi profondi della storia italiana contemporanea ed emergono anche in altre occasioni.</h5>



<p class="wp-block-paragraph">In Sardegna dovremmo saperlo bene. La natura stessa dello stato italiano, così come si è formato e imposto storicamente, ha tratti fortemente oligarchici, anti-popolari, autoritari e colonialisti. Tratti che non sono mai venuti meno, neanche in epoca repubblicana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cartina di tornasole è il perdurante fenomeno del colonialismo interno, col suo apparato di narrazioni egemoniche di natura stereotipata, spesso palesemente razzista, verso il Meridione e le isole. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le relazioni internazionali e il ruolo geo-politico dello stato italiano fanno il resto. L&#8217;establishment economico e politico italiano trae vantaggio dai giochi di alleanza opportunistica a cui l&#8217;Italia partecipa, non sempre con ruoli marginali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trattamento riservato alla questione palestinese discende dunque non da posizioni teoriche e/o etiche o da valutazioni di natura storica, ma sempre ed esclusivamente da puri calcoli di convenienza. L&#8217;appoggio a Israele è incondizionato, a vario livello. Lo vediamo dal plauso dell&#8217;intero arco parlamentare alla pulizia etnica e all&#8217;attacco militare contro i Palestinesi e lo vediamo dal modo in cui l&#8217;informazione mainstream tratta questi temi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sardegna Israele è una sorta di ospite d&#8217;onore nei poligoni militari. È anche un partner di primo piano delle Università specie di quella di Cagliari. Una relazione poco accademica e molto pragmatica, a cui non sono affatto estranei appunto gli interessi militar-industriali, come ampiamente documentato, tra gli altri, dal comitato aForas. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Parteggiare spudoratamente per uno stato colonialista e razzista come Israele non è un problema, se serve a garantire corposi interessi e proficue alleanze. Che ciò avvenga in spregio delle più elementari norme del diritto internazionale e del rispetto dei diritti umani non è un motivo di preoccupazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era Malcom X, se non sbaglio, che ammoniva sull&#8217;egemonia di cui dispongono le classi dominanti: vi faranno odiare le vittime e sostenere i carnefici. Nel caso della Palestina questa operazione è in corso da tempo. Sembrano valere poco le analisi più oneste, persino da parte della stampa israeliana democratica (che esiste), o addirittura di esponenti del mondo ebraico internazionale (penso allo storico <a href="https://thesubmarine.it/2021/05/13/e-israele-che-ha-superato-ogni-linea-rossa-non-i-palestinesi-lo-storico-ilan-pappe-commenta-laggressione-a-gaza/?fbclid=IwAR1D_Rn07JoH8otbXavnA8yZRR4C-8Cr0vF_oDCE_J_0dYbsPtdDRuJ3ADw" target="_blank"  rel="nofollow" >Ilan Pappe</a> o, in Italia, a <a href="https://www.globalist.it/culture/2021/05/11/l-attacco-di-moni-ovadia-la-politica-di-israele-e-infame-strumentalizza-la-shoah-2080170.html" target="_blank"  rel="nofollow" >Moni Ovadia</a>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi colpisce sempre, tra le altre armi di persuasione delle masse, l&#8217;argomentazione secondo cui tutto sommato i Palestinesi meritano di essere rinchiusi nei loro &#8220;bantustan&#8221;, sottomessi, brutalizzati e, all&#8217;occorrenza, bombardati, perché &#8220;Hamas lancia razzi contro il territorio israeliano&#8221;. (Più precisamente, di solito contro insediamenti illegali di coloni israeliani in territorio palestinese.) Un classico esempio di inversione di causa ed effetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La colpa dei Palestinesi, di tutti i Palestinesi in quanto tali, è appunto che siano governati da congreghe di fanatici o di terroristi, come vengono sbrigativamente definiti dai media occidentali (al contrario di altri governi autoritari e violenti, ma amici). Una colpa collettiva, dunque, che addebita all&#8217;intera comunità palestinese una situazione di cui essa stessa è prima vittima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Facendo le debite proporzioni, questa argomentazione mi ricorda quella usata contro ogni possibile discorso di autodeterminazione democratica della Sardegna: come potete pretendere di autogovernarvi se esprimete una classe politica così scalcinata?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di solito, per altro, chi usa tali argomentazioni sostiene precisamente la classe politica scalcinata di cui sopra. Magari non la fazione al momento al potere, ma quell&#8217;altra. Che però fa parte dello stesso gioco truccato, della stessa finzione di comodo. Anche in questa argomentazione, che in realtà è un <a href="https://treccani.it/vocabolario/paralogismo/" target="_blank"  rel="nofollow" >paralogismo</a>, si invertono causa ed effetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che in Palestina, nelle aree con un residuo di autonomia, dominino entità di tipo confessionale e mafioso come Hamas o la scalcinata e corrotta Autorità Nazionale Palestinese non è una colpa &#8220;dei Palestinesi&#8221;, bensì il frutto di una condizione storica che ha prodotto tale stato di cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hamas è stata legittimata e persino sostenuta da Israele medesimo, in funzione anti-OLP e anti-democratica, come dimostrano inchieste e cronache degli ultimi anni. L&#8217;Autorità Nazionale Palestinese è costantemente sotto ricatto e del tutto incapace di agire, per via di vincoli di finanziamento e di appoggio internazionale sempre precari. Chi ha selezionato queste classi dirigenti e a quale scopo? A chi rispondono?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo, in Sardegna, il livello politico locale è così mediocre e spesso imbarazzante proprio in virtù della condizione di dipendenza e subalternità dell&#8217;isola. È un effetto, appunto, non una causa. Chi seleziona la classe politica sarda? A quale scopo? In nome di chi e di quali interessi? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo so, vorreste rispondere: &#8220;eh, ma c&#8217;è la democrazia, sono i cittadini che decidono&#8221;. Lo fate anche nel caso dei Palestinesi, spesso, figuriamoci nel caso di un luogo come la Sardegna in cui formalmente vige un regime democratico rappresentativo. Ma anche in questo caso è pura mistificazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Se sottraessimo la Sardegna alla sua condizione subalterna, al suo ruolo di colonia oltremarina destinata ad usi militari, alla produzione energetica (a favore dell&#8217;Italia), alle varie forme di saccheggio e speculazione; se eliminassimo il controllo asfissiante dell&#8217;assistenzialismo e del clientelismo, l&#8217;emigrazione forzata, lo spopolamento, la mancanza di prospettive e tutto l&#8217;apparato di stereotipi e di mitologie identitarie deprimenti che giustificano tale stato di cose, siamo sicuri che la politica sarda sarebbe la stessa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in Palestina non vigesse una pesante e duratura occupazione da parte di un altro popolo e di un altro stato, se non ci fossero apartheid, violenze sistematiche, discriminazioni, vessazioni, povertà e &#8211; anche qui e in modo ancora più drammatico &#8211;  mancanza di prospettive e stereotipi razziali, siamo sicuri che la popolazione, potendo scegliere, si farebbe governare da chi governa adesso? E nello stesso modo? </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;escalation di questi giorni &#8211; voluta, a giudicare dalla sequenza degli avvenimenti riportati nelle cronache, dallo stesso Netanyahu, ormai in profonda crisi di consensi &#8211; mostrerebbe il vero volto di Israele anche al cittadino europeo più distratto, se il racconto dei fatti non fosse inquinato da narrazioni tendenziose, fallacie argomentative e dosi tossiche di propaganda filo-sionista. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Di Israele, sottolineo, non degli Ebrei o di chissà quale complotto pluto-giudaico-massonico. Le fantasie di complotto e i falsi bersagli sono in fondo strumenti di conferma della propaganda che apparentemente contrastano: lasciamoli da parte. Chi grida all&#8217;anti-semitismo ad ogni sia pur velata critica alla politica israeliana fa una bassissima operazione propagandistica, infondata dal punto di vista storico e politico ed esecrabile dal punto di vista morale. Questo va ribadito con forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Criminalizzare la vittima è un espediente sempre piuttosto efficace, in definitiva. Sia che si tratti di Palestina, sia che si tratti di questioni interne allo stato italiano (vedi appunto Sardegna, con le decine di militanti attualmente accusati di reati gravi per ragioni apertamente politiche, o vedi il caso &#8211; direi &#8220;di scuola&#8221; ormai &#8211; della Val Susa e della lotta NoTAV). Ma la resistenza collettiva contro le varie forme di sopruso, sopraffazione, colonialismo, militarizzazione non è solo legittima, è doverosa. Soprattutto in considerazione della china che stanno prendendo le vicende umane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quanto pare, l&#8217;effetto dissuasivo della pandemia e delle misure di controllo sociale e politico da essa giustificate sta passando. Non so cosa si inventeranno le classi dominanti nello scenario globale per perpetuare l&#8217;attuale modello estrattivista e distruttivo. So però che non possiamo restare passivi e inerti davanti alle operazioni di disinformazione sistematica più palesi, come nel caso della situazione palestinese. E so che dobbiamo mantenere un alto grado di lucidità e una buona qualità dell&#8217;analisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno ci regalerà diritti e democrazia, soluzioni ai problemi globali, solidarietà tra i popoli e pace, in alcun luogo e in alcuna circostanza, senza lottare per ottenerli. Dobbiamo saperlo. E, tra tutte le altre cose, dobbiamo lottare anche e prima di tutto per la verità. La verità storica, umana, contraddittoria ma concreta a cui è necessario appellarsi contro ogni mistificazione e ogni manipolazione da parte degli agglomerati di potere padronale e coloniale, ovunque si manifestino.</p>
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