La necessità di accondiscendere alla folle politica dei tagli del governo italiano sta conducendo ad una manovra sul bilancio regionale che si preannuncia drastica e contemporaneamente del tutto inutile. Basterebbe in realtà che la giunta regionale si facesse valere per ottenere i 400 milioni di euro in meno ricevuti dallo stato. Denaro dei sardi, dovuto alle casse regionali e bellamente trattenuto, del tutto illegalmente, dal governo italiano.
A completamento del quadro, ecco il rapporto del CRENOS sullo stato dei traspoprti in Sardegna. Rapporto da cui si evince la palese, benché non dichiarata, dismissione da parte dello stato italiano delle infrastrutture stradali e ferroviarie sarde. Al che si aggiunge la finta privatizzazione della Tirrenia, che sarà controllata non più dal governo italico, ma da quello regionale siciliano. Per i sardi, un grande progresso!
L’altro giorno i gazzettini sardi annunciavano con scalpore degno di miglior causa che Cagliari era risultata la città più calda d’Italia. Tale notizia non compariva in nessun notiziario italiano, nemmeno laddove si dedicava spazio al fenomeno sorprendente e inopinato della calura estiva.
Il che dovrebbe fornirci quanto meno un suggerimento. La Sardegna non è in Italia. Non lo è geograficamente. Questo dato viene solitamente ignorato, quando si trattano le questioni sarde, come se fosse indifferente. Invece è uno degli elementi decisivi di qualsiasi prospettiva politica seria, in Sardegna.
Se l’indice infrastrutturale dell’Isola è ridicolmente basso, anche rispetto al Meridione d’Italia, non è per la malignità dei governi italiani, ma per la semplice circostanza che la politica italiana – buona o cattiva che sia – deve fare gli interessi dell’Italia. Investire gli scarsi fondi statali in infrastrutture che non avranno alcun impatto sulla vita di sessanta milioni di italiani, meno 1 milione e seicentomila sardi, sarebbe una sciocchezza assurda. Tra le tante che i governi italiani hanno commesso e commettono, questa spiccherebbe per insensatezza. Di conseguenza, dato che il peso politico dei sardi, come abitanti di una regione marginale e lontana, è pari a zero, si guardano bene dal commetterla.
Spiace notare, però, che l’indole dei commenti giornalistici e anche di qualche esperto del settore non si spostano di un millimetro dal mero rivendicazionismo o dalla semplice lagna. Esercizio retorico diventato, oltre che perfettamente inutile sul piano pragmatico, decisamente stucchevole.
Nessuno curerà i nostri interessi collettivi se non saremo noi a farlo. E non ci riusciremo mai nel quadro politico e istituzionale di uno stato altro, più vasto, lontano e portatore di interessi del tutto diversi, quando non contrastanti, rispetto ai nostri.
Una fortuita scoperta, nei pressi della località Buchiarta e della Codula di Ilune (Dorgali), rivela…
L'ultimo numero della collana The Passenger della casa editrice Iperborea è dedicato alla Sardegna. Uno…
Si dice spesso che nell'ambito culturale italiano c'è più gente che scrive che gente che…
Le parti di opinione pubblica e di elettorato più critiche verso "l'ordine presente delle cose"…
Come ogni anno, la fine di aprile ci presenta un momento di necessaria riflessione, tra…
In alcuni ambienti della storiografia e dell'archeologia, in Sardegna, si stigmatizza spesso la proliferazione di…