Categorie: letteraturasardegna

Recensione: M. CARLOTTO – MAMA SABOT, Perdas de Fogu, Roma, e/o, 2008

Ennesima fatica narrativa dello scrittore veneto trapiantato a Cagliari, in compagnia di un collettivo letterario nuovo di zecca.

Romanzo-inchiesta, dai connotati noir, centrato sull’attualità. Temi scottanti (in molti sensi), per lo più scansati dai mass media, eppure di certo non di poco conto. Esercitazioni militari, esperimenti di ogni tipo, inquinamento e devastazione di vaste aree della Sardegna. Il tutto nell’interesse nazionale (dell’Italia, ovviamente, o di chi per essa) e internazionale (società anonime produttrici di armi, aziende chimiche e farmaceutiche, governi stranieri o parti di essi, grandi speculatori a livello planetario).

Spioni e spiati, ex tutori dell’ordine e tutori dell’ordine in servizio attivo che si scambiano ruoli, favori e dispetti. Potenti uomini d’affari che tramano in combutta o in concorrenza con altrettanto potenti uomini politici (sempre che si riesca a instaurare una qualche differenza tra le due categorie), con una vasta ed eterogenea manovalanza al proprio servizio. Pesci piccoli, medi e grandi che nuotano a loro agio nel mare della corruzione “di sistema” e dell’intrigo più intricato. Dove si mescolano, si sovrappongono e finiscono per generare mostri interessi economici, strategici e politici. Il tutto a spese della collettività e di beni indisponibili (ambiente, salute, ecc.) che risultano invece disponibilissimi.

Il limite più evidente del libro è la sua mediocre qualità letteraria. La mano di Carlotto si intuisce a sprazzi, non sempre ispiratissimi. L’apporto dei volenterosi membri del collettivo Mama Sabot non produce effetti moltiplicativi, ma solo qualche caduta di tono, a volte anche ingenua, che il lavoro di editing (presumibilmente affrettato) non riesce a colmare. Un plot arruffato e alcuni personaggi mal delineati contribuiscono a lasciare la narrazione su un tono medio, a volte scadente, con rari momenti felici.

Rimane il sapore amaro di tante verità nascoste o seminascoste ma che si conoscono (o si intuiscono) abbastanza bene. Specie riguardo alla condizione strumentale e passiva della Sardegna, nei giochi di strategia politica, economica e militare (tre manifestazioni dello stesso grumo di interessi concreti) dei nostri tempi, e alla sudditanza da proconsoli coloniali di molta parte della sua classe dirigente presente e passata.

Un instant book in qualche modo necessario e disvelatore, più che un bel romanzo. Nondimeno, da leggere e meditare.

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Omar Onnis

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