Spesso in occasione di discussioni sulla situazione della Sardegna si finisce per sentire sentenze rassegnate su pretese carenze congenite dei sardi, tali che non sia possibile venire a capo di nulla. “Purtroppo i sardi sono così”, si sente rispondere. O anche: “Bisogna cambiare la mentalità dei sardi”.

Chi siano questi sardi non è chiaro, dato che spesso sono sarde le medesime persone che pronunciano tali sentenze. E’ come se la natura dei problemi, con qualche sforzo, sia alla portata del comprendonio dei più, ma manchi totalmente una volontà di adoperarsi per risolverli. Il lavorio deresponsabilizzante messo in atto nei decenni per convincerci della nostra atavica inadeguatezza ha prodotto questi guasti. Da notare che quando ci si appella alla mentalità sbagliata dei sardi, per giustificare la nostra inerzia collettiva, non si intende certo questa mentalità. Ossia, secondo tale pregiudizio, non è sbagliato considerarsi inetti per natura, bensì pretendere di cambiare le cose con i sardi e da sardi.

Dunque rimaniamo rassegnati in balia delle operazioni di disinformazione da cui siamo costantemente bombardati, senza riuscire ad opporre la benché minima forma di resistenza critica. I mass media nostrani possono indulgere nelle peggiori pratiche manipolatorie con la certezza assoluta di trovare un vasto pubblico pronto ad accoglierle.

Prendiamo la indecorosa e politicamente rivoltante campagna del gruppo L’Unione Sarda-Videolina sulle presunte “ville” cedute ad alcune famiglie Rom a spese del comune di Cagliari. Una notizia quasi completamente falsa sparata ad alzo zero sulle menti accaldate dei sardi, senza troppi sotterfugi per disimularne la natura razzista. Una operazione a dir poco vergognosa che meriterebbe le più severe censure, a vari livelli, se la Sardegna non fosse una provincia deprivata e depravata di una entità giuridica e civile tra le meno dignitose del pianeta.

Su un altro fronte è notevole l’ennesima scempiaggine a proposito della crisi del turismo sardo. Sempre sull’Unione (quella di oggi, 14 agosto) appare la notizia che attribuisce nientemeno che all’eccesso di severità nei controlli fiscali il declino turistico dell’Isola. Una panzana che non ha bisogna di alcun commento, per chi non abbia portato il cervello all’ammasso, eppure bassamente efficace sull’immaginario dei tanti sardi alla perenne ricerca di alibi. Che l’incuria, la mediocrità dei servizi offerti, l’assurda dipendenza da trasporti al limite del taglieggio e in generale lo scarso amore per la nostra terra e noi stessi siano alla base della crisi di un settore sempre sopravvalutato e ormai al collasso viene semplicemente rimosso.

Opporsi a tali pratiche manipolatorie, di cui gli esempi su riportati sono solo un microscopico campione, appare spesso una fatica di Sisifo. Fare in modo che a un problema qualsiasi, di quelli che ci affliggono da sempre, un sardo o una sarda rispondano spontaneamente: “è vero, le cose stanno così e io ho intenzione di impegnarmi per cambiarle” deve essere un obiettivo di tutti coloro che tale consapevolezza l’hanno già raggiunta. Senza attardarci in troppe elucubrazioni o in scaricabarile di comodo.

Sisifo deve vincere, o perderemo tutti.

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Omar Onnis

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