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	<title>guerra Palestina Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Mobilitazioni pro-Palestina, movimenti popolari e onda nera: Europa, Italia, Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 16:11:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sciopero generale del 22 settembre, chiamato in solidarietà alla causa palestinese, ha non solo avuto un notevole successo di partecipazione, ma ha anche inevitabilmente suscitato molte riflessioni. Anche in Sardegna. Lo stupore per la riuscita di quella manifestazione non mi pare giustificato. Momenti di solidarietà collettiva, pubblica, anche in occasioni mediatiche di rilievo, si...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Mobilitazioni pro-Palestina, movimenti popolari e onda nera: Europa, Italia, Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/11/19/mobilitazioni-pro-palestina-movimenti-popolari-e-onda-nera-europa-italia-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="466" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/11/immagine.jpg" alt="" class="wp-image-6149" style="width:642px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/11/immagine.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/11/immagine-640x426.jpg 640w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Lo sciopero generale del 22 settembre, chiamato in solidarietà alla causa palestinese, ha non solo avuto un notevole successo di partecipazione, ma ha anche inevitabilmente suscitato molte riflessioni. Anche in Sardegna.</h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stupore per la riuscita di quella manifestazione non mi pare giustificato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Momenti di solidarietà collettiva, pubblica, anche in occasioni mediatiche di rilievo, si sono succeduti nel corso degli ultimi anni. L&#8217;ostensione di bandiere palestinesi è ormai fatto comune in moltissimi centri abitati, grandi e piccoli, del Vecchio continente, Italia e Sardegna comprese.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che, in un certo momento, tutte queste energie emotive abbiano trovato un punto di caduta non deve stupire. Non deve stupire nemmeno che l&#8217;occasione sia stata estranea all&#8217;azione dei partiti maggiori e dei sindacati confederali, ormai privi di qualsiasi credibilità politica, su questa faccenda come su altre (ma in questo caso con aggravanti).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Notevole, piuttosto, l&#8217;adesione delle giovani generazioni, non solo in età universitaria ma anche adolescenti. Notevole, ma anche in questo caso non sorprendente. La gioventù ha da sempre un senso istintivo per il giusto e l&#8217;ingiusto, che con l&#8217;avanzare dell&#8217;età viene filtrato ed elaborato attraverso studio, esperienze, propensioni, pregiudizi. Al contrario di quanto si dice, la gioventù di oggi non è più stupida, stordita, menefreghista o ignorante di quelle che l&#8217;hanno preceduta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quel che è successo in Palestina (e non solo nella Striscia di Gaza) fino alla labile tregua imposta da Trump è talmente abnorme da non poter essere edulcorato neppure dai potentissimi dispositivi degli establishment statali, continentali, internazionali. Travolge qualsiasi tentativo di sviamento, di manipolazione, di disinformazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va sempre tenuto conto che tutto ciò si inserisce in una generale deriva reazionaria, attiva a vario livello. Le destre che si contendono lo spazio politico europeo e occidentale &#8211; quella oligarchica ordo-liberista e quella para, cripto, neo fascista &#8211; sono impegnate sia sul fronte della contesa tra loro, sia su quello della criminalizzazione del dissenso e di ogni istanza realmente emancipativa. Non tollerano alcuno slittamento politico verso una riformulazione democratica e solidale dei rapporti internazionali e verso qualsiasi forma di riconquista di diritti sociali e civili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alcuni osservatori (come <a href="https://jacobinitalia.it/e-nato-un-movimento/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jacobin </a>o i <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2025/09/22-settembre/#more-58921" target="_blank" rel="noreferrer noopener">WuMing</a>) hanno parlato di un nuovo &#8220;movimento&#8221;, grosso modo globale, alla stregua delle mobilitazioni pre G8 di Genova 2001, o di quelle pacifiste del 2003, o di quelle suscitate dalla crisi finanziaria del 2008. Probabilmente il parallelo è giustificato. L&#8217;entusiasmo un po&#8217; meno, visto come sono andati a finire questi precedenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi, &#8220;finire&#8221; è una parola grossa. Più che altro si tratta di sconfitte contingenti dentro una dinamica storica profonda, in cui siamo immersi dalla fine della Guerra fredda. Sono fenomeni che non scompaiono del tutto. L&#8217;andamento è carsico. Basta un minimo ricambio generazionale, che per altro non annulla la partecipazione dei reduci delle esperienze passate, e il gioco ricomincia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, mi convince l&#8217;approccio del collettivo WM, con il richiamo alla riflessione di <a href="https://edizionialegre.it/product/ne-verticale-ne-orizzontale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rodrigo Nunes</a>. Mi convince anche perché mi sembra particolarmente fecondo riguardo alla situazione sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche nell&#8217;isola le manifestazioni pro-Palestina &#8211; il 22 settembre e in altre circostanze &#8211; sono state diffuse e tutte alquanto partecipate. Da tempo è facile imbattersi in bandiere palestinesi sventolanti dai balconi di molti municipi e dalle finestre di molte case private. E poi in occasione di festival culturali, raduni pubblici di varia natura, feste di piazza, manifestazioni sportive.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Francesca Albanese, qualche settimana fa, ospite del festival &#8220;Capudanne de sos poetas&#8221; (Settembre dei poeti) di Sèneghe (OR), ha dichiarato che per lei è più facile parlare di quel che succede in Palestina in contesti che hanno esperienza e coscienza di colonialismo. Forse è stata un po&#8217; ottimista, soprattutto perché si rivolgeva a un pubblico formato prevalentemente da persone del ceto medio istruito sardo, tipicamente ostile o quanto meno timoroso verso la &#8220;questione sarda&#8221;, ma non aveva torto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna da molti anni esiste una diffusa solidarietà verso il popolo palestinese ed è attiva l&#8217;<a href="https://www.sardegnapalestina.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Associazione di Amicizia Sardegna-Palestina</a>. Non di rado e da anni le bandiere palestinesi sventolano nelle manifestazioni contro l&#8217;invadente occupazione militare dell&#8217;isola (occupazione ad opera del Ministero della Difesa italiano, ricordiamolo).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La questione ora, in Sardegna come in Italia, in Italia come in Europa e anche in altri paesi &#8220;occidentali&#8221; (ma non solo), è: come e quanto sarà possibile politicizzare a far diventare una forza politica di massa questo vasto e policromo movimento popolare, specie ora che il peggio sembra (sembra) passato? E siamo dispost3 a sobbarcarci le conseguenze di una rinnovata, prevedibilmente lunga, stagione di mobilitazione politica?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Conseguenze che comprendono, visti i tempi, la repressione più dura e varie tecniche più o meno subdole di inquinamento e disarticolazione del fronte democratico. Non esclusa una nuova &#8220;strategia della tensione&#8221;. Il vittimismo messo in scena da tutte le destre dopo l&#8217;omicidio di Charlie Kirk negli USA e altri episodi minori in Italia e altrove, amplificati a dovere, lascia intravvedere la possibilità di una prossima ulteriore stretta autoritaria.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il <a href="https://www.fanpage.it/politica/il-consigliere-di-mattarella-si-difende-da-accuse-di-fdi-nessun-complotto-contro-meloni-era-una-chiacchierata/">recentissimo attacco della destra italiana al presidente della repubblica </a><a href="https://www.fanpage.it/politica/il-consigliere-di-mattarella-si-difende-da-accuse-di-fdi-nessun-complotto-contro-meloni-era-una-chiacchierata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mattarella</a> non è un episodio estemporaneo di cattiva creanza istituzionale, ma rientra coerentemente nel vasto disegno di deviazione autoritaria in corso, sia pure nelle forme caute, in stile &#8220;rana bollita&#8221;, a cui si affida il fascismo attuale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo disegno ha buone possibilità di riuscita, visto il dominio anche culturale delle destre e la mediocrità delle opposizioni organizzate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Europa, dove le destre comunque godono di ottima salute, la situazione è complicata dal discredito che l&#8217;UE ha guadagnato anche nelle sinistre, nei movimenti ambientalisti e democratici radicali e autodeterminazionisti. Col risultato paradossale che anche da quelle parti sostanzialmente si lavora &#8211; spesso inconsapevolmente &#8211; per un ritorno agli stati-nazione nella loro forma più chiusa e reazionaria.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna, parliamone. E per parlarne non si può prescindere dalla specificità del contesto socio-culturale e politico sardo. Che va considerato in tutta la sua stratificazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al fondo esiste una identificazione diffusa che fa dell&#8217;appartenenza sarda un elemento totalizzante o comunque prevalente della percezione di sé della popolazione isolana. Tale identificazione <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/siamo-prima-sardi-e-poi-italiani-il-rapporto-sulla-sardegna-identita-nazionale-e-lontana/2881852/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è ormai certificata da tempo</a>. Fanno riflettere, e in certo modo anche sorridere, le periodiche reazioni di stupore, fastidio, astio, o i maldestri tentativi di smentita basati su argomentazioni fallaci da parte dei custodi dell&#8217;ortodossia culturale &#8220;nazionale&#8221; (ossia italiana); quella che ci vuole rinchiudere nell&#8217;etichetta di provincia marginale, esotica, arretrata, riottosa dell&#8217;Italia (in proposito, vedi <a href="https://www.lanuovasardegna.it/regione/2025/09/13/news/il-folclore-contro-la-modernita-e-i-falsi-miti-che-ci-distinguono-dai-continentali-1.100760773" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>, <a href="https://www.sindipendente.com/2025/09/20/perche-michele-cossa-dei-riformatori-sullinsularita-ha-torto-e-sui-luoghi-comuni-di-luciano-piras-simprenta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui </a>e <a href="https://www.sindipendente.com/2025/09/21/questione-indipendentista-questione-democratica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è poi, legata alla prima, una costante antropologica/sociologica di malessere e di vago istinto di ribellione piuttosto diffusi che non ha nulla a che fare con presunte caratteristiche congenite nella &#8220;sarda genia&#8221; (come invece vuole la vulgata identitaria), bensì discende da chiare vicende storiche degli ultimi due secoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo si innestano le cicliche riemersioni di movimenti popolari antagonisti verso l&#8217;assetto politico e socio-economico vigente, quasi sempre suscitate da circostanze occasionali ma non contingenti né casuali: dalla richiesta di riforme in ambiti specifici, alla protesta verso decisioni governative, ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su un livello più strettamente politico va considerata l&#8217;esistenza secolare del sardismo organizzato e, da un sessantennio, dell&#8217;indipendentismo contemporaneo, elementi non marginali né contingenti dello scenario politico sardo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi la mobilitazione popolare riguarda soprattutto l&#8217;aggressione coloniale di soggetti privati, spalleggiati dallo Stato italiano, che vorrebbe trasformare la Sardegna in una mega batteria elettrica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;operazione è stata a lungo spacciata come necessaria risposta italiana alla crisi ambientale e climatica, ma oggi ormai non se ne nasconde più la natura puramente estrattiva e l&#8217;estraneità a qualsiasi reale transizione ecologica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si fanno anzi dichiarazioni pubbliche a favore delle fonti fossili e addirittura si prospetta l&#8217;imposizione del nucleare. Tutto in Sardegna, naturalmente, definita dalla stessa presidente della Regione Auto(no)ma Alessandra Todde una &#8220;area di sacrificio&#8221; (da tenere a bada con sconti in bolletta).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La composizione della mobilitazione che si oppone a questa ennesima aggressione coloniale è eterogenea, spuria, meticcia. E questa è la sua forza. Ne è anche un limite, nella misura in cui non si riuscirà a politicizzarla e a farla diventare una spinta popolare verso cambiamenti politici più generali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa per altro è solo una delle vertenze aperte, la più generalizzata e organizzata (a suo modo). Ma non vanno dimenticate quelle sulla sanità pubblica, quelle sui trasporti e tutte le altre mobilitazioni, più localizzate o settoriali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il quesito sulla natura della mobilitazione pro-Pal e sulla possibilità che essa si traduca in una forza politica reale, di massa, in Sardegna va dunque declinato alla luce della specificità locali (che non sono necessariamente localistiche). Contrapporla a quelle già in campo è sbagliato. Vanno anzi ricondotte al medesimo ecosistema di lotte dentro il quale hanno diritto di cittadinanza provenienze, posture, metodi e linguaggi diversi. Tale eterogeneità va accettata e vissuta come una ricchezza, senza tentazioni egemoniche o settarismi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come ho scritto altrove, la stessa mobilitazione contro il neo-colonialismo energetico potrebbe essere uno spunto per ragionare in termini più ampi, su scala sovralocale, sull&#8217;intera questione. La transizione produttiva e politica richiesta dalla crisi ambientale e climatica in corso per sua natura non può essere locale e nemmeno statale. Un terreno dunque in cui si può giocare un rilancio della prospettiva europeista, partendo dai casi locali, su una base internazionalista, solidale e confederalista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non a caso questi temi sono considerati da tutte le destre come temi chiave, problematici, da avversare, da delegittimare, in Europa e nell&#8217;intero Occidente. Oppure da sfruttare, capziosamente, per consolidare l&#8217;oligarchia finanziaria e speculativa che domina la scena capitalista occidentale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con lo sfondo del mutamento storico in corso, in cui emergono la crisi dei grandi regolatori internazionali (ONU, Corte penale Internazionale), il ritorno della guerra come mezzo ordinario di soluzione dei rapporti tra stati, le velleità imperiali dei maggiori organismi politici, dagli USA alla Cina, passando per la Russia putiniana e l&#8217;India di Modi, la forza dei grandi agglomerati economico-finanziari.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei limiti del movimento sardo così come di quello italiano (su quello di altri contesti non saprei, con precisione) è proprio il drammatico equivoco nella lettura dello scenario internazionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A partire dalla guerra in Ucraina. La responsabilità di questo conflitto &#8211; emerge ancora da troppi discorsi &#8211; sarebbe dell&#8217;Ucraina e, prima ancora, della NATO e dell&#8217;Occidente. Dell&#8217;Ucraina si delegittima la stessa pretesa a esistere e se ne enfatizzano o il preteso orientamento &#8220;nazista&#8221; o, oggi in modo prevalente, i problemi di corruzione, usando spesso l&#8217;argomento &#8220;del fantoccio&#8221; (ossia una rappresentazione caricaturale, forzata ad arte) ai danni della sua leadership. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che la NATO c&#8217;entri poco con l&#8217;invasione russa delle province orientali ucraine, è un dato storico piuttosto acclarato. Così come parlare di &#8220;Occidente&#8221; e farne il nostro &#8211; ossia di noi che ci viviamo &#8211; nemico principale è una posizione vagamente surreale, in tempi di trumpismo e di anti-europeismo diffuso tra le due sponde dell&#8217;Atlantico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non la faccio più lunga di così, ma è un problema di lettura deficitaria della realtà. E non è un problema da poco.  </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il sentimento anti-ucraino e pro-Russia è largamente diffuso anche tra chi manifesta a favore della Palestina. Anche in Sardegna. Un cortocircuito in cui proliferano disinformazione e abbagli politici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La critica alla politica di riarmo europea &#8211; politica certamente discutibile per tanti versi &#8211; è troppo spesso astratta, infarcita di &#8220;idee senza parole&#8221;, di slogan riesumati dalle mobilitazioni del secolo scorso, di bersagli completamente sbagliati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il riarmo europeo andrebbe criticato su tutt&#8217;altro piano, dato che con l&#8217;Ucraina, in realtà, ha poco a che fare. E dato che la Russia è tutt&#8217;altro che una vittima, in questa faccenda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Russia, così come l&#8217;amministrazione Trump negli USA, ha da tempo identificato nell&#8217;Europa democratica &#8211; pur con tutti i suoi limiti &#8211; un nemico storico. Tanto più pericoloso, quanto più affascina altre popolazioni, e in primis quelle che Putin e il suo establishment vorrebbero ricondurre sotto l&#8217;ombrello imperiale russo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da qui quella sorta di guerra sotto traccia contro l&#8217;Europa, fatta non di grandi manovre campali con carri armati e aviazione al seguito, ma soprattutto di azioni di disturbo, provocazioni, attacchi informatici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;establishment politico del Vecchio continente ha il problema di essere stato a lungo compromesso col regime russo e oggi deve mostrarsi ostile a esso, mentre cresce l&#8217;influenza russa nella politica interna degli stati europei, grazie alle molte e robuste teste di ponte (fasciste, più o meno dichiarate, o rossobrune, che è lo stesso) su cui può contare anche a livello di governi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma anche chi individua nella Russia di Putin una controparte lo fa troppo spesso in modo strumentale, con altri obiettivi, senza attribuire mai a questa minaccia la sua vera natura. Che è una manifestazione della più generale onda nera internazionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;internazionale nera (comprese le sue propaggini camuffate da sinistra antagonista) si muove in modo sorprendentemente coerente. Basta frequentare un po&#8217; i social, per vedere come nel giro di poche ore partano vere e proprie campagne in cui migliaia e migliaia di profili, molti dei quali corrispondenti a persone vere, magari che conosciamo direttamente, si muovono all&#8217;unisono, usando le stesse parole chiave, le stesse frasi, gli stessi stratagemmi manipolatori.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è uno scherzo e non si tratta di una campagna di occupazione degli spazi social fine a se stessa. Il futuro prossimo ci riserva un attacco duro, spietato a tutte le conquiste democratiche, portato avanti non solo e non tanto con strumenti violenti ma prima di tutto svuotando dall&#8217;interno la stessa democrazia rappresentativa e minando la solidarietà tra i popoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando critichiamo le nostre democrazie e l&#8217;Occidente, con ottime ragioni beninteso, dovremmo anche sempre tenere presente che nel resto del pianeta non è che esistano regimi meravigliosi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;esaltazione che vedo anche a sinistra per la nuova presunta fase multipolare e sulla crisi finale dell&#8217;egemonia USA mi sembra un abbaglio pericoloso. Non perché io faccia il tifo per il dominio imperiale globale degli USA (che ho sempre contestato e che comunque non è riuscito a compiersi), ma perché il nemico del mio nemico potrebbe essere un mio nemico ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Negare che l&#8217;Europa sia una vittima designata dei vari attori forti della scena mondiale è un errore, oppure una consapevole operazione di sviamento. Gioire per la sua sconfitta non mi pare molto intelligente, da parte nostra, quale che sia il nostro giudizio sull&#8217;attuale UE. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il mio è negativo, ma non amo il vuoto o peggio il caos, che vengono sempre riempiti da qualcosa, solitamente di brutto. E in ogni caso non rinuncerei a cuor leggero alle conquiste politiche e sociali costate tanti sacrifici a chi ci ha preceduto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La lotta per la democrazia, per i diritti e per la solidarietà internazionale, la stessa aspirazione alla pace sono da perseguire e da rilanciare, ma basandoci su dati di realtà. Senza cedimenti &#8211; magari illusoriamente momentanei, tattici &#8211; alle istanze conservatrici o peggio reazionarie, neo-nazionaliste e oscurantiste oggi egemoniche, ma anche senza illusioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa mobilitazione pro-Palestina non deve nascondere le contraddizioni di un mondo, quello dell&#8217;Asia occidentale (il cosiddetto Medio Oriente), complesso e attraversato da pulsioni diverse, a loro volta conflittuali al proprio interno, in ogni caso non riconducibile ai nostri modelli e alle nostre cornici culturali e politiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La dialettica tra il preteso universalismo dei diritti umani e la concreta articolazione situata dei rapporti sociali e delle stratificazioni culturali deve indurci a contemplare sempre la complessità come cifra ineludibile della vita umana associata, a tutte le latitudini.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò, tuttavia, non deve impedirci, nel nostro contesto, di perseguire la difesa e il rilancio delle conquiste sociali e politiche degli ultimi secoli della storia europea. Liberandoci della zavorra colonialista e suprematista e ri-legittimando, su un piano più avanzato di quello raggiunto con l&#8217;Unione Europea, l&#8217;internazionalismo e il solidarismo tra popoli come elemento fondante di una nuova democrazia continentale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È l&#8217;unico contesto in cui può avere successo un processo di autodeterminazione democratica in Sardegna, necessaria via di uscita positiva della nostra crisi storica.</p>
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		<title>Accettare l&#8217;inevitabilità dello scontro di civiltà è accettare la fine della civiltà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 13:40:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Infuria la guerra in Palestina, non è cessata quella in Ucraina, altri fronti bellici rimangono aperti in giro per il pianeta, ma l&#8217;ossessione delle classi dominanti occidentali è di ribadire la legittimità della propria supremazia e chiamare i propri popoli alla guerra santa contro i nemici dell&#8217;Occidente. È una situazione non sorprendente ma non per...</p>
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<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em><strong>Infuria la guerra in Palestina, non è cessata quella in Ucraina, altri fronti bellici rimangono aperti in giro per il pianeta, ma l&#8217;ossessione delle classi dominanti occidentali è di ribadire la legittimità della propria supremazia e chiamare i propri popoli alla guerra santa contro i nemici dell&#8217;Occidente.</strong></em></h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È una situazione non sorprendente ma non per questo meno pericolosa. Nella propaganda incrociata relativa alla guerra in Ucraina il problema ha fatto capolino, ma in termini vaghi. La Russia di Putin è presentata come uno dei Nemici, le si attribuiscono tratti diabolici, la si connette col Nemico più grande oggi in campo (la Cina), ma è difficile chiamare in causa un conflitto di civiltà contro un paese che fa parte a pieno titolo della civiltà europea.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I gruppi che dominano la Federazione Russa hanno una gravissima responsabilità storica, che sarebbe bello far scontare loro in termini di giustizia internazionale. In ogni caso, la loro responsabilità &#8211; politica, morale, storica &#8211; è innegabile. La guerra contro l&#8217;Ucraina è un atto criminoso ingiustificabile. Le conseguenze saranno pagate ovviamente prima di tutto dalla popolazione ucraina e poi, direttamente o indirettamente, almeno in parte, da quella della Federazione russa. L&#8217;Europa, o meglio i suoi governi statali, aspettano solo di mettere le mani sulla &#8220;ricostruzione&#8221;, per trarne lauti guadagni (privati). Gli USA si accontenterebbero forse di indebolire la Russia, anche se a naso otterranno solo di costringerla a orbitare più da vicino intorno all&#8217;altro polo, quello cinese.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tutto questo è difficile comunque far passare e digerire l&#8217;idea di un conflitto tra forme di civiltà differenti e inconciliabili. Ci hanno provato, ma non è durata.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La geo-politica fai-da-te è sempre un comodo strumento di propaganda, benché non spieghi pressoché niente dei reali processi storici. Alla fine, in ogni caso, restano inevase questioni di fondo decisive, che i portavoce dei padroni del mondo provano a ridefinire a proprio piacimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi sul Corriere esce un lungo editoriale, o commento che dir si voglia, di Federico Rampini, dal titolo <a href="https://www.corriere.it/editoriali/23_novembre_06/colpa-essere-ricchiper-nostri-giovani-5e760060-7cd6-11ee-90f0-2d45ce928adc.shtml?refresh_ce">&#8220;La colpa di essere ricchi (per i nostri giovani)&#8221;</a>. Vi si presenta una sorta di caricatura delle proteste contro la guerra in Palestina e contro l&#8217;azione di Israele sulla Striscia di Gaza e se ne trae una spiegazione del tutto capziosa: la colpa di Israele sarebbe di essere uno stato ricco e civile. Da qui un pippone sulla scorrettezza di attribuire all&#8217;Occidente la responsabilità dei guasti del colonialismo e un&#8217;esaltazione della missione di civiltà del medesimo Occidente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La conclusione è che i giovani (!) dovrebbero amare i ricchi e odiare i poveri e i deboli, che non hanno sempre ragione, secondo Rampini. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dal discorso è completamente omessa tutta la parte relativa alla colonizzazione della Palestina da parte delle comunità sioniste, l&#8217;appoggio europeo e soprattutto statunitense a queste ultime e ai loro dirigenti, la violenza sistematica degli ultimi quarant&#8217;anni da parte di Israele e dei suoi coloni nei Territori Occupati e verso le popolazioni della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, la natura razzista e il regime di apartheid propri dello stato israeliano. Ovviamente si tira in ballo strumentalmente, con un&#8217;argomentazione fallace trita e ritrita ma non per questo evitata, l&#8217;antisemitismo. Ovviamente, Rampini ne approfitta anche per giustificare la spoliazione coloniale attuata dall&#8217;Europa e dal suo amato Occidente su vaste aree del pianeta e ai danni di chi vi abitava (e vi abita).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più gravi è che questo predicozzo plutofilo, suprematista (bianco) e colonialista è rivolto ai giovani. Col piglio paternalista e sfacciatissimo tipico delle generazioni che hanno goduto del boom post seconda guerra mondiale, senza darsi pensiero del domani, e che hanno una pesantissima responsabilità nelle attuali condizioni disastrose del pianeta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Giusto nello sgangherato paese che è l&#8217;Italia un grande giornale può ospitare con tanta disinvoltura un pastrocchio storico e politico di questa portata. Non che altrove manchino prese di posizione di parte e interpretazioni storiche ritagliate su misura dei propri obiettivi. Ma esiste una più netta distinzione tra le opinioni di parte, le analisi &#8220;da esperti&#8221; e la cronaca dei fatti. In Italia invece, anche nei media più &#8220;autorevoli&#8221;, regna la disinformazione e impera la cialtronaggine.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel dibattito internazionale, al contrario, si fa strada un fronte ampio di denuncia dei crimini di guerra di Israele. Senza alcuno sconto verso quelli di Hamas, per altro. L&#8217;ONU una volta tanto sembra aver preso posizione (facendo arrabbiare il governo israeliano). Allarmi pubblici e persino denunce alla Corte Penale Internazionale da parte di giuristi, esperti di relazioni internazionali e associazioni a difesa dei diritti umani sono all&#8217;ordine del giorno. Un dibattito che naturalmente innerva anche le manifestazioni popolari di queste settimane. In Italia, nei mass media, c&#8217;è poca traccia di questo fermento. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche in Sardegna c&#8217;è stata una certa mobilitazione suscitata dai fatti della Palestina. Se ci sono stati episodi di aperto sostegno a Hamas, sono stati marginali. E del resto sono inevitabili, in questi frangenti. Difficile non parteggiare per i più deboli, a dispetto di quanto auspicato da Rampini. Il che naturalmente non deve indurci a ignorare il problema dell&#8217;odio religioso, del fanatismo oscurantista e della negazione di diritti fondamentali tipici di molte forze che, nello scenario della sponda sud del Mediterraneo e nel Vicino Oriente, si dichiarano nemiche dell&#8217;Occidente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per quanto poco ci piaccia l&#8217;Occidente (posto che esista nella realtà storica una cosa come l&#8217;Occidente), non possiamo nemmeno trascurare il problema che il nemico del mio nemico possa essere peggio del mio nemico. È un aspetto che una parte della sinistra &#8211; appunto &#8211; occidentale fa fatica a metabolizzare e a prendere nella giusta considerazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo si nota nelle posizioni assunte a proposito della guerra in Ucraina, dove basta che il governo di Kijv sia appoggiato da Europa e paesi anglosassoni per decretarne la natura servile verso l'&#8221;atlantismo&#8221; (altra categoria mitica e a tratti mistica del dibattito geo-politico nostrano) e la NATO (e anche qui forse bisognerebbe approfondire meglio, ma tant&#8217;è).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sottolineo questi aspetti, perché ritengo che qualsiasi critica e qualsiasi presa di posizione contro il suprematismo bianco, la plutocrazia tecnocratica, il neo-colonialismo, l&#8217;imposizione della guerra come strumento di risoluzione ordinario delle relazioni tra i popoli, e la giustificazione degli affari che ne sono la causa e il contorno, debbano sempre tenere in considerazione la complessità del mondo e dei tempi che viviamo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non c&#8217;è verso che le circostanze reali si incastrino a perfezione dentro gli schemi semplificatori ereditati dal Novecento (e già allora non sempre utili). Bisogna adeguare gli strumenti interpretativi e accettare ibridazioni e intersezioni che sino a una quarantina di anni fa potevano suonare incomprensibili o assurde, ma che oggi sono nell&#8217;ordine delle cose.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In tal senso mi trovo in consonanza con alcune cose scritte in queste stesse ore da Cristiano Sabino per il <a href="https://www.manifestosardo.org/sardismo-meticcio-i-subalterni-e-la-deoccidentalizzazione-della-sardegna/#more-36120">manifesto sardo</a>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per inciso, non concordo con il parallelo Donbass-Palestina, se non rovesciando i termini del paragone: il Donbass ha vissuto una dinamica analoga a quella dei Territori Occupati, con la Russia nella parte di Israele; non è certo l&#8217;Ucraina il paese occupante. Sempre posto che siano legittime e calzanti simili analogie. E, riguardo il contesto politico sardo, non sarei altrettanto severo nel giudizio sulle tattiche elettorali altrui, che non rappresentano un problema fondamentale e sono comunque legittime, per quanto discutibili; chi le attua, in ogni caso, se ne assume la responsabilità.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Detto ciò, concordo invece sulla necessità di una riflessione a proposito del mutamento della composizione e degli obiettivi delle lotte sociali attuali. I temi che sono oggi sul tappeto sono aggrovigliati in una matassa spesso difficile da riconoscere nei suoi vari fili. Col rischio di ridursi a lotte settoriali di retroguardia o a semplici pose retoriche, giusto per darsi un tono. Quelle che Sabino e altri denunciano come gli elementi decisivi della decadenza delle sinistre italiane (e anche sardo-italiane). Che sono diventate qualcosa di simile a dei club un po&#8217; spocchiosi, liberal, borghesi, del tutto organici allo status quo. Oppure hanno ceduto rovinosamente alle sirene del rossobrunismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna assumere tali posture significa aver interiorizzato la <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/11/03/la-rimozione-della-questione-sarda/">rimozione della questione sarda</a> come se fosse un fatto ovvio, anzi necessario. A dispetto delle dinamiche storiche in corso, che invece ci richiamano a una più matura ed efficace presa di posizione critica e persino ostile verso l&#8217;incrudimento della relazione asimmetrica con lo Stato italiano e a una riflessione a più ampio spettro sul contesto internazionale in cui siamo immersi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;intersezionalità, il meticciato, le forme ibride e imprevedibili &#8211; come abbiamo visto, gusto per fare un esempio significativo, in Francia &#8211; sono ormai tratti comuni delle lotte sociali, politiche, culturali in corso in Europa e altrove. Fenomeno che deve spingerci ad aggiornare le nostre categorie di pensiero e il nostro armamentario concettuale.  </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò conduce, a maggior ragione, a rifiutare la logica dello scontro tra civiltà e la retorica della guerra tra &#8220;poli&#8221; imperiali contrapposti come esito storico scontato. Non c&#8217;è niente di prestabilito in tutto questo. E non c&#8217;è niente di nobile né di buono nel perpetuare la falsa opposizione &#8220;Occidente&#8221; vs. resto del mondo (incivile). Così come è tutt&#8217;altro che connaturato nella storia e nella natura umana acconsentire alla deriva bellica in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Contestare questi schemi imposti egemonicamente dai <a href="https://valori.it/fondi-finanziarizzazione-economia-globale/">ceti dominanti globali</a> non equivale a rinunciare alla comprensione e dove necessario alla lotta. Non equivale nemmeno a limitarsi a fare il tifo per una delle (presunte) parti. Significa invece esercitare il libero scrutinio dei fatti e delle loro conseguenze, preservare con tutti i mezzi necessari ogni spazio di libertà di pensiero e di dissenso politico, agire consapevolmente dentro l&#8217;ecosistema sociale e politico in cui ci troviamo. Con la coscienza che la scala di molti problemi da affrontare è ormai planetaria e che <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/12/02/il-paradosso-degli-stati-nazione-nel-mondo-post-nazionale/">il sistema degli stati-nazione è ormai del tutto inefficace ad affrontarli</a>, tanto a livello globale, quanto locale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tener conto di tutti questi aspetti non è più un mero esercizio teorico, ma tocca direttamente l&#8217;elaborazione e la prassi politica. In Sardegna non meno che altrove.</p>
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