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	<title>onda nera Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Mobilitazioni pro-Palestina, movimenti popolari e onda nera: Europa, Italia, Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 16:11:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sciopero generale del 22 settembre, chiamato in solidarietà alla causa palestinese, ha non solo avuto un notevole successo di partecipazione, ma ha anche inevitabilmente suscitato molte riflessioni. Anche in Sardegna. Lo stupore per la riuscita di quella manifestazione non mi pare giustificato. Momenti di solidarietà collettiva, pubblica, anche in occasioni mediatiche di rilievo, si...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2025/11/19/mobilitazioni-pro-palestina-movimenti-popolari-e-onda-nera-europa-italia-sardegna/">Mobilitazioni pro-Palestina, movimenti popolari e onda nera: Europa, Italia, Sardegna</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Mobilitazioni pro-Palestina, movimenti popolari e onda nera: Europa, Italia, Sardegna' data-link='https://sardegnamondo.eu/2025/11/19/mobilitazioni-pro-palestina-movimenti-popolari-e-onda-nera-europa-italia-sardegna/' data-app-id-name='category_above_content'></div><div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="700" height="466" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/11/immagine.jpg" alt="" class="wp-image-6149" style="width:642px;height:auto" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/11/immagine.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2025/11/immagine-640x426.jpg 640w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Lo sciopero generale del 22 settembre, chiamato in solidarietà alla causa palestinese, ha non solo avuto un notevole successo di partecipazione, ma ha anche inevitabilmente suscitato molte riflessioni. Anche in Sardegna.</h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo stupore per la riuscita di quella manifestazione non mi pare giustificato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Momenti di solidarietà collettiva, pubblica, anche in occasioni mediatiche di rilievo, si sono succeduti nel corso degli ultimi anni. L&#8217;ostensione di bandiere palestinesi è ormai fatto comune in moltissimi centri abitati, grandi e piccoli, del Vecchio continente, Italia e Sardegna comprese.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che, in un certo momento, tutte queste energie emotive abbiano trovato un punto di caduta non deve stupire. Non deve stupire nemmeno che l&#8217;occasione sia stata estranea all&#8217;azione dei partiti maggiori e dei sindacati confederali, ormai privi di qualsiasi credibilità politica, su questa faccenda come su altre (ma in questo caso con aggravanti).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Notevole, piuttosto, l&#8217;adesione delle giovani generazioni, non solo in età universitaria ma anche adolescenti. Notevole, ma anche in questo caso non sorprendente. La gioventù ha da sempre un senso istintivo per il giusto e l&#8217;ingiusto, che con l&#8217;avanzare dell&#8217;età viene filtrato ed elaborato attraverso studio, esperienze, propensioni, pregiudizi. Al contrario di quanto si dice, la gioventù di oggi non è più stupida, stordita, menefreghista o ignorante di quelle che l&#8217;hanno preceduta.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quel che è successo in Palestina (e non solo nella Striscia di Gaza) fino alla labile tregua imposta da Trump è talmente abnorme da non poter essere edulcorato neppure dai potentissimi dispositivi degli establishment statali, continentali, internazionali. Travolge qualsiasi tentativo di sviamento, di manipolazione, di disinformazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Va sempre tenuto conto che tutto ciò si inserisce in una generale deriva reazionaria, attiva a vario livello. Le destre che si contendono lo spazio politico europeo e occidentale &#8211; quella oligarchica ordo-liberista e quella para, cripto, neo fascista &#8211; sono impegnate sia sul fronte della contesa tra loro, sia su quello della criminalizzazione del dissenso e di ogni istanza realmente emancipativa. Non tollerano alcuno slittamento politico verso una riformulazione democratica e solidale dei rapporti internazionali e verso qualsiasi forma di riconquista di diritti sociali e civili.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Alcuni osservatori (come <a href="https://jacobinitalia.it/e-nato-un-movimento/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jacobin </a>o i <a href="https://www.wumingfoundation.com/giap/2025/09/22-settembre/#more-58921" target="_blank" rel="noreferrer noopener">WuMing</a>) hanno parlato di un nuovo &#8220;movimento&#8221;, grosso modo globale, alla stregua delle mobilitazioni pre G8 di Genova 2001, o di quelle pacifiste del 2003, o di quelle suscitate dalla crisi finanziaria del 2008. Probabilmente il parallelo è giustificato. L&#8217;entusiasmo un po&#8217; meno, visto come sono andati a finire questi precedenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Poi, &#8220;finire&#8221; è una parola grossa. Più che altro si tratta di sconfitte contingenti dentro una dinamica storica profonda, in cui siamo immersi dalla fine della Guerra fredda. Sono fenomeni che non scompaiono del tutto. L&#8217;andamento è carsico. Basta un minimo ricambio generazionale, che per altro non annulla la partecipazione dei reduci delle esperienze passate, e il gioco ricomincia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, mi convince l&#8217;approccio del collettivo WM, con il richiamo alla riflessione di <a href="https://edizionialegre.it/product/ne-verticale-ne-orizzontale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rodrigo Nunes</a>. Mi convince anche perché mi sembra particolarmente fecondo riguardo alla situazione sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Anche nell&#8217;isola le manifestazioni pro-Palestina &#8211; il 22 settembre e in altre circostanze &#8211; sono state diffuse e tutte alquanto partecipate. Da tempo è facile imbattersi in bandiere palestinesi sventolanti dai balconi di molti municipi e dalle finestre di molte case private. E poi in occasione di festival culturali, raduni pubblici di varia natura, feste di piazza, manifestazioni sportive.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Francesca Albanese, qualche settimana fa, ospite del festival &#8220;Capudanne de sos poetas&#8221; (Settembre dei poeti) di Sèneghe (OR), ha dichiarato che per lei è più facile parlare di quel che succede in Palestina in contesti che hanno esperienza e coscienza di colonialismo. Forse è stata un po&#8217; ottimista, soprattutto perché si rivolgeva a un pubblico formato prevalentemente da persone del ceto medio istruito sardo, tipicamente ostile o quanto meno timoroso verso la &#8220;questione sarda&#8221;, ma non aveva torto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna da molti anni esiste una diffusa solidarietà verso il popolo palestinese ed è attiva l&#8217;<a href="https://www.sardegnapalestina.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Associazione di Amicizia Sardegna-Palestina</a>. Non di rado e da anni le bandiere palestinesi sventolano nelle manifestazioni contro l&#8217;invadente occupazione militare dell&#8217;isola (occupazione ad opera del Ministero della Difesa italiano, ricordiamolo).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La questione ora, in Sardegna come in Italia, in Italia come in Europa e anche in altri paesi &#8220;occidentali&#8221; (ma non solo), è: come e quanto sarà possibile politicizzare a far diventare una forza politica di massa questo vasto e policromo movimento popolare, specie ora che il peggio sembra (sembra) passato? E siamo dispost3 a sobbarcarci le conseguenze di una rinnovata, prevedibilmente lunga, stagione di mobilitazione politica?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Conseguenze che comprendono, visti i tempi, la repressione più dura e varie tecniche più o meno subdole di inquinamento e disarticolazione del fronte democratico. Non esclusa una nuova &#8220;strategia della tensione&#8221;. Il vittimismo messo in scena da tutte le destre dopo l&#8217;omicidio di Charlie Kirk negli USA e altri episodi minori in Italia e altrove, amplificati a dovere, lascia intravvedere la possibilità di una prossima ulteriore stretta autoritaria.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il <a href="https://www.fanpage.it/politica/il-consigliere-di-mattarella-si-difende-da-accuse-di-fdi-nessun-complotto-contro-meloni-era-una-chiacchierata/">recentissimo attacco della destra italiana al presidente della repubblica </a><a href="https://www.fanpage.it/politica/il-consigliere-di-mattarella-si-difende-da-accuse-di-fdi-nessun-complotto-contro-meloni-era-una-chiacchierata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mattarella</a> non è un episodio estemporaneo di cattiva creanza istituzionale, ma rientra coerentemente nel vasto disegno di deviazione autoritaria in corso, sia pure nelle forme caute, in stile &#8220;rana bollita&#8221;, a cui si affida il fascismo attuale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questo disegno ha buone possibilità di riuscita, visto il dominio anche culturale delle destre e la mediocrità delle opposizioni organizzate.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Europa, dove le destre comunque godono di ottima salute, la situazione è complicata dal discredito che l&#8217;UE ha guadagnato anche nelle sinistre, nei movimenti ambientalisti e democratici radicali e autodeterminazionisti. Col risultato paradossale che anche da quelle parti sostanzialmente si lavora &#8211; spesso inconsapevolmente &#8211; per un ritorno agli stati-nazione nella loro forma più chiusa e reazionaria.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Sardegna, parliamone. E per parlarne non si può prescindere dalla specificità del contesto socio-culturale e politico sardo. Che va considerato in tutta la sua stratificazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al fondo esiste una identificazione diffusa che fa dell&#8217;appartenenza sarda un elemento totalizzante o comunque prevalente della percezione di sé della popolazione isolana. Tale identificazione <a href="https://www.ilsussidiario.net/news/siamo-prima-sardi-e-poi-italiani-il-rapporto-sulla-sardegna-identita-nazionale-e-lontana/2881852/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è ormai certificata da tempo</a>. Fanno riflettere, e in certo modo anche sorridere, le periodiche reazioni di stupore, fastidio, astio, o i maldestri tentativi di smentita basati su argomentazioni fallaci da parte dei custodi dell&#8217;ortodossia culturale &#8220;nazionale&#8221; (ossia italiana); quella che ci vuole rinchiudere nell&#8217;etichetta di provincia marginale, esotica, arretrata, riottosa dell&#8217;Italia (in proposito, vedi <a href="https://www.lanuovasardegna.it/regione/2025/09/13/news/il-folclore-contro-la-modernita-e-i-falsi-miti-che-ci-distinguono-dai-continentali-1.100760773" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>, <a href="https://www.sindipendente.com/2025/09/20/perche-michele-cossa-dei-riformatori-sullinsularita-ha-torto-e-sui-luoghi-comuni-di-luciano-piras-simprenta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui </a>e <a href="https://www.sindipendente.com/2025/09/21/questione-indipendentista-questione-democratica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è poi, legata alla prima, una costante antropologica/sociologica di malessere e di vago istinto di ribellione piuttosto diffusi che non ha nulla a che fare con presunte caratteristiche congenite nella &#8220;sarda genia&#8221; (come invece vuole la vulgata identitaria), bensì discende da chiare vicende storiche degli ultimi due secoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo si innestano le cicliche riemersioni di movimenti popolari antagonisti verso l&#8217;assetto politico e socio-economico vigente, quasi sempre suscitate da circostanze occasionali ma non contingenti né casuali: dalla richiesta di riforme in ambiti specifici, alla protesta verso decisioni governative, ecc.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su un livello più strettamente politico va considerata l&#8217;esistenza secolare del sardismo organizzato e, da un sessantennio, dell&#8217;indipendentismo contemporaneo, elementi non marginali né contingenti dello scenario politico sardo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Oggi la mobilitazione popolare riguarda soprattutto l&#8217;aggressione coloniale di soggetti privati, spalleggiati dallo Stato italiano, che vorrebbe trasformare la Sardegna in una mega batteria elettrica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;operazione è stata a lungo spacciata come necessaria risposta italiana alla crisi ambientale e climatica, ma oggi ormai non se ne nasconde più la natura puramente estrattiva e l&#8217;estraneità a qualsiasi reale transizione ecologica. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si fanno anzi dichiarazioni pubbliche a favore delle fonti fossili e addirittura si prospetta l&#8217;imposizione del nucleare. Tutto in Sardegna, naturalmente, definita dalla stessa presidente della Regione Auto(no)ma Alessandra Todde una &#8220;area di sacrificio&#8221; (da tenere a bada con sconti in bolletta).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La composizione della mobilitazione che si oppone a questa ennesima aggressione coloniale è eterogenea, spuria, meticcia. E questa è la sua forza. Ne è anche un limite, nella misura in cui non si riuscirà a politicizzarla e a farla diventare una spinta popolare verso cambiamenti politici più generali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questa per altro è solo una delle vertenze aperte, la più generalizzata e organizzata (a suo modo). Ma non vanno dimenticate quelle sulla sanità pubblica, quelle sui trasporti e tutte le altre mobilitazioni, più localizzate o settoriali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il quesito sulla natura della mobilitazione pro-Pal e sulla possibilità che essa si traduca in una forza politica reale, di massa, in Sardegna va dunque declinato alla luce della specificità locali (che non sono necessariamente localistiche). Contrapporla a quelle già in campo è sbagliato. Vanno anzi ricondotte al medesimo ecosistema di lotte dentro il quale hanno diritto di cittadinanza provenienze, posture, metodi e linguaggi diversi. Tale eterogeneità va accettata e vissuta come una ricchezza, senza tentazioni egemoniche o settarismi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Come ho scritto altrove, la stessa mobilitazione contro il neo-colonialismo energetico potrebbe essere uno spunto per ragionare in termini più ampi, su scala sovralocale, sull&#8217;intera questione. La transizione produttiva e politica richiesta dalla crisi ambientale e climatica in corso per sua natura non può essere locale e nemmeno statale. Un terreno dunque in cui si può giocare un rilancio della prospettiva europeista, partendo dai casi locali, su una base internazionalista, solidale e confederalista.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non a caso questi temi sono considerati da tutte le destre come temi chiave, problematici, da avversare, da delegittimare, in Europa e nell&#8217;intero Occidente. Oppure da sfruttare, capziosamente, per consolidare l&#8217;oligarchia finanziaria e speculativa che domina la scena capitalista occidentale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Con lo sfondo del mutamento storico in corso, in cui emergono la crisi dei grandi regolatori internazionali (ONU, Corte penale Internazionale), il ritorno della guerra come mezzo ordinario di soluzione dei rapporti tra stati, le velleità imperiali dei maggiori organismi politici, dagli USA alla Cina, passando per la Russia putiniana e l&#8217;India di Modi, la forza dei grandi agglomerati economico-finanziari.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Uno dei limiti del movimento sardo così come di quello italiano (su quello di altri contesti non saprei, con precisione) è proprio il drammatico equivoco nella lettura dello scenario internazionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A partire dalla guerra in Ucraina. La responsabilità di questo conflitto &#8211; emerge ancora da troppi discorsi &#8211; sarebbe dell&#8217;Ucraina e, prima ancora, della NATO e dell&#8217;Occidente. Dell&#8217;Ucraina si delegittima la stessa pretesa a esistere e se ne enfatizzano o il preteso orientamento &#8220;nazista&#8221; o, oggi in modo prevalente, i problemi di corruzione, usando spesso l&#8217;argomento &#8220;del fantoccio&#8221; (ossia una rappresentazione caricaturale, forzata ad arte) ai danni della sua leadership. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Che la NATO c&#8217;entri poco con l&#8217;invasione russa delle province orientali ucraine, è un dato storico piuttosto acclarato. Così come parlare di &#8220;Occidente&#8221; e farne il nostro &#8211; ossia di noi che ci viviamo &#8211; nemico principale è una posizione vagamente surreale, in tempi di trumpismo e di anti-europeismo diffuso tra le due sponde dell&#8217;Atlantico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non la faccio più lunga di così, ma è un problema di lettura deficitaria della realtà. E non è un problema da poco.  </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il sentimento anti-ucraino e pro-Russia è largamente diffuso anche tra chi manifesta a favore della Palestina. Anche in Sardegna. Un cortocircuito in cui proliferano disinformazione e abbagli politici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La critica alla politica di riarmo europea &#8211; politica certamente discutibile per tanti versi &#8211; è troppo spesso astratta, infarcita di &#8220;idee senza parole&#8221;, di slogan riesumati dalle mobilitazioni del secolo scorso, di bersagli completamente sbagliati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il riarmo europeo andrebbe criticato su tutt&#8217;altro piano, dato che con l&#8217;Ucraina, in realtà, ha poco a che fare. E dato che la Russia è tutt&#8217;altro che una vittima, in questa faccenda. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La Russia, così come l&#8217;amministrazione Trump negli USA, ha da tempo identificato nell&#8217;Europa democratica &#8211; pur con tutti i suoi limiti &#8211; un nemico storico. Tanto più pericoloso, quanto più affascina altre popolazioni, e in primis quelle che Putin e il suo establishment vorrebbero ricondurre sotto l&#8217;ombrello imperiale russo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da qui quella sorta di guerra sotto traccia contro l&#8217;Europa, fatta non di grandi manovre campali con carri armati e aviazione al seguito, ma soprattutto di azioni di disturbo, provocazioni, attacchi informatici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;establishment politico del Vecchio continente ha il problema di essere stato a lungo compromesso col regime russo e oggi deve mostrarsi ostile a esso, mentre cresce l&#8217;influenza russa nella politica interna degli stati europei, grazie alle molte e robuste teste di ponte (fasciste, più o meno dichiarate, o rossobrune, che è lo stesso) su cui può contare anche a livello di governi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma anche chi individua nella Russia di Putin una controparte lo fa troppo spesso in modo strumentale, con altri obiettivi, senza attribuire mai a questa minaccia la sua vera natura. Che è una manifestazione della più generale onda nera internazionale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;internazionale nera (comprese le sue propaggini camuffate da sinistra antagonista) si muove in modo sorprendentemente coerente. Basta frequentare un po&#8217; i social, per vedere come nel giro di poche ore partano vere e proprie campagne in cui migliaia e migliaia di profili, molti dei quali corrispondenti a persone vere, magari che conosciamo direttamente, si muovono all&#8217;unisono, usando le stesse parole chiave, le stesse frasi, gli stessi stratagemmi manipolatori.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è uno scherzo e non si tratta di una campagna di occupazione degli spazi social fine a se stessa. Il futuro prossimo ci riserva un attacco duro, spietato a tutte le conquiste democratiche, portato avanti non solo e non tanto con strumenti violenti ma prima di tutto svuotando dall&#8217;interno la stessa democrazia rappresentativa e minando la solidarietà tra i popoli.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Quando critichiamo le nostre democrazie e l&#8217;Occidente, con ottime ragioni beninteso, dovremmo anche sempre tenere presente che nel resto del pianeta non è che esistano regimi meravigliosi. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;esaltazione che vedo anche a sinistra per la nuova presunta fase multipolare e sulla crisi finale dell&#8217;egemonia USA mi sembra un abbaglio pericoloso. Non perché io faccia il tifo per il dominio imperiale globale degli USA (che ho sempre contestato e che comunque non è riuscito a compiersi), ma perché il nemico del mio nemico potrebbe essere un mio nemico ancora peggiore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Negare che l&#8217;Europa sia una vittima designata dei vari attori forti della scena mondiale è un errore, oppure una consapevole operazione di sviamento. Gioire per la sua sconfitta non mi pare molto intelligente, da parte nostra, quale che sia il nostro giudizio sull&#8217;attuale UE. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il mio è negativo, ma non amo il vuoto o peggio il caos, che vengono sempre riempiti da qualcosa, solitamente di brutto. E in ogni caso non rinuncerei a cuor leggero alle conquiste politiche e sociali costate tanti sacrifici a chi ci ha preceduto. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La lotta per la democrazia, per i diritti e per la solidarietà internazionale, la stessa aspirazione alla pace sono da perseguire e da rilanciare, ma basandoci su dati di realtà. Senza cedimenti &#8211; magari illusoriamente momentanei, tattici &#8211; alle istanze conservatrici o peggio reazionarie, neo-nazionaliste e oscurantiste oggi egemoniche, ma anche senza illusioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa mobilitazione pro-Palestina non deve nascondere le contraddizioni di un mondo, quello dell&#8217;Asia occidentale (il cosiddetto Medio Oriente), complesso e attraversato da pulsioni diverse, a loro volta conflittuali al proprio interno, in ogni caso non riconducibile ai nostri modelli e alle nostre cornici culturali e politiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La dialettica tra il preteso universalismo dei diritti umani e la concreta articolazione situata dei rapporti sociali e delle stratificazioni culturali deve indurci a contemplare sempre la complessità come cifra ineludibile della vita umana associata, a tutte le latitudini.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ciò, tuttavia, non deve impedirci, nel nostro contesto, di perseguire la difesa e il rilancio delle conquiste sociali e politiche degli ultimi secoli della storia europea. Liberandoci della zavorra colonialista e suprematista e ri-legittimando, su un piano più avanzato di quello raggiunto con l&#8217;Unione Europea, l&#8217;internazionalismo e il solidarismo tra popoli come elemento fondante di una nuova democrazia continentale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">È l&#8217;unico contesto in cui può avere successo un processo di autodeterminazione democratica in Sardegna, necessaria via di uscita positiva della nostra crisi storica.</p>
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		<title>Strappare il velo delle narrazioni egemoniche per orientarsi nell&#8217;oscurità incombente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 18:06:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il contesto internazionale e le dinamiche sociali in corso vengono raccontate dai media, tutti i media, in modo prevalentemente parziale e distorto. Il dibattito pubblico ne è pesantemente condizionato. Perdiamo di vista le questioni di fondo e la cruda realtà minaccia di travolgerci senza che siamo preparati a quello che ci aspetta. Se facciamo caso...</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><em>Il contesto internazionale e le dinamiche sociali in corso vengono raccontate dai media, tutti i media, in modo prevalentemente parziale e distorto. Il dibattito pubblico ne è pesantemente condizionato. Perdiamo di vista le questioni di  fondo e la cruda realtà minaccia di travolgerci senza che siamo preparati a quello che ci aspetta.</em></h3>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se facciamo caso alle modalità con cui si svolge la diffusione delle informazioni e il conseguente dibattito &#8211; specialmente sui social, ma non solo &#8211; è facile constatare come prevalgano orientamenti e cornici interpretative imposti in modo egemonico e interiorizzati meccanicamente dai più, senza alcun distacco critico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non è colpa delle singole persone. Da anni siamo in balia di un meccanismo perverso in cui si combinano il sistematico depotenziamento delle agenzie formative di base (scuola in primis) e la forza condizionante dei nuovi media.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La manipolazione dell&#8217;informazione e delle dinamiche politiche, anche nelle democrazie apparentemente più consolidate, c&#8217;è sempre stata. In un paese fragile e mal assemblato come l&#8217;Italia è una caratteristica pressoché strutturale. Per molto tempo, dalla seconda guerra mondiale in poi, è stata la politica estera USA a condizionare il sistema politico italiano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli stessi social media sono sembrati per un po&#8217; di tempo l&#8217;ennesimo strumento di manipolazione di massa nelle mani di una parte dell&#8217;élite sociale ed economica statunitense, salvo poi diventare, con sorpresa di molti, un asset gestito con disinvoltura dalla Cina e dalla Federazione russa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Inevitabilmente, quel che veniva accettato e persino giustificato o comunque passato sotto silenzio riguardo l&#8217;egemonia USA sulle democrazie europee fa scandalo oggi se fatto dalle controparti geo-politiche. Il che è comprensibile, ma non deve nemmeno farci cadere dal pero.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La disinformazione diffusa e la disabitudine alla democrazia realmente agita (che non significa andare a votare ogni tot anni né avere accesso alle discussioni sui social media) presentano il conto oggi, in una fase storica in cui, mentre litighiamo sui diversivi propinatici da chi gestisce l&#8217;<em>agenda setting</em>, succedono cose che sfuggono alla nostra percezione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Da tempo sospetto che la vera posta in gioco sia realizzare o impedire l&#8217;ulteriore consolidamento dei regimi politici democratici in un senso più profondo e magari più diffuso, declinato secondo modalità diverse a seconda dei contesti culturali e storici. In larga misura un simile trapasso epocale consisterebbe nel superamento dell&#8217;ordine capitalista, consumista e colonialista che ha caratterizzato l&#8217;epoca contemporanea a livello globale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In altre parole, le varie élite dominanti in Europa, negli USA, in Russia, in Cina e altrove nel mondo hanno come scopo primario la gestione oligarchica e padronale della transizione storica in corso. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se superamento del tardo-capitalismo sarà, avverrà in termini conservatori, sotto stretto controllo dei gruppi sociali dominanti e a discapito di qualsiasi pulsione o istanza democratica e popolare. Nessuna forma di socialismo, o di eco-socialismo, o persino di social-democrazia in stile europeo post seconda guerra mondiale, nonché altre possibili declinazioni ancora più avanzate, saranno consentite.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La saldatura possibile tra le istanze sociali e quelle ambientaliste, con lo sfondo allarmante dei mutamenti climatici e della devastazione dell&#8217;ecosistema, è vissuta come una minaccia esiziale dai gruppi dominanti, a dispetto delle loro divisioni interne e dei loro contrastanti interessi strategici. Anche nella civile e democratica Europa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non per l&#8217;oggettivo pericolo che corre la civiltà umana, alle prese con una crisi multipla e generalizzata, ma perché essi non tollerano che la si affronti mettendo in discussione la loro supremazia e i loro interessi consolidati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Motivo per cui alla Russia di Putin non piace che sui suoi confini si sviluppino democrazie mature e dinamiche socio-culturali progressive (come rischiava di essere l&#8217;Ucraina) e ai vertici degli stati europei nonché a quelli dell&#8217;UE non passa nemmeno per l&#8217;anticamera del cervello, a dispetto di certa retorica auto-consolatoria, di intervenire nelle situazione con forme di rilancio democratico e di consolidamento dei diritti, della solidarietà internazionale, dell&#8217;autodeterminazione dei popoli e della pace.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In ogni caso, e questo va puntualizzato e tenuto ben presente, la tendenza al momento vincente è l&#8217;egemonia culturale del fascismo globale, nelle sue varie facce e incarnazioni. La parte concorrente, ossia quella elitaria, conservatrice e liberista, contenderà il campo ai fascismi solo se non avvertirà una minaccia, diciamo così, da sinistra e in ogni caso lo farà con modalità autoritarie forti, se non violente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stessa retorica del riarmo europeo non ha nulla a che fare con pretese minacce esterne. La Russia, una volta imposta la sua egemonia sui suoi confini e sulla sua sfera di interesse imperiale, non andrà certo oltre. D&#8217;altra parte, già oggi è un passo avanti nella guerra informale e informatica contro l&#8217;Occidente. Su questo terreno, sta vincendo a mani basse.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per questo è altamente ottuso, anche nelle forze dichiaratamente alternative al &#8220;sistema&#8221; (espressione che rischia di non significare più nulla), seguitare ad aderire agli schemi interpretativi egemonicamente imposti, limitandosi a fare il tifo per una o l&#8217;altra delle &#8220;squadre&#8221; in campo, nella finzione di una contesa che invece, nei suoi tratti concreti e decisivi, si gioca su tutt&#8217;altro piano.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le classi dirigenti europee si stanno preparando a contrastare possibili dissensi di massa e movimenti popolari non gestibili tramite diversivi e manipolazioni culturali. D&#8217;altra parte, hanno una pesantissima responsabilità nel successo del fascismo montante. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sui margini dell&#8217;Occidente e del Vecchio continente i rischi che questa tendenza implica sono ancora più grandi, dato che queste aree del &#8220;primo mondo&#8221; (come si definiva un tempo) sono state e sono ancora in qualche modo sottoposte a un pesantissimo colonialismo interno.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se si osservano da vicino le zone marginali e impoverite degli USA e dell&#8217;Europa, è facile intravvedere dinamiche e fenomeni socio-culturali che si somigliano molto. Tanto per fare un esempio letterario, leggendo da poco il bel romanzo di Barbara Kingsolver <em><a href="https://neripozza.it/libro/9788854528437" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Demon Copperhead</a></em>, mi hanno colpito molto le pagine in cui si descrive la relazione asimmetrica tra centro e margini, tra la parte civile, moderna e urbana degli USA e le aree decentrate, poco urbanizzate e decadenti del paese. Interi passaggi potrebbero essere riferiti alla Sardegna, con pochissimi adattamenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma lo stesso discorso vale per altri margini europei e italiani. L&#8217;Italia è di per sé un margine, un paese arretrato, vecchio, in declino da decenni. Ma ha anche una sua rilevanza strategica e un&#8217;economia non ancora devastata. È un luogo ideale per esperimenti politici. Da tempo. Spesso sono i margini di questo margine a subire le peggiori conseguenze. La Sardegna è appunto uno di questi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Cosa ne sarà di noi in questi tempi di corsa agli armamenti e di <a href="https://www.cronachenuoresi.it/2025/03/06/nuoro-la-brigata-sassari-in-mostra-un-esempio-di-coraggio-video/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">militarismo imperante</a> è difficile dirlo, ma è alta la probabilità di conseguenze spiacevoli. Ospitiamo già delle pesantissime servitù militari, niente lascia pensare che verranno presto dismesse solo perché così vorrebbe una parte cospicua dell&#8217;opinione pubblica sarda.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Più in generale, nell&#8217;isola sarà ancora più difficile promuovere con successo un processo di democratizzazione e di emancipazione collettiva, a livello produttivo, sociale, culturale e politico. In questo senso, parteggiare per una delle destre in campo a livello internazionale, o farsene addirittura portavoce, come fa molta sinistra sarda, sulla scia di quella italiana, è un errore oggettivo e, in Sardegna, doppiamente grave.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Bisogna sottrarsi all&#8217;agenda stabilita dalle élite dominanti a tutte le latitudini e recuperare un orizzonte realmente alternativo, in termini teorici ma anche pragmatici. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non basta nemmeno dichiararsi &#8220;né per Trump-Putin, né per von der Leyen&#8221;, finendo in realtà per appiattirsi comunque su una delle due parti presuntamente contrapposte. Prima era la NATO lo spauracchio usato per mettere fine a qualsiasi discussione. Oggi che questo spauracchio, improvvisamente, proprio a opera del suo maggiore azionista, viene relegato a un ruolo secondario, ci si arrampica sugli specchi per giustificare la propria simpatia per Putin e per lo stesso Trump (colui che &#8220;vuole la pace&#8221;, quindi benemerito).</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le posizioni militariste e favorevoli all&#8217;industria delle armi promosse dai vertici europei e da diversi stati si devono e si possono contrastare da sinistra. Senza accettare le stupidaggini a-storiche e puramente propagandistiche che continuano a presentare l&#8217;Ucraina &#8211; fatta coincidere col suo presidente, o con la sua caricatura di comodo &#8211; come il &#8220;cattivo&#8221; della vicenda. E senza cedere alle ossessioni geo-politiche, che sono la morte di qualsiasi riflessione democratica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le forzature e le menzogne (la Russia spende per armi e forze armate di più di tutti i paesi dell&#8217;UE messi assieme? meglio <a href="https://www.sipri.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">verificare</a>) si contrastano con uno sforzo di verità, ma anche e soprattutto con elaborazioni forti, coraggiose, esposte nella sfera pubblica con argomenti convincenti, qualità narrativa adeguata e il giusto rispetto per l&#8217;intelligenza delle persone.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al momento non c&#8217;è nulla di tutto ciò. Fatti salvi, in ambito italiano, <a href="https://jacobinitalia.it/chi-combatte-al-posto-di-scurati/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sporadici e isolati interventi di critica e smascheramento</a>. Sono necessari e spesso lucidi, ma non bastano a fare massa critica né a mobilitare forze culturali e sociali consistenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Su questo terreno, per una serie di ragioni anche contingenti (ma la cui radice è profonda), oso dire che la Sardegna è messa meglio dell&#8217;Italia. A patto che il fermento sociale e politico in corso non venga sacrificato sull&#8217;altare dei settarismi, dei personalismi e della mera tattica elettoralistica. È una magra consolazione, da sottoporre comunque alla prova dei fatti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In definitiva, al momento straordinario va risposto in modo non ordinario. A tutti i livelli. Tenendo conto delle interconnessioni e della necessaria dose di solidarietà e di rispetto tra i popoli e le culture, fattore indispensabile a contrastare l&#8217;<a href="https://sardegnamondo.eu/2025/01/21/londata-nera-che-minaccia-il-mondo-e-la-sorte-della-colonia-sarda/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">onda nera</a> incombente.</p>
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