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	<title>archeologia Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Fantalinguistica, fantarcheologia, fantastoria: risposte metodologicamente errate a un problema reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 13:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di ricostruzione del nostro passato, così come di qualsiasi altra pratica di ricerca basata sul metodo scientifico, è appunto il metodo la vera questione fondamentale. Di solito, dalle nostre parti, ci si accapiglia fin troppo sui contenuti, sulle conclusioni, concentrandosi sulla delegittimazione dell&#8217;interlocutore, con argomentazioni ad hominem e/o fallacie &#8220;dello spaventapasseri&#8221;. Si...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Fantalinguistica, fantarcheologia, fantastoria: risposte metodologicamente errate a un problema reale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/01/09/fantalinguistica-fantarcheologia-fantastoria-risposte-metodologicamente-errate-a-un-problema-reale/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://c1.staticflickr.com/1/971/42023776182_c84e368819.jpg" alt="https://c1.staticflickr.com/1/971/42023776182_c84e368819.jpg" width="566" height="378"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di ricostruzione del nostro passato, così come di qualsiasi altra pratica di ricerca basata sul metodo scientifico, è appunto il metodo la vera questione fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di solito, dalle nostre parti, ci si accapiglia fin troppo sui contenuti, sulle conclusioni, concentrandosi sulla delegittimazione dell&#8217;interlocutore, con <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/ad-hominem_(Dizionario-di-filosofia)/" target="_blank"  rel="nofollow" >argomentazioni <em>ad hominem</em></a> e/o <a href="https://www.linux.it/~della/fallacies/spaventapasseri.html" target="_blank"  rel="nofollow" >fallacie &#8220;dello spaventapasseri&#8221;</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si perde così di vista il vero nodo. Che è appunto metodologico. Riguarda le premesse non dichiarate, le cornici concettuali usate, l&#8217;articolazione del discorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è una delle ragioni per cui il dibattito pubblico in Sardegna vuoi sui media tradizionali, vuoi sui social media, è così faticoso e così sterile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tanto più su temi estremamente sensibili e condizionati più di altri (ma lo sono tutti) dalle posizioni politiche, etiche, valoriali di chi partecipa al dibattito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, sulla debolezza del nostro ambito intellettuale istituzionale ho già speso qualche parola e non vorrei tornarci su. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mi è mai interessato delegittimare questa o quella persona (che sarebbe appunto una modalità errata di impostare il discorso), quanto piuttosto evidenziare carenze di metodo, sclerosi delle cornici interpretative, conformismo verso la narrazione egemonica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attenzione sugli esiti e sui contenuti arriva dopo, la loro critica è una conseguenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sappiamo, in ambito storico-archeologico, esiste da tempo una feroce diatriba tra studi istituzionali, per così dire ufficiali, e letture alternative del nostro passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho parlato anche di queste ultime, inevitabilmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cercare di mantenere uno sguardo obiettivo e intellettualmente onesto non è facile. Non è facile di suo e in più di solito ti procura antipatie presso tutte le parti in causa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nondimeno occorre insistere nel segnalare gli errori di impostazione e le magagne nelle teorie proposte, nella loro confezione, nella loro comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esistono zone franche o ambiti che possano pretendere di essere sottratti alla critica e alla verifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle tematiche storico-archeologiche è spesso connessa &#8211; direttamente o indirettamente, esplicitamente o implicitamente &#8211; quella linguistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio una delle pietre dello scandalo da anni sono le tesi sulla presunta scrittura &#8220;nuragica&#8221; teorizzata dal prof. Gigi Sanna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ultimamente sta riscuotendo una certa popolarità la tesi di Bartolomeo Porcheddu circa una derivazione del latino dal sardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Popolarità garantita anche da una certa copertura giornalistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Apro un inciso su questo aspetto, anch&#8217;esso estremamente delicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero che non possono essere i mass media a risolvere i problemi della nostra ignoranza storica e le questioni di metodo e di merito aperte dal pubblico dibattito in proposito. Tuttavia i mass media hanno un ruolo estremamente rilevante e delicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo ai danni che fa la divulgazione televisiva quando &#8211; come purtroppo accade spesso &#8211; è inaccurata o, peggio, ideologicamente orientata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Idem per i giornali e gli altri organi di informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cattiva qualità della nostra stampa e dei nostri mass media è un grave problema che attiene alla sfera dei diritti, alla democrazia, non solo all&#8217;ambito deontologico e/o a quello dei contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiudo l&#8217;inciso, ma era indispensabile per contestualizzare uno degli aspetti del caso che mi accingo a discutere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una <a href="http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/01/08/iscrizione-sul-vaso-di-dueno-in-sardo-non-in-latino_bc05e4fb-ae6c-4886-8c8f-6278ff9204c9.html" target="_blank"  rel="nofollow" >notizia</a> che ha a che fare appunto con le tesi di Bartolomeo Porcheddu circa la relazione tra latino e sardo, notizia circolata su vari organi di informazione e lanciata da titoli di tono sensazionalistico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riguarda un oggetto molto noto ai linguisti che si occupano di latino: il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Iscrizioni_di_Dueno" target="_blank"  rel="nofollow" >&#8220;vaso di Dueno&#8221;</a>, una delle più antiche attestazioni del latino arcaico. Non c&#8217;è bisogno di sottolinearne la rilevanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iscrizione che vi si può leggere, tuttavia, non ha un&#8217;interpretazione unanime né sicura. Come spesso capita in questi casi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bartolomeo Porcheddu, presentato un po&#8217; anodinamente come &#8220;linguista&#8221; e come &#8220;esperto&#8221;, propone una sua traduzione, a partire dalla sua tesi secondo cui il latino sarebbe nient&#8217;altro che un&#8217;evoluzione di un proto-sardo, lingua di matrice &#8220;mediterranea&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa c&#8217;è che non va in questa notizia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Direi diverse cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano strettamente giornalistico &#8211; e qui mi riferisco soprattutto al lancio dell&#8217;agenzia ANSA &#8211; è mal confezionata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A parte il tono sensazionalistico di cui sopra, si accolgono le affermazioni dell&#8217;esperto in questione senza fare mai la &#8220;seconda domanda&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure di motivi per cercare di chiarire i vari aspetti e i presupposti di cotante asserzioni ce ne sarebbero parecchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio quando si accenna a un presunto proto-sardo come alla lingua dominante nel Mediterraneo antico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa defaillance giornalistica si intreccia con la questione principale, quella di metodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciamo stare la qualità dell&#8217;informazione su questa presunta scoperta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso, come in altri, quel che è da rimarcare è appunto la debolezza metodologica delle tesi proposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non basta a rendere credibile un&#8217;ipotesi o una tesi l&#8217;enfasi con cui viene proposta, il suo fascino, il fatto che solletichi la nostra immaginazione, o il nostro amor proprio, o persino che sembri plausibile di suo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per poter sostenere che sia esistito un proto-sardo, che questa lingua fosse la lingua principale del Mediterraneo all&#8217;inizio del primo millennio a.C. e che da essa sia derivato il latino occorrono non solo solidi passaggi logico-deduttivi ma prima di tutto fonti, riscontri, un quadro di riferimento teorico e documentale robusto e validato da studi e dall&#8217;ampio consenso tra gli esperti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima ancora che accapigliarsi sulle conclusioni finali, la cui novità o sensazionalità non esclude in partenza una possibile veridicità, bisognerebbe soffermarsi su questi aspetti, su queste pre-condizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pre-condizioni che qui mancano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Voglio essere chiaro. Non ho motivo alcuno per dubitare della buona fede di Bartolomeo Porcheddu, tuttavia considero irricevibile la sua tesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul sardo non mancano i documenti. Abbiamo attestazioni di questa lingua abbastanza precoci, rispetto all&#8217;area delle lingue neo-latine, e possiamo osservare con una certa facilità il suo sviluppo storico, le sue connessioni con il latino volgare e con le altre lingue romanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è nulla di misterioso, in tutto ciò, perché esiste una certa mole di documenti ben noti (senza escludere che se ne possano trovare altri) e gli studi che li riguardano costituiscono un corpus di conoscenze ormai vasto, articolato, consolidato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con tutto questo ci si deve confrontare, prima di cimentarsi in una proposta innovativa. Specie se tale proposta falsifica l&#8217;intero corpus di studi e di conoscenze date per acquisite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verifica del metodo e delle premesse è decisiva. È ciò che distingue una teoria credibile, meritevole di essere vagliata, criticata, convalidata o falsificata con tutta l&#8217;attenzione e l&#8217;acribia del caso, da un assemblaggio posticcio di ipotesi, indizi eterogenei, esiti arbitrari, fallacie argomentative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni premessa deve essere suffragata da attestazioni o almeno indizi consistenti e dalle premesse vanno fatte discendere conseguenze non solo logiche ma anche validate da ulteriori conferme fattuali, documentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Assumere come fondative di una teoria delle premesse indimostrate o puramente ipotetiche (se non del tutto fantasiose), legarle in un ragionamento arbitrario traendone una concatenazione di conclusioni non necessarie è un modo di procedere che somiglia poco a un sano esercizio della nostra ragione e molto di più alla superstizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che una certa parte degli appassionati di archeologia, storia e/o linguistica in Sardegna non vogliono capire è che questi aspetti di metodo sono decisivi e che senza la doverosa accuratezza su questi aspetti nessuna tesi innovativa potrà mai essere anche solo presa in considerazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si presume che esista una cappa di oscurantismo conservatore nel mondo dell&#8217;archeologia, della linguistica e della storiografia ufficiali e la si vuole squarciare, a maggior ragione si deve puntare sull&#8217;inappuntabilità metodologica, sulla credibilità del lavoro di ricerca e ricostruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli appassionati, le persone che per interesse intellettuale e/o per militanza si fanno affascinare dalle tesi alternative a quelle ufficiali, devono accettare il fatto che una tesi non è vera in proporzione a quanto essa soddisfi le nostre aspettative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un punto di partenza sbagliato, quello di assumere come false le risultanze della ricerca ufficiale in quanto ufficiali. Ed è altrettanto erroneo reputare più veritiere le tesi che ci piacciono, solo perché ci piacciono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo della megalomania e della mitopoiesi auto-consolatoria, come risposta a vere o presunte lacune nella nostra conoscenza del passato e/o a una politica culturale orientata alla minorizzazione e alla subalternità, è un meccanismo noto e facilmente comprensibile; ma non per questo risulta più giustificabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una risposta sbagliata a un&#8217;esigenza legittima. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non possiamo fare delle tematiche storiche, archeologiche e linguistiche un campo di battaglia tra petizioni di principio o tra opposte confessioni religiose. Non si tratta di una questione di fede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È certamente anche una questione politica e le scelte politiche hanno il loro peso. Ma esse non possono determinare aprioristicamente quale sia la verità (la verità storica, scientifica, umana a cui abbiamo accesso con i nostri mezzi, naturalmente).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ribadisco una cosa già detta: è necessario appropriarsi di una modalità di dibattito pubblico che sia scevra delle fallacie più diffuse e orientata tanto alla socializzazione del sapere quanto al libero confronto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pretendere un ruolo più responsabile e più consapevole da parte dei mass media è un lato del medesimo problema, come abbiamo visto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, c&#8217;è tanto da fare. Ma prima di tutto è fondamentale uscire da un costosissimo stato di minorità culturale e politico, che emerge anche e soprattutto in queste faccende. Ciascuno deve metterci del suo.</p>
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		<title>La mitopoiesi come arma di distrazione di massa e come strumento di egemonia culturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 17:01:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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		<category><![CDATA[identità sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra che intorno ai Giganti di Monte Prama si stia scatenando una sorta di psicosi collettiva. Notevole, se pensiamo a quanto poco peso abbiano di solito i temi culturali e quelli storici nel senso comune della gente. Non è solo questione di sensazionalismo alimentato dai mass media. I mass media fiutano l’interesse dei lettori e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2014/10/13/la-mitopoiesi-come-arma-di-distrazione-di-massa-e-come-strumento-di-egemonia-culturale/">La mitopoiesi come arma di distrazione di massa e come strumento di egemonia culturale</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La mitopoiesi come arma di distrazione di massa e come strumento di egemonia culturale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/10/13/la-mitopoiesi-come-arma-di-distrazione-di-massa-e-come-strumento-di-egemonia-culturale/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Sembra che intorno ai Giganti di Monte Prama si stia scatenando una sorta di psicosi collettiva. Notevole, se pensiamo a quanto poco peso abbiano di solito i temi culturali e quelli storici nel senso comune della gente.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è solo questione di sensazionalismo alimentato dai mass media. I mass media fiutano l’interesse dei lettori e dei telespettatori. La curiosità esiste ed è tanta e diffusa. È come se un argine si fosse rotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo fenomeno morboso, perfettamente spiegabile in una popolazione da sempre deprivata di una conoscenza storica decente, ha a sua volta risvolti molteplici.<span id="more-3769"></span> <span id="more-63"></span>Così da un lato di consolidano teorie del complotto che vogliono la storia sarda ostaggio di una sorta di casta sacerdotale votata alla sua negazione (l’Accademia, gli archeobuoni, e via etichettando), da un altro alcuni bei tomi, strenui difensori dello status quo, <a href="http://sardegnapossibile.com/agli-untori-elettronici-contro-limbarbarimento-dibattito-pubblico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >si buttano nella mischia con azioni squadristiche</a>, delegittimando o attaccando personalmente singoli portatori di tesi alternative o semplicemente non allineati col pensiero ufficiale (o quello che questi poveri cristi anonimi ritengono tale).</p>
<p style="text-align: justify;">Invidie e capziose vendette intellettuali, a volte per interposta persona, condiscono la scena. Naturalmente il frutto di questo scontro di pratiche oppositive è uno scadimento generalizzato del dibattito pubblico in tema storico e archeologico. I <em>social media</em> sono la piattaforma ideale per dare la stura alle pratiche peggiori di cui siamo capaci.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendere le distanze dagli opposti estremismi è importante ma non è sufficiente. Ci sono degli elementi inquietanti che rimangono sottotraccia e che invece è necessario rilevare.</p>
<p style="text-align: justify;">La costruzione di mitologie è una faccenda delicata. Quello che i Sardi ritengono di sapere su se stessi, come detto e argomentato altrove, anche in questo blog, è un mito. Un mito tossico fatto di stereotipi paralizzanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo tale mito, le cose stanno come stanno e non c’è modo di cambiarle, perché soffriamo di tare genetiche insuperabili; l’unica cosa che potremmo fare è “resistere” e pretendere il riconoscimento della nostra specialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Una serie di costrutti mal assemblati e di feticci  resi solidi dall’uso reiterato, ma storicamente e teoricamente molto fragili. Eppure, egemonici.</p>
<p style="text-align: justify;">Reagire a questa narrazione è necessario, ma bisogna stare attenti a come lo si fa, ed anche al “dove” e al “quando”. In certi casi anche al “chi”.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, per esempio, ci si indigna perché gli scavi a Monti Prama saranno presto condotti da una ditta emiliana, regolare vincitrice di un appalto. Ditta che prenderà il posto delle università sarde.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indignazione potrebbe essere ragionevole, ma solo se partisse da presupposti diversi da quelli emersi fin qui. La lamentela è alimentata dal senso di espropriazione che tale situazione induce negli osservatori.</p>
<p style="text-align: justify;">L’avvicendamento negli scavi suona come una esautorazione dei Sardi da parte dello stato italiano e scatena sentimenti di astio etnico, di rivendicazioni generali di tipo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece le polemiche in questo caso sono mal indirizzate e fondate su un equivoco. Forse non è chiaro, ma il nostro patrimonio culturale, e in particolare quello archeologico, appartiene allo stato italiano, non alla Regione sarda.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo come in altri casi non esiste alcun “popolo sardo” portatore di una sua propria soggettività e dunque di una propria legittima volontà, di propri diritti e di proprie responsabilità. E le stesse università sarde sono università statali, non certo l’avanguardia culturale di un popolo che rivendica competenze e responsabilità sulla propria storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerebbe aprire un dibattito serio su questi aspetti, prima di lanciare campagne rivendicative senza capo né coda.</p>
<p style="text-align: justify;">Si approfitta dunque di questa evenienza (per altro risaputa da molte settimane) per irrobustire se possibile una nuova mitologia. La quale parte dal presupposto che la nostra preistoria e protostoria siano le uniche vere matrici della “sardità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si assume insomma quel periodo lontano come quello più qualificante per la nostra stessa identificazione, anzi a tal proposito si utilizza diffusamente e con forza il termine “identità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi pare che questo discorso sia molto debole dal punto di vista del metodo e degli stessi contenuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ipotizzare che esista davvero una identità collettiva fissa e che questa sia fondata su fatti e elementi culturali di tremila anni fa è una forzatura evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">I Sardi di oggi saranno anche discendenti dei nuragici o dei committenti delle statue di Monti Prama, ma sono anche discendenti dei Sardi delle epoche successive.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra storia non si è fermata all’Età del ferro, né all’epoca di Amsicora, né a quella di Opsitone e non si è fermata nemmeno nel 1409 o nel 1796.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi contemporanei siamo figli di tutta la nostra storia e della storia della parte del mondo in cui la Sardegna è situata. E la nostra identità è dinamica, mutevole, aperta. È sempre stata così.</p>
<p style="text-align: justify;">Voler fissare un canone identitario di riferimento è un’operazione ideologica e va riconosciuta come tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo già pagando le conseguenze del nostro mito identitario dominante. Una sua riverniciatura in funzione conservatrice, con tanto di riesumazione della “costante resistenziale”, o cose del genere, non serve di certo a migliorare la nostra condizione storica attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché è questo che alla fin fine si intravvede in tutte le polemiche e le recriminazioni identitarie a proposito dei Giganti e dell’epoca nuragica: operazioni politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerebbe chiedersi a che pro. La sfida sembra essere tra chi vorrebbe costruire un nuovo mito dal sapore anche vagamente esoterico intorno alla civiltà nuragica e chi vorrebbe invece mantenere la conoscenza storica appannaggio di una ristretta elite, possibilmente senza scardinare carriere consolidate nel <em>cursus honorum</em> accademico italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma niente ci obbliga a morire schiacciati tra queste due forme di conservazione. Non c’è niente di edificante, in tutto questo, e nemmeno di lontanamente emancipativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro passato deve essere conosciuto e divulgato, deve far parte del nostro bagaglio di conoscenze, deve servirci come termine di paragone e anche come fonte di comprensione per il nostro presente. Non se ne può fare una bandiera politica di parte né la fonte di legittimazione di ambizioni personali o di interessi costituiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna diffidare di ricostruzioni mitologiche che sembrano fatte apposta per nascondere progetti  interessati circa il nostro presente e il nostro futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">I miti tecnicizzati questo fanno: mascherano ideologicamente interessi, rapporti di forza, ricerca del potere. Sono dispositivi estremamente pericolosi e vanno smascherati e denunciati, perché, per affascinanti che possano sembrare, non ne viene mai niente di buono.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='La mitopoiesi come arma di distrazione di massa e come strumento di egemonia culturale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/10/13/la-mitopoiesi-come-arma-di-distrazione-di-massa-e-come-strumento-di-egemonia-culturale/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='La mitopoiesi come arma di distrazione di massa e come strumento di egemonia culturale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/10/13/la-mitopoiesi-come-arma-di-distrazione-di-massa-e-come-strumento-di-egemonia-culturale/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2014/10/13/la-mitopoiesi-come-arma-di-distrazione-di-massa-e-come-strumento-di-egemonia-culturale/">La mitopoiesi come arma di distrazione di massa e come strumento di egemonia culturale</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Non è mai troppo tardi per scoprire l’acqua calda</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2012/03/19/non-e-mai-troppo-tardi-per-scoprire-lacqua-calda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 09:38:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[cultura sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella legge finanziaria che il consiglio regionale ha licenziato pochi giorni fa, tra le tante mancanze, una dovrebbe saltare agli occhi, se non fosse così poco significativa per i più. Ancora una volta si sacrifica il settore culturale. Lasciamo perdere gli spiccioli racattati all’ultimo per evitare la chiusura delle biblioteche (tra cui mi piace ricordare...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Non è mai troppo tardi per scoprire l’acqua calda' data-link='https://sardegnamondo.eu/2012/03/19/non-e-mai-troppo-tardi-per-scoprire-lacqua-calda/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Nella legge finanziaria che il consiglio regionale ha licenziato pochi giorni fa, tra le tante mancanze, una dovrebbe saltare agli occhi, se non fosse così poco significativa per i più. Ancora una volta si sacrifica il settore culturale. Lasciamo perdere gli spiccioli racattati all’ultimo per evitare la chiusura delle biblioteche (tra cui mi piace ricordare la biblioteca S. Satta di Nuoro). Si è trattato di evitare sul filo di lana una tristissima figura che si sarebbe ritorta contro la giunta Cappellacci e l’intero consiglio regionale, già messi male quanto a popolarità.<span id="more-213"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In generale invece ancora una volta si denota una totale assenza di sensibilità e di consapevolezza verso una questione che sta assumendo i contorni della truffa, più che della stupidità politica.</p>
<p style="text-align: justify;">In tante circostanze, alla conclusione di discorsi storici o politici, con interlocutori diversi, sorge sempre ad un certo punto la fatidica domanda sulle reali possibilità che la Sardegna non sia condannata a un destino di povertà, marginalità e spopolamento. Il dubbio che attanaglia tanti di noi riguarda la consistenza effettiva delle nostre risorse economiche, oltre che sociali e politiche.<span id="more-1763"></span> A pochi però viene in mente di considerare tra le nostre risorse, anche in termini economici, il nostro patrimonio culturale, inteso nel senso più largo possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Non dipende solo dall’aver interiorizzato il concetto così bene espresso da un ex ministro italiano secondo cui la cultura non si mangia. In noi c’è un fattore aggravante: la profonda e radicale ignoranza di quanto possediamo e del suo valore.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio oggi <a href="http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=191823&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >sulla Nuova</a> si parla dello scarsissimo apporto alla ricchezza collettiva dato dal settore culturale in Sardegna. Se ne parla in termini critici, adombrando i motivi strutturali di tale carenza. Un dato che colpisce è quello relativo ai monumenti. Pare che il sito più visitato sia il compendio garibaldino di Caprera. In altre parole, il luogo di maggiore attrazione culturale in Sardegna è una sorta di non-luogo, in nulla appartenente all’Isola, alla sua storia, alla sua stratificazione culturale millenaria. C’è di che farsi molte domande.</p>
<p style="text-align: justify;">È inutile stare a trastullarsi con i soliti luoghi comuni a proposito della nosta atavica inerzia, della nostra imbecillità congenita, della nostra disunione. Il problema è eminentemente politico e a livello politico va affrontato. Il che significa mettere la “vertenza” culturale sarda in cima alle priorità. Ossia fare esattamente l’opposto di quel che si sta facendo.</p>
<p style="text-align: justify;">La classe dominante sarda, a parte ricorrere ai travestimenti etnici, giusto per cavalcare la moda del momento, non ha nessun interesse reale alla questione. Non lo ha per ignoranza assoluta e non lo ha per l’istinto di conservazione che consente a tanti mediocri di dettare legge nella nostra terra. Dare spazio al nostro patrimonio culturale, storico, archeologico, linguistico, artistico, musicale, ecc. potrebbe generare delle aspettative, smuovere delle intelligenze che si preferisce rimangano sopite. Lo disse molto lucidamente un sottosegretario (o cos’altro era) del ministero dei beni culturali italiano, qualche tempo fa, a proposito dei Giganti di Mont’e Prama: i sardi non devono sapere cosa possiedono, altrimenti potrebbero montarsi la testa. Con esiti politici incontrollabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo parlo di truffa. Non è affatto una questione campanilistica (come troppo spesso diventa nelle chiacchiere politiche e sui mass media), e nemmeno il tentativo di autoesaltarsi in risposta alla depressione diffusa e generalizzata. È invece un crimine deliberato, voluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Immaginiamo di essere una terra bella e dotata di varie attrattive naturali (al netto delle schifezze militari e industriali), con un patrimonio archeologico unico al mondo, una produzione culturale di dimensioni e di qualità internazionale, una produzione agroalimentare propria. Non è difficile, perché tutto questo lo abbiamo già. Allora immaginiamo anche per un attimo di avere infrastrutture funzionali, servizi di accoglienza adeguati, di avere università e centri di ricerca aperti agli studosi di tutto il mondo. Immaginiamo infine di mettere tutto ciò in rete e di presentarci con tutto questo patrimonio ai visitatori di ogni angolo dell’orbe terracqueo. Lasciamo perdere che oggi come oggi tutto ciò manca. L’idea è: ci consentirebbe tutto ciò di produrre economia, nonché sviluppo culturale e civile a lungo termine?</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda è retorica. La risposta è ovviamente affermativa. Se diamo un’occhiata alla questione così impostata salta subito allo sguardo il fatto che non è tanto la base materiale a mancarci, ma la pianificazione e la volontà politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto bisognerebbe finalmente capire che ciò che possediamo di più nostro non ci isola dal resto del mondo ma anzi ci spalanca le porte dappertutto e a tutti i livelli. Di questi giorni è la notizia che il governo italiano non ha affatto ratificato la Carta europea delle minoranze linguistiche, come con la solita faciloneria i nostri mass media avevano detto. Be’, molti in Sardegna ne hanno gioito: già avevano il terrore di vedere il sardo e le altre lingue della Sardegna entrare nelle scuole e nelle università dalla porta principale, per giunta col crisma dell’UE ad accompagnarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure è dimostrato che il plurilinguismo è una risorsa gigantesca, sia in termini di ricchezza culturale, sia in termini di possibilità didattiche e di crescita delle intelligenze, sia in termini economici. La peculiarità e la riconoscibilità sono un tratto che aggiunge valore a qualsiasi produzione materiale e immateriale e ne aumenta il tornaconto economico. Per noi invece avere più lingue sembra una zavorra insostenibile, da mollare al più presto. Tra l’altro in favore di un monolinguismo idiota, totalmente autoreferenziale e fondato sul linguaggio televisivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamo alla nostra archeologia. Mi chiedo perché un viaggiatore preferisca andare a vedere la casa dell’esilio di Garibaldi piuttosto che una delle nostre aree archeologiche o uno dei nostri musei. Ma anche questa è una domanda retorica. Le nostre aree archeologiche sono pressoché abbandonate, poco segnalate, anche dove siano gestite spesso sono gestite al ribasso, con criteri demenziali. E non esiste alcun piano generale di gestione e fruizione del nostro patrimonio storico. I sardi sono i primi a ignorarne la grandezza e la bellezza, salvo rimanere incantati a bocca aperta quando il furbacchione di turno scrive un libro sull’origine aliena dei nuraghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo idea di cosa sia stata la civiltà giudicale. Non sappiamo neanche che in Sardegna esistono decine di castelli, chiese, villaggi risalenti a quell’epoca così viva e originale. Sembra che da noi sia tutto o pisano o aragonese.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vorrei nemmeno aprire la questione dei musei sardi. Si sta ancora litigando sulla futura collocazione dei Giganti di Mont’e Prama, che oramai hanno avuto la meglio con la loro poderosa forza figurativa sulle necessità di sopire e celare che li ha tenuti per decenni fuori dallo sguardo indiscreto del mondo. Sicuramente – visti i chiari di luna – riusciremo a farne l’uso peggiore possibile. Immagino solo cosa ne sarebbe stato se un ritrovamento del genere fosse avvenuto in un posto che non fosse la Sardegna (e non ci fosse lo zampino decisivo dello stato italiano). Non ci vuole molto a immaginarselo, basta pensare a cosa abbiano fatto in Sud Tirolo, a Bolzano, con la “mummia del Similaun”, il vecchio Oetsi (con cui siamo pure parenti, vedi il caso alle volte…).</p>
<p style="text-align: justify;">Potremmo andare avanti così molto a lungo, toccando tutti gli ambiti della nostra cultura (arte, musica, letteratura, teatro, grafica) ma la sostanza non cambierebbe. Non abbiamo una prospettiva nostra, su tutto questo, né la politica sembra interessata a farne un potente volano di crescita civile e di benessere economico. La politica, i sindacati e i mass media continuano a propinarci un modello economico morto: industria mortifera, cementificazione delle coste, turismo stagionale in mano a società e capitali esterni, agricoltura assoggettata ai clientelismi e ai contributi a vanvera.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure non è la potenzialità concreta per cambiare modello che ci manca, né sono le risorse. Questo è importante capirlo. Sono la consapevolezza diffusa di quanto siamo ricchi e la conseguente volontà politica di mettere a frutto questa condizione privilegiata a latitare dolosamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensiamoci, quando sentiamo uno o l’altro dei nostri rappresentanti – a Cagliari come a Roma – dichiarare che siamo poveri, sfortunati e bisognosi dell’aiuto del governo italiano. Pensiamoci quando alla richiesta di fare qualcosa risponderanno “non possiamo farci nulla”. E riflettiamo anche sulla necessità di far partire dal basso – come sta già succedendo – iniziative virtuose che colleghino e mettano a frutto l’enorme e variegata risorsa del nostro patrimonio culturale. Lì c’è il nostro petrolio, il nostro oro, la nostra industria più importante. E c’è anche il nostro futuro possibile di popolo libero.</p>
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