Il presidente della repubblica italiana, l’ex comunista “migliorista” (ossia sensibile alle sirene craxiane) Giorgio Napolitano, ha sentito il dovere di perorare la causa dell’unificazione politica dell’Italia. Giustamente, si dirà: se non lo fa lui…
D’accordo. Rimane la strana sensazione data da un ex-comunista (sono tutti ex, ormai, anzi, “mai stati”) che sembra non aver nemmeno mai intravisto qualche pagina, che so, di Gramsci, sull’annosa questione. Bah…
Da sottolineare, per l’ennesima volta, come l’argomentazione principale degli entusiasti dell’unificazione risieda nell’apodittica rievocazione della comunanza di cultura e di lingua, da cui necessariemente sarebbe scaturita la nascita di uno stato unitario italico. Cosa mai abbiamo noi sardi a che fare con tutto ciò, è un bel mistero. Perché nessuno si prende la briga di svelarcelo?
A meno che in realtà non ci sia alcun mistero e semplicemente non si stia parlando di noi. Ma chi glielo va a spiegare ai sardi che si sentono italiani, e per di più speciali, già pronti a darsi ai più gioiosi festeggiamenti per la lieta ricorrenza?
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