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	<title>soprintendenza Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Giganti, conflitti di competenze, cattiva politica e occasioni mancate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 13:25:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non so se ci sia un altro luogo nel mondo in cui l&#8217;archeologia e le testimonianze di un lontano passato abbiano tanto peso politico e mediatico come in Sardegna. È una mera constatazione. Non credo nemmeno che sia un bene. Però è così. Esiste un rapporto irrisolto, scisso, tra noi e la nostra storia e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Giganti, conflitti di competenze, cattiva politica e occasioni mancate' data-link='https://sardegnamondo.eu/2021/02/12/giganti-conflitti-di-competenze-cattiva-politica-e-occasioni-mancate/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2021/02/DSC05077-700x525.jpg" alt="" width="641" height="481"/></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se ci sia un altro luogo nel mondo in cui l&#8217;archeologia e le testimonianze di un lontano passato abbiano tanto peso politico e mediatico come in Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una mera constatazione. Non credo nemmeno che sia un bene. Però è così. Esiste un rapporto irrisolto, scisso, tra noi e la nostra storia e questo si manifesta in modo molto forte laddove questa storia ha lasciato tracce visibili e tangibili di sé. Su molte epoche ha gioco facile l&#8217;ignoranza dei più (quasi sempre incolpevole) e le mistificazioni che hanno costruito il nostro mito identitario, tramite elementi pseudo- o para-storici di comodo. Circa la preistoria e la protostoria dell&#8217;isola, la grandiosità monumentale dei lasciti dei nostri lontani antenati indebolisce l&#8217;egemonia delle narrazioni sminuenti e subalterne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va detto che in realtà gli studi e le acquisizioni più recenti tendono a offrire un quadro della preistoria e della protostoria sarda molto più articolato e plausibile di quello imposto dalle prime tesi ricostruttive contemporanee, diciamo da Spano e Taramelli fino a Lilliu e ai suoi diretti allievi. Lo stesso Giovanni Lilliu ha più volte aggiornato il suo punto di vista, tenendo conto degli sviluppi ulteriori dell&#8217;archeologia e delle discipline ausiliarie da cui ormai è affiancata (biologia molecolare, paleobotanica, ecc.).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, in questi ultimi quindici anni, il dibattito sulla nostra storia più antica e sui lunghi secoli della nostra preistoria si è allargato e si è polarizzato, anche grazie all&#8217;avvento dei social media. La stessa polarizzazione, benché forse inevitabile, è un problema che meriterebbe qualche analisi. Ma, dato che ne ho già scritto in questa sede, preferirei fermarmi su aspetti più strettamente politici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche giorno fa è stata resa nota l&#8217;<a href="https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/cagliari/2021/02/06/tuvixeddu-lodo-annullato-nessun-risarcimento-per-i-cualbu-136-1112575.html">ultima sentenza</a> relativa alla querelle &#8220;Tuvixeddu&#8221;. Una sentenza che ha dato ragione alle posizioni di chi voleva e vorrebbe ripristinare la piena titolarità pubblica su quell&#8217;area anche a discapito dei corposi interessi materiali (edilizi) che vi insistono, complice una buona parte della politica locale e regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda era ed è particolarmente significativa, sia per la rilevanza dell&#8217;area interessata, sia perché ha coinvolto i vertici della Regione, l&#8217;amministrazione di Cagliari, la Soprintendenza competente (la figlia dell&#8217;allora soprintendente Vincenzo Santoni era stata assunta dall&#8217;impresa che doveva edificare nell&#8217;area di Tuvixeddu) e molti altri soggetti, in una guerra tra fazioni abbastanza discutibile, per toni e contenuti (ricordiamo, tra gli altri episodi, la pubblicazione da parte dell&#8217;Unione delle <a href="https://www.unionesarda.it/articolo/cronache_dalla_sardegna/2010/02/07/cualbu_maninchedda_e_gli_altri_i_rapporti_tra_il_costruttore_e_la-6-167231.html">intercettazioni telefoniche</a> di Paolo Maninchedda, allora favorevole all&#8217;impresa Cualbu contro Renato Soru).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nemmeno in quella circostanza era emerso a tutti gli effetti e in modo chiaro il vero nodo del problema. Che non è tanto la rapacità proverbiale della borghesia <em>compradora</em> sarda, né i suoi rapporti organici con la politica, specie quella più cinica, trasformista e votata al potere per il potere: tutti elementi nient&#8217;affatto nuovi o sorprendenti; quanto piuttosto l&#8217;inquadramento come bene comune indisponibile delle vestigia del nostro passato e la titolarità giuridica e politica che ne discende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso nodo è emerso in questi giorni, sia pure su un altro piano, a proposito dei Giganti di Monte Prama, ormai divenuti emblema più noto della questione. Il trasferimento a Cagliari, a scopo di restauro, di quattro delle statue ritrovate nella località vicino a Cabras, disposto dalla Soprintendenza competente, ha scatenato le ire dell&#8217;amministrazione locale e un feroce dibattito pubblico, specie su Facebook.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione della Soprintendenza è sembrata una brutale sottrazione di un bene decisivo per le sorti della comunità cabrarese, per altro senza alcuna garanzia formale sulla restituzione dei manufatti, dopo il restauro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda ha assunto presto i contorni dell&#8217;incidente diplomatico, o meglio del conflitto di attribuzione. La Soprintendenza è un ente territoriale del MiBACT, dunque è un ente governativo. Il patrimonio archeologico, come tutti i beni culturali, appartiene allo Stato. Dunque niente di strano che un ente governativo ne disponga. Tuttavia, sugli stessi beni culturali e sulla loro gestione e valorizzazione intervengono anche competenze ulteriori, fino al livello comunale, oltre all&#8217;interesse e alle aspettative di tanti, così le modalità impositive adottate dalla Soprintendenza hanno provocato la reazione del Comune e dell&#8217;opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il MiBACT ha sorprendentemente deciso di rispondere, in modo alquanto irrituale, con una <a href="https://www.beniculturali.it/comunicato/monte-prama-mibact-nota-della-direzione-generale-archeologia-belle-arti-e-paesaggio?fbclid=IwAR3Jy-cI4TvJY6ObhupxC1l57BohOCv4eNYqT0o6dYg09_THjWUUTNbqzTE">nota</a> della sua Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, in cui rivendica allo Stato la potestà primaria sui beni archeologici, compresi i Giganti, e rinfaccia sostanzialmente al Comune di Cabras di non aver ancora dato compimento a un accordo intercorso proprio tra Ministero e Comune relativamente alla tutela e alla gestione dei reperti. Implicitamente, dunque, dal Ministero si fa sapere che se il Comune non adempirà alla sua parte dell&#8217;accordo, i Giganti non torneranno a Cabras. Sul punto è in corso un ennesimo capitolo della controversia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A questo aspetto della vicenda si è aggiunto presto un ulteriore ambito di discussione, relativo alla dialettica tra centri minori e città e in particolare tra Cagliari e resto dell&#8217;isola. Invero, non sembra che questo problema sia emerso direttamente dalla disputa istituzionale, che invece investe da un lato la Soprintendenza e il Ministero e dall&#8217;altra il Comune di Cabras. In questa disputa il ruolo di Cagliari è meramente strumentale e accessorio, essendo solo la sede scelta dalla Soprintendenza per il restauro. Tuttavia, nelle discussioni social, questo aspetto è diventato rilevante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Onestamente, mi sembra un problema esageratamente enfatizzato. Sia perché non è il nucleo decisivo della questione, sia perché la stessa dialettica tra città e paesi e tra Cagliari e resto della Sardegna da tempo ha mutato tono e dimensioni. In realtà, non esiste una vera contrapposizione, né le persone che abitano l&#8217;isola &#8211; a parte le pose campanilistiche e l&#8217;umorismo che le riguarda &#8211; percepiscono più questa separatezza come assoluta e ineliminabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è persona sarda che non sia al contempo, in dosi variabili, sia paesana sia cittadina. Tanto le storie familiari quanto le vicende demografiche e sociali di portata più ampia dimostrano un flusso costante di scambio e di migrazioni interne che impedisce di stabilire qualsiasi distinzione essenzialista e radicale, di natura antropologica o sociologica, tra chi abita in città e chi abita in paese. Lo stesso vale per l&#8217;altra distinzione diffusa nel senso comune, e purtroppo anche presso la narrazione dominante propalata dall&#8217;intellettualità sarda, quella tra Coste/Pianure/Città e Zone Interne. Si tratta di cornici interpretative destituite di fondamento e ormai buone solo come strumenti politici, allo scopo di generare divisioni fittizie e impedire invece una dialettica più vitale e propositiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero nodo di tutta la questione, sia riguardo ai Giganti di Monte Prama sia riguardo a Tuvixeddu, così come di tutto il resto dell&#8217;immenso patrimonio storico-archeologico sardo, è il conflitto di competenze e di interessi strategici tra lo stato italiano e la Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tale conflitto non può essere sbrigativamente risolto appellandosi alla costituzione italiana e alla legge, né, sull&#8217;altro versante, pretendendo irrealisticamente di prescinderne. Non basta affrontare la questione sul piano giuridico, per chiuderla, ma non è produttivo (né legittimo) ignorare tale ambito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna restare dunque dal piano politico, con tutte le sue implicazioni e connotazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero che la Sardegna fa parte dello stato italiano, e pertanto anche il suo patrimonio storico-archeologico appartiene al medesimo stato italiano, con tutto ciò che ne consegue. Tuttavia non basta contestare sic et simpliciter, retoricamente, questo fatto senza inquadrarlo nei suoi risvolti extra-giuridici e senza nemmeno avere in mente una prospettiva alternativa, per di più avendo dimostrato quasi sempre, a livello regionale e comunale, inettitudine e incuria nella gestione del patrimonio storico-archeologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso Comune di Cabras, pure detentore di un patrimonio storico-archeologico locale, ma anche paesaggistico e ambientale, con pochi uguali in Europa, non può certo vantare una coscienza immacolata né una lunga storia di buone pratiche e di adeguata valorizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono pochi i comuni sardi che possono a buon diritto rivendicare il proprio buon operato in questo senso. <a href="https://www.sardegnaturismo.it/it/esplora/villanovaforru">Villanovaforru</a> è un esempio eclatante proprio perché resta ancora un&#8217;eccezione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo, l&#8217;obiezione più facile è quella che riguarda le scarse disponibilità di risorse e di personale dei comuni, ma si tratta di un&#8217;obiezione che, a ben guardare, non regge. In tanti anni si sarebbe potuto e dovuto pianificare un recupero e una gestione del patrimonio storico-archeologico locale di gran lunga più virtuosi e più proficui anche dal punto di vista sociale e persino economico. Se non lo si è fatto dipende in larga misura dall&#8217;incompetenza e dal disinteresse della classe politica sarda, a tutti i livelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incompetenza e disinteresse che poi, davanti alle pretese delle Soprintendenze e dello Stato centrale, diventano elementi di debolezza politica decisivi. In Sardegna non è mai esistita una vera politica culturale, in nessun ambito. La cultura è sempre stata una variabile dipendente, per la politica sarda, non meritevole di investimenti strategici, ma solo di interventi occasionali, in termini meramente opportunistici, clientelari, al più <a href="https://sardegnamondo.eu/2020/12/17/spettacolarizzazione-della-storia-a-fini-commerciali-e-neutralizzazione-politica/">propagandistici</a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La scarsa considerazione di cui godono in Italia la storia e il patrimonio storico-archeologico della Sardegna, con la sequela di <a href="https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2021/02/11/news/sardegna_il_mistero_dei_giganti_che_riscrive_la_storia_del_mediterraneo-287130002/?ref=RHTP-VS-I270681067-P13-S1-T1">inesattezze e stereotipi</a> periodicamente diffusi in merito dai mass media, se discendono dal rapporto subalterno e dipendente dell&#8217;isola rispetto allo Stato centrale, hanno però sempre trovato sponda nella politica e nell&#8217;intellighenzia isolane, compresa quella accademica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Condurre oggi una battaglia di principio sullo spostamento di quattro statue da Cabras a Cagliari sarebbe stato molto più efficace e utile se inserito in un contesto di rivendicazioni a più ampio raggio, sostenute da anni di battaglia culturale e politica ben argomentata e portata avanti a vario livello, in una combinazione virtuosa tra azione istituzionale, strumentazione giuridica adeguata, partecipazione massiva del mondo della cultura e consapevolezza diffusa nella cittadinanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma queste precondizioni non esistono. E non esistono perché si è fatto in modo che non esistano. Le Soprintendenze &#8211; che fanno il loro lavoro, con i tratti colonialisti e autoritari che spesso le contraddistinguono, ma coerentemente con la propria natura e il proprio mandato &#8211; hanno gioco facilissimo, in Sardegna. Quante volte abbiamo letto o sentito esponenti del mondo culturale sardo invocarle e invocare genericamente lo Stato centrale per difendere paesaggio e beni culturali sardi dai sardi stessi? Esponenti del mondo della cultura che poi, politicamente, sono sempre stati organici alle consorterie politiche che dominano la scena isolana da decenni, con i risultati che ben vediamo, quasi sempre ostili a qualsiasi reale prospettiva di mutamento politico, culturale e sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre costruire un vasto movimento democratico che contempli, tra le sue priorità, la riappropriazione di tutti gli elementi che concorrono al patrimonio culturale dell&#8217;isola. Non come rivendicazione di proprietà, ma come piena titolarità di disporne per condividerlo con il mondo. Perché è questo uno degli elementi cardine del discorso: la storia e la cultura prodotte dalla Sardegna nei millenni sono sì una ricchezza dell&#8217;isola e di chi la abita ma sono anche una ricchezza dell&#8217;umanità intera. Non nei termini propagandistici e commerciali con cui si intende questo tema presso alcune conventicole nostrane, le stesse che lanciano battaglie per il riconoscimento dell&#8217;insularità nella costituzione italiana e al contempo campagne per fare della pre- e proto-storia sarde un patrimonio dell&#8217;UNESCO; bensì in termini democratici ed emancipativi, a vantaggio dell&#8217;intera cittadinanza e del progresso sociale e culturale dell&#8217;isola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Limitarsi a una polemica episodica, alimentata dai social, su un evento tutto sommato minore, per giunta con la coscienza non proprio immacolata, non è il modo migliore per affrontare questo tema strategico. È giusto discuterne e far emergere tutti i risvolti della vicenda, sicuramente, ma poi è necessario assumersi tutte le responsabilità del caso, ciascuno per la propria sfera di competenza e di azione, senza troppi orpelli retorici né rivendicazioni pasticciate, inopportune, fuori tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piantiamola con le bassezze localistiche e i cedimenti alla logica della competizione narcisistica da social media e facciamone una grande battaglia civile. Dotiamoci di tutti gli strumenti cognitivi, giuridici, storici, politici che ci servono per vincerla e inseriamola in una più generale prospettiva strategica di autodeterminazione democratica. Solo così queste rivendicazioni avranno senso e potranno aspirare ad avere successo.</p>
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