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	<title>Jugoslavia Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Dalla Jugoslavia alla Spagna: stati, nazioni, nazionalismi e democrazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2017 09:44:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri sera (17 settembre) si è concluso il campionato europeo di basket. In finale due squadre slave, Slovenia e Serbia. Ha vinto, un po&#8217; sorprendentemente, la Slovenia. Chi segue la pallacanestro sa che la scuola slava di questo sport è una delle migliori al mondo. In passato la Jugoslavia ne è stata una delle potenze...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/09/18/dalla-jugoslavia-alla-spagna-stati-nazioni-nazionalismi-e-democrazia/">Dalla Jugoslavia alla Spagna: stati, nazioni, nazionalismi e democrazia</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Dalla Jugoslavia alla Spagna: stati, nazioni, nazionalismi e democrazia' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/09/18/dalla-jugoslavia-alla-spagna-stati-nazioni-nazionalismi-e-democrazia/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter " src="https://d.antalyasonhaber.com/other/2017/09/18/fiba-eurobasket-2017-finalinde-slovenya-sirbistani-93-85-maglup.jpg" width="434" height="471" /></p>
<p>Ieri sera (17 settembre) si è concluso il campionato europeo di basket. In finale due squadre slave, Slovenia e Serbia. <a href="http://it.eurosport.com/basket/europei/2017/video-slovenia-batte-serbia-gli-highlights-lo-spettacolo-della-finale-in-soli-100-secondi_sto6337768/story.shtml" target="_blank"  rel="nofollow" >Ha vinto</a>, un po&#8217; sorprendentemente, la Slovenia.</p>
<p><span id="more-2684"></span></p>
<p>Chi segue la pallacanestro sa che la scuola slava di questo sport è una delle migliori al mondo. In passato la Jugoslavia ne è stata una delle potenze mondiali.</p>
<p>La Jugoslavia. Quando esisteva.</p>
<p>Chi è abbastanza grande (ma in italiano corretto dovrei scrivere &#8220;anziano&#8221;) per ricordarsi <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_jugoslave" target="_blank"  rel="nofollow" >i fatti</a> dei primi anni Novanta del secolo scorso, non può che essere affascinato e anche in qualche modo emotivamente turbato da questo fatto di sport apparentemente marginale.</p>
<p>Vedere i giocatori delle due squadre abbracciarsi e farsi reciprocamente i complimenti, alla fine di un match tiratissimo, richiamava inevitabilmente alla mente il dramma della ex Jugoslavia degli anni 1991-95, i suoi significati e i suoi paradossi.</p>
<p>I genitori di quei giocatori erano stati cittadini del medesimo stato sino a non molti anni fa. I loro nonni e bisnonni avevano vissuto gli anni della Resistenza al nazi-fascismo e della ricostruzione post-bellica, sotto il Maresciallo Tito.</p>
<p>Tutta la storia degli ultimi ottant&#8217;anni si è condensata, su un parquet turco, negli abbracci, a tratti non solo sportivi ma davvero affettuosi, tra giocatori e staff di due nazionali teoricamente divise da astio, se non da odio.</p>
<p>Tutte le contraddizioni insite nei processi di <a href="http://www.treccani.it/vocabolario/nation-building_(Neologismi)/" target="_blank"  rel="nofollow" ><em>nation and state building</em></a> (la &#8220;costruzione&#8221; delle nazioni e degli stati) sono state riassunte in una competizione sportiva, dura e combattuta, che si è risolta in un abbraccio fraterno fra avversari.</p>
<p>Mettere in connessione questo evento sportivo con quanto succede in questi giorni in Catalogna è inevitabile.</p>
<p>L&#8217;ex Jugoslavia si è dissolta in una sanguinosa guerra etnica che ha richiamato alla memoria le atrocità della II Guerra mondiale e del nazi-fascismo. I suoi popoli, quale più quale meno, hanno pagato prima di tutto sulla propria pelle quella vicenda. Non dimentichiamo che ancora nel 1999 la Serbia è stata bombardata dalla NATO (Italia compresa).</p>
<p>Il Regno di Spagna oggi corre un rischio analogo, sebbene per adesso sia lontana l&#8217;eventualità di un esito sanguinoso (che spero nessuno auspichi).</p>
<p>Eppure vedo che a Madrid si sta facendo di tutto per esasperare gli animi e trasformare quella che poteva essere una consultazione popolare democratica dal risultato incerto in un dramma politico e civile.</p>
<p>L&#8217;ottusità centralista del governo di destra di Mariano Rajoy (franchista nei fatti, anche se non nel nome) radicalizza da tempo &#8211; non solo ultimamente &#8211; la vertenza con la Catalogna, dando l&#8217;impressione di aver scientemente scelto la via del conflitto, della forza, della paura, anziché accettare che si compisse un processo democratico.</p>
<p>Naturalmente il sottotesto della ostinazione di Madrid è il pericolo per l&#8217;esistenza stessa della monarchia spagnola, garante sì del passaggio dal franchismo alla democrazia, ma anche della sostanziale continuità e legittimità di un certo franchismo appena appena rivestito nel nuovo regime post <a href="http://www.raistoria.rai.it/articoli/la-fine-pacifica-del-franchismo/11163/default.aspx" target="_blank"  rel="nofollow" >1975</a> (e post <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Colpo_di_Stato_spagnolo_del_1981" target="_blank"  rel="nofollow" >1981</a>).</p>
<p>Il ragionamento elementare sembra il seguente: consenti un referendum di questo peso e dopo un po&#8217; ne spunta un altro da qualche altra parte (in Euskal Herria, per esempio) o sulla forma di governo (monarchia o repubblica?).</p>
<p>Vedere sloveni (allenati da un serbo e con in squadra il talento straripante di un giovanotto mezzo serbo, Luka Dončić) e serbi abbracciarsi fraternamente, ricordando quel che hanno passato solo pochi decenni fa, e pensare alle scelte reazionarie del governo spagnolo innesca dunque una consonanza, a sua volta meritevole di riflessione.</p>
<p>Infatti, su un piano più generale, non può che sollecitare un ulteriore ragionamento su cosa significhi &#8220;stato&#8221;, su cosa siano le &#8220;nazioni&#8221;, su come si configurino le aspirazioni all&#8217;autodeterminazione dei popoli anche e soprattutto nella civile e democratica Europa.</p>
<p>L&#8217;autodeterminazione mette in crisi gli assetti politici europei, è inevitabile, ma non è un buon motivo per rifiutarla a priori e per ascriverla sempre, come fosse un riflesso condizionato, a un processo necessariamente reazionario.</p>
<p>Bisogna accettare l&#8217;esistenza di fenomeni come l&#8217;aspirazione a una propria sfera di soggettività collettiva da parte di popoli che non la detengono.</p>
<p>Bisogna trovare le modalità giuridiche e politiche per consentire che, anche in vigenza di costituzioni rigide e di assetti politici consolidati, le vicende dei popoli europei possano svilupparsi in termini democratici e pacifici.</p>
<p>Devo richiamare delle <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/07/31/autodeterminazione-e-universalismo-dialettica-vitale/">considerazioni già fatte</a> in questa stessa sede. La dialettica tra le pulsioni insopprimibili all&#8217;autonomia, all&#8217;autogoverno, all&#8217;autodeterminazione e l&#8217;esistenza di una sfera di valori universali condivisi e di diritti umani riconosciuti non è una opposizione necessariamente conflittuale.</p>
<p>Non era necessario che l&#8217;ex Jugoslavia diventasse un teatro di guerra e di atrocità, nel 1991. E non era nemmeno un esito inevitabile.</p>
<p>Il peso che ebbero in quella circostanza da un lato i rispettivi nazionalismi e dall&#8217;altro gli interessi concreti delle élite europee (tedesche in primis) fu determinante nel tradurre un&#8217;eventualità storica del tutto plausibile (le ex repubbliche federate jugoslave che dichiarano la propria indipendenza una dall&#8217;altra) in una vicenda tragica.</p>
<p>Per che cosa, poi? Per trovarsi abbracciati e commossi alla fine di una partita di basket, con le rispettive bandiere (ovviamente molto simili tra loro) una a fianco all&#8217;altra.</p>
<p>È così difficile accettare la democrazia fino in fondo? Perché in nome suo ancora oggi si può agire in modo del tutto antidemocratico e pretendere anche di avere ragione (come fanno il governo di Madrid e tutta <a href="https://politica.elpais.com/politica/2017/09/16/actualidad/1505570249_477215.html" target="_blank"  rel="nofollow" >la classe dominante spagnola</a>)?</p>
<p>La democrazia ha senso solo se è concreta, se fonda le relazioni tra persone, tra gruppi, tra popoli. Se è una variabile dipendente da interessi privati o di classe, se vige o non vige a seconda della convenienza di un apparato di potere, se non realizza nei fatti l&#8217;eguaglianza e la libertà dei cittadini semplicemente non è democrazia.</p>
<p>La stessa aspirazione all&#8217;autodeterminazione cambia segno se procede democraticamente o se è espressione di pulsioni reazionarie e xenofobe.</p>
<p>Quella catalana è evidentemente una via democratica all&#8217;autodeterminazione. Frustrarla, sia pure in nome di un&#8217;astratta legittimità costituzionale, non è altrettanto democratico.</p>
<p>Cosa dovrebbe scegliere l&#8217;Europa, dunque? Come dovrebbero reagire le forze politiche, le forze sociali, i mass media, i governi, i parlamenti?</p>
<p>Una domanda che suona quasi retorica, data l&#8217;inerzia e il sostanziale attendismo dell&#8217;Europa, in tutte le sue componenti.</p>
<p><em>Quasi</em> tutte, a dire il vero. Com&#8217;è comprensibile, la vicenda catalana trova sponda e condivisione soprattutto dove vi siano popoli senza stato e minoranze che aspirano a un riconoscimento anche formale della propria soggettività storica.</p>
<p>Chiaramente, ognuno poi declina il proprio appoggio al <em>Procés</em> catalano secondo i propri obiettivi e i propri valori.</p>
<p>Tuttavia, fatta la tara degli opportunismi e delle ipocrisie, bisogna anche riconoscere che il segno politico della via catalana all&#8217;indipendenza non è certo reazionario. Tutt&#8217;altro.</p>
<p>Non solo si è scelta la via democratica, ma i temi, le forze sociali e gli obiettivi presenti sulla scena sono largamente progressisti, emancipativi, lontani dalle chiusure nazionaliste e razziste dei cosiddetti &#8220;sovranismi&#8221; europei.</p>
<p>Che infatti non si esprimono affatto o sono ostili al Procés catalano.</p>
<p>Tuttavia bisogna allargare il senso di questa vicenda. Non è una questione che può limitarsi agli indipendentisti e alle forze etno-regionaliste o nazionaliste (di qualsiasi segno).</p>
<p>Se l&#8217;idea di Europa democratica ha ancora oggi un senso lo ha proprio perché è o deve essere uno spazio di democrazia realizzata.</p>
<p>Pensare all&#8217;Europa e pensare alla UE, ossia ai burocrati di Bruxelles, alle banche, ai grandi interessi di classe consolidati e protetti dalla sua architettura istituzionale, non deve essere la stessa cosa.</p>
<p>La Catalogna chiama, oggi, così come chiamava la Jugoslavia ieri, ma mi pare che non stiamo rispondendo adeguatamente.</p>
<p>Se è così, come temo, è un errore gravissimo.</p>
<p>L&#8217;Europa, i suoi stati, le sue élite dominanti devono trovare il modo di coniugare un assetto giuridico, economico e sociale solido con l&#8217;aspirazione all&#8217;autogoverno dei vari popoli che la compongono.</p>
<p>Non è più il tempo della <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/pace-di-vestfalia/" target="_blank"  rel="nofollow" >Pace di Westfalia</a> o del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Utrecht" target="_blank"  rel="nofollow" >Trattato di Utrecht</a>. Devono essere i popoli, le collettività storiche reali, i territori, a fondare un nuovo patto di convivenza pacifico e democratico.</p>
<p>Contro i centralismi degli stati-nazione ottocenteschi (che così pessima prova di sé hanno dato nel Novecento), contro i nazionalismi reazionari e xenofobi (in salsa ungherese o polacca o francese o italiana che sia), contro la tecnocrazia cleptocratica sovranazionale.</p>
<p>È una prospettiva dentro la quale deve inserirsi e trovare la propria collocazione anche il processo di autodeterminazione sardo, che partecipa alla temperie politica contemporanea a pieno diritto e con la stessa dignità degli altri.</p>
<p>Su questo, mi aspetto che tutti i sinceri democratici sardi, al di là della propria collocazione o meno sul versante dell&#8217;indipendentismo esplicito, ragionino e si esprimano.</p>
<p>Non credo che basti una partita di basket a darci un segnale in senso positivo. Non so nemmeno se basterà l&#8217;esito &#8211; quale che sia &#8211; del referendum catalano (così come non è bastato quello scozzese).</p>
<p>Ma di questo sono ragionevolmente convinto: qui c&#8217;è la strada politica da percorrere, se vogliamo che gli anni e i decenni prossimi venturi non siano una banale, e probabilmente drammatica, replica di una storia già vista.</p>
<p>&nbsp;</p>
[<a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/15253" target="_blank"  rel="nofollow" ><strong>Qui</strong></a> il testo del manifesto di vicinanza e solidarietà dei Sardi ai Catalani.]
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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