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	<title>zona franca Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Zona franca, ancora tu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jan 2018 14:52:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si avvicinano le elezioni (politiche e regionali) e come per magia ecco ricomparire sulla scena lo spettro della Zona franca. Vorrei incontrare il genio che ha concepito e diffuso questo diversivo politico. Vorrei conoscerlo e stringergli la mano per uno dei capolavori più clamorosi nell&#8217;arte della distrazione di massa. Chapeau! Detto ciò, non credo che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Zona franca, ancora tu' data-link='https://sardegnamondo.eu/2018/01/04/zona-franca-ancora-tu/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter " src="https://www.sardinianews.it/wp-content/uploads/2013/07/tax-free-zona-franca.jpg" width="569" height="426" /></p>
<p>Si avvicinano le elezioni (politiche e regionali) e come per magia ecco ricomparire sulla scena lo spettro della Zona franca.<span id="more-2755"></span></p>
<p>Vorrei incontrare il genio che ha concepito e diffuso questo diversivo politico. Vorrei conoscerlo e stringergli la mano per uno dei capolavori più clamorosi nell&#8217;arte della distrazione di massa. Chapeau!</p>
<p>Detto ciò, non credo che otterrà altro risultato che rallentare e ingarbugliare un po&#8217; di più il già difficile percorso dell&#8217;autodeterminazione in Sardegna. Alla fine, per paradossale che possa sembrare, potrebbe persino tornare utile, in realtà.</p>
<p>Ciò non significa che si debba rinunciare a fare chiarezza su questa faccenda. Ma non chiarezza ideologica, propagandistica, faziosa. Parlo di chiarezza giuridica e politica.</p>
<p>Da anni si leggono le cose più disparate, sul tema.</p>
<p>Si presenta la Zona Franca come la panacea di ogni male e come il solo orizzonte politico emancipativo a cui possiamo appellarci; si sventola il famoso <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/98075dl.htm">decreto legislativo n. 75 del 1998</a> come &#8220;arma fine di mondo&#8221;; si afferma che basta un semplice moto di volontà della Regione o addirittura dei sindaci per estendere tali (presunte) previsioni all&#8217;intero territorio sardo; si interviene sui mass media con dichiarazioni apodittiche e spesso apocalittiche; si inscenano gazzarre sui social.</p>
<p>Da tutto questo teatro prendo volentieri le distanze. Si tratta appunto della &#8220;distrazione di massa&#8221; perseguita (e ottenuta) dal genio (o dai geni) di cui sopra.</p>
<p>Ma che ci siano questioni fiscali problematiche da affrontare, in Sardegna, è vero.</p>
<p>Che troppe famiglie, troppi lavoratori, troppe iniziative economiche siano ostaggio di una legislazione spietata coi deboli e fin troppo accondiscendente coi forti è un&#8217;evidenza storica che non mi dilungo a dimostrare.</p>
<p>Che la Sardegna abbia estrema necessità di un sistema fiscale suo, improntato a una severa progressività, ma giusto, democratico e proporzionato rispetto alle sue risorse produttive, alla sua articolazione sociale, alla sua demografia, alla sua geografia, è altrettanto evidente.</p>
<p>Niente di tutto ciò ci sarà regalato da nessuno, sia chiaro. Non dallo Stato italiano, non dall&#8217;Unione Europea, non dai vari portavoce dei partiti dominanti che nei prossimi mesi si accalcheranno al capezzale dell&#8217;isola con promesse retoriche e roboanti.</p>
<p>Né ci sarà garantito dalla ipotetica &#8211; per non dire utopistica &#8211; realizzazione della Zona Franca. Che sarebbe a sua volta una concessione <a href="https://dizionario.internazionale.it/parola/ottriato">ottriata</a>, gentilmente concessa dall&#8217;alto e dall&#8217;esterno, e vincolata a scelte del tutto sottratte al nostro controllo e in ogni caso estranee ai nostri interessi generali.</p>
<p>Consiglierei dunque, da cittadino ad altri cittadini, di abbandonare illusioni e sogni generati da suggestioni malevole e da una propaganda come minimo maldestra. Concentriamoci su quel che si può fare, qui e ora, con i mezzi a disposizione. Ricorriamo alle risorse e alle possibilità pratiche esistenti, a cominciare da quelle politiche ed elettorali.</p>
<p>Il riscatto economico e sociale a cui aspiriamo, insieme a quello politico e morale, dovremo costruircelo da noi, con le nostre forze, insieme, contro le strutture e gli agglomerati di potere che si giovano della nostra subalternità e della nostra passività. Senza scorciatoie, senza pigrizie, senza egoismi e corporativismi.</p>
<p>O così, o sarà peggio per noi. E a nessun altro importerà.<br />
___________________________</p>
<p>Le fonti per comprendere la natura e i limiti giuridici della cosiddetta Zona Franca sono le seguenti; confido che funzionari regionali (a cominciare dall&#8217;Ufficio legale della RAS), docenti di materie giuridiche, avvocati, amministratori locali, giornalisti e organizzazioni politiche le abbiano lette e adeguatamente studiate, onde dare risposte chiare ed esaustive ai cittadini:</p>
<p>&#8211; <a href="/www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/98075dl.htm)">Decreto legislativo n.75 del 1998</a></p>
<p>&#8211; <a href="http://media.directio.it/portal/norme/19921012_RegolamentoCEE_n.2913.pdf">Regolamento (CEE) N. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario (GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1)</a></p>
<p>&#8211; <a href="http://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/164/eu14_01_006.html">Regolamento (CEE) n. 2454/93, 2 luglio 1993, della Commissione, che fissa talune disposizioni d&#8217;applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio </a></p>
<p>&#8211; <a href="http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_5_20150114110812.pdf">Statuto della Regione Autonoma Sardegna</a></p>
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		<title>Per una pedagogia della complessità</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2014/03/23/per-pedagogia-complessita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2014 08:39:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[complessità]]></category>
		<category><![CDATA[pedagogia della complessità]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fase storica che stiamo vivendo ci espone a un grado di complessità che non siamo in grado di governare né di comprendere tramite i criteri interpretativi consolidati. A un modello economico generale ancora basato sul capitale corrisponde una rete di relazioni produttive, sociali, culturali e affettive liquefatta e multidimensionale, non ancorata a strutture stabili...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Per una pedagogia della complessità' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/03/23/per-pedagogia-complessita/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://farm7.static.flickr.com/6033/5904286679_d40a2013a8.jpg" alt="" width="450" height="357" /></p>
<p style="text-align: justify;">La fase storica che stiamo vivendo ci espone a un grado di complessità che non siamo in grado di governare né di comprendere tramite i criteri interpretativi consolidati. A un modello economico generale ancora basato sul capitale corrisponde una rete di relazioni produttive, sociali, culturali e affettive liquefatta e multidimensionale, non ancorata a strutture stabili né proiettata chiaramente verso un sistema diverso e definito, per di più resa ancora più complicata dal sovradosaggio di informazioni e di immagini da cui siamo costantemente bombardati. <span id="more-148"></span>La nostra specie ha invece bisogno di schemi interpretativi e modelli di relazione quanto meno comprensibili, per riuscire a dare senso alla propria esistenza materiale, anche quando questo senso sia conflittuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, tra difficoltà concrete e spaesamento cognitivo, ci troviamo ad annaspare, cercando appiglio in ciò che sappiamo o in ciò che ci sembra di sapere, con la tentazione di chiuderci in noi stessi, nelle nostre certezze minime e basilari, semplificando all’inverosimile la varietà del mondo e i fenomeni nuovi. Tanto più questa deriva è drammatica quanto più insiste su un contesto di suo fragile e destabilizzato come quello sardo. Non aver ereditato dei punti di riferimento solidi, almeno come termine di paragone spendibile, costringe a una vita di improvvisazione, di credulità e di randagismo teorico, senza nemmeno disporre di un armamentario concettuale e critico sufficientemente articolato o in qualche modo collegato al proprio contesto fisico e relazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente di strano che da noi imperversino a tutti i livelli venditori di fumo, spacciatori di illusioni, fanfaroni truffaldini, mestieranti, cercatori di occasioni, avventurieri di ogni risma. Nel disorientamento generalizzato, ogni punto apparentemente fermo sembra una stella polare, anche quando esiste il fondato sospetto che conduca al baratro. <span id="more-2997"></span>Così è facile che si formino grumi di consenso intorno a idee e aspettative che non reggerebbero a un’analisi razionale, ma che la povertà di strumenti a disposizione e l’ansia di ancoraggi sicuri fa apparire come certezze a cui affidarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo vediamo ad esempio in occasione delle tornate elettorali. Nel 2009 un improbabilissimo personaggio come Cappellacci riuscì a convincere una larga fetta dell’elettorato sardo di avere qualcosa di buono da offrire. Un abbaglio non da poco. Ma anche la precedente avventura politica di Soru aveva assunto i connotati dell’aspettativa messianica, della fede nel leader illuminato. Dinamiche di natura escatologica, più che politica, fondate su una inconsapevolezza storica diffusa e profonda, sulla pressoché totale mancanza di coscienza di sé nel mondo da parte di moltissimi sardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla delusione suscitata da questi due modelli di affidamento fideistico è derivata ultimamente la disgregazione sociale e politica a cui stiamo assistendo. Nell’incertezza generale, ogni categoria fa gioco a sé, ogni nucleo di interesse cerca di forzare le cose a proprio favore (spesso finendo nelle grinfie di interessi ben più grandi e famelici). Alla lotta politica declinata secondo categorie ideali di tipo generale, alla contrapposizione sociale secondo gli schemi novecenteschi, si è sostituita una forma di rivendicazionismo settoriale, egoista e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Poujadismo" target="_blank">poujadista</a>, non alieno da sentimenti reazionari.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa deriva è stata assecondata, anziché essere contrastata, dai partiti maggiori, quelli di matrice italiana, che rispondono ad un assetto di potere dipendente e subalterno, ma anche dalle formazioni sindacali, dalle rappresentanze di categoria e persino da una buona fetta dell’ambito politico indipendentista. Improvvisamente lo scenario è stato occupato non da problemi strutturali e generali, dal dibattito strategico, ma dalla pura e semplice adesione tattica a situazioni estemporanee (i problemi degli agricoltori esecutati, le richieste dei padroncini sopraffatti dal fisco, la protesta dei pastori, le vertenze di operai e minatori, ecc.). Chi non si faccia carico per intero delle pretese di questa o quella categoria è automaticamente un nemico. Spesso molto più di quanto lo sia – agli occhi degli ineressati – la reale controparte sociale. In questo momento, a conferma di questa dinamica, la fissazione collettiva che domina la scena è quella sulla Zona Franca, vero feticcio retorico e politico, ostentato come baluardo degli interessi fondamentali dei sardi e propagandato secondo modalità degne dei più consumati predicatori millenaristi.</p>
<p style="text-align: justify;">In un contesto simile, fare esercizio di pensiero complesso e cercare di pronunciare parole di verità (la verità relativa e contingente a cui possiamo attingere nella nostra dimensione concreta, beninteso) risulta dunque difficile e in certi casi persino pericoloso. Eppure non ce ne possiamo esimere. Nell’impazzimento generale, è il savio a sembrare folle. Eppure questo non cambia le cose: i pazzi sono pazzi e i savi sono savi. La ragione e il torto non mutano solo perché la maggioranza ha torto.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre una pedagogia della complessità che sia profondamente rispettosa delle difficoltà materiali e culturali di tanti, troppi cittadini, che non si ponga su un piano di superiorità, fuori dal conflitto, in una condizione di purezza autoreferenziale. Non esistono spazi incontaminati, piani paralleli e incomunicanti. Tutti siamo connessi gli uni agli altri e tutti insieme col mondo in cui esistiamo. A partire dalle comunità minime cui apparteniamo, al fascio di relazioni più strette in cui si articola la nostra vita. È là in mezzo che deve essere esercitata la pedagogia della complessità, innanzi tutto con l’esempio e poi naturalmente con la condivisione generosa del sapere, della consapevolezza. Non siamo padroni delle nostre idee e non possiamo pensare che ci basti salvare noi stessi, individualmente. Questa è una pretesa antievolutiva, prima ancora che antistorica.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente questo approccio non elimina il conflitto. Non lo elimina nemmeno retoricamente. Anzi, se ne nutre. Ignorare l’attrito tra gli elementi del sistema non ne elimina gli effetti. Quel che serve però è una visione ampia, su un livello superiore rispetto alla conflittualità intrinseca di ogni collettività umana. Cancellare ogni “noi” contrapposto artificiosamente a ogni “loro” strumentalmente evocato non significa dimenticare che siamo tutti un “noi” e un “loro” per qualcuno e che non esiste storicamente una condizione di pace generalizzata in cui gli opposti si annullino e le differenze scompaiano. Nondimeno, tenuto conto di questa intrinseca eterogeneità dialettica, va assunto come compito politico fondamentale il far prevalere uno sguardo ecumenico, in cui dal conflitto e dal confronto tra elementi diversi emerga una condizione di equilibrio su un altro livello. Non una volta per tutte, ma come tensione continua veso il contemperamento di spinte opposte. L’alternativa è una qualche forma di totalitarismo, imposta magari come soluzione alla conflittualità permanente, la vigenza di una narrazione in cui si scarica su un nemico esterno la conflittualità interna che non si intende affrontare nelle sue cause reali. Sono cose già successe, niente di originale, in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna non ci rimane molto tempo per acquisire gli strumenti e organizzare le forme politiche della nostra resistenza attiva alle spinte della storia. Siamo in una situazione estremamente fragile, alimentata ad arte da chi ha qualcosa da guadagnare dallo status quo o dalla confusione che deriva dalla sua degenerazione incontrollata. La tentazione di affidarsi a leader carismatici (o presunti tali) e l’adesione a retoriche semplicistiche e ricette di facile consumo mediatico, associate alla generalizzata ignoranza di sé e del mondo che ci circonda, contrastano con la nostra esigenza primaria della sopravvivenza collettiva. Non è affatto detto che i mesi e gli anni a venire ci consegnino a una sorte benevola. L’unica via per chi abbia a cuore una sfera di interessi che vada oltre la propria convenienza individuale immediata è prendere consapevolezza del momento, allentare la propria fede nei paradigmi a cui ci si è affidati fin qui, e mettersi a disposizione di una rigenerazione materiale e culturale rivolta non solo e non tanto al breve periodo ma innanzi tutto al lungo termine. Viceversa non resta che la dissoluzione fisica, demografica, economica, ed anche morale.</p>
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		<title>I miti tossici non appartengono solo al passato: a proposito di Zona Franca</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/10/11/i-miti-tossici-non-appartengono-passato-proposito-zona-franca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 10:56:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[fiscalità di vantaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla questione Zona Franca si gioca molta parte della credibilità della classe politica sarda. Fin qui, lo sappiamo, il nostro Consiglio regionale ha dato una pessima prova di sé, quasi sempre con PD, PDL e complici vari in combutta tra loro (basti pensare all’affossamento della doppia preferenza di genere, o al favore con cui si...</p>
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<p style="text-align: justify;">Sulla Zona Franca purtroppo assistiamo a <a href="http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=240586&amp;v=2&amp;c=1489&amp;t=1" target="_blank">uno spettacolo all’altezza dei precedenti</a>. Da un lato Cappellacci che cavalca un’onda sollevata da altri per farsi propaganda a buon mercato. Dall’altra un centrosinistra inebetito e costretto a fare buon viso a cattivo gioco, nell’illusione di non perdere consensi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che emerge in entrambi gli schieramenti è la totale improvvisazione e un’inadeguatezza imbarazzante: tra lettere mandate all’indirizzo sbagliato, opinioni che cambiano al mutare degli umori dell’elettorato, notizie false e sparate propagandistiche c’è da chiedersi cosa diavolo ci stiano a fare questi qui nei posti dove si prendono decisioni tanto rilevanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che è successo ieri in Consiglio regionale è che è stata licenziata da una commissione una proposta di legge di revisione dell’art. 12 dello statuto sardo in materia di zone franche,<span id="more-3366"></span> proposta che poi dovrà seguire un iter piuttosto lungo e complicato per poter arrivare a definitiva entrata in vigore. Per ottenere, alla fine, che la Sardegna in sostanza sia esclusa dalla linea doganale italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il parlamento italiano approverà la misura e non ci saranno impugnazioni o contestazioni successive, la nuova norma statutaria farà sì che in Sardegna non si pagheranno più alcune imposte statali (dirette e indirette) e di conseguenza che il fabbisogno finanziario dell’isola dovrà essere compensato in qualche altro modo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ipotesi più probabile (data la condizione deficitaria del nostro sistema economico e le nostre ben note carenze infrastrutturali e amministrative) è che sicuramente nel breve periodo (anni), ma molto probabilmente anche nel medio termine (decine di anni), la Sardegna diventerebbe una sorta di appendice parassitaria dello stato italiano. E sappiamo quanto navighi in buone acque lo stato italiano e quanta solerzia abbia sempre dimostrato verso la Sardegna.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà dunque ben lieto di accollarsi tutte le nostre spese per sanità, scuola, strade, assistenza sociale, infrastrutture, trasporti, ecc. ecc. Si tratterebbe dunque di una forma di dipendenza ancora più forte e addirittura assoluta. Alla faccia di chi spaccia questa soluzione per una specie di succedaneo dell’indipendenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure lo stato italiano ci dirà di arrangiarci, e allora saranno veramente guai grossi. E non perché non possiamo badare a noi stessi, ma perché noi stessi avremo eliminato l’unica fonte possibile di reale autodeterminazione: le entrate tributarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Basti pensare che il servizio sanitario pubblico è già totalmente a carico della Regione sarda, così come il finanziamento della continuità territoriale (chiamiamola così, per comodità) e gran parte dei finanziamenti per le infrastrutture stradali e ferroviarie. Solo per elencare alcune voci di spesa strategiche. I soldi necessari ci arrivano dalla compartecipazione al gettito tributario dello stato (IRPEF, IVA e accise, prima di tutto), proprio quelle che subirebbero un drastico ridimensionamento con una Zona Franca come quella che si pretende di ottenere.</p>
<p style="text-align: justify;">In più, in tale situazione, avrebbero mano libera i grossi squali dell’economia speculativa. Quelli che oggi hanno consistenti capitali da investire non sono esattamente dei filantropi in cerca di occasioni per far rifulgere la propria generosità.</p>
<p style="text-align: justify;">Per lo più si tratta di società multinazionali, di grossi centri finanziari o di stati dal portafoglio ricco (tipo il Qatar, per intenderci). Avranno il privilegio di potersi comprare la Sardegna a prezzo di saldo: dal turismo, alla produzione di energia, dal settore immobiliare al suolo fertile (uno dei business del prossimo futuro) e all’acqua (dice niente la prospettata privatizzazione di Abbanoa?).</p>
<p style="text-align: justify;">E poi naturalmente inceneritori, discariche, magari nei pressi di qualche bella area militare (che nessuno – il governo italiano è stato chiaro – si sogna di chiudere e tanto meno di bonificare e riconvertire) e ancora casinò e intrattenimento per vip. La sorte dei sardi in tutto ciò è una variabile dipendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo ci stiamo giocando malissimo le uniche vere possibilità di istituire davvero delle zone defiscalizzate sul suolo sardo. La prima è quella relativa ai porti franchi, che però ha un bilancio costi/benefici tutto da calcolare. È comunque una possibilità concreta, già normata e prevista.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad oggi non se n’è fatto niente, a parte per il porto di Cagliari (ma le cose vanno molto a rilento, per diverse ragioni) e bisognerebbe indagare sul perché.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi c’è la possibilità di istituire aree a fiscalità di vantaggio. Anche questo è previsto e attuabile. Se ne parla per il Sulcis. Si tratta di una misura temporanea, di solito di estensione urbana, per sostenere il sistema economico di un territorio in condizioni di particolare crisi. Anche questa sarebbe approvata e garantita dallo stato centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, pure qui nulla di anche solo vagamente associabile a prospettive di affrancamento ed emancipazione della Sardegna. Ma, in un momento di enorme difficoltà come questo, può essere la soluzione per riavviare un tessuto produttivo e sociale in fase comatosa. Naturalmente ci vorrebbe pianificazione politica e ci vorrebbero obiettivi chiari e trasparenti. Concetti questi che è difficile associare alla classe politica sarda attuale, anche a livello locale, spesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vede, la questione, benché seria e bisognosa di ogni scrupolo e di ogni competenza necessaria, è stata ridotta a mera propaganda e a pericolosa demagogia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che la maggioranza dei cittadini non ha gli strumenti per comprendere questioni così complesse dal punto di vista giuridico, politico ed economico. Su questo gioca la politica irresponsabile di chi oggi ci governa e decide per noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece il dovere di una politica seria sarebbe di spiegare per bene come stiano le cose, dire parole di verità, senza tentare di manipolare le coscienze e gli umori di un elettorato già abbastanza provato. E anche di progettare soluzioni praticabili e lungimiranti.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà ci sarebbe una via ben diversa per ridare respiro alla nostra economia, senza tanti trucchi da illusionisti. Oltre alle misure tampone, pure praticabili entro certi limiti, occorrerebbe riprendere in mano con decisione la “vertenza entrate”.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerebbe istituire l’agenzia sarda di riscossione e un ente di accertamento e monitoraggio tributario, bisognerebbe far rispettare allo Stato italiano l’accordo Soru-Prodi (grandissimo errore strategico, di matrice chiaramente dipendentista, quest’ultimo, ma tant’è), in modo da ottenere la parte di tributi non riversati che ci spetterebbe e al contempo attivare tutte le maggiori entrate previste da nuovo articolo 8 dello statuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre andrebbe drasticamente ridisegnata la spesa pubblica della RAS e degli enti locali: da un lato tagliando sprechi e sacche di privilegio e di clientela, riducendo la spesa sanitaria entro limiti fisiologici, semplificando l’apparato burocratico e amministrativo; dall’altro rimettendo in discussione con la massima forza il famigerato Patto di stabilità (vero cappio al collo dei comuni, specie di quelli virtuosi).</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte cose fuori dalla portata di partiti e centri di potere per propria natura tributari verso referenti e padroni esterni, oltre che mediocri e eticamente deboli (lo scandalo dei fondi ai gruppi consiliari è un sintomo chiaro, al di là degli aspetti strettamente penali della vicenda).</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, non possiamo costruire un’idea di riscatto e emancipazione sulla base di una concessione dello stato italiano (quand’anche fosse giuridicamente e politicamente fattibile), né basare il nostro futuro su variabili del tutto indipendenti dalla nostra responsabilità collettiva e dalla nostra capacità politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo volere di più, dobbiamo volere tutto: una democrazia finalmente realizzata, la possibilità di scegliere soluzioni adatte alle nostre esigenze strutturali, le risorse per realizzarle, l’attivazione delle indispensabili relazioni internazionali. Dobbiamo volere e ottenere tutto questo, non concessioni caritatevoli da parte di padroni vecchi e nuovi. E dobbiamo volerlo e ottenerlo nel più breve tempo possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aggiornamento</strong><br />
Ho corretto il paragrafo in cui evocavo il doppio passaggio parlamentare di una eventuale modifica dell’art. 12 dello Statuto sardo. Esso, come tutto il <em>Titolo III</em> cui appartiene, in base all’art. 54 dello Statuto medesimo, non necessita di procedura di revisione costituzionale, per essere emendato o abrogato. Rimane tutto intero il nodo politico, nonché evidente la dipendenza dell’esito richiesto dalla volontà del governo e del parlamento italiano, e sempre fatte salve eventuali contestazioni e impugnazioni successive.</p>
<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='I miti tossici non appartengono solo al passato: a proposito di Zona Franca' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/10/11/i-miti-tossici-non-appartengono-passato-proposito-zona-franca/' data-app-id-name='category_below_content'></div><div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='recommendations' data-title='I miti tossici non appartengono solo al passato: a proposito di Zona Franca' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/10/11/i-miti-tossici-non-appartengono-passato-proposito-zona-franca/' data-app-id-name='category_below_content'></div><p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/10/11/i-miti-tossici-non-appartengono-passato-proposito-zona-franca/">I miti tossici non appartengono solo al passato: a proposito di Zona Franca</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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		<title>Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/06/24/dire-ce-mezzo-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2013 08:49:01 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[demagogia]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica sarda]]></category>
		<category><![CDATA[storia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Ugo Cappellacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche tra la Sardegna e l’Italia c’è di mezzo il mare. Il mare stabilisce la distanza tra la finzione illusoria e la cruda realtà. La demagogia spicciola, da ciarlatani senza risorse, è l’unica soluzione per la nostra classe politica. Incapace di darsi una credibilità che i fatti le hanno inesorabilmente sottratto, privo di visione, di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/06/24/dire-ce-mezzo-mare/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Anche tra la Sardegna e l’Italia c’è di mezzo il mare. Il mare stabilisce la distanza tra la finzione illusoria e la cruda realtà. La demagogia spicciola, da ciarlatani senza risorse, è l’unica soluzione per la nostra classe politica. Incapace di darsi una credibilità che i fatti le hanno inesorabilmente sottratto, privo di visione, di competenze e di motivazioni eticamente presentabili, l’apparato di potere che domina la Sardegna non riesce nemmeno a immaginare risposte adeguate alle nostre necessità fondamentali.<span id="more-130"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Così, mentre <a href="http://www.videolina.it/video/servizi/46845/il-ministro-lupi-boccia-la-flotta-sarda-e-apre-al-confronto-con-tirrenia.html" target="_blank">emerge sempre più chiaramente</a> che a Roma non hanno nessuna intenzione di riconoscerci la minima rilevanza, proprio a Roma viene organizzata una <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/ecco-la-zona-franca-elettorale/" target="_blank">manifestazione di piazza</a> sconclusionata e senza capo né coda a sostegno della ridicola pretesa della Zona Franca. Capocomico, il sempre più spaesato presidente della regione autonoma delle banane, Ugo Cappellacci.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è questione, non c’è ambito politico o economico o sociale in cui i partiti italiani in Sardegna e i loro vassalli dimostrino di poter intervenire efficacemente o quanto meno senza fare danni. Questo è sotto gli occhi di tutti. Del resto, sono lì per quello. <span id="more-3185"></span>In ogni caso è sicuro che non sarà l’Italia, o meglio la sua classe dominante, a farsi carico dei nostri problemi. Anzi, i nostri problemi sono generati e/o alimentati precisamente dalla prevalenza inevitabile degli interessi italiani. Nel caso dei trasporti marittimi (in cui 1500 posti di lavoro di cittadini italiani hanno la preminenza sul diritto alla mobilità dell’intera popolazione sarda, emigrati compresi), così come nel caso della questione tributaria (“vertenza entrate” dice ancora qualcosa a qualcuno? no, è meglio gingillarsi con il feticcio elettoralistico e pericoloso della Zona Franca), per non parlare di turismo, infrastrutture, scuola, beni culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerà dunque dire una parola di verità su questa faccenda e prima di tutto su cosa sia l’Italia e cosa rappresenti per noi. L’Italia è un’espressione geografica, malamente rivestita dai brandelli di un mito tecnicizzato nazionalista, bigotto e ipocrita. Come ordinamento giuridico statale, l’Italia è poco più che una finzione, tenuta insieme più da interessi internazionali e geopolitici che dalla coesione culturale della sua popolazione. L’Italia unita è stata fatta su misura per la rapacità delle classi dominanti piemontesi e lombarde, poi toscane, in combutta con i grandi potentati del Meridione, ben felici di liberarsi dei Borboni se questo consentiva loro di avere le mani libere nella spartizione della terra e delle altre risorse. La stessa mafia è un elemento strutturale della creaizone politica italiana. Non è un contropotere, ma una forma di controllo del territorio funzionale allo status quo.</p>
<p style="text-align: justify;">La parte più patetica e dolorosa di questo discorso però attiene a noi stessi. La classe amministrativa e accademica sarda, già votata alla fedeltà ai Savoia fin dalla chiusura della stagione rivoluzionaria (post 1812), ha subito trovato naturale perpetuare il proprio ruolo di intermediazione dentro l’alveo retorico, politico e economico del nuovo stato unitario italiano. Unica differenza, il punto di riferimento geografico: non più Torino, ma Roma (con la breve parentesi di Firenze, tra 1865 e 1871). La passione ottusa, conformista e al contempo arrogante che molta parte dell’intellettualità, dei ruoli accademici e degli amministratori nostrani hanno sempre mostrato verso qualsiasi cosa sapesse di italiano la dice lunga sul grado di sudditanza a cui siamo stati condannati da chi doveva invece rappresentarci e interpretare i nostri interessi collettivi. Il mantenimento della Sardegna in una condizione di artificioso sottosviluppo, di analfabetismo, di isolamento geografico e culturale è stato a lungo decisivo per far accettare ai sardi tale situazione come inevitabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi tutto questo apparato di controllo è in evidente difficoltà, menomato dall’indebolirsi dei centri di potere esterni che lo sostenevano, eroso dagli effetti di lungo periodo della crisi strutturale, ulteriormente peggiorata negli ultimi anni, messo in discussione dall’aumentata possibilità di comunicazione di cui dispongono i sardi (col contributo decisivo della nostra diaspora, specie di quella più recente). Ciò ovviamente non significa che tale apparato sia meno pericoloso e che siano del tutto venuti meno gli interessi geopolitici e economici che lo sorreggono. Tuttavia, le possibilità di intervento sono maggiori che negli ultimi decenni. Siamo in una delicata fase di transizione. Nel giro di poco tempo (pochi anni, se non mesi) stabiliremo il corso del nostro destino prossimo venturo. O la definitiva rassegnazione all’estinzione di massa, o l’inversione di tendenza. Siamo nella situazione della rana messa a bollire: l’acqua per ora è tiepida, ma si sta riscaldando inesorabilmete. O ne saltiamo fuori presto, o non ce la faremo più.</p>
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		<title>Zona franca e dintorni</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2013/04/06/zona-franca-dintorni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 08:33:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La questione della Zona franca in Sardegna ha ormai assunto i contorni di una farsa, per altro mal congegnata. Anziché acquisire informazioni, metterle insieme coerentemente, trarne indicazioni pragmatiche e pianificare un percorso politico-istituzionale sensato, i protagonisti di questa sceneggiata hanno molto più banalmente assunto ognuno un ruolo e lo stanno recitando da mesi, secondo i...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2013/04/06/zona-franca-dintorni/">Zona franca e dintorni</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Zona franca e dintorni' data-link='https://sardegnamondo.eu/2013/04/06/zona-franca-dintorni/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">La questione della Zona franca in Sardegna ha ormai assunto <a href="http://www.sardiniapost.it/politica/gentile-cappellacci-che-centriamo-noi-con-la-zona-franca-ecco-lironica-lettera-della-commissione-europea/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">i contorni di una farsa</a>, per altro mal congegnata. Anziché acquisire informazioni, metterle insieme coerentemente, trarne indicazioni pragmatiche e pianificare un percorso politico-istituzionale sensato, i protagonisti di questa sceneggiata hanno molto più banalmente assunto ognuno un ruolo e lo stanno recitando da mesi, secondo i canoni della società dello spettacolo, con poco o nullo costrutto concreto.<span id="more-146"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Chi si premura di fare qualche obiezione di semplice buon senso o di puntualizzare qualche aspetto viene immediatamente aggredito come nemico della causa. Fa specie che a cavalcare l’ondata demagogica dei zonafranchisti sia il presidente della regione in persona. Fa specie, ma non sorprende, data la notoria pochezza politica e al contempo la disinvoltura comunicativa del personaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel che si può dire di certo sulla questione Zona franca sono alcune cose, non molte, ma chiare. Intanto che di zona franca non ce n’è una sola, ma almeno tre tipologie: <span id="more-3026"></span>punti franchi con esenzioni doganali, aree a fiscalità di vantaggio, zone franche propriamente dette (ometto di usare una terminologia troppo tecnica).</p>
<p style="text-align: justify;">I punti franchi doganali interessano soprattutto le aree portuali e a oggi l’unico porto sardo che abbia avviato qualche pratica per l’attuazione di questa misura è quello di Cagliari, salvo essersi arenato su questioni giuridiche legate alla perimetrazione dell’area (beghe di confine con alcune proprietà contigue, sembrerebbe). Questo tipo di zona franca consiste in una forma di esenzione da alcune imposte, a vantaggio soprattutto del traffico “estero su estero”, dunque con ricadute sul nostro territorio parziali e indirette. Niente che non si possa fare, comunque, se solo ci si mette con un minimo di serietà.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda tipologia è quella che si sta proponendo <a href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/310379" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per il Sulcis</a>: ha il carattere della contingenza e della temporaneità, dev’essere geograficamente circoscritta ed è volta a sostenere territori (in specie, aree urbane) in condizioni estremamente critiche. La titolarità di questa misura è in capo allo stato centrale, dato che il regime fiscale generale è comunque di sua pertinenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella cui puntano tutti però è la zona franca di terzo tipo, ossia integrale ed estesa all’intero territorio sardo: soluzione di difficile configurazione giuridica ed attuazione pratica, sia perché non esistono precedenti di sorta, sia perché comunque il soggetto che ha la potestà di stabilirne la realizzazione è sempre lo stato centrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Da sottolineare che queste controindicazioni sono espressamente e vigorosamente negate dal <a href="http://zonafrancasardegna.wordpress.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comitato che sostiene la zona franca integrale</a>. Secondo gli “esperti” del comitato la zona franca integrale non solo sarebbe perfettamente in consonanza con misure analoghe già attuate da qualche altra parte in Europa (si citano spesso, un po’ incoerentemente, l’Irlanda, le Azzorre, le Canarie, la Valle d’Aosta o Livigno), ma sarebbe anche immediatamente applicabile dietro semplice impulso della Regione autonoma Sardegna, senza passare dallo stato italiano. Le argomentazioni giuridiche a supporto di questa pretesa però sono alquanto labili, a dispetto dell’enfasi con cui sono proclamate e anche della veemenza con cui si rifiuta di considerare qualsiasi obiezione.</p>
<p style="text-align: justify;">La considerazione principale da fare al riguardo, tuttavia, è di carattere più generale e decisamente più politico. È una considerazione articolata su due piani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo piano riguarda l’obiettivo della campagna pro zona franca. Si vorrebbe ottenere, per vie traverse, una sorta di potestà fiscale per la Sardegna, senza inserire la questione dentro un discorso più ampio (ed inevitabile), di carattere giuridico ed economico, comprensivo di tutti gli annessi e i connessi: questione energetica, questione trasporti, crisi dei vari settori produttivi, questione del credito, diritti sociali, scarso livello di formazione e di innovazione, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte questioni aperte di carattere strategico, che l’istituzione di una zona franca non risolverebbe, sicuramente non in termini strutturali e di lunga durata. Nonostante questa lacuna evidente, il contenuto politico della mobilitazione si presenta comunque in modo alquanto chiaro. Si parla addirittura di offrire alla Sardegna una sorta di indipendenza di fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">L’obiezione a questo punto sorge spontanea: ma se l’obiettivo (implicito o esplicito che sia) è quello della sovranità, perché non dedicarsi a una prospettiva più ampia e organica che abbia tra i suoi elementi <em>anche</em> la questione fiscale? Perché non assumere come obiettivo centrale e generale direttamente la nostra autodeterminazione, in tutti i suoi risvolti e con la corretta configurazione giuridica e politica?</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha molto senso accontentarci di un pallido succedaneo dell’indipendenza, magari ottenuto comunque tramite un conflitto con lo stato italiano, anziché lavorare esplicitamente e alla luce del sole per l’obiettivo principale. È un nonsenso, in definitiva. Da qui la freddezza e i dubbi di gran parte dell’ambito politico indipendentista ma anche – per ragioni diametralmente opposte – le titubanze e i timori dei partiti &#8220;unionisti&#8221; (dichiarati o no che siano).</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro aspetto del discorso, legato a quanto precede, è il seguente. Ostinarsi a credere che esistano ricette magiche per risolvere la nostra crisi sistemica, concentrare ossessivamente forze e attenzioni su singole tematiche, per quanto importanti esse siano, è del tutto infruttuoso, anzi è dannoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza assumere una prospettiva complessiva di autodeterminazione politica, non ha senso insistere con discorsi settoriali, presi  uno per uno come gli unici risolutivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli appassionati di questa o quella questione (trasporti, lingua, patrimonio storico-archeologico, zona franca, vertenza entrate, ecc.) sono tutti accomunati dalla convinzione che il tema di loro interesse sia il più importante, quello fondamentale. Ma è fin troppo evidente che ogni singola vertenza, ogni singolo tema, ha senso e forza solo se collegato con tutti gli altri e, tutti insieme, solo se ricompresi in una prospettiva strutturale e di ampio respiro, una prospettiva di emancipazione storica e di indipendenza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il compito di fare sintesi e di promuovere obiettivi politici generali è il compito delle formazioni sociali intermedie, in particolare dei partiti politici. Dentro il sistema socio-economico e giuridico vigente questa è una constatazione di fatto da cui non si sfugge.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo troppo spesso i difensori di tutte queste nobili cause sono anche renitenti a considerare come propri interlocutori i partiti stessi, o indulgono in forme assortite di ostilità verso la politica in generale, vista come mera dimensione del potere, come occupazione delle istituzioni e dei ruoli decisionali, perpetuata a vantaggio di sé e delle proprie consorterie di appartenenza (la famosa “Casta”).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i fautori delle singole questioni sul tappeto da un lato si lamenta l’assenza della politica dalla tematica a cui ci si appassiona, dall’altro si rifuggono i partiti e le formazioni sociali organizzate come centri di interessi opachi e comunque ostili, anziché assumerli come strumento per far valere le proprie ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">È vero che la forma partito è oggi deteriorata da decenni di decadenza etica e politica. Ma, con troppa facilità, insieme ai protagonisti dall’ambito politico degli ultimi vent’anni si liquida la politica stessa. Si butta via il bambino con l’acqua sporca, insomma. Per giunta non si considera mai che in Sardegna esistono anche altre forze in campo, oltre ai decotti e per loro natura deboli e inadeguati partiti di matrice italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva, si può anche continuare a discutere di zona franca, ma solo se si accetta di connettere il discorso a tutte le altre questioni in campo e se si ammette che si tratta semplicemente di una possibile soluzione tampone, da studiare ancora bene in tutti i suoi risvolti, mentre si lavora a obiettivi più ampi, di carattere strutturale e proiettati sul lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci serve affatto un ennesimo feticcio sventolato per dividerci e per darci modo di litigare inutilmente, mentre alla chetichella si cedono per qualche spicciolo zone turistiche e aree agricole di pregio al Qatar o ad altre potenze economico-finanziarie straniere, o si consente <a href="http://www.noprogettoeleonora.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">alla SARAS</a> e ad altre aziende private di coltivare i propri interessi a danno delle nostre popolazioni e del nostro territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">O acquisiamo uno sguardo d’insieme, nel nome di una nostra soggettività collettiva storicamente dispiegata, o tutto questo affanno non porterà che altra frustrazione e ulteriore disarticolazione sociale. Non è ciò di cui abbiamo bisogno.</p>
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