Un atteggiamento equivoco si manifesta sempre più spesso e più apertamente tra noi sardi, italiani “speciali”. Constatata la condizione di decadenza e di prevedibile fallimento sociale, economico e finanziario (oltre che morale, ma di questo chi si interessa realmente?) dell’Italia, molti di noi vanno asserendo la necessità di sganciarci dalle sue sorti terribili e regressive per tentare la fortuna nel vasto mondo con le nostre forze.
Una sorta di separatismo utilitaristico e contingente, insomma.
Siccome è facile mischiare le carte e vendere fischi per fiaschi, dico chiaramente che è un atteggiamento da cui sento il dovere di prendere le distanze. Che la Sardegna debba rendersi indipendente dall’Italia l’ho detto e argomentato in diverse circostanze. Di questo fa fede, tra l’altro, la mia militanza politica. Tuttavia, questo non ha a che fare né con un’ostilità ideologica o nazionalista verso l’Italia o gli italiani, né con calcoli di mera convenienza immediata.
L’incompatibilità degli interessi italiani con quelli sardi è una questione di natura strutturale, storicamente stratificata e ampiamente dimostrabile. Non dipende dall’inefficenza attuale dello stato italiano. Il quale ha certo le sue magagne strutturali con cui fare i conti. Ma niente ci garantisce che la sua degenerazione ulteriore sarebbe per noi auspicabile.
D’altro canto, come contraltare, fa abbastanza sorridere l’appello che alcune forze sardiste e genericamente autonomiste stanno lanciando a favore della Costituzione italiana. Appello che si accompagna (con quale coerenza, lo lascio valutare a chi legge) a proclami un po’ ambigui di indipendentismo più o meno esplicito.
La Costituzione italiana è una bellissima carta fondamentale. Ne salverei una larga parte, che reputo ancora valida anche in prospettiva futura. Alcuni valori ivi richiamati e promossi sono un patrimonio di civiltà cui non mi sentirei di rinunciare a cuor leggero e per i quali vale sempre la pena di battersi.
Ma la Costituzione in sé, come legge fondamentale (Kelsen) di un ordinamento giuridico, non può essere difesa legittimamente e in maniera credibile da chi a quello stesso ordinamento giuridico vuole sottrarsi. Mi pare una osservazione lapalissiana.
Come si vede, regna molta confusione sotto i cieli della politica sarda. Anche chi si prende la briga di proporre un minimo di elaborazione teorica lo fa per lo più senza mettere in discussione stereotipi acquisiti e ormai metabolizzati, ricadendo facilmente in discorsi auto-contraddittori o auto-castranti. L’imminenza delle elezioni amministrative non lascia sperare in segnali di resipiscenza nei prossimi mesi.
Restate collegati, perché ci sarà di che discutere. E forse di che divertirsi.
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