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	<title>Black Lives Matter Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Ipocrisia e contraddizioni nelle manifestazioni anti-razziste della Sardegna post(?)-coloniale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 12:04:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte e spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre anche in Sardegna arriva la spinta delle proteste innescate negli USA dal movimento Black Lives Matter, un cantante rap sardo viene condannato con decreto penale (ossia senza processo) per i contenuti testuali di una sua esibizione. C&#8217;è qualcosa di estremamente contraddittorio in questi due episodi. Non solo sul piano del versante politico su cui...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Ipocrisia e contraddizioni nelle manifestazioni anti-razziste della Sardegna post(?)-coloniale' data-link='https://sardegnamondo.eu/2020/06/16/ipocrisia-e-contraddizioni-nelle-manifestazioni-anti-razziste-della-sardegna-post-coloniale/' data-app-id-name='category_above_content'></div>
<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_de_Maistre" target="_blank"  rel="nofollow" ><img decoding="async" src="https://sydneytrads.com/wp-content/uploads/2014/07/joseph-de-maistre-banner.jpg" alt="https://sydneytrads.com/wp-content/uploads/2014/07/joseph-de-maistre-banner.jpg"/></a><figcaption><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_de_Maistre" target="_blank"  rel="nofollow" >Joseph de Maistre</a> (Reggente della Gran Cancelleria del Regno di Sardegna): &#8220;Sono più selvaggi dei selvaggi perché il selvaggio non conosce la luce, il sardo la odia&#8230; Razza refrattaria a tutti i sentimenti, a tutti i gusti e a tutti i talenti che onorano l&#8217;umanità&#8221;, 1799.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre <a href="https://www.sardiniapost.it/cronaca/floyd-manifestazione-anche-a-cagliari-adesso-basta-con-le-discriminazioni/" target="_blank"  rel="nofollow" >anche in Sardegna</a> arriva la spinta delle proteste innescate negli USA dal movimento Black Lives Matter, un cantante rap sardo <a href="https://www.youtg.net/canali/in-sardegna/26588-nuoro-rapper-condannato-per-le-rime-antimilitariste-durante-il-concerto?fbclid=IwAR2VP8v8hbiJkkivrYuvVg2X9oPZV5_vyNQCQQ99QghGZ8ig_PmWdJlMuCM" target="_blank"  rel="nofollow" >viene condannato</a> con decreto penale (ossia senza processo) per i contenuti testuali di una sua esibizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è qualcosa di estremamente contraddittorio in questi due episodi. Non solo sul piano del versante politico su cui possono essere collocati, ma anche su quello delle prese di posizione in proposito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La versione sarda della mobilitazione anti-razzista e democratica dei BLM ha le sembianze di un&#8217;adesione meccanica e mimetica a istanze esogene veicolate dai mass media e, tramite questi, assorbite e interiorizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che ci sia qualcosa di sbagliato nel metodo e nel merito. Si può essere ostili a questa presa di posizione politica (se si è razzisti, fascisti, suprematisti bianchi, maschilisti, ecc.) come si può essere favorevoli, al di là di vivere in un luogo lontano da quelli in cui la mobilitazione ha avuto origine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dirò di più, sentire come propri i problemi di qualsiasi altra porzione dell&#8217;umanità è una forma di empatia e solidarietà encomiabile, anzi necessaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dubbi nascono dalla loro replicazione in Sardegna senza alcuna problematizzazione, senza alcun legame dichiarato con la realtà concreta, storica, sociale e culturale in cui tali manifestazioni avvengono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne ha scritto molto lucidamente Alexis Barranger, sul suo profilo Facebook, e qui mi limito a citarne le considerazioni.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>È proprio perché credo che l&#8217;intersezionalità delle lotte sia un prerequisito di qualsiasi battaglia politica, che vedere certi personaggi politici (che rispondono quindi del loro operato) nella manifestazione in supporto al movimento Black Lives Matter di oggi mi ispira non poco imbarazzo.<br>Una generazione pronta ad abbracciare ogni lotta ultramarina per effetto di moda (movimento delle sardine, black lives matter, etc) senza mai dare un po&#8217; di attenzione al &#8220;paradigma coloniale&#8221; della Sardegna.<br>Una semplice mimesis formale, che non sfocia mai in una poiesis politica e intersezionale.<br>Gli stessi che mesi fa toglievano il wifi ai migranti. Gli stessi che hanno fatto interventi urbanistici prevalentemente a discapito delle classi popolari delle periferie di Cagliari. Gli stessi che hanno svenduto la sanità sarda. Gli stessi che non hanno mai osato opporsi all&#8217;occupazione militare e alla sue operazioni di green-washing o di innovate-washing (distruggo il tuo territorio ma comunque guarda, tutelo l&#8217;ambiente e ti do il fuoco sacro dell&#8217;innovazione tecnologica), gli stessi che trovano normale che i sardofoni siano esclusi sistematicamente da ogni forma di progresso sociale (in modo esplicito e implicito), gli stessi che hanno esercitato il potere politico da baroni locali, gli stessi che hanno visto il proprio mandato elettorale in Consiglio Regionale come un trampolino verso una carriera &#8220;sul continente&#8221;, gli stessi che non osano mai contrapporsi alle segreterie di partito nazionali, gli stessi che hanno ritirato i ricorsi dinnanzi alla Corte Costituzionale pur di non offendere il governo di turno, gli stessi che preferivano andare contro Solinas e dare ragione a Beppe Sala, gli stessi che negano un &#8220;paradigma coloniale&#8221; in Sardegna e hanno trovato una via di fuga attraverso il nazionalismo italiano e unitario, gli stessi che proteggono la toponomastica coloniale della Sardegna e il lascito dei Savoia.<br>Vanno bene i diritti LGBTQ+ (però loro non questionano il loro privilegio da italofoni urbani cis e etero davanti ad un sardofono lgbt e rurale, per esempio, che è l&#8217;antitesi di tutta la dottrina intersezionalista), i Black Lives Matter, il femminismo e così via. Ma quando tocca alle ferite dei Sard* come popolo attraverso la storia non c&#8217;è più nessuno.<br>Il fatto non sussiste. Non ci sono diseguaglianze. Non c&#8217;è colonialismo. Non c&#8217;è subalternità. Non esiste una storia profondamente politica e antisarda. Non ci sono incoerenze tipiche di tutte le società coloniali o post-coloniali. Lo sottosviluppo della Sardegna è dovuto all&#8217;inferiorità dei sardi. Il divario economico è dovuto alla mancanza di imprenditorialità. È meglio comparare Cagliari a Milano e non invece a Algeri, Fort-De-France (Martinica) etc. [&#8230;]</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">I riferimenti alla politica sarda, anche di centrosinistra o addirittura (sedicente) di sinistra, sono chiari. Non si tratta di mera ipocrisia opportunista (che non manca, beninteso), ma anche di una forma di ottusa rimozione della realtà concreta in cui si vive e si agisce. Con tanti saluti a qualsiasi forma, sia pure critica e non dogmatica, di materialismo storico, di filosofia della prassi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È lo stesso problema <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/srd/2020/decolonizzare-il-pensiero-e-la-ricerca-in-sardegna/" target="_blank"  rel="nofollow" >del &#8220;come se&#8221;, del &#8220;finzionalismo&#8221;</a> che spinge a condannare il razzismo (negli USA) ma a difendere la statua di Indro Montanelli in Italia, o a rimuovere dallo scenario, come impropria, la questione <a href="https://www.filosofiadelogu.eu/srd/2020/quei-condensati-simbolici-del-dominio-sui-sardi-2/" target="_blank"  rel="nofollow" >dei monumenti e dell&#8217;odonomastica sabauda e risorgimentalista</a> in Sardegna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro, la condanna di un cantante rap per i versi di una sua composizione (ed anche dei suoi fan) cala come un elemento che dovrebbe creare turbamento, allarme, dibattito. Invece cade nel silenzio tombale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A parte le realtà di movimento schierate da anni sul tema dell&#8217;occupazione militare e dell&#8217;autodeterminazione, il fatto che un artista sia condannato senza processo per la sua stessa attività artistica, sia pure dai contenuti critici, non sembra interessare a nessuno. Men che mai a coloro che, con ruoli pubblici, si affrettano (si fa per dire) a schierarsi, a favore di telecamera, su battaglie che però non li toccano direttamente né minacciano l&#8217;ordine costituito della loro stessa comunità umana. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è la prima volta che succede. In questi casi, in Sardegna, sia la politica istituzionale sia l&#8217;intellighenzia grosso modo progressiste hanno una capacità di svicolare che farebbe invidia alle migliori anguille delle nostre zone umide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutte le grevi manifestazioni di razzismo anti-sardo, sia che provengano &#8211; faccio per dire &#8211; dal tifo calcistico di squadre italiane (episodi costanti, ma mai sotto i riflettori delle cronache), sia che provengano da personaggi del mondo dello spettacolo o della politica, sia che provengano da cariche istituzionali, questi nostri eroi del progressismo e della democrazia hanno sempre qualcos&#8217;altro di impellente da fare. Mai una volta (salvo rarissime eccezioni) che si sbilancino a dire una parola, a schierarsi criticamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte, al contrario, se proprio intervengono, lo fanno per sostenere le ragioni del razzismo anti-sardo o per cercare di sminuirne senso e portata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La condanna con decreto penale di un cantante è un precedente gravissimo su cui non può calare il silenzio dei media e della politica. Certo, ora ci sarà un&#8217;opposizione legale e dunque la cosa sarà portata in una più consona sede processuale, dove si potranno far valere diritti e libertà per il momento ancora garantite dall&#8217;ordinamento italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dubito però che assisteremo a una levata di scudi indignata da parte della sinistra coloniale sarda, che, su questo terreno, risulta odiosamente più ipocrita della destra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non vi assisteremo, così come non vi abbiamo mai assistito a proposito del vergognoso processo contro l&#8217;indipendentismo nato dall'&#8221;operazione Arcadia&#8221;, il cui esito dopo quasi un quindicennio è ancora di là da venire, o per stigmatizzare la brutta fine in carcere fatta fare a Doddore Meloni, personaggio discutibile quanto si vuole, ma non per questo meritevole di un trattamento disumano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mai, su questi fatti, c&#8217;è stato un dibattito approfondito, alimentato dai media e condotto sia sul piano politico, sia su quello intellettuale. È come se questi fatti non esistessero o esistessero in una dimensione parallela, fittizia, poco significativa. Invece, a ben guardare, ad essere fittizi sono l&#8217;eterno &#8220;altrove&#8221; o l&#8217;indefinito &#8220;ovunque&#8221; in cui accadono i fatti che sembrano interessare alla politica sarda e ai media isolani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il senso comune dei cittadini sardi non è stato costruito in termini di consapevolezza storica, di discernimento delle reali dinamiche sociali e politiche che li riguardano. Viviamo da decenni in una fiction televisiva italiana (non proprio una certificazione di buona qualità). Attendersi dalle persone comuni un senso critico e uno sguardo meno colonizzato è una pretesa assurda. I meccanismi dell&#8217;egemonia culturale sono spietati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ben vengano le manifestazioni democratiche, contro il razzismo, contro il colonialismo, il maschilismo patriarcale, le diseguaglianze. Ma è necessario calare queste stesse domande politiche e queste manifestazioni anche nel contesto in cui si vive, senza rimuovere la loro problematicità e la loro forza di rottura con un ordine costituito che è tanto globale quanto locale. </p>
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		<title>Abbattere statue, sanare le ferite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 13:39:38 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-1-700x525.jpg" alt="" class="wp-image-3839" width="607" height="455" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-1-700x525.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-1-640x480.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-1-768x576.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-1-800x600.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-1-80x60.jpg 80w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 607px) 100vw, 607px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito in corso sulla rimozione di statue o sulla problematizzazione di opere cinematografiche e/o letterarie che contengano messaggi o connotazioni discriminatorie si sta svolgendo su un piano sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è da stupirsene. In Sardegna &#8211; come in altre circostanze, anticipatrice di fenomeni generali &#8211; è una questione aperta da anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto va fatta una distinzione tra livello artistico/estetico e livello politico/simbolico. Mescolare le due cose genera solo confusione. Inoltre vanno mantenuti tutti i distinguo del caso tra opere di epoche diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una cosa va però osservata, preliminarmente. Se dalle discussioni emerge, come argomentazione paradossale, che la gran parte del patrimonio artistico/culturale occidentale si fonda su valori di dominio, discriminazione, sopraffazione culturale e spesso violenza, forse dovremmo farci delle domande su questo punto, più che usarlo come banale arma retorica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che civiltà è quella che deve il suo successo sulle altre civiltà umane alla mera imposizione di una forza superiore, a processi di aggressione e sottomissione militare, economica e culturale?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché non approfittare di queste circostanze per farci delle domande impegnative su come la civiltà europea sia arrivata a dominare il pianeta?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispolverare recenti classici come <em>Armi, acciaio e malattie</em> di Jared Diamond potrebbe aiutare (cito un titolo popolare e di facile reperibilità).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rimozione non è mai una buona idea. Chi ne trae vantaggio, per altro, sono sempre i gruppi umani che possono controllare le informazioni e la formazione delle opinioni. In altre parole, l&#8217;opinione dominante è di norma quella della classe dominante. Se viene messa in dubbio, quasi sempre è un segnale positivo, comunque significa che è in moto un sommovimento sociale e culturale (dunque politico) profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non aver mai seriamente problematizzato, a livello di egemonia culturale e di senso comune, le modalità di affermazione storica della civiltà europea ha impedito di riconoscere anche i termini, le circostanze e gli effetti del conflitto *interno* alla civiltà europea stessa. Il conflitto più propriamente di classe, quello di genere e quello tra porzioni territoriali e etno-culturali vincenti e porzioni territoriali e etno-culturali sconfitte, minorizzate e rese subalterne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non deve stupire che in ambito italiano alcuni degli interventi più lucidi sulla questione della persistenza del razzismo e su quella della <a href="https://www.internazionale.it/opinione/igiaba-scego/2020/06/09/tracce-passato-colonialismo-razzismo-fascismo" target="_blank"  rel="nofollow" >simbologia ufficiale da problematizzare</a> siano di un&#8217;autrice come Igiaba Scego, per biografia e formazione capace di uno sguardo più ampio, non unidirezionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è affatto strano che le analisi e le prese di posizione più chiare arrivino da posizioni oblique, dai margini, da sguardi non del tutto partecipi dell&#8217;ideologia dominante, non definitivamente attratti dal campo gravitazionale del &#8220;centro&#8221;. Quindi, in Italia, soprattutto dalle minoranze politiche e sociali, dai confini e dalle isole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla questione delle opere d&#8217;arte o narrative, cinema compreso, alcuni osservatori hanno saggiamente suggerito di non porre la questione sul piano della censura e della cancellazione, ma caso mai su quello dell&#8217;educazione al gusto e al senso, della consapevolezza diffusa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è alcun pericolo di interiorizzare approcci discriminatori guardando un film come <em><a href="https://www.ilpost.it/2020/06/10/hbo-max-rimosso-via-col-vento/" target="_blank"  rel="nofollow" >Via col vento</a></em>, se si è coscienti della sua collocazione storico-culturale e se si ha presente il problema della schiavitù e della segregazione razziale negli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso vale per altre opere e altri contesti. A patto che sia forte e ben socializzata la conoscenza dei problemi, il loro significato storico, la loro connessione col nostro presente. Cosa che, sul nostro passato coloniale &#8211; &#8220;nostro&#8221; nel senso di &#8220;europeo&#8221; o &#8220;occidentale&#8221; o specificamente &#8220;italiano&#8221; &#8211; non sempre possiamo affermare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La faccenda delle statue e dell&#8217;odonomastica è collegata con questa e tuttavia non è del tutto sovrapponibile. Se un&#8217;opera d&#8217;ingegno ha il suo senso nella sua cifra estetica e narrativa, nella sua forma e nel suo contenuto, in quanto tali, quali che ne siano le ulteriori connotazioni, negli arredi urbani e nelle denominazioni degli spazi pubblici prevale il significato simbolico e politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Biasimare l&#8217;abbattimento delle statue di noti schiavisti, o di sovrani colonialisti (Leopoldo II del Belgio, per dire), o l&#8217;imbrattamento simbolico di statue di personaggi dal passato discutibile (e magari mai rinnegato), come Indro Montanelli, coperto di vernice rosa dalle attiviste di Non una di meno, è un atteggiamento ipocrita con tratti politicamente detestabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che dire, in Sardegna, del rifiuto non tanto di trovare una nuova collocazione o una nuova contestualizzazione per la statua di Carlo Felice a Cagliari o per quella di Vittorio Emanuele II a Sassari, quanto, ancor prima, di discuterne?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito in corso in questi giorni mette allo scoperto un nervo della nostra condizione storica e politica (nostra=sarda) che l&#8217;establishment culturale isolano da sempre cerca di tenere ben coperto. La classe politica, forte di questa posizione della cultura &#8220;ufficiale&#8221;, si sente legittimata a non affrontare il problema, ben lieta di non essere messa alle strette su questo punto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da anni ormai si discute in particolare della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Monumento_a_Carlo_Felice" target="_blank"  rel="nofollow" >brutta statua di Carlo Felice</a>, posta a presidio di una zona di Cagliari simbolicamente e urbanisticamente centrale e da lì irradiante senso e connotazioni storico-politiche sull&#8217;intera isola. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un lascito di un periodo in cui la classe dominante sarda si sentiva in dovere di affermare, contro ogni possibile dubbio, la propria fedeltà allo stato sabaudo. E, nonostante questo, passarono decenni prima che il monumento, fatto e compiuto, venisse posto nel luogo ad esso destinato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ripeterò <a href="https://sardegnamondo.eu/2016/05/11/la-statua-di-carlo-felice-e-lignoranza-di-se-che-genera-mostri/">quanto scritto in precedenza</a> a tal proposito qui su SardegnaMondo. Devo però segnalare come, proprio in questi stessi giorni, sia stato nominato a direttore dei Musei statali sardi <a href="https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/06/08/billeci-nuovo-direttore-dei-musei-della-sardegna_00cb0c25-9fa2-459d-acab-61f457406169.html" target="_blank"  rel="nofollow" >il prof. Bruno Billeci</a>, già Soprintendente per l&#8217;Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio per le Province di Sassari e Nuoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo segnalo perché il prof. Billeci si è distinto nel recente passato per la sua creativa opposizione al mutamento dell&#8217;odonomastica di alcuni comuni sardi (celebre il caso di <a href="https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/sassari-provincia/2019/11/29/bonorva-il-nome-della-via-dedicata-ai-savoia-non-si-puo-cambiare-136-958753.html" target="_blank"  rel="nofollow" >Bonorva</a>), specie se riguardava i Savoia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco tempestiva, questa nomina, in un momento di reviviscenza della discussione su monumenti e odonomastica sabauda in Sardegna. Oppure a suo modo tempestiva, guardando la faccenda dal lato dello stato centrale. I meriti acquisiti sul campo vanno premiati, sembrerebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se il prof. Billeci in fondo è un ospite dell&#8217;isola, non così si può dire dei tanti osservatori e commentatori nostrani, più o meno qualificati, che nel tempo e ancora oggi alzano le barricate al solo menzionare la possibilità di modificare la destinazione della statua di Carlo Felice di Savoia. Barricate invero sorrette da argomentazioni come minimo di dubbia sostanza, per non dire del tutto fallaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come per esempio quella che vuole ogni minimo intervento a discapito dei Savoia come una sorta di rimozione oscurantista della Storia. Posizione che è già in partenza un&#8217;evidente sciocchezza. Non meriterebbe di essere contestata se non fosse una delle più forti e reiterate nel dibattito in proposito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti gli arredi urbani e l&#8217;odonomastica sabauda e risorgimentale esistenti in Sardegna sono a loro volta modificazioni, spesso arbitrarie e puramente autoritarie, di un assetto toponomastico anteriore. Il che significa che l&#8217;obiezione &#8220;storica&#8221; alla loro modificazione è già una contraddizione di suo. È perfettamente normale che l&#8217;odonomastica muti col mutare delle condizioni politiche, con gli orientamenti di chi di momento in momento detiene il potere e l&#8217;egemonia culturale. È stato così nel corso dell&#8217;Ottocento, non si capisce perché non debba essere così sempre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l&#8217;obiezione è infondata anche nel merito. Se quei monumenti, quelle denominazioni viarie, rappresentano una &#8220;storia&#8221;, è del tutto possibile che, mutando la valutazione politica e/o etica di quella &#8220;storia&#8221; e dei personaggi che la rappresentano, si decida di rimuoverne la simbologia e il senso di esemplarità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Beninteso, siamo pur sempre dentro lo stato italiano, il luogo che ha inventato il fascismo e il luogo dove, nonostante questa responsabilità storica, è difficile anche solo discutere dei monumenti fascisti, persino di quelli più palesemente ideologici. Almeno su questo la porzione sedicente progressista dell&#8217;establishment culturale e politico fa meno resistenza, parrebbe; ma non sempre e non senza distinguo a volte davvero capziosi. Come ha osservato qualcuno, richiamandosi a <a href="https://www.dass.uniroma1.it/sites/default/files/allegati_notizie/Le_Goff.pdf" target="_blank"  rel="nofollow" >Le Goff</a>, c&#8217;è ancora molta confusione &#8211; non sempre involontaria &#8211; tra &#8220;doc-umento&#8221; e &#8220;mon-umento&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso sardo, però, bisogna aggiungere un ulteriore livello di analisi. E qui tornano utili le riflessioni dei movimenti per i diritti civili e la giustizia sociale, nonché gli studi post-coloniali e sulla subalternità e ancora le analisi del femminismo intersezionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema dei monumenti sabaudi, dell&#8217;odonomastica savoiarda e risorgimentalista e in molti casi persino della toponomastica tout court (con tutte le italianizzazioni arbitrarie e fantasiose di cui è costellata l&#8217;isola) non è un problema di rivincita ideologica oscurantista, né di reazione mitopoietica ostile alla Storia vera e certificata. Posto che questi elementi siano presenti, sarebbero giusto accessori e in fondo inevitabili. Il nucleo forte della richiesta di ridiscutere statue, piazze e denominazioni viarie sta invece nel loro senso simbolico e politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo, c&#8217;è poco da contestare. Se nel senso comune di chi vive in Sardegna va sviluppandosi una crescente avversione per i simboli di un passato non più ignorato e la cui narrazione ideologica non soddisfa più, di questo va preso atto. Si può studiare come fenomeno sociologico e culturale e come sviluppo politico, ma decretarne l&#8217;illegittimità è solo una presa di posizione conservatrice, tutt&#8217;altro che neutra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Sardegna ci sono ancora troppe ferite aperte, nodi mai sciolti, la cui radice non è posta in un lontano e indistinto passato, ma nella stessa epoca contemporanea i cui sviluppi stiamo ancora vivendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ostinarsi a rifiutare questo dato di fatto storico non è solo una disattenzione o una forma di ignoranza; c&#8217;è della malafede, o comunque ha un ruolo l&#8217;istinto di sopravvivenza di una classe dominante, che, nelle sue diverse articolazioni, comprese quelle culturali, ha molto da temere da una presa di coscienza collettiva sul nostro recente passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che le piazze e le vie sarde siano state ridefinite, con diffusione capillare e con metodo, tramite una rivisitazione ideologica, calata dall&#8217;alto e orientata alla sottomissione di un territorio riottoso e non del tutto sotto controllo, è evidente. Anche nella interpretazione più indulgente è innegabile che si sia trattato di scelte puramente politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al contempo si è costantemente rimossa, sminuita o resa anodina ogni possibile simbologia alternativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La poca odonomastica riservata a personaggi della storia sarda sono spesso concessioni dovute, o addirittura scelte fatte in spregio ai personaggi chiamati in causa, non senza imbarazzanti falsificazioni storiche (sia pure avallate, a volte, dalla stessa <a href="https://sardegnamondo.eu/2019/12/05/angioy-lautonomismo-e-i-fraintendimenti-storici/">intellettualità accademica). </a></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-700x525.jpg" alt="" class="wp-image-3838" width="440" height="330" srcset="https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-700x525.jpg 700w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-640x480.jpg 640w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-768x576.jpg 768w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-800x600.jpg 800w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine-80x60.jpg 80w, https://sardegnamondo.eu/wp-content/uploads/2020/06/immagine.jpg 1280w" sizes="(max-width: 440px) 100vw, 440px" /><figcaption>Sanluri, via secondaria dedicata a Giovanni Maria Angioy &#8211; foto di Andrea Caneglias</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo ambito ha prevalso l&#8217;ideologia del &#8220;come se&#8221; e la collocazione della Sardegna e della sua storia non al suo proprio posto, con tutte le contraddizioni e le complessità del caso, ma in un &#8220;altrove&#8221; astratto e largamente fittizio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è la rimozione dell&#8217;intera &#8220;questione sarda&#8221;, al centro della querelle odonomastica e monumentale. Proprio per questo, perché questo problema è sempre lì lì per emergere e deflagrare, la sua rimozione o, al peggio, il suo ridimensionamento sono necessari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso modo in cui in Italia si <a href="https://www.corriere.it/esteri/20_giugno_11/proteste-statue-nessuno-tolga-montanelli-suoi-giardini-f35060ec-ab4f-11ea-ab2d-35b3b77b559f.shtml?fbclid=IwAR3CrOCviW1ej_cBeCeNh7BsjJ1sadeElCadYhwHEThjxpZoR2EE5I0hSxc&amp;fbclid=IwAR2rx4KOqMPi_hj2EtV3Fx9gIyJMtxiFtW11SBrjd_saPD3CBINioLObRpk" target="_blank"  rel="nofollow" >lanciano proclami</a> a favore dei monumenti dedicati a personaggi <a href="https://www.lavocedinewyork.com/news/primo-piano/2019/03/12/indro-montanelli-con-quella-sua-sposa-bambina-in-affitto-non-si-merita-una-statua/" target="_blank"  rel="nofollow" >come minimo problematici</a> o si <a href="https://www.informatore.info/2020/06/11/odio-verso-occidente-1/" target="_blank"  rel="nofollow" >grida allo scandalo</a> per l&#8217;abbattimento &#8211; realizzato o minacciato &#8211; delle statue altrui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lamentele e scandalo che &#8211; detto <em>en passant</em> &#8211; provengono, non a caso, dagli stessi ambienti che quasi negli stessi giorni, per non dire nelle stesse ore, stigmatizzavano <a href="https://www.huffingtonpost.it/entry/nel-paese-ce-un-inaccettabile-spirito-anti-lombardo-intervista-a-ferruccio-de-bortoli_it_5edccc25c5b6f55cca35e8b2" target="_blank"  rel="nofollow" >presunti rigurgiti anti-lombardi</a> (ossia, traducendo, ostili alla classe dominante italiana e ai suoi assetti). </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;indignazione della classe o del genere dominante, dei padroni, dei colonialisti è una spia del fatto che non è tanto la loro etica o la loro sensibilità civica ad essere messa in discussione, quanto precisamente il loro ruolo privilegiato. Dietro i simboli del potere ci sono sempre assetti materiali, rapporti di forza, diseguaglianze sociali. Vale anche per la Sardegna e per la questione delle statue e dell&#8217;odonomastica sabaude.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che, lungi dall&#8217;essere un argomento a favore della conservazione, al contrario è una ragione di più per perseverare in questa discussione e nelle lotte di emancipazione che da essa possono scaturire.</p>
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