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	<title>elezioni regionali sarde Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Dichiarazione politica-elettorale e qualche riflessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 17:33:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La campagna elettorale sarda non è ancora ufficialmente iniziata, ma le sue fasi preparatorie sono ormai a uno stadio avanzato. Chiarisco la mia posizione. Come dicevo in un altro post (questo), non intendo parlare della campagna elettorale imminente. Non perché la reputi poco interessante, tutt&#8217;altro, ma per correttezza. Sono parte in causa. Dall&#8217;anno scorso sto...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/12/15/dichiarazione-politica-elettorale-e-qualche-riflessione/">Dichiarazione politica-elettorale e qualche riflessione</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Dichiarazione politica-elettorale e qualche riflessione' data-link='https://sardegnamondo.eu/2023/12/15/dichiarazione-politica-elettorale-e-qualche-riflessione/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="394" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-1-700x394.png" alt="" class="wp-image-5605" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-1-700x394.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-1-640x361.png 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-1-768x433.png 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-1-800x451.png 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/12/immagine-1.png 1024w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<h3 class="wp-block-heading">La campagna elettorale sarda non è ancora ufficialmente iniziata, ma le sue fasi preparatorie sono ormai a uno stadio avanzato. Chiarisco la mia posizione.</h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come dicevo in un altro post (<a href="https://sardegnamondo.eu/2023/11/12/appropriazioni-indebite-di-uneredita-politica-ingombrante/">questo</a>), non intendo parlare della <strong>campagna elettorale</strong> imminente. Non perché la reputi poco interessante, tutt&#8217;altro, ma per correttezza. Sono parte in causa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dall&#8217;anno scorso sto seguendo il percorso di <a href="http://sardegnachiamasardegna.eu/" target="_blank"  rel="nofollow" ><strong>Sardegna chiama Sardegna</strong></a>, lo spazio politico aperto con la chiamata pubblica del 6 novembre 2022. Non si tratta (ancora) di un&#8217;organizzazione, tanto meno di un partito, ma piuttosto di un tentativo di rivitalizzare la politica sarda in termini democratici e partecipativi, con lo sguardo centrato sull&#8217;isola ma ben aperto sul contesto internazionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È un <strong>percorso difficile e accidentato</strong>, per ragioni oggettive interne ed esterne. Quelle interne discendono dalla sua natura post-ideologica e dalla sua composizione anagrafica (prevalentemente persone intorno ai trent&#8217;anni in gran parte con poca o nulla esperienza di militanza politica).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Post-ideologico non significa privo di valori di riferimento e di obiettivi strategici, ma semplicemente che non esiste un ancoraggio dogmatico alle scuole di pensiero ereditate dal secolo scorso. Post-ideologico e anche, come ha lucidamente evidenziato Maurizio Onnis, <strong>post-indipendentista</strong>. Non nel senso di considerare chiusa la prospettiva indipendentista, ma nel senso di cercare una via per superarla in avanti, tenendo conto della crisi epocale dello stato-nazione e dello scenario globale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E qui veniamo alle ragioni esterne della difficoltà del percorso di ScS. Nel <strong>contesto sardo</strong>, così debilitato e in fase di ulteriore involuzione, è faticosissimo rispondere alla crisi presente con un rilancio democratico fatto di ottime intenzioni, metodi nuovi e una prospettiva non banalmente elettoralistica. È un&#8217;impresa che giusto una generazione giovane ma già matura può concepire. Dare una mano a tale tentativo, per quel che si può, è il minimo, per quanto mi riguarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non ho mai concepito <strong>l&#8217;impegno intellettuale</strong> come una sfera diversa e distinta dall&#8217;impegno politico e sociale. Tutto ciò che è pubblico &#8211; ossia rivolto alla <em>polis</em>, alla collettività di cui si è parte &#8211; è interconnesso. Tutto è politica, potremmo dire in sintesi. Che ci piaccia o no. O anche: se non ti interessi della politica, la politica comunque si interesserà a te.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo un lungo e non semplice dibattito interno, ScS ha scelto di <strong>partecipare alla tornata elettorale prossima ventura</strong> e di farlo con le proprie forze. Il quadro politico tuttavia al momento non è affatto così semplice come lo vorrebbero i fautori a oltranza del <strong>bipolarismo maggioritario e presidenzialista</strong>. Tale schema non ha mai corrisposto alle reali articolazioni sociali e ideali della comunità sarda, tanto meno nella vigenza della scandalosa <strong>legge elettorale regionale approvata nel 2013</strong> proprio per bloccare qualsiasi tentativo di opporsi all&#8217;assetto oligarchico e consociativo al potere.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Paradossalmente, a scardinare il disegno oligarchico in queste settimane è proprio un soggetto che ne ha fatto parte, sia pure a modo suo, fino a poco fa: <strong>Renato Soru</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di Renato Soru si possono evidenziare pregi e difetti, sbagli e scelte indovinate. Non è un personaggio pubblico facile da interpretate e ha sempre costituito un&#8217;<strong>anomalia nel sistema sardo</strong>. Per questo detestato e combattuto fin dai suoi esordi in politica, e dalla sua parte non meno che dagli avversari conclamati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sua esperienza da presidente della RAS, nel <strong>2004</strong>, ha avuto un  primo biennio di grande impatto, di rottura totale con le esperienze del passato, compresa la giunta Melis degli anni Ottanta, figlia del &#8220;vento sardista&#8221;. Quelle <strong>premesse</strong> tuttavia sono state <strong>in larga misura tradite</strong>. Anche per scelte sbagliate dello stesso Soru. (Beninteso, non pretendo che la mia idea di scelte sbagliate sia universalmente condivisa. In ogni caso, non è questo l&#8217;oggetto principale del post.)</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sua <strong>mancata rielezione</strong>, davanti a un concorrente non certo irresistibile come Ugo Cappellacci, fu conseguenza prima di tutto di una <strong>delusione generalizzata</strong>, certo alimentata dai suoi avversari, ma spesso sincera. L&#8217;indipendentismo organizzato, allora in ascesa, fu respinto da Soru medesimo, che non ne comprese fino in fondo le ragioni profonde, al di là degli ideologismi. Si era obiettivamente esaurita la spinta rinnovatrice del 2004. Le forze conservatrici, comprese quelle interne al centrosinistra, ebbero la meglio. Le giunte regionali successive smantellarono diverse innovazioni e molte misure virtuose e soprattutto rinnegarono l&#8217;approccio complessivo della prima giunta Soru, ripiombando l&#8217;isola indietro di dieci o vent&#8217;anni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alla luce di quanto precede, per come la vedo io, <strong>Renato Soru è politicamente in debito con la Sardegna</strong>. Che provi oggi a ripagarlo, a me sta bene. Mi interessano poco le motivazioni personali che lo hanno spinto a cimentarsi in questa prova. Trovo sbagliato il ragionamento secondo cui le critiche rivolte da me e altri a esperienze del passato debbano inficiare o impedire prese di posizione odierne. Già il solo fatto che stia contribuendo fattivamente a <strong>disarticolare l&#8217;apparato di potere coloniale</strong> che ha dominato la scena fin qua e a cui egli stesso è stato in qualche modo organico mi fa apprezzare la sua decisione di rompere col centrosinistra italiano e lanciare questa sfida.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La considero in linea con la prospettiva aperta a suo tempo da Progetto Sardegna, poi in larga misura ripresa, precisata e irrobustita teoricamente, da <strong>Sardegna Possibile 2014</strong> (nell&#8217;incomprensione di molti, compreso Renato Soru, che ora &#8211; guarda caso &#8211; subisce un trattamento analogo). Riaprire tale prospettiva oggi è ancora (e forse persino più) necessario, possibilmente in una versione forte e non immemore dei precedenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questo senso, è doveroso evidenziare come molte delle <strong>partite aperte dalla giunta Soru nel 2004</strong> fossero strategicamente importanti, anche a dispetto della loro conclusione o del loro mancato compimento. Dalla modernizzazione delle istituzioni, all&#8217;enfasi posta sulla scuola e sulla formazione. Dal ragionamento su una sanità efficiente e non vincolata agli appetiti clientelari, alla pianificazione urbanistica virtuosa. Dal rilancio della questione linguistica (ricordiamo la fondamentale <strong>indagine socio-linguistica del 2006</strong>), alla nuova attenzione sui beni culturali. Fino ai trasporti interni ed esterni e al contrasto dell&#8217;asservimento militare della Sardegna. Tutte materie in cui allora ci fu una svolta a tratti epocale. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono <strong>temi tornati finalmente in agenda</strong>, con un taglio lontano dalla superficialità e dalla cialtroneria a cui ci hanno abituato negli anni cdx e csx (compresa la disastrosa giunta &#8220;dei professori&#8221;), così come aveva provato a fare Sardegna Possibile 2014. Temi e taglio su cui si può discutere, entrando nel merito, valutando le opzioni del passato per adeguarle al presente oppure abbandonarle a favore di altre, ma non se ne può negare la forza e la rilevanza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il processo decisionale che ha condotto <strong>Sardegna chiama Sardegna</strong> ad aderire alla Coalizione Sarda non è stato facile. Come tutte le decisioni collettive serie. Le <strong>condizioni di contesto</strong>, i <strong>rapporti di forza</strong> e la <strong>normativa elettorale</strong> vigente non lasciavano molte alternative. ScS non poteva limitarsi a fare testimonianza, correndo da sola (posto che ce ne fossero i presupposti concreti), senza possibilità di avere un peso reale. E tuttavia la partecipazione alle elezioni era un passo importante e necessario, per un percorso in fase di definizione, che ha bisogno di collaudarsi e di &#8220;far fare le ossa&#8221; alle/ai sue/suoi aderenti. Ma ci sono anche buone ragioni di merito che giustificano questa scelta. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La maggior parte dei <strong>punti programmatici elaborati da ScS</strong> sono nell&#8217;agenda della nascente Coalizione Sarda. Tutto il contrario della risposta del csx, avvicinato da ScS in funzione di un&#8217;apertura politica reale verso le lotte in corso e verso la costruzione un programma di forte rilancio democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;adesione alla coalizione soriana di <strong>forze residuali del progressismo e dell&#8217;indipendentismo</strong> (iRS e ProgReS) mi pare anch&#8217;essa figlia delle circostanze, ma non scontata. Con iRS e ProgReS ScS formerà una lista unitaria. Certo che c&#8217;è del calcolo, perché mai non dovrebbe esserci? È la stessa forma della competizione elettorale a richiederlo. Poi, chiaro, non è detto che gli obiettivi di tutte le componenti coincidano fino in fondo, ma in questi casi l&#8217;importante è che ci sia una condivisione di solidi punti programmatici e un rispetto e una lealtà di fondo. La politica è essenzialmente l&#8217;arte del possibile, è negoziazione, è fare i conti con i dati di realtà. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Naturalmente ogni critica è lecita. Che non piaccia lo scenario elettorale così come si è delineato è comprensibile. Non piace fino in fondo nemmeno a me. Ma mi pare migliore di una riproposizione stantia e sempre meno presentabile del finto duopolio cdx/csx. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le <strong>possibili forze alternative</strong>, in questa fase, sono o a fine ciclo, come pressoché tutto l&#8217;indipendentismo organizzato e il progressismo borghese (che alternativo in realtà non è mai stato), o ancora in fase di emersione, come appunto ScS. Sarà il post-elezioni a dirci qualcosa di più su come si configurerà lo scenario politico prossimo venturo. I <strong>sommovimenti sociali e le nuove forme di aggregazione e azione politica</strong> già in campo animano una possibile, nuova domanda democratica, secondo l&#8217;andamento ciclico della storia contemporanea sarda. Bisognerà vedere se si troverà una forma per <strong>politicizzare e portare fin dentro le istituzioni</strong> tale movimento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo aver letto e sentito in proposito, in Rete e di persona, commenti più o meno autorevoli e più o meno disinteressati (di solito meno), non voglio concludere senza dire qualcosa su un <strong>problema generale della sfera politica sarda</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna la democrazia è così debole (a bassa intensità, si dice qualche volta) anche perché <strong>non disponiamo di un dibattito pubblico all&#8217;altezza delle necessità</strong>. I mass media sardi sono perlopiù schierati, ma quasi sempre senza dichiararlo. I presunti osservatori esterni non sono quasi mai né esterni né obiettivi, e anche qui troppo spesso senza chiarire in modo trasparente i loro posizionamenti e la loro agenda. L&#8217;<strong>intellighenzia sarda</strong>, accademica e non, troppo organica ai centri di potere, preferisce tacere o al limite delegittimare possibili outsider e oppositori dello status quo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La <strong>discussione pubblica</strong> in Sardegna è <strong>pesantemente inquinata dalla televisione italiana</strong> e dalle pessime forme della comunicazione politica derivate da oltre Tirreno. Soffriamo di <strong>evidenti deficit relazionali</strong>, dovuti sia alla scomparsa delle forme di partecipazione politica novecentesca, sia all&#8217;abuso dei social media. È difficilissimo imbastire un confronto che non sfoci nella mera contrapposizione tifosa o nel banale sabotaggio dialettico. La <strong>mediocrità dilagante della politica e dell&#8217;informazione</strong> produce effetti di diseducazione democratica che si riverberano ad ampio spettro sulla vita associata, disincentivando la partecipazione attiva e precludendo alla cittadinanza la possibilità di formarsi un&#8217;idea compiuta, basata su fatti e su dati reali, dei problemi e delle possibili soluzioni. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Non è un contesto nel quale sia facile fare politica</strong>, specie se si concepisce la politica non come possibilità di arricchimento e/o carriera personale ma come partecipazione libera e costruttiva alla sfera pubblica. Eppure mai come nelle situazioni complicate è necessario provarci. Bisogna provare a resistere alla corrente, bisogna <strong>costruire appoggi e punti di approdo solidi</strong>. Bisogna immaginare e perseguire un futuro diverso da quello, che oggi sembra segnato, fatto di impoverimento e spopolamento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se non ci sono le forze per imporre un cambio di rotta deciso, bisogna almeno <strong>sapersi destreggiare tra i flutti</strong>, salvaguardando una scialuppa di salvataggio accogliente per chi non voglia arrendersi. Che in termini elettorali significa offrire alla cittadinanza <strong>una possibilità di voto diversa e non organica al sistema di potere vigente</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Io la vedo così e mi regolo di conseguenza. Beninteso, fino all&#8217;inizio della campagna elettorale vera e propria potranno esserci sorprese. Non sarebbe la prima volta. Tuttavia, al momento, la scelta fatta da Sardegna chiama Sardegna mi pare sensata, per quanto complicata. Le elezioni passeranno e allora bisognerà riprendere il discorso, facendo tesoro anche di questa esperienza. </p>
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		<title>Appropriazioni indebite di un&#8217;eredità politica ingombrante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Nov 2023 12:55:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mi ero ripromesso di non scrivere nulla sulla campagna elettorale già in corso. E tanto meno vorrei parlare di Michela, esattamente come ho evitato di farlo fin qui. Il secondo proposito forse riuscirò a mantenerlo, quasi del tutto. Al primo faccio un&#8217;eccezione, ma limitatamente a un aspetto (che però è piuttosto rilevante). Chiedo scusa per...</p>
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<h1 class="wp-block-heading has-medium-font-size"><em>Mi ero ripromesso di non scrivere nulla sulla campagna elettorale già in corso. E tanto meno vorrei parlare di Michela, esattamente come ho evitato di farlo fin qui. Il secondo proposito forse riuscirò a mantenerlo, quasi del tutto. Al primo faccio un&#8217;eccezione, ma limitatamente a un aspetto (che però è piuttosto rilevante). Chiedo scusa per il tono più autoreferenziale del solito. Ma diciamo che c&#8217;è in ballo (anche) un &#8220;fatto personale&#8221;.</em></h1>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In questa fase preparatoria della campagna elettorale i vari schieramenti sono impegnati nelle consuete manovre tattiche preliminari. La disgregazione e la mediocrità del quadro politico sardo complica le cose anche agli aggregati politici più robusti, ormai ridotti a comitati elettorali e d&#8217;affari opachi, dediti al proprio mantenimento al potere, a spese dei cittadini. Il che vale sia per il centrodestra &#8211; oggi a guida sardo-leghista &#8211; sia per il centrosinistra a guida PD (grosso modo).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La distanza politica tra i due raggruppamenti è davvero vaga, a dispetto del ritornello, già immesso nel circuito dei media, sulla necessità di &#8220;battere le destre&#8221;. Sforzo di fantasia notevole, bisogna dire. Mai che chiariscano in nome di cosa e con quali obiettivi sia doveroso &#8220;battere le destre&#8221; (le destre altrui, sottinteso). La considerazione vale in Sardegna forse più che in Italia. La situazione ricorda dolorosamente quella descritta da Francesco Pais Serra nella sua relazione al governo, del 1896:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Meno che in pochi centri, e anche in una piccola minoranza, conservatori e liberali, democratici e radicali sono parole senza contenuto; […] eppure i partiti sono vivi, tenaci, intransigenti, battaglieri: ma non sono partiti politici, né partiti mossi da interessi generali o locali, sono partiti personali, consorterie nello stretto senso della parola. […]Si mettono alla dipendenza dei maggiori partiti, da cui ricevono in cambio protezione ed aiuto efficace nelle piccole contestazioni locali e soprattutto protezione personale per ottenere favori e per sfuggire alle conseguenze delle violazioni di legge e talvolta di delitti. […]È una specie di graduale vassallaggio, che con peggiori e più tristi conseguenze si è sostituito all’antica soggezione feudale.</p>
</blockquote>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Salvo occasionali eccezioni e parentesi poco durature, questo modello rappresenta la cifra precisa della politica nella Sardegna subalterna e dipendente degli ultimi due secoli. Compreso il nostro presente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma non intendo addentrarmi in analisi storico-politiche, che per altro <a href="https://sardegnamondo.eu/2023/06/27/unestate-pre-elettorale-cio-che-ce-cio-che-servirebbe/">ho già fatto</a>. In questa circostanza voglio soffermarmi su un aspetto al contempo tecnico (comunicativo, retorico) e etico della politica sarda di oggi. Soprattutto di quella che pretende di rappresentare ideali popolari, di sinistra, diritti civili e sociali, progressismo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Era già capitato in un incontro pubblico tra Renato Soru e Pierfranco Devias, a Nuoro, qualche giorno fa. La cosa si è ripetuta, più intenzionale e strumentale, in occasione del lancio ufficiale della candidatura di Alessandra Todde alla presidenza della RAS per conto dell&#8217;alleanza PD-M5S.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Todde, dopo la passerella mediatica di rito, scrive su FaceBook:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="700" height="451" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1.png" alt="" class="wp-image-5538" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1.png 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1-640x412.png 640w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le fa eco subito dopo Diego Loi:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="686" height="470" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-2.png" alt="" class="wp-image-5540" style="width:680px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-2.png 686w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-2-640x438.png 640w" sizes="(max-width: 686px) 100vw, 686px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Profondo fastidio e disgusto sono stati le prime reazioni spontanee. Però una cosa salta subito all&#8217;occhio: la totale rimozione della vicenda di Francesca Barracciu, lei sì prima donna del centrosinistra (non in assoluto: Michela era già in campo) candidata per la presidenza della RAS. Già questa &#8220;dimenticanza&#8221; la dice lunga sull&#8217;onestà e la credibilità di certe dichiarazioni, dal suono vagamente femminista, rese in questi tempi più che sospetti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul punto, ha risposto efficacemente Ivana Cucca, di Sardegna chiama Sardegna:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="699" height="471" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine.png" alt="" class="wp-image-5534" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine.png 699w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-640x431.png 640w" sizes="(max-width: 699px) 100vw, 699px" /></figure>
</div>


<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le due immagini in questione sono queste:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="516" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1-700x516.jpg" alt="" class="wp-image-5535" style="width:638px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1-700x516.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1-640x472.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1-768x567.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1-800x590.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1-80x60.jpg 80w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-1.jpg 1033w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="700" height="403" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-700x403.jpg" alt="" class="wp-image-5533" style="width:643px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-700x403.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-640x369.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-768x443.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine-800x461.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2023/11/immagine.jpg 937w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La differenza salta all&#8217;occhio. Ma non è una percezione viziata dalla scelta arbitraria delle immagini. Si tratta di una differenza politica ed etica di fondo che nessuna millanteria e nessuna appropriazione indebita riusciranno a scalzare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Perché il motivo più grave di indignazione è la totale mancanza di scrupoli morali e di banale decenza umana che spinge Todde e/o chi ne cura la comunicazione a tirare in ballo una persona che non c&#8217;è più, dunque impossibilitata a replicare, e che per giunta, in tutta la sua militanza politica e culturale, non ha fatto altro che ribadire la sua distanza dal centrosinistra, candidandoglisi contro quando è stato il caso, da indipendentista, democratica radicale e femminista qual è stata. Che per anni ha sempre rifiutato le (sfacciatissime) proposte di adesione e di candidatura da quella parte politica, anche dalle sue porzioni fintamente più presentabili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Todde nei giorni scorsi ha dichiarato pubblicamente che è necessario evitare le parole chiave &#8220;resistenza&#8221; e &#8220;colonia&#8221;. Non so chi la stia consigliando, ma questa è una clamorosa dimostrazione di insipienza politica e di scarsissima conoscenza della Sardegna. È come rivendicare di non avere idea di dove poggino i propri piedi. Non c&#8217;è niente di più lontano da Michela Murgia. Non rendersene conto è un&#8217;ulteriore dimostrazione di ignoranza e di arroganza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In nessun modo e da nessun punto di vista Alessandra Todde, il centrosinistra e qualsiasi forza politica che non ripudi apertamente la condizione subalterna e dipendente della Sardegna sono legittimate a rivendicare l&#8217;eredità di Michela Murgia e di Sardegna Possibile 2014. Nessuno che abbia vissuto quell&#8217;esperienza, che l&#8217;abbia animata e che abbia condiviso con Michela quel percorso darà mai il benestare per una cosa del genere. IO non glielo do di sicuro. E ritengo di avere titolo per farlo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su cosa sia stata quella campagna, sulle sue motivazioni politiche, il suo svolgimento, i suoi retroscena e i suoi esiti ho scritto <a href="https://sardegnamondo.eu/2022/02/02/uscita-libro-nuovo-e-prime-presentazioni/">un libro</a>, apposta per non dover continuamente ritornare sull&#8217;argomento, per non dover rispondere alle stesse domande e obiezioni (a volte malevole o banalmente stupide, va detto) di questi ultimi dieci anni. Non pretendo che Todde e i suoi collaboratori lo acquistino, ma magari qualcuno glielo può prestare. Posto che basti leggere un libro per recuperare una dose minima di decenza politica e di limpidezza etica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono altre le forze e le istanze che possono riconoscersi nel solco di Sardegna Possibile 2014. Non è detto che siano mature e già operative. Ma ci sono. E sono estranee alle nomenklature dei partiti &#8220;podatari&#8221; e alle varie consorterie coloniali che da troppo tempo si spartiscono il dominio della Sardegna (spesso in conto terzi, ma sempre a proprio vantaggio). Sono le persone giovani, precarie, &#8220;resistenti&#8221; in più di un senso, le/i militanti per i diritti civili e per la salvaguardia degli equilibri ecologici, le persone che difendono le minoranze, le categorie sociali discriminate e i diritti delle popolazioni oppresse, donne e uomini che non godono di privilegi e non difendono rapporti sociali iniqui e tanto meno la relazione asimmetrica e sbilanciata che lega la Sardegna allo Stato italiano. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chiaramente non basta dichiararla, questa rivendicazione di eredità: bisogna praticarla. Bisogna essere conseguenti e riprendere i fili e il tracciato di quel progetto, anche con altri nomi, nuove parole d&#8217;ordine, nuove scelte tattiche, se e dove necessario.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, signore e signori dei partiti coloniali e dei gruppi di potere parassitari, <em>lasciate stare Michela Murgia</em>! Non vi appartiene. Non era dei vostri, a dispetto del poco che pensate di aver capito di lei. Non abbiamo dimenticato le bassezze che le avete riversato addosso prima, durante e dopo quella campagna elettorale. Non dovreste nemmeno nominarla. Vergognatevi e finitela qui. </p>
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