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	<title>analfabetismo funzionale Archivi - SardegnaMondo</title>
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	<description>storia, cultura, politica e attualità, non necessariamente in quest&#039;ordine</description>
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		<title>Democrazia è sapere, e tanto altro</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2017/01/19/democrazia-e-sapere-e-tanto-altro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2017 13:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Democrazia e analfabetismo si conciliano male. Ma forse il problema non è la post-verità, né le bufale di Internet, ma un deliberato disegno di indebolimento culturale. Secondo uno studio della Stanford University, piuttosto commentato sui media, i cosiddetti nativi digitali avrebbero più problemi dei non nativi a discernere tra le informazioni in cui si imbattono...</p>
<p>L'articolo <a href="https://sardegnamondo.eu/2017/01/19/democrazia-e-sapere-e-tanto-altro/">Democrazia è sapere, e tanto altro</a> proviene da <a href="https://sardegnamondo.eu">SardegnaMondo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Democrazia è sapere, e tanto altro' data-link='https://sardegnamondo.eu/2017/01/19/democrazia-e-sapere-e-tanto-altro/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-medium" src="https://1.bp.blogspot.com/-Sfz_bpBKLVQ/WEhBEGbvbaI/AAAAAAAAZRI/2Hz12dei11wTG5F3zQybSgGfCmGKdxfBACLcB/s1600/post-truth_B4BED3DEF1DC47D4B21C7D697F06CC91.jpg" alt="" width="640" height="360" /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Democrazia e analfabetismo si conciliano male. Ma forse il problema non è la post-verità, né le bufale di Internet, ma un deliberato disegno di indebolimento culturale.<span id="more-2499"></span></h3>
<p style="text-align: justify;">Secondo <a href="https://sheg.stanford.edu/upload/V3LessonPlans/Executive%20Summary%2011.21.16.pdf" target="_blank"  rel="nofollow" >uno studio della Stanford University</a>, piuttosto <a href="http://ischool.startupitalia.eu/analisi/58081-20161123-studenti-notizie-false-fake-social-standford" target="_blank"  rel="nofollow" >commentato</a> sui media, i cosiddetti nativi digitali avrebbero più problemi dei non nativi a discernere tra le informazioni in cui si imbattono in Rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Mostrerebbero insomma una scarsa attitudine analitica e una certa incapacità di risalire alle fonti delle notizie e a verificarne la verosimiglianza e l&#8217;autenticità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un esito che possa sorprendere chi segue l&#8217;andamento delle ricerche su questi temi. Da tempo è noto che le facoltà mentali si allenano e si sviluppano con l&#8217;esercizio.</p>
<p style="text-align: justify;">La lettura silenziosa e profonda è indispensabile per accedere al livello più complesso della comprensione (di un testo, di un problema, di una relazione di causalità, ecc.). La rapidità nell&#8217;uso di iper-testi e di dispositivi elettronici super potenti ha bisogno, per essere veramente utile, di capacità di immersione nel flusso di dati.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali competenze si acquistano con lo studio e l&#8217;applicazione e le si reperisce più facilmente in discipline che apparentemente non hanno a che fare con la capacità di calcolo e con gli strumenti informatici.</p>
<p style="text-align: justify;">Come le materie umanistiche. Per esempio, la disciplina filologica e analitica imposta dallo studio del greco antico e del latino sono molto utili a chi intraprenda studi scientifici, almeno quanto lo studio e l&#8217;esercizio delle materie matematiche. Idem per chi si dedichi all&#8217;informatica (nelle sue varie branche e specializzazioni). E così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Il che incidentalmente fa capire quanto sia intelligente depotenziare un corso di studi come quello dei licei classici, in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;abitudine ad affrontare problemi complessi, a cercarne i tratti distintivi ed essenziali, ad analizzarli, a connetterli e a trarne informazioni sensate va conquistata a prescindere dal corso che i propri studi o il proprio lavoro prenderà negli anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di capacità di base fondamentali, tanto più quanto più il mondo e le relazioni umane diventano complicati. Capacità che vanno allenate.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questo dovrebbe occuparsi la scuola, appunto, come si dice sempre. Per farlo, tuttavia, la scuola necessita di aggiornamenti costanti, di personale qualificato e ben retribuito, di strutture e strumentazioni idonee. In poche parole, di investimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo dei sogni, naturalmente, non in quello reale dell&#8217;ipercapitalismo finale, dove la scuola serve ad addestrare il pensiero semplice, le mansioni meccaniche, le connessioni lineari del problem solving di base.</p>
<p style="text-align: justify;">Enfatizzare la questione delle fake-news e della post-verità, come hanno fatto l&#8217;establishment culturale e il sistema dei mass media mainstream (specie dopo il referendum sulla Brexit e la vittoria di Trump), è solo un modo per spostare il focus dal problema di fondo a fenomeni sociali di dubbia consistenza storica.</p>
<p style="text-align: justify;">Atteggiamento che infatti ha suscitato <a href="http://www.doppiozero.com/materiali/storia-naturale-della-post-verita" target="_blank"  rel="nofollow" >critiche puntuali e documentate</a>, benché lasciate (volutamente?) ai margini del dibattito.</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia di un <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2017/01/16/news/facebook_stop_alle_bufale_i_nuovi_filtri_al_varo_in_germania-156141463/" target="_blank"  rel="nofollow" >filtro anti-bufale progettato da Facebook</a> e da applicare sperimentalmente in Germania (in vista delle prossime elezioni politiche) è ugualmente una risposta sbagliata e anzi decisamente minacciosa a un problema che ci si rifiuta di guardare dalla parte giusta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se non si affronta correttamente il problema, quest&#8217;impalcatura retorica, fintamente basata su preoccupazioni democratiche, finisce inevitabilmente per rivelarsi quello che è: una tentazione reazionaria.</p>
<p style="text-align: justify;">La democrazia non consiste nella vigenza di regole che prevedano votazioni a scadenza fissa o nell&#8217;esistenza di istituzioni rappresentative. Questo è solo un aspetto della questione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non consiste nemmeno nell&#8217;applicazione delle scelte migliori basate su informazioni veritiere, come pretendono i fanatici della tecnocrazia. Questa pretesa è largamente smentita storicamente e teoricamente, anche se gode ancora di buona stampa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste alcun meccanismo di scelta nella risoluzione di problemi complessi, di natura sociale, economica, ecc., che sia impermeabile ai rapporti di forza.</p>
<p style="text-align: justify;">La base essenziale della democrazia è più ampia e più articolata.</p>
<p style="text-align: justify;">È la divisione dei poteri (di tutti i poteri, compresi quello economico e quello sui mezzi di comunicazione di massa) e il loro bilanciamento.</p>
<p style="text-align: justify;">È il pluralismo culturale e politico; la libertà di espressione; la libertà di stampa (sostanziale, non nominale, quindi con regole precise in fatto di anti-trust e di conflitti di interesse).</p>
<p style="text-align: justify;">È l&#8217;eguaglianza formale e sostanziale dei cittadini; sono i diritti civili e sociali fatti valere concretamente e ampiamente garantiti.</p>
<p style="text-align: justify;">È il decentramento amministrativo e larghe sfere di autonomia locale.</p>
<p style="text-align: justify;">È la difesa dei beni comuni (materiali e immateriali); è l&#8217;accesso non condizionato ai beni e ai servizi fondamentali (cibo, acqua, spazi verdi, relazioni, salute, ecc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Pensare di vivere in un regime democratico solo perché di tanto in tanto si è chiamati alle urne è un&#8217;illusione pericolosa. Pensare che basti il riconoscimento nominale di qualche libertà formale per essere davvero liberi è non solo stupido ma anche pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify;">La complessa formula della democrazia è una conquista difficile da raggiungere e bisognosa di costante rinforzo. Non c&#8217;è nulla di meno sicuro al mondo. Basta poco a perdere tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;istruzione dei cittadini, la loro capacità di discernimento, la loro possibilità concreta di concorrere alla formazione delle decisioni pubbliche (a determinare l&#8217;agenda politica) sono elementi fondamentali della qualità democratica di una società e del suo stesso benessere materiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dovremmo essere coscienti che in Italia da molti anni si lavora a stravolgere queste verità elementari e a deprivare la popolazione di anticorpi democratici. In primis quelli derivati da un adeguato grado di istruzione e di confidenza con la complessità.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna questa politica anti-democratica ha ulteriori aggravanti. L&#8217;organizzazione del sapere in Sardegna ha una radice pesantemente discriminatoria, almeno dalla riforma universitaria del ministro Bogino (1760) in poi.</p>
<p style="text-align: justify;">La deprivazione culturale da una parte e l&#8217;acculturazione forzata dall&#8217;altra, col risvolto del nostro mito identitario perdente, sono intervenute in profondità sul tessuto connettivo delle comunità sarde, indebolendole e rendendole subalterne.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo si sommano politiche di stampo coloniale (dipendenza, assistenzialismo, clientelismo, debolezza indotta del sistema economico autoctono) e carenze infrastrutturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto i dati relativi al (basso) numero di laureati e alla (alta) dispersione scolastica sull&#8217;isola non lasciano scampo: si tratta un grave problema sociale. La cui radice però è politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare di democrazia, in queste condizioni, suona davvero paradossale, quasi offensivo. Eppure, a dispetto di tutto questo, i cittadini esistono, esistono i loro interessi e i loro bisogni, esistono i gruppi sociali e le formazioni sociali intermedie che li organizzano, li filtrano, li rappresentano. Ed esiste la voglia di prendere parte alle decisioni che ci riguardano.</p>
<p style="text-align: justify;">Stupirsi o addirittura indignarsi quando questa pulsione a partecipare si traduce in risultati a noi sgraditi non serve a niente. Assecondare il processo di riduzione degli spazi di democrazia, sulla base di una mal fondata diffidenza verso le masse incolte, fa il gioco del consolidamento dello status quo.</p>
<p style="text-align: justify;">Direi che sarebbe il caso di riflettere su questi aspetti, prima di prendercela con gli “analfabeti funzionali”, con gli “ignoranti”, con i poveri (perché spesso di questo si tratta).</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è una battaglia politica di fondo da fare, non si può partire dagli effetti deleteri di politiche sbagliate prendendocela con le loro vittime. Magari per negare validità al suffragio universale (come spesso si sente dire, tra il serio e il faceto).</p>
<p style="text-align: justify;">È l&#8217;approccio alla questione che va mutato o l&#8217;unica post-verità che ci toccherà ingoiare, senza sapere nemmeno cosa ci sta succedendo, sarà quella confezionata su misura dall&#8217;esigua minoranza che domina il mondo.</p>
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		<title>Ignoranza, arma di distruzione di massa</title>
		<link>https://sardegnamondo.eu/2015/12/11/ignoranza-arma-di-distruzione-di-massaedit/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 13:58:30 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Ignoranza, arma di distruzione di massa' data-link='https://sardegnamondo.eu/2015/12/11/ignoranza-arma-di-distruzione-di-massaedit/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://cdn06.branchez-vous.com/wp-content/uploads/2015/11/wileecoyote.jpg" alt="" width="1141" height="585" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ignoranza ci distruggerà, mi sembra evidente. Ignoranza intesa non come la semplice mancanza di un titolo di studio, ma come la disconnessione sistematica tra la realtà e la nostra capacità di comprenderla.<span id="more-2063"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono due aspetti di questa faccenda da tenere presenti. Il primo è che tutto ciò non avviene solo per cause incontrollabili, come effetto di fattori restrittivi insormontabili, ma per buona parte a causa della deliberata azione umana. Il secondo aspetto riguarda il capire perché tutto ciò avvenga, come e a vantaggio di chi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro mondo è in una fase delicata. La biosfera è stata strapazzata da uno sfruttamento umano mai visto prima, avvenuto nelle ultime tre o quattro generazioni. Il nostro pianeta ha una notevole capacità di reazione e di resilienza, ma deve fare i conti con la propria finitezza. Non è infinitamente grande, non offre risorse vitali infinite, non è in grado di riprodurre tali risorse in tempi troppo rapidi.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto questo la nostra specie si è moltiplicata senza controllo, assorbendo sempre più energia e sempre più risorse, senza darsi pensiero della loro finitezza, e in più impoverendo l&#8217;intero sistema-mondo con inquinamenti, devastazioni, dissipazioni sconsiderate. Le guerre e le grandi crisi economiche e sociali sono solo un elemento intrinseco e inevitabile di tale andamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Che in questo scenario la preoccupazione di molti di noi sia la presenza o meno dei presepi nelle scuole pubbliche italiane la dice lunga su come stupidità e ignoranza associate possano fare disastri enormi a buon mercato, col minimo sforzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo è davvero complesso, lo sappiamo, e più lo conosciamo più ci rendiamo conto della sua complessità. Che significa anche fragilità, in un certo senso. Fragilità prima di tutto della nostra condizione esistenziale, di ospiti casuali dell&#8217;unico pianeta abitabile conosciuto, orbitante attorno a una stella periferica e marginale della Galassia che ci accoglie.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è chi queste cose le sa perfettamente, solo che ha anche tanta voglia sfruttare tale superiore conoscenza a proprio esclusivo vantaggio, sia pure a danno di tutti gli altri esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tutti dispongono di una quantità uguale o analoga di informazioni, specie nelle società complesse e stratificate. In queste la disparità di distribuzione delle informazioni e la capacità di usarle rispecchiano abbastanza fedelmente la disparità della distribuzione della ricchezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dei secoli gli esseri umani hanno saputo escogitare forme di riequilibrio a quella che altrimenti tende sempre, per sua natura, a diventare una rigida clepto-crazia, il dominio dei ladri.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei ladri in grande stile, quelli più sfacciati, più intelligenti e più crudeli, ovviamente: gruppi ristretti che si accaparrano ricchezza e potere senza la minima giustificazione che non sia puramente strumentale alla loro stessa auto-perpetuazione (di natura religiosa e/o ideologica e più o meno autoritaria).</p>
<p style="text-align: justify;">Quando nel corso della storia le varie forme di riequilibrio hanno fallito, ne sono sempre scaturite conseguenze drammatiche. Oggi tali conseguenze, lungi dal rappresentare una fase ciclica di rigenerazione, potrebbero essere distruttive in modo definitivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là delle cause storiche e del funzionamento dei meccanismi economici e sociali attuali, quel che sappiamo con un certo grado di certezza è che a fronte di un numero relativamente esiguo di esseri umani che possiedono moltissimo, esiste un numero largamente maggioritario di altri esseri umani che possiedono poco o nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale discrepanza sta aumentando, benché non stia diminuendo la ricchezza complessiva dell&#8217;umanità. Non è un destino ineluttabile, beninteso, né riguarda la soggettiva capacità vitale dei singoli individui.</p>
<p style="text-align: justify;">(Sia chiaro, in natura e nei processi storici non esiste nulla che corrisponda alla definizione che certa pseudoscienza economica e certa politica chiamano &#8220;<strong>individuo</strong>&#8220;. Siamo tutti nodi di reti, dentro reti di relazioni. Cosa siamo lo stabiliscono i nostri rapporti con gli altri esseri umani e con l&#8217;ambiente materiale e il campo di forze economiche, sociali, culturali e politiche in cui siamo immersi.)</p>
<p style="text-align: justify;">Essere in grado di capire almeno a grandi linee tutto ciò, trovarvi un ordine intellegibile, saper fare connessioni corrette tra gli eventi e le loro cause, riconoscere i processi macroscopici che regolano la nostra esistenza è indispensabile per non essere ridotti alle nostre semplici funzioni biologiche, al servizio di una macchina di cui non scorgiamo né l&#8217;insieme degli ingranaggi né il principio di funzionamento. Ed è qui che si manifesta la nostra inadeguatezza al mondo così com&#8217;è.</p>
<p style="text-align: justify;">Acquistano dunque un senso più profondo e allarmante le <a href="http://ilmanifesto.info/universita-litalia-taglia-la-germania-investe/" target="_blank" rel="noopener" rel="nofollow" >notizie relative agli studi universitari in Italia</a> e di riflesso in Sardegna. Si tratta di dati abbastanza chiari nel delineare una tendenza ormai consolidata e anche nel definire la cifra regressiva, conservatrice e anti-emancipativa di questo fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli effetti che tale deriva controllata e voluta hanno in Sardegna sono devastanti. Siamo in una situazione molto debilitata di impoverimento materiale e demografico, dentro una fase di passaggio delicata, privi di una classe dirigente propriamente detta e di un sistema socio-economico minimamente funzionante. Se a questo aggiungiamo l&#8217;ignoranza in crescita, è facile dedurre verso quale drammatico destino siamo incamminati.</p>
<p style="text-align: justify;">Si parla spesso di analfabetismo funzionale, l&#8217;incapacità di comprendere un testo elementare e di svolgere calcoli appena più complicati di 2+2. Ebbene, probabilmente si tratta di un fenomeno reale, ma non tutto questo impoverimento intellettivo è dovuto a cattiva volontà. Una buona parte discende da precise politiche culturali di chi ha governato la cosa pubblica in questi decenni. Inoltre sospetto che ci sia una forte relazione diretta col disagio sociale e il sempre più difficile accesso all&#8217;istruzione e alla cultura da parte di chi non ha mezzi economici sufficienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ambito strettamente universitario la tendenza segnalata parla di un indebolimento patologico sia in termini quantitativi sia qualitativi. La Sardegna in questo è messa molto, molto male. Se oggi siamo governati (diciamo così) da una giunta di professori, questo non rappresenta solo un paradosso, ma è prima di tutto la certificazione di una linea politica chiarissima, di cui Francesco Pigliaru, Raffaele Paci e tutti i loro colleghi sono i migliori epigoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una politica reazionaria, che favorisce le élite già privilegiate</strong>, a prescindere dalle capacità e dalle qualità umane; che dirotta tutte le risorse verso le partite di proprio interesse, sottraendoli ad altre, magari più rilevanti per la collettività; che seleziona il personale ausiliario e di rincalzo (all&#8217;università come nelle istituzioni) sulla base della fedeltà e non delle capacità intellettuali o relazionali; che con le parole d&#8217;ordine come &#8220;meritocrazia&#8221;, &#8220;eccellenza&#8221;, &#8220;semplificazione&#8221;, &#8220;efficienza&#8221; copre pratiche di puro dominio classista e di bassa appropriazione di risorse, spazi, potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa infida connessione tra élite culturale ed élite politica, inevitabilmente collegata a doppio filo con precisi interessi economici, esprime oggi la nostra classe dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa che organizza il nostro sapere e alimenta mitologie tossiche in nome dello status quo. Quella che inaugura un treno del secolo scorso su binari dell&#8217;Ottocento descrivendo questo evento ridicolo come &#8220;epocale&#8221;. Quella che accetta supinamente che lo stato centrale si tenga per sempre miliardi di euro, dovuti per legge alla Regione da essi stessi amministrata, e lo spaccia per grande successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che avalla e garantisce la precarietà dei trasporti interni ed esterni. Quella che parla di scuola e poi si occupa di chiuderle, le scuole, e si disinteressa al fatto che molti studenti non le possano fisicamente raggiungere. Quella che taglia i fondi che dovrebbero garantire il diritto allo studio dei meno abbienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella che non è in grado di gestire secondo scienza e coscienza un bene comune fondamentale come l&#8217;acqua. Quella che ha sempre un occhio di riguardo per gli speculatori del land grabbing, per gli inceneritori, per gli emiri (poco importa se guerrafondai), per i giochi di potere a Roma, a Bruxelles, a Washington e chissà dove altro e non sa nulla, né ha interesse a sapere qualcosa, della Sardegna e dei Sardi.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati sull&#8217;università sono l&#8217;ennesima conferma della volontà profonda che anima la nostra classe dominante, culturalmente e socialmente indistinguibile al suo interno, se non per sfumature, tra le varie fazioni in cui si divide, del tutto organica alle élite italiana ed europea, come queste votata al restringimento degli spazi di libertà, della sfera dei diritti, dell&#8217;accesso ai beni comuni. Una classe dominante profondamente antidemocratica e del tutto insensibile alla sorte di povertà, spopolamento e isolamento che ci è riservata, ma anzi alacremente complice di questo processo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ignoranza è un elemento essenziale perché tale disegno di estinzione controllata abbia successo. Lo vediamo anche a un livello più ampio. <strong>Siamo tutti capillarmente controllati, schedati, profilati.</strong> Nominalmente per ragioni di sicurezza, in realtà fondamentalmente per ragioni di business o di puro controllo sociale e politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi non sappiamo né capiamo quasi nulla, ma ci piace assecondare le pulsioni indotte dai mass media, sentendoci così al passo coi tempi. I tempi decisi e cadenzati da altri, però.</p>
<p style="text-align: justify;">Caschiamo con la massima facilità in qualsiasi trappola manipolatoria e per di più abbiamo imparato a diffidare ci chi ne sa più di noi, a guardare con sospetto lo studio, a schifare &#8220;gli intellettuali&#8221;, ad apprezzare le semplificazioni stupide di capipopolo malintenzionati, sempre contro &#8220;il sistema&#8221; ma sempre ad esso indispensabili.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antidoto a tutto questo è la maggiore conoscenza, il confronto tra intelligenze aperte, l&#8217;accettazione della complessità, la salvaguardia delle reti sociali e culturali formali e informali in cui la nostra capacità di giudizio può irrobustirsi, a patto che maturiamo qualche minimo accorgimento critico.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo può avvenire prima di tutto dentro le istituzioni didattiche e tramite le agenzie formative strutturate per rispondere al bisogno pubblico e al diritto fondamentale alla conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Istituzioni e agenzie che siano però realmente efficaci, democratiche, dinamiche e dotate delle risorse indispensabili. E tali risorse devono essere prioritariamente investite, con criteri trasparenti e verifiche serie, anche sottraendole ad altri ambiti, dove magari è più facile l&#8217;arricchimento indebito o la scalata sociale immeritata (vedasi alla voce sanità, in Sardegna, ma a livello statale la voce grossa la fanno ormai i dispositivi militari).</p>
<p style="text-align: justify;">Il potere costituito ha timore del potere distribuito e il potere distribuito si basa sulla conoscenza socializzata e sulla riduzione della stupidità al suo tasso fisiologico. Le élite che governano l&#8217;economia e la politica, invece, ci vogliono più ignoranti e più impauriti. E per ora ci stanno riuscendo.</p>
<p style="text-align: justify;">In Sardegna stiamo pagando e pagheremo un prezzo più salato che altrove. Dobbiamo esserne coscienti e non dare tregua alla nostra politica, alle nostre istituzioni, a chi ha ruoli pubblici in qualsiasi ambito, affinché rispondano alla collettività prima che a qualsiasi altro soggetto o centro di interessi. Sapere di non sapere è il primo passo. Considerarlo un problema da risolvere è quello successivo.</p>
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		<title>Mass media e rivolta dell&#8217;oggetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Omar Onnis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2014 10:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[analfabetismo funzionale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='Mass media e rivolta dell&#039;oggetto' data-link='https://sardegnamondo.eu/2014/12/03/mass-media-e-rivolta-delloggetto/' data-app-id-name='category_above_content'></div><p style="text-align: justify;">Periodicamente si accende la discussione a proposito di internet e soprattutto di social network. Un po&#8217; come accadeva fino a pochi anni fa a proposito di televisione. È capitato anche nei giorni scorsi, suscitata dall&#8217;episodio dell&#8217;uomo che ha ucciso la moglie e se n&#8217;è vantato su Facebook, ottenendo alcune centinaia di &#8220;mi piace&#8221;. La discussione si è svolta su tutti i media disponibili, naturalmente anche sugli stessi social network.<span id="more-1344"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Parallelamente, ha ripreso a girare su FB un annuncio di tipo pseudo-legale, postato da vari utenti per intimare a FB medesimo il rispetto dei loro dati personali e della loro proprietà intellettuale sui propri contenuti. Una bufala bella e buona, di cui sono vittima persone di varia età ed estrazione sociale. Nel momento in cui ci si iscrive a FB, se ne accetta la proposta contrattuale in tutto e per tutto. Ciò che pubblichiamo su FB è nella disponibilità piena di FB. FB e i social media estraggono un valore dai nostri contenuti e ne traggono un profitto. È così che funziona. L&#8217;unico modo per non sottostare a questo meccanismo è non immettere dati su FB.</p>
<p style="text-align: justify;">A queste evenienze contingenti e specifiche vorrei ricollegare il discorso sulla <a href="http://www.istat.it/it/files/2014/11/Internet@Italia2013-def.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >diffusione dell&#8217;uso di internet</a> in Italia e in Sardegna. Ed anche la sua relazione con il grado di alfabetizzazione informatica e di alfabetizzazione tout court della popolazione. Mi pare che sia le reazioni al primo episodio, sia l&#8217;imperversare della bufala legale sulla protezione dei propri contenuti su FB segnalino una grande e diffusa mancanza di consapevolezza nell&#8217;uso del web e una più generale incomprensione del fenomeno internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Internet è un medium complesso. Si potrebbe dire che è un insieme di dispositivi e di meccanismi, più che un unico medium. Il funzionamento di tale medium sfugge ai più. Lo si usa per ciò che interessa, senza farsi troppe domande, un po&#8217; come si accende una luce entrando in una stanza, senza chiedersi tutte le volte come funziona la lampadina e da dove viene l&#8217;energia che la fa funzionare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema dei media è che hanno una connessione diretta, corporea, con le nostre persone. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >McLuhan</a> li definisce come estensioni del nostro sistema nervoso centrale. I media tecnologici ci collocano su un gradino evolutivo sbilanciato verso la cibernetica, sia pure ancora in termini che a un eventuale osservatore futuro potranno sembrare rozzi e primitivi. I media non sono dei semplici oggetti d&#8217;uso. Essi agiscono su di noi e sull&#8217;ambiente in cui siamo immersi. E ogni nuovo medium cambia l&#8217;intero sistema dei media che usiamo e dunque cambia noi stessi e l&#8217;ambiente circostante.</p>
<p style="text-align: justify;">Non corrisponde al vero l&#8217;idea che nuovi media e nuove tecnologie cancellino ciò che esisteva prima di loro. In questa faccenda si procede per accumulo e ridefinizione del sistema. Il fatto di aver inventato la scrittura non ha cancellato la trasmissione orale delle informazioni, l&#8217;ha modificata. Così come la stampa non ha eliminato la scrittura a mano e la televisione non ha eliminato la radio. Ciò che succede è che alla comparsa di un nuovo medium i media già esistenti riformulano il loro status e anche la loro funzione. Il sistema ritrova rapidamente un equilibrio. In più, in questi anni assistiamo in modo molto evidente a un vasto fenomeno di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Jenkins" target="_blank" rel="noopener noreferrer" rel="nofollow" >convergenza</a>. Quest&#8217;ultimo è un corollario del ragionamento fatto fin qui, che acquista con i nuovi media informatici una dimensione più esplicita.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si può constatare quotidianamente, i diversi media dialogano tra loro, si sovrappongono, si passano contenuti, concorrono insieme a formare una nebulosa mediatica unitaria, benché articolata al suo interno. Noi ci siamo dentro e ne siamo parte.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea che alcune manifestazioni di crudeltà, insensibilità o violenza siano insiti in uno o l&#8217;altro dei media che formano questa nebulosa è errata. Il fatto che l&#8217;annuncio del tizio che ha ucciso sua moglie sia stato apprezzato da decine di persone su FB non ci dice nulla su FB. Ci dice qualcosa sul mondo che di FB si serve. Un po&#8217; anche sul funzionamento di FB, ma non nel senso immaginato da chi ne condanna l&#8217;infausto ascendente sugli ignari e indifesi utilizzatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente i media non sono neutri. Proprio per la loro natura di estensione funzionale di noi stessi e di acceleratori di connessioni, essi influiscono, ognuno a modo suo, sugli esiti che hanno le nostre azioni e le nostre dichiarazioni, sulla forma che prende un discorso, sulla forma che prendono le sue ramificazioni ulteriori e sulla reazione che ciascuno di noi ha davanti a una informazione. Ma non bisogna mai dimenticare che i media sono, appunto&#8230; media, mezzi, strumenti. Non costruiscono da sé la realtà che veicolano. Non del tutto, almeno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tralascio qui il discorso dei tentativi di controllare internet e di limitarne la libertà insiti spesso nelle campagne di stampa contro i social media (che NON sono internet, ricordiamolo sempre). È una questione importante, ma in questo caso la lascerei sullo sfondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei problemi che mi sembra urgente affrontare è la capacità e la consapevolezza che dimostriamo nell&#8217;uso di media così potenti e pervasivi. Temo che in tale discorso abbia più peso di quanto sospettiamo la questione dell&#8217;analfabetismo funzionale diffuso e dell&#8217;impoverimento della scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza studi appropriati si possono solo fare ipotesi. La mia impressione è che l&#8217;uso consapevole e non solo passivo, subìto, dei media informatici dipenda molto dal grado di alfabetizzazione e dalla capacità di &#8220;lettura profonda&#8221; di cui dispongono gli utenti. Anche qui non esiste una separazione netta tra media e tra capacità umane. Un grado di alfabetizzazione alto, la capacità di leggere e di comprendere testi complessi, di fare connessioni, ecc. consente di usare meglio e con maggiore accortezza anche media che per loro natura richiedono un tipo di fruizione diverso, rapido, in superficie. È vero che i giovani oggi appaiono molto più capaci di usare gli strumenti tecnologici. A tal proposito di parla di &#8220;nativi digitali&#8221;. Tuttavia mi sembra che la concreta capacità di utilizzo dei media più sofisticati richieda ancora &#8211; e sempre più &#8211; il tipo di formazione che di solito tendiamo a separare nettamente dalla tecnologia e dall&#8217;informatica: quello umanistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un pezzo sono arrivato alla conclusione che la netta distinzione, molto italiana, tra materie scientifiche e materie umanistiche sia una sciocchezza. Quando sento qualcuno sostenere di essere da sempre versato nelle lettere <em>e dunque</em> scarso in matematica, non dico che metterei mano alla pistola (perché non ce l&#8217;ho), ma diciamo che come minimo devo fare uno sforzo per tenere per me gli improperi coloriti che mi vengono in mente. In ambito informatico e nell&#8217;uso di internet c&#8217;è la dimostrazione palese di quanto sia stupida questa pretesa separatezza.</p>
<p style="text-align: justify;">La capacità di leggere e di comprendere, di tenere presente la complessità di un discorso anche nel momento in cui lo si sintetizza (magari in un post su FB o su Twitter), la percezione dei vari livelli di una questione, la capacità di dissociare giudizi sulla persona da giudizi sulle opinioni espresse da quella persona, ecc. sono tutte qualità che si possono apprendere ed esercitare. Uno dei modi per farlo è leggere molto e anche cose diverse, avere capacità analitica profonda, saper distinguere e riconnettere informazioni. Sono qualità di cui tutti i cittadini dovrebbero essere forniti. È una dotazione di strumenti molto più importante di qualsiasi apparato nozionistico siamo in grado di memorizzare. L&#8217;agenzia formativa principale, in questo come in altri campi, è la scuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Impoverire la scuola è pericoloso anche in questo senso. La disponibilità di tecnologie informatiche sempre più sofisticate deve essere accompagnata da una capacità di utilizzo e di consapevolezza adeguate. Pensare che basti la facilità pratica nell&#8217;uso di uno smartphone per fare di un ragazzo un buon utilizzatore di tecnologia informatica è una sciocchezza molto pericolosa. Se non sai usare un dizionario o un&#8217;enciclopedia cartacea, non saprai nemmeno fare una buona ricerca su internet o su wikipedia, tanto meno estrarne le informazioni che ti servono e assemblarle alla bisogna. Se non sei abituato a leggere un testo lungo e complesso, non c&#8217;è verso che saprai comprendere una notizia letta al volo su internet. Se non sai risalire una catena di informazioni fino a trovare ciò che ti serve, non saprai distinguere notizie false da notizie vere. Sostenere dunque che sia utile o addirittura indispensabile informatizzare la scuola, magari a discapito di qualche materia apparentemente obsoleta, è un potenziale danno, le cui conseguenze possono essere molto peggiori di quanto immaginiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">La complessità va affrontata adattandosi alla complessità, non semplificando e riducendo i mezzi di comprensione. Evitare di esserne pieni cittadini a pieno titolo, con consapevolezza e mezzi adeguati, non renderà affatto la complessità meno complessa. Potrà sembrare che la nostra vita sia semplificata, invece saremo semplicemente ridotti a meri oggetti di forze incomprensibili. Un po&#8217; come i nostri lontani antenati davanti alle forze della natura. Il diffuso approccio superstizioso all&#8217;informatica e ai social media segnala già ora una deriva molto pericolosa, in questo senso.</p>
<p style="text-align: justify;">A poco vale pubblicare su FB annunci minacciosi in un linguaggio da legulei (che la maggior parte di chi lo copia non comprende nemmeno). Bisogna sapere cosa si sta usando, come funziona, quali rapporti di forza, quali nodi relazionali e di che genere nasconde. Internet non è una lampadina, non puoi utilizzarlo senza curarti affatto della sua natura e del suo funzionamento. Meno siamo alfabetizzati, in senso ordinario, tradizionale, meno lo saremo in senso informatico. Più è povera la nostra disponibilità di strumenti critici, la nostra capacità analitica, più sarà superficiale e passivo l&#8217;uso che facciamo di internet.</p>
<p style="text-align: justify;">È una questione molto grande, direi decisiva. Approntare studi adeguati, che non si limitino alla raccolta quantitativa di dati statistici, è fondamentale. Ed è fondamentale garantire il funzionamento e la qualità della scuola, specie di quella pubblica, aperta a tutti. È fondamentale per la nostra qualità della vita, per la qualità delle nostre relazioni, per la qualità della politica. Perciò la politica deve farsene carico a pieno titolo e con la dovuta dose di attenzione, possibilmente sotto la vigilanza e con la collaborazione di una classe intellettuale attiva, preparata e adeguata al compito.</p>
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